"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
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lunedì 27 marzo 2023
lunedì 21 novembre 2011
Raccolta indifferenziata
L'immagine simbolo di quello che sta accadendo in Egitto sarà, probabilmente, il poliziotto che butta il cadavere di un manifestante tra i rifiuti, come se fosse un normale sacco di immondizia.
Nel frattempo, giusto per la cronaca, la repressione militare ha già prodotto 40 morti e le dimissioni del capo del governo, che ha rimesso il mandato nella mani delle forze armate. Pure le elezioni, già programmate, sono in forse. Non so fino a quando potremo permetterci il lusso di ignorare quello che sta accadendo su quella sponda del nostro mare Mediterraneo.
Nel frattempo, giusto per la cronaca, la repressione militare ha già prodotto 40 morti e le dimissioni del capo del governo, che ha rimesso il mandato nella mani delle forze armate. Pure le elezioni, già programmate, sono in forse. Non so fino a quando potremo permetterci il lusso di ignorare quello che sta accadendo su quella sponda del nostro mare Mediterraneo.
domenica 16 ottobre 2011
Condanne esemplari
Maroni ha auspicato che i responsabili degli atti vandalici e aggressione alle forze dell'ordine, in merito a quello che è successo ieri a Roma, "paghino in modo esemplare". Dispiace constatare che per la seconda volta, l'altra fu nel febbraio scorso, il ministro dell'Interno si sia lasciato andare ad affermazioni superficiali e di "pancia" che ben poco si confanno al ruolo che ricopre.
Nessuno, me compreso, vuole che questa gente la passi liscia, sia chiaro. Ed è noto che, purtroppo, la Lega è un partito che nel ragionare con la pancia è maestro. Ma se il nostro è uno stato civile e democratico che poggia le sue basi sul diritto, come si presume che ancora sia, questi "signori" non vanno puniti con una pena esemplare, ma con una pena commisurata alla gravità di ciò che hanno fatto, secondo quanto prevedono le nostre leggi e il nostro codice penale.
Il concetto di pena esemplare, invece, è esattamente l'opposto di questo, e riporta alla memoria metodi e modi di punire adottati da stati e paesi che di democratico e civile hanno ben poco. Non mi pare che sia una differenza di poco conto. E dispiace e preoccupa il fatto che Maroni non sia in grado di coglierla.
Nessuno, me compreso, vuole che questa gente la passi liscia, sia chiaro. Ed è noto che, purtroppo, la Lega è un partito che nel ragionare con la pancia è maestro. Ma se il nostro è uno stato civile e democratico che poggia le sue basi sul diritto, come si presume che ancora sia, questi "signori" non vanno puniti con una pena esemplare, ma con una pena commisurata alla gravità di ciò che hanno fatto, secondo quanto prevedono le nostre leggi e il nostro codice penale.
Il concetto di pena esemplare, invece, è esattamente l'opposto di questo, e riporta alla memoria metodi e modi di punire adottati da stati e paesi che di democratico e civile hanno ben poco. Non mi pare che sia una differenza di poco conto. E dispiace e preoccupa il fatto che Maroni non sia in grado di coglierla.
sabato 1 ottobre 2011
La democrazia del bavaglio

Tra le reazioni più divertenti all'affondo di ieri di Napolitano sulla questione Padania, va registrata sicuramente quella di Calderoli - poteva essere diversamente? -, il quale ha dichiarato, tra le altre cose: "il presidente poi sa bene che la Lega da oltre 20 anni è garanzia di democrazia".
Certo, lo sa bene. Un esempio di questa democrazia lo abbiamo proprio in questi giorni. Dopo quasi un ventennio, gran parte dei militanti leghisti ha capito che è stato tutto un bluff. Tutti i problemi di allora (tasse, sicurezza, ecc...) sono rimasti tali e quali, nonostante le palle e la propaganda demagogica delle gerarchie che continua ancora oggi. E poi tutta la questione delle poltrone a Roma, per mantenere le quali Bossi e soci non hanno esitato ad abbassarsi alle più invereconde richieste del "fedele alleato" (il recente salvataggio di un ministro siciliano indagato per mafia è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso).
