"Una delle storie più famose di tutti i tempi narra di un dio che ha inviato il suo unico figlio in missione per salvare il mondo, permettendo che venisse ucciso per dare pace e salvezza a tutte le persone della Terra. Dopo la sua morte brutale, il figlio è magicamente asceso al cielo dove oggi vive con suo padre. Potremo andare tutti in paradiso e stare con lui dopo la nostra morte, ma soltanto se crediamo in lui e ci pentiamo dei nostri peccati. Naturalmente, questa è la dottrina centrale del cristianesimo. Dev’essere proprio una bella storia, perché il cristianesimo è attualmente la religione più popolare del pianeta, con più di due miliardi di seguaci. Nonostante quattro miliardi di persone ancora non credano in questa storia, è pur sempre la religione numericamente di maggior successo di tutti i tempi. Come tale, ho pensato meritasse un commento, anche se questa motivazione per credere è specifica di una religione particolare.
La storia di Gesù affascina molte persone che trovano in essa il più perfetto esempio di amore, sacrificio e della sovrabbondante misericordia di Dio. Molti credenti mi hanno detto di sentirsi profondamente toccati e ispirati da essa. Si comprende la sua particolare forza, se si considera l’amore che tipicamente un padre prova per il figlio. Dio deve amarmi davvero, dicono alcuni cristiani, se è disposto a lasciar soffrire e morire il suo unico figlio per me. Tuttavia, se si riflette in modo un po’ più approfondito su questa storia, emerge qualche problema.
Innanzitutto, in cosa consiste esattamente il grande sacrificio fatto da Dio? È stato davvero un sacrificio, nel modo in cui lo sarebbe per un padre umano che abbandona il figlio? Io ho un figlio piccolo e non riesco a immaginare il dolore che proverei se, per qualche straordinario motivo, dovessi lasciarlo soffrire e morire. È più di quanto potrei sopportare. Ma Dio non ha perso suo figlio; almeno non nel modo in cui io o qualsiasi altro essere umano potrebbe perdere un figlio. Dio non ha fatto un sacrificio. Dio non ha perso nulla. Secondo il dogma cristiano della Santa Trinità, Dio esiste in tre forme: il Padre (il Dio di Abramo), il Figlio (Gesù), e lo Spirito Santo. Nonostante molti cristiani ne parlino e li adorino come se fossero tre dei separati, il cristianesimo si considera una religione monoteista, il che significa che ha un solo dio. Quindi se uno accetta la dottrina della Trinità, deve ammettere che Dio (il padre) non ha davvero sacrificato suo figlio (Gesù). Al limite, ha sacrificato se stesso o una parte di sé – ma non proprio. Anche se in qualche modo fosse morto un figlio distinto e separato, non avrebbe molto senso come sacrificio, perché Dio Padre conosce il futuro. E allora come si può sostenere che abbia “donato a noi il suo unico figlio”, quando sapeva che Gesù sarebbe risorto e si sarebbe unito a lui in paradiso poco dopo? Dove sta il sacrificio?
Io amo mio figlio tanto quanto qualsiasi altro padre, o anche un po’ di più. Non c’è nulla di sovrumano o di soprannaturale in me, ma io credo che farei esattamente ciò che molti credenti dicono che Dio Padre abbia fatto duemila anni fa. Accetterei di sacrificare mio figlio se mi trovassi nella bizzarra situazione di doverlo lasciar morire per salvare miliardi di esseri umani di oggi e di tutte le generazioni successive dal tormento eterno dell’inferno. In qualità di Dio, avrei saputo che mio figlio si sarebbe comunque salvato e sarebbe tornato da me qualche giorno dopo. Quindi la giusta decisione da prendere è ovvia. Mi turberebbe profondamente farlo soffrire, ma dovrei comunque accettare la proposta. Mettendo le cose in prospettiva – miliardi di vite salvate, inclusa quella di mio figlio, che ritorna felice e in salute da me – non c’è il minimo dubbio su quale sia la cosa migliore da fare. E certamente non penserei di meritare l’epiteto di eroe o di divinità per aver preso quella decisione. Molti cristiani pongono l’accento sulle sofferenze patite da Gesù prima della morte. Secondo la storia, Gesù fu torturato dalle guardie romane e poi inchiodato alla croce. Una giornataccia, decisamente. Il dolore e il terrore che ha provato dev’essere stato inimmaginabile. Chiunque abbia visto il film morbosamente cruento di Mel Gibson, La Passione di Cristo , non può prendere alla leggera la crocifissione. La coraggiosa accettazione della sofferenza da parte di Gesù contribuisce fortemente all’appeal di questa vicenda.
