martedì 18 agosto 2026

Chi non bisogna votare



Una nave umanitaria di Emergency avvista una barca di legno al largo della Libia. A bordo ci sono 50 migranti, provenienti da Egitto e Somalia. Tra loro 5 donne, 29 minori non accompagnati e 7 cadaveri: 7 persone morte per asfissia e per il caldo durante il tentativo di traversata, quel caldo di cui noi ci lamentiamo tanto. I cadaveri vengono pietosamente disposti dai compagni sul ponte della barca. Altre due persone sono in condizioni gravissime per gli stessi motivi. Gli operatori di Emergency trasferiscono i superstiti sulla nave e chiedono urgentemente di potere dirigersi verso il porto più vicino per prestare prima possibile le cure necessarie e per tentare di salvare le due persone a rischio della vita. 

Il governo, tramite il Ministero degli interni, assegna alla nave di Emergency il porto di Bari, che per essere raggiunto dalla zona SAR libica richiede tre giorni di navigazione. Tre giorni di sofferenza in più da aggiungere a tutto quello che hanno già sofferto questi poveretti, compreso vedere morire 7 loro compagni. E per che cosa? Cinismo e calcolo politico. Nient'altro.

Si può essere di destra o di sinistra (ammesso che queste definizioni novecentesche abbiano ancora senso), si può essere progressisti o conservatori, si può essere tutto. Ma ci sono limiti che non si possono superare e ci sono governi che non vanno votati, perché votare governi che fanno queste cose significa diventare complici di questi abomini. Prima viene il senso di umanità, poi viene la politica.

lunedì 17 agosto 2026

Incredibile


Durante la lettura di questo libro a volte ho avuto la sensazione di stare leggendo Piergiorgio Odifreddi, in particolare mi veniva in mente Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici), un suo saggio di critica al cattolicesimo che uscì molti anni fa e che, comprensibilmente, fece parecchio rumore. Anzi, ho avuto spesso l'impressione che alcuni concetti espressi in questo libro siano stati presi pari pari da quello di Odifreddi. 

In realtà John Shelby Spong, morto nel 2021, non era un ateo militante come Odifreddi ma è stato filosofo, teologo cristiano e vescovo americano. Fino al 1979 è stato a capo della chiesa episcopale degli Stati Uniti, mentre dal 1979 al 2000 è stato vescovo titolare della diocesi di Newark, nel New Jersey. 

Incredibile. Perché il credo delle chiese cristiane non convince più è uno dei libri più noti della sua vasta produzione letteraria, ed è anche quello che ha provocato più mal di pancia nel mondo cristiano statunitense e non solo. L'autore l'ha scritto per mettere in guardia da un pericolo reale: la scomparsa del cristianesimo. Non è quindi un libro contro il cristianesimo - sarebbe quanto meno curioso che un libro del genere lo scrivesse un teologo cristiano - ma un libro che ha lo scopo di tentare di salvarlo dal declino ormai irreversibile di cui è vittima ormai da tanti anni. Per l'autore, l'unico modo per salvarlo è rifondarlo, in quanto il problema non è necessariamente Gesù o la ricerca spirituale. Il problema è che si è confuso il messaggio cristiano con le formulazioni teologiche attraverso cui gli uomini del passato lo hanno espresso, concetti questi in parte espressi anche da Umberto Galimberti nel suo saggio Cristianesimo, la religione dal cielo vuoto. Per questo, nel libro, attacca parecchie idee tradizionali: l'immagine di Dio come una sorta di persona soprannaturale che sta "lassù", l'idea del peccato originale, alcune concezioni dell'inferno, la lettura letterale della Bibbia e gli elementi soprannaturali della narrazione evangelica. In particolare, Spong ha elaborato quelle che sono note come Le 12 tesi. Queste:

1) DIO. La comprensione di Dio nei termini teistici, come di "un essere" dal potere soprannaturale, che risiede da qualche parte fuori del mondo e capace d’intervenire nel mondo con potere miracoloso, non è più credibile. La maggior parte del parlare su Dio nella liturgia e nel discorso è diventata allora insignificante. Ciò che dobbiamo fare è trovare il significato cui la parola Dio rimanda. ​

2) GESÙ IL CRISTO. Se Dio non può più essere pensato in termini teistici, allora concepire Gesù come l’incarnazione della divinità teistica è diventato anch’esso un concetto fallimentare. Possiamo esprimere l’esperienza del Cristo con parole che abbiano senso? ​

3) PECCATO ORIGINALE. Il racconto biblico della creazione perfetta e completa da cui gli esseri umani sono caduti nel "peccato originale" è mitologia pre-darwiniana e assurdità post-darwiniana. Dobbiamo trovare un modo nuovo per dire l’antico racconto. ​

4) NASCITA VERGINALE. La nascita verginale intesa come biologia letterale è completamente non credibile. Invece di essere un baluardo a difesa della divinità di Cristo, la nascita verginale in realtà distrugge quella divinità. 

5) MIRACOLI. In un mondo post-newtoniano, le invasioni soprannaturali dell’ordine naturale, attuate da Dio o da un "Gesù incarnato", semplicemente non sono spiegazioni plausibili di ciò che è realmente accaduto. I miracoli non implicano mai la magia. ​

6) TEOLOGIA DELL’ESPIAZIONE. La teologia dell’espiazione, soprattutto nella sua forma più bizzarra, quella "sostitutiva", ci presenta un Dio barbaro e un Gesù che è vittima, e ciò trasforma gli esseri umani in poco più che creature piene di colpa. La frase "Gesù è morto per i miei peccati" non è solo dannosa, è assurda. La teologia dell’espiazione è un concetto da cui dobbiamo allontanarci. ​

7) PASQUA. L’evento di Pasqua ha dato vita al movimento cristiano e continua a trasformarlo ma ciò non significa che Pasqua sia stata la rianimazione fisica del corpo morto di Gesù che rientra nella storia umana. Le prime testimonianze bibliche riportano che "Dio l’ha risuscitato". All’interno di che cosa? dobbiamo chiederci. La realtà dell’esperienza della risurrezione dev’essere separata dalle sue successive spiegazioni mitologiche. 

8) ASCENSIONE. Il racconto biblico dell’ascensione di Gesù presuppone un universo a tre livelli, un concetto che è stato congedato circa cinquecento anni fa. Che l’ascensione di Gesù sia stata un evento letteralmente storico, è qualcosa che va oltre la capacità delle nostre menti del ventunesimo secolo di accettarlo o di crederlo. L’ascensione ha qualche altro significato o dobbiamo difendere l’astrofisica del primo secolo? ​

9) ETICA. La capacità di definire e separare il bene dal male non può più essere raggiunta con appelli a codici antichi come i Dieci comandamenti o anche il Discorso della montagna. Le norme morali contemporanee devono essere messe a punto nella comparazione tra i principi morali che affermano la vita e le situazioni esterne. Nessuna persona moderna ha altra scelta se non quella di essere situazionista. ​

10) PREGHIERA. La preghiera, intesa come richiesta fatta a una divinità teistica esterna di agire nella storia umana, è poco più di un isterico tentativo di mettere il Sacro a servizio dell’umano. La maggior parte delle nostre definizioni di preghiera derivano dal passato e dipendono quindi da una concezione di Dio che non esiste più. Cerchiamo invece di pensare la preghiera come la pratica della presenza di Dio, l’atto di abbracciare la trascendenza e la disciplina di condividere con l’altro i doni del vivere, dell’amare e dell’essere. ​

11) VITA DOPO LA MORTE. Se vogliamo parlare della vita eterna con un qualsiasi grado d’integrità intellettuale, dobbiamo analizzarla come una dimensione della realtà trascendente e dell’amore infinito: una realtà e un amore che, una volta sperimentati, ci fanno condividere l’eterno. ​

12) UNIVERSALISMO. Siamo chiamati da questa fede nuova a una radicale connessione. Il giudizio non è una competenza umana. La discriminazione nei confronti dell’essere umano sulla base di ciò che è un "dato" è sempre male e non contribuisce all’obiettivo cristiano di portare "vita in abbondanza" a tutti. Qualsiasi struttura nel mondo secolare o nella Chiesa istituzionale che sminuisca l’umanità di qualsiasi figlio di Dio su un’esteriore base di razza, genere od orientamento sessuale dev’essere messa pubblicamente e vigorosamente allo scoperto. Non ci può essere alcun motivo nella Chiesa di domani per scusare o perfino perdonare prassi discriminatorie. La "sacra tradizione" non deve mai più fornire una copertura per giustificare il male della discriminazione. La chiamata all’universalismo dev’essere il messaggio del cristianesimo.

Ora, tornando a Odifreddi, a me pare che certe posizioni di John Spong siano addirittura più radicali e provocatorie di quelle del matematico, ma se ci si pensa il parallelo regge fino a un certo punto: se il primo usa infatti la ragione scientifica come una ruspa per radere al suolo l'edificio della fede, Spong la usa come un bisturi da chirurgo. La sua non è un'invettiva dall'esterno, ma un grido d'allarme dall'interno. In sostanza Spong ci dice che se il cristianesimo continua a pretendere che si creda a concetti scientificamente e moralmente superati, è destinato all'estinzione, e i fatti dimostrano quanto sia vero questo assunto.

Comunque, dopo aver letto questo libro, due cose le devo dire. La prima è che non sono sicuro che Spong sia morto di morte naturale (vabbe', passatemi la battuta); la seconda è che, pur essendo io ateo almeno dalla tarda adolescenza, se un giorno il cristianesimo si trasformasse nel senso indicato dal teologo, vedi mai...

domenica 16 agosto 2026

Italianità in atletica

Non seguo granché gli europei di atletica di Birmingham, ma mi pare di capire che molti degli atleti e delle atlete che stanno dando lustro all'Italia con ori e bronzi abbiano caratteristiche somatiche, sociali, religiose e familiari non proprio in linea (eufemismo) coi canoni di italianità propugnati da certi generali in questo periodo. 

La cosa non sorprende, ovviamente. Già a Tokyo 2020, per esempio, il Corriere censiva 46 azzurri nati all'estero, oltre agli atleti nati in Italia da genitori stranieri. Tra i casi citati c'erano Marcell Jacobs, nato negli Stati Uniti; Yeman Crippa, nato in Etiopia e adottato da una famiglia italiana; Frank Chamizo, nato a Cuba; e Daisy Osakue, nata a Torino da genitori nigeriani. 

