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giovedì 6 luglio 2023

Piccole biblioteche

Stavo cercando su internet qualche biblioteca qui della zona che avesse il libro Non lasciarmi, di Kazuo Ishiguro, e ho scoperto che ce l'aveva la biblioteca di Verucchio "Rilego e rileggo". La cosa che mi ha sorpreso è che non sapevo che nella piccola Verucchio ci fosse una biblioteca. Conosco quella di Villa Verucchio, che tra l'altro frequento spesso, ma non quella di Verucchio (per chi non fosse della zona preciso che Villa Verucchio è una frazione del comune di Verucchio). Mi sono quindi inerpicato fino a Verucchio e, dopo aver chiesto indicazioni a un paio di umarell che stazionavano sulla piazza, ho alla fine trovato la mia meta. 

La biblioteca di Verucchio è molto piccola, poco più di un paio di stanze ricavate al piano terra di un vecchio palazzo (qualche immagine è qui), ma molto accogliente, e la bibliotecaria è una simpatica e gentile ragazza che si è messa subito alla ricerca del libro che mi serviva. Nel frattempo, io ho passato in rassegna i libri sulle scansie e l'occhio mi è caduto subito su La strada, di Cormac McCarthy, che dopo Non è un paese per vecchi e Suttree avevo intenzione di leggere.

In un colpo solo ho così portato a casa i due libri che desideravo.

 



Mentre aspettavo che la biblioteca aprisse ho fatto un giretto per il paese. Una volta, quando ero più giovane, bazzicavo spesso qui, poi per vari motivi ho smesso e mi ha fatto piacere tornarvi dopo tanto tempo. Ma più piacere ancora mi ha fatto scoprire l'esistenza di una biblioteca qui vicino a casa che non conoscevo.

 



lunedì 17 gennaio 2022

Ferrara

Ieri, complice la bella ma fredda giornata, abbiamo fatto una gita a Ferrara, città che non avevamo mai visitato (alcune foto sono qui). Mi hanno colpito alcune cose. La prima è l'elevato numero di panifici che costellano il centro storico, in un paio dei quali abbiamo naturalmente fatto delle incursioni; la seconda è l'altrettanto elevato numero di librerie. Ne ho contate parecchie, alcune indipendenti e altre appartenenti a catene come Mondadori, Giunti, Feltrinelli ecc. 

Curiosa e bella, questa cosa. Ne ho viste anche un paio che vendono libri usati. In una di queste, una piccola bottega, ho notato in vetrina una vecchissima edizione di Cujo e una copia male in arnese de Il signore degli anelli e ci ho lasciato gli occhi; se fosse stata aperta mi sarei fiondato dentro e li avrei comprati entrambi senza indugi.

Unico rammarico: la cattedrale in questo periodo è chiusa al pubblico per restauri e non l'abbiamo quindi potuta visitare. Ci siamo rifatti col bellissimo e spettacolare Castello Estense, visitandolo tutto, mostre interne comprese, e arrampicandoci su una delle sue quattro torri dopo aver salito 123 gradini. Una volta in cima, è possibile vedere una panoramica dall'alto dell'intera città, uno spettacolo che da solo merita il viaggio.



Mi è dispiaciuto non poter visitare la grande cattedrale di San Giorgio, ma ci tornerò.

lunedì 3 gennaio 2022

Dozza

Ieri, complice la giornata soleggiata e quasi primaverile, io e mia moglie abbiamo fatto un giretto a Dozza. Dozza è un piccolo borgo medievale situato sull'Appennino tosco-romagnolo a una manciata di chilometri da Bologna. È rinomato, oltre che per essere la sede dell'Enoteca Regionale dell'Emilia-Romagna, anche per i numerosi e caratteristici dipinti che abbelliscono le facciate delle case.

L'arte di dipingere i muri delle case del piccolo borgo risale al 1960, quando l'allora sindaco del paese ideò il Muro Dipinto, una manifestazione che nel tempo si è affermata e consolidata, tanto che dal 1965 è diventata Biennale e coinvolge critici e artisti nazionali e stranieri.

Ovviamente, ho fatto qualche foto.








Come ogni borgo medievale che si rispetti, anche Dozza ha la sua rocca: Rocca Sforzesca, nata nel 1200 come fortezza medievale per poi trasformarsi, nel corso dei secoli, in residenza rinascimentale e settecentesca (la sua storia in dettaglio la trovate qui).







Per chiudere, un'immagine del tramonto scattata da una delle torri della rocca.

