giovedì 18 giugno 2026

Caccia

Quando fanno una porcata, sanno che è una porcata, quindi cercano di farla sembrare meno porcata giocando con la semantica e contando sul fatto che la maggior parte di chi legge crederà a ciò che viene raccontato. Vale anche per la riforma della caccia che sta per vedere la luce. In questo contesto, i cacciatori non sono più "bioregolatori" (faceva già ridere così) e la caccia diventa "una attività utile alla conservazione della tutela della biodiversità e degli ecosistemi".

Belle le parole "biodiversità", "ecosistemi", "tutela", no? Così, il povero di spirito che legge pensa: Cavolo, bella questa cosa, fanno una riforma della caccia in senso ambientalista. Quando invece, se si legge attentamente, questa porcata va in senso esattamente opposto: aumentano le specie cacciabili, aumentano le aree di caccia consentite, come spiagge e aree protette. Si potrà cacciare nelle aziende faunistiche private, visto che viene meno la norma che prima permetteva ai proprietari di imporre uno stop per motivi etici, e tante altre belle cose che vanno nella direzione opposta rispetto a concetti come "biodiversità", "ecosistemi", "tutela", "conservazione". Nella realtà le uniche cose che vengono tutelate, anzi rafforzate, sono gli interessi di chi ancora indulge alla crudele, stupida, anacronistica e dannosa pratica della caccia.

mercoledì 17 giugno 2026

Mi pare

Vado a memoria, ma credo che il cardinale Ruini sia il personaggio pubblico che ho maggiormente disprezzato. Per tutta una serie di motivi che adesso, qui, sarebbe lunga spiegare (ne ho già scritto parecchio, all'epoca, su queste pagine).

martedì 16 giugno 2026

Le macchine del linguaggio


Non so a quanti dei miei 32 lettori interessi il tema dell'IA generativa. A me, da qualche tempo, molto. Ho deciso quindi di buttarmi su questo interessantissimo saggio di Alfio Ferrara, professore di informatica all'Università degli Studi di Milano, per capire in maniera approfondita cosa sono e come funzionano questi benedetti LLM. 

Il testo è interessantissimo ed esaustivo, anche se alcune parti, specie nella prima metà del libro, le ho trovate piuttosto ostiche (purtroppo non ho una laurea in matematica :-). Ferrara la prende da lontano partendo proprio dall'ABC (ogni lettera, spazio o segno di interpunzione che digitiamo viene rappresentato all'interno del computer come una sequenza di bit, cioè di 0 e 1) per arrivare alla nascita dei primi modelli di generazione del linguaggio che oggi abbiamo sui nostri smartphone.

Uno dei punti principali del testo sta nello smontare una leggenda piuttosto diffusa, quella secondo cui l'IA pensi. No, non pensa, non riflette, non ha alcuna comprensione dei concetti, almeno nel senso in cui intendiamo noi: l'IA calcola e genera parole (in realtà lunghissime sequenza di 0 e 1) correlate le une alle altre secondo parametri meramente statistici e probabilistici. In pratica ChatGPT e tutti gli altri prendono miliardi di testi scritti dagli esseri umani, trasformano le parole in numeri e coordinate geometriche (vettori) e calcolano la probabilità che una parola ne segua un'altra, e quando lo fanno non riflettono sulla risposta e sui concetti che esprimono, si limitano (si fa per dire) a calcolare qual è la parola statisticamente più probabile da inserire dopo quella precedente, basandosi su tutto ciò che hanno letto. 

Se la prima parte del saggio è piuttosto "tecnica", la seconda molto meno. Qui l'autore si profonde in articolate riflessioni etiche e anche filosofiche sul rapporto tra noi e queste macchine; riflessioni inevitabili, dal momento che l'IA è la prima tecnologia creata dall'uomo in grado di imitare la sua caratteristica più sacra: il linguaggio.

