lunedì 31 luglio 2023

Angélique


Tempo fa lessi Central park, sempre di Musso, e lo trovai molto interessante, per cui avevo buone aspettative su questo romanzo. Aspettative per buona parte deluse. La trama è abbastanza scontata e prevedibile e ai (pochi) colpi di scena fanno da contraltare la poca credibilità di alcuni personaggi come Mathias Taillefer, un ex poliziotto con parecchi problemi esistenziali.

Un aspetto divertente merita di essere però menzionato: il perculamento dei novax con pagine come questa qui sotto. Il romanzo, infatti, eccetto alcuni flash-back, è ambientato nel 2021 e vicende legate alla pandemia entrano qua e là nel racconto. 

Un libro tutto sommato dimenticabile, diciamo.

domenica 30 luglio 2023

Strette di mano mancate

La mancata stretta di mano tra l'atleta russa e quella ucraina ai mondiali di scherma di Milano ha provocato, come ormai è consuetudine, polarizzazioni manichee tra i sostenitori del "ha fatto bene a non stringergliela" e del "ha sbagliato". Mi chiedo come si possano avere sicurezze così granitiche in un senso o nell'altro. 

Io, pur con molti dubbi, penso che l'atleta ucraina abbia sbagliato a non stringere la mano all'avversaria russa. La valenza simbolica del gesto è chiara, intendiamoci: voi siete gli invasori, siete quelli che stanno procurando sofferenze e perpetrando atrocità contro il mio popolo e io la mano a voi non la stringo.

Ragionamento apparentemente legittimo, ma a una più attenta lettura mi pare la classica semplificazione di tematiche complesse tanto in voga nella nostra epoca storica, e a me ricorda un po' il puerile e un po' sciocco ostracismo verso esponenti della cultura russa da parte di noi occidentali, di cui da mesi parlano le cronache.

La valenza simbolica del gesto è chiara, come dicevo, ma noi non sappiamo cosa passa per la testa dell'atleta russa. Chi ci dice che, pur essendo russa, non provi, come tanti russi, sentimenti di orrore e repulsa per ciò che il suo paese sta facendo? E se così è, è giusto esporla a tale umiliazione mediatica? Secondo me no. 

Oltretutto lo sport è per definizione, tra le attività umane, quella che maggiormente nell'immaginario collettivo rappresenta la fratellanza, l'ecumenismo se vogliamo, il mettere da parte tutto ciò che divide in favore di ciò che unisce. Io, poi, da inguaribile e ingenuo romantico quale sono, penso al sotteso e alla valenza "pedagogica" di una stretta di mano in mondovisione: due atleti si stringono la mano, perché non possono stringersela anche due popoli?

sabato 29 luglio 2023

[...]


(da Il libro dell'inquietudine - Fernando Pessoa)

Direzioni

Negli stessi giorni hanno tolto il RdC a 156.000 famiglie con un SMS (altre 88.000 lo perderanno in agosto); reintrodotto i vitalizi agli ex senatori; tolto il penale ai grandi evasori (quelli che nascondono al fisco più di 100.000 €/anno). 

È chiara la direzione, no?

(Che il Reddito di cittadinanza avesse mille storture era noto fin da subito, ma aveva comunque permesso a 1.000.000 di persone di affrancarsi dalla povertà. Dati Istat.)

venerdì 28 luglio 2023

Battaglie


Ci sono battaglie che vanno combattute ad ogni costo. Battaglie che sono fondamentali per questo paese. Una di queste battaglie fondamentali, da cui dipende la vita o la morte di tanti, l'ha appena inaugurata la Lega, partito sempre in prima fila quando bisogna gettare il cuore oltre l'ostacolo: cambiare il nome agli hamburger vegani. Capite, no, l'importanza strategica, la valenza simbolica e semantica di questa battaglia?

Il ragionamento che sta alla base di questa nuova e fondamentale crociata è che il sostantivo (a proposito, un leghista saprà cos'è un sostantivo? Mah...) hamburger si riferisce per definizione a un panino fatto generalmente con fette di pane che racchiudono al loro interno una succulenta bistecca di carne bovina. Se però al posto della carne si mette un prodotto vegetale, ecco che chiamarlo hamburger non va più bene, diventa quasi un sacrilegio, quindi il sostantivo in questione va assolutamente cambiato.

Una volta terminata questa fondamentale battaglia, che siamo sicuri vedrà gli intraprendenti soldati padani vincitori, le prossime crociate saranno contro il caffè d'orzo (che notoriamente non contiene caffè, quindi bisogna cambiargli il nome), l'orzata (che da tempo non contiene più orzo, lo conteneva una volta), il salame di cioccolata, l'insalata di pollo, le uova in trippa, il latte di mandorla. 

Per la battaglia contro la stupidità, invece, non ci sono ancora tempi certi.

giovedì 27 luglio 2023

Il crollo della mente bicamerale e l'origine della coscienza

Sono sincero, a me la teoria della mente bicamerale non convince del tutto, anche se l'autore, lo psicologo statunitense Julian Jaynes, in questo interessantissimo saggio la argomenta in maniera solida e convincente. 

