giovedì 6 ottobre 2022

Urlare (quando si è opposizione)

Giulio Cavalli fa notare come sia facile, dai banchi dell'opposizione, strillare cose come "la pacchia è finita", l'Italia "libera dalle catene dell'Europa", "l'Europa ribaltata", i barconi affondati e via andare. Poi può capitare, come è capitato, che dall'opposizione si passi al (futuro) governo, ove occorre dare peso e concretezza ai proclami e alle promesse strillati quando si era opposizione. Ed è tutto un altro paio di maniche.

martedì 4 ottobre 2022

Alessia Piperno

Un giorno Sartre fece un'escursione in montagna e si ruppe una gamba. Durante la convalescenza in ospedale andò a trovarlo il suo amico filosofo Maurice Merlau-Ponty, il quale gli disse: "Jean-Paul, perché sei andato a fare quella pericolosa escursione da solo? Non potevi prendere una guida?" Risposta di Sartre: "Maurice, secondo te io sono uno che va in montagna con una guida?"

Cosa ha voluto dire, Sartre? Ha voluto dire che noi non siamo liberi di essere qualcosa di diverso da ciò che siamo, da quella che è la nostra indole. Per come era fatto, Sartre non sarebbe mai andato in montagna con una guida. Stesso discorso per Alessia e la sua grande passione di girare ogni angolo del mondo. Se hai questa passione, non sei libero di non assecondarla, perché non ce la fai, anche se sai che può essere pericoloso.

I poveri di spirito che blaterano cose come: "Ah, ma c'era bisogno di andare proprio a Teheran?" non capiscono che l'essere umano non è solo razionalità, freddo calcolo, mera ponderazione; essere umani significa anche (anzi, soprattutto) avere quel fuoco dentro, che va assecondato perché non si può fare diversamente, accettandone anche tutti i rischi.

sabato 1 ottobre 2022

Voto di scambio

L'analisi della composizione dei flussi elettorali evidenzia come le regioni in cui il M5S è andato meglio siano quelle col maggior numero di percettori di Reddito di cittadinanza. Da qui la narrazione secondo cui questo nesso configurerebbe un voto di scambio. La locuzione "voto di scambio" è sempre stata identificata con una valenza semantica negativa, se ci si pensa, retaggio di una certa cultura di stampo mafioso secondo cui un determinato politico chiedeva il voto in cambio di favori personali.

Ma cos'è un voto di scambio? Potenzialmente, in senso lato tutto può essere considerato voto di scambio. Anche una campagna elettorale (io, partito, chiedo a te elettore il tuo voto in cambio della realizzazione del mio programma). 

Per quanto riguarda il RDC le cose sono in realtà più complesse, e studi e ricerche abbastanza seri e documentati, come questo pubblicato da ValigiaBlu o questo da Il Post, dimostrano quanto sia azzardato e inesatto parlare di voto di scambio nel caso della misura anti-povertà voluta dai pentastellati. 

Restando sul generale, sempre in riferimento al voto di scambio, faccio notare l'ottima osservazione di Carlo Gubitosa: "Al di là del conclamato analfabetismo numerico e statistico, vorrei capire perché i poveri che votano chi gli garantisce un sussidio legale fanno voto di scambio, ma non i ricchi che votano chi gli fa i condoni edilizi e fiscali premiando l'illegalità."

giovedì 29 settembre 2022

Mercadini sfregiato

Mi spiace che a Cesenatico sia stata sfregiata l'immagine di Roberto Mercadini. È da tempo un artista che amo molto, ho letto i suoi libri, lo seguo su YouTube, ho assistito ad alcuni suoi spettacoli in teatro (in particolare ne ricordo uno bellissimo sulla disabilità).
Penso che uno dei segni che testimoniano il decadimento di una società sia il disprezzo per la cultura.

sabato 24 settembre 2022

Al voto?

Quindi, domani si vota. Ma come? Molti saranno probabilmente già sicuri, molti altri no. Io sono tra questi ultimi. L'unica certezza che ho è che non voterò a destra, e non solo perché la destra, storicamente da sempre sinonimo di negazione di diritti, non mi ha mai rappresentato e non ho mai voluto averci niente a che fare, ma anche perché, oggettivamente, ci vogliono un certo coraggio e un certo stomaco a votare questa destra, imperniata su una piccola donnetta perennemente urlante (e chi urla lo fa sempre per coprire l'inconsistenza dei propri argomenti) e un ridicolo figuro senza arte né parte e da sempre privo di uno straccio di visione o ideale che non siano quelli del consenso immediato (sul padrone di Forza Italia non ho niente da dire: per decenza non parlo di cadaveri).

Non voterò neppure il duo Calenda-Renzi, qui più per una forma di idiosincrasia nei confronti del secondo che per altro. E non mi si venga a dire che non è serio non votare un politico solo perché sta sulle balle: è un'argomentazione che si demolisce facilmente in dieci secondi.

Non credo voterò neppure i Cinquestelle, anche se alcuni punti del loro programma li condivido.

Alla fine, dopo aver letto un compendio dei programmi di tutti i partiti che si presenteranno alle elezioni di domani, la mia scelta cadrà su un partito della rosa PD, Possibile, Sinistra Italiana/Verdi. E qui si presenta l'eterno dilemma: voto utile (PD) o voto inutile (gli altri due)? Non so. I punti programmatici che sento a me più affini sono quelli del partito capitanato da Civati e da quello capitanato da Fratoianni, tra le altre cose perché sono gli unici due ad aver inserito prioritari riferimenti alla crisi climatica, forse la più grave emergenza planetaria attualmente in corso, snobbata da tutti gli altri partiti.

Salvo grosse e improbabili sorprese, il governo che uscirà dalle urne sarà guidato o dalla donnetta urlante o dal ridicolo figuro senza arte né parte, quindi io sarei tentato dal voto inutile ma ideologicamente e programmaticamente  a me più affine. Ma, ripeto, non ho ancora deciso, probabilmente lo farò all'ultimo momento quando avrò la matita in mano.

Ho scritto in passato, su queste pagine, che non sarei andato a votare per tutta una serie di motivi, efficacemente illustrati l'altro ieri da Diciotto Brumaio. E la tentazione di starmene a casa in compagnia di un libro è tanta. Ma ci andrò, se non altro per poter dire di non avere responsabilità nella tragedia in arrivo.

Mahsa Amini (breve storia del velo)

Ho letto casualmente il post pubblico su facebook della storica Galatea Vaglio in cui si racconta brevemente la storia del velo. Il post è stato scritto in seguito alla tragica vicenda di Mahsa Amini, la ragazza iraniana uccisa dalla polizia perché colpevole di non aver indossato correttamente il velo. L'ho trovato molto istruttivo.

mercoledì 21 settembre 2022

Fairy Tale


Ho terminato poco fa Fairy Tale, il nuovo romanzo di Stephen King uscito in Italia martedì scorso. È un fantasy puro, con qualche (inevitabile) sfumatura horror, altrimenti non sarebbe King. Ma non parte subito come fiaba, l'inizio non è ben definito, sembra una delle classiche novelle kinghiane.

Il protagonista del romanzo è Charlie, un ragazzo che ha appena perso la madre in un incidente stradale e che ha il padre alle prese con gravi problemi di alcolismo. Un giorno, camminando per strada vicino a casa, avverte una flebile invocazione di aiuto provenire dal retro di un'abitazione. È il solitario e un po' scontroso Bowditch, un anziano signore che si è appena rotto una gamba cadendo da una scala. Charlie corre in suo aiuto e fa così conoscenza con lui e col suo cane Radar, una conoscenza che, viavia, si trasformerà in affetto e stima reciproci. Ma Charlie si affezionerà soprattutto a Radar, il cane del vecchio, un'anziana femmina di pastore tedesco che ricambierà immediatamente il suo affetto.

La parte fiabesca del romanzo inizia qui, quando il vecchio Bowditch rivela a Charlie che il capanno che si trova sul retro della vecchia casa nasconde una porta che dà su un altro mondo, un mondo dove si trova una misteriosa meridiana capace di fare ringiovanire chiunque vi salga sopra. Radar è anziana, malconcia, piena di acciacchi, con ormai, a detta del veterinario, poco tempo davanti a sé. Charlie si è talmente affezionato al cane che decide di scendere con Radar nel pozzo-porta nascosto all'interno del capanno, con l'intento di portarla sulla misteriosa meridiana e farla ringiovanire.

Iniziano qui, nel Regno di Empis, le storie più belle e coinvolgenti del romanzo, con Charlie che si trasforma in una specie di principe Disney col compito di salvare quel mondo da una grave maledizione. Gli elementi dell'epopea fantasy ci sono tutti: una bellissima principessa in esilio, soldati-scheletri elettrificati (i Soldati della Notte), giganti mangiatori di uomini. Ma è un romanzo che, attraverso la fiaba, racconta anche il dolore, la fragilità umana, l'amore, l'importanza dei legami affettivi - Charlie attraversa il Pozzo dei mondi per amore del cane e alla fine torna nel suo mondo per amore del padre.

È un romanzo dove c'è tutto il meglio del grande Stephen King.

Tra USA e Cina (passando per Taiwan)

Biden, sulla faccenda Taiwan, ha lasciato intendere che un conflitto con la Cina potrebbe non essere una ipotesi peregrina. Se ci si pensa, manca solo un conflitto USA-Cina come ciliegina sulla torta dello scenario bellico mondiale. Avete mai provato a dare un'occhiata al mappamondo e a individuare i punti del pianeta in cui non siano in corso tensioni, conflitti, guerre? 

A me, in fondo, non importa granché. Bene o male ai cinquant'anni sono arrivato e con un po' di fortuna dovrei riuscire a campare fino alla fine senza vedere conflitti. Ma penso alle mie figlie e mi viene da chiudere gli occhi (ai nipoti non penso, perché lì è finita). Il mondo è in tumulto, è come una pentola a pressione pronta a saltare. Oggi siamo otto miliardi, fra trent'anni saremmo dieci miliardi. Siamo troppi, cresciamo esponenzialmente e senza limite, mentre il pianeta è limitato e ha sempre la stessa superficie: è inevitabile sgomitare gli uni con gli altri, è naturale che si creino tensioni, attriti. È come continuare ad ammassare detenuti in un carcere già sovraffollato. Non la vedo bene.

lunedì 19 settembre 2022

Nati per credere

Ci sono ragioni evoluzionistiche che stanno alla base del credere in una religione, oppure nella superstizione, anche nelle fake news. La nostra mente è infatti abituata, fin dalla notte dei tempi, a ragionare in maniera teleologica, ossia a pensare in termini di causa ed effetto. In pratica trova controintuitivo che tra due eventi, apparentemente in relazione tra loro, non ci sia invece alcuna relazione. Questo meccanismo innato è ciò che porta molti a trovare correlazioni, in realtà inesistenti, ad esempio tra i vaccini e alcuni tipi di patologie.

Perché la nostra mente ragiona così? Per motivi di adattamento evoluzionistico. Telmo Pievani cerca di spiegarlo con un esempio in questo bellissimo intervento. Se un nostro antico antenato camminando in un bosco trovava un ramo spezzato in terra, non gli conveniva pensare che fosse stato casualmente abbattuto da un fulmine, ma che si trovasse in terra spezzato perché poco prima era passato di lì un predatore che l'aveva schiacciato, e quindi il nostro ipotetico antenato si metteva in allerta. In pratica, la correlazione causa-effetto tra i due eventi (predatore-ramo spezzato) era ciò che poteva evitargli di essere ucciso da un predatore. 

