domenica 18 ottobre 2026

Dissociazioni?

Ma tu ti sei dissociato? Tu hai preso le distanze? E se non l'hai fatto, perché non l'hai fatto? Come mai il tale politico non l'ha fatto? Ah, se non l'ha fatto significa che sotto sotto è complice e condivide le violenze! 

No, ma io me li immagino i "cacciatori di dissociati" tutti lì, curvi suoi propri smartphone, a interpellare urgentemente ChatGPT chiedendo l'elenco di chi si è dissociato dalle violenze e chi no. E questa cosa, francamente, avrebbe anche un po' rotto le appendici pendule maschili. Perché non ha senso.

Quando qualche anno fa una banda di neofascisti aveva devastato e incendiato la sede della Cgil a Roma io non avevo cominciato a passare in rassegna i profili dei politici di destra per fare l'elenco di chi si era dissociato e chi no. Magari qualcuno l'aveva fatto e qualcun altro no. Ma chi se ne frega. Vogliamo applicare la legge del silenzio/assenso anche a chi non si dissocia a caratteri cubitali dalle violenze e dai crimini che commettono i delinquenti che non c'entrano niente con le manifestazioni e vi si infiltrano rovinandole? Oppure siamo tutti abbastanza maturi da capire che non serve ogni volta dissociarsi perché è OVVIO che, per principio, si è tutti, indipendentemente dalle idee politiche, contro la violenza? 

La richiesta di Meloni di dissociarsi senza ambiguità dalle violenze e di lavorare tutti per prevenirle è ridicolo e ingannevole, perché ha lo scopo di eludere e distogliere l'attenzione dalla domanda che tutti dovrebbero farsi: chi è competente a prevenire e contenere qualunque violenza, affinché ogni manifestazione si svolga pacificamente? Beh, do una notizia alla capa del governo più longevo della storia repubblicana: competente è il governo. Il quale governo, invece di dare la colpa alle opposizioni, sarebbe cosa buona che cominciasse ad assumersi le proprie responsabilità. Ma, si sa - lo scriveva già Umberto Eco: Bisogna sempre trovare un nemico per liberarsi del peso di guardare dentro se stessi e affrontare i propri fallimenti.

Tipo un'assemblea condominiale


Siamo seduti in poltrona e la tentazione di andare nella credenza per arraffare i biscotti è fortissima. Però siamo combattuti, perché se da un lato il richiamo della gratificazione legata al cibo è fortissimo, dall'altro sappiamo che non è salutare e che ingerire biscotti stando sul divano potrebbe compromettere gli esiti del prossimo appuntamento con la bilancia. Comincia quindi una affollata e rissosa assemblea di condominio in cui i condòmini non se le mandano a dire e se ne dicono di tutti i colori.

Nella metafora, ovviamente, il condominio è il nostro cervello e i condòmini sono le varie parti che lo compongono (amigdala, corteccia pre-frontale, area di Broca ecc.) e i neurotrasmettitori (dopamina, cortisolo, serotonina, ossitocina ecc.) che vi lavorano. È una delle metafore più belle contenute nel libro. Ovviamente queste vivaci sedute condominiali si ripropongono ogni volta che nell'arco della giornata dobbiamo prendere una decisione, da quelle più leggere (i biscotti) a quelle più serie e importanti. 

Uno dei punti centrali del libro è che il nostro cervello non è un blocco monolitico e perfettamente razionale, ma è appunto una sorta di affollatissima assemblea di inquilini in perenne disaccordo, in cui fanno capolino istinti ancestrali, paure ataviche e automatismi che spesso finiscono per prendere il sopravvento. È un viaggio, ironico e istruttivo, alla scoperta dei meccanismi neuroscientifici e linguistici che governano le nostre scelte, le nostre reazioni emotive e i nostri condizionamenti quotidiani. Un manuale molto utile anche per capire perché reagiamo in un certo modo allo stress, alle notifiche, alle parole degli altri o alle piccole frustrazioni di tutti i giorni. 

Uno dei saggi più istruttivi e ironici che mi sia capitato di leggere nell'ultimo periodo.

sabato 17 ottobre 2026

Canzone delle domande consuete

Quando si pensa a canzoni d'amore, in genere vengono sempre in mente quelle scritte da Cocciante, Baglioni, Tozzi. Oppure Enrico Ruggeri e altri: quelle che mediaticamente hanno avuto maggiore risconto e visibilità nel corso degli anni. Eppure io sono convinto che la canzone d'amore più bella mai scritta in Italia sia Canzone delle domande consuete, di Guccini, pubblicata nel 1990 all'interno dell'album Quello che non...

Perché secondo me è la più bella canzone d'amore che sia mai stata scritta? Perché non è inutilmente melensa, non è banale e non è immediatamente facile a un primo ascolto. È uno dei brani più intensi, maturi e profondi di Francesco Guccini e parla di tematiche che a lui sono sempre state molto care, come lo scorrere del tempo e il modo in cui questo scorrere incide sulla interiorità di ognuno, sul mondo, sulla vita di coppia, sulle relazioni.

Qui Guccini sembra voler dire che, spesso, non soffriamo soltanto perché rischiamo di perdere qualcuno, ma perché non sappiamo più chi siamo diventati insieme a quella persona, quindi ci facciamo domande che spesso sono contraddittorie e ripercorriamo il passato, cerchiamo spiegazioni, ci aggrappiamo ai ricordi. Vorremmo una risposta capace di rimettere ordine in tutto senza riuscire a trovarla. È una canzone profondamente gucciniana perché parla del dubbio senza mai arrivare a una conclusione rassicurante. 

Tra le immagini più belle c'è quella del prato ricoperto di bitume, una splendida metafora che può essere letta come l'immagine di ciò che il tempo, le abitudini e le delusioni fanno alle nostre possibilità. Non necessariamente le distruggono, ma le ricoprono, rendendole difficili da raggiungere. 

Ecco perché, secondo me, Canzone delle domande consuete rimane la canzone d'amore più bella mai scritta.


Ancora qui a domandarsi e a far finta di niente

Come se il tempo per noi non costasse l'uguale

Come se il tempo passato ed il tempo presente

Non avessero la stessa amarezza di sale

Tu non sai le domande, ma non risponderei

Per non strascinare parole in linguaggio d'azzardo

Eri bella, lo so, e che bella che sei

Dicon tanto un silenzio e uno sguardo

Se ci sono non so cosa sono e se vuoi

Quel che sono o sarei, quel che sarò domani

Non parlare non dire più niente, se puoi

Lascia farlo ai tuoi occhi, alle mani


Non andare, vai

Non restare, stai

Non parlare, parlami di te


Tu lo sai, io lo so, quanto vanno disperse

Trascinate dai giorni come piena di fiume

Tante cose sembrate e credute diverse

Come un prato coperto a bitume

Rimanere così, annaspare nel niente

Custodire i ricordi, carezzare le età

È uno stallo o un rifiuto crudele e incosciente

Del diritto alla felicità

Se ci sei, cosa sei? Cosa pensi e perché?

Non lo so, non lo sai, siamo qui o lontani?

Esser tutto, un momento, ma dentro di te

Aver tutto, ma non il domani


Non andare, vai

Non restare, stai

Non parlare, parlami di te

Non andare, vai

Non restare, stai

Non parlare, parlami di noi


giovedì 15 ottobre 2026

Le guerre illegali della Nato


Gli avvenimenti storici degli ultimi settant'anni mostrano chiaramente che molte volte i paesi della NATO ne hanno aggrediti altri, violando il divieto dell'uso della forza sancito dallo Statuto delle Nazioni Unite. La NATO non è un'organizzazione al servizio della stabilità e della pace nel mondo, ma, al contrario, rappresenta un elemento destabilizzante.

​Nel 1953 il Regno Unito e gli Stati Uniti attaccarono senza mandato dell'ONU l'Iran e ne rovesciarono il governo. Nel 1954 gli USA attaccarono senza mandato dell'ONU il Guatemala e ne rovesciarono il governo. Nel 1956 la Francia e il Regno Unito attaccarono l'Egitto, insieme a Israele, senza mandato dell'ONU. Nel 1961 gli USA attaccarono Cuba senza mandato dell'ONU. Nel 1964 gli USA attaccarono senza mandato dell'ONU il Vietnam. Nel 1981 gli USA attaccarono senza mandato dell'ONU il Nicaragua. Nel 1986 gli USA attaccarono senza mandato dell'ONU la Libia. Nel 1999 gli USA, la Germania, il Regno Unito e la Francia attaccarono senza mandato dell'ONU la Serbia. Nel 2001 gli stessi quattro paesi della NATO attaccarono senza mandato dell'ONU l'Afghanistan. Nel 2003 gli USA e il Regno Unito attaccarono senza mandato dell'ONU l'Iraq. Nel 2011 gli USA, il Regno Unito e la Francia attaccarono senza mandato dell'ONU la Libia. Attualmente, gli USA, la Germania, il Regno Unito, la Francia e la Turchia sono in guerra senza mandato dell'ONU, insieme alle monarchie arabe del Qatar e dell'Arabia Saudita, contro la Siria.

​La NATO ha gettato più volte nel caos vari paesi, ucciso esseri umani e provocato esodi di profughi. Di conseguenza, in Europa, un numero via via crescente di cittadine e cittadini sta assumendo una posizione critica nei suoi confronti, nella consapevolezza di quante guerre di aggressione siano state condotte dagli Stati membri, con il supporto della propaganda dei media asserviti attraverso un'informazione fallace e spesso menzognera.

Forse per commentare questo saggio storico basterebbe il testo riportato qui sopra, estrapolato dalla sintesi conclusiva dell'autore, senza bisogno di aggiungere altro. Ho letto questo libro perché mi sono stancato di vivere immerso in una narrazione mediatica e politica asfissiante in cui noi occidentali siamo raccontati come i buoni mentre là fuori ci sono i cattivi, c'è l'impero del male. Viviamo in un flusso costante di informazioni che ci restituisce questa lettura unidirezionale degli equilibri geopolitici globali e l'autore smonta questa narrazione col supporto di una documentazione vastissima e accurata, dimostrando come, dal secondo dopoguerra in poi, la più grande alleanza militare del mondo, guidata dagli Stati Uniti, ha spesso agito al di fuori del mandato delle Nazioni Unite, avviando interventi armati e conflitti che hanno profondamente destabilizzato intere regioni. Partendo dalla Guerra Fredda agli interventi post-1989 il libro ripercorre decenni di storia contemporanea, evidenziando come la natura della NATO sia progressivamente mutata. 

