domenica 29 maggio 2022

Il potere segreto


La sensazione predominante che ho provato dopo aver girato l'ultima pagina di questo libro è la rabbia, non tanto e non solo per i dodici anni di ingiusta detenzione di quest'uomo (è stato incarcerato nel 2010 ed è ancora recluso in una delle più famigerate prigioni del Regno Unito), e neppure per le motivazioni esclusivamente politiche (aver rivelato al mondo documenti top secret in merito alle atrocità commesse da USA e alleati in vari conflitti nel mondo) che hanno portato alla sua reclusione, ma per il fatto che questa persecuzione è messa in opera da alcuni di quei paesi, USA, Inghilterra, Svezia, Australia, che da sempre si propongono come alfieri dei diritti umani e, a parole, si fregiano di essere paladini della libertà di stampa e di informazione.

Casi come questo, ma anche come quelli di Edward Snowden, Chelsea Manning e altri, dimostrano invece che le nostre democrazie liberali occidentali, quando vengono messe a nudo e toccate nei loro più profondi e segreti meandri, si comportano esattamente come certe autocrazie mediorientali, con la differenza che mentre queste ultime eliminano fisicamente i giornalisti scomodi, le nostre li perseguitano politicamente, facendo uso scorretto e strumentale della giustizia fino a ottenere i medesimi risultati.

Julian Assange è il fondatore di WikiLeaks, una organizzazione indipendente fondata nel 2006 che, nel corso degli anni, ha diffuso via internet, violando il segreto di stato, centinaia di migliaia di file top secret in cui sono documentati i crimini e gli abusi (omicidi di civili, rapimenti, detenzioni illegittime, torture, processi sommari) perpetrati dagli Stati Uniti nelle guerre in Iraq, Afghanistan, nelle carceri lager di Guantànamo, Abu Ghraib e altri. E il tragico paradosso è che mentre Assange pur non avendo fisicamente mai fatto male a una mosca sta scontando il dodicesimo anno di reclusione, i responsabili di quei crimini e di quegli abusi sono tutti a piede libero, ben protetti all'interno dei relativi paesi.

Le centinaia di migliaia di file pubblicati negli anni da WikiLeaks non riguardavano solo crimini di guerra e abusi carcerari, ma anche i rapporti che le varie diplomazie statunitensi inviavano al Dipartimento di stato americano dai paesi in cui operavano. In pratica, raccontavano il mondo con gli occhi della diplomazia americana, e tutto con grande schiettezza, perché i diplomatici scrivevano con la certezza che i loro rapporti sarebbero rimasti riservati. Da qui veniva fuori, al di là della retorica ufficiale, cosa realmente gli americani pensavano di Putin, oppure di Berlusconi, e poi il Vaticano, Cuba, la Cina, l'Iran.

A questo proposito, duole constatare come noi, agli occhi (veri) degli americani, siamo sempre stati considerati, e lo siamo anche oggi (basta guardare la guerra in Ucraina), qualcosa meno di camerieri. In un rapporto del 2003, all'indomani dell'annuncio di Bush della "vittoria" in Iraq, l'ambasciatore americano a Roma, Mel Sembler, scriveva: "Pur riconoscendo che l'Italia può apparire un posto arcano e bizantino fino alla frustrazione, siamo convinti che è un posto eccellente per fare i nostri affari politici e militari."

Sembler scriveva questo dopo aver appurato come le proteste di buona parte dell'opinione pubblica italiana e di una parte della politica per la partecipazione dell'Italia all'invasione dell'Iraq, fossero state rese innocue dopo le pressioni dell'amministrazione Bush sul governo italiano, all'epoca guidato da Berlusconi. E a proposito di quest'ultimo, sempre Sembler scrive: "Le sue frequenti gaffe e la sua mediocre scelta delle parole hanno offeso tutti in Italia e anche molti leader europei. La sua disponibilità percepita [all'estero] di mettere i suoi interessi al di sopra di quelli dello Stato, la sua preferenza per le soluzioni a breve termine piuttosto che per gli investimenti sul lungo termine, il suo frequente uso delle istituzioni e risorse pubbliche per ottenere un vantaggio elettorale sui suoi avversari politici hanno danneggiato la reputazione dell'Italia in Europa e hanno dato un tono disgraziatamente comico alla reputazione dell'Italia in molti settori del governo americano." Ma, nonostante questo, siccome Berlusconi era un ottimo servitore degli USA: "Ma non dobbiamo denigrare Berlusconi e l'Italia perché ci daranno dividendi strategici ora e nel futuro." In altre parole, per gli americani eravamo una specie di barzelletta, ma siccome gli eravamo utili...

Comunque, tornando ad Assange, dopo una serie di pronunce sfavorevoli dai tribunali di Londra, sulla sua estradizione negli USA si attende ora il pronunciamento della ministra dell'Interno britannica Priti Patel. Se verrà concessa l'estradizione, Assange rischia una pena di 175 anni di carcere. Non per aver ucciso civili, rapinato, stuprato, rapito (quelli che hanno fatto queste cose sono liberi e gli ultimi li ha graziati Trump), ma per aver fatto il giornalista. È anche per questo che mi vergogno di quello che ha fatto il PD a Milano

È da anni che non vado a votare, e avevo una mezza idea, quando ci fossi tornato, di dare il voto al Partito democratico. Piuttosto, continuerò a stare a casa.

giovedì 26 maggio 2022

Tempo di referendum

Si parla da qualche tempo - anzi se ne parla poco, in verità - di referendum. In particolare di due. Uno è quello annunciato da Renzi, proposto con l'intento di abrogare il Reddito di cittadinanza. Come è noto, Matteo Renzi, non ancora ripresosi completamente dall'immersione nel travaso di bile successivo all'esito del referendum costituzionale, si è da qualche tempo lanciato in questa nuova avventura e ha già dato il via a una massiccia campagna informativo-mediatica in questo senso.

Si tratta di una mossa propagandistica, naturalmente, buona giusto per prendere all'amo i soliti gonzi, dal momento che per tutta una serie di motivi procedurali, spiegati bene qui, nel 2022 non potrà dare avvio ad alcuna raccolta firme e fino almeno al 2025 questo referendum non potrà avere luogo. Ma ormai lo conosciamo: pur di non rassegnarsi a ben meritati oblio e irrilevanza, tutto va bene.

Il prossimo 12 giugno, invece, assieme alle amministrative si potranno votare i cinque quesiti sulla giustizia nel relativo referendum proposto da Lega e Partito radicale. Si tratta del tipico referendum che, molto presumibilmente, non raggiungerà il quorum e quindi finirà nel cestino. Per un motivo molto semplice: si tratta di quesiti estremamente tecnici e complessi che possono essere compresi solo da chi abbia buone conoscenze in giurisprudenza o procedure giudiziarie.

