martedì 29 settembre 2020

Fuori dalla storia

Ascoltavo oggi pomeriggio Michela, mia figlia maggiore, in videochiamata con le sue due più grandi amiche dei tempi del liceo: una ragazza cinese che vive e lavora a Milano, una ragazza rumena che vive e lavora a Londra. E ancora c'è gente che parla di muri, confini. 
Tutta gente già seppellita dalla storia.

Monaco

Dopo aver letto le prime cento pagine de L'angelo di Monaco, di Fabiano Massimi, mi è venuta voglia di visitare Monaco di Baviera, città in cui non sono mai stato. Dev'essere l'effetto che fanno i libri. Quando leggevo quelli di José Saramago mi veniva una grande voglia di visitare il Portogallo, Lisbona in particolare (voglia che mi è rimasta); i libri di Stephen King mi hanno fatto innamorare del New England. È vero che, come diceva Francis de Croisset, "La lettura è il viaggio di chi non può prendere un treno", ma è anche un grande input a prenderlo, quel treno. Potendo, ovviamente.

domenica 27 settembre 2020

Questo bacio vada al mondo intero

 


Questo romanzo, che ho letteralmente divorato, è la dimostrazione della fondatezza di una vecchia teoria molto nota agli appassionati di libri: quando si va in biblioteca o in libreria, ma anche quando si gira per bancarelle di libri usati, e io lo faccio spesso, non è mai il lettore che è in cerca di un libro ma è il libro che cerca il lettore. 

Non conoscevo Colum McCann né avevo mai sentito parlare di questo libro, mi è capitato in mano per caso e l'ho preso solo perché incuriosito dal titolo e dall'immagine di quella figura stilizzata che cammina in equilibrio tra due palazzi. Immagine che non è casuale, perché McCann ha scritto questo romanzo ispirandosi alla camminata che Philippe Petit, nell'agosto del 1974, fece realmente su un cavo teso tra le torri gemelle del (fu) World Trade Center di New York, a oltre 400 metri di altezza dal suolo.

Il filo di questo funambolo passa attraverso le storie narrate nel romanzo. Ogni capitolo è una storia che solo apparentemente è slegata dalle altre, mentre in realtà tutte sono in qualche modo connesse tra loro non solo dal filo del funambolo ma anche dai medesimi personaggi che, inaspettatamente, capita che facciano capolino in capitoli diversi. È un romanzo corale, scritto in una prosa a tratti molto poetica, in cui i personaggi sono caratterizzati da una intensa umanità. È un libro che parla di vita, di amore, di dolore, di tristezza, ma anche di morte e delle modalità con cui essa si può palesare e in un momento cambiare le carte sulla tavola dei programmi e delle pianificazioni che tanto si ama fare.

Quel filo teso sull'abisso, dal quale in un attimo si può perdere l'equilibrio e cadere, credo sia la metafora perfetta con cui l'autore ha voluto rappresentare tutto questo. Uno dei romanzi più belli che mi sia capitato di leggere quest'anno.

sabato 26 settembre 2020

Quindici giorni (prorogabili), non un mese

Stamattina mi ha telefonato la bibliotecaria per avvisarmi che L'angelo di Monaco è rientrato e posso andarlo a prendere. Avevo prenotato il romanzo in questione agli inizi di giugno e avevo già visto dal mio profilo sul sito della biblioteca che prima di me era stato richiesto da altri due utenti. Considerando che il prestito ha la durata massima di un mese, avevo calcolato che il libro sarebbe stato disponibile alla lunga agli inizi di agosto. Naturalmente sapevo che il mese può essere prorogato di un altro mese con una semplice telefonata o una mail, ma non pensavo che i miei predecessori non sarebbero riusciti a leggere un normale romanzo in trenta giorni. Evidentemente non ci sono riusciti.

Dipendesse da me, fisserei la durata massima del prestito di un libro in quindici giorni, senza proroghe. Mi sembra un periodo più che congruo, dal momento che generalmente un romanzo medio consta di due o trecento pagine. Insomma, a meno che non si prendano in prestito tomi tipo Il signore degli anelli, It o Il conte di Montecristo (in questi casi ci potrebbe pure stare una proroga), un romanzo in due settimane si deve leggere.

Oggi pomeriggio, quando andrò a prendere il libro, lo proporrò alla bibliotecaria.

Il calcio

Stiamo riuscendo in qualche modo a contenere i contagi e a evitare la seconda ondata pandemica, mentre tutto intorno a noi (Spagna, Francia, Inghilterra, Germania) la situazione è drammatica. In uno scenario del genere ci si aspetterebbe un aumento ancora maggiore di cautela, di prudenza; ci si aspetterebbe che l'agire e il ragionare collettivo fossero imperniati sulla consapevolezza di essere in balia di un equilibrio precario che potrebbe rompersi da un momento all'altro. E qual è, invece, l'argomento quasi unico di cui si discute da qualche giorno? La riapertura degli stadi. E tutto mentre stiamo pagando adesso il prezzo della dissennata decisione di aver aperto le discoteche durante l'estate. 
Io boh...

giovedì 24 settembre 2020

Contagi e libertà

Fossi stato in Mattarella io avrei evitato di replicare alla infelice battuta di Boris Johnson, il quale ha detto che là da loro hanno più contagi che in Italia perché amano la libertà. Avrei evitato se non altro per non scendere al livello del premier inglese. Johnson, tra l'altro, se ricordate fu colpito dal Covid in maniera piuttosto pesante e trascorse anche un periodo in terapia intensiva. 

