Visualizzazione post con etichetta chiesa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta chiesa. Mostra tutti i post

venerdì 23 dicembre 2022

Relativismi matrimoniali e familiari

È sempre piuttosto difficile, per noi, accettare il fatto che certe abitudini e certe convenzioni, oggi magari rigidamente codificate e normate, sono relativamente recenti. Prendete il matrimonio religioso, ad esempio. Viene naturale pensare che le modalità e l'importanza con cui oggi si celebra siano le medesime da sempre. Non è così. Per oltre metà della sua storia, cioè fino al XII secolo, alla chiesa cristiana del matrimonio non è importato assolutamente nulla, era anzi visto come una cosa che riguardava i laici e da cui prendere le distanze, tanto è vero che veniva addirittura prescritto ai preti di starne alla larga.

Poi, lentamente, le cose sono cambiate. A partire infatti dal 1200 circa la chiesa ha cominciato a rivalutare matrimonio e famiglia, a elaborare le prime regole per codificarlo fino, alla fine, elevarlo alla dignità di sacramento, mentre per oltre metà della sua storia è stato appunto considerato qualcosa meno di un fastidio. Tutto questo per ribadire, ancora una volta, quanto tutto sia relativo e nulla eterno. Non esiste niente, delle nostre convenzioni, a cui magari siamo tanto affezionati, che sia così da sempre, ma tutto si muove e si modifica in base a singole contingenze dei vari periodi storici.

Questo, naturalmente, non può non suscitare qualche riflessione un po' "eretica", se così si può dire. Un non credente come lo scrivente, ad esempio, si chiede come sia possibile, visto che oggi il matrimonio è un sacramento e l'unione dei due è benedetta da Dio, che per 1300 anni il suddetto Dio abbia snobbato il matrimonio e poi, da una certa data, abbia cominciato a dargli peso. A meno che anche per Dio sia sempre stato importante ma la chiesa si sia accorta solo tardivamente di questo suo interesse. Vabbe', fine della riflessione eretica.

Sulla storia (ovviamente riassunta) dei rapporti tra chiesa e matrimonio ci sono questi venti minuti del grande Alessandro Barbero.


domenica 20 marzo 2022

Wojtyla Segreto


Storicamente sono esistiti due Karol Wojtyla. Uno è il Giovanni Paolo II trascinatore di folle, carismatico, osannato fino all'idolatria da milioni di fedeli nel mondo. L'altro è il Giovanni Paolo II meno conosciuto, che assomma in sé atteggiamenti, visioni, comportamenti e azioni che definire controversi può risultare quanto meno eufemistico. Come si premurano di precisare i due autori di questo saggio, il vaticanista Giacomo Galeazzi e il giornalista Ferruccio Pinotti, questo non è un libro "contro" Giovanni Paolo II ma un libro "su" Giovanni Paolo II, scritto nella convinzione che compito dell'informazione è quello di scavare per poter offrire tutti gli elementi utili per potere farsi l'idea più precisa e obiettiva possibile su un avvenimento o un personaggio, e papa Wojtyla, nel bene o nel male, è stato uno dei grandi personaggi storici del Novecento, senza il quale probabilmente molte cose sarebbero andate diversamente, in Europa ma anche fuori dai confini europei. 

Karol Wojtyla nacque nel 1920 in Polonia e trascorse la giovinezza prima sotto la dittatura nazista poi, al termine della Seconda guerra mondiale, sotto la dittatura comunista. Gran parte della sua vita la trascorse "combattendo" contro quest'ultima e l'ossessione contro il comunismo sarà ciò che guiderà la sua azione pastorale e politica fino alla morte. Non sono pochi gli storici che oggi attribuiscono il crollo dell'Unione Sovietica e la fine delle dittature comuniste di molti paesi mitteleuropei per gran parte al suo operato.

Un operato che, se da una parte ha avuto indiscutibili meriti, dall'altra è però stato macchiato da non poche ombre e contraddizioni, e una delle storicamente più evidenti è la differenza di trattamento tra dittature di sinistra e di destra. La "spietatezza" con cui ha combattuto le dittature comuniste dell'Est si è infatti sempre trasformata in indulgenza, se non addirittura in approvazione, nei confronti di dittature di destra, come quelle che per tutta la seconda parte del Novecento hanno insanguinato molti paesi latino-americani. Celeberrima, a titolo di esempio, è rimasta nella memoria collettiva l'immagine in cui Wojtyla si affaccia al balcone della Moneda benedicendo Pinochet, responsabile del colpo di stato militare, organizzato dalla CIA, che nel 1973 insanguinò il Cile e rovesciò il presidente socialista, democraticamente eletto, Salvador Allende. Anche la palese avversione nei confronti della Teologia della liberazione e dei suoi esponenti e seguaci si inserisce nel solco di queste sue preferenze.

