"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
lunedì 7 luglio 2025
Anonimi?
sabato 22 marzo 2025
Sull'addio ai social
Ieri il buon Mantellini ha pubblicato un lunghissimo post contenente alcune riflessioni a tre anni dal suo addio ai social. Riflessioni interessantissime e condivisibili, per quanto mi riguarda.
venerdì 4 novembre 2022
L'era della disinformazione
Se andate in edicola, allegato al numero di novembre del mensile Le scienze trovate questo libro, curato da Walter Quattrociocchi. È una interessante raccolta di scritti con cui informatici, psicologi, sociologi, esperti di comunicazione tentano di spiegare i motivi per cui oggi, nei media digitali, ma anche tradizionali, in generale nella società, impera la disinformazione, e anche i motivi che spingono tantissime persone a credere a bufale e complotti più o meno improbabili.
Gran parte della responsabilità è da addebitare a vulnerabilità cognitive proprie della nostra specie, che gli algoritmi che stanno alla base del funzionamento dei social media hanno imparato a sfruttare tendendo a mostrare a ogni utente contenuti in linea con la sua visione del mondo.
A questo c'è da aggiungere un cambio completo di paradigma, indotto dai social, nel processo di accesso alle informazioni, in particolar modo riguardo al fatto che oggi viviamo immersi in fiumi di notizie e abbiamo pochissimo tempo per elaborarle (i social sono strutturati per agevolare la velocità e i dettati ipnotici a scapito della riflessione), e questi fattori fanno sì che si tenda a soffermarsi su quelle che aderiscono alla nostra visione del mondo piuttosto che a quella avversa.
Anche per quanto riguarda la credenza nei complotti hanno una certa responsabilità le tare cognitive di cui sopra, aggravate da alcuni fattori peculiari della nostra epoca. Ad esempio l'ansia. L'autore cita numerosi studi da cui si evince che gli eventi che si stanno verificando nel mondo (pandemia, guerra, aumento di povertà e disuguaglianze, catastrofi climatiche, migrazioni ecc.) favoriscono la crescita di emozioni di fondo che rendono le persone più propense a credere all'esistenza di cospirazioni. In situazioni di forte ansia, rivelano sempre questi studi, le persone sono quindi maggiormente spinte a pensare in modi che si avvicinano di più al complottismo. Questo succede perché credere a un complotto è generalmente poco faticoso (richiede molto più tempo analizzare e approfondire le vere cause di un fenomeno), e in più credere a una cospirazine dà la (falsa) sensazione di fare sembrare il mondo più semplice e di poter meglio controllare ciò che succede.
Un libro veramente avvincente, che spiega in maniera chiara molte delle dinamiche sociali che regolano la società in cui viviamo.
sabato 30 aprile 2022
Le ragioni del dubbio
- Riconosci e pattuglia i limiti della tua conoscenza. Stana stereotipi e automatismi linguistici. Resisti all'istintiva xenofobia umana.
- Poniti dubbi su quello che leggi e senti; chiediti se qualcuno sta provando a manipolarti. Se qualcosa ti infastidisce, chiediti perché.
- Pratica l'aikidō della comunicazione: non rispondere a violenza verbale con violenza verbale, non schernire chi sa meno di te o chi sbaglia, ignora l'aggressività e rimani sulla questione.
- Costruisci la tua reputazione in un certo ambito: non c'è bisogno, e non è possibile, sapere tutto. Anche il più esperto lo è in un determinato campo.
- Pratica l'autoironia, ma non difenderti mai dicendo che eri ironicə.
- Sii capace di riconoscere il tuo errore.
- Se non capisci, di' che non hai capito; se non lo sai, di' che non lo sai.
- Ricordati che sei sempre in pubblico: i nostri spazi privati sono più ristretti di quanto pensiamo e vanno difesi curando bene la "faccia pubblica".
- Non smettere mai di studiare e approfondire; la conoscenza non è mai abbastanza. Trova una dieta mediatica varia ed equilibrata. Coltiva la curiosità.
- Quando serve, scegli il silenzio.
martedì 8 febbraio 2022
martedì 5 ottobre 2021
Il collasso della triade
lunedì 27 settembre 2021
Dietro a facebook
Articoli come quello pubblicato da Paolo Attivissimo sono utili ma, temo, totalmente inefficaci. Inefficaci perché, pur sapendo cosa c'è dietro, chi ha un account su facebook difficilmente lo cancellerà. Si sa da anni chi e cosa c'è dietro la amichevole facciata blu del social di Zuckerberg, e lo scandalo Cambridge Analytica scoppiato nel 2018, in cui si scoprì che facebook aveva acquisito i dati personali di 83 milioni di utenti senza chiedere loro il permesso e li aveva poi usati per fare propaganda politica, è solo l'ultimo in ordine di tempo che certifica il marcio che si nasconde al suo interno.
