"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
domenica 23 novembre 2025
giovedì 6 luglio 2023
Piccole biblioteche
Stavo cercando su internet qualche biblioteca qui della zona che avesse il libro Non lasciarmi, di Kazuo Ishiguro, e ho scoperto che ce l'aveva la biblioteca di Verucchio "Rilego e rileggo". La cosa che mi ha sorpreso è che non sapevo che nella piccola Verucchio ci fosse una biblioteca. Conosco quella di Villa Verucchio, che tra l'altro frequento spesso, ma non quella di Verucchio (per chi non fosse della zona preciso che Villa Verucchio è una frazione del comune di Verucchio). Mi sono quindi inerpicato fino a Verucchio e, dopo aver chiesto indicazioni a un paio di umarell che stazionavano sulla piazza, ho alla fine trovato la mia meta.
La biblioteca di Verucchio è molto piccola, poco più di un paio di stanze ricavate al piano terra di un vecchio palazzo (qualche immagine è qui), ma molto accogliente, e la bibliotecaria è una simpatica e gentile ragazza che si è messa subito alla ricerca del libro che mi serviva. Nel frattempo, io ho passato in rassegna i libri sulle scansie e l'occhio mi è caduto subito su La strada, di Cormac McCarthy, che dopo Non è un paese per vecchi e Suttree avevo intenzione di leggere.
In un colpo solo ho così portato a casa i due libri che desideravo.
Mentre aspettavo che la biblioteca aprisse ho fatto un giretto per il paese. Una volta, quando ero più giovane, bazzicavo spesso qui, poi per vari motivi ho smesso e mi ha fatto piacere tornarvi dopo tanto tempo. Ma più piacere ancora mi ha fatto scoprire l'esistenza di una biblioteca qui vicino a casa che non conoscevo.
lunedì 17 gennaio 2022
Ferrara
lunedì 3 gennaio 2022
Dozza
Ieri, complice la giornata soleggiata e quasi primaverile, io e mia moglie abbiamo fatto un giretto a Dozza. Dozza è un piccolo borgo medievale situato sull'Appennino tosco-romagnolo a una manciata di chilometri da Bologna. È rinomato, oltre che per essere la sede dell'Enoteca Regionale dell'Emilia-Romagna, anche per i numerosi e caratteristici dipinti che abbelliscono le facciate delle case.
L'arte di dipingere i muri delle case del piccolo borgo risale al 1960, quando l'allora sindaco del paese ideò il Muro Dipinto, una manifestazione che nel tempo si è affermata e consolidata, tanto che dal 1965 è diventata Biennale e coinvolge critici e artisti nazionali e stranieri.
Ovviamente, ho fatto qualche foto.
Come ogni borgo medievale che si rispetti, anche Dozza ha la sua rocca: Rocca Sforzesca, nata nel 1200 come fortezza medievale per poi trasformarsi, nel corso dei secoli, in residenza rinascimentale e settecentesca (la sua storia in dettaglio la trovate qui).
Per chiudere, un'immagine del tramonto scattata da una delle torri della rocca.
Avevo sentito parlare spesso di questo piccolo paesino coi muri dipinti ma non l'avevo mai visitato. Dopo averlo visto mi sono pentito di non esserci andato prima.
sabato 27 novembre 2021
Cieli
Sono appena tornato da una delle mie solite passeggiate sulle colline qui attorno a casa (il tragitto, più o meno, è sempre il solito). La giornata, da queste parti, coi suoi 14° sembra quasi primaverile, nonostante dicembre sia praticamente alle porte. Mentre camminavo ho ascoltato una delle mie solite conferenze scientifiche su Youtube, che però vi risparmio per non tediarvi. Qualche foto, però, ve la faccio vedere, naturalmente confidando nella vostra comprensione, dal momento che come fotografo non ho mai brillato.
sabato 30 ottobre 2021
Perché noi sì e gli animali no?
Oggi, mentre camminavo, ascoltavo negli auricolari la lezione dello scienziato Edoardo Boncinelli che ripubblico qui sotto. A un certo punto, dal minuto 46 circa, Boncinelli parla delle differenze tra noi e gli animali, evidenziando il fatto che noi umani siamo per alcuni aspetti uguali ad essi e per altri diversi. Gli aspetti che ci rendono uguali a loro riguardano la biologia e la sua evoluzione. Cioè noi, esattamente, come gli animali, ci siamo biologicamente evoluti a partire da antenati comuni, i nostri processi vitali e biologici di base sono esattamente uguali a quelli della maggior parte degli animali e delle piante. Poi, a un certo punto, abbiamo preso una strada diversa.
Circa due milioni di anni fa un nostro progenitore, una specie di scimmione che vagamente ci assomigliava, ha cominciato a scheggiare della selce per ricavarne uno strumento con una sua utilità; da lì è cominciata quella che viene chiamata evoluzione (o rivoluzione) culturale. Accanto a una evoluzione biologica, esattamente uguale a quella di tutte le altre specie, noi abbiamo dato inizio a una evoluzione culturale, prerogativa esclusivamente nostra e sconosciuta alle altre specie. Partendo da quella selce scheggiata abbiamo poi inventato la ruota, scoperto il fuoco, la scrittura, l'agricoltura, fino ai moduli spaziali per andare su Marte.
A nessun animale eccetto noi è consentito di "vedere" il mondo, oltre che di guardarlo; a nessun animale eccetto noi è concesso di mettersi a sedere e raccontare delle cose ad altri animali che gli si stringono attorno. A nessun animale è concesso di trasmettere un sapere ai suoi discendenti in modo che ogni nuovo nato non debba partire da zero. A noi è concesso. Ma la domanda da cento milioni di dollari è: perché è stato concesso a noi, che in fin dei conti nell'albero della vita non siamo che un piccolo e periferico ramoscello appena nato, e non a un'altra specie? Perché abbiamo avuto noi questo privilegio (che è un onore ma anche un onere) e non, ad esempio, i cavalli, o gli orsi, o una delle centinaia di migliaia di specie animali che popolano, o hanno popolato, il pianeta?
Non c'è risposta. O meglio, non c'è una risposta univoca ma infinite ipotesi. A tentare di rispondere a questa domanda cominciò Aristotele, permeando la sua risposta di una valenza metafisico-ontologica. Aristotele ipotizzò che noi, a differenza di tutti gli altri animali, siamo stati dotati di quegli strumenti eccezionalmente versatili e sofisticati che sono le mani. Anche Lucrezio ipotizzò che il motivo fosse questo, ma a differenza di Aristotele non disse che le mani ci sono state fornite da una divinità, o comunque un'ente superiore, perché era desiderio di quest'ultimo che noi ci differenziassimo e prevalessimo su tutte le altre specie, ma per puro caso, e tutto è successo grazie appunto a quell'evento puramente casuale.
In realtà nessuno, oggi, è in grado di rispondere a questa domanda, domanda che forse non avrà mai risposta. L'unica parvenza di certezza è che a noi sia toccato questo destino per puro caso, quella casualità su cui Darwin ha basato tutta la sua poderosa produzione scientifica. Il problema è che a noi, che nasciamo e viviamo da sempre in un contesto culturale gravemente impregnato di teleologia, la spiegazione che tira in ballo il caso risulta controintuitiva, difficilmente accettabile, nonostante Darwin e nonostante ogni evidenza scientifica abbia ormai inequivocabilmente dimostrato che il grande naturalista inglese ci aveva visto giusto. Ma si fa giusto per amor di speculazione, dal momento che, come detto, questa domanda non avrà mai risposta.
martedì 26 ottobre 2021
Rasiglia e Foligno
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