Durante i suoi 27 lunghi anni di pontificato Wojtyla si è circondato e ha difeso strenuamente personaggi che definire discutibili è sicuramente eufemistico. Ne cito alcuni qui di seguito (fonte):


4 marzo 1983. All'aeroporto di Managua in Nicaragua Giovanni Paolo II svillaneggia pubblicamente il ministro della Cultura padre Ernesto Cardenal, inginocchiato di fronte a lui in segno di rispetto, per aver accettato di partecipare al governo sandinista. In seguito, in combutta con il cardinal Joseph Ratzinger, combatterà duramente la teologia della liberazione, di cui Cardenal era uno dei principali esponenti, riducendola al silenzio. 

 20 febbraio 1987. L'arcivescovo Paul Marcinkus, presidente dello IOR, riceve un mandato di cattura dal tribunale di Milano per il coinvolgimento della banca vaticana nello scandalo del Banco Ambrosiano: lo stesso che porterà alla morte dei bancarottieri Michele Sindona e Roberto Calvi. Il papa fa quadrato attorno al "banchiere di Dio", noto per aver dichiarato che "non si dirige una chiesa con le Ave Maria", e lo lascerà al suo posto fino al pensionamento per i raggiunti limiti di età nel 1997. 

3 aprile 1987. A Santiago del Cile Giovanni Paolo II si affaccia sorridente a salutare la folla dal balcone del Palazzo Presidenziale in compagnia del dittatore Augusto Pinochet, e prega con lui nella cappella del Palazzo: lo stesso in cui nel 1973 era stato assassinato da Pinochet il presidente democraticamente eletto Salvador Allende. In seguito, nel 1993, impartirà al dittatore cileno una benedizione apostolica speciale in occasione delle sue nozze d'oro. E nel 1999, quando Pinochet sarà arrestato in Inghilterra per crimini contro l'umanità, gli manderà un messaggio di solidarietà. 

6 ottobre 2002. Giovanni Paolo II canonizza, dopo averlo già beatificato il 17 maggio 1992, il prete franchista Josemaria Escrivà de Balaguer, fondatore dell'Opus Dei. Paga così il debito nei confronti della Prelatura della Santa Croce, i cui membri e simpatizzanti l'avevano dapprima eletto al soglio pontificio, e avevano poi sanato i debiti dello IOR, dissanguato dai finanziamenti a Solidarnosc. Alla cerimonia di canonizzazione partecipano, tra gli altri, per loro e nostra vergogna, anche Massimo D'Alema e Valter Veltroni. 

24 marzo 2003. Giovanni Paolo II ricorda con affetto il cardinal Hans Hermann Groer, dimessosi da primate d'Austria nel 1998 per aver abusato sessualmente di circa duemila ragazzi. Recentemente il cardinal Schoenborn ha denunciato la sistematica copertura di Groer e altri violentatori, da parte della curia di Giovanni Paolo II, e in particolare dell'ex segretario di Stato cardinal Sodano e dell'ex segretario particolare del papa cardinal Dziwisz, ma è stato messo a tacere e redarguito ufficialmente da Benedetto XVI. 

30 novembre 2004. Giovanni Paolo II abbraccia pubblicamente padre Marcial Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo, nella fastosa e festosa celebrazione dei suoi sessant'anni di sacerdozio, e lo omaggia per "un ministero sacerdotale colmo dei doni dello Spirito Santo". Dimentica di dire che per mezzo secolo il prete ha sistematicamente violentato seminaristi e fedeli, e ha convissuto regolarmente e contemporaneamente con quattro donne, da cui ha avuto cinque figli, che ha sia violentato che portato in udienza dal Papa.


Sul fronte dottrinale, l'operato di Wojtyla si è inserito a pieno titolo nel solco della restaurazione, rinnegando platealmente il nuovo corso di aperture nato dal Concilio Vaticano II che aveva trovato tra i suoi più fervidi sostenitori pontefici come Giovanni XXIII e Paolo VI. Wojtyla si è dimostrato un papa reazionario, "oscuro", autoritario, intollerante verso i "dissidenti" e contro chiunque, all'interno della chiesa o fuori, si facesse portatore di aperture verso temi etici o di istanze che chiedessero una minore marginalizzazione delle donne nella vita della chiesa. Il suo pontificato si è sempre mosso all'insegna della mortificazione di tutte le istanze riformatrici e progressiste che nel corso degli anni arrivavano da teologi, movimenti ecclesiali e associazioni sparsi in ogni parte del globo. Il tutto in perfetta coerenza col definitivo "la chiesa non è democratica", ribadito in occasione della sua visita in Austria del 1998 in risposta agli appelli per l'avvio di riforme, da molti ritenute non più procrastinabili, che ne attualizzassero il corso.

