giovedì 30 luglio 2026

Due Kit Carson

Cosa che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un personaggio realmente esistito. Ma andiamo con ordine.

Nella parte finale del ciclopico romanzo Lonesome Dove, di Larry McMurtry, in un dialogo tra alcuni dei protagonisti a un certo punto viene citato, quasi di striscio, un Texas Ranger di nome Kit Carson. Siccome quando ero ragazzino leggevo vagonate di Tex Willer, quel nome non poteva non riportarmi al Kit Carson compagno e amico di Tex Willer. Lì per lì ho pensato: forse Larry McMurtry ha deciso di citare Kit Carson come omaggio al compagno brontolone di Willer, o magari proprio al fumetto di Tex Willer. 

Dal momento che sono curioso, ho chiesto qualche info a ChatGPT, la quale mi ha spiegato che esistono appunto due Kit Carson: il pard di Tex Willer e il Kit Carson in carne e ossa. Il Kit Carson in carne e ossa (1809-1868) è stato esploratore, trapper, guida, cacciatore nonché ufficiale dell'esercito statunitense e una delle figure più leggendarie, ma realmente esistite, della conquista del West, al pari di Buffalo Bill o Wild Bill Hickok. Già quando era in vita era diventato una celebrità grazie ai dime novels, i romanzi popolari dell'epoca. Quando, nel 1948, Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini crearono Tex Willer, decisero di affiancargli proprio Kit Carson, trasformandolo in un ranger più anziano, ironico e brontolone. Quindi il Kit Carson di Tex è sì un personaggio di fantasia, ma ispirato all'uomo realmente esistito, e quando McMurtry cita Kit Carson non sta facendo un riferimento al fumetto, sta semplicemente inserendo nella narrazione uno dei personaggi storici più famosi del West.



Kit Carson reale



Kit Carson personaggio dei fumetti

Ecco, io 'sta cosa non la sapevo e mi ha divertito e sorpreso, ma mi ha creato anche un po' di disappunto: tanti di anni di lettura di Tex, da giovane, senza aver mai saputo la storia di Kit Carson. Vabbe', meglio tardi che mai :-)

mercoledì 29 luglio 2026

Taglio accise per i fessi

A proposito della riduzione delle accise sul gasolio, 17 centesimi al litro per 9 giorni partendo da oggi, giova ricordare che questo governo di scappati di casa ha vinto le elezioni, nel 2022, con la promessa solenne di togliere le accise sui carburanti. Non diminuire, ridimensionare, limare, rivedere: TOGLIERE! Dappertutto, in rete, sono ancora in bella vista i video propagandistici della signora che urla e del felpato con cui i due ridicoli soggetti promettevano solennemente di togliere 'ste benedette accise una volta al governo. Tra i video più spassosi (si fa per dire) c'è quello di Meloni che va al distributore con 50 euro in mano e quando sta per consegnarli al benzinaio si gira a favore di telecamera e dice che solo una parte minoritaria di quei 50 euro copre il costo del carburante, il resto sono tasse, e che non è giusto che lo Stato si prenda tutti 'sti soldi e che una volta che saremo al governo e blablabla.

Quello di Salvini è, se possibile, ancora più esilarante. Si vede lui con occhiali da intellettuale e lavagnetta alle spalle, tipo insegnante di liceo, che con un pennarello tira una una riga su ogni tassa che grava sui carburanti: disastro del Vajont, terremoto in Irpinia, guerra in Abissinia (sì, guerra in Abissinia!) ecc., dicendo che se gli diamo fiducia tutte queste tasse spariranno. 

Bene, sono passati quattro anni, cioè hanno avuto quattro anni di tempo per togliere le accise sui carburanti che avevano promesso di togliere e quelle accise sono ancora lì. Pure aumentate. Perché sono ancora lì? Perché se si tolgono le accise sui carburanti crolla lo Stato, ok? E questa cosa loro la sapevano benissimo quando facevano quelle promesse irrealizzabili, ma le hanno fatte lo stesso perché sapevano che il numero di fessi che abbocca alla prima panzana che gli si racconta è elevatissimo. E infatti hanno poi vinto le elezioni. Ovviamente questa è solo una delle innumerevoli promesse che avevano fatto e che sono poi rimaste lettera morta.

Quindi oggi, dopo quattro anni, le accise sui carburanti sono ancora tutte lì, però ci hanno tolto 17 centesimi al litro per 9 giorni e solo sul gasolio, la benzina può continuare a veleggiare indisturbata sopra i 2 euro, chi se ne frega? In fondo, al popolino basta dare il contentino ed è soddisfatto così. Tanto sanno benissimo che al prossimo voto basterà tirare fuori dal cilindro qualche altra panzana e la rielezione sarà assicurata.

Si continua nel silenzio

Non ne parla più nessuno, ma ciò non significa che lo sterminio dei palestinesi sia terminato e che le violenze, le prevaricazioni, gli omicidi e i soprusi dei coloni israeliani in Cisgiordania, simpaticamente definiti "escursionisti" dai telegiornali di regime, siano terminati.

Si smette semplicemente di parlarne.

lunedì 27 luglio 2026

Sole e melanoma (e bufale)

A me ciò che interesserebbe sapere, riguardo alla vicenda della oncologa Debora Rasio, che sui social ha pubblicato un video in cui afferma che non è l'esposizione al sole a provocare il melanoma ma le creme solari, è se la dottoressa Rasio ha letto quello studio ma non l'ha capito, oppure l'ha letto, l'ha capito ma ha deciso comunque di cambiarne il significato.

Non è una questione da poco. Quel video ha avuto solo su facebook più di un milione di visualizzazioni e contiene pericolose (per la salute) falsità. Debora Rasio, oltretutto, che mi pare sia spesso presente anche in televisione, non è una delle tante influencer senza arte né parte che infestano i social, ma è regolarmente iscritta all'ordine dei medici e vanta un curriculum scientifico e accademico di tutto rispetto.

Ora, non è la prima volta che singole personalità scientifiche, in qualsiasi ambito, vanno contro corrente rispetto a ciò che è assodato dalla quasi totalità degli scienziati, ma quando accade la cosa disturba e infastidisce. Specie se, come in questo caso, si tratta di concetti da sempre evidenti e conosciuti anche da chi esperto non è.

domenica 26 luglio 2026

Matteo Lepore

Da un po' di giorni è sotto tiro Matteo Lepore, sindaco di Bologna, per i disordini e gli atti criminali alla manifestazione con cui si chiedeva verità e giustizia per Abderrhaim Fakir. La "colpa" di Lepore sarebbe quella di aver organizzato una manifestazione senza prevederne le possibili degenerazioni. Il sotteso del ragionamento è: Lepore ha organizzato la manifestazione sapendo che sarebbe potuta degenerare, quindi non avrebbe dovuto organizzarla, oppure avrebbe dovuto organizzarla dopo qualche giorno, quando si fossero calmate le acque (evidentemente, chi fa questo ragionamento immagina che dopo qualche giorno i criminali non si sarebbero fatti vivi). Se ci si pensa, è lo stesso ragionamento di chi imputa la colpa di una violenza sessuale alla vittima perché magari indossa una minigonna troppo provocante.

Se si desse credito a questo ragionamento, in Italia non si potrebbero più organizzare manifestazioni, dal momento che gli imbecilli e i criminali provano sempre a infiltrarsi e spesso purtroppo ci riescono, ma lasciamo perdere.

Fortunatamente c'è ancora chi è capace di ragionare in maniera sensata. Tra questi si può annoverare Franco Gabrielli, ex capo della polizia, dell'AISI ed ex prefetto di Roma, il quale ha rilasciato una intervista al Resto del Carlino di stamattina in cui ha parlato della manifestazione di Bologna e di Matteo Lepore. Ecco i passaggi più interessanti:


"Gabrielli, impossibile non partire dai fatti di Bologna. La piazza, intanto, era lecita?"

"Per prima cosa eliminiamo un malinteso in questi giorni imperante. Il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza dice che delle manifestazioni deve essere dato preavviso tre giorni prima. Ma è un preavviso e non un'autorizzazione, come tutti si stanno affannando a dire. E mi lasci dire che trovo abbastanza preoccupante che si torni a parlare di fideiussione per organizzare una manifestazione: è un pericoloso slittamento rispetto a un diritto costituzionale."

"​Il preavviso di tre giorni però non c'è stato. È un fatto."

"Da che mondo è mondo, e parlo da ex prefetto, con fatti di rilevanza e urgenza particolari, nessuno ha mai interpretato il tema di tre giorni come limite invalicabile. Credo quindi sia una polemica pretestuosa."

"​Da parte di Lepore è stato più utile o più rischioso chiamare a raccolta la piazza?"

"Credo che il sindaco di Bologna non abbia fatto nulla per aizzare la piazza ma, al contrario, abbia indetto una manifestazione proprio allo scopo di governarne le pulsioni. Se poi le buone intenzioni non trovano corrispondenza nelle intenzioni degli altri, la reazione dovrebbe essere una condanna unanime degli episodi di violenza, non certo del sindaco."


Tornando quindi al paragone con la violenza sessuale, il concetto espresso da Gabrielli è semplice: la colpa è di commette la violenza sessuale, non di presunti atteggiamenti provocatori di chi ne è vittima. Per le piazze, stesso identico discorso: la colpa è dei criminali che compiono quegli atti, non di chi organizza una manifestazione. Lo dice un ex capo della polizia.

sabato 25 luglio 2026

Imputabilità giovanile

Brevemente, cosa cambierà se il ddl "anti-maranza" diventerà legge. Prima, per un ragazzo tra i 14 e i 18 anni il giudice doveva accertare caso per caso se al momento del reato avesse la capacità di intendere e di volere. Con la nuova legge questa capacità viene presunta salvo prova contraria. In altre parole, il punto di partenza cambia: il minore tra 14 e 18 anni è considerato imputabile, a meno che non si dimostri il contrario. 

Ma ciò che viene spacciato da Meloni, sui social, come una riforma epocale riguarderà (se mai il ddl diventerà legge) poche decine di casi all'anno. Per la precisione, nel 2004 le sentenze di non luogo a procedere per accertata immaturità erano 256; nel 2024 sono scese a 60; inoltre, nel 2024 i proscioglimenti disposti dal Tribunale per i minorenni per lo stesso motivo sono stati soltanto 4. 

