martedì 21 luglio 2026

L'utilità dell'inutile


Questo splendido saggio di Nuccio Ordine si può sintetizzare con un paradosso: ciò che la logica del profitto definisce inutile - la letteratura, la filosofia, la storia, l'arte, la ricerca scientifica di base fatta per pura curiosità - è in realtà ciò che di più utile possediamo. È ciò che ci rende umani, che ci insegna la gratuità, la solidarietà e la capacità di mettere in discussione l'autorità e il pensiero unico. 

È un manifesto politico e culturale di resistenza rivolto a studenti, insegnanti e cittadini. Un invito a non rassegnarsi all'idea che il valore di una persona o di un percorso di studio si misuri solo in base al suo conto in banca o al suo tasso di occupabilità. È un libro da leggere se si pensa ancora che la cultura sia un bene comune e non una merce. Ma è soprattutto un libro contro corrente, specialmente in un'epoca così ossessionata dal profitto, dall'efficienza a tutti i costi e dall'idea che ogni singola azione o percorso di studi debba per forza "servire a qualcosa" in termini monetari.

Uno dei punti più dolorosi del libro è la descrizione della progressiva trasformazione della scuola e dell'università in aziende, dove lo scopo principale non è più formare cittadini liberi, colti e capaci di pensiero critico, ma produrre "ingranaggi" da inserire il prima possibile nel mercato del lavoro. A questo proposito ricordo una intervista ad Alessandro Barbero di qualche tempo fa, rilasciata all'indomani del suo collocamento in pensione. Il professore diceva di essere ovviamente dispiaciuto di lasciare la docenza universitaria ma, per un altro verso, era contento a causa del livello ormai intollerabile di burocratizzazione raggiunta dalle università, coi docenti adibiti a tutta una serie di mansioni che con l'insegnamento non c'entrano più niente.

Tutto questo si inserisce nella progressiva demolizione della scuola e dell'università pubblica, col ritornello, ormai interiorizzato, che la scuola deve "preparare al mercato del lavoro". No, la scuola non deve preparare al mercato del lavoro, le competenze si acquisiscono successivamente, la scuola deve formare le persone, altrimenti il rischio è ritrovarsi ottimi professionisti ma privi di umanità.

domenica 19 luglio 2026

La Sardone, i morti e l'inverno

L'eurodeputata leghista Silvia Sardone: "Quando si dice che c'è un aumento dei morti in estate dovuti al caldo, bisognerebbe anche dire che c'è una diminuzione dei morti in inverno". L'affermazione di per sé non è falsa, ma va contestualizzata. Dove sta, infatti, il trucco? La Sardone, che da buona leghista nega il cambiamento climatico, presenta la cosa come un gioco a somma zero, un "pareggio" in cui i conti tornano: aumento dei morti in estate a causa del maggiore caldo = diminuzione dei morti in inverno a causa del minore freddo.

Ora, è vero che storicamente il freddo causa più decessi del caldo e che gli inverni più miti possono ridurre una parte di quella mortalità, ma il gioco non è assolutamente a somma zero. La comunità scientifica, infatti, concorda sul fatto che il saldo finale sarà ampiamente negativo: l'aumento dei morti per il caldo estivo supererà di gran lunga lo "sconto" ottenuto in inverno. Il problema della affermazione della Sardone non è il dato di partenza, ma la conclusione logica a cui vuole surrettiziamente spingere chi ascolta i suoi deliri negazionisti. È un classico esempio di cherry-picking (selezionare solo il dato che fa comodo). 

In sostanza, nel breve termine la lieve riduzione dei morti per il freddo può temporaneamente compensare l'aumento di quelli per il caldo in alcune regioni del nord Europa, ma nel medio e lungo termine l'aumento della frequenza, dell'intensità e della durata delle ondate di calore estive (specialmente nell'Europa continentale e mediterranea, come l'Italia) causerà un aumento dei decessi estivi che supererà di gran lunga i presunti "benefici" degli inverni meno freddi.

