mercoledì 9 settembre 2026

Ninna nà per Emma :-)

Quando ero giovinetto frequentavo la parrocchia e ricordo con simpatia un prete, don Giancarlo, che era fissato col movimento dei Focolarini di Chiara Lubich. Questo movimento cattolico, con qualche tratto un po' settario, aveva al suo interno un gruppo musicale che si chiamava Genrosso. Tecnicamente erano musicisti molto bravi e negli anni '80 e '90 ebbero un certo successo anche fuori dall'ambiente ecclesiastico. Pure a me piacevano e qui in casa dovrei ancora avere da qualche parte alcuni loro dischi e musicassette.

Stamattina, al lavoro, per qualche oscuro motivo ho cominciato a fischiettare una loro vecchia canzone: Ninna nà, che avevo completamente dimenticato, e ho pensato che sarà una di quelle che suonerò alla mia nipotina Emma tra qualche mese :-)


martedì 8 settembre 2026

Aggiornamento dell'orrore


Un'inchiesta ONU dello scorso luglio, ovviamente non riportata dai media mainstream, ha aggiornato il numero dei bambini uccisi e feriti da Israele a Gaza, numeri confermati dall'UNICEF. Secondo la Commissione, tra l'ottobre 2023 e l'ottobre 2025 le forze israeliane hanno ucciso più di 20.000 bambini palestinesi e ne hanno feriti oltre 44.000. Le indagini dell'UNICEF dicono inoltre che, a febbraio 2026, il bilancio delle vittime a Gaza era salito a 21.289 bambini uccisi e 44.500 feriti. Save The Children ha calcolato che dal 7 ottobre 2023, giorno di inizio dello sterminio dei palestinesi, 10 bambini al giorno si sono visti amputare uno o più arti. Lisa Doughten, direttrice dell'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, ha dichiarato recentemente: "Gaza ospita la più grande coorte di bambini amputati della storia moderna".

"Secondo un’analisi di Oxfam, pubblicata il 1° ottobre e che include le guerre in Iraq e Siria, nell’ultimo anno a Gaza sono state uccise dall’esercito israeliano più donne e bambini che in qualsiasi altro conflitto degli ultimi due decenni. Israele sta conducendo una guerra contro i bambini, ha detto a The Lancet Juliette Touma, portavoce dell’UN Relief and Works Agency for Palestine (UNRWA), nominata per il premio Nobel per la pace di quest’anno. 'Nessun bambino dovrebbe assistere a ciò che hanno visto e non ci sono le parole giuste per descrivere ciò che sta accadendo e il loro livello di trauma', ha detto. 'I colleghi piangono quando ci dicono che non possono proteggere i loro figli e altri dicono che preferirebbero morire. Abbiamo perso 228 colleghi, il numero più alto di personale ONU ucciso in un singolo conflitto, compresi dottori e infermieri'. Per chiarezza, questi dati sono riferiti solo ai bambini. Le vittime totali non si sa con certezza quante siano, si stima un numero superiore alle 100.000, mentre Oxfam stima che almeno 50.000 palestinesi siano attualmente sepolti sotto le macerie. 

Nessuno ne parla, anche se questo sterminio sta avvenendo nell'epoca dei social. L'Europa tace, l'Italia tace, tutti si girano dall'altra parte. Israele, stato terrorista e genocidario, continua a fare ciò che vuole senza che nessuno fiati e senza nessuno che proponga di comminare qualche sanzione. Guai! Sono nostri amici, non si toccano. Dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina alla Russia sono stati comminati 22 pacchetti di sanzioni, a Israele 0. Vietato disturbare.

lunedì 7 settembre 2026

AfD

I titoli dei giornali raccontano l'exploit di AfD in Sassonia-Anhalt col tono con cui si descrive un terremoto inaspettato o un meteorite piovuto dal cielo, facendo finta di ignorare che di inaspettato non c'è proprio niente. AfD aveva già preso il 30,6% alle regionali di settembre 2024, quasi lo stesso risultato della CDU, ed era già all'epoca il primo partito votato dai giovani uomini. E non regge nemmeno più il racconto del suo successo solo a est, dal momento che anche in land dell'ovest come Baden-Württenberg e Renania-Palatinato viaggia abbondantemente sopra il 20% (vedi elezioni del 2025).

Comunque mi pare che le cause che hanno portato al suo dilagare siano più o meno chiare, meno chiaro è capire cosa fare adesso.

domenica 6 settembre 2026

Senza patria

Ieri sera ho sfidato la calura asfissiante e sono andato a un concerto degli Aironi Bianchi, una cover band dei Nomadi con un certo seguito qui in Emilia-Romagna ma anche fuori. Tra le tante canzoni proposte, una a cui sono particolarmente legato è Senza patria. Fu pubblicata nel 1990 all'interno dello splendido album Solo Nomadi ed è ispirata a un fatto storico poco o niente conosciuto: l'invasione della Carnia da parte dei cosacchi. 



La canzone prende le mosse da un romanzo storico di Carlo Sgorlon che nel 1986 vinse lo Strega e che racconta appunto quei fatti: L'armata dei fiumi perduti, che io lessi anni fa. Augusto Daolio, il compianto e mai dimenticato leader e cofondatore dei Nomadi, lesse questo libro e ne restò folgorato.




Brevemente, ecco la storia.

Durante la guerra civile russa i cosacchi, fedelissimi dello Zar, erano nemici giurati dei bolscevichi. Quando Hitler invase l'URSS nel 1941 nella famosa Operazione Barbarossa, molti di loro (non solo cosacchi del Don, Kuban e Terek, ma anche caucasici, osseti, mongoli) si arruolarono coi tedeschi pensando che i nazisti li avrebbero aiutati a battere Stalin e a tornare a casa. Ma il fronte crollò e nell'estate 1944 iniziarono la ritirata con tutto al seguito: mogli, bambini, vecchi, cavalli, persino cammelli. I cosacchi erano in totale circa 30.000 persone ma i tedeschi non seppero dove metterli. Il comandante delle SS a Trieste, Odilo Globocnik, ebbe quindi l'idea di usarli come truppa anti-partigiana in Carnia. La zona era appena stata liberata dai partigiani (la famosa Repubblica libera della Carnia) e bisognava riconquistarla. Nacque così l'Operazione Ataman: 50 treni merci portarono tutti in Friuli con la promessa di una nuova patria. Occuparono Tolmezzo, Verzegnis, Cavazzo, Trasaghis. I cosacchi si installarono con la forza nelle case, nelle scuole, requisirono cibo e letti. La convivenza fu durissima: per i carnici fu come un'invasione barbarica. L'arcivescovo di Udine li definì "flagello di Dio". Ci furono furti, incendi, violenze sistematiche contro le donne, usate come arma di terrore per dividere la popolazione dai partigiani. Però Sgorlon, nel suo libro, ha avuto il merito di raccontare anche l'altra faccia: i cosacchi furono a loro volta un popolo senza patria, sradicato, strumentalizzato, che credette davvero di aver trovato una terra promessa.

Il 2 maggio 1945, sapendo che gli inglesi stavano arrivando, scapparono tutti verso l'Austria attraverso il Passo di Monte Croce Carnico. Il 9 maggio si arresero agli inglesi a Lienz. E qui avvenne il tradimento finale: in base agli accordi di Yalta, gli inglesi li consegnarono ai sovietici e Stalin li considerò traditori. Finirono nei gulag, nei processi sommari, nelle fucilazioni. Si stima che solo la metà di quei 30.000 sopravvisse. Da qui il nome che i Nomadi diedero alla canzone: Senza patria. Una canzone che, per interpretazione estensiva di significato, utilizza questa pagina drammatica di storia per parlare di tutti quelli che covano sogni e si ritrovano senza terra, senza radici.

A volte si discute di cosa sia la musica oggi e di cosa fosse la musica della mia generazione. Credo che storie come questa illustrino come meglio non si potrebbe questa differenza.


sabato 5 settembre 2026

It e AI

A un certo punto di It si parla di una misteriosa casetta al numero 29 di Neibolt Street, a Derry, casetta in cui Bill e Richie stanno per entrare. L'ho immaginata in un certo modo seguendo la descrizione fatta da King, poi ho provato a dare in pasto la descrizione a Meta AI chiedendole di creare un'immagine della casa.




Devo dire che io e Meta AI non avremmo potuto immaginarla più diversamente.

(E niente, ogni tanto qua si cazzeggia con l'IA :-)

giovedì 3 settembre 2026

Fine vita in Veneto

Il Veneto è la quarta regione in Italia a dotarsi di una legge che regoli il fine vita dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna. A differenza di queste, è la prima regione governata dal centrodestra a farlo. Mi è capitato di ascoltare un brano dell'intervento con cui Zaia ha accompagnato l'approvazione della legge in consiglio regionale: condivisibile dalla prima all'ultima parola. 

Disprezzo profondamente la lega fin da quando nacque, ma devo ammettere che a volte tracce di intelligenza si possono scovare nei posti più impensati.

mercoledì 2 settembre 2026

Nonni e omosessualità


Uno dei concetti più interessanti che ho trovato finora in questo splendido saggio (lo sto leggendo in questi giorni) è la cosiddetta "Ipotesi della nonna". Di che si tratta?

L'autore del libro, Edward O. Wilson, che è stato uno dei più importanti e influenti biologi e divulgatori scientifici del Novecento e del XXI secolo, spiega che dal punto di vista dell'evoluzione la menopausa delle donne è ancora per gran parte un enigma. Se, infatti, l'imperativo biologico darwiniano è riprodursi, perché in alcune specie le femmine hanno una sorta di orologio interno che ferma l'ovulazione e spegne il sistema riproduttivo? 