Ma, appunto, togliersi da facebook non è facile perché il social di Zuckerberg, ma è caratteristica comune di tutti i social, è congegnato in modo che sia difficilissimo abbandonarlo. Si crea infatti una sorta di sudditanza psicologica che è simile a quella dell'ostaggio in un rapporto sociale di soggezione. Come scrive l'autore nei commenti, chi ne è ostaggio "difficilmente ammette di esserlo e si rassegna a continuare a esserlo. Perché il costo di cercare di liberarsene è troppo alto."
mercoledì 2 giugno 2021
Breve storia triste (di Trump)
giovedì 29 aprile 2021
L'era della suscettibilità
Ho appena terminato questo gustosissimo saggio di Guia Soncini, uscito per i tipi di Marsilio. Il libro è sostanzialmente un atto di accusa e di ribellione contro gli eccessi del cosiddetto politically correct e la dittatura degli offesi in modalità permanente.
Parallelamente alla nascita e al proliferare dei social network si è diffusa quella che viene definita "cancel culture", ossia la rimozione di pensieri e scritti, vergati appunto sui social anche da personaggi pubblici (politici, artisti, uomini di cultura ecc.), perché tali scritti hanno urtato la sensibilità di qualcuno. Il qualcuno in questione, poi, col suo bel cancelletto (#) seguito dal motivo dell'indignazione ha radunato masse di ugualmente indignati che hanno portato il malcapitato autore dell'avventato pensiero a profondersi in tentativi di spiegazione oppure - azione molto più veloce e meno dispendiosa in termini di energie - a rimuovere direttamente lo scritto in questione.
Nel libro, Guia Soncini elenca numerosissimi esempi: Cesare Cremonini che impone alla sua governante moldava il nome Emilia in omaggio alla sua terra, provocando le reazioni indignate dell'internet tutta; Antonella Clerici che nel suo Portobello tiene legato il povero pappagallo al trespolo invece di lasciarlo libero di scorrazzare per lo studio, provocando le reazioni degli animalisti e via di questo passo.
Ma la "cancel culture" non agisce solo nell'ambito della contemporaneità, si sposta anche nel passato, ad esempio obbligando la Disney a ripubblicare alcuni suoi film cartoni animati degli anni Settanta o Ottanta mondati di certe scene o certi dialoghi che oggi, nell'era del politically correct, potrebbero risultare offensivi per qualcuno; oppure obbligando HBO a rimuovere Via col vento dalla sua piattaforma perché troppo pieno di pregiudizi etnici e razziali e via di questo passo.
Ha controindicazioni questo eccesso indiscriminato di politically correct? Sì, perfettamente evidenziate nella domanda cardine che si pone la giornalista: "Quante cose ci stiamo perdendo? Quanti romanzi, quante canzoni, quanti film vengono lasciati tra le idee incompiute perché l’autore poi non vuole passare le giornate a chiarire equivoci?"
Domanda a cui sarebbe interessante avere risposta dagli offesi in modalità permanente.
venerdì 9 aprile 2021
WhatsApp e noi
domenica 8 novembre 2020
WhatsApp è al nostro servizio o noi al suo?
lunedì 1 giugno 2020
Dialogo
venerdì 8 maggio 2020
Vent'anni di Iloveyou
Il primo lo acquistai un anno dopo, nel 2001; Windows 2000 era appena stato collocato in pensione e i pc nuovi venivano venduti con preinstallato Windows Xp, uno dei più longevi (e bacati) sistemi operativi di tutta la storia dell'informatica, tanto che una certa quota di utenza lo utilizza ancora oggi nonostante Microsoft abbia interrotto ormai da anni il rilascio degli aggiornamenti.
Quel pc fisso, che assemblai con l'aiuto di un amico in quanto io ero totalmente a digiuno di collegamenti, aveva, ricordo, 512 MB di RAM e un disco fisso da ben 40 GB, due parametri che oggi fanno quasi sorridere ma che all'epoca facevano del mio pc l'equivalente informatico di una Ferrari. Niente prese usb, mi pare, ma un bel lettore di floppy disk, oggi pura archeologia informatica. Credo ci fosse nella dotazione anche un masterizzatore di cd, ma non sono sicuro.
