domenica 26 giugno 2022

Obiezione di coscienza

Tra tutto ciò che ho letto e ascoltato relativamente all'obiezione di coscienza in campo medico, le parole più belle e condivisibili le ho trovate in questi cinque minuti di Umberto Galimberti.

Siccità e preghiere

Ogni anno, in occasione dell'arrivo della siccità, giornali e telegiornali si premurano di informarci che, mediamente, metà dell'acqua che circola negli italici acquedotti va perduta a causa della loro fatiscenza. Ce lo dicono ogni anno, è un problema che si trascina da decenni a cui nessuno vuole porre rimedio. Sul perché nessuno si prenda la briga di porre rimedio a questa situazione mi sono fatto una mia idea: perché le tubature scorrono sotto terra, quindi un riammodernamento e un ripristino della efficienza della rete degli acquedotti non li vedrebbe nessuno. Siccome è noto che gli amministratori pubblici preferiscono fare opere visibili (fontane, piazze, strade ecc.) piuttosto che invisibili (quelle invisibili non portano consenso appunto perché invisibili), ecco che delle tubature sotterranee non frega nulla a nessuno. Ma è solo un'idea mia, prendetela per quello che vale.

Non si sistema la rete degli acquedotti però, per sconfiggere la siccità, si prega. Come in molte zone d'Italia, anche qua nel riminese il vescovo Lambiasi ha infatti esortato preti e fedeli a pregare durante le messe per la pioggia. La cosa presenta una sua intrinseca ilarità, se ci si pensa. Tentare di blandire qualunque dio con riti vari per ottenere da lui qualcosa è una pratica che affonda le sue radici nei millenni e che, me lo si concederà, mi pare abbia ben poco a che vedere con la spiritualità e la fede e molto con la superstizione, ammesso che tra queste cose ci sia differenza. È comunque un atteggiamento perfettamente umano che appunto gli appartenenti alla nostra specie praticano da quando si sono affacciati sul pianeta. Quindi, perché no? Certo, dal punto di vista dei ragionamenti e della logica fa più acqua dei nostri malconci acquedotti, ma l'essere umano non è solo logica e razionalità, è anche immaginazione, astrazione, speranza e tanto altro. Quindi, da questo punto di vista, nulla da eccepire se si vuole fare.

Sempre nell'attesa, naturalmente, che prima o poi una sorta di illuminazione (va bene anche ultraterrena, direi; visto lo stato delle cose non è il caso di guardare tanto per il sottile) colpisca i nostri amministratori e li conduca a intraprendere azioni più concrete.

sabato 25 giugno 2022

L'ha voluto Dio

È stata la prima dichiarazione di Trump dopo la sentenza con cui la Corte suprema USA ha eliminato il diritto all'aborto a livello federale, ribaltando la storica decisione del 1973 che garantiva l'accesso volontario all'interruzione di gravidanza su tutto il territorio degli Stati Uniti. Quindi, da oggi, gli americani sono liberi di farsi ammazzare dal primo fuori di testa che vada in giro tranquillamente armato di una pistola o di un mitragliatore ma non possono scegliere di ricorrere all'interruzione di gravidanza. Questo perché la difesa della vita va messa prima di tutto, naturalmente.

La frase di Trump va inquadrata come una sorta di sublimazione del suo smisurato e ridicolo narcisisimo, dal momento che gioca sul doppio senso di Dio inteso come divinità e come colui, Trump appunto, che prima di terminare il suo infausto mandato da presidente ha nominato i giudici conservatori della Corte suprema che hanno emesso la sentenza. Non c'è niente da fare: ovunque, nel mondo, avanzi la destra si ha automaticamente una compressione dei diritti, pure di quelli acquisiti. Nello specifico, quello della donna di scegliere da sé e per sé come gestire la propria gravidanza. No, non lo può più fare, decide qualcun altro per lei.

Trump esulta, naturalmente, anche perché la sua visione del mondo femminile è nota a tutti. Fu lui, infatti, a dire pubblicamente in un comizio che "la donna va presa per la figa". Mi scuso per la crudezza, ma è giusto che si sappia bene chi è l'uomo che per quattro anni ha guidato la nazione più potente del mondo e l'uomo che esulta per la sentenza contro l'aborto.

Per quanto riguarda l'aborto, è ormai provato da ogni studio effettuato che la sua criminalizzazione non ha alcun impatto sulla riduzione delle interruzioni di gravidanza ma serve solo ad aumentare, per motivi facilmente intuibili, la mortalità e l'ospedalizzazione delle donne. Ma, è noto, viviamo ormai in una civiltà dove la realtà e i dati non contano più, valgono solo l'ideologia e le persuasioni personali.

venerdì 24 giugno 2022

Collasso


Ci sono libri che cambiano la vita. Oddio, forse cambiano la vita è esagerato, diciamo che consentono di cambiare radicalmente modi di pensare e convinzioni ormai assodati. La gravissima crisi idrica che ci sta flagellando in questo periodo, giusto per fare un esempio, non può venire interpretata allo stesso modo in cui si interpreta normalmente, dopo aver letto questo libro.