Ma, teoria della mente bicamerale a parte, questo libro, pubblicato originariamente negli anni Settanta e aggiornato nel 1990, è un viaggio grandioso nella mente umana e nella storia di come noi esseri umani, nel tardo Pleistocene, siamo passati dai gesti ai suoni, imparando via via ad articolarli e a modularli fino a inventare il linguaggio; poi, a cascata, il pensiero, la coscienza, le interazioni sociali e le interazioni con la nostra immaginazione. 

La teoria del passaggio dalla mente bicamerale alla coscienza, secondo Jaynes avvenuto nel millennio che precede la nascita di Cristo nel contesto della civiltà greca, è descritta in maniera estremamente esaustiva e argomentata, facendo ricorso all'analisi della moltitudine di testi antichi arrivati fino a noi (dall'epopea di Gilgamesh passando per Iliade e Odissea fino alla Bibbia) e tirando in causa più discipline: neuroscienze, archeologia, linguistica, psicologia, storia ecc.

A tratti l'ho trovato ostico, come è naturale che sia dal momento che ho affrontato il testo da "profano", ma nel complesso è un saggio grandioso. Se siete appassionati di questi argomenti, in sostanza se vi appassiona capire come è fatta e come funziona quella strana creatura chiamata essere umano, questo libro è una lettura obbligata.

Arriverà uno

Salvini che dà addosso a don Ciotti mi fa venire in mente quel passo del vangelo in cui Giovanni (mi pare) dice che arriverà uno a cui lui non è degno neppure di sciogliere i legacci dei sandali. Nel caso specifico don Ciotti, rispetto a Salvini, è quell'uno che deve arrivare.

mercoledì 26 luglio 2023

Non scegliere

Ennesimo messaggio diseducativo di questa politica: se sei ricco/imprenditore/ministro puoi fare quello che ti pare, che se ci si pensa è uno dei tanti lasciti avvelenati del berlusconismo. 

Ma io non ce l'ho tanto con quelli che hanno votato e si sono espressi a favore o contro la mozione di sfiducia (cioè, con quelli che hanno votato contro, sì, ovviamente), ce l'ho con chi non ha partecipato al voto. Sì, dico a voi, Italia Viva e Azione. 

Astenersi, non prendere parte, non scegliere, non sbilanciarsi (o scegliere a caso secondo i tiramenti del momento) è dei vili, dei pavidi, degli ipocriti, degli opportunisti, di chi ama tenere i piedi in due staffe, di chi è complice, di quelli che sanno benissimo il significato del loro (non) agire. Sono i Pilato della politica del terzo millennio.

I peggiori.

martedì 25 luglio 2023

Vertici

La signora Meloni ha partecipato, ieri, all'ennesimo vertice della FAO, simposio dal titolo promettente e leggermente - mi pare - troppo ambizioso: "Fame Zero" entro il 2030. Che io ricordi, vertici di questo tipo, rigorosamente a base di fois gras e altre prelibatezze, si organizzano regolarmente da svariati decenni (la FAO esiste dal 1945). 

Naturalmente, dati alla mano, immaginare che nel 2030 la fame scompaia dalla faccia della terra è pura utopia, visto che da almeno vent'anni invece di migliorare la situazione peggiora costantemente. Però i vertici si continuano a fare, vedi mai che a forza di parlare (e mangiare fois gras) col tempo si risolva qualcosa.

A dire il vero, un modo per risolvere il problema della fame nel mondo ci sarebbe (ce ne sono parecchi, a dire il vero). Circa metà delle terre coltivate del pianeta, percentuale che in Europa raggiunge il 70%, sono destinate alla produzione di foraggio per gli animali degli allevamenti intensivi (in particolare bovini, maiali e pollame), coi quali si produce carne per la parte ricca della popolazione mondiale. Se quelle colture venissero convertite in cereali da destinare alle persone che soffrono la malnutrizione, invece che agli animali, il problema della fame nel mondo sarebbe risolto una volta per tutte non entro il 2030, ma in un tempo molto più breve.

Ma non diciamolo a quelli della FAO, ché magari lo sanno già.

domenica 23 luglio 2023

Su Gardini

Usare strumentalmente la ricorrenza della morte di Gardini per supportare la propria visione ultra-liberista del mercato del lavoro, quella che è ai perfetti antipodi di una cultura di stampo più "socialista" che mira alla redistribuzione del reddito e all'aiuto a chi non ce la fa, è un'operazione che si avvicina a quelle di altri "politici" di destra noti già da tempo al pubblico per uscite di questo stampo.

Non si può non notare, a questo proposito, la perfetta assonanza tra l'uscita di Renzi e quella di Musumeci, ministro dell'attuale esecutivo, relative a una supposta "cultura dell'assistenzialismo" che non c'entra assolutamente niente col salario minimo e altre misure di contrasto allo sfruttamento di chi lavora e alla povertà dilagante. C'è da notare, en passant, come non passi giorno in cui non si noti la sempre più collimante visione del mondo di Renzi con quella di Meloni e soci. Prendiamo atto, anche se i più attenti l'avevano già capito da tempo.

Tornando a Gardini, c'è da aggiungere che dovere di un giornalista (anche se Renzi formalmente non lo è) non è quello di imbastire agiografie dei personaggi di cui si occupa; dovere di un giornalista è quello di raccontare tutto ciò che riguarda chi è oggetto della sua narrazione, compresi gli aspetti meno edificanti e più controversi, che nel caso di Raul Gardini non mancano; perché altrimenti siamo ai livelli di un Emilio Fede qualsiasi.