È in sostanza il classico referendum dove larghissima parte chi andrà a votare non lo farà con cognizione di causa ma basandosi su elementi di tipo emotivo o ideologico (indicazioni del partito o del politico di riferimento ecc.). 

Vale anche per me, naturalmente. Mi sono un po' documentato sui quesiti e ammetto tranquillamente che relativamente a quattro dei cinque non saprei come votare. Una certa sicurezza ce l'ho solo su quello relativo alla separazione delle funzioni tra magistratura inquirente e giudicante, dove voterei abbastanza convintamente no. Le schede degli altri quattro credo che le lascerei in bianco.

Chi volesse avere un'idea di ciò di cui si sta parlando può dare un'occhiata qui.

mercoledì 25 maggio 2022

Pensieri senza senso (apparente)

Se ogni tanto vi viene il dubbio che un pensiero o una frase vergata su qualche social, o su un blog, sia insignificante, poco interessante, magari buttata lì a mo' di riempitivo, sappiate che lo faceva anche Leonardo da Vinci :-)


(da L'ingegno e le tenebre, Roberto Mercadini, ed. Rizzoli)

Solo è il coraggio

 

Ho appena terminato questo romanzo e i sentimenti che mi ha suscitato vanno dalla commozione alla tristezza, dalla rabbia allo sgomento all'incredulità. La storia di Giovanni Falcone bene o male la conoscevo, anche se solo a grandi linee e desunta più che altro dagli articoli di giornale pubblicati in tutti questi anni. Con questo romanzo tutti i "pezzi" si sono uniti, dandomi la possibilità di farmi un quadro chiaro e coerente su di lui.

È un romanzo, non una biografia, ma costruito fedelmente sulla base della vastissima documentazione disponibile (in appendice ci sono una cinquantina di pagine di bibliografia con l'elenco delle fonti documentali).

Ne viene fuori l'immagine di un uomo (prima ancora che magistrato) dall'ostinazione e dalla statura morale e umana elevatissime. Mentre lo leggevo, anzi lo divoravo, mi chiedevo quanti, al suo posto, avrebbero resistito fino alla fine senza lasciarsi tentare dalla voglia di gettare la spugna e di mollare tutto.

Giovanni Falcone è stato un magistrato che ha avuto pochissime persone che l'hanno supportato e tantissime contro. Non solo esternamente all'ambiente giudiziario ma anche al suo interno. Paletti e ostacoli di ogni tipo gli sono stati messi sul cammino da appartenenti alla stessa procura di Palermo fino ai più alti vertici del sistema giudiziario. 

Con l'istruzione del famoso Maxiprocesso, che negli anni Ottanta ha decapitato e messo in ginocchio Cosa nostra siciliana, è iniziata una campagna di delegittimazione fortissima sia da parte della stampa che della televisione che, ovviamente, della politica, o almeno di una certa parte. È stato accusato di tutto: manie di protagonismo, ambizioni di avanzi di carriera, utilizzo delle sue funzioni in chiave politica (un refrain sempre caro a una certa destra che ha visto il suo culmine durante gli infausti anni del berlusconismo).

Lui è sempre andato avanti a fare il suo lavoro, avendo come unico faro l'utopia di sconfiggere la mafia. Ed è andato avanti anche mentre, a uno a uno, tutti i suoi principali collaboratori (magistrati, ufficiali delle forze dell'ordine ecc.) venivano sistematicamente uccisi dalla mafia. Ha avuto contro, manco a dirlo, buona parte della politica per evidenti motivi. L'unico politico che gli è sempre stato a fianco e l'ha supportato in tutte le sue iniziative è Claudio Martelli, che a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta era ministro della Giustizia in quota socialista, tanto è vero che pure lui era finito nella lista delle personalità da fare fuori stilata da Totò Riina.

Alla fine è arrivato anche il suo turno. Giovanni Falcone sapeva benissimo che era solo questione di tempo prima che toccasse a lui, tanto che in uno struggente dialogo con sua sorella, Maria Falcone, dialogo col quale tentava di giustificare il desiderio che Francesca Morvillo, sua moglie, si allontanasse da lui, disse le famose parole: "Io sono già un cadavere ambulante." 

Non è per fare melensa e romantica retorica, ma credo che libri come questo, o anche altri su di lui se volete, vadano letti per rendersi conto che, anche se oggi sembra incredibile, abbiamo avuto davvero, in questo paese, uomini che hanno messo gli ideali in cui hanno creduto prima della loro vita.

Commenti

Questa cosa bisogna dirla, è inutile girarci attorno: il nuovo modulo dei commenti introdotto da questa piattaforma sembra concepito apposta per indurre chi li scrive a commettere errori. E pazienza da pc, dove il tutto è ancora gestibile senza eccessive difficoltà, ma da cellulare è un disastro. Mi consolo pensando che questo è un blog di nicchia, con pochi visitatori e pochi commentatori; quindi, alla fine, non sono obbligato a perderci tanto tempo. Ma è stato un lavoro fatto malissimo, diciamolo, eh!

Rumore

La bella stagione porta sempre con sé un forte aumento del traffico di motocicli e ciclomotori. Ogni anno, puntualmente, mi chiedo cosa spinga tanti ragazzini a "truccare" i loro mezzi, a modificarli, cioè, non tanto e non solo per ottenere migliori prestazioni, ma semplicemente perché facciano più rumore. Fateci caso: a molti ciclomotori viene modificata la marmitta al solo scopo di produrre più rumore. Nient'altro.

Già viviamo in una società sommersa di rumori: macchine, traffico, suonerie, allarmi, musiche di sottofondo in ogni esercizio commerciale. Perfino in macchina abbiamo sempre la radio accesa. Viviamo in una società in cui, di questo passo, si arriverà a pagare per avere "pacchetti" di silenzio. Che senso ha, in tutto questo, adoperarsi e spendere soldi ed energie per avere ancora più rumore?

martedì 24 maggio 2022

Emancipazioni

La bellezza dei periodi di ferie non sta tanto nell'emancipazione dalla fatica del lavoro. O almeno non solo in quello. Sta, in misura molto maggiore, nell'emancipazione dalla tirannia dei ritmi imposti dal lavoro: orari rigidamente fissati, routine fatta di gesti meccanici sempre uguali a se stessi, sterile ritualità. La bellezza delle ferie, e in generale dei periodi di riposo, sta nel fatto che per un certo periodo di tempo, purtroppo sempre troppo breve, smettiamo i panni dei funzionari di apparati e torniamo esseri umani.