Nata nel 1949 con una vocazione formalmente difensiva, l'Alleanza Atlantica ha visto intensificarsi le sue operazioni offensive soprattutto a partire dalla caduta del Muro di Berlino. Dalle azioni nei Balcani (come nel caso della Serbia nel 1999) fino ai teatri mediorientali e asiatici (Afghanistan e Iraq), l'autore evidenzia una costante violazione del divieto dell'uso della forza sancito dallo Statuto dell'ONU. Un capitolo particolarmente inquietante affrontato da Ganser riguarda inoltre le strutture clandestine della Nato note in Italia con il nome di Operazione Gladio - chi ha la mia età non può non ricordare quanto si parlò a cavallo tra gli Ottanta e i Novanta dello "scandalo Gladio". A questo proposito scrive l'autore:

La NATO è inoltre attiva nel campo delle guerre sotto copertura, anche se i mezzi di comunicazione di massa ne parlano pochissimo. Nel 1990 si venne a sapere che la NATO aveva costituito in Europa dei reparti paramilitari segreti stay-behind, che durante la guerra fredda avevano l'incarico di difendere il territorio dei paesi appartenenti alla NATO in caso di un'invasione sovietica, combattendo dietro le linee nemiche, e che però si dovevano attivare anche in tempo di pace contro comunisti e socialisti, qualora fossero diventati troppo forti nei paesi dell'Alleanza Atlantica, arrivando a minacciarli per così dire “dall'interno”. In Italia questi reparti segreti agivano col nome di “Operazione Gladio”. In Germania, per garantire un atteggiamento anticomunista, gli americani reclutarono nei reparti stay-behind ufficiali di destra che avevano fatto parte delle SS. Essi venivano addestrati con le Special Forces britanniche e americane, avevano a loro disposizione esplosivi e depositi segreti di armi e normalmente erano annessi ai servizi segreti militari di ciascun paese NATO dove operavano, la cui popolazione e persino molti parlamentari di tutto questo non sapevano nulla. Alcuni di questi reparti furono coinvolti in gravi crimini quali colpi di Stato, attacchi terroristici e torture, ragion per cui nel 1990 il Parlamento europeo chiese di condurre un'indagine approfondita a loro riguardo in tutti i paesi della NATO, che però fu bloccata dall'Alleanza stessa e quindi non fu mai attuata. Io stesso, negli anni in cui ho studiato gli eserciti segreti della NATO, ho constatato che è proprio quest'ultima a non consentire di dare un'occhiata a questi lati oscuri della sua storia. Nonostante ripetute richieste, non mi è stato mai possibile accedere ad alcun documento relativo ai reparti stay-behind. La NATO non è né trasparente né organizzata democraticamente, ma ha una struttura gerarchica come un'alleanza militare e funziona sul principio della riservatezza, anche e soprattutto quando ci sono di mezzo reati gravi.

​Un altro dei temi più interessanti trattati nel libro riguarda il ruolo dei media e la percezione pubblica. Citando anche le analisi di psicologi ed esperti di comunicazione come Rainer Mausfeld, l'autore si chiede come è possibile che interventi militari su vastissima scala vengano spesso edulcorati, decontestualizzati o resi quasi invisibili al grande pubblico. La risposta risiede in un sistema di manipolazione e indirizzamento dell'informazione, documentato storicamente anche attraverso legami profondi tra apparati di intelligence e circuiti mediatici influenti in grado di plasmare il comune sentire (per restare a oggi, un esempio di questa manipolazione la si trova nel modo in cui i media mainstream nascondono il ruolo dell'espansione a est della Nato, dopo la riunificazione tedesca, nella genesi del conflitto russo-ucraino). 

Le pagine in cui si racconta come la CIA influenzava i media americani (Washington Post, The New York Times, Newsweek ecc.) in quei decenni sono impressionanti. È infatti ormai ampiamente documentato come durante la Guerra Fredda, inclusi i periodi delle guerre in America Latina e del Vietnam, la CIA abbia intrapreso azioni per influenzare, orientare e in alcuni casi cooptare settori dell'informazione e dei media (statunitensi e internazionali) al fine di orientare l'opinione pubblica a favore delle politiche estere di Washington. L'obiettivo era far circolare notizie favorevoli agli interessi di sicurezza nazionale, arginare la propaganda sovietica o giustificare interventi e operazioni sotto copertura, specialmente in America Latina e nel Sud-est asiatico, facendo in modo che determinati punti di vista istituzionali venissero amplificati e che le informazioni critiche venissero filtrate o ridimensionate. Per decenni agli americani sono state propinate, a loro insaputa (ma con la connivenza delle amministrazioni che si sono succedute), notizie completamente false o manipolate riguardo a tutti i conflitti illegali e le aggressioni a paesi sovrani che gli USA hanno condotto, sia durante i decenni della Guerra Fredda, sia dopo la caduta dell'Unione Sovietica.

È un libro che sorprende, inquieta e a tratti irrita, perché, abituati a guardare il mondo con le nostre lenti occidentali, ci costringe a fare i conti con una realtà che fatichiamo ad accettare: noi non siamo i buoni e gli altri non sono i cattivi. E, come diceva continuamente Papa Francesco: "Se qualcuno riesce a spiegarmi la differenza tra imperi buoni e imperi cattivi, è il benvenuto."

20 anni

Il 15 ottobre 2006 scrivevo il primo post di questo blog. Più volte, dopo l'avvento dei social prima e dell'IA oggi, mi sono chiesto se valga ancora la pena tenere un blog e che senso abbia farlo, dal momento che la comunicazione è ormai da tempo più veloce, più effimera e si è spostata altrove. Ogni volta, però, mi rispondo che sì, ne vale la pena.

Innanzitutto perché questo blog è casa mia e tutto ciò che ho scritto in questi vent'anni è facilmente reperibile grazie all'archivio e alle etichette. In secondo luogo perché il blog è, per sua natura, lento e ho capito da tempo che oggi la lentezza è un valore prezioso.

I social esigono interazioni veloci, il flusso delle notizie e dei pensieri scorre impetuoso, travolgendo tutto, e le reazioni devono essere immediate. Il blog è una sorta di ancora di salvezza dalla civiltà della velocità e della fretta, che non si manifesta soltanto in rete, ma anche nella vita reale. Qui posso prendermi il mio tempo: prima di scrivere un post posso pensarci su anche tre giorni, e persino gli scambi nei commenti non impongono alcuna fretta.

Vent'anni dopo, mi basta questo per continuare.

lunedì 12 ottobre 2026

La gioia, all'improvviso


Malinconico ma bello, questo romanzo autobiografico di Manuel Vilas. 

Vilas parte per un tour mondiale dopo il successo del suo romanzo In tutto c'è stata bellezza, va da hotel a hotel, incontra lettori, ma in realtà è solo con se stesso, con i suoi fantasmi: i genitori che non ci sono più ma sono sempre lì, i figli lontani e vicinissimi. È un viaggio a due facce: quella pubblica, in cui lo scrittore dialoga con i suoi ammiratori, e quella privata, in cui si confronta con la sua solitudine e il suo fantasma di sempre: la depressione.

Non è un romanzo con una trama, è più un diario, un flusso di pensieri che a tratti mi ha ricordato il famoso Il libro dell'inquietudine, di Pessoa. Un flusso di pensieri che si conclude con la presa di coscienza (forse un po' utopistica), da parte dell'autore, che tutto quello che abbiamo amato e perduto prima o poi si trasforma in gioia.

Molto bello.

domenica 11 ottobre 2026

Perché pagare per leggere il Corriere?

Il Corriere della Sera ormai da tempo nasconde gran parte dei suoi articoli online dietro paywall. Lo fanno quasi tutti: Repubblica, Stampa, Messaggero ecc. Il costo, in realtà, non è neppure elevato e corrisponde grosso modo a quello di un caffè al mese, tanto che più di una volta sono stato lì lì per dargli quell'euro e mezzo per poter leggere quello che mi interessa. Ogni volta, però, mi sono fermato al pensiero che il Corriere ospita con una certa frequenza gli editoriali di Federico Rampini: perché devo pagare un giornale che pubblica stupidaggini sul negazionismo climatico e distorce i dati su fenomeni migratori e altri temi di importantissima rilevanza scientifica e sociale? (Qui un grande Telmo Pievani smonta le sciocchezze raccontate da Rampini in uno dei suoi ultimi editoriali.)

In realtà il Corriere non ospita solo gli editoriali di Rampini ma anche rubriche interessanti come Data Room, di Michela Gabanelli, che racconta i fenomeni del nostro tempo basandosi esclusivamente su dati oggettivi e rigorosamente verificati, un sistema che si pone agli antipodi rispetto alle sciocchezze che scrive Rampini. Ma è questa ambiguità che mi dà fastidio, questa sorta di volere tenere i piedi in due staffe accontentando sia chi cerca l'autorevolezza giornalistica, sia chi è in cerca di storie false per corroborare i propri pregiudizi. E allora no, vedo il paywall e passo oltre.

sabato 10 ottobre 2026

Pensieri lenti e veloci


Ogni volta che finisco un saggio che ha come argomento il funzionamento del nostro cervello mi riprometto sempre che non ne leggerò altri. Poi, inevitabilmente, ci ricasco e scopro che ne vale sempre la pena. Questo libro, scritto dal premio Nobel Daniel Kahneman (è stato uno psicologo ma il Nobel l'ha vinto per l'economia), non fa eccezione.

Il fulcro del libro è la descrizione del rapporto, spesso conflittuale, tra due personaggi fittizi che l'autore chiama sistema 1 e sistema 2. Cosa sono? Sono le due modalità con cui il nostro cervello ci mette in relazione col mondo. Nella prima pagina del saggio, per illustrare questo dualismo l'autore mostra la fotografia in bianco e nero del volto di una donna arrabbiata, immagine poi seguita da un'operazione matematica: 17 x 24. L'immagine della donna arrabbiata è espressione del sistema 1, l'operazione matematica del sistema 2.

