Visualizzazione post con etichetta blog. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta blog. Mostra tutti i post

lunedì 27 aprile 2026

10.000

Stavo calcolando che, se avessi scritto un post al giorno, senza saltarne nemmeno uno, avrei iniziato circa 27 anni fa. Invece questo blog è un po' più giovane e festeggerà 20 anni il prossimo ottobre. Quantità non significa qualità, naturalmente, e in fondo io sono sempre il solito scribacchino verboso di 20 anni fa, che riversa in queste pagine quello che gli passa per la testa senza alcuna coerenza. Comunque mi piace ancora scrivere qui e al momento non ho intenzione di smettere. 

Curiosità: in alcune culture orientali (Cina, Giappone, Vietnam), il numero 10.000, indicato dal carattere 万 - wàn, è sinonimo di "infinito" o "tutte le cose". 

Comunque, 10.000 post e non ho ancora capito bene dove sto andando. Ma finché c'è spazio sulla pagina e voglia di scrivere, la coerenza può aspettare altri vent'anni.

martedì 7 ottobre 2025

Fine dell'esperimento

Torno a chiudere, dopo un mesetto di prova, i commenti anonimi. È quasi incredibile che un blog di nicchia come questo, con poche decine di lettori, sia comunque preso di mira da cretini che si nascondono dietro l'anonimato, eppure è così. Quindi da oggi si torna alle origini. Un account Google oggi ce l'hanno tutti, quindi chi vuole commentare qui lo usi e si renda almeno riconoscibile. Fine dell'esperimento.

lunedì 22 settembre 2025

La scelta di Sara

Venerdì Sara ha chiuso tutti i suoi account social: Threads, Instagram e Facebook. Tiene attivo solo il suo blog e ogni giorno scrive un post con cui aggiorna i suoi lettori su come sta andando la "disintossicazione". Ho virgolettato il termine disintossicazione ma avrei pure potuto lasciarlo com'è, dal momento che una delle motivazioni addotte sta proprio nel suo considerarli ambienti ormai irrimediabilmente tossici.

Come ho già scritto altre volte, oltre a questo blog, che gestisco ormai da vent'anni, ho solamente un account su Facebook che mantengo attivo perché per alcune cose mi è utile. Tuttavia mi capita spesso di leggere di persone che per vari motivi (tra cui appunto la tossicità, qualunque cosa si intenda con questo termine) chiudono tutto e se ne vanno. Alcune le conosco anche di persona. 

Boh, non so. Forse sta lentamente prendendo piede la consapevolezza che effettivamente ormai il mondo della comunicazione digitale non è più uno strumento a nostra disposizione ma siamo noi a sua disposizione. Molti stanno forse scoprendo che i meccanismi con cui sono strutturati i social, i quali guadagnano in proporzione al tempo con cui riescono a tenere gli utenti incollati agli schermi degli smartphone, sono diventati eccessivamente pervasivi e si comincia a prendere coscienza di questa pervasività. Forse molti di quelli che prendono simili drastiche decisioni vogliono semplicemente riappropriarsi del proprio tempo, vogliono utilizzarlo in maniera più proficua.

Forse c'è anche altro. Anzi, sicuramente c'è anche altro.

sabato 30 agosto 2025

Ex burrasca

Una volta era la burrasca, adesso è il "downburst". Perché burrasca non va più bene? Lo spiega formamentis qui. Formamentis è uno di quei blog che ogni tanto fa bene leggere :-)

lunedì 7 luglio 2025

Anonimi?

È in corso da un paio di giorni una discussione fiume sul blog di Moz. Tema: cosa resterà dei blog. Tra i tanti argomenti di cui si dibatte ce n'è uno che, diciamo, non è fondamentale per i destini dell'umanità ma è comunque interessante per noi blogger: i commenti anonimi.

Come ho scritto anche là, i commenti anonimi non li capisco. Per carità, va benissimo usarli, almeno sulle piattaforme che ancora lo consentono, ma non ne capisco il senso. Mi riportano sempre alla mente i franchi tiratori in parlamento durante certe votazioni. Uno dovrebbe dire: io mi chiamo così e la penso così, non nascondere il suo voto dietro l'anonimato. Chi ha avuto occasione di assistere a conferenze o a dibattiti pubblici sa che in coda a volte è previsto uno spazio in cui il pubblico può porre domande ai relatori. Chi pone le domande dice sempre come si chiama, e se per qualche motivo lo omette gli viene chiesto dal relatore. Perché sul web non può essere la stessa cosa?