La cosa è ancora più evidente se guardiamo alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, dove l'Italia ha ottenuto 30 medaglie, il suo record assoluto ai giochi invernali, con 10 ori, 6 argenti e 14 bronzi. Il CONI stesso ha sottolineato la presenza di storie e provenienze molto diverse nel suo Italia Team.

Temo che se gli atleti italiani fossero rappresentati solo da individui con caratteristiche "vannacciane", il carniere dei nostri atleti sarebbe ben più misero, ma magari sbaglio, eh.

sabato 15 agosto 2026

Ferragosto da nonno rincretinito


Questo è il mio primo Ferragosto da nonno. Del Ferragosto non mi importa granché, di mia nipotina Emma, invece, che tra una decina di giorni avrà due mesi, mi importa eccome. Avevo messo in conto fin da quando seppi della gravidanza di mia figlia maggiore che l'arrivo di una nipote, anche se allora non sapeva che sarebbe stata una "una", avrebbe cambiato parecchie cose in tutti noi, ma sinceramente non immaginavo che sarei completamente rincretinito. Invece è successo: sono completamente rincretinito.

Diventai papà trent'anni fa e oggi, con l'arrivo di Emma, mi sono accorto che diventare papà è molto diverso dal diventare nonno. Non è una questione di quantità di bene in più o in meno che si vuole a un figlio rispetto a un nipote (adoravo allora le mie figlie esattamente come oggi adoro Emma), è una questione, credo, di diversa sensibilità e, nel mio caso, di diverse condizioni "ambientali", diciamo così. Trent'anni fa, ad esempio, il lavoro mi portava via il doppio di tempo rispetto a quello che mi richiede oggi, avevo problemi da risolvere che oggi non ho più, quindi non ho potuto dedicare alle mie figlie le attenzioni e il tempo che oggi posso dedicare a Emma. In più, oggi non sono la stessa persona che ero trent'anni fa, perché trent'anni sono una fetta importante di vita e possono anche cambiare completamente una persona, sia dal punto di vista fisico (e lì non ci si può fare niente), che dal punto di vista caratteriale, mentale e psicologico. Da questo ne deriva, probabilmente, che un'età più matura consente di rendersi conto meglio del valore della vita, e in fondo anche del suo scorrere.

Comunque sia, sono rincretinito. Anzi, siamo rincretiniti, perché su mia moglie l'effetto è il medesimo. Ogni volta che mia figlia viene a trovarci con la piccola Emma è una festa, e vorremmo che poi non tornasse più a casa in modo da poterla spupazzare e coccolare all'infinito. Ma poi deve tornare a casa. 

Vabbe', buon Ferragosto da un nonno rincretinito :-)

venerdì 14 agosto 2026

Notizie passeggere


Stamattina un paio di quotidiani, Corriere e Repubblica, hanno messo in prima pagina (stranamente) una notizia relativa all'oppressione perpetrata dai famigerati coloni israeliani nei confronti dei palestinesi della Cisgiordania. Cosa ha spinto i due maggiori quotidiani italiani, entrambi neppure troppo velatamente filo-sionisti, a farlo, dal momento che questo genere di notizie qua in Occidente è sempre stato tabù? Gli USA. Ieri, infatti, per la prima volta, l'ambasciatore USA in Israele ha definito terroristi i coloni. Considerato che l'occupazione illegale dei territori palestinesi della Cisgiordania, da parte dei coloni israeliani, va avanti dal 1967, verrebbe da dire "alla buon'ora!"

In realtà c'è una spiegazione: Washington ha iniziato a protestare, scrive Reuters, dopo aver appreso che la casa di un palestinese-americano era tra quelle sotto assedio a Qusra. Quindi, finché le vittime delle violenze e dei soprusi in Cisgiordania sono palestinesi non c'è problema, se però si scopre che due palestinesi hanno passaporto americano, ecco che i coloni diventano per gli USA dei pericolosi terroristi.

Nel frattempo, nell'indifferenza generale, secondo l'UNICEF tra gennaio 2024 e luglio 2026 l'esercito israeliano ha massacrato 174 bambini palestinesi in Cisgiordania, mentre a Gaza, dove lo sterminio prosegue indisturbato anche se non ne parla più nessuno, dal (finto) cessate il fuoco dello scorso ottobre sono 300 i bambini palestinesi massacrati da Israele, una media di uno al giorno. Ma noi dobbiamo parlare di Lavitola, la precedenza sempre alle cose importanti.

mercoledì 12 agosto 2026

Competenze linguistiche

Nel programma ufficiale di Futuro Nazionale leggo:

"Riforma della cittadinanza italiana: ripristino del corretto significato della cittadinanza come effettiva appartenenza ad una civiltà, ad una storia e ad un popolo. Futuro Nazionale rifiuta categoricamente e senza possibilità negoziale proposte come ius soli e ius scholae. Per richiedere la cittadinanza italiana sarà necessario aver dimorato regolarmente per almeno 20 anni sul territorio nazionale, dimostrare una padronanza della lingua italiana parlata e scritta di livello C1, non aver riportato condanne penali e sottoscrivere una dichiarazione di assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana."

Ora, lasciamo perdere la barzelletta dell'assimilazione. Mi interessa quel C1 come requisito minimo di padronanza della lingua italiana. Ho fatto una velocissima ricerca ed ecco il risultato:

"Il livello C1 è un livello di padronanza linguistica avanzato, secondo il Quadro comune europeo di riferimento per le lingue (QCER/CEFR). È il penultimo livello: sopra c'è soltanto C2, che corrisponde a una padronanza pressoché completa. Per l'italiano, una persona di livello C1 è generalmente in grado di comprendere testi complessi, anche lunghi, cogliendone significati impliciti, ironia, sfumature e registro; seguire senza particolari difficoltà film, programmi televisivi, conferenze e conversazioni anche quando il linguaggio non è semplificato; parlare con scioltezza e spontaneità, senza dover cercare continuamente le parole; utilizzare un vocabolario ampio, compresi termini astratti, tecnici e idiomatici; adattare il proprio modo di esprimersi alla situazione: linguaggio colloquiale, formale, professionale, accademico ecc.; scrivere testi chiari, strutturati e articolati, come saggi, relazioni, recensioni o interventi argomentativi; sostenere un'argomentazione complessa, presentando tesi, obiezioni, esempi e conclusioni in maniera coerente; utilizzare con buona sicurezza la grammatica, comprese strutture sintattiche relativamente complesse."

Ora, questi sono i requisiti minimi di competenza linguistica che i vannacciani pretendono dagli stranieri per concedere la cittadinanza italiana. Eppure, leggendo i commenti in calce ai post di Vannacci (ma anche di altri), sono convinto che almeno a metà degli italiani che lo voteranno la cittadinanza andrebbe revocata.

martedì 11 agosto 2026

Intossicazioni

Domenica scorsa Meloni ha pubblicato una notizia (ammesso che fosse una notizia) falsa sui suoi canali social: dei presunti sindacalisti della Cgil avrebbero girato le spalle durante il discorso di La Russa alla commemorazioni dei minatori morti nella tragedia di Marcinelle. In realtà non si trattava di sindacalisti della Cgil ma di affiliati a un sindacato belga, che tra l'altro hanno rivendicato il gesto come dimostrazione di disprezzo verso i fascisti. Qui c'è una interessante analisi della vicenda del sempre bravo Mantellini. Qui, invece, sempre Mantellini fa notare che, a quattro giorni dell'accaduto, Meloni non ha né rettificato né cancellato il post.

lunedì 10 agosto 2026

Salvini e De André

A Salvini piace De André, non è un segreto. O almeno questo è ciò che va affermando da anni. Sì, lo so, conosco l'obiezione: cosa c'entra un tizio che ha costruito una intera carriera politica sul razzismo e il disprezzo per gli ultimi e gli emarginati con un cantautore che ha cantato per tutta la vita gli ultimi, i disperati, gli emarginati? Niente, ma questo non impedisce che alcune sue canzoni possano piacere a un razzista di destra. D'altra parte anche alla Meloni piace Guccini (poi che Guccini la schifasse è un altro discorso).

Quindi a me non ha stupito che Salvini sia andato all'annuale concerto commemorativo che si tiene nella tenuta del cantautore in Sardegna (ormai l'unica cosa che mi stupisce è che ci sia ancora qualcuno che voti un soggetto simile), così come non mi ha stupito la contestazione della ragazza, una contestazione ferma, decisa, ma corretta.

Mi ha sorpreso maggiormente vedere Dori Ghezzi in prima fila accanto a Salvini, questo sì. Così come mi ha stupito che, dopo la contestazione, la compagna di De André abbia preso le sue difese e non quelle della ragazza che lo ha contestato, dicendo che la musica deve unire e non dividere. Può darsi. Ma io non ricordo un solo testo di De André, e sfido chiunque a trovarlo, in cui si predichi o si faccia cenno a qualsivoglia forma di ecumenismo o pacche sulle spalle con appartenenti alla categoria di Salvini. 

In ogni caso, ci ha pensato Alice De André, nipote del grande cantautore, a mettere qualche puntino sulle i.

Emergenze inesistenti


Il Po è in secca. Nella zona di Cremona il livello è sceso a - 8,59 metri sotto lo zero idrometrico, mentre alla foce l'acqua salata dell'Adriatico è risalita nel letto del fiume per oltre 25 chilometri causando disastri all'agricoltura. Altri grandi fiumi europei non se la passano meglio: Reno, Danubio, Volga, Loira, Elba sono tutti alle prese con gravi problemi di siccità. Il Post ha pubblicato un servizio fotografico in cui si vedono i parchi di Londra, solitamente verdeggianti anche in estate, ingialliti dalla siccità a causa dell'assenza di pioggia e delle elevatissime temperature. In tutto il mese di luglio a Londra è piovuto pochissimo e lo stato di siccità è stato dichiarato in sette zone dell’Inghilterra, principalmente nel sud, zone che da sole coprono la metà della superficie della nazione.

Qualche giorno fa nel Mediterraneo è stata registrata, nella zona di Maiorca, la temperatura record di 33,02°, un valore mai registrato da quando esistono le rilevazioni, e quando arriverà l'autunno - mettono in guardia gli esperti - tutta questa energia accumulata favorirà fenomeni meteorologici estremi. 

