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lunedì 21 febbraio 2011

Fine vita, ci stanno riprovando


Ci stanno riprovando. In ossequio, naturalmente, ai voleri del Vaticano (mai come adesso hanno bisogno di tenerselo buono). Di solito non mi entusiasmano gli appelli, ma in fondo sottoscriverlo non costa niente.

domenica 21 novembre 2010

Non toccate il 5 x 1000

Dal 2007 a oggi lo Stato ha destinato 400 milioni l'anno al 5 per mille. Per il 2011 in Finanziaria ci sono soltanto 100 milioni. Ma questo è solo l'ultimo schiaffo per il non profit. Da marzo sono state cancellate le agevolazioni sulle tariffe postali e così oggi inviare bollettini e comunicazioni ai sostenitori costa il 340% in più. Poi c'è il taglio al fondo nazionale per le politiche sociali: 435 milioni nel 2010, 35 nel 2011. «Sono questi i fondi che, una volta trasferiti alle Regioni e poi ai Comuni, servono ai municipi per finanziare le politiche sociali che nei fatti vengono portate avanti da associazioni di volontariato, onlus, cooperative sociali»

Di solito non è mia abitudine propagandare sottoscrizioni, raccolte di firme e cose simili. Visto però quello che sta combinando il governo a proposito del 5 x 1000, la sottoscrizione di questo appello mi sembra quantomeno doverosa.

domenica 29 agosto 2010

lunedì 2 agosto 2010

E magari smettano anche di investire in armi...


Condivisibilissimo l'appello lanciato ieri da Ratzinger affinché quanti più paesi possibile aderiscano alla Convenzione contro le bombe e le armi a grappolo. Già che c'è potrebbe cominciare con una tiratina d'orecchi alla chiesa tedesca.

Der Spiegel ha scoperto che la banca tedesca Pax ha investito migliaia di euro in società che vanno contro la sua stessa etica. In particolare, 580mila euro in azioni della "Bae Systems", società inglese produttrice di armi, 160mila euro nella pillola contraccettiva Wyeth e 870mila euro in partecipazioni in società di tabacco. La banca si è scusata per il comportamento "non conforme a standard etici"

(via peacereporter.net)

giovedì 20 maggio 2010

lunedì 5 aprile 2010

In Svizzera si possono mangiare cani e gatti?

Oggi rubo per un giorno il mestiere a Paolo Attivissimo e mi improvviso detective anti-bufala. Tutto questo perché mi sono accorto che sta circolando con sempre più insistenza su Facebook, e anche su molti blog, una storia che è comparsa il 13 gennaio di quest'anno sul sito express-news.it, il quale riprende il medesimo articolo pubblicato dall'associazione ambientalista svizzera Offensiva animalista. Vi riporto il testo qui di seguito omettendo le foto, perché sono molto crude (se non siete impressionabili il link all'articolo è questo).

Cina? Corea? No, Svizzera! Pensavate che i cani si mangiassero solo in alcuni paesi asiatici? Sbagliato…

Pensavate che i cani si mangiassero solo in alcuni paesi asiatici? Sbagliato…La Svizzera è l’unica nazione del mondo occidentale a consentire il consumo di carne di cane e di gatto. In alcuni cantoni, come San Gallo e Appenzello, è ancora una triste abitudine. In altri cantoni, tra cui il Ticino, si mangia carne di gatto. E, sorpresa…
LA LEGGE LO PERMETTE!

Sono solo proibiti la vendita, il commercio e l’uso nei ristoranti. Non il consumo privato. Nel nostro Paese, insomma, cani e gatti non hanno nemmeno uno straccio di legge che ne tuteli almeno il diritto fondamentale a non essere uccisi se non gravemente malati e nemmeno ad essere mangiati!

La nuova legge federale sulla protezione degli animali, che permette di macellare il proprio cane e gatto e di mangiarseli, non è per nulla adeguata.

