giovedì 19 maggio 2022

Liliana Segre e Chiara Ferragni

Non vedo dove sia lo scandalo se Liliana Segre invita Chiara Ferragni a visitare il Memoriale della Shoah. Chiara Ferragni ha un potenziale mediatico di grandissime dimensioni, e se accettasse contribuirebbe ad avvicinare molti giovani alla conoscenza di quel tragico periodo storico. Non credo sia un mistero per nessuno la scarsissima conoscenza della storia da parte dei giovani di oggi, basta guardare i silenzi imbarazza(n)ti come risposta a domande di cultura generale in certe trasmissioni televisive, ad esempio.

Poi, certo, non dovrebbe essere la signora Segre a farsi carico di un compito che è della scuola, ma, come si dice, piuttosto che niente, meglio piuttosto.

martedì 17 maggio 2022

Sostituzioni etniche

Mi veniva da sorridere (anche se in realtà c'è ben poco da ridere) mentre leggevo che il suprematista bianco responsabile a Buffalo dell'ennesima strage a sfondo razzista è un sostenitore della teoria complottista della "grande sostituzione", cioè un fantomatico complotto globale ordito con lo scopo di sostituire i bianchi con altre etnie (ah, quanto mi piacerebbe leggere un commento in proposito del grande Umberto Eco, se fosse ancora tra noi).

Mi veniva da sorridere in primo luogo perché le suddette sostituzioni etniche avvengono da sempre nella storia dell'uomo in ogni parte del globo, e in secondo luogo perché avvengono non per ridicoli e inesistenti complotti ma a causa dei continui spostamenti delle masse umane da un posto all'altro nel corso dei millenni.

L'ultima di queste sostituzioni, tra l'altro, è avvenuta proprio qui in Europa in tempi relativamente recenti. Fino a circa 6/7000 anni fa, infatti, il continente europeo era popolato da persone di pelle scura e occhi chiari, pelle che poi si è schiarita con l'arrivo dal Medio oriente di popolazioni di pelle più chiara. Per una sorta di quei paradossi che farebbero impazzire Salvini, oggi noi abbiamo la pelle chiara grazie agli immigrati.

Chi ha letto libri come Siamo tutti africani (ne avevo parlato qui) queste cose le sa benissimo, ma è noto che tra i suprematisti bianchi di estrema destra e i libri il rapporto è sempre stato gravemente conflittuale.


lunedì 16 maggio 2022

Risvegli

Ogni tanto Renzi si sveglia, ripropone il suo eterno pistolotto sul Reddito di cittadinanza relativamente a come rappresenti la genesi di tutti i mali dell'universo e poi torna nella sua letargica insignificanza. Siccome il Rdc è un argomento che scalda gli animi, ogni volta si riaccende la trita e ritrita discussione, a tratti fin troppo animata, tra detrattori e sostenitori del provvedimento. Poi, esaurita la fiammata, la tenzone si placa e tutto torna come prima, fino alla prossima volta (nel frattempo si è già cominciato a scannarsi su qualcos'altro). 

Ci sono dinamiche, su internet ma anche fuori, che si ripetono incessantemente sempre uguali a sé stesse, che non hanno alcuna altra utilità se non quella di consentire al Renzi di turno di poter momentaneamente emergere dall'irrilevanza e dall'oblio. Qualcosa tipo: "Ehi, sono qua, ho detto un'altra fesseria sul Rdc per creare un po' di polemica inutile, così per un attimo torno a esistere anch'io. E voi avete abboccato!"

Ma questo episodio è solo l'ennesima dimostrazione di come sia impossibile, oggi, confrontarsi senza pregiudizi e senza erigere barricate intorno a qualsiasi argomento appena appena complesso. Nella fattispecie, non è completamente falso che non si trovino 350.000 stagionali per colpa del Rdc, ma nella torta della verità è una fetta piccola. Le ragioni sono molteplici. Ci saranno sicuramente i ragazzi che preferiscono accaparrarsi i 500 euro (entità media dell'emolumento) stando senza far niente, piuttosto che farsi dodici ore al giorno per tre mesi a tre euro all'ora. 

Ma io immagino che una larghissima parte di essi non avrebbe accettato di farsi sfruttare in questo modo neppure se il Rdc non esistesse. Quella evidenziata da Renzi è quindi solo una delle cause del problema, ma una delle tante, e neppure quella maggioritaria. La perentorietà con cui è stata enunciata, però, sortisce un duplice effetto: elimina la complessità del problema, riducendolo a mera contrapposizione tra due fazioni che non si parlano, e serra le file dei fedelissimi. 

La società di oggi, ormai è noto, mette sul tavolo problematiche complesse che non possono essere affrontate per slogan e sterili semplificazioni, utili solo ad alimentare altrettanto sterili "guerre" tra fazioni. E invece, purtroppo, è esattamente ciò che succede.

Quale Signore (degli anelli)?

Lessi Il signore dei anelli da giovane, prendendolo in prestito in biblioteca. È da un po' di tempo che mi frulla in testa il proposito di comprarne una copia da tenere nella mia libreria e di rileggerlo. Il problema è che non so quale comprare. Facendo qualche ricerca in rete ho infatti scoperto alcune cose. 

La prima è che Il signore degli anelli è una sorta di sequel del romanzo Lo Hobbit, quindi, forse, sarebbe il caso di leggere prima questo. La seconda cosa che ho scoperto è che sia de Lo Hobbit che del Signore degli anelli esistono più edizioni, tra l'altro diverse tra loro. Tanto è vero che se si va da un libraio e si chiede Il signore degli anelli, ci si sente rispondere: "Quale edizione vuole?" E che ne so? Io so solo che voglio leggere Il signore degli anelli. 

Ma perché quella buon'anima di Tolkien era così complicato? Non poteva scrivere il suo libro in una versione unica e chiusa li?

Una porta per entrare e una per uscire


Scopro solo adesso, leggendo il bellissimo Il silenzio dell'onda, di Gianrico Carofiglio, che gli studi degli psichiatri hanno, ove possibile, una porta per l'entrata dei pazienti e una per la loro uscita. La cosa ha evidentemente una sua logica, come spiega bene l'autore nel brano che ho riprodotto qui sopra, ma non ci avevo mai pensato, non avendo mai frequentato questi ambulatori (anche se molti mi dicono che dovrei farlo).

domenica 15 maggio 2022

E ti vengo a cercare


Letto in un fiato tra ieri oggi. Un libro bellissimo e coinvolgente che narra la storia di vita e professionale del cantautore che forse più di ogni altro ha inciso e influito sul mio modo di ascoltare musica e anche di fare (nel mio piccolo) musica.

Un libro che mi ha coinvolto non tanto e non solo perché mi ha consentito di conoscere aneddoti, curiosità e storie del cantautore probabilmente più geniale, eclettico,  poliedrico, colto e raffinato che la nostra musica d'autore abbia mai avuto, ma perché, ascoltando io Battiato da quando avevo 11 anni (fui folgorato a quell'epoca, come tanti, da quell'assoluto capolavoro che si chiama La voce del padrone), mi ha permesso di ripercorrere e rivivere pezzi della mia vita, ognuno legato a un suo album che Scanzi ha saputo descrivere mirabilmente.

Uno dei passi più belli del libro: "Devo ribadirlo: gli anni che vanno dal 1988 al 1994 sono quelli che, in assoluto, preferisco di Battiato. È un bello scegliere con lui, perché come scegli, scegli sempre bene. In questa cerniera tra Ottanta e Novanta lo avverto però proprio superiore. A tutto: anche a se stesso. Una sorta di anima ipersenziente che vede anche quello che gli altri non vedono. Erano anni d'oro per quei cantautori che erano riusciti a salvarsi (o addirittura migliorarsi) in quegli appiccicosi anni Ottanta. De André, Fossati, Conte. E non solo loro. In questa (neanche troppo) ristretta cerchia di eletti, Franco Battiato era il più alieno. Il più trascendente. Non di rado quello che ti dava più vertigini, perché ti costringeva ad andare sempre oltre la mera dimensione terrena. La vita è quasi sempre una iattura insopportabile, ma essere stati contemporanei di Battiato era e resta una fortuna davvero enorme."

Mi manchi, maestro.


sabato 14 maggio 2022

Darwin fa paura?

Ricordate il post di qualche giorno fa in cui raccontavo la vicenda della mamma che aveva chiesto alla maestra di scienze di non tenere la lezione sull'evoluzionismo? Oggi, casualmente, mi sono imbattuto nella stupenda conferenza di Telmo Pievani, che ripubblico qui di seguito, in cui il grande biologo evoluzionista spiega perché, dopo 150 anni, Charles Darwin crea ancora tanti problemi. 

Con altri grandi scienziati, come ad esempio Galileo, si è bene o male fatto pace. Con Darwin non ci si riesce, e il motivo per cui non ci si riesce non sta tanto nel fatto che la teoria dell'evoluzione demolisce il creazionismo, ché quello è un punto che bene o male si è superato, ma sta nel fatto che il darwinismo è controintuitivo, e lo è sia per i credenti che per i non credenti.