Nell'estate del 2003, la più calda degli ultimi decenni, in Italia i decessi attributi al caldo sono stati 18.000, nel 2022 18.010, nel 2023 12.700, nel 2024 19.000. L'estate 2026 è già avviata a superare e spazzare via tutti questi "record". Nel periodo 2022 - 2024 i morti che l'OMS attribuisce al caldo sono stati, in Europa, 181.000. Qualche esperto, ad esempio il biologo Stefano Mancuso, ha già cominciato a fare raffronti coi numeri di decessi del covid, immaginando come reagiremmo se ogni sera fosse pubblicato, esattamente come durante la pandemia, un bollettino dei decessi per caldo. Forse servirebbe a svegliarci un po' e a uscire dal torpore e dal "climafreghismo" in cui generalmente ci culliamo tutti.

E invece niente, neppure a livello istituzionale. Nessuno ne parla, se si escludono i soliti patetici e ridicoli "in estate ha sempre fatto caldo" e quella barzelletta ambulante di La Russa che parla di "caraibizzazione" del clima ma che problema c'è? Ai Caraibi mica muoiono per il caldo. Per dire il livello. L'unica emergenza (immaginaria) che vedono è quella inesistente di Ceuta, delle emergenze vere chi se ne frega?

domenica 9 agosto 2026

Campagna elettorale al via

Boh, non so. Magari è esistito un periodo storico in cui la valutazione dei governi veniva espressa in base a quanto riuscivano a realizzare di ciò che avevano promesso. Nel senso che un partito, o una coalizione di partiti, in campagna elettorale prometteva di fare alcune cose: se riusciva a realizzarne una parte sufficiente ad accontentare l'elettorato veniva rivotato la volta successiva, altrimenti il voto andava ad altri. Se quel periodo storico, quello in cui si dava fiducia in base ai fatti, è esistito, direi che ormai da qualche decennio non esiste più. La conquista del consenso è infatti passata da ciò che si realizza a ciò che si dichiara di aver realizzato. Se poi dietro quelle dichiarazioni c'è il vuoto, pazienza.

I meccanismi che orientano il comportamento dell'elettorato sembrano essere ormai definitivamente passati dalla razionalità alla pancia. Un politico può quindi raccontare ciò che vuole: pochi andranno a controllare se quello che dice ha qualche fondamento di verità. E anche quando qualcuno lo fa, poco male: la valenza ideologica è spesso sufficiente a giustificare anche le balle. È in questo contesto che, a mio avviso, vanno inquadrate le ultime polemiche innescate da questo governo: la presunta e pretestuosa chiusura di Schengen dopo i fatti di Ceuta e l'accusa alla Cgil di aver mancato di rispetto a La Russa, e di riflesso a Mattarella, nelle commemorazioni della tragedia di Marcinelle. Cos'hanno in comune questi due episodi? La polemica e il vittimismo fini a se stessi. Nient'altro. E la spiegazione va cercata, un po' paradossalmente, proprio nella longevità di questo governo, di cui molti esponenti si fanno costantemente vanto.

Perché se sei il governo più longevo della storia repubblicana e, dopo quattro anni, non hai niente di concreto da mettere sul tavolo; se non hai migliorato la vita di nessuno, se non hai mantenuto quasi nulla di ciò che avevi promesso quando hai chiesto la fiducia, con cosa ti presenti alle prossime elezioni? Cosa puoi vantare di aver fatto? Con quali promesse mantenute vai davanti agli elettori che quattro anni prima ti hanno votato? Con niente. E allora, visto che non puoi rivendicare risultati concreti, non ti resta che grattare qualche briciolo di consenso imbastendo polemiche sul nulla.

La chiusura unilaterale dello spazio Schengen con un Paese, la Spagna, che fisicamente non confina nemmeno con l'Italia, è una mossa puramente politica e propagandistica. Non c'è bisogno di inventarsi chissà quali motivazioni: basta guardare al risultato che produce sul piano della comunicazione. Ed è inutile perfino sbandierare motivi di sicurezza - ormai la sicurezza è diventata il paravento buono per giustificare qualsiasi stupidaggine - e raccontare che dietro ogni provvedimento ci sia un'emergenza epocale. È una panzana alla quale possono credere, forse, quelli che riescono a infilare dodici errori di ortografia e grammatica in tre righe nei commenti ai post di Meloni e soci.

Stesso discorso per la polemica sui fatti di Marcinelle. Prima ancora di capire cosa fosse realmente successo - non è stata la Cgil a voltare le spalle a La Russa, ma alcuni esponenti di un sindacato belga - Meloni e i suoi giannizzeri avevano già invaso i social dando addosso a Landini e, per riflesso, alla sinistra tutta. La solita storia. Ed è inutile aspettarsi, dopo, post riparatori e scuse per aver preso un abbaglio. Perché il punto è proprio questo: non si sono sbagliati. La polemica era il risultato cercato che volevano ottenere. Così come è successo col gioielliere, con la famiglia nel bosco ecc.

E da adesso in poi, visto che siamo ormai di fatto in campagna elettorale, questi episodi puramente polemici verranno probabilmente innescati con frequenza sempre maggiore, partendo da ogni più piccola inezia. Perché quando non hai fatti da portare agli elettori, quando non hai risultati da rivendicare e promesse mantenute da ricordare, per grattare le ultime briciole di consenso rimangono soltanto la polemica, il vittimismo e la propaganda.

E voglio credere che non basteranno.

giovedì 6 agosto 2026

Addio, Francesco


Se n'è andato l'ultimo della generazione dei grandi cantautori. Forse è stato il più grande di tutti, ma io vedo da sempre Guccini con occhi di parte e quindi non posso essere obiettivo.

Non scrivo niente. Gli ho dedicato talmente tanti post, nel corso degli anni, che non saprei cosa aggiungere. 

Difficile dire se l'abbia amato più come cantautore o come scrittore, coi suoi dischi che affollano le scansie nella sala e i suoi libri nella mia libreria. 

La prima cosa che mi viene in mente è una vecchia intervista in cui ammetteva che ogni tanto, da ragazzino, rubava qualche fumetto. Ma si giustificava dicendo che suo padre glieli proibiva perché temeva che i fumetti lo disabituassero alla lettura, quindi era costretto a "prenderne" qualcuno qua e là, quando poteva. E in fondo Guccini è stato più letterato, poeta e scrittore che cantautore. La musica è stata un accessorio capitato quasi per caso, la sua vita sono sempre stati i libri, quelli letti (una montagna) e quelli scritti.

Addio Francesco, e grazie di tutto ❤️

mercoledì 5 agosto 2026

Nel nome della croce



In genere, quando si pensa alle persecuzioni cristiane durante il governo imperiale romano, si ha l'idea di una demoniaca successione di imperatori ispirati da Satana e assetati del sangue dei fedeli. Si tratta in realtà di un mito cristiano. Per quanto le storie sui martiri si siano prestate a questo genere di rappresentazioni, pochissime, o forse nessuna, sono basate su fatti realmente accaduti. Semplicemente, c'erano stati ben pochi anni di persecuzioni imperiali: meno di tredici su trecento anni di continuità politica imperiale. Quei pochi anni di persecuzioni si sono poi allungati, nella mitologia martirologica cristiana, fino a raggiungere dimensioni fuori da ogni realtà. Ciò che è assodato, scrive l'autrice del libro, è che per i primi 250 anni del cristianesimo non si conosce alcun tipo di persecuzione voluta dal governo centrale, se si esclude quella di Nerone, il quale, però - va detto -, nella sua imparziale follia perseguitava chiunque. Dopo i primi due secoli e mezzo, comunque, in generale le persecuzioni cristiane furono brevi e a carattere locale. Sicuramente di dimensioni molto minori di quanto la martirologia cristiana ha avuto interesse a divulgare.

Il notevole grado di libertà e grazia concesso ai cristiani fu invece rapidamente dimenticato da questi ultimi una volta preso il potere ed ebbero a che fare con altre religioni. Scrive l'autrice: "Già dieci anni dopo la presa del potere da parte del cristiano Costantino, si ritiene che nuove leggi volte a 'limitare la contaminazione dell’idolatria' cominciarono a essere promulgate. Durante il regno di Costantino, ad esempio, si decretò: 'Nessuno osi allestire oggetti cultuali, o praticare la divinazione o altre arti occulte, o anche solo sacrificare'. Meno di cinquant’anni dopo Costantino, fu annunciata la pena di morte per chiunque avesse osato sacrificare. Meno di un secolo più tardi, nel 423 d.C., il governo cristiano annunciò che i pagani ancora praticanti dovessero essere uccisi – tuttavia, fu anche aggiunta la seguente postilla, nel contempo fiduciosa e inquietante: 'Crediamo che ora non ve ne sia più nessuno'."

Lo scopo del libro, tuttavia, non è tanto la denuncia della violenza, che in fondo accompagna gran parte della storia umana, quanto l'invito a rimettere in discussione una narrazione che per secoli è stata raccontata in modo unilaterale. Nixey non sostiene che il cristianesimo abbia soltanto distrutto, riconosce il ruolo fondamentale che monasteri, amanuensi e studiosi cristiani ebbero nella conservazione di una parte notevole della cultura classica. Quello che osserva è che questa parte della storia è nota a tutti, mentre molto meno conosciuto è ciò che avvenne quando il cristianesimo passò dall'essere una religione perseguitata all'essere la religione del potere.
Il libro è costellato di episodi impressionanti: la distruzione di templi, statue e opere d'arte considerate pagane; l'incendio di biblioteche; l'assassinio della filosofa Ipazia; la chiusura delle scuole filosofiche di Atene; le persecuzioni perpetrate da orde di cristiani fanatici verso chiunque rifiutasse di abbracciare questa religione. Letti uno dopo l'altro, questi episodi restituiscono l'immagine di un periodo storico molto più complesso e meno rassicurante di quello che normalmente si incontra nei manuali scolastici.

È un libro che mi ha francamente impressionato.

martedì 4 agosto 2026

Chiacchiere sul caldo

Siamo nel pieno della quarta ondata di calore di questa torrida estate, ammesso che esista un confine che le separi (credo che ormai si possano tranquillamente considerare un'ondata di calore unica). Questa settimana mi è toccato il turno 14:00 - 22:30 e nella mia azienda non c'è aria condizionata, eccetto che negli uffici. Diciamo però che non sono in fondo a una ipotetica scala delle sfortune, in quanto sono comunque all'interno di un gigantesco magazzino, all'ombra, dove un po' d'aria gira: chi stende asfalti sulle strade o raccoglie pomodori nei campi se la passa sicuramente peggio.