mercoledì 6 ottobre 2021

Il Rapporto Sauvé

Con un certo clamore (in Francia, qua in Italia molto meno) è stato pubblicato questa mattina il cosiddetto Rapporto Sauvé, uno studio-inchiesta durato tre anni che ha portato alla luce, documentandoli, gli abusi sessuali perpetrati su minori da appartenenti al clero della chiesa cattolica francese. Qualche numero. Dal 1950 a oggi le vittime accertate di questi abusi sono state 216.000, numero che sale a 330.000 se si considerano gli abusi perpetrati dai laici che lavorano per la chiesa (sagrestani, diaconi ecc.). L'80% delle vittime è composto di maschi con un'età compresa tra i 10 e i 13 anni. 3200 i sacerdoti, religiosi e religiose coinvolti in questo scandalo. 

Non si parli, qui, come si usa ipocritamente fare in questi casi, di mele marce, casi isolati e quant'altro. Di fronte a questi numeri (il rapporto consta di 485 pagine e più di 2000 allegati), di marcio c'è la pianta intera. 

sabato 17 luglio 2021

Il sesso da dietro

Il titolo che leggete qui sopra, che di primo acchito può apparire intriso di uno stile collocabile tra il triviale e il pecoreccio, in realtà non ha niente di tutto ciò. Il sesso da dietro è infatti una delle tante posizioni sessuali (quella che oggi è volgarmente chiamata a pecorina) la cui liceità era nel Medioevo oggetto di discussione e regolamentazione da parte della Chiesa. Ma andiamo con ordine.

Bazzicando su YouTube mi sono imbattuto nella conferenza di Alessandro Barbero che ripubblico qui di seguito, una istruttiva e a tratti divertentissima lezione che ha per oggetto la questione sessuale nella società medievale. In pratica, Barbero, documentazione storica alla mano, spiega come era considerato il sesso dalla società, dalla Chiesa e dalla medicina dell'epoca. 

Avendo tempo e voglia di ascoltarla per intero (dura un'oretta e siamo nel weekend, quindi potrebbe essere fattibile), si scoprirebbero cose molto interessanti, una delle quali, ad esempio, consiste nello smontaggio del luogo comune che il Medioevo sia stato un periodo storico dominato dal più spietato oscurantismo e dalla più feroce repressione sessuale. Avrete senz'altro letto o sentito cose tipo "Con Pillon torniamo al Medioevo" e simili. Niente di più sbagliato: in quell'epoca lì uno come Pillon avrebbe passato gran parte del suo tempo a rosicare e a difendersi dalle sacrosante pernacchie e altrettanto sacrosanti sfottò.

Questo perché, contrariamente a quanto appunto si pensa, in gran parte del periodo medievale il sesso, in tutte le sue varianti, compresa la tanto vituperata omosessualità, era considerato una cosa perfettamente normale. Il sesso si faceva, di sesso si parlava liberamente nella società, nella letteratura, e fare sesso era considerata una cosa perfettamente normale, anzi addirittura un diritto, come nutrirsi, dormire ecc. Sotto certi aspetti si può tranquillamente dire che era molto meno repressa quell'epoca lì di quelle successive, compresa la nostra. Certo, sia la società civile che la Chiesa avevano tutta una serie di norme e leggi che, ognuna nel proprio campo, regolamentavano i comportamenti sessuali, distinguevano l'illecito dal lecito, ma si trattava di un impianto normativo che aveva più una funzione di indirizzo che rigidi intenti regolatori e repressivi. In sostanza, le norme c'erano ma ognuno, alla fine, faceva ciò che voleva.

Questo fino al passaggio dal basso Medioevo all'età Moderna, cioè il periodo a cavallo tra il 1400 e il 1500. Da lì in poi, con l'apice nel Rinascimento, la regolamentazione della sfera sessuale ha assunto progressivamente, nella società e nella Chiesa, un carattere più rigido, ferreo e repressivo, e naturalmente meno interessante.

martedì 22 giugno 2021

Concordato e ddl Zan

Dal punto di vista formale, l'intervento diretto del Vaticano nell'iter di approvazione di una legge dello stato italiano, nel caso specifico la richiesta di modifica di alcuni articoli del ddl Zan, è ineccepibile, in quanto trattasi di una procedura prevista dalla revisione del Concordato del 1929, stipulato tra Mussolini e il cardinal Gasparri, fatta da Craxi e Casaroli nel 1984. Le motivazioni che stanno alla base di questa richiesta, a mio giudizio sono grossolanamente e ridicolmente pretestuose. Come possa infatti rappresentare una limitazione alla libertà di pensiero dei cattolici la non esenzione per le scuole paritarie dall'organizzazione di iniziative per la sensibilizzazione sui temi che sono oggetto della legge, a me risulta un mistero, ma questo è.

