sabato 27 maggio 2017

Marchisio e i migranti

Ciò che più provoca più irritazione nella vicenda di Marchisio, che sulla sua pagina facebook ha scritto un post di grande sensibilità sulla tragedia dei migranti, sono i commenti dei soliti premi Nobel per la capacità intellettiva secondo i quali, siccome lui è ricco, "certo discorsi non fanno per voi", magari accompagnati dall'accusa di "ipocrisia della peggiore e stucchevole". Questi premi Nobel per l'imbecillità dovrebbero spiegare perché un giocatore che guadagna milioni di euro ogni anno non possa provare tristezza e dispiacere per le tragedie che accadono ogni giorno nel Mediterraneo, e perché rendendo pubblici questi sentimenti passi automaticamente da ipocrita. Esiste per caso un automatismo, magari descritto da qualche postulato della fisica, che equipara ricchezza e cinismo oppure ricchezza e superficialità? Non mi risulta. Ma naturalmente io non sono un Nobel come quei commentatori, quindi chissà...

Otite e omeopatia

Chissà, forse tragedie simili hanno una correlazione con il calo delle vaccinazioni, ma è solo un'ipotesi, basata sulla possibilità che in entrambe le situazioni i soggetti interessati si facciano forti della stupida convinzione che il corpo umano basti a se stesso nel contrastare le patologie che gli capita di ospitare. Se la piega di regressione presa dalla società cosiddetta evoluta comincia ad arrivare a questi livelli, non mi stupirò se prima o poi qualcuno inizierà a curare i propri figli coi medievali salassi.

giovedì 25 maggio 2017

Un altro lascito del berlusconismo



La questione in sé non mi interessa più di tanto. Mi interessa molto di più il relativo commento di Matteo Renzi, quello che leggete qui sopra, perché emblematico di un modo di pensare ormai talmente diffuso da essere purtroppo diventato quasi naturale: la delegittimazione di un organo inquirente quando un suo pronunciamento va in senso contrario a quanto era nelle aspettative. In questo caso sul banco degli imputati è il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, che, chiamato a pronunciarsi sulle modalità di nomina di alcuni direttori di prestigiosi musei italiani, ha trovato delle irregolarità e ha disposto, a causa appunto di queste irregolarità, la decadenza di alcuni di essi dalla carica ottenuta. In un paese normale si sarebbe preso atto di questa sentenza e ci si sarebbe adoperati per rifare le cose a regola d'arte, nel nostro no. Il primo che avrebbe dovuto prendere questa strada ammettendo gli errori e impegnandosi a ripararli, prende invece l'altra strada, quella del ridicolo. Il TAR sentenzia che ci sono delle irregolarità? È il TAR che sbaglia, e come tale andrebbe cambiato. Se ci pensate, è uno dei tanti lasciti di quel berlusconismo che ha ammorbato l'Italia nell'ultimo ventennio: il disprezzo per il rispetto delle regole e l'idea che queste si possano e si debbano cambiare al fine di piegarle a un proprio interesse personale.
Triste, ma è tutto qua.


mercoledì 24 maggio 2017

Bei ragazzi in salute

L'ennesima strage nel canale di Sicilia, dove la maggior parte delle persone decedute erano bambini, mi ha fatto venire in mente una breve conversazione che ebbi con una monumentale testa di cazzo che, per qualche oscuro motivo, incrociò anni fa la mia strada - ci vuole pazienza, la vita è difficile che ti metta accanto solo persone intelligenti e sensibili, sarebbe chiedere troppo, non credete? Si discuteva appunto delle migrazioni, uno dei maggiori problemi che deve affrontare la società contemporanea, europea ma non solo, un problema complesso, ricco di sfaccettature e implicazioni, e che appunto a causa di questa complessità è impensabile immaginare di risolvere con quelle quattro stronzate che sparano Salvini e accoliti vari ogni volta che aprono bocca. Ecco, mentre io cercavo di spiegare a lui qualche scampolo di questa complessità, sperando in qualche modo di fare breccia nello spessa coltre di ottusità che permeava la sua attività neuronale, lui se n'è venuto fuori, a un certo punto, con qualcosa tipo (vado a memoria): "Ma tu dove li vedi tutte queste donne, questi bambini in fuga da guerra e miseria? Io vedo passare dei gran ragazzotti tutti belli pimpanti, in salute, atletici..."
Da quel preciso momento ho capito che stavo sprecando fiato ed energie, ché la coltre di ottusità era non solo impenetrabile ma addirittura inscalfibile, e subitaneo è partito il mio vaffanculo, il solo linguaggio che il mio sfortunato interlocutore era evidentemente in grado di intendere.

lunedì 22 maggio 2017

Divertissement

Nelle ultime ore ci è giunta notizia di un ottuagenario pregiudicato che (ri)discende in campo travestito da animalista e di un comico ricco sfondato che definisce il suo movimento come quello dei nuovi francescani. Chissà se anche negli altri paesi la politica è così tragicamente divertente?