Andiamo con ordine. Innanzitutto, è vero che in alcuni cantoni svizzeri "è ancora una triste abitudine" cibarsi di cani e gatti? Beh, io ho googlato parecchio ma non ho trovato conferma di questa cosa. Tutte le ricerche che in qualche modo sembrano avallare questa tesi si rifanno, direttamente o indirettamente, a questo articolo pubblicato nell'estate del 2008 dal Blick (versione tradotta dal tedesco qui). In questo articolo si racconta la vicenda del contadino Bruno D., residente nel Canton San Gallo (uno dei tre indicato nel testo), il quale afferma di cibarsi una volta all'anno (in passato lo faceva più spesso) di carne di cane affumicata. E' sufficiente questa singola testimonianza per affermare, genericamente, che nei cantoni menzionati è ancora abitudine consolidata questa pratica? Non so, e comunque a me pare di no. Da molte parti ho trovato che in molte località della Svizzera era effettivamente pratica diffusa, in passato, quella di cibarsi di cani e gatti, ma qui non mi sembra ci sia niente di strano. Anche in molte parti d'Italia, specie in periodi di particolare carestia o miseria, c'era questa usanza - chi ha nonni o bisnonni può chiedere per conferma.

Ma la parte più discutibile dell'appello che circola è quella in cui si dice che questa pratica sarebbe permessa dalla legge. "La nuova legge federale sulla protezione degli animali, che permette di macellare il proprio cane e gatto e di mangiarseli, non è per nulla adeguata", recita il testo. Naturalmente manca un link alla legge menzionata, o quantomeno all'articolo della legge che consentirebbe tale pratica. Anche qui ho fatto le mie ricerche e ho trovato alcune cose interessanti. Innanzitutto mi pare utile segnalare questa pagina del Portale Svizzero, che riguarda espressamente la legislazione in tema di animali, nella quale si legge:

La legislazione sulla protezione degli animali vieta le pratiche che compromettono in modo inutile ed ingiustificato il benessere degli animali; in particolare è proibito infliggere agli animali ingiustificatamente dolori, sofferenze o lesioni e di arrecare loro spavento senza motivo.

Mi pare abbastanza chiaro. Per la vigente legislazione svizzera è quindi "proibito infliggere agli animali ingiustificatamente dolori, sofferenze o lesioni". La macellazione privata per il consumo personale rappresenta una solida giustificazione? Sì può affermare in base a quanto scritto qui sopra che "la legge lo permette"? Mi pare un tantino azzardato.

Proseguendo, ho poi trovato sul sito de Le autorità federali della Confederazione Svizzera anche il testo della Legge federale sulla protezione degli animali, che dovrebbe essere quella a cui si fa riferimento nell'appello che circola. Si tratta della legge n. 455 del del 16 dicembre 2005. Mi sono spulciato tutto il testo, ma non ho trovato niente che sia interpretabile come un indiretto permesso a macellare privatamente cani o gatti per il consumo personale. L'articolo che regola la macellazione è il n. 21, e i primi due commi recitano:

1) I mammiferi possono essere macellati soltanto se sono stati storditi prima del dissanguamento.

2) Il Consiglio federale può assoggettare all’obbligo dello stordimento anche la macellazione di altri animali.

Naturalmente qui ci si riferisce alla macellazione legale degli animali, quella che avviene nei mattatoi, non a quella privata, tanto è vero che il successivo comma 4 dello stesso articolo parla esplicitamente di "organizzazioni del settore" e di "formazione" e "perfezionamento professionali del personale dei macelli". Insomma, nessun riferimento alla macellazione privata casalinga. L'unica macellazione presa in considerazione dalla presente legge è quella autorizzata nei mattatoi. E non ne sono previste altre, tanto è vero che il successivo art. 28 dice chiaramente: "Chiunque, intenzionalmente: [...] viola le prescrizioni sulla macellazione di animali; [...] è punito con l’arresto o con la multa".

Alla fine, tirando un po' le conclusioni, (1) è fortemente improbabile che in alcuni cantoni svizzeri sia in voga la pratica di cibarsi di cani e gatti. In più (2) mi pare che occorra una notevole forzatura per affermare, sempre a proposito di questa pratica, che "la legge lo permette". Mi pare anzi, come osservano molti, che la legge svizzera sulla tutela degli animali sia tra le più restrittive a livello europeo. Insomma, io non lo farei girare questo articolo. Naturalmente, se avete osservazioni, precisazioni o correzioni da segnalare, lo spazio dei commenti è sempre a disposizione.

domenica 6 dicembre 2009

Forbici e adesioni


Se si leggono i vari siti internet e alcuni giornali di stamattina, quelli che hanno partecipato al No B-Day sono compresi in una forbice che va da 90.000 persone secondo la questura a un massimo di 1.000.000 secondo gli organizzatori, come scrive il Corriere. Ovviamente, almeno da quello che si vede dalle immagini reperibili in internet, sono sballati entrambi i dati, in un senso e nell'altro.