Avevo sentito parlare spesso di questo piccolo paesino coi muri dipinti ma non l'avevo mai visitato. Dopo averlo visto mi sono pentito di non esserci andato prima.

sabato 27 novembre 2021

Cieli

Sono appena tornato da una delle mie solite passeggiate sulle colline qui attorno a casa (il tragitto, più o meno, è sempre il solito). La giornata, da queste parti, coi suoi 14° sembra quasi primaverile, nonostante dicembre sia praticamente alle porte. Mentre camminavo ho ascoltato una delle mie solite conferenze scientifiche su Youtube, che però vi risparmio per non tediarvi. Qualche foto, però, ve la faccio vedere, naturalmente confidando nella vostra comprensione, dal momento che come fotografo non ho mai brillato.






sabato 30 ottobre 2021

Perché noi sì e gli animali no?

Oggi, mentre camminavo, ascoltavo negli auricolari la lezione dello scienziato Edoardo Boncinelli che ripubblico qui sotto. A un certo punto, dal minuto 46 circa, Boncinelli parla delle differenze tra noi e gli animali, evidenziando il fatto che noi umani siamo per alcuni aspetti uguali ad essi e per altri diversi. Gli aspetti che ci rendono uguali a loro riguardano la biologia e la sua evoluzione. Cioè noi, esattamente, come gli animali, ci siamo biologicamente evoluti a partire da antenati comuni, i nostri processi vitali e biologici di base sono esattamente uguali a quelli della maggior parte degli animali e delle piante. Poi, a un certo punto, abbiamo preso una strada diversa. 

Circa due milioni di anni fa un nostro progenitore, una specie di scimmione che vagamente ci assomigliava, ha cominciato a scheggiare della selce per ricavarne uno strumento con una sua utilità; da lì è cominciata quella che viene chiamata evoluzione (o rivoluzione) culturale. Accanto a una evoluzione biologica, esattamente uguale a quella di tutte le altre specie, noi abbiamo dato inizio a una evoluzione culturale, prerogativa esclusivamente nostra e sconosciuta alle altre specie. Partendo da quella selce scheggiata abbiamo poi inventato la ruota, scoperto il fuoco, la scrittura, l'agricoltura, fino ai moduli spaziali per andare su Marte.

A nessun animale eccetto noi è consentito di "vedere" il mondo, oltre che di guardarlo; a nessun animale eccetto noi è concesso di mettersi a sedere e raccontare delle cose ad altri animali che gli si stringono attorno. A nessun animale è concesso di trasmettere un sapere ai suoi discendenti in modo che ogni nuovo nato non debba partire da zero. A noi è concesso. Ma la domanda da cento milioni di dollari è: perché è stato concesso a noi, che in fin dei conti nell'albero della vita non siamo che un piccolo e periferico ramoscello appena nato, e non a un'altra specie? Perché abbiamo avuto noi questo privilegio (che è un onore ma anche un onere) e non, ad esempio, i cavalli, o gli orsi, o una delle centinaia di migliaia di specie animali che popolano, o hanno popolato, il pianeta?

Non c'è risposta. O meglio, non c'è una risposta univoca ma infinite ipotesi. A tentare di rispondere a questa domanda cominciò Aristotele, permeando la sua risposta di una valenza metafisico-ontologica. Aristotele ipotizzò che noi, a differenza di tutti gli altri animali, siamo stati dotati di quegli strumenti eccezionalmente versatili e sofisticati che sono le mani. Anche Lucrezio ipotizzò che il motivo fosse questo, ma a differenza di Aristotele non disse che le mani ci sono state fornite da una divinità, o comunque un'ente superiore, perché era desiderio di quest'ultimo che noi ci differenziassimo e prevalessimo su tutte le altre specie, ma per puro caso, e tutto è successo grazie appunto a quell'evento puramente casuale. 

In realtà nessuno, oggi, è in grado di rispondere a questa domanda, domanda che forse non avrà mai risposta. L'unica parvenza di certezza è che a noi sia toccato questo destino per puro caso, quella casualità su cui Darwin ha basato tutta la sua poderosa produzione scientifica. Il problema è che a noi, che nasciamo e viviamo da sempre in un contesto culturale gravemente impregnato di teleologia, la spiegazione che tira in ballo il caso risulta controintuitiva, difficilmente accettabile, nonostante Darwin e nonostante ogni evidenza scientifica abbia ormai inequivocabilmente dimostrato che il grande naturalista inglese ci aveva visto giusto. Ma si fa giusto per amor di speculazione, dal momento che, come detto, questa domanda non avrà mai risposta.