Nel primo caso, per interpretare la fotografia del viso di donna arrabbiata il cervello non deve fare alcuna fatica: vede l'espressione del viso e capisce immediatamente il suo stato d'animo. Tutt'al più può fare qualche ipotesi sui motivi dell'arrabbiatura, ma niente di complesso. Questo è il sistema 1: veloce, intuitivo, automatico, emozionale, spesso inconscio. L'operazione matematica, invece, è tutta un'altra storia. Chi intende risolverla deve richiamare alla mente ciò che ricorda dai tempi di scuola riguardo alla risoluzione delle moltiplicazioni. Se non riesce a risolverla a mente deve prendere carta e penna, fare vari passaggi, per poi arrivare alla soluzione. Per il cervello è un lavoro complesso che richiede uno sforzo che non è solo mentale ma che ha anche implicazioni fisiche: i muscoli si tendono, la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca aumentano e le pupille tendono a dilatarsi, fino al ritorno alla normalità una volta risolta la moltiplicazione. Questo è il sistema 2: lento, faticoso, pigro, conscio, logico/matematico.

Il nostro cervello, progettato per risparmiare energia e fare meno fatica possibile, preferisce sempre approcciarsi alle cose del mondo col sistema 1 (anche per ragioni evolutive) perché è efficiente, indispensabile e spesso sorprendentemente preciso. Ma ha un limite fondamentale: preferisce una risposta rapida a una risposta verificata. Si affida alle impressioni, alle esperienze passate e alle scorciatoie mentali. Quando le informazioni sono incomplete tende a colmare i vuoti, quando una conclusione appare convincente può scambiarla per vera. Non ama l'incertezza e non si ferma spontaneamente a chiedersi se il suo giudizio sia fondato. E questo, purtroppo, è il sistema con cui principalmente interagiamo col mondo, con le persone, nella valutazione di fatti complessi, sui social ecc.

Il sistema 2, come detto, è il suo opposto: lento, riflessivo, analitico. Non si accontenta della prima impressione ma può fermarsi, esaminare i fatti, confrontare alternative e mettere in discussione ciò che sembra ovvio. Richiede concentrazione, disciplina, fatica ed è quello che entra in gioco quando dobbiamo risolvere un problema complesso, valutare una scelta importante o riconoscere un errore nel nostro ragionamento. Il problema è che il sistema 2 è pigro perché consumare energia mentale costa, e spesso preferisce accettare la risposta già confezionata dal sistema 1 e chi s'è visto s'è visto. Questo è il motivo che ci porta, quasi sempre inconsciamente, a scambiare una convinzione per una prova, la sicurezza per la competenza, una prima impressione per una conoscenza autentica, sempre con la convinzione di avere ragionato in maniera impeccabile.

Tutta la seconda parte del libro è dedicata dall'autore a spiegare i fallimenti del sistema 1 e la fallacia dei vari tipi di euristiche, sistemi che impattano negativamente sulla qualità delle decisioni che prendiamo, da quelle più banali (scrivere un post su un social) a quelle più importanti (contrattare un mutuo, cambiare lavoro, impegnarsi in una relazione ecc.).

È un libro che insegna a mettere sulla graticola le certezze e i pregiudizi; non per cercare di rivederli o correggerli (pare lo dicesse già Einstein: È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio), ma per rendersi conto di averli.

venerdì 9 ottobre 2026

Le lettere strappate



Nell'isteria bellicista generale che sta contagiando tutto e tutti in Europa, ci sono notizie che non passano o che vengono relegate in piccoli trafiletti a pagina 18 dei quotidiani. Come ad esempio la marea umana di giovani tedeschi che rifiutano le convocazioni e strappano nelle piazze le lettere ricevute dall'esercito.

A Kiel, quest'estate, un diciottenne apre la cassetta della posta. C'è una busta della Bundeswehr con all'interno la convocazione per la visita medica. Sul questionario che gli avevano mandato a gennaio aveva scritto 0 su 10, zero interesse, ma la lettera è arrivata lo stesso. Dal 1 gennaio 2026 la Germania ha reintrodotto la registrazione obbligatoria. Tutti i ragazzi del 2008 ricevono il Fragebogen e rispondere è obbligatorio, pena una multa. Sulla carta il servizio militare è volontario, ma il Ministero della Difesa ha confermato il 18 settembre che le visite di idoneità sono già partite, con un anno di anticipo rispetto a quanto annunciato. Il governo ne ha inviate 451.400. 231.700 ai ragazzi, 219.700 alle ragazze. Il 96% dei maschi ha risposto. Due terzi hanno detto: non ci interessa. Risultato finale? Su 300.000 contatti iniziali, solo 530 firme per il servizio volontario.

Il 25 settembre scorso, in 100 città tedesche questi ragazzi sono scesi in piazza e 45.000 studenti hanno manifestato a Berlino, Monaco, Francoforte, Stoccarda. Il nome del movimento è "Schulstreik gegen Wehrpflicht", sciopero scolastico contro la leva. Il governo Merz giustifica queste convocazioni dicendo che servono per la NATO, la quale si è posta l'obiettivo di arrivare a 260.000 soldati attivi più 200.000 riservisti entro il 2035. Ciò che ha fatto scendere in piazza i giovani è il fatto che, come ormai è chiaro a tutti, se le convocazioni su base volontarie non basteranno - a questo punto è chiaro che non basteranno - la chiamata diventerà obbligatoria. Ma i giovani hanno, giustamente, altri piani per le loro vite.

Nuova legge elettorale

Il commento migliore che ho letto in giro sull'approvazione della nuova legge elettorale è quello di Marie Gouze. La quale, come suo solito, non ha peli sulla lingua.

mercoledì 7 ottobre 2026

Genitori o nonni?

In un ospedale di Salerno è nata una bimba, Francesca Pia. La mamma ha 59 anni e il papà 70. Non è chiaro se la fecondazione sia stata naturale o se la coppia abbia fatto ricorso a forme di fecondazione assistita e il ginecologo che ha seguito la coppia ha parlato di un grande evento.

Io sono sempre stato favorevole sia alle varie forme di fecondazione assistita che alle adozioni, anche da parte di coppie dello stesso sesso, purché i genitori siano nell'età che consente loro di adempiere alla loro missione di genitori. Sono invece contrario alle gravidanze in tarda età. Queste sì che le ritengo una forma di egoismo, non le adozioni o la fecondazione assistita. In primo luogo perché è molto improbabile che genitori così anziani abbiano le energie e la forza per allevare come si deve una figlia; in secondo luogo perché questa povera figlia dovrà passare la sua giovinezza ad accudire i genitori nella loro vecchiaia (sempre che non se ne vadano prima). Non è egoismo, questo?

A 59 e a 70 anni si dovrebbe diventare nonni (io lo sono diventato a 56), non genitori.

Risvegli

Christa Pike, la donna sopravvissuta a due iniezioni letali in un carcere del Tennessee e trasferita poi urgentemente in ospedale, è tornata cosciente ed è in grado di parlare. Si ipotizza che i funzionari del carcere incaricati di somministrarle le iniezioni letali - per quanto mi riguarda, assassini essi stessi - non siano stati in grado di iniettarle correttamente il farmaco letale in vena. Chissà, magari una volta che la donna si sarà rimessa, al terzo tentativo avranno più fortuna.

martedì 6 ottobre 2026

Fallacie

La frase "In un mondo di Francesca Albanese io sarò sempre fiero di essere dalla parte di Liliana Segre", pronunciata da Renzi alla chiusura della Leopolda, mi pare presenti alcune criticità. La prima è che assomiglia al tenore di certi post di Salvini, livello quarta elementare o giù di lì. In aggiunta, contiene almeno un paio di fallacie. 

La prima è quella del Falso dilemma. La frase presenta le due figure come alternative esclusive, costringendo chi ascolta a una scelta binaria (o stai con l'una, o stai con l'altra). Dal punto di vista logico, sostenere le posizioni dell'una non implica automaticamente rifiutare l'altra poiché operano su piani, contesti e ruoli differenti. 

La seconda fallacia è quella della ​Falsa contrapposizione, dove si mette a confronto la figura di Liliana Segre (testimone della Shoah e senatrice a vita) con quella di Francesca Albanese (relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati). Così facendo, si crea l'illusione che le due posizioni siano intrinsecamente incompatibili o antagoniste su scala morale o politica. ​L'effetto retorico di questa struttura è quello di far passare il proprio posizionamento politico come una scelta di principio (stare con la memoria della Shoah), dipingendo implicitamente l'altra parte come un'alternativa morale negativa.

Diciamo che, in un mondo di Renzi, io starei con chiunque altro.

domenica 4 ottobre 2026

Non disturbiamo i padri


Per la ministra Roccella, le cui visioni della donna e della maternità non si discostano granché da quelle di Vannacci - con l'aggravante che lei è una donna - ha dichiarato ieri che il "problema" dei figli e del periodo della maternità non deve riguardare i padri ma è una faccenda da donne. Non importa che i figli si facciano in due: i padri è meglio non disturbarli. La frase esatta, estrapolata da una intervista alla Stampa, è questa: "Non amo gli obblighi, specie quelli che entrano nelle relazioni: il congedo paritario è un obbligo innanzitutto per le persone. Dobbiamo far sì che la genitorialità non svantaggi né le aziende né le famiglie. Se resta uno svantaggio, suddividerlo non risolve il problema, semmai lo moltiplica."

Per la ministra, quindi, evidentemente impegnata a dare manforte a Meloni nella rincorsa a Vannacci, il congedo di paternità obbligatorio può tranquillamente continuare a essere limitato, come oggi, a soli 10 giorni per i padri a fronte dei 5 mesi per le madri, anche se il costo sociale e professionale del fare figli continuerà in questo modo a ricadere quasi interamente sulle donne (una donna su cinque in Italia è costretta ad abbandonare il lavoro dopo il parto), mantenendo e cristallizzando sine die il cosiddetto gender pay gap. D'altra parte perché concedere ai padri un diritto che consentirebbe loro di vivere appieno la paternità e di assumersi la giusta quota di lavoro di cura fin dai primi mesi di vita del bambino, come avviene in tutti i Paesi d'Europa? Qui siamo nella avanzata Italia, mica nella retrograda Europa!