Tempo fa lessi un bellissimo saggio di Guido Tonelli: Tempo, il sogno di uccidere chrónos. Tra le altre cose vi si diceva che fino a un certo periodo del nostro passato l'uomo era padrone del tempo. La vita avveniva seguendo i ritmi delle stagioni, della nascita e del tramonto del sole, e nessun aspetto della vita era rigidamente regolato da orari precisi e inflessibili. Oggi la situazione si è capovolta; non è più l'uomo a essere padrone del tempo ma è il tempo a essere padrone dell'uomo. Ed è lui, il tempo, a dettare le regole.

È la sveglia, ad esempio, che ci obbliga ad alzarci al mattino a una certa ora anche se noi dormiremmo ancora. È la consuetudine del pranzo e della cena a orari prefissati che ci fanno sedere a tavola anche se magari non abbiamo fame. Oppure, viceversa, è sempre la consuetudine dei pasti a orari fissi a impedirci di sedere a tavola in orari non canonici perché magari abbiamo fame. E così via.

Non dico che qualche riferimento che scandisca lo scorrere delle giornate non ci debba essere, questo no, mi limito a osservare, con tristezza mista a rabbia, come la nostra vita, oggi, sia regolata da ritmi che di umano non hanno più niente, ritmi regolati in maniera esclusiva dai due parametri che oggi governano il mondo: efficienza e produttività. Stop.

Ecco, io cerco di vivere i miei periodi di riposo provando, per quanto possibile, a disintossicarmi da tutto ciò.

domenica 22 maggio 2022

Fede

Dibattere amichevolmente con un cattolico è sempre un esercizio intellettualmente stimolante, e la chiacchierata di ieri con un collega ne è stata l'ennesima dimostrazione. Tema della chiacchierata: la fede come dono.

Come forse molti sapranno, è abbastanza diffusa tra chi crede l'idea che la fede sia un dono che, benevolmente, viene fatto da Dio agli uomini. E qui scatta già la prima obiezione: se è un dono, perché non viene fatto a tutti? In Italia, ad esempio, i cattolici praticanti sono circa il 30% della popolazione. Viene spontaneo chiedersi, quindi, perché tale dono sia stato elargito a una platea minoritaria dei potenziali beneficiari. La risposta del credente è, sempre, apparentemente apodittica: il dono viene elargito a tutti ma sta a ognuno decidere se accettarlo. Replico al mio collega che io, forse per sbadatezza o altri motivi, non mi sono mai accorto dell'elargizione di questo dono. Evidentemente ero distratto. Replica del collega: evidentemente sì.

A questo punto mi permetto di fargli notare che, tranne rare eccezioni, chi nasce e cresce in una famiglia religiosa tende ad accostarsi alla religione. Chi nasce e cresce in una famiglia laica, no. Dal che si deduce che la fede non è questione di dono quanto, semmai, di influenze ambientali. Questo concetto era già stato elaborato negli anni Cinquanta da Bertrand Russell, il quale sosteneva che, tranne rarissime eccezioni, chi nasce in un paese cattolico tende a professare la religione cattolica; chi nasce in un paese musulmano diventa probabilmente musulmano; chi nasce in certe zone del Medio Oriente abbraccia l'ebraismo e così via. Siccome questa cosa è palese, è chiaro che il discorso del dono crolla. La fede è quindi, con pochi margini di dubbio, una questione di influenze ambientali.

Il collega rimane perplesso, ci pensa su, poi ribatte dicendo che nei paesi cattolici è un dono fatto dal Signore, che ognuno è libero di accettare o no; nei paesi musulmani è un dono fatto da Allah, che ognuno è libero di accettare o no (in molti paesi musulmani, no); nei paesi ebraici è un dono fatto da Jahweh, che ognuno è libero di accettare o no. Ma sempre dono è. Capite perché è stimolante dibattere coi credenti? Allo stesso modo in cui, immagino, per i credenti sia stimolante dibattere coi non credenti.

Mummificazioni

Al bar. La televisione, in alto, è accesa. Al telegiornale compare improvvisamente Berlusconi che parla al raduno napoletano di Forza Italia. Stessa gigantografia di sempre del logo del partito dietro le spalle, stesse bandierine, stesso pubblico festante. Stessa scenografia e stesso attore principale, sempre uguale a se stesso, oggi come dieci anni fa, come vent'anni fa, come in quell'infausto 1994. Tutto è come cristallizzato, mummificato, pietrificato. Anche il suo aspetto, grazie alla tecnica estetica, rimane perennemente immutato nel tempo, come il Dorian Gray di Oscar Wilde, che aveva fatto un patto col diavolo e al posto suo invecchiava un ritratto appeso a una parete.
C'è molto, in tutto questo, che spiega perché questo paese è messo come è messo.

sabato 21 maggio 2022

Mercati


Ho letto in due giorni questo bellissimo saggio di Alberto Angela in cui si racconta, storicamente, cosa c'è dietro l'apparentemente banale gesto di tirare fuori il portafoglio per pagare un acquisto.

È una storia che affonda le sue radici nel 3000 a.C., quando nella Mesopotamia meridionale cominciano le prime embrionali forme di commercio, e arriva fino ai bitcoin di oggi. Un viaggio che abbraccia una estensione territoriale che va da Gibilterra fino alle propaggini più orientali della Cina e che racconta come si sono sviluppati i commerci, come avvenivano gli scambi prima dell'invenzione del denaro, la Via della Seta, gli infiniti intrecci di popoli, culture, religioni, filosofie, sistemi concettuali che in questa sconfinata porzione di territorio si sono incrociati nei millenni.

Poi, ancora, Samarcanda, Palmira, l'allargamento dei mercati con la scoperta dell'America, per arrivare al confronto fra le teorie dei maggiori economisti del mondo, come Adam Smith, Marx, Keynes, fino alla globalizzazione (che è iniziata ben prima del 1989, quando è crollato il comunismo e tutto il mondo è diventato capitalista).

Uno sguardo che analizza anche le storture del sistema capitalista che hanno portato a tragedie come la crisi del 1929 e la Grande Depressione, ma anche a tragedie più recenti come la crisi economica globale iniziata nel 2008. Un saggio illuminante, che ha il pregio di poter essere letto come un romanzo.

Che poi, in definitiva, cos'è la storia umana se non un grande romanzo?

Tra capire (o almeno provarci) e giustificare

A ormai tre mesi dall'inizio della guerra, quella che mi sembra la cosa generalmente più complicata da comprendere è che cercare di capire non significa giustificare. Sono due cose differenti. L'invasione dell'Ucraina da parte di Putin è il secondo tempo, o la "zona Cesarini", se mi passate la metafora calcistica, di una "partita" che ha alle spalle un lungo pregresso di eventi.
Studiare questi eventi e provare a capirli non significa giustificare l'invasione, che rimane sempre una roba orribile. Significa contestualizzare, ampliare la conoscenza, approfondire, non giustificare.
Eppure a me non sembra così difficile.

venerdì 20 maggio 2022

Vangelis (un ricordo)

Leggere della dipartita di Vangelis mi è dispiaciuto. Stimavo il grande compositore greco non solo e non tanto per la quantità di colonne sonore di film composte, molte delle quali indimenticabili (amo di più, in assoluto, quella che accompagna 1492, la scoperta del paradiso), ma per un ricordo che mi torna alla mente ogni volta che ascolto qualcosa di lui.

