mercoledì 7 ottobre 2026

Genitori o nonni?

In un ospedale di Salerno è nata una bimba, Francesca Pia. La mamma ha 59 anni e il papà 70. Non è chiaro se la fecondazione sia stata naturale o se la coppia abbia fatto ricorso a forme di fecondazione assistita e il ginecologo che ha seguito la coppia ha parlato di un grande evento.

Io sono sempre stato favorevole sia alle varie forme di fecondazione assistita che alle adozioni, anche da parte di coppie dello stesso sesso, purché i genitori siano nell'età che consente loro di adempiere alla loro missione di genitori. Sono invece contrario alle gravidanze in tarda età. Queste sì che le ritengo una forma di egoismo, non le adozioni o la fecondazione assistita. In primo luogo perché è molto improbabile che genitori così anziani abbiano le energie e la forza per allevare come si deve una figlia; in secondo luogo perché questa povera figlia dovrà passare la sua giovinezza ad accudire i genitori nella loro vecchiaia (sempre che non se ne vadano prima). Non è egoismo, questo?

A 59 e a 70 anni si dovrebbe diventare nonni (io lo sono diventato a 56), non genitori.

Risvegli

Christa Pike, la donna sopravvissuta a due iniezioni letali in un carcere del Tennessee e trasferita poi urgentemente in ospedale, è tornata cosciente ed è in grado di parlare. Si ipotizza che i funzionari del carcere incaricati di somministrarle le iniezioni letali - per quanto mi riguarda, assassini essi stessi - non siano stati in grado di iniettarle correttamente il farmaco letale in vena. Chissà, magari una volta che la donna si sarà rimessa, al terzo tentativo avranno più fortuna.

martedì 6 ottobre 2026

Fallacie

La frase "In un mondo di Francesca Albanese io sarò sempre fiero di essere dalla parte di Liliana Segre", pronunciata da Renzi alla chiusura della Leopolda, mi pare presenti alcune criticità. La prima è che assomiglia al tenore di certi post di Salvini, livello quarta elementare o giù di lì. In aggiunta, contiene almeno un paio di fallacie. 

La prima è quella del Falso dilemma. La frase presenta le due figure come alternative esclusive, costringendo chi ascolta a una scelta binaria (o stai con l'una, o stai con l'altra). Dal punto di vista logico, sostenere le posizioni dell'una non implica automaticamente rifiutare l'altra poiché operano su piani, contesti e ruoli differenti. 

La seconda fallacia è quella della ​Falsa contrapposizione, dove si mette a confronto la figura di Liliana Segre (testimone della Shoah e senatrice a vita) con quella di Francesca Albanese (relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati). Così facendo, si crea l'illusione che le due posizioni siano intrinsecamente incompatibili o antagoniste su scala morale o politica. ​L'effetto retorico di questa struttura è quello di far passare il proprio posizionamento politico come una scelta di principio (stare con la memoria della Shoah), dipingendo implicitamente l'altra parte come un'alternativa morale negativa.

Diciamo che, in un mondo di Renzi, io starei con chiunque altro.

domenica 4 ottobre 2026

Non disturbiamo i padri


Per la ministra Roccella, le cui visioni della donna e della maternità non si discostano granché da quelle di Vannacci - con l'aggravante che lei è una donna - ha dichiarato ieri che il "problema" dei figli e del periodo della maternità non deve riguardare i padri ma è una faccenda da donne. Non importa che i figli si facciano in due: i padri è meglio non disturbarli. La frase esatta, estrapolata da una intervista alla Stampa, è questa: "Non amo gli obblighi, specie quelli che entrano nelle relazioni: il congedo paritario è un obbligo innanzitutto per le persone. Dobbiamo far sì che la genitorialità non svantaggi né le aziende né le famiglie. Se resta uno svantaggio, suddividerlo non risolve il problema, semmai lo moltiplica."

Per la ministra, quindi, evidentemente impegnata a dare manforte a Meloni nella rincorsa a Vannacci, il congedo di paternità obbligatorio può tranquillamente continuare a essere limitato, come oggi, a soli 10 giorni per i padri a fronte dei 5 mesi per le madri, anche se il costo sociale e professionale del fare figli continuerà in questo modo a ricadere quasi interamente sulle donne (una donna su cinque in Italia è costretta ad abbandonare il lavoro dopo il parto), mantenendo e cristallizzando sine die il cosiddetto gender pay gap. D'altra parte perché concedere ai padri un diritto che consentirebbe loro di vivere appieno la paternità e di assumersi la giusta quota di lavoro di cura fin dai primi mesi di vita del bambino, come avviene in tutti i Paesi d'Europa? Qui siamo nella avanzata Italia, mica nella retrograda Europa!

