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Visualizzazione dei post da gennaio, 2018

Buonismo e pietismo

All'indomani della promulgazione delle leggi razziali del 1938, prese a circolare ed ebbe una certa diffusione il termine pietismo. Pietisti venivano definiti , dai seguaci del regime fascista, con toni che andavano dal dileggio al disprezzo, coloro che in qualunque modo mostravano solidarietà versi gli ebrei italiani perseguitati dal regime di Mussolini. Dai pietisti di allora siamo arrivati ai buonisti di oggi. Chiunque mostri una qualsiasi forma di solidarietà nei confronti di chi scappa da guerra, miseria o persecuzioni di tipo politico o religioso, viene definito buonista. Non so dire con quale tipo di valenza venga principalmente utilizzato oggi - mi pare che anche in questo caso sia un equilibrato mix di dileggio e di disprezzo. Mi sembra comunque di vedere, oggi come allora, la stessa pericolosa stronzaggine mista a cinismo.

La fine dell'umano (?)

"Il mio impegno nella prossima legislatura sarà quello di battermi, insieme agli amici della coalizione di centrodestra, per abolire o cambiare profondamente tutte le leggi approvate dalla sinistra che hanno ferito la famiglia. Penso al provvedimento sulle unioni civili che, va detto con chiarezza, di fatto apre alla stepchild adoption. Per la sinistra, leggi come questa portano verso il progresso; per noi, vanno verso la fine dell’umano." Sorvoliamo sul fatto che andare verso la fine dell'umano, detta così , è una frase che di per sé non ha alcun senso (oppure ne ha talmente tanti che è impossibile capire cosa voglia dire la signora); ma se la signora Roccella oltre a Bibbia, Vangelo e raccolte di salmi avesse aperto -  anche per sbaglio eh? - un libro di scienze, saprebbe che tutto ciò che ha a che fare col concetto di umano è collegato alla natura. L'essere umano è un prodotto della natura, è esso stesso natura, e la natura se ne frega delle modalità con cui i su

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(da Sapiens, da animali a dèi - Y. N. Harari)

Da Il signor Hood a Stavo pensando a te

Quindi, c'è questo tormentone che ci sta assillando ormai da parecchi mesi e che le radio si ostinano, con una pervicacia francamente incompresibile e ormai ai limiti dell'irritante, a propinare senza soluzione di continuità. Il pezzo in questione è musicalmente tra il banale e l'insignificante mentre il testo... beh, diciamo che qualsiasi alunno medio delle elementari sarebbe in grado di scrivere dei versi più profondi e intelligenti senza grosse difficoltà. Una strofa del testo di questo capolavoro, che al confronto De Gregori lèvati che non sei nessuno, recita così: "Che figata andare al mare quando gli altri lavorano Che figata fumare in spiaggia con i draghi che volano Che figata non avere orari né doveri o pensieri Che figata tornare tardi con nessuno che chiede "dov'eri?" Ora, voi capite che tra questa roba qui a cose come "Albero bell'albero intorno a te vogliam danzar" o, che ne so?, "Il caffé della Peppina non si beve

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(da Sapiens, da animali a dèi - Y. H. Harari)

Carne da collegio

Non si prova nemmeno più sorpresa nell'assistere allo spettacolo, tra l'osceno e l'indecoroso, offerto dalla compilazione delle liste elettorali da parte dei capi partito, Renzi o Di Maio che siano. Chi andrà a votare, diritto-dovere a cui lo scrivente si sottrae da tempo senza alcuna remora, potrà tutt'al più provare un senso di umiliazione nell'assistere allo spettacolo di capi politici che distribuiscono ai propri sottoposti collegi elettorali che non sono loro ma dei cittadini, specie se questa pratica viene posta in essere in oscuri e blindati consessi notturni, dove i concetti di pluralismo e squadra vengono senza troppi patemi lasciati fuori dalla porta, così che il Renzi di turno possa spianare e annullare la voce delle minoranze e imporre suoi fedelissimi nelle circoscrizioni di tutto lo stivale, laddove, invece, lo spirito del collegio uninominale dovrebbe trovare la sua ragione d'essere nella candidatura di un soggetto legato alla storia, al contest

