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Visualizzazione dei post da settembre, 2021

Mimmo Lucano e Luca Traini

Giacomo Galanti, su Huffingtonpost, fa notare che la pena inflitta a Mimmo Lucano è superiore a quella inflitta a Luca Traini, condannato a dodici anni di reclusione per strage (alcuni anni fa, a Macerata, sparò a dei migranti ferendone sei).  La sentenza che condanna Mimmo Lucano a tredici anni di reclusione per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e altri capi d'imputazione mi ha abbastanza sorpreso. Ho letto che qualche esponente di sinistra ha parlato di sentenza politica, scimmiottando il refrain classico di una certa destra. Personalmente non penso si tratti di una sentenza politica, si tratta di una sentenza emessa da un tribunale dopo un regolare (fino a prova contraria) processo. È una sentenza di primo grado, quindi suscettibile sia di essere confermata in appello, sia di essere ribaltata. Se venisse confermata anche in appello, a me personalmente dispiacerebbe, ma ne prenderei atto.

Amalia Signorelli

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Come ho già scritto più volte su queste pagine, mi sono sempre risultate estremamente affascinanti le persone con una competenza, in qualsiasi campo. Da qualche tempo sto seguendo su YouTube, con un certo interesse, Amalia Signorelli, che è stata (è morta qualche anno fa) una accademica e una delle maggiori antropologhe italiane. Perché amo le persone competenti e preparate? Perché, nella stragrande maggioranza dei casi, dicono cose che vanno contro il senso comune, smontano i pregiudizi, le convinzioni stantie, le idee sedimentate e spesso incancrenite con cui amiamo trastullarci e dalle quali ci sentiamo confortati. La chiacchierata tra lei e Corrado Augias che ripubblico qui sotto risale a qualche anno fa, e precisamente al periodo immediatamente precedente alla approvazione della legge che regolamenta le unioni civili, la cosiddetta legge Cirinnà. Come forse ricorderete, all'ultimo momento fu stralciato dalla legge l'articolo che prevedeva la possibilità di adozione del fig

Bertinoro

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Ieri, per una rara coincidenza, io e mia moglie avevamo entrambi il pomeriggio libero. Dopo aver sbrigato qualche commissione giù a Santarcangelo, complice la giornata ancora quasi estiva siamo andati a fare un giretto a Bertinoro. Bertinoro è un piccolo comune adagiato sulle colline attorno a Cesena, raggiungibile da Santarcangelo in un'oretta scarsa. È un paese che ha origini molto antiche e una storia lunga e composita, ben riassunta in questa pagina di Wikipedia. È un paese tranquillo, senza caos, con poche macchine e molti ristoranti. Dalla piazza principale, Piazza della Libertà, è possibile ammirare il panorama che si apre verso la costa romagnola, con lo sguardo che, nelle giornate terse, abbraccia il tratto che va da Ravenna fino a Rimini. Purtroppo noi siamo arrivati che era già pomeriggio inoltrato e la Rocca e Palazzo Ordelaffi, le principali attrazioni storiche, erano già chiuse e ci siamo dovuti limitare a osservarli da fuori. Pazienza, sarà per la prossima volta, ci

Differenze

Per qualche motivo i morti sul lavoro fanno rumore, nel senso che ogni decesso provoca veementi reazioni, tanto indignate quanto inutili, da parte della politica e dei sindacati, mentre dei 50/60 decessi giornalieri per covid sembra non importare più niente a nessuno.

Messaggi politici

In questo periodo alla radio, tra una pubblicità a un negozio di animali, a una salumeria e a un concessionario di macchine usate, fanno la loro comparsa i messaggi politico-elettorali di qualche candidato alle comunali. C'è ad esempio Bonferro Spaturno (nome inventato, naturalmente) che, ogni tanto, col suo romagnolo dalla essssse lunga come il campo da calcio di Olly e Benji dice: "Basssta burocrazia! Basssta essere schiavi di questo sistema. Per liberare cittadini e imprese dalla morsssa della burocazia, vota Bonferro Spaturno! Vota il cambiamento!" A me sentire 'ste cose qua fa sempre sorridere. Mica per l'eloquio romagnoleggiante del tipo, o almeno non solo per quello, ma per la convinzione che ci mette. Secondo me Bonferro è realmente convinto che oltre a qualche parente qualcuno lo voterà, e magari qualcuno lo voterà per davvero. È questa convinzione che mi fa sorridere.