A prescindere dal fatto che tutti i pedagogisti, gli esperti e le maggiori organizzazioni che si occupano di diritti dell'infanzia (UNICEF, Save the children ecc.) si sono mostrati molto critici verso l'impostazione di questo ddl, sostenendo che l'imputabilità automatica non ha alcuna efficacia nel combattere la delinquenza giovanile e che nell'adolescenza lo sviluppo cognitivo ed emotivo è troppo variabile per essere trattato mediante una presunzione generale, il punto vero, alla fine, è che si tratta di uno dei tanti provvedimenti di questo governo che sono sostanzialmente fuffa mediatica: un grande cancan e grandi annunci per niente. 

La delinquenza giovanile si contrasta investendo in prevenzione, scuola, servizi sociali, sostegno alle famiglie e opportunità educative. Il problema è che investire in educazione è una soluzione che richiede risorse, strutture, pianificazione, progetti e quindi, giocoforza, tempi lunghi, con risultati che si misurano su tempi generazionali, mentre la politica e il consenso hanno come metro temporale le prossime elezioni. Fare un disegno di legge per aumentare la punibilità con un articolo di quattro righe è molto più facile, immediato e a livello di propaganda molto più efficace e redditizio, ma non sposta una virgola a livello di soluzione del problema.

Alla fine, comunque, tutto fa brodo pur di non parlare di benzina e gasolio ormai ben oltre i due euro e di tutti gli altri problemi veri che attanagliano il Paese e che sono ancora tutti lì, esattamente com'erano quando questo governo è entrato in carica.

venerdì 24 luglio 2026

L'Emilia-Romagna e il fine vita

Dopo Toscana e Sardegna, la mia Emilia-Romagna è la terza regione in Italia a darsi una legge che stabilisce iter chiari e tempi certi a chi sceglie di voler smettere di soffrire in maniera disumana e incompatibile col concetto di vita. 

Con buona pace del Vaticano e dei governi di ogni colore (compreso quello attuale. Anzi: soprattutto quello attuale), che in 40 anni di discussioni sul fine vita non hanno mai voluto legiferare in materia.

Sono orgoglioso della mia regione.

Stare con le forze dell'ordine

A ogni fatto di cronaca che ha per protagonisti appartenenti alle forze dell'ordine, i soliti noti (specialmente Meloni e Salvini, poi a seguire tutti gli altri) ripetono che loro stanno con le forze dell'ordine. Il concetto dello stare con le forze dell'ordine a prescindere, di per sé è molto stupido. Gli appartenenti alle forze dell'ordine sono infatti esseri umani e come tali possono fare errori, sbagliare, oppure possono compiere deliberatamente atti illeciti e addirittura criminali nell'esercizio delle loro funzioni. Ecco perché il concetto dello stare con le forze dell'ordine a prescindere è fondamentalmente stupido.

In più, urlare "io sto con le forze dell'ordine" non significa effettivamente stare con le forze dell'ordine. Sabato scorso - ovviamente i soggetti di cui sopra si sono guardati bene dal commentare - circa seimila rappresentanti di Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza sono scesi in piazza per la prima volta a Roma per partecipare alla mobilitazione promossa dai principali sindacati del comparto difesa e sicurezza. La protesta è nata per chiedere al governo interventi sugli stipendi colpiti dalla crisi economica e sulle loro pensioni, oltre ad azioni per garantire maggiori tutele. Per caso Libero e Giornale ne hanno scritto? Salvini e Meloni hanno commentato? No, silenzio tombale.

Al problema degli stipendi insufficienti c'è da aggiungere la atavica carenza di organico nel comparto delle forze dell'ordine. A oggi, solo tra carabinieri, polizia e finanza mancano all'appello circa 29.000 unità ai numeri previsti dalla legge. L'aumento dell'età media del personale e i numerosi pensionamenti annui superano spesso le nuove immissioni in servizio, mentre - denunciano sempre i sindacati - la gestione dei servizi territoriali e il controllo delle strade risentono di carichi burocratici e compiti di supporto che riducono gli agenti effettivamente operativi sulle strade.

Si fa presto a fare post indignati su facebook per dire che si sta con le forze dell'ordine, è molto più difficile stare con le forze dell'ordine coi fatti.

giovedì 23 luglio 2026

Il prossimo anno

Credo che le elezioni politiche del prossimo anno non saranno una competizione politica tra centrodestra e centrosinistra, tra Fratelli d'Italia, Lega, Partito Democratico, Cinquestelle, Avs ecc. Formalmente sì, ma nella sostanza con le prossime elezioni ci sarà in gioco lo stato di diritto, la democrazia, la possibilità di vivere insieme. 

Da una parte, come è accaduto negli ultimi quattro anni, ci sarà chi continuerà a fare leva sulle divisioni, ad alimentare paure, insicurezze e diffidenze per trasformarle in consenso politico. Si continueranno a indicare nemici su cui scaricare le responsabilità dei problemi del Paese e l'incapacità di risolverli: gli immigrati, i più poveri, i disagiati, l'Europa, la magistratura, i giornalisti, gli avversari politici. Ci sarà chi alimenterà la sfiducia nella scienza, metterà in discussione l'utilità dei vaccini, ridurrà gli investimenti nella sanità e nella scuola, delegittimerà la competenza e minimizzerà o negherà la gravità dei cambiamenti climatici.

Dall'altra parte, si spera, ci sarà chi proverà a costruire una società più inclusiva, più giusta e più equa; una società meno razzista, meno classista e meno autoritaria, nella quale parole come democrazia, diritti e uguaglianza sociale tornino ad avere un significato concreto. Alle prossime elezioni non sceglieremo soltanto da quale coalizione vogliamo essere governati. Sceglieremo, soprattutto, quale idea di società vogliamo costruire.

martedì 21 luglio 2026

L'utilità dell'inutile


Questo splendido saggio di Nuccio Ordine si può sintetizzare con un paradosso: ciò che la logica del profitto definisce inutile - la letteratura, la filosofia, la storia, l'arte, la ricerca scientifica di base fatta per pura curiosità - è in realtà ciò che di più utile possediamo. È ciò che ci rende umani, che ci insegna la gratuità, la solidarietà e la capacità di mettere in discussione l'autorità e il pensiero unico. 

È un manifesto politico e culturale di resistenza rivolto a studenti, insegnanti e cittadini. Un invito a non rassegnarsi all'idea che il valore di una persona o di un percorso di studio si misuri solo in base al suo conto in banca o al suo tasso di occupabilità. È un libro da leggere se si pensa ancora che la cultura sia un bene comune e non una merce. Ma è soprattutto un libro contro corrente, specialmente in un'epoca così ossessionata dal profitto, dall'efficienza a tutti i costi e dall'idea che ogni singola azione o percorso di studi debba per forza "servire a qualcosa" in termini monetari.

Uno dei punti più dolorosi del libro è la descrizione della progressiva trasformazione della scuola e dell'università in aziende, dove lo scopo principale non è più formare cittadini liberi, colti e capaci di pensiero critico, ma produrre "ingranaggi" da inserire il prima possibile nel mercato del lavoro. A questo proposito ricordo una intervista ad Alessandro Barbero di qualche tempo fa, rilasciata all'indomani del suo collocamento in pensione. Il professore diceva di essere ovviamente dispiaciuto di lasciare la docenza universitaria ma, per un altro verso, era contento a causa del livello ormai intollerabile di burocratizzazione raggiunta dalle università, coi docenti adibiti a tutta una serie di mansioni che con l'insegnamento non c'entrano più niente.

Tutto questo si inserisce nella progressiva demolizione della scuola e dell'università pubblica, col ritornello, ormai interiorizzato, che la scuola deve "preparare al mercato del lavoro". No, la scuola non deve preparare al mercato del lavoro, le competenze si acquisiscono successivamente, la scuola deve formare le persone, altrimenti il rischio è ritrovarsi ottimi professionisti ma privi di umanità.

domenica 19 luglio 2026

La Sardone, i morti e l'inverno

L'eurodeputata leghista Silvia Sardone: "Quando si dice che c'è un aumento dei morti in estate dovuti al caldo, bisognerebbe anche dire che c'è una diminuzione dei morti in inverno". L'affermazione di per sé non è falsa, ma va contestualizzata. Dove sta, infatti, il trucco? La Sardone, che da buona leghista nega il cambiamento climatico, presenta la cosa come un gioco a somma zero, un "pareggio" in cui i conti tornano: aumento dei morti in estate a causa del maggiore caldo = diminuzione dei morti in inverno a causa del minore freddo.

Ora, è vero che storicamente il freddo causa più decessi del caldo e che gli inverni più miti possono ridurre una parte di quella mortalità, ma il gioco non è assolutamente a somma zero. La comunità scientifica, infatti, concorda sul fatto che il saldo finale sarà ampiamente negativo: l'aumento dei morti per il caldo estivo supererà di gran lunga lo "sconto" ottenuto in inverno. Il problema della affermazione della Sardone non è il dato di partenza, ma la conclusione logica a cui vuole surrettiziamente spingere chi ascolta i suoi deliri negazionisti. È un classico esempio di cherry-picking (selezionare solo il dato che fa comodo). 

In sostanza, nel breve termine la lieve riduzione dei morti per il freddo può temporaneamente compensare l'aumento di quelli per il caldo in alcune regioni del nord Europa, ma nel medio e lungo termine l'aumento della frequenza, dell'intensità e della durata delle ondate di calore estive (specialmente nell'Europa continentale e mediterranea, come l'Italia) causerà un aumento dei decessi estivi che supererà di gran lunga i presunti "benefici" degli inverni meno freddi.

Metaforicamente, il ragionamento dell'eurodeputata si può rendere così: se una barca sta imbarcando acqua a prua, non bisogna preoccuparsi perché a poppa siamo ancora all'asciutto. Una stupidaggine sotto tutti i punti di vista, ovviamente, ma per perorare la causa del negazionismo climatico, questo e altro.

Tassare i milionari


Quando l'ho iniziato avevo messo in conto un certo numero di arrabbiature, che sono puntualmente arrivate. Ma sono andato avanti lo stesso. Questo agile saggio di Riccardo Staglianò approfondisce principalmente due argomenti: il livello ormai drammatico di diseguaglianze sociali a cui siamo giunti e i motivi per cui il concetto di patrimoniale è così ostico, non solo a destra ma anche a sinistra (Elly Schlein a tal proposito disse che non è tabù parlare di patrimoniale e poi non ne ha più parlato neppure lei). 