Sapete a mio avviso qual è una delle cose che mancano in Italia? Una fonte certa, libera da pregiudizi ideologici e interessati, che riporti realmente, nel modo più preciso possibile, quante gente partecipa alle varie manifestazioni di piazza. E non mi riferisco, ovviamente, solo al No B-Day.

(fonte immagine: Repubblica.it)

giovedì 3 dicembre 2009

Ministri tecnologici e non

Come probabilmente saprete, è in corso una feroce diatriba tra la Rai e Antonio Di Pietro. Ne è motivo la decisione della tv di stato di non concedere la diretta video della manifestazione No B-Day in programma sabato a Roma. Il leader dell'Idv dà senza mezzi termini la colpa di tutto ciò al Pd, sostenendo che se il principale partito di opposizione (come si fa a chiamarlo così?) avesse aderito alla manifestazione la Rai non avrebbe potuto negare la diretta.

In ogni caso, il battagliero ministro non si è perso d'animo. Scriveva giusto poco fa sul suo blog:

Nel frattempo garantisco ai cittadini che il mio blog e quello dell’Italia dei Valori trasmetteranno la diretta streaming dell’evento, sia per quanto riguarda gli interventi che si susseguiranno dal palco, sia per ciò che avverrà durante il corteo che si sposterà da piazza della Repubblica a piazza san Giovanni. II 5 dicembre ci sarà la possibilità di avere e dare notizie flash su Twitter e utilizzeremo la piattaforma di Flickr per raccogliere le foto degli utenti presenti in tutte le piazze d’Italia.

Diciamo che la differenza tra ministri "giovani" e presidenti del consiglio "vecchi" si vede anche da queste cose.

venerdì 6 novembre 2009

La privatizzazione dell'acqua

Nella quasi indifferenza generale, a parte l'Unità che oggi ci ha fatto l'intera home page, è stato convertito in legge al Senato il Decreto 135/09, il cui art. 15 recita:

Il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene, in via ordinaria:
a) a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite [...]


In pratica, senza fare molto rumore e mentre noi ci divertiamo con le domande di papi, ci stanno privatizzando la gestione dell'acqua sotto il naso. Voi sapete che l'acqua è un bene pubblico e che la sua gestione è in mano a enti pubblici locali. Con l'approvazione di questa legge - manca l'ultimo passaggio alla Camera - questa gestione diventerà affare principalmente di società private. Attenzione: non la proprietà dell'acqua, come molti un po' troppo allarmisticamente vanno dicendo in queste ore, ma solamente la sua gestione.

Attualmente in Italia la rete idrica è coperta da circa 110 gestori. Divisi tra i 91 Ato (ambito territoriale ottimale) esistenti. Grosso modo ad ogni Ato corrisponde una provincia. A crearli fu la Legge Galli del 1994. Che per la prima volta aprì anche ai privati. Oggi 64 gestori sono a totale capitale pubblico e servono oltre la metà della popolazione. Il resto è a capitale misto o privato. Questo fino a mercoledì. Perché nel giro di un anno o al massimo entro il 2012 l'affidamento dei servizi pubblici locali passerà in mano a «imprenditori o società in qualunque forma costituite». Anche con capitale misto dunque, purché «l’attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio» sia nelle mani del privato che non può «avere una quota inferiore al 40%» della società. Il pubblico può rimanere ma è il privato che decide quanto o come investire. E il privato deve fare profitti. E i profitti si fanno abbassando gli investimenti e alzando le tariffe. (fonte)

Quelli del governo ci tengono a precisare che non si tratta altro che di un adeguamento a delle direttive europee (non a caso l'articolo incriminato si chiama Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica), ma molte realtà locali, che in questi giorni si stanno mobilitando, non la pensano affatto così.

A questo proposito va segnalata ad esempio l'iniziativa della giunta della regione Puglia del 23 ottobre scorso.

