martedì 31 marzo 2009

L'Hotelelicopter è una bufala

Con un sito internet di questo tipo poteva effettivamente essere difficile non cascare nel tranello, e infatti il Corriere c'è cascato. A dire la verità non solo lui (provate a googlare hotelelicopter).

Al Corriere, però, va dato il merito di avere riconosciuto l'errore e di essersi scusato coi lettori, cosa non da poco di questi tempi. Scriveva infatti ieri l'autore dell'articolo:

Una cantonata. Capita. E’ capitato di domenica pomeriggio. Giornata, solitamente povera di notizie. Mi scuso con i lettori di corriere.it poiché, preso probabilmente da un raptus da tastiera sono rimasto vittima di una bufala internettiana.

Eh già, si sa com'è, la domenica pomeriggio non si sa mai cosa scrivere. Però, forse, l'arguto giornalista poteva mettere in conto il fatto che ci si sta approssimando al 1° aprile e prestare un pochino più di attenzione. E d'altra parte il Corriere, ma non solo, non è nuovo a exploit di questo genere: basta citare ad esempio le pecore giapponesi trasformate in barboncini o gli UFO comparsi improvvisamente alle spalle di Raul Bova, solo per citare un paio di esempi.

Questa volta, però, come dicevo, il Corriere ha riconosciuto di avere preso una cantonata e si è scusato. Gesto sicuramente da apprezzare.

Ma a me viene un dubbio: e se l'elicottero invece esistesse davvero?

Mario Chiesa, a volte ritornano...

Oggi, quando ho acceso il pc e ho cominciato a spulciare il feedreader di Google, mi è sembrato di tornare indietro nel tempo. Leggere infatti dell'arresto di Mario Chiesa, l'uomo passato alla storia per essere stato il primo arrestato della stagione di Mani Pulite, mi ha fatto uno strano effetto.

Istintivamente ho pensato al noto proverbio del lupo che perde il pelo ma non il vizio. E mi sa che non mi sono sbagliato di molto. Nel '92 si trattava di una tangente estorta a una impresa di pulizie, questa volta - almeno stando a quanto scrive La Stampa - la vicenda riguarda il presunto smaltimento illecito di rifiuti pericolosi.

Insomma, alla fine sempre di immondizia si tratta.

I mostri di casa nostra contano di meno

Non so quanti di voi se ne sono accorti, ma nei giorni scorsi è venuta alla luce, in quel di Torino, una vicenda analoga a quanto successo in Austria ad opera del "mostro" Joseph Fritzl: niente di più, niente di meno. L'unica differenza è che della vicenda nostrana non ne ha parlato praticamente nessuno. Beh, certo, la notizia lì per lì è stata messa nelle varie home page e in qualche cronaca locale, ma è sparita praticamente subito.

Allora io non capisco. Se un fatto tragico e aberrante avviene nella "civilissima" Austria se ne parla per anni, si fanno congetture, si studia la psicologia del mostro, si fanno speciali a non finire in tv. Se lo stesso fatto accade da noi passa sotto silenzio. Si tende a rimuoverlo più in fretta possibile come se... non si volesse disturbare. Ma disturbare cosa?

Magari la convinzione (convinzione, appunto) che da noi queste cose non accadono o che noi siamo un gradino più in su? O forse, molto più semplicemente, è più gratificante guardare la pagliuzza altrui che la trave propria?

lunedì 30 marzo 2009

Commenti "clandestini"

Negli ultimi due giorni sono sbarcati a Lampedusa 600 clandestini. Le chiacchiere vanno a gonfie vele e i fatti stanno a zero. La maggioranza che è al governo - ormai da un anno - si trova lì perché ha impostato tutta la sua campagna elettorale sulla famosa linea dura, la lotta senza quartiere all'immigrazione clandestina e via dicendo (per chi si fosse dimenticato, il programma elettorale del Pdl è qui).

Nonostante le promesse, e le chiacchierate che il premier va più o meno regolarmente a fare con l'amico Gheddafi, la situazione non cambia.

E qualche elettore del Pdl comincia da accorgersene:

...io sono stato sempre certo che il problema immigrati non si risolve con il pattugliamento , visto l'estensioni, delle nostre coste...ma in campagna elettorale ci è stato promesso che silvio, la lega ed il governo avrebbe risolto il problema...ora chiedo solo che si facciano i fatti altrimenti il governo è un nullafacente. Mi spiace ammetterlo ma non ci sono più scuse dopo due legislature e dopo la bossi-fini, patti vari con Gheddafi, ecc il nostro presidente ci può rimettere solo la faccia.....deve risolvere. ci è stato detto non più clandestini e così deve essere. punto. capito!!!!! (fonte)

Preti non allineati

«Dopo questo baccanale osceno si può solo chiedere perdono come fece il figliol prodigo nella parabola raccontata da Gesù», dice nel silenzio perfetto della sala in cui sono sedute decine di persone. «Sono profondamente disturbato da questa ostentata onniscienza della Chiesa in cui non riesco più a riconoscermi. Di quel cristianesimo non so che farmene, il Vangelo di fronte alla vita usa solo la parola amore, che significa avvicinarsi all´altro e al suo mistero per riconoscersi. Nel mio vescovo questo amore non l´ho visto».

(don Alessandro Santoro)

Marino in streaming








L'appello di Ignazio Marino (foto), senatore del Pd, contro la porcata recentemente passata in Senato sul (finto) testamento biologico.

In God we trust (una volta)

"In God we trust", l'attuale motto nazionale degli Stati Uniti, introdotto addirittura nella seconda metà del 1800, comincia a sentire i segni della vecchiaia e il peso degli anni. Molti americani, infatti, dati alla mano, pare che ne abbiano abbastanza di Dio e comincino in massa a snobbarlo. Lo rivela una interessante ricerca pubblicata i giorni scorsi dal Times.

L'articolo, dal titolo emblematico ("There’s a new power in America – atheism"), spiega come la fuga in massa dei fedeli e il relativo allontanamento da chiese e preti abbia fatto sì che gli atei siano oggi, negli Stati Uniti, la terza categoria più numerosa dopo Cattolici e Battisti.

Americans are losing faith, though; and those who have it are moving out of established churches. The nonreligious are now the third biggest grouping in the US, after Catholics and Baptists, according to the just-released American Religious Identification Survey. The bulk of this shift occurred in the 1990s, when they jumped from 8% to 14% of the population – but they have consolidated in the past decade to 15%.

Una disaffezione inziata nei primi anni '90 e mai più arrestatasi, seppur con diversi andamenti e tendenze nel corso degli anni. E tra le varie chiese e confessioni presenti negli USA, quella cattolica è quella che subisce le perdite più pesanti, nonostante - scrive sempre il Times - tali perdite siano per ora parzialmente tamponate dall'afflusso di immigrati clandestini di origine ispanica.

I motivi sono ovviamente diversi, ma difficilmente prescindono dai numerosi scandali che nell'ultimo ventennio hanno avuto come protagonista proprio la chiesa made in USA, tipo ad esempio quello dei preti pedofili, che ha portato addirittura alcune diocesi sull'orlo della bancarotta a causa dei risarcimenti alle vittime.

Le conseguenza di questa sorta di diaspora cominciano a farsi vedere sul serio. La CNN, ad esempio, ha riportato qualche giorno fa la notizia che il vescovo di Cleveland, Ohio, ha annunciato la chiusura di 29 parrocchie della sua diocesi, mentre altre 41 si fonderanno tra loro. In totale saranno 52 quelle definitivamente chiuse entro il 2010. Ridimensionamenti che non si limitano alla sola diocesi di Cleveland, ma che interessano anche altre: Camden nel New Jersey, Allentown in Pensylvania e alcune pure a New York.

"In God we trust"? Mah...

domenica 29 marzo 2009

"La invito a concludere"

Diciamo la verità: non se ne poteva più...

Se so' consegnati

L'ultimo congresso di An visto da Zoro.



(via Wittgenstein)

Pintando una canción

Beh, per certi versi è quasi incredibile quello che si riesce a fare in ambito web utilizzando la tecnologia flash.

Buona domenica.

sabato 28 marzo 2009

Il 1° aprile si attiva Conficker, e non è uno scherzo

Manca ancora qualche giorno al primo di aprile, e ho pensato di scrivere questo breve articolo per segnalare, a chi ancora non ne fosse al corrente, che proprio in quel giorno si sveglierà dal sonno il temibile Conficker, il worm che a febbraio aveva infettato qualcosa come 10 milioni di pc.

Sembra uno scherzo, ma non lo è. Il creatore (o i creatori) del worm, sul quale Microsoft ha recentemente posto una taglia di 250.000 $, ha programmato la sua creatura in modo che si attivi appunto il primo aprile. Il problema vero è che, nonostante gli sforzi delle società che si occupano di sicurezza informatica, sui possibili effetti ci sono per ora solo ipotesi. Scrive webnews.it:

All'interno del codice, infatti, è stato scoperta una procedura che dovrebbe determinare nella data indicata [1 aprile, nda] una improvvisa attivazione delle cellule dormienti infettate da Conficker. Nell'occasione il worm dovrebbe generare una lunga lista di domini che verranno contattati dai pc infetti (fino a 50000 nuovi indirizzi al giorno) per scaricare nuove componenti maligne oppure per inviare dati a server specifici. L'accesso ad altri siti Web sarebbe inoltre inibito, il che potrebbe determinare l'impossibilità di accesso a software antivirus o servizi informativi a protezione dello stato di infezione conquistato (bloccato, in particolare, ogni processo ricollegato a stringhe di testo quali "ms08-06", "hotfix", "kb958", eccetera): tale istinto difensivo risultava inesistente nelle versioni precedenti di Conficker, il che delinea una certa maturazione internamente ad un codice maligno già di per sé letale.

Altre ipotesi interessanti sono state elaborate da Gizmodo, e tra queste spiccano un gigantesco attacco basato sul Denial of Service, una gigantesca ondata di spam con conseguenze imprevedibili sulla tenuta di molti server sparsi per il pianeta e altre cosucce dal sapore vagamente apocalittico.

Ma la cosa che in maniera maggiore dà da pensare quando si verificano disastri informatici di questo genere, è che una parte non trascurabile di responsabilità ce l'hanno gli utenti. Per la serie "diamo a Cesare quel che è di Cesare", infatti, va ricordato che la patch che rattoppava la falla su cui si sviluppa il worm è stata rilasciata da Microsoft pochissimi giorni dopo la scoperta del bug, addirittura in via straordinaria all'infuori del normale ciclo mensile con cui vengono rilasciate le normali correzioni.

Nonostante questo, a fine gennaio risultava ad esempio che più del 30% dei pc sparsi per il mondo non erano stati patchati, e le conseguenze non hanno infatti tardato a farsi vedere. Se a questo si aggiunge che il worm è da molto tempo perfettamente riconoscibile dai normali antivirus correttamente aggiornati, un po' di tristezza e rassegnazione sono perfettamente giustificati.

Insomma, se Windows e l'antivirus sono correttamente aggiornati (la patch Microsoft specifica è questa) non dovrebbero esserci problemi di sorta, indipendentemente dal fatto che si tratti alla fine del classico pesce d'aprile o meno. Visto però che al Conficker-day mancano ancora alcuni giorni, vale la pena segnalare che l'installazione di Linux su un normale pc richiede poco più di un'oretta.

(fonte immagine: media.macworld.co.uk)

venerdì 27 marzo 2009

Qualche sondaggio

Per carità, niente di ufficiale. Solo l'ennesima dimostrazione di una certa distanza tra quello che succede nei palazzi rispetto alla vita reale.



13 milioni di utenze

Antimafiaduemila.com spiega cosa si nasconde in realtà dietro la "notizia bomba" che i Ros avrebbero trovato 13 milioni di utenze telefoniche nel famoso archivio Genchi. Notizia utilizzata ad arte da giornali e telegiornali per montare un caso che non esiste.

Dopo aver svelato che i tredici milioni di intestatari di utenze telefoniche che Genchi avrebbe conservato erano in realtà dei cd rom e alcuni database negli hard disk sequestrati nell’ufficio di Genchi, in cui sono contenuti semplicemente gli elenchi telefonici a partire dagli anni novanta, urge analizzare i fatti, tralasciando le indiscrezioni. (continua a leggere)

I processi sono lenti? Ci pensa il governo a velocizzarli

Ieri il Consiglio d'Europa ha richiamato ufficialmente l'Italia sull'annoso problema della lentezza dei processi, piaga nostrana per la quale siamo tristemente famosi nel mondo (siamo al 156° posto sui 181 paesi presi in esame). Problema che ovviamente si è preso a cuore il solerte ministro della Giustizia Angelino Alfano, quello del tristemente noto "lodo" omonimo, nella sua relazione del gennaio scorso sullo stato della giustizia nel nostro paese.

Bene. Uno si aspetterebbe che a tante parole forti e indignate seguano provvedimenti legislativi urgenti e determinati per cercare di migliorare il migliorabile. E infatti uno è già arrivato, solo che la gran parte dei giornali si è misteriosamente dimenticata di segnalarlo. Ci pensa fortunatamente un magistrato a farlo, scrivendo a metà febbraio un articolo su uno dei pochi strumenti a disposizione, e cioè il suo blog (articolo ripreso poi da La Stampa).

Nell'articolo si parla di un disegno di legge che nelle intenzioni del legislatore avrebbe proprio lo scopo di migliorare questa situazione. Il problema è che per come sono impostati alcuni suoi articoli pare invece andare proprio nella direzione opposta. Cerco di spiegare brevemente di cosa si tratta senza scendere troppo in tecnicismi (ai quali sono per la verità poco avvezzo pure io).

Brevemente, c'è un articolo del codice penale, il 238 bis, attualmente in vigore, che prevede che le sentenze emesse in un processo e divenute irrevocabili (significa che non si può più fare appello né ricorso per Cassazione) possono essere acquisite in un altro processo e costituire elemento di prova, purché confermate da altri riscontri. Significa, semplificando brutalmente, che una sentenza definitiva può essere usata come prova in un altro processo. Cosa succede con la proposta di legge in esame? (il neretto è mio)

Guarda caso, l’articolo 4 della riforma destinata a risolvere il problema della lentezza dei processi dice: l’articolo 238 bis è sostituito; nei procedimenti relativi ai delitti di cui agli articoli 51, commi 3-bis e 3-quater, e 407, comma 2, lett. a), le sentenze divenute irrevocabili possono essere acquisite ai fini della prova del fatto in esse accertato.

Dietro a tutti questi numeri e articoli, si cela semplicemente il fatto che qualora il provvedimento diventasse legge, quanto previsto dal famoso 238 bis si applicherebbe solo ai processi di mafia e terrorismo, escludendo di fatto la stragrande maggioranza dei reati comuni che sono proprio quelli che ingolfano tutto il sistema, tra i quali - guarda a caso - la corruzione. Un provvedimento che sembra fatto apposta per il caso Mills, ad esempio. Come sapete, David Mills, l'avvocato referente finanziario della Fininvest in Inghilterra, è stato recentemente condannato in primo grado a quattro anni e mezzo di galera per avere ricevuto soldi per testimoniare il falso in due processi (All Iberian e tangenti alla Guardia di Finanza) in cui è imputato il premier.

Premier la cui posizione è stata stralciata per via del famoso lodo Alfano di cui parlavo prima. Nel (molto improbabile) caso che al termine del suo mandato il premier torni in aula per il prosieguo del processo, tramite l'articolo 238 bis la sentenza già emessa avrebbe effetto di prova a suo carico. Con la modifica prevista nel disegno di legge - quello per accelerare la giustizia - tale sentenza non varrebbe più come prova e il processo dovrebbe ricominciare da capo (testimoni, interrogatori, rogatorie internazionali, ecc...). Conseguenza? Allungamento all'infinito del processo e sicura prescrizione. Insomma un programmino che sembra studiato apposta per il nostro pimpante premier.

Quando e se Mills sarà condannato [l'articolo è antecedente alla sentenza Mills, nda], e quando e se la Corte Costituzionale avrà bocciato il Lodo Alfano, la sentenza che ha condannato Mills non potrà essere utilizzata nel processo a carico di Berlusconi: si dovrà ricominciare tutto daccapo. Che non sarebbe grave: se vi erano elementi per condannare Mills, gli stessi elementi potranno far condannare Berlusconi. Ma, tempo di rifare tutto il processo (qui la riforma ha studiato parecchie cosucce che lo rallentano), sarà arrivata santa prescrizione.

Naturalmente questa bella trovata è una legge dello Stato; e, come tale, vale per tutti, non solo per il suo primo beneficiario. Sicché possiamo porci la solita domanda: in che modo questa parte di riforma (le altre parti sono anche peggio) potrà eliminare il grande cruccio di Alfano, «la lentezza della giustizia»?

Ovviamente questa domanda la giro a chi vuole rispondere.

giovedì 26 marzo 2009

E' stato legalizzato il sequestro di persona

Lo confesso, non riuscivo a trovare un titolo giusto da mettere a questo post. Poi ho visto questo articolo di Luca Sofri e mi sono ispirato a quello che ha messo lui. Perché è in effetti quello che rende meglio l'idea dell'ennesima porcata che si sta consumando in Parlamento ai nostri danni. Perché di questo si tratta, di una porcata e basta.

Ci hanno preso per il culo da sempre, fin dall'inizio, fin da quando raccontavano che stavano discutendo di una legge sul testamento biologico. Balle. Ci prendono per il culo anche sulle parole. Andate sul vocabolario della lingua italiana a vedere cosa significa il termine "testamento", e poi guardate se corrisponde a quello che hanno votato loro.

Se questa porcata arriverà fino in fondo (e ci arriverà, statene pure certi), sarà la fine. La fine della nostra libertà, la fine del libero arbitrio, la fine dello stato di diritto, la fine della Costituzione o di quel poco che ancora ne resta. Perché non solo la nutrizione e l'idratazione sono state rese obbligatorie in barba a qualunque disposizione espressa - fosse pure in stato di perfetta coscienza e lucidità - dalla persona, ma tutto quello che scriveremo sarà comunque carta straccia in quanto l'ultima decisione spetterà comunque al medico.

E' in pratica la fine del diritto di poter disporre di sé stessi. Da oggi il mio corpo e la mia persona non sono più miei, sono proprietà esclusiva dello stato, del medico, del cardinale di turno, di tutti tranne di quello che ne è a tutti gli effetti legittimo proprietario. E non consola il fatto che i giudici della Consulta probabilmente bocceranno tout court l'intero provvedimento, perché ormai il binario in cui si è incanalato il modus operandi legislativo è quello, anche su tutti gli altri temi: io sono lo stato e decido, e tu non sei un cazzo!

Mi dispiace usare questa terminologia, che come sapete bene non mi è consona, ma è ora che ci svegliamo, non si può andare avanti a farci prendere in giro.

In questo momento, lo confesso, mi vergogno profondamente di essere italiano e di abitare in questo paese.

Social... che?

Buonasera, mio papà è mancato da qualche mese, io sono invalido e mia mamma ha tutti i requisiti per avere la social card ed il bonus.
Il fatto è che, fatta eccezione della prima ricarica di 120 euro, non ha avuto né il bonus né la ricarica di febbraio della social card, e non solo lei, ma in tanti sono quelli che si lamentano per non aver avuto i sostegni promessi loro dall'attuale governo, nonostante ne avessero i diritti.
Ho scritto a numerosi siti della sinistra, nonché a Santoro, Grillo e molt esponenti politici(sempre della sinistra) ma nessuno si è impegnato a fare sapere in televisione che il governo Berlusconi ha barato tantissimo con la social card e con i bonus, e tuttora continua a fregiarsi, riportando in televisione statistiche fasulle, di decori che non merita.
E' vero che c'erano soluzioni molto migliori della social card, però mi chiedo: come mai nessuno si occupa di fare sapere, una volta per tutte, che moltissime social card non sono state ricaricate e moltissime persone non hanno ricevuto il buono che gli spettava?

Cordiali saluti

(via italiopoli)

Segnali di vita dal Pd

Da quando Dario Franceschini ha preso il posto di Veltroni, qualche segnale di risveglio dal coma profondo in cui vegetava il Pd si è avuto. Niente di eclatante, intendiamoci, ma un barlume di qualcosa che assomiglia a un'opposizione, almeno sul piano della dialettica, ha cominciato a farsi vedere.

Ecco quindi che quando il Partito Democratico comincia - udite udite - a farsi pure propositivo la cosa merita sicuramente di essere segnalata, specialmente se il tutto ha a che fare con internet e con la rete. Se a questo si aggiunge poi il fatto che finora il centrodestra in tema di legiferazione in materia di internet non è rimasto purtroppo a guardare (vedi i vari disegni di legge Carlucci, Barbareschi, D'Alia, ecc...), ecco che l'iniziativa del Pd può essere vista come una sorta di boccata d'aria fresca.

Per farla breve, un paio di senatori del Pd, Vincenzo Vita e Luigi Vimercati, hanno depositato in Senato una proposta di legge intitolata "Neutralità delle reti, free software e società dell’informazione" (qui in pdf), un disegno di legge che si basa essenzialmente, come si evince anche dal titolo, sulla promozione della neutralità della rete e una società dell'informazione più aperta e meno vincolata.