Il problema di questo turno è che esco di casa proprio nell'ora più infuocata della giornata e mi becco caldo e afa per tutte le otto ore e mezza di lavoro, quindi preferisco sicuramente l'altro: 06:00 - 14:30, qui almeno ho due o tre ore di "fresco". Ferie? Per ora non se ne parla, visto che da giugno a settembre abbiamo il grosso del lavoro. Forse in ottobre, quando ormai le ondate di calore saranno (forse) solo un ricordo. Nel frattempo stringo i denti, bevo litri di acqua, frutta e verdura a volontà e incrocio le dita.

lunedì 3 agosto 2026

Valditara e il burqa

Quando ho letto la proposta di proibire il burqa nelle scuole, partorita dal dimenticabile ministro Valditara, la prima domanda che mi sono posto è stata: esistono ragazze che vanno a scuola col burqa? Se sì, quante sono? Non si sa. Ho fatto qualche ricerca ma non ho trovato niente, dal momento che dati ufficiali, comprensibilmente, non ne esistono. L'unico caso che ho trovato, balzato agli onori delle cronache, risale a più di un anno fa e riguarda cinque ragazze di una scuola di Monfalcone. Ho provato a chiedere anche a mia figlia maggiore, educatrice in una scuola media e in una superiore, ma pure lei non ne ha mai viste.

La seconda domanda che mi sono posto è stata: la scuola non ha problemi più gravi da risolvere, prima della proibizione del burqa? Mi riferisco ad esempio alle disuguaglianze territoriali, al dramma della dispersione scolastica, alla mancanza di competenze di base che regolarmente emergono dagli Invalsi, allo stato drammatico dell'edilizia scolastica (strutture fatiscenti, carenza di certificazioni antisismiche, strutturali ecc.), stipendi degli insegnanti inferiori alla media rispetto a molti Paesi europei, precariato prolungato, carico burocratico crescente, difficoltà nel gestire classi-pollaio sempre più numerose ed eterogenee, carenza di insegnanti di sostegno specializzati, continui cambi di docente, difficoltà nell'inclusione degli studenti con bisogni educativi speciali, e si potrebbe continuare.

Ecco, di fronte a questo sfacelo, uno dei ministri dell'Istruzione più imbarazzanti della storia repubblicana parte lancia in resta per risolvere il problema più grave che secondo lui affligge la scuola italiana: alcune decine (forse) di studentesse che indossano il burqua.

(A scanso di equivoci preciso che il burqua non piace neppure a me, ma non è questo il punto. Il punto è un ministro che di fronte alla montagna di problemi che grava sulla scuola italiana, sceglie di fare una battaglia esclusivamente ideologica, identitaria e politica, che non risolverà nessuno dei problemi veri che affliggono la scuola.)

Se in Italia entrassero 34 milioni di persone in 24 ore

34 milioni di persone in 24 ore è l'esempio che ha utilizzato Simone Guida, dello splendido canale di divulgazione Nova Lectio, per cercare di spiegare ciò che è successo a Ceuta. Il bravissimo divulgatore è riuscito, con un video abbastanza improvvisato e breve ma estremamente chiaro, a dipanare un po' la complessità delle cause del dramma umanitario nell'enclave spagnola in Marocco. Sono rimasto sorpreso dalla enorme e ramificata serie di intrighi, accordi, ricatti, pressioni tra nazioni che hanno dato il via all'invasione della piccola città spagnola.

Allo stesso tempo non posso non provare sconforto nel prendere atto che - succede ormai da parecchi anni - i migranti sono diventati mezzi, merce di scambio nei contenziosi internazionali; persone ormai completamente disumanizzate, oggetti, i cui drammi personali scivolano via nella più completa indifferenza: contano solo come strumento di pressione nelle diatribe tra Paesi.

Ma contano anche come strumenti su cui imbastire della cinica propaganda politica, come dimostra la ridicola, stupida e inutile decisione del governo italiano di sospendere il trattato di Schengen per un mese, di cui fa cenno il divulgatore nel video. Se qualcuno desidera approfondire, il video è qui.

domenica 2 agosto 2026

Immagini da Ceuta



Alcune immagini da Ceuta. Due soldati spagnoli consolano un ragazzino marocchino che è riuscito a raggiungere la spiaggia e un militare della Guardia Civil prende in braccio e porta in salvo un neonato. Due immagini - ce ne sono tantissime come queste - che non vedrete nel giornalame fasciorazzista di destra. Perché il giornalame e i politici fasciorazzisti di destra devono cavalcare la paura per guadagnare consenso politico e distrarre l'attenzione dai disastri provocati da quattro anni di governo fallimentare, e il perseguimento di questo obiettivo passa necessariamente per la criminalizzazione dello straniero e la creazione di un nemico.

Compito tutto sommato abbastanza facile in un paese come il nostro: invecchiato, pauroso, rancoroso, impoverito, generalmente ignorante e governato dalla pancia e dalle pulsioni.

Storie noiose


Una volta Daniel E. Lieberman chiese allo scrittore Jonathan Safran Foer, autore del libro Possiamo salvare il mondo prima di cena: "Perché è così difficile mobilitare le persone sul clima?" Risposta: "Perché non è una buona storia, è astratta. Procede in maniera incrementale: che suspense c'è nella calotta artica che si scioglie? È letteralmente la cosa più noiosa del mondo. E tende alla ripetitività: quante volte, ormai, abbiamo sentito ripetere 'le peggiori inondazioni degli ultimi cento anni'? Ogni anno. E senza una buona storia non convinci nessuno. Era vero 5000 anni fa e resta vero oggi. Bisogna reinventare il modo in cui lo raccontiamo." 

A questo va aggiunta una affermazione di qualche tempo fa del premio Nobel Daniel Kahneman: "Nessuno ha mai preso una decisione a causa di un numero. C’è sempre bisogno di una storia." 

Mi sono venuti in mente Safran Foer e Kahneman leggendo la continua sequela di titoli dove si continua a dire che il tale giorno/mese/anno è il più caldo di tutti i precedenti. Non perché non sia vero. È certamente vero, ma occorre tenere presente che il riscaldamento globale non aumenta con progressività regolare, ma irregolare. Per capirlo occorre immaginare un escursionista che cammini verso la vetta di una montagna: la direzione procede ovviamente da un livello altimetrico basso a uno alto, ma il percorso non è tutto in salita, ci sono curve, avvallamenti, salite, discese, che possono essere più o meno ripide. Quindi, in linea d'aria si sale, ma il percorso reale sale e scende. Il riscaldamento climatico procede allo stesso modo.

Ecco perché il tipo di comunicazione basata sul giorno/mese/anno sempre più caldo dei precedenti può apparire a tratti fuorviante (e in parte lo è) e non serve a fare cambiare idea ai negazionisti: non è una storia avvincente, e purtroppo la mente umana è programmata per essere sensibile alle storie che contengono suspense, non a quelle noiose e ripetitive.

sabato 1 agosto 2026

Lonesome Dove



Alcuni critici hanno sostenuto che se nella vita si vuole leggere un solo romanzo western, deve essere questo. Ambientato tra il 1876 e il 1877, pochi anni dopo la fine della Guerra di Secessione americana, questo poderoso romanzo si svolge in un'epoca di passaggio: il Texas è ormai parte degli Stati Uniti, la ferrovia avanza lentamente verso Ovest, ma vaste regioni del Paese sono ancora selvagge. La storia prende spunto da un fenomeno realmente esistito: le grandi "cattle drives", le interminabili migrazioni di mandrie dal Texas verso gli Stati del nord, dove il bestiame aveva un valore molto più elevato. Erano viaggi di migliaia di chilometri che duravano mesi, in cui i protagonisti affrontavano fiumi in piena, tempeste, siccità, predoni, malattie e una natura spesso ostile. McMurtry ricostruisce quel mondo con una accuratezza in cui tutto pare autentico: la durezza della vita, il senso di precarietà, le immense distese delle Grandi Pianure e, insieme, quella sensazione di libertà assoluta che solo la frontiera poteva offrire.

La vicenda narrata nel libro ha inizio a Lonesome Dove, un minuscolo paese immaginario al confine tra Texas e Messico. Qui vivono Augustus "Gus" McCrae e Woodrow Call, due ex Texas Ranger ormai convertiti al commercio di bestiame. Gus trascorre le giornate tra un bicchiere di whiskey e una partita a carte, mentre Call lavora senza sosta, incapace di restare fermo. Quando ricompare il vecchio compagno d'armi Jake Spoon con il racconto dei pascoli sconfinati del Montana, nasce l'idea: radunare una mandria, attraversare le Grandi Pianure e fondare il primo ranch oltre lo Yellowstone. Da qui prende forma un'epopea che coinvolge cowboy esperti e ragazzi alle prime armi, prostitute, cacciatori di bisonti, trapper, sceriffi, giocatori d'azzardo, indiani e fuorilegge.

La caratterizzazione dei personaggi, più che le avventure raccontate, sono ciò che realmente dà forza al tutto. Augustus McCrae è spiritoso, intelligente, ironico. Capace di affrontare con leggerezza anche le situazioni più drammatiche, sembra appartenere a quella categoria di eroi che vengono immaginati invincibili. Poi, però, McMurtry ricorda che il West non fa sconti a nessuno. Basta una ferita, un'infezione, un imprevisto perché anche l'eroe più carismatico scopra la propria fragilità. Woodrow Call è invece agli antipodi: silenzioso, severo, incapace di esprimere i propri sentimenti, vive quasi esclusivamente attraverso il senso del dovere. L'amicizia tra lui e Gus è uno dei fili conduttori del romanzo.

Durante la lettura mi è capitato più volte di pensare che Lonesome Dove fosse una sorta di Signore degli Anelli ambientato nel West per la valenza epico del racconto. È un lungo viaggio che attraversa paesaggi immensi, durante il quale i personaggi cambiano, crescono, soffrono e affrontano perdite. È uno di quei romanzi in cui il viaggio conta molto più della destinazione. Viene in mente il Fabrizio De André di "per la sola ragione del viaggio, viaggiare". 