Da bambino andavo spesso, la domenica pomeriggio, a trovare mio zio Luigi, giù a Rimini, assieme ai miei e a mio fratello. Lui, il fratello di mio babbo, era appassionatissimo di musica e aveva ogni parete della sua camera, escluse ovviamente porte e finestra, ricoperta di vinili, accatastati in qualche modo su scansie. Io, mentre i grandi stavano di là nella sala a fare le chiacchiere, amavo intrufolarmi nella sua camera, dove accendevo l'impianto stereo a basso volume, tiravo fuori qualche 33 giri e lo ascoltavo. Un giorno mi imbattei in questo disco:

 

 

Rimasi per un po' a guardare la copertina e mi chiesi chi fosse (o cosa fosse) questo Vangelis, e lì per lì immaginai potesse trattarsi di un disco di musica da chiesa (nella mia ingenuità di bambino avevo fatto l'associazione Vangelis = Vangelo), finché mi decisi e lo misi sul piatto del giradischi per ascoltarlo. Scoprii allora il compositore Vangelis, me ne innamorai e non lo lasciai più.

Oggi quel disco ce l'ho nella mia cdteca assieme ad altri suoi ed è uno di quelli a cui tengo di più e che ancora, a distanza di tanti anni (fu pubblicato nel 1976), mi emoziona.


giovedì 19 maggio 2022

Liliana Segre e Chiara Ferragni

Non vedo dove sia lo scandalo se Liliana Segre invita Chiara Ferragni a visitare il Memoriale della Shoah. Chiara Ferragni ha un potenziale mediatico di grandissime dimensioni, e se accettasse contribuirebbe ad avvicinare molti giovani alla conoscenza di quel tragico periodo storico. Non credo sia un mistero per nessuno la scarsissima conoscenza della storia da parte dei giovani di oggi, basta guardare i silenzi imbarazza(n)ti come risposta a domande di cultura generale in certe trasmissioni televisive, ad esempio.

Poi, certo, non dovrebbe essere la signora Segre a farsi carico di un compito che è della scuola, ma, come si dice, piuttosto che niente, meglio piuttosto.

martedì 17 maggio 2022

Sostituzioni etniche

Mi veniva da sorridere (anche se in realtà c'è ben poco da ridere) mentre leggevo che il suprematista bianco responsabile a Buffalo dell'ennesima strage a sfondo razzista è un sostenitore della teoria complottista della "grande sostituzione", cioè un fantomatico complotto globale ordito con lo scopo di sostituire i bianchi con altre etnie (ah, quanto mi piacerebbe leggere un commento in proposito del grande Umberto Eco, se fosse ancora tra noi).

Mi veniva da sorridere in primo luogo perché le suddette sostituzioni etniche avvengono da sempre nella storia dell'uomo in ogni parte del globo, e in secondo luogo perché avvengono non per ridicoli e inesistenti complotti ma a causa dei continui spostamenti delle masse umane da un posto all'altro nel corso dei millenni.

L'ultima di queste sostituzioni, tra l'altro, è avvenuta proprio qui in Europa in tempi relativamente recenti. Fino a circa 6/7000 anni fa, infatti, il continente europeo era popolato da persone di pelle scura e occhi chiari, pelle che poi si è schiarita con l'arrivo dal Medio oriente di popolazioni di pelle più chiara. Per una sorta di quei paradossi che farebbero impazzire Salvini, oggi noi abbiamo la pelle chiara grazie agli immigrati.

Chi ha letto libri come Siamo tutti africani (ne avevo parlato qui) queste cose le sa benissimo, ma è noto che tra i suprematisti bianchi di estrema destra e i libri il rapporto è sempre stato gravemente conflittuale.


lunedì 16 maggio 2022

Risvegli

Ogni tanto Renzi si sveglia, ripropone il suo eterno pistolotto sul Reddito di cittadinanza relativamente a come rappresenti la genesi di tutti i mali dell'universo e poi torna nella sua letargica insignificanza. Siccome il Rdc è un argomento che scalda gli animi, ogni volta si riaccende la trita e ritrita discussione, a tratti fin troppo animata, tra detrattori e sostenitori del provvedimento. Poi, esaurita la fiammata, la tenzone si placa e tutto torna come prima, fino alla prossima volta (nel frattempo si è già cominciato a scannarsi su qualcos'altro). 

Ci sono dinamiche, su internet ma anche fuori, che si ripetono incessantemente sempre uguali a sé stesse, che non hanno alcuna altra utilità se non quella di consentire al Renzi di turno di poter momentaneamente emergere dall'irrilevanza e dall'oblio. Qualcosa tipo: "Ehi, sono qua, ho detto un'altra fesseria sul Rdc per creare un po' di polemica inutile, così per un attimo torno a esistere anch'io. E voi avete abboccato!"

Ma questo episodio è solo l'ennesima dimostrazione di come sia impossibile, oggi, confrontarsi senza pregiudizi e senza erigere barricate intorno a qualsiasi argomento appena appena complesso. Nella fattispecie, non è completamente falso che non si trovino 350.000 stagionali per colpa del Rdc, ma nella torta della verità è una fetta piccola. Le ragioni sono molteplici. Ci saranno sicuramente i ragazzi che preferiscono accaparrarsi i 500 euro (entità media dell'emolumento) stando senza far niente, piuttosto che farsi dodici ore al giorno per tre mesi a tre euro all'ora. 

Ma io immagino che una larghissima parte di essi non avrebbe accettato di farsi sfruttare in questo modo neppure se il Rdc non esistesse. Quella evidenziata da Renzi è quindi solo una delle cause del problema, ma una delle tante, e neppure quella maggioritaria. La perentorietà con cui è stata enunciata, però, sortisce un duplice effetto: elimina la complessità del problema, riducendolo a mera contrapposizione tra due fazioni che non si parlano, e serra le file dei fedelissimi. 

La società di oggi, ormai è noto, mette sul tavolo problematiche complesse che non possono essere affrontate per slogan e sterili semplificazioni, utili solo ad alimentare altrettanto sterili "guerre" tra fazioni. E invece, purtroppo, è esattamente ciò che succede.

Quale Signore (degli anelli)?

Lessi Il signore dei anelli da giovane, prendendolo in prestito in biblioteca. È da un po' di tempo che mi frulla in testa il proposito di comprarne una copia da tenere nella mia libreria e di rileggerlo. Il problema è che non so quale comprare. Facendo qualche ricerca in rete ho infatti scoperto alcune cose. 