I punti salienti dell'intero progetto sono:
  • garantire un accesso neutrale alle reti di comunicazione elettronica.
  • promuovere i diritti di cittadinanza attiva al fine di rafforzare la partecipazione e il processo decisionale democratico.
  • sostenere lo sviluppo e la valorizzazione dei sistemi informativi pubblici garantendo il pluralismo informatico anche con l’uso del software libero.
  • diffondere l’uso delle nuove tecnologie della comunicazioni presso il sistema delle imprese.
  • rimuovere gli ostacoli che impediscono la parità di accesso alle reti di comunicazione dei cittadini che versano in condizioni di disabilita, disagio economico e sociale e di diversità culturale.
Il progetto è ambizioso, non c'è che dire, ed è senz'altro controcorrente, perlomeno rispetto alla direzione che ha preso nel recente periodo la legiferazione in materia di internet e tecnologia. Vedremo come evolve la cosa.

A corredo del tutto è nato un blog, unaleggeperlarete.wordpress.com, del quale consiglio caldamente l'abbonamento al feed, che servirà per tenere traccia delle varie tappe che accompagneranno questo (speriamo fortunato) progetto.

mercoledì 25 marzo 2009

"Twittare" con Obama


Se seguite Obama su Twitter, avete ricevuto circa un'oretta fa questo messaggio tramite il quale venite reindirizzati a questa pagina del sito della Casa Bianca.

Da qui potete esprimere il vostro parere, anche inserendo un breve video, sulle decisione prese dal presidente americano in materia di economia e proporre nuovi quesiti.

Così, giusto per capire la concezione di internet e democrazia che hanno là.

Gilioli e l'on. Carlucci su rete e anonimato

A parte il fatto che l’anonimato propriamente detto in Rete già non esiste perché ci sono gli indirizzi IP da cui la polizia postale può arrivare quasi sempre all’autore di ogni contenuto, non capisco perché - ad esempio - un tipo che fa l’operaio alla Tubi Rossi debba firmarsi con nome e cognome se scrive on line che nella sua azienda non vengono rispettate le norme di sicurezza. E’ un esempio tra mille, naturalmente: il fatto è che il testo Carlucci semplicemente vieta di inserire contenuti anonimi, quindi allontanerà dalla Rete un sacco di persone che per le più svariate ragioni non vogliono apparire. L’effetto rischia di essere quello già ottenuto dal decreto Pisanu, che ha tarpato le ali all’Wi-Fi in Italia. Non propriamente un successo, in termini di sviluppo e innovazione.

Ricordate l'on Gabriella Carlucci, quella del disegno di legge che con la scusa della lotta alla pedofilia, da attuarsi - tra le altre cose - con l'abolizione dell'anonimato in rete, in realtà, secondo molti, tutelava solamente i diritti d'autore?

Beh, per chiarire meglio le sue posizioni, la signora Carlucci ha inviato una lettera al direttore dell'Espresso (questa), alla quale ha risposto punto su punto il blogger Alessandro Gilioli (la citazione in alto è una delle sue risposte).

Lo scambio di vedute tra i due mi pare molto interessante perché, sostanzialmente, riassume molto bene le posizioni di chi ha ormai come unico pallino una astrusa e interessata "regolamentazione" della rete e chi, invece, cerca di fare capire (anche se pare tutto fiato sprecato) l'infondatezza di tali proposte.

Il post di Alessandro è qui.

Tutti quelli di Google


Se avete voglia di controllare se ci sono tutti e 20.222, potete farlo qui.

La Gendarmeria francese dà il benservito a Windows e risparmia 50 milioni di €

Il passaggio non è stato rapido, ma lento, progressivo... e inesorabile. Una migrazione che è iniziata in sordina nel 2004, quando la Polizia francese ha deciso di abbandonare lentamente tutta la sua infrastruttura informatica basata su Windows Xp per abbracciare l'open source, in questo caso nelle sembianze di quello che è attualmente uno dei sistemi operativi Linux più diffusi: Ubuntu.

Un'operazione che è cominciata sostituendo progressivamente i programmi principali di Windows con gli equivalenti open source. Ecco quindi che Thunderbird ha preso il posto di Outlook, Firefox ha preso il posto di Internet Explorer e OpenOffice.org ha preso il posto dell'Office di Microsoft. Si è quindi giunti alla migrazione completa del sistema operativo stesso.

Il passaggio completo di tutte e 90.000 le workstation in dotazione al corpo è previsto per il 2015 - attualmente quelle già "convertite" sono 5.000 - ma qualche risultato di una certa importanza comincia già a vedersi, visto che il budget IT ha avuto una contrazione del 70% permettendo un risparmio di circa 50 milioni di euro tra licenze e balzelli vari.

Nel mese di settembre del 2007 qualcosa pareva muoversi anche da noi, come scriveva all'epoca Repubblica in questo articolo; in particolare si parlava di un ordine del giorno, presentato dai parlamentari Franco Grillini e Pietro Folena, che prevedeva la migrazione dei pc dei parlamentari da Windows a Ubuntu, cosa che avrebbe consentito un notevole risparmio di risorse economiche.

"Al di là dell'aspetto tecnologico - spiega Grillini - l'adozione di Linux come sistema operativo dei pc dei parlamentari può rappresentare un taglio alle spese di circa tre milioni di euro". Sono all'incirca tremila e 500 i computer attivi alla Camera e ognuno costa almeno 900 euro per le licenze di Office, l'insieme dei programmi che servono per la produttività dell'ufficio.

Poi, in realtà, come sia andata a finire tutta la storia è un mistero, visto che non si è saputo più niente. Difficile pensare comunque che il progetto sia andato effettivamente in porto, soprattutto considerando che ha rappresentato una seria difficoltà pure l'utilizzo del sistema di rilevazione delle impronte digitali.

martedì 24 marzo 2009

Lavoriamo di più

Sarà stata probabilmente l'emozione o la scarica adrenalinica che si prova (ma si prova davvero poi?) a stare nella cabina di pilotaggio di un treno che viaggia a 300 Km/h e va da Roma a Milano in tre ore - per la gioia, immagino, della nuova Alitalia -, fatto sta che anche oggi il premier ci ha deliziato con una delle sue leggendarie esternazioni. Esternazioni alla cui demenzialità siamo ormai talmente abituati che non ci facciamo neanche più caso.

Mi riferisco al fatto che, secondo lui, tra i tanti modi che hanno gli italiani per fronteggiare la crisi c'è anche quello di lavorare di più. Quale recondito e insondabile significato si naconda dietro queste parole è un mistero. Probabilmente il riferimento va a quelli che ancora un lavoro ce l'hanno, perché quelli che negli ultimi due mesi sono andati a ingrossare il numero dei cassintegrati in Italia non penso vogliano lavorare di più, ma magari solo lavorare.

Messa così, poi, la frase potrebbe anche essere intesa nel senso che c'è la crisi perché gli italiani lavorano poco, ma questa è un'interpretazione mia, non fateci caso.

Il presidente "americano" della Rai

Paolo Garimberti (foto), nuovo presidente della Rai, ha almeno tre punti a suo favore. E' riuscito a mettere d'accordo Berlusconi e Franceschini, cosa questa che già gli varrebbe una nomina a senatore a vita come riconoscimento, ha un curriculum di tutto rispetto, e, cosa più importante, non ha mai visto un reality show in vita sua (almeno lui dice).

"Guardo l'Nba, il football americano e degli anni della mia corrispondenza da Mosca mi è rimasta la passione per l'hockey su ghiaccio". Tanta informazione soprattutto, per la sua storia professionale. Ma tornano ancora gli Stati Uniti quando si parla di intrattenimento: "Quello di Letterman è il talk show perfetto. I reality? Mai seguito uno nella mia vita".

Alleanza Nazionale si sciogle (nel Pdl), i malumori della Lega no

Non ho particolari commenti da fare sulla fusione Alleanza Nazionale/Forza Italia, anche perché in fin dei conti della cosa non è che mi freghi più di tanto. Così, a caldo, se proprio devo esprimere un pensiero, mi sento di condividere il parere di quel parlamentare triestino, Roberto Menia, che domenica, durante il suo intervento al congresso, ha detto:

Il Pdl deve valorizzare le identità, non annullarle. Io non voglio sciogliermi nel nulla.

Ma, a parte le polemiche dei cosiddetti dissidenti, la cosa a cui i media hanno dato meno risalto in tutta la vicenda sono i malumori di quello che a questo punto, all'interno del Pdl, potrebbe essere visto a tutti gli effetti come il classico terzo incomodo.

Mi riferisco ovviamente alla Lega, della quale pare che si cerchi in ogni modo di nascondere non dico il disappunto, ma sicuramente un latente malumore che pare provenire in particolare proprio dalla base del movimento, dagli elettori, molti dei quali, vedendo tutto il progetto come una sorta di abbraccio soffocante, di "accerchiamento", non fanno salti di gioia all'idea del famoso scioglimento di An nel Pdl.

E a dirlo è lo stesso Calderoli, il quale senza tanti giri di parole ha affermato l'altro ieri che la Lega si guarderà bene dall'entrare a far parte del suddetto progetto. Dice Calderoli:

Tutto un po' confuso. D'altra parte il progetto e' ambizioso e sul territorio la fusione ancora non c'e'. Molti, sia di Forza Italia che di An, rifiutano il Pdl e vengono a bussare alla nostra porta. C'e' chi ha ancora bisogno di metabolizzare.
[...]
...difficile che questo progetto del Pdl vada in porto. E' evidente che a livello di vertice e' piu' facile mettere insieme le classi dirigenti, un'altra cosa e' la vicenda a livello territoriale, dove esiste una diversita' storica e di militanza. Comunque faccio loro tanti auguri.

Ma c'è un altro aspetto da tenere in considerazione. I cosiddetti insoddisfatti, ossia i militanti di Forza Italia e An che non vedono di buon occhio il progetto Pdl con a capo il solito padre-padrone, pare - almeno stando a quanto dice Calderoli ed altri esponenti leghisti - che si stiano dirigendo proprio verso la Lega, tanto che il noto sondaggista Luigi Crespi, in un articolo dal titolo molto esplicativo pubblicato ieri da affaritaliani.it, prevede che il carroccio alle prossime europee andrà ben oltre il 10% di consensi.

Le conseguenze di tutto questo, semmai dovesse avverarsi, sono facilmente immaginabili, e il famoso "la Lega non può sempre volere tutto", pronunciato dal premier giusto qualche giorno fa, potrebbe solo essere un piccolo antipasto.

lunedì 23 marzo 2009

Subire in silenzio

Il senso dello Stato ed il rispetto che ho per le Istituzioni mi impongono di tacere e subire in silenzio.
Sono vicino e solidale con chi in questo momento, probabilmente, è sottoposto a pressioni politiche assai maggiori delle violenze e delle mistificazioni che sto subendo io.
Confermo da cittadino e da poliziotto la mia assoluta stima e subordinazione al Capo della Polizia – Prefetto Antonio Manganelli – che ha adottato il provvedimento di sospensione.
Mi difenderò nelle sedi istituzionali senza mai perdere la mia fiducia nella Giustizia e nelle Istituzioni.

(Gioacchino Genchi dopo aver appreso di essere stato sospeso dalla Polizia di Stato)

Per farci sentire meno soli?

Non si capisce quale è lo scopo dello strombazzamento a reti unificate media unificati (Repubblica, Corriere, Stampa, Giornale, Unità) del fatto che Berlusconi nel 2007 ha dichiarato un reddito 10 volte inferiore rispetto al 2006.

Magari lo fanno per convincere qualcuno che cominciano a essere tempi duri anche per lui?

:-)

Incomprensibili silenzi

Quello che mi stupisce, oggi come allora, della vicenda del crac Parmalat, non è tanto il fatto che Grillo sapesse com'era messa l'azienda di Collecchio prima che scoppiasse lo scandalo, quanto il fatto che l'abbia più volte ripetuto in molti suoi spettacoli e la cosa non sia uscita fuori dai palazzetti.

I casi sono due: o tutti quelli che hanno assistito all'epoca agli spettacoli di Grillo hanno pensato che fosse una balla, una sorta di boutade a effetto messa lì giusto per allungare un po' il monologo, oppure nei palazzetti non c'era nessuno.

Ancora sul nucleare

Lo so, potrò risultare noioso, ma non posso farci niente. Anche perché la questione mi interessa, e non poco. Sto parlando ovviamente del nucleare. Dopo l'annuncio trionfale dell'accordo tra Berlusconi e Sarkozy, che prevede la costruzione nel nostro paese di 4 centrali entro il 2020, non passa giorno che qualcuno non pubblichi dati e documenti che contribuiscono a fare un po' più di luce su questo controverso argomento.

Come ho già scritto negli altri post che ho dedicato al tema, io non sono pregiudizialmente contro l'utilizzo futuro di questa tecnologia, solo cerco di capire un po' cosa c'è dietro. Il problema è che le ricerche portano più o meno tutte nella stessa direzione: la sproporzione tra costi e benefici, l'annosa questione della sicurezza, il problema ancora irrisolto delle scorie. C'è però una differenza sostanziale quando si cercano in rete notizie sul nucleare: sul versante "contro" il materiale è abbondante, esaustivo e ricco di dati e cifre, sul versante "pro" questa abbondanza di dati e cifre non c'è.

Si trovano più che altro notizie in stile slogan ("serve", "è utile", "ci salverà dalla dipendenza dal petrolio", "contribuirà ad abbassare enormemente il costo della bolletta della luce", ecc...), ma dati reali e precisi che giustifichino l'impiego di ingenti risorse, e soprattutto che consentano di guardare a un impiego futuro del nucleare con una certa tranquillità, non ce ne sono. O, quando ci sono, sono discordanti con quelli dei detrattori di questa tecnologia. I pochi dati che ho trovato a favore del nucleare, specialmente in termini di costi, sono stati ad esempio snocciolati da Fulvio Conti, amministratore delegato dell'Enel, in questa intervista rilasciata al Sole24Ore nell'ottobre scorso. Ecco un breve estratto:

Vogliamo arrivare a produrre un quarto dell'energia elettrica nazionale. Il nucleare, come è stato detto, non è la soluzione del problema, ma senza nucleare non c'è soluzione al problema energetico e alla lotta al cambiamento climatico.
Anche se costa troppo?
È meno costoso nel tempo, anche se inizialmente richiede un impegno di capitale maggiore. Un megawattora nucleare costa 60 euro a fronte dei 60-70 di un megawattora a carbone e contro i 100 di uno a gas.

Insomma, messa così, la cosa sembrerebbe conveniente, anche se l'ad dell'Enel non fa menzione dei costi non indifferenti che comporta la costruzione e (anche questa da non sottovalutare) la successiva dismissione di queste centrali. Perché se è vero che Conti mette in preventivo - giustamente - l'investimento iniziale, che non è di poco conto, non fa cenno alle risorse che servono per chiudere una centrale. Perché una centrale nucleare, dopo che ha terminato il suo ciclo vitale fisiologico (in media una sessantina d'anni), richiede costi e tempi tutt'altro che esigui per essere "spenta". Scrive a tal proposito ecoage.it:

Per costruire la centrale nucleare Usa di Maine Yankee negli anni '60 sono stati investiti 231 milioni di dollari correnti. Recentemente questa centrale ha terminato il suo ciclo produttivo e per smantellarla sono stati allocati 635 milioni di dollari correnti.

Soltanto per smantellare le quattro centrali nucleari italiane l'International Energy Agency ha stimato un costo pari a 2 miliardi di dollari.

Fattori tutt'altro che trascurabili, mi pare, che, a differenza dell'ad di Enel, sono stati tenuti in considerazione dal presidente di Greenpeace Italia in questa intervista pubblicata da Di Pietro sul suo blog.




L'amministratore delegato di Enel, nell'intervista al Sole24Ore, non sembra dare tra l'altro neppure molta importanza alla situazione finanziaria attuale in cui versa l'ente, cosa invece rilevata con una certa preoccupazione in questo articolo, a firma Anna Pacilli, pubblicato dal mensile Carta. Ecco un breve estratto.

Non siamo esperti di economia né di finanza, ma qualche problema evidentemente c’è se persino l’inserto economico del principale quotidiano italiano [il Corriere della Sera, nda] riconosce che «non sarà facile pagare la ‘bolletta’ Endesa» e, fra le righe, fa trapelare qualche preoccupazione per la tenuta generale. In questa situazione, l’Enel annuncia un accordo con l’Edf francese per acquisire una tecnoclogia già superata e lanciarsi in un piano nucleare da quattro centrali in Italia e almeno 25 miliardi di euro di investimento. Con la benedizione del governo Berlusconi. Ma lo stato italiano detiene il 32 per cento di Enel, e dunque il governo deve mettere la sua parte nella ricapitalizzazione della società elettrica. Insomma, mentre l’Enel ha un indebitamento da capogiro e il governo non ha soldi, si strombazza un piano nucleare che, anche per questo, appare improponibile.

L'indebitamento di Enel, la quale entra nell'affare Berlusconi/Sarkozy con una quota del 12,5%, è un ulteriore capitolo di non poco conto che non fa altro che aggiungere alle perplessità tecniche sulla fattibilità del progetto quelle economiche. Insomma, le recenti vicende di Alitalia, e soprattutto le sue conseguenze per il contribuente italiano, ce le ricordiamo tutti. Qui la cosa è ovviamente diversa, ma quando sento che il "governo mette la sua parte nella ricapitalizzazione di Enel", mi metto un po' sul chi va là.

Insomma, per tirare un po' le somme, anche se la vicenda naturalmente necessita di ben altri approfondimenti oltre ad alcuni articoli su un blog, a me pare che da qualunque parte la si guardi, l'avventura nucleare faccia acqua da tutte le parti.

domenica 22 marzo 2009

Ho imparato a sognare

No, non io. Io sono già capace... :-) E' che ieri ho sentito per caso (e per la prima volta), in macchina, questa canzone mentre riaccompagnavo a casa le mie figlie da scuola.

Ho scoperto poi che è dei Negrita, un gruppo che conoscevo solo di nome. Beh, non è male...

Buona domenica.

sabato 21 marzo 2009

Libertà (della Chiesa) tutelate

Curiose, anche se ampiamente prevedibili, le dichiarazioni odierne del premier:

Difendiamo la libertà della Chiesa - ha ribadito Berlusconi - anche quando si trova a proclamare principi e concetti lontani da quelle che sono le opinioni che vanno di moda tra intellettuali e giornalisti.

Non si capisce bene quali siano i timori del premier, visto che l'Italia è l'unico paese che, al contrario di quanto ha fatto il resto del pianeta, non ha fiatato (A differenza di Francia e Germania l'Italia, attraverso il ministro degli Esteri Franco Frattini, ha detto «di non voler commentare le parole del Papa») di fronte alle sconsiderate parole di Ratzinger sui preservativi.

Per quanto riguarda "le opinioni che vanno di moda tra intellettuali e giornalisti", sarebbe il caso di rammentare al premier che il fatto che i preservativi - se è a questo che si riferisce - sono indispensabili nella lotta all'Aids, non è opinione di qualche intellettuale o qualche giornalista, ma semmai di qualche organismo internazionale che forse ne sa un po' di più.

Senza contare, poi, quelli che il suddetto flagello lo combattono sul campo, tutti i giorni, e senza fare tante chiacchiere. Tipo ad esempio i missionari cattolici (sì, cattolici), che in barba ai diktat di Ratzinger continuano in silenzio a distribuire profilattici per combattere l'HIV.

Priorità nei processi (mediatici)

In questo periodo, nelle scalette delle notizie dei telegiornali (e anche dei giornali), abbiamo molta carne al fuoco per quello che riguarda la cronaca nera. Innanzitutto c'è Josef Fritzl, quello che in una cantina di casa sua, in Austria, ha tenuto per 27 anni prigioniera la figlia sottoponendola a ogni genere di sevizie. E' vero, adesso è stato condannato all'ergastolo e quindi in teoria la storia, non solo dal punto di vista mediatico, dovrebbe essere chiusa lì.

Ma la vicenda è troppo ghiotta e non può essere dimenticata così in fretta, tanto è vero che è già iniziata la sequela dei programmi di "approfondimento" che a tarda ora, su alcune emittenti, promettono rivelazioni nuove e particolari inediti, in perfetto stile Grand Guignol, per soddisfare le curiosità morbose degli amanti del genere. Insomma, l'impressione è che di questo "signore" sentiremo parlare ancora per un po'.

Da non dimenticare poi la vicenda Stasi, il famoso delitto di Garlasco. Anche questo ha tutta l'aria di diventare (sempre che non lo sia già) un nuovo caso Franzoni: sempre nei sommari dei tiggì, sempre nelle prime pagine dei quotidiani (anche Vespa ha già i plastici pronti); tutti impegnati a riferire ogni minimo particolare (perché mai avrà cancellato dal suo pc la foto n.7?) costruendo articoli ridicoli, spesso basati semplicemente sul nulla. Comunque, Alberto Stasi, per ora l'unico indagato, è appena stato rinviato a giudizio e da qui che finisca il processo, in tutti e tre i suoi gradi di giudizio, probabilmente avremo cambiato addirittura presidente del consiglio (che tra l'altro non sarebbe male).

Nel frattempo alcune novità fanno capolino, e promettono anche queste di fornire nuovo materiale mediatico con cui intrattenere gli amanti del genere soap-thriller-giornalistico nostrano. Ci sono ad esempio le novità sulla vicenda della Caffarella; pare che adesso abbiano beccato altri due romeni, e che questa volta sia quella buona in quanto il test del dna avrebbe dato esito positivo. Se non altro la smetteranno di cambiare le accuse ogni tre quarti d'ora agli altri due pur di tenerli dentro e far contenta l'opinione pubblica. Per carità, pure loro non è che fossero due fiorellini di campo, sia ben chiaro, ma non mi risulta che in Italia si sia mai tenuto qualcuno in regime di custodia cautelare in carcere con l'accusa di calunnia. E sì che siamo (anzi dovremmo essere) in uno stato di diritto.