L'evoluzione per selezione naturale mette in crisi due punti. Uno è l'idea della discontinuità. È opinione diffusa, infatti, che in natura esistano le varie specie di piante e di animali e l'infinito numero di altre forme di vita che, tutte insieme, formano una sorta di mondo a sé stante. Poi ci siamo noi, gli uomini, che per natura saremmo qualcosa di diverso da tutto il resto, una sorta di unicum, si potrebbe dire. Darwin dimostra che non è così, che noi siamo esattamente come tutte le altre forme di vita e siamo inseriti nei medesimi processi che ne hanno contraddistinto l'evolversi.

L'altro punto scardinato dall'evoluzione è il determinismo, l'idea, fortemente imparentata col creazionismo, che l'evolversi della vita in tutte le sue molteplici manifestazioni non sia generato da un insieme di eventi casuali ma faccia parte di una specie di disegno, di progetto. Per tantissime persone è estremamente difficile concepire l'idea che non c'era alcuna necessità che le cose andassero come sono andate e che sarebbe bastata una qualsiasi minima variazione di un qualsiasi fattore evolutivo per cambiare tutto lo scenario.

Qui non c'entrano la religione o il credere o non credere in disegni intelligenti o meno, c'entrano la psicologia e l'antropologia, nel senso che noi umani siamo per natura "programmati" a interagire col mondo circostante in chiave deterministica. A vedere cioè un fine o un disegno in ogni cosa che accade. Fa parte del nostro retaggio evoluzionistico. Questi concetti sono stati sviscerati in un bellissimo libro, Nati per credere, di cui avevo parlato qui.

Questo è il motivo per cui, dice Telmo Pievani, oggi Darwin fa ancora così paura e non si riesce a farci pace: perché la sua teoria è irrimediabilmente controintuitiva. E questa cosa l'aveva capita lo stesso scienziato, il quale mise in conto fin da subito che la sua teoria non sarebbe stata capita né accettata. Ecco il motivo per cui la pubblicò, pur con una certa riluttanza, più di vent'anni dopo averla elaborata. In questo senso fu profetico Thomas Huxley, amico e collaboratore di Darwin, quando predisse che la teoria dell'evoluzione per selezione naturale avrebbe fatto litigare i posteri nei secoli.


Balconi Fioriti e l'altro Andrea :-)

Oggi e domani qua a Santarcangelo c'è l'annuale fiera del Balconi Fioriti, una festa primaverile in cui i balconi delle case, le vie e le strade si riempiono di fiori e piante di tutti i tipi, in un tripudio di colori e profumi. 







 



Questa che segue è forse la più bella e significativa.


Quest'anno, per la prima volta, il fidanzato di mia figlia maggiore, nonché mio omonimo, che è pittore, illustratore e disegnatore, ha ottenuto uno spazio per esporre alcuni dei suoi lavori e per farsi un po' conoscere, dal momento che ha smesso da poco di studiare e sta muovendo i primi passi nel campo della grafica e dei disegni. Quindi ho pensato di pubblicare qui di seguito le immagini di alcuni dei suoi lavori. Vi consiglio però, se per caso stasera o domani farete un salto qui a Santarcangelo, di passare a guardare i suoi lavori dal vivo: meritano :-)

 





 

Ed ecco l'artista in un autoritratto :-)

Insomma, dopo tutto questo, credo che non ci siano scuse per non venire a fare un giretto qua a Santarcangelo stasera o domani, no?

(Avviso: giuro di non avere ricevuto compensi dalla pro loco di Santarcangelo per scrivere questo post.) :-)

Anche i partigiani però...


Credo che questo saggio storico si candiderà ad essere il libro più bello che avrò letto quest'anno. Chiara Colombini è una storica e ricercatrice presso l'Istituto piemontese per la storia della Resistenza, e ha scritto questo libro per smontare, alla luce della documentazione e delle evidenze storiche, tutti i giudizi, le falsità, i luoghi comuni che nel corso dei decenni sono stati strumentalmente gettati addosso agli uomini che fecero la Resistenza. 

Le accuse che da certi ambienti vengono ancora oggi mosse ai partigiani sono le più varie: irresponsabilità (con le loro azioni avrebbero scatenato le rappresaglie naziste e fasciste che si abbatterono sulla popolazione inerme); esaltazione (i partigiani avrebbero combattuto per imporre una dittatura comunista in Italia); irrilevanza militare e strategica in quanto gli Alleati avrebbero comunque liberato il nostro paese. Fino ad arrivare a quella più grave di essere stati spietati assassini che avrebbero infierito sui vinti, giudizio, questo, entrato nel senso comune anche sulla spinta di una certa letteratura che ha come capostipite libri come Il sangue dei vinti di Pansa e altri.

Chiara Colombini, alla luce della più completa documentazione storica oggi disponibile (numeri, cifre, testimonianze, documenti ufficiali) smonta e ricostruisce, contestualizzando, le accuse mosse ai partigiani, non nascondendo le contraddizioni, gli errori commessi, gli attriti presenti all'interno di un movimento che univa uomini appartenenti alle più diverse ideologie politiche, ma accomunati dal desiderio e dalla volontà suprema di spazzare via una volta per tutte vent'anni di dittatura sanguinaria che ha distrutto il nostro paese.

Mentre lo leggevo mi è venuto in mente un intervento di Alessandro Barbero che, allo stesso modo in cui fa Chiara Colombini in un capitolo del libro, risponde sinteticamente ma efficacemente alla domanda sull'inutilità della Resistenza. Dieci minuti interessantissimi.


venerdì 13 maggio 2022

Senza troppo rumore

Senza troppo rumore, almeno qua dalle nostre parti, il Congresso americano ha approvato lo stanziamento di 39,8 miliardi di dollari di "aiuti" all'Ucraina. Di questa montagna di soldi, 6 miliardi vanno per la formazione dei soldati, 8,7 miliardi vanno a ricostituire le scorte di armi già inviate in passato. Con questo stanziamento, il totale dei finanziamenti inviati dagli USA all'Ucraina ammonta a un totale di 54 miliardi, per la stragrande maggioranza utilizzati per armamenti.

Ora, io non sono un esperto di questioni belliche o militari, ma mi chiedo: se questa non è una guerra per procura, che tutti ostinatamente insistono a negare, cos'è? E - domanda aggiuntiva - di questo passo, come si può sperare in una attenuazione del conflitto o in un cessate il fuoco? E - ultima domanda - se si continuano a fornire armamenti con questa assiduità e costanza, che in sostanza equivale a buttare benzina su un fuoco, cosa impedisce che si superi un limite oltre il quale si entra in un ben poco auspicabile point of no return?

Chiedo.

mercoledì 11 maggio 2022

Orgoglio e pregiudizio

Ho terminato ieri Orgoglio e pregiudizio. Giudizio? Diciamo che mi è piaciuto ma non mi ha entusiasmato. Jane Austen sa scrivere, non c'è il minimo dubbio, anche se a volte pecca di prolissità e di eccesso di ridondanze. Ciò che mi ha un po' deluso, di questo romanzo, è forse una certa mancanza di mordente. Ci sono un certo numero di colpi di scena, è vero, ma nel complesso l'intera storia è permeata di una certa scontatezza. 

Molto interessante, invece, tutta la parte descrittiva del romanzo relativamente agli usi e costumi dell'Inghilterra di primo Ottocento e alle dinamiche dei rapporti tra appartenenti a una stessa famiglia. Nel complesso... più che sufficiente, via. Nel campo dei cosiddetti classici mi sono piaciuti di più libri come Madame Bovary, Il conte di Montecristo, Delitto e castigo e altri. Forse, però, sono io a non essere sufficientemente sentimentale per romanzi come questo :-)

Biden & Draghi

Non so quanti ci abbiano fatto caso, ma quando Draghi, ieri, ha detto a Biden che l'Italia e l'Europa vorrebbero la fine del conflitto, dei massacri, delle violenze e l'avvio di "negoziati credibili", il capo della Casa Bianca non si è accodato. Dettaglio, questo, che corrobora l'idea, ormai diventata certezza (ne ha scritto anche il Washington Post qui), che UE e USA vedono la guerra in Ucraina da due posizioni che stanno agli opposti, e quella degli americani è nel segno della continuità del conflitto.

D'altra parte, è stato lo stesso ministro degli esteri americano, Lloyd Austin, a dichiarare appena qualche giorno fa che il loro scopo è indebolire la Russia. Ufficialmente per evitare che in futuro possa dare avvio ad altre guerre, ma non è difficile intuire quali siano i reali obiettivi. E comunque, se la guerra finisse domani, ciao indebolimento. 

Dello stesso tenore le dichiarazioni di Avril Haines, capo dell'intelligence USA, secondo cui la guerra sarà ancora lunga perché, dice, non si vede "alcun segnale di impegno della Russia su questo percorso" (se un giorno sì e l'altro pure si continua a dare del macellaio e criminale a Putin e si continuano a stanziare miliardi di dollari in armi per l'Ucraina, forse è un tantino improbabile immaginare segnali distensivi da parte della Russia, no?).

