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venerdì 15 maggio 2026

La democrazia non esiste


Se tra i miei 32 lettori c'è qualcuno che si reca al seggio elettorale di malavoglia, magari pensando che in fondo votare non serva a niente e che la nostra sia una democrazia formale piuttosto che sostanziale, allora è meglio che eviti questo libro.

Si tratta infatti di un saggio provocatorio (lo si vede già dal titolo) in cui Piergiorgio Odifreddi mette in discussione l’idea di democrazia così come viene raccontata nelle società contemporanee. La sua tesi, semplificando molto, è che la "democrazia pura" praticamente non esista nella realtà. E non esiste perché i sistemi democratici sono per loro natura pieni di disuguaglianze, condizionamenti economici, manipolazioni mediatiche, limiti strutturali. Il potere, quindi, non viene esercitato attraverso i meccanismi democratici che tutti conosciamo, ma semmai da élite economiche, finanziarie, politiche, culturali, più che dal "popolo" in senso pieno. Ovviamente non sta dicendo che è meglio una dittatura, cerca solo di mostrare i limiti interni delle democrazie reali e la distanza tra ideale democratico e funzionamento concreto delle società moderne.

In questo libro Odifreddi, col suo stile matematico e logico, smantella pezzo per pezzo il mito del sistema perfetto, dimostrando come la volontà dei cittadini venga costantemente resa vana, filtrata e annacquata dagli stessi ingranaggi istituzionali. L'autore fa notare che il volere dei cittadini, prima di trasformarsi in azione, deve subire una serie di passaggi a maglie sempre più strette: viene filtrato dai partiti, dal parlamento, dal governo e infine dal presidente della Repubblica. A ogni singolo snodo, la distanza tra il popolo e il potere effettivo aumenta, riducendo il voto a una sorta di "cambiale in bianco a scadenza quinquiennale" priva di qualsiasi vincolo di mandato. Una volta espresso il voto, l'elettore rimane passivo e impotente per l'intera legislatura. Con esempi chiari e inoppugnabili l'autore mostra come, sul piano puramente teorico, le preferenze collettive vengano manipolate o distorte attraverso dinamiche che sono sotto gli occhi di tutti, come ad esempio l'avallo obbligato di candidati scelti dai segretari di partito, leggi truffa "maggioritarie" che consegnano il paese a minoranze elette, listini bloccati senza possibilità di scegliersi i propri candidati, "cambi di casacca" dei voltagabbana, che in parlamento finiscono per costituire l'unica vera maggioranza assoluta.

​Molto interessante, tra gli altri, il capitolo sulla (finta) separazione dei poteri. La democrazia moderna, scrive l'autore, soffre infatti di un grave deficit strutturale nella suddetta separazione. Invece di avere un legislativo che fa le leggi e un esecutivo che le applica, si assiste ogni giorno a un ribaltamento sistematico, e il governo in carica non fa eccezione. In pratica, oggi è il governo che propone in prima persona le leggi dall'esterno, imponendole alle camere attraverso il ricatto, spesso reiterato, del voto di fiducia. Openpolis, ad esempio, ha calcolato che da ottobre 2022 il governo Meloni ha varato 130 decreti legge, una media di tre al mese, un numero maggiore di quasi tutti quelli precedenti, compresi il Conte II e il governo Draghi attivi nel periodo pandemico. In pratica siamo una repubblica parlamentare solo formalmente.

​Il volume è ricco di esempi reali, tratti dalla vita politica nel nostro Paese a partire dal dopoguerra a oggi, con cui si dimostra l'imperfezione strutturale del sistema democratico. È un libro lucido, cinico al punto giusto e supportato da una ferrea logica, che toglie il velo di ipocrisia dai nostri rituali elettorali. Questo, ovviamente, non significa che si può smettere di andare a votare (col risultato poi di trovarsi al governo gentaglia come quella che abbiamo oggi); significa che è possibile andare a votare con un po' di consapevolezza in più.

domenica 19 aprile 2026

Senza bussola

Ho letto frettolosamente qualcosa sulla manifestazione sovranista di ieri a Milano, dove sembra ci fossero più organizzatori che manifestanti, e ho avuto l'impressione che fosse composta principalmente da persone senza bussola, più che da persone "senza paura" (uno degli slogan principali). Probabilmente la maggior parte dei quattro gatti che partecipavano manco sapeva perché si trovasse lì. Magari qualcuno gli ha detto che era una manifestazione contro i migranti e allora ci è andato; oppure qualcun altro gli ha detto che era una manifestazione contro l'Europa e allora ci è andato.