Una questione privata per la mia Giornata della memoria

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Ho terminato poco fa di leggere questo romanzo di Beppe Fenoglio, scrittore e partigiano piemontese che combatté sulle Langhe la guerra di Liberazione nelle file dei Partigiani badogliani. Usando come pretesto una storia d'amore tra un partigiano soprannominato Milton e una bella ragazza piemontese di buona famiglia, Fulvia, Fenoglio racconta in maniera dettagliata com'era la Resistenza, i suoi valori, e le modalità con cui i partigiani diedero il loro fondamentale contributo al raggiungimento del traguardo finale, quello della Liberazione dalla dittatura nazifascista. È un libro coinvolgente, anche se dal finale sospeso. Non ci è infatti dato di sapere che fine faccia il partigiano Milton, il protagonista. Il libro si chiude infatti con la sua fuga precipitosa, a piedi, inseguito per campi e boschi delle Langhe da una squadraccia fascista. Molti critici sostengono si tratti di un romanzo incompiuto, tesi avvalorata dal fatto che i fogli del manoscritto furono ritrovati cas

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(da Baciami senza rete - P. Crepet)

Giulio Regeni

Sia il comune di Santarcangelo che quello di Poggio Torriana hanno sulle ripettive facciate due striscioni gialli con scritto "Verità per Giulio Regeni". Sia Santarcangelo che Poggio Torriana sono due giunte comunali rette dalla sinistra, anzi no, rette dal Pd, che è notoriamente cosa assai diversa dalla sinistra, ma comunque facciamo finta che siano due giunte di sinistra. Mi chiedevo: quei due striscioni sarebbero stati appesi anche se le due giunte fossero state di destra? Credo di no, anzi ne sono sicuro. E ho questa convinzione perché quelli di destra - non so se valga per tutti ma spannometricamente sì - tendono a inquadrare e liquidare la tragedia del ricercatore italiano nel classico e triste se l'è cercata. Mi  è capitato di persona anche di sentire cose come "Ma che cazzo è andato a fare là?" e simili, giusto per rendere l'idea. Non so quale ne sia la genesi, ma si è instaurata nel collettivo l'idea che se si ha a cuore la vicenda Regeni si è

Il blocco del blogger

Il blogger che torna dal lavoro dopo nove ore di magazzino si mette lì, davanti al suo pc. Spinge il pulsante dell'accensione e, mentre attende la conclusione di tutta la trafila che dal boot conduce alla scrivania con tutte le iconcine belle in vista, operazione che richiede un certo tempo perché il pc è vecchiotto e malandato e Ubuntu 16.04 LTS relativamente pesantuccia, pensa al post che sta appressandosi a vergare. Perché il blogger sa già cosa vuole scrivere, l'idea gli è venuta a metà mattinata e non vede l'ora di trasformarla in parola scritta in modo che i trentadue fedeli lettori del suo blog possano leggerla. Prima di vergare il post, però, il blogger dà un'occhiata alle mail (l'ha già fatto in mattinata da cell ma un'altra occhiatina non guasta), poi legge ciò che hanno scritto i blog inseriti nel suo blogroll e, già che c'è, dà pure un'occhiata alle home page dei siti per vedere cosa è successo nel mondo, cosa anche questa già fatta in matt

Torna la fatturazione telefonica mensile (con annessa fregatura)