Cosa è rimasto? Ah già, adesso è pure entrato nel vivo il processo a carico dell'agente di Polizia che ha ucciso il tifoso laziale nell'area di servizio un anno e mezzo fa, poi c'è la sindacalista rinvenuta malmenata in un albergo di Roma con addosso una finta cintura esplosiva, poi il prete trovato bruciato nella sua auto vicino a Milano. Insomma, per i prossimi mesi (anni?) lo spettacolo la soap-cronaca è assicurata.

Ora, intendiamoci, niente di male in tutto questo; se alla gente interessa... Quello che non ho ancora capito bene è se alla gente interessa perché viene martellata dai telegiornali o se il suddetto martellamento da parte dei telegiornali avviene per il motivo opposto. Insomma, quale è la causa e quale l'effetto? Chi dobbiamo ringraziare del fatto che ormai la cronaca nera è assurta a un ruolo dominante praticamente incontrastato? E' normale che un tiggì apra con tre titoli consecutivi di cronaca nera? Se non ricordo male, una volta, quando il giornalismo era forse più degno di questo nome, la cronaca nera nei quotidiani veniva relegata in piccoli trafiletti nelle ultime pagine, proprio perché - prbabilmente - si pensava che il fattaccio di cronaca nera costituisse l'eccezione, non la regola.

Qualcosa è evidentemente cambiato. La cronaca nera da eccezione di poco conto è diventata una serie a puntate in cui ogni giorno viene aggiunto un tassello o comunicato un aggiornamento, in modo che scatti il meccanismo di dipendenza che sta alla base delle telenovele, che è quello di volere sempre conoscere ciò che avverrà nella prossima puntata. Posso anche immaginare - giusto per completare la mia analisi da due soldi - che ci sia una sorta di regia dietro, che magari ha proprio lo scopo di evitare di parlare deliberatamente di cose apparentemente meno interessanti. Qualche esempio l'abbiamo avuto.

Prendete il caso Mills. Il socio in affari del presidente del consiglio si becca quattro anni e mezzo di galera per corruzione, in una vicenda in cui è impelagato il premier stesso, e i giornali dedicano alla vicenda qualche frettoloso articolo mettendo bene in evidenza il nome Mills ed evitando di menzionare il nome di Berlusconi. Cioè, una vicenda che in qualsiasi altro paese del mondo avrebbe provocato come minimo uno tsunami politico e istituzionale, da noi viene liquidata in quattro e quattr'otto come niente fosse. Oppure prendete il caso Tanzi; l'autore del crac italiano del secolo si fa appena qualche decina di giorni di galera e poi torna come niente fosse alla vita di tutti i giorni, aprendo pure una nuova attività commerciale. E per i giornali va tutto bene, nessuno che s'indigni e nessuno che si incavoli un pochino.

Negli Stati Uniti, a una settimana dal suo arresto, ancora nelle prime pagine tiene banco la questione Madoff. Là chi combina disastri finanziari simili viene tenuto alla gogna in modo che a qualcun altro passi la voglia di rifarlo. Da noi sparisce subito (quando appare) per far spazio all'interminabile epopea di Meredith. Due paesi, due modi diversi di intendere l'informazione.

E allora, visto che non ne parla nessuno, e che comunque, anche se fosse, la notizia sarebbe destinata subito al dimenticatoio, tanto vale segnalare che Fedele Confalonieri e Alfredo Messina, un parlamentare del Pdl, sono stati rinviati l'altro ieri a giudizio. Un processo che si apre e del quale non si occuperà mai nessuno, così come nessun telegiornale si è finora occupato di Bassolino, sotto processo da tempo a Napoli per lo scandalo dello smaltimento dei rifiuti. Processi che non interessano a nessuno perché probabilmente manca l'ingrediente principale: il fatto efferato e violento. Nessuno ha ucciso nessuno, non c'è niente da ricostruire, plastici da fare, dna da confrontare, e quindi chissenefrega?

venerdì 20 marzo 2009

Il guaio sta tutto nel nome









"Il nome stesso di rete - ha detto il ministro Alfano - rimanda a una maglia difficile da controllare, ma stiamo lavorando sul tema".


L'unica cosa difficile da controllare è la marea di idiozie che possono uscire dalla bocca di chi non sa di cosa sta parlando.

(via Repubblica)

Ritardi


Fortuna che domani è primavera (astronomica).

Morire per delle idee











“I am worried. The problem is not my sentence of two years in prison. But I am a sensitive person. I will not have the energy to live in prison. I want everything to be like it was before. I want to resume my normal life and continue my studies.”


("Sono preoccupato. Il problema non sono i due anni di carcere. Ma io sono una persona sensibile. Non avrò la forza di stare in prigione. Voglio che tutto torni com'era prima. Rivoglio la mia vita normale e continuare i miei studi.")

Queste parole sono tratte dall'ultima e-mail scritta prima di morire da
Omidreza Mirsayafi, un pericolosissimo criminale rinchiuso in una prigione di Teheran.

Un blogger.

(via gilioli)

Perché la Lega si dovrebbe arrabbiare davvero

Quello che è successo ieri non è niente. Quisquilie. Semplicemente Berlusconi si è accorto che forse quelli della Lega stanno spingendo un po' troppo sull'acceleratore e ha cominciato a dare qualche alt. In particolare riguardo alle ultime trovate del carroccio: obbligo dei medici di denunciare i clandestini, ronde, castrazione chimica, ecc...

I leghisti ovviamente non l'hanno presa bene, anche se Bossi cerca di minimizzare ("...Berlusconi è un amico, alla fine un equilibrio lo troviamo"). E lo troveranno; il premier sarà quello che sarà ma non si può certo dire che sia carente nella delicata arte della diplomazia. Eppure c'è una cosa che non riesco a spiegarmi: il silenzio della Lega su cose eclatanti che riguardano proprio il governo, anche quando queste cose vengono spiattellate in prima serata dalla terza rete dello stato a qualche milionata di persone.

Mi riferisco alla trasmissione Report, andata in onda domenica scorsa su Raitre, che ha inaugurato il nuovo ciclo di quest'anno. La puntata s'intitolava "I viceré" e narrava cosa è successo al comune di Catania negli otto anni, 2000-2008, in cui è stato sindaco il medico personale di Berlusconi, Umberto Scarpagnini. Un articolo di Repubblica, pubblicato lunedì scorso, forse può chiarire un po' di cosa stiamo parlando:

Che fine hanno fatto gli 850 milioni di euro, disposti nel 2002 dal governo Berlusconi per mettere in sicurezza la città di Catania dai rischi sismici e risolvere l'emergenza traffico? Una montagna di soldi che piovvero sul sindaco Umberto Scapagnini - medico del premier, la cui amministrazione ha portato il Comune a un passo dalla bancarotta - senza che dovesse passare dal consiglio comunale. Scapagnini fu nominato commissario dell'Ufficio speciale e il tesoretto poté essere speso "per cassa e non per competenza": in altre parole, senza alcuna rendicontazione. Sette anni dopo il bilancio è desolante. Gli 850 milioni sono stati spesi per costruire cinque megaparcheggi scambiatori: tutti abbandonati.
[...]
"Report" rivela che la società dedita alla riscossione dei tributi dell'acqua, la Sidra, vanta crediti con il Comune per 22 milioni di euro poiché le varie giunte si sono rifiutate per anni di riscuotere la tassa nei quartieri popolari, serbatoi di voti del centrodestra. La Sidra spende migliaia di euro per singolari sponsorizzazioni: il concorso di Miss Muretto, le feste dei zampognari di Lentini, castagne e ciondoli. "Ma lo volete capire che l'83 per cento della città non sta con voi" urla il sindaco Raffaele Stancanelli (An), durante un incontro con l'associazione Cittàinsieme, punta avanzata della società civile.

Nonostante Catania sia un comune più volte arrivato sull'orlo della bancarotta, a ottobre scorso il governo ha firmato un decreto per lo stanziamento di 140 milioni di euro di soldi pubblici (nostri quindi) per tamponare le prime emergenze. Cioè, non so se è chiaro: 140 milioni di denaro pubblico sono stati usati per tamponare giusto qualche buco nella voragine gigantesca provocata da anni di sprechi e sperperi demenziali. Alla faccia dei comuni cosiddetti "virtuosi", magari al nord, che nel corso degli anni hanno fatto i salti mortali per cercare di stare nei limiti di spesa imposti.

Tutto questo va in prima serata e la Lega non fa una piega: non una protesta, un articolo di indignazione su qualche quotidiano, niente.

Non c'è niente da fare, la politica non smette di stupirmi.



Se a qualcuno interessa, la puntata integrale è qui.

giovedì 19 marzo 2009

La crisi economica in giro per il mondo


Una parte dei 56.000 (sì, avete letto bene, cinquantaseimila) SUV invenduti della Dodge parcheggiati nei terminal del porto di Baltimora, Maryland.

Una delle tante facce della crisi economica mondiale. (fonte e altre immagini dal mondo qui)

Google Street View invade (piano piano) l'Italia



Quelli di Google non se ne stanno certamente con le mani in mano. Ricordate Street View, il servizio che consente di passeggiare virtualmente per le vie delle città e che all'inizio era disponibile solo per Roma, Milano, Firenze e la zona del lago di Como?

L'offerta si è nel tempo ampliata (qui sopra vedete una schermata che ho catturato di fronte alla stazione centrale mentre me ne andavo virtualmente a zonzo per Bologna).

(fonte immagine: blog.webnews.it)

Le città ora raggiunte dal servizio, oltre a quelle già note, sono: Udine, Genova, Torino, Parma, Bologna, Arezzo, Livorno, Perugia, Bari, L'Aquila, Napoli e la Costiera Amalfitana, Reggio Calabria, Catania e Cagliari.

Buona passeggiata!

Il 5 della Gelmini

Mariastella Gelmini, ministro della Pubblica Istruzione, ha sgombrato il campo da qualsiasi dubbio: basta anche un solo 5 in pagella e non sarà possibile accedere all'esame di maturità del 5° anno.

Il ministro ha quindi precisato che anche questo provvedimento è stato preso per formare una scuola «della responsabilità e del merito». «L’egualitarismo e il livellamento che c’è stato fino ad oggi - ha concluso la Gelmini - è frutto della cultura del ’68 che noi non condividiamo e non ci sentiamo di poter confermare per il futuro». (fonte)

Ora, lasciando perdere le disquisizioni un po' pretestuose sul '68, a me una domanda sorge spontanea (e magari qualcuno mi sa anche rispondere): quale sarà la percentuale di studenti che non saranno ammessi alla maturità?

Perché tutto questo casino sulle parole del Papa?

Non so se qualcuno è rimasto meravigliato, ieri, dai titoloni dei giornali dedicati all'uscita del Papa sulla questione dei profilattici ("non si può superare [l'epidemia di aids, nda] con la distribuzione dei preservativi che, anzi aumentano i problemi"). Io no, per niente. Scusate, ma secondo voi cosa avrebbe dovuto dire? Non è mica una novità che la chiesa condanni da sempre l'uso dei preservativi.

Non sono stupito perché ormai di tutto ciò che dice e che propaganda la chiesa non mi stupisce più niente. E come potrebbe essere diversamente, dopo che abbiamo assistito al suo rifiuto di sottoscrivere il documento internazionale che depenalizzava nel mondo il terribile "reato" di omosessualità, oppure dopo le prese di posizione nei confronti del padre di Eluana?

Semplicemente, com'è ormai ampiamente assodato, la chiesa vive su un altro pianeta; il mondo va in una direzione e lei in un'altra. Il problema è che pur andando per la sua strada continua a rompere le scatole anche a chi non vuole averci niente a che fare. Quella frase sui preservativi, in particolare, è un insulto a tutti quelli che sono costantemente in prima linea per cercare di mettere un freno al dilagare di questo flagello, che specie nel continente africano ha raggiunto livelli da apocalisse.

Checché ne dica il Papa, infatti, è unanimemente concordato da tutti gli operatori sanitari del mondo che il profilattico è allo stato attuale uno dei rimedi più efficaci nel contrastare l'aids. Compare nell'ABC Aproach, un programma di lotta all'Aids sottoscritto ad esempio dagli Stati Uniti, e anche l'UNAIDS, la maggiore organizzazione per la lotta all'aids che fa capo all'ONU, mette il profilattico tra i maggiori deterrenti alla diffusione della malattia.

Ecco perché le parole irresponsabili del Papa (e in particolare quel "anzi aumentano i problemi") rappresentano semplicemente un affronto a chi si spende ogni giorno per cercare di combattere l'espandersi della malattia; e infatti tra quelli che in misura maggiore si sono risentiti delle sue parole, oltre ai governi Francese e Tedesco, c'è Michel Kazatchkine, il direttore esecutivo del Fondo mondiale per la lotta contro l'Aids, che ha definito semplicemente incredibili queste dichiarazioni, che a suo avviso equivalgono alla negazione dell'epidemia.

Questa è la chiesa oggi. E, da un certo punto di vista, spero che Ratzinger o chi per lui continuino a fare dichiarazioni tipo questa. Saranno così sempre di più le persone che apriranno gli occhi e se ne allontaneranno.

“Non usatelo, Dio non vuole”. Dio? Quanto vale quel dio e quanto valgono le parole di papa Ratzinger contro l’uso dei preservativi? Mille morti? Diecimila? E quanti futuri ammalati nel mattatoio Africa, un milione? Dieci milioni?
Ma in quale orribile Dio crede questo papa tedesco? Un Dio capace di barattare l’uso di un sacchetto di plastica (il terribile “preservativo”) con la sofferenza di donne, uomini, bambini disidratati dal male, uccisi lentamente, notte dopo notte, mese dopo mese, nei tuguri e nei cronicari, tra la polvere dei villaggi?

Il solo dio capace di tanta vanitosa crudeltà è l’uomo. Peggio ancora se bianco. E ricco. E padrone delle vite altrui. E servilmente servito, nutrito, riscaldato. E talmente tormentato dall’ossessione sessuale, di maschio padrone dei mostri notturni, da attribuirla alla propria proiezione celeste, come se da quella siderale distanza, un qualunque dio si chinasse a controllare, oltre ai sentimenti di uomini e donne, anche le tecniche dell’amore, le posizioni, le intenzioni, frugando tra le lenzuola fino all’ultima verifica, al confine tra i sommersi e i salvati: il lattice del preservativo.

E’ lo stesso dio dis/umano che permette la fame, la guerra, la malattia. L’infelicità dei nati storpi. Le multiple ignoranze e crudeltà che consentono di lapidare una donna, riabilitare un tale Williamson, il vescovo che se ne frega dell’Olocausto, e poi naturalmente di fulminare gli omosessuali, sterminare i miscredenti, bruciare, imprigionare, distruggere. Ma che trova sempre il tempo - tra le fiamme del mondo, quando viene sera - di scendere tra noi, controllare quel pezzetto di plastica (“guai a voi”), sfilarlo, e poi godersi le conseguenze, declinate in milioni di pianti e vite.

(Pino Corrias su voglioscendere.it)

mercoledì 18 marzo 2009

Aria di rivolta nel Pdl

La leggendaria coesione che a detta del premier ha sempre contraddistinto la formazione del centrodestra, comincia a mostrare qualche crepa. Anzi, di crepe ne aveva già mostrate in passato, quella di oggi è forse qualcosina di più.

Cento senatori del pdl hanno infatti firmato una lettera per il premier nella quale annunciano che non voteranno una eventuale fiducia che venisse posta a tutto il decreto sicurezza, anche se l'emendamento al centro delle polemiche è quello che prevede che i medici denuncino i clandestini che vanno a farsi curare.

«Ti chiediamo - si legge nella lettera inviata al premier - di non porre la fiducia» perché in quel decreto «sono contenute norme a nostro giudizio inaccettabili e che necessitano di indispensabili correzioni». I parlamentari firmatari (tra loro non c'è nessuno della Lega Nord) aggiungono d'esser certi che il premier si renderà conto «di come questo dettato legislativo vada contro i più elementari diritti umani e in particolare dell'infanzia e della maternità». (fonte)

Nella missiva i deputati di maggioranza respingono anche l'interpretazione secondo cui il provvedimento non obblighi i medici alla denuncia dei clandestini che si presentano in ospedale o nei centri di vaccinazione: «Non è così. Anzi, l'obbligo di denuncia potrà riguardare anche gli insegnanti e chiunque eserciti incarichi pubblici». E ciò proprio a causa dell'introduzione in sede penale del reato di clandestinità: in caso di mancata denuncia, infatti, medici e insegnanti violerebbero gli art. 361 e 362 c.p., cioè «il reato di omessa denuncia da parte del pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio». Sarebbe, sottolineano i firmatari della lettera, «una vera e propria trappola per bambini, da attirare con l'obbligo dell'istruzione, così da individuarli e colpirli proprio con la mano del medico o dell'educatore». E il risultato sarebbe escludere bambini e donne in gravidanza dai livelli educativi e sanitari, con rischi per tutti e un «regresso spaventoso in fatto di civiltà». Solo se non sarà posta la fiducia, concludono, sarà possibile porre rimedio a quello che altrimenti sarebbe un «errore imperdonabile». (fonte)

Di questa aberrazione ho già parlato anch'io in altri articoli. Fa piacere vedere che c'è ancora qualcuno, anche tra quelli del centrodestra, che non segue acriticamente quanto dice il gregge (e il suo pastore), ma riesce a capire quando una norma va contro il buonsenso e gli elementari diritti umani che sono per legge garantiti a tutti.

De Magistris candidato alle prossime europee? Mah...

A meno che non si opponga il CSM - abbastanza improbabile visto che un primo parere favorevole è già arrivato - pare proprio che l'ex pm Luigi De Magistris (foto) scenderà in politica, presentandosi alle prossime elezioni europee nelle liste dell'Italia Dei Valori di Di Pietro.

Ho già scritto in altre occasioni della incredibile vicenda del magistrato, in particolar modo in riferimento alle sue numerose inchieste in cui indagava su molti casi di corruzione e di rapporti tra criminalità e politica, e di tutti i guai che ha passato (delegittimazioni, avocazioni di inchieste, trasferimenti, ecc...) a causa proprio delle sue indagini, che andavano a toccare certi fili che sono un po' come quelli dell'alta tensione.

Il fatto che abbia deciso adesso di scendere in politica, quella politica che finora ha fatto l'impossibile per cercare di toglierlo dai piedi, mi lascia un po' perplesso. Di Pietro dice sul suo blog che il suo partito proporrà come candidati solo personaggi con alle spalle una storia umana, personale ed etica di un certo spessore, e nel caso di De Magistris mi pare ci siano pochi dubbi; ma il mio timore è che la gente non capirà.

Non capirà perché la magistratura ha sempre condannato e lamentato l'invadenza e l'ingerenza della politica (la storia professionale di De Magistris ne è forse l'esempio più eclatante), e non è una novità che un cavallo di battaglia, molto in voga specialmente nel centrodestra, sia proprio in riferimento a una certa magistratura politicizzata (secondo loro). Ovvio che la scelta di De Magistris potrebbe quindi essere vista come una sorta di conferma di queste strampalate teorie, una sorta di "te l'avevo detto io...".

Certo comunque che, se si considera che il Pd, almeno stando a quanto si vocifera, avrebbe più volte fatto il nome di Bassolino (sotto processo a Napoli, anche se non ne parla nessuno, per lo scandalo dello smaltimento dei rifiuti) e il Pdl ha già candidato Mastella, la discesa in campo di De Magistris non può che essere vista come un cambiamento di rotta di non poca portata.

Due emendamenti inammissibili

Tra i 256 emendamenti giudicati inammissibili alla Camera e contenuti nel famoso pacchetto salva-auto, ce ne sono un paio piuttosto interessanti. Uno di questi riguarda misure e aiuti che dovevano andare a favore di quelle persone - i "precari" appunto - che come dice il nome della categoria a cui appartengono, sono quelli che in questo particolare periodo non se la passano troppo bene.

Scrive La Stampa in proposito:

Gli emendamenti del pacchetto precari, predisposti dal Governo e dichiarati inammissibili alla Camera, invece sono undici. Riguardano: un aumento dal 10 al 20% dell’ultimo reddito percepito per la determinazione dell’indennità di disoccupazione; le modifiche all’elenco delle prestazioni di lavoro occasione di tipo accessione per consentire a coloro che percepiscono prestazioni integrative del salario di «arrotondare» fino ad un limite di 3.000 euro; il pagamento diretto da parte dell’Inps del trattamento straordinario di integrazione salariale per accelerare le procedure; l’autorizzazione all’Inps, in via sperimentale, di anticipare i trattamenti di integrazione salariale sulla base della domanda corredata dagli accordi tra le parti sociali; norme sulla presentazione delle domande per la Cig in deroga; interventi sui requisiti per l’accesso alla Cig; la concessione da parte dell’Inps di incentivi in favore dei datori di lavoro che assumano volontariamente lavoratori che stanno percependo ammortizzatori sociali o che siano stati licenziati o sospesi; modifiche alle norme per i trattamenti di cassa integrazione di mobilità; il trasferimento al ministro del lavoro delle funzioni dell’Isfol per il supporto e l’assistenza tecnica alle amministrazioni pubbliche.