Tra le ipotesi avanzate da Wilson e generalmente accettate dalla comunità scientifica c'è appunto quella della nonna, che riguarda pochissime specie: gli esseri umani e alcuni cetacei. Spiega Wilson che, paradossalmente, la rinuncia alla riproduzione diretta non è un difetto, ma un vantaggio per la specie e per il gruppo. Le femmine più anziane, bloccando la riproduzione, non competono con le proprie figlie per le risorse ma mettono la loro enorme esperienza al servizio della comunità.
L'autore cita alcuni studi scientifici, condotti sulle orche, dove si dimostra che i cuccioli di orca che hanno una nonna in vita hanno tassi di sopravvivenza nettamente superiori, specialmente durante i periodi di scarsità di cibo. Le nonne, infatti, guidano il branco, ricordano dove trovare il cibo e accudiscono i piccoli mentre i genitori cacciano. Questo perché l'evoluzione non premia solo l'egoismo del singolo individuo che si riproduce, ma premia la cooperazione di gruppo. La presenza di individui che rinunciano alla propria riproduzione per aiutare la sopravvivenza dei propri parenti è un vantaggio molto forte per la specie.

Senza andare a scomodare i cetacei, basta guardare ciò che accade tra noi esseri umani: le famiglie che possono contare su nonni in salute che riescono a prendersi cura dei nipoti fanno mediamente piu figli. Oltre al discorso sui motivi dell'esistenza della menopausa, c'è un capitolo interessantissimo sull'omosessualità analizzata dal punto di vista biologico, evolutivo e sociologico, dove si prendono in esame i vantaggi per la specie (lo so, darwinianamente sembra un paradosso simile a quello della menopausa) di questo orientamento sessuale.

Mi riservo di farlo leggere a Vannacci semmai un giorno dovessi incontrarlo.

lunedì 31 agosto 2026

Dibba

Alessandro Di Battista è stato deputato per i Cinquestelle dal 2013 al 2018. Dal 7 maggio 2013 al 20 luglio 2015 ha ricoperto invece il ruolo di vicepresidente della Commissione Affari esteri e comunitari della Camera. Nel novembre 2017, quando annunciò che non si sarebbe ricandidato alle politiche del 2018, Di Battista affermò esplicitamente che si trattava di una scelta personale e non di una rottura con il Movimento. Disse che avrebbe continuato a fare politica, ma "fuori dai palazzi" perché voleva tornare a una vita più normale e dedicarsi alla famiglia, specie dopo la nascita del suo primo figlio, Andrea. Aveva già annunciato l'intenzione di non ricandidarsi per un secondo mandato da deputato nel 2014 ed è stato coerente (merce rara nella politica di oggi). 

Nel 2019 gli fu proposta la candidatura alle Europee: rifiutò nuovamente, spiegando in maniera molto coerente (di nuovo) con la scelta del 2017 che non voleva andare a Bruxelles.

Nel 2017 Di Battista non lasciò il Parlamento perché fosse in rotta con il M5S: scelse volontariamente di non ricandidarsi perché voleva dedicarsi alla famiglia, alla scrittura e a una forma di attività politica fuori dalle istituzioni. Il vero distacco politico dal M5S arriverà più tardi, con la partecipazione del Movimento al governo Draghi nel 2021.

Di Battista può piacere o non piacere, ma gli vanno riconosciute una passione politica e una coerenza che ce ne fossero, oggi.

domenica 30 agosto 2026

Comunicazione politica

Credo che una lezione la vicenda Bonaccini la possa insegnare - una lezione ovvia, ma tant'è -: la comunicazione politica, oggi, nell'era dei social media, è completamente diversa dalla comunicazione politica dell'era precedente. 

Nell'era precedente, l'intervista a Bonaccini sarebbe stata pubblicata su un giornale e i lettori l'avrebbero letta integralmente. Leggendola integralmente, il senso di ciò Bonaccini voleva dire sarebbe staro chiaro. Nell'era dei social le interviste integrali non le legge più nessuno perché nessuno legge più i giornali. In virtù di questo, i pensieri e i concetti, filtrati dai social, vengono spezzettati, parcellizzati, e chi ha interesse a mettere in cattiva luce un avversario politico non deve fare altro che estrapolare una sua breve frase da un discorso articolato e darla in pasto ai propri followers. Una singola frase estrapolata da un contesto più ampio può cambiare completamente il senso di ciò che l'autore vuole esprimere. 

Meloni, prendendo quella singola frase e dandola in pasto ai milioni di followers che la seguono, ha enfatizzato una parte reale del discorso di Bonaccini e ne ha ignorato il significato politico complessivo. Bonaccini ha effettivamente associato il voto a destra a minore istruzione, condizioni economiche peggiori e appartenenza alle periferie/aree interne, cose oggettivamente vere, ma un conto è affermare che "chi vota a destra è ignorante", altro conto è dire: "Statisticamente, le destre raccolgono una quota maggiore del loro consenso tra persone con minore istruzione e condizioni economiche più difficili; questo dovrebbe essere un problema per la sinistra, che deve recuperare quei voti".

La seconda è molto più vicina a ciò che Bonaccini stava effettivamente dicendo, ma questo concetto è di difficile comprensione se dedotto da una singola, breve frase opportunamente tagliata. Piaccia o no, oggi la politica si fa per gran parte sui social, dove quasi niente è come sembra.

mercoledì 26 agosto 2026

Il SAFE

Quindi, se ho capito bene, il governo italiano ha formalmente chiesto alla Commissione europea circa (la cifra esatta ancora non è nota) otto miliardi di euro da spendere per la difesa. Inizialmente Tajani, uno dei tanti ministri di questo governo che il mondo ci invidia, aveva dichiarato che l'Italia avrebbe chiesto l'intero ammontare della cifra disponibile: 14,9 miliardi di euro. Poi ha fatto sbrigativamente retromarcia.

Questi otto miliardi di euro da spendere in armi - giova ricordarlo - non sono soldi concessi a fondo perduto ma costituiscono un prestito che andrà restituito. Con calma e a tassi agevolati, certo (per le armi questo e altro), ma è comunque altro debito che verrà caricato sulle spalle dei nostri figli e dei nostri nipoti. Una prospettiva entusiasmante, se si considera che l'Italia è il terzo Paese al mondo per entità del debito pubblico, no? Ma d'altra parte come si fa a non capire che si tratta di una spesa assolutamente necessaria? Metti che la Russia ci invada... come facciamo a difenderci? 

Mentre il governo si indebita per otto miliardi di euro per le armi, molti italiani si indebitano per riuscire a fare il pieno alla macchina, visto che la benzina ha allegramente superato il tetto dei 2 euro al litro fuori dalle autostrade e il gasolio, terminata questa tornata di riduzione per decreto delle accise, arriverà probabilmente a 2,5 euro al litro. Il povero Giorgetti va avanti a mini-decreti di due giorni in due giorni per riuscire a tamponare la situazione provocata dal grande amico di Meloni che sta oltre oceano e per riuscire a trovare le coperture non sa più dove sbattere la testa.

Se però si trovano con facilità otto miliardi di euro per la difesa, è estremamente difficile trovare soldi da mettere dove servirebbero davvero. Penso, che ne so?, alla scuola (abbiamo gli insegnanti peggio pagati in Europa, il problema delle classi pollaio, una drammatica carenza di insegnanti di sostegno, senza contare che stiamo tirando su una generazione di analfabeti funzionali). Penso al dramma delle liste d'attesa nella sanità pubblica, alla drammatica carenza di infermieri e di medici, tanto che siamo costretti a farli arrivare dall'altra parte del mondo: Pakistan, Cina ecc. E poi la drammatica carenza di asili nido che obbliga tante donne a evitare la maternità o ad abbandonare il lavoro qualora decidano di fare un figlio. E si potrebbe continuare all'infinito. 

Certo, otto miliardi nel bilancio di uno Stato non cambiano la vita, ma in quante cose più utili dell'acquisto di armi si sarebbe potuto investire con quei soldi? Sì, lo so, il programma europeo SAFE, che ha messo a disposizione degli Stati membri i fondi, è concepito esclusivamente come forma di finanziamento per spese militari, ma questi sono dettagli di cui non frega niente a chi prenota una TAC e si sente rispondere che deve aspettare otto mesi.

Woke

Sarò strano io, ma a me tutta 'sta discussione sulla cultura woke innescata da Conte sembra surreale. Così come mi sembra surreale che a meno di un anno dal voto questi ridicoli figuranti del cosiddetto campo largo stiano ancora lì a misurare chi ce l'ha più lungo. Tra meno di un anno si vota: vogliono continuare così per tutto il tempo, col rischio concreto di beccarci altri cinque anni di Meloni al governo e La Russa al posto di Mattarella dal 2029?

(A scanso di equivoci, preciso che io non ho niente contro la cultura woke intesa nella sua accezione originaria di lotta per la tutela dei diritti delle minoranze, anzi. Ce l'ho con le distorsioni e le manipolazioni strumentalmente messe in campo dalle destre, sia in Europa che negli USA. Per chi vuole approfondirne la storia, le origini e le degenerazioni, suggerisco questo breve ma interessante intervento di Annalisa Girardi.)

lunedì 24 agosto 2026

Destra e vaccini


Se si fa una ricerca a ritroso nel tempo, si verifica facilmente come siano numerose le prese di posizione sui vaccini da parte di esponenti della destra italiana. Quelle di Salvini non si contano, ma anche dalle parti dei fratellini non si scherza. La maggior parte delle volte non si tratta di posizioni inequivocabilmente contrarie ai vaccini: sono più spesso posizioni pilatesche, sfumate, apparentemente prudenti, ma capaci di instillare dubbi e perplessità.

Salvini, per esempio, ha dichiarato più volte di essersi vaccinato e di avere vaccinato i figli, ma contestualmente ha sostenuto che la vaccinazione non dovesse essere obbligatoria e ha contestato l'idea di impedire ai bambini non vaccinati di frequentare la scuola. È una forma di paraculaggine piuttosto evidente: da una parte si strizza l'occhio a chi diffida dei vaccini e dall'altra si mantiene una posizione sufficientemente ambigua da non perdere il consenso di chi invece è favorevole alla vaccinazione.