La storia editoriale del romanzo è singolare, ho scoperto approfondendo un po' la sua storia. All'inizio degli anni Settanta il regista Peter Bogdanovich voleva realizzare un film in omaggio a John Ford, con John Wayne, James Stewart e Henry Fonda come protagonisti. Larry McMurtry scrisse il copione, ma il progetto non andò mai in porto. Da quel copione nacque, molti anni dopo, Lonesome Dove, che venne pubblicato nel 1985 e vinse del Premio Pulitzer per la narrativa. Il romanzo viene oggi considerato da molti il più grande western mai scritto. Non ricordo di aver mai letto altri western, ma ho pochi dubbi sul fatto che sia così.

Ceuta e fake news

Repubblica ha messo in fila quattro tra le maggiori bufale partorite da esponenti di questo governo già nei minuti successivi alle immagini della crisi umanitaria di Ceuta, quando ancora non era chiaro cosa realmente stesse succedendo, né erano chiare le cause e le implicazioni. A partire dalla presidente del Consiglio più dimenticabile della storia repubblicana, giù giù fino al più dimenticabile e imbarazzante esponente di questa sciagurata compagine di governo (Tajani su tutti), è stato tutto un turbinio di dichiarazioni tra l'assurdo e l'inconcepibile, messe in campo con l'unico scopo di sfruttare politicamente l'ennesimo dramma migratorio. Nessuna attesa, nessuna analisi preventiva, nessun approfondimento, nessuna riflessione, solo il desiderio di speculare e sciacallare sul dramma. Nient'altro.

Nonostante gli anni e nonostante questo governo abbia fatto capire fin dal primo giorno del suo insediamento che il suo agire non sarebbe mai stato improntato alla soluzione reale dei problemi, quanto alla pura propaganda, ancora mi stupisco dei livelli infimi di beceraggine, ignoranza e sguaiatezza che è in grado di raggiungere.

In tutto questo, oltretutto, non ho ancora sentito e letto da nessuno, eccetto che da Pedro Sanchez, una parola di umanità relativamente alla vicenda. Questa massa di disperati che comprende anche donne, anziani, madri coi propri figli, ragazzi che hanno come unica colpa quella di provare a sopravvivere o anche solo di cercare un futuro migliore, viene unicamente vista come un problema geopolitico, un fattore destabilizzante potenzialmente in grado di mettere a rischio i nostri privilegi, la nostra ricchezza e la nostra rendita di posizione spesso conquistata sulla loro pelle. Non una parola su questo. D'altra parte veniamo da decenni di propaganda basata sulla criminalizzazione dello straniero o comunque del "diverso" per stato sociale, orientamento sessuale, politico. Il cinismo imperante viene per gran parte da qui.

giovedì 30 luglio 2026

Due Kit Carson

Cose che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un personaggio realmente esistito. Ma andiamo con ordine.

Nella parte finale del ciclopico romanzo Lonesome Dove, di Larry McMurtry, in un dialogo tra alcuni dei protagonisti a un certo punto viene citato, quasi di striscio, un Texas Ranger di nome Kit Carson. Siccome quando ero ragazzino leggevo vagonate di Tex Willer, quel nome non poteva non riportarmi al Kit Carson compagno e amico di Tex Willer. Lì per lì ho pensato: forse Larry McMurtry ha deciso di citare Kit Carson come omaggio al compagno brontolone di Willer, o magari proprio al fumetto di Tex Willer. 

Dal momento che sono curioso, ho chiesto qualche info a ChatGPT, la quale mi ha spiegato che esistono appunto due Kit Carson: il pard di Tex Willer e il Kit Carson in carne e ossa. Il Kit Carson in carne e ossa (1809-1868) è stato esploratore, trapper, guida, cacciatore nonché ufficiale dell'esercito statunitense e una delle figure più leggendarie, ma realmente esistite, della conquista del West, al pari di Buffalo Bill o Wild Bill Hickok. Già quando era in vita era diventato una celebrità grazie ai dime novels, i romanzi popolari dell'epoca. Quando, nel 1948, Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini crearono Tex Willer, decisero di affiancargli proprio Kit Carson, trasformandolo in un ranger più anziano, ironico e brontolone. Quindi il Kit Carson di Tex è sì un personaggio di fantasia, ma ispirato all'uomo realmente esistito, e quando McMurtry cita Kit Carson non sta facendo un riferimento al fumetto, sta semplicemente inserendo nella narrazione uno dei personaggi storici più famosi del West.



Kit Carson reale



Kit Carson personaggio dei fumetti

Ecco, io 'sta cosa non la sapevo e mi ha divertito e sorpreso, ma mi ha creato anche un po' di disappunto: tanti di anni di lettura di Tex, da giovane, senza aver mai saputo la storia di Kit Carson. Vabbe', meglio tardi che mai :-)

mercoledì 29 luglio 2026

Taglio accise per i fessi

A proposito della riduzione delle accise sul gasolio, 17 centesimi al litro per 9 giorni partendo da oggi, giova ricordare che questo governo di scappati di casa ha vinto le elezioni, nel 2022, con la promessa solenne di togliere le accise sui carburanti. Non diminuire, ridimensionare, limare, rivedere: TOGLIERE! Dappertutto, in rete, sono ancora in bella vista i video propagandistici della signora che urla e del felpato con cui i due ridicoli soggetti promettevano solennemente di togliere 'ste benedette accise una volta al governo. Tra i video più spassosi (si fa per dire) c'è quello di Meloni che va al distributore con 50 euro in mano e quando sta per consegnarli al benzinaio si gira a favore di telecamera e dice che solo una parte minoritaria di quei 50 euro copre il costo del carburante, il resto sono tasse, e che non è giusto che lo Stato si prenda tutti 'sti soldi e che una volta che saremo al governo e blablabla.

Quello di Salvini è, se possibile, ancora più esilarante. Si vede lui con occhiali da intellettuale e lavagnetta alle spalle, tipo insegnante di liceo, che con un pennarello tira una una riga su ogni tassa che grava sui carburanti: disastro del Vajont, terremoto in Irpinia, guerra in Abissinia (sì, guerra in Abissinia!) ecc., dicendo che se gli diamo fiducia tutte queste tasse spariranno. 

Bene, sono passati quattro anni, cioè hanno avuto quattro anni di tempo per togliere le accise sui carburanti che avevano promesso di togliere e quelle accise sono ancora lì. Pure aumentate. Perché sono ancora lì? Perché se si tolgono le accise sui carburanti crolla lo Stato, ok? E questa cosa loro la sapevano benissimo quando facevano quelle promesse irrealizzabili, ma le hanno fatte lo stesso perché sapevano che il numero di fessi che abbocca alla prima panzana che gli si racconta è elevatissimo. E infatti hanno poi vinto le elezioni. Ovviamente questa è solo una delle innumerevoli promesse che avevano fatto e che sono poi rimaste lettera morta.

Quindi oggi, dopo quattro anni, le accise sui carburanti sono ancora tutte lì, però ci hanno tolto 17 centesimi al litro per 9 giorni e solo sul gasolio, la benzina può continuare a veleggiare indisturbata sopra i 2 euro, chi se ne frega? In fondo, al popolino basta dare il contentino ed è soddisfatto così. Tanto sanno benissimo che al prossimo voto basterà tirare fuori dal cilindro qualche altra panzana e la rielezione sarà assicurata.

Si continua nel silenzio

Non ne parla più nessuno, ma ciò non significa che lo sterminio dei palestinesi sia terminato e che le violenze, le prevaricazioni, gli omicidi e i soprusi dei coloni israeliani in Cisgiordania, simpaticamente definiti "escursionisti" dai telegiornali di regime, siano terminati.

Si smette semplicemente di parlarne.

lunedì 27 luglio 2026

Sole e melanoma (e bufale)

A me ciò che interesserebbe sapere, riguardo alla vicenda della oncologa Debora Rasio, che sui social ha pubblicato un video in cui afferma che non è l'esposizione al sole a provocare il melanoma ma le creme solari, è se la dottoressa Rasio ha letto quello studio ma non l'ha capito, oppure l'ha letto, l'ha capito ma ha deciso comunque di cambiarne il significato.

Non è una questione da poco. Quel video ha avuto solo su facebook più di un milione di visualizzazioni e contiene pericolose (per la salute) falsità. Debora Rasio, oltretutto, che mi pare sia spesso presente anche in televisione, non è una delle tante influencer senza arte né parte che infestano i social, ma è regolarmente iscritta all'ordine dei medici e vanta un curriculum scientifico e accademico di tutto rispetto.

Ora, non è la prima volta che singole personalità scientifiche, in qualsiasi ambito, vanno contro corrente rispetto a ciò che è assodato dalla quasi totalità degli scienziati, ma quando accade la cosa disturba e infastidisce. Specie se, come in questo caso, si tratta di concetti da sempre evidenti e conosciuti anche da chi esperto non è.

domenica 26 luglio 2026

Matteo Lepore

Da un po' di giorni è sotto tiro Matteo Lepore, sindaco di Bologna, per i disordini e gli atti criminali alla manifestazione con cui si chiedeva verità e giustizia per Abderrhaim Fakir. La "colpa" di Lepore sarebbe quella di aver organizzato una manifestazione senza prevederne le possibili degenerazioni. Il sotteso del ragionamento è: Lepore ha organizzato la manifestazione sapendo che sarebbe potuta degenerare, quindi non avrebbe dovuto organizzarla, oppure avrebbe dovuto organizzarla dopo qualche giorno, quando si fossero calmate le acque (evidentemente, chi fa questo ragionamento immagina che dopo qualche giorno i criminali non si sarebbero fatti vivi). Se ci si pensa, è lo stesso ragionamento di chi imputa la colpa di una violenza sessuale alla vittima perché magari indossa una minigonna troppo provocante.

Se si desse credito a questo ragionamento, in Italia non si potrebbero più organizzare manifestazioni, dal momento che gli imbecilli e i criminali provano sempre a infiltrarsi e spesso purtroppo ci riescono, ma lasciamo perdere.

Fortunatamente c'è ancora chi è capace di ragionare in maniera sensata. Tra questi si può annoverare Franco Gabrielli, ex capo della polizia, dell'AISI ed ex prefetto di Roma, il quale ha rilasciato una intervista al Resto del Carlino di stamattina in cui ha parlato della manifestazione di Bologna e di Matteo Lepore. Ecco i passaggi più interessanti:


"Gabrielli, impossibile non partire dai fatti di Bologna. La piazza, intanto, era lecita?"

