domenica 28 agosto 2022

Dove sono gli euroscettici?

Da una rapida scorsa ai punti principali dei programmi dei vari partiti ho notato una cosa: sono spariti gli euroscettici, se si esclude quella barzelletta vivente di Gianluigi Paragone e il suo Italexit. Euroscettici che, se ricordate, abbondavano in occasione delle politiche del 2018, quando nacque il governo targato Cinquestelle/Lega. Entrambi questi partiti, i Cinquestelle in particolare ma anche la Lega, imperniarono infatti buona parte della loro campagna elettorale su uno sganciamento, più ideale che praticabile, dai vincoli economici e politici che ci legano all'Europa.

Oggi non c'è più niente di tutto questo, per il semplice motivo che, rispetto a cinque anni fa, abbiamo a che fare con un conflitto alle porte dell'Europa, una pandemia che nonostante non se ne parli più è tutt'altro che finita, la certezza di un inverno che sul fronte energetico lascerà morti e feriti e un tasso di povertà, in continuo rialzo, che ha raggiunto livelli mai visti.

Tutte situazione, queste, che spingono anche gli autarchici più sfegatati ad accantonare le loro velleità euroscettiche, consci del fatto che potremo tentare di fare fronte a tutto ciò che incombe solo facendo gruppo e restando saldamente uniti. Anche la signora Meloni, che da sempre accarezza un certo tipo di elettorato, in vista di un suo possibile ingresso a palazzo Chigi ha da tempo imboccato la via moderata dell'atlantismo e dell'europeismo (in chiave soprattutto di tranquillizzazione dei mercati, perché oggi sono loro che hanno in mano i destini di ogni singolo paese).

In definitiva è sempre la solita storia: si strepita e si sbraita di cose che gli stessi proponenti sanno essere non praticabili, salvo poi accantonare tutto velocemente di fronte alla realtà.

Servizio militare

Mai avrei creduto che un giorno sarei stato d'accordo con una uscita di Salvini, ma la sua proposta di reintrodurre il sevizio militare obbligatorio la condivido. Ora, intendiamoci bene, Salvini non è niente di più di un cazzaro da bar prestato alla politica, e l'idea di reintrodurre il servizio militare obbligatorio non è fattibile per tutta una serie di motivi (culturali, sociali,  economici ecc.). Questa cosa lui la sa benissimo, ovviamente, ma sa anche che alle sue sparate qualche gonzo abbocca sempre.

Detto questo, a me il servizio militare, che a 18 anni svolsi nel corpo non armato dei Vigili del fuoco, fu molto utile perché rappresentò il primo vero distacco dall'ambiente sociale e familiare in cui avevo sempre vissuto. Fu una sorta di rito di iniziazione, se così si può dire. Dovetti imparare a gestirmi, organizzarmi, a cavarmela da solo insomma, laddove, prima, avevo sempre avuto il supporto di qualcun altro. È stata un'esperienza che ha contribuito enormemente a responsabilizzarmi. Il servizio militare era forse l'ultimo rito di iniziazione rimasto, che rappresentava un po' quell'edipico e metaforico "uccidere il padre" che ha preceduto l'arrivo delle adolescenze infinite che oggi si protraggono fino a trent'anni e oltre.

sabato 27 agosto 2022

Piero Angela e gli AC/DC

Che Piero Angela fosse un talentuoso pianista (classico e jazz) è cosa nota, ma sentirlo suonare gli AC/DC è un colpo al cuore. Qui di seguito, un suo duetto col grande Danilo Rea e la sua esecuzione della mitica Thunderstruck :-)

(In realtà, il video in cui suona gli AC/DC mi sembra manipolato, ma è bello pensare che possa averli suonati per davvero.) :-)



venerdì 26 agosto 2022

Bergoglio e Strada

Ogni volta che ascolto gli strali (l'ultimo due giorni fa) di papa Bergoglio contro la guerra, strali e invettive anche crude che lancia da mesi, mi sembra sempre di sentire Gino Strada: stesse irruenza, stessi toni perentori, stessa intransigenza del grande chirurgo di guerra scomparso un anno fa. E, allo stesso modo di Gino Strada, stessa censura: pochi e brevissimi trafiletti nascosti nelle ultime pagine. 