In ogni caso, a me sarebbe piaciuto che Draghi, oltre a dire a Biden che l'Italia è per la fine del conflitto e l'avvio di negoziati, gli avesse portato un resoconto di tutti i sondaggi svolti finora da cui si evince che una parte importante di italiani vuole che si smetta di mandare armi all'Ucraina. Ma forse sarebbe stato pretendere troppo.

Un po' di pessimismo realismo

La radio ha passato una canzone della Mannoia in cui si dice che "se cadi, la vita ti aspetta". Tutto il pezzo, molto orecchiabile tra l'altro, è una sorta di inno alla teoria che ogni problema che può capitare nella vita avrà sempre una soluzione. Una sorta di ottimismo sine die, si potrebbe dire. 

Per me non è così. Trovo che questa sorta di eterno "andrà tutto bene" sia totalmente avulso dalla realtà. La vita non è così. Ci sono problemi che non si risolveranno mai, cadute dalle quali non ci si rialzerà più, e situazioni in cui la vita, se cadi, non aspetta un bel niente. Non sono pessimista, sono realista. Capisco che sia confortante cullarsi nell'illusione che a tutto c'è una soluzione, ma non ci si dovrebbe fare anestetizzare più di tanto da questa falsa narrazione. La vita reale è ben altra cosa.

lunedì 9 maggio 2022

Vecchiaia

Notavo stamattina che circa metà delle inserzioni pubblicitarie che compaiono su quotidiani e periodici riguarda trucchi e suggerimenti di ogni tipo per ritardare i segni dell'invecchiamento, e mi è venuto da pensare che viviamo in una società che ha un pessimo rapporto con la vecchiaia. Non solo con la vecchiaia, anche con la malattia, la disabilità, la morte.

Non vuole essere una critica, questa, a chi acquista creme o lozioni per tentare di nascondere qualche ruga, sia chiaro; è solo che, in generale, questo incessante bombardamento pubblicitario avente lo scopo di promettere una impossibile eterna giovinezza, tende secondo me a creare una sorta di inconscio collettivo che rende esecrabile e inaccettabile una stagione della vita, la vecchiaia appunto, che è invece perfettamente naturale.

domenica 8 maggio 2022

I risultati de Il Post

Mi ha fatto piacere leggere che Il Post, l'anno scorso, è andato molto bene, così come mi fa piacere che le annate positive si succedano da un certo numero di anni. Mi riprometto sempre di abbonarmi ma non mi decido mai, complice anche il fatto che i suoi articoli sono consultabili gratuitamente a patto di sorbirsi qualche banner pubblicitario. 

In realtà non mi reca alcun fastidio dover visualizzare un po' di pubblicità se so che serve a finanziare una informazione di qualità, e la testata di Luca Sofri e compagni è un organo informativo di qualità, che spiega i fatti chiaramente e in maniera esaustiva, senza ammantare le notizie di quella tendenziosità tipica delle testate al soldo di un editore o di un partito politico. Il Post può permettersi di essere libero in quanto finanziato solamente dai lettori e dalla pubblicità.  

E sì, prometto che mi deciderò ad abbonarmi :-)

Continuare la guerra

Mi ha lasciato parecchio stupito il fermo rigetto, da parte del segretario della Nato Stoltenberg, della proposta di Zelensky di rinunciare a rivendicare la Crimea in cambio di una cessazione delle ostilità. Più che altro non si capisce, o almeno io non capisco, a quale titolo la Nato metta becco in una faccenda che dovrebbe essere di esclusiva pertinenza dello stato ucraino, del quale Stato si sono sempre evidenziati l'indipendenza e il diritto di filarsi da sé le proprie vicende.

C'è da ricordare, a proposito di Crimea, che la suddetta penisola, da tempo al centro del contenzioso tra Russia e Ucraina, fa amministrativamente parte di quest'ultima, mentre nella realtà è prevalentemente abitata da popolazione russofona (la lingua russa è parlata da più del 70 per cento della popolazione, la lingua ucraina da circa il 10 per cento), e che un referendum del 2014 sulla propria autodeterminazione ha visto il 95 per cento dei partecipanti favorevole alla riannessione alla Russia. Se quindi l'Ucraina, uno Stato indipendente e sovrano, decide di rinunciare ad essa per arrivare a un cessate il fuoco, non si capisce perché la Nato si opponga.

Ora, è vero che UE e ONU non hanno mai riconosciuto la validità di quel referendum, ma visto che, a detta di tutti, il maggiore ostacolo a un cessate il fuoco risiede nella mancanza di negoziati seri e nel fatto che, anche quando si tenta di sedersi a un tavolo, nessuno è disposto a fare concessioni alla controparte, non si capisce perché, una volta che salta fuori qualcosa di concreto, venga rigettato. Viene quasi da pensare che ci sia una volontà di non interrompere il conflitto e, anzi, di farlo continuare. Un pensiero corroborato, tra le altre cose, da quanto affermato dallo stesso Stoltemberg, il quale ha detto che si continuerà ad armare l'Ucraina anche se, per avere ragione di Putin, "ci vorranno mesi o anni", con conseguente protratta "distruzione di infrastrutture critiche e aree residenziali."

Che non ci sia nessuna volontà, almeno da parte occidentale (segnatamente gli USA), di porre fine al conflitto lo si evince anche dalle dichiarazioni tutt'altro che distensive pronunciate da Biden nelle ultime settimane (non è che se accusi uno di essere un criminale e un macellaio il giorno dopo ci vai a fare la pace) e dai continui stanziamenti di soldi, supporto logistico e armi al paese ucraino. Nonostante all'indomani dell'invasione dell'Ucraina Biden avesse espressamente dichiarato che gli USA non avrebbero mai partecipato al conflitto, oggi è palese che non è così, come del resto ha detto chiaramente Lucio Caracciolo nel suo editoriale di un paio di giorni fa, in cui spiega abbastanza in dettaglio in quali modi gli americani ci sono ormai dentro a tutti gli effetti.


Errata corrige.

Come riporta Open in questo articolo, Zelensky non ha affatto proposto la cessione della Crimea in cambio di un cessate il fuoco. Ha semplicemente chiesto, come condizione primaria per intavolare una trattativa, che la Russia ritiri le truppe dai territori occupati ripristinando la situazione precedente al 24 febbraio. Ho quindi riportato una notizia dimostratasi poi infondata e mi scuso con chi mi legge.

Civiltà e parole

Uno dei sintomi più evidenti della crisi/fine di una civiltà è il non sapere più usare le parole, non conoscerne più il significato, l'etimo, le trasformazioni. Concetto, questo, già evidenziato da altri filosofi e pensatori contemporanei e non. 

Quattro minuti di un grande Cacciari.


venerdì 6 maggio 2022

Il Corano e Darwin

Classe quarta della scuola elementare in cui mia figlia maggiore è educatrice. La mamma (di religione musulmana) di una bambina scrive all'insegnante di scienze chiedendole di non tenere la prevista lezione sull'evoluzione. Il motivo, spiega la mamma, è che per il Corano il darwinismo è peccato. La teoria dell'evoluzione per selezione naturale, infatti, insegna che le varie specie animali (uomo compreso, quindi) sono nate e si sono evolute grazie a fattori del tutto casuali, escludendo perciò che l'uomo sia stato creato da un dio (in questo caso, Allah). L'insegnante si è riservata di parlarne con la preside per decidere il da farsi e comunicarlo alla mamma.

A me, personalmente, ha sorpreso abbastanza che l'insegnante abbia optato per discutere della faccenda con la preside. Io avrei risposto alla mamma, usando la stessa cortesia usata da quest'ultima, che le lezioni sono uguali per tutti e sono basate su programmi del ministero, e non è corretto negare una lezione a tutti i componenti della classe per motivi ideologici che riguardano un solo componente. Che poi, volendo essere pignoli, sono i genitori della bambina che chiedono che la lezione non venga svolta, probabilmente la bambina non avrebbe nulla da ridire.

Insomma, per come la vedo io, l'unica forma di accordo possibile è che la mamma tenga a casa la bambina il giorno in cui ci sarà la lezione sull'evoluzione. Non vedo altre soluzioni.

mercoledì 4 maggio 2022

Il papa silenziato

Nell'indifferenza pressoché generale, ieri papa Bergoglio ha detto che la Nato, forse, ha più di una responsabilità riguardo a ciò che sta succedendo in Ucraina. Stranamente non è stato linciato da nessuno, almeno qui in Italia. Abbastanza sorprendente, se ci si pensa, visto che nel clima attuale è sufficiente mostrare anche una piccolissima perplessità nei confronti della narrazione imperante per essere immediatamente bollati come filo-putiniani.

La Luna

"Che fai tu, luna, in ciel?" si chiedeva Leopardi. Cosa ci sta a fare la Luna in cielo bene o male è noto: è un satellite e gira intorno alla Terra. Ma quando e come è nato, questo satellite? L'ho scoperto adesso nel libro che sto leggendo. 