Face to face

La radio ha appena passato Face to face, dei Twins, e immediatamente sono andato con la memoria ai tempi delle feste d'istituto delle medie, negli anni Ottanta. C'era una ragazzina, Valentina, che era il mio sogno (non solo il mio, a dire il vero). Ricordo che amava il nero: capelli neri, vestiti neri, scarpe nere, unghie nere. La chiamavamo "la darkettina". Ascoltava anche un certo tipo di musica totalmente fuori degli standard dell'epoca. Non mi ha mai cagato pari, ma come darle torto? Io ero poco interessante: timido fino a rasentare il patologico, impacciato, ero pure in sovrappeso, all'epoca, niente a che vedere col dio greco che sono oggi. Sto scherzando, naturalmente. Ma chissà che fine ha fatto? Se fossi su qualche social magari la andrei a cercare, ma non ricordo neppure il cognome. E tutto questo a partire da Face to face.

Morisi e la droga

Non è obbligatorio sapere chi sia Luca Morisi, anzi si campa benissimo, forse addirittura meglio, senza saperlo. In ogni caso, il tipo in questione è colui che si cela, o meglio si celava, dietro le campagne mediatiache e social di Matteo Salvini. Il suo "guru", in pratica; e, verosimilmente, l'ideatore, un annetto fa, in piena campagna elettorale per le amministrative, della famosa scampanellata con telecamere al seguito a casa del ragazzo tunisino accusato di spacciare droga. Per una sorta di nemesi, nei guai giudiziari per questioni di droga ci è ora finito lo stesso Morisi, indagato dalla procura di Verona per possesso e cessione di stupefacenti. Pronta, naturalmente, la solidarietà incondizionata dello stesso Salvini al suo nume tutelare. Perché chiunque può sbagliare, no? E tutto si può perdonare, l'importante è essere dalla parte giusta.

Dietro a facebook

Articoli come quello pubblicato da Paolo Attivissimo sono utili ma, temo, totalmente inefficaci. Inefficaci perché, pur sapendo cosa c'è dietro, chi ha un account su facebook difficilmente lo cancellerà. Si sa da anni chi e cosa c'è dietro la amichevole facciata blu del social di Zuckerberg, e lo scandalo Cambridge Analytica scoppiato nel 2018, in cui si scoprì che facebook aveva acquisito i dati personali di 83 milioni di utenti senza chiedere loro il permesso e li aveva poi usati per fare propaganda politica, è solo l'ultimo in ordine di tempo che certifica il marcio che si nasconde al suo interno.  Ma, appunto, togliersi da facebook non è facile perché il social di Zuckerberg, ma è caratteristica comune di tutti i social, è congegnato in modo che sia difficilissimo abbandonarlo. Si crea infatti una sorta di sudditanza psicologica che è simile a quella dell'ostaggio in un rapporto sociale di soggezione. Come scrive l'autore nei commenti, chi ne è ostaggio "d

Pioggia

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Le domeniche pomeriggio (praticamente è già sera) piovose aggiungono quel di più di malinconia alla malinconia già di per sé connaturata alla domenica. Il cielo è scuro, minaccioso, e laggiù nell'angolo, vicino al cancello, non c'è più neppure la rassicurante presenza dell'antico cipresso.  Con questa pioggia, questo senso di greve oscurità, questo buio che già arriva così presto, quest'aria che comincia a sapere di freddo, non si chiude solo questa domenica o questa stagione, ma è come se si chiudesse un ciclo e ne cominciasse un altro, quasi un omaggio a quella ciclicità delle cose e della vita su cui gli antichi greci avevano costruito la loro civiltà. E già si guarda a domani con occhi diversi.

Cosa ci posso fare?

Uscita dal lavoro, mia moglie si è fermata in un bar per comprare qualche pasta da portare via. Indossava regolarmente la mascherina. Dentro il bar c'erano tre uomini, tutti senza mascherina, i quali, vedendo che all'entrata si igienizzava le mani con l'apposito dispenser, hanno cominciato a sghignazzare tra loro. Mia moglie ha quindi chiesto loro cosa ci fosse da ridere e perché nessuno di loro indossasse la mascherina, dal momento che la legge ne prescrive l'obbligo nei locali pubblici. Loro hanno continuato bellamente a chiacchierare tra loro, facendo finta di niente. Si è quindi rivolta alla barista chiedendole perché non obbligasse i clienti a indossarla. La barista ha allargato le braccia, sconsolata, come a dire: "Cosa ci posso fare?" Eh già, cosa ci può fare?