Zaki e Regeni

Non so dire se la liberazione di Patrick Zaki abbia come contropartita il mettersi una volta per tutte il cuore in pace sulla vicenda di Giulio Regeni. Sono speculazioni e ipotesi su cui non si hanno né prove né certezze, quindi mi pare abbia poco senso tirarle in ballo, se non per il mero gusto del pettegolezzo vagamente complottista, arte in cui noi umani eccelliamo da sempre.

Quello che mi sembra di poter dire con una certa sicurezza è che, se anche la vicenda Zaki non avesse avuto questo felice esito, per Giulio Regeni non sarebbe cambiato niente. Fin da subito il regime egiziano non ha mostrato verso questa vicenda nessuna apertura né alcuna volontà di collaborazione, né ci sono segnali che autorizzino una qualche forma di ottimismo per il futuro. Temo quindi che Giulio Regeni non avrà mai giustizia né mai si saprà veramente cosa è accaduto.

Per quanto riguarda tutta la polemica di queste ore attorno a Zaki, mi limito a osservare che adesso è un uomo libero, sarà padrone di fare quello che gli pare senza dover rendere conto a nessuno?

sabato 22 luglio 2023

Risvegli

Cioè, uno si sveglia e trova i Nomadi da Mattarella. E ripensa a quando, da ragazzetto, cominciò ad andare ai loro concerti, grosso modo a metà degli anni Ottanta del secolo scorso. Nel frattempo il ragazzetto imberbe di allora è cresciuto e oggi è un barbuto 53enne che ancora va ai loro concerti, spesso accompagnato dalle figlie (l'ultimo a Riccione, un mesetto fa).

Grandi Nomadi! :-)

giovedì 20 luglio 2023

Coscienza, apprendimento ed esecuzione

Il capitolo del libro che sto leggendo in cui si spiega che la coscienza ha un ruolo nell'apprendimento di una attività complessa (es. suonare il pianoforte) ma non nella sua esecuzione è interessantissimo. L'esempio del pianoforte è il più calzante. 

Un pianista che sta suonando non pensa ai singoli tasti che preme ma alla melodia complessiva, o a singole parti di essa. Se pensasse ai tasti che corrispondono a ogni singola nota della partitura che sta leggendo (ogni diesis, ogni bemolle, ogni nota naturale, ogni pausa ecc.) non riuscirebbe a suonare.

Allo stesso modo in cui un velocista in gara non pensa a ogni passo che mette davanti all'altro e una persona che parla non si preoccupa più di tanto della struttura sintattica e grammaticale di ogni frase che pronuncia ma al significato complessivo che vuole comunicare.

Nello screenshot è spiegato meglio.

Ah, sto leggendo Il crollo della mente bicamerale e l'origine delle coscienza, dello psicologo statunitense Julian Jaynes. Tosto ma bello.

Perculiamoli

In questi giorni di caldo torrido si fanno vivi, più agguerriti che mai, i No Caldo, denominazione coniata da Alessandro Gilioli per indicare i negazionisti del riscaldamento globale (o, in subordine, il riscaldamento globale c'è ma l'uomo non c'entra niente).

Siccome con queste persone dati e numeri non contano niente, rimane il perculamento, e Mario Tozzi in questo campo se l'è sempre cavata discretamente :-)

C'è da segnalare, a margine, che i No Caldo hanno da qualche giorno un nuovo guru, il meteorologo di La7 Paolo Sottocorona, che secondo loro si sarebbe espresso avallando le loro tesi. Ovviamente non è vero niente (i No Caldo non hanno ancora imparato la differenza che corre tra meteo e clima), ma a loro figurarsi se importa.

mercoledì 19 luglio 2023

Unione Sovietica

Antonio Tajani è di destra ma è persona intelligente e anche colta. Ogni tanto succede. Quindi quando dice che il salario minimo non serve perché non siamo in Unione Sovietica sa benissimo, da persona colta quale è, di avere detto una stupidaggine. Perché se fosse vero quanto afferma vorrebbe dire che USA, Germania, Francia, Spagna, Inghilterra ecc. sarebbero tutte cloni dell'Unione Sovietica. 

Il salario minimo, infatti, non solo esiste in tutti i paesi del G7, ma molti di questi paesi (Spagna e Germania lo hanno fatto recentemente) lo stanno addirittura irrobustendo e integrando. In aggiunta a questo, non si capisce (o almeno io, che sono persona semplice, non lo capisco) perché ogni volta viene contrapposto alla contrattazione collettiva. C'è qualcosa che impedisce di poter fare entrambe le cose: potenziare la contrattazione collettiva e nello stesso tempo introdurre il salario minimo? Chiedo, eh. 

Oppure, una volta per tutte si esca dalle ipocrisie, dai sofismi e dagli escamotage retorici e Meloni e soci dicano chiaramente i motivi reali per cui non lo vogliono. Motivi che si sanno, ma che sarebbe bello sentire elencare dalla loro viva voce.

martedì 18 luglio 2023

Ancora con lo speronamento

Carola Rackete decide di candidarsi per le sinistra tedesca alle europee del prossimo anno. Immancabile il commento del solito noto: "Dallo speronare motovedette italiane della Guardia di Finanza alla candidatura per Bruxelles con la sinistra tedesca, è un attimo. Auguri, viva la democrazia."