La genesi della Luna è un evento che di poetico non ha granché, ma è comunque una storia interessante. Quando la Terra aveva un'età grosso modo compresa tra 30 e 100 milioni di anni, ed era grande più o meno come Venere, subì l'impatto di un corpo celeste di dimensioni simili a Marte, corpo celeste a cui fu dato il nome Tehia, come la madre di Selene, la dea della Luna. Tale devastante impatto provocò un aumento di dimensioni della Terra e la formazione di un satellite, la Luna appunto. 

Quest'ultima non è importante solo perché ispirò Leopardi e la steminata quantità di artisti che nei secoli l'hanno rappresentata, ma soprattutto perché la sua gravità contribuisce a mantenere stabile l'inclinazione dell'asse di rotazione terrestre. Siccome tale inclinazione determina il susseguirsi delle stagioni sulla Terra, si può dire che la Luna è un importante stabilizzatore climatico. 

Gran parte della sua valenza poetica va in questo modo persa, naturalmente, ma tant'è. 

Ah, una delle canzoni più belle che siano mai state scritte alla Luna credo sia questa:

:

Non si boccerà più

Qualche giorno fa Giorgia Meloni, illustrando il programma di governo di FdI - sapete, vero, che alla prossima tornata elettorale il rischio di ritrovarcela presidente del Consiglio è concreto? - ha detto, tra le altre cose, che sarà eliminato dalla scuola il sistema promozione/bocciatura in favore di un sistema che prevede solo promozioni. 

In realtà, già oggi esiste in Italia un sistema che prevede bocciature solo formalmente, dal momento che alla maturità viene promosso mediamente il 99 e passa per cento degli esaminandi - la signora Meloni ha evidentemente perso un po' il polso della realtà. Il nuovo sistema, che ricalcherebbe quello inglese, prevede che gli studenti si facciano i loro cinque anni di scuola venendo sempre promossi, alla fine del percorso la scuola dovrebbe certificare in modo accurato e fedele il livello di conoscenze dello studente. 

A me, sinceramente, non sembra una cattiva idea. Già oggi la maturità mi sembra che assomigli a una specie di farsa: una sua eliminazione forse non sarebbe una tragedia. Comunque, indipendentemente dal sistema adottato, a me piacerebbe che la scuola tornasse a essere di formazione, come spiega bene Paolo Crepet (ma lo dicono anche tanti altri) qui. Questa, forse, sarebbe una riforma degna di questo nome.

martedì 3 maggio 2022

La Corte Suprema e l'aborto

La Corte Suprema degli Stati Uniti si appresta ad abrogare la legge del 1973 che permette di ricorrere all'aborto negli USA. Una abrogazione che, qualora diventasse effettiva, andrebbe contro il volere della maggioranza dei cittadini statunitensi (quasi il 70% è favorevole all'aborto).

Pensavo alla lieve incoerenza di questa proibizione in un paese dove è ancora largamente praticata la pena di morte e la vendita di armi è libera.

lunedì 2 maggio 2022

Altri mondi

Sono su una nave pirata che si prepara ad assaltare un vascello in navigazione sul Mar Caspio. Siamo nell'impero dei Parti sotto il re Vologase I, della dinastia degli Arsacidi, che governò la Partia dal 52 d.C. alla sua morte. 
Aveva ragione Umberto Eco: i libri sono una immortalità all'indietro, e leggere vuol dire vivere altre vite e viaggiare in altri mondi.

domenica 1 maggio 2022

[...]

[...] Ben venga Maggio e il gonfalone amico, ben venga primavera 

Il nuovo amore getti via l'antico nell'ombra della sera, nell'ombra della sera

Ben venga Maggio, ben venga la rosa che è dei poeti il fiore 

Mentre la canto con la mia chitarra brindo a Cenne e a Folgore, brindo a Cenne e Folgore [...]


Orsini e la Seconda guerra mondiale

Nonostante ciò che qualcuno dei miei 32 lettori potrebbe pensare, io non sono l'avvocato difensore di Alessandro Orsini, ma amo la storia e sono da sempre estremamente curioso. 

Ieri, il discusso professore è stato messo (di nuovo) in croce per aver detto (video qui) che Hitler non ha mai voluto la Seconda guerra mondiale e per aver spiegato quali, secondo lui, sono stati i motivi che l'hanno generata.

Ora, io non sono uno storico, ma Alessandro Barbero si, e se si va a cercare in rete ciò che lui dice riguardo alle cause che hanno provocato la Seconda guerra mondiale, si scopre che collimano perfettamente con quelle spiegate da Orsini. YouTube è pieno di lezioni di Alessandro Barbero sulla storia di quel conflitto, ma mi limito a segnalarne due tra le tante: questa a partire dal min. 6:30 e questa a partire dal minuto 25 circa.

Ora, ripeto, io non sono uno storico e non ho alcuna competenza per sapere se Hitler voleva la Seconda guerra mondiale o no, mi limito solo a osservare che se mettiamo in croce Orsini per aver detto che non la voleva, dobbiamo mettere in croce anche tutti gli storici che dicono la stessa cosa.

sabato 30 aprile 2022

Le ragioni del dubbio


Ho appena terminato questo libro e ho preso coscienza di una cosa: da adesso in poi il mio modo di scrivere, interagire, approcciarmi agli altri e anche alla lingua non sarà più come quello di prima. Sarà diverso: probabilmente meno supponente e meno "rigido".

Vera Gheno è una sociolinguista specializzata in comunicazione digitale che per vent'anni ha collaborato con l'Accademia della Crusca, e ha scritto questo libro in cui, fondamentalmente, suggerisce alcuni metodi per utilizzare al meglio le parole e il linguaggio sui social media ma anche nella vita reale. Non per diventare più bravi, per riuscire a produrre migliori performance, ma per migliorare il proprio modo di comunicare e, di riflesso, migliorare la propria vita. Perché oggi, che viviamo nell'era dell'antropocene e della comunicazione, saper comunicare bene utilizzando il dubbio, la riflessione e il silenzio - anche il silenzio è una forma di comunicazione - migliora la qualità della vita.

Molte cose mi hanno colpito, in questo libro, e mi hanno fatto comprendere tutta una serie di errori che fino ad oggi non mi ero reso conto di commettere.

Un concetto molto interessante riguarda gli approcci che teniamo nei confronti della presunta stupidità altrui (mai la nostra). Scrive a questo proposito l'autrice: "Vedo troppe persone gonfie di sapienza, ricolme di nozioni come granai, che invece di pensare a come perpetuare ciò che sanno si arroccano nelle loro torri d'avorio, disprezzando la ggènte che è stupida. E lo stesso discorso - quello della gente stupida, e quindi dell'inevitabilità di un certo grado di paternalismo in ambito politico - l'ho sentito fare tante volte anche a persone che, per orientamento politico, dovrebbero essere interessate alla sorte degli ultimi, e non considerarli un peso, un impiccio. La gente è stupida? Chi lo dice, stranamente, non fa mai parte dell'entità indistinta così definita. Per quanto mi riguarda, è sbagliato trattare le persone da stupide; casomai, occorrerebbe chiedersi se a tutte le persone - non una di meno, per richiamare le parole di Tullio De Mauro - viene data uguale possibilità di evolversi e di far evolvere il proprio pensiero (e di conseguenza lavorare perché venga loro data)."

Questo concetto mi ha fatto venire in mente ciò che scrisse tempo fa Roberta Covelli commentando l'articolo della Costituzione che recita: "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana [...]" La Covelli rimarcava il fatto che la summenzionata "Repubblica" non è un misterioso ente astratto o metafisico che si trova da qualche parte nell'etere, ma siamo noi. Tutti noi comunità. E quegli ostacoli che impediscono a tutti di svilupparsi pienamente siamo noi a doverli rimuovere. Un concetto abbastanza scomodo, se ci si pensa, specialmente in rete, dove allo stupido si usa buttare addosso il crucifige piuttosto che chiedersi perché, eventualmente, sia stupido e quanta parte della stessa stupidità alberghi in noi.