I credenti dicono che avrebbe potuto scegliere di non farlo. Avrebbe potuto essere egoista, lasciar perdere questa storia del salvare le anime e sottrarsi alla crocifissione, ma non lo ha fatto. Invece si è fatto carico di tutto quel dolore per noi, sostengono i credenti. È legittimo però far notare che molte altre persone hanno sopportato un destino altrettanto orribile, o anche peggiore, di quello attribuito a Gesù. E la loro sofferenza non è neppure servita a salvare miliardi di persone per tutte le generazioni successive. In media, più di cento vigili del fuoco perdono la vita sul lavoro ogni anno negli Stati Uniti, secondo la Fire Administration. Muoiono cercando di salvare le vite e le proprietà di estranei. I vigili del fuoco non intervengono solo in casi di enormi disastri come gli attacchi al World Trade Center, o drammatiche esplosioni di impianti chimici. Più spesso si lanciano all’interno di piccole abitazioni invase dal fumo, nella speranza di estrarre uno o due occupanti che hanno perso conoscenza. A volte i vigili del fuoco muoiono. Lo fanno senza poteri divini e senza conoscere il futuro. Sono persone molto meno potenti degli dei, eppure trovano il coraggio e la compassione necessari per rischiare tutto per persone che nemmeno conoscono. Nel corso della storia sono esistiti guerrieri disposti a sacrificare la vita per i propri compagni. Naturalmente, i soldati non sono diversi dalle altre persone: come tutti, desiderano vivere. Preferirebbero essere eroi sopravvissuti che eroi morti. Si aspettano o si augurano che le loro gesta eroiche a favore di qualcun altro non li portino alla morte. Ci sono comunque stati molti casi negli ultimi secoli in cui i soldati si sono trovati in situazioni in cui sapevano che sarebbero morti, ma hanno lo stesso agito con lealtà nei confronti di un amico o della società. Queste persone reggono il confronto con Gesù? Non hanno dato la vita per miliardi di persone e di certo non avevano la garanzia assoluta che poi sarebbero risuscitati. Hanno sofferto e sono morti per un pugno di vite, o magari per una sola. Molti di loro avranno creduto di andare in paradiso per questo, ma non potevano saperlo con la certezza di un dio. Quindi, come possiamo descrivere questi coraggiosi mortali che si sono sacrificati? In confronto a Gesù, hanno donato così tanto per così poco. Non dobbiamo ammettere che il loro sacrificio è di gran lunga superiore a quello di un dio?
C’è un aspetto ancora più problematico in questa drammatica storia di amore, morte e risurrezione. Se davvero è successo, perché doveva accadere in quel modo? Ho posto per la prima volta questa domanda quando ero bambino, molti anni fa, e ancora non ho sentito una risposta accettabile. Perché mai qualcuno, chiunque, deve essere inchiodato a una croce perché io possa andare in paradiso? Davvero è la soluzione migliore che Dio è riuscito ad escogitare? Non ha senso, perché è lui stesso a scrivere le regole. Non sapeva come sarebbe venuta la sua stessa creazione? E allora, perché rendere questa faccenda della redenzione così barbara e crudele? Perché mai un Dio dovrebbe mettere in piedi un sistema che richiede che qualcuno sia torturato e ucciso? Io certamente non vorrei che nessuno soffrisse e morisse per me. È strano che oggi molti cristiani, se non tutti, considerino i sacrifici di animali un rituale ripugnante con cui nessuno dovrebbe avere a che fare. Ma quando la storia del sacrificio umano di Gesù viene presentata come prova della grandezza morale di Dio, due miliardi e mezzo di persone la applaudono. E poi com’è possibile che tu e io siamo nati già peccatori? I cristiani mi ripetono fino alla nausea che ero già peccatore alla nascita. Non importa quanto mi sforzi di essere buono, sono cattivo, mi dicono. È ingiusto che il solo fatto di nascere implichi immediatamente di dover essere salvato. Cosa c’entriamo noi con i crimini di Adamo ed Eva? Io non ho mai mangiato alcuna mela nel Giardino dell’Eden, e allora perché ce l’ho sulla mia fedina penale? I cristiani si chiedono mai se il loro dio non avrebbe potuto trovare un altro modo per regalarci un biglietto per il paradiso, che non fosse un sacrificio umano? Perché non possiamo semplicemente dire tutti in coro che ci dispiace, o pagare una multa, o lavorare ai servizi sociali? Perché Dio non può semplicemente perdonarci e chiudere così la faccenda?