Metaforicamente, il ragionamento dell'eurodeputata si può rendere così: se una barca sta imbarcando acqua a prua, non bisogna preoccuparsi perché a poppa siamo ancora all'asciutto. Una stupidaggine sotto tutti i punti di vista, ovviamente, ma per perorare la causa del negazionismo climatico, questo e altro.

Tassare i milionari


Quando l'ho iniziato avevo messo in conto un certo numero di arrabbiature, che sono puntualmente arrivate. Ma sono andato avanti lo stesso. Questo agile saggio di Riccardo Staglianò approfondisce principalmente due argomenti: il livello ormai drammatico di diseguaglianze sociali a cui siamo giunti e i motivi per cui il concetto di patrimoniale è così ostico, non solo a destra ma anche a sinistra (Elly Schlein a tal proposito disse che non è tabù parlare di patrimoniale e poi non ne ha più parlato neppure lei). 

Riguardo alle disuguaglianze non c'è molto da dire. Ormai da decenni tutti i report ne fotografano i livelli, sia in Italia che nel mondo, ormai insostenibili, e mentre la sanità pubblica arranca e la scuola perde pezzi la ricchezza si accumula al vertice in modo quasi pornografico, in un trend che non accenna a modificarsi. Nel libro Staglianò solleva una domanda ovvia e cruciale: se tassare lo 0,1% dei super-ricchi, che in Italia riguarderebbe 50.000 persone su 60 milioni, garantirebbe risorse vitali per la collettività, perché in Italia questa proposta resta un tabù politico innominabile? L'autore, riprendendo alcune teorie dello studioso Mikhail Maslennikov, elenca alcuni possibili motivi.

​Il voto "multi-issue". Gli elettori generalmente non votano mai sulla base di una singola battaglia economica e tendono a sacrificare la richiesta di equità fiscale sull'altare di altre priorità identitarie dei partiti.

​La trappola del "merito". Gli ultraricchi hanno mostrato una certa abilità nel costruire una narrazione di stampo americano, molto in voga anche all'interno della destra di casa nostra, secondo cui l'idea di una redistribuzione di buon senso sia in realtà una "misura punitiva" contro chi ce l'ha fatta, quasi fosse una colpa avere successo.

​La sfiducia totale nello Stato. Secondo l'autore almeno la metà degli italiani è convinta che quei soldi, se racimolati, verrebbero comunque sprecati dalla macchina pubblica, una sorta di paradosso che confonde le pessime gestioni politiche (e qui, in molti casi, è difficile dare torto ai diffidenti) con le funzioni di welfare che lo Stato è chiamato per Costituzione a garantire. Cioè, gran parte dei cittadini pensa che sia inutile una patrimoniale perché il suo gettito andrebbe per gran parte sprecato.

Risultato di tutto questo: patrimoniale e ogni concetto di redistribuzione saranno tabù ancora per tanto tempo, mentre le praterie delle disuguaglianze e della crescita verticale della ricchezza saranno sempre più ampie. È una lettura che mi sento di sconsigliare a chi non vuole rovinarsi la giornata.

sabato 18 luglio 2026

Riabilitazioni

La riabilitazione dei medici no-vax da parte di questo governo non dovrebbe stupire più di tanto: da sempre buona parte del suo consenso l'ha infatti racimolato facendo leva sui peggiori istinti anti-scientifici di buona parte delle italiche genti. Tra l'altro, non si sta parlando di professionisti che hanno espresso legittimi dubbi, ma di soggetti sanzionati con il massimo rigore per aver rilasciato esenzioni false, insultato i colleghi o proposto di curare il Covid con olio di fegato di merluzzo. 