Il caso Ziliani e le sue analogie con la vicenda di Erika e Omar

Mentre leggevo gli ultimi sviluppi della vicenda Ziliani, la mia mente tornava indietro al 2001 e alla tragica vicenda di Erika e Omar . Ci sono analogie tra i due casi? Sì, almeno un paio: i motivi che stanno alla base di entrambi e le reazioni emotive successive ai fatti. Il motivo principale, anzi direi unico, che ha causato gli omicidi in entrambi i casi è la cupidigia: figli che uccidono i familiari per impossessarsi dei loro averi (eredità nel primo caso, gestione del patrimonio immobiliare nel secondo). La seconda analogia riguarda le reazioni emotive degli assassini in entrambi i casi. Erika e Omar, il giorno dopo aver commesso il fatto, fecero quello che avevano sempre fatto ogni giorno, compreso andare al solito bar a bere la solita birra. Le figlie della Ziliani, dopo averla uccisa, parlavano tranquillamente tra loro dell'imminente vacanza che stavano già progettando. Sono molte le riflessioni che si potrebbero fare partendo da queste premesse, e una di queste potrebbe

Blade Runner (il libro)

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Ho scoperto per caso che Blade runner , che vidi non so più quanti anni fa, è ispirato a un romanzo, questo:   Non lo sapevo, lo confesso. Avevo sempre pensato che fosse un film nato da una sceneggiatura inventata, poi mi sono imbattuto casualmente in questo libro e sul retro ho letto che è il romanzo che tanti anni fa ispirò appunto il celebre film di Ridley Scott. Lo leggerò non appena avrò terminato il libro su don Milani.

Interpretazioni

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Stavo suonando al pianoforte Foreign Affair, di Mike Oldfield. Poi, mentre la suonavo, mi è venuta in mente Who wants to live forever, dei Queen. Ho quindi unito i due pezzi in uno solo che spero non risulti musicalmente blasfemo. Quando suono mi succede spesso: parto con un pezzo e poi, per motivi misteriosi, arrivo a tutt'altro, in una sorta di illusoria serendipità musicale :-)

Ho fatto il mio dovere

Quindici anni fa, quando aprii questo blog, in giro c'erano solo blog, i social dovevano ancora arrivare. C'era fermento, c'era vitalità. La lunga lista di quelli che amavo leggere era composta di blogger che scrivevano ogni giorno pubblicando articoli approfonditi, pensieri articolati, e spesso vergavano anche più di un post al giorno.  Di quella lunga lista oggi ne sono rimasti tre o quattro, e questi tre o quattro pubblicano ormai un post ogni dieci o quindici giorni, il grosso della loro attività in rete si svolge oggi su facebook, Twitter, Instagram e compagnia bella. Tempo fa, uno di questi vecchi blogger scriveva, in uno dei suoi rari post, che effettivamente ormai il blog era sorpassato, che da tempo meditava di chiuderlo e continuava a scriverci qualcosa ogni tanto solo perché, avendolo da tanti anni, ci era affezionato e gli dispiaceva. Gli sembrava anche doveroso continuare a tenerlo aperto e buttarci dentro qualcosa ogni tanto. Personalmente, se dovessi continua

L'azione killer

In India meno del 10% della popolazione è vaccinata. Per uno di quei paradossi che solo noi umani siamo capaci di mettere in scena, uno dei paesi che è tra i maggiori produttori al mondo di vaccini è anche uno di quelli in cui la popolazione è meno vaccinata. In generale, se nel ricco e opulento Occidente la copertura vaccinale è molto buona e la situazione generale non genera al momento particolari preoccupazioni, nella parte del mondo più povera la copertura vaccinale è gravemente deficitaria.  Con solo mezzo mondo vaccinato non stiamo facendo quella che Telmo Pievani chiama l'azione killer: la distribuzione a tutti e nel più breve tempo possibile del vaccino. La variante delta, che da qualche tempo ci sta creando parecchie grane, è nata proprio in India nella primavera scorsa, quando là la situazione era fuori controllo e si abbandonavano i morti lungo le strade. Non siamo lungimiranti, non abbiamo una visione globale di ciò che sta succedendo e pensiamo di poter stare tranquil

La mia camminata tipo, tra degrado e colline

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Sono appena rientrato da una delle mie quotidiane passeggiate e ho deciso di raccontarla, mettendo in conto che dei posti dove vado quando passeggio alla maggior parte dei miei 32 lettori non possa fregare di meno. Mi è venuta l'idea ispirandomi alla bravissima Romina, la quale, nel suo blog , ama scrivere post in cui illustra fotograficamente i percorsi delle sue camminate corredandoli di pregevoli descrizioni. Quella che vado a illustrare qui di seguito è la mia camminata "standard", diciamo così, cioè quella che faccio abitualmente. A volte, naturalmente, l'itinerario varia, perché qua la campagna è vasta e le possibilità di attraversarla sono molteplici. Camminando in modo tranquillo si copre in circa un'oretta; camminando in modo sostenuto ci si riesce in tre quarti d'ora. Piccola avvertenza: sono da sempre assolutamente negato per l'arte della fotografia, le mie foto sono spesso scure, sfuocate e chi più ne ha più ne metta; per una evidente e incolma

Leggetelo!