Riguardo alle disuguaglianze non c'è molto da dire. Ormai da decenni tutti i report ne fotografano i livelli, sia in Italia che nel mondo, ormai insostenibili, e mentre la sanità pubblica arranca e la scuola perde pezzi la ricchezza si accumula al vertice in modo quasi pornografico, in un trend che non accenna a modificarsi. Nel libro Staglianò solleva una domanda ovvia e cruciale: se tassare lo 0,1% dei super-ricchi, che in Italia riguarderebbe 50.000 persone su 60 milioni, garantirebbe risorse vitali per la collettività, perché in Italia questa proposta resta un tabù politico innominabile? L'autore, riprendendo alcune teorie dello studioso Mikhail Maslennikov, elenca alcuni possibili motivi.

​Il voto "multi-issue". Gli elettori generalmente non votano mai sulla base di una singola battaglia economica e tendono a sacrificare la richiesta di equità fiscale sull'altare di altre priorità identitarie dei partiti.

​La trappola del "merito". Gli ultraricchi hanno mostrato una certa abilità nel costruire una narrazione di stampo americano, molto in voga anche all'interno della destra di casa nostra, secondo cui l'idea di una redistribuzione di buon senso sia in realtà una "misura punitiva" contro chi ce l'ha fatta, quasi fosse una colpa avere successo.

​La sfiducia totale nello Stato. Secondo l'autore almeno la metà degli italiani è convinta che quei soldi, se racimolati, verrebbero comunque sprecati dalla macchina pubblica, una sorta di paradosso che confonde le pessime gestioni politiche (e qui, in molti casi, è difficile dare torto ai diffidenti) con le funzioni di welfare che lo Stato è chiamato per Costituzione a garantire. Cioè, gran parte dei cittadini pensa che sia inutile una patrimoniale perché il suo gettito andrebbe per gran parte sprecato.

Risultato di tutto questo: patrimoniale e ogni concetto di redistribuzione saranno tabù ancora per tanto tempo, mentre le praterie delle disuguaglianze e della crescita verticale della ricchezza saranno sempre più ampie. È una lettura che mi sento di sconsigliare a chi non vuole rovinarsi la giornata.

sabato 18 luglio 2026

Riabilitazioni

La riabilitazione dei medici no-vax da parte di questo governo non dovrebbe stupire più di tanto: da sempre buona parte del suo consenso l'ha infatti racimolato facendo leva sui peggiori istinti anti-scientifici di buona parte delle italiche genti. Tra l'altro, non si sta parlando di professionisti che hanno espresso legittimi dubbi, ma di soggetti sanzionati con il massimo rigore per aver rilasciato esenzioni false, insultato i colleghi o proposto di curare il Covid con olio di fegato di merluzzo. 

Fratelli d'Italia mantiene da sempre una linea di sistematica ambiguità nei confronti della medicina ufficiale, strizzando da sempre l'occhio alla pancia del movimento no-vax per puro calcolo elettorale. Basti pensare che tra i primissimi atti del governo, nel 2022, ci fu proprio la fine anticipata dell'obbligo vaccinale per il personale sanitario. 

Molti esponenti di questo osceno governo - giova ricordarlo - definirono la radiazione di questi personaggi "una caccia alle streghe", sdoganando ufficialmente la disinformazione. Quando la politica mette sullo stesso piano la pseudoscienza, l'irresponsabilità e anni di ricerca e protocolli salvavita, a cedere non sono solo le regole degli ordini professionali, ma le fondamenta stesse dello stato di diritto, e soprattutto del diritto alla salute, sacrificato sull'altare dell'ideologia e del consenso. 

Tutto abbastanza vergognoso, direi.

giovedì 16 luglio 2026

Mario Roggero

La vicenda del gioielliere Mario Roggero, condannato in via definitiva per aver inseguito e ucciso due rapinatori in fuga, è un groviglio complesso in cui si intrecciano emotività, senso di giustizia e codice penale. E quando entra in gioco l'emotività, la razionalità e la legge finiscono quasi sempre per soccombere. Ecco perché, sia sui social che nelle discussioni quotidiane, questa complessità viene brutalmente ridotta a un tifo da stadio tra i sostenitori dell'autodifesa a oltranza e i difensori dello stato di diritto.

​Tra i "tifosi" di Roggero spiccano, inevitabilmente, i soliti esponenti politici, specializzati nello sciacallaggio dei drammi umani per puro tornaconto elettorale. Penso ai teorici della "difesa sempre legittima", un'aberrazione sia sul piano etico che su quello giuridico. Penso a chi non ha ancora capito che non viviamo in un western di Sergio Leone ma in una società civile, e che, se passasse il principio per cui chiunque può trasformarsi impunemente in Charles Bronson, la nostra società e la nostra convivenza civile si trasformerebbero in un inferno.

​Purtroppo, la cultura giuridica nel nostro Paese è quasi inesistente (del resto, non brilla nemmeno quella in senso lato). Di fronte a tragedie simili, l'approccio dominante rimane quello viscerale, "di pancia". Ed è proprio su quella pancia che, da sempre, specula una certa politica. Con i risultati desolanti che sono sotto gli occhi di tutti.

mercoledì 15 luglio 2026

Il nemico (interno)

La carciofara e il suo governo si beccano una gigantesca batosta alla Camera sul famoso emendamento per reintrodurre le preferenze nella legge elettorale, emendamento su cui lei stessa aveva messo la faccia. Siccome stavolta non può dare la colpa né alle toghe rosse né all'Europa né alla Corte Costituzionale né a nessun altro dei nemici che è solita inventarsi in queste occasioni, ecco che la colpa è delle opposizioni che avrebbero voluto il voto segreto.

Ovviamente sono tutte balle. Le opposizioni erano fin dall'inizio schierate contro l'emendamento e hanno in maniera trasparente e coerente votato contro di esso. Se la carciofara è in cerca di un nemico, guardi tra i franchi tiratori della coalizione che regge il suo traballante governo, che hanno disatteso i suoi diktat pugnalandola alle spalle. E magari si faccia due domande.

domenica 12 luglio 2026

E anche Roger Waters ce lo siamo giocato

Ormai da tempo ho imparato che anche i personaggi che maggiormente apprezzo possono avere lati spiacevoli o manifestare idee che provocano crepe nell'aura mitologica che ho costruito attorno a essi. L'elenco che potrei fare è lunghissimo e comprende scrittori, intellettuali, musicisti, giornalisti, scienziati. Ieri a questo lungo elenco si è aggiunto Roger Waters, uno dei più grandi e rivoluzionari musicisti rock del Novecento, che con alcune, strampalate dichiarazioni a una trasmissione radiofonica ha sostanzialmente abbracciato il complottismo undicisettembrino.

Viene da tirare in ballo l'età ormai avanzata, che acuisce la innata e naturale tendenza dell'essere umano a preferire le narrazioni e le storie, basi di ogni forma di complottismo, ai dati e alle evidenze empiriche. Peccato, anche se questo lieve "cedimento" scalfisce solo in piccola parte la sua grandezza come musicista e, in parallelo, attivista.

Pietraie





Ieri ho camminato nel letto del Marecchia. Nelle foto qui sopra si vede il tratto che costeggia Santa Giustina, mentre sul viadotto corre l'A14 tra i caselli di Rimini Nord e Rimini Sud.

​Il Marecchia tecnicamente è classificato come fiume, non come torrente, quindi in teoria l'acqua dovrebbe esserci sempre, anche se con livelli diversi a seconda delle stagioni. Da qualche anno, invece, è spesso completamente asciutto, specie nel periodo estivo, e a volte questo accade persino durante le secche invernali.

​Quand'ero bambino, una cinquantina di anni fa, l'acqua c'era sempre e in estate con gli amici venivamo regolarmente a fare il bagno. Altri tempi e, soprattutto, un altro clima.

sabato 11 luglio 2026

Pubblicità Progresso

Oggi è sabato, siamo in pieno weekend. E poi è estate, le giornate sono lunghe, ci sono tante ore di luce. Quindi non dovrebbe essere troppo difficile trovare un'oretta per ascoltare Stefano Mancuso, perché ascoltare Stefano Mancuso aiuta a capire tante cose e a inquadrare meglio come funziona il mondo, e anche come funzioniamo noi.

venerdì 10 luglio 2026

Ruggine americana


Questo coinvolgente romanzo di Philipp Meyer è ambientato nella famosa Rust Belt americana. Con questa locuzione, che si può tradurre con "cintura arrugginita", si intende la zona dei grandi laghi e del medio Atlantico degli USA: Illinois, Indiana, Michigan, Ohio, Pennsylvania e Wisconsin. Sono gli Stati in cui, a partire dagli anni '80 del secolo scorso, si è frantumato il sogno americano col declino dell'industria e della manifattura, processo che ha visto la chiusura e l'abbandono di migliaia di fabbriche, stabilimenti e industrie: acciaio, ferro, automobili, carbone, e ha lasciato sul terreno dei licenziamenti centinaia di migliaia di operai, producendo disagio e povertà, bacino da cui Trump, e in generale i repubblicani, prendono ancora oggi i voti per vincere le elezioni. Quella che oggi è la Rust Belt, fino agli '60 del Novecento era la Steel Belt, il cuore pulsante della produzione industriale e manifatturiera americana.

Tra le macerie di questa terra dimenticata si muovono i protagonisti del romanzo, Isaac e Poe, due ragazzi legati da un'amicizia fraterna ma a tratti spigolosa, entrambi intrappolati a Buell, la fittizia cittadina della Pennsylvania teatro delle vicende narrate, dove il futuro sembra essersi fermato insieme alle vecchie acciaierie. Isaac è brillante e ha una mente geniale, ma è schiacciato dal dovere familiare; Poe è un'ex promessa del football che non è mai riuscito ad andarsene. Le loro vite vengono a un certo punto sconvolte da un evento drammatico e, a partire da questo evento, l'autore trascina il lettore in un gorgo di scelte morali disperate dove lealtà e istinto di sopravvivenza si scontrano brutalmente. A tratti mi ha ricordato Non è un paese per vecchi, del grande Cormac McCarthy. In definitiva è un romanzo sulla disperazione, la rabbia, la solitudine, ma è soprattutto un grande requiem sul crollo del sogno americano.

mercoledì 8 luglio 2026

Pensieri della mosca con la testa storta


Devo dire che per Giorgio Vallortigara nutro da sempre una specie di venerazione. È uno dei più noti e autorevoli neuroscienziati italiani e la sua fama non è certo limitata all'Italia. Se provate a cercare qualche sua lezione su youtube, rimarrete colpiti dal suo modo pacato e garbato di spiegare, e apprezzerete la sua capacità di rendere accessibili concetti molto difficili anche a chi, come me, è a digiuno delle materie di cui si occupa.