Fratelli d'Italia mantiene da sempre una linea di sistematica ambiguità nei confronti della medicina ufficiale, strizzando da sempre l'occhio alla pancia del movimento no-vax per puro calcolo elettorale. Basti pensare che tra i primissimi atti del governo, nel 2022, ci fu proprio la fine anticipata dell'obbligo vaccinale per il personale sanitario. 

Molti esponenti di questo osceno governo - giova ricordarlo - definirono la radiazione di questi personaggi "una caccia alle streghe", sdoganando ufficialmente la disinformazione. Quando la politica mette sullo stesso piano la pseudoscienza, l'irresponsabilità e anni di ricerca e protocolli salvavita, a cedere non sono solo le regole degli ordini professionali, ma le fondamenta stesse dello stato di diritto, e soprattutto del diritto alla salute, sacrificato sull'altare dell'ideologia e del consenso. 

Tutto abbastanza vergognoso, direi.

giovedì 16 luglio 2026

Mario Roggero

La vicenda del gioielliere Mario Roggero, condannato in via definitiva per aver inseguito e ucciso due rapinatori in fuga, è un groviglio complesso in cui si intrecciano emotività, senso di giustizia e codice penale. E quando entra in gioco l'emotività, la razionalità e la legge finiscono quasi sempre per soccombere. Ecco perché, sia sui social che nelle discussioni quotidiane, questa complessità viene brutalmente ridotta a un tifo da stadio tra i sostenitori dell'autodifesa a oltranza e i difensori dello stato di diritto.

​Tra i "tifosi" di Roggero spiccano, inevitabilmente, i soliti esponenti politici, specializzati nello sciacallaggio dei drammi umani per puro tornaconto elettorale. Penso ai teorici della "difesa sempre legittima", un'aberrazione sia sul piano etico che su quello giuridico. Penso a chi non ha ancora capito che non viviamo in un western di Sergio Leone ma in una società civile, e che, se passasse il principio per cui chiunque può trasformarsi impunemente in Charles Bronson, la nostra società e la nostra convivenza civile si trasformerebbero in un inferno.

​Purtroppo, la cultura giuridica nel nostro Paese è quasi inesistente (del resto, non brilla nemmeno quella in senso lato). Di fronte a tragedie simili, l'approccio dominante rimane quello viscerale, "di pancia". Ed è proprio su quella pancia che, da sempre, specula una certa politica. Con i risultati desolanti che sono sotto gli occhi di tutti.

mercoledì 15 luglio 2026

Il nemico (interno)

La carciofara e il suo governo si beccano una gigantesca batosta alla Camera sul famoso emendamento per reintrodurre le preferenze nella legge elettorale, emendamento su cui lei stessa aveva messo la faccia. Siccome stavolta non può dare la colpa né alle toghe rosse né all'Europa né alla Corte Costituzionale né a nessun altro dei nemici che è solita inventarsi in queste occasioni, ecco che la colpa è delle opposizioni che avrebbero voluto il voto segreto.

Ovviamente sono tutte balle. Le opposizioni erano fin dall'inizio schierate contro l'emendamento e hanno in maniera trasparente e coerente votato contro di esso. Se la carciofara è in cerca di un nemico, guardi tra i franchi tiratori della coalizione che regge il suo traballante governo, che hanno disatteso i suoi diktat pugnalandola alle spalle. E magari si faccia due domande.

domenica 12 luglio 2026

E anche Roger Waters ce lo siamo giocato

Ormai da tempo ho imparato che anche i personaggi che maggiormente apprezzo possono avere lati spiacevoli o manifestare idee che provocano crepe nell'aura mitologica che ho costruito attorno a essi. L'elenco che potrei fare è lunghissimo e comprende scrittori, intellettuali, musicisti, giornalisti, scienziati. Ieri a questo lungo elenco si è aggiunto Roger Waters, uno dei più grandi e rivoluzionari musicisti rock del Novecento, che con alcune, strampalate dichiarazioni a una trasmissione radiofonica ha sostanzialmente abbracciato il complottismo undicisettembrino.