Neppure al Meeting di Rimini in corso in questi giorni nessuno ne ha fatto cenno. Silenzio assoluto. Cioè, non so se sia chiaro: alla manifestazione più famosa organizzata da uno dei più grandi movimenti cattolici in Italia e non solo, non si fa menzione delle parole del papa.

Sembra quasi che essere pacifisti, oggi, sia una colpa, una vergogna, qualcosa da dissimulare per non dare fastidio a una società schierata in tutti i suoi strati a favore della guerra. Prendiamo atto.

Van Loon

Hendrik Willem van Loon (1882 – 1944) è stato un giornalista, storico, scrittore e illustratore olandese naturalizzato statunitense. Francesco Guccini scelse il suo nome per titolare l'unica canzone che dedicò a suo padre. Lo scelse perché quella specie di Piero Angela degli anni Trenta del secolo scorso era per il padre del cantautore una specie di mito. Aveva infatti in casa tutti i suoi i libri e tutti i giornali in cui comparivano i suoi articoli. 

Ferruccio Guccini, semplice impiegato postale, aveva per i libri una passione smisurata e trasmise questa passione al figlio Francesco, colui che poi sarebbe diventato uno dei cantautori più amati da generazioni di italiani. Francesco ha raccontato spesso aneddoti su suo padre e sul rapporto a volte anche conflittuale (quale figlio non ha avuto conflitti col padre?) con lui. Uno di quelli più curiosi è che Ferruccio proibiva al figlio di leggere fumetti perché pensava che la presenza delle immagini lo disabituasse alla lettura. Ma Francesco, oltre che di libri, era appassionato anche di fumetti e li leggeva di nascosto, poi li nascondeva in posti che solo lui conosceva. 

Francesco ha mantenuto questa canzone nelle scalette dei suoi concerti fino alla morte del padre, poi l'ha tolta perché la commozione prendeva il sopravvento e a volte non riusciva a portarla a termine. Van Loon è la classica ballata gucciniana, poetica e ricca di richiami a piccoli episodi e aneddoti riguardanti suo padre. Inizia con toni abbastanza cupi, poi, lentamente, si apre e acquista colore, raggiungendo l'apice nel bellissimo assolo di chitarra classica eseguito dalbravissimo Flaco Biondini a metà del pezzo. Una delle tante perle scritte da Francesco Guccini.

mercoledì 24 agosto 2022

Il caso Alaska Sanders


Approfittando del fatto che una mia cara amica di Cesena me l'ha prestato, ho letto in un fiato questo ultimo, mastodontico, romanzo di Jöel Dicker. Dello stesso autore avevo letto il celeberrimo La verità sul caso Harry Quebert e anche quello l'avevo divorato. 

I libri di Dicker sono accomunati da alcune caratteristiche. La prima, e più importante, è che incollano chi legge alle pagine, nel senso che la narrazione è coinvolgente e ricchissima di colpi di scena che spiazzano, e si ha sempre bisogno di andare avanti per conoscerne gli sviluppi.

Allo stesso tempo, però, se proprio si vuole trovare un difetto, le storie di Dicker sono a tratti un po' troppo inverosimili. Ora, è vero che un romanzo è spesso opera di fantasia, frutto di invenzione, ma anche una storia inventata deve a mio parere mantenere una certo grado di verosimiglianza. Quando, durante la lettura, ci si trova a sorridere per l'impossibilità di certe coincidenze, significa che forse l'autore si è spinto in questo senso un po' troppo in là.

Detto questo, al netto di una certa complessità della trama, del continuo ricorso a flash-back e dell'elevato numero di personaggi che si muovono al suo interno, l'ho trovato un ottimo romanzo.

venerdì 19 agosto 2022

Farsi curare dai negri

Al pronto soccorso di Lignano Sabbiadoro arriva, nella notte, un'ambulanza. Dentro c'è un sessantenne con lesioni multiple, conseguenza di una rissa. A riceverlo c'è il medico Andi Nganso, 36 anni, originario del Camerun, arrivato in Italia a 19 anni e laureato in medicina e chirurgia. Il 60enne lo vede e gli intima di stargli lontano, potrebbe attaccargli delle malattie. Poi aggiunge: "Preferirei due costole rotte piuttosto che farmi curare da un negro."
Il medico lo cura, poi va a sporgere denuncia.