Altro capitolo molto interessante e condivisibile è quello in cui l'autrice critica ferocemente i cosiddetti "grammarnazi", ossia coloro che correggono ossessivamente gli errori linguistici (degli altri) nel linguaggio formale e in rete. Certo, cose come "qual'e" sono errori da 4, non si discute, ma i continui cambiamenti e il modificarsi della lingua potrebbero un giorno portare a considerarlo accettato. Dino Buzzati e Italo Calvino scrivevano "ciliege" e "valige", ad esempio, e ai loro tempi (gli anni Sessanta, non due secoli fa) era corretto mentre oggi non lo è più. E i casi che si potrebbero citare sono tantissimi. Questo succede perché la lingua non è qualcosa di granitico e immutabile ma cambia continuamente col passare del tempo. "Per l'esattezza, ogni lingua sana cambia al mutare della realtà che deve rispecchiare. Dunque, è naturale che la lingua di oggi, il giorno in cui qualcuno legge queste righe, sia diversa dal giorno in cui queste righe le ho scritte, ma magari anche da quella di una settimana fa. [...] Quando ci si irrigidisce sulla norma e ci si abbarbica alle regole, quale sarà l'atteggiamento nei confronti delle novità e di ciò che non si conosce? Non ci vuole molto a immaginarlo: fastidio e repulsa. La mancanza di elasticità porta a un istintivo misoneismo, ossia odio per tutto ciò che è nuovo, inedito, visto come qualcosa che mette in crisi lo status quo. Più in generale, chi è rigido è xenofobo, che etimologicamente non vuol dire 'razzista', ma 'che ha in odio tutto ciò che è straniero, alieno'. [...] I grammarnazi, in ogni caso, non sono mai davvero competenti. Di solito, sono persone che a scuola erano pure bravine, ma che poi, per vari motivi, si sono fossilizzate su quelle posizioni senza evolversi ulteriormente. Il che, in un contesto fluido e per definizione soggetto al cambiamento continuo come quello delle lingue vive, può diventare davvero un problema. E allora, quando si ha la sensazione di cominciare a essere fuori sincrono rispetto al presente, ci si rifugia, impauriti, nella certezza delle regole note, schifando ogni possibile cambiamento, ogni devianza." Insomma, la lingua cambia, le parole mutano, diventano polisemiche, cambiano morfologia, ne nascono di nuove, altre diventano desuete, poi inutilizzate e infine tolte dai vocabolari, per poi magari rientrarci successivamente. È normale che sia così, guai se non fosse così, perché la lingua è viva e in movimento.

Chiudo riproponendo i dieci suggerimenti che l'autrice pubblica come riassunto finale del libro, un libro che consiglio caldamente a chiunque, a vario titolo, si interessi di comunicazione, magari perché gestisce un blog o un sito, o anche solo perché ha un account su qualche social. Che poi, in definitiva, sono suggerimenti che hanno una loro utilità anche nelle normali relazioni fuori dalla rete. 

A me questo libro è servito un sacco.

  1. Riconosci e pattuglia i limiti della tua conoscenza. Stana stereotipi e automatismi linguistici. Resisti all'istintiva xenofobia umana.
  2. Poniti dubbi su quello che leggi e senti; chiediti se qualcuno sta provando a manipolarti. Se qualcosa ti infastidisce, chiediti perché.
  3. Pratica l'aikidō della comunicazione: non rispondere a violenza verbale con violenza verbale, non schernire chi sa meno di te o chi sbaglia, ignora l'aggressività e rimani sulla questione.
  4. Costruisci la tua reputazione in un certo ambito: non c'è bisogno, e non è possibile, sapere tutto. Anche il più esperto lo è in un determinato campo.
  5. Pratica l'autoironia, ma non difenderti mai dicendo che eri ironicə.
  6. Sii capace di riconoscere il tuo errore.
  7. Se non capisci, di' che non hai capito; se non lo sai, di' che non lo sai.
  8. Ricordati che sei sempre in pubblico: i nostri spazi privati sono più ristretti di quanto pensiamo e vanno difesi curando bene la "faccia pubblica".
  9. Non smettere mai di studiare e approfondire; la conoscenza non è mai abbastanza. Trova una dieta mediatica varia ed equilibrata. Coltiva la curiosità.
  10. Quando serve, scegli il silenzio.

Quanto mi secca avere sempre ragione

Un mio collega (un altro) è positivo al covid. Ha 39 di febbre e accusa malesseri importanti (ossa, muscoli, affanno respiratorio). Oltre a essere novax da sempre è anche un negazionista della prima ora, uno di quelli, cioè, che affermano che il virus non esiste, è un complotto e blablabla. Intendiamoci, mi spiace che stia male e spero si rimetta al più presto, ma non nego di provare una lievissima forma di piacere, quel piacere che nasce dal poter dire: "Te l'avevo detto, io." Che poi, alla fine, pensandoci, quel "te l'avevo detto io" non significa niente, dal momento che si ammalano (anche se statisticamente in misura minore) persone vaccinate e attente. 

Quindi, alla fine, tutto si riduce a quel "Quanto mi secca avere sempre ragione" pronunciato da Jeff Goldblum in Jurassic park.

giovedì 28 aprile 2022

Democrazia

Posto che il concetto di democrazia si presta a mille interpretazioni, vale la pena sottolineare - questa cosa la diceva Giovanni Sartori - che un paese non è democratico perché permette ai cittadini di andare a votare. Noi non siamo una democrazia perché ogni tanto ci rechiamo in una cabina elettorale. Andare a votare è solo un modo, uno dei tanti, per scegliere i capi. 

Una democrazia è tale quando ci sono sufficienti asili nido per permettere alle mamme di lavorare; quando per poter effettuare una visita medica non si è obbligati ad aspettare un anno; quando la possibilità di accedere agli studi non è subordinata al censo e così via. In altre parole, una società si può definire democratica quando offre a tutti i suoi cittadini le stesse possibilità e consente ad essi di potersi emancipare.

Alla luce di tutto questo, qualche domanda su quanto siamo democratici credo che ce la possiamo porre.

Ho visto Nina volare

Ho scoperto per caso che Zucchero ha realizzato una sua versione di Ho visto Nina volare, una struggente e intensa ballata di De André inserita nel suo ultimo (ahimè!) album di inediti pubblicato nel 1996: Anime salve. Solitamente non amo i rifacimenti di canzoni di autori che mi piacciono, ma devo ammettere che la versione di Zucchero è molto interessante e coinvolgente. 

La canzone non ha un testo dal significato immediatamente intelligibile, è vago, ermetico, a suo modo etereo, indefinito, e forse la sua poesia sta anche in questa indefinitezza. Alcuni tentativi di analisi del testo sono comunque stati fatti, come questo, ad esempio. Ma alla fine credo che ognuno possa vedere in quella bambina che vola tra i fili dell'altalena chiunque voglia.

 

Mastica e sputa, da una parte il miele 

mastica e sputa, dall'altra la cera 

mastica e sputa, prima che venga neve 

 

Luce luce lontana, più bassa delle stelle 

quale sarà la mano che ti accende e ti spegne 

Ho visto Nina volare tra le corde dell'altalena 

un giorno la prenderò come fa il vento alla schiena 

e se lo sa mio padre dovrò cambiar paese 

se mio padre lo sa mi imbarcherò sul mare 

 

Mastica e sputa, da una parte il miele 

mastica e sputa, dall'altra la cera 

mastica e sputa prima che faccia neve 

 

Stanotte è venuta l'ombra, l'ombra che mi fa il verso 

le ho mostrato il coltello e la mia maschera di gelso 

e se lo sa mio padre mi metterò in cammino 

se mio padre lo sa mi imbarcherò lontano 

 

Mastica e sputa, da una parte il miele 

mastica e sputa, dall'altra la cera 

mastica e sputa prima che metta neve 

 

Ho visto Nina volare tra le corde dell'altalena 

un giorno la prenderò come fa il vento alla schiena 

Luce luce lontana, che si accende e si spegne 

quale sarà la mano che illumina le stelle 

mastica e sputa prima che venga neve

 

Questa è la versione originale contenuta nell'album di De André.

 

 

Questa, invece, è la versione di Zucchero.


 
 
 
Ho visto Nina volare a parte, penso che Anime salve sia uno degli album di musica d'autore più belli degli ultimi trent'anni.

Doppio cognome

Quando ho letto della sentenza della Consulta, che certifica il diritto di assegnare a un figlio entrambi i cognomi dei genitori o anche solo quello della madre, la prima cosa che ho pensato è stata: finalmente! E poi mi sono chiesto i motivi per cui si sia dovuto aspettare il 2022 perché si muovesse qualcosa in questo senso. Ma d'altra parte siamo pur sempre anche il paese dei Pillon, che infatti non l'ha presa bene, ho letto.

Naturalmente adesso tocca al legislatore dare forma di legge alle indicazioni della Corte costituzionale, e qui potrebbero nascere i problemi perché, è noto, il Parlamento non si è notoriamente mai mostrato particolarmente sollecito a tradurre in concretezza legislativa le spinte dei supremi giudici su vari altri argomenti. Vedremo.

mercoledì 27 aprile 2022

Aramostre


Racconta Vera Gheno, nella prefazione a Le ragioni del dubbio, che ho appena iniziato, di aver letto tanta fantascienza e tanto fantasy. Anche io ho letto tanto fantasy, e quindi so cosa sono le "aramostre" :-)

martedì 26 aprile 2022

Noi schiavisti


Ho terminato questo libro provando due diverse sensazioni: senso di colpa e incredulità. Il senso di colpa è generato dalla consapevolezza di essere, come consumatore, corresponsabile delle più variegate forme di schiavismo e sfruttamento su cui si regge buona parte dell'economia del nostro paese; l'incredulità è generata dalla presa di coscienza delle dimensioni del fenomeno (presente non solo in Italia, in verità).

Il fenomeno dello sfruttamento nel mondo del lavoro si origina indietro nel tempo, nei primi anni Novanta, quando con quello che è generalmente noto come Pacchetto Treu venne inaugurata l'epoca del lavoro cosiddetto flessibile (la flessibilità è un termine gentile con cui si è sempre cercato di edulcorare la precarietà). Lavoro flessibile via via rafforzato nel corso degli anni con altre riforme del lavoro che sono sostanzialmente sempre andate nella stessa direzione (ne avevo già parlato qui). 