La prima è che Il signore degli anelli è una sorta di sequel del romanzo Lo Hobbit, quindi, forse, sarebbe il caso di leggere prima questo. La seconda cosa che ho scoperto è che sia de Lo Hobbit che del Signore degli anelli esistono più edizioni, tra l'altro diverse tra loro. Tanto è vero che se si va da un libraio e si chiede Il signore degli anelli, ci si sente rispondere: "Quale edizione vuole?" E che ne so? Io so solo che voglio leggere Il signore degli anelli. 

Ma perché quella buon'anima di Tolkien era così complicato? Non poteva scrivere il suo libro in una versione unica e chiusa li?

Una porta per entrare e una per uscire


Scopro solo adesso, leggendo il bellissimo Il silenzio dell'onda, di Gianrico Carofiglio, che gli studi degli psichiatri hanno, ove possibile, una porta per l'entrata dei pazienti e una per la loro uscita. La cosa ha evidentemente una sua logica, come spiega bene l'autore nel brano che ho riprodotto qui sopra, ma non ci avevo mai pensato, non avendo mai frequentato questi ambulatori (anche se molti mi dicono che dovrei farlo).

domenica 15 maggio 2022

E ti vengo a cercare


Letto in un fiato tra ieri oggi. Un libro bellissimo e coinvolgente che narra la storia di vita e professionale del cantautore che forse più di ogni altro ha inciso e influito sul mio modo di ascoltare musica e anche di fare (nel mio piccolo) musica.

Un libro che mi ha coinvolto non tanto e non solo perché mi ha consentito di conoscere aneddoti, curiosità e storie del cantautore probabilmente più geniale, eclettico,  poliedrico, colto e raffinato che la nostra musica d'autore abbia mai avuto, ma perché, ascoltando io Battiato da quando avevo 11 anni (fui folgorato a quell'epoca, come tanti, da quell'assoluto capolavoro che si chiama La voce del padrone), mi ha permesso di ripercorrere e rivivere pezzi della mia vita, ognuno legato a un suo album che Scanzi ha saputo descrivere mirabilmente.

Uno dei passi più belli del libro: "Devo ribadirlo: gli anni che vanno dal 1988 al 1994 sono quelli che, in assoluto, preferisco di Battiato. È un bello scegliere con lui, perché come scegli, scegli sempre bene. In questa cerniera tra Ottanta e Novanta lo avverto però proprio superiore. A tutto: anche a se stesso. Una sorta di anima ipersenziente che vede anche quello che gli altri non vedono. Erano anni d'oro per quei cantautori che erano riusciti a salvarsi (o addirittura migliorarsi) in quegli appiccicosi anni Ottanta. De André, Fossati, Conte. E non solo loro. In questa (neanche troppo) ristretta cerchia di eletti, Franco Battiato era il più alieno. Il più trascendente. Non di rado quello che ti dava più vertigini, perché ti costringeva ad andare sempre oltre la mera dimensione terrena. La vita è quasi sempre una iattura insopportabile, ma essere stati contemporanei di Battiato era e resta una fortuna davvero enorme."

Mi manchi, maestro.


sabato 14 maggio 2022

Darwin fa paura?

Ricordate il post di qualche giorno fa in cui raccontavo la vicenda della mamma che aveva chiesto alla maestra di scienze di non tenere la lezione sull'evoluzionismo? Oggi, casualmente, mi sono imbattuto nella stupenda conferenza di Telmo Pievani, che ripubblico qui di seguito, in cui il grande biologo evoluzionista spiega perché, dopo 150 anni, Charles Darwin crea ancora tanti problemi. 

Con altri grandi scienziati, come ad esempio Galileo, si è bene o male fatto pace. Con Darwin non ci si riesce, e il motivo per cui non ci si riesce non sta tanto nel fatto che la teoria dell'evoluzione demolisce il creazionismo, ché quello è un punto che bene o male si è superato, ma sta nel fatto che il darwinismo è controintuitivo, e lo è sia per i credenti che per i non credenti.

L'evoluzione per selezione naturale mette in crisi due punti. Uno è l'idea della discontinuità. È opinione diffusa, infatti, che in natura esistano le varie specie di piante e di animali e l'infinito numero di altre forme di vita che, tutte insieme, formano una sorta di mondo a sé stante. Poi ci siamo noi, gli uomini, che per natura saremmo qualcosa di diverso da tutto il resto, una sorta di unicum, si potrebbe dire. Darwin dimostra che non è così, che noi siamo esattamente come tutte le altre forme di vita e siamo inseriti nei medesimi processi che ne hanno contraddistinto l'evolversi.

L'altro punto scardinato dall'evoluzione è il determinismo, l'idea, fortemente imparentata col creazionismo, che l'evolversi della vita in tutte le sue molteplici manifestazioni non sia generato da un insieme di eventi casuali ma faccia parte di una specie di disegno, di progetto. Per tantissime persone è estremamente difficile concepire l'idea che non c'era alcuna necessità che le cose andassero come sono andate e che sarebbe bastata una qualsiasi minima variazione di un qualsiasi fattore evolutivo per cambiare tutto lo scenario.

Qui non c'entrano la religione o il credere o non credere in disegni intelligenti o meno, c'entrano la psicologia e l'antropologia, nel senso che noi umani siamo per natura "programmati" a interagire col mondo circostante in chiave deterministica. A vedere cioè un fine o un disegno in ogni cosa che accade. Fa parte del nostro retaggio evoluzionistico. Questi concetti sono stati sviscerati in un bellissimo libro, Nati per credere, di cui avevo parlato qui.

Questo è il motivo per cui, dice Telmo Pievani, oggi Darwin fa ancora così paura e non si riesce a farci pace: perché la sua teoria è irrimediabilmente controintuitiva. E questa cosa l'aveva capita lo stesso scienziato, il quale mise in conto fin da subito che la sua teoria non sarebbe stata capita né accettata. Ecco il motivo per cui la pubblicò, pur con una certa riluttanza, più di vent'anni dopo averla elaborata. In questo senso fu profetico Thomas Huxley, amico e collaboratore di Darwin, quando predisse che la teoria dell'evoluzione per selezione naturale avrebbe fatto litigare i posteri nei secoli.


Balconi Fioriti e l'altro Andrea :-)

Oggi e domani qua a Santarcangelo c'è l'annuale fiera del Balconi Fioriti, una festa primaverile in cui i balconi delle case, le vie e le strade si riempiono di fiori e piante di tutti i tipi, in un tripudio di colori e profumi. 







 



Questa che segue è forse la più bella e significativa.


