Ius scholae
Siamo all'ennesima puntata di una telenovela assurda che si trascina da almeno tre lustri. Ho scritto post su post, in passato, su questo argomento e non mi ci dilungo più. Mi limito a notare come la destra, divisa da tempo su quasi tutto, riesca sempre a compattarsi quando è ora di negare diritti. Fateci caso, succede sempre: quando si tratta fare muro contro leggi di civiltà, di buon senso, di progresso sociale; quando si tratta di concedere diritti che nulla tolgono a chi dei medesimi diritti gode già, la destra più becera e razzista, quella di Salvini e Meloni in primis, c'è sempre. E io, oltre alle innegabili evidenze ideologiche e di pregiudizio che stanno alla base dell'atteggiamento di chi rema contro la civiltà, non ho mai trovato niente di valido, di razionale, di epistemologicamente sostanzioso nel suddetto atteggiamento. Non sono mai riuscito a capire, cioè, perché un bambino che nasce qui, cresce qui, va a scuola qui, è integrato con l'ambiente sociale e cu