Istintivamente si è portati a immaginare che chi ha vissuto un'esperienza del genere metta da parte almeno po' di spavalderia. Invece niente da fare. Neppure la drammatica situazione epidemiologica che sta vivendo la perfida Albione in queste ore è motivo sufficiente a fare desistere Johnson dall'esternare le sue stupidaggini, in tutto simili a quelle di un Trump, un Bolsonaro o un Salvini qualsiasi. Evidentemente, neppure il coronavirus può alcunché contro la stupidità.

Estranei metropolitani

La storia di Paola e Michele, i due ragazzi di Verona che si sono innamorati e poi sposati dopo essersi visti casualmente sui rispettivi balconi durante il lockdown, mi ha fatto pensare. I due abitavano nella stessa via, un numero civico di differenza, praticamente uno di fronte all'altro nella stessa strada e non si erano mai visti. Non dà da pensare, questa cosa?

Non so, sarà che io abito in un piccolo paesino dove più o meno ci si conosce tutti, ma mi chiedo come sia possibile che due che abitano uno di fronte all'altro non solo non si conoscano ma non si siano neppure mai visti. È curioso. Magari dal chiuso delle nostre camere chattiamo con persone che stanno dall'altra parte del mondo e non conosciamo il nostro vicino di appartamento. 

Il paradosso della solitudine metropolitana: centinaia di migliaia di persone che vivono ammassate negli stessi palazzi senza conoscersi. A me questa cosa dà un po' di inquietudine.

mercoledì 23 settembre 2020

Springsteen


C'è questo signore che oggi compie 71 anni. Bruce Springsteen è per me un musicista abbastanza anomalo, nel senso che in casa non ho né CD né vinili suoi eppure di pezzi scritti da lui ne conosco parecchi. Mi sono sempre ripromesso di comprare qualche suo album ma non mi sono mai deciso. Forse per timore che una volta acquistato si riveli una mezza delusione e quella delusione faccia crollare quell'aura di mito che gli ho costruito attorno. Chissà...

martedì 22 settembre 2020

Autunno

Il primo giorno di autunno vede me spaparanzato sul divano della sala in modalità lettura. Alle mie spalle la finestra aperta lascia entrare una deliziosa brezza molto fresca, quasi fredda, insieme al suono della pioggia che cade, insistente e regolare.
Voglio vedere chi ha il coraggio di dire che l'autunno non è una bella stagione.

lunedì 21 settembre 2020

Quanto ce l'abbiamo lungo

"Se gli exitpoll sono confermati – ha dichiarato Ettore Rosato – Giani vince in Toscana grazie alla presenza e al valore aggiunto di Italia Viva." 

Cioè, invece di chiedersi i motivi per cui in una delle regioni più rosse d'Italia la destra stava per fare il colpaccio; invece di indulgere a un minimo di riflessione, di autocritica, al limite a un decoroso silenzio, questi alzano la testa, spavaldi, attribuendosi una parte di merito in una vittoria di Pirro che non è neppure una vittoria ma a voler essere generosi una non-sconfitta. 

Sono tutti qui i motivi per cui in Italia non abbiamo più una sinistra degna di questo nome e abbiamo invece una destra il cui dilagare è ormai certificato a ogni tornata elettorale.

domenica 20 settembre 2020

Affluenze

Non so se siano usciti altri dati di affluenza dopo quelli di mezzogiorno, ma se il seggio in cui ho votato io fosse espressione della tendenza generale, direi che quel 12,5% sia esageratamente alto.

Rossana Rossanda

Mi pare di cogliere un parallelo tra una delle ultime dichiarazioni di Rossana Rossanda ("Colpa nostra se vince Salvini, la sinistra ha deluso") e ciò che accadde negli anni '20 del secolo scorso, dove il fascismo andò al potere, scrive Giulia Albanese in Dittature mediterranee, che sto leggendo in questi giorni, anche a causa della "inefficacia della opposizione e della classe dirigente liberale più progressista". 

Sono due periodi diversi, naturalmente, per situazione sociale, storica e politica, anche se accomunati da qualche aspetto. All'epoca, se non altro, a differenza di oggi una opposizione almeno di facciata al fascismo c'era, oggi non c'è più neppure quella.

Ha detto una volta Massimo Cacciari che è utile studiare la storia perché certi meccanismi umani, in certe situazioni, tendono a ripetersi, e conoscerli aiuta a prevedere ciò che può accadere e a evitare che si ripetano. Ma questa raccomandazione non è naturalmente di alcuna utilità in un paese dove la memoria storica arriva a malapena a ricordare con cosa si è cenato la sera prima.

Alcuni brevi note sulla vita di Rossana Rossanda sono qui.