Curiosa questa cosa, soprattutto perché non è ben chiaro quali siano i motivi per cui questi provvedimenti sono stati giudicati inammissibili.

La cosa curiosa (chiamiamola così per adesso) è che sempre nello stesso pacchetto salva-auto è stato giudicato inammissibile l'emendamento presentato dalla lega (ogni tanto qualcosa di buono lo fanno anche loro) che prevedeva un tetto massimo agli stipendi dei supermanager. Seguendo un po' le mosse di Obama, che negli Stati Uniti ha disposto una misura analoga, quelli del carroccio avevano proposto che i manager di aziende pubbliche che beneficiano di aiuti di stato non potessero percepire più di 350.000 euro annui. Proposta cassata sul nascere e ovviamente giudicata inammissibile.

In particolare, un emendamento prevedeva che non potesse superare il limite di 350.000 euro annui il trattamento economico dei dirigenti di banche o istituti di credito che beneficiano in materia diretta o indiretta di aiuti anti-crisi. (fonte)

Ora, mettete insieme queste due "inammissibilità" e pregate che qualcuno in Italia non si svegli e cominci a incazzarsi per davvero.

Per i cani randagi c'è la "soluzione finale"

Nel nostro paese se non ci inventiamo una nuova emergenza ogni due o tre giorni non siamo contenti. Adesso, dopo il tragico fatto avvenuto a Modica domenica scorsa, leggendo i titoli dei giornali pare che siamo di fronte - neanche non ne avessimo già a sufficienza - a un'altra gravissima emergenza: i cani randagi.

Naturalmente il fatto accaduto è tragico e grave, così come è grave quello analogo che, neanche a farlo apposta, si è verificato giusto ieri più o meno nella stessa zona; ma se di emergenza si tratta, non si tratta di una di quelle che all'improvviso piovono dal cielo, come sembra vogliano darci da intendere i giornali, ma si tratta solo delle conseguenze che derivano dall'abitudine tutta italiana di scansare i problemi.

Pur con i dovuti e necessari distinguo, si sta infatti verificando quello che è accaduto con la vicenda Englaro: i problemi si rimandano, si evita di affrontarli quando sono ancora in fase embrionale finché questi si trasformano in emergenza e per risolverli si ricorre a misure drastiche, inutili e partorite sull'onda emozionale degli avvenimenti, come appunto la decisione della Procura di Modica che - secondo quanto scrive Repubblica - ha autorizzato i Carabinieri ad abbattere i cani randagi senza tanti complimenti. Decisione che ovviamente ha provocato le proteste dei veterinari.

"La proliferazione dei randagi incontrollati e le conseguenti ipotesi di abbattimento rappresentano il fallimento della prevenzione nel campo della sanità pubblica". Carlo Scotti, dell’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani, responsabile del progetto Leavet, dichiara che «l’emergenza randagismo è un fenomeno cronico nel nostro Paese, tanto più nel Sud, sottovalutato da decenni e ancora affidato ad una legge della prima Repubblica, la 281 [questa, nda], che ha palesato nel tempo tutti i suoi limiti attuativi, ritardi scientifici e sprechi economici. Nel frattempo la medicina veterinaria ha fatto passi da gigante sul fronte della prevenzione e della gestione degli animali senza proprietario, elaborando studi e programmi di intervento nei canili. Tutte conquiste ignorate». (fonte)

Come al solito (in Italia), quando si verifica un'emergenza comincia il penoso spettacolo dello scaricabarile, in questo caso gentilmente offerto da comuni e stato. I primi affermando che manca una legislazione di riferimento a cui attenersi e i fondi per poter gestire il fenomeno, e il secondo - lo stato - affermando che la legislazione invece c'è eccome, e pure i soldi.

«Comuni e Regioni colpevoli di non aver controllato il fenomeno». L'accusa, scagliata dal sottosegretario al Welfare, Francesca Martini, è condivisa da etologi, animalisti e da chi, politicamente, ha posizioni opposte a quelle del governo. «Dal 2001 a oggi in base alla legge per la lotta al randagismo sono stati stanziati 30 milioni di euro. Le pubbliche amministrazioni non li hanno utilizzati, le domande sono rimaste inevase nei nostri uffici perché prive di documentazione», punta l'indice la Martini, intervenuta in modo rigoroso ed efficace nelle politiche per il benessere animale. (fonte)

Chi ha ragione? Non si sa. Per adesso abbattiamo tutti i cani e non pensiamoci più. Poi si vedrà.

martedì 17 marzo 2009

Non inoltrate l'e-mail di Ashley Flores, non si è persa

Tre giorni fa un lettore di questo blog mi aveva segnalato un'e-mail, arrivata nella sua casella di posta, in cui si raccontava di una misteriosa ragazzina francese scomparsa. Privatamente gli ho risposto che si trattava di una bufala già in circolazione da qualche anno. Quel messaggio è oggi arrivato anche a me, e quindi ho pensato di scrivere due righe, giusto per avvisare chi passa da queste parti che si tratta appunto di una bufala.

In realtà è molto semplice verificare che si tratta di un falso (è sufficiente una googlata), ma evidentemente è molto più rapido (c'è meno da pensare) cliccare su "inoltra" senza approfondire. Come è purtroppo usanza diffusa.

In ogni modo l'immagine della ragazzina (non) scomparsa è questa:



Il testo integrale dell'appello, invece, è questo:

Questo messaggio arriva dalla Francia. Fate circolare in tutto il mondo. Non si sa mai...
Per favore guardate la foto qui sotto, leggete il messaggio della madre e fate circolare a tutte le persone di vostra conoscenza...


Mia figlia di 13 anni, Ashley Flores, est scomparsa da due settimane.
Può succedere che se tutti fanno girare questo messaggio, qualcuno vedrà questa bambina.
Così facendo una bambina scomparsa di Steven Point è stata ritrovata anche facendo circolare la sua foto alla televisione.
Internet circola anche oltre-mare, in Sud America, Canada ecc.
Per favore fate inoltrate questo messaggio a tutte le persone della vostra rubrica.
Grazie a Dio e a tutto ciò che di spirituale esiste, questa bambina sarà ritrovata.
Chiedo a tutti, supplico tutti, per favore, di far girare il più possibile questa immagine.
Non è ancora troppo tardi.
PER FAVORE AIUTATECI
Chiunque sia in grado di dare delle informazioni al riguardo, per favore mi contatti: HelpfindAshleyFlores@yahoo.com
Includo la foto di mia figlia. Tutte le vostre preghiere saranno preziose!!!
Sono sufficienti 2 minuti per far circolare il messaggio. Se si trattasse di vostro figlio farete l'impossibile per ottenere dell'aiuto !!!

Di questo appello si era già occupato nel mese di aprile il Disinformatico, mentre snopes.com certifica da tempo che si tratta di un falso in circolazione almeno dal 2006. Insomma, se vi arriva questo appello evitate di diffonderlo e magari avvisate chi ve l'ha spedito che si tratta una bufala.

Internet, 20 anni di vita e non è servita all'umanità

Venti anni. Non sembra che sia già passato tutto questo tempo da quel 13 marzo dell'89 - se per nascita di internet prendiamo per buona questa data - in cui Tim Berners-Lee (foto), ingegnere inglese di belle speranze, presentò ai suoi superiori del Cern il documento (Information Management: A Proposal) contenente le basi del World Wide Web.

Ma perché non è servita all'umanità? In realtà non sono parole mie (all'umanità non so, ma a me la rete è servita sicuramente) ma di Davide Rossi, quello che alcuni maliziosi considerano come l'estensore, o quanto meno l'ispiratore, del disegno di legge dell'on. Gabriella Carlucci.

Non penso valga la pena soffermarsi più di tanto sulle affermazioni fatte dal presidente di Univideo, le quali, pur ovviamente provocatorie, la dicono lunga sul tipo di approccio che può avere nei confronti della rete chi lavora al servizio delle major del'intrattenimento e del cinema. Certo, internet non è servita a risolvere il problema della fame nel mondo è un'affermazione che seppur provocatoria si commenta da sè, e alla quale, se proprio uno ha tempo da perdere, si potrebbe replicare - come ha scritto giustamente Luca - dicendo che neppure i dvd e i cinema hanno risolto il problema, se è per questo.

Comunque a me, personalmente, internet come dicevo è servita e serve tuttora tantissimo. E non solo perché ci passo sopra la quasi totalità del tempo libero, ma perché la considero, oltre che un'ottima fonte di svago, anche un'ottima barriera, una difesa dalle balle che circolano. E Dio solo sa quanto abbiamo bisogno di sapere le cose come sono realmente. In un sistema dell'informazione in cui le tre maggiori reti televisive private sono proprietà del capo del governo, quelle pubbliche sono più o meno direttamente controllate dai partiti (vedi lottizzazioni varie) e i giornali sono per la maggior parte finanziati dallo stato, che si fa?

Si va in rete. Che probabilmente è l'ultimo posto in cui ancora non esiste filtro preventivo e non c'è quindi alcun modo di nascondere le suddette balle che spesso ci raccontano. D'altra parte quattro disegni di legge solo nell'ultimo periodo per tentare di "regolamentarla" e cause varie nei confronti ad esempio di YouTube, una delle quali tra l'altro intentata proprio dall'azienda televisiva del capo del governo, mi pare che lascino spazio a ben pochi dubbi.

Vent'anni di internet, comunque, alla fine, non hanno cambiato il mondo e probabilmente non lo cambieranno neppure nei prossimi venti. Ma forse un pochino più liberi, di sapere le cose come stanno e di dire la nostra, siamo diventati.

lunedì 16 marzo 2009

Ci siamo, è ora di un nuovo indulto

Fino ad ora si trattava semplicemente di una previsione. Adesso quella previsione si è praticamente avverata. Mi riferisco al numero di detenuti presenti nelle carceri del nostro paese; carceri che avevano respirato un po' dopo l'indulto dell'estate del 2006, il contestato provvedimento, rigorosamente bipartisan (eccetto Lega e IdV), che all'epoca fece tornare a spasso quasi 27.000 detenuti. In molti già all'epoca prevedevano che il cronico problema che affligge le nostre carceri, quello del sovrannumero di detenuti rispetto all'effettiva capacità, si sarebbe ripresentato molto presto. Beh, pare che ci siamo. Scriveva oggi Repubblica:

...in nove mesi siamo passati da 52.992 detenuti (fine aprile 2008) ai 60.570 attuali. A questo ritmo - il flusso è di 700 nuovi detenuti al mese - entro marzo si supererà nuovamente il livello pre-indulto (60.710 detenuti al 31 luglio 2006).

Questi numeri sono riportati anche dall'Ansa:

La capienza regolamentare degli istituti di pena in Italia e' di 43.100 posti. A ieri i detenuti erano 60.570. Si tratta, secondo le percentuali del Sindacato autonomo di polizia, nel 51% dei casi di imputati, 46% di definitivi, 3% di internati. Il 28% dei detenuti presenti nelle carceri, secondo l'associazione 'Antigone' e' tossicodipendente. La situazione delle carceri italiane e' 'fuori della Costituzione' secondo il ministro della Giustizia, Alfano.

L'aspetto paradossale di questa situazione - sempre stando a quanto scrive Repubblica - è che alcune strutture carcerarie nuove, pronte per essere utilizzate, ci sarebbero già, l'unica cosa che manca è il personale.

Molti [penitenziari, nda] offrono lo stesso scenario, paradossale, del nuovo padiglione di Bergamo. A piano terra ci sono cataste di mobili impilati, tavolini, sedie, armadi, mensole, brande, materassi ancora confezionati. "In un giorno sarebbe tutto arredato", dice il guardiano. Per farlo funzionare manca solo una cosa: gli agenti di polizia penitenziaria. È uno dei punti dolenti del progetto Alfano. Le "guardie" sono già sotto organico: 5.250 in meno rispetto alle 44.406 previste dall'organico.

Come se non bastasse, secondo le previsioni del ministero della Giustizia, quest'anno gli stanziamenti per il personale sono in diminuzione: da 1.276 milioni del 2008 a 1.184 milioni nel 2009 (-7,2%). Risultato: saranno tagliati da 500 a 1000 altri "secondini".

Insomma, da qualunque parte si guardi la situazione, pare proprio che l'unica soluzione sia un altro indulto.

Il computer? "Un imbecille ad alta velocità"

Tra le tante definizioni che mi è capitato di sentire, riferite a un computer, devo ammettere che questa è sicuramente una delle più originali. Ed è la definizione che del computer dà Gioacchino Genchi, il noto consulente informatico di cui tanto si vocifera in questo periodo.

Ho già parlato altre volte, qui, nel blog, di questo signore, e non solo io. Pure la stampa e i telegiornali continuano a parlarne, additandolo come il creatore del famigerato "archivio Genchi", una sorta di database in cui sarebbero finite le intercettazioni non autorizzate di milioni di italiani e di molte istituzioni. Un consulente mal visto dalla maggior parte dei politici di ogni schieramento, costantemente impegnati in un'opera di delegittimazione a mezzo stampa a 360 gradi. A mio modo di vedere c'è solo una spiegazione del fatto che questo signore stia così sulle scatole alle alte sfere della politica (giusto l'altro ieri Cicchitto si domandava cosa ci facesse ancora nella Polizia; io, alla stessa maniera, mi domando invece cosa ci faccia lui in politica).

E la spiegazione si evince in maniera molto chiara dall'intrvista rilasciata dal consulente alla gionalista Silvia Resta e mandata in onda da La7. Una delle cose più interessanti è l'affermazione, fatta da Genchi in coda all'intervista stessa, nella quale dice che buona parte degli italiani non ha creduto che uno con quella faccia potesse essere l'ideatore dello scandalo del secolo, e chi ha avuto voglio di sentire tutte le campane (non solo quelle dei giornali), è andato in rete e ha potuto valutare la situazione nelle sua varie sfaccettature.

In fondo a questo serve internet. (qui il video dell'intervista)

I social network stanno mandando in pensione la cara vecchia e-mail

Ai miei tempi - per "miei tempi" intendo più o meno una decina d'anni fa - la soddisfazione più grossa di chi si affacciava alla rete era la registrazione a un provider con la conseguente creazione di un proprio indirizzo e-mail. L'indirizzo di posta elettronica che trovate nella colonna qui a destra, ad esempio, è la mia prima e-mail che ho registrato appunto una decina d'anni fa con Libero. Tra l'altro a quesi tempi si poteva ancora gestire tranquillamente la posta elettronica tramite un client (tipo Outlook, ad esempio) anche se il fornitore della casella e-mail era tizio e il provider che si utilizzava per navigare era caio.

Che ne è dell'e-mail oggi? Beh, pare che se ne stia andando in soffitta. D'altra parte siamo o no nella cosiddetta era del web 2.0? Siamo o no nell'era di Facebook, di Myspace, di Firendfeed, di Twitter? Che bisogno c'è ancora della posta elettronica? E infatti appena qualche giorno fa il Guardian ha pubblicato questo articolo in cui riporta uno studio svolto dell'Istituto di ricerca Nielsen.

Da questo studio - scrive sempre il Guardian - risulta che circa i due terzi degli utenti di internet sono membri di comunità online, sono iscritti insomma a una compagnia virtuale appartenente a qualche social network.


La tabella che vedete qui sopra indica l'evoluzione in percentuale, nei paesi evidenziati, degli aderenti a qualche social network tra il 2007 e il 2008. La massiccia adesione a queste piattaforme fa sì in pratica che sia molto più comodo, semplice e veloce mandare messaggi o comunicati ad altri utenti. Questa immediatezza e questa semplicità vanno, com'era del resto facilmente prevedibile, a scapito del normale messaggio di posta elettronica (che io personalmente continuo a utilizzare molto frequentemente), ormai messo a dura prova dall'età, dall'invasione dello spam e dai relativi filtri spesso eccessivamente zelanti.

Insomma, secondo molti l'e-mail è ormai una cosa superata, destinata invetabilmente, col passare del tempo, ad essere definitivamente accantonata. E' naturalmente solo una previsione, e, come si sa, di previsioni nel campo di internet e della comunicazione ne sono state fatte nel corso degli anni parecchie. Fortunatamente non tutte sempre azzeccate.

domenica 15 marzo 2009

Per la Rai non vale l'"apologia di reato"?

Date un'occhiata a questo spezzone:



Dunque, nel video (la sequenza è tratta da questa fiction trasmessa dalla Rai e vista da svariati milioni di telespettatori) si vede:
  • una bambina che consegna alla mamma un cd "bomboniera" (quindi si presume che ne siano state fatte molte copie).

  • un cd masterizzato con tracce musicali protette da copyright (si leggono chiaramente alcuni titoli e relativi autori e uno è stato pronunciato distintamente dalla bambina).
Ora, se consideriamo che (a) la suddetta compilation non è stata ovviamente fatta per uso personale (visto che è una bomboniera...), (b) chi l'ha fatta ha commesso quindi - se non erro - un illecito penale e (c) i commi 1 e 2 dell'art. 50 dell'emendamento D'Alia - quello sull'apologia di reato per via telematica - recitano:

1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

2. Il Ministro dell'interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all'adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all'autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.


Insomma, alla luce di tutto questo la domanda che si pone Quintarelli non mi sembra così campata per aria.

Le auto blu servono

Ho scritto più di un post in passato in cui ho manifestato stupore per il fatto che il nostro paese ha 8 volte le auto blu del Stati Uniti. La spiegazione è più semplice di quel che si potrebbe pensare, e l'hanno dimostrato chiaramente le iene l'altra sera.

Ne abbiamo così tante semplicemente perché servono.



(per la cronaca Marrazzo si è dissociato)

E' delicato

Nell'ultimo cd di Zucchero, Fly, uscito ormai tre anni fa, le canzoni veramente belle sono più di una. Come questa ad esempio.

Buona domenica.

sabato 14 marzo 2009

Dove vanno i soldi requisiti alla mafia?

Con una certa frequenza giornali e telegiornali annunciano pomposamente i successi dello stato nella lotta alla mafia: operazioni, arresti (tipo quello di ieri a Bagheria), bande sgominate e nello stesso tempo, dopo ogni operazione, l'entità dei beni sequestrati. Entità tra l'altro di tutto rispetto, almeno stando a quanto dichiarato alcuni giorni fa da Maroni:

«Nel 2007 - ha rilevato Maroni - vi sono stati sequestri di beni mafiosi per 1,5 miliardi di euro, una somma salita a 4,3 miliardi di euro nel 2008». Il Viminale continuerà a prestare «grande attenzione» ai «tentativi di ricostituzione della cupola», così come «all'immigrazione clandestina e al terrorismo, soprattutto quello di matrice jihadista».

Qualcuno ha pensato (per una volta giustamente) che parte di questi beni potevano essere convogliati alla giustizia. Sapete bene che i tagli alla giustizia, assieme a quelli alle forze dell'ordine, sono infatti una costante di ogni legislatura. Nel novembre scorso è quindi entrata in vigore una legge (Legge 13 novembre 2008, n. 181) che prevedeva l'istituzione di un fondo da cui prelevare le risorse necessarie a far fronte di volta in volta ai bisogni della giustizia.

Tutto bene quindi, verrebbe da pensare. Peccato che le cose non siano però andate proprio in questo modo. Almeno stando a quanto racconta Bruno Tinti, un ex Procuratore della Repubblica che prestava servizio a Torino, del quale riporto un estratto di un articolo pubblicato sul blog Uguale per tutti.

Proprio per questo, quando è entrata in vigore la legge 13 novembre 2008 n. 181, gli uffici giudiziari hanno emesso un corale respiro di sollievo.

C’era la prospettiva di diventare ricchi.

Diceva infatti questa legge che le somme di denaro e i proventi derivanti dai beni confiscati nell’ambito di procedimenti penali o per l’applicazione di misure di prevenzione dovevano confluire in un «Fondo per la Giustizia»; da qui i soldi sarebbero stati prelevati per far fronte alle esigenze degli uffici giudiziari.

Finalmente! Si sarebbero comprati elaboratori, pagati gli straordinari ai cancellieri (così si sarebbero fatte le udienze anche di pomeriggio), realizzati quei progetti informatici fermi da anni per mancanza di fondi.

Finalmente! Stenotipisti, traduttori, consulenti sarebbero stati pagati e avrebbero ricominciato a lavorare.

Finalmente! Si sarebbero riparate le vecchie macchine e comprata qualche blindata nuova.

Era anche giusto, si diceva: la Giustizia produce un sacco di soldi, sequestra, confisca; se queste risorse fossero investite produrrebbero anche parecchi interessi.

E cosa c’è di più razionale che far pagare la Giustizia ai delinquenti? Cosa di più normale che autofinanziarsi?

Si scoprì subito che le prospettive non erano così rosee; perché di pretendenti alla torta se ne fecero avanti altri.

E così, dopo molti litigi parlamentari (leggersi il resoconto stenografico delle sedute in cui la legge venne discussa, è molto istruttivo), il bottino venne diviso in tre parti: un terzo all’Interno, un terzo al Bilancio dello Stato (ci sono tanti buchi da coprire) e un terzo alla Giustizia.

Una vera rapina, ma meglio di niente.

Poi è arrivato il decreto legge sulla violenza sessuale; anche qui naturalmente servono soldi, se non altro per pagare il gratuito patrocinio alle vittime.