Ecco perché noi, ancora oggi, tendiamo istintivamente a escludere la casualità nel succedersi degli eventi. È lo stesso motivo per cui è così diffuso il pensiero religioso (c'è una causa superiore da cui dipende tutto) e anche quello superstizioso. Questi meccanismi mentali, però, che tutti ci portiamo dietro come retaggio dell'evoluzione, non sono indelebilmente scritti nella pietra, ma si possono correggere con una precoce educazione scientifica, con l'esercizio del dubbio, del pensiero critico, tutte cose che dovrebbero essere inculcate già in età scolare. Dovrebbero, ma lo sono molto poco, purtroppo. E ciò spiega in parte il successo di gente come Salvini e altri.

sabato 17 settembre 2022

Perizie

Forse non c'era bisogno di attendere le mille pagine di perizie per capire ciò che era già chiaro fin da subito sulla tragedia del Mottarone, e cioè che il rischio che la funivia cadesse era alto e tutti l'hanno accettato. In nome del generatore simbolico di ogni valore: il denaro.

Fine dell'estate

Dai 30° di ieri ai 14° di oggi. In mezzo, una tempesta di acqua e vento che questa mattina ha mezzo devastato il tratto di costa da Cattolica a Ravenna, con porti esondati (Riccione e Cesenatico), alberi abbattuti, stabilimenti balneari devastati. E, solo ieri, la tragedia di Senigallia. L'estate è, almeno dal punto di vista del meteo (da oggi è obbligatoria almeno la felpa), definitivamente archiviata, e questi passaggi non sono mai indolori.

giovedì 15 settembre 2022

Regina Elisabetta

Non so quanto ci metterà a passare questa specie di sbornia collettiva generata dalla dipartita di Elisabetta II. Personalmente, non ho mai avuto particolare simpatia per tale tipo di istituzione, la monarchia appunto, ritenendola, come scrive il buon Attivissimo, un inutile e sfarzoso anacronismo nella società di oggi, ma a tanti piace tutto ciò che simboleggia, e questo spiega probabilmente questa specie di isteria collettiva.

Tra tutte le cose che ho letto al riguardo, mi limito a segnalare i due post, presi dal mio blogroll, che al riguardo mi sono piaciuti di più. Uno è di Romina (qui), l'altro di Paolo Attivissimo (qui), i quali, tra le altre cose, hanno il pregio di parlare della questione restando coi piedi per terra. Cosa rara, in questi giorni.

martedì 13 settembre 2022

Laura Pausini e Bella ciao

Francamente non capisco tutto il cancan che si è levato perché Laura Pausini, in una tv spagnola, non ha cantato Bella ciao ritenendola una canzone troppo politica. È una sua valutazione personale e come tale rispettabile, anche se magari non condivisibile. Sono sicuro che non avrebbe cantaro neppure Faccetta nera, se gliel'avessero proposto. 

In realtà Bella ciao non è in sé una canzone politica, è semplicemente un brano che per tutta una serie di motivi è ascrivibile alla sinistra. Ma il problema vero, a mio avviso, non è tanto che la Pausini non abbia voluto cantarlo, ma che Bella ciao sia un brano detestato a destra.

Se infatti ci si toglie il paraocchi ideologico e si guarda la canzone per quello che è, si scopre che racconta di un uomo che un giorno si sveglia e trova il suo paese invaso dallo straniero, e si adopera per cacciarlo. Dal punto di vista ideologico è destra alla stato puro. Non è infatti la destra che blatera sempre di stranieri, invasione e via discorrendo? È questa ipocrisia che al limite dovrebbe scandalizzare, non che la Pausini non abbia voluto cantarla in una trasmissione TV.

venerdì 9 settembre 2022

Peppa Pig e le due mamme

Vorrei sommessamente fare notare a FdI che bambini che vivono con due mamme o due papà esistono da molto tempo - in Italia sono circa 800.000. Studi e ricerche secondo cui tali bambini possono subire danni o traumi sono cominciati abbastanza recentemente e, al momento, vanno tutti nella stessa direzione: non c'è alcuna prova che una tale situazione pregiudichi il benessere psichico del bambino, per il semplice fatto che la qualità affettiva nelle relazioni genitori-figli non dipende dal sesso dei genitori.

A margine, ci sarebbe da fare notare che, Peppa Pig a parte, la storia dell'animazione contempla una lunga serie di film, cartoni animati, fumetti in cui bambini vivono e crescono in contesti familiari che esulano da quanto prevede la "normalità" a cui fa riferimento il distratto partito della signora Meloni.

martedì 6 settembre 2022

Fairy Tale


Sto trascorrendo qualche giorno di vacanza a San Martino di Castrozza. Oggi pomeriggio camminavo per Primiero, in centro. Sono passato davanti a una libreria e, all'improvviso, ho visto il libraio uscire con un libro sottobraccio, libro che si apprestava a riporre nell'espositore all'esterno. Era un libro con la copertina blu ma non riuscivo a leggerne il titolo. Poi l'ho riconosciuto. Mi sono avvicinato a lui velocemente e gli ho detto: "Non lo riponga nell'espositore, lo prendo io." Lui mi ha guardato sorridendo un po', poi mi ha detto: "Non si preoccupi, ne ho un altro dentro."

Sapevo che Fairy Tale usciva oggi in Italia, ma non avevo intenzione di comprarlo subito, pensavo di prenderlo una volta tornato a casa. Poi ho incontrato il libraio. Era destino che dovessi comprarlo oggi? Chissà...

domenica 4 settembre 2022

La perfezione inesistente

Scusate se insisto ancora con Telmo Pievani, ma a me quest'uomo affascina e non ringrazierò mai abbastanza Siu per avermelo fatto conoscere. Sono rimasto per tutti i 45 minuti incollato a questa bellissima lezione (metto il link in calce al post) sul tema dell'imperfezione.

Per qualche misterioso motivo siamo tutti portati a pensare, in maniera innata, che tutto ciò che esiste in natura sia perfetto. È perfetto l'essere umano, è perfetto il mondo animale, è perfetto il mondo vegetale. Tutto esiste in perfezione e in armonia, pensiero retaggio anche di una certa cultura cattolica, di cui siamo tutti impregnati, secondo cui la natura è stata creata da Dio e non può quindi per definizione essere imperfetta.

Se però si abbandona un attimo questa romantica visione e si guarda la realtà, si scopre che tutto ciò che ci circonda, compresi noi umani, non è nient'altro che un coacervo di imperfezioni, di soluzioni evoluzionistiche abborracciate, improvvisate, irrazionali, lontane anni luce da tutto ciò che si può ricondurre alla perfezione. Alcuni esempi che riguardano la nostra specie.

Vi siete mai chiesti perché gran parte della popolazione umana del pianeta prima o poi soffre di mal di schiena? Perché la flessuosità della nostra spina dorsale si è originata quando noi camminavamo ancora su quattro zampe e si è modellata su quel tipo di postura lì. Quando, circa tre milioni di anni fa, i nostri lontani antenati si sono alzati in piedi e sono diventati bipedi, il peso del corpo è andato a caricarsi su una colonna vertebrale organizzata per portare un peso molto minore, perché appunto distribuito su quattro zampe, non su due. Le lombaggini, i mal di schiena, la compressione delle vertebre che dà origine alle ernie e tanti altri problemi nascono da qui.

Altro esempio. C'è un nervo, chiamato laringeo, che parte dalla nuca e arriva alla laringe. Per fare questo percorso scende lungo il torace, passa sotto lo sterno e poi risale tornando alla laringe, allungando di dieci volte il percorso nuca-laringe. Questo succede perché nel corso dell'evoluzione questo nervo si è adattato a una fisiologia che originariamente era quella dei pesci (da cui discendiamo tutti, come cantava opportunamente anche Lucio Dalla).

Ma anche il parto è una soluzione evolutiva tra le più imperfette che ci siano: doloroso, traumatico, rischioso, pericoloso, tanto che ancora oggi in molte parti del mondo il parto è una delle principali cause di morte delle donne. Cosa c'è di perfetto, qui? Niente. Il parto come lo conosciamo è una soluzione evolutiva imperfettissima, abborracciata, raffazzonata, frutto di una evoluzione (anche qui c'entra il passaggio al bipedismo) che è andata per tentativi e che ha fatto quello che ha potuto.
E si potrebbe continuare all'infinito. Cosa c'è di perfetto, ad esempio, in noi maschietti, in un canale dell'uretra che passa attraverso la prostata con i problemi che ciò genera? (Presente!)

Insomma, l'idea della perfezione è una bellissima e consolante panzana. Una panzana che è affascinante e intuitiva perché al nostro cervello, sempre per meccanismi che hanno a che fare con l'evoluzione, piace (Pievani spiega anche questo).

La lezione è qui.

Senz'acqua

Ho ascoltato con estremo interesse la bellissima conferenza di Telmo Pievani che linko in calce a questo post. Il tema è la siccità. Come forse ricorderete, durante l'estate in molte zone d'Italia, ma anche fuori (è stata razionata anche in Inghilterra, prima volta nella sua storia), l'acqua è stata razionata e in molti posti lo è ancora, per poter fare fronte alla gravissima crisi idrica che ci ha colpiti (le immagini drammatiche del Po in secca le abbiamo viste tutti).

Ma questa siccità, per la quale in molte zone è stato richiesto lo stato di calamità, in realtà non è una calamità, né una emergenza, è semplicemente normalità. Si sa da almeno vent'anni che l'innalzamento progressivo delle temperature dovuto alle attività umane avrebbe portato a questo, era già stato previsto da tutti i modelli matematici e scientifici, così come si sa da trent'anni che, mediamente, oltre il 40 per cento dell'acqua che circola nei nostri fatiscenti acquedotti va perduta. Quindi non c'è niente di emergenziale in tutto ciò, c'è solamente la tara cognitiva che abbiamo noi umani di non riuscire a porre rimedio a problemi noti che si snodano sul lungo termine.

A partire dal minuto 53 in poi, c'è la parte più interessante della conferenza, che è quella in cui il grande scienziato risponde alle domande dei presenti su argomenti come demografia, spostamenti umani, sostenibilità del nostro modo di vivere, pandemia, deforestazione, il dramma e i danni prodotti dagli allevamenti intensivi, le prospettive per il futuro e ciò che attenderà le generazioni che verranno (i nostri figli e i nostri nipoti). Nel complesso, una bellissima panoramica per riuscire a capire meglio il mondo in cui viviamo e il nostro ruolo in esso.


sabato 3 settembre 2022

Il babau

Vorrei fare notare a Enrico Letta che non è continuando a evocare lo spettro dei fascisti al governo che si vincono le elezioni. Le elezioni si vincono coi programmi, ascoltando le istanze delle persone, parlando a chi ancora crede in una certa sinistra di redistribuzione del reddito, progressività fiscale, politiche del lavoro che rimettano l'uomo prima del mercato, di sostenibilità, di temi scomodi come la decrescita, di diritti.
Il babau, in certi racconti di Stephen King, si nascondeva di notte negli armadi delle stanze al buio di certi bambini impauriti, e continuare a lanciare ultimatum, chiedendo di scegliere tra noi e il babau, è il modo migliore per fare vincere il babau.