È un episodio isolato, naturalmente, ma sintomo di una mentalità aberrante molto diffusa che non si riesce in alcun modo a estirpare. E quello che più fa paura e rabbia è che alle prossime elezioni la destra che, salvo sorprese, andrà al governo continuerà a muoversi e ad avallare più o meno palesemente tali aberrazioni.

mercoledì 17 agosto 2022

Piero Angela e le coppie omosessuali

C'è un video che circola in rete in cui Piero Angela parla delle coppie omosessuali. Dura un minuto. L'ho guardato e riguardato, e non ho potuto fare a meno di pensare come un signore di 93 anni, nato in un altro secolo, sia molto più avanti, abbia una mente e una visione del mondo molto più aperte di tante persone più giovani accecate da ignoranza e pregiudizi. Politici (molti) compresi. 

Certo, è logico, si tratta di Piero Angela, una persona che ha studiato tutto quello che c'era da studiare, ed è un po' un vincere facile su chi, per qualsiasi motivo, magari non ha potuto farlo e, coi neuroni devastati da una certa propaganda cattolica e omofoba, è rimasto impigliato nei pregiudizi.

Pensavo a come sarebbe infinitamente migliore questo paese se fosse diffusa la cultura del conoscere, della curiosità, dello studio, del dubbio, della messa in discussione dei pregiudizi. Vabbe', amen. Ah, il video è qui.

Perché odiano Greta

Mi sono imbattuto in un interessante video del sempre bravo Massimo Polidoro in cui si spiega perché Greta Thunberg sia stata avversata, demonizzata, ridicolizzata da vasta parte dell'opinione pubblica, da politici, intellettuali e anche scienziati. Una avversione che arriva quasi esclusivamente da una sola parte politica: la destra, sia qui in Italia che in Europa che negli USA.

Qui a casa nostra, tra i capofila del dileggio ci sono gli immancabili Il Giornale, Libero, La Verità e Il Foglio (quando c'è da stare dalla parte sbagliata, in questo caso tra i negazionisti del riscaldamento globale, state pure tranquilli che Il Foglio c'è sempre. D'altra parte come dimenticare il sempre pregevole Giuliano Ferrara che a luglio, durante una delle ondate di caldo più intense da molti anni a questa parte, si limitò a dire che in luglio ha sempre fatto caldo?).

Ma il video di Polidoro è interessante perché spiega i motivi per cui una precisa parte politica, la destra appunto, ha sempre negato, e nega tuttora, il climate change. Il video è qui.

martedì 16 agosto 2022

La morte razionale

La parte che ho trovato più emozionante del discorso di Alberto Angela è quella dove menziona l'ultimo insegnamento lasciatogli dal padre: affrontare la morte con la serenità che viene dalla razionalità. Quella morte che incute a tutti grandi paure, lui l'ha avvicinata con lo stesso spirito con cui ci si alza dal tavolo, dopo una bellissima cena con gli amici, si saluta e si esce dalla sala.
Da brividi...

lunedì 15 agosto 2022

15 agosto

Quando io e mio fratello eravamo piccoli mia madre ci proibiva di andare al mare il giorno di Ferragosto. O meglio, non ci proibiva di andare al mare ma ci obbligava a restare sulla spiaggia, senza entrare in acqua.

Era infatti a quei tempi diffusa la credenza che nel giorno di Ferragosto qualcuno affogasse sempre, e ciò succedeva perché la Madonna voleva prendersi la sua anima.
Ovviamente non è vero niente, dal momento che la gente, in estate, affoga ogni giorno. E forse neppure lei ci credeva veramente, ma questo era e noi non potevamo fare altro che ubbidire. Anche perché ai miei tempi i genitori esercitavano sui figli una giusta autorità, e questa autorità veniva rispettata, a differenza di quanto accade oggi, in cui l'autorità la esercitano i figli sui genitori e questi devono rispettarla.