Tutta gente senza arte né parte, totalmente incapace di elaborare una analisi concreta della situazione in cui ci troviamo, gente scollegata dalla realtà che ripeteva a pappagallo ritornelli lanciati dal palco da un politico fallito (ormai la lega è stata superata anche da AVS) che da almeno vent'anni ha creato al nostro Paese più problemi di quanti ne abbia risolti.

Consola solo parzialmente il fatto che fossero pochi e che la maggior parte delle persone che passava di lì continuasse a fare la sua passeggiata senza degnarli della minima attenzione. Erano comunque sempre troppi.

mercoledì 4 febbraio 2026

Rotture

La rottura tra il peggiore politico della storia repubblicana e l'ex generale della Folgore folgorato sulla via della Lega, in un Paese mediamente serio sarebbe inserita in qualche trafiletto a pagine 28. Da noi conquista fior di prime pagine sui più blasonati media del panorama (dis)informativo e lunghi e articolati dibattiti nei talk show, con tanto di approfondimenti, dietrologie, scenari futuri, implicazioni, prospettive. Anche da questo si capisce il baratro in cui siamo precipitati.

sabato 24 gennaio 2026

Scarcerazioni

Le reazioni scomposte di Salvini, Meloni e soci alla notizia della liberazione di Jacques Moretti sono emblematiche delle modalità con cui da sempre costoro si rapportano al loro elettorato: agire sull'emotività e sulla pancia. Salvini è il più lapidario (anche perché da sempre refrattario a qualunque considerazione che vada al di là di una esclamazione): "Vergogna!" 

La signora urlante, invece, ha proposto qualcosa di leggerissimamente più articolato ma altrettanto ridicolo: "Sono indignata. Considero la scarcerazione un oltraggio alla memoria delle vittime della tragedia di capodanno e alle loro famiglie". Poi, continuando nella indefessa opera di scavarsi la fossa del ridicolo da sola, aggiunge (tenetevi forte!): "Il governo italiano chiederà conto alle autorità elevetiche di quanto accaduto!"

Ora, se si prova a riemergere da questa infuocata ondata di indignazione da bar e si analizza la vicenda dal punto di vista dei fatti, si scoprono un po' di cose.

Il "signore" in questione è stato scarcerato provvisoriamente, avverbio accuratamente evitato perché avrebbe minato irrimediabilmente la struttura retorica veicolo dell'indignazione, non perché sia stato liberato, ma perché qualcuno ha pagato la cauzione disposta da un giudice elvetico. La cauzione è stata disposta di quell'entità (200.000 franchi) non in base all'umore con cui il giudice si è svegliato una mattina, ma dopo attenta valutazione dei reali pericoli di fuga dell'imputato e sulla base degli esami della relazione esistente tra l'imputato e la persona che materialmente ha pagato la cauzione.

Per quanto riguarda Jacques Moretti, egli non è affatto libero: ha obbligo di firma due volte al giorno, non può uscire dal paese indicato dal giudice, è stato privato del passaporto e rimarrà in questa situazione fino all'avvio del processo. Giova ricordare a ministri e capi di governo dall'indignazione facile (gli stessi ministri e capi di governo che hanno messo il maggiore trafficante di esseri umani su un aereo di stato e l'hanno accompagnato gentilmente a casa) che la custodia cautelare non è un anticipo di pena, è un istituto con lo scopo di impedire il pericolo di fuga di un inquisito, l'eventuale reiterazione di un reato, la possibilità di inquinamento di prove a suo carico. Caduti questi tre presupposti, un giudice può disporre la revoca della suddetta custodia cautelare fino alla celebrazione del processo. 

Per quanto riguarda l'intenzione della signora urlante di chiedere conto della scarcerazione alle autorità elvetiche, credo non valga neppure la pena commentare. A meno che naturalmente non ci si trovi in un bar pieno di elettori di Meloni e Salvini.

domenica 18 gennaio 2026

Barbero per il No

Nell'arena della campagna referendaria sulla riforma della giustizia è sceso in campo Alessandro Barbero, il quale ha pubblicato questo breve video in cui spiega perché voterà No. Il suo contributo è interessante perché, da buon ex professore, spiega chiaramente i punti principali di una materia tecnica e complessa come la destrutturazione del CSM, che si realizzerà se vinceranno i Sì.