E in effetti il «Fondo per la Giustizia» di soldi ne ha prodotti parecchi: adesso disponibili ci sono 100 milioni di euro.

Solo che, dice il comunicato stampa della presidenza del Consiglio dei ministri (20 febbraio 2009), questi soldi se li prende tutti il ministero dell’Interno.

Naturalmente non si può contestare che anche lì non si nuota nell’oro e che far girare le volanti e pagare gli straordinari ai poliziotti è certamente una buona cosa.

Ma anche le guerre tra poveri dovrebbero essere risolte con equità: si divida come era previsto dalla legge (anche se i soldi li ha guadagnati la Giustizia) dando un po’ di ossigeno a tutte due le amministrazioni.

Anche perché la povertà genera inefficienza e l’inefficienza genera delusione, rabbia e sfiducia nei cittadini.

Che alla fine se la prendono con chi non li tutela.

Ma guarda, forse la rapina di cui la Giustizia è rimasta vittima non è proprio così casuale: ancora una volta la sua inefficienza potrà essere attribuita ai magistrati; il Paese si potrà convincere più facilmente che i giudici sono dei fannulloni; la loro credibilità ne sarà ulteriormente diminuita; e la classe politica potrà ancora una volta protestare che le sue democratiche riforme sono osteggiate dalla magistratura «politicizzata».

E i cittadini ci crederanno.

Intercettazioni, non se ne parla più?

No, non se ne parla più, tutto il can can che si era scatenato all'inizio, quando l'incredibile disegno di legge è diventato di dominio pubblico, pare essersi sgonfiato come un tendone da circo senza più i sostegni che lo tengono su.

Eppure il disegno di legge sta proseguendo il suo cammino, e giusto l'altro ieri, alla Camera, sono state bocciate a scrutinio segreto le pregiudiziali di costituzionalità presentate dall'opposizione, in particolar modo dall'Italia dei Valori. In pratica la maggior parte dei senatori, con questa decisione, ha ritenuto che il ddl Alfano fosse perfettamente corretto sotto il profilo costituzionale. Ddl che quindi prosegue il suo normale iter legislativo.

Ne ha parlato qualcuno? No. Alcune notizie si trovano qua e là in piccoli trafiletti nascosti in qualche oscuro meandro tipo questo, ad esempio. Per il resto silenzio assoluto. Evidentemente i media non ritengono il tutto una cosa importante. E d'altra parte come potrebbe essere diversamente? In fin dei conti si tratta solo di una legge che una volta approvata farà fare dei grossi brindisi ai peggiori delinquenti in circolazione perché renderà sostanzialmente inefficace l'uso delle intercettazioni telefoniche e comminerà delle grossissime sanzioni ai giornalisti che si occupano di cronaca giudiziaria, e quindi perché preoccuparsi?

In tutto questo fa quasi un po' pena il povero Di Pietro, che continua a litigare con grammatica, sintassi e congiuntivi nel tentativo di spiegare le aberrazioni contenute nel testo di Alfano. Il problema è che quando non ci saranno più i suoi strafalcioni linguistici, di queste cose non parlerà più nessuno.

E allora ben vengano.

venerdì 13 marzo 2009

Appello degli artisti inglesi: lasciate scaricare la musica agli utenti

L'appello non viene da qualche clandestina lobby di incalliti pirati del web, ma da una nutrita schiera di famosi musicisti e artisti inglesi, tra cui - solo per fare qualche nome - Robbie Williams (foto), Billy Bragg, Annie Lennox, David Gilmour (Pink Floyd), Peter Gabriel e altri.

Questi musicisti si sono riuniti in una sorta di associazione, la Featured Artists Coalition, tramite la quale intendono farsi promotori di azioni e provvedimenti che tutelino maggiormente i loro interessi rispetto a quelli delle major discografiche e delle lobby dell'industria musicale.

Dell'iniziativa hanno parlato ieri The Register e The Indipendent, mentre oggi ne ha parlato il Corriere. Il titolo dell'Indipendent lascia pochi dubbi sull'idea di fondo e sulle modalità con cui intendono portare avanti questo progetto: "It's not a crime to download".

Insomma, i primi ad aver capito che non ha più alcun senso continuare a perseguire gli utenti che scaricano illegalmente la musica da internet sono proprio i musicisti stessi, consci che la battaglia (come è ormai ampiamente dimostrato) è perduta, non c'è speranza di sconfiggere il p2p. E l'appello che hanno lanciato in occasione del lancio ufficiale della loro iniziativa è rivolto in primo luogo alle major stesse, perché la smettano con l'assurda e improduttiva criminalizzazione degli utenti, e al ministro delle comunicazioni inglese lord Carter, che recentemente si è fatto promotore di alcune iniziative che vanno nella direzione di un aggravamento delle pene per i downloader selvaggi.

La musica ceduta liberamente agli utenti non è una novità. I primi a tentare questo esperimento sono stati un paio di anni fa i Radiohead, che hanno messo il loro ultimo cd in rete liberamente scaricabile e con il prezzo deciso dagli utenti stessi in base al loro gradimento dell'album.

Insomma internet ha rivoluzionato tutto nel campo della musica: la condivisione, la distribuzione, la fruizione. E lo strapotere delle case discografiche, che spesso a scapito degli artisti hanno fatto il bello e cattivo tempo, è sempre più un lontano ricordo.

L'abuso edilizio? Dipende...

Uno pensa sempre che quello che c'è scritto nell'immagine qui a fianco sia una cosa scontata. Certo, i segnali che a volte, forse, non è sempre così non mancano, ma insomma questo dice la nostra Costituzione e questo prendiamo per buono.

Partendo da questo principio si suppone che un tale che commette ad esempio un abuso edilizio risponda alla legge sia che abiti - che ne so - a Belluno sia che abiti a Cagliari. E probabilmente è così. Ci sono casi, però, in cui la discriminante non è il luogo geografico, ma il ceto sociale o la carica che uno ricopre. La nostra Costituzione prevede (art. 3) che ciò non sia possibile, ma forse alla Cassazione a volte sfugge. E può capitare, tanto per fare un esempio a caso, quando l'abuso è commesso da un parlamentare.

Senza successo Nania aveva sostenuto davanti ai giudici di merito che "essendo egli senatore della Repubblica, gli accertamenti compiuti all'interno della sua abitazione, cosi' come le testimonianze dei verbalizzanti che hanno riferito sugli esiti degli accertamenti stessi, erano inutilizzabili". La Cassazione gli ha, invece, dato ragione rilevando che "nessun membro del Parlamento puo' essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare senza autorizzazione della Camera di appartenenza" anche nel caso in cui dall'abitazione perquisita non sia stato prelevato nulla e si sia trattato, da parte dei pubblici ufficiali, di una "semplice visione dei manufatti". (fonte)

Penso che a volte Berlusconi non abbia tutti i torti quando dice che la Costituzione è ormai obsoleta e non più al passo coi tempi.

Ma quanto rompe questo Fini

I battibecchi dell'ultimo periodo tra Fini e Berlusconi, pare che abbiano indispettito più di un militante...

(via Repubblica)

Là dove c'era l'erba...

Le mie perplessità sull'idea al vaglio del governo di liberalizzare l'edilizia le avevo già espresse in un altro post. Si tratta evidentemente di un progetto di legge che prosegue su una direzione già nota su cui da tempo si è incamminato il nostro paese.


Articolo di riferimento: qui.

Elemosina e cretinate

«La tassa sui ricchi proposta da Franceschini è una ricetta sbagliata. Secondo la dottrina economica liberale non è con l'elemosina che si risolve il problema» (fonte)

Che detto da uno che ha inventato la social card...

Così da noi, così da loro

Loro naturalmente sono gli americani, e la vicenda è quella di Bernhard Madoff (foto), probabilmente il più grosso truffatore in circolazione a Wall Street. Il finanziere, ieri, si è dichiarato colpevole davanti a un tribunale federale di aver truffato svariate centinaia di investitori per una cifra che si aggira attorno ai 50 miliardi di dollari.

Il giudice, come scriveva ieri il Sole24Ore, ha accettato la sua confessione, poi ha immediatamente revocato la cauzione e ha disposto che in attesa della sentenza, che ci sarà in giugno, l'uomo, che rischia 150 anni di galera, se ne resti in carcere.

Anche noi abbiamo avuto qualcosa di simile nel recente passato. Calisto Tanzi ad esempio, ritenuto praticamente il responsabile unico del crac Parmalat (un buco da 14 miliardi di euro di cui 10 in danno ai risparmiatori) e condannato recentemente in primo grado a 10 anni di carcere. Ovviamente viene naturale pensare che adesso Tanzi sia in cella a scontare la pena come il suo "collega" americano.

In strada Martinella, alle spalle della sua casa, Mister Day (questo era il nome dei suoi prodotti da forno targati Parmalat) si presenta puntualmente ogni giorno. “Ma non è agli arresti domiciliari? Cosa ci fa in giro?” chiede chi, in questa prima settimana di lavoro, lo ha visto passare. Calisto Tanzi, 70 anni compiuti, il 18 dicembre scorso è stato condannato a 10 di carcere e ritenuto “l’unico vero responsabile” (come disse il suo avvocato Gian Piero Biancolella dopo la sentenza di primo grado) del crac del secolo. Oggi appare come un comune lavoratore. Un dirigente, un consulente, un collaboratore: passa il tempo negli uffici e poi, come un qualsiasi nonno, quando stacca salta in macchina e va prendere i nipotini a scuola. (fonte)

Come dire, in Italia conviene sempre.

giovedì 12 marzo 2009

Giornata mondiale contro la cybercensura


Reporters sans Frontières celebra oggi, 12 marzo 2009, la giornata mondiale contro la cybercensura. Magari noi non ce ne accorgiamo, ma in certi paesi del mondo non è così semplice accendere il pc e scrivere un articolo sul proprio blog come sto facendo io adesso.

Attualmente, denuncia l'organizzazione per la libertà di stampa, nel mondo ci sono 69 ciberdissidenti in carcere: in vetta alla lista nera, ancora una volta, la Cina, seguita da Vietnam e Iran. I dodici paesi indicati come "nemici di Internet" secondo Rsf hanno trasformato le loro reti in Intranet, impedendo agli internauti di accedere a quelle informazioni che i governi considerano "indesiderabili". Oltre a censurare, i regimi dimostrano anche grande efficacia nella repressione, spesso giustificata con la necessità di difendere la "sicurezza nazionale". (fonte)

Noi, ovviamente, non siamo ancora a questi livelli, ma la piega che ha preso negli ultimi mesi l'attività legislativa non lascia molto spazio alla tranquillità.

I medici e l'obbligo (non la facoltà) di denunciare i clandestini

Alla fine la verità è venuta fuori. Tutte balle quelle che ci hanno raccontato fin dall'inizio che con l'emendamento della lega al ddl sicurezza i medici avrebbero avuto facoltà di denunciare i clandestini che vanno a farsi curare in una struttura pubblica. In realtà i medici hanno invece l'obbligo di denuncia. E questo in virtù del fatto che nel ddl sicurezza del governo l'immigrazione clandestina diventa reato, ragion per cui i medici che lavorano nelle strutture pubbliche, che sono a tutti gli effetti pubblici ufficiali, non possono fare diversamente, pena sanzioni pure per loro.

Scriveva ieri RaiNews24:

Il medico dipendente da enti pubblici o da enti convenzionati con il Ssn - spiega il segretario nazionale Fp Cgil medici, Massimo Cozza - riveste contemporaneamente, secondo il costante orientamento della giurisprudenza, la qualifica di pubblico ufficiale o di pubblico servizio. I medici del servizio sanitario nazionale, in quanto pubblici ufficiali, saranno quindi obbligati a denunciare per iscritto quando avranno notizia della clandestinita', diventato reato perseguibile di ufficio. Chi omette o ritarda di denunciare sara' punito con la multa da 30 a 516 euro. E non va dimenticato che l'obbligatorieta' della denuncia non e' solo a carico dei medici, ma anche degli infermieri e di tutto il personale della sanita' pubblica quando e' nell'esercizio delle sue funzioni.

A mio avviso il provvedimento non è sbagliato per una questione riconducibile alla discriminazione che porta in sé, o almeno non solo a quella, quanto perché di fatto il medico diventa così una sorta di sceriffo delatore. Ora - e questo nessuno penso lo metta in dubbio - per certi versi è giusto che si sappia chi ha accesso alla sanità pubblica, visto che tra l'altro la paghiamo noi, ma il provvedimento, per come è congegnato, in sostanza è come se obbligasse i medici a sostituirsi allo stato nella lotta all'immigrazione clandestina.

Io penso invece che i medici debbano fare i medici (leggi: curare) e lo stato lo stato (leggi: combattere l'immigrazione clandestina). Il problema purtroppo è proprio questo: lo stato non riesce (o non vuole, non so) a combattere questa bendetta immigrazione clandestina. E se lo stato non ce la fa ci devono pensare i medici?

A tutto questo si aggiunge un altro aspetto: se io sono un clandestino che va in giro - che ne so - con la scabbia, e so che se mi presento in un ambulatorio o un pronto soccorso verrò sicuramente denunciato, cosa faccio? Qualcuno ha messo in conto il possibile fiorire di para-ambulatori clandestini in cui questa gente andrà, forse, a farsi curare? Qualcuno ha messo in conto il ritorno di malattie magari qui da noi già scomparse da tempo? Qualcuno ha messo in conto l'aggravio di spese per la sanità pubblica nell'ipotetico caso (speriamo rimanga ipotetico) in cui debba far fronte a epidemie di queste malattie? Cosa facciamo, mandiamo l'eventuale conto a Maroni?

(fonte immagine: il manifesto)

Italian bloggers call for support from around the world to fight blogger-licensing in Italy

"I blogger italiani chiedono il sostegno di tutto il mondo per combattere la regolamentazione dei blog in Italia". Titola esattamente così (l'ho preso pari pari) l'articolo pubblicato ieri da Cory Doctorow (foto) sul suo Boing Boing, uno dei blog che parla di tecnologia, attualità e politica più letti e seguiti del pianeta.

Cory è stato recentemente a Milano per una serie di incontri, ha saputo dei vari disegni di legge sulla regolamentazione di internet (i vari D'Alia, Cassinelli, Barbareschi e Carlucci) a cui sta lavorando il governo italiano e ha deciso di parlarne sul suo blog, appoggiando così l'iniziativa freeblogger di Beppe Grillo.

La cosa fa ovviamente piacere, ma al tempo stesso dispiace, perché se è vero che, come si usa sempre dire, siamo famosi nel mondo per il nostro "made in Italy", al tempo stesso sono sempre di più le occasioni in cui saliamo alla ribalta per cose di cui, forse, non sarebbe il caso di andare troppo fieri. E i vari provvedimenti al varo del governo in materia di regolamentazione di internet, fanno sicuramente parte di questa seconda categoria.

Non è la prima volta che ciò accade - ricordate il Times all'epoca della famigerata Prodi-Levi? - e probabilmente non sarà neppure l'ultima. Ed è perfettamente comprensibile. D'altra parte come si fa a spiegare a un americano, il cui presidente neoeletto ha messo la libertà e lo sviluppo di internet al primo punto del suo programma di governo, che da noi questa benedetta internet si sta lavorando per imbrigliarla?

E Cory ha ovviamente capito benissimo quali sono i termini del problema, tanto che sul suo blog tra le altre cose scrive:

In the last five months the Italian Parliament has accelerated the legislation against the Internet. Probably because it's the last media that is out of control in Italy after out of seven National TV's 3 are owned by the Prime Minister, 3 are State owned and controlled by the Government (read: Prime Minister), and all major newspapers are financed by the State.

Insomma, comunque andrà a finire questa storia una cosa è certa: non ne usciamo sicuramente bene.

A quattr'occhi con uno "schiachimista"

Mi dispiace, ma non potevo non segnalarvi questa vera e propria "chicca": l'incontro a tu per tu tra un sostenitore della famigerata cospirazione planetaria delle scie chimiche e un giornalista che cerca di riportarlo alla ragione.

L'incontro è avvenuto all'interno di una osteria in Svizzera, ed è stato documentato dal giornalista, Paolo Attivissimo, in un resoconto puntuale e dettagliato pubblicato sul suo blog.

Il motivo reale dell'incontro, come spiega il giornalista, non era tanto quello di convincere l'interlocutore dell'astruseria delle sue (e non solo sue) convinzioni - lì purtroppo non c'è niente da fare -, quanto capire i meccanismi psicologici che stanno alla base di tutti i cospirazionismi.

Ne è venuto fuori un incontro che definire spassoso è poco. Si è parlato del morbo di Morgellons, di meteorologia, di telemetria, di cavalli alati, di unicorni. L'articolo è un po' lungo, quindi, se avete intenzione di darci una letta, preparate birra e popcorn come se foste al cinema.

E divertitevi.

mercoledì 11 marzo 2009

Obama chiude il sito di stoccaggio scorie nucleari di Yucca Mountain

Obama non se ne sta con le mani in mano, questo ormai è assodato. In concomitanza infatti con la burrasca provocata dal provvedimento di pochi giorni fa, tramite cui ha sbloccato i fondi per la ricerca scientifica sulle cellule staminali, un'altra decisione storica è stata presa in questi giorni dal neoeletto presidente: la chiusura del sito di stoccaggio di scorie nucleari di Yucca Mountain.



Molto brevemente, Yucca Mountain è una zona del deserto del Nevada - si trova a circa 160 km da Las Vegas (la vedete qui sopra) - che una ventina d'anni fa è stata scelta dal Congresso americano come sito di stoccaggio e immagazzinamento di buona parte delle scorie nucleari generate dalle centrali USA. Si tratta sostanzialmente di una serie di cunicoli sotterranei sigillati che avrebbero dovuto rappresentare la destinazione finale di circa 70.000 tonnellate di rifiuti radioattivi.

Adesso si è scoperto (in realtà si sapeva da tempo) che il sito non solo non è adatto a ricevere e a conservare tali scorie - tra l'altro gli studi che avrebbero dovuto dimostrarne la sicurezza sono stati spesso al centro di scandali -, ma non è neppure sicuro in quanto pare che non esista modo di fermare le infiltrazioni d'acqua, che rappresentano il pericolo maggiore per quanto riguarda la sicurezza di tutto il progetto. Progetto costato finora 7,7 miliardi di $ (contro i 6 preventivati) che muore quindi qui. Obama ha detto stop.

La notizia, che ha trovato ampia visibilità all'estero (qui ad esempio il Washington Post), da noi è stata praticamente ignorata. Probabilmente i media hanno pensato che non sarebbe stato carino dare visibilità alla cosa in un momento in cui il nostro governo ha deciso che il nucleare rappresenterà la soluzione di tutti i nostri problemi preannunciando l'imminente costruzione di 4 centrali nucleari.

Questo perché, parlandone, inevitabilmente il discorso sarebbe caduto sul problema scorie. E in questo senso la domanda finale che il Washington Post ha inserito nel titolo dell'articolo in cui ne parla è emblematico: "Now what"? Una domanda che riassume in sé tutte quelle già note, e tuttora senza risposta, su cosa fare di queste benedette scorie nucleari. Perché è evidente che se neppure a Yucca Mountain (immagine qui a fianco), nel deserto del Nevada, sotto migliaia di tonnellate di roccia sono al sicuro, chi può avere la soluzione a questo problema?

La salutiamo adesso la democrazia?

Non so a voi, ma a me l'idea di Berlusconi di far votare solo i capigruppo, bypassando così la normale (e prevista dalla Costituzione, mi pare) discussione parlamentare, ha fatto uno strano effetto. Certo, qualcuno come al solito esagera sempre (ma esagera davvero poi?): regime, democrazia che se ne va, ritorno al fascismo, non lo so...

Fortunatamente Fini, che tra tutti sembra uno dei pochi che ancora conservano un barlume di lucidità e raziocinio, ha detto che non accadrà mai: "è una proposta impossibile".

Prendiamo atto. Ma nell'ipotetico caso che tutto ciò diventi un giorno realtà, mi pare che l'osservazione più interessante l'abbia fatta Luca:

Ma se invece dovesse passare, perché non portare l'idea alle sue naturali conseguenze? Perché lo stato dovrebbe pagare tutti quei parlamentari? Basterebbe calcolare quanti parlamentari si otterrebbero con i dati elettorali, sulla base di liste virtuali stilate dai capi dei partiti, e dichiarare che gli eletti hanno semplicemente ottenuto un'onorificenza, tipo "cavaliere". Ma poi mica dovrebbero andare a Roma davvero, prendere uno stipendio, farsi pagare viaggi e spese di rappresentanza. Quelle scomodità inutili sarebbero evitate. Con un buon risparmio per la democrazia.

Dentro la giungla dei numeri

Ormai, probabilmente, siamo arrivati al punto che non ci facciamo neppure più caso. Ai numeri intendo: la borsa un giorno scende un giorno sale, un giorno perdono gli immobiliari e salgono i bancari, il giorno dopo il contrario. E poi l'inflazione, il debito pubblico, la disoccupazione. Insomma ogni giorno siamo sottoposti a un bombardamento di numeri e percentuali che comincia ad avere un che di nauseante e che ci lascia probabilmente ormai indifferenti.

Una cosa penso più che normale, in fondo. Eppure ieri le cifre che ha pubblicato l'Inps sullo stato della disoccupazione in Italia una qualche attenzione dovrebbero averla destata. Scriveva Repubblica:

Tra gennaio e febbraio 370.561 lavoratori hanno perso il posto di lavoro e hanno presentato all'Inps la domanda di indennità di disoccupazione, 116.983 in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno pari ad un +46,13%. Tali richieste comprendono l'indennità ordinaria, speciale e con i requisiti ridotti.