Quest'anno, per la prima volta, il fidanzato di mia figlia maggiore, nonché mio omonimo, che è pittore, illustratore e disegnatore, ha ottenuto uno spazio per esporre alcuni dei suoi lavori e per farsi un po' conoscere, dal momento che ha smesso da poco di studiare e sta muovendo i primi passi nel campo della grafica e dei disegni. Quindi ho pensato di pubblicare qui di seguito le immagini di alcuni dei suoi lavori. Vi consiglio però, se per caso stasera o domani farete un salto qui a Santarcangelo, di passare a guardare i suoi lavori dal vivo: meritano :-)

 





 

Ed ecco l'artista in un autoritratto :-)

Insomma, dopo tutto questo, credo che non ci siano scuse per non venire a fare un giretto qua a Santarcangelo stasera o domani, no?

(Avviso: giuro di non avere ricevuto compensi dalla pro loco di Santarcangelo per scrivere questo post.) :-)

Anche i partigiani però...


Credo che questo saggio storico si candiderà ad essere il libro più bello che avrò letto quest'anno. Chiara Colombini è una storica e ricercatrice presso l'Istituto piemontese per la storia della Resistenza, e ha scritto questo libro per smontare, alla luce della documentazione e delle evidenze storiche, tutti i giudizi, le falsità, i luoghi comuni che nel corso dei decenni sono stati strumentalmente gettati addosso agli uomini che fecero la Resistenza. 

Le accuse che da certi ambienti vengono ancora oggi mosse ai partigiani sono le più varie: irresponsabilità (con le loro azioni avrebbero scatenato le rappresaglie naziste e fasciste che si abbatterono sulla popolazione inerme); esaltazione (i partigiani avrebbero combattuto per imporre una dittatura comunista in Italia); irrilevanza militare e strategica in quanto gli Alleati avrebbero comunque liberato il nostro paese. Fino ad arrivare a quella più grave di essere stati spietati assassini che avrebbero infierito sui vinti, giudizio, questo, entrato nel senso comune anche sulla spinta di una certa letteratura che ha come capostipite libri come Il sangue dei vinti di Pansa e altri.

Chiara Colombini, alla luce della più completa documentazione storica oggi disponibile (numeri, cifre, testimonianze, documenti ufficiali) smonta e ricostruisce, contestualizzando, le accuse mosse ai partigiani, non nascondendo le contraddizioni, gli errori commessi, gli attriti presenti all'interno di un movimento che univa uomini appartenenti alle più diverse ideologie politiche, ma accomunati dal desiderio e dalla volontà suprema di spazzare via una volta per tutte vent'anni di dittatura sanguinaria che ha distrutto il nostro paese.

Mentre lo leggevo mi è venuto in mente un intervento di Alessandro Barbero che, allo stesso modo in cui fa Chiara Colombini in un capitolo del libro, risponde sinteticamente ma efficacemente alla domanda sull'inutilità della Resistenza. Dieci minuti interessantissimi.


venerdì 13 maggio 2022

Senza troppo rumore

Senza troppo rumore, almeno qua dalle nostre parti, il Congresso americano ha approvato lo stanziamento di 39,8 miliardi di dollari di "aiuti" all'Ucraina. Di questa montagna di soldi, 6 miliardi vanno per la formazione dei soldati, 8,7 miliardi vanno a ricostituire le scorte di armi già inviate in passato. Con questo stanziamento, il totale dei finanziamenti inviati dagli USA all'Ucraina ammonta a un totale di 54 miliardi, per la stragrande maggioranza utilizzati per armamenti.

Ora, io non sono un esperto di questioni belliche o militari, ma mi chiedo: se questa non è una guerra per procura, che tutti ostinatamente insistono a negare, cos'è? E - domanda aggiuntiva - di questo passo, come si può sperare in una attenuazione del conflitto o in un cessate il fuoco? E - ultima domanda - se si continuano a fornire armamenti con questa assiduità e costanza, che in sostanza equivale a buttare benzina su un fuoco, cosa impedisce che si superi un limite oltre il quale si entra in un ben poco auspicabile point of no return?

Chiedo.

mercoledì 11 maggio 2022

Orgoglio e pregiudizio

Ho terminato ieri Orgoglio e pregiudizio. Giudizio? Diciamo che mi è piaciuto ma non mi ha entusiasmato. Jane Austen sa scrivere, non c'è il minimo dubbio, anche se a volte pecca di prolissità e di eccesso di ridondanze. Ciò che mi ha un po' deluso, di questo romanzo, è forse una certa mancanza di mordente. Ci sono un certo numero di colpi di scena, è vero, ma nel complesso l'intera storia è permeata di una certa scontatezza. 

Molto interessante, invece, tutta la parte descrittiva del romanzo relativamente agli usi e costumi dell'Inghilterra di primo Ottocento e alle dinamiche dei rapporti tra appartenenti a una stessa famiglia. Nel complesso... più che sufficiente, via. Nel campo dei cosiddetti classici mi sono piaciuti di più libri come Madame Bovary, Il conte di Montecristo, Delitto e castigo e altri. Forse, però, sono io a non essere sufficientemente sentimentale per romanzi come questo :-)

Biden & Draghi

Non so quanti ci abbiano fatto caso, ma quando Draghi, ieri, ha detto a Biden che l'Italia e l'Europa vorrebbero la fine del conflitto, dei massacri, delle violenze e l'avvio di "negoziati credibili", il capo della Casa Bianca non si è accodato. Dettaglio, questo, che corrobora l'idea, ormai diventata certezza (ne ha scritto anche il Washington Post qui), che UE e USA vedono la guerra in Ucraina da due posizioni che stanno agli opposti, e quella degli americani è nel segno della continuità del conflitto.

D'altra parte, è stato lo stesso ministro degli esteri americano, Lloyd Austin, a dichiarare appena qualche giorno fa che il loro scopo è indebolire la Russia. Ufficialmente per evitare che in futuro possa dare avvio ad altre guerre, ma non è difficile intuire quali siano i reali obiettivi. E comunque, se la guerra finisse domani, ciao indebolimento. 

Dello stesso tenore le dichiarazioni di Avril Haines, capo dell'intelligence USA, secondo cui la guerra sarà ancora lunga perché, dice, non si vede "alcun segnale di impegno della Russia su questo percorso" (se un giorno sì e l'altro pure si continua a dare del macellaio e criminale a Putin e si continuano a stanziare miliardi di dollari in armi per l'Ucraina, forse è un tantino improbabile immaginare segnali distensivi da parte della Russia, no?).

In ogni caso, a me sarebbe piaciuto che Draghi, oltre a dire a Biden che l'Italia è per la fine del conflitto e l'avvio di negoziati, gli avesse portato un resoconto di tutti i sondaggi svolti finora da cui si evince che una parte importante di italiani vuole che si smetta di mandare armi all'Ucraina. Ma forse sarebbe stato pretendere troppo.