Mentre il Governo, attraverso l'art.15 del D.L. 135/09, vuole mettere definitivamente l'acqua nelle mani del mercato, un importantissimo segnale di controtendenza arriva dalla Regione Puglia, che, nella giornata di martedì 20 ottobre, con una delibera di Giunta Regionale, ha sancito l'avvio della ripubblicizzazione dell'Acquedotto Pugliese, definendo l'acqua un "bene comune e un diritto umano universale" e il servizio idrico come "servizio di interesse regionale privo di rilevanza economica" e nel contempo decidendo di impugnare presso la Corte Costituzionale il provvedimento legislativo in quanto lesivo delle prerogative assegnate dalla Costituzione alle Regioni.

Visto che i tiggì di queste cose non parlano, vi lascio qualche link qui sotto per approfondire un po'.

mercoledì 22 luglio 2009

Influenza suina, una psicosi esagerata?

Sbattere nelle prime pagine notizie come i "filtri" (umani) attivati dalle compagnie aeree inglesi, o come le previsioni di Fazio di un contagio che da qui al prossimo anno potrebbe coinvolgere 4 milioni di italiani, o come ipotizzare addirittura un rinvio dell'apertura del prossimo anno scolastico, non è forse il modo migliore per affrontare un'emergenza di questo tipo, sempre ammesso che di emergenza si tratti. E infatti, dal governo, dopo l'allarme iniziale si cerca un po' di ridimensionare la cosa.

Ora, intendiamoci, nessuno dice che si può stare tranquilli e abbassare la guardia, ma forse un po' di razionalità e attenzione ai dati reali può evitare inutili allarmismi. E' vero, in alcune parti del mondo, vedi ad esempio il Messico, paese da cui è partita la pandemia, ci sono state alcune centinaia di casi di decessi, principalmente dovuti alle precarie situazioni igieniche e sanitarie di quelle zone, ma qua da noi non mi pare che esistano rischi di questo tipo. E i dati lo confermano, tanto è vero che finora in Italia ci sono stati 258 casi di contagio tutti risoltisi con la guarigione dei soggetti interessati dopo il ricovero in strutture sanitarie. E negli altri paesi europei la musica non cambia, tanto che finora su 14.000 casi accertati si sono avuti solo 14 decessi; la percentuale la potete calcolare da voi, percentuale che è analoga, tanto per fare un paragone, al tasso annuo di mortalità della normale influenza stagionale. Se poi si vanno a vedere le pandemie più famose balzate agli onori della cronaca in passato, si vede chiaramente che esiste una sproporzione tutt'altro che trascurabile tra l'allarme e gli effetti reali di queste pandemie.

Vi ricordate ad esempio l'encefalopatia spongiforme bovina, più nota come la famosa "sindrome della mucca pazza"? Quanto casino è stato fatto, quanti animali abbattuti, che livello di psicosi si è raggiunto a livello globale? Eppure i dati dicono che i contagi, in tutto il mondo, sono stati appena 183. Discorso analogo per la Sars, la malattia dei polli, o l'influenza aviaria, che nonostante tutto il panico provocato ha fatto registrare pochissimi casi in tutto il mondo (in compenso la Roche, produttrice del Tamiflu, fece affari d'oro, nonostante il farmaco si sia rivelato poi essere sostanziamente inutile).

Insomma, restare sul chi va là va bene, allarmarsi preventivamente in maniera esagerata, contribuendo a diffondere una psicosi a livello mondiale che si rivelerà come le altre volte sostanzialmente inutile, no.

venerdì 17 luglio 2009

Ilenia Visca non è un hacker, è una vittima

Ripubblico qui sotto, integralmente, questo articolo di Paolo Attivissimo, nella speranza che serva a limitare i danni subiti da Ilenia e Paolo a causa dello "scherzo" (va bene chiamarlo così?) di un loro "amico".

Ho segnalato pochi giorni fa l'appello-bufala che circola fra gli utenti di Facebook e che segnala il presunto pericolo per una "Ilenia Visca" e per un "Paolo Monasterolo", definiti "hackers" che ruberebbero dati personali.

Non è vero nulla, come al solito, ma la differenza importante rispetto ad altri falsi allarmi che segnalavano untori di questo tipo è che Ilenia e Paolo esistono veramente e stanno subendo un danno professionale non indifferente: i loro nomi, a causa di questa storia, adesso figurano in Google come vandali informatici.

