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sabato 26 aprile 2025

Da Montanelli a oggi

Bella questa lunga chiacchierata tra Gianluca Gazzoli e Marco Travaglio. Mi è piaciuta perché Travaglio è stato uno dei miei giornalisti mito all'epoca in cui l'Italia era sotto l'impero berlusconiano e il giornalista era probabilmente l'unico a non fargli alcun tipo di sconto. E comunque è un giornalista che apprezzo ancora oggi, nonostante su alcune sue posizioni non sia stato sempre d'accordo.
Travaglio iniziò con Montanelli. Anzi fu proprio quest'ultimo, intuendone le potenzialità, a volerlo al Giornale, quando ancora il Giornale era un quotidiano libero e non l'organo di propaganda di Forza Italia, e anche lui attraversò il periodo delle purghe berlusconiane subite da tutti quelli (celeberrimi i casi Luttazzi, Santoro, Biagi) che non si allineavano.
Mi è piaciuta questa intervista perché in fondo ripercorre un pezzo della storia politica e dell'informazione del nostro paese. Una storia per certi versi tutt'altro che edificante e che probabilmente tanti, oggi, non conoscono o hanno dimenticato.

venerdì 22 aprile 2022

Giornalisti

Sto leggendo in questi giorni La Russia di Putin, di Anna Politkovskaja, un duro atto di accusa all'attuale presidente russo e al regime da lui instaurato nella Russia del dopo Boris Eltsin. Anna Politkovskaja, forse la giornalista che maggiormente, oltre a svelare le nefandezze del regime, ha documentato le due guerre tra Russia e Cecenia, fu uccisa nel 2006 con due colpi di pistola nell'androne del palazzo dove abitava, a Mosca. Le (lacunose) indagini portarono all'arresto degli esecutori materiali del delitto ma sui mandanti non si è mai riuscito (voluto?) a fare luce.

Casualmente ho letto in questi giorni della concessione dell'estradizione negli USA, da parte dell'Inghilterra, del giornalista e attivista Julian Assange. Assange è cofondatore di WikiLeaks, l'organizzazione divulgativa attraverso la quale, nel 2010, furono fatti conoscere al mondo i crimini e gli abusi commessi dagli USA nelle guerre in Iraq e Afghanistan. Assange, negli USA, rischia una condanna a 175 anni di carcere per la sola colpa di aver fatto il suo mestiere di giornalista.

Naturalmente i due casi non mostrano importanti analogie, se non per il fatto che entrambi i giornalisti hanno subìto le conseguenze dell'aver parlato di ciò di cui non si doveva parlare. E fa una certa impressione vedere come anche noi occidentali, sempre così critici verso i regimi in cui i giornalisti vengono perseguitati, alla fine non è che ci comportiamo così diversamente nei confronti di quelli scomodi.

mercoledì 28 aprile 2021

L'obolo per l'"informazione"

Repubblica, Corriere, La Stampa e altri mi chiedono un obolo per poter leggere integralmente alcuni loro articoli. Si tratta di una cifra relativamente bassa, l'equivalente di un caffè al giorno, più o meno. In genere passo oltre. Non vedo il senso di dover pagare una cifra, seppur esigua, per qualcosa che posso leggere altrove, anche se gli articoli che si nascondono dietro il paywall sono spesso di approfondimento o esclusive della testata che li pubblica.

In più, non vedo perché dovrei foraggiare testate che hanno da tempo sacrificato la professionalità sull'altare dei clic. Non è un discorso che vale per tutti, intendiamoci, sto generalizzando per indicare la direzione del discorso, ma è indubbio che la qualità informativa dei maggiori media è paurosamente diminuita nel corso degli ultimi lustri, grosso modo da quando, con internet, il valore di un articolo si misura in numero di clic e visualizzazioni, che naturalmente generano introiti economici.

Ci sono siti specializzati, come ad esempio Il Disinformatico dell'ottimo Paolo Attivissimo, che a cadenza più o meno giornaliera smascherano assurdità scientifiche, errori di matematica, di grandezze, di misurazioni, errori di contenuto, notizie palesemente false o distorte, e spesso veri e propri obbrobri ortografici e grammaticali, tutti elementi che testimoniano una generale mancanza di competenza e di professionalità.

A tutto questo si aggiunge il fenomeno dei titoloni acchiappa-clic che spessissimo non rispecchiano il contenuto del relativo articolo e che lucrano sulle paure irrazionali delle persone. Quando sono stati resi disponibili i primi vaccini contro il coronavirus, ad esempio, c'è stato (e c'è ancora) un florilegio di articoli con titoli tipo "Professore di liceo muore in circostanze misteriose dopo l'assunzione del vaccino anti-covid", poi si prova a leggere l'articolo e si scopre che la morte è avvenuta dieci giorni dopo senza alcuna correlazione certificata col vaccino. Intanto, però, con quel titolo fuorviante la testata fa il pieno di clic e relativi introiti, lucrando appunto sulle paure della gente. Perché io dovrei foraggiare questo sistema qui?