Questo ricordo della mia infanzia mi torna alla mente ogni anno, e in fondo è anche piacevole.

sabato 13 agosto 2022

Ciao, Piero


Credo che l'immenso dolore per la sua scomparsa sia in parte lenito dalla consapevolezza della fortuna che abbiamo avuto ad averlo. Che altro dire?
Personalmente, lo ringrazio perché se oggi sono un uomo curioso di tutto, critico, dubbioso, refrattario ai dogmi e ai pregiudizi lo devo a lui, alle sue trasmissioni, ai suoi molti libri che affollano la mia libreria. Di lui resteranno il suo garbo e un lascito culturale immenso.

Ciao, Piero.

Un anno fa

venerdì 12 agosto 2022

Le distanze dal fascismo

La signora Meloni, già in odore di investitura a PresDelCons, ha cominciato a fare qualche dichiarazione in chiave disconoscitrice del ventennio, dicendo che FdI non ha più niente a che vedere con quella roba là, che quella roba là è stata definitivamente relegata alla storia e cose così. Tecnicamente, né FdI né la Lega possono essere definiti partiti fascisti. Certo, ogni tanto amano richiamare nella loro propaganda parti di quell'armamentario ideologico e propagandistico (i "pieni poteri" invocati da Salvini quando fece cadere il Conte uno dal Papeete ne sono un esempio), ma niente di più. Movimenti che si richiamano palesemente al fascismo sono semmai i gruppuscoli extra-parlamentari come CasaPound e Forza Nuova.

Vedremo, col tempo, quanto di queste dichiarazioni avrà un fondo di verità. Ma le lodevoli dichiarazioni da sole non bastano. Per avere un minimo di credibilità, la retorica ha infatti bisogno del supporto dell'estetica. E qui qualcosa stona. Nel simbolo del partito, infatti, campeggia ancora, in ottima posizione, la fiamma tricolore, inventata nel '46 da un gruppo di reduci repubblichini e da allora sempre utilizzata per contraddistinguere partiti riferibili all'estrema destra (a cominciare dal MSI in qua). Insomma, mi sembra che la signora Meloni dovrà, oltre a profondersi in lodevoli dichiarazioni, adoperarsi in qualcosa di concreto e "visibile", se vorrà essere presa sul serio.

Masturbarsi è peccato?

Mi è capitato per caso sott'occhio la risposta di un teologo a un credente che chiede se, alla luce della dottrina cattolica, masturbarsi sia peccato. Il teologo risponde affermativamente, non tanto - dice - per la trasgressione a un comandamento, che presumo sia quello che intima di non commettere atti impuri, ma perché chi si masturba "sta facendo del male a sé stesso perché questa energia umana fatta per esprimere e alimentare l’amore e per generare vita viene usata per procurarsi un piacere solitario."

Il peccato, però, se ho capito bene, non sta tanto nel procurarsi un piacere solitario, checché ne dica il teologo, ma sta nel fatto che il piacere è improduttivo (il famoso "non disperdere il seme" di una celebre canzone di De André). Questa cosa fa abbastanza sorridere, a pensarci, per il fatto che fare sesso esclusivamente per procreare non è altro che una delle forme più bieche di materialismo. E sentirlo predicare dai cattolici, che parlano sempre di spirito... Insomma, la cosa fa sorridere, a pensarci.

Per quanto riguarda il non commettere atti impuri, il teologo credo faccia bene a non prenderlo come paradigma per affibbiare alla masturbazione il grado di peccato, perché, per quanto ne so io, quel comandamento fa riferimento all'adulterio, non a forme non canoniche di pratiche sessuali. Ma queste sono sottigliezze teologiche che lascio a chi è più competente di me.

Alla fine, ciò che più mi sorprende è che la chiesa, in merito alla masturbazione, non si è mossa di un millimetro dai tempi in cui ero giovinetto io. Ricordo molto bene, infatti (sono cresciuto in una famiglia e un ambiente cattolici), gli anatemi del prete sul toccarsi, che è cosa sporca, peccato mortale, guai, si paventava addirittura il rischio di diventare ciechi, oppure ti poteva cadere l'appendice pendula. Per non parlare poi di quando, da dietro la grata del confessionale, il temibile prete chiedeva se ci si fosse toccati e quante volte.