Il senso di colpa di cui parlo nasce dal fatto che io, come tutti, quando vedo in un supermercato offerte che sembrano incredibili e ne approfitto, contribuisco ad alimentare questo perverso meccanismo di sfruttamento, perché ogni volta che trovo le cosce di pollo a 2 euro al chilo o i pomodori a prezzi stracciati, vuol dire che dietro ci sono gli schiavi di oggi che per fare arrivare sui banchi quei prodotti a quel prezzo lavorano per 12 ore al giorno a 2 o 3 euro all'ora, sabato e domenica compresi, e vanno a ingrossare il giro d'affari del caporalato, delle cooperative di lavoro in subappalto che sfruttano migliaia di persone senza diritti e che vengono ricattate appunto perché in virtù del loro status non possono rivendicare alcunché (stranieri, irregolari, poveri ecc.). 

Ho fatto l'esempio della carne e della frutta, ma questo sfruttamento si è ormai infiltrato in ogni altro settore dell'economia: sanità (sì, anche gli ospedali, oggi, reclutano personale appoggiandosi a cooperative), assistenza ad anziani (le famose badanti), edilizia, cantieristica nautica, logistica, manifattura, commercio, trasporti, industria e via di seguito. A proposito di badanti, ad esempio, ho scoperto una cosa che non sapevo: esistono solo in Italia. Le abbiamo inventate noi. E le abbiamo inventate noi perché, a differenza degli altri paesi europei, come al solito molto più lungimiranti, di fronte al progressivo invecchiamento della popolazione non abbiamo cominciato per tempo a immaginare forme di assistenza pubbliche e abbiamo consegnato i nostri anziani a un esercito di badanti dietro alle quali, molto spesso, manco a dirlo si nasconde il racket. 

L'aspetto paradossale e tragico di questa situazione è che non c'è via d'uscita perché è una situazione che fa comodo a tutti. Scrive a questo proposito l'autrice: "Un sistema [quello dello schiavismo] che va avanti da anni, legale, che fa comodo a tutti, ai consumatori e alle aziende, alle cooperative e alle ditte di lavorazione della carne, alla politica di destra, che può addossare agli immigrati la colpa di rubare il lavoro agli italiani, e a quella di sinistra, che ha uno storico rapporto con le cooperative; fa comodo agli immigrati che trovano lavoro e appena possono diventano intermediari o fondano una cooperativa o una ditta di subappalto a loro volta, agli italiani che possono acquistare prodotti o servizi a bassissimo costo che altrimenti non si potrebbero permettere. Fa comodo a me, che posso andare al supermercato e trovare il tacchino a 2,5 euro al chilogrammo. Ma accettare questo sistema significa accettare che esistano cittadini e schiavi, paghe di seria A e paghe di serie B. Si potrebbe dire che l'Italia è diventata una 'Repubblica democratica fondata sul lavoro in subappalto' perché questo sistema si replica, identico, in diversi settori."

Circa il sistema delle cooperative e del lavoro in subappalto potrei parlare tantissimo perché ne ho esperienza diretta. Mi limito solo a dire che (già lo sapevo, ma dopo aver letto questo libro ne ho ancora maggiore consapevolezza) mi ritengo un privilegiato, oggi, a poter lavorare da ben 32 anni con un contratto a tempo indeterminato con tutte le garanzie di legge.

lunedì 25 aprile 2022

Preferisco chi spiega le cose


Io mi sono fatto una idea sui motivi per cui Orsini è così detestato, e il principale credo stia nel fatto che spiega le cose. Cioè non si limita a buttare là affermazioni e a dare in pasto al pubblico degli slogan. Esterna idee, esprime concetti, ma subito dopo spiega perché ha esternato un dato concetto, perché ha espresso una data idea. E pretende di portare a termine la spiegazione anche se viene interrotto. 

Il fraintendimento di ciò che dice credo nasca dal fatto che, in generale, non siamo più abituati ad ascoltare e comprendere ragionamenti appena più complessi di uno slogan. Abbiamo sul groppone anni e anni di Salvini, di Renzi, di Berlusconi (e altri), che hanno sempre fatto politica con slogan composti di dettati ipnotici totalmente privi di ragionamento retrostante. Siamo talmente impregnati di superficialità e di distinzione manichea tra bianco e nero che non siamo più in grado di approcciarci a un ragionamento complesso. E siccome non lo capiamo, ecco che scatta lo stigma e l'etichetta (putiniano, filofascista ecc.) da imprimere al malcapitato di turno che ha osato esprimere un ragionamento anche solo un poco articolato. 

Ciò non significa, naturalmente, che si debba condividere tutto ciò che dice, che è una pretesa senza senso; significa che prima di gettare il crucifige addosso a qualcuno, condizione indispensabile è capire ciò che dice. Poi, certo, si può criticare per mille motivi (a me ad esempio ha sempre infastidito una certa spocchia e una certa aria da unico sul pianeta a capire cose che voi comuni mortali non capite), ma al di là di questo io preferisco mille volte ascoltare chi ha una competenza e chi, pur a volte con piglio eccessivamente accademico, spiega le cose, piuttosto che farmi intortare dal Salvini di turno.

25 aprile


domenica 24 aprile 2022

La Russia di Putin


La Russia di Putin è un libro che impressiona. Impressiona perché da fuori non si riesce a farsi l'idea di cosa sia la Russia sotto Putin. Forse, lentamente, qualcosa si è cominciato a intuire dall'invasione dell'Ucraina, che ha indotto molti a documentarsi e a cercare di avere qualche informazione su chi sia Putin e come "governi" il paese di cui è a capo dal 2000.

Il libro di Anna Politkovskaja, assassinata nel 2006 nell'androne del palazzo in cui abitava, a Mosca, ritrae un quadro impietoso di un paese in completo sfacelo, devastato dal comunismo prima e dalla svolta capitalista avvenuta dopo il crollo dell'Unione sovietica. Un paese dove il crimine, la corruzione e il malaffare regnano sovrani e infettano ogni ganglio dell'apparato statale: politica, forze armate, magistratura. 

Uno dei capitoli che lascia maggiormente stupefatti è la descrizione di ciò che succede nell'esercito, dove gli ufficiali e i più alti in grado hanno diritto di vita e di morte sui sottoposti, i soldati semplici, che vengono sottoposti a ogni genere di sevizie, torture e angherie, fino ad arrivare alla morte - esistono associazioni di genitori di giovani deceduti sotto le armi che si battono per sapere che fine abbiano fatto i loro figli. Un sistema criminale che non teme nulla perché gli autori possono contare sulla totale impunità grazie alla corruzione di un apparato giudiziario totalmente asservito al potere dittatoriale instaurato da Putin.

Putin non governa la Russia. La Russia è cosa sua e lui ne fa ciò che vuole. Tutto è sotto il suo controllo o sotto il controllo dei suoi fedelissimi. Ogni apparato dello Stato, fin nelle sue più periferiche articolazioni, è diretto da ex funzionari del KGB che rispondono solo a lui. L'opposizione è solo formale, in realtà non esiste, così come la libera stampa. Un qualsiasi cittadino vittima di soprusi o ingiustizie di qualsiasi tipo non ha alcuna speranza di vedersi riconosciuta giustizia perché i tribunali seguono la logica, voluta da Putin, che l'interesse dello Stato ha preminenza sull'interesse del singolo, e se i due interessi confliggono quello dello Stato prevale.

È un libro che disarma, lascia allibiti, un libro che tutti dovrebbero leggere. In particolare lo dovrebbero leggere i vari Salvini, Berlusconi e compagnia cantante che per un decennio hanno decantato le lodi da statista dello zar russo, lo hanno corteggiato, si sono vantati di averlo come amico, ci hanno fatto selfie insieme, pur sapendo chi è e come "governa" la Russia.

sabato 23 aprile 2022

Breve resoconto della presentazione di un libro di Vera Gheno

A volte è sorprendente come gli avvenimenti capitino per caso e stravolgano il corso di una giornata che sembrava incanalata sui soliti binari. Così doveva essere anche questo sabato: un sabato come gli altri. Invece stamattina, mentre sfogliavo il giornale al bar davanti ai soliti cappuccino e cornetto, ho casualmente letto che nel pomeriggio ci sarebbe stato, qui alla "mia" biblioteca di Santarcangelo, la biblioteca Baldini, un intervento di Vera Gheno, che avrebbe parlato di comunicazione, lingua, linguaggio, e avrebbe presentato il suo ultimo saggio Le ragioni del dubbio. Ho quindi deciso di andarci pur non conoscendo, se non vagamente di fama, l'autrice in questione, e anche perché il titolo del libro mi sembrava interessante. 


 

Mi ha fatto piacere rimettere piede, dopo un tempo abbastanza lungo, nella mia amata biblioteca, dove ho scoperto (cosa che mi ha fatto molto piacere) che c'è un gruppo di lettura formato da ragazzi tra i 12 e i 15 anni che si ritrova regolarmente per leggere La bambina che amava Tom Gordon, di Stephen King.