Ma tutto questo non si può dire, non si può denunciare. E' scattato il bavaglio di Bossi contro chiunque osi lamentarsi pubblicamente (sindaci, amministratori, militanti), pena l'espulsione dal partito. E' la democrazia della Lega.
domenica 25 settembre 2011
No al Porcellum, superata quota 500.000 firme
I promotori del referendum per l'abrogazione del cosiddetto "Porcellum", annunciano di aver abbondantemente superato quota 500.000 firme, limite minimo previsto per poter depositare le firme in Cassazione.
Chi ancora non avesse firmato ha tempo fino al 30 settembre. Info qui.
Chi ancora non avesse firmato ha tempo fino al 30 settembre. Info qui.
venerdì 26 agosto 2011
Non è solo lo spezzare le mani
Leggo su Repubblica la vicenda tragica e triste di Ali Farzat, vignettista e ostinato oppositore al regime siriano di Assad. Un commando lo ha pestato e gli ha spezzato le mani. Il gesto dello spezzare le mani non è semplicemente un gesto di gratuita ferocia fine a se stesso. E' un gesto che mira a distruggere psicologicamente, oltre che fisicamente.
I regimi hanno da sempre avuto, storicamente, una paura boia di tutto ciò che è arte, che è bellezza, che è espressione delle proprie idee attraverso una forma artistica, perché l'arte consente di entrare in contatto con la gente e di diffondere le proprie idee travalicando le censure che i regimi sono soliti attuare. Ecco il significato, terribile, dello spezzare le mani.
Questa vicenda mi ha colpito perché mi ha riportato alla mente una molto simile accaduta molti anni fa in Cile. In questo caso, la vittima di questo crudele trattamento si chiamava Vìctor Jara. Vìctor Jara è stato un musicista e un notissimo cantautore cileno, autore di bellissime ballate, alcune delle quali sono state riprese nel corso degli anni da molti artisti di primo piano a livello internazionale.
Jara fu ucciso, dopo cinque giorni di torture, il 16 settembre 1973, assieme ad altri oppositori politici, nello stadio di Santiago del Cile, trasformato in un immenso campo di concentramento a cielo aperto dopo il colpo di stato militare con cui Pinochet, cinque giorni prima, aveva preso il potere destituendo Salvador Allende, il presidente democraticamente eletto (Allende morirà il giorno stesso del golpe militare all'interno del palazzo presidenziale che stava tentando di difendere).
Jara era un musicista, un chitarrista, e anche nel suo caso le fratture alle dita che gli sono state inferte nei giorni delle torture avevano allora lo stesso significato che hanno oggi quelle ad Ali Farzat. E' per certi versi sconvolgente constatare come nonostante passino i decenni, certe brutture non passano purtroppo mai di moda.
I regimi hanno da sempre avuto, storicamente, una paura boia di tutto ciò che è arte, che è bellezza, che è espressione delle proprie idee attraverso una forma artistica, perché l'arte consente di entrare in contatto con la gente e di diffondere le proprie idee travalicando le censure che i regimi sono soliti attuare. Ecco il significato, terribile, dello spezzare le mani.
Questa vicenda mi ha colpito perché mi ha riportato alla mente una molto simile accaduta molti anni fa in Cile. In questo caso, la vittima di questo crudele trattamento si chiamava Vìctor Jara. Vìctor Jara è stato un musicista e un notissimo cantautore cileno, autore di bellissime ballate, alcune delle quali sono state riprese nel corso degli anni da molti artisti di primo piano a livello internazionale.
Jara fu ucciso, dopo cinque giorni di torture, il 16 settembre 1973, assieme ad altri oppositori politici, nello stadio di Santiago del Cile, trasformato in un immenso campo di concentramento a cielo aperto dopo il colpo di stato militare con cui Pinochet, cinque giorni prima, aveva preso il potere destituendo Salvador Allende, il presidente democraticamente eletto (Allende morirà il giorno stesso del golpe militare all'interno del palazzo presidenziale che stava tentando di difendere).
