martedì 19 ottobre 2021

A proposito di Guccini

Francesco Guccini non ha mai dato il permesso di utilizzare per qualsiasi motivo i versi delle sue canzoni. Ha fatto una bella eccezione qualche giorno fa, quando ha donato quattro tra le sue canzoni più famose al carcere circondariale di Bologna. Alcuni versi presi da Don Chisciotte, La locomotiva, Canzone di notte n. 2 e Il vecchio e il bambino saranno stampati dalla sartoria "Gomito a gomito" di Bologna su magliette e zaini, che saranno poi messi in vendita e il ricavato andrà all'associazione Siamo qua, che da oltre un decennio si occupa della formazione e dell'inserimento al lavoro dei detenuti. 

Sempre a proposito di Guccini, ieri sera tardi, quando sono tornato a casa dal lavoro, ho trovato sulla tavola della cucina questo:


È l'ultimo libro di Guccini, una raccolta di racconti uscita proprio in questi giorni. Ieri pomeriggio mia moglie era in giro per commissioni, l'ha visto nella vetrina di una libreria e me l'ha comprato. Un bel regalo fuori programma.

Le quattro canzoni donate da Guccini alla casa circondariale di Bologna sono tutti capolavori, ma forse il più capolavoro di tutti è Don Chisciotte, un dialogo costruito su una musica dalle tinte epiche e cavalleresche tra l'eroe di Cervantes e il codardo e pavido, ma fedelissimo, Sancho Panza. Sì, è un capolavoro.

Librerie che chiudono

Dopo appena due anni di attività, la libreria Mondadori situata all'interno della stazione di Rimini ha chiuso i battenti. Mi dispiace. Non so se fosse realmente un "baluardo anti-degrado" - spesso si ha la tendenza ad ammantare di romantiche velleità eroiche cose che non lo sono. Era semplicemente una libreria che ha chiuso i battenti come capita ogni giorno a tantissime librerie sparse per lo stivale, chiusure che sono lo specchio del baratro culturale in cui da svariati lustri è precipitato il nostro paese.

Feltri e la psicoapatia

Penso che il tweet di Feltri che ieri ha fatto tanto discutere si possa inserire in ciò che Galimberti nei suoi libri chiama psicoapatia, ossia incapacità della psiche di provare risonanza emotiva rispetto agli eventi che accadono. Se infatti di fronte a uno stupro, una delle esperienze più devastanti che una donna possa subire, le reazioni sono il sarcasmo e le battute di spirito invece del dolore, del dispiacere e della solidarietà, o al limite di un dignitoso e sacrosanto silenzio, significa appunto che l'apparato emotivo dell'autore del dileggio è morto. 

Poi, certo, in tutto ciò non ha meno responsabilità il contesto culturale e sociale in cui gli psicoapatici come Feltri nascono e vivono, quel contesto culturale prevalentemente maschilista che vede la donna come "proprietà", in cui le molestie sessuali vengono considerate normalità e la ribellione delle vittime incomprensibile. La reazione di Feltri all'ondata di proteste che ha accompagnato la sua uscita, e cioè il dolersi del fatto che il senso dell'umorismo non esista più, non è che una ulteriore certificazione di questa psicoapatia, del quale purtroppo non soffre solo Feltri. 

lunedì 18 ottobre 2021

Michela e Battiato

Mia figlia maggiore, 25 anni, gira per casa ascoltando sul cellulare E ti vengo a cercare, L'era del cinghiale bianco, No time no space, I treni di Tozeur, La cura e altre. Poi fa: "Ma che belle canzoni ha scritto, Battiato? Peccato che se ne sia andato, vero?" "Sì, è proprio un peccato".


Draghi

Non so dire se il governo Draghi, in generale, sia un buon governo oppure no. Come si fa a valutare la bontà o meno dei governi quando le legislature non durano ormai che pochi mesi? Per valutare con un minimo di cognizione di causa un governo occorrono periodi di tempo più lunghi, almeno qualche anno. Durante il ventennio berlusconiano, quando c'era l'alternanza tra i governi del cavaliere e i vari governi targati centrosinistra (almeno formalmente), una qualche valutazione si poteva fare; le legislature bene o male qualche anno duravano e una valutazione attendibile del loro operato era possibile. C'era poi il fattore ideologico a corroborare il tutto. I governi del cavaliere rappresentavano un elettorato che politicamente e tradizionalmente si riconosceva nella destra, gli altri rappresentavano un elettorato che politicamente e tradizionalmente si riconosceva nella sinistra. Naturalmente questi parametri di valutazione erano molto poco attendibili dal punto di vista empirico, ma erano comunque da mettere sul piatto della bilancia. Oggi neppure questi esistono più, dal momento che nel governo Draghi governano insieme sia la Lega che il PD, cioè il centrodestra e il centrosinistra, ammesso e non concesso che quest'ultimo si possa considerare, specie a partire da Renzi in qua, un qualcosa che c'entra con la sinistra. Ma queste sono speculazioni da politologi.

Torniamo a Draghi. È un buon governo, il suo, o un cattivo governo? Dato che, in virtù di quanto sopra, una valutazione oggettiva e realistica è impossibile farla, se non per sommi capi, facciamola allora per sommi capi. Draghi è stato messo lì dov'è da Mattarella principalmente con due scopi: risolvere il problema della pandemia e gestire in maniera ottimale i miliardi europei del recovery fund. Riguardo a questo, per ora siamo alle dichiarazioni d'intenti. Una cospicua parte dei fondi è arrivata e Draghi ha già presentato un piano dettagliato riguardo a come verranno spesi. L'impressione, però, è che il piano di utilizzo presentato da Draghi richieda, per essere portato a compimento, un lasso di tempo che mal si concilia con la durata media delle legislature di questi ultimi anni, e il rischio che gran parte di questo progetto rimanga incompiuto è abbondantemente da mettere in conto.

Dove invece Draghi sta svolgendo in modo soddisfacente, almeno per ora, il compito affidatogli da Mattarella è nella lotta alla pandemia. Qui, e questo gli va riconosciuto al di là del fatto che la cosa piaccia o no, è andato avanti come un rullo compressore, senza cedere di un millimetro alle tante tirate di giacca con cui da più parti gli è stato reiteratamente chiesto di cedere qualcosa relativamente alle draconiane misure adottate per combattere l'epidemia. Il pensiero va naturalmente subito a Salvini, che rappresenta ciò che si potrebbe definire un'opposizione interna al governo. Giorgia Meloni è realmente all'opposizione; Salvini, come è sua natura da sempre, da una parte deve necessariamente essere in linea col governo di cui fa parte, dall'altra deve però strizzare l'occhio all'ala tutt'altro che irrilevante del suo elettorato che vede in Draghi l'incarnazione del male. Non è cosa facile tenere i piedi in due staffe, sono due staffe impegnative, ma ha dalla sua anni e anni di esperienza in questo senso, anche se questo imponente bagaglio di esperienza non sembra esimerlo dal provare un certo disagio.

Questo è il motivo per cui pubblicamente esibisce atteggiamenti critici, al limite dell'ostilità, verso molti dei provvedimenti adottati dal governo in tema di gestione della pandemia e riforme in programma, mentre invece privatamente, nelle stanze dei palazzi governativi, li avalla. Il caso emblematico è quello del decreto riguardante l'obbligatorietà del green pass, con Salvini che nei comizi e nella sue dichiarazioni ne stigmatizzava l'imposizione mentre al Senato i suoi votavano a favore dell'obbligatorietà. È un'anima in pena, poveretto, è palese che in questo governo allargato lui ci sta stretto, che soffre di questa situazione. Come potrebbe essere diversamente? E quindi va avanti con questa sorta di farsa politico/umana alla dottor Jeckyll e mister Hyde, con mister Hyde che è dentro al governo e il dottor Jeckyll che ogni tanto va da Draghi, per uno dei loro incontri psicanalitici, a presentargli richieste impossibili che sa già in partenza che il capo del governo non prenderà mai in considerazione. D'altra parte, deve comunque mostrare a quelli che ancora ci credono che qualcosa della vecchia lega di lotta e di governo è rimasto, no?

Draghi, a differenza di Conte, ha dalla sua il fatto che se anche Salvini decidesse di prodursi in una nuova perfomance in stile Papeete, il governo i numeri per andare avanti li avrebbe lo stesso, per cui finge di dargli credito, di concedergli qualcosa, ma poi tira dritto fregandosene bellamente di Salvini e facendo come gli pare. Perché Draghi è ostinato, non lo schiodi dai suoi propositi, il timone in mano ce l'ha lui, e sotto tale luce questa ostinazione potrebbe anche essere cosa buona. Tutto questo, naturalmente, non è sufficiente per rispondere alla domanda iniziale, e cioè se quello di Draghi sia o no un buon governo. 

Per quel che mi riguarda, il modo ferro in cui sta gestendo l'evoluzione della pandemia mi pare buono, e credo sia incontestabile che i risultati, almeno per ora, si vedono. Io avrei addirittura preferito che fosse introdotto fin da subito l'obbligo vaccinale, invece dell'imposizione surrettizia creata dal green pass, ma ormai è andata così e amen. Per il resto bisognerà attendere.

domenica 17 ottobre 2021

Eppure può capitare

Ogni tanto accadono cose ancora capaci di stupirmi. Non sono molte ma a volte succede. Mai, ad esempio, avrei immaginato che sarebbe arrivato un giorno in cui sarei stato d'accordo con una cosa detta da questo signore. Eppure è successo. Questo, naturalmente, lo dico a scanso di equivoci, non cancella il pregresso né l'opinione che ho su di lui, opinione che non cambia di un millimetro e che ho espresso negli anni, su queste pagine, in numerosissimi post. Semplicemente, mi trovo d'accordo con una sua singola dichiarazione. Fine.