 

 

La presentazione, interessantissima, aveva purtroppo i tempi abbastanza contingentati ed è durata solo un'ora. Peccato. Vera Gheno è una affabulatrice nata: ironica, spigliata, competente; per un'ora ha intrattenuto i presenti raccontando un po' di sé: i suoi studi, le sue pubblicazioni, il suo ruolo di ricercatrice all'università di Firenze. La parte più interessante dell'intervento ha riguardato, ovviamente, le sue discettazioni su comunicazione e linguaggio. Mentre parlava ho preso alcuni appunti, ma solo durante la prima mezzora, poi ho lasciato perdere perché ascoltarla era talmente interessante che non volevo distrarmi, scrivendo, col rischio di perdere qualcosa del suo intervento.

Elenco qui di seguito, brevemente, alcuni dei temi toccati.

Uno su cui ha insistito molto riguarda la facilità con cui oggi, tramite la rete, possiamo accedere alla comunicazione, alle notizie. Ma com'è la qualità di questa comunicazione? Il maggiore problema che la riguarda, oggi, è che coi media digitali e con la televisione abbiamo a disposizione un flusso ininterrotto e velocissimo di notizie, immagini, stimoli, che proprio a causa di questa velocità non riusciamo a fissare. Se si viene sommersi da una quantità eccessiva di stimoli, la nostra mente non riesce a elaborarli compiutamente, deve giocoforza operare una selezione. Per riuscire a renderli il più possibile digeribili, questi stimoli vengono quindi forniti in maniera semplificata, eliminando la loro complessità, perché complessità e velocità non sono compatibili, e la prima vittima di questa velocità è la possibilità/capacità di pensare.

Questo concetto non è nuovo - ne ho già parlato anch'io, in passato, su queste pagine -, è già stato studiato da sociologi e psicologi tra cui Andreoli, Crepet, Galimberti e altri. Galimberti, ad esempio, definisce la nostra epoca l'epoca della velocizzazione del tempo. Noi non viviamo, come hanno fatto le generazioni precedenti alla nostra per migliaia di anni, nel tempo, ma nella velocizzazione del tempo. Tutto dev'essere immediato, non esiste più la possibilità della riflessione, della ponderazione; a un messaggio bisogna rispondere subito con altro messaggio pena l'insorgenza di ansia e angoscia. Vera Gheno ha fatto l'esempio delle mail, raccontando che le capita spesso di ricevere messaggi di posta elettronica a cui, se non risponde in tempi ristrettissimi, segue subito una seconda mail o altro tipo di messaggio coi quali le si chiede ragione della mancata risposta. Questa velocizzazione del tempo costituisce, anche se noi non ce ne rendiamo conto, una mutazione antropologica radicale a cui non siamo abituati, che ci prende in contropiede e obbliga alla semplificazione. È anche a causa di questo che nascono le cosiddette polarizzazioni manichee dove tutto è solo bianco o solo nero, dove c'è un cattivo e un buono, uno che ha totalmente ragione e l'altro totalmente torto, uno rigorosamente in possesso della verità e l'altro della fallacia. E tutto ciò che sta nel mezzo, le sfumature, le gradazioni, in altre parole la complessità, non conta, non è importante, ruba troppo tempo.

A proposito di mancata complessità, la Gheno ha fatto un interessante riferimento al modo in cui, a volte, vengono strumentalmente confezionati i titoli che devono attirare la nostra attenzione. L'ha fatto prendendo come esempio il recente caso di cronaca - avevo letto qualcosa anch'io - in cui a un gruppo di persone disabili è stato negato l'accesso a un treno. Se un giornale fa un titolo tipo "Negato l'accesso a un treno a un gruppo di persone disabili" la prima cosa da fare è drizzare le antenne, mettersi sul chi va' là, evitare la immediata reazione/indignazione di pancia. Perché è tutto troppo bello, troppo semplice; in un titolo del genere viene già indicato nettamente al lettore chi è il buono (i disabili) e chi il cattivo (l'addetto che fisicamente ha impedito loro di salire, in senso più generale le ferrovie). Ma magari la situazione non è così semplice, ci possono essere (e immagino ci siano sicuramente) motivi diversi a noi sconosciuti che hanno generato e che spiegano questa incresciosa situazione, ma noi non li sappiamo perché magari sono nascosti in qualche minuscola riga in fondo all'articolo. A noi viene dato in pasto il titolone strumentale col preciso scopo di spingerci ad abbandonarci a reazioni di pancia e inondare i social di post indignati. In altre parole, ci siamo cascati, e ci siamo cascati perché non abbiamo più la possibilità e/o la capacità di pensare che le cose possono essere più complesse di quanto raccontato nel titolo. E poi, diciamolo, come si fa a rinunciare al piacere che dà poter esternare davanti all'universo mondo la nostra sacrosanta e fondamentale indignazione, evitando di prendere in considerazione l'idea di tacere fino a quando, magari, della vicenda si è capito qualcosa di più?

Altri punti toccati, ma li elenco solo altrimenti finisco domattina, riguardano l'assurdità della pretesa di democrazia nell'informazione, in ossequio alla quale un terrapiattista può vedersela alla pari in un dibattito televisivo con chi dice che la terra è sferica; oppure il fastidio recato dagli esperti in una materia che si trasformano in esperti di tutto, tipo certi virologi che diventano anche esperti di linguistica, geopolitica e tanto altro.

Alla fine, naturalmente, il libro l'ho comprato e mi ci butterò non appena avrò terminato il saggio di Anna Politkovskaja che sto leggendo in questi giorni. E so già che mi piacerà.

 

Vera (Gheno)


Ho scoperto casualmente stamattina, mentre leggevo il giornale al bar, che oggi pomeriggio la saggista Vera Gheno presenterà qui alla biblioteca di Santarcangelo il suo ultimo libro, Le ragioni del dubbio. Ho sentito spesso parlare di lei anche se non ho mai letto niente di suo: potevo lasciarmi sfuggire questa occasione?

(Piccola nota a margine: a me il nome "Vera" fa sempre tornare alla mente l'omonina canzone che i Pink Floyd, nell'album The Wall, dedicarono alla cantate e attrice britannica Vera Lynn.)

venerdì 22 aprile 2022

Giornalisti

Sto leggendo in questi giorni La Russia di Putin, di Anna Politkovskaja, un duro atto di accusa all'attuale presidente russo e al regime da lui instaurato nella Russia del dopo Boris Eltsin. Anna Politkovskaja, forse la giornalista che maggiormente, oltre a svelare le nefandezze del regime, ha documentato le due guerre tra Russia e Cecenia, fu uccisa nel 2006 con due colpi di pistola nell'androne del palazzo dove abitava, a Mosca. Le (lacunose) indagini portarono all'arresto degli esecutori materiali del delitto ma sui mandanti non si è mai riuscito (voluto?) a fare luce.

Casualmente ho letto in questi giorni della concessione dell'estradizione negli USA, da parte dell'Inghilterra, del giornalista e attivista Julian Assange. Assange è cofondatore di WikiLeaks, l'organizzazione divulgativa attraverso la quale, nel 2010, furono fatti conoscere al mondo i crimini e gli abusi commessi dagli USA nelle guerre in Iraq e Afghanistan. Assange, negli USA, rischia una condanna a 175 anni di carcere per la sola colpa di aver fatto il suo mestiere di giornalista.

Naturalmente i due casi non mostrano importanti analogie, se non per il fatto che entrambi i giornalisti hanno subìto le conseguenze dell'aver parlato di ciò di cui non si doveva parlare. E fa una certa impressione vedere come anche noi occidentali, sempre così critici verso i regimi in cui i giornalisti vengono perseguitati, alla fine non è che ci comportiamo così diversamente nei confronti di quelli scomodi.

giovedì 21 aprile 2022

Libri elettronici

Questa cosa degli ebook mi toccherà provarla, prima o poi, non è che uno possa restare per sempre indietro mentre il mondo avanza. Sì, lo so, il profumo della carta, una matita in mano per sottolineare, segnarsi appunti a margine, fare le orecchie, tutti "piaceri" che magari sparirebbero, ma probabilmente il libro elettronico offre altri vantaggi. 
Il problema è che ho paura che, provandolo, poi mi piaccia.

martedì 19 aprile 2022

L'ultimo rimasto

L'ultimo rimasto viene regolarmente maltrattato dai figli. Lui e sua moglie, tanti anni fa (io non ero neppure nato), aprirono il piccolo negozio di alimentari dall'altra parte della strada. Non c'era niente, lì, allora, e il negozio si avviò subito bene. Sono passati i decenni. Il negozio è ancora lì e oggi lo gestiscono i figli della coppia e i nipoti. La moglie se n'è andata qualche anno fa. È rimasto lui. Anziano, molto anziano, che lentamente, col suo passo un po' incerto, continua a girare tra gli scaffali e le scansie: sistema qualche articolo, riordina i cartellini coi prezzi, poi va nel reparto frutta e verdura e controlla che non ce ne sia qualcuno ormai un po' troppo maturo e non più vendibile. 