In questo suo interessantissimo saggio smonta due luoghi comuni molto diffusi. Il primo è che la coscienza sia un'esclusiva degli esseri umani o, al massimo, dei mammiferi superiori. Il secondo è che le forme basilari dell'attività cognitiva hanno bisogno di grandi cervelli. 

Generalmente siamo portati a pensare che l'intelligenza e le capacità cognitive degli animali siano direttamente proporzionali al volume della loro massa cerebrale. L'autore, avvalendosi del risultato di lunghi studi ed esperimenti, ribalta completamente questa prospettiva. Secondo Vallortigara, quel "surplus" neurologico che osserviamo in alcuni animali, compresi noi esseri umani, non serve a far funzionare il pensiero, la coscienza e, in generale, le nostre funzioni cognitive ma è semplicemente al servizio dei nostri enormi magazzini di memoria. In pratica, un maggiore numero di neuroni non significa un maggior grado di intelligenza ma solo una migliore memoria e una migliore capacità di utilizzarla.

Si pone a questo punto il problema della coscienza: se l'enorme mole di cellule neuronali di cui noi (e altri mammiferi) disponiamo non è in relazione con la coscienza, dove e come nasce quest'ultima? La tesi dell'autore è che la nascita della coscienza vada ricercata in una caratteristica essenziale delle cellule: la capacità di "sentire". Questa abilità si sarebbe manifestata per la prima volta quando, con l'acquisizione del movimento volontario, gli organismi elementari hanno avvertito la necessità vitale di distinguere tra gli stimoli prodotti dalla propria attività e quella procurata dal mondo esterno, l'altro da sé, tesi supportata da una robusta mole di esperimenti condotti in questo senso, che vanno dalla dimostrazione che i moscerini hanno una memoria visiva alla percezione dello spazio nelle api. Da questi esperimenti in laboratorio l'autore dimostra ad esempio come anche una mosca sia capace di mappare l'ambiente e prendere decisioni complesse sulla base di questa esperienza soggettiva.

Diciamo che è una lettura che mette fortemente in discussione l'idea, che più o meno tutti abbiamo, sul nostro posto nel mondo. Consigliatissimo a tutti quelli che sono ancora rimasti all'idea biblica dell'uomo al vertice del creato, anche se ormai l'insussistenza di questa idea dovrebbe essere assodata da quasi un paio di secoli.

lunedì 6 luglio 2026

La continuità del male


Questo interessantissimo saggio di Tomaso Montanari sarebbe da fare leggere a tutti quelli che sostengono che la destra oggi al governo non c'entra niente col Ventennio. Per smontare questa narrazione Montanari ha messo a confronto la retorica, il linguaggio, le esternazioni, i discorsi ufficiali, le leggi fatte, i provvedimenti adottati, i decreti legge promulgati dall'attuale governo con gli stessi elementi del periodo fascista. 

L'autore ha in pratica analizzato le radici storiche, il linguaggio e i simboli della politica nostrana, dimostrando che determinati elementi ideologici del passato non sono mai stati del tutto superati o rielaborati, ma continuano a riaffiorare sotto nuove forme attraverso, come la chiama l'autore, una "risemantizzazione" del linguaggio, ovvero l'uso di parole d'ordine e concetti del passato riadattati al contesto democratico moderno.

Alcuni parallelismi sono particolarmente precisi. Ad esempio la forte enfasi sulla natalità, sulla difesa della famiglia tradizionale e il timore del declino della popolazione autoctona. Quando nell'aprile del 2023 il ministro Lollobrigida, durante il congresso della Cisal, dichiarava: "Non possiamo arrenderci all'idea della sostituzione etnica: gli italiani fanno meno figli, li sostituiamo con qualcun altro. Non è quella la strada", non faceva altro che richiamare da vicino la retorica della "battaglia demografica" degli anni Venti e Trenta, seppur oggi declinata in chiave di welfare e sovranismo. Nei discorsi mussoliniani questa retorica era onnipresente, per Mussolini era una specie di ossessione.

Altro elemento ricorrente è la dicotomia popolo vs. élite, ossia la narrazione di un popolo genuino e laborioso contrapposto a élite cosmopolite, intellettuali o burocratiche (spesso identificate con "Bruxelles" o con la sinistra interna), dicotomia che ricalca vecchi schemi retorici antiparlamentari e anti-intellettuali, oggi aggiornati in chiave populista. 

Oppure, ancora, l'identità e la terra, il richiamo continuo alle radici, alla "Patria", al legame sacro tra sangue e suolo, e la celebrazione di un passato idealizzato e privo di ombre che serve a costruire un senso di appartenenza esclusivo. Ma anche la diffidenza, il rifiuto e la stigmatizzazione dello straniero hanno costituito una delle colonne portanti della propaganda e dell'ideologia del Ventennio fascista, allora esattamente come oggi. Basta pensare a tutta la stucchevole retorica della (inesistente) invasione. E si potrebbe continuare. 

No, chi oggi governa non rappresenta alcuna evoluzione moderata o innocua di ciò che è stato. Magari è stato cambiato qualche indumento esteriore, ma la matrice rimane quella.

domenica 5 luglio 2026

La sorpresa


Sono cose che succedono quando non si sa niente di niente (e Trump non sa niente di niente) e si guarda il mondo là fuori esclusivamente con le lenti occidentali. L'Iran non è il Venezuela. Gli iraniani sono i discendenti dell'impero persiano e stanno al mondo da millenni. Non ragionano come ragiona Trump (e come ragioniamo noi), ragionano in modo totalmente diverso e mantengono quell'orgoglio e quella fierezza tipici degli imperi.

La sorpresa di Trump di fronte a 20 milioni di persone, solo a Teheran, che partecipano commosse ai funerali di Khamenei, nasce proprio dal non sapere niente di niente. La sua reazione tocca una delle dinamiche più complesse e spesso fraintese della geopolitica mediorientale: il confine tra il dissenso interno e l'orgoglio nazionalista di un popolo. ​L'approccio di Trump (e di una parte significativa della politica estera americana e in generale occidentale) tende a leggere le dinamiche internazionali attraverso una lente binaria: "il popolo oppresso dal regime vuole la libertà, quindi sostiene l'Occidente". Questa narrativa si scontra regolarmente con la realtà storica dell'Iran, un Paese che ha sulle spalle secoli e secoli di storia imperiale e un profondo senso di sovranità. Un Paese che disprezza profondamente l'Occidente e che non si sogna neanche lontanamente di voler diventare come noi.

È vero che in Iran esiste un fortissimo dissenso interno contro il regime teocratico (esploso a più riprese con dure proteste di piazza), ma quando il Paese subisce attacchi diretti o minacce da potenze straniere scatta un altrettanto forte riflesso nazionalista. Molti iraniani che criticano aspramente il governo per l'economia o i diritti civili si compattano attorno alle istituzioni quando percepiscono una minaccia all'indipendenza e all'integrità territoriale della nazione.

Questa profonda ignoranza da parte di Trump della storia e delle dinamiche geopolitiche di molte parti del mondo mediorientale è quella che ha portato il tycoon a perdere male la guerra contro l'Iran, nonostante i reiterati e ridicoli proclami di vittoria. Proclami a cui possono credere giusto quei poveretti (sempre meno) che ancora gli danno credito.

Ultimo

Forse la spiegazione del fenomeno Ultimo prescinde dalla musica e ha più a che fare con l'antropologia e con certe dinamiche mentali e psicologiche. Anche a me piace la musica: la ascolto, la suono, e anche io ho i miei idoli in questo campo. Ma se anche avessi la possibilità di assistere all'esibizione di qualcuno di questi miei idoli, che in un qualche passato potevano essere, che ne so, i Genesis, i Pink Floyd ecc., non lo farei certo al prezzo di trascorrere 10 giorni e 10 notti fuori dai cancelli chiusi di uno stadio, sull'asfalto, con 40° gradi durante i picchi del giorno.

Eppure un mare di persone l'ha fatto per Ultimo e, in genere, anche se non con queste esagerazioni, succede sempre più spesso anche con altri artisti, mi sembra. Quindi è probabile che sia appunto un fenomeno che prescinde dalla musica e c'entri più con meccanismi psicologici che tendono a esaperare il bisogno di appartenere a un gruppo, a un'identità comune, meccanismi profondamente e atavicamente radicati nella natura umana, che sono sempre esistiti e che nella storia si sono sempre verificati. Penso ad esempio a Woodstock, ai raduni oceanici dei papi (gli esempi che si potrebbero fare sono infiniti).

L'aspetto paradossale di queste dinamiche è che l'artista che è riuscito ad amalgamare e a mettere insieme questa sua "tribù" non conosce ogni singolo individuo. I singoli individui conoscono e adorano lui, ma lui vede solo questa massa oceanica e indistinta che è il suo "popolo". E mentre questo popolo sta per 10 giorni sull'asfalto a 40° e passa le notti in un sacco a pelo o in una tenda, lui se ne sta beatamente a dormire in albergo al fresco dell'aria condizionata, ma per il suo "popolo" questa cosa non è importante. 

Strana bestia, l'essere umano.

sabato 4 luglio 2026

Il selvaggio


Rare volte mi è capitato di imbattermi in romanzi così appassionanti. Il selvaggio non è una lettura tranquilla e accomodante, è una tempesta di sangue, fango, ghiaccio, vita. La storia si snoda per tutto il romanzo su due binari paralleli, uno corre nella Città del Messico degli anni '70: corrotta, violenta, brutale. Qui il protagonista e Juan Guillermo, un ragazzo a cui la violenza ha progressivamente tolto tutto: fratello, genitori, amicizie. La sua vita è una continua lotta per opporsi alle ingiustizie e alla violenza, incarnate da un dirigente della polizia corrotto e una setta di fanatici assassini cattolici.

Il binario su cui si snoda la storia parallela corre invece lungo le piste ghiacciate dello Yukon, nel nord del Canada. Il protagonista è un inuit di nome Amaruq, ossessionato da un grande esemplare di lupo grigio (il "Selvaggio"), che insegue per centinaia di chilometri in mezzo a una natura ostile che, a tratti, sembra quasi prendersi gioco di lui.

Tutto il romanzo è un continuo saltare tra queste due anime e due storie: le sanguinose strade di Città del Messico e le ghiacciate e selvagge piste dello Yukon. Ma in realtà non sono due anime: è un'anima sola declinata in due modi. Un grande romanzo di formazione.