A molti l'IA incute qualche timore, ma non esiste alcun motivo razionale per averne. Una nota massima popolare dice che si ha paura di ciò che non si conosce. Nel caso dell'IA generativa non può essere più vera.

domenica 14 giugno 2026

Tra i due

Per un De Gregori che non sceglie, non prende parte, non si sbilancia, c'è un Roger Waters che (da sempre) sceglie, prende parte, si sbilancia, molto spesso con toni ruvidi, duri, poco inclini alla diplomazia. Toni che possono piacere o non piacere, ma lui è cosi: prendere o lasciare. Il grande musicista inglese ha riscritto e pubblicato qualche giorno fa una versione totalmente inedita di Comfortably Numb (una delle ballate più belle di The Wall) interamente dedicata alla Palestina e alla situazione a Gaza, una versione realizzata con la collaborazione della musicista palestinese Mona Miari.

Le strofe cantate da Mona Miari sono in arabo (sottotitolate in inglese nel video) e raccontano in modo straziante il dolore di chi ha visto la propria casa distrutta e i propri affetti cancellati dalle macerie. Le modifiche apportate al brano da Waters hanno quasi completamente stravolto il senso della canzone originaria. Se nel 1979 cantava "I have become comfortably numb" ("Sono diventato piacevolmente insensibile/addormentato") per criticare il cinismo della società, in questa versione 2026 urla "I'll never become comfortably numb". Diventa cioè un manifesto politico: l'impegno a non voltarsi mai dall'altra parte e a non cedere all'indifferenza davanti al dramma dei civili palestinesi.  Da notare che, nelle sue parti cantate, Waters ha impostato il brano come una sorta di lettera aperta in cui l'Occidente chiede scusa alla popolazione di Gaza per gli anni di silenzio e apatia di fronte ai conflitti nella regione.




Vale a questo punto la pena di dire due parole su questo capolavoro. Comfortably Numb è una delle tante perle contenute in quello scrigno di piccoli capolavori che è The Wall, concept album uscito nel 1979 e considerato, dopo The Dark Side Of The Moon, una delle vette qualitative della loro produzione musicale. È uno dei brani più iconici e profondi della storia del rock. Nel contesto del concept album ideato da Roger Waters la canzone affronta temi legati all'alienazione, al trauma infantile e all'apatia protettiva. Il brano è strutturato come un dialogo psicologico e clinico tra due personaggi (interpretati dalle diverse voci di Waters e David Gilmour) e tocca tre filoni tematici principali: l'isolamento e il muro psicologico, il cinismo dello show business, la nostalgia dell'infanzia. 

Questa è la versione originale del 1979, riproposta durante il celebre Live 8 del 2005. In quella storica occasione i Pink Floyd si riunirono dopo anni di dissidi e di scontri. Fu l'ultima volta. Piccola nota tecnica: l'assolo di David Gilmour che chiude il pezzo è uno dei più iconici e celebri della storia del rock.



Tra un De Gregori che non sceglie e un Roger Waters che sceglie, io preferisco il secondo.

sabato 13 giugno 2026

I numeri di Musk

Con la quotazione in borsa di SpaceX Elon Musk, che era già l'uomo più ricco del mondo dal 2021, è diventato il primo trilionario della storia (in dollari), vedendo il suo patrimonio superare la cifra di 1,1 trilioni di dollari (1.100 miliardi di dollari). Quelli del Post hanno provato a spiegare come si può rappresentare questa cifra, difficilmente immaginabile per la mente umana. Ho mandato Gemini in giro per il web per cercare a cosa si può paragonare una tale quantità di soldi. Ecco cosa mi ha risposto:


Un patrimonio di 1,1 trilioni di dollari (ovvero 1.100 miliardi di dollari) è una cifra talmente astronomica che per la mente umana è quasi impossibile da visualizzare.

​Per capire meglio l'enormità di questa ricchezza, possiamo tradurla in alcune equivalenze e paragoni con il mondo reale:

​1. Rispetto agli Stati e alle Nazioni

  • Supera il PIL dell'Arabia Saudita o dell'Olanda: Se il patrimonio di Elon Musk fosse l'economia di una nazione, si posizionerebbe intorno alla 17ª o 18ª posizione nella classifica dei Paesi per Prodotto Interno Lordo (PIL) mondiale. Produce più ricchezza lui da solo di intere nazioni industrializzate.
  • Copre metà del debito pubblico italiano: Il debito pubblico dell'Italia (uno dei più alti al mondo) si aggira intorno ai 2.900 miliardi di euro. La ricchezza di Musk basterebbe a estinguerne quasi la metà in un colpo solo.

