sabato 21 aprile 2018

Pulire i cessi



Da ragazzo ho pulito i cessi anch'io. Nelle estati del 1987 e 1988 (17 e 18 anni) ho fatto la stagione estiva come inserviente in una colonia di Igea Marina, e tra i miei compiti c'era anche quello di pulire i cessi del piano che era di mia competenza. Mi trovò questo lavoro mio padre, e io lo feci volentieri, per non gravare economicamente troppo sui miei e per mettere da parte qualche soldino per le mie spese.

Chissà se tu l'hai mai pulito, un cesso. No, non credo, leggo infatti che a casa tua la pulizia dei servizi era appannaggio degli amici del tuo stalliere, quel famoso Mangano condannato per mafia. E poi, ai tuoi occhi, pulire i cessi è un mestiere indegno, da sfigati, privo di dignità, al quale al massimo concedi la valenza di veicolo di insulto per gli avversari. E mentre io pulivo i cessi, cercando di portare a casa onestamente qualche soldo, tu eri probabilmente già impegnato a trasferire all'estero, in qualche paradiso fiscale, i miliardi che sottraevi al fisco con le tue società offshore.

D'altra parte, ognuno cerca di portare a casa i soldi come può, inemendabile testa di cazzo.

mercoledì 18 aprile 2018

Le canzoni e Jovanotti

Dice Jovanotti, in una canzone che circola in questo periodo in radio, che "le canzoni non devono essere belle", e poi fornisce una specie si spiegazione a questa affermazione sempre nel medesimo pezzo. Ora, sarebbe fin troppo facile, specie dopo un assist così - sicuramente molti l'avranno già fatto - ironizzare dicendo che con le sue canzoni il pericolo non c'è, ma il punto è un altro.

In linea generale non ha molto senso etichettare le canzoni con gli aggettivi belle o brutte, semmai andrebbero etichettate con piacciono o non piacciono, e qui si entra nel campo della soggettività. Chi è cresciuto ad esempio ascoltando gli Iron Maiden fin dalla tenera età, difficilmente troverà bella una canzone, che ne so?, della Pausini. E viceversa, naturalmente - gli esempi che si potrebbero fare sono infiniti.

Rimane il mistero sul tipo di background musicale con cui occorre essere cresciuti per apprezzare le canzoni del Jova.
(Sto scherzando, su, alcune piacciono anche a me.)

venerdì 13 aprile 2018

Le respiriane

Non so se questo articolo (articolo, vabbe') sia apparso solo nella versione online o se anche in quella cartacea. Fatto sta che se anche la stampa cosiddetta seria (seria, vabbe') comincia a infilare qua e là 'sta robaccia, la fine dei giornali sarà solo questione di tempo, giornali che già da anni non se la passano bene per niente, tra l'altro.

In fin dei conti della faccenda non mi fregherebbe neppure granché, non fosse altro che nei giornali ci lavoro e da qui alla pensione mi mancano ancora grosso modo tre lustri.

Piazza san Carlo e la Appendino

Alla luce delle novità riguardanti i fattacci di piazza san Carlo dell'anno scorso, e cioè il fermo di otto cretini accusati di aver provocato il panico tramite l'utilizzo di spray urticante, non vedo cosa c'entri la Appendino, coinvolta pure lei nell'inchiesta. Non che voglia prendere le sue difese, intendiamoci, solo così, come curiosità mia.

giovedì 12 aprile 2018

Goldrake

Quando arrivò Goldrake in tv, quel Goldrake di cui ricorre in questi giorni il quarantennale della trasmissione della prima puntata, io avevo sette anni, mio fratello sei, i miei genitori erano poco più di due ragazzi. Il cartone animato in sé lo ricordo abbastanza. C'era Actarus, che era quello che "guidava" il robot, poi c'era il suo amico Falcor (o era suo fratello? Boh, vatti a ricordare!), poi c'era Venusia, il robot femmina che aveva le tette-missile (o lei era in Mazinga? Mi sa che sto facendo un po' di confusione). Poi c'erano le lame rotanti, la mitica alabarda spaziale, il raggio termico e altro - abbiate pazienza, non me le ricordo tutte. E tutto questo po' po' di arsenale veniva dispiegato contro i vegani, i cattivoni abitanti della stella Vega che volevano impadronirsi della Terra. Poi va' a capire cosa ci trovassero in questo pianeta ormai in malora, ma forse quarant'anni fa era ancora abbastanza presentabile, sicuramente più di oggi, dal momento che Berlusconi era ancora di là da venire, giusto per fare un esempio.

I vegani, quelli che inspiegabilmente erano innamorati del nostro pianeta, non li ricordo invece granché bene. Mi è rimasto impresso un tipo che mi pare avesse la faccia metà bianca e metà scura e che, vado sempre a memoria, credo si chiamasse barone Ashura o qualcosa del genere. Comunque sia, il buon Goldrake ai vegani gliele suonava di santa ragione, ma questi non mollavano, erano tosti, anche testoni direi, un po' come i vegani di oggi, che non sarebbe mica male se arrivasse un altro Goldrake a fare piazza pulita anche di questi e del loro fanatismo.

Più che il cartone animato, però, ricordo il periodo. Avevo sette anni, quindi credo fossi in seconda o terza elementare, afflitto da una timidezza che sfiorava il patologico e che mi impediva di socializzare normalmente come facevano tutti gli altri. Era il periodo in cui in parrocchia c'era don Natale, un prete alla mano, intransigente ma alla mano, che mi stava simpatico anche se, lo scoprii più tardi, detestava Battiato, che a me invece piaceva tantissimo, e lo detestava perché diceva che i suoi testi erano un misto di eretico e pericoloso. In quei testi non c'era ovviamente nulla di pericoloso, men che meno di eretico, figuriamoci, erano semmai ammantati di un neanche tanto sottile velo di provocazione - penso ad esempio a pezzi come Magic shop o Bandiera bianca o altri - ed è forse possibile che il mio parroco li considerasse eretici perché la distinzione tra eresia e provocazione non gli era ben chiara, essendo un po' vecchio stampo.

Di Goldrake, comunque, ricordo e so poco altro. Tra questo poco altro c'è la scoperta, lo scoprii molto più avanti, con una certa sorpresa, che l'autore della celeberrima sigla, quella che fa: "Si trasforma in un razzo missile ecc." fu Vince Tempera, colui che è stato per un buon quarant'anni il tastierista di Francesco Guccini. Vedi, a volte, le sorprese della vita?