Splendido!

venerdì 3 luglio 2026

Giovanni Storti divulgatore?

Da qualche anno Giovanni Storti, uno dei tre attori del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, ha avviato una fiorente "carriera" come attivista ambientale, parlando di ecologia, ambiente, sostenibilità, biodiversità, natura, energie rinnovabili ecc. sui suoi canali social, canali che, anche in virtù della sua notorietà artistica, raggiungono diversi milioni di persone. C'è qualcosa di male in tutto ciò? In linea di principio direi di no. Anzi, chi, come lo scrivente, è molto sensibile a questi temi, pensa che sia sicuramente cosa buona (senza contare che a me quei tre sono sempre stati simpatici). 

Il problema, però, potrebbe porsi con la competenza. Giovanni Storti è competente relativamente alle tematiche che affronta? Ok, finché fa un video in cui dice che il dramma del caldo nelle città si potrebbe attenuare piantando alberi, nessun problema, si sa che è vero, anche se la questione è in realtà molto più complessa. Ma non sempre le tematiche sono così semplici, e allora potebbe nascere qualche problema. 

Si sta parlando molto, in questi giorni, di un video realizzato dal comico in cui si spiegano alcune cose sul grano e sulla genetica. Molti scienziati, però, hanno rilevato in questa "lezione" diverse inesattezze - inesattezze in realtà è un eufemismo, si tratta di vere e proprie fesserie scientifiche. Tra i tanti scienziati che hanno analizzato il video in questione c'è Giacomo Moro Mauretto, di Entropy for Life, biologo evoluzionista e divulgatore scientifico, anche lui molto attivo in rete. Nel video qui sotto, in mezzoretta elenca tutte le "criticità" del video di Giovanni, spiegando dal punto di vista scientifico perché si tratta di falsità. 

Qui, ovviamente, si apre un problema, problema che in realtà è noto da quando esiste internet. Anzi, si può dire che esiste da quando gli esseri umani hanno imparato a tramandarsi informazioni. Bufale e stupidaggini giravano infatti anche prima di internet e dei social, questi mezzi non hanno fatto altro che portare al parossismo la loro diffusione. Non è un problema da poco, se ci si pensa. Un attore può parlare di genetica sui suoi canali social? Quali sono le sue competenze in questo campo? Quali studi ha fatto? E ancora: il comico in questione era cosciente delle corbellerie che ha detto in quel video quando l'ha pubblicato? Se ne era cosciente abbiamo un problema, ma abbiamo un problema anche se ha detto le cose che ha detto pensando in buona fede che fossero vere. Perché quel video non è stato visto da 100 o 200 persone come i lettori di questo post, ma da milioni. Siccome si presume che la stragrande maggioranza di chi guarda le "lezioni" del comico non sia composta da genetisti, milioni di persone si sono magari convinte che effettivamente gran parte del grano coltivato in Italia sia OGM (lo afferma l'attore nel video), mentre invece le coltivazioni OGM in Italia sono proibite per legge.

Non so. Mi viene da pensare a Umberto Eco, il quale diceva: "I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli". Ovviamente non sto dicendo che Giovanni Storti è un imbecille, sia chiaro, a me infatti interessa il concetto espresso da Eco in senso generale, non il riferimento particolare. E il senso è che oggi, con i social, ognuno può dire ciò che vuole, e in molti casi non è evidentemente un bene.


mercoledì 1 luglio 2026

Passare oltre

Mi sarebbe piaciuto che il grande rilievo mediatico che è stato dato alla ridicola diatriba tra i lefebvriani e il papa, fosse stato dato anche al resoconto del cardinale Pizzaballa sulla situazione nella striscia di Gaza. Invece non ne ha parlato quasi nessuno. D'altra parte, fare prime pagine su intere città rase al suolo, tendopoli immense, odori nauseabondi e bambini morsi dai topi non è interessante.

E poi, come è noto, di quel massacro e di quell'inferno siamo responsabili anche noi, meglio passare oltre e parlare di cose più interessanti.

La stupidità del razzismo

Quindi, ricapitolando, un pizzaiolo viene ucciso a Reggio Emilia da un cliente, omicidio nato dal rifiuto del pizzaiolo di dargli l'ennesima pizza a sbafo. Prima ancora di risalire all'identità dell'assassino e di capire la dinamica in cui è maturato il fatto di sangue, vari esponenti leghisti, sia locali che nazionali, avendo subito fiutato ampie possibilità di sciacallaggio in chiave razzista, cominciano a tempestare le loro pagine social di appelli alla remigrazione conditi coi soliti, stupidi, ritornelli: ci vuole ordine, gli stranieri vengono qua a uccidere, rapinare, creare caos e blablabla. Poi si scopre, ops!, che l'assassino è italiano e abita a poche vie di distanza dalla pizzeria. Parte il tam-tam con il contr'ordine: cancellate tutto, è italiano! E giù, tutti a cancellare e nascondere i vibranti post razzisti già vergati e dati in pasto ai cani da social, pronti con la bava alla bocca.

A questo penoso spettacolo c'è da aggiungere un particolare. Il povero pizzaiolo era emigrato 30 anni fa dalla Sicilia per aprire una pizzeria a Reggio Emillia. Fino ad alcuni anni fa, quando per la lega la mitologica Padania arrivava fino al confine meridionale della Pianura Padana, quel pizzaiolo sarebbe stato lui stesso uno straniero, e se si fa un giro nei meandri più schifosi della rete, si trovano ancora i video coi cori razzisti dei leghisti contro i terroni (siciliani compresi, ovviamente). Ecco, tutto questo per dire la stupidità del razzismo e di certi partiti che lo fomentano.

domenica 28 giugno 2026

Ma che ne sa?

L'ex generale ha detto che gli immigrati vanno rimandati a casa e a raccogliere pomodori, fragole e olive bisogna rimetterci gli italiani, come 30 o 40 anni fa. Bellissimo. Il problema è che così facendo cambierebbero solo i soggetti vittime di sfruttamento, non lo sfruttamento. Il fulcro di tutti i problemi non sta infatti nel conflitto tra italiani e stranieri, ma tra lavoro e capitale. 

Il caporalato e in generale lo sfruttamento (e non solo di persone straniere) sono infatti strutturali al funzionamento di un certo modello economico, e non una semplice questione di "chi" lavora nei campi. È un'analisi, questa, condivisa e sostenuta da molti sociologi ed economisti del lavoro, e se non si parte da lì, nei campi a raccogliere i pomodori ci possiamo mettere chi vogliamo, non cambia niente.

Ma che ne sa, Vannacci?

sabato 27 giugno 2026

Omologazioni


Alla fine la giunta regionale delle Marche, ovviamente di centrodestra, ha approvato la legge: via i negozi etnici, o comunque quelli non in linea con le tradizioni, dai centri storici marchigiani. Il presidente della regione Marche, Francesco Aquaroli, ha dichiarato che è una battaglia che portano avanti da 15 anni "per contrastare l'omologazione" e favorire "il recupero identitario dei borghi". 

Tutto bellissimo. 

Poi, magari, a 500 metri dal negozio del kebabbaro c'è un McDonald's, una delle multinazionali alimentari più diffuse al mondo che produce lo stesso panino da Pechino a Helsinki e da New York a Canicattì. Quello può restare, il negozietto del kebab no, perché si sa che l'omologazione viaggia sempre su binari separati.

mercoledì 24 giugno 2026

Genitori

Gelateria. Ieri sera. Nel tavolo di fianco al mio ci sono un uomo e due bambine, la più grande di circa 12-13 anni, la più piccola di 5-6 anni. L'uomo e la più piccola parlano tra loro ma non bado a cosa dicono, e comunque è quasi impossibile riuscire a sentire a causa del rumore delle macchine che passano sulla strada lì vicino. A un certo punto, però, sento che l'uomo alza un po' la voce e dice alla bimba: "La tua maestra non capisce un cazzo!" La bimba replica qualcosa ma con un tono di voce più basso, quindi non riesco a sentire e la cosa finisce lì.

Ora, un genitore che denigra e scredita la figura della maestra, in un bambino di 5-6 può creare seri problemi di fiducia. Ci sono molti studi che documentano questo rischio. A quell'età, infatti, un bambino vive in un universo sociale le cui figure prevalenti sono i genitori e gli insegnanti, entrambi parimenti importanti. Se il genitore delegittima l'insegnante, il bambino può trovarsi in una situazione di conflitto di fiducia, perché non sa più se si deve fidare dei genitori o delle maestre. In pratica, se le due figure sono coerenti tra loro generano nel bambino una maggiore sicurezza emotiva e una maggiore fiducia negli adulti, altrimenti è il contrario. Se il genitore ha qualcosa da recriminare all'insegnante va da quest'ultima e ci parla di persona, non la prende a male parole di fronte al bambino. Siamo all'ABC della psicologia dello sviluppo.

Ma psicologia dello sviluppo a parte: tu, genitore, ti rivolgi a tua figlia di 5-6 anni utilizzando quel linguaggio da avventore da bar al sesto grappino? Se non sei d'accordo su una cosa che la maestra di tua figlia ha detto, non dici "la tua maestra non capisce un cazzo", ma, al limite, "su questa cosa che ha detto la tua maestra non sono d'accordo". In questo modo la bambina capisce che su quella specifica cosa ci può essere una divergenza tra genitore e maestra, ma in generale le due figure rimangono comunque coerenti tra loro.

Io sarei per istituire un patentino per i genitori: chi vuole mettere al mondo dei figli sostenga un esame che certifichi che il candidato è in possesso dei requisiti minimi per poterlo fare. Altrimenti niente figli.

martedì 23 giugno 2026

Nonno

Questa notte, all'ospedale di Rimini, è nata una bellissima bambina, paffutella, con occhi scuri e tanti capelli, e il tenutario del blog, qui, è diventato nonno.

Una delle cose bellissime che possono capitare nella vita :-)

lunedì 22 giugno 2026

La naturopata

A mio avviso, il problema di questa situazione è uno solo: aprire le porte di un policlinico universitario pubblico a una naturopata, indirettamente "eleva" la dignità di questa figura equiparandola a quella di un medico, di un chirurgo, di un anestesista, tutte figure qualificate, con una laurea in medicina e una o più specializzazioni. Magari questa naturopata girerà per l'ospedale con la stessa divisa dei medici e i pazienti saranno indirettamente portati a pensare che in fondo tra le due figure non ci sia differenza.

