sabato 18 gennaio 2020

Ripieghi obbligati

E niente, uno si alza con le migliori intenzioni (due ore di passeggiata in collina), apre la finestra e scopre che piove. Sole tutta la settimana e pioggia il sabato. Che si fa? Si ripiega sui libri, tanto per cambiare.
E vabbe'...

venerdì 17 gennaio 2020

La Cassazione sentenzia che Carola Rackete non andava arrestata

La Cassazione ha messo oggi la parola fine, salvo sviluppi futuri che a questo punto paiono abbastanza improbabili, alla vicenda di Carola Rackete, sentenziando che il suo arresto fu illegittimo e confermando quindi la linea della giudice Alessandra Vella che non convalidò il fermo a cui fu sottoposta dopo aver forzato il blocco imposto dall'allora ministro dell'Interno. Sembra quasi incredibile che si debba arrivare fino in Cassazione per certificare che non sta né in cielo né in terra che si vada al gabbio per aver salvato dei naufraghi in mare.

Elefantìasi letteraria

Leggo nelle note introduttive de La montagna incantata, di Thomas Mann, che mi appresto a cominciarr adesso, che l'opera, vergata in un periodo di dodici anni, dal 1912 al 1924, era stata pensata come racconto breve da inserire in appendice al romanzo Confessioni del cavaliere d'industria Felix Krull, che ho letto la settimana scorsa. Poi, come ebbe a dire lo stesso scrittore, "l'opera mi crebbe per così dire tra le mani" fino a raggiungere le 750 pagine circa. Anche I Buddenbrook fu concepito come romanzo breve sulla falsa riga di quelli del norvegese Kielland, ma poi arrivò a mille pagine. La morte a Venezia, invece, pensato da Mann come racconto breve da pubblicare sulla rivista Semplicissimus, si trasformò in un romanzo breve.

Pur facendo le dovute differenze, credo che Mann fosse affetto dalla stessa patologia di cui soffre Stephen King e che quest'ultimo usa chiamate elefantìasi letteraria.

E il Signore parlò a Mosè


Riemergo adesso dalla lettura di questo bellissimo saggio storico scritto dal docente di Studi religiosi ed Ebraismo alla Brown Univesity (Rhode Island) Michael Satlow. Un libro appassionante appunto perché è un saggio storico e a me la storia piace. Naturalmente è impossibile riassumere in un post ciò che l'autore scrive in oltre 450 pagine, quindi mi limito ad annotare brevemente alcuni concetti tra i tanti che hanno attirato la mia attenzione.

L'opera in questione si snoda su un arco temporale che parte dal regno settentrionale di Israele del XI secolo avanti Cristo e termina nella Galilea del III dopo Cristo, periodo nel quale, tra infinite vicissitudini, è nata, si è diffusa e ha assunto una forma più o meno definitiva e sacra la Bibbia, il testo fondamentale di riferimento per gli ebrei e i cristiani. A dire il vero, dal punto di vista storico non è che ci sia granché da dire. Sotto questa luce, infatti, la Bibbia non è nient'altro che uno dei tanti libri di storia che ogni popolo della terra ha scritto per narrare le proprie vicende. Quando si pensa a un libro, o meglio come in questo caso un insieme di libri, che vengono definiti sacri e forieri di una rivelazione divina, si pensa generalmente a degli scritti che hanno una loro coerenza, una loro definita linea narrativa e, perché no?, una loro bellezza. La Bibbia non ha nessuna di queste caratteristiche. Per rendersene conto basta leggere anche solo il Pentateuco, ossia i primi cinque libri partendo dal Genesi, quelli che le tradizioni cristiana ed ebra attribuiscono a Mosè. Si tratta di narrazioni incoerenti tra loro, raffazzonate, contraddittorie, e anche contraddistinte da una notevole ineleganza narrativa.

