"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
mercoledì 15 ottobre 2025
Il rifugio
mercoledì 30 luglio 2025
Troppo poco tempo
martedì 8 aprile 2025
Vecchitudine
venerdì 28 febbraio 2025
Verso la fine della fase di accumulo
martedì 9 maggio 2023
Dubbi
domenica 30 aprile 2023
Ci sarebbe il bene senza il male?
"Che cosa farebbe il tuo bene, se non esistesse il male?" Questa frase mi sta facendo pensare e mi sollecita un interrogativo: il bene esiste come contrapposizione al male oppure esiste come entità a sé stante? In altre parole, il bene esisterebbe anche se il male non ci fosse?
(Mi viene da fare il paragone con la salute, di cui generalmente ci sovviene l'esistenza quando la perdiamo, ma è un paragone azzardato e probabilmente improprio.)
Ho terminato Il Maestro e Margherita, di Michail Bulgakov, un romanzo definito da molti critici come uno dei più importanti non solo della letteratura russa ma mondiale.
Io l'ho trovato ambivalente, nel senso che a livello narrativo a tratti mi è sembrato pesante e abbastanza noioso, pur con guizzi interessantissimi di ironia, fantasia, satira sociale, visionarietà. È invece interessantissimo sotto il profilo filosofico, diciamo così, nel senso che abbracciando tematiche che hanno a che fare con la metafisica, l'etica, i conflitti tra ragione e fede, stimola riflessioni e pensieri che, a volte, non dico mandino in crisi, ma impegnano non poco.
In definitiva, dal mio punto di vista è comunque un libro che merita di essere letto.
lunedì 30 gennaio 2023
Freddo alle cinque
martedì 26 luglio 2022
Disumanità
Vittorio De Scalzi
sabato 16 luglio 2022
Soldi
mercoledì 11 maggio 2022
Un po' di pessimismo realismo
lunedì 9 maggio 2022
Vecchiaia
martedì 19 aprile 2022
Attese (del proprio turno)
mercoledì 13 aprile 2022
Presunta immoralità
Anche oggi sono qua, a manipolare tonnellate di alberi e foreste trasformati in giornali pieni di gossip che verranno poi acquistati da signore insoddisfatte della propria vita, sfogliati frettolosamente e poi gettati. A volte penso che il mio lavoro sia immorale.
domenica 10 aprile 2022
Accenni di sensi di colpa
Sulla libertà
Non è che in un post su un blog si possa discettare sul concetto di libertà, concetto smisurato e dalle molteplici sfaccettature, ma si può provare ad accennare qualcuna di queste sfaccettature.
Noi siamo liberi? Formalmente sì, o almeno amiamo pensare che sia così, ma molto dipende dal piano su cui vogliamo porre la questione. Rispetto a un carcerato, ad esempio, è ovvio che siamo liberi. Possiamo uscire di casa a qualsiasi ora del giorno o della notte, possiamo scegliere se uscire a piedi, in bicicletta, in macchina. Abbiamo la libertà di scegliere se andare in spiaggia, oppure in collina ecc. Questa è senz'altro una forma di libertà. Ma ci sono altre forme di libertà che ci sono negate, o che comunque sono negate alla maggior parte di noi. Siamo liberi, ad esempio, di non andare a lavorare? No, non lo siamo (non mi riferisco, ovviamente, a chi per i motivi più vari e fortunati può permettersi di non andarci), perché ci muoviamo all'interno di una società strutturata in modo che sia possibile viverci solo possedendo un reddito. Quindi, da questo punto di vista, non si è liberi di poter trascorrere le giornate facendo solo ciò che piacerebbe fare (andare a passeggio, leggere, scrivere, viaggiare ecc.). Qui è facile vedere come il concetto di libertà si ridimensioni alquanto.