In dettaglio, a gennaio le domande pervenute sono state 169.274 (con un picco nella sola giornata del 15 di 11.653 richieste) contro le 95.851 dello stesso mese del 2008. A febbraio sono salite a 201.287 (il picco è del dieci del mese) contro le 157.727 dello stesso mese dell'anno precedente.

A prima vista, magari, 370mila e passa disoccupati in più potrebbero anche non dare eccessivamente nell'occhio. Poi però penso che la provincia di Rimini, tanto per restare qui nella mia zona, fa circa 300.000 abitanti. Ecco, il pensiero che in due mesi l'equivalente dell'intera popolazione della provincia di Rimini si sia ritrovata disoccupata a me dà da pensare.

Che poi, a ben pensarci, non è che anche a Rimini si stia mettendo proprio bene...


martedì 10 marzo 2009

La crisi si mangia il (tele)gatto

Per carità, non vorrei che pensaste che la notizia è importante, ma pare che a causa della situazione attuale (la crisi) quast'anno salterà la nota manifestazione di consegna dei telegatti.

Ufficialmente per questioni di opportunità ed "eleganza". Sapete com'è, il momento è difficile ed ostentare in passerella star televisive superpagate non è evidentemente sembrato il massimo, se non altro nei confronti di chi magari se la sta passando un po' così così (così almeno dicono).

Ma La Stampa la vede un po' diversamente:

C’è poco da stare allegri, in effetti, ma la realtà appare lievemente diversa. Non tanto, o non soltanto, il rispetto per il pubblico: «panem et circenses» sono sempre stati una medicina adatta a ogni tempo di crisi. Quanto, più realisticamente, la mancanza di denaro per chiamare le stelle straniere. E, magari, pure per pagare i conduttori.

La pubblicità diminuisce. Gli sponsor non sono più disposti a finanziare manifestazioni, e programmi, che non rendono come una volta. Sempre tenendo conto che i telespettatori sono considerati clienti. Adesso i potenziali acquirenti sono potenziali dissidenti. E in questo quadro una marcia indietro è comprensibile. Nemmeno negativa, alla fine. La scelta di non organizzare i Telegatti, soprattutto in una versione particolarmente lussuosa, può essere «venduta» come una forma di rispetto nei confronti del pubblico. Una decisione virtuosa. Un fioretto. Senz’altro è un risparmio per l’editrice.

Insomma, tanti giri di parole per dire che non ci sono i soldi e anche a Mediaset bisogna tirare la cinghia. Poi dicono che la crisi ha solo aspetti negativi.

Integralismi cattolici

Prendetela come impressione personale, ma a me pare che la chiesa - e non certamente da adesso - si stia sempre più arroccando su posizioni e atteggiamenti che definire integralisti potrebbe quasi sembrare eufemistico. E' infatti difficile interpretare in maniera diversa le dichiarazioni e le prese di posizione espresse ultimamente dagli alti vertici delle gerarchie ecclesiastiche in varie parti del mondo.

Penso ad esempio all'atteggiamento tenuto dalla chiesa nella fase terminale della vicenda di Eluana; una situazione in cui il Vaticano non si è limitato a dire la sua, come sarebbe stato logico e sacrosanto, ma si è inoltrato in una sorta di campagna mediatica asfissiante e arrogante, culminata con le dichiarazioni aberranti del cardinale Barragan (contro cui Beppino Englaro ha annunciato giustamente querela).

Oppure penso al recente episodio accaduto in Brasile, dove un arcivescovo ha inflitto la scomunica ai medici responsabili di aver fatto abortire una bimba di 9 anni - aborto tra l'altro praticato rispettando quanto prevede la legge brasiliana in materia - rimasta incinta dopo essere stata stuprata dal patrigno (la scomunica se l'è beccata anche la madre). Un provvedimento che ha suscitato le reazioni del ministro della salute brasiliano e dello stesso presidente Lula, e motivato dall'arcivescovo - evidentemente affetto da una grave forma di fanatismo religioso - con queste parole:

"...la legge di Dio è al di sopra della legge umana. Quando una norma promulgata da legislatori umani va contro la legge di Dio perde qualsiasi valore."

Senza ulteriori commenti (direi che non ce n'è bisogno), vale la pena segnalare l'ultimo episodio in ordine di tempo, e cioè la levata di scudi dei vescovi americani contro la legge, appena firmata da Obama, che ripristina i fondi tolti da Bush in favore della ricerca medica sulle cellule staminali. Ricerca sulle staminali che vescovi e Vaticano - d'altra parte si sapeva già - hanno definito immorale, così come una "sconfitta" l'approvazione di questa legge.

Cosa hanno in comune questi tre episodi che vi ho citato? Semplicemente l'assurda e per certi versi patetica convinzione che la legge di Dio debba prevalere su quella degli uomini (l'arcivescovo brasiliano non poteva essere più chiaro), assunto che cozza in maniera plateale non solo con qualsiasi forma di buon senso e raziocinio, ma anche col fatto (probabilmente al vescovo sfugge) che ci sono persone, e sono tante, a cui della legge di Dio non frega assolutamente niente.

Penso comunque che l'elezione di Obama abbia da questo punto di vista rappresentato un grosso vantaggio per gli americani. L'approvazione di questa legge, infatti, ha dimostrato che per Obama il bene e l'interesse del popolo americano vengono prima anche degli starnazzamenti patetici dei vescovi e della chiesa (quando accadrà anche qui da noi?), e questo episodio in particolare ha dimostrato altresì che la visione religiosa del neoeletto presidente è molto più ampia e più aperta della sordità e dell'intransigenza ipocrita di certe sfere ecclesiali.

"...da persona di fede, credo che siamo chiamati a prenderci cura gli uni degli altri e a lavorare per alleviare la sofferenza umana." (fonte)

Non penso che questa di chiarazione di Obama dia adito a fraintendimenti: ricercare liberamente sulle cellule staminali è una conseguenza dell'essere religioso e non un impedimento, in quanto un cristiano (anzi, soprattutto un cristiano) ha il dovere di tentare di alleviare le sofferenze altrui. Una visione della religione - mi pare - totalmente opposta a quella di Ratzinger & c., sempre pronti a dire no a qualsiasi ricerca e cura salvo poi costringerti a vegetare in un letto per 17 anni.

L'aspetto quasi paradossale di tutto questo, è che la chiesa, nel suo incessante e ostinato cammino sulla strada di questo forsennato e irrazionale integralismo religioso, non fa altro che darsi la zappa sui piedi da sola. Il Washington Post ha ad esempio pubblicato ieri i risultati di un sondaggio, condotto negli Stati Uniti, da cui risulta che dal 1990 ad oggi la percentuale di americani che si riconoscono nella chiesa cattolica è scesa dal 86% al 76.

The survey of more than 54,000 people conducted between February and November of last year showed that the percentage of Americans identifying as Christians has dropped to 76 percent of the population, down from 86 percent in 1990.

Le interpretazioni che si possono dare sono ovviamente più di una, ma, così, su due piedi, mi verrebbe da pensare che probabilmente molti fedeli sono permeati da una sensibilità e una umanità che scavalcano la presunta superiorità delle regole e delle leggi sbandierate a mo' di dogma dalla chiesa stessa.

Si tagliano lo stipendio? Mah...

L'altro ieri Repubblica ha dato notizia di un'iniziativa presa da alcuni deputati del Pd, i quali avrebbero deciso di comune accordo di tagliarsi lo stipendio - invitando tutti i loro colleghi a fare altrettanto - per dare un segnale di solidarietà e vicinanza nei confronti degli italiani che se la stanno passando poco bene a causa della crisi. A parte la boutade (dico, non penserete davvero che si taglino lo stipendio?), l'articolo offre comunque alcuni spunti di riflessione piuttosto interessanti.

Tagliarsi lo stipendio. Per lanciare un segnale in questa tempesta. Il Palazzo adesso ne parla. Un po' per l'imbarazzo crescente di fronte alle migliaia di nuovi disoccupati, alle famiglie sul lastrico, all'esercito di cassintegrati. Un po' per lo spettro del "forcone" lì fuori, che puntuale turba i sonni degli onorevoli in ogni momento di crisi. E questa è crisi nera.

Ora, se si eccettua Emilio Fede, penso che il fatto che ci troviamo di fronte a una crisi economica piuttosto seria sia più o meno riconosciuto da tutti. Ma la cosa interessante e curiosa è l'immagine del "forcone". Secondo l'articolista i sonni degli onorevoli sarebbero turbati al pensiero che orde di cittadini arrabbiati si possano dirigere con fare minaccioso sotto le mura dei vari palazzi del potere per cingere d'assedio gli occupanti. Bella la metafora. Ma gli occupanti possono stare tranquilli, non capiterà mai; sono finiti i tempi dell'hotel Raphael, i tempi in cui i cittadini, animati ancora da un barlume d'orgoglio e di sana incavoltura, correvano dietro ai politici per strada con la scopa.

Adesso siamo tutti più tranquilli; c'è la tv che ci tiene a bada e ci distrae, c'è l'informazione che ogni santo giorno ci racconta miliardi di cose che non servono a niente, c'è un presidente del consiglio che ha fatto dell'ottimismo una ragione di vita (la sua) e che continua a dire che dobbiamo stare tranquilli perché nessuno cadrà in miseria: insomma siamo in una botte di ferro. Che detto da uno che all'inizio diceva che la crisi non c'era (se la inventavano i giornali), poi che c'era ma non era così grave, e poi che è grave ma nessuno cadrà in miseria, beh, insomma, è tutto dire. Ma andiamo avanti.

Lo spunto, va detto, lo stanno dando in questi giorni alcuni amministratori locali. Dai consiglieri provinciali della Volkspartei che a Bolzano hanno deciso due settimane fa di tagliarsi di 600 euro al mese l'indennità (di 6.300 euro) per devolvere le relative somme ad associazioni benefiche, al sindaco di Finale Emilia, Raimondo Soragni, che si è decurtato lo stipendio del 50% (da 2.000 a 1.000 euro).

Beh, insomma, pare che qualcuno nonostante tutto la faccenda l'abbia presa sul serio. Ma ovviamente le voci contrarie non mancano.

Ma il centrodestra stronca il progetto sul nascere, altro che operazione solidarietà bipartisan. "Il nostro compito è fare buone leggi e arginare in Parlamento la crisi, non creare fondi per chi perde il lavoro - taglia corto il vicecapogruppo Pdl alla Camera, Italo Bocchino - . Detto questo, personalmente sarei disposto a cedere anche il 50% in favore di chi è in difficoltà. Ma non è con misure come questa che si risolvono i problemi".

Questo è naturale, e d'altra parte era già stato detto fin dall'inizio dai promotori dell'iniziativa: evidentemente Bocchino fa finta di non capire. E' chiaro che anche se tutti i parlamentari si tagliassero lo stipendio non si risolverebbe la crisi; ma l'iniziativa era appunto per dare un segnale. E il problema sta appunto qui. Le occasioni per dare questo benedetto segnale le hanno già avute, e le hanno sprecate. Per due anni di seguito, infatti, è stato ad esempio proposto di abolire la vergogna dei rimborsi elettorali doppi, la legge varata in fretta e furia dal precedente governo Berlusconi che consente ai partiti di continuare a incassare i rimborsi elettorali anche dopo lo scioglimento anticipato delle Camere. Un muro. Nonostante quella geniale trovata sia costata 300 milioni di euro di soldi pubblici, la proposta di toglierla si è sempre infranta in mille pezzi davanti al diniego rigorosamente bipartisan di tutti.

Visto che Bocchino afferma che il loro compito è quello di fare buone leggi per cercare di arginare in Parlamento la crisi, l'abrogazione di questa vergogna sarebbe ad esempio un buon inizio. Altroché i miseri 6 milioni di euro che salterebbero fuori dall'iniziativa (che sa di propagandistico) di quelli del Pd. Ma evidentemente nessuno ci ha pensato.

Adesso se ne presenta un'altra di occasione, una di quelle che potrebbe dimostrare una volta per tutte se Bocchino e soci hanno intenzione davvero di fare qualcosa di concreto o se è solo aria fritta: il prossimo referendum elettorale. Non ci torno sopra perché ne ho già parlato in più di un articolo, ma sapete tutti benissimo che se il referendum venisse accorpato all'Election Day lo stato risparmierebbe più di 400 milioni di euro. Potrebbe presentarsi occasione più propizia per dare modo ai nostri governanti di dimostrare le loro reali intenzioni? Io credo di no.

Così come non credo di sbagliare su come andrà a finire.

lunedì 9 marzo 2009

No, non preoccupatevi...


... non è quello che avete pensato voi.

:-)

Windows 7 permetterà agli utenti di rimuovere Internet Explorer (e di essere un pochino più liberi)

La notizia, che era già nell'aria da qualche tempo, pare proprio che ora sia ufficiale. Il nuovo sistema operativo di casa Microsot, Windows 7, permetterà agli utenti che vogliono sbarazzarsi di Internet Explorer di disinstallarlo come una qualsiasi altra normale applicazione. Ne aveva già parlato The Register qualche giorno fa, citando quanto riportato in questo post pubblicato sul blog ufficiale dell'azienda.

E pare che l'elenco delle applicazioni targate Microsoft che possono essere eliminate dal sistema non si fermi a Internet Explorer, ma comprenda anche Windows Media Player, Windows Media Center, Windows Search e molti altri.

La possibilità di poter rimuovere Internet Explorer dal sistema porterà sicuramente almeno paio di benefici: maggiore possibilità di scelta da parte dell'utente e un maggiore livello di sicurezza di tutto l'ambiente internet in generale. Non è una novità infatti che proprio il browser di casa Microsoft sia da tempo immemorabile il software maggiormente preso di mira dagli aggressori informatici; in primo luogo a causa della sua diffusione, e anche per la sua intrinseca e ormai leggendaria vulnerabilità. Cosa di cui si può rendere conto facilmente qualsiasi utente Windows guardando a chi sono in prevalenza indirizzate le patch che più o meno regolarmente Microsoft rilascia.

E' quasi la fine di un'epoca verrebbe da dire, visto che Internet Explorer equipaggia in maniera inscindibile i sistemi Windows dalla versione 4.0 abbinata al primo Windows 98. Da allora, di tempo, di noie legali con l'antitrust di vari paesi del mondo e di disastri informatici più o meno gravi ne sono passati parecchi, e anche Microsoft ha deciso di voltare pagina e cambiare strategia, avvicinandosi così alle richieste di una sempre maggiore fetta di utenza.

Utenza che a partire da Windows 7 sarà sicuramente un po' più libera.

Così in Germania

Nascosta in qualche piccolo meandro, all'interno del fiume in piena di notizie che ogni giorno l'informazione ci rovescia addosso, ho trovato questa. In pratica una procura tedesca ha messo sotto indagine un deputato nazionale del SPD con l'accusa di traffico telematico di materiale pedopornografico.

Fin qui niente di strano, si direbbe. O meglio, niente di strano là in Germania. Scrive infatti l'Agi: (il neretto è mio)

La procura di Karlsruhe ha aperto un'inchiesta per pedopornografia nei confronti del deputato socialdemocratico Joerg Tauss, 55 anni, al quale la Commissione del Bundestag aveva in mattinata tolto l'immunita'. Subito dopo sono scattate le perquisizioni della polizia nella residenza privata del parlamentare, residente nel land del Baden-Wuerttemberg, e nel suo ufficio berlinese.

Cioè, se non ho capito male, il giorno stesso in cui è stata aperta l'inchiesta nei confronti del parlamentare, che nel frattempo si è dimesso, è stata immediatamente revocata l'immunità parlamentare cosicché la polizia ha potuto fare i suoi sopralluoghi e le sue indagini perquisendo pure la sua abitazione privata.

Più o meno come accade da noi:

Per la seconda volta, la giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato presieduta da Marco Follini ha rispedito al mittente la richiesta dei giudici di Milano di poter utilizzare le telefonate intercettate nell’estate del 2005 fra Giovanni Consorte e il senatore Pd Nicola Latorre sulla scalata illegale di Unipol a Bnl. Voto unanime: Pdl e Pd, Lega e Udc appassionatamente affratellati, a parte Luigi Ligotti dell’Idv.

domenica 8 marzo 2009

Cory su Facebook

“I social network per me sono importanti perché il passaparola aiuta i libri e anche i miei libri. Ma i social network incasinano la corteccia cerebrale. Facebook è la pornografia del sociale. Si nutre di se stesso e di quantità, più che di qualità. Queste cose perdono di senso quando il tuo boss che non sopporti ti chiede di essere tuo amico. E no, non è una buona cosa essere amici di tutti: ci sono anche brutte persone, in giro. Un conto è essere amichevoli, un conto essere amici. Bisogna essere amichevoli e gentili con tutti, ma amici no”.
“Chiudere i gruppi a favore della mafia? Perché, è un reato uscire per strada e dire “mi piace la mafia”? Dici sul serio che da voi è un reato dire “hanno fatto bene ad ammazzare quello”? La risposta alle pessime opinioni è più libertà di opinione, non meno”.

(via wittgenstein)

Gabriella Carlucci come Tony Blair?

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Alcuni anni fa, una situazione piuttosto imbarazzante coinvolse l'allora primo ministro Tony Blair, assieme a tutto il governo inglese. Non so quanti di voi conoscono o anche solo si ricordano questa storia; vale comunque la pena fare un breve riassunto.

Come è noto, anzi, come sarebbe bene che fosse, i documenti scritti ed elaborati con Word, il noto word processor contenuto nella suite di programmi Office di Microsoft, lasciano in giro molte tracce che possono mettere a repentaglio la privacy e la riservatezza di chi scrive. E' infatti sufficiente aprire un documento .doc ad esempio col Blocco Note di Windows, per scoprire molte cosette interessanti (non mi dilungo, se vi interessano i dettagli li trovate qui).

Bene. Nel 2003 Colin Powell portò di fronte alle Nazioni Unite un documento redatto dal governo inglese sull'occultamento delle armi di distruzione di massa da parte del governo iraqeno (armi occultate molto bene visto che a tutt'oggi non sono ancora state trovate). Il problema è che quel documento era un bluff. Scriveva all'epoca apogeonline.com:

A febbraio 2003, il governo Blair ha pubblicato un documento riguardante l'occultamento delle armi di distruzione di massa da parte del regime iracheno, che fu poi citato da Colin Powell di fronte alle Nazioni Unite. Si è scoperto ben presto che il documento, lungi dall'essere stato generato dagli 007 inglesi tramite rocambolesche infiltrazioni, era stato scopiazzato dilettantescamente (errori di battitura compresi) da un vecchio documento di un ricercatore statunitense, Ibrahim al-Marashi, del Monterey Institute of International Studies.

In pratica si è scoperta la bufala del documento taroccato grazie proprio alle tracce contenute nei log di revisione di Word, che hanno permesso di appurare l'identità dei veri autori e il documento originale di provenienza. Da qui la figuraccia del governo inglese.

Torniamo a noi. Altra storia ma scenario più o meno simile. Come sapete, tra i molti disegni di legge sulla regolamentazione di internet attualmente in Parlamento (di quelli di D'Alia e Barbareschi ho già parlato ampiamente qui nel blog e non sto a ritornarci sopra), ce n'è anche uno a firma Gabriella Carlucci (lo trovate qui). Si tratta - a suo dire - di un disegno di legge che avrebbe come fine, tra le altre cose, una più efficace lotta alla pedofilia online.

Leggendo il testo, però, non pare di cogliere proprio questo, o almeno non solo, ma una serie di norme che praticamente non fanno altro che confermare quanto la legge già stabilisce. Prendiamo ad esempio il comma 3 dell'art. 2:

Per quanto riguarda i reati di diffamazione si applicano, senza alcuna eccezione, tutte le norme relative alla Stampa. Qualora insormontabili problemi tecnici rendano impossibile l’applicazione di determinate misure, in particolare relativamente al diritto di replica, il Comitato per la tutela della legalità nella rete Internet (di cui al successivo articolo 3 della presente legge) potrà essere incaricato dalla Magistratura competente di valutare caso per caso quali misure possano essere attuate per dare comunque attuazione a quanto previsto dalle norme vigenti.

Ora, io non sono ovviamente un giurista, ma cosa si dice di nuovo qui? Niente. Si ripete solamente quello che si sa già. Internet non è un qualcosa avulso dalla realtà, ma è dentro la realtà, e le stesse regole che valgono fuori dalla rete valgono anche dentro. Insomma, tanto per essere chiari, il reato di diffamazione è unico, non ne esiste una versione per la carta stampata e una versione per il web. E c'era bisogno di una legge per specificare questo?

Altro esempio, il comma 4 sempre dello stesso articolo:

In relazione alle violazioni concernenti norme a tutela del Diritto d’Autore, dei Diritti Connessi e dei Sistemi ad Accesso Condizionato si applicano, senza alcuna eccezione le norme previste dalla Legge 633/41 e successive modificazioni.

Sapete qual è la legge 633/41? Non è nient'altro che la famosa legge sul diritto d'autore promulgata il 22 aprile del 1941 e modificata e rivista nel 2004 da Giuliano Urbani, all'epoca ministro dei Beni Culturali del governo Berlusconi III, che di fatto la trasformò nella famigerata legge Urbani, meglio nota come legge sul p2p (anzi, sarebbe meglio dire contro il p2p).