La cosa si spiega in maniera abbastanza semplice. La Bibbia è infatti il prodotto di "assemblaggio" di testi diversissimi tra loro vergati nel corso di secoli, testi che sono stati riscritti, tradotti, modificati, cambiati totalmente, allungati, accorciati, e tutto questo perché i testi biblici erano prodotti da scribi per altri scribi, e per un certo numero di secoli queste rielaborazioni sono state eseguite per meri scopi accademici, cioè si imparava a leggere e a scrivere (quei pochi a cui era concesso) e ci si faceva una cultura in questo modo. Nelle epoche in cui sono stati redatti, infatti, nessuno sapeva leggere, la lettura e la scrittura erano appannaggio delle classi più elevate, sia socialmente che economicamente (scribi, farisei, sadducei, sommi sacerdoti ecc.), mentre la stragrande maggioranza della popolazione non sapeva né leggere né scrivere. Paradossalmente, le vicende riguardanti il popolo ebreo narrate in quei testi erano praticamente sconosciute alla quasi totalità del popolo oggetto di quegli scritti. E questa situazione resterà invariata sostanzialmente fino a tutto il primo secolo dopo Cristo: la lettura e la scrittura rimanevano prerogativa di pochi eletti, la stragrande maggioranza della popolazione continuava a vivere nella sua ignoranza. Questa cosa, scrive l'autore, è corroborata anche da alcuni passi dei Vangeli. Quando Gesù si mette a spiegare a chi si trova nei paraggi passi delle scritture, si rivolge sempre agli astanti dicendo: "Avete inteso/udito che fu detto...", mai "avete letto che fu detto...", proprio perché nessuno sapeva leggere.

Dal momento che i pochi eletti che scrivevano e riscrivevano quei testi lo facevano sostanzialmente per altri pochi eletti e non per le masse, i verganti scrivevano sostanzialmente ciò che volevano, spesso producendosi in esercizi di vera e propria libera narrativa. I testi biblici non sono mai stati considerati sacri fino a tutto il terzo secolo dopo Cristo e la loro autorità fino a quel momento era di carattere escusivamente oracolare. La sacralità venne istituita più o meno in epoca medievale per ragioni principalmente di prestigio sociale e potere. Oggi, sia gli ebrei che i cristiani, accettano pacificamente (gli ebrei un po' meno, a dire il vero) la matrice divina di quei testi e la loro valenza profetico-messianica, pur sapendo che i canoni "definitivi" sia dell'antico che del nuovo testamento sono stati codificati solo attorno al X secolo dopo Cristo, e pur sapendo che i testi che vengono definiti canonici sono composti da codici selezionati (con quale criterio non è chiaro ma è intuibile) tra migliaia trovati e scartati. Il Nuovo testamento ne è l'esempio più vicino. I quattro vangeli canonici sono infatti stati scelti tra centinaia di codici, di cui non ne esitono due uguali.

Essendo tutta questa massa di letteratura stata prodotta nel corso dei secoli da personaggi sconosciuti, non hanno alcuna attendibilità neppure le attribuzioni, che sono invece state concesse per "tradizione" e non certo per documentazione. In sostanza, e questo più o meno è noto anche a chi non ha dimestichezza con questi argomenti, non c'è un solo versetto sia del vecchio che del nuovo testamento di cui si possa dire con certezza da chi sia stato scritto. Anche qui, niente di nuovo, dato che la stessa Chiesa cattolica ammette pacificamente che i quattro vangeli canonici sono stati attribuiti a Marco, Matteo, Luca e Giovanni arbitrariamente ma nessuno sa chi li abbia scritti. Satlow, tra i tanti esempi che porta, cita, riguardo all'antico testamento, il libro di Isaia. Questo libro si compone di circa una sessantina di sottolibri, se così si può dire. I primi 39, come scrive la stessa Commissione Pontificia, sono stati attribuiti a Isaia "perché non esistono motivi seri per dubitare che non li abbia scritti lui" (motivazione sostanziosa, no?); i libri dal 40 al 60 sono invece attribuiti al cosiddetto Deutero-Isaia (chiunque esso sia), che scrive una sessantina di anni dopo il primo; i libri dal 60 al 66 al Trito-Isaia (chiunque esso sia), e tutto questo nell'arco di due secoli. Tutto questo guazzabuglio viene però attribuito a Isaia.