Cominciano ad arrivare i primi sms con cui i gestori telefonici, per ora Tim e Vodafone, annunciano il ritorno alla fatturazione mensile, ritorno reso obbligatorio dalla legge 172/2017 . Bello, no? Apparentemente sì, ma c'è un ma. Breve riassunto. A cavallo tra il 2016 e il 2017 tutte le maggiori compagnie telefoniche, previa avviso ai clienti, avevano arbitrariamente cambiato i tempi delle fatturazioni da un mese a ventotto giorni, mossa che in tutto questo tempo ha consentito loro di incamerare praticamente una mensilità in più all'anno senza che ciò abbia comportato aggiunte o miglioramenti del servizio. Le associazioni dei consumatori avevano fatto un po' di casino, all'epoca, c'era stata anche qualche flebile protesta generale ma poi tutto era morto lì. Adesso si torna quindi alla fatturazione mensile, ma siccome ai maggiori introiti generati dalla fatturazione a 28 giorni i gestori si sono nel frattempo affezionati, ecco che abbinato alla fatturazione mens

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Elezioni alle porte

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(da Il sistema della corruzione - P. Davigo)

Burioni e Renzi

Non nutro alcuna simpatia per il PD né per Renzi, anzi soprattutto per Renzi, come sa bene chi mi legge regolarmente, ma se anche Roberto Burioni avesse accettato la sua offerta e si fosse candidato con una lista indipendente collegata al PD, la mia stima per lui sarebbe rimasta immutata. Sa il cielo quanto abbiamo bisogno in Italia di persone come lui, in prima linea contro l'ignoranza dilagante, tutto il resto è secondario.

Mia cugina Rachele

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Tempo fa Romina mi segnalò, nei commenti a un mio vecchio post, questo libro della Du Maurier. Ieri, casualmente, mentre spulciavo la libreria di mia mamma l'ho trovato tra i suoi vecchi libri. È un'edizione del 1966 (è stato pubblicato la prima volta nel '53) e le prime centosettanta pagine le ho lette ieri pomeriggio. Oggi, ormai, non credo che riuscirò a finirlo, anche perché sono tornato al lavoro dopo un periodo di ferie e il tempo per la lettura è tutto racchiuso in qualche ora da metà pomeriggio in poi. Comunque, ha una trama avvincente, ritmo, e la Du Maurier, che io non conoscevo, scrive divinamente. (Ma quant'è bella la Cornovaglia dei primi dell'800 così come la descrive la Du Maurier?)

Il sistema della corruzione

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Questo breve saggio di Piercamillo Davigo ha la capacità di generare in chi lo legge principalmente un sentimento, quella della rassegnazione. Rassegnazione al fatto che la corruzione in Italia è un fenomeno ormai talmente radicato, esteso, tollerato, agevolato addirittura, che non sarà mai possibile sradicarlo. A ciò si aggiungono almeno altri due motivi per cui quella contro la corruzione, un fenomeno che prospera indistintamente sia nelle piccole realtà locali che in quelle nazionali, è una battaglia persa in partenza. Il primo è che scoprire reati di questo genere è molto difficile, e questo principalmente perché si tratta di reati di tipo omertoso dei quali, la maggior parte delle volte, si giunge a conoscenza fortuitamente, magari mentre si indaga su altro. La seconda è che, anche una volta che l'illecito viene scoperto e i responsabili processati, ci sono elevatissime possibilità che questi la facciano franca o al massimo vengano condannati a pene irrisorie, che comunq

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Il manifesto del libero lettore

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Alessandro Piperno è riuscito, con questo breve saggio, a farmi provare due distinte reazioni: godimento e lieve rammarico. Godimento nato dall'essermi abbastanza riconosciuto nella sua definizione di libero lettore, che cito testualmente: "Il libero lettore è un individuo un po' strambo, allo stesso tempo credulone e diffidente, squisito e volgare, sentimentale e cinico, devoto e apostata; un rompiscatole che diffida della gente ma ha un debole per i personaggi". Piperno dichiara con questo saggio tutto il suo amore per la narrativa e i romanzi, per le storie, un amore che rasenta la patologia, e nel libro riporta alcuni pensieri interessanti, originali e per gran parte condivisibili. Scrive, ad esempio: "Una cosa l'ho capita negli ultimi trent'anni, per lo più trascorsi a leggere e scrivere romanzi: il numero di persone a cui piace realmente la narrativa è relativamente modesto, persino tra coloro che ne hanno fatto un mestiere: editori, accademic