Di Jared Diamond, forse uno dei più competenti e autorevoli scienziati in materie ambientali ancora viventi, avevo letto qualche tempo fa Armi, acciaio e malattie (ne avevo parlato qui), che nel 1998 vinse il premio Pulitzer per la saggistica. In questo libro Diamond analizza i motivi che hanno portato, in passato, intere civiltà a collassare, collasso avvenuto sempre, o quasi sempre, in maniera velocissima subito dopo il massimo splendore.

Sono analizzate società e civiltà del passato come i Maya, i Vichinghi, l'isola di Pasqua, e anche paesi del terzo mondo di oggi (Ruanda, Haiti, Repubblica Dominicana). Di tutti questi casi viene fatta la storia e vengono analizzati i motivi che ne hanno determinato il tracollo, alcuni dei quali ricorrono abbastanza costantemente: sfruttamento scriteriato delle risorse disponibili (acqua, legname, terra, allevamento), deforestazione, variazioni climatiche, sovrappopolazione. Tutto ciò legato ad alcune peculiarità tipicamente umane: corruzione, follia, avidità, assenza di lungimiranza.

Una delle parti più interessanti del saggio è quella in cui Diamond, non senza difficoltà, cerca di rispondere alla domanda delle domande. Scrive Diamond: "La mia prima lezione [tenuta all'Università della California - UCLA - a Los Angeles], dopo un incontro introduttivo, riguardava la storia dell'isola di Pasqua. Nella discussione che è seguita alla mia presentazione, la domanda apparentemente semplice che tormentava i miei studenti era in realtà una questione complessa a cui fino a quel momento non avevo dato troppo peso: come era possibile che un popolo prendesse una decisione così apparentemente folle come quella di abbattere tutti gli alberi da cui dipendeva la sua sopravvivenza? Uno studente si è chiesto cosa stesse pensando colui che materialmente stava tagliando l'ultimo albero dell'isola."

Ovviamente la risposta a questa domanda è complessa, e Diamond cerca di strutturarla in alcuni punti, partendo dal presupposto che a tutti, nella vita, anche a livello individuale, succede di prendere decisioni sbagliate: ci si sposa con la persona sbagliata, si fanno investimenti disastrosi, si sceglie una professione non adatta a noi e così via. Ma qui siamo nel campo delle scelte individuali, quindi le conseguenze ricadono sul singolo, non sulla collettività. Comunque sia, i punti proposti da Diamond sono i seguenti: il gruppo non riesce a prevedere il sopraggiungere del problema; non si accorge che il problema esiste; se ne accorge ma non prova a risolverlo; cerca di risolverlo ma non ci riesce. Nel libro l'autore allarga ognuno di questi punti, cosa che non posso ovviamente fare io qui, e cerca in questo modo di rispondere alla domanda di cui sopra.
 
Ma la parte del saggio che più fa venire il magone è quella relativa all'analisi della società di oggi. Un'analisi che non lascia scampo perché corroborata da montagne di dati che Diamond riporta citando fonti e studi. E da questi dati si evince chiaramente che noi, oggi, ci stiamo comportando quasi esattamente come le società del passato che sono collassate. Ma in più abbiamo un'aggravante. Quando è collassata la società che viveva sulla piccola isola di Pasqua si era nel XV secolo, e quella società, isolata in mezzo al Pacifico a migliaia di chilometri dalla coste dell'attuale Cile, se n'è andata senza che nessuno se ne accorgesse; stesso discorso per i Maya o per i Vichinghi. Oggi, nell'era della globalizzazione (anche delle informazioni), si sa in tempo reale cosa succede in ogni remoto angolo del mondo, si conosce la storia delle civiltà passate, si hanno i dati relativi all'andamento climatico, all'economia, alla variazione della popolazione mondiale. Sappiamo tutto e abbiamo tutti gli strumenti per sapere a cosa andiamo incontro se non cominciamo a prendere provvedimenti seri.