In generale, il rapporto tra una parte della destra italiana e la galassia no-vax è stato tutt'altro che episodico. E questo rapporto ha una conseguenza che non dovrebbe essere sottovalutata: grazie alla potenza di fuoco mediatica di politici con milioni di follower, certi messaggi raggiungono inevitabilmente anche persone che hanno meno strumenti, meno tempo o meno possibilità di verificare autonomamente informazioni scientifiche complesse.

Quando queste persone devono scegliere tra un medico che prova a spiegare, con tutta la complessità del caso, i benefici e i rischi della vaccinazione e un politico che, invece, enfatizza problematiche inesistenti o amplifica rischi marginali, non è affatto scontato che scelgano il primo. Ed è proprio qui che la responsabilità della comunicazione politica diventa enorme.

King e le donne


Sto rileggendo It, di Stephen King (sono alla terza rilettura negli ultimi 30 anni). Una delle tante vette di questo ineguagliato capolavoro credo che sia il racconto del "risveglio" di Beverly Marsh. Per risveglio intendo la presa di coscienza della donna riguardo al livello di tossicità del suo matrimonio, matrimonio contratto con un "uomo" che ha fatto dell'umiliazione, sia fisica che psicologica, e delle angherie l'impronta di questa relazione. King racconta come solo lui sa fare la presa di coscienza di Beverly e la conseguente, rocambolesca, fuga dal suo aguzzino. Stupende le pagine in cui la donna, una volta aperti gli occhi, cerca di capire come è stato possibile che sia rimasta tanto tempo con lui, e non riesce a darsi una risposta.

It è uno dei tanti romanzi con cui King dimostra tutta la sua sensibilità e capacità nel narrare l'universo femminile.

sabato 22 agosto 2026

Migranti e cartacce

In una puntata di In Onda di un paio di giorni fa, in cui si parlava di migranti, a un certo punto è intervenuta Brunella Bolloli, giornalista di Libero, la quale, tra le altre cose, ha detto che le navi umanitarie devono smetterla di andare in giro per il Mediterraneo a raccattare migranti. Luca Telese, uno dei due conduttori, le ha quindi fatto notare che il verbo raccattare si usa per l'immondizia, non per le persone. I migranti, semmai, vengono salvati, non raccattati.

Ora, è vero che in certi casi, come scrive anche il Treccani, il verbo raccattare può essere usato per le persone, ma ammette che il suo utilizzo in questo caso è poco comune, mentre è molto più comune utilizzarlo per indicare ad esempio uno spazzino che raccatta cartacce in un parco. E comunque sono sicuro che la signora Bolloli, qualora vedesse un'ambulanza che soccorre una persona a terra, non penserebbe mai che la suddetta ambulanza la stia raccattando.

Sembra un episodio marginale, quello della Bolloli, anche insignificante tutto sommato, ma non lo è. Il linguaggio che usiamo definisce infatti i pensieri che abbiamo: dimmi come parli e ti dirò cosa pensi. Viviamo ormai da molti anni in un periodo storico dove una certa, asfissiante propaganda politica ha contribuito a disumanizzare i "diversi", siano essi stranieri, poveri, persone con orientamenti sessuali diversi da quello "canonico" ecc. Nel caso dei migranti, e in generale degli stranieri, questa propaganda, sapientemente orchestrata dalle pagine social di certi personaggi politici, ha raggiunto livelli parossistici, al punto che oggi viene naturale equiparare i naufraghi in mare alle cartacce in un parco.

venerdì 21 agosto 2026

La giornata più calda?

Ieri, attorno alle 13, nel comune di Santarcangelo di Romagna l'app meteo del mio smartphone segnava 37° di temperatura reale e 41° di percepita. Ho cercato di andare indietro con la memoria ma non sono riuscito a ricordare una temperatura simile nel passato. Poi magari è successo ancora, non so (ricordo ad esempio che anche l'estate del 2022 fu tosta), dovrei fare qualche ricerca in rete ma non ho voglia. È andata un po' meglio in azienda, dove attorno a mezzogiorno c'erano poco più di 33°.



Quello che posso dire con un certo grado di sicurezza è che non ci sono mai stati anni con periodi di calore intenso (adesso le chiamano ondate) cosi prolungati, e dovremo abituarci - dicono - perché questa sarà la nuova normalità. 

giovedì 20 agosto 2026

Processo a Meta

Leggo che Meta è attualmente sotto processo negli Stati Uniti per il modo in cui avrebbe progettato Facebook e Instagram, soprattutto nei confronti dei minori. Il processo è iniziato il 18 agosto 2026 in un tribunale federale di Oakland, in California. La causa è stata promossa da 29 Stati americani, anche se in questa fase processuale sono direttamente coinvolti quattro Stati: California, Colorado, Kentucky e New Jersey. Quali sono le accuse? Principalmente tre: 

1) aver progettato Instagram e Facebook per creare un uso compulsivo, sfruttando caratteristiche psicologiche particolarmente sensibili negli adolescenti: scrolling infinito, notifiche, sistemi di raccomandazione e altri meccanismi pensati per aumentare il tempo trascorso sulle piattaforme. 

2) aver saputo dei possibili danni alla salute mentale dei giovani ma aver dato priorità all'engagement e ai ricavi pubblicitari invece di intervenire adeguatamente. 

3) aver raccolto dati di bambini sotto i 13 anni senza il necessario consenso dei genitori, oltre a non aver fatto abbastanza per impedire che bambini troppo piccoli utilizzassero i social.

Ovviamente si tratta di accuse, poi sarà il processo a stabilire la loro fondatezza. Certo è - lo sa chiunque bazzichi sui social ed è la famosa scoperta dell'acqua calda - che questi servizi sono effettivamente concepiti per tenere gli utenti collegati il maggior tempo possibile, anche perché i volumi degli introiti aumentano in proporzione. Insomma, più si cazzeggia e si scrolla su faccialibro e più Zuckerberg incassa. Anche io ho un account su faccialibro e mi rendo conto, a differenza di tanti, di quanto effettivamente sia potente il potere attrattivo del suo algoritmo (cascate di dopamina!). Però so regolarmi. Dalle statistiche elaborate dal mio smartphone vedo infatti che, rispetto a Facebook o Whatsapp, è molto maggiore il tempo di utilizzo di MLOL, l'app per leggere ebook. Per non parlare del tempo che dedico ai libri cartacei. Diciamo quindi che il "vizio" di leggere libri sopravanza ancora lo scrolling compulsivo su faccialibro, e la cosa mi dà una certa soddisfazione.

martedì 18 agosto 2026

Chi non bisogna votare



Una nave umanitaria di Emergency avvista una barca di legno al largo della Libia. A bordo ci sono 50 migranti, provenienti da Egitto e Somalia. Tra loro 5 donne, 29 minori non accompagnati e 7 cadaveri: 7 persone morte per asfissia e per il caldo durante il tentativo di traversata, quel caldo di cui noi ci lamentiamo tanto. I cadaveri vengono pietosamente disposti dai compagni sul ponte della barca. Altre due persone sono in condizioni gravissime per gli stessi motivi. Gli operatori di Emergency trasferiscono i superstiti sulla nave e chiedono urgentemente di potere dirigersi verso il porto più vicino per prestare prima possibile le cure necessarie e per tentare di salvare le due persone a rischio della vita. 

Il governo, tramite il Ministero degli interni, assegna alla nave di Emergency il porto di Bari, che per essere raggiunto dalla zona SAR libica richiede tre giorni di navigazione. Tre giorni di sofferenza in più da aggiungere a tutto quello che hanno già sofferto questi poveretti, compreso vedere morire 7 loro compagni. E per che cosa? Cinismo e calcolo politico. Nient'altro.

Si può essere di destra o di sinistra (ammesso che queste definizioni novecentesche abbiano ancora senso), si può essere progressisti o conservatori, si può essere tutto. Ma ci sono limiti che non si possono superare e ci sono governi che non vanno votati, perché votare governi che fanno queste cose significa diventare complici di questi abomini. Prima viene il senso di umanità, poi viene la politica.

lunedì 17 agosto 2026

Incredibile


Durante la lettura di questo libro a volte ho avuto la sensazione di stare leggendo Piergiorgio Odifreddi, in particolare mi veniva in mente Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici), un suo saggio di critica al cattolicesimo che uscì molti anni fa e che, comprensibilmente, fece parecchio rumore. Anzi, ho avuto spesso l'impressione che alcuni concetti espressi in questo libro siano stati presi pari pari da quello di Odifreddi. 

In realtà John Shelby Spong, morto nel 2021, non era un ateo militante come Odifreddi ma è stato filosofo, teologo cristiano e vescovo americano. Fino al 1979 è stato a capo della chiesa episcopale degli Stati Uniti, mentre dal 1979 al 2000 è stato vescovo titolare della diocesi di Newark, nel New Jersey. 

Incredibile. Perché il credo delle chiese cristiane non convince più è uno dei libri più noti della sua vasta produzione letteraria, ed è anche quello che ha provocato più mal di pancia nel mondo cristiano statunitense e non solo. L'autore l'ha scritto per mettere in guardia da un pericolo reale: la scomparsa del cristianesimo. Non è quindi un libro contro il cristianesimo - sarebbe quanto meno curioso che un libro del genere lo scrivesse un teologo cristiano - ma un libro che ha lo scopo di tentare di salvarlo dal declino ormai irreversibile di cui è vittima ormai da tanti anni. Per l'autore, l'unico modo per salvarlo è rifondarlo, in quanto il problema non è necessariamente Gesù o la ricerca spirituale. Il problema è che si è confuso il messaggio cristiano con le formulazioni teologiche attraverso cui gli uomini del passato lo hanno espresso, concetti questi in parte espressi anche da Umberto Galimberti nel suo saggio Cristianesimo, la religione dal cielo vuoto. Per questo, nel libro, attacca parecchie idee tradizionali: l'immagine di Dio come una sorta di persona soprannaturale che sta "lassù", l'idea del peccato originale, alcune concezioni dell'inferno, la lettura letterale della Bibbia e gli elementi soprannaturali della narrazione evangelica. In particolare, Spong ha elaborato quelle che sono note come Le 12 tesi. Queste:

1) DIO. La comprensione di Dio nei termini teistici, come di "un essere" dal potere soprannaturale, che risiede da qualche parte fuori del mondo e capace d’intervenire nel mondo con potere miracoloso, non è più credibile. La maggior parte del parlare su Dio nella liturgia e nel discorso è diventata allora insignificante. Ciò che dobbiamo fare è trovare il significato cui la parola Dio rimanda. ​

2) GESÙ IL CRISTO. Se Dio non può più essere pensato in termini teistici, allora concepire Gesù come l’incarnazione della divinità teistica è diventato anch’esso un concetto fallimentare. Possiamo esprimere l’esperienza del Cristo con parole che abbiano senso? ​

3) PECCATO ORIGINALE. Il racconto biblico della creazione perfetta e completa da cui gli esseri umani sono caduti nel "peccato originale" è mitologia pre-darwiniana e assurdità post-darwiniana. Dobbiamo trovare un modo nuovo per dire l’antico racconto. ​

4) NASCITA VERGINALE. La nascita verginale intesa come biologia letterale è completamente non credibile. Invece di essere un baluardo a difesa della divinità di Cristo, la nascita verginale in realtà distrugge quella divinità. 