Per il resto non c'è molto da dire, la stragrande maggioranza dei sondaggi più recenti mostra i Sì in vantaggio sui No, e anche se le percentuali precise variano a seconda dell’istituto demoscopico, in tutte le rilevazioni i contrari sono nettamente inferiori. Dato il poco tempo che manca a marzo ci sono poche speranze che cambierà qualcosa. 

Se si prende in considerazione il combinato disposto tra separazione delle carriere, distruzione del CSM, legge elettorale e premierato, è possibile vedere il disegno complessivo con cui questo governo scardinerà le fondamenta costituzionali che hanno retto e regolato fino a oggi il nostro Paese.

venerdì 2 gennaio 2026

Promesse

Dal primo gennaio è scattata una lunga serie di rincari che incideranno in modo diretto e indiretto sulle spese delle famiglie: sigarette, gasolio, assicurazioni, autostrade, tasse di soggiorno. Sono poi stati introdotti due nuovi balzelli, uno sulle transazioni finanziarie e uno, i famosi 2 euro, sui pacchi di valore inferiore a 150 euro provenienti da paesi extra-UE. Quindi aumenteranno i costi di mobilità, consumi e servizi. 

Il governo Meloni è entrato in carica a ottobre del 2022 e da allora le entrate totali e la pressione fiscale sono aumentate rispettivamente di 1 punto e di 1,3 punti percentuali di PIL: ai valori di oggi significa che sono più alte di circa 28 e 22 miliardi di euro. Nel 2025 la pressione fiscale in Italia ha raggiunto il suo massimo storico: 42,8% del PIL.
Non male per un governo che nel 2022 vinse le elezioni con la solenne promessa di abbassare le tasse.

In realtà di promesse ne fece tante: ponte sullo stretto, fantasmagorico piano casa, 25 miliardi per le imprese, abbattimento delle liste di attesa nella sanità, abrogazione delle accise sui carburanti (le hanno appena aumentate), abrogazione della legge Fornero (Salvini autorizzava gli italiani a spernacchiarlo qualora, a un anno dall'insediamento del governo, la legge Fornero non fosse stata abrogata: è ancora saldamente al suo posto ed è stata peggiorata). Quelli del Post hanno raccolto in un elenco le 10 promesse mancate più clamorose tra le tante tradite. 

La fortuna di questo governo, e in generale più o meno di tutti i governi, è che il consenso oggi viene attribuito su basi sentimentali e ideologiche, non razionali. Se venisse attribuito coi criteri della razionalità, se cioè la gente votasse i governi a partire dal grado di realizzazione di quanto promesso, questi qui non avrebbero mangiato neppure il panettone del 2022.

giovedì 11 dicembre 2025

La bellezza dello smog

Tra le pieghe della recente manovra finanziaria si trova un taglio del 75% ai fondi che ogni anno vengono destinati per combattere lo smog nella Pianura padana. Uno magari dice: Vabbe', che sarà mai? Invece la cosa è grave e per chi, come lo scrivente, in questa specie di camera a gas ci vive è ancora più grave. Per la precisione, se erano previsti 105 milioni di euro per il 2026 e il 2027 e 110 milioni per il 2028, ora per il 2026 saranno assegnati 35 milioni, per il 2027 20 milioni e per il 2028 25 milioni. Passando così da un totale di 320 milioni di euro a 80 milioni circa.

 

Per chi non lo sapesse, la Pianura padana è una delle aree più densamente popolate in Europa, è sede di gran parte delle attività produttive e industriali del nord Italia e ci vivono circa 20 milioni di persone (quasi 1/3 della popolazione italiana). È uno dei posti più inquinati d'Europa, sia per la concentrazione di attività produttive e sia per la particolare composizione geografica (è chiusa per tre lati da Alpi e Appennini e ha un solo sbocco sul Mare Adriatico). Più di un terzo delle persone che vivono nella valle e nelle aree circostanti respirano aria con livelli di particolato quattro volte oltre il limite delle linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità. La Pianura padana detiene il triste primato di morti premature e numero di decessi per 100.000 abitanti a causa della concentrazione del suddetto particolato nell'atmosfera.

I tagli sono ancora più incomprensibili perché, come spiega Legambiente, arrivano proprio nel momento in cui si cominciano a vedere i primi risultati positivi dopo anni di politiche ambientali e interventi mirati messi in campo proprio grazie a quei fondi. Evidentemente qualcuno, dalle parti di palazzo Chigi, ha pensato che se milioni di persone tornano a vivere nella loro confortevole camera a gas, in fondo non è così grave. Magari quei soldi servono per necessità più impellenti, come finanziare i centri di detenzione in Albania, il ponte sullo stretto, il riarmo. E chi siamo noi per mettere in dubbio queste priorità?

sabato 25 ottobre 2025

Votare?