Quindi, per tirare un po' le somme, antico e nuovo testamento non sono altro che una serie di testi prodotti lungo i secoli da autori sconosciuti, e poi cambiati, modificati, riscritti, tradotti innumerevoli volte, e dopo un lunghissimo processo (comprese guerre con morti e feriti) sono stati in qualche modo codificati in un canone e oggi vengono considerati sacri e forieri di rivelazione divina e verità fondamentali. Alla fine, la parte più bella del libro non è neppure questa, dal momento che tratta di cose che sono più o meno note, ma la parte storica, ossia la narrazione delle travagliate e interessantissime vicende politiche, belliche e geoterritoriali che hanno caratterizzato la lunghissima storia di quella martoriata (già allora) zona di Medio oriente.

giovedì 16 gennaio 2020

Sì, Salvini sa leggere e capire, siete voi di Repubblica che non ci arrivate

Ieri la versione cartacea di Repubblica titolava a tutta pagina Cancellare Salvini, titolo che riassumeva la relativa intervista a Graziano Del Rio in cui si auspica la revisione dei famigerati Decreti sicurezza partoriti dal felpato durante il Conte uno. Oggi il direttore della suddetta testata, Repubblica appunto, verga un vibrante editoriale in cui rimprovera a Salvini l'aver utilizzato quel titolo in chiave propagandistico-elettorale, sbandierandolo sotto il naso del suo popolo sui social e accusando Repubblica di fomentare l'odio verso la sua persona.

Magari sbaglio, ma forse non ci voleva un genio per immaginare che per Salvini un titolo simile sarebbe stato un assist strepitoso, così come non ci vuole un genio per capire che in questo periodo di campagna elettorale, dove tutto, e quando dico tutto intendo proprio TUTTO, è funzionale alla propaganda, ogni riferimento alla sua persona può essere utilizzato da lui stesso in questa chiave.

Quindi sì, carissimo Carlo Verdelli, Salvini è molto più intelligente di quanto pensiate, sa leggere e capire, e il sotteso di quel titolo l'ha compreso benissimo, siete voi di Repubblica che non avete capito niente, e sottovalutare l'intelligenza di un avversario non è mai un buon viatico per averne ragione in battaglia.

Lunga e diritta

Dalla frazione di san Michele fino ad arrivare a Santarcangelo la Santarcangiolese corre dritta per tre chilometri, quasi tutta in mezzo alla campagna; percorrerla, fa venire alla mente il leggendario incipit "Lunga e diritta correva la strada..." di gucciniana memoria. Ma è una canzone che finisce male, meglio non pensarci. E poi quella narrata da Guccini è un'autostrada, questa è una semplice provinciale, tanto è vero che quando si sollecita la sindaca a rattoppare la pista ciclabile che le corre a fianco lei risponde che è competenza della Provincia. Chissà perché, in Italia è sempre tutto competenza di qualcun altro.

La Santarcangiolese, dicevo, corre per quei tre chilometri in mezzo ai campi, campi a destra e campi a sinistra, alcuni (pochi) ricoperti da un sottile velo di erba verde a sua volta ricoperto di brina; la maggior parte, invece, marroni, brulli e spogli. Stamattina, sia sui verdi che sui marroni aleggia uno strato di foschia, a tratti più evanescente e a tratti più compatto, e da quella specie di cuscino bianco emergono i pali su cui viaggiano i fili dell'elettricità, i quali pali danno l'impressione di non essere piantati nella terra gelata ma in quel cuscino bianco. Un po' come quei legnetti con la bandierina che fuoriescono dalla panna messa sopra a una tazza di cioccolata.