5) MIRACOLI. In un mondo post-newtoniano, le invasioni soprannaturali dell’ordine naturale, attuate da Dio o da un "Gesù incarnato", semplicemente non sono spiegazioni plausibili di ciò che è realmente accaduto. I miracoli non implicano mai la magia. ​

6) TEOLOGIA DELL’ESPIAZIONE. La teologia dell’espiazione, soprattutto nella sua forma più bizzarra, quella "sostitutiva", ci presenta un Dio barbaro e un Gesù che è vittima, e ciò trasforma gli esseri umani in poco più che creature piene di colpa. La frase "Gesù è morto per i miei peccati" non è solo dannosa, è assurda. La teologia dell’espiazione è un concetto da cui dobbiamo allontanarci. ​

7) PASQUA. L’evento di Pasqua ha dato vita al movimento cristiano e continua a trasformarlo ma ciò non significa che Pasqua sia stata la rianimazione fisica del corpo morto di Gesù che rientra nella storia umana. Le prime testimonianze bibliche riportano che "Dio l’ha risuscitato". All’interno di che cosa? dobbiamo chiederci. La realtà dell’esperienza della risurrezione dev’essere separata dalle sue successive spiegazioni mitologiche. 

8) ASCENSIONE. Il racconto biblico dell’ascensione di Gesù presuppone un universo a tre livelli, un concetto che è stato congedato circa cinquecento anni fa. Che l’ascensione di Gesù sia stata un evento letteralmente storico, è qualcosa che va oltre la capacità delle nostre menti del ventunesimo secolo di accettarlo o di crederlo. L’ascensione ha qualche altro significato o dobbiamo difendere l’astrofisica del primo secolo? ​

9) ETICA. La capacità di definire e separare il bene dal male non può più essere raggiunta con appelli a codici antichi come i Dieci comandamenti o anche il Discorso della montagna. Le norme morali contemporanee devono essere messe a punto nella comparazione tra i principi morali che affermano la vita e le situazioni esterne. Nessuna persona moderna ha altra scelta se non quella di essere situazionista. ​

10) PREGHIERA. La preghiera, intesa come richiesta fatta a una divinità teistica esterna di agire nella storia umana, è poco più di un isterico tentativo di mettere il Sacro a servizio dell’umano. La maggior parte delle nostre definizioni di preghiera derivano dal passato e dipendono quindi da una concezione di Dio che non esiste più. Cerchiamo invece di pensare la preghiera come la pratica della presenza di Dio, l’atto di abbracciare la trascendenza e la disciplina di condividere con l’altro i doni del vivere, dell’amare e dell’essere. ​

11) VITA DOPO LA MORTE. Se vogliamo parlare della vita eterna con un qualsiasi grado d’integrità intellettuale, dobbiamo analizzarla come una dimensione della realtà trascendente e dell’amore infinito: una realtà e un amore che, una volta sperimentati, ci fanno condividere l’eterno. ​

12) UNIVERSALISMO. Siamo chiamati da questa fede nuova a una radicale connessione. Il giudizio non è una competenza umana. La discriminazione nei confronti dell’essere umano sulla base di ciò che è un "dato" è sempre male e non contribuisce all’obiettivo cristiano di portare "vita in abbondanza" a tutti. Qualsiasi struttura nel mondo secolare o nella Chiesa istituzionale che sminuisca l’umanità di qualsiasi figlio di Dio su un’esteriore base di razza, genere od orientamento sessuale dev’essere messa pubblicamente e vigorosamente allo scoperto. Non ci può essere alcun motivo nella Chiesa di domani per scusare o perfino perdonare prassi discriminatorie. La "sacra tradizione" non deve mai più fornire una copertura per giustificare il male della discriminazione. La chiamata all’universalismo dev’essere il messaggio del cristianesimo.

Ora, tornando a Odifreddi, a me pare che certe posizioni di John Spong siano addirittura più radicali e provocatorie di quelle del matematico, ma se ci si pensa il parallelo regge fino a un certo punto: se il primo usa infatti la ragione scientifica come una ruspa per radere al suolo l'edificio della fede, Spong la usa come un bisturi da chirurgo. La sua non è un'invettiva dall'esterno, ma un grido d'allarme dall'interno. In sostanza Spong ci dice che se il cristianesimo continua a pretendere che si creda a concetti scientificamente e moralmente superati, è destinato all'estinzione, e i fatti dimostrano quanto sia vero questo assunto.

Comunque, dopo aver letto questo libro, due cose le devo dire. La prima è che non sono sicuro che Spong sia morto di morte naturale (vabbe', passatemi la battuta); la seconda è che, pur essendo io ateo almeno dalla tarda adolescenza, se un giorno il cristianesimo si trasformasse nel senso indicato dal teologo, vedi mai...

domenica 16 agosto 2026

Italianità in atletica

Non seguo granché gli europei di atletica di Birmingham, ma mi pare di capire che molti degli atleti e delle atlete che stanno dando lustro all'Italia con ori e bronzi abbiano caratteristiche somatiche, sociali, religiose e familiari non proprio in linea (eufemismo) coi canoni di italianità propugnati da certi generali in questo periodo. 

La cosa non sorprende, ovviamente. Già a Tokyo 2020, per esempio, il Corriere censiva 46 azzurri nati all'estero, oltre agli atleti nati in Italia da genitori stranieri. Tra i casi citati c'erano Marcell Jacobs, nato negli Stati Uniti; Yeman Crippa, nato in Etiopia e adottato da una famiglia italiana; Frank Chamizo, nato a Cuba; e Daisy Osakue, nata a Torino da genitori nigeriani. 

La cosa è ancora più evidente se guardiamo alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, dove l'Italia ha ottenuto 30 medaglie, il suo record assoluto ai giochi invernali, con 10 ori, 6 argenti e 14 bronzi. Il CONI stesso ha sottolineato la presenza di storie e provenienze molto diverse nel suo Italia Team.

Temo che se gli atleti italiani fossero rappresentati solo da individui con caratteristiche "vannacciane", il carniere dei nostri atleti sarebbe ben più misero, ma magari sbaglio, eh.

sabato 15 agosto 2026

Ferragosto da nonno rincretinito


Questo è il mio primo Ferragosto da nonno. Del Ferragosto non mi importa granché, di mia nipotina Emma, invece, che tra una decina di giorni avrà due mesi, mi importa eccome. Avevo messo in conto fin da quando seppi della gravidanza di mia figlia maggiore che l'arrivo di una nipote, anche se allora non sapeva che sarebbe stata una "una", avrebbe cambiato parecchie cose in tutti noi, ma sinceramente non immaginavo che sarei completamente rincretinito. Invece è successo: sono completamente rincretinito.

Diventai papà trent'anni fa e oggi, con l'arrivo di Emma, mi sono accorto che diventare papà è molto diverso dal diventare nonno. Non è una questione di quantità di bene in più o in meno che si vuole a un figlio rispetto a un nipote (adoravo allora le mie figlie esattamente come oggi adoro Emma), è una questione, credo, di diversa sensibilità e, nel mio caso, di diverse condizioni "ambientali", diciamo così. Trent'anni fa, ad esempio, il lavoro mi portava via il doppio di tempo rispetto a quello che mi richiede oggi, avevo problemi da risolvere che oggi non ho più, quindi non ho potuto dedicare alle mie figlie le attenzioni e il tempo che oggi posso dedicare a Emma. In più, oggi non sono la stessa persona che ero trent'anni fa, perché trent'anni sono una fetta importante di vita e possono anche cambiare completamente una persona, sia dal punto di vista fisico (e lì non ci si può fare niente), che dal punto di vista caratteriale, mentale e psicologico. Da questo ne deriva, probabilmente, che un'età più matura consente di rendersi conto meglio del valore della vita, e in fondo anche del suo scorrere.

Comunque sia, sono rincretinito. Anzi, siamo rincretiniti, perché su mia moglie l'effetto è il medesimo. Ogni volta che mia figlia viene a trovarci con la piccola Emma è una festa, e vorremmo che poi non tornasse più a casa in modo da poterla spupazzare e coccolare all'infinito. Ma poi deve tornare a casa. 

Vabbe', buon Ferragosto da un nonno rincretinito :-)

venerdì 14 agosto 2026

Notizie passeggere


Stamattina un paio di quotidiani, Corriere e Repubblica, hanno messo in prima pagina (stranamente) una notizia relativa all'oppressione perpetrata dai famigerati coloni israeliani nei confronti dei palestinesi della Cisgiordania. Cosa ha spinto i due maggiori quotidiani italiani, entrambi neppure troppo velatamente filo-sionisti, a farlo, dal momento che questo genere di notizie qua in Occidente è sempre stato tabù? Gli USA. Ieri, infatti, per la prima volta, l'ambasciatore USA in Israele ha definito terroristi i coloni. Considerato che l'occupazione illegale dei territori palestinesi della Cisgiordania, da parte dei coloni israeliani, va avanti dal 1967, verrebbe da dire "alla buon'ora!"