Mi sono accorto che spesso, su queste pagine, quando parlo di un libro che mi ha entusiasmato, tendo a usare l'imperativo per invogliare qualcuno dei miei 32 lettori a leggerlo a sua volta. Cose tipo: "Leggetelo, merita!", oppure: "Compratelo, ne vale la pena!". Mi sono reso conto che non è elegante usare gli imperativi, sa quasi di imposizione. È molto più elegante e "neutro" che io descriva al meglio il libro in questione, ne magnifichi le peculiarità, se poi la mia recensione invoglierà qualcuno a leggere il libro che ho descritto, bene, altrimenti bene lo stesso.

Otto ore

Spesso, quando sto per iniziare il turno di lavoro, come mi toccherà fare anche questo pomeriggio, mi chiedo perché le cose non siano andate diversamente. Mi chiedo cioè perché siamo obbligati a sacrificare otto ore del giorno, per cinque giorni a settimana, per lavorare. Sì, lo so, la risposta banale è che grazie al lavoro ci viene corrisposta una retribuzione e con quella retribuzione viviamo: niente lavoro, niente retribuzione; niente retribuzione, niente vita. Ma la domanda che mi pongo va a monte di questa banalità. Perché abbiamo inserito la nostra vita sul ricatto dei soldi? E anche: perché abbiamo vincolato il lavoro al denaro? Non si poteva fare diversamente? Fino all'avvento del neolitico, quando a noi Sapiens è venuto in mente di inventare la maledetta agricoltura ed è iniziata la nostra schiavitù, i nostri antenati cacciatori-raccoglitori passavano le loro giornate andandosene a zonzo e raccogliendo e cacciando ciò che trovavano, poi, quando avevano fatto una buona cacc

Compleanni e don Milani

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Ieri hanno festeggiato il compleanno due personaggi a me molto cari: Ivano Fossati e Stephen King. Fossati ha festeggiato i suoi primi settant'anni, King settantaquattro. A dire il vero, Fossati non mi è mai "appartenuto" come cantautore, nel senso che non è mai stato, a differenza di altri, parte viva della mia vita, quei cantautori, cioè, di cui ho la discografia completa, di cui conosco la biografia, di cui conosco a memoria testi e musiche. Tuttavia ha scritto pezzi che per me sono stati importanti, specie nella mia giovinezza, e questo è sufficiente per farmelo stimare. Di King non parlo perché questo blog trabocca di pagine in cui ne ho già abbondantemente parlato e non voglio tediare nessuno. Ribadisco solo che è stato lo scrittore che mi ha avvicinato ai libri e per questo non potrò mai ringraziarlo abbastanza. Oggi inizio questo libro. Ho sempre desiderato leggere un libro su don Milani, il prete che prima ancora di essere un prete è stato un rivoluzi

Nati per credere

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Nati per credere è un saggio antropologico pubblicato nel 2008 e scritto da tre personalità di primo piano nell'ambito della scienza e della psicologia: Vittorio Girotto, psicologo cognitivo; Telmo Pievani, filosofo della scienza e biologo; Giorgio Vallortigara, docente universitario di neuroscienze cognitive. È un saggio che, nonostante in alcune parti l'abbia trovato abbastanza complesso, mi ha entusiasmato e che ho letto praticamente tutto in un fiato. Descrive, in sostanza, i motivi di ordine evoluzionistico e psicologico per cui il nostro cervello tende in maniera innata a fraintendere la teoria di Charles Darwin dell'evoluzione per selezione naturale. Non a fraintendere, in realtà, ma a preferire alla casualità dell'evoluzione della vita, che è alla base della teoria darwiniana, quella del famoso disegno intelligente (divino o naturale che sia). C'è da premettere, a questo proposito, che lo stesso Darwin, che elaborò la sua rivoluzionaria teoria nell'Ingh

Il nostro essere niente

Leggo nel saggio Nati per credere : "Torniamo un attimo a quanto dicevamo [...] a proposito dell'impensabilità radicale della morte per noi incapaci di immaginare l'inevitabile limitatezza delle nostre soggettività intenzionali. Dopo Darwin l'idea che le nostre esistenze siano brevi periodi di intenzionalità soggettiva che si instaura tra la nascita e la morte, che prima non c'eravamo e che dopo non ci saremo più, che veniamo da un buio di non esistenza al quale torneremo, può essere estesa alla possibilità che anche la storia naturale della nostra specie sia inscritta nel medesimo destino di finitudine. Sono fatti empirici a suggerirlo. Il 99% di tutte le specie vissute sulla Terra è già estinto. Homo sapiens è nato meno di 200.000 anni fa in Africa orientale e da qui a qualche tempo, come è successo per tutte le altre specie, non ci sarà più. La Terra stessa che ci ospita ha avuto un'origine, 4,5 miliardi di anni fa, e scomparirà insieme al Sole, quando ques