Stappare la bottiglia

Festeggiare la morte di qualcuno stappando una bottiglia, come ha fatto Marco Rizzo in occasione della morte di Gorbaciov, dice molto sulla persona che ha fatto il gesto. Non so, a me vengono in mente ad esempio certe scene di quei film gangster americani dove un clan criminale pianificava l'omicidio del capo del clan rivale; l'omicidio andava a buon fine e i capi del clan che aveva pianificato l'omicidio si riunivano e festeggiavano stappando la bottiglia.
Ecco, siamo a quei livelli lì.

domenica 28 agosto 2022

Dove sono gli euroscettici?

Da una rapida scorsa ai punti principali dei programmi dei vari partiti ho notato una cosa: sono spariti gli euroscettici, se si esclude quella barzelletta vivente di Gianluigi Paragone e il suo Italexit. Euroscettici che, se ricordate, abbondavano in occasione delle politiche del 2018, quando nacque il governo targato Cinquestelle/Lega. Entrambi questi partiti, i Cinquestelle in particolare ma anche la Lega, imperniarono infatti buona parte della loro campagna elettorale su uno sganciamento, più ideale che praticabile, dai vincoli economici e politici che ci legano all'Europa.

Oggi non c'è più niente di tutto questo, per il semplice motivo che, rispetto a cinque anni fa, abbiamo a che fare con un conflitto alle porte dell'Europa, una pandemia che nonostante non se ne parli più è tutt'altro che finita, la certezza di un inverno che sul fronte energetico lascerà morti e feriti e un tasso di povertà, in continuo rialzo, che ha raggiunto livelli mai visti.

Tutte situazione, queste, che spingono anche gli autarchici più sfegatati ad accantonare le loro velleità euroscettiche, consci del fatto che potremo tentare di fare fronte a tutto ciò che incombe solo facendo gruppo e restando saldamente uniti. Anche la signora Meloni, che da sempre accarezza un certo tipo di elettorato, in vista di un suo possibile ingresso a palazzo Chigi ha da tempo imboccato la via moderata dell'atlantismo e dell'europeismo (in chiave soprattutto di tranquillizzazione dei mercati, perché oggi sono loro che hanno in mano i destini di ogni singolo paese).

In definitiva è sempre la solita storia: si strepita e si sbraita di cose che gli stessi proponenti sanno essere non praticabili, salvo poi accantonare tutto velocemente di fronte alla realtà.

Servizio militare

Mai avrei creduto che un giorno sarei stato d'accordo con una uscita di Salvini, ma la sua proposta di reintrodurre il sevizio militare obbligatorio la condivido. Ora, intendiamoci bene, Salvini non è niente di più di un cazzaro da bar prestato alla politica, e l'idea di reintrodurre il servizio militare obbligatorio non è fattibile per tutta una serie di motivi (culturali, sociali,  economici ecc.). Questa cosa lui la sa benissimo, ovviamente, ma sa anche che alle sue sparate qualche gonzo abbocca sempre.

Detto questo, a me il servizio militare, che a 18 anni svolsi nel corpo non armato dei Vigili del fuoco, fu molto utile perché rappresentò il primo vero distacco dall'ambiente sociale e familiare in cui avevo sempre vissuto. Fu una sorta di rito di iniziazione, se così si può dire. Dovetti imparare a gestirmi, organizzarmi, a cavarmela da solo insomma, laddove, prima, avevo sempre avuto il supporto di qualcun altro. È stata un'esperienza che ha contribuito enormemente a responsabilizzarmi. Il servizio militare era forse l'ultimo rito di iniziazione rimasto, che rappresentava un po' quell'edipico e metaforico "uccidere il padre" che ha preceduto l'arrivo delle adolescenze infinite che oggi si protraggono fino a trent'anni e oltre.

sabato 27 agosto 2022

Piero Angela e gli AC/DC

Che Piero Angela fosse un talentuoso pianista (classico e jazz) è cosa nota, ma sentirlo suonare gli AC/DC è un colpo al cuore. Qui di seguito, un suo duetto col grande Danilo Rea e la sua esecuzione della mitica Thunderstruck :-)

(In realtà, il video in cui suona gli AC/DC mi sembra manipolato, ma è bello pensare che possa averli suonati per davvero.) :-)



venerdì 26 agosto 2022

Bergoglio e Strada

Ogni volta che ascolto gli strali (l'ultimo due giorni fa) di papa Bergoglio contro la guerra, strali e invettive anche crude che lancia da mesi, mi sembra sempre di sentire Gino Strada: stesse irruenza, stessi toni perentori, stessa intransigenza del grande chirurgo di guerra scomparso un anno fa. E, allo stesso modo di Gino Strada, stessa censura: pochi e brevissimi trafiletti nascosti nelle ultime pagine. 

Neppure al Meeting di Rimini in corso in questi giorni nessuno ne ha fatto cenno. Silenzio assoluto. Cioè, non so se sia chiaro: alla manifestazione più famosa organizzata da uno dei più grandi movimenti cattolici in Italia e non solo, non si fa menzione delle parole del papa.

Sembra quasi che essere pacifisti, oggi, sia una colpa, una vergogna, qualcosa da dissimulare per non dare fastidio a una società schierata in tutti i suoi strati a favore della guerra. Prendiamo atto.

Van Loon

Hendrik Willem van Loon (1882 – 1944) è stato un giornalista, storico, scrittore e illustratore olandese naturalizzato statunitense. Francesco Guccini scelse il suo nome per titolare l'unica canzone che dedicò a suo padre. Lo scelse perché quella specie di Piero Angela degli anni Trenta del secolo scorso era per il padre del cantautore una specie di mito. Aveva infatti in casa tutti i suoi i libri e tutti i giornali in cui comparivano i suoi articoli. 

Ferruccio Guccini, semplice impiegato postale, aveva per i libri una passione smisurata e trasmise questa passione al figlio Francesco, colui che poi sarebbe diventato uno dei cantautori più amati da generazioni di italiani. Francesco ha raccontato spesso aneddoti su suo padre e sul rapporto a volte anche conflittuale (quale figlio non ha avuto conflitti col padre?) con lui. Uno di quelli più curiosi è che Ferruccio proibiva al figlio di leggere fumetti perché pensava che la presenza delle immagini lo disabituasse alla lettura. Ma Francesco, oltre che di libri, era appassionato anche di fumetti e li leggeva di nascosto, poi li nascondeva in posti che solo lui conosceva. 

Francesco ha mantenuto questa canzone nelle scalette dei suoi concerti fino alla morte del padre, poi l'ha tolta perché la commozione prendeva il sopravvento e a volte non riusciva a portarla a termine. Van Loon è la classica ballata gucciniana, poetica e ricca di richiami a piccoli episodi e aneddoti riguardanti suo padre. Inizia con toni abbastanza cupi, poi, lentamente, si apre e acquista colore, raggiungendo l'apice nel bellissimo assolo di chitarra classica eseguito dalbravissimo Flaco Biondini a metà del pezzo. Una delle tante perle scritte da Francesco Guccini.

mercoledì 24 agosto 2022

Il caso Alaska Sanders


Approfittando del fatto che una mia cara amica di Cesena me l'ha prestato, ho letto in un fiato questo ultimo, mastodontico, romanzo di Jöel Dicker. Dello stesso autore avevo letto il celeberrimo La verità sul caso Harry Quebert e anche quello l'avevo divorato. 

I libri di Dicker sono accomunati da alcune caratteristiche. La prima, e più importante, è che incollano chi legge alle pagine, nel senso che la narrazione è coinvolgente e ricchissima di colpi di scena che spiazzano, e si ha sempre bisogno di andare avanti per conoscerne gli sviluppi.

Allo stesso tempo, però, se proprio si vuole trovare un difetto, le storie di Dicker sono a tratti un po' troppo inverosimili. Ora, è vero che un romanzo è spesso opera di fantasia, frutto di invenzione, ma anche una storia inventata deve a mio parere mantenere una certo grado di verosimiglianza. Quando, durante la lettura, ci si trova a sorridere per l'impossibilità di certe coincidenze, significa che forse l'autore si è spinto in questo senso un po' troppo in là.

Detto questo, al netto di una certa complessità della trama, del continuo ricorso a flash-back e dell'elevato numero di personaggi che si muovono al suo interno, l'ho trovato un ottimo romanzo.

venerdì 19 agosto 2022

Farsi curare dai negri

Al pronto soccorso di Lignano Sabbiadoro arriva, nella notte, un'ambulanza. Dentro c'è un sessantenne con lesioni multiple, conseguenza di una rissa. A riceverlo c'è il medico Andi Nganso, 36 anni, originario del Camerun, arrivato in Italia a 19 anni e laureato in medicina e chirurgia. Il 60enne lo vede e gli intima di stargli lontano, potrebbe attaccargli delle malattie. Poi aggiunge: "Preferirei due costole rotte piuttosto che farmi curare da un negro."
Il medico lo cura, poi va a sporgere denuncia.

È un episodio isolato, naturalmente, ma sintomo di una mentalità aberrante molto diffusa che non si riesce in alcun modo a estirpare. E quello che più fa paura e rabbia è che alle prossime elezioni la destra che, salvo sorprese, andrà al governo continuerà a muoversi e ad avallare più o meno palesemente tali aberrazioni.

mercoledì 17 agosto 2022

Piero Angela e le coppie omosessuali

C'è un video che circola in rete in cui Piero Angela parla delle coppie omosessuali. Dura un minuto. L'ho guardato e riguardato, e non ho potuto fare a meno di pensare come un signore di 93 anni, nato in un altro secolo, sia molto più avanti, abbia una mente e una visione del mondo molto più aperte di tante persone più giovani accecate da ignoranza e pregiudizi. Politici (molti) compresi. 

Certo, è logico, si tratta di Piero Angela, una persona che ha studiato tutto quello che c'era da studiare, ed è un po' un vincere facile su chi, per qualsiasi motivo, magari non ha potuto farlo e, coi neuroni devastati da una certa propaganda cattolica e omofoba, è rimasto impigliato nei pregiudizi.

Pensavo a come sarebbe infinitamente migliore questo paese se fosse diffusa la cultura del conoscere, della curiosità, dello studio, del dubbio, della messa in discussione dei pregiudizi. Vabbe', amen. Ah, il video è qui.

Perché odiano Greta

Mi sono imbattuto in un interessante video del sempre bravo Massimo Polidoro in cui si spiega perché Greta Thunberg sia stata avversata, demonizzata, ridicolizzata da vasta parte dell'opinione pubblica, da politici, intellettuali e anche scienziati. Una avversione che arriva quasi esclusivamente da una sola parte politica: la destra, sia qui in Italia che in Europa che negli USA.

Qui a casa nostra, tra i capofila del dileggio ci sono gli immancabili Il Giornale, Libero, La Verità e Il Foglio (quando c'è da stare dalla parte sbagliata, in questo caso tra i negazionisti del riscaldamento globale, state pure tranquilli che Il Foglio c'è sempre. D'altra parte come dimenticare il sempre pregevole Giuliano Ferrara che a luglio, durante una delle ondate di caldo più intense da molti anni a questa parte, si limitò a dire che in luglio ha sempre fatto caldo?).