Facebook non ce la farà mai

Credo che il social di Zuckerberg, dal quale mi sono definitivamente cancellato qualche mese fa e senza nessun rimpianto, non riuscirà mai darsi una regolazione degna di questo nome per quanto riguarda il contenimento di contenuti di sesso esplicito, violenza, terrorismo, razzismo ecc. E non ci riuscirà mai perché, come del resto ammette sottovoce chi ha avuto accesso ai manuali di regolazione, non è tecnicamente e umanamente possibile monitorare ciò che mettono in rete quasi due miliardi di utenti. Come infatti scrive Wired, "Facebook analizzerebbe più di 6,5 milioni di segnalazioni a settimana relative ad account potenzialmente falsi (Fnrp, cioè “fake, not real person”). I documenti rilasciati ai moderatori nell’ultimo anno, danno la misura di quanto difficile possa essere per chi fa il loro lavoro prendere decisioni (spesso in poco più di 10 secondi)."
È una battaglia persa, via.

venerdì 19 maggio 2017

Sul Briatore pensiero

Ieri sera, in macchina, ho ascoltato su Radio Capital Vittorio Zucconi che intervistava Flavio Briatore per telefono. Ora, per fare in modo che ascoltiate l'intervista per intero, in caso vi interessi, dovrei andare a cercare il relativo podcast e linkarvelo, ma non ne ho voglia. In ogni caso, tra le tante cose dette dal noto imprenditore, alcune giuste e altre a mio giudizio emerite corbellerie, ce n'è stata una che mi ha lasciato perplesso. In realtà non è un concetto nuovo, anzi negli ultimi anni se ne parla parecchio, purtroppo. La faccio breve. 
Briatore, su domanda di Zucconi relativa a come abbia iniziato la sua carriera di imprenditore, ha detto di aver iniziato da giovanissimo a lavorare. Non subito come imprenditore, ovviamente; da ragazzino andava infatti a raccogliere le mele nei campi per guadagnare qualche soldino, il resto è venuto dopo, piano piano. Di qui, lo spunto per tornare sul vecchio ritornello che lavori come quello, e altri simili, i giovani d'oggi non hanno più voglia di farli, perché studiano, vanno all'università e quando escono di lì non è che si mettono a raccogliere mele o fragole. E non è vero - ha continuato sempre Briatore - che il lavoro non c'è: c'è, ma di questi tempi occorre anche adattarsi, e pure se laureati, piuttosto che stare a casa senza fare niente sarà pur meglio andare a raccogliere fragole, o no? Zucconi gli ha replicato che è un po' difficile pensare che un architetto o un medico o un ingegnere o un letterato freschi di laurea si adattino a raccogliere mele o a fare i carpentieri. Allora non studino, ha ribattuto il primo: facciano la scuola dell'obbligo e poi s'imparino un mestiere. E al diavolo l'istruzione.
Ora, a me questa cosa qui ha fatto venire in mente un vecchio articolo che Camillo Langone pubblicò qualche anno fa su Il Foglio di Ferrara, dove diceva che la denatalità progressiva e inarrestabile, nel nostro paese, è da addebitare alla sempre maggiore quota di donne che preferisce andare all'università e prolungare gli studi piuttosto che stare in casa e cominciare a fare figli. Con due figlie all'università, potete capire quale potrebbe essere stata la mia reazione a una anacronistica e maschilista stronzata come questa. Ecco, mi pare che questo concetto possa essere appaiato a quello espresso ieri sera da Briatore: Langone incolpava l'università della denatalità, Briatore incolpa l'università della disoccupazione. Insomma, chi studia è la causa di tutti i mali che affliggono la società moderna. La soluzione, quindi, qual è? Semplice: smettiamo tutti di studiare. Diventeremo così un popolo di ignoranti più di quanto non siamo già - e si sa che gli ignoranti sono più facilmente manipolabili degli acculturati - però risolleveremo l'Italia.