A questo punto preferisco pagare per un'informazione seria e di qualità, quella che ad esempio fanno i giornalisti de Il Post, che spiegano in maniera chiara, professionale, competente e senza secondi fini gli avvenimenti e i fatti che accadono. Dispiace vedere che testate gloriose come il Corriere della Sera, su cui scrisse Montanelli, Buzzati, Montale, Sciascia, siano ridotte a contenitori acchiappa-clic pieni di materiale informativo di scarto e chiedano pure un obolo per potersi mantenere.

lunedì 4 maggio 2020

I due mesi che sconvolsero la Lombardia

Generalmente non linko e non faccio elogi a testate giornalistiche, ma questa volta mi tocca fare un'eccezione. Il reportage pubblicato da Il Post in cui si racconta in maniera chiara, dettagliata, completa ed esaustiva ciò che è accaduto alla sanità lombarda nei mesi clou (febbraio e marzo) dell'emergenza coronavirus, è un capolavoro di giornalismo, quel giornalismo che racconta i fatti senza distorcerli e non fa sconti a nessuno. Cosa sempre più rara, oggi. Se avete dieci minuti, dategli una letta (è qui), merita veramente.

martedì 25 febbraio 2020

L'appello per Julian Assange

Quando puntiamo il dito contro quei regimi dittatoriali che spesso balzano alle cronache perché usano imprigionare o uccidere blogger, giornalisti o attivisti - penso ad esempio a molte realtà del Medioriente ma anche alla Russia di Putin, della quale è nota l'avversione verso il giornalismo libero - spesso dimentichiamo che pure noi occidentali democraticamente avanzati non siamo degli stinchi di santo, e verso i giornalisti scomodi spesso ci comportiamo nella stessa maniera.

Naturalmente nessuno, nel civile e democratico Occidente, uccide o mette in galera i giornalisti, ma metodi per zittirli o comunque neutralizzarli in maniera più morbida ma ugualmente efficace non mancano. Basta vedere la vicenda di Edward Snowden, ad esempio. (È uscito un paio d'anni fa un bellissimo film che narra la sua storia, per chi fosse interessato.)

In questi giorni è iniziato nel Regno Unito il processo in cui si discuterà se concedere l'estradizione di Julian Assange. Assange è un attivista e informatico australiano cofondatore del celebre sito Wikileaks, tramite il quale sono stati resi pubblici, tra gli altri, documenti militari riservatissimi che hanno permesso al mondo di conoscere cosa combinavano gli USA in Iraq e in Afghanistan nelle famose guerre per esportare la democrazia.

(Esportare la democrazia è forse il più ridicolo pretesto che si poteva trovare per giustificare quei bombardamenti. Ci abbiamo messo un paio di migliaia di anni, qua, per arrivare a una finta democrazia, passando per feudi, comuni, signorie, principati ecc., e pretendiamo in dieci minuti di esportarla là.)

Questo post per segnalare, a eventuali giornalisti interessati che si trovassero tra i miei 32 lettori, un'iniziativa, a mio parere meritoria, da sottoscrivere per supportare Assange. I dettagli sono qui.

giovedì 16 gennaio 2020

Sì, Salvini sa leggere e capire, siete voi di Repubblica che non ci arrivate

Ieri la versione cartacea di Repubblica titolava a tutta pagina Cancellare Salvini, titolo che riassumeva la relativa intervista a Graziano Del Rio in cui si auspica la revisione dei famigerati Decreti sicurezza partoriti dal felpato durante il Conte uno. Oggi il direttore della suddetta testata, Repubblica appunto, verga un vibrante editoriale in cui rimprovera a Salvini l'aver utilizzato quel titolo in chiave propagandistico-elettorale, sbandierandolo sotto il naso del suo popolo sui social e accusando Repubblica di fomentare l'odio verso la sua persona.

Magari sbaglio, ma forse non ci voleva un genio per immaginare che per Salvini un titolo simile sarebbe stato un assist strepitoso, così come non ci vuole un genio per capire che in questo periodo di campagna elettorale, dove tutto, e quando dico tutto intendo proprio TUTTO, è funzionale alla propaganda, ogni riferimento alla sua persona può essere utilizzato da lui stesso in questa chiave.