Un po' di pessimismo realismo

La radio ha passato una canzone della Mannoia in cui si dice che "se cadi, la vita ti aspetta". Tutto il pezzo, molto orecchiabile tra l'altro, è una sorta di inno alla teoria che ogni problema che può capitare nella vita avrà sempre una soluzione. Una sorta di ottimismo sine die, si potrebbe dire. 

Per me non è così. Trovo che questa sorta di eterno "andrà tutto bene" sia totalmente avulso dalla realtà. La vita non è così. Ci sono problemi che non si risolveranno mai, cadute dalle quali non ci si rialzerà più, e situazioni in cui la vita, se cadi, non aspetta un bel niente. Non sono pessimista, sono realista. Capisco che sia confortante cullarsi nell'illusione che a tutto c'è una soluzione, ma non ci si dovrebbe fare anestetizzare più di tanto da questa falsa narrazione. La vita reale è ben altra cosa.

lunedì 9 maggio 2022

Vecchiaia

Notavo stamattina che circa metà delle inserzioni pubblicitarie che compaiono su quotidiani e periodici riguarda trucchi e suggerimenti di ogni tipo per ritardare i segni dell'invecchiamento, e mi è venuto da pensare che viviamo in una società che ha un pessimo rapporto con la vecchiaia. Non solo con la vecchiaia, anche con la malattia, la disabilità, la morte.

Non vuole essere una critica, questa, a chi acquista creme o lozioni per tentare di nascondere qualche ruga, sia chiaro; è solo che, in generale, questo incessante bombardamento pubblicitario avente lo scopo di promettere una impossibile eterna giovinezza, tende secondo me a creare una sorta di inconscio collettivo che rende esecrabile e inaccettabile una stagione della vita, la vecchiaia appunto, che è invece perfettamente naturale.

domenica 8 maggio 2022

I risultati de Il Post

Mi ha fatto piacere leggere che Il Post, l'anno scorso, è andato molto bene, così come mi fa piacere che le annate positive si succedano da un certo numero di anni. Mi riprometto sempre di abbonarmi ma non mi decido mai, complice anche il fatto che i suoi articoli sono consultabili gratuitamente a patto di sorbirsi qualche banner pubblicitario. 

In realtà non mi reca alcun fastidio dover visualizzare un po' di pubblicità se so che serve a finanziare una informazione di qualità, e la testata di Luca Sofri e compagni è un organo informativo di qualità, che spiega i fatti chiaramente e in maniera esaustiva, senza ammantare le notizie di quella tendenziosità tipica delle testate al soldo di un editore o di un partito politico. Il Post può permettersi di essere libero in quanto finanziato solamente dai lettori e dalla pubblicità.  

E sì, prometto che mi deciderò ad abbonarmi :-)

Continuare la guerra

Mi ha lasciato parecchio stupito il fermo rigetto, da parte del segretario della Nato Stoltenberg, della proposta di Zelensky di rinunciare a rivendicare la Crimea in cambio di una cessazione delle ostilità. Più che altro non si capisce, o almeno io non capisco, a quale titolo la Nato metta becco in una faccenda che dovrebbe essere di esclusiva pertinenza dello stato ucraino, del quale Stato si sono sempre evidenziati l'indipendenza e il diritto di filarsi da sé le proprie vicende.

C'è da ricordare, a proposito di Crimea, che la suddetta penisola, da tempo al centro del contenzioso tra Russia e Ucraina, fa amministrativamente parte di quest'ultima, mentre nella realtà è prevalentemente abitata da popolazione russofona (la lingua russa è parlata da più del 70 per cento della popolazione, la lingua ucraina da circa il 10 per cento), e che un referendum del 2014 sulla propria autodeterminazione ha visto il 95 per cento dei partecipanti favorevole alla riannessione alla Russia. Se quindi l'Ucraina, uno Stato indipendente e sovrano, decide di rinunciare ad essa per arrivare a un cessate il fuoco, non si capisce perché la Nato si opponga.

Ora, è vero che UE e ONU non hanno mai riconosciuto la validità di quel referendum, ma visto che, a detta di tutti, il maggiore ostacolo a un cessate il fuoco risiede nella mancanza di negoziati seri e nel fatto che, anche quando si tenta di sedersi a un tavolo, nessuno è disposto a fare concessioni alla controparte, non si capisce perché, una volta che salta fuori qualcosa di concreto, venga rigettato. Viene quasi da pensare che ci sia una volontà di non interrompere il conflitto e, anzi, di farlo continuare. Un pensiero corroborato, tra le altre cose, da quanto affermato dallo stesso Stoltemberg, il quale ha detto che si continuerà ad armare l'Ucraina anche se, per avere ragione di Putin, "ci vorranno mesi o anni", con conseguente protratta "distruzione di infrastrutture critiche e aree residenziali."

Che non ci sia nessuna volontà, almeno da parte occidentale (segnatamente gli USA), di porre fine al conflitto lo si evince anche dalle dichiarazioni tutt'altro che distensive pronunciate da Biden nelle ultime settimane (non è che se accusi uno di essere un criminale e un macellaio il giorno dopo ci vai a fare la pace) e dai continui stanziamenti di soldi, supporto logistico e armi al paese ucraino. Nonostante all'indomani dell'invasione dell'Ucraina Biden avesse espressamente dichiarato che gli USA non avrebbero mai partecipato al conflitto, oggi è palese che non è così, come del resto ha detto chiaramente Lucio Caracciolo nel suo editoriale di un paio di giorni fa, in cui spiega abbastanza in dettaglio in quali modi gli americani ci sono ormai dentro a tutti gli effetti.


Errata corrige.

Come riporta Open in questo articolo, Zelensky non ha affatto proposto la cessione della Crimea in cambio di un cessate il fuoco. Ha semplicemente chiesto, come condizione primaria per intavolare una trattativa, che la Russia ritiri le truppe dai territori occupati ripristinando la situazione precedente al 24 febbraio. Ho quindi riportato una notizia dimostratasi poi infondata e mi scuso con chi mi legge.

Civiltà e parole

Uno dei sintomi più evidenti della crisi/fine di una civiltà è il non sapere più usare le parole, non conoscerne più il significato, l'etimo, le trasformazioni. Concetto, questo, già evidenziato da altri filosofi e pensatori contemporanei e non. 

Quattro minuti di un grande Cacciari.


venerdì 6 maggio 2022

Il Corano e Darwin

Classe quarta della scuola elementare in cui mia figlia maggiore è educatrice. La mamma (di religione musulmana) di una bambina scrive all'insegnante di scienze chiedendole di non tenere la prevista lezione sull'evoluzione. Il motivo, spiega la mamma, è che per il Corano il darwinismo è peccato. La teoria dell'evoluzione per selezione naturale, infatti, insegna che le varie specie animali (uomo compreso, quindi) sono nate e si sono evolute grazie a fattori del tutto casuali, escludendo perciò che l'uomo sia stato creato da un dio (in questo caso, Allah). L'insegnante si è riservata di parlarne con la preside per decidere il da farsi e comunicarlo alla mamma.