Continueranno quindi a esistere inique differenze salariali tra uomini e donne e il lavoro di cura sarà ancora quasi totalmente appannaggio delle donne, bloccando la loro crescita professionale e l'occupazione, perché le neo-mamme continueranno a essere costrette a scegliere tra maternità e lavoro. Il tutto per volere di una signora che, ironicamente, è a capo di un ministero che si chiama delle Pari Opportunità.

L'intruso


Stamattina, camminando per Santarcangelo, mi sono accorto che sulla strada ero un intralcio. Per chi? Per le macchine. Nelle città e nei paesi i pedoni sono diventati un intralcio al traffico veicolare dominante. Mentre realizzavo questa cosa, che in realtà ho sempre avuto distrattamente sotto agli occhi, mi è venuta in mente una lezione di Stefano Mancuso in cui il noto scienziato e divulgatore spiegava che non è sempre stato cosi. Anzi, non è mai stato così. 

Nella storia urbana, dalle città romane ai borghi medievali ai paesi più grandi, la strada non era una pura corsia di scorrimento, non è nata e non è mai stata concepita per questa funzione, ma era l'estensione della casa e della piazza. Era il luogo in cui si svolgevano i mercati e le attività commerciali, si passeggiava, si sostava e si interagiva socialmente. La strada era il luogo in cui i bambini giocavano liberamente, poiché i ritmi del movimento erano dettati dai passi umani o, al massimo, da carrozze e animali che procedevano a velocità ridotta.

La strada apparteneva a chi la viveva a piedi. Il concetto stesso di "marciapiede" come striscia delimitata per proteggere il pedone dal traffico è un'invenzione relativamente recente, diventata norma solo con l'aumento dei veicoli a motore. La rivoluzione (in questo caso nella sua accezione più negativa) si ebbe tra gli anni '20 e '50 del Novecento (negli Stati Uniti prima, in Europa subito dopo la Seconda Guerra Mondiale) con l'arrivo di massa dell'automobile che ha ribaltato questo modello.

Negli USA degli anni '20 la lobby dell'automobile promosse campagne di comunicazione e leggi per colpevolizzare i pedoni che camminavano in mezzo alla strada, trasformando chi occupava lo spazio pubblico a piedi da "legittimo utilizzatore" a "ostacolo al traffico" (qui nasce il cosiddetto "jaywalking"). A partire da lì le città sono state gradualmente riprogettate, nel corso degli anni, attorno al concetto di fluidità del traffico veicolare. Lo spazio pubblico è stato diviso in modo asimmetrico: oltre il 70-80% della superficie stradale nelle città moderne di oggi è infatti riservato alla carreggiata per i veicoli e al parcheggio, lasciando ai pedoni solo sottili margini ai lati. Un completo cambio di paradigma: i pedoni, che nella storia sono sempre stati i legittimi "proprietari" delle strade, sono diventati intrusi.

Tutto questo, ovviamente, è andato a detrimento della funzione aggregativa delle strade, che storicamente è stata per il 99 per cento della storia la loro funzione principale. Da alcuni anni si cerca di invertire questa tendenza imponendo severi limiti di velocità per restituire la strada alla condivisione tra pedoni, biciclette e auto. Si aumentano le zone pedonali chiuse al traffico veicolare, si ridisegnano i quartieri in modo che i servizi di prossimità tornino al centro della vita quotidiana. Si cerca insomma di restituire alle strade parte di quella funzione che ha avuto per secoli e secoli: fare incontrare le persone.

La falsa Bustina

Confesso: ci ero cascato anche io. A riprova del fatto che anche chi pensa di essere immune alle bufale (e io ho sempre avuto questa presunzione) può cascarci. Devo comunque riconoscere all'autore della bustina-fake di Eco, che circola da un paio di giorni sui social, di aver fatto un ottimo lavoro. Non credo siano stati in molti ad accorgersi di quella parola deformata sotto la M del primo capoverso (che solo una IA può avere generato) e della data sbagliata della bustina, che corrisponde a una domenica mentre l'Espresso esce il venerdì da sempre.