Due mancati medici

Leggo che Umberto Bossi ha compiuto in questi giorni ottant'anni. Casualmente, sempre in questi giorni sto leggendo un libro su Darwin. C'è correlazione tra le due cose? A prima vista no, ma Darwin e Bossi hanno qualcosa in comune: sono entrambi medici mancati. Tutti e due hanno iniziato gli studi di medicina senza concluderli; Darwin perché non era attirato per niente dagli studi medici e aveva repulsione per le dissezioni dei cadaveri, Bossi non si sa bene perché, si sa solo - si legge su Wikipedia - che raccontava alla prima moglie di recarsi regolarmente alle lezioni universitarie mentre in realtà se ne andava chissà dove. Le analogie tra i due finiscono qui, poi comincia l'abisso; Darwin è stato uno dei più grandi scienziati mai esistiti sul pianeta, che con l'elaborazione della teoria dell'evoluzione per selezione naturale ha per primo spiegato perché oggi siamo qui e perché siamo fatti così, mentre Bossi è stato una delle tante nullità diventate qualcuno per

Amore

Sto leggendo un libro che mi sta letteralmente facendo amare Charles Darwin. Più di quanto lo amassi già.

I rincari e mia nonna

Ogni volta che leggo degli imminenti, tradizionali rincari di energia elettrica e gas mi viene sempre in mente il periodo in cui abitavo con mia nonna. Ebbene sì, sono abbastanza vecchio da poter raccontare di aver vissuto, per alcuni anni della mia primissima infanzia, con mia nonna Tina nella "casa vecchia", in campagna. Non ci stavo per tutto l'anno, ma solo in alcuni periodi durante l'estate, quando i miei erano impegnati al mare con la pensione. Solo saltuariamente in inverno. L'energia elettrica mi pare ci fosse già ma niente gas né acqua corrente. C'era un camino in cucina, mentre nella sala una vecchia stufa a kerosene. L'acqua si prendeva dal pozzo di fuori e si scaldava mettendola in un pentolone vicino al camino. L'acqua calda per cucinare e cuocere la pasta, invece, si otteneva facendo bollire una pentola sulla stufa a kerosene. Il kerosene, quando finiva, andava a prenderlo a Santarcangelo mio nonno con la 500, con una apposita tanica che

Depenalizzazione della cannabis

Stamattina ho firmato la richiesta di referendum per la depenalizzazione della cannabis. A differenza di quello sull'eutanasia, che ho sottoscritto in maniera convinta, su questo qualche dubbio ce l'avevo. Mi sono messo allora, come faccio sempre in questi casi, a leggere e a documentarmi in maniera approfondita riguardo alle motivazioni dei favorevoli e dei contrari. Alla fine ho trovato molto più convincenti e razionali le ragioni dei favorevoli e ho firmato. Ho poi letto che il numero di firme necessarie, 500mila entro la fine di settembre, sono già state raggiunte qualche giorno fa e quindi la mia firma, e quella di chi lo farà da qui in avanti, sono una specie di di più, che comunque non guasta.

Domande che mi pongo

Il romanzo Lo sbaglio , dello scrittore greco Antonis Samarakis, è di una noia mortale, lo tiro a finire solo perché è scorrevole e le pagine vanno veloci. Pensare che - leggo nel risvolto di copertina - è stato tradotto in più di trenta lingue, e sempre nel risvolto sono riportati giudizi entusiasti di Agatha Christie, Graham Greene, Arthur Miller, oltre a testate come The New York Times e The Observer. Mi viene da pensare che o io non capisco un cavolo di libri o molti di quei giudizi sono inventati.

La signora Palombelli e gli uomini esasperanti

Pare che ieri, in una trasmissione televisiva, la signora Palombelli, riguardo alla gravissima questione degli uomini che uccidono le donne, abbia detto : "A volte però è lecito anche domandarsi: questi uomini erano completamente fuori di testa, completamente obnubilati, oppure c’è stato anche un comportamento esasperante e aggressivo anche dall’altra parte?"  Ho riletto un paio di volte quanto dichiarato dalla conduttrice, cercando qualche appiglio semantico che permettesse di non giungere alle conclusioni a cui inevitabilmente si giunge leggendolo, e cioè che parte della responsabilità di un femminicidio potrebbe essere addebitata alla vittima in virtù di certi suoi atteggiamenti o comportamenti, un po' l'equivalente del "se l'è cercata" riguardo agli stupri, ma non ne ho trovato alcuno.  Rimane da capire se è possibile che la signora sia stata così sprovveduta da non intuire la gravità di quanto affermato, oppure, più maliziosamente, che sapesse benis