Per il resto, c'è da notare l'irritualità dell'intervento, in quanto è la prima volta che il Vaticano interviene direttamente, attraverso i suoi canali diplomatici, nella discussione di una legge dello stato italiano. Certo, di ingerenze della chiesa nelle faccende legislative italiane sono piene le cronache storiche degli ultimi decenni, ma finora si era sempre trattato di prese di posizione estemporanee, di appelli generici, uscite mediatiche papali o cardinalizie, ma niente di ufficiale.

Che il Vaticano sia da sempre schierato contro il ddl Zan, già da quando era ancora una bozza, non è una novità e non stupisce. Da che mondo è mondo, infatti, sui temi etici e sui provvedimenti che ruotano attorno alla morale e alla persona la chiesa e la peggiore destra sono storicamente sempre andate a braccetto. Stupisce, semmai, questo dispiegamento di forze (si è mosso addirittura l'equivalente vaticano del nostro Ministro degli esteri), basato, a mio giudizio, su argomenti assolutamente pretestuosi. A meno che sotto non ci sia qualcos'altro. 

A pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, amava ripetere Giulio Andreotti, uno che, guarda caso, con la chiesa è sempre andato d'accordissimo. A margine, sarebbe interessante che qualcuno imbastisse, prima o poi, una seria discussione sull'opportunità, oggi, di mantenere in vita un anacronistico e ingombrante accordo tra stato e chiesa, sottoscritto più di 90 anni fa e voluto da Mussolini con l'obiettivo di incanalare nel fascismo il cattolicesimo nazionale. Ma le basi per avviare tale discussione mi sembra di non vederle ancora, all'orizzonte.

domenica 29 novembre 2020

[...]

Ho sempre pensato che chi legge un libro, in qualche modo lo riscrive. L'autore porge delle indicazioni ma poi è il lettore che deve saper ricostruire con la sua immaginazione e il suo sapere il mondo in cui si trova a vivere attraverso i corpi estranei dei personaggi.
Per questo considero la lettura una vera gioia amorosa, non per i contenuti che mi offrono i libri ma perché leggere è un grande esercizio di soggettività. Leggendo ci si fa soggetto di una storia, di un discorso, di una riflessione, di una fantasia, di un sogno. E l'intensità di questo farsi non ha limiti, non ha cesure.
È anche per questo che non si può scrivere se non si legge. Senza il lettore la scrittura non esiste e senza la scrittura il lettore non esiste.

Il rapporto tra chi legge e chi scrive, pur essendo un rapporto tra due corpi, non è l'incontro naturale tra due persone che si parlano, si capiscono, si riconoscono: la comunicazione tra i due passa attraverso una convenzione molto complessa che è la scrittura. Il lettore deve decifrare un linguaggio, applicare un codice, compiere un'operazione che presuppone un grande lavoro di concentrazione.
Però, quando ci riesce, si prova un profondo piacere: si scopre di potere vivere tante vite diverse, di potere viaggiare nel tempo e nello spazio. Noi siamo chiusi dentro una vita limitata, prevedibile, spesso asfittica, e i romanzi danno la possibilità di attraversare altre esistenze, altri panorami, calzando altre scarpe, annusando altri odori, in un tempo che non ci appartiene. Quando si compie questo miracolo è come se si realizzasse un incontro al di là dello spazio e del tempo, nel mondo misterioso del possibile.
Il libro è il luogo di questo incontro.

[...]

Una lingua parlata più vicina a quella scritta è nata da noi solo a partire dagli anni Cinquanta. Forse il mezzo di diffusione più efficace è stato la radio. In Germania la traduzione della Bibbia nel Cinquecento ha rappresentato una grande occasione di uniformazione linguistica e ha contribuito alla creazione di una vera lingua nazionale tedesca. In Italia non abbiamo mai avuto niente del genere: perfino la Chiesa con le sue ambizioni universalistiche e democratiche ha usato a lungo solo il latino. Avrebbe potuto diffondere l'italiano, ad esempio attraverso la messa, ma non l'ha fatto che secoli dopo, forse troppo tardi. La sua ritrosia verso il volgare derivava dalla preoccupazione di conservare, attraverso il mistero di una lingua morta, il segreto della sua autorità.
Inoltre la Chiesa ha sempre nutrito un certo sospetto verso la letteratura e ha preteso di svolgere un ruolo di forte mediazione tra libri e lettori. Da noi l'insegnamento religioso, la conoscenza del divino, dovevano essere filtrati dal prete, dalla dottrina, dall'interpretazione ecclesiastica. Perfino il libro che sta all'origine della religione cattolica, il Vangelo. Nessuno insegnava a leggere direttamente, personalmente i testi sacri, mentre nei paesi anglosassoni, protestanti, la Bibbia era in tutte le case. Poi si è aggiunto anche l'Indice dei libri proibiti che per decenni ha proibito la maggior parte dei libri di autori italiani di un certo prestigio e novità.