In realtà c'è una spiegazione: Washington ha iniziato a protestare, scrive Reuters, dopo aver appreso che la casa di un palestinese-americano era tra quelle sotto assedio a Qusra. Quindi, finché le vittime delle violenze e dei soprusi in Cisgiordania sono palestinesi non c'è problema, se però si scopre che due palestinesi hanno passaporto americano, ecco che i coloni diventano per gli USA dei pericolosi terroristi.

Nel frattempo, nell'indifferenza generale, secondo l'UNICEF tra gennaio 2024 e luglio 2026 l'esercito israeliano ha massacrato 174 bambini palestinesi in Cisgiordania, mentre a Gaza, dove lo sterminio prosegue indisturbato anche se non ne parla più nessuno, dal (finto) cessate il fuoco dello scorso ottobre sono 300 i bambini palestinesi massacrati da Israele, una media di uno al giorno. Ma noi dobbiamo parlare di Lavitola, la precedenza sempre alle cose importanti.

mercoledì 12 agosto 2026

Competenze linguistiche

Nel programma ufficiale di Futuro Nazionale leggo:

"Riforma della cittadinanza italiana: ripristino del corretto significato della cittadinanza come effettiva appartenenza ad una civiltà, ad una storia e ad un popolo. Futuro Nazionale rifiuta categoricamente e senza possibilità negoziale proposte come ius soli e ius scholae. Per richiedere la cittadinanza italiana sarà necessario aver dimorato regolarmente per almeno 20 anni sul territorio nazionale, dimostrare una padronanza della lingua italiana parlata e scritta di livello C1, non aver riportato condanne penali e sottoscrivere una dichiarazione di assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana."

Ora, lasciamo perdere la barzelletta dell'assimilazione. Mi interessa quel C1 come requisito minimo di padronanza della lingua italiana. Ho fatto una velocissima ricerca ed ecco il risultato:

"Il livello C1 è un livello di padronanza linguistica avanzato, secondo il Quadro comune europeo di riferimento per le lingue (QCER/CEFR). È il penultimo livello: sopra c'è soltanto C2, che corrisponde a una padronanza pressoché completa. Per l'italiano, una persona di livello C1 è generalmente in grado di comprendere testi complessi, anche lunghi, cogliendone significati impliciti, ironia, sfumature e registro; seguire senza particolari difficoltà film, programmi televisivi, conferenze e conversazioni anche quando il linguaggio non è semplificato; parlare con scioltezza e spontaneità, senza dover cercare continuamente le parole; utilizzare un vocabolario ampio, compresi termini astratti, tecnici e idiomatici; adattare il proprio modo di esprimersi alla situazione: linguaggio colloquiale, formale, professionale, accademico ecc.; scrivere testi chiari, strutturati e articolati, come saggi, relazioni, recensioni o interventi argomentativi; sostenere un'argomentazione complessa, presentando tesi, obiezioni, esempi e conclusioni in maniera coerente; utilizzare con buona sicurezza la grammatica, comprese strutture sintattiche relativamente complesse."

Ora, questi sono i requisiti minimi di competenza linguistica che i vannacciani pretendono dagli stranieri per concedere la cittadinanza italiana. Eppure, leggendo i commenti in calce ai post di Vannacci (ma anche di altri), sono convinto che almeno a metà degli italiani che lo voteranno la cittadinanza andrebbe revocata.

martedì 11 agosto 2026

Intossicazioni

Domenica scorsa Meloni ha pubblicato una notizia (ammesso che fosse una notizia) falsa sui suoi canali social: dei presunti sindacalisti della Cgil avrebbero girato le spalle durante il discorso di La Russa alla commemorazioni dei minatori morti nella tragedia di Marcinelle. In realtà non si trattava di sindacalisti della Cgil ma di affiliati a un sindacato belga, che tra l'altro hanno rivendicato il gesto come dimostrazione di disprezzo verso i fascisti. Qui c'è una interessante analisi della vicenda del sempre bravo Mantellini. Qui, invece, sempre Mantellini fa notare che, a quattro giorni dell'accaduto, Meloni non ha né rettificato né cancellato il post.

lunedì 10 agosto 2026

Salvini e De André

A Salvini piace De André, non è un segreto. O almeno questo è ciò che va affermando da anni. Sì, lo so, conosco l'obiezione: cosa c'entra un tizio che ha costruito una intera carriera politica sul razzismo e il disprezzo per gli ultimi e gli emarginati con un cantautore che ha cantato per tutta la vita gli ultimi, i disperati, gli emarginati? Niente, ma questo non impedisce che alcune sue canzoni possano piacere a un razzista di destra. D'altra parte anche alla Meloni piace Guccini (poi che Guccini la schifasse è un altro discorso).

Quindi a me non ha stupito che Salvini sia andato all'annuale concerto commemorativo che si tiene nella tenuta del cantautore in Sardegna (ormai l'unica cosa che mi stupisce è che ci sia ancora qualcuno che voti un soggetto simile), così come non mi ha stupito la contestazione della ragazza, una contestazione ferma, decisa, ma corretta.

Mi ha sorpreso maggiormente vedere Dori Ghezzi in prima fila accanto a Salvini, questo sì. Così come mi ha stupito che, dopo la contestazione, la compagna di De André abbia preso le sue difese e non quelle della ragazza che lo ha contestato, dicendo che la musica deve unire e non dividere. Può darsi. Ma io non ricordo un solo testo di De André, e sfido chiunque a trovarlo, in cui si predichi o si faccia cenno a qualsivoglia forma di ecumenismo o pacche sulle spalle con appartenenti alla categoria di Salvini. 

In ogni caso, ci ha pensato Alice De André, nipote del grande cantautore, a mettere qualche puntino sulle i.

Emergenze inesistenti


Il Po è in secca. Nella zona di Cremona il livello è sceso a - 8,59 metri sotto lo zero idrometrico, mentre alla foce l'acqua salata dell'Adriatico è risalita nel letto del fiume per oltre 25 chilometri causando disastri all'agricoltura. Altri grandi fiumi europei non se la passano meglio: Reno, Danubio, Volga, Loira, Elba sono tutti alle prese con gravi problemi di siccità. Il Post ha pubblicato un servizio fotografico in cui si vedono i parchi di Londra, solitamente verdeggianti anche in estate, ingialliti dalla siccità a causa dell'assenza di pioggia e delle elevatissime temperature. In tutto il mese di luglio a Londra è piovuto pochissimo e lo stato di siccità è stato dichiarato in sette zone dell’Inghilterra, principalmente nel sud, zone che da sole coprono la metà della superficie della nazione.

Qualche giorno fa nel Mediterraneo è stata registrata, nella zona di Maiorca, la temperatura record di 33,02°, un valore mai registrato da quando esistono le rilevazioni, e quando arriverà l'autunno - mettono in guardia gli esperti - tutta questa energia accumulata favorirà fenomeni meteorologici estremi. 

Nell'estate del 2003, la più calda degli ultimi decenni, in Italia i decessi attributi al caldo sono stati 18.000, nel 2022 18.010, nel 2023 12.700, nel 2024 19.000. L'estate 2026 è già avviata a superare e spazzare via tutti questi "record". Nel periodo 2022 - 2024 i morti che l'OMS attribuisce al caldo sono stati, in Europa, 181.000. Qualche esperto, ad esempio il biologo Stefano Mancuso, ha già cominciato a fare raffronti coi numeri di decessi del covid, immaginando come reagiremmo se ogni sera fosse pubblicato, esattamente come durante la pandemia, un bollettino dei decessi per caldo. Forse servirebbe a svegliarci un po' e a uscire dal torpore e dal "climafreghismo" in cui generalmente ci culliamo tutti.

E invece niente, neppure a livello istituzionale. Nessuno ne parla, se si escludono i soliti patetici e ridicoli "in estate ha sempre fatto caldo" e quella barzelletta ambulante di La Russa che parla di "caraibizzazione" del clima ma che problema c'è? Ai Caraibi mica muoiono per il caldo. Per dire il livello. L'unica emergenza (immaginaria) che vedono è quella inesistente di Ceuta, delle emergenze vere chi se ne frega?

domenica 9 agosto 2026

Campagna elettorale al via

Boh, non so. Magari è esistito un periodo storico in cui la valutazione dei governi veniva espressa in base a quanto riuscivano a realizzare di ciò che avevano promesso. Nel senso che un partito, o una coalizione di partiti, in campagna elettorale prometteva di fare alcune cose: se riusciva a realizzarne una parte sufficiente ad accontentare l'elettorato veniva rivotato la volta successiva, altrimenti il voto andava ad altri. Se quel periodo storico, quello in cui si dava fiducia in base ai fatti, è esistito, direi che ormai da qualche decennio non esiste più. La conquista del consenso è infatti passata da ciò che si realizza a ciò che si dichiara di aver realizzato. Se poi dietro quelle dichiarazioni c'è il vuoto, pazienza.

I meccanismi che orientano il comportamento dell'elettorato sembrano essere ormai definitivamente passati dalla razionalità alla pancia. Un politico può quindi raccontare ciò che vuole: pochi andranno a controllare se quello che dice ha qualche fondamento di verità. E anche quando qualcuno lo fa, poco male: la valenza ideologica è spesso sufficiente a giustificare anche le balle. È in questo contesto che, a mio avviso, vanno inquadrate le ultime polemiche innescate da questo governo: la presunta e pretestuosa chiusura di Schengen dopo i fatti di Ceuta e l'accusa alla Cgil di aver mancato di rispetto a La Russa, e di riflesso a Mattarella, nelle commemorazioni della tragedia di Marcinelle. Cos'hanno in comune questi due episodi? La polemica e il vittimismo fini a se stessi. Nient'altro. E la spiegazione va cercata, un po' paradossalmente, proprio nella longevità di questo governo, di cui molti esponenti si fanno costantemente vanto.