Caporetto

Poteva finire diversamente la disfatta di Caporetto? E come? E perché è finita così? Di chi sono le colpe, dei reparti al fronte che accusavano i vertici del Regio esercito italiano? Dei vertici dell'esercito che accusavano le truppe nelle trincee di lassismo e ignavia? O forse la colpa sta semplicemente nella sottovalutazione, tipicamente italiana, del pericolo che si annidava nell'alleanza tra ciò che restava del malandato esercito austriaco e alcuni reparti di quello che all'epoca era l'esercito più potente del mondo: l'esercito tedesco? Una delle più belle lezioni di storia di Alessandro Barbero.

[...]


Resoconti dal bar

Non c'è luogo più adatto di un bar per ascoltare dal vivo, cioè dalla viva voce dei protagonisti, i deliri che di solito si leggono sui social e che, spesso, vengono poi ripresi da stampa e TV. Non ce l'ho coi bar, intendiamoci, dato che a causa della mia leggendaria pigrizia li frequento regolarmente per fare colazione prima di recarmi al lavoro. Ci sono giorni, poi, come ad esempio il sabato o la domenica mattina, in cui cappuccino e brioche costituiscono un piccolo dettaglio all'interno del rito piacevole di mettersi seduti al tavolo e immergersi nella lettura dei giornali. Ed è appunto durante questi momenti che succede di ascoltare i suddetti deliri. Tipo ieri mattina, ad esempio. Ecco la scena.

Io me ne sto seduto al tavolino per i fatti miei, intento a leggere sull'inserto Tuttolibri de La Stampa un interessantissimo articolo su Cesare Pavese, il quale aveva fin da ragazzo un grande sogno: essere un poeta. Alcune poesie le scriverà e pubblicherà, ma diventerà famoso come romanziere, più che come poeta, e nell'articolo de La Stampa si dice che tra pochi giorni uscirà un volume con le tante poesie inedite scritte durante la giovinezza.

Mentre leggo l'articolo in questione entrano tre tipi nel bar, tutti rigorosamente senza mascherina. Alla barista della cosa non può naturalmente fregare di meno, dal momento che neppure lei la indossa e, oltrettutto, fuma beatamente la sua sigaretta dietro il bancone mentre farcisce alcuni tramezzini. Dettagli. I tre si avvicinano al bancone lamentandosi ad alta voce del governo e della polizia, come il tipo alla stazione di quella vecchia canzone di Baglioni di cui non ricordo il nome. E qui, mentre leggo di Pavese, posso ascoltare l'intero coacervo di deliri dei tre, ai quali, naturalmente, si aggiungono quelli della barista, perfettamente in sintonia col terzetto. Si va dalla immancabile dittatura sanitaria ai vaccini che non funzionano; da Bill Gates (sempre presente nel repertorio del perfetto complottista) al complotto ordito dallo Stato per mandare in rovina e far fallire il paese. Ora, dove stia la logica nell'ipotizzare che uno Stato si adoperi per fare fallire sé stesso mi sfugge, ma io vado avanti col mio Pavese facendo finta di niente.

La sceneggiata-comizio prosegue, sempre permeata da una certa animosità, col più incattivito dei tre che si mette a girovagare nervosamente per il bar, tipo orso in gabbia allo zoo, lanciando anatemi contro il governo ladro, un sempreverde delle invettive anti-governative, che con le tasse si porterebbe via l'80% del suo già magro fatturato (qui l'esagitato potrebbe avere qualche ragione, se non fosse per quell'eccessivo 80%), per poi passare ai lavori usuranti e alla profonda ingiustizia insita nella metodologia con cui alcuni mestieri sono stati classificati in questo modo e altri no (il suo mestiere immagino non sia stato riconosciuto come tale) e chiudere il cerchio tornando al famigerato green pass e relativa dittatura sanitaria.

Nel frattempo la barista si avvicina al mio tavolo e porta via la tazza vuota del mio cappuccino e il piattino in cui c'era la brioche. Poi mi porta via pure Il resto del Carlino, che avevo intenzione di leggere dopo La Stampa e che si trovava sotto quest'ultimo. Le faccio presente che devo ancora leggerlo e lei replica che lo leggerò dopo, quando avrò terminato La Stampa. Non vuole vedere disordine sui tavoli e aggiunge (testuale): "Non va bene che i giornali stiano a contatto, il virus potrebbe essere sulla superficie di uno e attaccarsi a quell'altro, e quindi attaccarsi alle mani di chi lo leggerà dopo". Questa meticolosa attenzione al passaggio del virus tra quotidiani, in un posto frequentato da no vax, dove nessuno indossa la mascherina, dove non esiste un dispenser per igienizzarsi le mani e dove chi osa entrare indossandola correttamente viene pure fatto oggetto di dileggio, rappresenta forse una delle vette apicali di ridicolo in cui mi sia capitato di imbattermi da un anno e mezzo in qua.

Lascio quindi perdere Il resto del Carlino, pago quanto dovuto, inforco la mia bicicletta e me ne torno a casa, pensando a Cesare Pavese, ma anche a Bukowski, il quale diceva che l'umanità è il più divertente spettacolo del mondo e per assistere non si paga neppure il biglietto.

sabato 16 ottobre 2021

Tutto quasi normale

Leggo che le tanto annunciate proteste contro il green pass, che a detta dei soliti titoloni avrebbero dovuto ieri mettere in ginocchio lo stivale, si sono alla fine risolte con qualche disagio qua e là ma niente di più. Anche nella mia azienda, ieri, c'è stato il controllo del documento, effettuato dal titolare che girava per i magazzini con l'apposito apparecchio di verifica. Quelli del mio turno ce l'avevano tutti. Nel complesso, soltanto tre dipendenti non hanno voluto fare il vaccino. Uno ha già cominciato a stare a casa e ci starà fino alla fine dell'anno, mentre gli altri due andranno avanti a tamponi. Insomma, più o meno tutto normale.

L'unico inconveniente si è presentato al momento della verifica del mio documento. Non ho ancora stampato la versione cartacea e lo conservo in formato .jpg nella galleria immagini del mio cellulare. Finora non mi ha mai dato alcun problema e nei pochi posti in cui l'ho dovuto esibire (qualche pizzeria e la biblioteca) è sempre stato scansionato senza intoppi. Ieri, invece, non c'è stato verso: l'apparecchio di controllo non riusciva a leggerlo e a portare a termine la verifica. Dopo un po' di tentativi andati a vuoto, ho aperto l'app IO e ne ho scaricata lì per lì una nuova copia, che è poi stata scansionata correttamente. 

E adesso, finalmente, weekend!

venerdì 15 ottobre 2021

Percorsi alternativi

Ogni tanto per tornare a casa dal lavoro utilizzo un percorso alternativo. Evito le trafficate e pericolose via Emilia e Santarcangiolese e percorro con la mia fidata bicicletta un pezzo di pista ciclabile che corre di fianco al fiume Marecchia. È un percorso leggermente più lungo, ma ha il vantaggio di essere in mezzo alla campagna, nel silenzio e al riparo da macchine, camion, smog, semafori e quant'altro. Per arrivarci esco dalla zona industriale di Santarcangelo e, anziché dirigermi verso la via Emilia, vado dalla parte opposta, verso l'aperta campagna, percorrendo alcune strette stradine che corrono in mezzo ai campi.


 

Le prime volte che percorrevo queste strade tendevo a perdere l'orientamento, perché sono sperdute in mezzo alla campagna, prive di segnaletica e sono interconnesse tra loro in maniera abbastanza caotica. Poi, piano piano, facendo reiterati tentativi, ho imparato e memorizzato il percorso; oggi potrei quasi farlo a occhi chiusi. Lungo queste stradine ci si può imbattere in alcuni "monumenti" del passato come questo vecchio oleificio dismesso e abbandonato, situato alcune centinaia di metri prima dell'imbocco della ciclabile, sulla destra. È pericolante e l'incuria e le erbacce ne hanno preso possesso quasi completamente.


 

Lasciato il vecchio oleificio abbandonato, arrivo quindi all'imbocco della pista ciclabile.

 
 
Dalla parte opposta all'entrata della pista ciclabile c'è l'ingresso alla "città" di Mutonia, dove stanno quelli che qui a Santarcangelo sono conosciuti come Mutoid
 

 

 

I Mutoid sono un gruppo di ragazzi e ragazze provenienti dall'Inghilterra che, negli anni Novanta, arrivarono su questa sponda del Marecchia coi loro camper e i loro camion e vi si stabilirono. Difficile definire chi e cosa siano. Sintetizzando, possono essere definiti artisti-scultori, ma non nel senso classico che richiama la parola. Loro riciclano e riutilizzano materiali metallici di scarto (motociclette, biciclette, carcasse di auto, telai, lavatrici, motori di automobili, insomma qualsiasi oggetto metallico che vi può venire in mente e che la gente getta via perché non più utilizzabile) e ne fanno delle gigantesche "sculture" semoventi riassemblando e saldando tra loro i pezzi, poi vendono, oppure regalano a chi le vuole, queste sculture. Alcune delle loro opere furono utilizzate nella cerimonia di chiusura delle Paraolimpiadi del 2012 a Londra. Qui c'è una esaustiva pagina di Wikipedia che parla di loro, ma se googlate un po' trovate tutte le informazioni che volete. La loro "città", qui a Santarcangelo, con alcuni dei loro lavori esposti, è liberamente aperta al pubblico e visitabile. 