Ecco, siamo ancora fermi a 50 anni fa. Ancora lì a demonizzare una delle cose della vita più naturali che ci siano: la soddisfazione di una pulsione sessuale, un bisogno primario come mangiare, bere o dormire. Ma ancora più tristezza me l'ha provocata la domanda del richiedente consiglio, una persona attanagliata dal dubbio e dalla paura. Paura. A dimostrazione del livello di sudditanza psicologica che alcune persone possono raggiungere nei confronti di dettami religiosi fuori da qualsiasi logica e totalmente (questi sì!) contro natura.

mercoledì 10 agosto 2022

Undici minuti

Ho scoperto casualmente che Francesco De Gregori, qualche anno fa, ha pubblicato e scritto una canzone che dura undici minuti. La cosa è abbastanza sorprendente, anche per il fatto che le radio non passano canzoni con una durata del genere, a parte forse nelle ore notturne. 

Vedo in questa operazione il fascino di andare oltre gli schemi, di rompere le consuetudini obbligate. Nessun cantante, oggi, specie se all'affacciarsi della carriera, farebbe una canzone più lunga di tre o quattro minuti, perché nessuno gliela passerebbe e morirebbe sul nascere. Ci sono delle regole a cui si deve sottostare, regole imposte dal mercato, dalla pubblicità, dai tempi delle radio, e anche dalla ormai generalizzata refrattarietà a tutto ciò che non è veloce, non è usa e getta.

De Gregori può permettersi il lusso, visto che non deve più dimostrate niente a nessuno, di scrivere un pezzo di undici minuti. E se le radio non lo passano, chi se ne frega? Intanto lui ha dato alla sua creatività carta bianca. E lo ha fatto come solo lui sa fare, costruendo su tre soli accordi e una melodia orecchiabilissima un testo che più "degregoriano" non potrebbe essere. Un testo a tratti ermetico, ricco di metafore, allegorie, richiami letterari, un testo dove Cenerentola, Bette Davis, Casanova, Einstein, Ezra Pound, Caino e Abele, il buon samaritano e altri possono andare tranquillamente a braccetto.

Un brano che ognuno può interpretare come vuole e dare ad esso il significato che crede di intuire. In fondo musica e testi sono arte, esattamente come i quadri, che sono opere in cui ognuno vede e interpreta ciò che è più vicino e simile alla propria anima. 


Lungo il fiume

L'uomo uscì di casa verso le otto, dopo aver cenato e aver rassettato alla bell'e meglio l'angolo cucina. In realtà non c'era granché da sistemare, dato che da molti anni, ormai, viveva solo. Giusto il piatto, il bicchiere e un paio di posate. Appoggiò tutto nel lavabo, dove riposavano ancora piatti e bicchieri del giorno prima e di quello prima ancora. Ogni giorno era un rimandare il lavaggio al giorno successivo e il lavabo portava il peso di tutti i piatti non lavati nei giorni precedenti. Uscito, fece poche decine di metri, camminando senza fretta. Un po' per l'età e un po' perché nelle fasi finali della vita non si ha più voglia di correre.
Imboccò quindi la pista pedonale che costeggiava il fiume, come faceva ogni sera. I lampioni situati lungo il camminamento mandavano una luce fioca ma sufficiente a penetrare il buio.
Conosceva quel tragitto a memoria: ogni lampione, ogni panchina, anche ogni cestino dei rifiuti; avrebbe potuto percorrerlo anche se i lampioni fossero stati spenti. 

Arrivò alla panchina, non una qualsiasi, ma la sua, quella su cui si sedeva ogni sera. Si sedette. Da una tasca interna della giacca logora tirò fuori un pacchetto di Marlboro. Lo aprì e vide che ne erano rimaste due. Ne prese una e l'accese, poi si mise a guardare il lento fluire dell'acqua nel piccolo specchio illuminato dalla luce fioca del lampione. Ogni sera l'uomo si sedeva su quella panchina e, mentre guardava il fluire lento dell'acqua, ripensava all'altrettanto lento fluire della vita vissuta: occasioni perdute, rimpianti, ricordi belli e ricordi che facevano male, ma anche gioie, cose belle successe. I ricordi che affioravano, scomposti, imprevedibili, privi di qualsiasi coerenza, si mischiavano al filo sottile di fumo che saliva dalla sigaretta che teneva tra le dita.
Gli piaceva ripetere ogni sera quel rituale, anche se non sapeva bene il perché; probabilmente perché nella vita - pensava - si ha bisogno anche di ritualità, e la ritualità implica l'avere dei punti fermi, quei punti fermi limitano l'angoscia.