Ilenia mi ha infatti contattato e ha pubblicato un commento in questo blog nel quale ha spiegato di essere "vittima di uno scherzo su facebook fatto da un amico", che evidentemente non s'è reso conto delle conseguenze del suo gesto: "la prima cosa che compare [su] google è che sono un hacker." Aggiunge: "mi hanno inviato insulti, mi han fatto strane proposte di lavoro, mi hanno chiesto di fare magie ai loro computer e allora...stufa di rispondere che io non ero un hacker ma avevo solo un amico poco corretto, mi sono tolta da facebook. tutto questo ovviamente sta accadendo anche al mio compagno."

E chiede aiuto: "Questa situazione mi sta creando non pochi problemi. Come posso fare?"

A parte dare il benservito al suo amico, l'unica soluzione che mi viene in mente al momento, in attesa che l'amico si faccia vivo e faccia un atto pubblico di contrizione, è chiedere a tutti di linkare il più possibile questo articolo nei vostri blog, siti e pagine Facebook, in modo che chi cerca il suo nome in Google trovi la spiegazione della reale situazione di Ilenia e Paolo.

Se avete in mente altre soluzioni che non coinvolgano un grosso bastone nodoso e permettano di contrastare questa stupidata, segnalatele nei commenti qui sotto.

martedì 7 luglio 2009

Domani Repubblica esce con una pagina acquistata dagli utenti di Facebook

Ricordate, a metà giugno, l'appello del presidente del Consiglio con cui invitava gli imprenditori e le aziende a non dare soldi, attraverso le inserzioni pubblicitarie, ai media "catastrofisti"? In risposta a questa provocazione del premier, Geronimo Emili, milanese, di professione consulente di comunicazione, ha attivato un gruppo su Facebook chiamato "Una pagina di pubblicità su Repubblica", di cui vi riporto il breve messaggio in home page.

Silvio Berlusconi dice di non dare pubblicità a La Repubblica. Diamo quindi una risposta forte e veloce a questo indegno attacco alla libertà di stampa: compriamo una pagina di pubblicità su Repubblica. Un euro a testa per pubblicare la PRIMA PUBBLICITA' SOCIAL mai realizzata. Compriamo tutti assieme una pagina per pubblicare una lettere aperta a Silvio Berlusconi firmata da tutti coloro che si iscriveranno al gruppo e che doneranno un euro per partecipare all'acquisto.

Dalla pagina su Facebook si è quindi passati a un blog vero e proprio dedicato, attraverso il quale era possibile raccogliere i soldi di chi voleva partecipare. Raccolta che è andata al di là di ogni aspettativa, come scrive Gilioli sul suo blog.

Emili si è dovuto subito attivare per aprire un conto su PayPal a cui far arrivare i contributi. «Sapevo che l’idea era buona, ma non mi aspettavo una risposta così forte e immediata. E’ arrivato di tutto: dal cassintegrato che mandava appunto un euro, fino al benestante che ne mandava 300. Ma la media era tra i venti e i trenta euro a testa, molto di più rispetto a quello che avevamo chiesto». E tutti i contributi venivano da semplici cittadini: «Nessun partito ha messo una lira, nessuna organizzazione politica o d’altro tipo, nessun parlamentare. E’ tutta un’iniziativa nata dal basso e nutrita dal basso».

Adesso il problema, dice Emili, è quello di riuscire a fare stare tutti i nominativi dei partecipanti nel layout della pagina da inviare a Repubblica, pagina che probabilmente sarà tradotta anche in altre lingue in modo che compaia nelle rassegne stampa estere, e quindi, magari, sui tavoli dei capi di stato e di governo che domani si troveranno a L'Aquila per il G8.

Insomma, domani un salto in edicola io lo farei.

giovedì 2 luglio 2009

Sciopero dei giornalisti e (forse) dei blogger

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana ha indetto una giornata di sciopero il 13 luglio (comunicato qui), il che significa che il giorno 14 in edicola non ci saranno i quotidiani, perlomeno quelli che aderiscono all'iniziativa. Questa presa di posizione unitaria è stata indetta in segno di protesta nei confronti del ddl intercettazioni, che, come sapete, è stato licenziato e approvato da un ramo del Parlamento, la Camera, e si appresta a espletare l'ultimo passaggio al Senato per essere definitivamente convertito in legge.