​2. Rispetto alla vita di tutti i giorni

  • Spendere 1 milione di dollari al giorno: Se decidessi di spendere 1 milione di dollari ogni singolo giorno, ti servirebbero circa 3.000 anni per esaurire il patrimonio di Elon Musk. Significa che avresti dovuto iniziare a spendere un milione al giorno ai tempi degli antichi Egizi per finire i soldi oggi.
  • Comprare case per tutti: Con quella cifra si potrebbero acquistare circa 3,6 milioni di appartamenti di lusso del valore di 300.000 dollari l'uno, abbastanza da regalare una casa a ogni singolo abitante di Roma e Milano messi insieme.

​3. Rispetto a colossi aziendali e beni di lusso

  • Comprare la Ferrari, la Apple e molto altro: Musk potrebbe teoricamente comprare interamente aziende colossali come la Ferrari, la Coca-Cola, McDonald's e Netflix, tutte insieme, e gli avanzerebbero ancora centinaia di miliardi di dollari.
  • Una flotta di superyacht: Lo yacht più costoso al mondo (l'History Supreme) vale circa 4,8 miliardi di dollari. Musk potrebbe acquistarne una flotta di oltre 220 esemplari.

​4. Il fattore tempo: quanto guadagna al secondo?

​Se consideriamo che gran parte di questa crescita è avvenuta negli ultimi anni, il calcolo della sua velocità di guadagno è impressionante:

  • ​Negli anni di picco, il suo patrimonio è cresciuto a un ritmo stimato di circa 3.000/4.000 dollari al secondo. Significa che nel tempo in cui hai impiegato a leggere questa frase, lui ha virtualmente guadagnato l'equivalente di un ottimo stipendio annuale di un lavoratore medio.

Ora, è vero che gran parte di questo capitale è sotto forma di azioni e quindi, teoricamente, suscettibile di una ipotetica volatilità (se domani il mercato azionario crollasse ne uscirebbe piuttosto ridimensionato), ma in generale qualche riflessione sulle regole attuali del capitalismo globale, che tendono a far muovere la ricchezza in modo esponenziale verso l'alto, sarebbe il caso di cominciare a farla.

venerdì 12 giugno 2026

Perché non leggiamo più

Quelli di Geopop, ma non solo loro, possiedono un dono: espongono in modo efficace e in pochi minuti argomenti spesso piuttosto complessi. Tipo questo, ad esempio, che per alcuni aspetti mi riguarda molto da vicino. Come del resto credo riguardi molti lettori.

giovedì 11 giugno 2026

Per farsi un'idea di lui

Mi scoccia dover dedicare un altro post a Vannacci (poi smetto, giuro), ma è solo per far capire com'è il tipo, perché magari molti conoscono genericamente i suoi cavalli di battaglia ma non ne hanno un'idea precisa. Poi vabbe', uno potrebbe anche dire: chi se ne frega di Vannacci? (E come dargli torto?). Purtroppo con questo "signore" ci avremo a che fare sempre di più, perché il partito che ha fondato sta progressivamente prendendo peso e guadagnando consensi, e alle politiche del prossimo anno sia la coalizione di destra che quella del campo largo volenti o nolenti ci avranno a che fare.

Ieri sera il tipo è stato intervistato da Lilli Gruber, un'intervista senza sconti come raramente se ne vedono, ed è venuta fuori tutta la pochezza, la miseria e l'assurdità delle sue idee: l'anormalità degli omosessuali, la remigrazione, le donne che è bene se ne stiano in cucina a preparare manicaretti per i mariti e via di questo passo. Ovviamente la trasmissione non l'ho guardata, anche perché il solo vedere la sua immagine mi disturba, mi sono limitato ad ascoltare il relativo podcast (qui) stamattina.