Quindi sì, carissimo Carlo Verdelli, Salvini è molto più intelligente di quanto pensiate, sa leggere e capire, e il sotteso di quel titolo l'ha compreso benissimo, siete voi di Repubblica che non avete capito niente, e sottovalutare l'intelligenza di un avversario non è mai un buon viatico per averne ragione in battaglia.

sabato 23 novembre 2019

La cultura sta in fondo

Non so chi ancora legga i giornali. Quelli che lo fanno si saranno sicuramente accorti che le pagine della cultura stanno sempre in fondo. Si comincia con una decina di pagine dedicate alla politica, un'altra decina alla cronaca (specie la nera, quella che tira di più, anzi più nera è e meglio è), poi c'è l'angolo della posta, poi le cronache locali (su Il resto del Carlino, ad esempio, l'inserto "Rimini"), poi arriva lo sport con un'altra bella decina di pagine, infine ecco un paio di paginette, quando va bene, di cultura: qualche frettolosa recensione degli ultimi libri usciti, una intervista a un famoso direttore d'orchestra e poco altro. La pubblicità va considerata a parte, dal momento che è presente in ogni pagina. Ecco, se uno si vuole fare un'idea di come è organizzata la nostra società, è sufficiente che sfogli un quotidiano qualsiasi, ne è lo specchio esatto.

mercoledì 6 aprile 2016

Dàgli al vespone

Magari sbaglio, eh, ma ho l'impressione che tutto il casino sollevato in queste ore dalla notizia della partecipazione alla trasmissione di Vespa del figlio di Riina, non sia dettato in particolar modo dal fatto stesso che il figlio di cotanto mafioso vada in tv, quanto dal fatto che tale partecipazione dà l'opportunità di dare contro a Vespa. Ora, intendiamoci, Vespa è quello che è, e il solo fatto che un figuro simile sia ufficialmente un giornalista, con tanto di iscrizione all'ordine, fa già di per sé impressione, ma sinceramente non vedo motivi per un simile linciaggio mediatico. Figli di mafiosi eccellenti in tv ci sono sempre andati - quante volte Ciancimino junior è stato ospite di Santoro, ad esempio? - ma non ricordo linciaggi simili a quello a cui è sottoposto adesso Vespa, se si escludono gli strilli e gli strepiti del giornalame di destra dell'epoca perché Ciancimino veniva portato in tv da Santoro in chiave antiberlusconiana.
Boh, non so, a me sembra che ci siano ben altri motivi per strepitare, volendo, in particolare pensando a certi connubi tra mafia e politica nazionale e locale, ma evidentemente dare contro al vespone dà più gusto.

lunedì 26 settembre 2011

L'inganno dell'evasione fiscale


Un grandissimo Luca Ricolfi spiega, stamattina, su La Stampa, perché la lotta all'evasione fatta solo per aumentare le entrate fiscali, è una cura peggiore del male.

martedì 13 settembre 2011

Sentenze postume

Peccato che il grande D'Avanzo non sia riuscito a campare abbastanza. Penso che questa sentenza gli avrebbe fatto molto piacere.

sabato 30 luglio 2011

D'Avanzo


Se n'è andato uno che faceva quelle cose che oggi, ormai, i giornalisti non fanno quasi più: le inchieste. Insomma, se n'è andato un giornalista: roba sempre più rara di questi tempi.

giovedì 21 aprile 2011

lunedì 11 aprile 2011

Il Fatto nelle scuole? Non si può

Quelli de Il Fatto hanno lanciato una campagna di informazione andando nelle scuole, ovviamente su invito, per parlare di attualità e di quei fatti che in genere si fa di tutto per tenere da una parte.

Ovviamente quelli del Giornale non l'hanno presa bene per niente, tanto è vero che stamattina è comparso un bell'articolo dal titolo molto eloquente: "Propaganda senza limiti: e Il Fatto dà lezioni anche nelle scuole...". Tra le altre cose, all'interno vi si legge: "Un incubo. Provate a immaginare: tornate a scuola, la mattina arrivate in classe, spalancate la porta e davanti a voi seduto in cattedra c'è Marco Travaglio". Già, Travaglio; un bell'incubo, non c'è che dire. Forse se andasse Sallusti, chissà, l'impatto con i poveri studenti potrebbe essere meno traumatico. Sarebbe interessante provare.

"Ma il Fatto è un quotidiano schierato ferocemente contro il Cavaliere, un foglio che fa politica tutti i giorni e attacca, con colpi sotto la cintura, tutto ciò che è in odore di berlusconismo". Provate a ribaltare questa frase così: "Ma il Giornale è un quotidiano schierato a favore del Cavaliere, un foglio che fa politica tutti i giorni e attacca, con colpi sotto la cintura [vi dice niente Boffo?, ndr], tutto ciò che è in odore di antiberlusconismo". Non trovate che suoni bene?