Poi certo, uno può avere motivi suoi per commentare da anonimo, magari motivi di privacy, timori di qualche tipo, ci sta. Ma allora si scelga un nickname, giusto per rendersi riconoscibile ogni volta che commenta. Boh, non so. Come dico, non capisco il senso dell'anonimato.

domenica 23 marzo 2025

La morte avrà i tuoi occhi

Intendo gli occhi del blog, dei blog in generale. Ho appena perso un'oretta spulciando i blogroll di alcuni blog, di quelli ancora vivi intendo, e mi sono accorto che la stragrande maggioranza di questi sono blog morti, che nessuno aggiorna più, a volte da anni. Fate una prova: prendete un qualsiasi blog che abbia in home page il suo blogroll e vi accorgerete che la stragrande maggioranza di quelli elencati sono morti. Tu ci clicchi sopra, si apre l'home page e vedi l'ultimo post pubblicato risalire al 2022, 2019, 2014. I motivi sono sicuramente i più diversi: stanchezza, sensazione che non valga più la pena scriverci, magari morte del titolare (come è capitato recentemente con Alberto), oppure maggiore attrazione dei social, anche se pure quelli sono da tempo sul viale del tramonto, vedi facebook ad esempio.

Vabbe', che i blog siano antichi residuati di archeologia informatica che vengono tenuti in piedi, quei pochi che sono ancora in piedi, da attempati signori come lo scrivente è stranoto da anni e sul loro de profundis sono stati scritti nel corso del tempo quintali di articoli, ma ancora qualcuno sopravvive. Spesso mi chiedo perché io continui a scriverci e fatico a trovare risposte. Poi vedo che alcune decine di lettori continuano inspiegabilmente a passare di qui e continuo.

Credo che uno dei motivi principali che ancora mi tengono qui sia il fatto che il blog per me è stato una grande palestra di scrittura e un po'  mi ci sono affezionato per questo. Diciannove anni fa, quando l'ho aperto, scrivevo molto peggio di adesso, in tutti i sensi. Non che adesso sia un Gianrico Carofiglio o un Wilbur Smith, intendiamoci, ma scrivo meglio di Gasparri e questa già è cosa buona. Il buon Beppe Severgnini scriveva in un suo vecchio libro sulla lingua italiana che per scrivere bene occorre leggere tanto. Vero, e io quello l'ho sempre fatto, ma ho capito che non basta: per scrivere bene (decentemente, nel mio caso) occorre scrivere, leggere non basta. 

Quindi continuo a scriverci e a camminare in questo cimitero.

sabato 22 marzo 2025

Sull'addio ai social

Ieri il buon Mantellini ha pubblicato un lunghissimo post contenente alcune riflessioni a tre anni dal suo addio ai social. Riflessioni interessantissime e condivisibili, per quanto mi riguarda.

martedì 15 ottobre 2024

Il blog maggiorenne

18 anni fa scrivevo il primo post di questo blog, che in ossequio ai canoni di noi umani diventa quindi maggiorenne. In 18 anni sono cambiate un sacco di cose a ogni livello. Le mie figlie erano relativamente piccole, io ero ancora sposato, facevo lo stesso lavoro che faccio oggi ed ero un attivo 36enne che leggeva libri, suonava e amava scrivere. Cose queste che comunque, bene o male, faccio ancora oggi.

Quando lo aprii, il blog, nato negli USA nel 1997, era lo strumento informatico più diffuso e utilizzato per scrivere online. Ne nascevano come funghi e la cosiddetta "blogosfera" era un ambiente vivace e dinamico. Dal 2009 cominciò il loro irreversibile declino, provocato soprattutto dall'immenso successo dei social network Facebook e Twitter. Sopravvissero in qualche modo i blog tematici, ma quelli generalisti lentamente se ne andarono.

Oggi i pochi blog ancora attivi sono gestiti da alcuni disperati, come lo scrivente, che li tengono ancora in vita non si sa bene perché. (No, vabbe', in realtà alcuni blog hanno ancora una certa vitalità e un certo successo e quindi chi li gestisce continua ad aggiornarli.)