Ma io non ce l'ho con la naturopata né, in generale, con la naturopatia. Se uno vuole farsi curare una infezione alle vie urinarie con la calendula o i fiori di Bach, chi sono io per impedirglielo? Io ce l'ho col policlinico che ha assunto, pagandola con soldi pubblici, questa signora. Se in un policlinico, che per definizione è il luogo dove ogni attività è strettamente ancorata a rigorosi presupposti scientifici, si dà credito a una pratica che di scientifico non ha niente, allora crolla tutto. 

In effetti, pensandoci, viviamo ormai in una società dove parecchie cose stanno crollando.

domenica 21 giugno 2026

Barbero al BSMT

Alessandro Barbero è andato al BSMT di Gianluca Gazzoli e i due hanno fatto una bellissima chiacchierata di oltre due ore. Una delle parti che mi è piaciuta di più inizia dal min. 1:40. Qui Barbero racconta la genesi del suo primo romanzo, ovviamente storico: Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo, un libro che ho da molto tempo nella mia wishlist e che adesso leggerò sicuramente. 

Barbero, dopo svariati saggi accademici, decise di scrivere un romanzo e cominciò un po' alla chetichella, nei ritagli di tempo (era già professore universitario). Neppure sua moglie sapeva che lo stava scrivendo. Una volta terminato (la stesura richiese quasi 10 anni) e stampato in maniera casereccia con una stampante, inviò le prime 50 pagine ad Aldo Busi, del quale trovò l'indirizzo sull'elenco telefonico, e Busi dopo una settimana lo chiamò al telefono di casa per farsi dare l'intero manoscritto. Gli piacque talmente tanto che gli procurò un contratto con la Mondadori. Il romanzo vincerà poi lo Strega nel 1996.

Episodio a parte, se avete un paio d'ore di tempo e, come me, siete fan del grande divulgatore, ascoltate tutta la chiacchierata tra lui e Gazzoli, merita davvero.

giovedì 18 giugno 2026

Furedi

Oggi ho scoperto una cosa nuova: esiste un sociologo di origine ungherese che si chiama Frank Furedi. Il sociologo in questione ha scritto un testo che si chiama I confini contano, e da questo testo, manco a dirlo, è stata tratta una delle tracce della maturità di quest'anno. 

Spulciando un po' le note biografiche del tipo si scopre però una cosa interessante: è nato in Ungheria, poi è scappato con la famiglia in Canada dopo la fallita rivolta del '56, poi dal Canada si è trasferito nel Regno Unito dove vive attualmente. Quindi c'è da immaginare che per Frank Furedi i confini contino, sì, ma fino a un certo punto.

Caccia

Quando fanno una porcata, sanno che è una porcata, quindi cercano di farla sembrare meno porcata giocando con la semantica e contando sul fatto che la maggior parte di chi legge crederà a ciò che viene raccontato. Vale anche per la riforma della caccia che sta per vedere la luce. In questo contesto, i cacciatori non sono più "bioregolatori" (faceva già ridere così) e la caccia diventa "una attività utile alla conservazione della tutela della biodiversità e degli ecosistemi".

Belle le parole "biodiversità", "ecosistemi", "tutela", no? Così, il povero di spirito che legge pensa: Cavolo, bella questa cosa, fanno una riforma della caccia in senso ambientalista. Quando invece, se si legge attentamente, questa porcata va in senso esattamente opposto: aumentano le specie cacciabili, aumentano le aree di caccia consentite, come spiagge e aree protette. Si potrà cacciare nelle aziende faunistiche private, visto che viene meno la norma che prima permetteva ai proprietari di imporre uno stop per motivi etici, e tante altre belle cose che vanno nella direzione opposta rispetto a concetti come "biodiversità", "ecosistemi", "tutela", "conservazione". Nella realtà le uniche cose che vengono tutelate, anzi rafforzate, sono gli interessi di chi ancora indulge alla crudele, stupida, anacronistica e dannosa pratica della caccia.

mercoledì 17 giugno 2026

Mi pare

Vado a memoria, ma credo che il cardinale Ruini sia il personaggio pubblico che ho maggiormente disprezzato. Per tutta una serie di motivi che adesso, qui, sarebbe lunga spiegare (ne ho già scritto parecchio, all'epoca, su queste pagine).

martedì 16 giugno 2026

Le macchine del linguaggio


Non so a quanti dei miei 32 lettori interessi il tema dell'IA generativa. A me, da qualche tempo, molto. Ho deciso quindi di buttarmi su questo interessantissimo saggio di Alfio Ferrara, professore di informatica all'Università degli Studi di Milano, per capire in maniera approfondita cosa sono e come funzionano questi benedetti LLM. 

Il testo è interessantissimo ed esaustivo, anche se alcune parti, specie nella prima metà del libro, le ho trovate piuttosto ostiche (purtroppo non ho una laurea in matematica :-). Ferrara la prende da lontano partendo proprio dall'ABC (ogni lettera, spazio o segno di interpunzione che digitiamo viene rappresentato all'interno del computer come una sequenza di bit, cioè di 0 e 1) per arrivare alla nascita dei primi modelli di generazione del linguaggio che oggi abbiamo sui nostri smartphone.

Uno dei punti principali del testo sta nello smontare una leggenda piuttosto diffusa, quella secondo cui l'IA pensi. No, non pensa, non riflette, non ha alcuna comprensione dei concetti, almeno nel senso in cui intendiamo noi: l'IA calcola e genera parole (in realtà lunghissime sequenza di 0 e 1) correlate le une alle altre secondo parametri meramente statistici e probabilistici. In pratica ChatGPT e tutti gli altri prendono miliardi di testi scritti dagli esseri umani, trasformano le parole in numeri e coordinate geometriche (vettori) e calcolano la probabilità che una parola ne segua un'altra, e quando lo fanno non riflettono sulla risposta e sui concetti che esprimono, si limitano (si fa per dire) a calcolare qual è la parola statisticamente più probabile da inserire dopo quella precedente, basandosi su tutto ciò che hanno letto. 

Se la prima parte del saggio è piuttosto "tecnica", la seconda molto meno. Qui l'autore si profonde in articolate riflessioni etiche e anche filosofiche sul rapporto tra noi e queste macchine; riflessioni inevitabili, dal momento che l'IA è la prima tecnologia creata dall'uomo in grado di imitare la sua caratteristica più sacra: il linguaggio.

A molti l'IA incute qualche timore, ma non esiste alcun motivo razionale per averne. Una nota massima popolare dice che si ha paura di ciò che non si conosce. Nel caso dell'IA generativa non può essere più vera.

domenica 14 giugno 2026

Tra i due

Per un De Gregori che non sceglie, non prende parte, non si sbilancia, c'è un Roger Waters che (da sempre) sceglie, prende parte, si sbilancia, molto spesso con toni ruvidi, duri, poco inclini alla diplomazia. Toni che possono piacere o non piacere, ma lui è cosi: prendere o lasciare. Il grande musicista inglese ha riscritto e pubblicato qualche giorno fa una versione totalmente inedita di Comfortably Numb (una delle ballate più belle di The Wall) interamente dedicata alla Palestina e alla situazione a Gaza, una versione realizzata con la collaborazione della musicista palestinese Mona Miari.

Le strofe cantate da Mona Miari sono in arabo (sottotitolate in inglese nel video) e raccontano in modo straziante il dolore di chi ha visto la propria casa distrutta e i propri affetti cancellati dalle macerie. Le modifiche apportate al brano da Waters hanno quasi completamente stravolto il senso della canzone originaria. Se nel 1979 cantava "I have become comfortably numb" ("Sono diventato piacevolmente insensibile/addormentato") per criticare il cinismo della società, in questa versione 2026 urla "I'll never become comfortably numb". Diventa cioè un manifesto politico: l'impegno a non voltarsi mai dall'altra parte e a non cedere all'indifferenza davanti al dramma dei civili palestinesi.  Da notare che, nelle sue parti cantate, Waters ha impostato il brano come una sorta di lettera aperta in cui l'Occidente chiede scusa alla popolazione di Gaza per gli anni di silenzio e apatia di fronte ai conflitti nella regione.




Vale a questo punto la pena di dire due parole su questo capolavoro. Comfortably Numb è una delle tante perle contenute in quello scrigno di piccoli capolavori che è The Wall, concept album uscito nel 1979 e considerato, dopo The Dark Side Of The Moon, una delle vette qualitative della loro produzione musicale. È uno dei brani più iconici e profondi della storia del rock. Nel contesto del concept album ideato da Roger Waters la canzone affronta temi legati all'alienazione, al trauma infantile e all'apatia protettiva. Il brano è strutturato come un dialogo psicologico e clinico tra due personaggi (interpretati dalle diverse voci di Waters e David Gilmour) e tocca tre filoni tematici principali: l'isolamento e il muro psicologico, il cinismo dello show business, la nostalgia dell'infanzia. 

Questa è la versione originale del 1979, riproposta durante il celebre Live 8 del 2005. In quella storica occasione i Pink Floyd si riunirono dopo anni di dissidi e di scontri. Fu l'ultima volta. Piccola nota tecnica: l'assolo di David Gilmour che chiude il pezzo è uno dei più iconici e celebri della storia del rock.



Tra un De Gregori che non sceglie e un Roger Waters che sceglie, io preferisco il secondo.

sabato 13 giugno 2026

I numeri di Musk

Con la quotazione in borsa di SpaceX Elon Musk, che era già l'uomo più ricco del mondo dal 2021, è diventato il primo trilionario della storia (in dollari), vedendo il suo patrimonio superare la cifra di 1,1 trilioni di dollari (1.100 miliardi di dollari). Quelli del Post hanno provato a spiegare come si può rappresentare questa cifra, difficilmente immaginabile per la mente umana. Ho mandato Gemini in giro per il web per cercare a cosa si può paragonare una tale quantità di soldi. Ecco cosa mi ha risposto:


Un patrimonio di 1,1 trilioni di dollari (ovvero 1.100 miliardi di dollari) è una cifra talmente astronomica che per la mente umana è quasi impossibile da visualizzare.

​Per capire meglio l'enormità di questa ricchezza, possiamo tradurla in alcune equivalenze e paragoni con il mondo reale:

​1. Rispetto agli Stati e alle Nazioni

  • Supera il PIL dell'Arabia Saudita o dell'Olanda: Se il patrimonio di Elon Musk fosse l'economia di una nazione, si posizionerebbe intorno alla 17ª o 18ª posizione nella classifica dei Paesi per Prodotto Interno Lordo (PIL) mondiale. Produce più ricchezza lui da solo di intere nazioni industrializzate.
  • Copre metà del debito pubblico italiano: Il debito pubblico dell'Italia (uno dei più alti al mondo) si aggira intorno ai 2.900 miliardi di euro. La ricchezza di Musk basterebbe a estinguerne quasi la metà in un colpo solo.