Via l'appello per gli assolti

Nel clima da mercante in fiera di questi giorni, dove è in atto una specie di competizione a chi la spara più grossa, spunta la proposta del tipo delle cene eleganti di abolire l'appello per gli assolti in primo grado. Perché? Boh, non si sa, la giustificazione addotta dalla mummia imbalsamata è che così i PM non possono più richiamare l'eventuale tapino in appello rovinandogli la vita, che detto da chi (caso Ruby) è stato condannato in primo grado e poi assolto in appello e in Cassazione - eh, 'sti maledetti giudici comunisti! - è tutto dire.  Non sono naturalmente un esperto di cose giuridiche, ma da quel poco che so una delle molteplici cause della annosa lentezza della giustizia in Italia, al netto delle chiacchiere da bar e degli slogan, sta in una norma riguardante appunto l'appello. Questa norma prevede che un condannato in primo grado che vi faccia ricorso non può vedersi comminata una pena superiora a quella avuta la prima volta, come spiegato qui . Picco

Ivan Graziani il narratore

Stamattina, mentre ero a passeggio lungo il Marecchia con Ivan Graziani negli auricolari, pensavo che il grande cantautore teramano è stato, prima ancora che un ottimo musicista, un più che ottimo narratore, un eccellente creatore di storie necessariamente brevi, concepite per essere raccontate nei quattro o cinque minuti che dura una canzone. Non so quanti dei miei trentadue lettori abbiano dimestichezza con la sua produzione musicale, ma presumo che eventuali suoi estimatori questa cosa l'abbiano già compresa da tempo. Il 99% delle canzoni di Ivan sono storie brevi, complete, con uno o più personaggi, un inizio, uno svolgimento e una conclusione. Gli esempi che si potrebbero fare sono innumerevoli, e il primo che mi viene in mente è la celeberrima Il chitarrista, un pezzo che conoscono anche i sassi. È una storia breve a tutti gli effetti, e se si ascolta attentamente il testo si può immaginare con poco sforzo anche tutta la scena in cui si svolge la vicenda della donna contesa

Giulia Bongiorno e la nitidezza

Ognuno è libero di fare politica come gli pare e di candidarsi per chi gli pare, e in veste di avvocato penalista è allo stesso modo libero di difendere chi gli pare, fosse pure Andreotti nel suo famoso processo per mafia. D'altra parte noi mica siam qua per giudicare - un eventuale giudizio si formulerà semmai, successivamente, sull'operato del soggetto in questione. Certo è che chi fa spot in tv contro la violenza sulle donne, fonda una Onlus insieme a Michelle Hunzicker finalizzata all'assistenza alle donne vittime di discriminazioni, violenze o abusi e poi si candida con Salvini, quello che in un suo triste comizio equiparò la signora Boldrini a una bambola gonfiabile, qualche perplessità la fa nascere. Se poi il soggetto in questione si spinge fino a dichiararsi colpito dalla nitidezza del Salvini pensiero, beh, la perplessità aumenta, e di molto.

La biblioteca ti frega

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La biblioteca ti frega. Sempre. È matematico. Dico biblioteca ma è naturalmente un discorso che vale anche per le librerie. Perché? Cominciamo dall'inizio. Oggi è stato forse il primo giorno di gennaio in cui ci si è potuti rendere conto che le giornate hanno cominciato lentamente ad allungarsi, e visto che la temperatura era tutto sommato gradevole ho dato una spolverata alla mia bicicletta, parcheggiata in stato di abbandono nel garage dalla fine di novembre, e sono andato giù a Santarcangelo, approfittando del fatto che il giovedì la biblioteca fa orario continuato. Non che fossi a corto di materia prima, anche se in questo periodo di ferie ci sto dando dentro, ma come sa bene ogni lettore compulsivo, il timore (meglio, panico) di restare senza niente da leggere è sempre dietro l'angolo. Non sono andato in biblioteca con in testa dei titoli specifici, diciamo che avevo intenzione di cercare qualcosa di Galimberti o di Odifreddi per quanto riguarda la saggistica, e qual