Il tweet in questione è ovviamente indirizzato a quelli (ormai pochi) che ancora lo seguono e danno credito alle corbellerie che dice. Una platea che, lentamente ma inesorabilmente, si sta sempre più assottigliando, segno evidente che anche il più ottuso dei seguaci se si tira troppo la corda prima o poi mangia la foglia.

Sulla vicenda dello speronamento (che non è stato uno speronamento) avevo già scritto e non ci torno su. Mi limito solo a ribadire che, se le parole hanno ancora un significato, la manovra con cui Carola Rackete entrò con la Sea Watch III nel porto di Lampedusa non fu uno speronamento. Questa cosa è stata certificata inequivocabilmente dalla sentenza di un tribunale, e quelli de Il Post, probabilmente per cercare di spiegare meglio il concetto anche ai più ottusi tra i seguaci di Salvini, all'epoca fecero anche un disegnino, come si fa coi bambini, anche se dubito sia servito a qualcosa.

La donna che rise di Dio


La precisazione iniziale dell'autore del libro è importante per approcciarsi ad esso nel modo giusto. Esistono due "Dio": quello teologico e quello della narrazione biblica. Quello teologico è l'onnipotente, onnisciente, perfetto, infinitamente amorevole, misericordioso ecc., e non è quello di cui si parla in questo libro. Quello della narrazione biblica, invece, colui di cui tratta il libro, è contraddittorio, inaffidabile, pieno di difetti, di paure, di insicurezze, di scoppi d'ira, di meschinità, anche di cattiveria gratuita. Ecco, questo è il dio raccontato nel libro di Mercadini, il quale affronta la Bibbia, attraverso quindici episodi tra i più controversi, non dal punto di vista teologico ma appunto narrativo (la Sara del titolo è la prima moglie di Abramo; Sara e Abramo formano la coppia anziana e sterile a cui Dio ordina incredibilmente di generare un popolo).

Questo saggio è interessantissimo in primo luogo perché Roberto Mercadini è un profondo conoscitore della lingua ebraica, quindi nel testo spiega come funziona l'alfabeto ebraico (nello scritto, ad esempio, si usano solo le consonanti, le vocali vengono indicate con sequenze di puntini poste sotto di esse), in più aggiunge qua e là interessanti digressioni sulla cultura religiosa ebraica. In secondo luogo, questo libro è interessante perché l'autore spiega i motivi per cui certe parole e certe frasi vengono tradotte in modi diversi dall'originale ebraico (sostanzialmente per edulcorare e rendere "digeribili" parole e concetti che per la nostra cultura, ma anche per il politically correct, sarebbero piuttosto indigesti).

È un libro che consiglio a chi (come lo scrivente) non ha mai letto la Bibbia ma è interessato a sapere, almeno a grandi linee, di cosa si parla quando ci si riferisce ad essa.

lunedì 17 luglio 2023

Vaccini e psicologia

Ho scovato per caso questo video di Dario Bressanini in cui si parla di vaccini. Per la precisione, si affronta il tema di come approcciarsi a chi è contrario al loro uso. È rivolto principalmente ai refrattari al vaccino contro il Sars-CoV-2 ma il discorso vale anche per i refrattari a tutti i tipi di vaccini.

Uno degli aspetti interessanti che spiega Bressanini è che, generalmente, la contrarietà ai vaccini non nasce da ragioni di tipo ideologico ma dalla paura. Nella stragrande maggioranza dei casi chi non si vaccina lo fa per timore dei vaccini, perché teme possibili effetti collaterali, effetti a lungo termine, oppure teme che possano essere causa di infarti, tumori e chi più ne ha più ne metta, e l'errore che generalmente si fa quando si cerca di spiegare le cose a un novax è utilizzare dati e numeri per dimostrare che il timore dei vaccini non ha nessun senso.

La paura, infatti, è un sentimento irrazionale (vabbe', tutti i sentimenti lo sono), mentre dati e numeri afferiscono alla razionalità. Quando si contrappone la razionalità dei dati e dei numeri all'irrazionalità della paura l'effetto che si ottiene è quello dell'acuirsi della contrapposizione, non un suo appianamento. E allora qual è l'approccio da utilizzare? Il dialogo, possibilmente tranquillo, con cui tentare di farsi spiegare quali sono i motivi che generano timore e paura.

Naturalmente il risultato non è garantito (sì, sto pensando ai tanti Red Ronnie che vivono tra noi), ma tentare non nuoce.

domenica 16 luglio 2023

La Bibbia proibita (dalla chiesa)

Che la chiesa nel corso della sua storia abbia proibito la lettura di certi libri (c'era un famoso elenco continuamente aggiornato, il famigerato Indice dei libri proibiti) è cosa tristemente nota. Meno noto è, forse, il fatto che a cavallo tra il '400 e il '500 tra questi libri proibiti ci finì anche la Bibbia. Ne parla Alessandro Barbero qui, a partire dal minuto 3:30.

Salario minimo

Su La Stampa di ieri (15.7.2023) è apparso un articolo di Elsa Fornero in cui la nota economista spiega i motivi per cui, secondo lei, questo governo sta tentando in tutti i modi di sabotare l'introduzione del salario minimo. 