​2. Rispetto alla vita di tutti i giorni

  • Spendere 1 milione di dollari al giorno: Se decidessi di spendere 1 milione di dollari ogni singolo giorno, ti servirebbero circa 3.000 anni per esaurire il patrimonio di Elon Musk. Significa che avresti dovuto iniziare a spendere un milione al giorno ai tempi degli antichi Egizi per finire i soldi oggi.
  • Comprare case per tutti: Con quella cifra si potrebbero acquistare circa 3,6 milioni di appartamenti di lusso del valore di 300.000 dollari l'uno, abbastanza da regalare una casa a ogni singolo abitante di Roma e Milano messi insieme.

​3. Rispetto a colossi aziendali e beni di lusso

  • Comprare la Ferrari, la Apple e molto altro: Musk potrebbe teoricamente comprare interamente aziende colossali come la Ferrari, la Coca-Cola, McDonald's e Netflix, tutte insieme, e gli avanzerebbero ancora centinaia di miliardi di dollari.
  • Una flotta di superyacht: Lo yacht più costoso al mondo (l'History Supreme) vale circa 4,8 miliardi di dollari. Musk potrebbe acquistarne una flotta di oltre 220 esemplari.

​4. Il fattore tempo: quanto guadagna al secondo?

​Se consideriamo che gran parte di questa crescita è avvenuta negli ultimi anni, il calcolo della sua velocità di guadagno è impressionante:

  • ​Negli anni di picco, il suo patrimonio è cresciuto a un ritmo stimato di circa 3.000/4.000 dollari al secondo. Significa che nel tempo in cui hai impiegato a leggere questa frase, lui ha virtualmente guadagnato l'equivalente di un ottimo stipendio annuale di un lavoratore medio.

Ora, è vero che gran parte di questo capitale è sotto forma di azioni e quindi, teoricamente, suscettibile di una ipotetica volatilità (se domani il mercato azionario crollasse ne uscirebbe piuttosto ridimensionato), ma in generale qualche riflessione sulle regole attuali del capitalismo globale, che tendono a far muovere la ricchezza in modo esponenziale verso l'alto, sarebbe il caso di cominciare a farla.

venerdì 12 giugno 2026

Perché non leggiamo più

Quelli di Geopop, ma non solo loro, possiedono un dono: espongono in modo efficace e in pochi minuti argomenti spesso piuttosto complessi. Tipo questo, ad esempio, che per alcuni aspetti mi riguarda molto da vicino. Come del resto credo riguardi molti lettori.

giovedì 11 giugno 2026

Per farsi un'idea di lui

Mi scoccia dover dedicare un altro post a Vannacci (poi smetto, giuro), ma è solo per far capire com'è il tipo, perché magari molti conoscono genericamente i suoi cavalli di battaglia ma non ne hanno un'idea precisa. Poi vabbe', uno potrebbe anche dire: chi se ne frega di Vannacci? (E come dargli torto?). Purtroppo con questo "signore" ci avremo a che fare sempre di più, perché il partito che ha fondato sta progressivamente prendendo peso e guadagnando consensi, e alle politiche del prossimo anno sia la coalizione di destra che quella del campo largo volenti o nolenti ci avranno a che fare.

Ieri sera il tipo è stato intervistato da Lilli Gruber, un'intervista senza sconti come raramente se ne vedono, ed è venuta fuori tutta la pochezza, la miseria e l'assurdità delle sue idee: l'anormalità degli omosessuali, la remigrazione, le donne che è bene se ne stiano in cucina a preparare manicaretti per i mariti e via di questo passo. Ovviamente la trasmissione non l'ho guardata, anche perché il solo vedere la sua immagine mi disturba, mi sono limitato ad ascoltare il relativo podcast (qui) stamattina.

Anni fa mi sarei stupito del "successo" di personaggi simili e delle idee che propugnano, oggi non più.

martedì 9 giugno 2026

Cristo si è fermato a Eboli


Ho dei ricordi di questo libro legati alla mia infanzia, perché lo trovai casualmente a casa di mia nonna Tina un giorno che andai a trovarla, e ricordo che quel titolo mi rimase impresso. L'ho letto per la prima volta adesso, molti decenni dopo quel periodo. Cristo si è fermato a Eboli è il capolavoro in cui Carlo Levi ripercorre il suo periodo di confino politico, tra il 1935 e il 1936, nei piccoli paesi lucani di Grassano e Gagliano. Il senso del libro è già nel titolo, perché Eboli è l'ultimo paese della Campania dove la civiltà moderna, lo Stato e la storia si fermano. Oltre quel limite, nel cuore rurale e aspro della Lucania degli anni '30, si apre un mondo diverso e senza tempo.

​Levi è un medico e pittore torinese che si ritrova immerso in una civiltà rurale dominata da una rassegnazione millenaria, dalla miseria e dalla malaria, ma anche da una una grande dignità. Un mondo regolato da ritmi arcaici, credenze magiche e una solidarietà silenziosa, totalmente estraneo alla logica della modernità e del progresso. Sullo sfondo di questa realtà immobile si staglia l'ombra del fascismo, con la sua retorica imperiale, le sue adunate e le guerre coloniali in Africa (proprio in quegli anni si consumava la campagna d'Etiopia). Levi ci mostra con amara ironia come la propaganda del regime scivoli via sulla pelle dei contadini senza scalfire la loro realtà. Per loro, per i contadini della Lucania, lo Stato fascista non è che l'ennesima maschera del potere cittadino, un'entità astratta, esattrice di tasse e dispensatrice di guerre, percepita come una calamità naturale contro cui è inutile lottare. 

Una menzione meritano sicuramente le interessantissime pagine del romanzo in cui Levi descrive il fenomeno del brigantaggio. Secondo l'autore questo fenomeno non va inserito in una cornice romantica o criminale, ma è stato la grande, disperata epopea del mondo contadino. Levi non lo derubrica a semplice delinquenza, ma lo considera una fiammata di ribellione spontanea contro l'oppressione dello Stato, contro le tasse, la leva obbligatoria e i decreti calati dall'alto da una Roma lontana e indifferente. Il brigante, nella memoria collettiva della Lucania, diventa così un eroe tragico, il simbolo di una civiltà che rifiuta di farsi assimilare e distruggere da un potere che non la capisce.

​In sostanza, Cristo si è fermato a Eboli è una riflessione attualissima sul concetto di meridione, sull'incomunicabilità tra culture diverse. Attualissimo anche oggi.

lunedì 8 giugno 2026

Vannacci e la disabilità

Vorrei segnalare al generale Vannacci, che propone classi differenziate per gli studenti disabili, che nel nostro Paese la svolta inclusiva si ebbe nei primi anni Settanta. A quell'epoca risale infatti l'abolizione progressiva delle classi differenziali nella scuola dell'obbligo e l'abolizione delle cosiddette "scuole speciali". Quindi, "classi differenziali" e "scuole speciali" appartengono alla pattumiera della storia da quasi sessant'anni.

Le classi differenziali erano destinate ad alunni considerati "non adatti" al normale percorso scolastico e vi venivano confinati studenti con situazioni molto diverse tra loro: disabilità intellettive, difficoltà di apprendimento, problemi comportamentali, svantaggi sociali o linguistici; talvolta perfino bambini semplicemente ritenuti "indietro" rispetto ai compagni. 

Nel 1971 fu approvata una legge che iniziò ad aprire la scuola comune agli alunni con disabilità, anche se la vera svolta arriverà con la legge 517 del 1977, che abolì gran parte delle classi differenziali nella scuola dell'obbligo e introdusse il principio dell'integrazione degli alunni con disabilità nelle classi ordinarie. Ma perché furono abolite? Perché ci si rese conto che queste discriminazioni tendevano a isolare gli studenti e abbassavano le aspettative nei loro confronti; in più rendevano difficile il ritorno nelle classi ordinarie. In pratica, una volta entrato in una classe differenziale, era frequente che un alunno rimanesse in un percorso separato per anni. A volte per sempre. 

Oggi, l'orientamento prevalente della moderna pedagogia e le convenzioni internazionali sui diritti delle persone con disabilità vanno tutti nella direzione dell'inclusione. E ci sono quasi 60 anni di storia che stanno a dimostrare la giustezza di questa impostazione. Ciò non significa, ovviamente, che ogni situazione sia semplice o che non esistano casi particolarmente complessi. Significa però che la maggior parte degli esperti ritiene preferibile migliorare gli strumenti dell'inclusione piuttosto che tornare a una separazione sistematica degli studenti con disabilità. Alla luce di tutto questo, sarebbe interessante sapere a quali fonti attinge il generale per sostenere che il ritorno alle classi differenziali gioverebbe sia agli alunni con disabilita, sia a quelli senza disabilità. Ma temo che non ci sia nessuna fonte né nessuna documentazione a supporto della sua proposta. C'è solo una particolare forma mentis che è quella della separazione e dell'esclusione.

D'altra parte, Vannacci viene dallo stesso partito che anni fa proponeva, a Milano, di istituire mezzi pubblici per stranieri e mezzi pubblici per gli italiani, esattamente come succedeva negli anni della segregazione razziale negli Stati Uniti. La segregazione razziale negli USA fu gettata nella pattumiera della storia negli anni Sessanta del Novecento. La segregazione degli studenti con disabilità fu gettata nella pattumiera della storia, in Italia, negli anni Settanta del secolo scorso. In teoria, la storia dovrebbe andare avanti, non tornare indietro.

domenica 7 giugno 2026

Animali e figli

Vorrei far presente al sindaco di San Giorgio questa cosa: dire alle coppie senza figli, ma con un animale, che cani e gatti non ci pagheranno le pensioni, mentre i figli sì, è puro materialismo. Una forma anche piuttosto bieca di materialismo, se ci si pensa. Poi, certo, lui stesso ammette che la tassa di 20 euro per ogni animale domestico è una provocazione, ma le provocazioni, anche le più strampalate, sottendono sempre un pensiero. In sostanza, il sindaco deplora la mancanza di figli per motivi meramente utilitaristico/economici.