Nel corso di tutti questi anni sono stato più volte lì lì per chiuderlo pure io, poi alla fine ho sempre rimandato il de profundis e ancora continuo a scriverci. I social vanno, vengono, ho chiuso e riaperto più di un account sia su Twitter che su Facebook, ma il blog è sempre stato un piccolo punto fermo che non ho mai abbandonato, probabilmente anche perché qui ci sono i miei racconti e molti pezzi di vita. Anche nei periodi in cui non stavo sui social, qua bene o male scrivevo sempre, e credo che continuerò a farlo, nonostante ancora oggi ogni tanto mi venga voglia di chiudere tutto e ciao.

Ma chiuderlo adesso che è diventato maggiorenne sarebbe un peccato, no? :-)

martedì 11 luglio 2023

Disagi seriali


Uno dei motivi per cui mi tocca tenere attiva la moderazione dei commenti in questo blog lo vedete qui sopra. Un simpatico signore, ovviamente anonimo (ma se si firmasse in qualche modo non farebbe alcuna differenza), da tempo continua a infestare questo spazio con commenti in cui linka crimini commessi da persone straniere. Qualsiasi tema tratti il post, lui, implacabile, arriva. 

Il commento qui sopra, ad esempio, l'ha inserito in calce a questo post, che coi crimini commessi dagli stranieri c'entra come uno stracchino con la ferrovia. 

E niente, lui si diverte così. E in fondo sarebbe un passatempo come un altro, se non obbligasse me a tenere attiva la moderazione per una questione di igiene (mi piace tenere la casa pulita).

A questo punto non mi resta che vedere se si stancherà prima lui di inviarli o io di cestinarglieli.

giovedì 30 marzo 2023

Spam nei (miei) commenti


Che il funzionamento dei commenti sia da qualche tempo bizzarro su questa piattaforma, credo sia ormai noto a tutti. Il parossismo di questa bizzarrìa, per quanto mi riguarda, credo si sia raggiunto oggi, da quando blogger.com ha cominciato a classificare come spam i miei commenti.

sabato 15 ottobre 2022

Mille splendidi soli


Avevo iniziato questo romanzo con buone aspettative, anche perché il precedente Il cacciatore di aquiloni, dello scrittore statunitense di origine afghana Khaled Hosseini, mi era piaciuto tantissimo. 

L'ho invece trovato abbastanza al di sotto delle aspettative. Merita per il fatto che racconta nel dettaglio la condizione delle donne in Afghanistan durante i conflitti che si sono succeduti partendo dall'invasione sovietica fino a oggi, ma la storia raccontata è, dal punto di vista dell'interesse della trama, abbastanza carente.

Interessante la genesi del titolo, che è tratta da alcuni versi del poeta afghano Saib-Tabrizi, il quale riferendosi a Kabul scrisse: "Non si possono contare le lune che brillano sui suoi tetti, né i mille splendidi soli che si nascondono dietro i suoi muri".

* * *

Oggi questo blog compie 16 anni e li dimostra tutti: è vecchiotto, un po' malandato, un po' trascurato dal titolare, come quelle persone anziane che a volte vengono un po' abbandonate a se stesse. Però lo tengo, mi piace tornare ogni tanto a scriverci qualcosa. In fondo qui mi sento a casa, e alla propria casa bene o male ci si affeziona, anche se magari a volte la si trascura un po'.

mercoledì 25 maggio 2022

Commenti

Questa cosa bisogna dirla, è inutile girarci attorno: il nuovo modulo dei commenti introdotto da questa piattaforma sembra concepito apposta per indurre chi li scrive a commettere errori. E pazienza da pc, dove il tutto è ancora gestibile senza eccessive difficoltà, ma da cellulare è un disastro. Mi consolo pensando che questo è un blog di nicchia, con pochi visitatori e pochi commentatori; quindi, alla fine, non sono obbligato a perderci tanto tempo. Ma è stato un lavoro fatto malissimo, diciamolo, eh!

sabato 30 aprile 2022

Le ragioni del dubbio


Ho appena terminato questo libro e ho preso coscienza di una cosa: da adesso in poi il mio modo di scrivere, interagire, approcciarmi agli altri e anche alla lingua non sarà più come quello di prima. Sarà diverso: probabilmente meno supponente e meno "rigido".