Di molte delle misure contenute in questo testo di legge ho parlato piuttosto diffusamente in questo blog, e quindi non sto a tornarci sopra; ricordo solo, molto brevemente, il "pericolo" maggiore che si annida in questo disegno di legge, pericolo a cui noi tutti saremo esposti qualora il testo diventasse legge dello stato: il sostanziale azzeramento della possibilità di utilizzare le intercettazioni come strumento di indagine. Apparentemente nulla, o quasi, cambia rispetto alla vecchia disciplina che regolava l'utilizzo di questo strumento di indagine; infatti i reati per i quali sono utilizzabili le intercettazioni rimangono, come lo erano prima, tutti quelli per i quali è prevista una pena edittale dai 5 anni in su.

Quello che cambia è solamente una piccola formuletta, e precisamente quella che sostituisce i "sufficienti indizi di reato" per poter disporre un'intercettazione con "evidenti indizi di colpevolezza". Cosa comporta questo piccolo cambiamento (e la presa per i fondelli che c'è dietro) lo capite bene da soli. A tutto questo c'è da aggiungere quella che è forse la parte più irritante del complesso iter legislativo che ha condotto alla formulazione finale del testo, ossia l'infinita scia di bugie che ci hanno raccontato nell'ultimo anno per poter giustificare in qualche modo l'adozione di questo provvedimento, bugie che sostanzialmente vertono su privacy e costi. Sia sull'uno che sull'altro aspetto non c'è stato ministro che non si sia sbizzarrito, da ogni pulpito, a prenderci per i fondelli raccontando le balle più stravaganti e impensabili, balle che chiunque abbia un computer connesso a internet può tranquillamente smontare con due clic del mouse.

Le intercettazioni sono uno dei due punti controversi contenuti nel disegno di legge, l'altro riguarda il cosiddetto bavaglio alla stampa, la morte della cronaca giudiziaria, come l'hanno definita molti giornalisti. Una norma contenuta nel testo, infatti, prevede il divieto per la stampa di riportare il resoconto testuale di intercettazioni telefoniche e di atti di inchieste anche quando non più coperti da segreto. La pena per il giornalista che sgarra prevede addirittura il carcere, commutabile con una sanzione pecuniaria anche a carico dell'editore. Facile prevedere quali saranno le conseguenze di tutto ciò: silenzio tombale su tutto.

Ecco i motivi per cui la federazione della stampa ha indetto lo sciopero. Che è condivisibilissimo anche perché, come precisa la stessa federazione nel suo comunicato, non si tratta - e questo accade per la prima volta - di uno sciopero attuato per motivi di contratto o salario, ma semplicemente per poter continuare a essere liberi di scrivere e di informare, così come garantito dalla Costituzione. Qui, per la verità, e mi tocca dirlo, mi pare di scorgere un leggero velo di ipocrisia, in quanto, come è noto, molte delle testate che aderiranno allo sciopero sono le stesse che spesso e volentieri, quando era ora di approfittare di questa libertà di scrivere e raccontare, hanno girato la testa dall'altra parte evitando di dare notizie che potessero dar fastidio a qualche potere forte. E questo aspetto non si può, per serietà, non menzionare.

Il giorno 14 luglio anche io farò "sciopero", anche io non aggiornerò questo blog per un giorno, anche se non sono un giornalista, e lo farò, simbolicamente, oltre che per tutto quello che ho già spiegato, per un motivo molto semplice: l'obbligo di rettifica. Ne avevo già parlato qui, ma è probabile che qualcuno se ne sia dimenticato. Eh sì, perché i nostri attenti legislatori non si sono occupati solo di imbavagliare la stampa, ma anche qualche fastidioso blogger magari un po' troppo zelante. So che tra voi, amici lettori, ci sono alcuni blogger; penso che sarebbe un bellissimo gesto se anche anche voi partecipaste a questa inziativa evitando di aggiornare per un giorno il vostro blog o sito, magari mettendo un semplice link a questo articolo o a quello di Alessandro Gilioli, che è quello che ha avuto l'idea. Un giorno in cui giornalisti e blogger seppelliscono la storica ascia di guerra in nome del diritto comune di continuare a scrivere in libertà.

Vi lascio qui di seguito alcuni link utili.