La Chiesa insomma per secoli ha sostenuto e preteso che la cultura rimanesse sotto tutela e questo ha allontanato gli italiani dalla lettura, frenando l'inquietudine intellettuale che spinge a cercare risposte nei libri. Il principio fondamentale del leggere, infatti, sta nell'assumersi il rischio della conoscenza e il lettore è colui che si avventura al di là dei confini, dei muri delle verità rivelate, in nome della libertà di ricerca, della libertà intellettuale.

(da Amata scrittura, Dacia Maraini, 2000)

domenica 1 novembre 2020

Il sesso nei "secoli bui"

Si usa generalmente l'espressione ironica "bentornati nel medioevo" in occasione di promulgazioni, o tentativi di promulgazione, di leggi di tipo repressivo in ambito sessuale, oppure morale o etico, leggi generalmente considerate retrograde, diciamo così. Da qui l'equivenza tra retrogradismo e medioevo. Altrettanto utilizzato è il riferimento a non bene precisati "secoli bui", coi quali viene generalmente indicata l'epoca medievale, nella falsa convinzione che la lunga fila di secoli che vanno dalla caduta dell'impero romano d'Occidente al rinascimento siano stati secoli di forte rigidità e retrogradismo non solo in ambito sessuale ma anche sociale. Niente di più falso, perlomeno per ciò che riguarda il sesso.

Nonostante ciò che comunemente si crede, infatti, e che anche io credevo, nella società medievale il sesso era considerato né più né meno che uno dei tanti aspetti della vita, e in questa chiave era trattato e regolato, almeno fino a tutto l'XI secolo. Il sesso non era tabù farlo e nemmeno parlarne lo era; faceva parte della vita, della società e anche della letteratura ed era visto generalmente in chiave positiva. Per quanto possa sembrare strano, non era un problema neppure l'omossessualità. Certo, c'erano leggi che ne proibivano la pratica, ma erano generalmente disattese e nessuno si prendeva a cuore il fatto di farle rispettare. Formalmente esistevano, praticamente non ne impedivano la pratica, un po' come oggi il fatto che esistano leggi che proibiscono la corruzione in politica non impediscono che sia praticata.

Pure la chiesa era a quei tempi lontanissima dalla nota sessuofobia a cui siamo abituati ad associarla oggi. Il sesso, in tutte le sue varianti, era largamente praticato, ad esclusione dei monaci (gli unici ad avere obbligo di castità), da chierici, sacerdoti e vescovi. Incredibilmente, almeno pensando alla nostra epoca, neppure l'omosessualità ha mai rappresentato un problema per la chiesa. Boccaccio, ad esempio, era prete ed era omosessuale. Anselmo d'Aosta, arcivescovo di Canterbury, era pure lui omosessuale, e sono pervenute fino a noi le lettere cariche di erotismo che si scambiava coi novizi dell'abbazia di Bec, in particolare con Gilberto, uno dei suoi allievi, con cui aveva una relazione.

Un progressivo, anche se lento, irrigidimento delle posizioni, sia della società medievale che della chiesa, nei confronti delle pratiche e della visione sessuale si ebbe progressivamente a partire dal XII secolo, per raggiungere il culmine con la controriforma e gli inizi dell'età moderna. Paradossalmente, alla luce di tutto ciò, sotto certi aspetti era molto più libertina la società medievale rispetto alla nostra. 

Ho riassunto brutalmente in questo post la lezione del grande Alessandro Barbero su questi temi che potete ascoltare qui. Un interessantissimo e divertentissimo (perché Barbero quando spiega diverte anche) excursus storico sul sesso, nella società e nella chiesa, dal medioevo a oggi.

domenica 3 maggio 2020

Ratzinger e ciò che rappresenta


Ogni tanto si apre il sarcofago e riappare Ratzinger, apparizione che ha l'unico merito di invitarci a non dimenticare mai che esiste un'ala attiva della Chiesa, neppure tanto piccola, ancora saldamente ancorata a una dottrina conservatrice, retriva e anacronistica rapportata ai tempi in cui viviamo. Una visione oggi abbondantemente spazzata via dalla storia e dalla realtà ma ancora saldamente radicata e viva in certi ambiti ecclesiali.