Paolo Ercolani, nella sua conferenza di ieri sera, tra le tante cose interessantissime che ha detto ha menzionato l'inutilità di andare a votare - il dibattito sull'astensione è ormai vecchio quanto il fenomeno stesso dell'astensione. Il discorso è partito ovviamente da lontano, dall'antica Atene, e si è sviluppato fino a oggi evidenziando le vicissitudini storiche di ciò che comunemente definiamo democrazia. La teoria di Ercolani non si esaurisce ovviamente nella proposizione che andare a votare è inutile, ma anche in quella secondo cui il non voto è un segno di intelligenza perché anch'esso ha un significato, e nello specifico significa smarcarsi dal sistema politico-economico-sociale in cui siamo immersi, il quale sostanzialmente prevede il progressivo aumento delle diseguaglianze e della precarietà; un sistema che vede chi è già povero impoverirsi sempre di più e chi è ricco arricchirsi sempre di più.

Ercolani ha citato il progressivo smantellamento della sanità, portato avanti da tutti i governi; il fatto che i giganti del web (dati del 2024) hanno registrato 2.200 miliardi di euro di utile e vengono tassati con percentuali ridicole, quando invece i lavoratori vedono andarsene quasi metà del loro stipendio in tasse. Ecco, non votare significa anche rifiutarsi di continuare ad avallare questo sistema, è un tirarsi fuori. A questo proposito è interessante (si fa per dire) notare come alle regionali di una decina di giorni fa per la prima volta nella sua storia in Toscana oltre metà degli aventi diritto non si è recata alle urne. Per la precisione, il 52% degli elettori è rimasto a casa, un calo di quasi 15 punti percentuali rispetto a 5 anni fa. Un fenomeno che naturalmente ha molte cause, e tra queste ci sono certamente la disillusione, la stanchezza elettorale, ma anche altro.

Come alcuni analisti hanno fatto notare, in Toscana si è avuto nel tempo un progressivo deterioramento del livello qualitivo della sanità: liste d' attesa più lunghe, saturazione dei pronto soccorso. Secondo alcune rilevazioni del Sole24Ore, la soddisfazione per la sanità pubblica in Toscana è calata di 10 punti in cinque anni. A questo si aggiungono aumenti dei costi della vita e della casa, insufficienti servizi per anziani e famiglie, tagli e ritardi nei contributi sociali. Alcuni politologi come Antonio Floridia e Vincenzo de Sio hanno indicato tutti questi motivi come cause di una sorta di astensione consapevole generalizzata. In sostanza si è verificato ciò che ha descritto Paolo Ercolani nel suo intervento: l'astensione come forma di critica al sistema e volontà di tirarsene fuori, nella convinzione (illusione?) che anche non votare possa portare a un cambiamento.

Io, che sono un vecchio ingenuo e inguaribile romantico, continuo a pensare, nonostante tutto, che il voto sia forse l'ultima e unica arma che ci è rimasta per tentare di incidere in quale modo nella vita pubblica, anche se devo ammettere che la tentazione di starmene a casa è a ogni tornata elettorale sempre più forte.

Ah, dimenticavo. Il filosofo ha esposto anche alcune interessanti riflessioni sull'intelligenza artificiale e, casualmente, Guchi ha scritto questo post che al riguardo mi sembra molto interessante. 

domenica 19 ottobre 2025

Ormai vale tutto

Continuare a seguire le vicende politiche del nostro paese diventa progressivamente sempre piu difficile, perché il dibattere politico non si svolge più - questo succede grosso modo dall'avvento del berlusconismo in qua - nel recinto della legittima critica tra "avversari", col sostantivo "avversari" che già denota di suo la deriva imboccata, ma si svolge nel solco di guerre verbali che lasciano sostanzialmente il tempo che trovano e che servono solo a eccitare gli istinti più retrivi del consesso degli uditori.

Solo negli ultimi 15 giorni sono stati utilizzati fiumi di inchiostro sui giornali e fiumi di bit in rete su dichiarazioni che c'entrano molto con le curve degli stadi e quasi niente con qualcosa che assomigli a sostanza, come ad esempio la sferzata della capa di governo secondo cui la sinistra (quale sinistra? Qualcuno la vede?) sarebbe caratterizzata dallo stesso livello di fondamentalismo di Hamas, a cui replica Landini col suo "cortigiana", a cui si aggiunge Elly Schlein col suo "con l'estrema destra al governo la libertà e la democrazia sono a rischio" (qui un fondo di verità c'è, a dirla tutta).