Lasciata Mutonia ed entrando nella pista ciclabile in direzione Torriana, comincio il percorso in mezzo alla natura di fianco al fiume Marecchia, e quasi subito mi imbatto nei resti dell'antico ponte crollato.



 

Il ponte di cui vedete i resti nelle foto qui sopra fu costruito negli anni Venti del secolo scorso e attraversava il Marecchia collegando Santarcangelo a San Martino dei Mulini. Crollò nel 1965 in seguito a un'alluvione e tre persone, che ci passavano sopra proprio nel momento del crollo, furono inghiottite dalla piena con la loro auto e morirono. 

Il ponte fu poi ricostruito un centinaio di metri più a monte e i resti di quello crollato furono abbandonati dove sono ancora oggi. Questo qui sotto è il nuovo ponte, sotto il quale passa la ciclabile.


Proseguendo lungo il percorso, a un certo punto, sulla destra, si può vedere una delle tante cave di ghiaia che si trovano presso le rive del fiume.


Una volta erano tantissime, poi, col tempo, molte sono state chiuse e oggi ne rimangono una manciata ancora attive. Le battaglie degli ambientalisti per farle chiudere, ambientalisti che denunciano i pericoli geologici generati dall'incessante sottrazione di ghiaia dal letto del fiume, vanno avanti da anni e anni, ma alcune di queste cave rimangono aperte. Il business è business, purtroppo.

Qui di seguito due immagini del Marecchia, o di quel poco che ormai ne resta.


Piccola curiosità. Nonostante il Marecchia sia ufficialmente classificato come fiume, in realtà è un torrente perché per uno o più mesi all'anno, generalmente luglio e agosto, rimane senza acqua. Quando ero piccolo, ricordo che in effetti l'acqua scorreva durante tutto l'anno, ragion per cui era classificato come fiume, oggi non è più così. A questo punto, proseguendo verso Torriana e svoltando a destra, dopo un breve tratto si arriva alla sbarra di uscita dalla pista ciclabile, oltrepassata la quale sono praticamente arrivato a casa. 


Questo è l'itinerario che faccio in bicicletta quando, tornando dal lavoro, voglio evitare traffico e smog. Fino ad ora ottobre si è dimostrato abbastanza clemente, per cui continuo a utilizzare la bicicletta per gli spostamenti tra casa e lavoro. Fra un po' arriverà il freddo e dovrò purtroppo tornare a usare la macchina. Pazienza. Intanto, però, finché ci sono giornate come quella di oggi, ne approfitto.

giovedì 14 ottobre 2021

Tirare i remi in barca

Da qualche tempo ho cominciato a tirare i remi in barca. Intendo sul lavoro. Una volta ero più tollerante, più disponibile, se c'era da fare qualche ora di straordinario la cosa non mi creava nessun problema. E di straordinari ne ho fatti, specialmente all'inizio, oltre trent'anni fa, quando cominciai a lavorare nell'azienda in cui sono tutt'ora. 

Poi, col tempo, le cose sono cambiate; l'azienda si è progressivamente ingrandita, ha fatto delle acquisizioni, quell'aura di familiarità che si respirava quando era ancora piccola, intraprendente, quasi pionieristica, è andata persa (ne avevo già scritto qui). Oggi è tutto più asettico, più meccanico, più rigidamente strutturato. È andato perso anche quel senso di solidarietà, di mutua assistenza che legava noi dipendenti. Siamo più "distanti", più parcellizzati, più individualisti. 

Quindi faccio le mie otto ore e poi me ne vado, anche se a volte ci sarebbe bisogno di restare di più, specie nel turno pomeriggio-notte; ma dico di no, non ho più voglia, non mi sento più incentivato. Ho tirato i remi in barca.

Il quinto sì di Roger

Uno dei miei miti musicali di sempre, Roger Waters, alla veneranda età di 78 anni si è sposato per la quinta volta. Vista l'età potrebbe anche essere l'ultima, ma non si può mai dire. Liz Taylor, ad esempio, come è noto portò all'altare otto uomini. Facendo una facile battuta si potrebbe addebitare a Waters l'aggravante della recidiva, ma, si sa, al cuor non si comanda. 

Certo è che la facilità e la velocità con cui oggi si possono contrarre e sciogliere i matrimoni forse stride un po' con lo spirito dell'istituto in sé, ma questo è. D'altra parte è noto che, storicamente, solo da un secolo e mezzo scarso il matrimonio ha la sua base portante nella reciproca e libera scelta dettata dall'affetto reciproco; fin dalla notte dei tempi ha invece avuto esclusivamente motivazioni economiche o di prestigio sociale. Il contratto del matrimonio veniva imposto per suggellare apparentamenti tra casate e famiglie, per motivi di eredità, per questioni legate ai possedimenti terrieri, immobiliari ecc. Poi, se c'era l'amore, bene, altrimenti si procedeva comunque.

In fondo, quando Waters dice che adesso avrà qualcuno che si occuperà di lui, è un po' come se tornasse allo spirito che fu dell'istituto matrimoniale. Motivazione poco nobile e molto pragmatica, se vogliamo, ma probabilmente abbastanza in linea con lo spirito dei tempi odierni, oltre che di quelli passati.

martedì 12 ottobre 2021

Forse un po' c'entrano anche i vaccini

Le scuole sono aperte già da un mese, le vacanze sono finite, le attività lavorative sono riprese ovunque, la gente si accalca su treni e autobus per spostarsi; insomma ci siamo rimessi in moto e la situazione epidemiologica è sostanzialmente buona. Tutta l'Italia è in zona bianca e l'indice RT è abbondantemente sotto a 1. Sarà mica un po' merito del fatto che la stragrande maggioranza degli italiani è vaccinata? Negazionisti del covid e no vax dicono di no (almeno quelli con cui, purtroppo, ogni tanto mi capita di discutere), i dati dicono di sì.

Sciogliere Forza Nuova?

Non sono sicuro che sciogliere Forza Nuova serva a qualcosa. Non sto dicendo di non essere d'accordo in linea di principio a farlo, tutt'altro, sto solo dicendo che sul piano pratico non credo abbia qualche utilità. Se anche il partito venisse sciolto (auspicabilmente dal Parlamento, non dal governo) i suoi adepti resterebbero comunque attivi e continuerebbero a tenersi in contatto in maniera clandestina invece che alla luce del sole come hanno fatto finora, e forse è più utile sapere chi sono e cosa fanno, invece di saperli nell'ombra a macchinare chissà cosa. Senza contare, in aggiunta, i fiumi di vittimismo che ne nascerebbero. 

E poi, non so, mi sembra così tutto demagogico, superficiale. Abbiamo tollerato per decenni l'esistenza di un partito come il Movimento Sociale di Rauti e Almirante, che è stato pure in parlamento ed era dichiaratamente un partito fascista, il tutto in barba alla legge Scelba e alla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, e adesso ci adoperiamo in fretta e furia per sciogliere un partitino formato da quattro gatti. Sì, va bene, facciamolo, laviamoci un po' la coscienza per sentirci meglio e per accarezzare e fare finta di risvegliare le nostre sopite velleità antifasciste e chiusa lì. 

Ma il problema è più profondo e più ampio, è un problema che affonda le sue radici nel retaggio culturale e storico che a tutt'oggi impedisce di chiudere i conti una volta per tutte col passato. E non si può pretendere di risolverlo sciogliendo un gruppetto di sfaccendati con la testa rasata.

Cellulari





(da Il libro delle emozioni, Umberto Galimberti - Feltrinelli)

lunedì 11 ottobre 2021

Senza stipendio

Tra i cinque milioni di italiani non vaccinati ci sono anche un paio di miei colleghi, che dal 15 ottobre hanno già comunicato all'azienda che se ne staranno a casa dal lavoro, senza stipendio, fino al 31.12. Poi si vedrà. Non condivido la loro posizione ma ognuno è libero di fare ciò che vuole. Più che altro mi provoca una certa invidia il fatto che possano permettersi di stare tre mesi senza stipendio.

15

Ridendo e scherzando, oggi sono 15.

domenica 10 ottobre 2021

Sui fatti di Roma

Volevo scrivere qualcosa su quanto accaduto ieri a Roma. Poi mi sono imbattuto in un ottimo post del sempre grande Leonardo Tondelli, quindi vi linko direttamente quello.

Dall'empatia alla risonanza emotiva

[...]

"La capacità di leggere le emozioni e i sentimenti altrui dipende da quanto siamo attenti alle nostre emozioni. L'empatia entra in gioco nei rapporti familiari facilitando le relazioni tra genitori e figli, nei rapporti professionali tra dirigenti e subordinati, tra venditori e acquirenti, e in generale nei rapporti interpersonali. Per comprendere i sentimenti altrui occorre fare riferimento alla comunicazione non verbale che consente di percepire l'ansia dal tono di voce, la menzogna dall'espressione del volto, l'irritazione dalla rapidità del gesto. In generale le donne sono più capaci degli uomini a cogliere i messaggi dell'altro che giungono attraverso la comunicazione non verbale. L'empatia si sviluppa in modo naturale a partire dall'infanzia. A pochi mesi dalla nascita i bambini, che non hanno ancora acquisito la separazione tra sé e il resto del mondo, reagiscono al dolore di un altro bambino come se fosse il proprio e perciò piangono alla vista delle sue lacrime. A un anno cominciano a rendersi conto che la sofferenza altrui non è la propria, ma bisogna attendere il secondo anno di vita per vedere un bambino che, di fronte al dolore di un altro bambino, lo consola portandogli, ad esempio, dolci o giochi.