La religione come psicoterapia collettiva

Come ho scritto spesso in queste pagine, per vari motivi, anche di lavoro, ho molti conoscenti che professano una qualche religione (cattolici, protestanti, musulmani ecc.) coi quali mi capita spesso di discutere. Naturalmente sono dialoghi che non portano a niente perché per loro natura non possono portare a niente, dal momento che io discuto secondo una logica di tipo razionale e loro di tipo fideistico. Ma si fa così, giusto per speculare e analizzare i vari punti di vista. E la cosa, tutto sommato, è anche piacevole. 

Ieri, ascoltando la conferenza di Umberto Galimberti che pubblico qui di seguito, ho scoperto una lettura della religione a cui non avevo mai pensato, cioè avevo pensato ma a livello di slogan, senza approfondirla più di tanto, quella cioè della religione vista come psiche collettiva, intesa cioè da un punto di vista sentimentale come lenitivo delle umane sofferenze. 

In sostanza, il filosofo dice: Ma se certe pratiche religiose fanno stare bene, procurano un beneficio all'anima, perché no? Perché si vuole impedire che vengano utilizzate opponendo loro obiezioni di tipo razionale? Già la vita è di per sé difficile, se c'è qualcosa che aiuta a lenirne il peso, perché no? 

In realtà la proposizione di Galimberti non è una novità. Sulla religione intesa come lenitivo avevano già scritto prima di lui filosofi e teologi di ogni epoca. Persino Guccini, una trentina d'anni fa, in Libera nos domine definiva Dio come un'utopia per lenire questa morte sicura.

Per chi fosse interessato, i pochi minuti in cui Galimberti analizza questa argomentazione molto interessante partono da 1:32 circa.


venerdì 18 settembre 2020

Alla fine, nuova versione di Blogger anche per me

La nuova versione di Blogger, cui avevo accennato qui, è alla fine obbligatoria anche per me. Ero finora riuscito ad aggirarla utilizzando il trucchetto spiegato in questo commento nel blog di Claudia, ma ora il trucchetto non funziona più. Valuterò col tempo se cambiare piattaforma (la nuova versione la trovo assolutamente poco pratica, per niente intuitiva e inutilmente macchinosa). 

La vicenda dell'imposizione di una piattaforma di blogging completamente rivista e modificata rispetto alla versione in uso da anni è solo l'ultima delle tante accadute in questi anni che dovrebbero farci pensare a quanto siano veramente nostri i blog che curiamo. Tendiamo infatti a pensare che le pagine di un blog o di un profilo su un qualsiasi social siano cose nostre ("il mio blog" diciamo sempre, no?), mentre dimentichiamo che noi non siamo che semplici utilizzatori di piattaforme altrui, e i proprietari di tali piattaforme possono fare (e fanno) di esse ciò che vogliono, compreso chiuderle tout court, come è successo ad esempio l'anno scorso quando Google ha deciso di chiudere Google Plus.

Proviamo questa nuova versione, va'.

Referendum: Sì o No?

Qualche tempo fa, qui su queste pagine, avevo espresso la mia intenzione di votare No al referendum costituzionale di domenica e lunedì prossimi, che ha come oggetto la diminuzione del numero dei parlamentari. Sono rimasto sostanzialmente della mia idea, cioè votare No, anche se devo ammettere che alcune delle argomentazioni minori che ho letto e ascoltato a supporto del Sì mi sembra abbiano una loro validità.

Riassumendo un po', le principali motivazioni sbandierate dai sostenitori del Sì sono due: riduzione dei costi della politica e maggiore efficienza del funzionamento del parlamento. La motivazione economica è pura demagogia, dal momento che si parla di risparmi talmente risibili che solo chi non ne ha ben chiara l'entità può ritenerla solida ed elevarla a rango di argomentazione. (Mi viene anche da chiedermi come mai, se la motivazione economica è così pregnante, non si sia pensato di tagliare lo stipendio a tutti i parlamentari invece di tagliare i parlamentari stessi, cosa che tra l'altro si sarebbe potuta fare in maniera più semplice e spedita tramite legge ordinaria e senza andare a toccare la Costituzione.)

Per quanto riguarda invece la presunta maggiore efficienza che avrà un parlamento meno pletorico, beh, mi pare che siamo in presenza di una pura ipotesi. In base a quale principio dovrebbe scattare infatti tale automatismo? Non si sa. Ho provato un po' a fare qualche ricerca tra le pagine e le dichiarazioni dei sostenitori del Sì e non ho trovato nulla di convincente. Tutti affermano genericamente che l'efficienza del parlamento migliorerà ma non ho trovato nessuna argomentazione che spieghi perché. Immagino dipenda dal fatto che, alla fine, anche i sostenitori del Sì sanno perfettamente che l'inefficacia del parlamento in gran parte dipende non dal numero di parlamentari ma dai meccanismi di formazione del processo legislativo, meccanismi che non vengono minimamente toccati dalla riforma.

La debolezza e l'inesistenza di ragioni valide e sufficientemente ed esaustivamente argomentate a supporto del Sì - parere personale, ovviamente - mi spingono a restare sulla mia posizione. Quindi voterò No.

Alla fine, comunque, referendum a parte, ciò che a me importa sarebbe l'introduzione di una legge elettorale in grado di dare all'elettore la possibilità di scegliersi il candidato che preferisce, cosa che non è più possibile fare da quando, nel 2005, Calderoli sfornò il cosiddetto Porcellum, poi cambiato nel nome e nelle forme esteriori nel corso degli ultimi lustri ma senza mai modificarne la sostanza.

giovedì 17 settembre 2020

Cuore di tenebra? Mah...