Chapeau all'autore di questo falso molto ben fatto, e un in bocca al lupo a noi, sempre più immersi in un tipo di società dove distinguere ciò che è vero da ciò che è falso è sempre più difficile.

sabato 3 ottobre 2026

Pompieri vs polizia

Alcune immagini che arrivano dalla Francia sono abbastanza sorprendenti. Non mi riferisco a quelle delle devastazioni e dei danneggiamenti provocati da manifestanti che non sono manifestanti ma a mio avviso delinquenti, quanto a ciò che succede a Lille e in altre zone, dove centinaia di vigili del fuoco si sono uniti ai manifestanti. In particolare è sorprendente vedere vigili del fuoco ammassare copertoni su una tangenziale e incendiarli, oppure lanciare getti schiumogeni contro gli agenti di polizia.

Gli studenti manifestano contro le risorse insufficienti, i tagli alla scuola, gli edifici scolastici fatiscenti, le disuguaglianze nell'accesso agli studi universitari. I pompieri manifestano contro il definanziamento e il deterioramento dei servizi pubblici, in particolare contro la cronica mancanza di personale rispetto al costante aumento degli interventi, la mancanza di mezzi adeguati dopo stagioni estive sempre più impegnative e rischi per la salute. In più, i vigili del fuoco contestano la supplenza alle carenze altrui, come il dover "fare da tappo" per coprire le mancanze in altri settori pubblici in crisi (come il sistema sanitario d'emergenza o i servizi sociali sul territorio).

In Francia, per rispondere alla crisi geopolitica europea (guerra in Ucraina, minacce cyber) e rispettare la Loi de Programmation Militaire, il budget della Difesa francese ha registrato incrementi record (+6,7 miliardi di euro per il solo 2026, spingendo la spesa militare verso i 66-67 miliardi). Contemporaneamente, per contenere un deficit pubblico elevato (superiore al 5% del PIL) e il rialzo dei tassi d'interesse sul debito, i governi francesi hanno applicato rilevanti piani di risparmio. Questo ha comportato il congelamento degli stipendi del pubblico impiego, il congelamento delle pensioni e di alcune prestazioni sociali, oltre a sforbiciate sui bilanci della scuola, della sanità e dei trasferimenti agli enti locali.

Ecco, forse se il governo francese spendesse meno in difesa (leggi armi) contro nemici immaginari e più in servizi sociali, magari a certe "guerre" non assisteremmo. E non vale solo per i francesi, eh.

venerdì 2 ottobre 2026

Conad e gli alberi

A Reggio Emilia il comune ha autorizzato l'eradicazione di 45.000 metri quadrati di alberi e boschi per fare posto a un ipermercato Conad con relativo parcheggio. I cittadini si oppongono, mentre le ruspe proseguono imperterrite la loro opera di distruzione di questa grande riserva di biodiversità protette dalla polizia. 

Coincidenza: oggi l'Istituto Copernicus ha reso pubblici i dati secondo cui qua nell'Europa Occidentale ci siamo appena lasciati alle spalle l'estate più torrida di sempre. Gli esperti dicono che il rischio di eventi meteorologici estremi nei prossimi mesi sono molto elevati e hanno altresì avvisato che, nel 2027, rimpiangeremo l'estate che ci siamo appena lasciati alle spalle.

Chi si interessa un po' di climatologia sa che il consumo di suolo è, a livello mondiale, una delle maggiori cause dell'aumento delle temperature. 45.000 metri quadrati non sono niente, a livello globale, questo è pacifico, ma sono sempre 45.000 metri quadrati di verde che viene tolto al centro della Pianura Padana, l'area che per le sue caratteristiche geofisiche e la sua concentrazione di attività produttive è la più inquinata d'Europa. È come se vivessimo in una gigantesca camera a gas e continuassimo a chiudere progressivamente ogni finestra per il ricambio di aria. Siamo in una situazione climatica che per la sua gravità imporrebbe la difesa a oltranza di ogni centimetro quadrato di verde, e invece si va avanti come se niente fosse a uccidere ettari di polmoni verdi per fare altro posto a un modello economico che sta morendo, e noi con lui.