Continueranno quindi a esistere inique differenze salariali tra uomini e donne e il lavoro di cura sarà ancora quasi totalmente appannaggio delle donne, bloccando la loro crescita professionale e l'occupazione, perché le neo-mamme continueranno a essere costrette a scegliere tra maternità e lavoro. Il tutto per volere di una signora che, ironicamente, è a capo di un ministero che si chiama delle Pari Opportunità.

L'intruso


Stamattina, camminando per Santarcangelo, mi sono accorto che sulla strada ero un intralcio. Per chi? Per le macchine. Nelle città e nei paesi i pedoni sono diventati un intralcio al traffico veicolare dominante. Mentre realizzavo questa cosa, che in realtà ho sempre avuto distrattamente sotto agli occhi, mi è venuta in mente una lezione di Stefano Mancuso in cui il noto scienziato e divulgatore spiegava che non è sempre stato cosi. Anzi, non è mai stato così. 

Nella storia urbana, dalle città romane ai borghi medievali ai paesi più grandi, la strada non era una pura corsia di scorrimento, non è nata e non è mai stata concepita per questa funzione, ma era l'estensione della casa e della piazza. Era il luogo in cui si svolgevano i mercati e le attività commerciali, si passeggiava, si sostava e si interagiva socialmente. La strada era il luogo in cui i bambini giocavano liberamente, poiché i ritmi del movimento erano dettati dai passi umani o, al massimo, da carrozze e animali che procedevano a velocità ridotta.

La strada apparteneva a chi la viveva a piedi. Il concetto stesso di "marciapiede" come striscia delimitata per proteggere il pedone dal traffico è un'invenzione relativamente recente, diventata norma solo con l'aumento dei veicoli a motore. La rivoluzione (in questo caso nella sua accezione più negativa) si ebbe tra gli anni '20 e '50 del Novecento (negli Stati Uniti prima, in Europa subito dopo la Seconda Guerra Mondiale) con l'arrivo di massa dell'automobile che ha ribaltato questo modello.

Negli USA degli anni '20 la lobby dell'automobile promosse campagne di comunicazione e leggi per colpevolizzare i pedoni che camminavano in mezzo alla strada, trasformando chi occupava lo spazio pubblico a piedi da "legittimo utilizzatore" a "ostacolo al traffico" (qui nasce il cosiddetto "jaywalking"). A partire da lì le città sono state gradualmente riprogettate, nel corso degli anni, attorno al concetto di fluidità del traffico veicolare. Lo spazio pubblico è stato diviso in modo asimmetrico: oltre il 70-80% della superficie stradale nelle città moderne di oggi è infatti riservato alla carreggiata per i veicoli e al parcheggio, lasciando ai pedoni solo sottili margini ai lati. Un completo cambio di paradigma: i pedoni, che nella storia sono sempre stati i legittimi "proprietari" delle strade, sono diventati intrusi.

Tutto questo, ovviamente, è andato a detrimento della funzione aggregativa delle strade, che storicamente è stata per il 99 per cento della storia la loro funzione principale. Da alcuni anni si cerca di invertire questa tendenza imponendo severi limiti di velocità per restituire la strada alla condivisione tra pedoni, biciclette e auto. Si aumentano le zone pedonali chiuse al traffico veicolare, si ridisegnano i quartieri in modo che i servizi di prossimità tornino al centro della vita quotidiana. Si cerca insomma di restituire alle strade parte di quella funzione che ha avuto per secoli e secoli: fare incontrare le persone.

La falsa Bustina

Confesso: ci ero cascato anche io. A riprova del fatto che anche chi pensa di essere immune alle bufale (e io ho sempre avuto questa presunzione) può cascarci. Devo comunque riconoscere all'autore della bustina-fake di Eco, che circola da un paio di giorni sui social, di aver fatto un ottimo lavoro. Non credo siano stati in molti ad accorgersi di quella parola deformata sotto la M del primo capoverso (che solo una IA può avere generato) e della data sbagliata della bustina, che corrisponde a una domenica mentre l'Espresso esce il venerdì da sempre.

Chapeau all'autore di questo falso molto ben fatto, e un in bocca al lupo a noi, sempre più immersi in un tipo di società dove distinguere ciò che è vero da ciò che è falso è sempre più difficile.

sabato 3 ottobre 2026

Pompieri vs polizia

Alcune immagini che arrivano dalla Francia sono abbastanza sorprendenti. Non mi riferisco a quelle delle devastazioni e dei danneggiamenti provocati da manifestanti che non sono manifestanti ma a mio avviso delinquenti, quanto a ciò che succede a Lille e in altre zone, dove centinaia di vigili del fuoco si sono uniti ai manifestanti. In particolare è sorprendente vedere vigili del fuoco ammassare copertoni su una tangenziale e incendiarli, oppure lanciare getti schiumogeni contro gli agenti di polizia.

Gli studenti manifestano contro le risorse insufficienti, i tagli alla scuola, gli edifici scolastici fatiscenti, le disuguaglianze nell'accesso agli studi universitari. I pompieri manifestano contro il definanziamento e il deterioramento dei servizi pubblici, in particolare contro la cronica mancanza di personale rispetto al costante aumento degli interventi, la mancanza di mezzi adeguati dopo stagioni estive sempre più impegnative e rischi per la salute. In più, i vigili del fuoco contestano la supplenza alle carenze altrui, come il dover "fare da tappo" per coprire le mancanze in altri settori pubblici in crisi (come il sistema sanitario d'emergenza o i servizi sociali sul territorio).

In Francia, per rispondere alla crisi geopolitica europea (guerra in Ucraina, minacce cyber) e rispettare la Loi de Programmation Militaire, il budget della Difesa francese ha registrato incrementi record (+6,7 miliardi di euro per il solo 2026, spingendo la spesa militare verso i 66-67 miliardi). Contemporaneamente, per contenere un deficit pubblico elevato (superiore al 5% del PIL) e il rialzo dei tassi d'interesse sul debito, i governi francesi hanno applicato rilevanti piani di risparmio. Questo ha comportato il congelamento degli stipendi del pubblico impiego, il congelamento delle pensioni e di alcune prestazioni sociali, oltre a sforbiciate sui bilanci della scuola, della sanità e dei trasferimenti agli enti locali.

Ecco, forse se il governo francese spendesse meno in difesa (leggi armi) contro nemici immaginari e più in servizi sociali, magari a certe "guerre" non assisteremmo. E non vale solo per i francesi, eh.

venerdì 2 ottobre 2026

Conad e gli alberi

A Reggio Emilia il comune ha autorizzato l'eradicazione di 45.000 metri quadrati di alberi e boschi per fare posto a un ipermercato Conad con relativo parcheggio. I cittadini si oppongono, mentre le ruspe proseguono imperterrite la loro opera di distruzione di questa grande riserva di biodiversità protette dalla polizia. 

Coincidenza: oggi l'Istituto Copernicus ha reso pubblici i dati secondo cui qua nell'Europa Occidentale ci siamo appena lasciati alle spalle l'estate più torrida di sempre. Gli esperti dicono che il rischio di eventi meteorologici estremi nei prossimi mesi sono molto elevati e hanno altresì avvisato che, nel 2027, rimpiangeremo l'estate che ci siamo appena lasciati alle spalle.

Chi si interessa un po' di climatologia sa che il consumo di suolo è, a livello mondiale, una delle maggiori cause dell'aumento delle temperature. 45.000 metri quadrati non sono niente, a livello globale, questo è pacifico, ma sono sempre 45.000 metri quadrati di verde che viene tolto al centro della Pianura Padana, l'area che per le sue caratteristiche geofisiche e la sua concentrazione di attività produttive è la più inquinata d'Europa. È come se vivessimo in una gigantesca camera a gas e continuassimo a chiudere progressivamente ogni finestra per il ricambio di aria. Siamo in una situazione climatica che per la sua gravità imporrebbe la difesa a oltranza di ogni centimetro quadrato di verde, e invece si va avanti come se niente fosse a uccidere ettari di polmoni verdi per fare altro posto a un modello economico che sta morendo, e noi con lui.

Questa vicenda rappresenta la perfetta metafora di che cos'è l'essere umano: un'orchestra che continua a suonare su un Titanic che affonda.

giovedì 1 ottobre 2026

Sbattezzo e cancellazione

Ho sempre pensato che con lo sbattezzo il nome del battezzato venisse cancellato dai relativi registri della Chiesa. Ero convintissimo di questa cosa e ho invece scoperto che non è così. Chi decide di sbattezzarsi - cosa che ho intenzione di fare anch'io - rimane comunque nell'elenco: all'atto dello sbattezzo, infatti, il sacerdote non cancella il nome ma si limita ad apporre a margine una nota in cui si attesta la formale volontà di non appartenere più alla Chiesa cattolica (atto di apostasia).
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Ho scoperto questa cosa leggendo della causa in corso alla Corte di Giustizia Europea avviata da un cittadino belga (Causa C-12/25 Bisdom Gent). Battezzato da bambino, il signore in questione ha deciso di sbattezzarsi e ha chiesto alla Diocesi di Gand di eliminare definitivamente i suoi dati personali da qualsiasi registro, sia fisico che digitale. La prassi ecclesiastica tradizionale, però, non prevede la distruzione del dato: la Chiesa si limita appunto ad aggiungere un'annotazione a margine, procedura giustificata col fatto che per la dottrina cattolica il battesimo è un sacramento indelebile. L'Autorità Garante della Privacy belga, a cui il cittadino si è rivolto in prima istanza, lo ha sostenuto, imponendo alla diocesi la cancellazione. La vicenda è finita davanti ai giudici di Bruxelles, che hanno poi bussato alle porte della Corte di Lussemburgo per capire quale norma debba prevalere. La sentenza è prevista entro quest'anno.
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Lo scontro non è di poco conto: da una parte c'è il diritto all'autodeterminazione, alla privacy e alla libertà di non essere associati contro la propria volontà a un'istituzione religiosa, evitando anche lo stress emotivo di figurare ancora nei suoi archivi; dall'altro, il diritto delle comunità religiose di gestire i propri sacramenti e mantenere un'accurata registrazione della propria storia.
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Le recenti conclusioni dell'Avvocata Generale della Corte, Laila Medina, aprono uno spiraglio a favore della cancellazione. Secondo la legale, infatti, il GDPR, il regolamento dell'Unione Europea che disciplina la privacy e la protezione dei dati personali, si applica anche ai registri di battesimo. Per rifiutare la cancellazione la Chiesa deve dimostrare motivi legittimi e cogenti, e spetterà ai giudici valutare se l'interesse dell'istituzione prevalga sui diritti del singolo.
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Ci sarebbe un'ulteriore riflessione da fare. Sono disposto a concedere che il battesimo cattolico, in quanto sacramento, per la Chiesa sia indelebile, ma è altrettanto vero che viene impartito a un bambino di pochissimi mesi non ancora in grado di capire il senso del sacramento, quindi impossibilitato sia ad accettarlo, sia a rifiutarlo. E se quel bambino, una volta adulto e in grado di intendere, decide di rifiutarlo e di non voler avere più niente a che fare con la Chiesa, deve avere tutto il diritto di veder cancellata quella scelta fatta da altri per lui.

mercoledì 30 settembre 2026

Il senso di una fine


Devo ammettere di essere rimasto frastornato dal finale. Spiazzante. ​È un romanzo breve ma denso, che parte in modo quasi tranquillo con i ricordi di gioventù del protagonista, Tony Webster, per poi trasformarsi nella seconda parte in qualcosa che si può definire come un corto circuito psicologico. Il tema centrale del libro ruota attorno a una domanda: quanto possiamo fidarci della nostra memoria? Quanto rielaboriamo il passato per raccontarci di essere "innocenti" e considerarci così al riparo dalle conseguenze delle nostre azioni?