Ma il video di Polidoro è interessante perché spiega i motivi per cui una precisa parte politica, la destra appunto, ha sempre negato, e nega tuttora, il climate change. Il video è qui.

martedì 16 agosto 2022

La morte razionale

La parte che ho trovato più emozionante del discorso di Alberto Angela è quella dove menziona l'ultimo insegnamento lasciatogli dal padre: affrontare la morte con la serenità che viene dalla razionalità. Quella morte che incute a tutti grandi paure, lui l'ha avvicinata con lo stesso spirito con cui ci si alza dal tavolo, dopo una bellissima cena con gli amici, si saluta e si esce dalla sala.
Da brividi...

lunedì 15 agosto 2022

15 agosto

Quando io e mio fratello eravamo piccoli mia madre ci proibiva di andare al mare il giorno di Ferragosto. O meglio, non ci proibiva di andare al mare ma ci obbligava a restare sulla spiaggia, senza entrare in acqua.

Era infatti a quei tempi diffusa la credenza che nel giorno di Ferragosto qualcuno affogasse sempre, e ciò succedeva perché la Madonna voleva prendersi la sua anima.
Ovviamente non è vero niente, dal momento che la gente, in estate, affoga ogni giorno. E forse neppure lei ci credeva veramente, ma questo era e noi non potevamo fare altro che ubbidire. Anche perché ai miei tempi i genitori esercitavano sui figli una giusta autorità, e questa autorità veniva rispettata, a differenza di quanto accade oggi, in cui l'autorità la esercitano i figli sui genitori e questi devono rispettarla.

Questo ricordo della mia infanzia mi torna alla mente ogni anno, e in fondo è anche piacevole.

sabato 13 agosto 2022

Ciao, Piero


Credo che l'immenso dolore per la sua scomparsa sia in parte lenito dalla consapevolezza della fortuna che abbiamo avuto ad averlo. Che altro dire?
Personalmente, lo ringrazio perché se oggi sono un uomo curioso di tutto, critico, dubbioso, refrattario ai dogmi e ai pregiudizi lo devo a lui, alle sue trasmissioni, ai suoi molti libri che affollano la mia libreria. Di lui resteranno il suo garbo e un lascito culturale immenso.

Ciao, Piero.

Un anno fa

venerdì 12 agosto 2022

Le distanze dal fascismo

La signora Meloni, già in odore di investitura a PresDelCons, ha cominciato a fare qualche dichiarazione in chiave disconoscitrice del ventennio, dicendo che FdI non ha più niente a che vedere con quella roba là, che quella roba là è stata definitivamente relegata alla storia e cose così. Tecnicamente, né FdI né la Lega possono essere definiti partiti fascisti. Certo, ogni tanto amano richiamare nella loro propaganda parti di quell'armamentario ideologico e propagandistico (i "pieni poteri" invocati da Salvini quando fece cadere il Conte uno dal Papeete ne sono un esempio), ma niente di più. Movimenti che si richiamano palesemente al fascismo sono semmai i gruppuscoli extra-parlamentari come CasaPound e Forza Nuova.

Vedremo, col tempo, quanto di queste dichiarazioni avrà un fondo di verità. Ma le lodevoli dichiarazioni da sole non bastano. Per avere un minimo di credibilità, la retorica ha infatti bisogno del supporto dell'estetica. E qui qualcosa stona. Nel simbolo del partito, infatti, campeggia ancora, in ottima posizione, la fiamma tricolore, inventata nel '46 da un gruppo di reduci repubblichini e da allora sempre utilizzata per contraddistinguere partiti riferibili all'estrema destra (a cominciare dal MSI in qua). Insomma, mi sembra che la signora Meloni dovrà, oltre a profondersi in lodevoli dichiarazioni, adoperarsi in qualcosa di concreto e "visibile", se vorrà essere presa sul serio.

Masturbarsi è peccato?

Mi è capitato per caso sott'occhio la risposta di un teologo a un credente che chiede se, alla luce della dottrina cattolica, masturbarsi sia peccato. Il teologo risponde affermativamente, non tanto - dice - per la trasgressione a un comandamento, che presumo sia quello che intima di non commettere atti impuri, ma perché chi si masturba "sta facendo del male a sé stesso perché questa energia umana fatta per esprimere e alimentare l’amore e per generare vita viene usata per procurarsi un piacere solitario."

Il peccato, però, se ho capito bene, non sta tanto nel procurarsi un piacere solitario, checché ne dica il teologo, ma sta nel fatto che il piacere è improduttivo (il famoso "non disperdere il seme" di una celebre canzone di De André). Questa cosa fa abbastanza sorridere, a pensarci, per il fatto che fare sesso esclusivamente per procreare non è altro che una delle forme più bieche di materialismo. E sentirlo predicare dai cattolici, che parlano sempre di spirito... Insomma, la cosa fa sorridere, a pensarci.

Per quanto riguarda il non commettere atti impuri, il teologo credo faccia bene a non prenderlo come paradigma per affibbiare alla masturbazione il grado di peccato, perché, per quanto ne so io, quel comandamento fa riferimento all'adulterio, non a forme non canoniche di pratiche sessuali. Ma queste sono sottigliezze teologiche che lascio a chi è più competente di me.

Alla fine, ciò che più mi sorprende è che la chiesa, in merito alla masturbazione, non si è mossa di un millimetro dai tempi in cui ero giovinetto io. Ricordo molto bene, infatti (sono cresciuto in una famiglia e un ambiente cattolici), gli anatemi del prete sul toccarsi, che è cosa sporca, peccato mortale, guai, si paventava addirittura il rischio di diventare ciechi, oppure ti poteva cadere l'appendice pendula. Per non parlare poi di quando, da dietro la grata del confessionale, il temibile prete chiedeva se ci si fosse toccati e quante volte.

Ecco, siamo ancora fermi a 50 anni fa. Ancora lì a demonizzare una delle cose della vita più naturali che ci siano: la soddisfazione di una pulsione sessuale, un bisogno primario come mangiare, bere o dormire. Ma ancora più tristezza me l'ha provocata la domanda del richiedente consiglio, una persona attanagliata dal dubbio e dalla paura. Paura. A dimostrazione del livello di sudditanza psicologica che alcune persone possono raggiungere nei confronti di dettami religiosi fuori da qualsiasi logica e totalmente (questi sì!) contro natura.

mercoledì 10 agosto 2022

Undici minuti

Ho scoperto casualmente che Francesco De Gregori, qualche anno fa, ha pubblicato e scritto una canzone che dura undici minuti. La cosa è abbastanza sorprendente, anche per il fatto che le radio non passano canzoni con una durata del genere, a parte forse nelle ore notturne. 

Vedo in questa operazione il fascino di andare oltre gli schemi, di rompere le consuetudini obbligate. Nessun cantante, oggi, specie se all'affacciarsi della carriera, farebbe una canzone più lunga di tre o quattro minuti, perché nessuno gliela passerebbe e morirebbe sul nascere. Ci sono delle regole a cui si deve sottostare, regole imposte dal mercato, dalla pubblicità, dai tempi delle radio, e anche dalla ormai generalizzata refrattarietà a tutto ciò che non è veloce, non è usa e getta.

De Gregori può permettersi il lusso, visto che non deve più dimostrate niente a nessuno, di scrivere un pezzo di undici minuti. E se le radio non lo passano, chi se ne frega? Intanto lui ha dato alla sua creatività carta bianca. E lo ha fatto come solo lui sa fare, costruendo su tre soli accordi e una melodia orecchiabilissima un testo che più "degregoriano" non potrebbe essere. Un testo a tratti ermetico, ricco di metafore, allegorie, richiami letterari, un testo dove Cenerentola, Bette Davis, Casanova, Einstein, Ezra Pound, Caino e Abele, il buon samaritano e altri possono andare tranquillamente a braccetto.

Un brano che ognuno può interpretare come vuole e dare ad esso il significato che crede di intuire. In fondo musica e testi sono arte, esattamente come i quadri, che sono opere in cui ognuno vede e interpreta ciò che è più vicino e simile alla propria anima. 


Lungo il fiume

L'uomo uscì di casa verso le otto, dopo aver cenato e aver rassettato alla bell'e meglio l'angolo cucina. In realtà non c'era granché da sistemare, dato che da molti anni, ormai, viveva solo. Giusto il piatto, il bicchiere e un paio di posate. Appoggiò tutto nel lavabo, dove riposavano ancora piatti e bicchieri del giorno prima e di quello prima ancora. Ogni giorno era un rimandare il lavaggio al giorno successivo e il lavabo portava il peso di tutti i piatti non lavati nei giorni precedenti. Uscito, fece poche decine di metri, camminando senza fretta. Un po' per l'età e un po' perché nelle fasi finali della vita non si ha più voglia di correre.
Imboccò quindi la pista pedonale che costeggiava il fiume, come faceva ogni sera. I lampioni situati lungo il camminamento mandavano una luce fioca ma sufficiente a penetrare il buio.
Conosceva quel tragitto a memoria: ogni lampione, ogni panchina, anche ogni cestino dei rifiuti; avrebbe potuto percorrerlo anche se i lampioni fossero stati spenti. 

Arrivò alla panchina, non una qualsiasi, ma la sua, quella su cui si sedeva ogni sera. Si sedette. Da una tasca interna della giacca logora tirò fuori un pacchetto di Marlboro. Lo aprì e vide che ne erano rimaste due. Ne prese una e l'accese, poi si mise a guardare il lento fluire dell'acqua nel piccolo specchio illuminato dalla luce fioca del lampione. Ogni sera l'uomo si sedeva su quella panchina e, mentre guardava il fluire lento dell'acqua, ripensava all'altrettanto lento fluire della vita vissuta: occasioni perdute, rimpianti, ricordi belli e ricordi che facevano male, ma anche gioie, cose belle successe. I ricordi che affioravano, scomposti, imprevedibili, privi di qualsiasi coerenza, si mischiavano al filo sottile di fumo che saliva dalla sigaretta che teneva tra le dita.
Gli piaceva ripetere ogni sera quel rituale, anche se non sapeva bene il perché; probabilmente perché nella vita - pensava - si ha bisogno anche di ritualità, e la ritualità implica l'avere dei punti fermi, quei punti fermi limitano l'angoscia.

L'uomo rimase seduto sulla panchina per una ventina di minuti. A un certo punto sentì dei passi che si avvicinavano. Si voltò per guardare chi fosse. Erano un uomo e una donna, tutti e due di mezza età. Camminavano tenendosi per mano, parlando del più e del meno. "Buonasera," disse l'uomo. "Buonasera," replicò la coppia all'unisono. Non appena furono usciti dal cono di luce fioca del lampione, l'uomo si alzò dalla panchina e s'incamminò verso casa, e camminando pensava che anche a lui sarebbe piaciuto avere qualcuno con cui poter chiacchierare camminando la sera in riva al fiume. C'era, una volta, una persona con cui aveva condiviso parte della vita, ma se n'era andata da tempo.

Arrivò a casa, entrò. Accese la luce e chiuse a chiave la porta, poi si avviò al piano di sopra, verso la camera da letto. Nel lavabo erano sempre ammucchiati i piatti degli ultimi giorni. Li avrebbe lavati l'indomani.
Forse.

lunedì 8 agosto 2022

I barconi e la Meloni

Quando la signora Meloni dice che l'unica soluzione (soluzione a cosa?) è quella di fermare i barconi, o non sa ciò che dice o lo sa ma è in malafede. Fermare i barconi non è tecnicamente possibile, per il semplice fatto che la superficie di mare da controllare è di dimensioni amplissime e il nostro paese non ha mezzi a sufficienza per coprirla e controllarla tutta. Al massimo si può tentare di bloccare al largo qualche nave umanitaria, come faceva Salvini, ma anche questo non si può fare perché è contro ogni legge attualmente vigente (Salvini è - giustamente - sotto processo per averlo fatto). 