Ogni volta che mi vede mi saluta e io saluto lui, ci conosciamo fin da quando io ero bambino e ancora scambiamo qualche chiacchiera. Più di una volta, però - mi è capitato ancora stasera -, assisto ai suoi maltrattamenti da parte dei figli. È una persona anziana, va col suo passo, ma nel negozio c'è spesso da fare, c'è gente che ha fretta, va di corsa, e lui in tutto questo è d'impiccio e quindi gli viene intimato, in maniera brusca, di tornarsene di sopra, nell'appartamento, ché lì c'è da fare. E allora lui se ne va. 

Magari non lo fanno con cattiveria, forse non se ne rendono neppure conto, ma fa male vedere il modo in cui viene allontanato. Pensavo che le persone anziane, spesso, non c'entrano niente con la sfavillante e rutilante società di oggi, dove tutto va di corsa, dove scorre la "civilità". E pensavo anche che, con tutto il nostro considerarci progrediti, non siamo riusciti a costruire una società in cui ci sia posto per tutti.

Attese (del proprio turno)

Discuto con un collega riguardo a un argomento che ci pone in contrapposizione. Io ascolto le sue argomentazioni cercando di non unterromperlo. Quando dico la mia, ogni tre parole vengo interrotto. Gli faccio notare questo suo atteggiamento (senza puntualizzare che è anche un po' da maleducati). La sua risposta: "Hai ragione, è che non me ne accorgo, non ci faccio caso." 
Credo che in generale stiamo perdendo la capacità di ascoltare, di stare al nostro posto, di rispettare delle gerarchie. Non so bene come dire...

lunedì 18 aprile 2022

Piccoli


Ho terminato poco fa Il Big Bang e l'origine dell'universo, del fisico spagnolo Antonio M. Lallena. Non è il primo libro che leggo relativamente a questi argomenti, ma ogni volta una cosa non smette di stupirmi: la nostra insignificanza all'interno dell'universo, ma ancora di più mi sorprende il fatto che a questa cosa generalmente non si pensi.

Vedi cara

Un passo di una vecchia canzone di Guccini recita: "Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire, se non hai capito già." Mi è venuta in mente mentre cercavo di approfondire la questione della guerra in Ucraina. Ho passato quasi tutta la giornata di ieri e la mattinata di oggi a leggere articoli, documenti, ascoltare storici ed esperti, guardare video per cercare di capire le cause che hanno innescato la decisione di Putin di invadere l'Ucraina. E ho capito alcune cose. 

La prima è che si tratta di una storia estremamente complessa e articolata (vabbe', questa era facile). La seconda è che pretendere di poterne discutere su un social o su un blog è cosa che fa sorridere. La terza è che non c'è nessuno che abbia totalmente torto e nessuno che abbia completamente ragione. 

La quarta è che l'Occidente ha avuto responsabilità enormi, accumulate nell'arco degli ultimi trent'anni, nel determinare il tragico epilogo a cui siamo arrivati. E alcuni degli errori commessi sono marchiani. La quinta è che l'invasione dell'Ucraina sono, metaforicamente parlando, gli ultimi 30 secondi di un film che dura ore, o, per stare in ambito letterario, le ultime due pagine di un romanzo. Si può capire una storia intera (film o libro che sia) dal suo epilogo? No. 

Con questo non voglio dare l'impressione di giustificare ciò che ha fatto Putin, capiamoci bene, ma solo rimarcare il fatto che la narrazione imperante del Putin cattivo contro l'Occidente buono è una semplificazione ridicola che non offre alcuna possibilità di potere farsi un'idea anche solo approssimativa della realtà delle cose. E qui l'informazione ha responsabilità enormi. I telegiornali e i media in generale, invece di stare lì a ogni ora a farci il resoconto dell'ultima strage, dell'ultima carneficina o dell'ultimo scempio, invece di profondersi in quest'inutile e rivoltante spettacolarizzazione del dolore, cosa che ogni altro media del mondo non fa, renderebbero senz'altro un servizio migliore cercando di spiegare il pregresso, fornendo magari qualche breve approfondimento.

E invece no. I media stanno facendo con la guerra esattamente ciò che hanno fatto per due anni col covid: spettacolarizzazione invece di spiegazioni. Ogni giorno il bollettino dei morti, le immagini delle terapie intensive, le storie tragiche e patetiche di chi ha perso cari ecc., tutte cose di nessuna utilità se non l'appagamento di quella morbosità latente che è naturalmente insita in ognuno di noi.

Non sto dicendo che non si debba fare cronaca o non si debba parlare di ciò che succede (guerra o pandemia che siano), sto dicendo che sarebbe molto più utile, e forse eticamente accettabile, evitare certe spettacolarizzazioni e impiegare più tempo ed energie in approfondimenti e spiegazioni, approfondimenti e spiegazioni possibilmente non sempre inseriti in una narrazione a senso unico.

domenica 17 aprile 2022

Lucio Dalla, Bettino Craxi e gli euromissili

Su La Stampa di ieri c'era una bellissima intervista a Samuele Bersani nel quale, tra le altre cose, il cantautore riminese parlava dell'imminente tour che lo porterà in giro per l'Italia e del suo ultimo album, Cinema Samuele, uscito nel 2020.

Samuele Bersani, come è noto, è una "creatura" di Lucio Dalla, nel senso che è uno dei molti artisti scoperti, valorizzati e lanciati dal grande cantautore bolognese. Nell'intervista in questione Bersani parla di lui con deferenza e affetto, rievocando momenti del loro sodalizio artistico e della loro amicizia, e menziona anche la grande cultura e competenza di Dalla riguardo all'attualità politica, invitando, per averne conferma, a cercare su YouTube la chiacchierata tra lui e Bettino Craxi sulla questione degli euromissili (la vicenda relativa all'installazione di missili nucleari a medio raggio sul territorio europeo da parte di USA e URSS che tenne banco nei primi anni Ottanta).

Incuriosito come non mai, mi sono messo a cercare quella chiacchierata e sono riuscito a trovarla. Sono rimasto a bocca aperta. Nella suddetta chiacchierata, che ripubblico qui di seguito, si può ascoltare un Lucio Dalla che disquisisce con Craxi di geopolitica, Europa, società con la stessa competenza di un docente universitario. 

Intendiamoci, non ho mai pensato che Lucio Dalla fosse ignorante, anche perché apparteneva a una generazione di cantautori (Guccini, De André, De Gregori, Gaber, Fossati, Graziani e altri) colti, gente che studiava, che leggeva, che sapeva, ma sentirlo padroneggiare questi argomenti con tale competenza e padronanza mi ha comunque sorpreso.


sabato 16 aprile 2022

La storia di Lisey

Le ultime 250 pagine di questo monumentale romanzo di Stephen King le ho lette tutte in un fiato tra ieri pomeriggio e la tarda notte. Perché King - non sempre ma molto spesso - è così: tiene incollati alle pagine e impedisce di abbandonarle fino all'epilogo.

La storia di Lisey è un romanzo complesso, introspettivo, psicologico, drammatico, con un continuo ricorso a flashback che obbligano il lettore a tenere sempre alta l'attenzione pena lo smarrimento, un romanzo con una larga componente fantastica (qui King è da sempre maestro) e immancabili sfumature horror. 

Narra le vicende di Lisey, vedova dello scrittore di successo Scott Landon, che dopo due anni dalla morte del marito decide di entrare nel suo studio per riordinare le sue carte, i suoi appunti, i suoi manoscritti. Non è un lavoro tranquillo, questo, perché riprendendo in mano le sue cose si apre una cascata di ricordi, ricordi che - ne prenderà coscienza piano piano Lisey - non si riaffacciano alla memoria in maniera casuale. 

Scott non era un uomo "normale", la sua infanzia era stata costellata da vicende familiari drammatiche (tra queste, le vessazioni a cui era sottoposto dal padre), spesso al limite del reale e il successo dei suoi romanzi era dovuto alla trasposizione in essi di questo suo lato oscuro, che Lisey aveva imparato a conoscere molto bene. La non casualità del riaffiorare dei ricordi induce la vedova dello scrittore a pensare che il mondo immaginario da cui Scott traeva ispirazione per la stesura dei suoi scritti, forse non era così immaginario e in qualche modo stia adesso cercando di approcciarsi a lei.

Vicende del romanzo a parte, La storia di Lisey è una bellissima descrizione di uno dei modi in cui la mente può elaborare un lutto, in particolar modo il lutto per la perdita di una persona, in questo caso il marito scrittore, che è stata al fianco di un'altra persona per 25 anni, 25 anni di profonda intimità e complicità.

Non è un romanzo semplice, da fine settimana per distrarsi, e i giudizi su di esso sono spesso contrastanti, suddivisi più o meno equamente tra chi l'ha abbandonato dopo le prime trenta pagine e chi l'ha considerato uno dei grandi capolavori di King. Io mi colloco tra i secondi.

Liliana Segre e Chiara Ferragni

Non vedo dove sia lo scandalo se Liliana Segre invita Chiara Ferragni a visitare il Memoriale della Shoah. Chiara Ferragni ha un potenziale ...