Poi la campagna finisce e si entra a Santarcangelo, col suo casino, con le sue macchine alle rotonde e ai semafori che fumano incolonnate, perché c'è sempre qualcuno che deve attraversare. Dopo la rotonda della pieve, a margine delle strisce, c'è un bambino, forse otto anni, forse nove, la sua pelle nera offre un bellissimo risalto sul grembiulino azzurro e il giacchetto grigio, e il cappellino rosso è la ciliegina sulla torta di questa bellissima congerie di colori. Mi fermo e lo lascio passare, provocando il fastidio della macchina dietro la mia, perché ho interrotto il flusso. Chi se ne frega... Il bambino parte trotterellando col suo zaino che gli ballonzola allegramente sulla schiena: è talmente grande, quello zaino, che forse ci starebbe dentro anche lui.

Poi riparto, e mi lascio alle spalle quel bambino, che continua a trotterellare sul marciapiede col suo zaino che gli ballonzola dietro.

mercoledì 15 gennaio 2020

Speculazioni politiche

Pensavo: e se nelle imminenti regionali emiliano-romagnole vincesse il centrodestra a trazione leghista? L'ipotesi non è così campata in aria, purtroppo, dal momento che ogni rilevazione dà entrambe le coalizioni grossomodo appaiate. E il recente caso dell'Umbria non autorizza certo ad assumere un atteggiamento improntato alla tranquillità: tutt'altro. Quindi non mi sbilancerò in previsioni, vada pure come vada.

Il centrosinistra, in Emilia Romagna, se non sbaglio governa ininterrottamente da qualche decennio e ciò dimostra da una parte che ha governato bene, o meglio che il grosso degli emiliano-romagnoli sono contenti di come vanno le cose, che non è esattamente lo stesso, dall'altra parte, però, è verosimile pensare che un così lungo dominio non abbia potuto non generare nel corso dei decenni l'incancrenirsi di un circuito ben poco virtuoso di clientelismi, ruffianerie, giri viziosi di nomine, favoritismi di stampo clientelare e così via, situazioni ineluttabili ogni volta che si instaura un longevo sistema di potere.

Alle regionali di cinque anni fa, in cui fu eletto presidente Bonaccini, oggi sfidato dalla prestanome di Salvini la signora Bergonzoni, si recò a votare il 38% degli aventi diritto, il che significa che alla grossa maggioranza degli emiliani (62%) di quelle elezioni non fregò nulla. Perché? E chi lo sa! Forse ritenevano inutile recarsi ai seggi dal momento che la vittoria di Bonaccini era ampiamente data per sicura; forse l'andamento generale delle cose in Emilia Romagna era ritenuto soddisfacente e quindi a che pro andare a votare, dal momento che l'andazzo era comunque buono? Tutto può essere.

Oggi le cose sono radicalmente diverse. L'ennesima riconferma del centrosinistra non è affatto scontata e Salvini già pregusta il colpaccio, meticolosamente coltivato grazie ad un tour de force che lo vede già da settimane impegnato a battere, giornalmente, ogni paese e ogni frazione del suolo emiliano-romagnolo. Domenica scorsa, ad esempio, era qua a Verucchio alla Fira de bagòin (fiera del maiale, per i non romagnoli), e da alcune foto che giravano in rete mi pare non sfigurasse affatto in una simile compagnia, ma questa è un'impressione mia.

Quindi, tornando a quanto dicevo sopra, se il centrodestra leghista vincesse? Una piccola parte di me (molto piccola, tranquilli) in un certo senso auspica che ciò accada. Non perché io pensi che una raffazzonata armata Brancaleone populista/sovranista possa rappresentare un cambiamento in meglio dello status quo, figuriamoci, ma per vedere, tra cinque anni, le reazioni dei tanti che tra pochi giorni voteranno Lega sperando in un cambiamento/miglioramento. Perché il modo migliore per verificare la fondatezza di un convincimento è andarci a sbattere il muso contro. Volete la Lega al governo dell'Emilia-Romagna per i prossimi cinque anni? Bene, votatela e poi, fra un lustro, tiriamo le somme. Tra l'altro, siccome mi sono sempre sforzato di essere intellettualmente onesto, sono disposto tra cinque anni a riconoscere tale miglioramento, se ci sarà.