Non mi ha entusiasmato Cuore di tenebra, di Joseph Conrad. Non so dire di preciso il motivo, ma non sono mai "entrato" nel libro, non l'ho letto sentendo ogni volta che lo interrompevo l'improrogabie necessità di riprenderlo in mano, come accade coi romanzi che apprezzo. L'ho trovato monotono, privo di mordente, eccetto che per alcune interessanti riflessioni sulla vita che l'autore esterna per bocca di Marlow, il marinaio che racconta di un suo viaggio sul fiume Congo per conto di una compagnia belga dedita al commercio dell'avorio. Peccato, nutrivo buone aspettative verso questo classico di cui ho sempre sentito parlare molto ma che non avevo mai letto.

Visite a pagamento

Ieri mi sono sottoposto a una visita specialistica di controllo in un ambulatorio privato, pagando una discreta somma (circa il triplo di ciò che ho sempre pagato nelle strutture pubbliche per la medesima visita). Mi sono rivolto a un ambulatorio privato perché, causa Covid (così mi hanno detto quando ho tentato di prenotarla), nella struttura pubblica non c'era possibilità, almeno nel breve periodo. La prima data disponibile sarebbe stata in primavera.

Ora, che la sanità privata sia più efficiente e veloce (e costosa) di quella pubblica non è una novità, ciò che è certo è che l'esplodere della pandemia ha sicuramente aggravato questa situazione. Ma la domanda è: chi non può permettersi una sanità privata, come fa? Semplice: non si cura, come già facevano 12 milioni di italiani ben prima che arrivasse la pandemia.

Ma in Italia, è noto, il problema più grosso che abbiamo è quello dei migranti.

martedì 15 settembre 2020

Fu sera e fu mattina

L'uscita di un nuovo romanzo di Ken Follett è sempre una notizia, sia per chi legge ma anche per chi non legge. Ciò che stuzzica la mia curiosità è il motivo che ha spinto Follett a scrivere un prequel (bruttissima parola, ma tant'è) del celeberrimo I pilastri della terra, considerato all'unanimità il suo romanzo migliore (se non l'avete letto vi siete persi una delle cose belle della vita, ma siete sempre in tempo a recuperare). Comunque sia, mi tengo la curiosità e aspetto con ansia e po' di trepidazione il momento in cui metterò le mani su quest'ultimo lavoro del grande Follett.

lunedì 14 settembre 2020

Non è ora di smetterla con questo benedetto "contro natura"?

Detesto tornare ancora su queste cose. Sono sempre le stesse stupidaggini, gli stessi vuoti ritornelli partoriti da gente che non sa niente, che probabilmente non ha mai aperto un libro e che non ha la più pallida idea di come funzioni il mondo, neppure nel suo ABC. Mi riferisco al consigliere comunale di FDI (e di chi, se no?) di Potenza che in una seduta del consiglio comunale ha detto che l'omosessualità è contro natura. Proviamo a farla semplice e prendiamo i due termini in questione analizzandoli alla luce della semantica.

Sotto questa luce, contro natura significa - correggetemi se sbaglio - che va contro ciò che ha previsto la natura, cioè contro le leggi di natura. Ma due uomini o due donne che provano sentimenti di affetto reciproci o che si danno piacere sessuale reciproco, sono contro natura? Infrangono qualche legge di natura? No. Lo farebbero, che ne so, se per ipotesi una donna corresse alla velocità della luce o un uomo facesse la fotosintesi clorofilliana, giusto per  fare i primi due esempi che mi vengono in mente. L'omosessualità, quindi, dal punto di vista della natura, concetto caro al consigliere e purtroppo a tanta gente, non infrange alcunché.

Infrange semmai delle leggi morali o culturali. Da questo punto di vista la proposizione del consigliere avrebbe avuto un senso nei termini di "contro cultura", se cioè avesse detto che l'omosessualità è contro cultura (o contro morale). Ma i contesti culturali o morali non sono la stessa cosa dei contesti naturali, perché le leggi di natura sono uguali in ogni luogo della terra, i contesti culturali sono diversi a seconda del luogo del pianeta in cui ci si posiziona, al punto che ciò che magari è considerato moralmente riprovevole in un luogo può essere moralmente più che lecito in un altro.

Capite perché la locuzione "l'omosessualità è contro natura" non ha alcun senso? È lo stesso discorso di chi blatera di famiglia naturale, che non significa assolutamente niente perché, anche qui, il concetto di famiglia è diverso a seconda di dove si va. Se qui in occidente la famiglia naturale è formata da papà e mamma sposati con prole, basta spostarsi in medio oriente e si ha la poligamia, se si va in estremo oriente si trova ancora la poliandria, se si va in alcune zone tribali dell'Oceania il concetto di famiglia è allargato al villaggio, nel senso che la famiglia è il villaggio e i figli sono figli dell'intera comunità. Ecco perché se c'è un prodotto culturale per antonomasia è proprio il matrimonio e la famiglia che ne deriva, perché frutto di elaborazioni e di impegni esclusivi del ragionare umano.