venerdì 6 aprile 2012

Rivolte ecclesiastiche

Il papa riesce sempre, in un modo o nell'altro, a strappare un sorriso, anche se spesso è un sorriso di compatimento. Allora, andiamo ad analizzare alcune delle sue uscite di ieri. Diceva il tipo, ad esempio, che "la situazione oggi è drammatica" perché la chiesa è attraversata da fibrillazioni e rivolte.
Ma benedetto uomo, dico io, come si può pretendere che regni la tranquillità in una istituzione che rimane ancorata con protervia a precetti e insegnamenti vecchi di 2000 anni? Come può pretendere che la gente e molti fedeli (e anche preti, come abbiamo visto) non si incazzino quando nel terzo millennio continua ancora a dire che il preservativo non va bene? o che i gay sono malati da curare? o che i bambini nati fuori dal matrimonio non hanno la dignità di figli? o che le donne non possono accedere al sacerdozio perché la chiesa "non ha avuto l'autorizzazione dal Signore per ordinarle"?

A me non meraviglia che ci siano rivolte, disobbedienze e defezioni sempre crescenti dalla chiesa cattolica, a me meraviglia piuttosto il fatto che ancora ci sia gente che la segue.
L'uscita sul divieto delle donne di accedere al diaconato o al sacerdozio, poi, tocca vette di surrealismo teologico (e non solo) che rasentano le comiche.
Il papa, ad esempio, potrebbe spiegare su quali precetti biblici si basa questa discriminazione. Specialmente se si considera che in tutte le altre "correnti" del cristianesimo (ortodossi, protestanti, ecc...) le donne sono ammesse tranquillamente all'investitura sacerdotale. Ma, si sa, il papa è coperto dal dogma dell'infallibilità papale: mica deve dare tante spiegazioni. E' così e basta. Amen.

giovedì 15 marzo 2012

Il Dio distratto

Valeria Breghieri, sul Giornale di stamattina, si chiede "perché Dio si è distratto?" permettendo così che si verificasse la tragedia del pullman belga. Nel suo articolo scrive: "Beati i credenti che sapranno rispondersi e consolarsi e darsi pace e perfino trovare una ragione".

Una tragedia di queste dimensioni è normale che tocchi tutti, ma se volessimo scomodare Dio, allora dovremmo farci la stessa domanda, quella sulla sua distrazione, per un numero elevatissimo di situazioni: milioni di bambini, ad esempio, muoiono ogni anno di fame; un numero altrettanto elevato è ridotto in schiavitù o costretto a usare armi, e si potrebbe continuare, anche uscendo dall'ambito dei bambini.

Dio è da sempre un alibi molto comodo - la chiesa ha costruito su questo il suo impero - per tentare di spiegare quello che sfugge al nostro raziocinio e alla nostra logica, ma è appunto solo un alibi. Se infatti si guardasse a tutto quello che succede nel mondo che provoca indignazione, si dovrebbe concludere che questo fantomatico Dio non solo è distratto, ma alquanto menefreghista. Eppure sono certo che moltissimi, e probabilmente non solo tra i credenti, si saranno posti la domanda della giornalista.

Per fortuna, come scrive nel suo articolo, la prima a non credere alla storiella della distrazione è proprio lei.

lunedì 27 febbraio 2012

Il quartier generale racconta/81

Secondo l'etilico Sallusti di stamattina, cominciare a fare pagare l'ICI alla chiesa è una mossa che "ha il sapore della vendetta". Perché il modesto gettito che (secondo il grande economista nonché direttore del Giornale) deriverebbe da questa tassa è già stato compensato da tutti i servigi che la chiesa ha elargito gratuitamente nel corso degli anni.

"In decenni nei quali lo Stato non arrivava praticamente da nessuna parte, milioni di italiani hanno imparato a leggere, scrivere, giocare a pallone, sono stati curati, aiutati e consolati senza pagare una lira"

Senza pagare una lira? Continuate pure a farci ridere.

domenica 26 febbraio 2012

Una revisionatina anche all'8x1000?

Alla fine, insomma, pare proprio che Monti riuscirà a far pagare l'ICI agli immobili della chiesa cattolica in cui si svolgono attività economiche. In Vaticano continuano a protestare, anche se quelli che dovrebbero farlo siamo noi, visto quanto grava ogni anno la chiesa cattolica sulle casse dello stato, ma vabbè...
Non sarebbe male se adesso, per completare l'opera, Monti mettesse mano anche al meccanismo truffaldino di assegnazione del gettito derivante dall'8x1000. Ma forse è meglio non correre troppo: una cosa alla volta.

domenica 5 febbraio 2012

Santo subito?