Perché se sei il governo più longevo della storia repubblicana e, dopo quattro anni, non hai niente di concreto da mettere sul tavolo; se non hai migliorato la vita di nessuno, se non hai mantenuto quasi nulla di ciò che avevi promesso quando hai chiesto la fiducia, con cosa ti presenti alle prossime elezioni? Cosa puoi vantare di aver fatto? Con quali promesse mantenute vai davanti agli elettori che quattro anni prima ti hanno votato? Con niente. E allora, visto che non puoi rivendicare risultati concreti, non ti resta che grattare qualche briciolo di consenso imbastendo polemiche sul nulla.

La chiusura unilaterale dello spazio Schengen con un Paese, la Spagna, che fisicamente non confina nemmeno con l'Italia, è una mossa puramente politica e propagandistica. Non c'è bisogno di inventarsi chissà quali motivazioni: basta guardare al risultato che produce sul piano della comunicazione. Ed è inutile perfino sbandierare motivi di sicurezza - ormai la sicurezza è diventata il paravento buono per giustificare qualsiasi stupidaggine - e raccontare che dietro ogni provvedimento ci sia un'emergenza epocale. È una panzana alla quale possono credere, forse, quelli che riescono a infilare dodici errori di ortografia e grammatica in tre righe nei commenti ai post di Meloni e soci.

Stesso discorso per la polemica sui fatti di Marcinelle. Prima ancora di capire cosa fosse realmente successo - non è stata la Cgil a voltare le spalle a La Russa, ma alcuni esponenti di un sindacato belga - Meloni e i suoi giannizzeri avevano già invaso i social dando addosso a Landini e, per riflesso, alla sinistra tutta. La solita storia. Ed è inutile aspettarsi, dopo, post riparatori e scuse per aver preso un abbaglio. Perché il punto è proprio questo: non si sono sbagliati. La polemica era il risultato cercato che volevano ottenere. Così come è successo col gioielliere, con la famiglia nel bosco ecc.

E da adesso in poi, visto che siamo ormai di fatto in campagna elettorale, questi episodi puramente polemici verranno probabilmente innescati con frequenza sempre maggiore, partendo da ogni più piccola inezia. Perché quando non hai fatti da portare agli elettori, quando non hai risultati da rivendicare e promesse mantenute da ricordare, per grattare le ultime briciole di consenso rimangono soltanto la polemica, il vittimismo e la propaganda.

E voglio credere che non basteranno.

giovedì 6 agosto 2026

Addio, Francesco


Se n'è andato l'ultimo della generazione dei grandi cantautori. Forse è stato il più grande di tutti, ma io vedo da sempre Guccini con occhi di parte e quindi non posso essere obiettivo.

Non scrivo niente. Gli ho dedicato talmente tanti post, nel corso degli anni, che non saprei cosa aggiungere. 

Difficile dire se l'abbia amato più come cantautore o come scrittore, coi suoi dischi che affollano le scansie nella sala e i suoi libri nella mia libreria. 

La prima cosa che mi viene in mente è una vecchia intervista in cui ammetteva che ogni tanto, da ragazzino, rubava qualche fumetto. Ma si giustificava dicendo che suo padre glieli proibiva perché temeva che i fumetti lo disabituassero alla lettura, quindi era costretto a "prenderne" qualcuno qua e là, quando poteva. E in fondo Guccini è stato più letterato, poeta e scrittore che cantautore. La musica è stata un accessorio capitato quasi per caso, la sua vita sono sempre stati i libri, quelli letti (una montagna) e quelli scritti.

Addio Francesco, e grazie di tutto ❤️

mercoledì 5 agosto 2026

Nel nome della croce



In genere, quando si pensa alle persecuzioni cristiane durante il governo imperiale romano, si ha l'idea di una demoniaca successione di imperatori ispirati da Satana e assetati del sangue dei fedeli. Si tratta in realtà di un mito cristiano. Per quanto le storie sui martiri si siano prestate a questo genere di rappresentazioni, pochissime, o forse nessuna, sono basate su fatti realmente accaduti. Semplicemente, c'erano stati ben pochi anni di persecuzioni imperiali: meno di tredici su trecento anni di continuità politica imperiale. Quei pochi anni di persecuzioni si sono poi allungati, nella mitologia martirologica cristiana, fino a raggiungere dimensioni fuori da ogni realtà. Ciò che è assodato, scrive l'autrice del libro, è che per i primi 250 anni del cristianesimo non si conosce alcun tipo di persecuzione voluta dal governo centrale, se si esclude quella di Nerone, il quale, però - va detto -, nella sua imparziale follia perseguitava chiunque. Dopo i primi due secoli e mezzo, comunque, in generale le persecuzioni cristiane furono brevi e a carattere locale. Sicuramente di dimensioni molto minori di quanto la martirologia cristiana ha avuto interesse a divulgare.

Il notevole grado di libertà e grazia concesso ai cristiani fu invece rapidamente dimenticato da questi ultimi una volta preso il potere ed ebbero a che fare con altre religioni. Scrive l'autrice: "Già dieci anni dopo la presa del potere da parte del cristiano Costantino, si ritiene che nuove leggi volte a 'limitare la contaminazione dell’idolatria' cominciarono a essere promulgate. Durante il regno di Costantino, ad esempio, si decretò: 'Nessuno osi allestire oggetti cultuali, o praticare la divinazione o altre arti occulte, o anche solo sacrificare'. Meno di cinquant’anni dopo Costantino, fu annunciata la pena di morte per chiunque avesse osato sacrificare. Meno di un secolo più tardi, nel 423 d.C., il governo cristiano annunciò che i pagani ancora praticanti dovessero essere uccisi – tuttavia, fu anche aggiunta la seguente postilla, nel contempo fiduciosa e inquietante: 'Crediamo che ora non ve ne sia più nessuno'."

Lo scopo del libro, tuttavia, non è tanto la denuncia della violenza, che in fondo accompagna gran parte della storia umana, quanto l'invito a rimettere in discussione una narrazione che per secoli è stata raccontata in modo unilaterale. Nixey non sostiene che il cristianesimo abbia soltanto distrutto, riconosce il ruolo fondamentale che monasteri, amanuensi e studiosi cristiani ebbero nella conservazione di una parte notevole della cultura classica. Quello che osserva è che questa parte della storia è nota a tutti, mentre molto meno conosciuto è ciò che avvenne quando il cristianesimo passò dall'essere una religione perseguitata all'essere la religione del potere.
Il libro è costellato di episodi impressionanti: la distruzione di templi, statue e opere d'arte considerate pagane; l'incendio di biblioteche; l'assassinio della filosofa Ipazia; la chiusura delle scuole filosofiche di Atene; le persecuzioni perpetrate da orde di cristiani fanatici verso chiunque rifiutasse di abbracciare questa religione. Letti uno dopo l'altro, questi episodi restituiscono l'immagine di un periodo storico molto più complesso e meno rassicurante di quello che normalmente si incontra nei manuali scolastici.

È un libro che mi ha francamente impressionato.

martedì 4 agosto 2026

Chiacchiere sul caldo

Siamo nel pieno della quarta ondata di calore di questa torrida estate, ammesso che esista un confine che le separi (credo che ormai si possano tranquillamente considerare un'ondata di calore unica). Questa settimana mi è toccato il turno 14:00 - 22:30 e nella mia azienda non c'è aria condizionata, eccetto che negli uffici. Diciamo però che non sono in fondo a una ipotetica scala delle sfortune, in quanto sono comunque all'interno di un gigantesco magazzino, all'ombra, dove un po' d'aria gira: chi stende asfalti sulle strade o raccoglie pomodori nei campi se la passa sicuramente peggio.

Il problema di questo turno è che esco di casa proprio nell'ora più infuocata della giornata e mi becco caldo e afa per tutte le otto ore e mezza di lavoro, quindi preferisco sicuramente l'altro: 06:00 - 14:30, qui almeno ho due o tre ore di "fresco". Ferie? Per ora non se ne parla, visto che da giugno a settembre abbiamo il grosso del lavoro. Forse in ottobre, quando ormai le ondate di calore saranno (forse) solo un ricordo. Nel frattempo stringo i denti, bevo litri di acqua, frutta e verdura a volontà e incrocio le dita.

lunedì 3 agosto 2026

Valditara e il burqa

Quando ho letto la proposta di proibire il burqa nelle scuole, partorita dal dimenticabile ministro Valditara, la prima domanda che mi sono posto è stata: esistono ragazze che vanno a scuola col burqa? Se sì, quante sono? Non si sa. Ho fatto qualche ricerca ma non ho trovato niente, dal momento che dati ufficiali, comprensibilmente, non ne esistono. L'unico caso che ho trovato, balzato agli onori delle cronache, risale a più di un anno fa e riguarda cinque ragazze di una scuola di Monfalcone. Ho provato a chiedere anche a mia figlia maggiore, educatrice in una scuola media e in una superiore, ma pure lei non ne ha mai viste.

La seconda domanda che mi sono posto è stata: la scuola non ha problemi più gravi da risolvere, prima della proibizione del burqa? Mi riferisco ad esempio alle disuguaglianze territoriali, al dramma della dispersione scolastica, alla mancanza di competenze di base che regolarmente emergono dagli Invalsi, allo stato drammatico dell'edilizia scolastica (strutture fatiscenti, carenza di certificazioni antisismiche, strutturali ecc.), stipendi degli insegnanti inferiori alla media rispetto a molti Paesi europei, precariato prolungato, carico burocratico crescente, difficoltà nel gestire classi-pollaio sempre più numerose ed eterogenee, carenza di insegnanti di sostegno specializzati, continui cambi di docente, difficoltà nell'inclusione degli studenti con bisogni educativi speciali, e si potrebbe continuare.

Ecco, di fronte a questo sfacelo, uno dei ministri dell'Istruzione più imbarazzanti della storia repubblicana parte lancia in resta per risolvere il problema più grave che secondo lui affligge la scuola italiana: alcune decine (forse) di studentesse che indossano il burqua.