Vera Gheno è una sociolinguista specializzata in comunicazione digitale che per vent'anni ha collaborato con l'Accademia della Crusca, e ha scritto questo libro in cui, fondamentalmente, suggerisce alcuni metodi per utilizzare al meglio le parole e il linguaggio sui social media ma anche nella vita reale. Non per diventare più bravi, per riuscire a produrre migliori performance, ma per migliorare il proprio modo di comunicare e, di riflesso, migliorare la propria vita. Perché oggi, che viviamo nell'era dell'antropocene e della comunicazione, saper comunicare bene utilizzando il dubbio, la riflessione e il silenzio - anche il silenzio è una forma di comunicazione - migliora la qualità della vita.

Molte cose mi hanno colpito, in questo libro, e mi hanno fatto comprendere tutta una serie di errori che fino ad oggi non mi ero reso conto di commettere.

Un concetto molto interessante riguarda gli approcci che teniamo nei confronti della presunta stupidità altrui (mai la nostra). Scrive a questo proposito l'autrice: "Vedo troppe persone gonfie di sapienza, ricolme di nozioni come granai, che invece di pensare a come perpetuare ciò che sanno si arroccano nelle loro torri d'avorio, disprezzando la ggènte che è stupida. E lo stesso discorso - quello della gente stupida, e quindi dell'inevitabilità di un certo grado di paternalismo in ambito politico - l'ho sentito fare tante volte anche a persone che, per orientamento politico, dovrebbero essere interessate alla sorte degli ultimi, e non considerarli un peso, un impiccio. La gente è stupida? Chi lo dice, stranamente, non fa mai parte dell'entità indistinta così definita. Per quanto mi riguarda, è sbagliato trattare le persone da stupide; casomai, occorrerebbe chiedersi se a tutte le persone - non una di meno, per richiamare le parole di Tullio De Mauro - viene data uguale possibilità di evolversi e di far evolvere il proprio pensiero (e di conseguenza lavorare perché venga loro data)."

Questo concetto mi ha fatto venire in mente ciò che scrisse tempo fa Roberta Covelli commentando l'articolo della Costituzione che recita: "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana [...]" La Covelli rimarcava il fatto che la summenzionata "Repubblica" non è un misterioso ente astratto o metafisico che si trova da qualche parte nell'etere, ma siamo noi. Tutti noi comunità. E quegli ostacoli che impediscono a tutti di svilupparsi pienamente siamo noi a doverli rimuovere. Un concetto abbastanza scomodo, se ci si pensa, specialmente in rete, dove allo stupido si usa buttare addosso il crucifige piuttosto che chiedersi perché, eventualmente, sia stupido e quanta parte della stessa stupidità alberghi in noi.

Altro capitolo molto interessante e condivisibile è quello in cui l'autrice critica ferocemente i cosiddetti "grammarnazi", ossia coloro che correggono ossessivamente gli errori linguistici (degli altri) nel linguaggio formale e in rete. Certo, cose come "qual'e" sono errori da 4, non si discute, ma i continui cambiamenti e il modificarsi della lingua potrebbero un giorno portare a considerarlo accettato. Dino Buzzati e Italo Calvino scrivevano "ciliege" e "valige", ad esempio, e ai loro tempi (gli anni Sessanta, non due secoli fa) era corretto mentre oggi non lo è più. E i casi che si potrebbero citare sono tantissimi. Questo succede perché la lingua non è qualcosa di granitico e immutabile ma cambia continuamente col passare del tempo. "Per l'esattezza, ogni lingua sana cambia al mutare della realtà che deve rispecchiare. Dunque, è naturale che la lingua di oggi, il giorno in cui qualcuno legge queste righe, sia diversa dal giorno in cui queste righe le ho scritte, ma magari anche da quella di una settimana fa. [...] Quando ci si irrigidisce sulla norma e ci si abbarbica alle regole, quale sarà l'atteggiamento nei confronti delle novità e di ciò che non si conosce? Non ci vuole molto a immaginarlo: fastidio e repulsa. La mancanza di elasticità porta a un istintivo misoneismo, ossia odio per tutto ciò che è nuovo, inedito, visto come qualcosa che mette in crisi lo status quo. Più in generale, chi è rigido è xenofobo, che etimologicamente non vuol dire 'razzista', ma 'che ha in odio tutto ciò che è straniero, alieno'. [...] I grammarnazi, in ogni caso, non sono mai davvero competenti. Di solito, sono persone che a scuola erano pure bravine, ma che poi, per vari motivi, si sono fossilizzate su quelle posizioni senza evolversi ulteriormente. Il che, in un contesto fluido e per definizione soggetto al cambiamento continuo come quello delle lingue vive, può diventare davvero un problema. E allora, quando si ha la sensazione di cominciare a essere fuori sincrono rispetto al presente, ci si rifugia, impauriti, nella certezza delle regole note, schifando ogni possibile cambiamento, ogni devianza." Insomma, la lingua cambia, le parole mutano, diventano polisemiche, cambiano morfologia, ne nascono di nuove, altre diventano desuete, poi inutilizzate e infine tolte dai vocabolari, per poi magari rientrarci successivamente. È normale che sia così, guai se non fosse così, perché la lingua è viva e in movimento.