​Senza spoilerare, posso solo dire che il colpo di scena finale ridefinisce a ritroso tutto ciò che si è letto fino a quel momento, lasciando una sensazione di sgomento e una gran voglia di ricominciare il libro da capo per cogliere ogni singolo indizio.

​Splendido, pur nella sua drammaticità.

Naza

Ieri è stato proiettato il film-documentario Naza qui a Santarcangelo. Il cinema ha registrato il tutto esaurito già dal primo pomeriggio e molte persone non hanno potuto assistervi. Io non credo che andrò a vederlo. Non perché il tema non mi interessi (non so neppure io quanti post ho dedicato su questo blog al genocidio dei palestinesi), ma perché temo di uscirne eccessivamente turbato. E anche perché chi ha approfondito la questione, e io l'ho fatto leggendo anche libri come quello di Francesca Albanese, non ha bisogno del supporto visivo di un documentario per sapere cosa succede là. Chi si informa e approfondisce, sa.

Sarebbe molto più importante che lo guardassero i tanti che ancora continuano col ridicolo ritornello "eh ma allora il 7 ottobre?"

lunedì 28 settembre 2026

Esci da quella stanza


Io sono nato nel 1970 e ho trascorso tutta la mia adolescenza all'aperto. Letteralmente. La mattina andavo a scuola e il pomeriggio ero fuori casa: bicicletta, parrocchia, amici, giochi nei campi, corse con mio fratello e gli altri ragazzini sulla strada davanti a casa. Quasi ogni giorno, quando cominciava a fare sera, mia madre si affacciava alla terrazza e cominciava a chiamarci a gran voce perché tornassimo a casa (telefonini e smartphone non esistevano). Sono ragionevolmente sicuro che la stessa cosa è capitata a tutti quelli della mia generazione.

Oggi non è più così. Se i miei genitori si lamentavano e spesso mi rimproveravano perché non ero mai a casa, i genitori di oggi devono convivere col dramma di figli che ormai non escono più di casa. Si tratta di un'estremizzazione, ovviamente, ma è per indicare la direzione e il tema trattato da questo splendido e al tempo stesso inquietante saggio: lo smartphone (e in generale il mondo digitale) e l'adolescenza. Io giocavo con gli amici correndo nei campi, gli adolescenti di oggi giocano nelle loro camerette coi videogiochi, spesso connessi a internet e quindi in contatto con "amici" virtuali di cui spesso non sanno niente.

Si potrebbe pensare: Vabbe', il gioco è gioco. No, sono due mondi completamente differenti, specialmente in età evolutiva. È vero che giocare e videogiocare sono finalizzati alla stessa azione (svolgere una attività ludica), ma gli esiti del videogioco sono l'esatto opposto di quelli che venivano prodotti durante l'esperienza reale di gioco. Scrivono gli autori: "Nel corso delle generazioni precedenti, i genitori non hanno mai dovuto occuparsi e preoccuparsi di mettere un limite all'esperienza di gioco in età evolutiva. Perché da sempre il mondo adulto ha aderito – quasi inconsapevolmente – al principio montessoriano per cui giocare è il «mestiere dei bambini», senza aver mai avuto bisogno di metterne in dubbio la profonda verità. I bambini che giocano, infatti, vivono meglio, crescono meglio e stanno pure meglio dal punto di vista della salute e del benessere. Prova ne è che nei reparti pediatrici viene da più parti favorita e sollecitata la presenza di volontari che aiutino i piccoli degenti ad affrontare la fatica e il disagio di quel frangente, proponendo un'interazione basata sulle attività di gioco." 

Coi videogiochi, invece, non si cresce meglio e non si vive meglio (è esattamente l'opposto: ansia, scollegamento dal senso di realtà, crisi di rabbia, malessere ecc.) e i genitori sono costretti a mettere limiti per evitare che i videogiochi si trasformino in gioco-dipendenza.

Videogiochi, smartphone, tablet, social network e compagnia bella sono gli strumenti che stanno creando una generazione di zombie. E non è un modo di dire. Esiste ormai da anni una vastissima e solidissima letteratura scientifica che lo certifica: a partire dal 2010-2012, gli anni in cui il mondo è passato dal cellulare allo smartphone, si è assistito a un generale calo delle facoltà intellettive e cognitive. Ma non si tratta solo di problemi cognitivi. Una cosa che non sapevo, e che mi ha lasciato molto sorpreso, è che a livello globale negli ultimi vent'anni è aumentata la miopia negli adolescenti a causa dell'enorme numero di ore trascorse incollate allo schermo. Si calcola che entro il 2050 metà della popolazione mondiale sarà miope, tanto che è già stato coniato dai pediatri il neologismo "epide-miopia". Per non parlare del dilagare di sovrappeso e obesità dovuti alla maggiore sedentarietà.

C'è poi il tema social network. In maniera ampia ed esaustiva, nel libro viene spiegato come sono strutturati e qual è il loro impatto sulla mente di un adolescente, sulla percezione di sé e del proprio corpo, compresi i danni a questa percezione e alla propria autostima provocati dai famosi/famigerati influencer, ai quali va addebitato il dilagante senso di inadeguatezza degli adolescenti e dei giovani di oggi. 

È un saggio, questo, che spiazza, sorprende, inquieta e aiuta a capire le ragioni per cui un sempre maggiore numero di Paesi al mondo si sta progressivamente dotando di leggi sempre più restrittive riguardo all'uso dei social da parte degli adolescenti. A questo proposito cito quello che può sembrare un paradosso: i figli dei manager, dei dirigenti e dei tecnici che gestiscono le grandi aziende della Silicon Valley (Apple, Google, Facebook ecc.) mandano i loro figli in scuole "smartphone-free" e, in generale, cercano di preservarli dalla tecnologia che loro stessi producono.

Lo so, è difficile, oggi addirittura difficilissimo, perché la socialità nel mondo odierno passa dallo smartphone, ma è bene che ogni genitore faccia il possibile per tenere i propri figli, specie se adolescenti, il più a lungo possibile lontani dai social e vicini al mondo vero.

domenica 27 settembre 2026

Colpirne uno

Antonio Tajani andrebbe fatto oggetto di studi accademici per capire come sia possibile che una persona dica una così elevata mole di fesserie in così ristretti lassi di tempo. Solo per restare al mese in corso, abbiamo prima avuto l'infelice uscita sulle donne "serie" (secondo il ministro degli Esteri che tutto il mondo ci invidia, l'uomo dovrebbe sempre scegliere come compagna una donna che porti le gonne lunghe: è garanzia di maggiore serietà e fedeltà. Una scemenza sessista che poi il poveretto ha cercato goffamente di arginare e di ridimensionare. Inutilmente, dal momento che era già stata ripresa dalle maggiori testate internazionali facendogli fare una figura di palta globale). 

Ieri è invece stato protagonista di un'altra improvvida uscita, stavolta nell'ambito del diritto. Secondo il ministro degli Esteri che tutto il mondo ci invidia, i magistrati non dovrebbero scarcerare le persone con facilità ma dovrebbero tenerle dentro per restituire alla collettività un'immagine di maggiore sicurezza. Dovrebbero insomma "colpirne uno per educarne cento". In pratica, secondo Tajani, la magistratura non dovrebbe giudicare le persone secondo la legge ma in virtù di una non meglio precisata... funzione pedagogico/educativa. 

A parte il fatto che "colpirne uno per educarne cento" è un motto ripreso da Mao Zedong durante la rivoluzione culturale cinese degli anni '60 e poi dalle Brigate Rosse nostrane (Tajani non lo sa?), viene da chiedersi come possa un ministro non capire la portata e le implicazioni di ciò di cui sproloquia. La magistratura non deve educare, deve giudicare le persone applicando la legge. Nel nostro codice penale, e in qualsiasi Paese ove sia presente lo stato di diritto, non esistono pene esemplari, esistono pene comminate secondo quanto prescrive la legge. E se a Tajani e compagnia bella le leggi non piacciono, le cambino: non sono il governo più longevo della storia repubblicana? Intimare alla magistratura di comminare pene esemplari a fini educativi è tipico delle autocrazie e delle dittature. 

Boh, non so, a volte mi sembra di sognare.

sabato 26 settembre 2026

Ritorno alla carta

Nel corso della vita ho letto sempre e solo libri cartacei. All'inizio di quest'anno, incuriosito dai racconti di un paio di amici, ho installato sullo smartphone Google Play Libri e, successivamente, MLOL, l'app per la lettura digitale collegata al servizio di prestito della rete bibliotecaria regionale. In pratica, anziché andare fisicamente in biblioteca, si prende a prestito l'ebook e lo si legge direttamente sullo schermo dello telefono. Poter leggere e persino ascoltare libri ovunque e in qualsiasi momento, anche guidando, per me è stata una vera rivoluzione. Per alcuni mesi, stregato da questa novità, ho abbandonato del tutto il cartaceo. Completamente. Solo ebook.