Origin

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Ammetto di non aver mai amato Dan Brown, un po' perché influenzato dal dileggio di cui lo fece oggetto il grande Umberto Eco dopo che ebbe letto Il codice da Vinci, un po' in seguito al sonno profondo in cui caddi venti minuti dopo aver iniziato a guardare il film relativo. Ho letto Origin, il suo ultimo romanzo, principalmente per due motivi: 1) in questo periodo sono in ferie e quindi ho molto tempo libero; 2) mi è stato prestato - difficilmente avrei altrimenti tirato fuori i venticinque euro necessari all'acquisto. Che dire? Se si lascia da parte tutta la parte "complottista", diciamo così, e tutto il pistolotto senza né capo né coda sulla spiegazione scientifica (che in realtà di scientifico mi pare abbia ben poco) relativa alla nascita della vita sul nostro pianeta e alla destinazione finale dell'uomo, in risposta agli eterni quesiti "da dove veniamo?" e "dove andiamo?", il libro non è male. È in definitiva niente di più di un bu

Libri in ospedale

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All'ingresso del reparto oculistico dell'ospedale di Pesaro, dove mi trovavo ieri mattina con mia madre, c'è un espositore suddiviso in tre piani. Su quello più alto ci sono delle riviste, sugli altri due dei libri di vari generi: classici, thriller, rosa ecc. Sono per la maggior parte libri vecchi, ingialliti, probabilmente rimasugli di biblioteca letti e riletti. Chi vuole può sceglierne uno e leggerne qualche pagina mentre attende il suo turno nella sala d'attesa. Se il libro scelto piace può pure tenerlo e portarlo a casa, come recita l'avviso attaccato al muro, a patto che poi lo riporti. Ma quei libri, lì, non c'entrano niente, sono inutili. La maggior parte delle persone che sedevano sulle sedie della sala d'attesa, o cazzeggiavano con lo smartphone oppure, specie i più anziani, sfogliavano qualche rivista. La cosa tutto sommato è anche comprensibile, è infatti difficile che chi aspetta di sottoporsi a esami o visite, magari in preda a quella liev

Take a walk on the wild side

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Non avrete più paura (se mi voterete)

Una volta le campagne elettorali erano principalmente di tipo propositivo, non giocate sulle false paure (immigrati, vaccini ecc.): faremo questo, faremo quello, vi daremo questo, vi daremo quello ecc. Lo sono anche adesso, certo, basta leggere e ascoltare i roboanti annunci in stile chi la spara più grossa che ci piovono sul capo un giorno sì e l'altro pure, specie in questo periodo: asili gratis per tutti, università gratis per tutti, via il bollo auto, via il canone tv, meno tasse per tutti, pensioni a mille euro per tutti i pensionati (ovviamente per tredici mensilità, ché più la spari grossa e più la plebe abbocca), reddito di cittadinanza, reddito di dignità e chi più ne ha più ne metta. Manca ancora chi dica di voler vincere il cancro, ma lì abbiamo già dato e non è stato un bello spettacolo. Dal cancro ai vaccini il passo è breve, e infatti questi ultimi sono entrati a pieno titolo tra gli argomenti di questa campagna elettorale - Di Maio e Salvini, ad esempio, due noti

Ciao, Dolores

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La razza di quelli come Fontana

Il primo commento che mi è venuto in mente dopo aver letto lo sproloquio di Fontana , è che se la sua amata razza(*) bianca fosse tutta composta da persone come lui, si estinguesse pure. Nessun rimpianto. (*) Come sanno anche i ragazzini delle medie, il termine razza viene dagli scienziati unicamente riferito all'ambito zootecnico, riferito all'uomo non ha alcun significato, ma Fontana è un leghista, non si può pretendere chissaché.