Tra l'altro, la mossa di bloccare al largo le navi è puramente teatrale e propagandistica. Non serve a niente se non a dare l'illusione di aver risolto il problema. Mentre infatti si bloccavano al largo alcune centinaia di disgraziati, ne arrivavano almeno dieci volte tanti con barche e barchini, che approdavano (e approdano tuttora) sulle nostre coste in barba a tutti i blocchi. A questo si aggiunge che i migranti che attraversano il Mediterraneo sono una piccola parte di quelli che entrano, il grosso di essi utilizza infatti la rotta balcanica ed entra valicando i confini terrestri orientali a Gorizia e Trieste. Il blocco navale è puro teatro, buono giusto per raccattare qualche voto dai poveretti che ancora pensano sia una soluzione valida ed efficace.

Più in generale, la storia insegna che quando masse di persone si muovono perché hanno lo stomaco vuoto o perché fuggono da guerre e miseria, non c'è modo di fermarle. Le migrazioni sono fenomeni complessi, stratificati e le dinamiche che ne stanno alla base lavorano su grande scala. Pretendere di fermare le migrazioni bloccando qualche nave al largo è come pretendere di svuotare l'Adriatico a secchiate. Le migrazioni non si possono fermare, si può al massimo tentare di governarle e di gestirle in maniera seria e competente in modo da non esserne travolti, e noi non lo stiamo facendo, né l'abbiamo mai fatto perché il fenomeno è sempre stato considerato alla stregua di materia elettorale, mai come serio problema da affrontare con lungimiranza e competenza. Quello che oggi sta succedendo non è un imprevisto, qualcosa che ci è capitato addosso tra capo e collo all'improvviso. Si sapeva che saremmo arrivati a questo (Umberto Eco scrisse il bellissimo Migrazioni e intolleranze più di vent'anni fa, prevedendo esattamente ciò che poi è successo).

Il fenomeno non è più arginabile; tutt'al più, se siamo ancora in tempo, si può tentare di gestirlo in qualche modo. E la stupidaggine dei blocchi navali, senza interventi seri, è il modo più sicuro per venirne travolti.
Auguri!

sabato 6 agosto 2022

Chi fa politica

Io penso che oggi, in Italia, uno dei pochi o forse l'unico che faccia davvero politica sia Marco Cappato.

Vi avanza un'emergenza?

Le cose vanno male, ma male, ma molto male. Dopo l'emergenza criminalità (che non c'è, tutti i reati, specialmente quelli di sangue, sono in calo da decenni), dopo l'emergenza invasione stranieri (che non c'è, il numero degli stranieri residenti in Italia è stabile da oltre un lustro), dopo l'emergenza criminalità degli immigrati (che non c'è, il numero degli immigrati in carcere è in leggero ma costante calo), Salvini ha sollevato, con la tradizionale franchezza, sconosciuta ai suoi tortuosi e sfuggenti colleghi, la terribile emergenza delle baby gang. Le nostre città sono ostaggio di questi giovinastri, in gran parte nordafricani, spesso dell'est Europa, talvolta asiatici, spesso pure italiani, dediti a scorribande, aggressioni, taglieggiamenti e ogni sorta di soperchierie di cui noi brave persone, pacifiche e accomodanti, non ne possiamo davvero più. C'è da aver paura a uscire di casa, ormai! Per fortuna il nostro Salvini non se ne sta a bocca chiusa, dice le cose come stanno e propone soluzioni. L'ultima ieri: niente patente ai violenti. Interessante. I violenti non hanno paura di denunce, tribunali e carceri, ma se non gli dai la patente, chissà, magari si ravvedono. Però c'è un problemino, che mi permetto di segnalare sottovoce. Non c'è nessuna emergenza baby gang. Nel 2020, ultimi dati disponibili, i minorenni arrestati o fermati dalla polizia erano 26 mila 271. Meno del 2019, meno ancora del 2018, molti meno del 2017, parecchi meno del 2016, enormemente meno del 2015, quando erano 35 mila e 744. In sei anni, quasi il 30% in meno. Va bene, Salvini. Ci vediamo alla prossima emergenza.

Mattia Feltri, La Stampa, 6.8.2022

giovedì 4 agosto 2022

Passerelle

Salvini va a Lampedusa a fare una delle sue solite passerelle elettorali. Facendo finta di dimenticare, naturalmente, che le persone sbarcavano anche prima che il governo Draghi cadesse, governo di cui faceva parte anche la Lega. 
Non ricordo passerelle in quel periodo.

martedì 2 agosto 2022

Il violinista del diavolo

Sto leggendo un libro (Note, l'invenzione della musica), scritto da Alberto Angela, sulla storia della musica. Tra i tanti aneddoti interessantissimi qui raccontati, c'è quello, famoso, secondo cui il grande Niccolò Paganini (immagine qui sotto) era considerato "il violinista del diavolo".
Scrive Angela: "A cavallo tra Settecento e Ottocento comparve forse il più grande violinista di tutti i tempi, Niccolò Paganini. Il suo talento fu talmente strabordante da dare adito a leggende che lo attribuivano a cause sovrannaturali, addirittura a un patto con il diavolo. Paganini, che aveva un aspetto pallido ed emaciato a causa della sifilide e vestiva sempre di nero, giocò parecchio su questa leggenda per alimentare il suo mito. Da allora, nei racconti popolari, il violino è tradizionalmente associato al diavolo, che per tessere le sue trame e traviare gli uomini si avvale del suo suono ipnotico e incantatore. Anche la settecentesca sonata di Giuseppe Tartini, Il trillo del diavolo, sarebbe nata dal sogno di un patto con Satana."

Questo interessantissimo aneddoto mi ha fatto venire in mente una canzone di Franco Battiato di qualche anno fa in cui viene citato. È la stupenda Lode all'inviolato, a cui dedicai anche questo video.


domenica 31 luglio 2022

MS

La mia prima (e unica) sigaretta la misi in bocca a 17 anni. Era estate e io lavoravo come inserviente in una colonia di Bellaria. Lo facevo per tirare su qualche soldo con cui aiutare i miei a pagarmi i libri di scuola. Gli altri ragazzi che lavoravano con me fumavano tutti, o quasi. Uno può essere animato dai migliori propositi (i miei genitori m'avevano sempre proibito di avvicinarmi al fumo e io avevo sempre assecondato questo loro volere), ma quando questi propositi cozzano contro la realtà circostante, non esiste alcun automatismo che garantisca che abbiano sempre la meglio. 

Una mattina una ragazza me ne offrì una. Credo fosse una MS ma non sono sicuro. Io la rifiutai. Lei insistette e io passai dal rifiuto convinto al tergiversare. Alla fine cedetti e la presi. Me la misi tra le labbra con un po' di... insomma con quella sensazione che si prova quando non si sa bene cosa fare. Vedendo la mia insicurezza mi disse: "Adesso ti passo l'accendino, non appena la sigaretta si è accesa, inspira." Vidi la fiamma dell'accendino e, nel momento in cui la sigaretta si accese, inspirai. Provai una sensazione come di soffocamento e sentii di aver riempito i miei polmoni con qualcosa che non c'entrava niente con l'aria che avevo respirato in tutti i 17 anni precedenti. Avevo immesso qualcosa dentro di me che sembrava estraneo al concetto di vita come l'avevo inteso fino ad allora. Gettai la sigaretta in terra sputandola, poi mi piegai e cominciai a tossire. La ragazza mi guardò e rise: sapeva bene la reazione che provoca la prima sigaretta. Dopo alcuni minuti mi ripresi e le dissi che non avrei mai più messo in bocca una sigaretta per il resto della vita, e così ho fatto. Sono passati 35 anni da allora e non ne ho più toccata una. E sono contento di questo. Ogni tanto ripenso a quella ragazza. Chissà dov'è ora, chissà cosa fa... 

E chissà se fuma ancora le sue MS.

Don Chisciotte della Mancia


A dire il vero, non so bene cosa scrivere su questo romanzo che ho appena terminato. In primo luogo perché a scrivere recensioni non sono mai stato bravo, e poi come si fa a recensire quello che è considerato uno dei maggiori capolavori della letteratura mondiale? Quello che forse posso dire è che Don Chisciotte è un simbolo della fede incontrastata e cieca in un ideale. Una fede indistruttibile. E ai suoi opposti, agli opposti di questo idealismo, stanno il buon senso, la concretezza, la pragmaticità, la cruda realtà, elementi incarnati dall'eterno compagno di Don Chisciotte: Sancho Panza.

È fondamentalmente un romanzo sulla condizione umana, le sue contraddizioni, le sue debolezze, le sue vette, ma anche i suoi abissi. È quel tipo di letteratura attraverso cui, come direbbe Galimberti, si imparano i sentimenti, si dà a loro un nome. Si apprende cos'è il dolore, la gioia, la sofferenza, la disperazione, l'esaltazione, la fiducia, la speranza, il disincanto. Tutto questo incorniciato in una storia che, pur nella sua maestosità e prolissità (a tratti), è avvincente e mai noiosa.  

Non ricordo chi fu a dire che non bisogna leggere libri per essere migliori, o più acculturati, ma bisogna leggere perché ci sono storie che appassionano, rapiscono, trascinano con loro fino a consentire al lettore di farne parte. Questo libro lo fa.

Orrore e psicologia

In questi ultimi giorni sono avvenuti due fatti di cronaca che hanno scosso non poco l'opinione pubblica: la bambina deceduta perché abbandonata a sé stessa dalla madre e l'omicidio dell'ambulante nigeriano a Civitanova. In mezzo al mare magnum di ciò che è stato detto e scritto, le uniche considerazioni sensate, che offrono un punto di vista diverso rispetto a quelli triti e ritriti imperanti, le ho trovate in un articolo dello psichiatra Giuliano Castigliego. Chi desidera leggerlo, lo trova qui.

martedì 26 luglio 2022

Cervantes senza Cancel Culture

In questi giorni sto leggendo Don Chisciotte della Mancia, di Miguel de Cervantes, e mi sono accorto che sono narrati alcuni episodi che mi sembra strano non siano stati additati al pubblico ludibrio dai fanatici deliranti della cosiddetta Cancel Culture.

Uno è una sorta di apologia, o comunque accondiscendenza, di Sancio Panza nei confronti della schiavitù praticata dagli spagnoli nei confronti degli africani (cap. XXIX della parte prima); il secondo è l'episodio dove Don Chisciotte deplora con fervore l'ipotesi che le ragazze siano libere di scegliersi il marito che vogliono (cap. XIX della parte seconda).

Strano, dicevo, che ai fanatici del politicamente corretto nella letteratura classica queste cose siano sfuggite, dal momento che si sono scagliati con fervore degno di miglior causa su capolavori come Via col vento, ad esempio. Ma magari è sfuggito a me.

Disumanità

Stamattina ho fatto il tampone del settimo giorno e mi sono negativizzato. In questi sette giorni segregato in camera per il covid mi è venuto spesso da pensare a tutti quelli che sono costretti a letto colpiti da malattie invalidanti di qualsiasi tipo. Non per fare qualsivoglia paragone tra la mia situazione e la loro, sia chiaro. Io potevo comunque alzarmi, muovermi, avevo i libri, il cellulare per cazzeggiare su internet e altre cose, anche se ero comunque relegato entro il perimetro della stanza; quindi niente paragoni, peraltro irrispettosi.