Jara era un musicista, un chitarrista, e anche nel suo caso le fratture alle dita che gli sono state inferte nei giorni delle torture avevano allora lo stesso significato che hanno oggi quelle ad Ali Farzat. E' per certi versi sconvolgente constatare come nonostante passino i decenni, certe brutture non passano purtroppo mai di moda.
lunedì 22 agosto 2011
Tiranni che cadono
Una guerra piena di secondi fini ma intrapresa a seguito di un’autentica sollevazione popolare, giunge infine al risultato inesorabile per cui ricorderemo questo anno 2011: la caduta dei tiranni. Gheddafi rovesciato dagli insorti 42 (quarantadue!) anni dopo la sua ascesa al potere, è un evento che non può non rallegrare ogni sincero democratico. Capisco l’imbarazzo di chi c’è andato a braccetto fino a ieri; e dei vili che hanno sottoscritto l’impegno militare per abbatterlo ma speravano fosse solo per finta. Scrivo ancora nel mezzo degli eventi, potrebbe ancora darsi il peggio anche se il finale sembra scritto. Ma voglio già esprimere la mia esultanza. Senza Gheddafi, dopo Gheddafi, il segnale del via libera alla rivoluzione democratica nel mondo arabo si rafforza. Il prossimo è Assad!
(via Gad Lerner)
(via Gad Lerner)
venerdì 15 luglio 2011
lunedì 13 giugno 2011
Il "quorum" batte
Alla fine è arrivata la seconda sberla (copyright Calderoli, poco fa). Dopo la batosta alle amministrative di due settimane fa, è arrivata infatti quella che probabilmente darà il colpo di grazia a questa legislatura e al suo capo: il superamento del famoso quorum ai referendum abrogativi.
Nei prossimi giorni i berluscones racconteranno di tutto (i Feltri e i Belpietro hanno già cominciato in tv). Diranno che non è un test per il governo, che l'esito dei referendum non influisce sulla stabilità dell'esecutivo, che non è un giudizio su Berlusconi e via cantando.
Ovviamente sono tutte balle. Per il semplice motivo che i referendum abrogativi riguardavano leggi volute e messe in campo da questo governo e da Berlusconi stesso, comprese le leggi esclusivamente a suo uso e consumo (legittimo impedimento). E gli italiani si sono espressi massicciamente e in modo inequivocabile, dimostrando la loro contrarietà al modo di legiferare di questo esecutivo su energia, acqua e giustizia.
E lo hanno fatto appunto in maniera massiccia, nonostante i boicottaggi dei vari Tg1 e Tg2 che hanno dato date diverse; nonostante i vari "State a casa", "Non andate a votare", "Voto a perdere" e simili con cui Libero e Giornale hanno titolato le prime pagine in questi giorni; nonostante gli inviti di Berlusconi e Bossi ad andare al mare.
E' un bel segnale, questo, anche se tardivo - 17 anni di berlusconismo sarebbero impensabili in qualsiasi altro paese democratico. Ed è un segnale che contiene almeno due novità. La prima è che questo risultato dimostra probabilmente che il controllo mediatico delle tv non basta più con l'avanzare di internet e dei social network. La seconda è che non si può raccontar balle all'infinito: prima o poi i nodi vengono al pettine. Si potrà prendere in giro la gente per un periodo più o meno lungo, ma verrà sempre un giorno in cui anche il più ottuso dei "partigiani" in quelle balle ci andrà a sbattere il muso, e ne terrà conto quando entrerà nel seggio.
Più o meno quello che è successo oggi.
Nei prossimi giorni i berluscones racconteranno di tutto (i Feltri e i Belpietro hanno già cominciato in tv). Diranno che non è un test per il governo, che l'esito dei referendum non influisce sulla stabilità dell'esecutivo, che non è un giudizio su Berlusconi e via cantando.
Ovviamente sono tutte balle. Per il semplice motivo che i referendum abrogativi riguardavano leggi volute e messe in campo da questo governo e da Berlusconi stesso, comprese le leggi esclusivamente a suo uso e consumo (legittimo impedimento). E gli italiani si sono espressi massicciamente e in modo inequivocabile, dimostrando la loro contrarietà al modo di legiferare di questo esecutivo su energia, acqua e giustizia.
E lo hanno fatto appunto in maniera massiccia, nonostante i boicottaggi dei vari Tg1 e Tg2 che hanno dato date diverse; nonostante i vari "State a casa", "Non andate a votare", "Voto a perdere" e simili con cui Libero e Giornale hanno titolato le prime pagine in questi giorni; nonostante gli inviti di Berlusconi e Bossi ad andare al mare.