L'uomo rimase seduto sulla panchina per una ventina di minuti. A un certo punto sentì dei passi che si avvicinavano. Si voltò per guardare chi fosse. Erano un uomo e una donna, tutti e due di mezza età. Camminavano tenendosi per mano, parlando del più e del meno. "Buonasera," disse l'uomo. "Buonasera," replicò la coppia all'unisono. Non appena furono usciti dal cono di luce fioca del lampione, l'uomo si alzò dalla panchina e s'incamminò verso casa, e camminando pensava che anche a lui sarebbe piaciuto avere qualcuno con cui poter chiacchierare camminando la sera in riva al fiume. C'era, una volta, una persona con cui aveva condiviso parte della vita, ma se n'era andata da tempo.

Arrivò a casa, entrò. Accese la luce e chiuse a chiave la porta, poi si avviò al piano di sopra, verso la camera da letto. Nel lavabo erano sempre ammucchiati i piatti degli ultimi giorni. Li avrebbe lavati l'indomani.
Forse.

lunedì 8 agosto 2022

I barconi e la Meloni

Quando la signora Meloni dice che l'unica soluzione (soluzione a cosa?) è quella di fermare i barconi, o non sa ciò che dice o lo sa ma è in malafede. Fermare i barconi non è tecnicamente possibile, per il semplice fatto che la superficie di mare da controllare è di dimensioni amplissime e il nostro paese non ha mezzi a sufficienza per coprirla e controllarla tutta. Al massimo si può tentare di bloccare al largo qualche nave umanitaria, come faceva Salvini, ma anche questo non si può fare perché è contro ogni legge attualmente vigente (Salvini è - giustamente - sotto processo per averlo fatto). 

Tra l'altro, la mossa di bloccare al largo le navi è puramente teatrale e propagandistica. Non serve a niente se non a dare l'illusione di aver risolto il problema. Mentre infatti si bloccavano al largo alcune centinaia di disgraziati, ne arrivavano almeno dieci volte tanti con barche e barchini, che approdavano (e approdano tuttora) sulle nostre coste in barba a tutti i blocchi. A questo si aggiunge che i migranti che attraversano il Mediterraneo sono una piccola parte di quelli che entrano, il grosso di essi utilizza infatti la rotta balcanica ed entra valicando i confini terrestri orientali a Gorizia e Trieste. Il blocco navale è puro teatro, buono giusto per raccattare qualche voto dai poveretti che ancora pensano sia una soluzione valida ed efficace.

Più in generale, la storia insegna che quando masse di persone si muovono perché hanno lo stomaco vuoto o perché fuggono da guerre e miseria, non c'è modo di fermarle. Le migrazioni sono fenomeni complessi, stratificati e le dinamiche che ne stanno alla base lavorano su grande scala. Pretendere di fermare le migrazioni bloccando qualche nave al largo è come pretendere di svuotare l'Adriatico a secchiate. Le migrazioni non si possono fermare, si può al massimo tentare di governarle e di gestirle in maniera seria e competente in modo da non esserne travolti, e noi non lo stiamo facendo, né l'abbiamo mai fatto perché il fenomeno è sempre stato considerato alla stregua di materia elettorale, mai come serio problema da affrontare con lungimiranza e competenza. Quello che oggi sta succedendo non è un imprevisto, qualcosa che ci è capitato addosso tra capo e collo all'improvviso. Si sapeva che saremmo arrivati a questo (Umberto Eco scrisse il bellissimo Migrazioni e intolleranze più di vent'anni fa, prevedendo esattamente ciò che poi è successo).