Chiudo riproponendo i dieci suggerimenti che l'autrice pubblica come riassunto finale del libro, un libro che consiglio caldamente a chiunque, a vario titolo, si interessi di comunicazione, magari perché gestisce un blog o un sito, o anche solo perché ha un account su qualche social. Che poi, in definitiva, sono suggerimenti che hanno una loro utilità anche nelle normali relazioni fuori dalla rete. 

A me questo libro è servito un sacco.

  1. Riconosci e pattuglia i limiti della tua conoscenza. Stana stereotipi e automatismi linguistici. Resisti all'istintiva xenofobia umana.
  2. Poniti dubbi su quello che leggi e senti; chiediti se qualcuno sta provando a manipolarti. Se qualcosa ti infastidisce, chiediti perché.
  3. Pratica l'aikidō della comunicazione: non rispondere a violenza verbale con violenza verbale, non schernire chi sa meno di te o chi sbaglia, ignora l'aggressività e rimani sulla questione.
  4. Costruisci la tua reputazione in un certo ambito: non c'è bisogno, e non è possibile, sapere tutto. Anche il più esperto lo è in un determinato campo.
  5. Pratica l'autoironia, ma non difenderti mai dicendo che eri ironicə.
  6. Sii capace di riconoscere il tuo errore.
  7. Se non capisci, di' che non hai capito; se non lo sai, di' che non lo sai.
  8. Ricordati che sei sempre in pubblico: i nostri spazi privati sono più ristretti di quanto pensiamo e vanno difesi curando bene la "faccia pubblica".
  9. Non smettere mai di studiare e approfondire; la conoscenza non è mai abbastanza. Trova una dieta mediatica varia ed equilibrata. Coltiva la curiosità.
  10. Quando serve, scegli il silenzio.

giovedì 7 aprile 2022

Troll

Ogni tanto si fa vivo da queste parti qualche troll, che lascia commenti idioti e provocatori tipo questo. Naturalmente sempre sotto anonimato. Che un povero blog di campagna come il mio, con pochi lettori e ancora meno commentatori, riesca a suscitare l'interesse di qualche provocatore è una cosa abbastanza curiosa, tutto sommato. 

Assodato che replicare a un provocatore è una cosa a cui non penso neanche lontanamente, sorge il problema sul da farsi. Cancellare i commenti? Ignorarli e passare oltre? Qualche blogger che ha o ha avuto lo stesso problema come mi suggerirebbe di procedere?

mercoledì 23 febbraio 2022

Post rimossi

Mi è arrivata questa mattina una mail dalla legale di un uomo politico, ex ministro, abbastanza noto una dozzina d'anni fa. Nella mail mi si chiede cortesemente di rimuovere alcuni post relativi a questa persona che scrissi all'epoca, quando mi interessavo molto di politica (oggi non me ne frega quasi più niente) e di questi temi parlavano la quasi totalità delle cose che scrivevo qui.

La richiesta mi è stata rivolta in ossequio a ciò che viene definito Diritto all'oblio, dal 2018 regolato da apposita legge. In pratica, avvalendosi di questo diritto, il personaggio in questione chiede la rimozione di tutto ciò che lo riguarda e che è reperibile in rete. In effetti avevo scritto parecchi post su di lui, anche in virtù di una vicenda giudiziaria che all'epoca lo interessò.