Di adsl, all'epoca, neppure a parlarne, in quanto la mia zona sarebbe stata coperta solo nel 2007. Con cosa navigavo, quindi, all'epoca? Sfruttando la linea del telefono fisso alla velocità di 56K (se non sapete cosa sia, qui trovate un'ottima spiegazione), e utilizzando una specie di router preistorico (in realtà era un modem analogico) che permetteva una navigazione lentissima convertendo il segnale della linea telefonica fissa da analogico a digitale e viceversa.
All'epoca non esistevano tariffe flat come siamo abituati ora, e quindi navigare aveva un costo notevole, un po' come telefonare, senza contare che con la navigazione a 56K il pc non era perennemente collegato alla rete, come succede ora con l'adsl, ma ogni volta che si voleva utilizzare internet bisognava collegarsi e poi, una volta terminata la navigazione, scollegarsi. Naturalmente, quando il modem era collegato alla rete il telefono diventava muto, cosa questa che è stata all'origine di non poche litigate con mia moglie (all'epoca i cellulari erano ancora lontani), e vabbe'. Ah, volete sentire il suono caratteristico di un modem a 56K che si collegava a internet? Eccolo qui. Ecco, quando mia moglie sentiva questa sequenza di suoni gracchianti e incomprensibili cominciava ad alzare gli occhi al cielo.
Scampai Iloveyou perché, come detto, misi le mani sul mio primo pc un anno dopo la sua deflagrazione, quando già gli antivirus lo riconoscevano perfettamente e lo neutralizzavano. Feci comunque una discreta collezione di altri virus, di tutte le tipologie, finché un giorno mi stancai e abbandonai Windows per passare a Linux, passaggio pieno di difficoltà, allora - oggi la maggior parte dei sistemi operativi Linux è estremamente user-friendly, forse addirittura più dei vari Windows - che attuai grazie all'aiuto di Maurizio Antonelli, che con una pazienza da premio Nobel mi supportò ad ogni mia difficoltà.
Era finito l'incubo dei virus, finalmente (gli eseguibili .exe non giravano su Linux), e potei dire addio ad antivirus, antidialer, antispyware e quant'altro, navigando in tutta tranquillità. Inutile dire che, da allora, non ho più abbandonato i sistemi operativi del pinguino.
Perché questo excursus storico-informatico originato da Iloveyou? Mah. Forse perché, per dirla alla De Gregori, "vent'anni [passati] sembran pochi, poi ti volti a guardarli e non li trovi più." Sì, sarà per questo.
lunedì 17 febbraio 2020
Scrivo ma non penso
Io non ho mai scritto su questo blog cose che non penso. I quasi ottomila post che dal 2006 riempiono queste pagine riflettono esclusivamente il mio pensiero. Poi, certo, posso avere scritto stupidaggini, inesattezze, corbellerie, anzi sicuramente ne ho scritte, ma nel momento in cui scrivevo ogni post le singole parole riflettevano esclusivamente il mio pensiero. E in quattordici anni di blog non mi è mai successo di ammettere di aver scritto cose che non penso.
Anche perché, come si intuisce facilmente, ammettere di scrivere cose che non si pensano autorizza l'eventuale lettore a porsi qualche interrogativo circa la sanità mentale di chi esterna tale ammissione. La maestra di Gubbio che ha vergato quel post, invece di giustificarsi pateticamente arrampicandosi sugli specchi del ridicolo, avrebbe fatto ben più onesta figura a non replicare, oppure ad ammettere che ciò che ha scritto lo pensa con l'unico errore di averlo reso pubblico. Ne sarebbe uscita forse un pelino più dignitosamente, ammesso che abbia un senso tirare in ballo la dignità di fronte a certe affermazioni.
giovedì 7 novembre 2019
La scorta a Liliana Segre
mercoledì 6 novembre 2019
Cosa vuol dire essere blogger alle soglie del 2020
1) Quali sono le ragioni che ti hanno spinto ad aprire un blog?