In questa età è molto importante, per la formazione dell'empatia, la sintonizzazione della madre con il bambino, che avviene non imitando i gesti del bambino, perché la semplice imitazione dimostra solo che la madre sa che cosa fa il suo piccolo. Per sintonizzarsi occorre, ad esempio, che quando il bambino piange o ride la madre intoni la propria voce come quella del bambino, o assuma nel suo volto un aspetto mimico che lascia intendere al bambino che non solo sa che cosa lui sta facendo, ma come effettivamente lui si sente mentre lo fa. A questo punto il bambino sa di essere compreso, e da questo vissuto prende via in lui la dimensione empatica. Se i genitori non mostrano alcuna empatia rispetto alle emozioni di gioia, di pianto, di bisogno di essere accarezzato, il bambino evita di esprimerle e successivamente di provarle quando l'espressione dei suoi sentimenti continua a non ricevere alcuna risposta o a essere apertamente scoraggiata. Le conseguenze in età adulta possono essere di due tipi: o un'eccessiva sensibilità per le emozioni negative accompagnata da una vigilanza ossessiva sugli indizi che segnalano una minaccia, oppure un'assenza completa di empatia, con conseguente incapacità di entrare in sintonia con gli altri, che predispone queste persone a potenziali azioni criminali senza senso di colpa, perché incapaci di percepire che cosa le loro azioni possono produrre negli altri.

Chiamiamo risonanza emotiva l'emozione, registrata dalla psiche, che accompagna le nostre azioni, avvertendole come buone o cattive, convenienti o sconvenienti. A questo probabilmente si riferiva Kant là dove scrive che si può evitare di definire il bene e il male perché ciascuno li sente (e usa il verbo 'sentire', in tedesco fühlen) naturalmente da sé. Chi nell'infanzia non ha avuto la possibilità di maturare un sufficiente grado di empatia, e quindi la capacità di 'sentire' la sofferenza per le violenze che infligge agli altri, ha molta difficoltà a distinguere il bene dal male, per non parlare della mancanza assoluta di sensi di colpa e dell'assenza di commozione per le situazioni dolorose in cui possono venire a trovarsi gli altri.

La loro psiche è apatica, e per questo la psichiatria li nomina psicopatici, o anche, per i danni che possono produrre nella società, sociopatici. Tali sono ad esempio i bulli che si accaniscono sui loro compagni più deboli, o gli adolescenti che non sanno cogliere la differenza tra corteggiare una ragazza o stuprarla, tra passare con indifferenza davanti a un mendicante o dargli fuoco mentre dorme su una panchina. Queste non sono esagerazioni, basta ascoltare le risposte che questi ragazzi danno sui loro comportamenti. Immancabilmente dicono: "ma cosa abbiamo fatto di male?", "stavamo scherzando", "era solo un gioco". A questi ragazzi manca la risonza emotiva delle loro azioni e delle conseguenze dolorose che tali azioni hanno sugli altri, perché la loro psiche non le registra. Perché nasca una risonanza emotiva è necessaria una cura della psiche che prende avvio quando il neonato si attacca al seno materno e, insieme al latte, assapora l'accoglienza, l'indifferenza o il rifiuto. Poi si struttura nella prima infanzia quando i genitori, oltre a un'educazione fisica e un'educazione intellettuale, provvedono anche a un'educazione psicologica, che è poi l'educazione delle emozioni e dei sentimenti, in assenza della quale il bambino si organizza da sé con gli strumenti che non ha. Infine una funzione essenziale è svolta dalla scuola che, oltre all'intelligenza mentale, dovrebbe curare anche l'intelligenza emotiva, perché l'emozione è essenzialmente relazione, che promuove quelle capacità interpersonali dalla cui qualità dipende il nostro modo adeguato o inadeguato di vivere in società.

L'empatia è alla base dell'altruismo, e per questa ragione può essere considerata una condizione favorevole a disposizioni morali indotte da sentimenti di compassione per i poveri, gli oppressi, gli emarginati, che consentono di avviare pratiche di aiuto e di soccorso alle persone bisognose allo scopo di alleviare la loro sofferenza e in alcuni casi indignarsi per l'ingiustizia sociale che li ha costretti in quella situazione. Se ne deduce che l'empatia porta alla all'azione morale, come nel caso dello spettatore che, in presenza di una violenza, interviene a favore della vittima, e influenza giudizi morali in ordine alla tutela della terra da non sacrificare in nome del profitto, o alla distribuzione della ricchezza a vantaggio delle popolazioni che vivono in condizioni di estremo bisogno."

(da Il libro delle emozioni - Umberto Galimberti - Feltrinelli editore)

sabato 9 ottobre 2021

Spam via SMS


Qualche giorno fa mi è arrivato il mio primo SMS spam, quello che vedete qui sopra. Non mi era mai successo, a memoria. Mi ha fatto venire in mente i tempi in cui di messaggi di questo genere me ne arrivavano a tonnellate via mail. Quello che mi chiedo è chi abbia fornito il mio numero di cellulare a questi "signori". Che usino la mia mail ci sta, dal momento che è pubblica ed è qui nel blog, ma il mio cellulare?

Muri

Da un certo punto di vista fa sorridere che alcuni degli Stati che meno di 25 anni fa esultavano per l'abbattimento del muro di Berlino, simbolo della famosa Cortina di ferro, oggi vogliano alzare altri muri. Che poi, pensandoci (ma figuratevi se Orbán è in grado di arrivarci), qual è l'utilità di un muro che per sua natura non può essere infinito? L'Ungheria di Orbán, la stessa Ungheria che tra l'altro ebbe un ruolo determinante nel collasso di quello di Berlino, ne vuole costruire uno di 175 chilometri. Secondo Orbán cosa succederà al 176esimo chilometro? Succederà che i migranti che arriveranno si infileranno tutti lì. Stessa cosa per gli altri.

E un paese come il nostro, con duemila chilometri di costa, cosa farà? Ne costruirà uno che va da Milano Marittima, dove Salvini ama gozzovigliare tra discinte fanciulle e mojito, a Lecce? La stupidità dei muri è tutta qui. Il fallimento del muro di Trump dovrebbe insegnare qualcosa, magari un modo diverso e serio di gestire questo immenso problema, ammesso che sia ancora possibile gestirlo senza esserne travolti. C'è un Occidente, lo stesso Occidente che rappresenta il 20% della popolazione umana e che consuma l'80% delle risorse del pianeta, che si sta blindando, che capisce il rischio che sta correndo e che cerca goffamente di correre ai ripari prima che sia troppo tardi. Ammesso, come dicevo, che non sia già troppo tardi.


Firme

L'altro ieri Marco Cappato e i suoi collaboratori hanno depositato in Cassazione le firme raccolte per il referendum sull'eutanasia. In quattro mesi, contro ogni pronostico, sono state raccolte 1.200.000 firme. Ad attenderli c'era Mario Adinolfi, fondatore del Popolo della famiglia (la famiglia come la intende lui, naturalmente), protagonista di un patetico siparietto in cui blaterava di non meglio precisati imbrogli e di fantomatici diktat che sarebbero nascosti dietro la raccolta firme. 

Mario Adinolfi è un personaggio che mi ha sempre suscitato una certa simpatia e una certa tenerezza, e anche una qualche ammirazione, da un certo punto di vista. I personaggi fortemente reazionari e la protervia con cui difendono le loro granitiche posizioni conservatrici in un mondo che se ne frega e va avanti tranquillamente, mi hanno sempre fatto questo effetto. 

In ogni caso, mi pare che questa gigantesca mobilitazione dimostri che non è vero che della politica non frega niente a nessuno, come si dice. Alla gente non frega nulla delle beghe di partito, degli spettacolini osceni imbastiti dai politicanti nostrani con l'unico scopo di assicurarsi un posto al sole, ma quando si tratta di decidere su cose che impattano sulla qualità della vita (in questo caso anche della morte), la gente c'è eccome.

venerdì 8 ottobre 2021

Il tempo del diavolo


Il libro precedente, Le voci della sera, di Natalia Ginzburg (ne avevo parlato qui), si era rivelato una mezza delusione. Questo, appena terminato, una delusione totale. Sciatto, privo di mordente, scontato, trama banale e iper-inflazionata e personaggi insignificanti. Unica consolazione: l'ho avuto in prestito e quindi non ci ho speso dei soldi. 

giovedì 7 ottobre 2021

Il Nobel per la letteratura

Il premio Nobel per la letteratura è stato vinto quest'anno da tale Abdulrazak Gurnah, scrittore originario della Tanzania a me, fino ad oggi, totalmente sconosciuto e i cui libri sono addirittura fuori catalogo in Italia. Leggendo qualcosa su di lui ho scoperto che, oltre che scrittore (ha pubblicato una decina di romanzi e numerosi racconti), è docente di letteratura post coloniale all'università del Kent. 

Non sapevo che in Inghilterta esistessero corsi di laurea in letteratura post coloniale, anzi non sapevo neppure che esistesse questo ramo specifico della letteratura. Poi, pensandoci, ho capito che la cosa ha un senso, dal momento che l'Inghilterra fino alla metà degli anni Sessanta ha avuto colonie in mezzo mondo, anzi facciamo pure tre quarti di mondo. Tra l'altro, il tema del colonialismo è presente in maniera importante nella produzione letteraria dello scrittore.

Questa cosa mi ha fatto venire in mente un libro che lessi anni fa: Storia del colonialismo, dello storico tedesco Wolfgang Reinhard, che con non poche difficoltà sono riuscito a ritrovare nel reparto saggistica della mia libreria.