Come nel '94

Se qualcuno, nel 2011, mi avesse detto che nel 2018 ci sarebbe stata una campagna elettorale che l'avesse visto ancora tra i protagonisti, avrei dato al tutto lo stesso peso che si dà a una barzelletta. Ma la barzelletta si è avverata e si è trasformata in un incubo. Stiamo rivivendo pari pari lo stesso brutto film visto per la prima volta ventiquattro anni fa e poi a ogni elezione successiva. Con la differenza che il protagonista si è trasformato col passare del tempo in un ultraottuagenario pregiudicato con una sfilza di procedimenti penali talmente lunga che Wikipedia e Treccani hanno dovuto dedicargli una pagina apposita. E il copione di quel brutto film è identico ai copioni precedenti. Anche il protagonista è perfettamente identico, perché è noto che il processo di imbalsamazione dei cadaveri serve a fermare i segni del tempo. Così, attore principale e copione si ripetono, si ripresentano, come una nemesi, forti della certezza che la memoria storica delle italiche genti arr

Il disagio della libertà

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La tesi di fondo di questo ottimo saggio di Corrado Augias, sintetizzando brutalmente, è che ognuno ha ciò che si merita, che nel caso specifico italiano sta a significare che chi governa rispecchia chi è governato, e non ha molto senso puntare il dito contro malcostumi e malefatte della classe dirigente se quegli stessi comportamenti sono, in piccolo, attuati da buona parte delle persone normali. Augias tenta di analizzare i motivi per cui nell'arco di nemmeno cento anni l'Italia è stata succube, compiacente, di due personalità dai forti caratteri autoritari: Mussolini e Berlusconi. Non c'è una risposta chiara e univoca a questo interrogativo, le ragioni sono molteplici, e attraverso una esaustiva carrellata di episodi storici l'autore arriva a concludere che l'opportunismo e la mentalità tipica italiana secondo cui dietro a ogni azione ci dev'essere obbligatoriamente un tornaconto personale, sono i motivi che hanno indotto e inducono ancora oggi le italiche g

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(da Il disagio della libertà - C. Augias)

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Stoner

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Credo che il pregio maggiore di questo libro sia di essere appassionante nonostante una trama tutto sommato banale e a tratti anche noiosa. In fondo la grandezza di certi scrittori sta tutta nel riuscire a catturare il lettore raccontando storie semplici con un tipo di prosa che appassiona. John Williams, che io non avevo mai sentito nominare, è riuscito a fare questo, e credo che il fascino di questo romanzo stia proprio nella capacità di esplorare gli interrogativi che attanagliano noi tutti (perché si vive, perché si sbaglia, cosa significa amare, qual è il significato dell'esistenza ecc.) semplicemente raccontando la vita di un tranquillo professore di letteratura, William Stoner, dell'università del Missouri. Sintetizzando ed esprimendo un giudizio in un aggettivo, direi appassionante.

Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi

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Ieri erano diciannove anni che De André se n'è andato. Mentre leggevo su vari siti di questa ricorrenza ho pensato che diciannove anni sono un'eternità, se rapportati alla velocità con cui accadono e poi precipitano nell'oblio le cose e gli avvenimenti oggi. E sono un'eternità a maggior ragione se si pensa che De André nella coscienza e nel sentire collettivo è come se fosse ancora vivo. Magari non per tutti. Anzi, sicuramente non per tutti, ma per chi, come me, ancora tira fuori con regolarità i suoi cd, ancora si siede al pianoforte o imbraccia la chitarra per suonare suoi pezzi, o anche solo ripete mentalmente qualche suo verso mentre cammina, Faber vive.