Ma c'è un altro aspetto della libertà abbastanza interessante a cui in genere non si pensa molto: la relazione tra libertà e identità, cioè tra libertà e carattere o modo di essere, di cui parla Galimberti nei pochi minuti del breve video qui sotto.
In sostanza la questione è la seguente: Siamo liberi di non essere ciò che siamo? Galimberti porta un esempio. Un giorno Sartre andò in montagna per una escursione, cadde e si ruppe una gamba. Convalescente in ospedale, andò un giorno a trovarlo Maurice Merleau-Ponty, filosofo e suo grande amico, il quale gli chiese perché per andare a fare una escursione in montagna non si fosse fatto accompagnare da una guida. Risposta di Sartre: "Maurice, secondo te io sono uno che va in montagna con una guida?"
Con questa risposta Sartre ha voluto dire che, col suo carattere, per come è fatto lui, per il suo modo di essere, non sarebbe mai andato in montagna con una guida. La sua identità gli nega la libertà farlo. E non è una forma di limitazione della libertà (in questo caso della libertà di farsi accompagnare da una guida) anche questa?
In questo caso, quindi, la libertà si ridimensiona e si adegua al modo di essere, e molto difficilmente può essere diversamente. Quando succede, subentra la sorpresa, lo sconcerto. Quella sorpresa e quello sconcerto che ci fanno dire: "Questa cosa da lui non me la sarei mai aspettata", in riferimento a un comportamento, un atteggiamento, una frase detta da una persona da cui, in virtù di come la conosciamo, mai ce la saremmo aspettata.
Quindi, forse, non siamo liberi; diciamo però che ci piace un sacco pensarlo.
venerdì 1 aprile 2022
Precauzioni
giovedì 31 marzo 2022
Prendere il mare
mercoledì 23 marzo 2022
Ambivalenti
sabato 19 febbraio 2022
Non abbiamo più spalle di giganti su cui salire
Ieri nasceva Fabrizio De André, oggi moriva Umberto Eco. Quasi ogni giorno è nato o è morto qualcuno che è stato importante per qualche motivo. Parlo per me, ovviamente, ma credo che ognuno possa fare lo stesso discorso a livello personale. Io mi ritengo abbastanza fortunato, perché per qualche misterioso motivo sono sempre stato appassionato di cose ritenute futili o noiose dalla stragrande maggioranza delle persone, comprese quelle che mi ruotano attorno, ma che su di me hanno sempre esercitato una attrazione fortissima. Come i libri, ad esempio. Sono nato curioso e credo che morirò curioso. Mi ha sempre appassionato il cercare di sapere e di capire e ho sempre provato una smisurata stima nei confronti di chi poteva soddisfare in ogni modo questa mia curiosità.
A loro modo, e ognuno nel proprio ambito, sia De André che Eco, insieme a tantissimi altri, hanno fatto questo e continuano a farlo tuttora. A proposito di Eco, mi dispiace tanto che se ne sia andato presto, troppo presto. Mi sarebbe piaciuto leggere i suoi commenti sugli accadimenti di questi ultimi anni. Eco ha sempre avuto la capacità offrire analisi originali di tutto ciò che accadeva, ha sempre fornito spunti e visto le cose da angolazioni diverse rispetto a quelle della massa, e cerco di immaginare i suoi commenti su questi due anni di pandemia, sulla crisi russo-ucraina, sul vuoto di pensiero dilagante e il baratro culturale in cui è precipitata la nostra società (anche se su questo aveva già ampiamente scritto).
Ciò che dispiace è che, guardando attorno, non si vedono più giganti sulle cui spalle poter salire. Sia in campo artistico che culturale non si scorge più nessuno che si elevi dal magma amorfo in cui c'è tutto e niente. Certo, ci sono ottimi divulgatori e filosofi contemporanei, ma non credo che resteranno. Fra duecento anni si canterà ancora La donna cannone di De Gregori e si leggerà ancora Il nome della rosa di Eco, ma per il resto...
De Gregori vs Springsteen
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