​Poi, con il passare del tempo, ho iniziato ad avvertire la sensazione che mi mancasse qualcosa. Una sensazione diventata certezza quando, un paio di settimane fa, ho ripreso in mano un libro tradizionale. Da quel momento ho ricominciato a leggere su carta, affiancando il formato fisico a quello digitale. Oggi ho trovato un discreto equilibrio: leggo i libri tradizionali a casa, nei momenti di relax, mentre tengo i digitali per tutti gli altri contesti (gli audiolibri, per esempio, mi tengono spesso compagnia durante i turni di lavoro più ripetitivi e noiosi).

​Curiosamente, prima di questa scoperta mi rifiutavo categoricamente di prendere in considerazione il digitale: con un pizzico di integralismo ero convinto che un libro, per essere tale, dovesse per forza essere di carta. Mi sbagliavo. Alla fine penso che la questione fondamentale non riguardi il supporto con cui si legge, ma il fatto che ormai oggi non si legga più, che si tratti di carta o di uno schermo.

Impugnazioni

Senza troppo clamore il governo ha impugnato di fronte alla Consulta la legge regionale con cui, nel luglio scorso, l'Emilia-Romagna si era dotata di una legge sul fine vita dopo la storica sentenza della stessa Corte Costituzionale del 2019. I motivi del ricorso, dicono dal governo, stanno nel fatto che l'Emilia-Romagna non avrebbe utilizzato tutti i fondi destinati alle cure palliative messi a disposizione dallo Stato.

Questi i motivi ufficiali, ovviamente, i motivi reali stanno invece nel fatto che questo governo, come tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi 40 anni, oltre a non avere alcuna intenzione di regolare con una legge definitiva a livello nazionale la materia, cerca in tutti i modi di boicottare chi decide da sé di sopperire a questa non più tollerabile inerzia. Si deve soffrire perché, come diceva ironicamente Galimberti, la sofferenza è un viatico per il paradiso e una caparra per l'eternità.

venerdì 25 settembre 2026

El Mundo

Provo a riassumere per sommi capi, e per come l'ho capito io, lo scoop lanciato un paio di giorni fa da El Mundo. 

L'equivalente spagnolo del Corriere della Sera, quel Corriere della Sera che negli ultimi due decenni ha virato sempre più verso Novella 2000, ha lanciato la notizia del secolo: la Russia potrebbe colpire Italia, Francia e Spagna con droni Gerbera nascosti in container dislocati su navi mercantili a zonzo nel Mediterraneo. Corriere della Sera (il nostro), Repubblica e compagnia bella, ligi alla missione che si sono dati da anni di amplificare senza alcun motivo allarmismi e sensazionalismi, rilanciano a caratteri cubitali lo scoop, che in realtà non è che una fuga di notizie di intelligence mai verificate ufficialmente.

Questa mattina i nostri ministri della Difesa e degli Esteri hanno dichiarato di non saperne niente bollando lo scoop alla stregua di chiacchiere di comari di paese. Lo stesso hanno fatto la Commissione Europea e Macron. Ma il tono di Corriere, Repubblica ecc. era inequivocabile e perentorio: l'attacco da parte della Russia non è più questione di se ma solo di quando. In realtà non è totalmente da escludere che nell'ambito di quella che oggi viene chiamata guerra ibrida una cosa del genere possa accadere, ma va precisato che i droni di cui parla El Mundo, i Gerbera, sono droni economici, di disturbo, difficilmente in grado di fare danni importanti. Se usati, il loro scopo sarebbe più quello di provocare disagi (chiusura precauzionale di un porto o un aeroporto, titoli sui giornali, ritardi, pratiche assicurative ecc.) e di dimostrare l'esistenza di falle nella nostra capacità di intercettarli. Niente a che vedere con gli scenari apocalittici veicolati dalla fervida immaginazione (interessata) della Novella 2000 nostrana. Anche perché Putin è un criminale di guerra e un autocrate, ma non è stupido. Sa bene cosa comporterebbe un attacco come quello vagheggiato dal Corriere a un Paese Nato. 

Ma la propaganda sulla necessità di un riarmo contro un nemico immaginario, con conseguente sperpero di soldi in armi invece che in ospedali e scuole, non conosce né pause né riposi, lavora incessantemente. A questo proposito consiglio alla Russia, quella Russia che secondo Corriere e Repubblica già nel 2022 era pronta a partire lancia in resta alla conquista del territorio europeo fino a Lisbona, di darsi una mossa, di non indugiare ulteriormente, perché più passa il tempo senza che succeda niente e maggiori sono le probabilità che sempre più persone mangino la foglia.

giovedì 24 settembre 2026

Shantaram


Credo che il primo insegnamento di questo poderoso romanzo sia la differenza tra fare turismo e viaggiare. Fare turismo significa andare in vacanza per una o due settimane da qualche parte, vedere monumenti, imparare qualcosa della storia e delle consuetudini locali per poi tornare a casa e riprendere la vita di sempre. Viaggiare significa partire senza sapere quando si tornerà, a volte senza tornare più. Significa immergersi nella cultura di un luogo, viverla, farla propria, diventarne parte. È ciò che fa Gregory David Roberts, autore di questo splendido romanzo autobiografico, quando evade da un carcere di massima sicurezza in Australia e vola a Bombay.

È un romanzo lunghissimo - oltre 1200 pagine nella versione cartacea - complesso e stratificato, in cui dalla storia principale del protagonista si dipanano una miriade di altre storie. A tratti l'ho trovato prolisso, ridondante, e ammetto di aver fatto fatica ad andare avanti in alcuni punti. Ma queste poche difficoltà sono state ampiamente ripagate da descrizioni interessantissime della società indiana, così complessa, stridente e contraddittoria, e da innumerevoli speculazioni filosofiche sulla vita, sul dolore, su Dio. 

Tutto ruota attorno alla vicenda e alle molte vicissitudini di Roberts, soprannominato Shantaram - in lingua marathi "uomo di pace", o "uomo a cui Dio ha dato la pace". Nel romanzo è la madre del suo migliore amico indiano a dargli questo nome, perché lo vede tormentato e gli augura di ritrovare la pace.

È un romanzo che lascia le stesse sensazioni con cui si torna da un viaggio lungo: stanchezza, un po' di pesantezza, unite però alla consapevolezza di essere cambiati. Non è un libro che consiglierei a chi cerca una lettura leggera per le vacanze. È un libro che consiglierei a chi ha voglia di partire senza biglietto di ritorno.

martedì 22 settembre 2026

Tre mesi di Emma

Oggi la mia nipotina Emma compie tre mesi. È cambiata tanto rispetto a quando è nata. Incomincia a riconoscere le voci, sorride davvero e non solo per riflesso, riconosce le persone. Ma non è cambiata solo lei, sono cambiato anch'io, e molto. 

A volte forse non ci si pensa, ma il rapporto nonni-nipoti è molto diverso dal rapporto genitori-figli. Il rapporto genitori-figli è verticale, il genitore deve dire no, educare, mettere regole, preparare alla vita. L'amore del genitore è condizionato dal dovere di fare diventare i figli autonomi, è un tipo di amore che a volte, giocoforza, può risultare anche antipatico.

Il rapporto nonni-nipoti è invece orizzontale e di restituzione. I nonni non educano, amano, i "no" li hanno già detti i genitori (o almeno si spera). I nonni non hanno la pressione del futuro, non hanno ansia o fretta, hanno tempo. Un vecchio proverbio recita: I genitori danno le radici e le ali, i nonni dicono che qualunque posto i nipoti raggiungeranno con quelle ali, c'è sempre una casa dove tornare.

sabato 19 settembre 2026

Professoresse e remigrazione

La professoressa accoltellata da uno studente italiano e salvata da un altro studente originario del Congo, professoressa a cui va tutta la nostra solidarietà, dice di non vedere incoerenza tra il gesto del suo salvatore, che ha ringraziato, e le sue idee sulla remigrazione. Per come l'ha spiegata lei stessa nelle interviste dopo l'aggressione, per lei non c'è incongruenza perché tiene separati due livelli: quello personale (è grata al ragazzo congolese, dice che ha pieno diritto di vivere in Italia e che meriterebbe un riconoscimento) e quello politico (quando dice di essere per la remigrazione, intende una posizione di principio sulla gestione dell'immigrazione irregolare e non integrabile, non un giudizio su ogni singolo straniero presente in Italia).

A me, sinceramente, sembra una posizione piuttosto paracula. Se infatti si vede la remigrazione nell'accezione più estesa, cioè come progetto di rimpatrio anche di persone già integrate, con permesso, o addirittura di seconda generazione, allora il ragazzo che l'ha salvata rientrerebbe proprio tra le persone che dovrebbero partire, e quindi salvarle la vita e volerlo rimpatriare diventa giocoforza contraddittorio.

In ogni caso, quale che sia la posizione della professoressa (che nel suo profilo ha la foto di Almirante accompagnata dalla data della marcia su Roma), io vedo una incongruenza difficilmente sanabile nel fatto che una insegnante possa essere incline ad abbracciare certe idee. La cultura, in particolare quella umanistica, non dovrebbe rappresentare un argine naturale a queste derive?

venerdì 18 settembre 2026

Non è un libro horror


Chi non ha possibilità o voglia di andare al cinema a vedere Naza, può rimediare con questo. È in edicola da qualche giorno e descrive come Israele tratta i palestinesi dal 1967 a oggi. Non è una lettura facile, specialmente per chi ha una certa sensibilità. Tutto quello che Francesca Albanese scrive in questo terribile rapporto è rigorosamente documentato e supportato da indicazione delle fonti. Non è un romanzo horror (anche se sarebbe bello che lo fosse) e non è un saggio. È un rapporto ufficiale.

Francesca Albanese dal 2022 è relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. In questi anni, e tanto più dopo il 7 ottobre 2023, è stata tra le voci più lucide nel denunciare i crimini israeliani nella Striscia di Gaza e nella Cisgiordania, ed è stata la prima a usare la parola "genocidio", poi adottata anche dalle stesse Nazioni Unite. 