A me, personalmente, ha sorpreso abbastanza che l'insegnante abbia optato per discutere della faccenda con la preside. Io avrei risposto alla mamma, usando la stessa cortesia usata da quest'ultima, che le lezioni sono uguali per tutti e sono basate su programmi del ministero, e non è corretto negare una lezione a tutti i componenti della classe per motivi ideologici che riguardano un solo componente. Che poi, volendo essere pignoli, sono i genitori della bambina che chiedono che la lezione non venga svolta, probabilmente la bambina non avrebbe nulla da ridire.

Insomma, per come la vedo io, l'unica forma di accordo possibile è che la mamma tenga a casa la bambina il giorno in cui ci sarà la lezione sull'evoluzione. Non vedo altre soluzioni.

mercoledì 4 maggio 2022

Il papa silenziato

Nell'indifferenza pressoché generale, ieri papa Bergoglio ha detto che la Nato, forse, ha più di una responsabilità riguardo a ciò che sta succedendo in Ucraina. Stranamente non è stato linciato da nessuno, almeno qui in Italia. Abbastanza sorprendente, se ci si pensa, visto che nel clima attuale è sufficiente mostrare anche una piccolissima perplessità nei confronti della narrazione imperante per essere immediatamente bollati come filo-putiniani.

La Luna

"Che fai tu, luna, in ciel?" si chiedeva Leopardi. Cosa ci sta a fare la Luna in cielo bene o male è noto: è un satellite e gira intorno alla Terra. Ma quando e come è nato, questo satellite? L'ho scoperto adesso nel libro che sto leggendo. 

La genesi della Luna è un evento che di poetico non ha granché, ma è comunque una storia interessante. Quando la Terra aveva un'età grosso modo compresa tra 30 e 100 milioni di anni, ed era grande più o meno come Venere, subì l'impatto di un corpo celeste di dimensioni simili a Marte, corpo celeste a cui fu dato il nome Tehia, come la madre di Selene, la dea della Luna. Tale devastante impatto provocò un aumento di dimensioni della Terra e la formazione di un satellite, la Luna appunto. 

Quest'ultima non è importante solo perché ispirò Leopardi e la steminata quantità di artisti che nei secoli l'hanno rappresentata, ma soprattutto perché la sua gravità contribuisce a mantenere stabile l'inclinazione dell'asse di rotazione terrestre. Siccome tale inclinazione determina il susseguirsi delle stagioni sulla Terra, si può dire che la Luna è un importante stabilizzatore climatico. 

Gran parte della sua valenza poetica va in questo modo persa, naturalmente, ma tant'è. 

Ah, una delle canzoni più belle che siano mai state scritte alla Luna credo sia questa:

:

Non si boccerà più

Qualche giorno fa Giorgia Meloni, illustrando il programma di governo di FdI - sapete, vero, che alla prossima tornata elettorale il rischio di ritrovarcela presidente del Consiglio è concreto? - ha detto, tra le altre cose, che sarà eliminato dalla scuola il sistema promozione/bocciatura in favore di un sistema che prevede solo promozioni. 

In realtà, già oggi esiste in Italia un sistema che prevede bocciature solo formalmente, dal momento che alla maturità viene promosso mediamente il 99 e passa per cento degli esaminandi - la signora Meloni ha evidentemente perso un po' il polso della realtà. Il nuovo sistema, che ricalcherebbe quello inglese, prevede che gli studenti si facciano i loro cinque anni di scuola venendo sempre promossi, alla fine del percorso la scuola dovrebbe certificare in modo accurato e fedele il livello di conoscenze dello studente. 

A me, sinceramente, non sembra una cattiva idea. Già oggi la maturità mi sembra che assomigli a una specie di farsa: una sua eliminazione forse non sarebbe una tragedia. Comunque, indipendentemente dal sistema adottato, a me piacerebbe che la scuola tornasse a essere di formazione, come spiega bene Paolo Crepet (ma lo dicono anche tanti altri) qui. Questa, forse, sarebbe una riforma degna di questo nome.

martedì 3 maggio 2022

La Corte Suprema e l'aborto

La Corte Suprema degli Stati Uniti si appresta ad abrogare la legge del 1973 che permette di ricorrere all'aborto negli USA. Una abrogazione che, qualora diventasse effettiva, andrebbe contro il volere della maggioranza dei cittadini statunitensi (quasi il 70% è favorevole all'aborto).

Pensavo alla lieve incoerenza di questa proibizione in un paese dove è ancora largamente praticata la pena di morte e la vendita di armi è libera.

lunedì 2 maggio 2022

Altri mondi

Sono su una nave pirata che si prepara ad assaltare un vascello in navigazione sul Mar Caspio. Siamo nell'impero dei Parti sotto il re Vologase I, della dinastia degli Arsacidi, che governò la Partia dal 52 d.C. alla sua morte. 
Aveva ragione Umberto Eco: i libri sono una immortalità all'indietro, e leggere vuol dire vivere altre vite e viaggiare in altri mondi.

domenica 1 maggio 2022

[...]

[...] Ben venga Maggio e il gonfalone amico, ben venga primavera 

Il nuovo amore getti via l'antico nell'ombra della sera, nell'ombra della sera

Ben venga Maggio, ben venga la rosa che è dei poeti il fiore 

Mentre la canto con la mia chitarra brindo a Cenne e a Folgore, brindo a Cenne e Folgore [...]


Orsini e la Seconda guerra mondiale

Nonostante ciò che qualcuno dei miei 32 lettori potrebbe pensare, io non sono l'avvocato difensore di Alessandro Orsini, ma amo la storia e sono da sempre estremamente curioso. 

Ieri, il discusso professore è stato messo (di nuovo) in croce per aver detto (video qui) che Hitler non ha mai voluto la Seconda guerra mondiale e per aver spiegato quali, secondo lui, sono stati i motivi che l'hanno generata.

Ora, io non sono uno storico, ma Alessandro Barbero si, e se si va a cercare in rete ciò che lui dice riguardo alle cause che hanno provocato la Seconda guerra mondiale, si scopre che collimano perfettamente con quelle spiegate da Orsini. YouTube è pieno di lezioni di Alessandro Barbero sulla storia di quel conflitto, ma mi limito a segnalarne due tra le tante: questa a partire dal min. 6:30 e questa a partire dal minuto 25 circa.

Ora, ripeto, io non sono uno storico e non ho alcuna competenza per sapere se Hitler voleva la Seconda guerra mondiale o no, mi limito solo a osservare che se mettiamo in croce Orsini per aver detto che non la voleva, dobbiamo mettere in croce anche tutti gli storici che dicono la stessa cosa.

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