- L'Abc ddl intercettazioni (Sole24Ore)

- Intercettazioni, giro di vite su stampa e pm (la Repubblica)

- Il bavaglio, i giornalisti, i blogger (A. Gilioli)

- Chiuso per rettifica (Punto Informatico)

- Massima insicurezza (M. Travaglio)

- I numeri delle intercettazioni (Inviato Speciale)

- Intervista a Giancarlo Caselli (beppegrillo.it)

mercoledì 1 luglio 2009

Facciamo una tregua e non raccontiamo più i fatti?

Giorgio Napolitano, nel giorno del suo 84° compleanno, se n'è uscito con un curioso invito, rivolto, a quanto sembra, a politica e informazione. Questo:

"Io capisco le ragioni dell'informazione e della politica, ma il mio augurio ed il mio auspicio in questo momento sono di una tregua nelle polemiche"

Come sapete, tra qualche giorno ci sarà a L'Aquila il famoso G8, e la preoccupazione del presidente, detto in maniera molto brutale, è probabilmente quella di fare in modo che i capi di stato dei paesi più "in" arrivino qui trovando un clima tranquillo, che dia l'idea insomma che non ci sono problemi e che tutti qui vanno d'amore e d'accordo.

Non condivido per niente questo appello. Se infatti una qualche plausibilità ce l'ha per quel che riguarda l'aspetto politico, per quanto riguarda l'informazione mi pare che sia completamente fuori dal mondo. Cosa pretende, Napolitano, una sorta di moratoria dell'informazione fino al G8? Pretende che in questo lasso di tempo si parli solo di sole, mare e vacanze?

E' vero, nel recente periodo non sono mancate le polemiche, anche aspre, specialmente in riferimento a tutto quanto ruota attorno alle vicende del premier, ma non ci sono state solo queste: ci sono stati soprattutto i fatti. Prosegue a pieno ritmo l'inchiesta di Bari su Tarantini, tangenti, escort e presunti rapporti col premier; c'è lo scandalo di due giudici della Consulta che vanno a cena con chi sarà oggetto del loro giudizio riguardo al lodo Alfano; in questa settimana ci sarà l'ultima discussione in Senato riguardo alla peggior porcata legislativa mai partorita, quella che di fatto abolirà le intercettazioni telefoniche e metterà in galera i giornalisti che non "rigano" dritto.

E l'informazione cosa deve fare, starsene buona finché passa la bufera del G8? Deve zittirsi ipocritamente per salvaguardare il prestigio del paese? Ma il prestigio di un paese normale come si salvaguarda, nascondendo le nefandezze di chi ci governa sotto il tappeto o denunciandole mettendole in piazza?

mercoledì 17 giugno 2009

483 caratteri (spazi inclusi) per salvare la Rete.

Non è rimasto molto tempo, e le possibilità che al Senato il ddl intercettazioni, nella parte in cui prevede l'obbligo di rettifica per i blog, venga modificato sono praticamente nulle. Guido Scorza comunque non si arrende, nella consapevolezza che comunque vadano le cose, lui, assieme a tutti quelli che ci avranno provato, avranno fatto tutto il possibile per evitarlo.

sabato 13 giugno 2009

10 cosine da segnalare a Obama

Secondo articolo21.info sono già più di un migliaio le lettere inviate alla Casa Bianca dagli utenti di Facebook con lo scopo di spiegare a Obama alcune cose, che magari lui non sa, che hanno a che fare col signore che andrà a incontrare lunedì.

Ora, intendiamoci, nessuno pensa realmente che iniziative di questo genere possano sortire qualche effetto, ci mancherebbe; Obama ha ben altri informatori che lo mettono al corrente di chi si trova di fronte anche senza bisogno che gli venga segnalato dagli utenti di Facebook. L'iniziativa però mi pare interessante, e potrebbe anche essere vista come un modo per noi, utenti comuni, di fare qualcosa utilizzando la rete.

Se volete anche voi spedire questa specie di lettera di avviso, potete farlo copia-incollando il testo nella sua versione inglese (lo trovate qui di seguito) nell'apposita pagina messa a disposizione dal sito della Casa Bianca.