Ho rimosso i post segnalatimi senza problemi, tranne alcuni che col personaggio in questione e la sua vicenda non c'entravano niente e che probabilmente mi sono stati segnalati per una svista. Stavo però pensando che in passato, come dicevo, ho scritto molto di politica e di politici, e se questa cosa del diritto all'oblio prende piede, mi sa che faccio prima a chiudere il blog.

mercoledì 1 dicembre 2021

Sullo scrivere tutti dello stesso argomento

Ho trovato delle interessanti e condivisibili riflessioni del sempre bravo Maurizio sull'omologazione delle discussioni su social e blog. Aggiungerei qualcosa, ma sono di corsa (sto andando al lavoro), lo farò magari nel pomeriggio.

sabato 27 novembre 2021

Moderazione

Ho messo temporaneamente i commenti sotto moderazione. È una seccatura, naturalmente, ma ho la libreria che trabocca di libri in attesa e mille altre cose da fare e non ho più né il tempo né la voglia di mettermi a discutere con novax assortiti e teorici di sostituzioni etniche, razzismi alla rovescia e baggianate simili, con gente il cui livello argomentativo è esaurientemente rappresentato dai commenti a questo post. Una volta lo facevo, mi mettevo lì e passavo ore a discutere con questa gente, adesso non più, mi limito a chiudere la porta e lasciarli fuori. È una questione di igiene. D'altra parte il web è grande e di spazio per i deliri più disparati, là fuori, ce n'è tanto.

martedì 5 ottobre 2021

Il collasso della triade

Come forse qualcuno si sarà accorto, ieri è collassata per qualche ora la triade di servizi facenti capo a Zuckerberg: facebook, Instagram e Whatsapp. Non ho account né su facebook e né su Instagram, per cui della faccenda non mi è importato granché. Ho invece Whatsapp, che però uso molto poco; ci starò forse una decina di minuti al giorno, non di più. Diciamo che se non fosse stato per mia moglie e mia figlia non me ne sarei neppure accorto.

Il collasso della triade mi ha permesso di rendermi conto che, tutto sommato, godo ancora di un buon margine di autonomia da queste moderne schiavitù digitali, e penso che potrei addirittura sopravvivere a una loro improvvisa e definitiva dipartita. Forse mi troverei più in difficoltà se sparisse tutto ciò che ruota attorno al blog, ma per il resto...

venerdì 24 settembre 2021

Ho fatto il mio dovere

Quindici anni fa, quando aprii questo blog, in giro c'erano solo blog, i social dovevano ancora arrivare. C'era fermento, c'era vitalità. La lunga lista di quelli che amavo leggere era composta di blogger che scrivevano ogni giorno pubblicando articoli approfonditi, pensieri articolati, e spesso vergavano anche più di un post al giorno. 

Di quella lunga lista oggi ne sono rimasti tre o quattro, e questi tre o quattro pubblicano ormai un post ogni dieci o quindici giorni, il grosso della loro attività in rete si svolge oggi su facebook, Twitter, Instagram e compagnia bella. Tempo fa, uno di questi vecchi blogger scriveva, in uno dei suoi rari post, che effettivamente ormai il blog era sorpassato, che da tempo meditava di chiuderlo e continuava a scriverci qualcosa ogni tanto solo perché, avendolo da tanti anni, ci era affezionato e gli dispiaceva. Gli sembrava anche doveroso continuare a tenerlo aperto e buttarci dentro qualcosa ogni tanto.

Personalmente, se dovessi continuare a tenere aperto il mio blog per dovere, solo come memoria dei tempi d'oro del blogging o vestigia di un passato più o meno glorioso, preferirei chiuderlo. Vedere questi blog deserti, sparsi qua e là in rete come antiche navi naufragate su qualche spiaggia o isola deserta, dà anche una certa tristezza. 

Poi, per carità, ognuna faccia come crede.

De Gregori vs Springsteen

Dopo Erri De Luca , De Gregori. Il problema è che se una delusione da De Luca tutto sommato la posso archiviare nel nutrito gruppo del chi s...