Ma si tratta di urla che lasciano il tempo che trovano. Nella finanziaria appena partorita dal governo è previsto un aumento di 20 euro alle pensioni minime, che arrivano così a poco più di 600 e rotti euro al mese. Ci sono milioni di persone in Italia che campano con poco più di 600 euro al mese e nessuno si scanna su questo, un trafiletto a pagina 18 e poi tutto passa in cavalleria. L'ISTAT ha prodotto l'ennesimo report sulla drammatica situazione della povertà nel nostro paese e anche qui nessun sussulto. Mattarella ha lanciato ieri l'ennesimo grido sull'ormai imbarazzante forbice tra la costante perdita di potere dei salari delle persone comuni e gli emolumenti di manager e dirigenti di partecipate, società pubbliche e grandi industrie. Tutto a pagina 18 e via. Però pagine e pagine di discussioni su lui ha detto questo, lei ha detto quest'altro, lui ha fatto questo, lei ha fatto quest'altro.

Che palle, viene voglia di non seguire più niente e di mettersi a suonare.

giovedì 15 maggio 2025

Nel mio piccolo

Nel mio piccolo posso testimoniare che quanto rinfacciato ieri da Elly Schlein a Meloni, devo dire anche con una certa efficacia retorica, è perfettamente vero.

Lo scorso marzo sono stato obbligato - ne avevo scritto qui - a sottopormi a un intervento chirurgico pagandolo di tasca mia in una struttura privata e sborsando diverse migliaia di euro. Tutto questo nonostante fossi in lista nel pubblico da sei mesi e nonostante ogni medico da me consultato avesse segnalato sulla richiesta l'urgenza. A un certo punto non ho potuto più aspettare e ho dovuto pagare, ottenendo la data dopo una settimana.

Detto questo, per onestà va segnalato che lo smantellamento del SSN non inizia con questo governo, anche se questi ci hanno messo su un carico da 90, ma è iniziato tanti anni fa e avallato chi più chi meno da ogni governo di ogni colore. Ma questo non consola. Stiamo inesorabilmente andando verso una sanità basata sul censo, e prima ne prenderemo tutti coscienza, meglio sarà.

venerdì 21 marzo 2025

Tecniche consolidate


La tecnica è ormai rodata e consolidata e i risultati sono in genere garantiti. Si tira una bomba (metaforica, ovviamente) in Parlamento, si dà origine a una cercata e voluta bagarre, quindi si ricorre al vittimismo. Nello specifico il caso è quello ormai arcinoto del documento di Ventotene, in cui la premier non ha preso il testo per intero inquadrandolo nel contesto storico in cui fu scritto ma ha estrapolato ad arte alcune parti distorcendone il senso col solo obiettivo di dare vita al suo show.

C'è uno scopo alla base di tutta questa messinscena? Sì, creare un diversivo per tentare di nascondere le immense rogne all'interno della maggioranza sulla politica estera e anche la marea di problemi irrisolti e promesse mancate di questo governo, di cui cominciano ad accorgersi in tanti, compresi molti aficionados.

sabato 1 marzo 2025

L'arte del defilarsi

A parecchie ore dalla vile aggressione di Trump a Zelensky in mondovisione, una scena mai vista alle nostre latitudini e che rappresenta uno spartiacque nella storia, l'unica che non ha ancora preso una posizione chiara è la signora al governo. È rimasta così, un po' nell'ombra, un po' equivoca, con la paraculaggine tipica di chi non può schierarsi apertamente né con Zelensky, quindi con l'Europa, né con il gangster a capo dell'America. 

Che la signora Meloni in Europa non conti niente è cosa nota, dato che negli anni ha sempre detto tutto e il contrario di tutto, e probabilmente, conscia di questa sua irrilevanza, ha ritenuto non fosse grave non riuscire a dire una parola in difesa di Zelensky ma tentare di uscire un po' dal cul-de-sac con l'idea ridicola di un vertice "riparatore" USA-UE. Un'idea talmente ridicola che solo una premier ridicola poteva partorire.

venerdì 21 febbraio 2025

Dopo 30 anni


Mi chiedo come sia possibile che dopo trent'anni dall'infausto avvento del berlusconismo ancora la destra riproponga ossessivamente la bufala dei giudici di sinistra. Soprattutto è sconfortante il fatto che abbia ancora largo credito, che tanti ci credano, cioè siano realmente convinti che certi giudici (non quelli che assolvono Salvini, ovviamente, ché quelli sono bravi) emettono sentenze non in base alle risultanze processuali e alla legge ma in base a contrapposizioni politiche. Per rendersene conto basta leggere ciò che scrive la gente comune sui social.