Il primo è il tentativo di non scontentare le imprese che utilizzano lavoro precario e malpagato, imprese che non riuscirebbero a stare sul mercato del lavoro se dovessero corrispondere salari dignitosi ai propri dipendenti; il secondo ha più a che fare col cinismo. L'ipotesi della signora Fornero è infatti che secondo il governo i lavoratori mal pagati sono prevalentemente di origine straniera, e aiutare chi non è italiano puro figurarsi se è una priorità per questi qui.

Si tratta di ipotesi, ovviamente, ma conoscendo bene l'impianto ideologico che sta alla base dell'agire di questa compagine governativa, se fossero vere non stupirebbe.

Sulla questione del salario minimo c'è da dire che, sotto altri nomi e forme, esiste in ogni paese d'Europa e si tratta di una forma di tutela che ovunque si sta cercando di rafforzare, visto il peggioramento delle condizioni economiche generali in Europa (in Germania è stato recentemente portato a 12 euro all'ora). 

Ma noi, qua in Italia, problemi di povertà, di sfruttamento, di lavoro precario e malpagato non ne abbiamo, quindi perché sprecare risorse inutili?

Social card

A chi non è più un giovane virgulto, come lo scrivente, il temine social card riporterà sicuramente alla mente Giulio Tremonti, ministro dell'economia in più di un governo Berlusconi, che in quei tempi bellissimi ideò qualcosa di simile a ciò che ha partorito in questi giorni il governo Meloni: un'altra social card, appunto. Oggi, come allora, si tratta di una generosa elargizione (più o meno l'equivalente di un caffè al giorno) destinata a chi è più in difficoltà economiche. Uno potrebbe dire: Vabbe', un caffè al giorno è sempre meglio di niente, ma oggi come allora, approfondendo alcuni aspetti, viene da pensare che sarebbe stato meglio niente.

Il primo motivo di perplessità è dato dal fatto che per avere diritto alla lauta elargizione occorre avere una dichiarazione Isee inferiore a 15.000 euro ma non si deve essere beneficiari di RdC o altri sussidi. Perché? E se uno pur percependo qualche misura di sostegno al reddito ha comunque l'Isee inferiore alla suddetta cifra? E poi scusate, se si tratta di una misura destinata a chi è più in difficoltà, perché escludere chi percepisce già aiuti proprio perché è in difficoltà? Boh, non si sa. 

Ancora. Hanno diritto all'elargizione solo i nuclei familiari composti di almeno tre persone. Perché? Mi risulta che anche chi vive solo sia formalmente famiglia (un ragazzo che abbia trovato un lavoro e abbia deciso di sganciarsi dalla famiglia e di andare a vivere per conto suo perché deve essere escluso?). Ma anche una mamma che viva col suo bambino è famiglia. Per il governo no, i nuclei mono e bi-familiari sono esclusi, e qui il puzzo che emana da ogni misura identitaria concepita sull'ideologia e non sulla realtà fattuale è fortissimo.

Altro capolavoro di questa geniale trovata è la lista predeterminata dall'alto di ciò che si può comprare col tesoretto magnanimamente elargito. Cioè, io Stato ti do i soldi per aiutarti, ma tu con quei soldi non ci compri quello ti pare ma quello che dico io. Ad esempio, sono inclusi carne e pesce (purché fresco), olio, uova, latte, zucchero, cacao, acqua, caffè. Non si trovano nell'elenco, invece, prodotti come il sale, il pesce surgelato, la marmellata.

Perché il pesce fresco sì e quello surgelato no e perché lo zucchero sì e il sale no è un mistero. Sembra quasi che la lista sia stata redatta utilizzando qualche fumoso criterio di salubrità degli alimenti, cosa che se fosse vera autorizzerebbe a pensare che lo Stato inquadri come poco affidabili e bisognosi di una qualche sorta di educazione alimentare gli aventi diritto al contributo. Il sotteso è chiaro: sei povero quindi non sei affidabile, anzi sicuramente sei povero proprio a causa di questa tua inaffidabilità, e allora io, Stato, ti do sì i soldi ma ti insegno anche come si mangia. In pratica ti offrono un caffè al giorno e ti insegnano anche a vivere. Cosa si può chiedere di più a un governo?

sabato 15 luglio 2023

La strada



Finito a fatica, nonostante fosse partito bene. Non sono mai entrato realmente nella storia (un padre e un figlio piccolo che tentano di sopravvivere in un mondo post-apocalittico) né nella sua valenza simbolica. 

Un McCarthy abbastanza deludente, dove la noiosità dell'aspetto descrittivo sopravanza il pathos delle vicende. L'altro romanzo di McCarthy che avevo letto, Non è un paese per vecchi, non mi era dispiaciuto e quindi su questo avevo riposto buone aspettative, anche in virtù dei tanti commenti positivi letti in rete.

Pazienza. Avanti un altro.

venerdì 14 luglio 2023

1200 euro

I capigruppo alla Camera si aumentano lo stipendio di 1200 euro al mese, delibera votata anche dai Cinquestelle (contrari Pd, Avs e Iv). Siccome le risorse necessarie per queste nuove indennità saranno prelevate dal contributo concesso dalla Camera ai gruppi parlamentari, i firmatari si affrettano a precisare che l'operazione è a invarianza di spesa per il bilancio di Montecitorio.