Sapere di non sapere

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Questa bellissima mini-lezione di Telmo Pievani sull'ignoranza, spunto da cui parte per parlare anche di altro, mi ha un po' rincuorato. C'è un'ignoranza buona e una cattiva, dice lo scienziato, ma la vera ignoranza non è quella di chi non sa ma quella di chi si rifiuta di sapere, di chi mette in atto qualsiasi meccanismo o strategia per evitare di imparare cose nuove. E queste strategie possono avere diverse cause: ideologiche, politiche; possono essere dovute a indifferenza, interesse. Quando Donald Trump, ad esempio, ripeteva su twitter che i cambiamenti climatici sono una costosa bugia, mentiva sapendo di mentire, aveva tutto l'interesse, cioè, a nascondere una cosa che si sa e che è riconosciuta dagli stessi americani (la locuzione climate change l'hanno inventata loro). C'è poi un'ignoranza incolpevole, diciamo così, che è quella di chi non sa di non sapere, e qui il discorso si allaccia ai social network. Chiunque bazzichi sui social si sarà sicu

Terra spaccata

Oggi pomeriggio, camminando, ho incontrato la "marchigiana". È un'anziana signora, una contadina, che abita su in collina e che se ne sta sempre seduta su una sedia vicino alla porta di casa che dà sulla stradina. La saluto come faccio sempre: "Buon pomeriggio!" Lei mi guarda e mi sorride, come al solito. Ma è un sorriso che si spegne subito.  "Non è un buon pomeriggio," mi risponde in un tono tra il triste, l'arrabbiato e il rassegnato. "Perché?" le chiedo rallentando la camminata. "Perché non piove da troppo tempo, la terra è secca, è crepata, è spaccata, è bruciata, e se non piove come facciamo, noi, a lavorarla?" Non ho saputo cosa risponderle. Ho accennato un laconico "Mi dispiace". Avrei voluto aggiungere qualcosa ma non sapevo cosa.

L'uomo che guarda

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Non avevo mai letto nulla di Moravia. Così, a pelle, ho sempre avuto l'idea che fosse il classico scrittore ermetico, introspettivo, psicologico, quindi riguardo a questo romanzo, il primo suo che ho letto, mi ero creato certe aspettative, mettendo pure in conto un suo abbandono in corso di lettura. In parte queste aspettative sono state soddisfatte.  L'uomo che guarda narra le vicende di un professore di lettere 35enne, Edoardo, ex sessantottino in perenne conflitto ideologico col padre (nel '68 erano dalle parti opposte della barricata), che ama guardare, osservare lo svolgersi della propria vita e di quella degli altri. Vive in un grande appartamento a Roma assieme alla moglie Silvia e al padre, un anziano "barone" universitario. Il suo voyeurismo, sia erotico che esistenziale, lo porterà, un passo alla volta, a scoprire la relazione clandestina tra sua moglie Silvia e l'anziano padre, una scoperta che lo sconvolgerà e che, inevitabilmente, modificherà i r

Senza internet

Secondo giorno senza adsl in casa. I tecnici Tim dicono che si tratta di un guasto generalizzato in zona, tenteranno di risolvere entro oggi. Nel frattempo mi attacco al wi-fi aperto del bar di fianco a casa. Realizzo che essere senza connessione, oggi, è quasi come essere senza aria.

Libri letti da altri

Leggere libri comprati al mercatino dell'usato significa, spesso, imbattersi in sottolineature, segni, note lasciati dal precedente proprietario del libro. In qualche modo credo sia possibile farsi una vaga idea della sua personalità proprio dalle frasi sottolineate e dai concetti evidenziati. Il tipo che prima di me ha letto L'uomo che guarda , di Alberto Moravia, immagino sia in qualche modo gravemente attirato dal sesso.

Referendum digitali

Quando avevo firmato per il referendum sull'eutanasia non era ancora stata introdotta la possibilità di farlo per via telematica tramite SPID e l'avevo quindi firmato nella maniera tradizionale, recandomi di persona a un banchetto in piazza a Santarcangelo. Da qualche settimana questa possibilità esiste e la relativa comodità di poterlo fare tramite cellulare senza muoversi da casa ha dato un notevole impulso alle altre iniziative referendarie in cantiere, come quella sulla abolizione della caccia e la legalizzazione della cannabis. La proposta referendaria per l'abolizione della caccia la condivido e la sottoscriverò, quella relativa alla legalizzazione della cannabis la devo ancora valutare bene, ma sono orientato a sottoscrivere anche questa. Scrive Il Post che la relativa facilità con cui è possibile raggiungere il quorum grazie al sistema di sottoscrizione digitale sta facendo storcere il naso a qualcuno, tanto che già si pensa di portare il numero di firme necessario