Next 15th june Barack Obama will meet italian president Silvio Berlusconi. For this occasion we want to remember to the President Usa the following 10 things about Berlusconi

1) Mr. Berlusconi was a P2 member, a secret society aiming at getting to the power by controlling justice and medias

2) Mr. B. owns the 3 main italian private TV broadcasting companies as well as a commercial empire that configures him as the world-champion of interests conflict

3) Judge Paolo Borsellino, killed by the mafia, 2 months before dying released an interview at some french journals and hinted more than once at the supposed relationships of Mr. Berlusconi and his right arm Marcello Dell'Utri with Mafia

4) Under the various B. governments, many ad-hoc ("ad personam") laws have been approved, some also in order to lighten his own eventual trial and prosecution. The last one, called "Lodo Alfano", suspends all prosecutions in charge to the Ministries' Council President all through his mandate, thus constituting a unique situation in the whole European Community

5) Foreign Newspapers (not certainly all left-winged) get constantly disgusted by Mr. B.'s offensive sentences and behaviour. Sadly famous are his mockings about Mr. Obama's tan or about the "superior western culture"

6) Mr. B. has been a great fan of Mr. Obama's predecessor. He said: "history will tell how a great president, the greatest of all, George W. Bush has been". Mr. B. has also defined Bush as a "man with great principles, ideals and vision, but most of all, a man who has been able to pursue such a vision"

7) Rather than promoting alternative energy sources use, Mr B.'s government reintroduced Nuclear Power by neglecting a popular will that by means of a referendum in 1987 had dismissed such an energy alternative

8) Mr. B. recently affirmed that "Italy is no multicultural land" , and the italian government is now proceeding to mass-evictions from the national territory

9) While you (OBAMA) openly praised the press in public since they constitute a watch-dog against the misuse of power, there's no day passing in which Mr. B. does not openly attack the press

10) "It's over. I cannot stay anymore with a man attending minors" (girls). "I tried to help my husband as one would do with a sick person". These last sentences are but a few pronounced by the italian premier wife, Mrs. Veronica Lario, after the recent revelations with respect to her husband's meetings inside their private manor, whose scandalous pictures are now travelling all around the world.



La traduzione italiana, giusto per sapere cosa avete spedito, la trovate qui.

venerdì 29 maggio 2009

Appecoronati

All'ingresso dell'ospedale uno sfollato ha attaccato il premier: «Fatti processare, non contestare i magistrati; e rispondi alle domande». «Ero qui per analisi - ha raccontato Bruno, che vive in una tendopoli - e ho visto un grande trambusto di polizia. Mi dispiace di aver fatto questa figuraccia davanti a tutti, ma mi chiedo: dove è l'opposizione? Sono tutti appecoronati».

(via Corriere)

sabato 9 maggio 2009

Cosa si può fare con 13 miliardi di euro?

Tredici miliardi di euro sono una bella cifra, ci si potrebbero fare tante cose (ad esempio ricostruire l'Abruzzo, e ne resterebbero pure). In questi giorni, nella solita indifferenza generale alla quale ormai siamo abituati assuefatti, il governo sta meditando di spendere tale cifra in altro modo: acquistando dei caccia militari.

Per la precisione si tratta di 131 cacciabombardieri Joint Strike Fighter, un modello, lo vedete nella foto qui sopra (fonte: Wikipedia), che il governo ha intenzione di acquistare con una spesa che lo impegnerebbe, qualora il progetto andasse in porto, fino al 2026. Scrive antimafiaduemila.com:

Dopo le fasi di sviluppo e pre-industrializzazione il Governo chiede al Parlamento un semplice parere per passare alla fase di acquisizione di 131 cacciabombardieri JSF completi di relativi equipaggiamenti, supporto logistico iniziale e approntamento delle basi operative nazionali (4 aereoporti ed 1 portaerei). Tutto per circa 12,9 miliardi di euro nel periodo 2009-2026. A ciò va aggiunta la realizzazione sul suolo nazionale, a Cameri (Novara) di un centro europeo di manutenzione, revisione, riparazione e modifica dei velivoli italiani ed olandesi al costo di 605,5 milioni di euro, da consegnare entro il 2012. A queste spese va aggiunto il miliardo di euro già investito per la fase di sviluppo, arriviamo così a quasi 15 miliardi di euro.

Ora, per carità, il governo è libero di impegnare soldi (pubblici) come meglio crede; visto però che in questo ultimo periodo si sta facendo in quattro per trovare risorse con cui ricostruire l'Abruzzo, seppure con qualche vago sentore di presa in giro, penso che stabilire qualche priorità non sarebbe male.

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