Viene da tirare in ballo l'età ormai avanzata, che acuisce la innata e naturale tendenza dell'essere umano a preferire le narrazioni e le storie, basi di ogni forma di complottismo, ai dati e alle evidenze empiriche. Peccato, anche se questo lieve "cedimento" scalfisce solo in piccola parte la sua grandezza come musicista e, in parallelo, attivista.

Pietraie





Ieri ho camminato nel letto del Marecchia. Nelle foto qui sopra si vede il tratto che costeggia Santa Giustina, mentre sul viadotto corre l'A14 tra i caselli di Rimini Nord e Rimini Sud.

​Il Marecchia tecnicamente è classificato come fiume, non come torrente, quindi in teoria l'acqua dovrebbe esserci sempre, anche se con livelli diversi a seconda delle stagioni. Da qualche anno, invece, è spesso completamente asciutto, specie nel periodo estivo, e a volte questo accade persino durante le secche invernali.

​Quand'ero bambino, una cinquantina di anni fa, l'acqua c'era sempre e in estate con gli amici venivamo regolarmente a fare il bagno. Altri tempi e, soprattutto, un altro clima.

sabato 11 luglio 2026

Pubblicità Progresso

Oggi è sabato, siamo in pieno weekend. E poi è estate, le giornate sono lunghe, ci sono tante ore di luce. Quindi non dovrebbe essere troppo difficile trovare un'oretta per ascoltare Stefano Mancuso, perché ascoltare Stefano Mancuso aiuta a capire tante cose e a inquadrare meglio come funziona il mondo, e anche come funzioniamo noi.

venerdì 10 luglio 2026

Ruggine americana


Questo coinvolgente romanzo di Philipp Meyer è ambientato nella famosa Rust Belt americana. Con questa locuzione, che si può tradurre con "cintura arrugginita", si intende la zona dei grandi laghi e del medio Atlantico degli USA: Illinois, Indiana, Michigan, Ohio, Pennsylvania e Wisconsin. Sono gli Stati in cui, a partire dagli anni '80 del secolo scorso, si è frantumato il sogno americano col declino dell'industria e della manifattura, processo che ha visto la chiusura e l'abbandono di migliaia di fabbriche, stabilimenti e industrie: acciaio, ferro, automobili, carbone, e ha lasciato sul terreno dei licenziamenti centinaia di migliaia di operai, producendo disagio e povertà, bacino da cui Trump, e in generale i repubblicani, prendono ancora oggi i voti per vincere le elezioni. Quella che oggi è la Rust Belt, fino agli '60 del Novecento era la Steel Belt, il cuore pulsante della produzione industriale e manifatturiera americana.

Tra le macerie di questa terra dimenticata si muovono i protagonisti del romanzo, Isaac e Poe, due ragazzi legati da un'amicizia fraterna ma a tratti spigolosa, entrambi intrappolati a Buell, la fittizia cittadina della Pennsylvania teatro delle vicende narrate, dove il futuro sembra essersi fermato insieme alle vecchie acciaierie. Isaac è brillante e ha una mente geniale, ma è schiacciato dal dovere familiare; Poe è un'ex promessa del football che non è mai riuscito ad andarsene. Le loro vite vengono a un certo punto sconvolte da un evento drammatico e, a partire da questo evento, l'autore trascina il lettore in un gorgo di scelte morali disperate dove lealtà e istinto di sopravvivenza si scontrano brutalmente. A tratti mi ha ricordato Non è un paese per vecchi, del grande Cormac McCarthy. In definitiva è un romanzo sulla disperazione, la rabbia, la solitudine, ma è soprattutto un grande requiem sul crollo del sogno americano.

L'utilità dell'inutile

Questo splendido saggio di Nuccio Ordine si può sintetizzare con un paradosso: ciò che la logica del profitto definisce inutile - la lettera...