Qui entrano in gioco, credo, almeno due fattori: il generalizzato analfabetismo giuridico e il fatto che il funzionamento della giustizia è basato su meccanismi difficili, complessi, di cui le persone comuni non hanno contezza e non conoscono. Ed è giusto che non li conoscano, allo stesso modo in cui non tutti possono avere competenze di fisica, di economia, di virologia, di agronomia o quello che volete voi. 

Ieri Gianrico Carofiglio ha spiegato la vicenda di Delmastro dal punto di vista tecnico-giuridico e i motivi per cui è stato condannato, ed è comprensibile che questi tecnicismi alla gente non importino e preferiscano la spiegazione più gratificante dei giudici comunisti. È più semplice, più immediata, e soprattutto evita di mettere in gioco la propria comfort zone ideologica che protegge dall'ansia, esorcizza le paure e lenisce la fatica di documentarsi e cercare di capire.

Ma una democrazia senza cultura, come argomenta Carofiglio nel suo intervento, è una democrazia monca, di pessima o nulla qualità. Anzi, non è neppure una democrazia.

lunedì 10 giugno 2024

Europee

Lo so, si scrive sempre che il partito vincitore in assoluto è quello dell'astensionismo, ma questa volta a buonissima ragione, dal momento che per la prima volta nella storia delle tornate elettorali i votanti non hanno raggiunto il 50 per cento degli aventi diritto. Che poi, tutto sommato, qui in Italia non è stato neppure il risultato peggiore. In alcuni paesi non si è arrivati al 40, un insieme di dati che dovrebbe fare pensare parecchio.

Tra i vincitori c'è sicuramente Elly Schlein, la quale esulta per il risultato ottenuto e a mio avviso ne ha motivo. Certo, la vincitrice è Giorgia Meloni, indiscutibile, anche se sostanzialmente ha confermato i risultati delle scorse politiche e non ha portato a casa il risultato-spallata che auspicava. Elly Schlein, invece, ha preso in mano un partito ridotto quasi a brandelli, dopo essere stato distrutto da Renzi, e dal 19 per cento del 2022 l'ha portato al 24 e oltre di oggi, oltretutto senza cannibalizzare voti a sinistra, come dimostra l'inaspettato successo della lista Alleanza Verdi Sinistra. Notevolissimo, direi.

Sicuramente hanno pagato alcune battaglie che si è intestata, come il salario minimo, la campagna contro il Jobs Act, la battaglia per tentare di salvare ciò che resta del nostro ormai a brandelli servizio sanitario nazionale e altre, tutte condivisibilissime. Questo ha portato il PD a superare la soglia psicologica del 20 per cento ottenendo un risultato che neppure i maggiorenti del partito si aspettavano, e non è certo un segreto di Pulcinella che molti capibastone, più o meno palesemente ostili alla Schlein, si auguravano un altro risultato.

Si spera però che Elly Schlein capisca che questo 24 e passa per cento portato a casa non è stato generato solo da chi ha votato PD per effettiva convinzione, ma anche da chi ha voluto semplicemente provare a fermare l'avanzata delle destre in Europa. E non è la stessa cosa. In ogni caso, adesso che la sua segreteria e la sua linea escono da queste elezioni notevolmente rafforzate, si spera che Elly Schlein sappia farne tesoro, abbandoni le titubanze e la poca chiarezza che ancora mostra su certi temi e faccia crescere il partito fino a essere in grado di mettere in difficoltà Fratelli d'Italia alle prossime politiche.

Per quanto riguarda l'Europa, è vero che c'è stato un certo, diciamo pure notevole, allargarmento generale di consensi verso le destre più o meno estreme - basta guardare Francia, Austria e Germania - tuttavia i partiti moderati non ne sono stati travolti. Anzi, la cosiddetta "maggioranza Ursula" (Partito popolare europeo, Socialisti, Renew Europe e Verdi) è più forte che mai e nella legislatura che sta per iniziare darà le carte nelle trattative per le nomine nella Commissione.