"Per prima cosa eliminiamo un malinteso in questi giorni imperante. Il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza dice che delle manifestazioni deve essere dato preavviso tre giorni prima. Ma è un preavviso e non un'autorizzazione, come tutti si stanno affannando a dire. E mi lasci dire che trovo abbastanza preoccupante che si torni a parlare di fideiussione per organizzare una manifestazione: è un pericoloso slittamento rispetto a un diritto costituzionale."

"​Il preavviso di tre giorni però non c'è stato. È un fatto."

"Da che mondo è mondo, e parlo da ex prefetto, con fatti di rilevanza e urgenza particolari, nessuno ha mai interpretato il tema di tre giorni come limite invalicabile. Credo quindi sia una polemica pretestuosa."

"​Da parte di Lepore è stato più utile o più rischioso chiamare a raccolta la piazza?"

"Credo che il sindaco di Bologna non abbia fatto nulla per aizzare la piazza ma, al contrario, abbia indetto una manifestazione proprio allo scopo di governarne le pulsioni. Se poi le buone intenzioni non trovano corrispondenza nelle intenzioni degli altri, la reazione dovrebbe essere una condanna unanime degli episodi di violenza, non certo del sindaco."


Tornando quindi al paragone con la violenza sessuale, il concetto espresso da Gabrielli è semplice: la colpa è di commette la violenza sessuale, non di presunti atteggiamenti provocatori di chi ne è vittima. Per le piazze, stesso identico discorso: la colpa è dei criminali che compiono quegli atti, non di chi organizza una manifestazione. Lo dice un ex capo della polizia.

sabato 25 luglio 2026

Imputabilità giovanile

Brevemente, cosa cambierà se il ddl "anti-maranza" diventerà legge. Prima, per un ragazzo tra i 14 e i 18 anni il giudice doveva accertare caso per caso se al momento del reato avesse la capacità di intendere e di volere. Con la nuova legge questa capacità viene presunta salvo prova contraria. In altre parole, il punto di partenza cambia: il minore tra 14 e 18 anni è considerato imputabile, a meno che non si dimostri il contrario. 

Ma ciò che viene spacciato da Meloni, sui social, come una riforma epocale riguarderà (se mai il ddl diventerà legge) poche decine di casi all'anno. Per la precisione, nel 2004 le sentenze di non luogo a procedere per accertata immaturità erano 256; nel 2024 sono scese a 60; inoltre, nel 2024 i proscioglimenti disposti dal Tribunale per i minorenni per lo stesso motivo sono stati soltanto 4. 

A prescindere dal fatto che tutti i pedagogisti, gli esperti e le maggiori organizzazioni che si occupano di diritti dell'infanzia (UNICEF, Save the children ecc.) si sono mostrati molto critici verso l'impostazione di questo ddl, sostenendo che l'imputabilità automatica non ha alcuna efficacia nel combattere la delinquenza giovanile e che nell'adolescenza lo sviluppo cognitivo ed emotivo è troppo variabile per essere trattato mediante una presunzione generale, il punto vero, alla fine, è che si tratta di uno dei tanti provvedimenti di questo governo che sono sostanzialmente fuffa mediatica: un grande cancan e grandi annunci per niente. 

La delinquenza giovanile si contrasta investendo in prevenzione, scuola, servizi sociali, sostegno alle famiglie e opportunità educative. Il problema è che investire in educazione è una soluzione che richiede risorse, strutture, pianificazione, progetti e quindi, giocoforza, tempi lunghi, con risultati che si misurano su tempi generazionali, mentre la politica e il consenso hanno come metro temporale le prossime elezioni. Fare un disegno di legge per aumentare la punibilità con un articolo di quattro righe è molto più facile, immediato e a livello di propaganda molto più efficace e redditizio, ma non sposta una virgola a livello di soluzione del problema.

Alla fine, comunque, tutto fa brodo pur di non parlare di benzina e gasolio ormai ben oltre i due euro e di tutti gli altri problemi veri che attanagliano il Paese e che sono ancora tutti lì, esattamente com'erano quando questo governo è entrato in carica.

venerdì 24 luglio 2026

L'Emilia-Romagna e il fine vita

Dopo Toscana e Sardegna, la mia Emilia-Romagna è la terza regione in Italia a darsi una legge che stabilisce iter chiari e tempi certi a chi sceglie di voler smettere di soffrire in maniera disumana e incompatibile col concetto di vita. 

Con buona pace del Vaticano e dei governi di ogni colore (compreso quello attuale. Anzi: soprattutto quello attuale), che in 40 anni di discussioni sul fine vita non hanno mai voluto legiferare in materia.

Sono orgoglioso della mia regione.

Stare con le forze dell'ordine

A ogni fatto di cronaca che ha per protagonisti appartenenti alle forze dell'ordine, i soliti noti (specialmente Meloni e Salvini, poi a seguire tutti gli altri) ripetono che loro stanno con le forze dell'ordine. Il concetto dello stare con le forze dell'ordine a prescindere, di per sé è molto stupido. Gli appartenenti alle forze dell'ordine sono infatti esseri umani e come tali possono fare errori, sbagliare, oppure possono compiere deliberatamente atti illeciti e addirittura criminali nell'esercizio delle loro funzioni. Ecco perché il concetto dello stare con le forze dell'ordine a prescindere è fondamentalmente stupido.

In più, urlare "io sto con le forze dell'ordine" non significa effettivamente stare con le forze dell'ordine. Sabato scorso - ovviamente i soggetti di cui sopra si sono guardati bene dal commentare - circa seimila rappresentanti di Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza sono scesi in piazza per la prima volta a Roma per partecipare alla mobilitazione promossa dai principali sindacati del comparto difesa e sicurezza. La protesta è nata per chiedere al governo interventi sugli stipendi colpiti dalla crisi economica e sulle loro pensioni, oltre ad azioni per garantire maggiori tutele. Per caso Libero e Giornale ne hanno scritto? Salvini e Meloni hanno commentato? No, silenzio tombale.

Al problema degli stipendi insufficienti c'è da aggiungere la atavica carenza di organico nel comparto delle forze dell'ordine. A oggi, solo tra carabinieri, polizia e finanza mancano all'appello circa 29.000 unità ai numeri previsti dalla legge. L'aumento dell'età media del personale e i numerosi pensionamenti annui superano spesso le nuove immissioni in servizio, mentre - denunciano sempre i sindacati - la gestione dei servizi territoriali e il controllo delle strade risentono di carichi burocratici e compiti di supporto che riducono gli agenti effettivamente operativi sulle strade.

Si fa presto a fare post indignati su facebook per dire che si sta con le forze dell'ordine, è molto più difficile stare con le forze dell'ordine coi fatti.

giovedì 23 luglio 2026

Il prossimo anno

Credo che le elezioni politiche del prossimo anno non saranno una competizione politica tra centrodestra e centrosinistra, tra Fratelli d'Italia, Lega, Partito Democratico, Cinquestelle, Avs ecc. Formalmente sì, ma nella sostanza con le prossime elezioni ci sarà in gioco lo stato di diritto, la democrazia, la possibilità di vivere insieme. 

Da una parte, come è accaduto negli ultimi quattro anni, ci sarà chi continuerà a fare leva sulle divisioni, ad alimentare paure, insicurezze e diffidenze per trasformarle in consenso politico. Si continueranno a indicare nemici su cui scaricare le responsabilità dei problemi del Paese e l'incapacità di risolverli: gli immigrati, i più poveri, i disagiati, l'Europa, la magistratura, i giornalisti, gli avversari politici. Ci sarà chi alimenterà la sfiducia nella scienza, metterà in discussione l'utilità dei vaccini, ridurrà gli investimenti nella sanità e nella scuola, delegittimerà la competenza e minimizzerà o negherà la gravità dei cambiamenti climatici.

Dall'altra parte, si spera, ci sarà chi proverà a costruire una società più inclusiva, più giusta e più equa; una società meno razzista, meno classista e meno autoritaria, nella quale parole come democrazia, diritti e uguaglianza sociale tornino ad avere un significato concreto. Alle prossime elezioni non sceglieremo soltanto da quale coalizione vogliamo essere governati. Sceglieremo, soprattutto, quale idea di società vogliamo costruire.

martedì 21 luglio 2026

L'utilità dell'inutile


Questo splendido saggio di Nuccio Ordine si può sintetizzare con un paradosso: ciò che la logica del profitto definisce inutile - la letteratura, la filosofia, la storia, l'arte, la ricerca scientifica di base fatta per pura curiosità - è in realtà ciò che di più utile possediamo. È ciò che ci rende umani, che ci insegna la gratuità, la solidarietà e la capacità di mettere in discussione l'autorità e il pensiero unico. 

È un manifesto politico e culturale di resistenza rivolto a studenti, insegnanti e cittadini. Un invito a non rassegnarsi all'idea che il valore di una persona o di un percorso di studio si misuri solo in base al suo conto in banca o al suo tasso di occupabilità. È un libro da leggere se si pensa ancora che la cultura sia un bene comune e non una merce. Ma è soprattutto un libro contro corrente, specialmente in un'epoca così ossessionata dal profitto, dall'efficienza a tutti i costi e dall'idea che ogni singola azione o percorso di studi debba per forza "servire a qualcosa" in termini monetari.

Uno dei punti più dolorosi del libro è la descrizione della progressiva trasformazione della scuola e dell'università in aziende, dove lo scopo principale non è più formare cittadini liberi, colti e capaci di pensiero critico, ma produrre "ingranaggi" da inserire il prima possibile nel mercato del lavoro. A questo proposito ricordo una intervista ad Alessandro Barbero di qualche tempo fa, rilasciata all'indomani del suo collocamento in pensione. Il professore diceva di essere ovviamente dispiaciuto di lasciare la docenza universitaria ma, per un altro verso, era contento a causa del livello ormai intollerabile di burocratizzazione raggiunta dalle università, coi docenti adibiti a tutta una serie di mansioni che con l'insegnamento non c'entrano più niente.