Modena e Pàvana

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Ieri ho concluso la tre giorni sull'Appennino tosco-emiliano facendo una veloce tappa a Modena, prima di rientrare nella mia amata Santarcangelo. I portici del centro storico di Modena assomigliano un po' a quelli di Bologna: stessa fattura, stessa umanità che vi cammina sotto, fatta di giovani annoiati, signore con la borsa della spesa, persone che parlano al cellulare in tutte le lingue del mondo e qualche mendicante. Come in tutte le grandi città ho notato quella lieve forma di degrado fatto di biciclette male in arnese abbandonate, accenni di sporcizia lungo i viali più periferici, persone che camminano sotto gli anonimi palazzoni con fare sospettoso e lievemente intimorito, come se si guardassero dal pericolo imminente di essere aggredite da qualcuno. Su uno dei grandi viali che dalla stazione degli autobus, dove ho parcheggiato, conducono al centro storico mi sono imbattuto in una rissa tra alcuni giovani, e lì mia moglie mi ha sollecitato ad accelerare il passo.  Per mot

Libri già letti

Non è la prima volta che mi succede: comincio a leggere un libro e mi accorgo, prima o dopo, di averlo già letto. Mi è accaduto recentemente con Ti prendo e ti porto via , di Niccolò Ammanniti, e mi è accaduto in questi giorni con La rabbia e l'orgoglio , di Oriana Fallaci. Forse sono cose che succedono, specie quando si leggono decine e decine di libri ogni anno, o forse è l'età che avanza, chi lo sa?  Ma l'aspetto curioso della faccenda è che il libro della Fallaci mi sono accorto di averlo letto dopo averlo terminato. Stavo per iniziare a scrivere qualche impressione qui sul blog quando ho trovato, seguendo l'etichetta Oriana Fallaci, il post in cui l'avevo già recensito. Tanto vale, quindi, linkare quello . Nel frattempo io vado a farmi qualche domanda sulle implicazioni dell'età che avanza.

Femminicidi

Spulciando il sito dell'Ansa ho letto che oggi due donne sono state uccise dal marito, una in Lombardia e una in Calabria. Poi mi è venuto in mente che anche ieri avevo letto di un femminicidio, e anche il giorno prima. Per curiosità sono andato a cercare qualche numero. Nel 2020 in Italia sono state uccise 71 donne dai rispettivi partner o ex partner. Quest'anno, alla data di oggi, 13 settembre, sono 46. Così, a occhio, se il trend rimarrà costante, in questo 2021 le donne uccise dai partner potrebbero essere in numero superiore rispetto all'anno passato, e quel 71 dell'anno scorso era già superiore alle 69 del 2019. A me sembra che ci siano tutti gli estremi per parlare di emergenza, ma mi pare che non siano in molti a concepirla in questo modo. Ogni volta che succede, e ormai succede quasi giornalmente, appare la notizia e poi quasi subito sparisce, inghiottita dal fiume in piena di notizie che invadono le home page dei siti. Forse si tende a non classificare il feno

Ma qualcuno controlla il Green pass?

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Un giorno, speriamo presto, finiremo anche di parlare di Green pass, perché nella vita tutto passa e anche lui inevitabilmente passerà. Ma fino a quel giorno con questo benedetto documento verde dovremo farci i conti, perché possederlo o non possederlo è ciò che fa la differenza tra vivere una vita normale e una vita da pària.  In realtà non so se sia davvero così, almeno per ciò che riguarda l'accesso ai locali pubblici. Non sono un frequentatore assiduo di ristoranti, pizzerie e compagnia bella, ma capita che a volte ci vada, specialmente nei bar (colazione con cappuccino e brioche, la mattina presto prima di andare al lavoro, è un rituale al quale rinuncio con fatica). Bene, a me il Green pass non l'ha mai chiesto nessuno. L'unica volta che è successo è stato in una pizzeria di Cesena in cui mi sono recato un sabato sera in agosto con alcuni amici. Per il resto, niente. Oppure mi è stato chiesto sulla fiducia. "Lei ha il Green pass?" "Sì, glielo mostro.&qu

Bella d'estate

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Mango è stato un cantautore che ha scritto musiche molto belle, raffinate, evocative, tanto che era molto apprezzato anche da Battiato.  Oggi pomeriggio mi ronzava in testa questo suo vecchio pezzo che ascoltavo, ricordo, quand'ero giovane. Mi sono seduto al pianoforte e ne ho accennato alcune battute, improvvisando un po' (andavo a memoria).  È una registrazione alla buona: cellulare appoggiato di fianco alla tastiera e finestre della sala aperte, col rumore delle macchine che passavano sulla strada a fare da sottofondo. A condire il tutto, il pianoforte leggermente scordato (mi riprometto ormai da un anno di farlo accordare ma rimando sempre, in perfetto stile dei nostri politici). Mango, da di là, mi perdonerà l'affronto.