Il libro in questione, uno dei più belli letti su questi temi, racconta l'espansione territoriale dell'Europa negli ultimi seicento anni, evidenziando i vantaggi ottenuti dal vecchio continente ma anche, anzi soprattutto, gli immensi problemi di ordine politico, economico e sociale, nati all'indomani della decolonizzazione e derivanti dalla trasformazione di interi continenti. Uno di quei libri che sarebbe bene leggesse qualcuno dei tanti politici che blaterano di invasione e che al massimo leggono le etichette sui barattoli di Nutella.

Tornando a Gurnah, scrive l'Agi che in Italia è stato pubblicato un suo solo libro, Il disertore, nel 2005, che attualmente sembra introvabile. Chissà, forse in qualche bancarella dell'usato, con un po' di fortuna...

Pioggia

Stamattina sono uscito di casa alle cinque per andare al lavoro e pioveva già. Adesso sono le cinque del pomeriggio e piove ancora. Tra l'altro non è neppure una pioggia tranquilla, di quelle un po' monotone e noiose, ma è una pioggia forte, a tratti violenta. Ricorda un po' il temporale, descritto dal Manzoni, che sorprende Renzo mentre cammina nelle campagne fuori Milano, quell'acquazzone forte e salvifico che lava via la peste. 

Non ha mai smesso e per oggi non smetterà; le previsioni dicono che pioverà per tutta la notte e per buona parte della giornata di domani. Una giornata intera di pioggia è lunga come una settimana, dà quell'impressione lì. Le belle giornate non stancano mai, una giornata di pioggia stanca subito. Eppure la pioggia serve, perché qua la situazione siccità è grave e la marchigiana è gravemente preoccupata.

I miei, per cercare di ammazzare un po' il tempo, sono andati a fare un giro all'Iper. Per gli anziani le giornate piovose sono dieci volte più lunghe. Durante le bella stagione possono uscire, fare i loro giretti, trafficare con le piante e i fiori in giardino o dietro casa, ma nei giorni di pioggia i morsi della noia fanno male, e la televisione fa quello che può, cioè poco o niente.

mercoledì 6 ottobre 2021

Firenze (canzone triste)

Invogliato da questo post di Sara, ho strimpellato al pianoforte alcuni passaggi di una delle più belle e struggenti canzoni del grande Ivan Graziani: Firenze (canzone triste). D'altra parte oggi piove, un po' di tristezza ci sta.

Il Rapporto Sauvé

Con un certo clamore (in Francia, qua in Italia molto meno) è stato pubblicato questa mattina il cosiddetto Rapporto Sauvé, uno studio-inchiesta durato tre anni che ha portato alla luce, documentandoli, gli abusi sessuali perpetrati su minori da appartenenti al clero della chiesa cattolica francese. Qualche numero. Dal 1950 a oggi le vittime accertate di questi abusi sono state 216.000, numero che sale a 330.000 se si considerano gli abusi perpetrati dai laici che lavorano per la chiesa (sagrestani, diaconi ecc.). L'80% delle vittime è composto di maschi con un'età compresa tra i 10 e i 13 anni. 3200 i sacerdoti, religiosi e religiose coinvolti in questo scandalo. 

Non si parli, qui, come si usa ipocritamente fare in questi casi, di mele marce, casi isolati e quant'altro. Di fronte a questi numeri (il rapporto consta di 485 pagine e più di 2000 allegati), di marcio c'è la pianta intera. 

Le mosse della disperazione

Non è difficile vedere nelle intemperanze governative di queste ore un tentativo di Salvini di salvare il salvabile. Il grande sconfitto di queste amministrative è lui (a Milano la lega ha preso gli stessi voti del 2016 e Sala ha vinto per la seconda volta praticamente passeggiando) e la scompostezza delle mosse di queste ore certifica la disperazione di chi non vuole arrendersi all'evidenza del declino e si arrabatta come può per cercare di non essere messo all'angolo. È probabile che lo stato maggiore della lega, ovviamente refrattario a farsi trascinare nel baratro assieme a lui, non tardi a liberarsene.

Nel frattempo lui cerca di fare ciò che può, tipo attaccare Draghi sulla riforma del catasto e strillare contro l'ipotesi di un'apertura contingentata e controllata delle discoteche. Lo scopo è chiaro: cercare di recuperare qualche briciola di consenso da chi teme aumenti stellari delle tasse sugli immobili e dai mai dimenticati no-green pass e affini. Come al solito, e come ormai abbiamo imparato, non c'è una strategia precisa, una coerenza di intenti, un qualcosa che assomigli anche vagamente a un ragionamento; solo l'improvvisazione pura dettata dalla disperazione. Niente di nuovo sotto il sole.

martedì 5 ottobre 2021

Il collasso della triade

Come forse qualcuno si sarà accorto, ieri è collassata per qualche ora la triade di servizi facenti capo a Zuckerberg: facebook, Instagram e Whatsapp. Non ho account né su facebook e né su Instagram, per cui della faccenda non mi è importato granché. Ho invece Whatsapp, che però uso molto poco; ci starò forse una decina di minuti al giorno, non di più. Diciamo che se non fosse stato per mia moglie e mia figlia non me ne sarei neppure accorto.

Il collasso della triade mi ha permesso di rendermi conto che, tutto sommato, godo ancora di un buon margine di autonomia da queste moderne schiavitù digitali, e penso che potrei addirittura sopravvivere a una loro improvvisa e definitiva dipartita. Forse mi troverei più in difficoltà se sparisse tutto ciò che ruota attorno al blog, ma per il resto...

Cinque chilometri e mezzo

Cinque chilometri e mezzo possono anche diventare dieci, specie se si è costretti a pedalare contro vento. Ecco, oggi quei cinque chilometri e mezzo sono diventati addirittura venti a causa del garbino che spirava fortissimo già da metà mattinata. A questo c'è da aggiungere che il tragitto lavoro-casa, a differenza di quello casa-lavoro, è leggerissimamente in salita. Quindi, riassumendo, oggi è andata così: il percorso di andata era senza vento (il garbino non si era ancora levato) e in leggerissima pendenza, il percorso di ritorno era contro vento e in leggerissima salita. In più avevo sul groppone otto ore di magazzino. Risultato: sono arrivato a casa quasi stremato. 

È la Santarcangiolese che frega: quei tre chilometri di rettilineo, in aperta campagna, che congiungono Santarcangelo alla frazione di sant'Andrea, dove c'è casa mia. Lì non ci sono case, palazzi o altro a fare da barriera alle folate, e il vento fa degli sventurati in bicicletta che osano avventurarvisi ciò che vuole. 

Mentre pedalavo a testa bassa e denti stretti mi è venuto in mente un vecchio video di Roberto Mercadini in cui l'attore spiegava, dopo aver fatto una chiacchierata con un marinaio al porto di Cesenatico, cosa significa navigare di bolina. Se ricordo bene, navigare di bolina significa che una barca o una nave spinte da vele possono avanzare anche contro vento a patto di dare alle vele una certa angolazione rispetto alla direzione del vento medesimo.

Io ero in bici, non in barca, quindi niente vele, avevo solo il berretto, che un paio di volte mi è pure volato via e mi sono dovuto fermare per rincorrerlo. Sto cominciando a prendere in considerazione l'idea di comprare uno scooter.

lunedì 4 ottobre 2021

Cosa mangiamo

Da un po' di anni mi sono messo in riga con l'alimentazione. Dopo una adolescenza e una giovinezza gravemente sregolate (fino a circa trent'anni sono stato eufemisticamente in sovrappeso), ho cominciato piano piano a darmi una regolata e, senza seguire diete particolari, semplicemente eliminando molti cibi e bevande spazzatura, ho raggiunto un peso accettabile, anche se sempre sopra il canonico numerino generato dal rapporto altezza/peso.

Una decina di anni fa ho scoperto di avere qualche problema di ipertensione, risolto, dietro consigli del mio medico, eliminando sale, caffè e altre cose, e cominciando a camminare e ad andare in bicicletta. Ho ridotto drasticamente pasta, pane e carboidrati in genere e ho aumentato le verdure. Oggi posso dire di essere a posto: peso perfettamente in linea col famoso rapporto altezza/peso e ipertensione sparita (ho anche smesso di russare, per la gioia di chi dorme con me).

Poi, oggi, ho letto questo post di Diciottobrumaio e ho pensato che tanto valeva che avessi continuato a mangiare cibo spazzatura.

Canzoni e tempo passato

La radio passa Tanta voglia di lei, dei Pooh. Il mio collega ormai sessantenne dice: "Eh, le canzoni dei nostri tempi... oggi non ne fanno più di canzoni così!"

In realtà non è di certe canzoni che abbiamo nostalgia, ma del periodo ad esse collegato, un periodo ormai passato che generalmente tendiamo a idealizzare perché è stato quello della giovinezza. Anche i ragazzi di oggi tra quarant'anni diranno le stesse cose sentendo una canzone di questi anni qui.