Ho solo pensato che, per come sono fatto io e per come mi conosco, non riuscirei a vivere in situazioni come quelle di cui spesso parlano le cronache - penso ad esempio a Dj Fabo e altre - e ancora oggi mi sembra incredibile e ai limiti del disumano che non sia permesso legalmente a queste persone di poter porre fine a quella che, a loro insindacabile giudizio, non ritengono più essere vita degna di essere vissuta. Credo sia un abuso gigantesco, una forma di estremo egoismo, se non addirittura di sadismo, perché in fondo si priva (in nome di cosa?) un'altra persona del diritto di poter decidere da sé se la vita che sta vivendo è vita oppure no. 

È una forma di prepotenza, di prevaricazione intollerabile, che non ha e non può avere alcuna giustificazione. Con in più l'aggravante di continuare a infliggere a un altro una sofferenza di cui lui vorrebbe liberarsi. Si infligge sofferenza deliberatamente. È disumano, tutto ciò. E una società come la nostra, che lo permette, è una società disumana.

Vittorio De Scalzi

Mi spiace che se ne sia andato Vittorio De Scalzi. I New Trolls mi fanno sempre venire in mente mio zio Mauro, che li adorava. Ricordo, quando ero bambino, che salivo sulla sua Citroën Due Cavalli verde e trovavo le loro musicassette sparse dappertutto. Un bel periodo della mia fanciullezza.

lunedì 25 luglio 2022

Nomi e cognomi

Io non so quali scuole abbia frequentato Salvini, ma sono ragionevolmente sicuro che in quelle che ho frequentato io (sia alle elementari che alle medie che alle superiori) l'appello veniva fatto chiamando i cognomi, non i nomi. Le uniche occasioni in cui venivamo chiamati per nome erano quando il prof di matematica delle medie formava le squadre, alla ricreazione o in occasione di qualche uscita, per giocare a calcetto.

Mi viene a questo punto da pensare che Salvini manco le abbia frequentate, le elementari. Sul ritorno in scena della teoria del gender, invece, non mi pronuncio per decenza.

domenica 24 luglio 2022

Il fronte

Dice Letta che il 25 settembre sarà una sfida tra lui e la Meloni, e per riuscire a vincerla vuole creare un fronte ultra-largo che raccolga Speranza, Di Maio, Renzi, Calenda, Brunetta (e, all'occorrenza, il macellaio di fronte a casa mia). Una ammucchiata, insomma, che più eterogenea e ridicola non si può immaginare.

Letta non ha ancora capito - e io l'ho sempre considerato un politico mediamente intelligente - che le ammucchiate per fare numero sono il modo migliore per perdere le elezioni e consegnare il paese alle peggiori destre. Gli elettori, specie quelli che ancora si riconoscono a sinistra, vogliono programmi, idee, progetti. Vogliono parole chiare su progressività fiscale, redistribuzione del reddito, diminuzione delle diseguaglianze, allargamento dei diritti, ecologia, ambiente. Questo vogliono sentire, non che si assemblerà una armata Brancaleone dove c'è dentro anche Brunetta.

Eppure non è difficile da capire.

venerdì 22 luglio 2022

Comincia l'indecente spettacolo

Il tempo stringe, settembre non è lontano, bisogna fare in fretta. I primi due a dare inizio alle danze sono stati già oggi, a cadavere del governo Draghi ancora caldo, Salvini e Berlusconi, i quali hanno riaperto i cassetti coi loro ormai storici e ammuffiti arnesi propagandistici.

Salvini si è fatto riprendere al Tg1 in una bella e posata immagine di lui, seduto a una scrivania (non la ripropongo per decenza), con sullo sfondo una sfilza di madonne, santini, rosari e quant'altro, un armamentario religioso che fa sempre presa su un certo tipo di elettorato. I temi, anche quelli ritirati fuori dal cassetto dopo una soffiata alla polvere, sono i classici ritornelli sulla sicurezza, prima gli italiani, stop ai migranti, le baby gang (quelle composte da stranieri, le italofone vanno benissimo) e tutto il resto. Niente che non si sia già visto e rivisto.

Berlusconi, invece, che il 25 settembre correrà per un posto in Senato (lo so, viene da piangere), ha già annunciato un programma che prevede la piantumazione di un milione di alberi ogni anno e l'innalzamento di tutte le pensioni minime a 1000 euro. Una ventina d'anni fa promise il famoso milione di posti di lavoro, oggi rimane sempre il milione ma si parla di alberi, ché sulla balla del lavoro qualcuno potrebbe mangiare la foglia.

La faccenda delle pensioni a 1000 euro è interessantissima e l'aveva già annunciata nella campagna elettorale del 2017. All'epoca ne parlai qui e quindi non ci torno sopra. Mi limito a ribadire che questo adeguamento costerebbe uno sproposito di soldi e naturalmente, oggi come allora, il tipo delle cene eleganti si è ben guardato dall'illustrare come e dove reperirà le risorse (aumento dell'Iperf? dei contributi sul lavoro? si va a debito? Non si sa), ma intanto l'annuncio a effetto è lanciato, con la vasta massa di poveri di spirito, già esultante, pronta a bersi la panzana.

Mancano due mesi al voto. Prepariamoci, sentiremo "cose che voi umani..."

giovedì 21 luglio 2022

Crisi

Mi fanno un po' sorridere gli allarmati e i preoccupati per il probabile (non sicuro) avvento di un governo trainato dalla destra, magari guidato dalla Meloni. Se anche Draghi non fosse caduto, con probabile chiamata al voto il prossimo due ottobre, si sarebbe comunque votato in marzo (fine naturale di questa disgraziata legislatura), e non credo che sarebbe cambiato granché, se si esclude il breve posticipo della disgrazia che comunque sembra ormai destinata a caderci sulla testa, quale appunto l'avvento di un nuovo 28 ottobre '22.

Per quanto riguarda questa crisi di governo, al di là del fatto che Draghi piacesse o meno, mi sembra evidentissimo che è stata provocata per meri interessi di bottega, per cercare cioè di recuperare i consensi perduti, indugiando sugli istinti più irresponsabili, da parte dei tre partiti ormai da tempo più in difficoltà, cioè Cinquestelle, Lega e Forza Italia. D'altra parte è ormai prassi consolidata che le meccaniche politiche si basino non su visioni o progetti a lunga scadenza improntati alla lungimiranza, ma sul perseguimento del consenso immediato, con tutto ciò che ne consegue.

Prevedo tempo cupi e pericolosi sotto parecchi punti di vista. Teniamoci forte.

mercoledì 20 luglio 2022

Il titolista di Panorama



Credo che il titolista di Panorama abbia bisogno di un ripasso di ortografia. "Perché" va infatti scritto con l'accento acuto, non grave; "dà", declinato come terza persona del presente indicativo del verbo dare, vuole l'accento, non l'apostrofo, che si usa al limite nella forma imperativa.

Mi si accuserà di eccessiva pignoleria, e forse è vero. Ma un conto sarebbe se questi errori li facessi io scrivendo sul mio piccolo blog di campagna coi miei 32 lettori, altro conto è la copertina di un settimanale a tiratura nazionale tra i più diffusi. Anche perché, parlare di argomenti complessi come la demografia e i vaccini senza sapere scrivere correttamente, potrebbe generare in chi eventualmente leggesse qualche dubbio sull'autorevolezza con cui vengono trattati.

martedì 19 luglio 2022

Covid pure io

Era da tempo che mi girava attorno (qualche collega positivo, una figlia che l'ha avuto una decina di giorni fa ecc.) e oggi, alla fine, ha infettato anche me. Un lato positivo? Me ne starò una settimana chiuso in casa a smaltire la pila di libri in attesa. In più, i prossimi giorni - dicono - la canicola darà il meglio di sé e non dovrò andare nel magazzino-forno in cui lavoro. Ho fatto varie ipotesi relativamente a dove posso averlo contratto e l'unica spiegazione che mi sono dato è che qualche collega, magari asintomatico, me l'abbia trasmesso, dal momento che ho una vita sociale pressoché inesistente ed esco di casa solo per andare al lavoro (la figlia che l'ha avuto abita per conto suo, quindi da lei non l'ho preso).
E niente, comincio la mia settimana di reclusione.

sabato 16 luglio 2022

A votare?

Non penso che in ottobre, o quando sarà, andrò a votare. Non è disfattismo, credo, ma sto entrando in quella fase in cui veramente non mi frega più niente di quel patetico e grottesco teatrino chiamato politica. Politica che una volta seguivo (centinaia di pagine di questo blog sono lì a testimoniarlo) e anche con un certo interesse. Adesso quell'interesse non c'è quasi più, le mie attenzioni le dirotto verso altro.

Qualche tempo fa Piergiorgio Odifreddi aveva scritto un libro in cui si parla di democrazia. Vi si diceva che, quando si va a votare, la differenza di voti tra chi vince e chi perde (la questione è più complessa ma semplifico) non è mai uguale a uno. Cioè, se anche vincitori e perdenti fossero divisi da poche migliaia o centinaia di voti, il mio (un voto) non avrebbe influito in alcun modo sull'esito finale, per cui tanto vale stare a casa.

Si tratta di una provocazione, naturalmente, ma una provocazione interessante e a suo modo logicamente valida, che io assumo come giustificazione per starmene appunto a casa. Salvo ripensamenti dell'ultima ora.

Gli antichi romani erano fascisti?

No, non lo erano, nonostante una certa retorica, ancora oggi molto in voga, retaggio della propaganda del ventennio fascista. I romani erano tante cose che oggi non sospettiamo, e non erano tante altre. La sempre grande Galatea Vaglio ne ha sintetizzato le peculiarità suddividendole in dieci punti in questo esaustivo post.

Soldi

Mi sono reso conto che ormai da parecchio tempo non sto più attento come una volta ai soldi che spendo. Non sono ricco, sono un dipendente privato da sempre (e a essere dipendenti privati non si diventa ricchi) e vivo più o meno all'insegna del tanti presi, tanti spesi. Infatti una volta stavo più attento, guardavo di più a certe differenze di prezzo. Un libro che costa 20 euro, ad esempio, non l'avrei comprato. Oggi se mi interessa lo compro. Se devo comprare la batteria nuova alla macchina non giro venti elettrauti per trovare quello dove costa meno, vado dal primo che mi capita e la compro. Se una volta stavo più attento ad andare al ristorante, oggi se ho voglia ci vado e così via.

Certo, un occhio al budget mensile entro cui posso giostrarmi lo do sempre, non sono incosciente, ma non impazzisco più per guardare in maniera maniacale a risparmiare a tutti i costi. Sarà forse perché a 52 anni ci si rende conto che il tempo comincia a stringere e si cerca di risparmiarlo anche andando dal primo elettrauto che si trova, piuttosto che girarne venti. O forse ci sono altri motivi, non saprei dire, so solo che non m'importa più come una volta. Forse è solo voglia di essere più libero, non so di preciso, comunque è così.

giovedì 14 luglio 2022

Tredici miliardi di anni

Quello che a me più impressiona delle immagini dell'universo scattate dal James Webb Space Telescope non è tanto l'aspetto "tecnico" del progetto, tanto il fatto che gli oggetti più lontani e fiochi visibili nell'immagine si trovano a 13 miliardi di anni luce dal nostro punto di osservazione. In altre parole, la luce emessa da questi oggetti, che oggi verosimilmente non esistono neppure più, ha impiegato 13 miliardi di anni per arrivare agli occhi del telescopio, consentendoci di "vedere" com'era l'universo subito dopo il Big Bang.