E' un bel segnale, questo, anche se tardivo - 17 anni di berlusconismo sarebbero impensabili in qualsiasi altro paese democratico. Ed è un segnale che contiene almeno due novità. La prima è che questo risultato dimostra probabilmente che il controllo mediatico delle tv non basta più con l'avanzare di internet e dei social network. La seconda è che non si può raccontar balle all'infinito: prima o poi i nodi vengono al pettine. Si potrà prendere in giro la gente per un periodo più o meno lungo, ma verrà sempre un giorno in cui anche il più ottuso dei "partigiani" in quelle balle ci andrà a sbattere il muso, e ne terrà conto quando entrerà nel seggio.
Più o meno quello che è successo oggi.
domenica 12 giugno 2011
mercoledì 25 maggio 2011
Scippo (di democrazia) quasi riuscito
Per quelli che magari non ci hanno fatto caso, vale la pena ricordare che il famoso decreto omnibus, approvato ieri con l'ennesima fiducia, contiene al suo interno (oltre all'aumento del prezzo della benzina) la moratoria sul nucleare.
In pratica, viene abrogata tutta la legislazione introdotta finora per rilanciare il nucleare in Italia. Naturalmente, tutta la tiritera "in attesa di ulteriori valutazioni" non è altro che la classica presa per i fondelli, in quanto (quanto ci volete scommettere?) il tutto sarà ripresentato una volta passato il referendum - l'importante è negare ai cittadini la possibilità di esprimersi.
I possibili sbocchi, attualmente sono due: Napolitano non firma il decreto e lo rispedisce alle camere (mah...); se invece Napolitano firma, interviene la Consulta per valutare se "il decreto in questione superi la legge che il referendum ha ad oggetto e che potrebbe abrogare".
Al di là di tutto, i motivi di questi bizantinismi giuridico-legislativi penso che alla fine siano abbastanza chiari.
In pratica, viene abrogata tutta la legislazione introdotta finora per rilanciare il nucleare in Italia. Naturalmente, tutta la tiritera "in attesa di ulteriori valutazioni" non è altro che la classica presa per i fondelli, in quanto (quanto ci volete scommettere?) il tutto sarà ripresentato una volta passato il referendum - l'importante è negare ai cittadini la possibilità di esprimersi.
I possibili sbocchi, attualmente sono due: Napolitano non firma il decreto e lo rispedisce alle camere (mah...); se invece Napolitano firma, interviene la Consulta per valutare se "il decreto in questione superi la legge che il referendum ha ad oggetto e che potrebbe abrogare".
Al di là di tutto, i motivi di questi bizantinismi giuridico-legislativi penso che alla fine siano abbastanza chiari.
martedì 26 aprile 2011
Boicottare i referendum: pensate se la moda prendesse piede
Tra le tante iniziative (ad personam) per cui verrà ricordato questo governo, c'è il sistema escogitato per boicottare i referendum. Badate che questa potrebbe - ahimé! - fare davvero scuola, in futuro. Se ci pensate, la trovata è infatti geniale. Un governo, di centrodestra o centrosinistra non importa, fa una legge. Questa legge non piace a una vasta parte della popolazione che per abrogarla indice un referendum.
Il governo in questione fiuta il pericolo che il referendum possa avere successo, cosa che provocherebbe l'immediata abrogazione della legge stessa, e quindi cosa fa? Semplice: la cancella (temporaneamente) prima che abbia luogo la consultazione stessa. Poi, con calma, la legge in questione verrà riproposta quando si saranno calmate le acque, che è quello che in sostanza ha detto oggi il tipo di Arcore sul nucleare.
Bello, no? Pensate se la moda prendesse piede: uno scippo di democrazia e di partecipazione mascherato e giustificato da tutti i crismi della correttezza tecnico-formale. L'uovo di Colombo, insomma. Poi, certo, nel caso specifico ci sarebbe da dire che questo furto viene perpetrato da quella massa di ipocriti senza più pudore che un giorno sì e l'altro pure cianciano di "popolo sovrano". Ma questi sono dettagli.