Albanese era stata sanzionata nell'estate del 2025 per le sue posizioni critiche contro le politiche di Israele e degli Stati Uniti e questo ha comportato per lei e la sua famiglia il congelamento dei fondi nel paese e il divieto di ingresso e di fare transazioni commerciali. I suoi familiari avevano fatto appello contro la decisione e il 13 maggio un giudice distrettuale aveva effettivamente concesso un'ingiunzione temporanea contro le sanzioni. L’amministrazione Trump però ha fatto appello e ora il nome di Francesca Albanese è tornato nella lista degli "specially designated nationals" (SDN) sul sito del dipartimento del Tesoro statunitense.

Cose che succedono quando si racconta lucidamente un genocidio indicando chiaramente i responsabili.

mercoledì 16 settembre 2026

Bollo e balle

Sono anziano e, come anziano, ho una certa fissa per vecchi arnesi come la semantica.

Nel post con cui Gioggia annuncia la sospensione del bollo per auto e moto, leggo: "…in Consiglio dei ministri abbiamo approvato l’abolizione del bollo…", "…una misura semplice e strutturale…", "…cancelliamo una delle tasse più odiate dagli italiani…". Ora, se l’italiano e la semantica hanno ancora un senso, qualche precisazione sarebbe necessaria.

Il provvedimento non abolisce il bollo auto in quanto tale: prevede per il 2027 un'esenzione dal pagamento per determinate categorie di veicoli, ma nel 2028 tornerà a essere dovuto. E allora perché chiamarla "abolizione" e perché parlare di "cancellazione"? Non contesto la misura in sé. A ridosso delle elezioni, del resto, interventi fiscali destinati a essere particolarmente visibili non sono una novità. Berlusconi lo fece con l’Imu, Renzi con gli 80 euro e altri governi hanno fatto operazioni analoghe. Contesto piuttosto il modo in cui la misura viene raccontata. Dire "abbiamo abolito il bollo" evoca qualcosa di molto diverso dal dire "abbiamo previsto per il 2027 un'esenzione dal pagamento del bollo per determinate categorie di veicoli".

Le parole hanno un senso, un significato. E quando, come in questo caso, le si scelgono in modo da far apparire permanente ciò che è limitato a un anno, la cosa mi fa sempre incavolare. Perché una cosa è fare una misura fiscale, un'altra è raccontarla. Poi, per carità, la propaganda politica campa di questo da sempre, si sa. Ma io sono affezionato ai vecchi arnesi.

Gregory David Roberts


Dopo le prime 200 pagine di Shantaram, il romanzo che ho iniziato ieri, mi sono chiesto: come fa un autore dal nome americaneggiante a conoscere in maniera così particolareggiata l'India e Bombay e a descriverle in modo così viscerale e partecipe? Ho approfondito un po' e ho scoperto che Roberts non è americano ma australiano (è nato a Melbourne) e la storia narrata nel libro è la sua, magari in certi punti un po' romanzata, ma è la sua storia. 

Negli anni '70, in seguito a problemi personali, Roberts divenne dipendente dall'eroina e compì una serie di rapine a mano armata per finanziarsi. Catturato e condannato a 19 anni, nel 1980 tentò una clamorosa evasione di prigione in pieno giorno e fuggì dall'Australia. Usando un passaporto falso si rifugiò in India, dove visse per circa dieci anni. Lì non fece il semplice turista: si stabilì in uno slum (una baraccopoli) dove allestì una clinica medica improvvisata per i residenti poveri, imparò il marathi e l'hindi, ed entrò in contatto con la mafia locale lavorando come falsario e contrabbandiere. 

Dopo essere stato catturato in Germania nel 1990 e riestradato in Australia per finire di scontare la pena, iniziò a scrivere Shantaram in carcere. Le guardie carcerarie gli distrussero il manoscritto per ben due volte, ma lui lo riscrisse da capo ogni volta finché, nel 2003, riuscì a darlo alle stampe diventando un caso letterario. È un tomo poderoso (la versione cartacea è di quasi 1300 pagine), ma è splendido. Almeno finora.

lunedì 14 settembre 2026

Studiare per amore


Questo saggio è incantevole ed entusiasmante. Non è un manuale su come studiare, è esattamente il contrario e l'ho trovato particolarmente adatto a me, che ai miei tempi mollai la scuola in terza superiore, pentendomene poi amaramente.

Nicola Gardini, latinista, professore a Oxford, molisano trapiantato a Milano e poi nel mondo, fa un'operazione semplice e radicale: prende la parola "studiare" e la porta fuori dall'aula, nella vita di tutti i giorni. Oggi la parola "studiare" fa venire in mente dovere, ansia, prestazione, voto, esattamente come vivevo io lo studio ai miei tempi. Gardini la riporta al suo significato latino: studium, da studēre, che non è fatica, ma amore, passione, dedizione. E a noi imputa la colpa di aver impoverito questa parola, trasformando un innamoramento in un dovere. Ecco perché l'ho trovato particolarmente adatto a me: perché ho detestato la scuola fino a mollarla per poi ridurmi, oggi, a leggere mediamente un centinaio di libri all'anno di cui metà saggi. 

Il suo punto di partenza è bellissimo: il primo atto di studio non è leggere, è guardare. Contemplare una rosa, un tempio, un cielo stellato, un verso, la via di una città. Restare lì. Cogliere i rapporti tra le cose. Studiare, dice Gardini, non è accumulare nozioni ma esercitare lo sguardo fino a quando il mondo - fuori e dentro di noi - diventa più nitido.

Questo libro va letto perché libera dal senso di colpa: non si studia per essere produttivi. Si studia perché studiare, leggere, approfondire rende liberi, originali, migliori. Niente utilitarismo, solo piacere. Ma è anche un libro per chiunque sia curioso, indipendentemente dall'oggetto della curiosità: botanica, manga, astrofisica. Fa lo stesso. Siate curiosi e soddisfate la vostra curiosità.

Boicottare Müller?

Una volta mangiavo spesso yogurt della marca Müller, poi ho smesso. Non perché il proprietario fosse simpatizzante dell'AfD, cosa che neppure sapevo, semplicemente perché ne ho trovati altri migliori. Adesso la notizia che il signor Müller ama l'AfD è diventata di dominio pubblico e ovunque sono partiti gli appelli al boicottaggio, perché un signore che simpatizza per un partito che molti definiscono neonazista va punito. Così, a sentimento, sono d'accordo, ma non sono così sicuro che a essere danneggiato sarebbe eventualmente il titolare dell'azienda.

Müller è una multinazionale lussemburghese che produce latticini, conta circa 24.000 dipendenti ed è altamente improbabile che siano tutti simpatizzanti dell'AfD. Quindi perché dovrebbero andarci di mezzo loro a causa dell'orientamento politico di chi dà a loro lavoro? A mio avviso non ha molto senso ed è pure ingiusto. Müller a parte, in generale sono sempre stato molto scettico riguardo a questa forma di lotta proprio per questo motivo.

domenica 13 settembre 2026

L'IA e la fine del mondo

Gli scenari apocalittici paventati da Amodei e Coxon riguardo a un'intelligenza artificiale che prenderebbe il controllo di tutto e sottometterebbe al suo volere l'umanità mi fanno abbastanza sorridere, mi ricordano ciò che scriveva Asimov, riguardo alla robotica, in certi suoi romanzi risalenti agli anni Cinquanta del secolo scorso. Questi terribili scenari - secondo Coxon molti ingegneri che lavorano allo sviluppo dell'IA credono che essa possa ucciderci tutti entro la fine di questo decennio - sono permeati di un catastrofismo allarmistico che mi sembra abbastanza puerile. 

Luciano Floridi, probabilmente il maggior esperto e studioso di intelligenza artificiale che abbiamo in Italia, ha replicato a questo allarmismo dalle colonne della Stampa un paio di giorni fa bollandolo come fantasioso e, per quel che vale, concordo con lui (cliccate sull'immagine per ingrandirla e leggere l'intervista).


Per quanto mi riguarda, da tempo uso l'IA con una certa frequenza, facendole le richieste più disparate riguardanti ogni argomento che mi interessa: attualità, storia, antropologia, evoluzione, musica, libri, scrittori. Ma anche chiedendole chiarimenti su argomenti che riguardano la vita di tutti i giorni. Ieri, ad esempio, le ho chiesto alcune cose sul modello di condizionatore che abbiamo montato in casa all'inizio dell'estate e mi ha spiegato molti aspetti tecnici che non conoscevo. Tempo fa mi sono fatto scrivere da ChatGPG la lettera per chiedere la disdetta di un contratto fibra con Vodafone che sul sito non riuscivo a trovare (chissà come mai). Utilissima anche per risolvere dubbi grammaticali, un mio pallino da sempre. Ma anche l'aspetto ludico dell'IA è interessante. L'immagine qui sotto raffigura Il sanatorio di Paimio, dell'artista finlandese Alvar Aalto. Stephen King con un mano una copia di It l'ho fatto aggiungere io a Meta AI. 




Non credo allo spauracchio dell'IA che prenderà il sopravvento sul genere umano o che in qualche modo porrà fine alla sua esistenza. Il genere umano aveva già cominciato ad avviarsi all'estinzione ben prima che arrivasse l'IA.

sabato 12 settembre 2026

Forse l'inferno è finito

Stamattina ci sono 19° e piove. Esco di casa quasi rammaricandomi di non aver indossato una felpa e un paio di pantaloni lunghi, e penso che oggi, probabilmente, l'inferno che stiamo per lasciarci alle spalle riceverà il suo colpo di grazia. Il CNR ha già pubblicato i dati che certificano che l'estate 2026 è stata la più calda da quando esistono le rilevazioni e a breve, sicuramente, altri istituti lo certificheranno. 

Ovviamente non servono certificazioni ufficiali: chiunque, credo, se ne sia reso conto da sé. Ho notato che anche i negazionisti climatici, almeno quelli che conosco, hanno cambiato atteggiamento, passando dall'ormai famoso "ha sempre fatto caldo" al silenzio. Forse ci sono evidenze che anche il più ottuso dei negazionisti non può negare. 

Io generalmente non soffro il caldo e ho sempre vissuto le estati con una certa tranquillità, comprese quelle solitamente indicate come più "feroci", come quella del 2023 e altre. Quest'anno, invece, ho sofferto e mi sono salvato solo perché in casa abbiamo deciso di installare un condizionatore. 