Tra gli sconfitti, qui in Italia si può sicuramente citare la Lega a trazione salviniana, superata addirittura da Forza Italia ed entrambi, Lega e FI, schiacciate dal peso elefantiaco di FdI. È curioso a questo proposito rilevare come abbia preso più voti Berlusconi da morto che Salvini da vivo (Tajani aveva impostato tutta la campagna elettorale puntando sul nome di Berlusconi, arrivando perfino a dire che sarebbe stato considerato valido anche il voto di chi avesse indicato il defunto organizzatore di cene eleganti sulla scheda). Pure Bossi non ha avuto problemi ad ammettere di aver votato Forza Italia, provocando le ire (a denti stretti) di Salvini e Vannacci. Curiosa la reazione di Salvini, riassunta nella parola "tradimento", quando in realtà il vero "tradito" dalla via imboccata dalla Lega a trazione Salvini non è un mistero che sia proprio il suo fondatore.

Sconfitta cocente anche per i Cinquestelle, una sconfitta che comunque era da mettere in conto in quanto i pentastellati alle competizioni europee non hanno mai ottenuto risultati degni di nota, anche perché, data la loro storia, sono l'unico partito a non avere mai avuto "referenti" in Europa.

Chiudo la lista degli sconfitti col duo Renzi-Calenda (e la Bonino in coppia con Renzi), ridotti all'irrilevanza in Italia e, non avendo superato la soglia di sbarramento, esclusi anche dall'Europa. Chissà, magari sarà la volta buona che si renderanno conto che nella vita si può fare anche altro, se in politica non va.

Voglio ricordarli così, con questa bella immagine. Quando ancora erano vivi.

martedì 27 febbraio 2024

Coi piedi per terra


La prima cosa da fare è restare coi piedi per terra. La Sardegna ha un milione e mezzo di abitanti, poco più della sola Milano, e di questo milione e mezzo metà è rimasta a casa. Quindi calma e gesso, non mi butterei a capofitto a pensare che questo risultato intacchi qualcosa a livello nazionale.

Detto questo, è fuori di dubbio che è arrivata la prima vera scoppola per la caciottara e soprattutto per il felpato, che dopo l'imbarazzante 3,8 percento rimediato (meno di quello che ha preso Unione sarda), dubito che si farà rivedere a breve da quelle parti. 

Come molti hanno già osservato, una cosa che si può capire da ciò che è successo ieri è che la peggiore destra dell'occidente non è imbattibile e non è neppure quel monolite che dà l'impressione di essere. Sì può battere anche a livello nazionale, a patto che il PD faccia pace con tutte le sue anime, le sue contraddizioni e i suoi personalismi interni, abbia il coraggio di darsi una linea univoca in nome di un bene maggiore e getti via i vecchi screzi che impediscono una sintonia piena coi Cinquestelle.

Il tempo per riuscire a fare tutto questo c'è. La volontà non so. Speriamo. 

venerdì 30 giugno 2023

I "Pilati" di oggi

Continuo a chiedermi perché Italia Viva si sia astenuta dal voto in Senato per l'autorizzazione a procedere contro Salvini dopo la denuncia per diffamazione presentata da Carola Rackete. Non occorre essere giuristi per capire che quegli insulti non hanno niente a che vedere con la libera espressione di opinione di un parlamentare nell'esercizio delle sue funzioni. Sono insulti, ingiurie. Stop.

Ho una mia idea: Italia Viva avrebbe voluto votare palesemente no alla richiesta di autorizzazione a procedere, ma ciò avrebbe comportato una troppo evidente sintonia col governo. Meglio quindi tenere una posizione più "pilatesca", più sfumata, in modo da evitare che quelli (credo ormai pochi) che ancora pensano che Italia Viva sia un partito di opposizione mangino la foglia.

In realtà l'affiatamento tra il partito di Renzi e il governo più a destra della storia repubblicana è un segreto solo per chi ha il prosciutto davanti agli occhi. Appena stamattina Tommaso Foti, capogruppo di FdI, ha dichiarato: "Italia Viva vota più col governo che con l'opposizione". A questo punto, allora, perché non gettare la maschera? Italia Viva ufficializzi l'appoggio esterno al governo o entri direttamente nella maggioranza, ponendo fine una volta per tutte a questa patetica sceneggiata.

L'astensione non è mai indice di neutralità, specie in casi come questo, e nello specifico significa avallare surrettiziamente ciò che ha fatto Salvini. Per Renzi e i suoi, quindi, è perfettamente legittimo che un senatore insulti e diffami una persona comune facendosi scudo dell'immunità parlamentare, che è in definitiva la trasposizione istituzionale del famoso "io sono io e voi non siete un cazzo".