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(da Stoner - J. Williams)

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L'ospite inquietante

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Sono appena al terzo libro di quest'anno, ma credo di poter già affermare con una certa sicurezza che questo sarà quello che mi sarà piaciuto di di più tra quelli che leggerò in questo 2018. Già da qualche tempo seguo Umberto Galimberti, in particolar modo su YouTube. Mi piace ciò che dice e come lo dice e ho quindi deciso di comprare questo suo saggio uscito qualche anno fa. Qui Galimberti spiega in maniera chiara e scorrevole, utile a far comprendere i concetti più difficili anche a quelli come me, cos'è il nichilismo e i motivi che stanno alla base del suo dilagare nei giovani di oggi. È un libro che tutti dovrebbero leggere, specialmente chi ha figli che vanno a scuola o è a qualsiasi titolo in contatto coi giovani. Non per farsi insegnare da Galimberti il mestiere, anche se certi professori trarrebbero solo utili insegnamenti da questa lettura, ma per capire i motivi per cui gli studi degli psicologi sono assaliti da orde di genitori e insegnanti che non sanno più come

Oggi

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Se non fosse per il calendario e la temperatura, sembrerebbe quasi una giornata primaverile, oggi. Una di quelle giornate che non ti invitano a passeggiare, ti chiamano proprio.

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(da L'ospite inquietante - U. Galimberti)

Aumenta l'occupazione (del piffero)

Il pifferaio è contento, strilla a social unificati che il suo JobsAct ha fatto il miracolo di aver creato un milione di posti di lavoro, riuscendo dove l'altro pifferaio, quello di Arcore, vent'anni fa aveva fallito. Ed è vero che, in linea generale seppur a fasi alterne, l'occupazione tende ad aumentare e la disoccupazione a diminuire, ma il tipo di Rignano dimentica di rimarcare come la stragrande maggioranza dei nuovi assunti (una percentuale collocabile tra l'80 e il 90% ) sia inquadrata con contratti a termine, siano insomma precari, laddove i contratti a tempo indeterminato (che di indeterminato hanno solo il nome, vedi le famose tutele crescenti) sono una infima parte. Si dirà: meglio un contratto precario che stare a casa a girarsi i pollici. Il che potrebbe essere anche vero, dal momento che ormai ci siamo abituati a vivere in un'epoca dove tutto si svilisce e i corsi della vita e delle dinamiche sociali si snodano sui binari del "piuttosto che ni

Sleeping beauties

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Sapete quei libri che ti catturano come la tela del ragno cattura una mosca? Quelli che leggi anche mentre svuoti la lavastoviglie? Quelli che chi se ne frega della passeggiata pomeridiana? Quelli che una figlia ti manda un messaggio preoccupato su WhatsApp perché tu sei sul divano a leggere e ti dimentichi di andarla a prendere alla fermata del 9/A? Quelli che non vedi l'ora di tornare dal lavoro perché se non sai come va a finire muori? Ecco, Sleeping beauties è uno di quei libri lì.

La virgola della Santanché

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Il primo requisito richiesto, che poi è il minimo sindacale, a chi ogni giorno e in ogni dove si fa paladino del patriottismo, del suprematismo e identità italiani e cazzate simili, è avere un minimo di padronanza della lingua. Non si pretende un livello di conoscenza di un Umberto Eco o un Gian Luigi Beccaria, giusto per citare i primi due che mi vengono in mente, ma un livello tale che almeno permetta di costruire un periodo senza infilare una orribile virgola tra soggetto e verbo. Una roba del genere avrebbe fatto sgranare gli occhi alla austera signora Silvana, la mia maestra delle elementari, la quale avrebbe dato alla Santanché, come penitenza, almeno cinque pagine di quaderno a righe da riempire con periodi brevi senza virgola tra soggetto e verbo, come si faceva una volta coi somari. Questi sono quelli che vorrebbero subordinare la concessione della cittadinanza italiana agli stranieri a non meglio precisati test di conoscenza della lingua, test che naturalmente gente come la