Il governo in questione fiuta il pericolo che il referendum possa avere successo, cosa che provocherebbe l'immediata abrogazione della legge stessa, e quindi cosa fa? Semplice: la cancella (temporaneamente) prima che abbia luogo la consultazione stessa. Poi, con calma, la legge in questione verrà riproposta quando si saranno calmate le acque, che è quello che in sostanza ha detto oggi il tipo di Arcore sul nucleare.
Bello, no? Pensate se la moda prendesse piede: uno scippo di democrazia e di partecipazione mascherato e giustificato da tutti i crismi della correttezza tecnico-formale. L'uovo di Colombo, insomma. Poi, certo, nel caso specifico ci sarebbe da dire che questo furto viene perpetrato da quella massa di ipocriti senza più pudore che un giorno sì e l'altro pure cianciano di "popolo sovrano". Ma questi sono dettagli.
venerdì 22 aprile 2011
Ci potete lasciare almeno il diritto di dire la nostra?
Non chiediamo molto. Lo sappiamo che per voi non contiamo niente; siamo solo vacche da cui mungere il voto quando è ora di andare a votare. Ma ci volete lasciare almeno il diritto di dire la nostra? Noi ci siamo impegnati: siamo andati nelle piazze, nelle strade, in rete per raccogliere le firme e per dare la nostra firma; e queste firme sono arrivate copiose, tanto è vero che i tre referendum sono stati giudicati ammissibili.
E allora perché volete toglierci il diritto di dire la nostra? Di che cosa avete paura? Quali interessi temete che siano a rischio? Ma non siete voi che un giorno sì e l'altro pure, da anni ormai, vi proclamate democratici? Non siete voi che da almeno 17 anni vi sciacquate la bocca con una fantomatica rivoluzione liberale, eternamente annunciata e mai nata? Non siete voi che un giorno sì e l'altro pure incolpate ogni organo dello stato (tranne voi stessi) di voler sovvertire il volere popolare con metodi antidemocratici? Non siete voi che continuate ossessivamente, e pateticamente, a cianciare di "popolo sovrano"?
E allora, questo benedetto (maledetto?) popolo sovrano perché lo tirate in ballo in maniera grottescamente strumentale solo quando vi fa comodo? Cosa credete, che questa sovranità sia tale solo quando si va alle urne a mettere la croce su un listino bloccato pieno di improbabili figuri messi lì dal capo-partito di turno?
No. Il popolo è sovrano anche quando va a dire la sua in un referendum. Altrimenti mi dovete spiegare perché in campagna elettorale siamo subissati di inviti ad andare a votare (guai a chi si astiene!) e quando c'è un referendum fate di tutto per boicottarlo. Non ci fate una gran figura. Prima ci avete provato con la doppia consultazione, disgiungendo le amministrative dal referendum per tentare di far saltare il quorum (con un aggravio per le casse dello Stato di circa 300 milioni di euro). Poi, quando avete capito che sull'onda di ciò che è successo in Giappone c'erano seri rischi che la consultazione avesse comunque successo, avete tentato di neutralizzarla con una delle più patetiche e ridicole retromarce che la storia di questo paese ricordi.
Adesso ci state provando con l'acqua. Potrete rigirarvi la frittata come vi pare. Potrete mascherare i vostri tentativi di negarci la libertà di dire la nostra dietro a tutti i tecnismi giurico-legislativi che vorrete. E probabilmente ce la farete, con le vostre grancasse mediatiche prezzolate, a darla a bere alla maggior parte dei cittadini. Ci riuscirete sicuramente. L'unica cosa che non potrete fare, sarà riuscire a convincere la minoranza che ha capito i vostri giochetti che non fate schifo.
E allora perché volete toglierci il diritto di dire la nostra? Di che cosa avete paura? Quali interessi temete che siano a rischio? Ma non siete voi che un giorno sì e l'altro pure, da anni ormai, vi proclamate democratici? Non siete voi che da almeno 17 anni vi sciacquate la bocca con una fantomatica rivoluzione liberale, eternamente annunciata e mai nata? Non siete voi che un giorno sì e l'altro pure incolpate ogni organo dello stato (tranne voi stessi) di voler sovvertire il volere popolare con metodi antidemocratici? Non siete voi che continuate ossessivamente, e pateticamente, a cianciare di "popolo sovrano"?