Per l'omosessualità è lo stesso identico discorso, e viene da chiedersi come si possa considerare innaturale un comportamento praticato da tutte le specie animali eccetto i ricci di mare. Chissà, magari il consigliere di FDI ha una risposta. 

domenica 13 settembre 2020

Giornalismo


Credo che in questo paese sia ormai diventata improcrastinabile una seria riflessione collettiva su cosa è diventato oggi il giornalismo.

sabato 12 settembre 2020

Eco in edicola


Di solito non uso queste pagine per fare pubblicità. Faccio eccezione quando vengono promosse iniziative come quella partita da Repubblica, che il 15 e 16 settembre allegherà al quotidiano due saggi di quel genio in terra che rispondeva al nome di Umberto Eco (dettagli qui): Il fascismo eterno e Migrazioni e intolleranza.

Per tutta una serie di motivi che non sto qui a spiegare, Umberto Eco è stato uno di quegli uomini che mi hanno cambiato la vita. Oddio, forse ho esagerato, ma comunque dopo averlo conosciuto, e soprattutto aver conosciuto i suoi libri (alcuni, tutti è impossibile), ho cambiato molti parametri con cui vedevo il mondo.

La parola "saggio" non deve trarre in inganno o intimorire, si tratta infatti di letture agili, snelle e non eccessivamente impegnative. Anche un po' obsolete, se vogliamo (sono state scritte ormai vent'anni fa), ma un genio in terra si riconosce anche dal fatto che l'attualità dei suoi scritti rimane sostanzialmente inalterata rispetto allo scorrere del tempo.

Condanne severe e certe?

Faccio fatica a riconoscere il Giuseppe Conte professore e giurista nella frase con cui chiede per i presunti assassini di Willy condanne "certe e severe". Potrei chiudere un occhio sul "certe", dal momento che, specie nel campo della giustizia, di certo c'è sempre poco o niente, ma il concetto di severità non appartiene alle modalità con cui nel nostro sistema penale e civile è stata pensata l'amministrazione della giustizia, dove la pena è intesa con funzione rieducativa, non vendicativa; appartiene semmai di più a quello con cui appunto si mette in atto una vendetta. Vendetta e giustizia sono due concetti antitetici, anche se mi rendo conto che fatti di cronaca come quello in oggetto non facilitano certo un discernimento tra i due concetti, discernimento che è già difficile attuare in condizioni emotive normali, in cui cioè gli stati d'animo non sono così potentemente sollecitati.

Il grado di severità con cui viene inflitta una punizione è ascrivibile alla sensibilità e alla discrezionalità dell'offeso in ambiti che non possono essere quello della giustizia. La mamma punisce il figlio che ha combinato una marachella con un grado di severità che a suo insindacabile giudizio è proporzionato alla gravità di ciò che il figlio ha combinato. Ma la stessa cosa non la può fare un tribunale, perché il compito di un tribunale è quello di comminare pene sulla base di quanto prevede la legge, non l'emotività.

La figura del giudice terzo che dirime le controversie nasce col diritto romano, ed è strada introdotta come norma di civiltà e di giustizia quando si è capito che chi è vittima di un'offesa non può farsi giustizia da sé, perché la carica di emotività generata dall'aver subito un torto, un sopruso, un'ingiustizia ecc. ben difficilmente gli consentirebbe di rispondere in maniera proporzionata al torto ricevuto. Da qui l'istituzione di una figura terza, estranea alla controversia, che in virtù di questa estraneità decide l'entità di una pena o di una punizione nella maniera più proporzionata possibile all'offesa che deve riparare.

Senza questo sistema saremmo ancora alla legge del taglione di biblica memoria o al codice di Hammurabi degli antichi babilonesi, che andavano benissimo in sistemi sociali in cui la giustizia era regolata dal concetto di vendetta, ma che sono totalmente fuori luogo in un sistema civile (almeno formalmente) in cui il concetto di giustizia è basato sulla proporzionalità tra offesa e relativa pena e dove la finalità della pena è (dovrebbe essere) la rieducazione. Diciamo che Conte, oggi, è un po' come se avesse buttato dalla finestra duemila anni di diritto e fosse tornato agli antichi babilonesi.

venerdì 11 settembre 2020

Cattiva memoria


La tesi proposta dallo storico Marcello Flores (nel 2014 ha pubblicato un libro bellissimo chiamato Il secolo dei tradimenti. Da Mata Hari a Snowden, 1914-2014, se vi capita leggetelo) in questo saggio storico è interessante e a mio avviso originale: la memoria storica può fare sì che vengano banalizzati gli eventi oggetto di quella memoria. Spiego brevemente.

A partire dagli anni Novanta del secolo scorso sono state istituite giornate della memoria per ricordare alcuni dei tragici eventi che hanno caratterizzato il Novecento, il più tristemente noto dei quali è sicuramente la Shoah. Queste giornate della memoria sono state istituite decenni dopo i fatti che vogliono proporsi di ricordare. È cosa buona che ci siano queste giornate? Sì, indubbiamente.