In realtà, e quelli del Giornale lo sanno molto bene, il quotidiano di Padellaro e Travaglio racconta dei fatti, e li racconta anche quando non hanno a che fare con Berlusconi e coinvolgono personaggi che stanno dall'altra parte. Provate a chiedere ai vari D'Alema, Vendola ("a lui non farei amministrare neppure un condominio", scrisse Travaglio sulle vicende della sanità pugliese), Di Pietro quando appoggiò la candidatura a De Luca in Campania e compagnia bella. Il Fatto? "Niente a che vedere con l’imparzialità che dovrebbe avere chi sale in cattedra".

Bene, per non sbagliare mandiamo pure Il Giornale.

domenica 3 aprile 2011

La domenica scalfariana

Dovrei ora parlare del processo breve, della responsabilità civile dei magistrati, della riforma della giustizia e del conflitto d'attribuzione che la maggioranza parlamentare intende sollevare con una votazione prevista per martedì 5 aprile, un giorno prima dell'apertura del processo che vede Berlusconi imputato per concussione e prostituzione minorile. Ma mi limiterò a quest'ultimo tema; sugli altri non c'è che ricordarne il contenuto con poche parole. Il processo breve è soltanto una prescrizione brevissima tagliata su misura per azzerare i processi che vedono Berlusconi imputato. La responsabilità civile dei magistrati è un nonsenso, viola il principio del libero convincimento del magistrato nella formulazione delle ordinanze e delle sentenze, pretendendo che quel principio sia sostituito con la prova raggiunta al di là di ogni ragionevole dubbio: sostituzione del tutto inutile visto che anche l'assenza di ogni ragionevole dubbio viene accertata attraverso il libero convincimento del magistrato. Del resto il nostro codice penale prevede già l'incolpabilità dei magistrati, procuratori e giudici, in sede penale con eventuali ripercussioni civilistiche di indennizzo, quando ricorrano gli estremi del dolo o della colpa grave. Aggiungere a queste norme già esistenti da tempo la possibilità di un'incolpazione civile per "violazione di diritti" significa semplicemente consentire a tutti coloro che perdono cause giudiziarie di aprire un percorso parallelo di controversie che produrrebbe il solo effetto di sfasciare la struttura giudiziaria già per varie ragioni insoddisfacente.

L'editorale settimanale del buon vecchio Scalfari è sempre un buon modo per iniziare la domenica.

giovedì 24 marzo 2011

Lieti di poter fare sacrifici

Con la faccia più tosta di questo mondo, Gianni Letta, in merito alla questione dell'aumento della accise sulla benzina, ha detto, ieri: "Piccolo sacrificio che gli italiani saranno lieti di fare".

Certo, come no? Tanto ormai gli italiani ci sono abituati. Quando un governo ha bisogno di soldi mica li va a prendere ai politici...

Il grande Gramellini, come solo lui sa fare, questa mattina gli ha risposto per le rime.

mercoledì 16 marzo 2011

Balle nucleari



Oltre a tutto il resto, penso sia particolarmente interessante la spiegazione su cosa c'è veramente dietro alla responsabilità civile dei magistrati, che il tipo di Arcore vuole inserire nella sua "riforma epocale". La trovate più o meno dal min. 29 in avanti.

mercoledì 16 febbraio 2011

Semplice ed efficace

E, siccome in casi così rapidi ed evidenti il Codice prevede il rito immediato, i pm lo chiedono. Il gip Di Censo sa quel che le accadrà se lo accorderà: verrà insultata, spiata, screditata, dossierata, trascinata alla Consulta. Eppure mantiene i nervi saldi e decide secondo coscienza, "sine spe ac metu", uniche bussole il Codice penale e la Costituzione. Dopo i 5 giorni canonici, rinvia B. a giudizio immediato. Ritiene che le accuse siano provate e meritino il vaglio processuale. Il Tribunale stabilirà se è provata anche la colpevolezza dell’imputato B. Incidentalmente il gip spiega anche perché il caso è roba da tribunale ordinario: basta leggere la Costituzione per sapere che è reato ministeriale quando un membro del governo abusa delle proprie funzioni.

Un breve, ma semplice, articolo di Travaglio spiega la situazione meglio di 1000 pagine di quotidiani.

venerdì 28 gennaio 2011

Di nipote in nipote

Concita De Gregorio, in questo suo editoriale, ipotizza che la nuova minorenne, questa volta brasiliana, approdata alla corte del sultano sia la nipote di Lula.

Addio ai social (in Francia)

A me la proposta di legge francese di proibire l'uso dei social ai minori di 15 anni piace, ma le perplessità che ho sono parecchie. In...