(A scanso di equivoci preciso che il burqua non piace neppure a me, ma non è questo il punto. Il punto è un ministro che di fronte alla montagna di problemi che grava sulla scuola italiana, sceglie di fare una battaglia esclusivamente ideologica, identitaria e politica, che non risolverà nessuno dei problemi veri che affliggono la scuola.)

Se in Italia entrassero 34 milioni di persone in 24 ore

34 milioni di persone in 24 ore è l'esempio che ha utilizzato Simone Guida, dello splendido canale di divulgazione Nova Lectio, per cercare di spiegare ciò che è successo a Ceuta. Il bravissimo divulgatore è riuscito, con un video abbastanza improvvisato e breve ma estremamente chiaro, a dipanare un po' la complessità delle cause del dramma umanitario nell'enclave spagnola in Marocco. Sono rimasto sorpreso dalla enorme e ramificata serie di intrighi, accordi, ricatti, pressioni tra nazioni che hanno dato il via all'invasione della piccola città spagnola.

Allo stesso tempo non posso non provare sconforto nel prendere atto che - succede ormai da parecchi anni - i migranti sono diventati mezzi, merce di scambio nei contenziosi internazionali; persone ormai completamente disumanizzate, oggetti, i cui drammi personali scivolano via nella più completa indifferenza: contano solo come strumento di pressione nelle diatribe tra Paesi.

Ma contano anche come strumenti su cui imbastire della cinica propaganda politica, come dimostra la ridicola, stupida e inutile decisione del governo italiano di sospendere il trattato di Schengen per un mese, di cui fa cenno il divulgatore nel video. Se qualcuno desidera approfondire, il video è qui.

domenica 2 agosto 2026

Immagini da Ceuta



Alcune immagini da Ceuta. Due soldati spagnoli consolano un ragazzino marocchino che è riuscito a raggiungere la spiaggia e un militare della Guardia Civil prende in braccio e porta in salvo un neonato. Due immagini - ce ne sono tantissime come queste - che non vedrete nel giornalame fasciorazzista di destra. Perché il giornalame e i politici fasciorazzisti di destra devono cavalcare la paura per guadagnare consenso politico e distrarre l'attenzione dai disastri provocati da quattro anni di governo fallimentare, e il perseguimento di questo obiettivo passa necessariamente per la criminalizzazione dello straniero e la creazione di un nemico.

Compito tutto sommato abbastanza facile in un paese come il nostro: invecchiato, pauroso, rancoroso, impoverito, generalmente ignorante e governato dalla pancia e dalle pulsioni.

Storie noiose


Una volta Daniel E. Lieberman chiese allo scrittore Jonathan Safran Foer, autore del libro Possiamo salvare il mondo prima di cena: "Perché è così difficile mobilitare le persone sul clima?" Risposta: "Perché non è una buona storia, è astratta. Procede in maniera incrementale: che suspense c'è nella calotta artica che si scioglie? È letteralmente la cosa più noiosa del mondo. E tende alla ripetitività: quante volte, ormai, abbiamo sentito ripetere 'le peggiori inondazioni degli ultimi cento anni'? Ogni anno. E senza una buona storia non convinci nessuno. Era vero 5000 anni fa e resta vero oggi. Bisogna reinventare il modo in cui lo raccontiamo." 

A questo va aggiunta una affermazione di qualche tempo fa del premio Nobel Daniel Kahneman: "Nessuno ha mai preso una decisione a causa di un numero. C’è sempre bisogno di una storia." 

Mi sono venuti in mente Safran Foer e Kahneman leggendo la continua sequela di titoli dove si continua a dire che il tale giorno/mese/anno è il più caldo di tutti i precedenti. Non perché non sia vero. È certamente vero, ma occorre tenere presente che il riscaldamento globale non aumenta con progressività regolare, ma irregolare. Per capirlo occorre immaginare un escursionista che cammini verso la vetta di una montagna: la direzione procede ovviamente da un livello altimetrico basso a uno alto, ma il percorso non è tutto in salita, ci sono curve, avvallamenti, salite, discese, che possono essere più o meno ripide. Quindi, in linea d'aria si sale, ma il percorso reale sale e scende. Il riscaldamento climatico procede allo stesso modo.

Ecco perché il tipo di comunicazione basata sul giorno/mese/anno sempre più caldo dei precedenti può apparire a tratti fuorviante (e in parte lo è) e non serve a fare cambiare idea ai negazionisti: non è una storia avvincente, e purtroppo la mente umana è programmata per essere sensibile alle storie che contengono suspense, non a quelle noiose e ripetitive.

sabato 1 agosto 2026

Lonesome Dove



Alcuni critici hanno sostenuto che se nella vita si vuole leggere un solo romanzo western, deve essere questo. Ambientato tra il 1876 e il 1877, pochi anni dopo la fine della Guerra di Secessione americana, questo poderoso romanzo si svolge in un'epoca di passaggio: il Texas è ormai parte degli Stati Uniti, la ferrovia avanza lentamente verso Ovest, ma vaste regioni del Paese sono ancora selvagge. La storia prende spunto da un fenomeno realmente esistito: le grandi "cattle drives", le interminabili migrazioni di mandrie dal Texas verso gli Stati del nord, dove il bestiame aveva un valore molto più elevato. Erano viaggi di migliaia di chilometri che duravano mesi, in cui i protagonisti affrontavano fiumi in piena, tempeste, siccità, predoni, malattie e una natura spesso ostile. McMurtry ricostruisce quel mondo con una accuratezza in cui tutto pare autentico: la durezza della vita, il senso di precarietà, le immense distese delle Grandi Pianure e, insieme, quella sensazione di libertà assoluta che solo la frontiera poteva offrire.

La vicenda narrata nel libro ha inizio a Lonesome Dove, un minuscolo paese immaginario al confine tra Texas e Messico. Qui vivono Augustus "Gus" McCrae e Woodrow Call, due ex Texas Ranger ormai convertiti al commercio di bestiame. Gus trascorre le giornate tra un bicchiere di whiskey e una partita a carte, mentre Call lavora senza sosta, incapace di restare fermo. Quando ricompare il vecchio compagno d'armi Jake Spoon con il racconto dei pascoli sconfinati del Montana, nasce l'idea: radunare una mandria, attraversare le Grandi Pianure e fondare il primo ranch oltre lo Yellowstone. Da qui prende forma un'epopea che coinvolge cowboy esperti e ragazzi alle prime armi, prostitute, cacciatori di bisonti, trapper, sceriffi, giocatori d'azzardo, indiani e fuorilegge.

La caratterizzazione dei personaggi, più che le avventure raccontate, sono ciò che realmente dà forza al tutto. Augustus McCrae è spiritoso, intelligente, ironico. Capace di affrontare con leggerezza anche le situazioni più drammatiche, sembra appartenere a quella categoria di eroi che vengono immaginati invincibili. Poi, però, McMurtry ricorda che il West non fa sconti a nessuno. Basta una ferita, un'infezione, un imprevisto perché anche l'eroe più carismatico scopra la propria fragilità. Woodrow Call è invece agli antipodi: silenzioso, severo, incapace di esprimere i propri sentimenti, vive quasi esclusivamente attraverso il senso del dovere. L'amicizia tra lui e Gus è uno dei fili conduttori del romanzo.

Durante la lettura mi è capitato più volte di pensare che Lonesome Dove fosse una sorta di Signore degli Anelli ambientato nel West per la valenza epico del racconto. È un lungo viaggio che attraversa paesaggi immensi, durante il quale i personaggi cambiano, crescono, soffrono e affrontano perdite. È uno di quei romanzi in cui il viaggio conta molto più della destinazione. Viene in mente il Fabrizio De André di "per la sola ragione del viaggio, viaggiare". 

La storia editoriale del romanzo è singolare, ho scoperto approfondendo un po' la sua storia. All'inizio degli anni Settanta il regista Peter Bogdanovich voleva realizzare un film in omaggio a John Ford, con John Wayne, James Stewart e Henry Fonda come protagonisti. Larry McMurtry scrisse il copione, ma il progetto non andò mai in porto. Da quel copione nacque, molti anni dopo, Lonesome Dove, che venne pubblicato nel 1985 e vinse del Premio Pulitzer per la narrativa. Il romanzo viene oggi considerato da molti il più grande western mai scritto. Non ricordo di aver mai letto altri western, ma ho pochi dubbi sul fatto che sia così.

Ceuta e fake news

Repubblica ha messo in fila quattro tra le maggiori bufale partorite da esponenti di questo governo già nei minuti successivi alle immagini della crisi umanitaria di Ceuta, quando ancora non era chiaro cosa realmente stesse succedendo, né erano chiare le cause e le implicazioni. A partire dalla presidente del Consiglio più dimenticabile della storia repubblicana, giù giù fino al più dimenticabile e imbarazzante esponente di questa sciagurata compagine di governo (Tajani su tutti), è stato tutto un turbinio di dichiarazioni tra l'assurdo e l'inconcepibile, messe in campo con l'unico scopo di sfruttare politicamente l'ennesimo dramma migratorio. Nessuna attesa, nessuna analisi preventiva, nessun approfondimento, nessuna riflessione, solo il desiderio di speculare e sciacallare sul dramma. Nient'altro.

Nonostante gli anni e nonostante questo governo abbia fatto capire fin dal primo giorno del suo insediamento che il suo agire non sarebbe mai stato improntato alla soluzione reale dei problemi, quanto alla pura propaganda, ancora mi stupisco dei livelli infimi di beceraggine, ignoranza e sguaiatezza che è in grado di raggiungere.