Anni fa mi sarei stupito del "successo" di personaggi simili e delle idee che propugnano, oggi non più.

martedì 9 giugno 2026

Cristo si è fermato a Eboli


Ho dei ricordi di questo libro legati alla mia infanzia, perché lo trovai casualmente a casa di mia nonna Tina un giorno che andai a trovarla, e ricordo che quel titolo mi rimase impresso. L'ho letto per la prima volta adesso, molti decenni dopo quel periodo. Cristo si è fermato a Eboli è il capolavoro in cui Carlo Levi ripercorre il suo periodo di confino politico, tra il 1935 e il 1936, nei piccoli paesi lucani di Grassano e Gagliano. Il senso del libro è già nel titolo, perché Eboli è l'ultimo paese della Campania dove la civiltà moderna, lo Stato e la storia si fermano. Oltre quel limite, nel cuore rurale e aspro della Lucania degli anni '30, si apre un mondo diverso e senza tempo.

​Levi è un medico e pittore torinese che si ritrova immerso in una civiltà rurale dominata da una rassegnazione millenaria, dalla miseria e dalla malaria, ma anche da una una grande dignità. Un mondo regolato da ritmi arcaici, credenze magiche e una solidarietà silenziosa, totalmente estraneo alla logica della modernità e del progresso. Sullo sfondo di questa realtà immobile si staglia l'ombra del fascismo, con la sua retorica imperiale, le sue adunate e le guerre coloniali in Africa (proprio in quegli anni si consumava la campagna d'Etiopia). Levi ci mostra con amara ironia come la propaganda del regime scivoli via sulla pelle dei contadini senza scalfire la loro realtà. Per loro, per i contadini della Lucania, lo Stato fascista non è che l'ennesima maschera del potere cittadino, un'entità astratta, esattrice di tasse e dispensatrice di guerre, percepita come una calamità naturale contro cui è inutile lottare. 

Una menzione meritano sicuramente le interessantissime pagine del romanzo in cui Levi descrive il fenomeno del brigantaggio. Secondo l'autore questo fenomeno non va inserito in una cornice romantica o criminale, ma è stato la grande, disperata epopea del mondo contadino. Levi non lo derubrica a semplice delinquenza, ma lo considera una fiammata di ribellione spontanea contro l'oppressione dello Stato, contro le tasse, la leva obbligatoria e i decreti calati dall'alto da una Roma lontana e indifferente. Il brigante, nella memoria collettiva della Lucania, diventa così un eroe tragico, il simbolo di una civiltà che rifiuta di farsi assimilare e distruggere da un potere che non la capisce.

​In sostanza, Cristo si è fermato a Eboli è una riflessione attualissima sul concetto di meridione, sull'incomunicabilità tra culture diverse. Attualissimo anche oggi.

lunedì 8 giugno 2026

Vannacci e la disabilità

Vorrei segnalare al generale Vannacci, che propone classi differenziate per gli studenti disabili, che nel nostro Paese la svolta inclusiva si ebbe nei primi anni Settanta. A quell'epoca risale infatti l'abolizione progressiva delle classi differenziali nella scuola dell'obbligo e l'abolizione delle cosiddette "scuole speciali". Quindi, "classi differenziali" e "scuole speciali" appartengono alla pattumiera della storia da quasi sessant'anni.

Le classi differenziali erano destinate ad alunni considerati "non adatti" al normale percorso scolastico e vi venivano confinati studenti con situazioni molto diverse tra loro: disabilità intellettive, difficoltà di apprendimento, problemi comportamentali, svantaggi sociali o linguistici; talvolta perfino bambini semplicemente ritenuti "indietro" rispetto ai compagni. 

Nel 1971 fu approvata una legge che iniziò ad aprire la scuola comune agli alunni con disabilità, anche se la vera svolta arriverà con la legge 517 del 1977, che abolì gran parte delle classi differenziali nella scuola dell'obbligo e introdusse il principio dell'integrazione degli alunni con disabilità nelle classi ordinarie. Ma perché furono abolite? Perché ci si rese conto che queste discriminazioni tendevano a isolare gli studenti e abbassavano le aspettative nei loro confronti; in più rendevano difficile il ritorno nelle classi ordinarie. In pratica, una volta entrato in una classe differenziale, era frequente che un alunno rimanesse in un percorso separato per anni. A volte per sempre. 