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Leggere e basta

"In queste vacanze ho letto. Come una forsennata. Come non mi capitava da anni. C’è una magia nella lettura che noi lettori conosciamo e gli altri no. Non si può spiegare, almeno non fino in fondo. È quella vertigine che ti prende quando precipiti in un libro, che è la cosa più simile ad uno Stargate. L’oggetto più fantascientifico e multimediale che esista, perché tu sei lì, nella tua stanza, e un momento dopo sei altrove, e non sei nemmeno più tu. La lettura è quell’incantesimo che amplia e dilata i confini del reale. Leggere è come avere i superpoteri. Sei portata in altri mondi, in altre epoche, e ci sei dentro, spettatrice ma anche protagonista. A me dispiace sinceramente per quelli che non leggono. Ma mica per quelle bubbole della cultura, o sul diventare migliori, eh. È che non sanno cosa si perdono." (via Galatea )

Foschia

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Oggi la nebbia non vuole saperne di alzarsi completamente. Il grosso si è alzato a metà mattina ma ancora poco fa un filo di bruma era saldamente ancorato al suolo e al letto del Marecchia. Come se quel velo di foschia volesse sollevarsi ma la terra lo trattenesse ostinatamente a sé.

Il boom delle Meraviglie

La trasmissione di Alberto Angela Meraviglie, andata in onda giovedì sera, ha fatto il pieno di ascolti . Non ricordo chi fosse a dire che la tv spazzatura impera perché è la gggente che la vuole, ma ogni volta che da qualche parte viene fornita l'occasione di sfatare questo luogo comune, questo luogo comune viene regolarmente sfatato. Poi, certo, ci saranno sicuramente eserciti di persone il cui orizzonte televisivo non va oltre a grandi fratelli, isole, isterismi di Sgarbi, calcio ecc., e poveretti loro, ma accanto a questi - ormai è dimostrato - ci sono altrettanti corposi eserciti di persone che rimangono affascinati dalla storia del Cenacolo di Leonardo o dei templi di Agrigento (e anche dal sex appeal di Angela figlio, diciamolo, via). Un unico appunto: l'orario. Anche se può apparire strano, in Italia c'è ancora gente che lavora e che la mattina si deve alzare molto presto, e se si fa iniziare una trasmissione alle 21:30 è poi molto difficile che i soggetti di c

Coglione ed evasore fiscale

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Che Stephen King detesti Donald Trump è noto da tempo, e la cosa dev'essere reciproca dal momento che lo stesso King fu bloccato tempo fa su Twitter dal presidente USA. Ma se tu sei uno dei più grandi scrittori del mondo puoi toglierti alcuni sfizi normalmente preclusi ai comuni mortali, come ad esempio spernacchiare un presidente USA nei tuoi libri. I due screen che vedete qui sopra sono tratti dall'ultimo romanzo di King, Sleeping beauties, che sto leggendo in questi giorni, e sono appena a pagina cento. Sono pronto a scommettere che prima di arrivare all'ultima delle seicentocinquanta che compongono il romanzo incontrerò ancora il vecchio Donald.

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I sacchetti

Si è scatenata l'apocalisse sui biosacchetti , sembra. Una apocalisse a mio parere abbastanza incomprensibile. In primo luogo perché non erano gratuiti neppure prima ma il loro prezzo era semplicemente spalmato nei costi di esercizio, in secondo luogo perché nella medesima maniera paghiamo tantissime altre cose, come la televisione commerciale, ad esempio. Sinceramente, tutta questa furia generale non la comprendo.

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Stupidi

Uno stupido dice che ha il ditino sul pulsante nucleare, l'altro stupido gli replica dicendo che il suo pulsante è più grosso. Manco i bambini all'asilo.

Ferdinando Imposimato

Spiace che da alcuni anni avesse cominciato a dare credito ad alcune tra le più ridicole teorie complottiste, tipo quella sull'11 settembre ad esempio, ma nessuno è perfetto. In ogni caso, un uomo da ammirare per l'operato e la dirittura morale. Ce ne fossero, così .