Insomma, alla fine, l'impressione è che si sia voluto mettere su un qualcosa che serve più a tutelare il copyright che la lotta alla pedofilia, magari utilizzando proprio questa come pretesto. E' un'impressione, come dicevo, ma qui entra in gioco il buon Guido Scorza: blogger, avvocato ed esperto di diritto delle nuove tecnologie, il quale ha scoperto una cosa piuttosto interessante.
(fonte immagine: quintarelli)


Ricordate la storia di Blair? Ecco, il buon Scorza ha scoperto, analizzando le proprietà del file .doc pubblicato dall'On. Carlucci sul suo sito, chi ne è l'autore. Si tratterà senza dubbio di una incidentale omonimia, ma caso vuole che si chiami così anche il presidente dell'Unione Italiana Editoria Audiovisa, l'associazione cioè che riunisce le principali aziende attive nel campo dell'industria cinematografica.

Ripeto, la concomitanza è senz'altro casuale, però...


Aggiornamento 09/03/2009.

Guido Scorza argomenta in maniera più che esaustiva le critiche a questo progetto di legge. Qui il suo articolo pubblicato da Punto Informatico.

Il portiere di notte

Non c'entra direttamente col fatto che oggi è l'8 marzo, ma confesso che è la prima che mi è venuta in mente pensando a una canzone riferita proprio a una donna.

Buona domenica.

sabato 7 marzo 2009

Costruire di più, costruire tutti

Se avete dato un'occhiata a qualche quotidiano, vi sarete accorti che la notizia del giorno (anzi, una delle notizie) è la grande idea (anzi, una delle grandi idee) del premier di dare uno scossone al mercato immobiliare tramite una sorta di liberalizzazione dell'edilizia. Idea che segue di poco la proposta di liberalizzazione della caccia di cui vi parlavo qualche giorno fa. Non so se questa qui, casomai andasse in porto, farà più danni o meno di quell'altra, anche perché, sinceramente, non ho approfondito più di tanto.

Basandomi su quanto riporta oggi il Corriere, mi pare comunque di poter cogliere almeno un paio di punti che danno un po' da pensare. Il primo è che questa riforma consentirà di poter costruire senza più bisogno della normale licenza edilizia rilasciata dal comune; in pratica sarà sufficiente il benestare di un architetto o di un ingegnere, che si assumerà in prima persona la responsabilità (anche penale) di quanto certifica, per poter cominciare a costruire. Tutto questo consentirà - dice il premier - di tagliare i tempi e semplificare (praticamente azzerare) le pratiche burocratiche.

Potrebbe anche essere bello tutto ciò, ma il primo pensiero che mi viene in mente è che i problemi maggiori di chi deve costruirsi o comprarsi una casa non sono gli ostacoli burocratici (anche se i tempi di rilascio delle licenze edilizie sono noti), ma i soldi, cioè la possibilità materiale di potere farsi una casa. Ok, si sveltiscono le pratiche, ma il resto? Istintivamente mi viene da pensare che i normali cittadini non avranno poi tutti questi vantaggi da tutto ciò, quanto semmai i costruttori e simili, quelli insomma che con l'edilizia ci speculano. Vedremo.

Altro punto. Siccome le competenze nell'ambito dell'edilizia sono in via esclusiva delle regioni, si pensa di "smistare" (parole sue) subito le pratiche alle regioni del centrodestra (ma guarda...), che ovviamente le approveranno subito, e poi in Parlamento fare il resto. Cos'è, una delle possibili varianti del famoso federalismo fiscale?

"Quando l'edilizia va, tutto il resto va di conseguenza", "sarebbe uno choc per l'economia [questa bozza di legge, nda], un colpo al cuore della burocrazia inutile e un volano enorme per l'edilizia e le attività collegate", dice sempre lui. Che sia un modo elegante per dire che stiamo per essere sommersi dal cemento? Già mi immagino i Verdi e gli ambientalisti sul piede di guerra. Battute a parte, viene comunque spontaneo chiedersi se c'è veramente bisogno di tutte queste case. Voglio dire, ha senso costruire in maniera selvaggia quando nel nostro paese ci sono svariati milioni di appartamenti sfitti?

Non ho trovato granché in proposito girovagando in rete, ma un documento piuttosto interessante sì. Eccolo qui sotto.


Prendete questi dati Istat con le pinze, perché come dicevo risalgono al 2001 e la situazione attuale potrebbe essere alquanto diversa, ma comunque risulta incontrovertibile che nel 2001 (se qualcuno trova dati più recenti lo può segnalare nei commenti) c'erano in Italia più di 5 milioni e mezzo di appartamenti sfitti. Ora, prima di cominciare a costruire in maniera indiscriminata a destra e a manca, qualcuno avrebbe potuto concepire una leggina che obbligasse magari i proprietari di questi appartamenti a metterli a disposizione a prezzi agevolati a chi ne ha bisogno. Troppo difficile?

Insomma, mi pare che alla fine questa sorta di deregolamentazione selvaggia porterà vantaggi solo ai soliti noti; o magari - molto più probabilmente - sarà solo un buco nell'acqua come altre grandi e ingegnose trovate partorite da questo governo (vedi social card).

Staremo a vedere.

Crisi economica: e va bene, non ne parliamo più

Bisognerebbe che i due, Tremonti e Berlusconi, si mettessero almeno d'accordo; perché un giorno il primo dice che la situazione del 2009 sarà peggiore di quella del 2008 (che tanto rosea non è mai stata), e il giorno dopo il secondo dice che si tratta delle solite esagerazioni dei giornali.

Che, detto per inciso, non è neanche che abbia tutti i torti. Voglio dire, sapete come sono i giornali, se è cento diventa automaticamente mille, se è mille diventa diecimila e via andare. Il problema è che pure Tremonti pare essere arrivato al punto di non sapere bene come siamo realmente messi. Scriveva l'altro ieri La Stampa:

Il titolare del dicastero di via XX Settembre non ha fornito cifre nè previsioni sugli effetti della recessione: «Guardando oltre tutte le congetture siamo e sappiamo di essere in ’terra incognita»

In tutta risposta è arrivata ieri la precisazione del premier, che dopo aver snocciolato una serie impressionante di numeri e cifre in merito agli aiuti economici messi in campo per cercare di arginare la crisi, in conferenza stampa ha detto:

La crisi "esiste" ma "è vissuta sui media in maniera più drammatica di quella che è", e il calo delle borse "è dovuto a una manciata di azioni". E la Rai "è l'unica tv di Stato che attacca il governo in carica".

Ecco qua. Come è già successo altre volte in passato, la crisi viene dipinta da quei cattivoni dei giornalisti molto più grave di quello che è. Insomma, secondo lui il diavolo non sarebbe così brutto come lo si dipinge. La Rai, poi, accodandosi alla compagnia cantante, avrebbe proprio... come dire... insomma l'avrebbe fatta fuori dal vaso. Avete capito, no?

Può anche darsi che l'abbia fatta fuori dal vaso, anche se la cosa appare perlomeno strana, ma forse ha ragione Giuseppe Giulietti, che ieri su articolo21.info scriveva:

Ancora più inquietante, tuttavia, è l'attacco sferrato da Berlusconi nei confronti della Rai. Il proprietario di Mediaset che già controlla i due terzi del servizio pubblico ci ha fatto sapere che, nei prossimi giorni, intende eliminare anche le ultime diversità sopravvissute e procedere alla costruzione del polo unico Raiset, dal quale saranno espulsi tutti i temi ed i soggetti sociali a lui sgraditi.

Parole che se associate a quanto annunciato da Gasparri appena qualche giorno fa, consentono di farsi un quadro piuttosto preciso sul nuovo corso intrapreso da viale Mazzini. Ma questi sono discorsi che lasciano un po' il tempo che trovano. Quello che forse è più al centro delle preoccupazioni in questo momento è questa benedetta crisi, esageratamente pubblicizzata secondo qualcuno, sottovalutata secondo qualcun altro.

Probabilmente, come in fondo è logico che sia, il risultato migliore si ottiene dai numeri nudi e crudi; poi, partendo da quelli, si può eventualmente fare qualche considerazione. Ora, lasciando stare i dati su base nazionale (riguardo ai quali è sufficiente dare un'occhiata all'andamento della cassa integrazione), ognuno può dare un'occhiata a quello che succede nella sua regione. Io abito in provincia di Rimini e quindi posso guardare per esempio cosa succede in Romagna. Scriveva ieri romagnaoggi.it:

Settori consistenti del sistema produttivo regionale stanno perdendo brandelli con una riduzione della capacità produttiva del 15%". Dato allarmante, diffuso a margine di una conferenza stampa dall'assessore regionale alle attività produttive, Duccio Campagnoli. Le imprese "che usano la cassa integrazione ordinaria" ormai sono mille: e in molti casi sono industrie che erano fiore all'occhiello della nostra economia.

Ecco, i giornali potrebbero anche minimizzare, come auspica il premier, ma cambierebbe qualcosa?

venerdì 6 marzo 2009

Crisi diverse


Robots


La signora a sinistra probabilmente l'avrete riconosciuta (è il cancelliere tedesco Angela Merkel), mentre il "tipo" a cui sta stringendo la mano è "Bruno". I due si sono incontrati il 20 novembre scorso a Darmstad, in Germania, in occasione del terzo summit nazionale sull'Information Technology.

L'immagine fa parte di una galleria molto bella pubblicata da The Big Picture (sito di cui consiglio vivamente l'iscrizione al feed), che raccoglie appunto una serie di immagini che ritraggono personaggi più o meno famosi alle prese con questi bizzarri personaggi meccanico/elettronici.

L'impiego della robotica nella produzione industriale e in molti altri campi dell'attività umana è in costante crescita. I robot vengono utilizzati ormai in quasi tutti i settori: chirurgia, medicina, sicurezza, vita domestica, esplorazioni spaziali, intrattenimento, industria. E anche noi - almeno per una volta - non stiamo a guardare.

Una ricerca condotta dall'UNECE, risalente al 2004 (la più recente che ho trovato), ha evidenziato che l'Italia era all'epoca addirittura il secondo paese al mondo per impiego e diffusione di queste tecnologie. Diffusione che non pare affievolirsi.


Ma quando si parla di robot, lo sapete sicuramente bene anche voi, non si intende solo nell'ambito delle applicazioni nell'industria o nella medicina. Spesso (e volentieri, perché no?) viene subito alla memoria tutto quello che la letteratura, la fantascienza e il cinema hanno costruito attorno a questo tema. Lasciando perdere i vari Terminator e Corto Circuito (nell'immagine qui a fianco Numero 5, il protagonista), penso ai romanzi di Isaac Asimov (ricordate Io, robot?), oppure, per tornare a tempi più recenti, al detective Spooner (Will Smith) dell'omonimo film del 2004 o al recente Wall-E della Walt Disney.

Il tema che si richiama a presunte forme di sopravvenuta autocoscienza, che a sua volta sarebbe alla base di altrettanto presunti complotti delle macchine ai nostri danni, non è certo cosa di questi giorni.

Ricordo con particolare nostalgia un racconto di Stephen King - di cui come sapete sono un noto cultore - che lessi parecchi anni fa. Si chiamava Camion ed era inserito nella celeberrima raccolta di novelle intitoltata A Volte Ritornano. Narrava la storia di un gruppo di persone intrappolate in un ristorante lungo un'autostrada americana, e minacciate dai camion e dalle macchine che in seguito a una forza sconosciuta avevano cominciato a vivere di vita propria e a uccidere le persone.

Alla fine i camion riescono a distruggere il ristorante e i pochi sopravvissuti vengono obbligati, in una sorta di ciclo perpetuo, a rifornire di carburante le macchine per potere continuare a funzionare. Da questo racconto, ricordo, è stato tratto anche un bellissimo film intitolato Maximum Overdrive (locandina qui a fianco), uscito nel 1986 e diretto dallo stesso Stephen King. Qui, però, ci siamo già spostati più verso il gotico che la robotica vera e propria.

Insomma, il cinema e la letteratura hanno attinto a piene mani nel corso dei decenni al fascino dei robot e delle macchine, immaginando scenari apocalittici di ogni sorta. Scenari spettacolari ma finti, che a volte ci fanno dimenticare i reali progressi fatti dall'umanità grazie all'utilizzo di queste tecnologie; che non sono cattive o subdole come ce le presentano nei film, ma che magari questa sera ci faranno guardare in modo un po' più sospettoso il nostro frullatore.

Le due leghe

Non condivido la Lega che ieri si è seduta al tavolo dicendo “si papà” a Berlusconi, nel momento in cui ha detto che le intercettazioni si possono fare soltanto quando si è scoperto il colpevole. La domenica la Lega viene qui al Nord per dire che bisogna contrastare la delinquenza, la criminalità, gli stupri e le violenze, nostrane e straniere, per poi andare a Roma per fare delle leggi per impedire che queste violenze vengano scoperte, salvo poi dirmi all'orecchio: “avete ragione, ma non possiamo farci niente”. Allora rispondo: non venite a raccontare in Lombardia che state facendo chissà cosa. Non è questo il modo di fare.

(via Antonio Di Pietro)

Non sparate sulla Rete

Mentre i paesi civili si stanno ingegnando in tutti i modi per trovare soluzioni che agevolino e favoriscano la diffusione e la penetrazione della rete internet all'interno del tessuto sociale (vedi ad esempio Obama), da noi si continua a discutere dell'esatto contrario. E cioè che cosa fare per cercare di limitare il più possibile il suo utilizzo.

Ogni legislatura (in questo caso destra o sinistra è irrilevante) si è infatti contraddistinta per aver messo in campo provvedimenti in questo senso. Ricordate, ad esempio, la famigerata Prodi-Levi, l'aberrante proposta di legge che tra le altre cose obbligava i blogger a iscriversi in un apposito registro e che all'epoca fece ribaltare dalle risate il mondo intero?

Questo governo, che tra la marea di meraviglie partorite finora aveva fino a ieri un disegno di legge per incarcerare i giornalisti, non poteva ovviamente essere da meno. E infatti c'è ancora in ballo il ddl D'Alia, disegno di legge di cui ho già parlato in maniera articolata qui e che quindi non vi sto a raccontare di nuovo.

Di nuovo c'è solo il fatto che il provvedimento, contenuto all'interno del famoso decreto sicurezza, di cui tanto si parla anche per altri motivi, è per ora passato al Senato e attende di essere vagliato dalla Camera. La rete, o perlomeno molti esponenti di questa che hanno deciso di non starsene con le mani in mano, hanno da tempo messo in campo varie iniziative per sensibilizzare il più possibile gli utenti e cercare di aprire un dialogo anche con l'autore di questo emendamento.

Il risultato (per la verità poco confortante) è una tavola rotonda organizzata per fare un po' il punto della situazione. Tavola rotonda a cui hanno partecipato politici, blogger ed esperti del settore internet dal punto di vista giuridico. Incontro che è stato messo online sul sito dell'Espresso, a cui, se la cosa vi interessa, vi rimando.

giovedì 5 marzo 2009

La cultura indebolisce la Rai

Ieri Sandro Bondi (foto), ministro dei Beni Culturali (uno che se gli chiedi qualcosa del lodo Alfano fa scena muta ma della tv sa tutto), ha scritto una lettera a Repubblica in cui sostanzialmente propone al nuovo cda, in fase di nomina in questi giorni, di destinare una rete Rai a un uso prevalentemente culturale (evidentemente finora non ce n'era nessuna) eliminando per questa rete la pubblicità e il rilevamento dei dati auditel.

Ecco un breve estratto della lettera:

...credo che sia mio compito difendere la nostra identità culturale dove essa è più vilipesa. Ragione per cui, sono deciso a chiedere ai nuovi vertici della Rai di svincolare una rete dal sistema di rilevazione dell'auditel e dalla pubblicità, come è stato deciso da Sarkozy in Francia. Ritengo che una televisione pubblica che vive anche degli introiti del canone, debba fare degli sforzi per elevarsi a vero servizio pubblico. Una rete del genere, non potrebbe che avere tra i suoi contenuti precipui, quelli della cultura e del patrimonio culturale che contraddistingue nel mondo l'Italia.

Bello. E continua: (il neretto è mio)

Ovviamente, ne sono consapevole, fare cultura in televisione non significa solo mostrare i musei, parlare di libri, trasmettere musica classica. Significa anche fare della buona televisione, ma tutti sappiamo che fare una televisione intelligente necessita di un impegno maggiore che fare una televisione stupida.

Esatto. Il ministro ha colto nel segno. Con circa un ventennio di ritardo (qualcun altro se n'era già accorto da tempo), ma meglio tardi che mai. A questo punto sarebbe interessante fargli notare che tra i maggiori responsabili della diffusione generalizzata della cosiddetta "televisione stupida" va sicuramente annoverato il capo della sua coalizione di governo, che da almeno una quindicina d'anni riempie i palinsesti e la testa degli italiani con ogni genere di scemenza. E ancora oggi, in una tv dove i grandi fratelli e le talpe la fanno da padroni, il trend non cambia.

La controparte, la Rai, non è ovviamente rimasta ferma, ma sull'onda del successo e della diffusione della demenzialità catodica dilagante, si è prontamente adeguata con le varie isole, fattorie e compagnia bella. E i risultati e gli effetti, cioè quello che ha prodotto questa marea di insulsaggini, sono sotto gli occhi di tutti.

La lettera di Bondi non poteva ovviamente lasciare indifferenti, e le reazioni, com'era prevedibile, non sono certo mancate. Tra tutte va senz'altro segnalata quella di Giovanna Bianchi Clerici, esponente leghista del cda in fase di costituzione, la quale ha detto:

Capisco il ministro, che chiede al servizio pubblico di elevarsi, di fare cultura. Ma non è il caso di indebolire gli asset Rai.

C'è bisogno di aggiungere altro?

Brunetta blog












Continua e si aggiorna costantemente l'elenco delle personalità politiche che utilizzano la rete (blog, YouTube, Twitter, Facebook, ecc...) per cercare di avvicinarsi e di avere un contatto diretto coi cittadini. L'ultimo arrivato è Renato Brunetta, l'amato/odiato ministro anti-fannulloni, l'acerrimo nemico degli sprechi nella pubblica amministrazione e via dicendo.

Badate, sapete bene come la penso e quale è il mio livello di considerazione della maggior parte dei politici; tuttavia trovo che sia sempre apprezzabile, indipendentemente dallo schieramento politico di riferimento, il fatto che ci si metta pubblicamente in gioco, dicendo quello che si sta facendo e dando la possibilità agli utenti di interagire esprimendo opinioni.

Brunetta, poi, come ho scritto in alcuni articoli sparsi qua per il blog, è uno dei pochi che inizialmente avrei messo su una ipotetica Arca di Noé in caso un mega diluvio avesse spazzato via baracca e burattini giù a Roma.

Beh, insomma, il suo blog è qui, se avete qualcosa da dirgli fatevi sotto.

Testamento biologico, un passo avanti (e due indietro?)

Continua in Parlamento la discussione (e lo scontro) sul testamento biologico, argomento del quale ho già parlato in altri miei post. Ieri sera, mentre scrivevo queste righe, veniva data notizia di alcuni emendamenti presentati dalla maggioranza che negli intenti dovevano migliorare il testo e cercare di avvicinare l'opposizione. Riavvicinamento rimasto però solo nelle intenzioni, in quanto - secondo l'opposizione (e secondo me) - le modifiche sono solo di facciata e non intaccano la sostanza del provvedimento.

Brevemente, i primi tre articoli del disegno di legge sono stati stralciati e sostituiti da uno unico, e tra le norme abolite c'è sicuramente, almeno per ora, quella dell'obbligatorietà di rivolgersi ogni tre anni a un notaio per certificare le proprie volontà, una norma che pareva fatta apposta per essere disattesa. Altre modifiche sono (cito da cittadinolex):

Un altro emendamento, poi, garantisce che in condizioni di morte prevista come imminente, il medico possa astenersi da trattamenti straordinari non proporzionati, non efficaci o non tecnicamente adeguati rispetto alle condizioni cliniche del paziente o agli obiettivi di cura. Inoltre viene riconosciuto il diritto del paziente ad essere protetto contro il dolore attraverso l'applicazione di tutte le terapie antidolorifiche disponibili, si promuove la diffusione della cure palliative.

Insomma, qualcosa pare muoversi. Ma il vero nodo, quello che ha provocato la rottura dei tentativi di dialogo, rimane il famigerato comma 6 dell'art. 5:

Alimentazione ed idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze e non possono formare oggetto di Dichiarazione Anticipata di Trattamento.

Finché non si metterà mano a questo obbrobrio legislativo, che di fatto è quello attraverso cui lo stato si sostituisce alla persona e decide al posto suo, le posizioni saranno sempre (giustamente) inconciliabili.

mercoledì 4 marzo 2009

I 400 milioni di Maroni

Questo blog e il suo amministratore si uniscono, per quello che può servire, alla campagna volta a evitare che 400 milioni di euro vengano buttati nel cesso per accontentare i capricci della Lega (ne avevo già parlato qui).


The Pink Panther e l'assurdità del copyright

Penso che tutti abbiate presente il tema musicale della Pantera Rosa (se non ve lo ricordate potete ascoltarlo qui). Qualche tempo fa avevo utilizzato questa traccia come sottofondo a un mio breve video che avevo poi caricato nel mio canale su YouTube.