Adesso arriverà lentamente l'inverno e il caldo feroce e il disastro climatico che abbiamo creato se ne andranno in soffitta. Lo ritireremo fuori a partire da maggio 2027, quando, alla fine di un'estate ancora più "cattiva" di questa, si farà il conto delle vittime. Tutto normale, in fondo siamo sempre una specie che agisce sulle contingenze, non sulla lungimiranza.

venerdì 11 settembre 2026

Tutta la vita che resta


Questo è il romanzo di esordio di Roberta Recchia ed è stato un caso editoriale nel 2024. Mi è piaciuto tantissimo, l'ho trovato a tratti commovente e struggente. 

Siamo nella Roma degli anni '50, nella bottega di sor Ettore, dove Marisa e Stelvio si innamorano. Sembrano una di quelle coppie dei film in bianco e nero, tipo La dolce vita, di Fellini. Tutto questo fino a quando la loro vita non viene spezzata dopo che la figlia sedicenne Betta viene uccisa sul litorale laziale.

Mi è piacito come l'autrice racconta non solo il lutto ma il silenzio che viene dopo. Quell'affetto che sparisce, la vergogna, i pregiudizi di un'indagine che giudica la vittima perché "troppo esuberante", preludio del famoso e triste "un po' se l'è cercata" molto in voga ancora oggi. Notevole anche la figura di Miriam, la cugina timida che quella notte era lì con Betta e che porta da sola il peso di una violenza indicibile e di un segreto che si trasforma in un macigno.

È un romanzo doloroso e durissimo ma mai morboso. Si intravede una luce con l'entrata in scena di Leo. Non è solo un giallo, è una storia sulla forza dei legami, sulla cura e su cosa resta dopo uno strappo così grande. Molto bello.

mercoledì 9 settembre 2026

Ninna nà per Emma :-)

Quando ero giovinetto frequentavo la parrocchia e ricordo con simpatia un prete, don Giancarlo, che era fissato col movimento dei Focolarini di Chiara Lubich. Questo movimento cattolico, con qualche tratto un po' settario, aveva al suo interno un gruppo musicale che si chiamava Genrosso. Tecnicamente erano musicisti molto bravi e negli anni '80 e '90 ebbero un certo successo anche fuori dall'ambiente ecclesiastico. Pure a me piacevano e qui in casa dovrei ancora avere da qualche parte alcuni loro dischi e musicassette.

Stamattina, al lavoro, per qualche oscuro motivo ho cominciato a fischiettare una loro vecchia canzone: Ninna nà, che avevo completamente dimenticato, e ho pensato che sarà una di quelle che suonerò alla mia nipotina Emma tra qualche mese :-)


martedì 8 settembre 2026

Aggiornamento dell'orrore


Un'inchiesta ONU dello scorso luglio, ovviamente non riportata dai media mainstream, ha aggiornato il numero dei bambini uccisi e feriti da Israele a Gaza, numeri confermati dall'UNICEF. Secondo la Commissione, tra l'ottobre 2023 e l'ottobre 2025 le forze israeliane hanno ucciso più di 20.000 bambini palestinesi e ne hanno feriti oltre 44.000. Le indagini dell'UNICEF dicono inoltre che, a febbraio 2026, il bilancio delle vittime a Gaza era salito a 21.289 bambini uccisi e 44.500 feriti. Save The Children ha calcolato che dal 7 ottobre 2023, giorno di inizio dello sterminio dei palestinesi, 10 bambini al giorno si sono visti amputare uno o più arti. Lisa Doughten, direttrice dell'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, ha dichiarato recentemente: "Gaza ospita la più grande coorte di bambini amputati della storia moderna".

"Secondo un’analisi di Oxfam, pubblicata il 1° ottobre e che include le guerre in Iraq e Siria, nell’ultimo anno a Gaza sono state uccise dall’esercito israeliano più donne e bambini che in qualsiasi altro conflitto degli ultimi due decenni. Israele sta conducendo una guerra contro i bambini, ha detto a The Lancet Juliette Touma, portavoce dell’UN Relief and Works Agency for Palestine (UNRWA), nominata per il premio Nobel per la pace di quest’anno. 'Nessun bambino dovrebbe assistere a ciò che hanno visto e non ci sono le parole giuste per descrivere ciò che sta accadendo e il loro livello di trauma', ha detto. 'I colleghi piangono quando ci dicono che non possono proteggere i loro figli e altri dicono che preferirebbero morire. Abbiamo perso 228 colleghi, il numero più alto di personale ONU ucciso in un singolo conflitto, compresi dottori e infermieri'. Per chiarezza, questi dati sono riferiti solo ai bambini. Le vittime totali non si sa con certezza quante siano, si stima un numero superiore alle 100.000, mentre Oxfam stima che almeno 50.000 palestinesi siano attualmente sepolti sotto le macerie. 

Nessuno ne parla, anche se questo sterminio sta avvenendo nell'epoca dei social. L'Europa tace, l'Italia tace, tutti si girano dall'altra parte. Israele, stato terrorista e genocidario, continua a fare ciò che vuole senza che nessuno fiati e senza nessuno che proponga di comminare qualche sanzione. Guai! Sono nostri amici, non si toccano. Dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina alla Russia sono stati comminati 22 pacchetti di sanzioni, a Israele 0. Vietato disturbare.

lunedì 7 settembre 2026

AfD

I titoli dei giornali raccontano l'exploit di AfD in Sassonia-Anhalt col tono con cui si descrive un terremoto inaspettato o un meteorite piovuto dal cielo, facendo finta di ignorare che di inaspettato non c'è proprio niente. AfD aveva già preso il 30,6% alle regionali di settembre 2024, quasi lo stesso risultato della CDU, ed era già all'epoca il primo partito votato dai giovani uomini. E non regge nemmeno più il racconto del suo successo solo a est, dal momento che anche in land dell'ovest come Baden-Württenberg e Renania-Palatinato viaggia abbondantemente sopra il 20% (vedi elezioni del 2025).

Comunque mi pare che le cause che hanno portato al suo dilagare siano più o meno chiare, meno chiaro è capire cosa fare adesso.

domenica 6 settembre 2026

Senza patria

Ieri sera ho sfidato la calura asfissiante e sono andato a un concerto degli Aironi Bianchi, una cover band dei Nomadi con un certo seguito qui in Emilia-Romagna ma anche fuori. Tra le tante canzoni proposte, una a cui sono particolarmente legato è Senza patria. Fu pubblicata nel 1990 all'interno dello splendido album Solo Nomadi ed è ispirata a un fatto storico poco o niente conosciuto: l'invasione della Carnia da parte dei cosacchi. 



La canzone prende le mosse da un romanzo storico di Carlo Sgorlon che nel 1986 vinse lo Strega e che racconta appunto quei fatti: L'armata dei fiumi perduti, che io lessi anni fa. Augusto Daolio, il compianto e mai dimenticato leader e cofondatore dei Nomadi, lesse questo libro e ne restò folgorato.




Brevemente, ecco la storia.

Durante la guerra civile russa i cosacchi, fedelissimi dello Zar, erano nemici giurati dei bolscevichi. Quando Hitler invase l'URSS nel 1941 nella famosa Operazione Barbarossa, molti di loro (non solo cosacchi del Don, Kuban e Terek, ma anche caucasici, osseti, mongoli) si arruolarono coi tedeschi pensando che i nazisti li avrebbero aiutati a battere Stalin e a tornare a casa. Ma il fronte crollò e nell'estate 1944 iniziarono la ritirata con tutto al seguito: mogli, bambini, vecchi, cavalli, persino cammelli. I cosacchi erano in totale circa 30.000 persone ma i tedeschi non seppero dove metterli. Il comandante delle SS a Trieste, Odilo Globocnik, ebbe quindi l'idea di usarli come truppa anti-partigiana in Carnia. La zona era appena stata liberata dai partigiani (la famosa Repubblica libera della Carnia) e bisognava riconquistarla. Nacque così l'Operazione Ataman: 50 treni merci portarono tutti in Friuli con la promessa di una nuova patria. Occuparono Tolmezzo, Verzegnis, Cavazzo, Trasaghis. I cosacchi si installarono con la forza nelle case, nelle scuole, requisirono cibo e letti. La convivenza fu durissima: per i carnici fu come un'invasione barbarica. L'arcivescovo di Udine li definì "flagello di Dio". Ci furono furti, incendi, violenze sistematiche contro le donne, usate come arma di terrore per dividere la popolazione dai partigiani. Però Sgorlon, nel suo libro, ha avuto il merito di raccontare anche l'altra faccia: i cosacchi furono a loro volta un popolo senza patria, sradicato, strumentalizzato, che credette davvero di aver trovato una terra promessa.

Il 2 maggio 1945, sapendo che gli inglesi stavano arrivando, scapparono tutti verso l'Austria attraverso il Passo di Monte Croce Carnico. Il 9 maggio si arresero agli inglesi a Lienz. E qui avvenne il tradimento finale: in base agli accordi di Yalta, gli inglesi li consegnarono ai sovietici e Stalin li considerò traditori. Finirono nei gulag, nei processi sommari, nelle fucilazioni. Si stima che solo la metà di quei 30.000 sopravvisse. Da qui il nome che i Nomadi diedero alla canzone: Senza patria. Una canzone che, per interpretazione estensiva di significato, utilizza questa pagina drammatica di storia per parlare di tutti quelli che covano sogni e si ritrovano senza terra, senza radici.

A volte si discute di cosa sia la musica oggi e di cosa fosse la musica della mia generazione. Credo che storie come questa illustrino come meglio non si potrebbe questa differenza.


sabato 5 settembre 2026

It e AI

A un certo punto di It si parla di una misteriosa casetta al numero 29 di Neibolt Street, a Derry, casetta in cui Bill e Richie stanno per entrare. L'ho immaginata in un certo modo seguendo la descrizione fatta da King, poi ho provato a dare in pasto la descrizione a Meta AI chiedendole di creare un'immagine della casa.




Devo dire che io e Meta AI non avremmo potuto immaginarla più diversamente.

(E niente, ogni tanto qua si cazzeggia con l'IA :-)

Dissociazioni?

Ma tu ti sei dissociato? Tu hai preso le distanze? E se non l'hai fatto, perché non l'hai fatto? Come mai il tale politico non l...