Ho terminato ieri questo libro-inchiesta su Wojtyla. Come specificano i due giornalisti che l'hanno scritto, non si tratta di un libro "contro" Giovanni Paolo II, ma "su" Giovanni Paolo II. Voi sapete che il papa polacco è stato tra i più amati della storia recente della chiesa. E per molti versi questo amore e questa venerazione sono stati giustificati e condivisibili, dal momento che il predecessore di Ratzinger è stato indubbiamente una forte personalità, un leader carismatico e trascinatore di folle. Inoltre, a lui va riconosciuto il merito di avere avuto un ruolo determinante nella caduta del blocco comunista sovietico alla fine degli anni '80.

Ma assieme agli indiscutibili meriti, vanno annoverate anche le moltissime "ombre" che hanno contraddistinto i 27 anni del suo pontificato, molte delle quali non sono sicuramente conosciute dalla folta schiera di fedeli che all'indomani della sua morte si riversò in piazza San Pietro al grido di "santo subito!". Mi riferisco, sintetizzando brutalmente (se avete la possibilità procuratevi il libro, ne vale la pena), alla copertura della lunga serie di scandali finanziari che hanno visto per protagonista lo IOR e il cardinale Marcinkus, amico intimo di Wojtyla. Il Vaticano in più occasioni si fece scudo della propria extraterritorialità quando la procura di Milano chiese ad esempio di poter indagare il potente e discusso cardinale quando si scoprì che una tranche della famosa maxitangente Enimont transitò attraverso la banca vaticana. Senza dimenticare poi i finanziamenti segreti (spesso frutto di denaro della mafia riciclato) che IOR e Banco Ambrosiano (Roberto Calvi) facevano affluire senza sosta, col beneplacito del papa, nelle casse di Solidarnosc, il sindacato cattolico polacco a capo del quale c'era Lech Walesa.

Tra i punti più controversi del suo pontificato, poi, non vanno dimenticati la copertura (sempre con la storia dell'extraterritorialità vaticana) del fondatore dei Legionari di Cristo, il vescovo Marcial Maciel, tossicomane, presunto pedofilo e padre di una certa quantità di figli segreti avuti da relazioni clandestine. E poi il profondo disprezzo di Wojtyla nei confronti della Teologia della Liberazione, una corrente cattolica dell'america latina che intendeva la chiesa anche come mezzo per mettersi al servizio dei più poveri e combattere le feroci repressioni attuate dai vari dittatori in molti paesi sudamericani (Wojtyla che benedice pubblicamente il sanguinario dittatore cileno Pinochet sul terrazzo del palazzo del governo, è in questo senso l'immagine più emblematica e terribile).
Altro punto controverso è l'"oscurantismo" che ha contraddistinto tutto il suo pontificato; una repressione feroce di qualunque movimento, idea, ambizione che in qualche modo intendesse portare una sorta di rinnovamento, attualizzazione o modernizzazione della dottrina cattolica. Aborto, omosessualità, ammissione delle donne al sacerdozio e al diaconato, diritto alla comunione per i divorziati risposati; tutti temi che Wojtyla non ha mai voluto prendere neppure in considerazione. Alla fine degli anni '90 varie associazioni cattoliche americane fecero pervenire a Giovanni Paolo II una petizione firmata da 2.500.000 persone con la quale si chiedeva di rivedere la posizione della chiesa cattolica sul sacerdozio delle donne. Wojtyla non la prese neppure in considerazione, e le sue uniche parole a chi gli chiedeva spiegazioni furono: "la Chiesa non è democratica".

Buona santificazione.

martedì 17 gennaio 2012

Riti e mercanteggiamenti

L'arcivescovo di Napoli ha inviato a tutti i parroci una circolare con la quale si invitano i suddetti parroci alla moderazione nella richiesta di offerte ai fedeli. Voi sapete che i vari "servizi" offerti dalla chiesa (comunioni, cresime, matrimoni, funerali, ecc...) non sono gratuiti, ma oggetto di un tariffario, ovviamente non ufficiale, che varia a seconda del tipo di "prestazione" (naturalmente non accade solo a Napoli, ma dappertutto).

Ecco, il cardinale Sepe, venuto a conoscenza di situazioni particolarmente imbrazzanti, tipo - si legge - il parroco che pretendeva 50 euro per ogni macchina parcheggiata, ha deciso di dare una regolata anche a questo mercato.
Perché è anche questo un mercato, in caso non l'aveste ancora capito. E non da oggi.

lunedì 9 gennaio 2012

Il canone di Wojtyla

Non capisco tutto il clamore suscitato dallo spot pro-canone Rai in cui compare Wojtyla. Scusate, ma la chiesa non strumentalizza allo stesso modo i sentimenti della gente quando intasa ogni canale televisivo possibile e immaginabile con gli spot dell'8 x 1000?

sabato 17 dicembre 2011

Fare sempre finta di non capire

Qualcuno, per piacere, potrebbe spiegare una volta per tutte a Bagnasco che il problema non è la "cresta" che i vescovi farebbero o non farebbero sull'8 x 1000, ma il suo meccanismo di attribuzione?