Ah, voglio tranquillizzare i miei 32 lettori: quando cammino mi guardo anche intorno, non mi limito ad estraniarmi e perdermi in sofisticate elucubrazione su da dove veniamo, dove andiamo ecc. :-)


martedì 26 ottobre 2021

Rasiglia e Foligno

Per una fortuita coincidenza, a me e signora è capitato qualche giorno di ferie, quindi ci apprestiamo ad andare via due o tre giorni. La mèta scelta è Rasiglia e dintorni. Rasiglia è un piccolo paesino vicino a Foligno, soprannominato la piccola Venezia umbra per via dei numerosi ruscelli che attraversano il piccolo borgo. Poi, naturalmente, visiteremo Foligno, che è lì a una manciata di chilometri, e poi boh... decideremo lì per lì cosa vedere e cosa visitare. Non abbiano pianificato niente di particolare, e comunque l'Umbria è tutta bella, per cui non ci si sbaglia. Aggiornerò questo post aggiungendo mano a mano alcune foto delle cose che vedremo, sperando che il tempo sia clemente. Le previsioni sono favorevoli; speriamo bene.

Primo giorno.

Prima fermata: Abbazia di Chiaravalle di Fiastra, nei pressi di Tolentino. 




Intanto, fuori, ottobre dà il meglio di sé.



E adesso si riparte. Destinazione: Foligno.

Tra i monumenti che a Foligno bisogna assolutamente visitare c'è Palazzo Trinci.



Palazzo Trinci, residenza della omonima famiglia che governò Foligno per tutto Trecento e metà del Quattrocento, ospita oggi la pinacoteca civica, il museo archeologico e un ciclo di affreschi del Quattrocento ad opera di Gentile da Fabriano. Alcune immagini dell'interno.







Nell'immagine qui di seguito si vede il Ponte sospeso, che collega Palazzo Trinci alla basilica di San Feliciano, patrono della città.


Piazza della Repubblica, cuore di Foligno, vista dall'interno di Palazzo Trinci.


Facciata della basilica di San Feliciano, purtroppo chiusa al pubblico per lavori. Peccato.


Qui di seguito, Palazzo comunale, risalente al XV secolo.


Altre due immagini del centro storico e dintorni.




Di solito non amo gli imbrattamenti fatti nei luoghi pubblici con le bombolette spray, ma a volte faccio delle eccezioni. 


E col grande Gino Strada, a cui qualcuno vorrebbe si dedicasse una via del centro storico di Foligno, si chiude questa bella e istruttiva giornata, che conferma, se mai ce ne fosse bisogno, quanto sia bella l'Umbria.

Secondo giorno.

La cosa più bella vista oggi è stato il paesino di Rasiglia, a una quindicina di chilometri da Foligno. È soprannominata la Venezia dell'Umbria a causa dei piccoli ruscelli che attraversano il centro della frazione. 
















Seconda tappa della giornata: Abbazia di Santa Croce di Sassovivo, un complesso benedettino fondato attorno all'anno mille alle pendici del monte Serrone.






E per finire, una puntata a Camerino e Norcia. 




Nelle due immagini qui sopra, una delle porte di accesso alla città. Come si vede, è puntellata e imbragata con tiranti in acciaio, in quanto a rischio crollo dopo il terremoto che colpì il centro Italia nel 2016. Camerino è oggi un paese fantasma: non ci sono abitanti, non ci sono attività, servizi. Nella piazza principale del paese staziona una camionetta dell'esercito, con alcuni soldati che controllano che eventuali visitatori non valichino la zona rossa. C'è un silenzio assoluto, le vetrine di quelli che una volta erano negozi sono impolverate e ricoperte di sporco. La maggior parte di case e palazzi sono imbragate con gabbie di acciaio tenute insieme da tiranti, tantissime sono puntellate. Girare per il centro storico e per le vie adiacenti è un'esperienza abbastanza inquietante.

Norcia, invece, nonostante la presenza di qualche zona rossa è una città più viva, dove resistono alcune attività e dove gli abitanti ci sono ancora. Molti edifici sono stati restaurati, molti altri, a distanza di cinque anni dal terremoto, sono ancora in alto mare, come ad esempio la cattedrale di San Benedetto da Norcia, che crollò quasi completamente.


Altre immagini della zona del centro storico.




Il negozio che vedete qui sopra è la norcineria dei fratelli Ansuini, uno degli esercizi ancora attivi nel centro del paese. Entrare qui dentro è una delizia per gli occhi e per l'olfatto. Se esiste un paradiso dei prodotti del maiale e del cinghiale, sicuramente ha le sembianze di questo negozio. 

Anche oggi giornata piena, interessante e, soprattutto, soleggiata. Domani si rientra a casa, non prima, però, di aver fatto qualche fermata in qualche altro bel posto sulla via del ritorno.

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