Tuttavia, siccome la storia è per sua natura complessa, il ricordare un fatto senza che si conoscano gli antefatti, i mille motivi e le mille cause che l'hanno originato può portare a banalizzarlo e/o a ridurne l'importanza e la portata storica. Oppure, peggio ancora, a brandirlo strumentalmente come clava politica. Perché? Le giornate della memoria che ricordano i tragici genocidi del Novecento sono sempre accompagnate dalla riproposizione delle testimonianze, dirette o indirette che siano, di quegli eventi, attraverso la lettura di documenti oppure interpellando direttamente i sopravvissuti - basta pensare a Liliana Segre, ad esempio.

Le testimonianze, però, tendono in questo senso a parlare da sole, se così si può dire, a presentarsi cioè con l'immediatezza della tragedia e della sofferenza a scapito dei connotati storici in cui le tragedie testimoniate sono immerse. Diventano in sostanza mere rappresentazioni del male e non crimini inseriti nella storia, e ciò può portare alle banalizzazioni strumentali che oggi sono sotto gli occhi di tutti.

Quando ad esempio Salvini o la Meloni vergano tweet ogni 10 febbraio per ricordare i massacri delle foibe non lo fanno perché a loro interessano i militari e i civili italiani massacrati in quegli eccidi, ma lo fanno perché gli autori dei massacri erano i partigiani comunisti agli ordini del maresciallo Tito, di qui la valenza strumentale e politica di quel tweet. Ma gli eccidi delle foibe sono un tragico episodio che, per completezza (e correttezza), andrebbe inquadrato all'interno di un contesto storico infinitamente più ampio e variegato, che affonda le radici nella disputa plurisecolare che ha visto contrapposti italiani e slavi per il dominio dei confini orientali del nostro paese.

Siccome però la storia è complessa e noiosa (infatti non interessa più a nessuno), ecco che si può prendere una parte minoritaria di un evento storico e spacciarla strumentalmente come il tutto. È lo stesso tipo di banalizzazioni che proponeva Berlusconi quando affermava che Mussolini è stato un grande dittatore perché mandava gli oppositori politici in villeggiatura, oppure che in fondo sì, ha sbagliato a fare le leggi razziali ma fino al '38 ha fatto molte cose buone (successi politici, economici ecc.), un ritornello oggi molto in voga tra chi non sa niente e che è diventato ormai memoria comune.

Questi alcuni dei motivi per cui, oggi specialmente, è così difficile fare i conti con la storia, come recita il sottotitolo del libro. Sostanzialmente perché viviamo ormai in una società che rifiuta la complessità, la riflessione, l'approfondimento critico, che si ferma ai titoli, agli slogan, ai tweet e passa oltre, e che quindi assicura il successo a chi meglio sa sfruttare questa sua intrinseca debolezza.

Il patriarca Filaret e la punizione di Dio

La vicenda dell'arcivescovo ortodosso di Kiev non stupisce tanto per la stupidaggine della pandemia come punizione inviata da Dio per punire i gay, stupidaggine ripresa anche qua da noi da eminenti esponenti della Chiesa Cattolica, quanto per la poca cautela e lungimiranza dimostrate. Ora, è comprensibile che alla veneranda età di 91 primavere magari uno non è che sia completamente in possesso della facoltà di prevedere i ritorni di ogni dichiarazione, ma forse l'ipotesi che di fronte a una pandemia globale ormai accertata e conclamata nessuno possa dirsi totalmente esente dai rischi di caderci dentro, poteva metterla in conto.

giovedì 10 settembre 2020

La scelta


I tre ripiani della mia libreria evidenziati nel cerchietto arancione sono quelli che contengono i libri in attesa (in quello centrale c'è l'opera omnia di Philip Roth). Davanti a questo scenario è facile intuire come, una volta terminato un libro, scegliere il successivo sia una di quelle imprese la cui difficoltà può essere compresa solo dai lettori compulsivi. In realtà dovrei finirla di portare a casa libri immaginando che prima o poi li leggerò - mi riprometto continuamente di smettere - ma credo di trovarmi nella stessa situazione del fumatore accanito che un giorno sì e l'altro pure si ripromette di smettere.

Lynyrd Skynyrd

Ho scoperto solo ora, alla veneranda età di cinquanta primavere, questa band statunitense che esiste da prima che io nascessi e che fa un tipo di rock molto coinvolgente. Non si finisce mai di conoscere.



mercoledì 9 settembre 2020

Campi di concentramento

Stavo pensando che siamo circondati da campi di concentramento. Ce ne sono in Libia, in Tunisia, in Grecia, e anche in Italia mascherati da centri di accoglienza (qui un rapporto di Amnesty International sugli abusi perpetrati sui migranti negli hotspot italiani). Siamo circondati da campi di concentramento e tutti sanno cosa succede in questi campi. Allo stesso modo in cui tutti sapevano cosa succedeva nei campi di concentramento nazisti in Germania e nella Polonia occupata da Hitler. A me questa cosa dà parecchio da pensare.

Sospesi i test del vaccino anti Covid (e i novax?)