Poi, certo, ci sono delle differenze non da poco. Noi siamo cresciuti con Fabrizio de André e i giovani di oggi con Sfera Ebbasta, qualcosa significa, ma in generale non sono le canzoni in sé a generare nostalgia, ma quegli anni ormai andati.

domenica 3 ottobre 2021

Il tempo, Dio e la macchina targata DD

Stamattina, camminando in collina, ho notato sul ciglio della strada una macchina. Era lucida, pulita, tenuta molto bene, sembrava nuova. Ho dato un'occhiata alla targa e ho visto che cominciava con le lettere DD. Era quindi una macchina che, così a occhio, poteva avere una decina d'anni. Sembrava nuova ma nuova non era. Qual è il tempo di vita medio di una macchina prima di essere portata allo sfasciacarrozze? Cinque anni? Dieci? Non lo so, ma è comunque improprio definire ciclo di vita il tempo di utilizzo di una macchina, perché la macchina non è una cosa viva, non ha una vita intesa come insieme di processi biologici, è semplicemente un insieme di organi meccanici inanimati costruiti e assemblati dall'uomo, anche se la nostra innata tendenza ad antropologizzare tutto ci fa immaginare che un insieme di organi meccanici sia una cosa che nasce, vive, muore, esattamente come una pianta o un animale. Più propriamente, si può dire che la macchina ha un proprio ciclo di utilizzo, che comunque ha un inizio e una fine.

Anche gli alberi lungo la strada dove era parcheggiata la macchina hanno un inizio e una fine: nascono, vivono (degli alberi si può dire), poi muoiono. Anche le case lungo la via: vengono costruite, utilizzate per un certo periodo di tempo, poi, quando diventano decrepite e non più recuperabili, si demoliscono e se ne costruiscono di nuove, e il ciclo ricomincia. Anche noi abbiamo un nostro ciclo: nasciamo, viviamo "quel poco che a vivere ci è dato" (cit.) e poi torniamo al nulla in cui eravamo prima. Anche le cose che ci sembrano eterne in realtà non lo sono; le Dolomiti una volta non c'erano, e neppure l'Everest c'era, stessa cosa l'oceano Pacifico, e arriverà un tempo in cui tutte queste cose non ci saranno più. Il nostro stesso pianeta una volta non c'era, e anche il Sole. Quasi quattordici miliardi di anni fa neppure l'universo esisteva, mentre ora c'è e continua a espandersi. Un giorno il moto di espansione cambierà in modo di contrazione e l'universo si avvierà verso il cosiddetto Big Crunch, e a quel punto puf, pure l'universo avrà finito di esistere.

Tutto passa e tutto se ne va. Ma come sarebbe e cosa succederebbe se invece le cose fossero eterne, non fossero mai nate e non avessero mai fine? Ovviamente questa cosa è irrealistica ed è difficile anche da immaginare. Se proviamo a ipotizzare un sistema in cui tutto esiste da sempre e sempre esisterà, senza nascita, invecchiamento e morte, il nostro cervello va in corto circuito, appunto perché le leggi che regolano il sistema universo in cui siamo inseriti non lo prevedono. Lo scenario della mancanza di morte fu esplorato anni fa da José Saramago in un bellissimo romanzo: Le intermittenze della morte, in cui si raccontavano gli sconvolgimenti sociali che si venivano a creare in un mondo in cui le persone smettevano di morire e una volta nate vivevano per sempre.

L'unica "cosa" che esiste da sempre e sempre esisterà, naturalmente per chi ci crede, è Dio. Quando ero piccolo ricordo che mia madre mi portava all'incontro del venerdì sera, un ritrovo settimanale in parrocchia in cui don Natale spiegava le letture che si sarebbero lette in chiesa la domenica. Era un appuntamento che io detestavo perché di un noioso unico. Ancora oggi, a quarant'anni di distanza da allora, posso dire con sicurezza che le vette di pallosità di quegli incontri sono rimaste ineguagliate. Una cosa, però, mi è rimasta impressa, e cioè una frase con la quale il parroco cercava di illustrare il concetto secondo cui Dio non ha avuto un principio e non avrà una fine: è sempre esistito è sempre esisterà. Ricordo le facce perplesse dei partecipanti, che cercavano di abbracciare e fare proprio questo concetto razionalmente ma non ci riuscivano, e quindi chiedevano al parroco come fosse possibile questa cosa, volevano che gliela spiegasse in modo comprensibile. Naturalmente non era possibile perché appunto non si può spiegare con la razionalità ciò che razionale non è, e il povero don Natale, giocherellando con la penna sui suoi fogli, alzava lo sguardo e diceva, con un po' di velata rassegnazione, che non si può spiegare ma è così.

A un certo punto, cresciuto un po', mi sono reso conto che quel "non si può spiegare ma è così" non mi bastava più: troppo semplice, troppo facile; è andato bene finché sono stato bambino, poi sono cresciuto e ho cercato altro, e sono contento che sia andata così.

sabato 2 ottobre 2021

Le voci della sera

Primo libro che leggo di Natalia Ginzburg. Avevo buone aspettative ma l'ho trovato di una noia mortale: trama praticamente inesistente, prosa frammentata da una punteggiatura alquanto stravagante, caratterizzata da un uso ipertrofico delle virgole che uccide quel minimo di stile colloquiale che ogni romanzo dovrebbe avere, e da un ricorso agli accapo che raggiunge vette di parossismo di cui non ho memoria nelle centinaia di libri letti finora. 

I pochi personaggi presenti nel romanzo, tra cui Elsa, la protagonista, che si limita a riportare voci e pettegolezzi del quartiere, sono totalmente privi di una loro caratterizzazione specifica e si muovono in un guazzabuglio indistinto di situazioni banali. L'ho terminato con fatica nella speranza di un miglioramento, magari nella parte finale. Niente da fare. Peccato.

venerdì 1 ottobre 2021

Cose inutili e casuali

Vi siete mai chiesti a cosa serve il mento? La risposta è semplice: non serve a niente. Nel mio caso, scherzando un po', potrei dire che potrebbe servire per tenerci ancorato il pizzetto in caso decidessi di lasciarlo crescere, ma in realtà è una prominenza ossea residuato delle modificazioni evolutive del nostro cranio che non serve assolutamente a niente. Così come in natura sono perfettamente inutili tanti altri "attrezzi", come il sesto dito del piede del panda o le suture che abbiamo tutti sul cranio, e infinite altre.

A proposito delle suddette suture, in passato si credeva che fossero state create dall'evoluzione per agevolare nei mammiferi l'attraversamento del canale dell'utero da parte del figlio durante la nascita. Il cranio umano, prima della nascita è particolarmente "morbido" e duttile, e queste caratteristiche fanno sì che la testa del bambino possa attraversare il canale uterino senza eccessive difficoltà durante il parto. Se non fosse così, il parto sarebbe impossibile. Ma la realtà funzionale è diversa e lo si è capito quando si è scoperto che le suture di cui sopra sono presenti anche sul cranio degli uccelli e dei rettili, che per nascere non devono passare per un canale uterino come i mammiferi ma devono rompere il guscio dell'uovo che li racchiude durante la gestazione, operazione che, tra l'altro, rettili e uccelli non fanno neppure col cranio ma con le zampe. Si è quindi capito - Darwin è stato il primo - che queste suture non sono state "inventate" per questo scopo; molto più semplicemente (si fa per dire) la natura ha preso questa caratteristica, lascito del progenitore comune di mammiferi, uccelli e rettili, e l'ha modificata e adattata in modo il parto se ne agevolasse. 

In natura la quasi totalità degli organi che formano gli esseri viventi sono nati nel passato con funzioni totalmente diverse rispetto all'uso odierno. Le ali che servono agli uccelli per volare, ad esempio, erano in origine delle membrane che in alcuni animali (che ancora non volavano) avevano semplicemente una funzione di termoregolazione, poi, lentamente (molto lentamente), si sono modificate fino a diventare ali e gli animali che le possedevano - prima goffamente, cominciando con brevi salti via via sempre più lunghi, poi in maniera sempre migliore - hanno cominciato a volare. Ma la funzione originaria di queste strutture era totalmente diversa.

La nostra bocca è stata inventata dall'evoluzione per permettere ai primi organismi biologici di introdurre il cibo al loro interno. E per milioni di anni la bocca ha avuto esclusivamente questa funzione. Oggi quella funzione è rimasta, ma accanto a questa se ne sono aggiunte tante altre. Con la bocca parliamo, baciamo, Rambo la usa per togliere la spoletta alle bombe a mano e via andare. Ma la funzione originaria della bocca era esclusivamente quella di permettere di nutrirsi. La stragrande maggioranza degli organi che compongono gli esseri viventi è nata con scopi molto differenti da quelli raggiunti oggi. E queste modificazioni hanno seguito un percorso totalmente casuale.

Questo perché la natura, come dice Telmo Pievani nella bellissima lezione che linko qui sotto, non lavora come un ingegnere ma come un bricoleur. La natura non ha scopi, non fa niente "per", si evolve con modifiche casuali utilizzando quello che trova; se queste modifiche risultano utili per qualcosa, bene, altrimenti fanno la fine del mento o del sesto dito del piede del panda.

Un altro diffusissimo luogo comune che Pievani smonta nella sua lezione, riguarda la supposta perfezione degli esseri viventi. Quante volte si sente dire che l'uomo è perfetto, è un capolavoro, che la natura è perfetta, che un dato ecosistema è perfetto, che tutto si muove e vive in una bellissima e perfettissima armonia? Dal punto di vista scientifico non è assolutamente vero niente. Si tratta di romantiche autopersuasioni che ci siamo inventati per giustificare l'esistenza di una entità superiore che, in virtù della sua perfezione, non può avere creato qualcosa di imperfetto. Ma la realtà è ben diversa e in natura non c'è niente di perfetto perché la perfezione sarebbe sinonimo di morte. Quando si è raggiunta la perfezione significa che non c'è più niente da modificare, che si è raggiunto un traguardo che non è possibile migliorare, mentre invece non è affatto così.