Ricordo che Francesco Guccini ha usato parole di fuoco contro i tanti "Pilati" della politica: "Io dico addio a chi si nasconde con protervia dietro a un dito, a chi non sceglie, non prende parte, non si sbilancia, o sceglie a caso per i tiramenti del momento, curando però sempre di riempirsi la pancia". Non so se ci siano versi più adatti per descrivere la politica di oggi e certi politici di oggi.

lunedì 13 marzo 2023

Collegamenti

Questo ottimo post di Diciotto Brumaio mi ha fatto venire in mente questo capolavoro di Guccini, in particolare i versi in cui dice: "Coraggio liberisti, buttate giù le carte, tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo Belpaese".

domenica 12 marzo 2023

Almeno il gesto

Il consiglio dei ministri-sceneggiata a Cutro è già acqua passata. Non è servito a niente, naturalmente, come del resto era ampiamente prevedibile e come non porterà mai niente di concreto una gestione dell'epocale fenomeno delle migrazioni improntata esclusivamente a una visione emergenziale ed elettorale. Ma viviamo nell'epoca storica della visibilità multimediale e la politica, oggi, si fa anche (soprattutto?) a favore di telecamere e immagini. I messaggi che la politica vuole fare passare all'opinione pubblica, in altre parole, sono veicolati, oggi come non mai, dai gesti, più che dai discorsi e dai proclami.

Che a Meloni, Salvini e soci della gente che muore in mare non freghi assolutamente nulla è palese e si sa da sempre, e il fatto che nel periodo in cui il governo è stato in trasferta laggiù la signora sedicente mamma e cristiana non abbia trovato cinque minuti per andare su quella spiaggia, da dove ogni giorno continuano ad affiorare cadaveri, o per fare una visita nel palazzetto dello sport pieno di bare per gran parte occupate da bambini, veicola un messaggio chiaro che oltretutto - va detto - ha una sua coerenza. Di chi muore in mare alla Meloni non fregava niente prima, quand'era all'opposizione, continua a non fregare niente neppure ora che guida un governo.

lunedì 27 febbraio 2023

Elly Schlein

Non mi aspettavo la vittoria di Elly Schlein, ero convinto che avrebbe vinto largamente Bonaccini, e la cosa mi ha fatto piacere. Non mi aspetto che nel Pd cambino le cose più di tanto, almeno nell'immediato, ma il programma della Schlein, che è di vedute certamente più progressiste rispetto a quelle dello sfidante, lo trovo largamente nelle mie corde. 

Se riuscirà a instradare il Pd in questa direzione, a dargli una fisionomia, se riuscirà a ridare alla maggiore espressione del centrosinistra quell'anima svenduta nel corso degli anni al berlusconismo prima e al renzismo poi, magari mi tornerà voglia di votarlo, o quanto meno di votarlo con un poco di convinzione in più, visto che il papa, l'ultima voce mediatica autorevole che ancora dice qualcosa di sinistra, non si può votare.

giovedì 23 febbraio 2023

Il quadro della situazione

Il ministro della pubblica istruzione Giuseppe Valditara, che in cinque giorni è riuscito a non dire una parola sull'aggressione e il pestaggio fascista ai danni di due studenti di un liceo fiorentino, ci ha invece messo poche ore a "redarguire" la dirigente scolastica dell'istituto in questione, la quale ha osato divulgare una circolare agli studenti in cui spiega le analogie tra l'episodio e la storia di come ha mosso i primi passi il fascismo. La reprimenda alla dirigente contiene anche, giusto per non fare dimenticare il clima entro cui ci si muove, una neppure troppo velata intimidazione confezionata con queste parole: "Se questo atteggiamento dovesse persistere, valuterò se sarà necessario prendere misure."

In attesa di vedere se il solerte (a giorni alterni) ministro darà seguito a quanto promesso, c'è da segnalare un'uscita di un altro ministro di questo fantastico esecutivo, e cioè Matteo Piantendosi, Interni, il quale, per nascondere il fallimento della limitazione degli sbarchi, con la promessa dei quali la signora Meloni ha vinto le elezioni, si è inventato gli "sbarchi scongiurati". In sostanza sì, col nostro governo gli sbarchi sono quadruplicati, è il fulcro del ragionamento, ma volete mettere con quelli che abbiamo evitato?

Si tratta di un inedito sofisma che in sostanza amplia ed eleva a nuove vette di ilarità le prese per i fondelli che Salvini propalava ai suoi elettori. Qui siamo oltre.

Due Kit Carson

Cosa che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...