Quello che però non capiscono questi signori è che si tratta di un problema di immagine e di opportunità, non di costi. Ammesso e non concesso che l'operazione sia davvero a costo zero, un aumento ingiustificato di 1200 euro, l'equivalente dello stipendio medio di un impiegato o di un operaio, che spesso con quesi soldi ci deve mantenere una famiglia, è il migliore assist che si possa fare all'antipolitica e alla generale disaffezione nei confronti dei palazzi.

Hai voglia, dopo, a filosofare sui perché o a cercare di edulcorare l'operazione con giustificazioni risibili come l'impatto nullo (dicono) sul bilancio della Camera. L'opinione pubblica se ne frega di queste ridicole giustificazioni, e giustamente vede solo l'ennesimo episodio che certifica i privilegi di una casta lontana anni luce dal mare magnum delle persone normali che ogni giorno si sbattono per portare a casa la giornata.

Poi mi raccomando, tutti a lamentarsi che metà degli aventi diritto se ne sta a casa quando si vota.

Titolisti spiritosi


Ogni tanto anche i titolisti di riviste serie sono spiritosi :-) 

(Il doppio senso è maggiormente comprensibile a chi ha almeno 40-50 anni.)

giovedì 13 luglio 2023

Invalsi e società

Non so quanto siano autorevoli e/o attendibili i test Invalsi, ma è indubbio che certificano una realtà a dire poco sconfortante. Uno studente su due che esce dalle superiori ha scarsissime conoscenze di matematica e notevoli difficoltà con la lingua italiana. E il guaio è che questi problemi cominciano per la prima volta a manifestarsi già alle scuole primarie.

Non sto qui a ritirare fuori il pistolotto trito e ritrito sul sistematico smantellamento della scuola pubblica attuato da governi di ogni colore negli ultimi decenni, ma mi chiedo: come si può pretendere di vivere in una società complessa, provare di capire i suoi problemi, se si ha difficoltà anche a capire cosa si legge? Poi, dopo, è logico che il primo arruffapopolo che arriva e spara due slogan, conquista tutti e gli si va dietro. È naturale che sia così, dal momento che non sono stati forniti gli strumenti per capire che sta intortando chi lo ascolta.

Qui mi piace sempre citare Umberto Galimberti: "Vogliamo il progresso? Guardate che le nazioni progrediscono a partire dal livello culturale." 

Fine.

Separazione delle carriere?

Questo governo, tra i tanti obiettivi che si è posto, annovera la famosa/famigerata separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante, un vecchio sogno berlusconiano mai realizzato completamente ma mai abbandonato dalla destra. A dire il vero, questo progetto non nasce con Berlusconi ma con Licio Gelli, dal momento che era uno dei punti del suo programma sovversivo di Rinascita.

È un argomento molto tecnico, di difficile comprensione per chi, me compreso, non è addentro a questioni giuridiche. In sostanza, riassumendo brutalmente, se la riforma caldeggiata anche da Nordio, probabilmente il peggior ministro della Giustizia della storia repubblicana, andasse in porto, magistrati inquirenti (Pubblici ministeri) e giudicanti (giudici di tribunale o di corte) non potrebbero cambiare funzione durante il corso della carriera. Il punto è che già oggi, anche senza questa riforma, i magistrati che nel corso della carriera cambiano funzione sono pochissimi, anche perché le varie riforme che si sono succedute nel corso degli anni (la riforma Castelli prima, la riforma Cartabia poi) hanno reso meno appetibile il cambio.

Nel 2022 appena trascorso le richieste di cambio di funzione sono state venti (20) su un organico di 10.000 magistrati. Davanti a questi numeri si capisce chiaramente come una riforma "utile a tutti gli italiani" non abbia in realtà alcun significato, se non politico. Scriveva qualche giorno fa Elena Chiari: "Ma sono in molti a ritenere che dietro il tema tecnico, ormai statisticamente marginale, di permettere o non permettere a Pm e giudici di passare da una funzione all’altra e quanto, si nasconda in realtà l’intento politico di cominciare da qui per assoggettare progressivamente l’ufficio del Pm all’esecutivo, col risultato che a quel punto sarebbero i Governi a decidere di volta in volta (a seconda del colore e del consenso) quali cassetti un Pm può aprire e quali no. Ma in questo caso il rischio è che un cittadino, uguale agli altri davanti alla legge secondo l’articolo 3 della Costituzione, possa diventare un po’ meno uguale e che il divario tra potenti e comuni cittadini si stringa o si allarghi, a seconda che il Governo di turno decida che i cassetti del potere possano essere aperti o debbano restare chiusi."

In sostanza, il non detto di questa riforma starebbe nell'antico sogno della destra di porre il sistema giudiziario sotto il controllo dell'esecutivo, di renderlo quindi meno indipendente e in rapporto di maggiore sudditanza, esattamente come avviene oggi in paesi come la Polonia, l'Ungheria, la Turchia, non esattamente modelli di democrazia. Che poi tutto questo vada nell'interesse del comune cittadino è ancora tutto da dimostrare. Uno dei più esaustivi articoli su questa complessa tematica lo trovate qui.

mercoledì 12 luglio 2023

Non lasciarmi


Non mi ha preso subito, questo romanzo, tanto che dopo le prime 50-60 pagine stavo per mollarlo. Poi, lentamente, mi ha conquistato e quando ho chiuso l'ultima pagina ho pensato che è un capolavoro.