Ieri, casualmente, mia figlia più grande, Michela, nel suo eterno peregrinare in rete è andata a rivedersi il filmato e si è accorta che era muto. Era sparito l'audio. Lì per lì avevo pensato che avesse le casse del pc spente (sì, come no?); poi sono andato a vedere e mi sono accorto che l'audio effettivamente è sparito, anzi, per la precisione mi è stato disattivato dallo staff di YouTube per violazione del copyright.



Ora, per carità, quando in fase di montaggio dei vari spezzoni del filmato ho inserito quel particolare mp3 ero perfettamente conscio che il file in questione era protetto da copyright (la colonna sonora originale è del 1963), ma l'ho inserito lo stesso perché pensavo (e lo penso tuttora) che ciò non avrebbe arrecato alcun tipo di danno ai detentori dei diritti (in questo caso la Warner).

Evidentemente mi sbagliavo. Il problema - capirete - non è tanto quello di dover inserire un nuovo mp3 (tra l'altro mi tocca rifare tutto daccapo perché i singoli files del lavoro li ho cestinati una volta terminato l'assemblaggio), quanto quello che essendo diventato alla fine un file audio unico, assieme alla traccia incriminata sono stati cancellati anche i miei commenti a voce, che ovviamente non posso più recuperare. Insomma, alla fine mi sa che il video lo cancellerò e buonanotte.

Una riflessione però la faccio volentieri. Questo piccolo episodio conferma in maniera inequivocabile quanto sia ormai sorpassato e anacronistico il concetto di copyright. Anzi, non quello di copyright, ma di copyright come lo intendono loro, una forma cioè in cui tutti i diritti sono appannaggio del detentore e nessuno appannaggio invece del fruitore. Che senso ha tutto questo nell'era di internet?

Ovviamente ho gironzolato un po' nei mendri di YouTube per cercare una soluzione, ma niente da fare: quel particolare mp3 lo posso inserire solo se ottengo il permesso specifico della Warner. Non è permessa neppure la citazione dell'autore, del detentore dei diritti, niente. E tutto questo è assurdo. Nell'era digitale, in cui i contenuti viaggiano da un capo all'altro del pianeta con un semplice clic del mouse, le major dell'industria discografica non sono ancora arrivate a concepire una forma di utilizzo collettivo delle opere che tenga conto sì della loro paternità, ci mancherebbe, ma che ne consenta la libera circolazione senza assurdi, controproducenti e ridicoli vincoli.

In pratica, per loro, concetti come Copyleft o Creative Commons sono totalmente banditi (non dico sconosciuti perché li conoscono benissimo). In fondo, pensandoci bene, che danno avrei mai arrecato io alla Warner inserendo quel particolare mp3? Avrei per caso cagionato un calo di vendite della colonna sonora? Avrebbe magari rappresentato un danno il fatto che qualcuno si fosse scaricato il filmato compresa la colonna sonora? A parte il fatto che, come ho accennato sopra, il brano è disponibile all'ascolto diretto in rete, ed è quindi scaricabile con qualsiasi programma di cattura audio in streaming (senza bisogno quindi di cercarlo nei circuiti p2p), tutto questo conferma l'assurdità della situazione.

Assurdità che le grandi lobby dell'industria discografica non hanno ancora capito. A loro spese.

La Caffarella e i giudizi troppo veloci

Chissà, sarà stata la fretta, o non so cos'altro. Fatto sta che questa volta gli inquirenti pare (la sospetta forma dubitativa è sempre d'obbligo) che abbiano preso un grosso granchio.

Per due motivi: (a) la cella a cui erano agganciati i cellulari dei due presunti stupratori non corrisponde ai trasmettitori della zona in cui è avvenuto il fattaccio e (b) gli esami del dna effettuati su sigarette e saliva rinvenuti sul posto non corrispondono a quello dei due. Insomma, probabilmente non sono loro; e questo nonostante uno dei due abbia pure confessato, come scriveva il Corriere il 17 febbraio scorso.

Cosa ci sia dietro quella confessione è un mistero (voleva forse coprire qualcun altro?). Quello che è sicuro è che la campagna mediatica che vedeva il caso brillantemente risolto e i due mostri (uno addirittura descritto con la faccia da pugile) impacchettati e pronti per una lunga permanenza in carcere, si è dimostrata per ora infondata.

Insomma, l'impressione è che ci sia una strana tendenza a trovare i colpevoli con una certa facilità, specie se sono stranieri. E, come è noto, la fretta non è mai buona consigliera.

Nel totale disinteresse si sta silenziosamente liberalizzando la caccia selvaggia

E' da poco ripartita in Senato la discussione di un disegno di legge sulla regolamentazione della caccia. Il relatore di questo disegno di legge è il senatore del Pdl Franco Orsi (qui la sua scheda al Senato e qui il suo sito), mentre il testo si rifà al ddl di un altro senatore sempre del Pdl, tale Domenico Benedetti Valentini (scheda qui). Il disegno di legge, che potete leggere in versione integrale qui, ha appunto lo scopo di modificare l'attuale disciplina dell'attività venatoria. Il problema è che - almeno stando alle proteste che si stanno levando in queste ore da parte di varie associazioni ambientaliste - si tratta di una regolamentazione che definire liberalizzazione selvaggia è forse riduttivo.

L'intento della legge, infatti, come si evince chiaramente anche dal titolo della bozza ("Abrogazione della legge 11 febbraio 1992, n. 157 e nuova disciplina dell’attività venatoria"), è esattamente quello di cancellare la citata legge, che è in pratica l'unica che tutela la fauna selvatica in Italia.
Il testo integrale è piuttosto lungo, ma la direzione in cui va tutta la legge si evince chiaramente leggendo le premesse iniziali, di cui cito questo estratto:

Occorre riconoscere che la vigenza della citata legge n. 157 del 1992 ha mostrato come questa sia caratterizzata da irrazionali pregiudizi aprioristicamente contrari all’esercizio dell’attività venatoria. Alcune disposizioni di tale normativa si sono rivelate del tutto vessatorie nei confronti di quanti esercitano l’attività venatoria, in quanto completamente prive di corrispondenti forme di vantaggio per le esigenze connesse alla protezione dell’ambiente e della fauna. La peculiare conformazione geografica della nostra nazione fa sì che le regioni italiane siano quasi esclusivamente territorio di transito per la selvaggina migratoria. Pertanto, la decisione di aprire in ritardo e di chiudere con eccessivo anticipo la stagione venatoria, anziché raggiungere l’obiettivo di proteggere le varie specie cacciabili, ha invece unicamente causato lo spostamento verso Ungheria, Romania, Polonia, Turchia, Egitto, Tunisia, Algeria, Spagna, eccetera, della gran parte dei cacciatori italiani, con il conseguente effetto di un notevole esodo di risorse economiche.

Ecco qua; il "notevole esodo di risorse economiche" determinato dai poveri cacciatori che sono costretti a recarsi in altri paesi per sfogarsi, è effettivamente un grosso problema, lo riconosciamo tutti. Non sappiamo esattamente a quanto ammonti questo danno economico, ma possiamo immaginare che sia piuttosto sostanzioso se merita una legge apposta per porvi rimedio.

A proposito, quali sono i punti salienti di questa legge? Sono tanti, tra cui, solo per citarne alcuni, la totale liberalizzazione dei richiami vivi, cioè i piccoli uccelli tenuti prigionieri in gabbie per attirarne altri; il ritorno all'uso degli zimbelli, tipo le civette legate per le zampe o le ali e usate come esca; la liberalizzazione dello sterminio di lupi, orsi, cervi, cani e gatti vaganti grazie a un articolo che dà ai sindaci i poteri di autorizzare interventi di abbattimento di questi animali anche se solo si ritiene che siano fastidiosi; l'abbassamento dell'età minima a 16 anni per poter imbracciare un fucile (ne avevo già parlato qui), la possibilità di cacciare sulle rotte migratorie, ecc...

Ma una delle trovate più geniali inserite nel testo è sicuramente il comma 18 dell'art. 10, che recita testualmente: (il neretto è mio)

Le regioni, in via eccezionale, ed in vista di particolari necessità ambientali, possono disporre la costituzione coattiva di oasi di protezione e di zone di ripopolamento e cattura, nonché l’attuazione dei piani di miglioramento ambientale di cui al comma 9, purché il territorio complessivamente inibito alla caccia non venga, in tal modo, a superare il 30 per cento del territorio regionale

Cioè, se non fosse chiaro, saranno fuorilegge le regioni che vorranno destinare più del 30% del territorio complessivo alla salvaguardia e alla protezione, che è un po' come se fosse reato creare aree faunistiche e naturalistiche protette. Queste sono solo alcune delle norme contenute nel disegno di legge (un riassunto completo di tutte lo trovate qui). Dispiace che notizie come questa non trovino posto nelle home page dei quotidiani (l'unico che ne ha parlato è stato l'Espresso qualche giorno fa) e si diffondano solo grazie al passaparola in rete, ma d'altra parte - ormai è noto - le priorità sono altre.

(fonte immagine:
ritrattidianimali)

martedì 3 marzo 2009

Onorevoli abbuffate

Lo so, quando si parla di queste cose si corre sempre il rischio di fare dell'inutile e fastidiosa demagogia, ma d'altra parte è inevitabile.

Voglio dire, quando a gente che viaggia a 14.000 euro al mese viene fatto uno sconto del 20% in modo che un pranzo a base di pasticcio di maccheroni, seppioline con patate o pesce spada, contorno, composta di frutta fresca e caffè costi 5 euro e 92 centesimi, a me un po' di incazzatura viene naturale.

E al diavolo la demagogia.


Aggiornamento 04/03/2009.

Pare che Schifani non abbia gradito le polemiche sorte intorno alla vicenda.

La giustizia secondo Migone



(via ugualepertutti)

Il Pil e l'asteroide

Ieri un asteroide - a quanto sembra piuttosto inatteso - ha sfiorato il nostro pianeta. Ci ha solo sfiorato, ma è stato sufficiente a far crollare il Pil (battuta di Vuki).

Umorismo a parte, la giornata di ieri ha rappresentato comunque un piccolo record (negativo), in quanto per trovare qualcosa che le assomigli bisogna tornare al 1975. In pratica, per trovare un calo simile (-1% contro lo 0,6 previsto dal governo) del nostro prodotto interno lordo, bisogna tornare indietro di trent'anni.

E tutto questo mentre, appena il giorno prima, il centro studi di confindustria aveva registrato un crollo della produzione industriale che a febbraio si è attestato a un bel -15%.

Ora, non è necessario essere degli esperti di economia (io non lo sono certamente) per capire che siamo messi male. Da più parti si sente dire che forse nel 2010 ci sarà una sorta di ripresina, ma arrivare al 2010 forse per molti sarà qualcosa che assomiglia a un'impresa. Tipo ad esempio per i lavoratori della Fiat di Pomigliano, oppure, giusto per restare qui nel riminese, per i dipendenti della SCM, che ha previsto il ricorso alla cassa integrazione per 900 persone a causa di un crollo degli ordinativi del 50%.

Chissà, forse sarebbe stato meglio se quell'asteroide ci avesse colpito.

lunedì 2 marzo 2009

La Camera su YouTube

Si allunga l'elenco degli utenti "istituzionali" presenti su YouTube. Dopo il canale ufficiale del ministro della Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini, e quello del Vaticano, ecco che anche la Camera dei Deputati sbarca in rete.

A far gli onori di casa è ovviamente il "padrone", che in questo caso è Gianfranco Fini. Ecco qui sotto il suo breve discorso di inaugurazione; un discorso tutto sommato condivisibile, ma che sa tanto di parole al vento.

Manganelli e bestemmie














Ci si potrebbe interrogare a lungo su parecchie cose vedendo queste immagini: si potrebbe ipotizzare che stiamo lentamente scivolando verso una dittatura, un regime autoritario, o molto più banalmente che spesso, in certe circostanze, si perde semplicemente il lume della ragione.

E penso che forse la risposta non dovrebbe neppure essere troppo complicata.

(via mante)

Carabinieri e Polizia non vogliono le ronde (tra i piedi)

Se qualche dubbio poteva ancora esserci, le ultime dichiarazioni del Cocer, che seguono di poco quelle dei vertici della Polizia, l'hanno definitivamente fugato: basta con le ronde, Carabinieri e Polizia non le vogliono tra i piedi. E di comune accordo hanno già fatto sapere che si rivolgeranno al capo dello stato perché non firmi la conversione del disegno di legge.

I motivi sarebbero principalmente due: la riduzione a ruolo di "badanti" delle forze dell'ordine ufficiali e la matrice politica di queste ronde. Scrive oggi il Corriere:

«Misura impraticabile». Così il Cocer dei carabinieri boccia le ronde e chiede un incontro al capo dello Stato e al presidente del Consiglio «per avere chiarimenti su tematiche che oggi offuscano la serenità dei nostri colleghi». Fanno sponda i sindacati di polizia, in particolare il Silp Cgil e il Sap (che da Torino denuncia: «I partiti cercano di lottizzare le ronde, per noi un ruolo di badanti»), che al governo si appellano affinché «non sia convertita in legge quella norma»

I timori delle forze dell'ordine non sembrano del tutto infondati visto quanto è successo giusto un paio di sere fa in quel di Padova, dove gli scontri tra "rondisti" della lega e giovani dei centri sociali hanno richiesto (buffo, no?) l'intervento delle forze dell'ordine, quelle vere.

Le quali, dal canto loro, continuano a ripetere che la sicurezza non passa da questi provvedimenti, che hanno molto di propagandistico e ben poco (almeno finora) di efficace, ma dall'aumento di risorse finanziarie e di organico. E anche qui il Cocer è stato chiarissimo:

I carabinieri, che da soli, secondo il Cocer, "producono il 55% dell'attività operativa rispetto a tutte le altre forze di polizia", si oppongono con fermezza all'istituzione di ronde di vigilanza composte da cittadini quando "mancano quasi 10 mila uomini alla polizia e ai carabinieri".

La sicurezza, denuncia ancora l'organismo di rappresentanza dell'Arma, non si fa con le ronde, ma si basa su due pilastri fondamentali: "L'incremento delle risorse economiche per le forze dell'ordine, che invece sono tagliate da anni. E la costruzione di nuove prigioni al fine di scongiurare il rischio di un nuovo indulto"

Richieste che sono sacrosante, specialmente alla luce di inchieste come questa e questa condotte recentemente da Repubblica. In questi casi, si sa, il ritornello è sempre quello che mancano i fondi, che non si sa dove reperire le risorse e via discorrendo. Beh, se cento milioni di dollari per la ricostruzione di Gaza si trovano, qualche spicciolo per i nostri poliziotti volete che non salti fuori?

Il testamento biologico se ne va in soffitta

All'inizio sembrava questione di vita o di morte. Sull'onda emozionale del caso Englaro, infatti, la maggioranza di governo non ha esitato - ricorderete - a dare vita a uno scontro senza precedenti col Quirinale (e col buon senso) pur di approvare in fretta e furia una legge che consentisse di salvare Eluana, anche se ancora non è ben chiaro da cosa dovesse essere salvata.

Poi quello che è rimasto della ragazza ci ha lasciato, e con lui se n'è andata anche tutta la frenesia legislativa, con il proposito comunque di tornarci sopra al più presto per colmare il vuoto e impedire che si ripresentino in futuro situazioni analoghe. Con la calma del dopo, si è però scoperto che giungere a un accordo su un argomento tanto delicato è impresa tutt'altro che semplice, e si è quindi deciso un rinvio, una pausa di riflessione fino ai primi di marzo.

Adesso è arrivato un altro rinvio. Se ne riparlerà infatti, probabilmente, dopo il famoso Election Day, le elezioni europee che si terranno a inizio giugno. Anche questa volta, come la precedente, il motivo sarebbe da ricercare in una non meglio precisata pausa di riflessione. D'altra parte si sa com'è, più si pensa e si riflette sulle cose e maggiori sono le probabilità che si partorisca qualcosa di buono (e si riesca magari a mettere d'accordo Vaticano, destra, sinistra e relativi trasversalismi). A questo proposito va detto che difficilmente, comunque, si potrà elaborare qualcosa di peggiore della porcata della prima ora ( gli epiteti affibiati al disegno di legge sono diversi: "beffa", "resa"; a me comunque piace di più "porcata").

Insomma, l'impressione è che adesso di questo benedetto testamento biologico non freghi più niente a nessuno. Cosa che tende a perpetuare quella che è una prassi consolidata e deprecabile: scansare i problemi sottovalutandoli, fino a che questi incancreniscono e diventano emergenza alla quale rispondere in fretta e furia con decreti legge demenziali se non direttamente incostituzionali.

Se la questione del testamento biologico è stata per ora accantonata, così non è, purtroppo, per quanto riguarda gli strascichi della vicenda di Eluana. Strascichi che buon senso faceva immaginare che sarebbero spariti con la dipartita della ragazza e che invece si prevede andranno avanti ancora per un bel po'. Si è cominciato con la storia della fotografie e si è arrivati all'iscrizione nel registro degli indagati - l'accusa è omicidio volontario - del padre, dell'anestesista e dello staff medico che ha accompagnato Eluana nell'aldilà (ovviamente per chi ci crede). Un atto dovuto, precisa la procura di Udine, che fa seguito alle denunce e agli esposti presentati da privati e associazioni varie. Da segnalare che nell'ambito della stessa vicenda pure al ministro Sacconi è arrivato un avviso di garanzia (è già il secondo), ma per i giornali questo è ovviamente meno importante.

Quello che conta è mettere bene in evidenza e cercare di screditare il più possibile la figura e l'operato del padre, il quale dovrà difendersi adesso davanti alla magistratura dall'accusa di aver ucciso la figlia, come se questa bestialità non fosse già stata smentita da una miriade di sentenze, pronunciate dalla stessa magistratura e da tutti i tribunali in ogni ordine e grado di giudizio. Operazione di delegittimazione che riesce benissimo ad esempio al Vaticano, perché è difficile interpretare in altro modo le parole pronunciate l'altro ieri da tale cardinal Barragar - evidentemente lui la sua sentenza l'ha già emessa -, che in ossequio al 5° comandamento ha detto:

"Abbiamo un comandamento, il quinto, che dice di non uccidere. Chi uccide un innocente commette un omicidio e questo è chiaro. Se Beppino Englaro ha ammazzato la figlia Eluana allora è un omicida".

Ormai da parte del Vaticano siamo abituati a sentire di tutto, ma mi pare che poche volte - forse mai - abbia raggiunto tali livelli di bassezza e mancanza di rispetto e moderazione. Praticamente il cardinale ha già sentenziato, mettendo sullo stesso piano l'omicidio (presunto) e l'omicida (altrettanto presunto), esattamente come ha fatto l'associazione cattolica che ha presentato denuncia per omicidio volontario. Si potrebbe provare a ricordare al signor cardinale che spesso i comandamenti evangelici a cui si richiama con tanta sicurezza non hanno niente a che vedere col nostro codice penale e con le sentenze dei tribunali, così come si potrebbe provare a spiegare a entrambi (cardinale e associazione cattolica che ha presentato denuncia) che uno dei fondamenti su cui si basa il cristianesimo, se non ricordo male, è proprio la distinzione tra peccato e peccatore, specialmente quando sia l'uno che l'altro sono ancora tutti da dimostrare come tali.

Ma ho paura che sarebbe tutto tempo perso.

domenica 1 marzo 2009

Gioacchino Genchi, o è pazzo o c'è sotto qualcosa di grosso

Non sono abituato a dare in pasto ai miei lettori filmati o documenti di cui non mi sono accertato preventivamente della fondatezza o dell'attendibilità.

Il problema è che in questo caso non riesco a venirne a capo, in particolare in merito al video in circolazione attualmente su YouTube con l'intervista a Genchi, video che in due giorni è stato visto da quasi 70.000 utenti in rete.

Di questo Genchi non parla più nessuno. C'è stato un gran putiferio all'inizio, quando Berlusconi affermò che questo signore aveva intercettato svariate centinaia di migliaia di persone, e poi più nulla. Silenzio.

Eppure a interviste come questa dovrebbe seguire come minimo un terremoto politico/istituzionale. I casi quindi sono due: o questo signore è un bufalaro (cosa di cui mi sento di dubitare) o c'è sotto qualcosa di grosso.


Society



Per me è un mistero
abbiamo un'avidità con la quale
abbiamo accettato di convivere

pensi di dover volere
più di quello di cui hai bisogno
finchè non hai tutto non sarai libero

società, sei una razza folle
spero che tu non sia sola senza di me

quando vuoi più di quello che hai,
pensi di averne bisogno
quando pensi più di quello che vuoi,
i tuoi pensieri cominciano a sanguinare

penso di dover trovare un posto più grande
perchè quando hai più di quello che pensi,
hai bisogno di più spazio

società, sei una razza folle
spero che tu non sia sola, senza di me
società, pazza e profonda
spero che tu non sia sola, senza di me

ci sono quelli che pensano,
più o meno, ma il meno è di più
ma se il meno è di più,
come fai a mantenere il punteggio?
significa che per ogni punto che fai scendi di livello
è un pò come cominciare dalla cima
non puoi farlo...

società, sei una razza folle
spero che tu non sia sola, senza di me
società, pazza e profonda
spero che tu non sia sola, senza di me

società, abbi pietà di me
spero che tu non ti arrabbierai
se non sono d'accordo
società, pazza e profonda
spero che tu non sia sola, senza di me

(testo e musica: Eddie Vedder)