Eppure, in ossequio alla leggendaria stupidità (ma anche altro) di cui siamo impregnati noi Sapiens (mi sono sempre chiesto con quale coraggio ci è stata affibbiata questa denominazione), stiamo facendo poco o nulla per evitare di fare la fine dell'isola di Pasqua e tutti gli altri. Ce ne freghiamo del climate change, noi Occidentali continuiamo a tenere un tenore di vita che non sarebbe più sostenibile neppure se il Terzo mondo con le sue pretese di uguagliarlo non esistesse: continuiamo a deforestare il pianeta, a modificare clima ed ecosistemi inquinando, continuiamo a sfruttare indiscriminatamente le risorse della terra, dei fiumi e dei mari. Siamo esattamente come gli abitanti dell'isola di Pasqua che tagliavano gli ultimi alberi della loro foresta. Potremmo quindi rivolgere a noi la famosa domanda che si ponevano gli studenti di Diamond: cosa pensava colui che materialmente stava tagliando l'ultimo albero dell'isola?

martedì 21 giugno 2022

Come Trento e Trieste sotto l'Austria

Mi è piaciuto molto questo parallelo con Trento e Trieste all'inizio della Prima guerra mondiale. Credo sia molto efficace nel far capire (attenzione: capire, non giustificare) i motivi dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. D'altra parte sono sempre l'efficacia e la chiarezza a cui Alessandro Barbero ci ha abituati.


lunedì 20 giugno 2022

Il vescovo di Verona e il gender

Nulla da eccepire sulla lettera inviata dal vescovo di Verona ai preti della diocesi con la preghiera di esortare i devoti fedeli a votare in un certo modo per l'elezione del sindaco. In fondo si tratta di indicazioni rivolte da un pastore alle sue pecorelle, i seguaci della religione cattolica, e si sa che la religione cattolica sui temi etici la vede in un certo modo. Poi, sulla "famiglia voluta da dio" (un concetto totalmente privo di senso per chi non crede, ma anche per molti che credono), sull'eutanasia, sull'aborto, libero di ricordare alle devote pecorelle le indicazioni della chiesa, ma la teoria del gender, intesa come complotto predefinito con lo scopo di distruggere la famiglia "naturale", è una bufala, e continuare a tirarla in ballo regala ad essa una dignità che non ha.

Sarebbe come esortare i fedeli a non votare per chi si fa portatore dei valori del terrapiattismo. È un concetto semplice, e stupisce che un vescovo non si accorga del granchio che prende ogni volta che la tira in ballo. Significa essere ai livelli di una Meloni, di un Salvini, di un Adinolfi, di un Gasparri qualsiasi. Peccato.

domenica 19 giugno 2022

Assange (forse) estradato

Alla fine l'Inghilterra ha concesso l'estradizione di Julian Assange, il quale ora, salvo accoglimenti di ricorsi dell'ultimo momento, verrà trasferito negli USA dove marcirà in galera (per usare un linguaggio caro a Salvini) finché vivrà. Là rischia infatti una pena di 175 anni di carcere per aver divulgato tramite l'organizzazione WikiLeaks documenti top secret sulle nefandezze americane compiute nelle guerre in Iraq e Afghanistan. In pratica, Assange verrà incarcerato con l'unica colpa di aver fatto il giornalista, per aver cioè fatto conoscere al mondo notizie vere e che era giusto che la gente conoscesse. A meno che si voglia porre oggetto di discussione il fatto se sia giusto o no che i cittadini di una nazione sappiano ciò che combina il governo della nazione a cui appartengono.

Sono amareggiato. Il democratico e moralista Occidente aveva la possibilità di dimostrarsi diverso dalla Russia di Putin, dove i giornalisti scomodi sono trattati come sappiamo, e invece, alla fine, è fatto della stessa pasta. 

I tanti poveretti che "ah, ma lui ha violato la legge" e balle simili, sappiano che negli USA non esiste alcuna legge che proibisce la pubblicazione di documenti segreti, non può esistere a causa del Primo Emendamento della costituzione americana. Oltrettutto, Assange è cittadino australiano e, al limite, non sarebbe neppure tenuto a rispettare leggi americane che non esistono. Restando alla questione segretezza, poi, sempre i poveretti di cui sopra devono sapere che ogni anno i media americani vincono un Pulitzer per aver pubblicato scoop nel settore "National Security Journalism", scoop che prevedono la pubblicazione di documenti di interesse pubblico classificati top secret. Che è esattamente ciò che ha fatto Assange.

Non c'è molto da aggiungere. Gli USA che faranno marcire Assange in carcere sono gli stessi che si prodigarono in ogni modo per offrire protezione internazionale ad Augusto Pinochet, uno dei più sanguinari dittatori del Novecento. Ma va bene così, in fondo, come scrivono quegli schifosi (non mi viene altro aggettivo) del Foglio, gli USA sono la patria del giusto processo, no? Quindi Assange di cosa ha paura? 

Sarebbe interessante che ci fosse fornito qualche esempio di giusto processo americano. Sacco & Vanzetti? Silvia Baraldini? Rodney King? Oppure quali altri? Così, per curiosità. E con quale faccia il fogliaccio di Cerasa blatera di giusto processo quando è dal 2010 che gli USA vogliono mettere le mani su Assange e ci sono prove documentate che la CIA ha tentato più volte di farlo fuori (ovviamente alla sua maniera)?

sabato 18 giugno 2022

Io non disprezzo Brunetta

Al contrario di Brunetta, che disprezza chi lavora, io non disprezzo Brunetta, perché se lo disprezzassi per ciò che pensa e ciò che è mi posizionerei al suo livello. Il sentimento principale che provo nei suoi confronti è un misto di compassione e pena, perché capisco che se si nasce e si cresce in un certo contesto sociale, politico e culturale, poi è naturale che si ragioni in questo modo.