Una persona manifesta reazioni sospette e si ferma tutto, in tutto il mondo, per analizzare con calma ciò che è successo e verificare se la reazione può essere collegata alla somministrazione del vaccino anti Covid che sta testando l'università di Oxford. Una persona sulle trentamila volontarie sparse tra Inghilterra, USA, Brasile e Sudafrica. 
Chissà se qualche novax ha qualcosa da commentare?

martedì 8 settembre 2020

Non penso sia un problema di palestre

Scrive Massimo Giannini: "Ciao Willy, ragazzo coraggioso e generoso. Ma ora, puniti i due esaltati energumeni che lo hanno massacrato, vogliamo bandire certe discipline “marziali” e chiudere le relative palestre?"

A mio parere, che naturalmente va preso per quello che vale, le palestre non c'entrano nulla. Le cronache sono piene di persone che ammazzano altre persone, perfino in modi più truci, e senza frequentare palestre. Il problema credo stia in una società (famiglia, scuola ecc.) che fa crescere i giovani in quella che si chiama psicoapatia, ossia incapacità di avere risonanza emotiva degli atti che compiono.

Una volta lessi un libro, non ricordo se di Andreoli o di Crepet, in cui si parlava proprio di questo argomento. L'autore raccontava di essere andato nel carcere in cui stavano i fratelli Furlan, quelli che anni fa, nel vogherese, balzarono ai vertici delle cronache per il "gioco" di gettare sassi dai cavalcavia sull'autostrada sottostante (ci scappò anche il morto, purtroppo). Quando l'autore chiese a questi ragazzi se erano coscienti che nelle macchine che passavano sotto il ponte da cui gettavano pietre ci fossero delle persone, questi risposero che a loro non importava, per loro era un gioco in tutto e per tutto simile ai videogiochi di casa.

Stesso discorso per i quattro responsabili della morte del povero ragazzo, i quali, dopo la loro "impresa", hanno pubblicato video compiaciuti sui social. E cosa c'entra la palestra? C'entra semmai il fatto che oggi vengono su generazioni di giovani cresciuti come bestie, totalmente abbandonati a se stessi e alle loro pulsioni, giovani a cui nessuno insegna il valore dell'empatia e del rispetto per la vita e per gli altri.

E qui torna sempre il discorso sul tipo di società che abbiamo costruito, che rappresenta il "brodo di coltura" in cui questi giovani vengono al mondo e crescono.

Voglio la vecchia versione

La maggior parte dei post di questo blog li scrivo tramite apposita app dal cellulare, app a sé stante che ha una sua intrinseca comodità pur essendo piuttosto spartana (in fin dei conti non m'importa granché, dal momento che i miei post sono, come questo che leggete, per la maggior parte formati di solo testo).

Lavorando da pc, ho notato che la bacheca di gestione del blog ha una nuova versione che, presumo, nelle intenzioni dei creatori dovrebbe essere più efficiente e funzionale. Per me non è così. La trovo pesante, lenta, inutilmente arzigogolata e poco intuitiva. La pesantezza e lentezza che noto immagino siano per gran parte dovute all'obsolescenza del mio hardware (scrivo su un vecchio Esprimo su cui ho dovuto intallare una versione più leggera di Linux - Lubuntu - per poter lavorare decentemente).

Rivoglio la vecchia versione della bacheca di Blogger. Finché mi sarà permesso di tornarci cliccando sull'apposito link, bene; quando non mi sarà più possibile farlo, penso che cambierò piattaforma.

lunedì 7 settembre 2020

Scriviamo e leggiamo di più?

Ogni tanto - lo so, sembra difficile da credere - anche sul Giornale di zio Tibia compaiono articoli che potrebbero sembrare degni di tale nome. Tipo questo di Francesco Alberoni, nel quale il noto sociologo mette assieme un po' di ovvietà alle quali, però, forse non tutti pensano; nel caso esaminato da Alberoni, il fatto che oggi si legge e si scrive come mai è successo in tutte le epoche precedenti.

Detta così, la cosa apre il cuore. Il problema è che non si tratta di lettura e scrittura intesi nell'accezione più nobile dei termini, ma in quella più scadente: si leggono e si scrivono miliardi di sgrammaticati messaggi su whatsapp o cinguettii su Twitter. Se quel leggere e scrivere come mai si è fatto in passato fosse infatti riferito alla lettura di libri e alla scrittura di testi anche solo mediamente articolati e corretti, probabilmente il baratro culturale in cui galleggia il nostro paese non sarebbe così profondo e Salvini dovrebbe trovarsi un lavoro.

E invece no. D'altra parte l'Ocse aveva già messo nero su bianco nel 2016 che l'Italia è agli ultimi posti in Europa per la comprensione di un testo scritto, ed è altrettanto risaputo che qui da noi i libri non li legge più nessuno. Siccome è noto che le nazioni progrediscono a partire dal loro livello culturale, non deve poi stupire che siamo messi come siamo messi.

Però scriviamo miliardi di messaggi sgrammaticati su whatsapp. Magari può essere una consolazione, sotto qualche punto di vista.

domenica 6 settembre 2020

[...]

Ogni tanto mi frulla in testa qualche canzone, che sta lì e non se ne va. Allora vado a rovinarla al pianoforte.

Scusate :-)


sabato 5 settembre 2020

Negazionisti in piazza

Il ritrovo in piazza dei negazionisti del coronavirus non è interessante per la manifestazione in sé (quattro gatti che a stento occupano una piccola porzione di una piccola piazza di Roma), ma è interessante perché sdogana una novità finora inedita: anche i più cretini tra i cretini abbandonano il mondo virtuale dei social per rendersi fisicamente visibili, dando così ancora maggiore input all'opera già iniziata in rete di scavarsi la fossa del ridicolo da soli.