L'aspetto curioso della cosa è che le nostra mente (almeno la mia) fatica non poco a capire numericamente questo grandissimo lasso di tempo. È facile dirlo a parole, allo stesso modo in cui è facile dire un mese, un anno o un secolo, perché la nostra mente (almeno la mia) è abituata a ragionare con questi parametri, ma riuscire a concepire e a "visualizzare" tredici miliardi di anni è un altro paio di maniche.

Peccato che scienziati come Margherita Hack o Stephen Hawking non ci siano più, sarebbe stato interessante sentire qualche loro commento.

domenica 10 luglio 2022

Jovanotti e le piante di tamerici

Io non so se le famose piante di tamerici siano state tagliate per fare posto, a Ravenna, al concerto di Jovanotti. Lui sui suoi social dice di no, alcune associazioni ambientaliste dicono di sì. Mettiamo che siano state tagliate e che quindi la valanga di indignazione collettiva in rete abbia avuto una sua ragione d'essere. Se le cose stanno così, per coerenza tutti gli indignati non dovrebbero utilizzare tovaglioli di carta (foreste tagliate), fazzolettini di carta (foreste tagliate), asciugatutto di carta (foreste tagliate), né utilizzare la macchina (benzina e deforestazione vanno di pari passo); non dovrebbero mangiare certi tipi di carne (allevamenti intensivi e deforestazione vanno di pari passo) e così via. Gli indignati per le piante di tamerici, in altre parole, dovrebbero per coerenza adottare uno stile di vita che prescinda dalla deforestazione del pianeta, il che è impossibile.

Ora, certo, capisco benissimo che esistono delle... contingenze emotive, diciamo così, che ci fanno apparire riprovevole tagliare alcune decine di alberi per permettere l'esecuzione di un concerto, e pure io, se effettivamente questi alberi fossero stati tagliati, ne sarei seccato. Diciamo però che tutta la faccenda in sé mi pare sia una perfetta metafora della famosa parabola evangelica della pagliuzza e della trave. Ma magari sono io che esagero, eh.

Ancora su ius scholae (e stupidità dei leghisti)

Tramite questo post di Gwendalyne sono arrivato a un bellissimo post su facebook di Galatea Vaglio, nella quale sono magistralmente descritte tutta l'ignoranza e la stupidità di quella parte di mondo politico (Lega in primis) che si oppone all'approvazione dello ius scholae.

Lo lascio qui, alla lettura di tutti, in modo che ognuno possa avere idea del livello di queste ignoranza e stupidità. (Per chi vuole, la dose è rincarata qui su Valigiablu.)

A qualcosa il Rdc è servito

Dice l'Istat, nel suo ultimo rapporto annuale, che il tanto vituperato Reddito di cittadinanza ha evitato a un milione di persone, nel nostro paese, di cadere nella povertà assoluta. Non è una notizia di cui esultare, naturalmente, e questa misura di sostegno non ha certo sconfitto la povertà, come strillavano Di Maio e soci sul terrazzo di palazzo Chigi quando fu approvato, producendosi in una delle più imbarazzanti sceneggiate della storia politica recente; ma è indubbio che una sua utilità sociale l'abbia avuta. Per il resto il quadro dipinto dall'Istat è impietoso e drammatico, con il numero di individui caduti nel baratro della povertà assoluta che è triplicato dal 2005 al 2021, passando da 1,9 milioni di persone a 5,6 milioni - trend che tra l'altro non mostra segni di arresto o inversione.

Povertà che morde soprattutto i lavoratori cosiddetti non standard, quelli cioè precari, con poche tutele e prevalentemente operanti in ambito privato. Lo stipendio medio di queste persone si aggira attorno ai 12.000 euro all'anno, ben lontani da quelle condizioni economiche che secondo la nostra costituzione dovrebbero garantire una vita libera e dignitosa. Tra l'altro, a proposito di questo, è passata praticamente sotto silenzio - ne ha parlato solo Domani - la notizia di un codicillo inserito di nascosto in giugno (le porcate nel nostro paese si fanno quasi sempre in estate) nel decreto Pnrr 2 che rende ancora più precaria, con perdita degli ultimi diritti rimasti, la situazione dei cosiddetti driver della logistica.

La modifica è stata inserita dopo fortissime pressioni di Assologistica, e un deputato di Forza Italia (il partito dei finti liberali che odia chi lavora e ama chi sfrutta) ha fatto di nascosto il lavoro sporco. Perché in Italia funziona così: tutti a stracciarsi le vesti perché una povertà così, signora mia, dove andremo a finire? Poi si varano norme per fare sì chi è più sfruttato lo sia ancora di più, e si sa che diminuzione delle tutele e aumento della povertà vanno da sempre a braccetto.

Ipocognizione

Sto leggendo Passeggeri notturni, una raccolta di racconti brevi, scritti vari e riflessioni di Gianrico Carofiglio. In uno di questi scritti si parla di ipocognizione, un termine a me fino a oggi ignoto con cui si indica la situazione di chi non possiede le parole necessarie per gestire la propria vita interiore e i rapporti con gli altri. Il termine fu coniato da Robert Levy, antropologo e psicoterapeuta che negli anni Cinquanta condusse degli studi per cercare di capire le cause dell'elevatissimo numero di suicidi che si registravano in quel periodo a Tahiti. 

Levy scoprì che la causa principale di quei suicidi risiedeva nel fatto che i tahitiani non erano in possesso delle parole per definire ciò di cui soffrivano, e in situazioni di sofferenza molto intensa una mancanza dei termini con cui definirla può condurre al gesto estremo. 

Scrive Carofiglio: "Racconto spesso questo impressionante aneddoto perché mi sembra faccia comprendere, molto più di un lungo discorso, quale sia l'importanza pratica - direi quasi materiale - delle parole. Queste infatti - le parole che sentiamo, leggiamo, usiamo - hanno un effetto sostanziale e profondo sulla nostra percezione prima ancora che sulla nostra rappresentazione della realtà.
Immaginiamo di avere fatto un'esperienza spiacevole - un litigio, un incidente stradale, un insuccesso professionale - e pensiamo ai vari modi in cui potremmo descrivere lo stato d'animo che ne è derivato. Se dicessimo di essere pazzi di rabbia sentiremmo tensione al collo e alle mascelle, stringeremmo i pugni, saremmo pronti a gesti scomposti. Se dicessimo di essere arrabbiati avvertiremmo tensione emotiva ma saremmo in grado di dominarci e di evitare azioni di cui potremmo in seguito pentirci. Se dicessimo semplicemente di essere seccati saremmo pronti a reagire in modo razionale all'infortunio, scegliendo le soluzioni più adeguate. Soprattutto saremmo pronti a uscire presto dall'esperienza negativa per tornare a una situazione di benessere emotivo.
Le parole che utilizziamo possono avere un impatto straordinario non solo sulle nostre vite individuali, ma anche su quelle collettive. Le parole creano la realtà, fanno - e disfano - le cose; sono spesso atti di cui bisogna prevedere e fronteggiare le conseguenze."

Questa interessante analisi sull'importanza delle parole, del loro uso, della loro conoscenza e capacità di padroneggiarle mi ha fatto venire in mente un concetto - credo sia di Heidegger - che ama ribadire con insistenza Umberto Galimberti, e cioè che il linguaggio non è, come spesso si crede, un mezzo per esprimere i pensieri, ma è la condizione indispensabile per poter pensare. Io non posso pensare a qualcosa se non ho le parole per definire questo qualcosa. Non posso pensare a un tramonto, ad esempio, se non ho la parola tramonto. E la povertà di pensiero oggi così diffusa è molto probabilmente figlia di questa generalizzata povertà di linguaggio.

sabato 9 luglio 2022

Di là

Leggo nel romanzo storico Il traditore di Roma, di Simon Scarrow, che gli antichi romani credevano che se in vita avessero servito al meglio Roma, dopo la morte sarebbero stati accolti nei Campi Elisi. Oggi qualsiasi religione, nei termini più diversi, promette un premio se in vita ci si sarà comportati in un certo modo e seguendo certe regole.

È innato in noi umani un rifiuto naturale di pensare che tutto possa finire qui. Non riusciamo ad accettare che la morte ponga fine a questa esperienza; per il nostro "io" non è concepibile, tanto che Jean-Paul Sartre diceva: "la mort est l'absurde".

Quindi ci siamo inventati di tutto per cercare di lenirla. Questa cosa è affascinante, se ci si pensa. Non dico questo per manifestare una sicurezza sul fatto che tutto finisce qui e di là non c'è niente (io credo che finisca tutto qui, ma di fatto non lo so), è solo perché appunto mi affascina vedere i millemila modi in cui l'uomo si ingegna per convincersi che di là ci sia altro.

venerdì 8 luglio 2022

La batteria

Stamattina la batteria della macchina mi ha piantato in asso. Già da qualche giorno dava segni di essere arrivata al capolinea e oggi è passata a miglior vita. Ho messo in moto la macchina coi cavetti e sono andato dall'elettrauto per farmela sostituire con una nuova. L'elettrauto l'ha smontata e ha dato un'occhiata alla targhettina con la data di installazione: novembre 2019.
"Le batterie non durano più niente, ormai" ha borbottato.
"È vero" ho replicato io. "Una volta una batteria durava anche quattro o cinque anni, adesso finisce subito."
"Che schifo" ha aggiunto mentre andava a prendere la batteria nuova da montare.

Mentre armeggiava per montare quella nuova pensavo a quanto avevo letto tempo fa in un libro (mi pare di averne già parlato), dove si diceva che siamo definitivamente entrati in uno schizofrenico circolo vizioso in cui le cose e gli oggetti di uso comune vengono concepiti per durare poco. Vale per tutto: automobili, telefonini, frigoriferi, lavatrici ecc. Ma perché devono durare poco? Perché così devono essere sostituiti e non si interrompe il ciclo della produzione. Siccome oggi la nostra società si regge sulla produzione (perché se non si produce si genera disoccupazione con tutto ciò che ne consegue), ecco che gli oggetti vengono "programmati" per durare poco. In ossequio a una sorta di assurdo paradosso, la fine delle cose è il fine per cui vengono costruite.

È ciò che si può definire nichilismo: portare le cose alla loro fine nel più breve tempo possibile. Le montagne di rifiuti che invadono le città perché esistono? Se si parla con una persona anziana, si scopre che una volta non c'era questo problema, perché le cose erano fatte per durare nel tempo. Oggi no, oggi si butta via tutto. 
Può una società organizzata in questo modo reggere? E se sì, per quanto ancora?
Ho salutato l'elettrauto e gli ho detto: "Ci rivediamo fra due anni per cambiare anche questa batteria."
Mi ha sorriso.

giovedì 7 luglio 2022

BoJo

Leggo un po' dei motivi per cui Boris Johnson sta per crollare: menzogne, accuse di aver anteposto i suoi interessi personali a quelli del paese, coinvolgimento in scandali sessuali, immobiliari. Ma c'è una cosa che gli inglesi non perdonano a chi governa: mentire al popolo, una delle ragioni per cui anche la maggioranza dei conservatori che lo sostiene lo ha ormai abbandonato al suo destino.