In tutto questo, oltretutto, non ho ancora sentito e letto da nessuno, eccetto che da Pedro Sanchez, una parola di umanità relativamente alla vicenda. Questa massa di disperati che comprende anche donne, anziani, madri coi propri figli, ragazzi che hanno come unica colpa quella di provare a sopravvivere o anche solo di cercare un futuro migliore, viene unicamente vista come un problema geopolitico, un fattore destabilizzante potenzialmente in grado di mettere a rischio i nostri privilegi, la nostra ricchezza e la nostra rendita di posizione spesso conquistata sulla loro pelle. Non una parola su questo. D'altra parte veniamo da decenni di propaganda basata sulla criminalizzazione dello straniero o comunque del "diverso" per stato sociale, orientamento sessuale, politico. Il cinismo imperante viene per gran parte da qui.

giovedì 30 luglio 2026

Due Kit Carson

Cose che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un personaggio realmente esistito. Ma andiamo con ordine.

Nella parte finale del ciclopico romanzo Lonesome Dove, di Larry McMurtry, in un dialogo tra alcuni dei protagonisti a un certo punto viene citato, quasi di striscio, un Texas Ranger di nome Kit Carson. Siccome quando ero ragazzino leggevo vagonate di Tex Willer, quel nome non poteva non riportarmi al Kit Carson compagno e amico di Tex Willer. Lì per lì ho pensato: forse Larry McMurtry ha deciso di citare Kit Carson come omaggio al compagno brontolone di Willer, o magari proprio al fumetto di Tex Willer. 

Dal momento che sono curioso, ho chiesto qualche info a ChatGPT, la quale mi ha spiegato che esistono appunto due Kit Carson: il pard di Tex Willer e il Kit Carson in carne e ossa. Il Kit Carson in carne e ossa (1809-1868) è stato esploratore, trapper, guida, cacciatore nonché ufficiale dell'esercito statunitense e una delle figure più leggendarie, ma realmente esistite, della conquista del West, al pari di Buffalo Bill o Wild Bill Hickok. Già quando era in vita era diventato una celebrità grazie ai dime novels, i romanzi popolari dell'epoca. Quando, nel 1948, Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini crearono Tex Willer, decisero di affiancargli proprio Kit Carson, trasformandolo in un ranger più anziano, ironico e brontolone. Quindi il Kit Carson di Tex è sì un personaggio di fantasia, ma ispirato all'uomo realmente esistito, e quando McMurtry cita Kit Carson non sta facendo un riferimento al fumetto, sta semplicemente inserendo nella narrazione uno dei personaggi storici più famosi del West.



Kit Carson reale



Kit Carson personaggio dei fumetti

Ecco, io 'sta cosa non la sapevo e mi ha divertito e sorpreso, ma mi ha creato anche un po' di disappunto: tanti di anni di lettura di Tex, da giovane, senza aver mai saputo la storia di Kit Carson. Vabbe', meglio tardi che mai :-)

mercoledì 29 luglio 2026

Taglio accise per i fessi

A proposito della riduzione delle accise sul gasolio, 17 centesimi al litro per 9 giorni partendo da oggi, giova ricordare che questo governo di scappati di casa ha vinto le elezioni, nel 2022, con la promessa solenne di togliere le accise sui carburanti. Non diminuire, ridimensionare, limare, rivedere: TOGLIERE! Dappertutto, in rete, sono ancora in bella vista i video propagandistici della signora che urla e del felpato con cui i due ridicoli soggetti promettevano solennemente di togliere 'ste benedette accise una volta al governo. Tra i video più spassosi (si fa per dire) c'è quello di Meloni che va al distributore con 50 euro in mano e quando sta per consegnarli al benzinaio si gira a favore di telecamera e dice che solo una parte minoritaria di quei 50 euro copre il costo del carburante, il resto sono tasse, e che non è giusto che lo Stato si prenda tutti 'sti soldi e che una volta che saremo al governo e blablabla.

Quello di Salvini è, se possibile, ancora più esilarante. Si vede lui con occhiali da intellettuale e lavagnetta alle spalle, tipo insegnante di liceo, che con un pennarello tira una una riga su ogni tassa che grava sui carburanti: disastro del Vajont, terremoto in Irpinia, guerra in Abissinia (sì, guerra in Abissinia!) ecc., dicendo che se gli diamo fiducia tutte queste tasse spariranno. 

Bene, sono passati quattro anni, cioè hanno avuto quattro anni di tempo per togliere le accise sui carburanti che avevano promesso di togliere e quelle accise sono ancora lì. Pure aumentate. Perché sono ancora lì? Perché se si tolgono le accise sui carburanti crolla lo Stato, ok? E questa cosa loro la sapevano benissimo quando facevano quelle promesse irrealizzabili, ma le hanno fatte lo stesso perché sapevano che il numero di fessi che abbocca alla prima panzana che gli si racconta è elevatissimo. E infatti hanno poi vinto le elezioni. Ovviamente questa è solo una delle innumerevoli promesse che avevano fatto e che sono poi rimaste lettera morta.

Quindi oggi, dopo quattro anni, le accise sui carburanti sono ancora tutte lì, però ci hanno tolto 17 centesimi al litro per 9 giorni e solo sul gasolio, la benzina può continuare a veleggiare indisturbata sopra i 2 euro, chi se ne frega? In fondo, al popolino basta dare il contentino ed è soddisfatto così. Tanto sanno benissimo che al prossimo voto basterà tirare fuori dal cilindro qualche altra panzana e la rielezione sarà assicurata.

Si continua nel silenzio

Non ne parla più nessuno, ma ciò non significa che lo sterminio dei palestinesi sia terminato e che le violenze, le prevaricazioni, gli omicidi e i soprusi dei coloni israeliani in Cisgiordania, simpaticamente definiti "escursionisti" dai telegiornali di regime, siano terminati.

Si smette semplicemente di parlarne.

lunedì 27 luglio 2026

Sole e melanoma (e bufale)

A me ciò che interesserebbe sapere, riguardo alla vicenda della oncologa Debora Rasio, che sui social ha pubblicato un video in cui afferma che non è l'esposizione al sole a provocare il melanoma ma le creme solari, è se la dottoressa Rasio ha letto quello studio ma non l'ha capito, oppure l'ha letto, l'ha capito ma ha deciso comunque di cambiarne il significato.

Non è una questione da poco. Quel video ha avuto solo su facebook più di un milione di visualizzazioni e contiene pericolose (per la salute) falsità. Debora Rasio, oltretutto, che mi pare sia spesso presente anche in televisione, non è una delle tante influencer senza arte né parte che infestano i social, ma è regolarmente iscritta all'ordine dei medici e vanta un curriculum scientifico e accademico di tutto rispetto.

Ora, non è la prima volta che singole personalità scientifiche, in qualsiasi ambito, vanno contro corrente rispetto a ciò che è assodato dalla quasi totalità degli scienziati, ma quando accade la cosa disturba e infastidisce. Specie se, come in questo caso, si tratta di concetti da sempre evidenti e conosciuti anche da chi esperto non è.

domenica 26 luglio 2026

Matteo Lepore

Da un po' di giorni è sotto tiro Matteo Lepore, sindaco di Bologna, per i disordini e gli atti criminali alla manifestazione con cui si chiedeva verità e giustizia per Abderrhaim Fakir. La "colpa" di Lepore sarebbe quella di aver organizzato una manifestazione senza prevederne le possibili degenerazioni. Il sotteso del ragionamento è: Lepore ha organizzato la manifestazione sapendo che sarebbe potuta degenerare, quindi non avrebbe dovuto organizzarla, oppure avrebbe dovuto organizzarla dopo qualche giorno, quando si fossero calmate le acque (evidentemente, chi fa questo ragionamento immagina che dopo qualche giorno i criminali non si sarebbero fatti vivi). Se ci si pensa, è lo stesso ragionamento di chi imputa la colpa di una violenza sessuale alla vittima perché magari indossa una minigonna troppo provocante.

Se si desse credito a questo ragionamento, in Italia non si potrebbero più organizzare manifestazioni, dal momento che gli imbecilli e i criminali provano sempre a infiltrarsi e spesso purtroppo ci riescono, ma lasciamo perdere.

Fortunatamente c'è ancora chi è capace di ragionare in maniera sensata. Tra questi si può annoverare Franco Gabrielli, ex capo della polizia, dell'AISI ed ex prefetto di Roma, il quale ha rilasciato una intervista al Resto del Carlino di stamattina in cui ha parlato della manifestazione di Bologna e di Matteo Lepore. Ecco i passaggi più interessanti:


"Gabrielli, impossibile non partire dai fatti di Bologna. La piazza, intanto, era lecita?"

"Per prima cosa eliminiamo un malinteso in questi giorni imperante. Il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza dice che delle manifestazioni deve essere dato preavviso tre giorni prima. Ma è un preavviso e non un'autorizzazione, come tutti si stanno affannando a dire. E mi lasci dire che trovo abbastanza preoccupante che si torni a parlare di fideiussione per organizzare una manifestazione: è un pericoloso slittamento rispetto a un diritto costituzionale."

"​Il preavviso di tre giorni però non c'è stato. È un fatto."

"Da che mondo è mondo, e parlo da ex prefetto, con fatti di rilevanza e urgenza particolari, nessuno ha mai interpretato il tema di tre giorni come limite invalicabile. Credo quindi sia una polemica pretestuosa."

"​Da parte di Lepore è stato più utile o più rischioso chiamare a raccolta la piazza?"

"Credo che il sindaco di Bologna non abbia fatto nulla per aizzare la piazza ma, al contrario, abbia indetto una manifestazione proprio allo scopo di governarne le pulsioni. Se poi le buone intenzioni non trovano corrispondenza nelle intenzioni degli altri, la reazione dovrebbe essere una condanna unanime degli episodi di violenza, non certo del sindaco."


Tornando quindi al paragone con la violenza sessuale, il concetto espresso da Gabrielli è semplice: la colpa è di commette la violenza sessuale, non di presunti atteggiamenti provocatori di chi ne è vittima. Per le piazze, stesso identico discorso: la colpa è dei criminali che compiono quegli atti, non di chi organizza una manifestazione. Lo dice un ex capo della polizia.

Ninna nà per Emma :-)

Quando ero giovinetto frequentavo la parrocchia e ricordo con simpatia un prete, don Giancarlo, che era fissato col movimento dei Focolarini...