E allora, questo benedetto (maledetto?) popolo sovrano perché lo tirate in ballo in maniera grottescamente strumentale solo quando vi fa comodo? Cosa credete, che questa sovranità sia tale solo quando si va alle urne a mettere la croce su un listino bloccato pieno di improbabili figuri messi lì dal capo-partito di turno?
No. Il popolo è sovrano anche quando va a dire la sua in un referendum. Altrimenti mi dovete spiegare perché in campagna elettorale siamo subissati di inviti ad andare a votare (guai a chi si astiene!) e quando c'è un referendum fate di tutto per boicottarlo. Non ci fate una gran figura. Prima ci avete provato con la doppia consultazione, disgiungendo le amministrative dal referendum per tentare di far saltare il quorum (con un aggravio per le casse dello Stato di circa 300 milioni di euro). Poi, quando avete capito che sull'onda di ciò che è successo in Giappone c'erano seri rischi che la consultazione avesse comunque successo, avete tentato di neutralizzarla con una delle più patetiche e ridicole retromarce che la storia di questo paese ricordi.
Adesso ci state provando con l'acqua. Potrete rigirarvi la frittata come vi pare. Potrete mascherare i vostri tentativi di negarci la libertà di dire la nostra dietro a tutti i tecnismi giurico-legislativi che vorrete. E probabilmente ce la farete, con le vostre grancasse mediatiche prezzolate, a darla a bere alla maggior parte dei cittadini. Ci riuscirete sicuramente. L'unica cosa che non potrete fare, sarà riuscire a convincere la minoranza che ha capito i vostri giochetti che non fate schifo.
mercoledì 23 febbraio 2011
Con la Libia si chiude e basta
Gheddafi, nel suo ultimo disperato colpo di coda, ha ordinato il bombardamento dei pozzi di petrolio. I piloti dei suoi caccia pare si siano rifiutati. Qui non è questione di rompere o meno il famigerato trattato Italia-Libia; è questione che con questo signore, che sta attuando un genocidio contro il suo stesso popolo, bisogna rompere definitivamente e inequivocabilmente. Nonostante tutto quello che c'è stato nel passato (accordi con Gheddafi li hanno fatti tutti i governi negli ultimi 40 anni).
Un paese come il nostro, già coperto di ridicolo a livello planetario a causa delle "imprese" del signore che ci governa, non può permettersi il lusso di non prendere le distanze in maniera chiara da un dittatore pazzo e sanguinario. C'è un limite anche alla realpolitik, agli accordi commerciali e alle convenienze economiche.
Un paese come il nostro, già coperto di ridicolo a livello planetario a causa delle "imprese" del signore che ci governa, non può permettersi il lusso di non prendere le distanze in maniera chiara da un dittatore pazzo e sanguinario. C'è un limite anche alla realpolitik, agli accordi commerciali e alle convenienze economiche.
martedì 22 febbraio 2011
Riforme?
Cioè, fatemi capire. Un paese distrutto, centinaia (migliaia?) di morti, i palazzi del potere in fiamme, cacciabombardieri sui manifestanti, e Gheddafi che annuncia riforme. O è scemo o è pazzo. O magari entrambe le cose.
lunedì 21 febbraio 2011
Democrazia, non si esporta più?

Franco Frattini, l'unico ministro delgli esteri, in Europa, a non aver condannato la brutale repressione del regime libico contro i manifestanti, ha dichiarato che "l'UE non deve interferire". "L'Europa non deve esportare la democrazia".
Insomma, in sostanza i libici che se la vedano da soli. Chissà perché, invece, quando si trattava di Iraq o Afghanistan esportarla andava benissimo.
Con calma, e per piacere
Egitto, Tunisia, Algeria, adesso la Libia. L'intero Maghreb si sta ribellando ai dittatori. A quando un accenno di rivoluzione anche da noi?
sabato 19 febbraio 2011
venerdì 11 febbraio 2011
mercoledì 2 febbraio 2011
Promesse

Dopo una settimana di guerra, 300 morti nelle strade e 2.000.000 di persone in piazza per chiederne le dimissioni, l'unica concessione che l'83enne coi capelli finti è riuscito a fare è la promessa di non ricandidarsi il prossimo settembre. La faccia tosta non gli manca.
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