Tutto questo si inserisce nella progressiva demolizione della scuola e dell'università pubblica, col ritornello, ormai interiorizzato, che la scuola deve "preparare al mercato del lavoro". No, la scuola non deve preparare al mercato del lavoro, le competenze si acquisiscono successivamente, la scuola deve formare le persone, altrimenti il rischio è ritrovarsi ottimi professionisti ma privi di umanità.

domenica 19 luglio 2026

La Sardone, i morti e l'inverno

L'eurodeputata leghista Silvia Sardone: "Quando si dice che c'è un aumento dei morti in estate dovuti al caldo, bisognerebbe anche dire che c'è una diminuzione dei morti in inverno". L'affermazione di per sé non è falsa, ma va contestualizzata. Dove sta, infatti, il trucco? La Sardone, che da buona leghista nega il cambiamento climatico, presenta la cosa come un gioco a somma zero, un "pareggio" in cui i conti tornano: aumento dei morti in estate a causa del maggiore caldo = diminuzione dei morti in inverno a causa del minore freddo.

Ora, è vero che storicamente il freddo causa più decessi del caldo e che gli inverni più miti possono ridurre una parte di quella mortalità, ma il gioco non è assolutamente a somma zero. La comunità scientifica, infatti, concorda sul fatto che il saldo finale sarà ampiamente negativo: l'aumento dei morti per il caldo estivo supererà di gran lunga lo "sconto" ottenuto in inverno. Il problema della affermazione della Sardone non è il dato di partenza, ma la conclusione logica a cui vuole surrettiziamente spingere chi ascolta i suoi deliri negazionisti. È un classico esempio di cherry-picking (selezionare solo il dato che fa comodo). 

In sostanza, nel breve termine la lieve riduzione dei morti per il freddo può temporaneamente compensare l'aumento di quelli per il caldo in alcune regioni del nord Europa, ma nel medio e lungo termine l'aumento della frequenza, dell'intensità e della durata delle ondate di calore estive (specialmente nell'Europa continentale e mediterranea, come l'Italia) causerà un aumento dei decessi estivi che supererà di gran lunga i presunti "benefici" degli inverni meno freddi.

Metaforicamente, il ragionamento dell'eurodeputata si può rendere così: se una barca sta imbarcando acqua a prua, non bisogna preoccuparsi perché a poppa siamo ancora all'asciutto. Una stupidaggine sotto tutti i punti di vista, ovviamente, ma per perorare la causa del negazionismo climatico, questo e altro.

Tassare i milionari


Quando l'ho iniziato avevo messo in conto un certo numero di arrabbiature, che sono puntualmente arrivate. Ma sono andato avanti lo stesso. Questo agile saggio di Riccardo Staglianò approfondisce principalmente due argomenti: il livello ormai drammatico di diseguaglianze sociali a cui siamo giunti e i motivi per cui il concetto di patrimoniale è così ostico, non solo a destra ma anche a sinistra (Elly Schlein a tal proposito disse che non è tabù parlare di patrimoniale e poi non ne ha più parlato neppure lei). 

Riguardo alle disuguaglianze non c'è molto da dire. Ormai da decenni tutti i report ne fotografano i livelli, sia in Italia che nel mondo, ormai insostenibili, e mentre la sanità pubblica arranca e la scuola perde pezzi la ricchezza si accumula al vertice in modo quasi pornografico, in un trend che non accenna a modificarsi. Nel libro Staglianò solleva una domanda ovvia e cruciale: se tassare lo 0,1% dei super-ricchi, che in Italia riguarderebbe 50.000 persone su 60 milioni, garantirebbe risorse vitali per la collettività, perché in Italia questa proposta resta un tabù politico innominabile? L'autore, riprendendo alcune teorie dello studioso Mikhail Maslennikov, elenca alcuni possibili motivi.

​Il voto "multi-issue". Gli elettori generalmente non votano mai sulla base di una singola battaglia economica e tendono a sacrificare la richiesta di equità fiscale sull'altare di altre priorità identitarie dei partiti.

​La trappola del "merito". Gli ultraricchi hanno mostrato una certa abilità nel costruire una narrazione di stampo americano, molto in voga anche all'interno della destra di casa nostra, secondo cui l'idea di una redistribuzione di buon senso sia in realtà una "misura punitiva" contro chi ce l'ha fatta, quasi fosse una colpa avere successo.

​La sfiducia totale nello Stato. Secondo l'autore almeno la metà degli italiani è convinta che quei soldi, se racimolati, verrebbero comunque sprecati dalla macchina pubblica, una sorta di paradosso che confonde le pessime gestioni politiche (e qui, in molti casi, è difficile dare torto ai diffidenti) con le funzioni di welfare che lo Stato è chiamato per Costituzione a garantire. Cioè, gran parte dei cittadini pensa che sia inutile una patrimoniale perché il suo gettito andrebbe per gran parte sprecato.

Risultato di tutto questo: patrimoniale e ogni concetto di redistribuzione saranno tabù ancora per tanto tempo, mentre le praterie delle disuguaglianze e della crescita verticale della ricchezza saranno sempre più ampie. È una lettura che mi sento di sconsigliare a chi non vuole rovinarsi la giornata.

sabato 18 luglio 2026

Riabilitazioni

La riabilitazione dei medici no-vax da parte di questo governo non dovrebbe stupire più di tanto: da sempre buona parte del suo consenso l'ha infatti racimolato facendo leva sui peggiori istinti anti-scientifici di buona parte delle italiche genti. Tra l'altro, non si sta parlando di professionisti che hanno espresso legittimi dubbi, ma di soggetti sanzionati con il massimo rigore per aver rilasciato esenzioni false, insultato i colleghi o proposto di curare il Covid con olio di fegato di merluzzo. 

Fratelli d'Italia mantiene da sempre una linea di sistematica ambiguità nei confronti della medicina ufficiale, strizzando da sempre l'occhio alla pancia del movimento no-vax per puro calcolo elettorale. Basti pensare che tra i primissimi atti del governo, nel 2022, ci fu proprio la fine anticipata dell'obbligo vaccinale per il personale sanitario. 

Molti esponenti di questo osceno governo - giova ricordarlo - definirono la radiazione di questi personaggi "una caccia alle streghe", sdoganando ufficialmente la disinformazione. Quando la politica mette sullo stesso piano la pseudoscienza, l'irresponsabilità e anni di ricerca e protocolli salvavita, a cedere non sono solo le regole degli ordini professionali, ma le fondamenta stesse dello stato di diritto, e soprattutto del diritto alla salute, sacrificato sull'altare dell'ideologia e del consenso. 

Tutto abbastanza vergognoso, direi.

giovedì 16 luglio 2026

Mario Roggero

La vicenda del gioielliere Mario Roggero, condannato in via definitiva per aver inseguito e ucciso due rapinatori in fuga, è un groviglio complesso in cui si intrecciano emotività, senso di giustizia e codice penale. E quando entra in gioco l'emotività, la razionalità e la legge finiscono quasi sempre per soccombere. Ecco perché, sia sui social che nelle discussioni quotidiane, questa complessità viene brutalmente ridotta a un tifo da stadio tra i sostenitori dell'autodifesa a oltranza e i difensori dello stato di diritto.

​Tra i "tifosi" di Roggero spiccano, inevitabilmente, i soliti esponenti politici, specializzati nello sciacallaggio dei drammi umani per puro tornaconto elettorale. Penso ai teorici della "difesa sempre legittima", un'aberrazione sia sul piano etico che su quello giuridico. Penso a chi non ha ancora capito che non viviamo in un western di Sergio Leone ma in una società civile, e che, se passasse il principio per cui chiunque può trasformarsi impunemente in Charles Bronson, la nostra società e la nostra convivenza civile si trasformerebbero in un inferno.

​Purtroppo, la cultura giuridica nel nostro Paese è quasi inesistente (del resto, non brilla nemmeno quella in senso lato). Di fronte a tragedie simili, l'approccio dominante rimane quello viscerale, "di pancia". Ed è proprio su quella pancia che, da sempre, specula una certa politica. Con i risultati desolanti che sono sotto gli occhi di tutti.

mercoledì 15 luglio 2026

Il nemico (interno)

La carciofara e il suo governo si beccano una gigantesca batosta alla Camera sul famoso emendamento per reintrodurre le preferenze nella legge elettorale, emendamento su cui lei stessa aveva messo la faccia. Siccome stavolta non può dare la colpa né alle toghe rosse né all'Europa né alla Corte Costituzionale né a nessun altro dei nemici che è solita inventarsi in queste occasioni, ecco che la colpa è delle opposizioni che avrebbero voluto il voto segreto.

Ovviamente sono tutte balle. Le opposizioni erano fin dall'inizio schierate contro l'emendamento e hanno in maniera trasparente e coerente votato contro di esso. Se la carciofara è in cerca di un nemico, guardi tra i franchi tiratori della coalizione che regge il suo traballante governo, che hanno disatteso i suoi diktat pugnalandola alle spalle. E magari si faccia due domande.

domenica 12 luglio 2026

E anche Roger Waters ce lo siamo giocato

Ormai da tempo ho imparato che anche i personaggi che maggiormente apprezzo possono avere lati spiacevoli o manifestare idee che provocano crepe nell'aura mitologica che ho costruito attorno a essi. L'elenco che potrei fare è lunghissimo e comprende scrittori, intellettuali, musicisti, giornalisti, scienziati. Ieri a questo lungo elenco si è aggiunto Roger Waters, uno dei più grandi e rivoluzionari musicisti rock del Novecento, che con alcune, strampalate dichiarazioni a una trasmissione radiofonica ha sostanzialmente abbracciato il complottismo undicisettembrino.

Viene da tirare in ballo l'età ormai avanzata, che acuisce la innata e naturale tendenza dell'essere umano a preferire le narrazioni e le storie, basi di ogni forma di complottismo, ai dati e alle evidenze empiriche. Peccato, anche se questo lieve "cedimento" scalfisce solo in piccola parte la sua grandezza come musicista e, in parallelo, attivista.

Pietraie





Ieri ho camminato nel letto del Marecchia. Nelle foto qui sopra si vede il tratto che costeggia Santa Giustina, mentre sul viadotto corre l'A14 tra i caselli di Rimini Nord e Rimini Sud.

​Il Marecchia tecnicamente è classificato come fiume, non come torrente, quindi in teoria l'acqua dovrebbe esserci sempre, anche se con livelli diversi a seconda delle stagioni. Da qualche anno, invece, è spesso completamente asciutto, specie nel periodo estivo, e a volte questo accade persino durante le secche invernali.