Questa vicenda rappresenta la perfetta metafora di che cos'è l'essere umano: un'orchestra che continua a suonare su un Titanic che affonda.

giovedì 1 ottobre 2026

Sbattezzo e cancellazione

Ho sempre pensato che con lo sbattezzo il nome del battezzato venisse cancellato dai relativi registri della Chiesa. Ero convintissimo di questa cosa e ho invece scoperto che non è così. Chi decide di sbattezzarsi - cosa che ho intenzione di fare anch'io - rimane comunque nell'elenco: all'atto dello sbattezzo, infatti, il sacerdote non cancella il nome ma si limita ad apporre a margine una nota in cui si attesta la formale volontà di non appartenere più alla Chiesa cattolica (atto di apostasia).
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Ho scoperto questa cosa leggendo della causa in corso alla Corte di Giustizia Europea avviata da un cittadino belga (Causa C-12/25 Bisdom Gent). Battezzato da bambino, il signore in questione ha deciso di sbattezzarsi e ha chiesto alla Diocesi di Gand di eliminare definitivamente i suoi dati personali da qualsiasi registro, sia fisico che digitale. La prassi ecclesiastica tradizionale, però, non prevede la distruzione del dato: la Chiesa si limita appunto ad aggiungere un'annotazione a margine, procedura giustificata col fatto che per la dottrina cattolica il battesimo è un sacramento indelebile. L'Autorità Garante della Privacy belga, a cui il cittadino si è rivolto in prima istanza, lo ha sostenuto, imponendo alla diocesi la cancellazione. La vicenda è finita davanti ai giudici di Bruxelles, che hanno poi bussato alle porte della Corte di Lussemburgo per capire quale norma debba prevalere. La sentenza è prevista entro quest'anno.
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Lo scontro non è di poco conto: da una parte c'è il diritto all'autodeterminazione, alla privacy e alla libertà di non essere associati contro la propria volontà a un'istituzione religiosa, evitando anche lo stress emotivo di figurare ancora nei suoi archivi; dall'altro, il diritto delle comunità religiose di gestire i propri sacramenti e mantenere un'accurata registrazione della propria storia.
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Le recenti conclusioni dell'Avvocata Generale della Corte, Laila Medina, aprono uno spiraglio a favore della cancellazione. Secondo la legale, infatti, il GDPR, il regolamento dell'Unione Europea che disciplina la privacy e la protezione dei dati personali, si applica anche ai registri di battesimo. Per rifiutare la cancellazione la Chiesa deve dimostrare motivi legittimi e cogenti, e spetterà ai giudici valutare se l'interesse dell'istituzione prevalga sui diritti del singolo.
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Ci sarebbe un'ulteriore riflessione da fare. Sono disposto a concedere che il battesimo cattolico, in quanto sacramento, per la Chiesa sia indelebile, ma è altrettanto vero che viene impartito a un bambino di pochissimi mesi non ancora in grado di capire il senso del sacramento, quindi impossibilitato sia ad accettarlo, sia a rifiutarlo. E se quel bambino, una volta adulto e in grado di intendere, decide di rifiutarlo e di non voler avere più niente a che fare con la Chiesa, deve avere tutto il diritto di veder cancellata quella scelta fatta da altri per lui.

mercoledì 30 settembre 2026

Il senso di una fine


Devo ammettere di essere rimasto frastornato dal finale. Spiazzante. ​È un romanzo breve ma denso, che parte in modo quasi tranquillo con i ricordi di gioventù del protagonista, Tony Webster, per poi trasformarsi nella seconda parte in qualcosa che si può definire come un corto circuito psicologico. Il tema centrale del libro ruota attorno a una domanda: quanto possiamo fidarci della nostra memoria? Quanto rielaboriamo il passato per raccontarci di essere "innocenti" e considerarci così al riparo dalle conseguenze delle nostre azioni?

​Senza spoilerare, posso solo dire che il colpo di scena finale ridefinisce a ritroso tutto ciò che si è letto fino a quel momento, lasciando una sensazione di sgomento e una gran voglia di ricominciare il libro da capo per cogliere ogni singolo indizio.

​Splendido, pur nella sua drammaticità.

Genitori o nonni?

In un ospedale di Salerno è nata una bimba, Francesca Pia. La mamma ha 59 anni e il papà 70. Non è chiaro se la fecondazione sia stata natur...