Tutti noi sapremmo certamente immaginare modi diversi per salvare l’umanità, senza ricorrere alla tortura e alla crocifissione. Come reagirebbero i cristiani se una storia simile si ripetesse oggi? Immaginate se il re di un piccolo Paese annunciasse di voler far picchiare, frustare, inchiodare a un albero il proprio figlio, e infine perforarlo con una lancia. In una intervista alla CNN, il re ammette di rammaricarsi tantissimo che suo figlio debba soffrire e morire, ma è indispensabile perché è l’unico modo che ha per perdonare i cittadini del suo Paese per i loro sgarri morali e garantire loro accesso al servizio sanitario e al welfare l’anno successivo. Il re ama il suo popolo e vuole che questi crimini siano perdonati. Per questo motivo, suo figlio deve morire. Che cosa pensereste di questo re? Che è strano? Crudele? Cattivo? Pazzo? Perché allora aspettarsi uno standard morale più alto da parte del re umano di un piccolo Paese di quello che ci si aspetta dal dio dell’universo?
Un’altra obiezione alla storia di Gesù è che potrebbe non essere così unica come pensano i credenti. Gli studiosi conoscono molte antiche narrazioni che suonano straordinariamente simili. Randel Helms, autore di Fiction Gospels , ne presenta una: Nel primo secolo dell’Era Comune, apparve nel Mediterraneo orientale un grande leader religioso che predicava un dio unico e affermava che la religione non aveva bisogno di sacrifici animali, ma della carità e della pietà, per allontanare l’odio e l’inimicizia. Si narra che facesse miracoli, esorcizzando i demoni, guarendo i malati, risuscitando i morti. La sua vita esemplare portò alcuni suoi seguaci a sostenere che fosse il figlio di Dio, anche se lui si definiva figlio dell’uomo. Accusato di sedizione nei confronti dell’impero romano, fu arrestato. Dopo la sua morte, i suoi discepoli affermarono che era risuscitato dai morti, che era apparso vivo al loro cospetto e poi era asceso al cielo. Chi era questo insegnante e operatore di miracoli? Si chiamava Apollonio di Tiana; morì intorno al 98 d.C. e la sua storia si può leggere nella Vita di Apollonio di Tiana di Flavio Filostrato. (Helms 1988, 9)
Il difetto forse maggiore della storia di Gesù è che il piano non ha funzionato molto bene. I cristiani dicono che Gesù è morto per i nostri peccati, perché tutti possiamo essere salvati. Il problema è che oggi, duemila anni dopo, la maggior parte delle persone, di ogni generazione, non vengono affatto salvate e i cristiani sono ancora una minoranza, nel mondo. La maggior parte delle persone semplicemente non crede che la storia di Gesù sia vera. Oggi ci sono 2,2 miliardi di cristiani e 4,5 miliardi di non cristiani. Un numero straordinario di anime perdute ad ogni generazione. Se davvero tutto ciò è successo, non solo il sacrificio di Gesù è strano e raccapricciante, ma è stato per lo più un inutile spreco, dal momento che non è riuscito a salvare la maggior parte delle persone."
50 ragioni per cui si crede in Dio, 50 motivi per dubitarne
Guy P. Harrison