Come molti prevedono, una eventuale vittoria della Lega in Emilia-Romagna produrrebbe scossoni di entità tale da mettere seriamente in pericolo la già traballante tenuta del governo nazionale, e anche qui c'è sempre la piccola parte di me cui accennavo sopra a cui non dispiacerebbe che ciò accadesse, perché ciò significherebbe la caduta del governo in carica e il ricorso immediato alle urne - Mattarella è stato chiarissimo in proposito: se cade questo governo si torna a votare. Punto. Anche qui, il mio auspicio non è dettato dal pensiero che un governo nazionale guidato dalla Lega possa essere foriero di quel cambiamento/miglioramento di cui si attende l'avvento da lustri, ma è dettato dalla concessione della possibilità a tutti quelli che pensano che ciò accadrà di andarci a sbattere il muso contro. In sostanza, vale per il governo nazionale ciò che vale per l'Emilia-Romagna: volete un governo con Salvini presidente del Consiglio, una Meloni agli Interni e un futuro Gasparri o La Russa al posto di Mattarella? Accomodatevi. Poi, fra cinque anni, tiriamo le somme.

Naturalmente, io spero sempre che la piccola parte di me che auspica il realizzarsi degli inquietanti e purtroppo plausibili scenari sopra descritti non abbia soddisfazione: di fronte a certe prospettive credo infatti sia di gran lunga conveniente restare nel dubbio.

martedì 14 gennaio 2020

Confessioni del cavaliere d'industria Felix Krull

Ho terminato poco fa, dopo soli tre giorni di lettura, questo ottimo romanzo di Thomas Mann, trovato per caso nella libreria di mia mamma. Thomas Mann è uno scrittore che ho conosciuto da poco e quasi per caso (lo conoscevo di fama, naturalmente, ma non avevo mai letto nulla di suo) e la curiosità nei suoi confronti è nata dopo che Paolo Crepet, in una sua conferenza di qualche tempo fa, citò La montagna incantata, uno dei suoi romanzi più belli e universalmente noti. 

Ho cercato quel libro in un paio di librerie ma occorreva ordinarlo e ho lasciato perdere, mettendomi con pazienza ad aspettare che chi l'aveva preso in prestito dalla biblioteca lo riconsegnasse. Nel frattempo ho letto altri due libri di Mann: una raccolta di tre racconti, tra cui il bellissimo La morte a Venezia, trovato per caso su una bancarella di libri usati a Santarcangelo, e il già citato Confessioni del cavaliere d'industria Felix Krull. 

Due aspetti, principalmente, apprezzo dell'arte letteraria del premio Nobel tedesco. La vena ironica che, almeno nei suoi lavori letti finora, traspare qua e là e che caratterizza un tipo di prosa spesso ricercato e raffinato che rende particolarmente scorrevole e piacevole la lettura; accanto a questo, la neanche tanto velata critica alla società borghese dalla quale alla fine pure lui proviene e che mostra il grosso del suo declino nel periodo di maggiore prolificità letteraria dello scrittore.

Adesso ho finalmente sottomano il celeberrimo La montagna incantata, sul quale nutro grosse aspettative e che comincerò una volta terminato E il Signore parlò a Mosè, un bellissimo saggio storico del docente di studi ebraici Michael L. Satlow, che spiega come la Bibbia, in origine un libro storico come tantissimi altri scritti nella storia dell'umanità, fu trasformato in libro sacro. 

Diciamo che in questo periodo di ferie non mi sto affatto annoiando.