Io sono un lavoratore dipendente da 32 anni, esattamente come il signore deriso da Brunetta ("torna a fare il tappezziere, dipendente") nel suo comizio con quattro gatti ad ascoltarlo. Lasciando da parte tutta la componente arrogante e fascista della sua uscita ("tu non parli, il microfono ce l'ho io e comando io"), c'è da rimarcare come questo atteggiamento sia figlio di una cultura largamente dominante improntata al disprezzo verso chi fa lavori ritenuti umili.

Questo disprezzo, platealmente ostentato da Brunetta, che annulla il concetto elementare che vede ogni lavoro e ogni lavoratore (indipendentemente dal fatto di essere imprenditore o dipendente o altro) avere pari dignità e valore, è largamente dominante nella società anche perché retaggio del berlusconismo, la deleteria subcultura sociale che per almeno cinque lustri ha propagandato e idealizzato il successo nel lavoro e nella vita, lasciando intendere che chi non riesce a raggiungerli è come se avesse una sorta di vita a metà. D'altra parte non è un mistero che milioni di persone l'abbiano votato perché affascinate dall'idea che votando un imprenditore di successo ci sarebbero state buone probabilità di uguagliarlo.

Brunetta è una delle espressioni più palesi di questa sorta di inconscio collettivo: se ti emancipi e hai successo, allora vali; se rimani per tutta la vita un semplice dipendente, puoi fare il tuo lavoro con tutto l'impegno e la passione del mondo, ma resterai sempre un dipendente, con in più l'aggravante di esserti guadagnato il disprezzo di Brunetta.

mercoledì 15 giugno 2022

Madri che odiano i figli

So che sembra difficilmente concepibile, ma genitori che uccidono i propri figli ci sono sempre stati e ci saranno sempre. Succede in natura in tutte le specie animali, compresa la nostra. Ciò che noi non riusciamo assolutamente a comprendere e ad accettare è il fatto che i genitori amano i propri figli ma spesso li odiano anche. C'è un bellissimo libro scritto da Umberto Galimberti che si chiama I miti del nostro tempo, dove vengono destrutturate tutte le narrazioni e i miti che la nostra società si è costruita, e tra questi c'è quello dell'amore materno, che noi diamo per scontato e assolutamente naturale. 

Non è sempre così; le mamme amano i propri figli ma a volte li odiano anche, e quando questo odio esplode genera casi come quello terribile di cui si parla in queste ore. La spiegazione del perché le mamme a volte detestino i propri figli, o almeno una delle spiegazioni (quella evidenziata nel libro), sta nel conflitto che viene a crearsi tra la specie e l'io. In tutti noi convivono due soggettività: quella della specie e quella dell'io. Quando una donna diventa madre deve assistere a tutta una serie di "inconvenienti" quali: deformazione del proprio corpo, trauma della nascita, perdita del sonno, perdita del proprio tempo, spesso perdita del lavoro e quindi, di riflesso, della socialità e tanto altro, perché tutte le sue energie e il suo tempo sono dedicate alla cura del bambino. 

Dal punto di vista dell'io (io sono, io faccio, io programmo, io sogno, io organizzo, io ho la mia vita ecc.) è una perdita secca, mentre dal punto di vista della specie la nascita di una bambino è una vittoria secca. Ma le due soggettività (specie e io) sono per loro natura in conflitto, ed è questo conflitto che a volte genera l'odio nei confronti della prole. Poi, certo, non è che tutte le madri che odiano i propri figli arrivano a questi drammatici eccessi, ci mancherebbe, ma è solo per dire che, purtroppo, questo odio può esistere e ha una sua spiegazione. Che non significa giustificare questi fatti, sia chiaro.

Una esaustiva spiegazione di questi concetti la si può ascoltare dal min. 1:00:06 circa di questa conferenza.

martedì 14 giugno 2022

Democrazia?

Mentre leggevo della dolorosa vicenda di Fabio Ridolfi pensavo a un paradosso. Il paradosso insito nel fatto che noi ci fregiamo e vantiamo di essere una democrazia, dove per democrazia si intende che la gestione della cosa pubblica avviene secondo il volere dei cittadini (almeno formalmente), e poi non siamo liberi nemmeno di decidere della nostra vita.

Obiezione di coscienza

Tra tutto ciò che ho letto e ascoltato relativamente all'obiezione di coscienza in campo medico, le parole più belle e condivisibili le ...