​Quand'ero bambino, una cinquantina di anni fa, l'acqua c'era sempre e in estate con gli amici venivamo regolarmente a fare il bagno. Altri tempi e, soprattutto, un altro clima.

sabato 11 luglio 2026

Pubblicità Progresso

Oggi è sabato, siamo in pieno weekend. E poi è estate, le giornate sono lunghe, ci sono tante ore di luce. Quindi non dovrebbe essere troppo difficile trovare un'oretta per ascoltare Stefano Mancuso, perché ascoltare Stefano Mancuso aiuta a capire tante cose e a inquadrare meglio come funziona il mondo, e anche come funzioniamo noi.

venerdì 10 luglio 2026

Ruggine americana


Questo coinvolgente romanzo di Philipp Meyer è ambientato nella famosa Rust Belt americana. Con questa locuzione, che si può tradurre con "cintura arrugginita", si intende la zona dei grandi laghi e del medio Atlantico degli USA: Illinois, Indiana, Michigan, Ohio, Pennsylvania e Wisconsin. Sono gli Stati in cui, a partire dagli anni '80 del secolo scorso, si è frantumato il sogno americano col declino dell'industria e della manifattura, processo che ha visto la chiusura e l'abbandono di migliaia di fabbriche, stabilimenti e industrie: acciaio, ferro, automobili, carbone, e ha lasciato sul terreno dei licenziamenti centinaia di migliaia di operai, producendo disagio e povertà, bacino da cui Trump, e in generale i repubblicani, prendono ancora oggi i voti per vincere le elezioni. Quella che oggi è la Rust Belt, fino agli '60 del Novecento era la Steel Belt, il cuore pulsante della produzione industriale e manifatturiera americana.

Tra le macerie di questa terra dimenticata si muovono i protagonisti del romanzo, Isaac e Poe, due ragazzi legati da un'amicizia fraterna ma a tratti spigolosa, entrambi intrappolati a Buell, la fittizia cittadina della Pennsylvania teatro delle vicende narrate, dove il futuro sembra essersi fermato insieme alle vecchie acciaierie. Isaac è brillante e ha una mente geniale, ma è schiacciato dal dovere familiare; Poe è un'ex promessa del football che non è mai riuscito ad andarsene. Le loro vite vengono a un certo punto sconvolte da un evento drammatico e, a partire da questo evento, l'autore trascina il lettore in un gorgo di scelte morali disperate dove lealtà e istinto di sopravvivenza si scontrano brutalmente. A tratti mi ha ricordato Non è un paese per vecchi, del grande Cormac McCarthy. In definitiva è un romanzo sulla disperazione, la rabbia, la solitudine, ma è soprattutto un grande requiem sul crollo del sogno americano.

mercoledì 8 luglio 2026

Pensieri della mosca con la testa storta


Devo dire che per Giorgio Vallortigara nutro da sempre una specie di venerazione. È uno dei più noti e autorevoli neuroscienziati italiani e la sua fama non è certo limitata all'Italia. Se provate a cercare qualche sua lezione su youtube, rimarrete colpiti dal suo modo pacato e garbato di spiegare, e apprezzerete la sua capacità di rendere accessibili concetti molto difficili anche a chi, come me, è a digiuno delle materie di cui si occupa.

In questo suo interessantissimo saggio smonta due luoghi comuni molto diffusi. Il primo è che la coscienza sia un'esclusiva degli esseri umani o, al massimo, dei mammiferi superiori. Il secondo è che le forme basilari dell'attività cognitiva hanno bisogno di grandi cervelli. 

Generalmente siamo portati a pensare che l'intelligenza e le capacità cognitive degli animali siano direttamente proporzionali al volume della loro massa cerebrale. L'autore, avvalendosi del risultato di lunghi studi ed esperimenti, ribalta completamente questa prospettiva. Secondo Vallortigara, quel "surplus" neurologico che osserviamo in alcuni animali, compresi noi esseri umani, non serve a far funzionare il pensiero, la coscienza e, in generale, le nostre funzioni cognitive ma è semplicemente al servizio dei nostri enormi magazzini di memoria. In pratica, un maggiore numero di neuroni non significa un maggior grado di intelligenza ma solo una migliore memoria e una migliore capacità di utilizzarla.

Si pone a questo punto il problema della coscienza: se l'enorme mole di cellule neuronali di cui noi (e altri mammiferi) disponiamo non è in relazione con la coscienza, dove e come nasce quest'ultima? La tesi dell'autore è che la nascita della coscienza vada ricercata in una caratteristica essenziale delle cellule: la capacità di "sentire". Questa abilità si sarebbe manifestata per la prima volta quando, con l'acquisizione del movimento volontario, gli organismi elementari hanno avvertito la necessità vitale di distinguere tra gli stimoli prodotti dalla propria attività e quella procurata dal mondo esterno, l'altro da sé, tesi supportata da una robusta mole di esperimenti condotti in questo senso, che vanno dalla dimostrazione che i moscerini hanno una memoria visiva alla percezione dello spazio nelle api. Da questi esperimenti in laboratorio l'autore dimostra ad esempio come anche una mosca sia capace di mappare l'ambiente e prendere decisioni complesse sulla base di questa esperienza soggettiva.

Diciamo che è una lettura che mette fortemente in discussione l'idea, che più o meno tutti abbiamo, sul nostro posto nel mondo. Consigliatissimo a tutti quelli che sono ancora rimasti all'idea biblica dell'uomo al vertice del creato, anche se ormai l'insussistenza di questa idea dovrebbe essere assodata da quasi un paio di secoli.

lunedì 6 luglio 2026

La continuità del male


Questo interessantissimo saggio di Tomaso Montanari sarebbe da fare leggere a tutti quelli che sostengono che la destra oggi al governo non c'entra niente col Ventennio. Per smontare questa narrazione Montanari ha messo a confronto la retorica, il linguaggio, le esternazioni, i discorsi ufficiali, le leggi fatte, i provvedimenti adottati, i decreti legge promulgati dall'attuale governo con gli stessi elementi del periodo fascista. 

L'autore ha in pratica analizzato le radici storiche, il linguaggio e i simboli della politica nostrana, dimostrando che determinati elementi ideologici del passato non sono mai stati del tutto superati o rielaborati, ma continuano a riaffiorare sotto nuove forme attraverso, come la chiama l'autore, una "risemantizzazione" del linguaggio, ovvero l'uso di parole d'ordine e concetti del passato riadattati al contesto democratico moderno.

Alcuni parallelismi sono particolarmente precisi. Ad esempio la forte enfasi sulla natalità, sulla difesa della famiglia tradizionale e il timore del declino della popolazione autoctona. Quando nell'aprile del 2023 il ministro Lollobrigida, durante il congresso della Cisal, dichiarava: "Non possiamo arrenderci all'idea della sostituzione etnica: gli italiani fanno meno figli, li sostituiamo con qualcun altro. Non è quella la strada", non faceva altro che richiamare da vicino la retorica della "battaglia demografica" degli anni Venti e Trenta, seppur oggi declinata in chiave di welfare e sovranismo. Nei discorsi mussoliniani questa retorica era onnipresente, per Mussolini era una specie di ossessione.

Altro elemento ricorrente è la dicotomia popolo vs. élite, ossia la narrazione di un popolo genuino e laborioso contrapposto a élite cosmopolite, intellettuali o burocratiche (spesso identificate con "Bruxelles" o con la sinistra interna), dicotomia che ricalca vecchi schemi retorici antiparlamentari e anti-intellettuali, oggi aggiornati in chiave populista. 

Oppure, ancora, l'identità e la terra, il richiamo continuo alle radici, alla "Patria", al legame sacro tra sangue e suolo, e la celebrazione di un passato idealizzato e privo di ombre che serve a costruire un senso di appartenenza esclusivo. Ma anche la diffidenza, il rifiuto e la stigmatizzazione dello straniero hanno costituito una delle colonne portanti della propaganda e dell'ideologia del Ventennio fascista, allora esattamente come oggi. Basta pensare a tutta la stucchevole retorica della (inesistente) invasione. E si potrebbe continuare. 

No, chi oggi governa non rappresenta alcuna evoluzione moderata o innocua di ciò che è stato. Magari è stato cambiato qualche indumento esteriore, ma la matrice rimane quella.

domenica 5 luglio 2026

La sorpresa


Sono cose che succedono quando non si sa niente di niente (e Trump non sa niente di niente) e si guarda il mondo là fuori esclusivamente con le lenti occidentali. L'Iran non è il Venezuela. Gli iraniani sono i discendenti dell'impero persiano e stanno al mondo da millenni. Non ragionano come ragiona Trump (e come ragioniamo noi), ragionano in modo totalmente diverso e mantengono quell'orgoglio e quella fierezza tipici degli imperi.

La sorpresa di Trump di fronte a 20 milioni di persone, solo a Teheran, che partecipano commosse ai funerali di Khamenei, nasce proprio dal non sapere niente di niente. La sua reazione tocca una delle dinamiche più complesse e spesso fraintese della geopolitica mediorientale: il confine tra il dissenso interno e l'orgoglio nazionalista di un popolo. ​L'approccio di Trump (e di una parte significativa della politica estera americana e in generale occidentale) tende a leggere le dinamiche internazionali attraverso una lente binaria: "il popolo oppresso dal regime vuole la libertà, quindi sostiene l'Occidente". Questa narrativa si scontra regolarmente con la realtà storica dell'Iran, un Paese che ha sulle spalle secoli e secoli di storia imperiale e un profondo senso di sovranità. Un Paese che disprezza profondamente l'Occidente e che non si sogna neanche lontanamente di voler diventare come noi.

È vero che in Iran esiste un fortissimo dissenso interno contro il regime teocratico (esploso a più riprese con dure proteste di piazza), ma quando il Paese subisce attacchi diretti o minacce da potenze straniere scatta un altrettanto forte riflesso nazionalista. Molti iraniani che criticano aspramente il governo per l'economia o i diritti civili si compattano attorno alle istituzioni quando percepiscono una minaccia all'indipendenza e all'integrità territoriale della nazione.

Questa profonda ignoranza da parte di Trump della storia e delle dinamiche geopolitiche di molte parti del mondo mediorientale è quella che ha portato il tycoon a perdere male la guerra contro l'Iran, nonostante i reiterati e ridicoli proclami di vittoria. Proclami a cui possono credere giusto quei poveretti (sempre meno) che ancora gli danno credito.

Chi non bisogna votare

Una nave umanitaria di Emergency avvista una barca di legno al largo della Libia . A bordo ci sono 50 migranti, provenienti da Egitto e Soma...