11 settembre

L'11 settembre di vent'anni fa, mentre le torri crollavano, ero su un camion e percorrevo la tratta Ravenna - Santarcangelo carico di giornali, le rese stagionali delle edicole del comprensorio di Ravenna e dei lidi ferraresi. Non avevo ancora il cellulare, all'epoca, ma mentre guidavo sentivo alla radio ciò che stava succedendo. In particolare, ricordo la voce concitatissima di Enrico Mentana che raccontava in diretta la tragedia.  In ogni posto in cui mi fermavo a caricare mi accorgevo dell'apprensione e della paura vera delle persone con cui parlavo, che apprendevano dalle immagini delle dirette televisive i dettagli dell'atto terroristico. Ricordo che anche io avevo paura, non era difficile capire che stava succedendo qualcosa di completamente nuovo e dalle implicazioni future imprevedibili.  Rientrai in azienda verso le sei del pomeriggio, quando le torri erano crollate e tutto era compiuto, e ricordo l'affannarsi concitato del personale aziendale per organ

Genitori

Scrive Antonio Scurati nel libro La fuga di Enea che "i concetti di paternità e maternità, nel loro significato più alto, non coincidono affatto con la mera generazione biologica."  Mi ha fatto venire in mente Umberto Galimberti quando dice che non si è genitori perché si è copulato col partner e si è messo al mondo un figlio, ma si è genitori perché si sta attenti ai bisogni dei figli, ci si prende cura di loro, si risponde alle loro domande, si dà loro affetto, e questo lo può fare chiunque, non necessariamente i genitori biologici. Essere genitori è qualcosa che va ben al di là della biologia. Mi vengono in mente tutti gli anni di assurde e feroci discussioni sulle diciture Genitore 1 e Genitore 2 al posto di papà e mamma nei moduli di iscrizione scolastica. Anni di sterili discussioni attorno al dito e neppure una parola sulla Luna, dove per Luna, restando all'interno della metafora, si intende il gravissimo problema delle carenze educative nei confronti dei figli ne

Salvini e le varianti del virus

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Ogni tanto qualche lettore di questo blog mi fa notare nei commenti che io parlo troppo di Salvini, che dovrei lasciarlo perdere, che non dovrei metterlo alla berlina per ogni cazzata che dice. In realtà i post in cui parlo di lui non sono tantissimi, anche perché se dovessi scriverne uno per ogni stupidaggine che dice occuperei tutto il mio tempo libero, e nella vita ho anche altre cose da fare.  Però, santo cielo, come si fa a passare sopra a cose come questa ? Il virus - tutti i virus, non solo il covid-19 - non produce varianti come reazione al vaccino. Il virus è una macchina biologica cieca, non ha intenzioni, non pianifica nulla, il virus "non fa niente per", come dice il biologo ed evoluzionista Telmo Pievani, l'unico cosa che fa è replicarsi in maniera assolutamente casuale. Stop. E quelle che noi chiamiamo varianti non sono nient'altro che "errori" di duplicazione, che nascono proprio a causa dell'elevatissimo numero delle suddette

40 anni di IT

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40 anni fa, come oggi, un signore si sedette alla sua scrivania e cominciò a scrivere quello che è considerato uno dei suoi romanzi più universalmente noti e apprezzati. Quella che vedete nell'immagine è la copia che tengo nella mia libreria, datata marzo 1990 e che acquistai al prezzo di 18.500 lire dell'epoca. Lo lessi per la prima volta ai tempi delle superiori. Riduttivamente classificato come romanzo horror è in realtà una lunga saga corale in cui sono presenti molti dei temi che contraddistingueranno la maggior parte delle opere di King: l'influenza dei traumi dell'infanzia nella vita adulta, le amicizie infantili e adolescenziali, la grettezza dell'animo umano nascosta dietro le sembianze di una ridente cittadina. Fu a partire da questo romanzo che molti critici cominciarono ad accostare Stephen King a Charles Dickens per la sua capacità di narrare l'infanzia e l'adolescenza. A parte la saga de La torre nera , con le sue 1230 pagine è prob

Un nuovo Illuminismo

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A volte penso che al nostro paese servirebbe un nuovo Illuminismo. È vero, è carente in tante cose, ma mai come oggi credo che servirebbe una rivoluzione che rispecchi ciò che accadde in Francia e in Inghilterra all'inizio del Settecento: una rivoluzione che rimetta alla base le idee, i dubbi, lo scetticismo, il senso critico, la capacità di anteporre il ragionamento alla pancia. Una rivoluzione di cui personaggi come quello qui sopra sarebbero le prime vittime.