Sdoganati questi, mi aspetto a breve manifestazioni di piazza dei terrapiattisti, dei negazionisti dell'Olocausto, di quelli che sulla Luna non ci siamo mai andati, di quelli che le torri gemelle gli americani se le sono buttate giù da soli e compagnia bella, tutti appartenenti a un'unica grande famiglia che potremmo tranquillamente denominare i no-brain.

Contemplare la natura

Pur non essendo cristiano apprezzo spesso alcune delle cose che dice Bergoglio, oggettivamente una delle ultime voci di una certa rilevanza che un giorno sì e l'altro pure si leva contro la mentalità mercantile e capitalista su cui è ormai imperniata la nostra società, tanto da essere apostrofato da molti come l'ultimo comunista rimasto (in realtà Bergoglio non c'entra nulla col comunismo, molto più semplicemente mette le persone prima dei princìpi, contrariamente ai suoi predecessori).
 

Poi, certo, ogni tanto qualche incongruenza salta fuori. Quando ad esempio esorta con fervore a un ritorno alla comprensione e alla contemplazione della natura, dimentica di dire che la visione della natura come materia prima e non come oggetto di contemplazione è anche un lascito del cristianesimo, che origina dalla famosa direttiva data all'uomo da Dio di soggiogare la Terra e dominare sui pesci del mare, gli uccelli del cielo e ogni altro essere vivente (qui il cristianesimo va inteso come cultura, inconscio collettivo e modo di pensare, ossia ciò che ha fatto da collante dell'Occidente per più di un migliaio di anni, non come religione). È piuttosto difficile, infatti, a meno di non prodursi in azzardate acrobazie semantiche, rendere compatibile la categoria del dominio con quella della preservazione e custodia della natura.
 

Se c'è insomma una cultura che intende la natura come oggetto di contemplazione e non come mera materia prima non è certo quella occidentale originata dal cristianesimo, sono semmai quella greca antica o certe culture orientali, come scrive ad esempio Galimberti in Cristianesimo, la religione dal cielo vuoto, ammesso che pure di queste sia oggi rimasto qualcosa. Ma è una piccola incongruenza che si perdona volentieri, dal momento che, come dicevo, papa Bergoglio è rimasto forse l'ultima voce autorevole a spendersi con lodevole ostinazione contro lo sfruttamento, il consumismo, la riduzione dell'uomo a merce e lo scempio economico e sociale originato dal capitalismo.

La dimensione storica di un leader

Il titolo che leggete qui sopra è la copia esatta del titolo con cui Bruno Vespa apre il suo editoriale sulla prima pagina de Il resto del Carlino di stamattina. Il contenuto lo immaginate. Ora, Bruno Vespa a parte (la sua idolatria per il cavaliere affonda le radici nella notte dei tempi), fa abbastanza specie notare come gli improvvisi problemi di salute di qualcuno inducano la maggior parte dei suoi detrattori verso atteggiamenti più indulgenti ed edulcorati nei suoi confronti. Chi è sempre stato apostrofato coi peggiori epiteti immaginabili, improvvisamente si ammala e... beh, sì, era quello che era però, insomma, in fondo aveva parecchi lati positivi, d'altra parte il diavolo non è mai così brutto come lo si dipinge, no?

Ora, per quel che mi riguarda auguro al cavaliere di rimettersi al più presto. Detto questo, non è che il suo ricovero mi fa dimenticare ciò che il suo regno politico ultraventennale ha significato per l'Italia. E il disprezzo politico e umano che ho sempre provato nei suoi confronti rimane intatto anche se si è ammalato, non cambia di una virgola. A scanso di equivoci, il mio non è cinismo, è semplicemente memoria storica basata sulla conoscenza documentata del suo operato, cose che non si modificano col modificarsi delle condizioni di salute di chi ha scritto questo pezzo di storia.

Canzone

Generalmente detesto le cover (penso ad esempio a come Gianna Nannini ha rovinato La donna cannone o Jovanotti ha rovinato Caruso, giusto per fare un paio di esempi recenti). A volte, però, capita di ascoltarne qualcuna tutto sommato gradevole, tipo la versione di Canzone, di Dalla, rifatta da Venditti e De Gregori, due dinosauri musicali che ormai, cover a parte, mi pare non abbiano più granché da dire.

giovedì 3 settembre 2020

Per una volta mi sento un novax anch'io

La Russia ha avviato la campagna di vaccinazione di massa contro il coronavirus utilizzando un vaccino di cui non sono stati completati tutti i normali test clinici previsti dai protocolli e attorno al quale circolano molti dubbi. Il fatto poi che il presunto vaccino sia stato chiamato Sputnik 5 è la ciliegina sulla torta di questa demenziale e pericolosa operazione. 
Diciamo che per una volta, solo per questo specifico caso, se vivessi da quelle parti mi metterei sicuramente nelle file dei novax.

Foto di gruppo

Leggo sul blog di Sara la notizia del riconoscimento dato allo studio legale che ha assistito la Gkn nella controversia che ha portato all...