È un romanzo che può essere definito distopico e narra le storie di Kathy, Tommy e Ruth, che vivono in una specie di collegio, Hailsham, disperso nel verde della campagna inglese. I tre non hanno i genitori ma non sono neppure orfani, sono infatti dei cloni umani creati in laboratorio con lo scopo di donare i loro organi alle persone malate. La voce narrante è quella di Kathy, che racconta attraverso la tecnica narrativa dei flashback la sua storia e quella dei suoi amici. 

È un romanzo visionario ma anche una bellissima storia d'amore, ma è soprattutto un libro che ripropone in maniera drammatica il tema della ricerca di sé all'interno di esistenze già predeterminate, il bisogno insopprimibile di dimostrare ciò che si è realmente e la propria umanità. 

Ha vinto numerosissimi premi, questo romanzo, ed è stato inserito dal Time nei cento migliori romanzi in lingua inglese dal 1923 al 2005, anno in cui è stato pubblicato. Per me è un capolavoro.

martedì 11 luglio 2023

Disagi seriali


Uno dei motivi per cui mi tocca tenere attiva la moderazione dei commenti in questo blog lo vedete qui sopra. Un simpatico signore, ovviamente anonimo (ma se si firmasse in qualche modo non farebbe alcuna differenza), da tempo continua a infestare questo spazio con commenti in cui linka crimini commessi da persone straniere. Qualsiasi tema tratti il post, lui, implacabile, arriva. 

Il commento qui sopra, ad esempio, l'ha inserito in calce a questo post, che coi crimini commessi dagli stranieri c'entra come uno stracchino con la ferrovia. 

E niente, lui si diverte così. E in fondo sarebbe un passatempo come un altro, se non obbligasse me a tenere attiva la moderazione per una questione di igiene (mi piace tenere la casa pulita).

A questo punto non mi resta che vedere se si stancherà prima lui di inviarli o io di cestinarglieli.

Rancore


Non mi ha entusiasmato questo romanzo di Carofiglio con protagonista Penelope (il primo della serie, La disciplina di Penelope, mi piacque un sacco). Salvo la scrittura perché Carofiglio è uno che sa scrivere e i suoi libri andrebbero letti solo per provare questo piacere, ma la storia in sé è deboluccia, priva di mordente e l'epilogo si può intuire già dai primi brani del libro.

Rancore narra la morte improvvisa di un ricco e potente barone universitario, morte che il medico certifica come naturale. La figlia però non ci sta e incarica Penelope Spada, ex pm "con un mistero alle spalle e un presente di quieta disperazione", di indagare, indagine che alla fine vedrà la figlia avere ragione. 

Diciamo che Carofiglio ha fatto sicuramente di meglio.

domenica 9 luglio 2023

Attenuanti e aggravanti



Non sono un giurista, ma sono ragionevolmente sicuro che se la vittima di un abuso sessuale è sotto l'effetto di sostanze psicotrope, per l'autore dell'abuso questa circostanza è un'aggravante, non un'attenuante.

No, lo dico perché questo continuo sottolineare da parte dei soliti noti il fatto che la ragazza fosse sotto gli effetti di sostanze, da una parte ha lo scopo di indebolire, diciamo così, la sua "reputazione"; dall'altra - si intuisce facilmente - ha lo scopo di "alleggerire" (mediaticamente, non fattualmente) la posizione del presunto autore dell'abuso.

Naturalmente Ignazio, il padre del pargolo che a suo dire non ha fatto niente di male, padre che mi risulta sia avvocato, sa benissimo questa cosa, ma tanti probabilmente no.

Bombe a grappolo

Non so se la decisione dell'amministrazione Biden di autorizzare l'invio in Ucraina delle cosiddette bombe a grappolo rappresenti il superamento di una linea rossa che forse non andava superata. Molti analisti pensano di sì. Si tratta di un tipo di armamento che provoca importanti danni collaterali alla popolazione civile (i campi profughi in Giordania sono pieni di bambini mutilati dalle bombe a grappolo utilizzate nella guerra in Siria) e il fatto che gli stessi USA abbiano discusso per sei mesi prima di prendere questa decisione a causa dell'acceso dibattito tra falchi e colombe, sviluppatosi in seno alla stessa amministrazione americana, la dice lunga sulla delicatezza e pericolosità della questione.

Ma al di là di questo aspetto, mi chiedo: la strada scelta fin dall'inizio del conflitto di armare fino ai denti l'Ucraina sta pagando? La retorica mainstream la conosciamo bene, ce la ripropongono a reti unificate da sempre: l'invio di armi a Zelensky è finalizzato al raggiungimento della pace, o quanto meno di una tregua. Bene, ieri si è giunti al 500° giorno di guerra. Si vede qualche segno all'orizzonte di questa tregua (lasciamo stare la pace)? Mi pare di no. A me sembra anzi che il trascorrere del tempo certifichi solo una recrudescenza del conflitto. E allora, forse, qualche domanda sull'utilità di questa strategia sarà ora di cominciare a farsela.