Pensavo che per mandare a casa uno così gli inglesi ci hanno messo un paio d'anni. Qua in Italia, uno che è stato infinitamente peggio di lui ce lo siamo tenuti nella stanza dei bottoni per vent'anni. Altra pasta, gli inglesi, almeno da questo punto di vista.

mercoledì 6 luglio 2022

E allora?

Mamma mia, che rottura di appendici pendule con 'sto ritornello. La storia insegna che dagli albori dell'umanità le società si sono continuamente estinte e altre hanno preso il loro posto (basta legger libri come Collasso, di Jared Diamond, per rendersene conto), e la storia e il mondo sono andati avanti lo stesso, non si sono fermati. 

Si estingueranno anche gli insignificanti e piccoli italiani? Probabilmente sì. Se succederà (e succederà, visto l'andazzo) significherà che come società non siamo riusciti, per i motivi più diversi, a restare a galla nel costante fluire dei movimenti e dei cambiamenti globali. La nostra sparizione cambierà qualcosa nell'economia del mondo? No. 

E allora stiamo sereni.

martedì 5 luglio 2022

Vietato gioire

Molti commentatori fanno notare che non c'è da gioire ed esultare per la sentenza che ha condannato all'ergastolo i fratelli Bianchi, perché un ergastolo è sempre e comunque una sconfitta per tutti e perché, gioendo ed esultando, si contribuisce ad assottigliare ulteriormente la sottile linea che separa la giustizia dalla vendetta. 

Boh, non so, in parte concordo, ma non per questi motivi. Concordo sul fatto che ci sia poco da esultare perché tragedie come questa certificano in quale baratro di disumanità sia caduta la nostra società. Storie di prevaricazioni, sopraffazioni, mancanze di rispetto, violenze le abbiamo sotto gli occhi ogni giorno. Sono pulsioni, queste elencate, che sono innate nell'essere umano ma che si possono modulare con l'educazione, la cultura, la cura dei sentimenti. E persone che si macchiano di atrocità come quella commessa dai fratelli Bianchi dimostrano che viviamo in una società ormai gravemente carente da questo punto di vista.

E allora, forse, la cosa da chiedersi è cosa possiamo fare noi, nel nostro piccolo, per cercare di cambiare questo stato di cose. Possiamo provare a praticare la gentilezza, come auspicava Gianrico Carofiglio; possiamo provare con l'esempio. Nella nostra Costituzione c'è scritto che la Repubblica si impegna a rimuovere gli ostacoli che impediscono la piena realizzazione dell'essere umano, e Piero Calamandrei diceva che questa "Repubblica" non è un ente astratto situato chissà dove, siamo noi tutti, noi collettività, quindi il compito di rimuovere questi ostacoli è nostro.

In ogni caso, nonostante i pareri dei commentatori citati all'inizio, io che sono umano sono contento che sia stato dato l'ergastolo ai due fratelli. Non una contentezza alla Salvini e al suo "devono marcire in galera", ma una contentezza nel segno che giustizia (non vendetta) è stata fatta, conscio comunque che il vero lavoro da fare sarebbe una revisione totale del modo in cui abbiamo impostato la nostra società.

lunedì 4 luglio 2022

Ancora trent'anni

Secondo diversi e autorevoli studi, il ghiacciaio della Marmolada tra una trentina d'anni (probabilmente meno) non ci sarà più. In passato sono stato spesso in vacanza, durante il periodo estivo, da quelle parti e ne ho dei bei ricordi: camminate in quota, panorami mozzafiato. E lui lassù, imperioso, a guardare tutti e tutto dall'alto. 

Mi verrebbe da consigliare a chi ancora non l'ha visto di andarci almeno una volta. Consiglio rivolto con maggiore enfasi ai negazionisti del climate change e a quelli che in questi anni hanno spernacchiato e dileggiato Greta Thunberg. Andateci adesso, perché poi quando lo potrete guardare solo da vecchi .jpg del passato non sarà la stessa cosa.

domenica 3 luglio 2022

Musk e Bergoglio

Non so di preciso cosa si siano detti papa Bergoglio ed Elon Musk. Musk appartiene alla ristretta schiera di super ricchi la cui somma di capitali equivale a quella di tutti gli altri abitanti del pianeta. Conoscendo Bergoglio e i suoi reiterati strali contro capitalismo e conseguenti diseguaglianze, mi piace pensare che qualcosa, in questo senso, gli abbia detto.

sabato 2 luglio 2022

Una persona alla volta


Ciò che maggiormente mi ha colpito di questo libro è la testarda e utopica idea di Gino Strada che le cure debbano essere un diritto gratuito garantito a tutti. Gratuito e di qualità. Anche la nostra Costituzione le prevede come tali, sulla carta. Questa idea che le cure debbano essere di qualità e gratuite, perché i diritti non si pagano, è un po' il filo conduttore che tiene insieme il libro. Un libro amaro, che fa riflettere, irritare, a volte fa venire voglia di chiuderlo e gettarlo in terra.

Gino Strada si forma come chirurgo al policlinico di Milano negli anni Sessanta. Poi va per un periodo negli Stati Uniti per perfezionarsi nel campo dei trapianti di cuore e di polmoni. Rimane là per un certo periodo, imparando tantissimo. Gli viene offerto di restare là; hanno capito la sua bravura e le sue capacità e gli offrono un contratto che lo sistemerebbe per la vita. Lui si prende qualche giorno per pensarci. Sono giorni travagliati, l'offerta è delle più allettanti possibili, ma c'è una spina, un dubbio, un tarlo, qualcosa di non ben definito che lo rode. Alla fine rinuncia. "Non posso fare il chirurgo in un paese dove prima di curare qualcuno gli chiedono la carta di credito", dirà poi per giustificare la decisione di non accettare.

E Gino Strada se ne va. Torna in Italia, a Milano. Qui entra in contatto con la Croce Rossa Internazionale (Emergency verrà fondata qualche anno dopo) e non ci pensa un attimo: aderisce a questa organizzazione e parte come chirurgo di guerra, accettando di andare in tutti i posti più disperati del mondo in cui ci sia bisogno: Pakistan, Etiopia, Thailandia, Afghanistan, Perù, Somalia, Bosnia, Ruanda. Questo libro è la testimonianza di quelle esperienze, i cui racconti aiutano a farsi un'idea di come sia il mondo appena fuori del nostro bel giardinetto fiorito. Io credo che noi non abbiamo una idea precisa di come è fatto l'80 per cento del mondo che è là fuori. Si, forse in maniera astratta, un po' vaga, retaggio di ciò che ogni tanto passa tra le previsioni del tempo e l'oroscopo, ma non una idea a livello di coscienza. Libri come questo aiutano a farsela.

Tra i racconti più dolorosi c'è quello relativo alle mine antiuomo, di cui il nostro paese è stato uno dei maggiori produttori al mondo. Strada racconta che ci sono persone che studiano e si ingegnano per cercare di realizzarne di sempre più efficaci. Alcune di queste, molto usate in passato nel conflitto russo-afghano, sono studiate per colpire i bambini, e vengono realizzate con colori e forme particolari, in modo che sembrino giocattoli, e rese accattivanti proprio perché i bambini che le trovano nei campi le raccolgano e le manipolino. Ordigni studiati non per uccidere ma per mutilare. Progettate perché i bambini che le raccolgono non muoiano quando esplono, ma perdano le mani, le braccia, gli occhi. Ecco, noi esseri umani siamo capaci di fare anche queste cose.

Agli inizi degli anni Novanta, quando Gino Strada cominciò ad acquisire una certa celebrità per ciò che faceva in giro per il mondo, fu invitato da Maurizio Costanzo in televisione per parlare della sua attività. Strada, per sua natura da sempre refrattario alla esposizione mediatica, accettò, ponendo però alcune condizioni: dire in televisione che l'Italia è uno dei maggiori produttori al mondo di mine antiuomo e fare i nomi delle aziende produttrici. Costanzo ci pensò, poi disse di sì. Dopo quella trasmissione, che fece enorme scalpore, il governo approvò una moratoria contro la produzione di mine antiuomo. Oggi quella moratoria sulla carta esiste ancora ma, a distanza di tanti anni, non è stata ancora convertita in legge.

Mentre leggevo queste cose mi veniva da fare qualche riflessione sulla cosiddetta etica del lavoro. Noi, nel nostro immaginario collettivo e nella nostra cultura, abbiamo sempre nobilitato il lavoro, abbiamo conferito ad esso un valore morale di un certo rilievo, mentre forse dovremmo fare qualche distinguo. Il lavoro non è sempre morale. Dov'è la moralità nel lavoro di un'azienda che produce mine antiuomo? Questa domanda me la pongo spessissimo anche io mentre svolgo il mio. Mi passano per le mani ogni giorno tonnellate e tonnellate di carta trasformate in giornali, che vengono comprati da persone per leggere che Albano un giorno sta con la Lecciso e il giorno dopo torna con Romina, giornali che dopo un'ora vengono gettati nella spazzatura. E quei giornali sono alberi, foreste che vengono distrutte con tutte le conseguenze che sappiamo. Dov'è la moralità del mio lavoro, qui? Ovvio che non si può fare un classifica di gravità con un bravo operaio che costruisce una perfetta mina antiuomo, ma ognuno di questi mestieri ha una sua immoralità. E allora, forse, è ora di smetterla con questa romantica e stucchevole retorica sulla moralità del lavoro e guardare un po' in faccia le cose come sono.

Un altro capitolo che fa male è quello in cui Strada racconta come negli ultimi decenni sia stata smantellata la sanità pubblica in favore di quella privata, con le conseguenze che noi tutti oggi proviamo sulla nostra pelle. Scrive Strada: "Cosa è successo? Perché si è arrivati fin qui? Ci dev'essere stato un cambiamento culturale. Per molti secoli, in tutte le culture la medicina si è sviluppata per curare gli ammalati, o i feriti, per salvare vite umane o alleviarne le sofferenze. A un certo punto, inspiegabilmente, ha cominciato a cambiare. Forse il cambiamento è nato da una constatazione banale: che tutti noi prima o poi nel corso della vita abbiamo bisogno di un medico. Sarebbe stato naturale, sensato, concludere che, proprio perché rispondono a un bisogno comune, le cure mediche debbano essere di alta qualità, pubbliche - cioè di tutti -, e per questo gratuite per tutti. Invece qualcuno è arrivato a una conclusione diversa: se è certo che ognuno di noi prima o poi avrà bisogno di medico, allora ognuno di noi è potenzialmente cliente di un mercato, quella della salute, enorme. Potremmo dire illimitato, dal momento che essere curati è un bisogno di tutti, e non un lusso a cui si può sempre rinunciare."

Come tutti i libri che raccontano e scavano nel mondo in cui viviamo, è un libro che fa male. Mi viene spesso il dubbio che forse sapere come stanno le cose, capirle, non sia un buon affare, che in fondo in fondo sia meglio non sapere e avere l'illusione di vivere in un mondo dove tutto funziona bene. Magari ci si sta meno male. In fondo, occhio non vede e cuore non duole, no?

Urlare (quando si è opposizione)

Giulio Cavalli fa notare come sia facile, dai banchi dell'opposizione, strillare cose come "la pacchia è finita", l'Italia...