Oggi, l'orientamento prevalente della moderna pedagogia e le convenzioni internazionali sui diritti delle persone con disabilità vanno tutti nella direzione dell'inclusione. E ci sono quasi 60 anni di storia che stanno a dimostrare la giustezza di questa impostazione. Ciò non significa, ovviamente, che ogni situazione sia semplice o che non esistano casi particolarmente complessi. Significa però che la maggior parte degli esperti ritiene preferibile migliorare gli strumenti dell'inclusione piuttosto che tornare a una separazione sistematica degli studenti con disabilità. Alla luce di tutto questo, sarebbe interessante sapere a quali fonti attinge il generale per sostenere che il ritorno alle classi differenziali gioverebbe sia agli alunni con disabilita, sia a quelli senza disabilità. Ma temo che non ci sia nessuna fonte né nessuna documentazione a supporto della sua proposta. C'è solo una particolare forma mentis che è quella della separazione e dell'esclusione.

D'altra parte, Vannacci viene dallo stesso partito che anni fa proponeva, a Milano, di istituire mezzi pubblici per stranieri e mezzi pubblici per gli italiani, esattamente come succedeva negli anni della segregazione razziale negli Stati Uniti. La segregazione razziale negli USA fu gettata nella pattumiera della storia negli anni Sessanta del Novecento. La segregazione degli studenti con disabilità fu gettata nella pattumiera della storia, in Italia, negli anni Settanta del secolo scorso. In teoria, la storia dovrebbe andare avanti, non tornare indietro.

domenica 7 giugno 2026

Animali e figli

Vorrei far presente al sindaco di San Giorgio questa cosa: dire alle coppie senza figli, ma con un animale, che cani e gatti non ci pagheranno le pensioni, mentre i figli sì, è puro materialismo. Una forma anche piuttosto bieca di materialismo, se ci si pensa. Poi, certo, lui stesso ammette che la tassa di 20 euro per ogni animale domestico è una provocazione, ma le provocazioni, anche le più strampalate, sottendono sempre un pensiero. In sostanza, il sindaco deplora la mancanza di figli per motivi meramente utilitaristico/economici.

Niente di nuovo, intendiamoci. La valenza utilitaristica della genitorialità è storicamente sempre esistita a ogni latitudine. I nostri nonni e bisnonni non facevano 9-10 figli per soddisfare insopprimibili afflati di amore genitoriale, ma perché i figli servivano per lavorare e per garantire assistenza a padri e madri nella loro vecchiaia: niente di più, niente di meno. E anche oggi, il ritornello preferito di chi denuncia il drammatico livello di denatalità che affligge il nostro Paese (e in generale il mondo occidentale) richiama sempre motivazioni di sostenibilità del sistema previdenziale. Che è, di nuovo, materialismo allo stato più puro. Tra l'altro sorprende che a fare questi ragionamenti siano spesso esponenti politici cattolici, gli stessi che poi blaterano sempre di spirito e spiritualità.

Per quanto riguarda l'equazione no figli = sì animali, io ci andrei cauto. È vero che tante coppie non hanno figli ma hanno uno o più animali domestici, ma siamo sicuri che queste situazioni siano generate da automatismi "o questo, o quello"? È vero che la singola esperienza non è mai un campione rappresentativo né fa statistica, ma io conosco coppie con figli senza animali, coppie senza figli con animali, coppie senza animali e senza figli, coppie con animali e con figli. Mi viene da pensare che per molte coppie senza figli gli animali non siano sempre e solo un ripiego ma una scelta indipendente dalla presenza o meno di prole. Poi magari non è così, ma la mia sensazione è questa.

E comunque, in linea generale, se si vogliono trovare motivazioni che spieghino il drammatico declino della denatalità, lo si faccia seriamente, non dando la colpa agli animali.

Caccia

Quando fanno una porcata, sanno che è una porcata, quindi cercano di farla sembrare meno porcata giocando con la semantica e contando sul fa...