Aprii questo blog nel 2006, in un periodo in cui il fenomeno dei blog esplodeva (ne nascevano di nuovi con la stessa frequenza con cui oggi ci si iscrive a un social). Precedentemente avevo già un sito mio, ospitato sulla piattaforma Libero.it (non c'entra niente col giornalaccio di Feltri, non facciamo confusione). Era un sito statico che aggiornavo scrivendo manualmente testi e pagine in html tramite un apposito editor html che mi pare fosse OpenOffice o qualcosa del genere, non ricordo più. L'evoluzione dal sito statico al blog fu naturale, e la nascita di tutto ciò avvenne come risposta a un bisogno di comunicare e raccontare in rete le cose di cui ero appassionato, ma anche per commentare vicende e fatti di cronaca e attualità, e per dire la mia su ciò che mi accadeva intorno.
2) Come nasce l'idea dietro ai tuoi post?
In modo totalmente casuale, almeno la maggior parte delle volte. Un pensiero qualsiasi mi frulla per la testa? lo butto giù, senza programmare niente. Naturalmente nei limiti del tempo e delle possibilità.
3) Quali mezzi utilizzi per il blogging?
Principalmente lo smartphone per una questione di comodità, specie quando sono spaparanzato sul divano. Ma non disdegno il mio pc fisso che ho in casa.
4) Quanto impieghi per un post e come inserisci il blogging nel tuo tempo libero?
Dipende. Se si tratta solo di vergare un pensiero mi bastano anche due minuti. Per post più articolati mi ci vuole ovviamente di più, anche tre quarti d'ora o un'ora, ma in genere prediligo i post veloci per non sottrarre troppo tempo ai libri.
5) Qual è il tuo rapporto coi social network e come sono legati al tuo blog?
Coi social ho chiuso, quindi non sono legati in alcun modo al mio blog, ovviamente. Ho ancora aperto il mio canale YouTube ma non so se si possa definire social in senso stretto.
6) Vedi questa crisi del blogging in prima persona, tanto da aver avuto la tentazione di trasferirti in pianta stabile suo social?
La crisi dei blog è palese e bloggare è ormai un'attività di nicchia, pur avendo innegabilmente, questa nicchia, una certa propria vitalità. Per quanto mi riguarda, questo blog non ha grandi numeri (se non gli anni) né grande seguito, ma della cosa mi importa relativamente poco, dal momento che scrivo principalmente per me stesso (lo trovo terapeutico). Chiudo citando parte della risposta di Sinforosa: "Finché avrò il desiderio e il tempo di continuare questa mia comunicazione con voi continuerò a farlo, indipendentemente dalle mode del momento, dal numero di lettori, dal numero di commenti; anche se i miei post facessero piacere a un solo lettore questo sarebbe sufficiente per continuare a fare blogging".
Chi vuole partecipare a questo "gioco" tra blogger, ed eventualmente taggare qualcuno, può fare riferimento a Nino o a Miki.
venerdì 9 marzo 2018
Tutti medici e veterinari (su Google)
Il professor Roberto Burioni, del quale lessi l'anno scorso l'ottimo saggio Il vaccino non è un'opinione, è lo scienziato che è sceso in rete per cercare di contrastare le bufale e le stupidaggini messe in circolazione dagli antivaccinisti, e una delle sue affermazioni più note ha molte similitudini coi concetti espressi dal veterinario di Rimini.
In generale, credo che serva a tutti un buon ridimensionamento e la capacità di riappropriarsi di una certa dose di umiltà. È comprensibile che, anche senza avere mai aperto un libro, la facilità con cui oggi si ha accesso a informazioni che fino a qualche anno fa richiedevano una visita in biblioteca possa dare quella sensazione di poter competere alla pari, specie su materie scientifiche e mediche, con chi ha studiato per decenni, ma non è così. E prima riusciremo a capire questa cosa, prima smetteremo di sbatterci il muso.
lunedì 12 marzo 2012
Bastava la frase
Il Tribunale della Libertà di Belluno, dopo il ricorso presentato dal provider, ha disposto oggi il ritorno online del sito; rimangono oscurate solo le frasi incriminate (per le quali il gestore del sito è stato comunque condannato a risarcire Paniz).
Alla fine, quello che a me stupisce della vicenda è che la decisione di oscurare solo le frasi incriminate sia arrivata solo dopo un ricorso e non sia stata presa dal Gip in prima battuta, come sarebbe stato logico aspettarsi. Mah.
mercoledì 22 febbraio 2012
giovedì 16 febbraio 2012
Un traduttore al MIUR, grazie
E in mezzo a tutto questo ben di Dio non si trovava un traduttore con la grazia?
Competenze linguistiche
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Sto leggendo un giallo: Occhi nel buio, di Margaret Miller. A un certo punto trovo una frase, questa: "Qualche minuto più tardi la luc...
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