Non entro qui nel merito dei torti e delle ragioni, non è questo il punto (sappiamo bene che c'è un aggressore e un aggredito), mi interessa l'aspetto razionale ed epistemologico della vicenda, che può essere riassunto così:

1) c'è un problema

2) si sceglie una strategia per tentare di risolverlo

3) dopo un anno e mezzo ci si rende conto empiricamente che la strategia scelta non risolve il problema ma lo aggrava

4) è lecito continuate a utilizzare questa strategia?

Si potrebbe (legittimamente) pensare: la strategia della mediazione ha fallito, è logico che resti in campo quella militare. Vero, ma qui si aprono altre domande: perché la strada della mediazione ha fallito? Qualcuno ha avuto interesse che fallisse? Non sono domande retoriche o tendenziose, sono domande. Punto. A me sembra che, spogliata l'intera vicenda delle sue sovrastrutture, rimanga un dato di fatto metaforicamente inoppugnabile: si pretende di spegnere un incendio continuando a buttare benzina sul fuoco.

venerdì 7 luglio 2023

Lasciti testamentari

Volevo scrivere qualcosa riguardo al lascito testamentario a Dell'Utri, da parte di Berlusconi, di 30 milioni di euro. Ma su Dell'Utri ho già scritto troppo, in passato, su queste pagine, per cui lascio stare. Andrea Scanzi ha già detto benissimo, e molto meglio di me, ciò che avrei voluto dire io.

Viva Geppi Cucciari

Lasciamo perdere la pietà che ispira questo ministro, emblema perfetto di come è ridotto il nostro paese, ed eleviamo un plauso alla grandissima Geppi Cucciari; qualcun altro, al suo posto, avrebbe fatto finta di niente per cercare di limare la monumentale figura di palta di Sangiuliano. Lei no.

giovedì 6 luglio 2023

Piccole biblioteche

Stavo cercando su internet qualche biblioteca qui della zona che avesse il libro Non lasciarmi, di Kazuo Ishiguro, e ho scoperto che ce l'aveva la biblioteca di Verucchio "Rilego e rileggo". La cosa che mi ha sorpreso è che non sapevo che nella piccola Verucchio ci fosse una biblioteca. Conosco quella di Villa Verucchio, che tra l'altro frequento spesso, ma non quella di Verucchio (per chi non fosse della zona preciso che Villa Verucchio è una frazione del comune di Verucchio). Mi sono quindi inerpicato fino a Verucchio e, dopo aver chiesto indicazioni a un paio di umarell che stazionavano sulla piazza, ho alla fine trovato la mia meta. 

La biblioteca di Verucchio è molto piccola, poco più di un paio di stanze ricavate al piano terra di un vecchio palazzo (qualche immagine è qui), ma molto accogliente, e la bibliotecaria è una simpatica e gentile ragazza che si è messa subito alla ricerca del libro che mi serviva. Nel frattempo, io ho passato in rassegna i libri sulle scansie e l'occhio mi è caduto subito su La strada, di Cormac McCarthy, che dopo Non è un paese per vecchi e Suttree avevo intenzione di leggere.

In un colpo solo ho così portato a casa i due libri che desideravo.

 



Mentre aspettavo che la biblioteca aprisse ho fatto un giretto per il paese. Una volta, quando ero più giovane, bazzicavo spesso qui, poi per vari motivi ho smesso e mi ha fatto piacere tornarvi dopo tanto tempo. Ma più piacere ancora mi ha fatto scoprire l'esistenza di una biblioteca qui vicino a casa che non conoscevo.

 



mercoledì 5 luglio 2023

Suttree


Suttree è un romanzo infinito. Non so se sia il migliore di McCarthy, il grande narratore americano scomparso recentemente, ma è sicuramente di notevolissima qualità. La prosa di McCarthy è diretta, tagliente, senza tanti fronzoli, e i dialoghi sono veloci, diretti, immediati, anche se nella lunghezza del romanzo compaiono spesso pagine di una certa lentezza, come se lo scrittore fosse a tratti a corto di idee.

Cornelius "Buddy" Suttree è un reietto della società americana dei primi decenni del Novecento che vive in una specie di baracca su un fiume del Tennessee e guadagna qualche soldo pescando pesci gatto che poi rivende. Il romanzo, nel narrare le sue vicende e quelle dei tanti personaggi ai margini del mondo che costellano la storia, ladri, puttane, ubriaconi, barboni, disperati di ogni risma, analizza in maniera brutale le storture di un sistema sociale ed economico che lascia enormi fette di popolazione ai margini, nella povertà assoluta e nella disperazione.

È romanzo crudo, a tratti brutale, spesso volgare, perché in fondo anche così è la vita, e McCarthy non fa sconti nel raccontarla.

sabato 1 luglio 2023

Knoxville

Knoxville, così come minuziosamente e ossessivamente descritta da McCarthy nel romanzo Suttree, a tratti mi riporta alla mente Desperation, la piccola cittadina mineraria del Nevada in cui si svolgono le vicende descritte nell'omonimo romanzo di King. Tanto che mi aspetto che da un momento all'altro compaia sulla scena Collie Entragian.

Comunque Cormac McCarthy, che ho colpevolmente scoperto solo dopo la sua morte, ha una prosa che lacera potentemente.

I generali e Netanyahu

Questa cosa la dicevano in tempi non sospetti vari analisti geopolitici come ad esempio Lucio Caracciolo, Dario Fabbri e altri. Tutti quelli...