Che noi non siamo esseri perfetti è tra l'altro facilmente dimostrabile. Se fossimo perfetti non avremmo l'apoptosi, la proliferazione incontrollata delle cellule che causa i tumori; se fossimo perfetti non morirebbero milioni di persone per soffocamento da cibo (un organismo evolutosi perfettamente non avrebbe tenuto così vicini gli imbocchi dell'esofago e della trachea con tutto ciò che ne consegue); se fossimo perfetti non avremmo un organismo suscettibile di essere attaccato da virus e batteri, e via così, con miliardi di altri esempi che si potrebbero fare. Non siamo affatto perfetti, e neppure molte delle caratteristiche che ci contraddistinguono lo sono. Duecentomila anni fa ci siamo alzati in piedi dopo aver camminato a quattro zampe per milioni di anni. Questo cambiamento ha portato qualche vantaggio ma molti più svantaggi: scoliosi, patologie di ogni tipo a carico della schiena e della struttura ossea portante, e questo perché la suddetta struttura è ancora concepita per camminare come quadrupedi e quando il peso che prima era distribuito su quattro zampe l'abbiamo caricato tutto sulle zampe posteriori, trasformandoci in bipedi, sono cominciati tutti i problemi che ancora oggi conosciamo bene.

Neppure il mondo animale è perfetto. Dov'è la perfezione dell'ape che quando punge muore? Come può essere perfetto un animale che per difendersi deve perdere la vita? Dov'è il senso in tutto ciò? Non c'è. Siamo noi che, testardamente, cerchiamo di dare un senso a ciò che senso non ha. Ma la natura è indifferente alle illusioni romantiche che ci creiamo, e va avanti tranquillamente con le sue casualità e imperfezioni. La lezione di Telmo Pievani è qui.

giovedì 30 settembre 2021

Mimmo Lucano e Luca Traini

Giacomo Galanti, su Huffingtonpost, fa notare che la pena inflitta a Mimmo Lucano è superiore a quella inflitta a Luca Traini, condannato a dodici anni di reclusione per strage (alcuni anni fa, a Macerata, sparò a dei migranti ferendone sei). 

La sentenza che condanna Mimmo Lucano a tredici anni di reclusione per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e altri capi d'imputazione mi ha abbastanza sorpreso. Ho letto che qualche esponente di sinistra ha parlato di sentenza politica, scimmiottando il refrain classico di una certa destra.

Personalmente non penso si tratti di una sentenza politica, si tratta di una sentenza emessa da un tribunale dopo un regolare (fino a prova contraria) processo. È una sentenza di primo grado, quindi suscettibile sia di essere confermata in appello, sia di essere ribaltata. Se venisse confermata anche in appello, a me personalmente dispiacerebbe, ma ne prenderei atto.

Amalia Signorelli

Come ho già scritto più volte su queste pagine, mi sono sempre risultate estremamente affascinanti le persone con una competenza, in qualsiasi campo. Da qualche tempo sto seguendo su YouTube, con un certo interesse, Amalia Signorelli, che è stata (è morta qualche anno fa) una accademica e una delle maggiori antropologhe italiane. Perché amo le persone competenti e preparate? Perché, nella stragrande maggioranza dei casi, dicono cose che vanno contro il senso comune, smontano i pregiudizi, le convinzioni stantie, le idee sedimentate e spesso incancrenite con cui amiamo trastullarci e dalle quali ci sentiamo confortati.

La chiacchierata tra lei e Corrado Augias che ripubblico qui sotto risale a qualche anno fa, e precisamente al periodo immediatamente precedente alla approvazione della legge che regolamenta le unioni civili, la cosiddetta legge Cirinnà. Come forse ricorderete, all'ultimo momento fu stralciato dalla legge l'articolo che prevedeva la possibilità di adozione del figlio del partner per le coppie omosessuali, perché signora mia, scherziamo, mica possiamo permettere uno scempio simile! E ve li immaginate quei poveri bambini come potrebbero crescere? 

In realtà, come è dimostrato dall'esperienza di tutti i paesi in cui le copie omosessuali possono adottare figli (in Inghilterra questa possibilità esiste da più di vent'anni), il sesso dei genitori non c'entra assolutamente niente con l'equilibrio della crescita della prole, perché i figli hanno come bisogni primari e assolutamente inderogabili quelli di essere amati, seguiti; hanno bisogno di risposte ai loro bisogni, cure, attenzioni, e queste cose non c'entrano niente col sesso di chi gliele da.

La chiacchierata tra Amalia Signorelli e Corrado Augias abbraccia questo tema e anche altri, come l'annoso discorso sulla famiglia naturale (anche qui, quanti pregiudizi...) e il ruolo della religione nella determinazione dei convincimenti collettivi. 

Ma ciò che più affascina della professoressa Signorelli sono la chiarezza e l'immediata simpatia che suscita il suo eloquio. Non sembra una docente universitaria di antropologia, di primo acchito sembra più la vicina di casa con cui si chiacchiera mentre si falcia l'erba.


mercoledì 29 settembre 2021

Bertinoro

Ieri, per una rara coincidenza, io e mia moglie avevamo entrambi il pomeriggio libero. Dopo aver sbrigato qualche commissione giù a Santarcangelo, complice la giornata ancora quasi estiva siamo andati a fare un giretto a Bertinoro. Bertinoro è un piccolo comune adagiato sulle colline attorno a Cesena, raggiungibile da Santarcangelo in un'oretta scarsa. È un paese che ha origini molto antiche e una storia lunga e composita, ben riassunta in questa pagina di Wikipedia.

È un paese tranquillo, senza caos, con poche macchine e molti ristoranti. Dalla piazza principale, Piazza della Libertà, è possibile ammirare il panorama che si apre verso la costa romagnola, con lo sguardo che, nelle giornate terse, abbraccia il tratto che va da Ravenna fino a Rimini. Purtroppo noi siamo arrivati che era già pomeriggio inoltrato e la Rocca e Palazzo Ordelaffi, le principali attrazioni storiche, erano già chiuse e ci siamo dovuti limitare a osservarli da fuori. Pazienza, sarà per la prossima volta, cioè fra una ventina d'anni (più o meno il lasso di tempo che è passato dall'ultima volta che ci sono stato, credo).

Anche se era ormai tardi e la luce scarsa, ho provato di fare qualche foto. Considerando le mie pessime qualità di fotografo, forse sono salvabili.


Questa qui sopra è la Colonna degli anelli, il monumento principale del paese. Risale al XIII secolo, è in sasso bianco e i dodici anelli visibili alla base servivano per legare le briglie dei cavalli. 

Nell'immagine qui sopra si vede la torre di palazzo Ordelaffi vista dalla Rocca. Sullo sfondo, il panorama. Nelle immagini qui sotto, una veduta (tagliata) della Rocca e uno dei vicoletti che salgono verso il centro storico.



Qui di seguito, invece, uno scorcio di palazzo Ordelaffi e alcune foto panoramiche.





Piccola curiosità. Il nome Bertinoro deriva, secondo una leggenda, da una frase pronunciata da Galla Placidia. "La leggenda narra che Galla Placidia, figlia dell'imperatore Teodosio, di passaggio in questi luoghi, assaggiato un vino servito in un'umile coppa di terracotta, dicesse: 'Non di così rozzo calice sei degno, o vino, ma di berti in oro'". Da qui il nome della città.

Differenze

Per qualche motivo i morti sul lavoro fanno rumore, nel senso che ogni decesso provoca veementi reazioni, tanto indignate quanto inutili, da parte della politica e dei sindacati, mentre dei 50/60 decessi giornalieri per covid sembra non importare più niente a nessuno.

Messaggi politici

In questo periodo alla radio, tra una pubblicità a un negozio di animali, a una salumeria e a un concessionario di macchine usate, fanno la loro comparsa i messaggi politico-elettorali di qualche candidato alle comunali. C'è ad esempio Bonferro Spaturno (nome inventato, naturalmente) che, ogni tanto, col suo romagnolo dalla essssse lunga come il campo da calcio di Olly e Benji dice: "Basssta burocrazia! Basssta essere schiavi di questo sistema. Per liberare cittadini e imprese dalla morsssa della burocazia, vota Bonferro Spaturno! Vota il cambiamento!"

A me sentire 'ste cose qua fa sempre sorridere. Mica per l'eloquio romagnoleggiante del tipo, o almeno non solo per quello, ma per la convinzione che ci mette. Secondo me Bonferro è realmente convinto che oltre a qualche parente qualcuno lo voterà, e magari qualcuno lo voterà per davvero. È questa convinzione che mi fa sorridere.

martedì 28 settembre 2021

Face to face

La radio ha appena passato Face to face, dei Twins, e immediatamente sono andato con la memoria ai tempi delle feste d'istituto delle medie, negli anni Ottanta. C'era una ragazzina, Valentina, che era il mio sogno (non solo il mio, a dire il vero). Ricordo che amava il nero: capelli neri, vestiti neri, scarpe nere, unghie nere. La chiamavamo "la darkettina". Ascoltava anche un certo tipo di musica totalmente fuori degli standard dell'epoca. Non mi ha mai cagato pari, ma come darle torto? Io ero poco interessante: timido fino a rasentare il patologico, impacciato, ero pure in sovrappeso, all'epoca, niente a che vedere col dio greco che sono oggi.

Sto scherzando, naturalmente. Ma chissà che fine ha fatto? Se fossi su qualche social magari la andrei a cercare, ma non ricordo neppure il cognome. E tutto questo a partire da Face to face.

lunedì 27 settembre 2021

Morisi e la droga

Non è obbligatorio sapere chi sia Luca Morisi, anzi si campa benissimo, forse addirittura meglio, senza saperlo. In ogni caso, il tipo in questione è colui che si cela, o meglio si celava, dietro le campagne mediatiache e social di Matteo Salvini. Il suo "guru", in pratica; e, verosimilmente, l'ideatore, un annetto fa, in piena campagna elettorale per le amministrative, della famosa scampanellata con telecamere al seguito a casa del ragazzo tunisino accusato di spacciare droga.