Niente di nuovo, intendiamoci. La valenza utilitaristica della genitorialità è storicamente sempre esistita a ogni latitudine. I nostri nonni e bisnonni non facevano 9-10 figli per soddisfare insopprimibili afflati di amore genitoriale, ma perché i figli servivano per lavorare e per garantire assistenza a padri e madri nella loro vecchiaia: niente di più, niente di meno. E anche oggi, il ritornello preferito di chi denuncia il drammatico livello di denatalità che affligge il nostro Paese (e in generale il mondo occidentale) richiama sempre motivazioni di sostenibilità del sistema previdenziale. Che è, di nuovo, materialismo allo stato più puro. Tra l'altro sorprende che a fare questi ragionamenti siano spesso esponenti politici cattolici, gli stessi che poi blaterano sempre di spirito e spiritualità.

Per quanto riguarda l'equazione no figli = sì animali, io ci andrei cauto. È vero che tante coppie non hanno figli ma hanno uno o più animali domestici, ma siamo sicuri che queste situazioni siano generate da automatismi "o questo, o quello"? È vero che la singola esperienza non è mai un campione rappresentativo né fa statistica, ma io conosco coppie con figli senza animali, coppie senza figli con animali, coppie senza animali e senza figli, coppie con animali e con figli. Mi viene da pensare che per molte coppie senza figli gli animali non siano sempre e solo un ripiego ma una scelta indipendente dalla presenza o meno di prole. Poi magari non è così, ma la mia sensazione è questa.

E comunque, in linea generale, se si vogliono trovare motivazioni che spieghino il drammatico declino della denatalità, lo si faccia seriamente, non dando la colpa agli animali.

sabato 6 giugno 2026

I segreti di Stephen King


Caroline Bicks è una studiosa di Shakespeare e docente universitaria che dal 2017 occupa la cattedra di letteratura intitolata a Stephen E. King nell'università del Maine. Da sempre appassionata di King, è la prima studiosa a cui il grande scrittore ha concesso l'accesso ai suoi archivi privati, composti di appunti, manoscritti e materiale vario mai analizzato da nessuno né pubblicato prima.

L'autrice si è presa un anno sabbatico dalla docenza universitaria e l'ha trascorso analizzando parte di questa mole di scritti. Ne è nato questo splendido saggio, in cui la studiosa ha analizzato le varie stesure, i rimaneggiamenti, le correzioni, le revisioni e i processi creativi di cinque tra i più noti capolavori di King: Shining, Carrie, Le notti di Salem, Pet Sematary, A volte ritornano. È un libro che consiglio caldamente non solo agli appassionati di Stephen King, ma a chiunque sia interessato a capire come nasce uno scrittore. 

Non è un libro celebrativo, è il racconto di un percorso umano e professionale fatto di ostinazione, insicurezze, rifiuti editoriali e difficoltà economiche. Tra gli episodi più significativi c'è quello, ormai entrato nella leggenda, delle prime pagine di Carrie gettate nel cestino e recuperate dalla moglie Tabitha, che intuì il potenziale della storia e spinse il marito a continuare. La storia ha poi dato ragione all'intuizione della moglie, visto che Carrie, il suo primo romanzo, vendette solo negli USA 15 milioni di copie. King ha scritto per molti anni in condizioni precarie, accumulando lettere di rifiuto ma continuando a credere nella scrittura. È una storia, la sua, non solo di letteratura ma anche di perseveranza.

venerdì 5 giugno 2026

L'impronta di questo governo

Tra ieri e oggi questo governo ha fatto due cose:

1) una nuova legge sull'educazione sessuale nelle scuole

2) cancellazione dell'ultimo tentativo di approvare una legge sul fine vita

Per quanto riguarda il punto 1 (dettagli qui), tra le varie cose si prevede che l'educazione sessuo-affettiva sarà consentita solo a partire dalla prima media previa consenso informato dei genitori. Consenso informato. Pensate bene a questa dicitura. È normale usare queste parole? Il consenso informato viene sottoscritto da un paziente prima di un intervento chirurgico ed è un documento che serve a metterlo al corrente dei rischi che comporta l'intervento stesso. Cioè viene utilizzato per indicare una situazione di potenziale pericolo. Se ne deduce che per Valditara l'educazione sessuale nelle scuole viene considerata potenzialmente pericolosa. Ma fosse solo questo. 



Qui sopra potete vedere l'immagine che il "ministro" sta facendo girare sui social per festeggiare l'approvazione di questo obbrobrio giuridico. Qualcuno spieghi a questo "ministro" che la propaganda gender esiste sono nella sua testa e che, semmai, esistono gli studi di genere (gender studies), un campo accademico nato tra gli anni '60 e '80 che analizza come società e culture costruiscono e interpretano i ruoli associati al sesso e al genere.

Per quanto riguarda il punto 2 (dettagli qui) non c'è granché da dire. Questo governo, come del resto i precedenti, ha affossato intenzionalmente, con una infinita melina di passaggi parlamentari, l'ennesimo disegno di legge per regolare il fine vita. E non c'è da stupirsi, visto la "matrice" ideologica che lo regge. Anzi, c'è semmai da stupirsi che qualcuno potesse credere che avrebbe potuto fare una legge del genere.

Sono stanco, amareggiato e sfiduciato. Vorrei vivere in un Paese civile, moderno, emancipato, dove la cultura viene prima dell'ignoranza e del pregiudizio, e l'interesse delle persone prima della ricerca del consenso. Non è questo.

giovedì 4 giugno 2026

La storia del corpo umano


Nel 2012 una "scimmia misteriosa" girovagò in lungo e in largo per le strade di Tampa, in Florida, finché dopo tre anni di tentativi fu alla fine catturata. Si trattava di un esemplare di Macaco Reso, originario dell'Asia meridionale, che sopravvisse rovistando tra i rifiuti, scansando le automobili e dando parecchio filo da torcere ai guardaparco che gli davano la caccia. La storia fece molto scalpore non solo perché per tre anni la furba scimmia riuscì a non farsi catturare, ma per le domande che molti si posero, la principale delle quali fu: come ha fatto una scimmia a sopravvivere per tre anni in un contesto fortemente urbanizzato che ovviamente non è il suo ambiente?

L'autore di questo splendido saggio, Daniel E. Lieberman, paleoantropologo e professore di scienze biologiche all'università di Harvard, usa la storia del macaco di Tampa come aggancio per spiegare un paradosso: è vero che la "scimmia misteriosa" non era nel suo ambiente naturale, ma neppure quelli che si ponevano quel tipo di domanda lo erano. Dal punto di vista evolutivo, infatti, neppure gli esseri umani possono considerare le città il loro ambiente naturale. Scrive l'autore:

 

La convinzione generale che un macaco in libertà non sia al proprio posto in una città della Florida, tuttavia, rivela quanto poco siamo bravi ad applicare a noi stessi il medesimo ragionamento. Vista da una prospettiva evoluzionistica, la presenza a Tampa della scimmia non era meno incongrua della presenza della stragrande maggioranza degli uomini che vivono nelle città, nei sobborghi e negli altri ambienti moderni. Voi e io viviamo lontani dal nostro ambiente naturale tanto quanto la scimmia misteriosa. Più di seicento generazioni fa, ogni individuo, ovunque, era un cacciatore-raccoglitore. Fino a tempi relativamente recenti – un battito di ciglia per l'evoluzione – i nostri antenati vivevano in piccoli gruppi di meno di cinquanta persone; si spostavano regolarmente da un accampamento al successivo e sopravvivevano raccogliendo il cibo dalle piante, cacciando e pescando. Anche dopo l'invenzione dell'agricoltura, circa 10.000 anni fa, la maggior parte degli agricoltori viveva ancora in piccoli villaggi, lavorava ogni giorno per produrre il proprio cibo e non avrebbe mai immaginato uno stile di vita oggi comune in luoghi come Tampa, in Florida, dove le persone danno per scontati i telefoni cellulari, le automobili, i gabinetti, l'aria condizionata e tutta una serie di cibi preparati industrialmente e ricchi di calorie.


Da questa premessa, se vogliamo un po' provocatoria, Lieberman sviluppa quello che è il nucleo del libro: il concetto di disallineamento evolutivo ("mismatch"). Il nostro corpo, plasmato da milioni di anni di evoluzione per correre nelle savane, accumulare grasso per i tempi di carestia e muoversi costantemente, si ritrova improvvisamente catapultato in un mondo iper-tecnologico, sedentario e dall'abbondanza alimentare tossica.

​Questo libro è un lungo e affascinante viaggio che spiega come le grandi transizioni storiche (in primis bipedismo, avvento dell'agricoltura, rivoluzione industriale) abbiano trasformato la nostra specie, il nostro corpo. Il paradosso moderno è che le stesse innovazioni che hanno reso la nostra vita più comoda e sicura sono anche la causa delle cosiddette "malattie del progresso": diabete di tipo 2, obesità, problemi cardiovascolari, osteoporosi, ma anche mal di schiena, piedi piatti e miopia (presente!). Ma non perché siamo "progettati" male; siamo solo animali dei tempi della pietra che vivono nell'era dello smartphone. L'epidemia di obesità che in alcuni paesi come gli USA è oggi una vera piaga sociale nasce quindi dal fatto che i nostri antenati per procurarsi il poco cibo disponibile dovevano mediamente percorrere a piedi anche 20 chilometri al giorno; la loro vita era una continua corsa e non esistevano automobili, ascensori, scale mobili e quant'altro, esistevano solo le gambe. Oggi abbiamo i frigoriferi pieni, trascorriamo otto ore seduti in un ufficio e le serate in poltrona a guardare le serie tv, ma il nostro DNA ragiona ancora come i nostri arcaici antenati cacciatori-raccoglitori, i quali avevano come unico scopo procacciare la maggiore quantità di cibo possibile per sopravvivere. Il sovrappeso, il diabete tipo 2 e tutta la lunga serie di malattie metaboliche che oggi ci affliggono (e che ci uccidono) i nostri antenati non le conoscevano. Questo succede appunto perché per il 99% della nostra storia evolutiva siamo vissuti in un ambiente diversissimo rispetto a quello attuale, e i cambiamenti evolutivi sono molto lenti rispetto ai cambiamenti culturali e sociali avvenuti dal Neolitico (invenzione dell'agricoltura) in qua.

​Ovviamente Lieberman non dice di tornare a vivere nelle caverne. Diciamo che offre invece una chiave di lettura per capire come siamo fatti e magari fare scelte più consapevoli per la nostra salute. Io l'ho trovato illuminante. Da adesso in poi non guarderò più il mio (leggero) sovrappeso e la mia miopia come li guardavo prima.

Due Kit Carson

Cosa che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...