Il fenomeno non è più arginabile; tutt'al più, se siamo ancora in tempo, si può tentare di gestirlo in qualche modo. E la stupidaggine dei blocchi navali, senza interventi seri, è il modo più sicuro per venirne travolti.
Auguri!

sabato 6 agosto 2022

Chi fa politica

Io penso che oggi, in Italia, uno dei pochi o forse l'unico che faccia davvero politica sia Marco Cappato.

Vi avanza un'emergenza?

Le cose vanno male, ma male, ma molto male. Dopo l'emergenza criminalità (che non c'è, tutti i reati, specialmente quelli di sangue, sono in calo da decenni), dopo l'emergenza invasione stranieri (che non c'è, il numero degli stranieri residenti in Italia è stabile da oltre un lustro), dopo l'emergenza criminalità degli immigrati (che non c'è, il numero degli immigrati in carcere è in leggero ma costante calo), Salvini ha sollevato, con la tradizionale franchezza, sconosciuta ai suoi tortuosi e sfuggenti colleghi, la terribile emergenza delle baby gang. Le nostre città sono ostaggio di questi giovinastri, in gran parte nordafricani, spesso dell'est Europa, talvolta asiatici, spesso pure italiani, dediti a scorribande, aggressioni, taglieggiamenti e ogni sorta di soperchierie di cui noi brave persone, pacifiche e accomodanti, non ne possiamo davvero più. C'è da aver paura a uscire di casa, ormai! Per fortuna il nostro Salvini non se ne sta a bocca chiusa, dice le cose come stanno e propone soluzioni. L'ultima ieri: niente patente ai violenti. Interessante. I violenti non hanno paura di denunce, tribunali e carceri, ma se non gli dai la patente, chissà, magari si ravvedono. Però c'è un problemino, che mi permetto di segnalare sottovoce. Non c'è nessuna emergenza baby gang. Nel 2020, ultimi dati disponibili, i minorenni arrestati o fermati dalla polizia erano 26 mila 271. Meno del 2019, meno ancora del 2018, molti meno del 2017, parecchi meno del 2016, enormemente meno del 2015, quando erano 35 mila e 744. In sei anni, quasi il 30% in meno. Va bene, Salvini. Ci vediamo alla prossima emergenza.

Mattia Feltri, La Stampa, 6.8.2022

giovedì 4 agosto 2022

Passerelle

Salvini va a Lampedusa a fare una delle sue solite passerelle elettorali. Facendo finta di dimenticare, naturalmente, che le persone sbarcavano anche prima che il governo Draghi cadesse, governo di cui faceva parte anche la Lega. 
Non ricordo passerelle in quel periodo.

martedì 2 agosto 2022

Il violinista del diavolo

Sto leggendo un libro (Note, l'invenzione della musica), scritto da Alberto Angela, sulla storia della musica. Tra i tanti aneddoti interessantissimi qui raccontati, c'è quello, famoso, secondo cui il grande Niccolò Paganini (immagine qui sotto) era considerato "il violinista del diavolo".
Scrive Angela: "A cavallo tra Settecento e Ottocento comparve forse il più grande violinista di tutti i tempi, Niccolò Paganini. Il suo talento fu talmente strabordante da dare adito a leggende che lo attribuivano a cause sovrannaturali, addirittura a un patto con il diavolo. Paganini, che aveva un aspetto pallido ed emaciato a causa della sifilide e vestiva sempre di nero, giocò parecchio su questa leggenda per alimentare il suo mito. Da allora, nei racconti popolari, il violino è tradizionalmente associato al diavolo, che per tessere le sue trame e traviare gli uomini si avvale del suo suono ipnotico e incantatore. Anche la settecentesca sonata di Giuseppe Tartini, Il trillo del diavolo, sarebbe nata dal sogno di un patto con Satana."

Questo interessantissimo aneddoto mi ha fatto venire in mente una canzone di Franco Battiato di qualche anno fa in cui viene citato. È la stupenda Lode all'inviolato, a cui dedicai anche questo video.


Urlare (quando si è opposizione)

Giulio Cavalli fa notare come sia facile, dai banchi dell'opposizione, strillare cose come "la pacchia è finita", l'Italia...