Per una sorta di nemesi, nei guai giudiziari per questioni di droga ci è ora finito lo stesso Morisi, indagato dalla procura di Verona per possesso e cessione di stupefacenti. Pronta, naturalmente, la solidarietà incondizionata dello stesso Salvini al suo nume tutelare. Perché chiunque può sbagliare, no? E tutto si può perdonare, l'importante è essere dalla parte giusta.

Dietro a facebook

Articoli come quello pubblicato da Paolo Attivissimo sono utili ma, temo, totalmente inefficaci. Inefficaci perché, pur sapendo cosa c'è dietro, chi ha un account su facebook difficilmente lo cancellerà. Si sa da anni chi e cosa c'è dietro la amichevole facciata blu del social di Zuckerberg, e lo scandalo Cambridge Analytica scoppiato nel 2018, in cui si scoprì che facebook aveva acquisito i dati personali di 83 milioni di utenti senza chiedere loro il permesso e li aveva poi usati per fare propaganda politica, è solo l'ultimo in ordine di tempo che certifica il marcio che si nasconde al suo interno. 

Ma, appunto, togliersi da facebook non è facile perché il social di Zuckerberg, ma è caratteristica comune di tutti i social, è congegnato in modo che sia difficilissimo abbandonarlo. Si crea infatti una sorta di sudditanza psicologica che è simile a quella dell'ostaggio in un rapporto sociale di soggezione. Come scrive l'autore nei commenti, chi ne è ostaggio "difficilmente ammette di esserlo e si rassegna a continuare a esserlo. Perché il costo di cercare di liberarsene è troppo alto."

domenica 26 settembre 2021

Pioggia

Le domeniche pomeriggio (praticamente è già sera) piovose aggiungono quel di più di malinconia alla malinconia già di per sé connaturata alla domenica. Il cielo è scuro, minaccioso, e laggiù nell'angolo, vicino al cancello, non c'è più neppure la rassicurante presenza dell'antico cipresso. 

Con questa pioggia, questo senso di greve oscurità, questo buio che già arriva così presto, quest'aria che comincia a sapere di freddo, non si chiude solo questa domenica o questa stagione, ma è come se si chiudesse un ciclo e ne cominciasse un altro, quasi un omaggio a quella ciclicità delle cose e della vita su cui gli antichi greci avevano costruito la loro civiltà.

E già si guarda a domani con occhi diversi.

sabato 25 settembre 2021

Cosa ci posso fare?

Uscita dal lavoro, mia moglie si è fermata in un bar per comprare qualche pasta da portare via. Indossava regolarmente la mascherina. Dentro il bar c'erano tre uomini, tutti senza mascherina, i quali, vedendo che all'entrata si igienizzava le mani con l'apposito dispenser, hanno cominciato a sghignazzare tra loro. Mia moglie ha quindi chiesto loro cosa ci fosse da ridere e perché nessuno di loro indossasse la mascherina, dal momento che la legge ne prescrive l'obbligo nei locali pubblici. Loro hanno continuato bellamente a chiacchierare tra loro, facendo finta di niente. Si è quindi rivolta alla barista chiedendole perché non obbligasse i clienti a indossarla. La barista ha allargato le braccia, sconsolata, come a dire: "Cosa ci posso fare?"

Eh già, cosa ci può fare?

Il caso Ziliani e le sue analogie con la vicenda di Erika e Omar

Mentre leggevo gli ultimi sviluppi della vicenda Ziliani, la mia mente tornava indietro al 2001 e alla tragica vicenda di Erika e Omar. Ci sono analogie tra i due casi? Sì, almeno un paio: i motivi che stanno alla base di entrambi e le reazioni emotive successive ai fatti. Il motivo principale, anzi direi unico, che ha causato gli omicidi in entrambi i casi è la cupidigia: figli che uccidono i familiari per impossessarsi dei loro averi (eredità nel primo caso, gestione del patrimonio immobiliare nel secondo). La seconda analogia riguarda le reazioni emotive degli assassini in entrambi i casi. Erika e Omar, il giorno dopo aver commesso il fatto, fecero quello che avevano sempre fatto ogni giorno, compreso andare al solito bar a bere la solita birra. Le figlie della Ziliani, dopo averla uccisa, parlavano tranquillamente tra loro dell'imminente vacanza che stavano già progettando.

Sono molte le riflessioni che si potrebbero fare partendo da queste premesse, e una di queste potrebbe riguardare quelle forme più o meno accentuate di psico-apatia dilagante nella nostra società. I due episodi citati si collocano infatti tra i tanti simili che si verificano e che poi scompaiono dalle cronache. Di questa psico-apatia, ossia questa incapacità di provare qualsiasi risonanza emotiva per ciò che succede attorno, parlava Umberto Galimberti in un suo libro di cui non ricordo più il titolo. Lo faceva citando un altro celebre caso di cronaca nera accaduto parecchi anni fa a Voghera, quello dei fratelli Furlan, che si divertivano a gettare sassi dai cavalcavia delle autostrade sulle auto che passavano sotto. Quando furono arrestati, dopo aver provocato la morte di una ragazza, Umberto Galimberti si recò in carcere per parlare con loro e quando gli chiese perché lo facevano risposero che per loro era come il gioco del bingo. Quando poi gli chiese se sapevano che all'interno delle macchine c'erano le persone, loro risposero: "Vabbe'..."

Stiamo lentamente e progressivamente diventando una società psico-apatica, per tanti motivi: mancanza di educazione ai sentimenti, perdita di valori, con precise responsabilità da parte della scuola e della famiglia. Come scrive Paolo Perticari ne L'obsoleto, stiamo progressivamente perdendo attenzione nei confronti di quella che Aristotele definiva philia, ossia, nella sua accezione più generale, "la relazione tra cittadini attraverso il legame sociale [...] minacciato da una società vuota, fatta di tanti divertimenti e distrazioni che alla lunga hanno allontanato l'uomo da quella philia di cui parlava Aristotele."

Senza scomodare Aristotele: in una società dove ormai contano solo l'efficienza e la produttività, e dove il denaro e il profitto sono ormai gli unici valori che la regolano, è quasi naturale che poi si torni a queste regressioni. Mi viene sempre da sorridere (amaramente) quando sento i soliti tromboni parlare di minacce alla nostra civiltà da parte di chi viene da fuori, di scontri di civiltà. Ripenso a ciò che scriveva Oriana Fallaci in certi suoi libri, in cui profetizzava la distruzione della nostra società da parte della cultura islamica dilagante. Oh, certo, non è detto che prima o poi non succederà, ma di questo passo temo che saremo molto più veloci noi ad autodisgregarci grazie al modo in cui l'abbiamo impostata. E quando e se i pericolosi islamici arriveranno troveranno solo le macerie.

Blade Runner (il libro)

Ho scoperto per caso che Blade runner, che vidi non so più quanti anni fa, è ispirato a un romanzo, questo:

 


Non lo sapevo, lo confesso. Avevo sempre pensato che fosse un film nato da una sceneggiatura inventata, poi mi sono imbattuto casualmente in questo libro e sul retro ho letto che è il romanzo che tanti anni fa ispirò appunto il celebre film di Ridley Scott. Lo leggerò non appena avrò terminato il libro su don Milani.

venerdì 24 settembre 2021

Interpretazioni

Stavo suonando al pianoforte Foreign Affair, di Mike Oldfield. Poi, mentre la suonavo, mi è venuta in mente Who wants to live forever, dei Queen. Ho quindi unito i due pezzi in uno solo che spero non risulti musicalmente blasfemo. Quando suono mi succede spesso: parto con un pezzo e poi, per motivi misteriosi, arrivo a tutt'altro, in una sorta di illusoria serendipità musicale :-)

Ho fatto il mio dovere

Quindici anni fa, quando aprii questo blog, in giro c'erano solo blog, i social dovevano ancora arrivare. C'era fermento, c'era vitalità. La lunga lista di quelli che amavo leggere era composta di blogger che scrivevano ogni giorno pubblicando articoli approfonditi, pensieri articolati, e spesso vergavano anche più di un post al giorno. 

Di quella lunga lista oggi ne sono rimasti tre o quattro, e questi tre o quattro pubblicano ormai un post ogni dieci o quindici giorni, il grosso della loro attività in rete si svolge oggi su facebook, Twitter, Instagram e compagnia bella. Tempo fa, uno di questi vecchi blogger scriveva, in uno dei suoi rari post, che effettivamente ormai il blog era sorpassato, che da tempo meditava di chiuderlo e continuava a scriverci qualcosa ogni tanto solo perché, avendolo da tanti anni, ci era affezionato e gli dispiaceva. Gli sembrava anche doveroso continuare a tenerlo aperto e buttarci dentro qualcosa ogni tanto.

Personalmente, se dovessi continuare a tenere aperto il mio blog per dovere, solo come memoria dei tempi d'oro del blogging o vestigia di un passato più o meno glorioso, preferirei chiuderlo. Vedere questi blog deserti, sparsi qua e là in rete come antiche navi naufragate su qualche spiaggia o isola deserta, dà anche una certa tristezza. 

Poi, per carità, ognuna faccia come crede.

A proposito di Guccini

Francesco Guccini non ha mai dato il permesso di utilizzare per qualsiasi motivo i versi delle sue canzoni. Ha fatto una bella eccezione qua...