martedì 13 dicembre 2011

Voleva punire Jovanotti

In questo momento la pagina del sito cattolico Pontifex non è raggiungibile. Io non so se l'abbiano resa inaccessibile gli stessi gestori del portale, magari perché hanno pensato che quello che avevano scritto fosse troppo pure per loro (ma ne dubito). Fatto sta, ve la faccio breve, che secondo questi signori la morte del giovane che allestiva il concerto di Jovanotti sarebbe stata permessa da Dio per punire Jovanotti stesso. Il motivo? Essere stato ospite di Fiorello la sera in cui aveva fatto il famoso pistolotto pro-preservativo.

La prima domanda che mi viene in mente è: ma se Dio avesse davvero voluto punire Jovanotti, perché fare fuori uno che non c'entrava niente? Faceva secco Jovanotti e chiusa lì. Da quando in qua si punisce per interposta persona?
Ovviamente, ho fatto questo ragionamento perché ho voluto provare l'ebbrezza di abbassarmi ad argomentare cose che non meriterebbero neppure di essere menzionate.

Al di là di tutto, infatti, quello che a me provoca abbastanza inquietudine è il fatto che molte persone di fede non avranno nessuna difficoltà ad accettare questo ragionamento. Cioè crederanno sul serio che Dio ha permesso la morte del giovane per quei motivi lì. E qui non è questione di credere o non credere; non è questione di essere cattolici o non cattolici. La questione è molto più semplice (apparentemente): riuscire a ragionare oppure no. E' tutto qui. Se volete farvi male, la pagina di Pontifex è (ancora) raggiungibile tramite la cache di Google.

Una vittoria lunga 2000 anni

Mons. Nuvoli, responsabile economico della curia di Bologna, risponde così alla richiesta del Comune di pagare l'ICI: "È da duemila anni che ci vengono addosso, ma il Signore è risorto, abbiamo vinto noi. Chi è contro il Signore si è messo dalla parte sbagliata". Ora, che abbiano vinto loro è fuori discussione. Ma sarebbe stato interessante che il ciarliero monsignore avesse detto qualcosa circa i metodi che hanno utilizzato nel corso dei famosi 2000 anni per vincere sempre loro.

A parte questo, mi pare che ormai la famosa scusa del "non paghiamo perché facciamo beneficenza e ci sostituiamo allo stato" sia abbastanza stucchevole. Gliel'ha chiesto qualcuno di farlo? Come scriveva giustamente (per una volta) ieri Facci su Libero, "che senso ha che una istituzione religiosa compensi ciò che lo stato laico dovrebbe darmi?". E poi chi mi dice che se dall'oggi al domani, magari per un miracolo, lo stato riprendesse a fare quello che deve fare la chiesa pagherebbe quanto deve senza fare storie?

venerdì 9 dicembre 2011

Possibilismi


Non trovate che sarebbe stato bello se l'avessero chiesto ai comuni mortali? Qualcosa tipo: siete disposti a discutere di ICI?

mercoledì 7 dicembre 2011

Non l'hanno presa bene

Ogni volta, e accade sempre più spesso, che vengono richiesti sacrifici alle italiche genti, torna la solita polemica su quelli che invece dai suddetti sacrifici non vengono neppure sfiorati. E il pensiero va inevitabilmente alla chiesa cattolica. La manovra di Monti prevede il ritorno della famosa ICI (ha cambiato nome ma è sempre quella, anzi questa è peggio).

La domanda, semplice, che si pone chiunque sia proprietario di un immobile è: perché io la devo pagare e gli immobili ecclesiastici no? Non è una questione di poco conto, se ci pensate bene, dal momento che in questi giorni uno dei termini più in voga è "equità". Comunque sia, pare che questa volta la suddetta polemica si sia spinta un po' troppo in là, tanto che stamattina quelli Avvenire hanno deliziato i lettori con un editoriale leggermente infuocato.

Peccato che i dati e le cifre raccontino una realtà un tantino diversa da quello che ci racconta il quotidiano della CEI, ma tant'è. Ognuno ha la possibilità di verificare da sé come stanno le cose. Come piccola nota a margine, vorrei dire che dal mio punto di vista la distinzione tra edifici adibiti a scopi religiosi (esentati dall'ICI) e commerciali (non esentati solo in teoria) è totalmente infondata, in quanto ogni religione dovrebbe per serietà e correttezza riuscire a sostenersi con il solo contributo dei fedeli.

Ovviamente sto ragionando per assurdo.

De Gregori vs Springsteen

Dopo Erri De Luca , De Gregori. Il problema è che se una delusione da De Luca tutto sommato la posso archiviare nel nutrito gruppo del chi s...