mercoledì 29 luglio 2026

Taglio accise per i fessi

A proposito della riduzione delle accise sul gasolio, 17 centesimi al litro per 9 giorni partendo da oggi, giova ricordare che questo governo di scappati di casa ha vinto le elezioni, nel 2022, con la promessa solenne di togliere le accise sui carburanti. Non diminuire, ridimensionare, limare, rivedere: TOGLIERE! Dappertutto, in rete, sono ancora in bella vista i video propagandistici della signora che urla e del felpato con cui i due ridicoli soggetti promettevano solennemente di togliere 'ste benedette accise una volta al governo. Tra i video più spassosi (si fa per dire) c'è quello di Meloni che va al distributore con 50 euro in mano e quando sta per consegnarli al benzinaio si gira a favore di telecamera e dice che solo una parte minoritaria di quei 50 euro copre il costo del carburante, il resto sono tasse, e che non è giusto che lo Stato si prenda tutti 'sti soldi e che una volta che saremo al governo e blablabla.

Quello di Salvini è, se possibile, ancora più esilarante. Si vede lui con occhiali da intellettuale e lavagnetta alle spalle, tipo insegnante di liceo, che con un pennarello tira una una riga su ogni tassa che grava sui carburanti: disastro del Vajont, terremoto in Irpinia, guerra in Abissinia (sì, guerra in Abissinia!) ecc., dicendo che se gli diamo fiducia tutte queste tasse spariranno. 

Bene, sono passati quattro anni, cioè hanno avuto quattro anni di tempo per togliere le accise sui carburanti che avevano promesso di togliere e quelle accise sono ancora lì. Pure aumentate. Perché sono ancora lì? Perché se si tolgono le accise sui carburanti crolla lo Stato, ok? E questa cosa loro la sapevano benissimo quando facevano quelle promesse irrealizzabili, ma le hanno fatte lo stesso perché sapevano che il numero di fessi che abbocca alla prima panzana che gli si racconta è elevatissimo. E infatti hanno poi vinto le elezioni. Ovviamente questa è solo una delle innumerevoli promesse che avevano fatto e che sono poi rimaste lettera morta.

Quindi oggi, dopo quattro anni, le accise sui carburanti sono ancora tutte lì, però ci hanno tolto 17 centesimi al litro per 9 giorni e solo sul gasolio, la benzina può continuare a veleggiare indisturbata sopra i 2 euro, chi se ne frega? In fondo, al popolino basta dare il contentino ed è soddisfatto così. Tanto sanno benissimo che al prossimo voto basterà tirare fuori dal cilindro qualche altra panzana e la rielezione sarà assicurata.

Si continua nel silenzio

Non ne parla più nessuno, ma ciò non significa che lo sterminio dei palestinesi sia terminato e che le violenze, le prevaricazioni, gli omicidi e i soprusi dei coloni israeliani in Cisgiordania, simpaticamente definiti "escursionisti" dai telegiornali di regime, siano terminati.

Si smette semplicemente di parlarne.

lunedì 27 luglio 2026

Sole e melanoma (e bufale)

A me ciò che interesserebbe sapere, riguardo alla vicenda della oncologa Debora Rasio, che sui social ha pubblicato un video in cui afferma che non è l'esposizione al sole a provocare il melanoma ma le creme solari, è se la dottoressa Rasio ha letto quello studio ma non l'ha capito, oppure l'ha letto, l'ha capito ma ha deciso comunque di cambiarne il significato.

Non è una questione da poco. Quel video ha avuto solo su facebook più di un milione di visualizzazioni e contiene pericolose (per la salute) falsità. Debora Rasio, oltretutto, che mi pare sia spesso presente anche in televisione, non è una delle tante influencer senza arte né parte che infestano i social, ma è regolarmente iscritta all'ordine dei medici e vanta un curriculum scientifico e accademico di tutto rispetto.

Ora, non è la prima volta che singole personalità scientifiche, in qualsiasi ambito, vanno contro corrente rispetto a ciò che è assodato dalla quasi totalità degli scienziati, ma quando accade la cosa disturba e infastidisce. Specie se, come in questo caso, si tratta di concetti da sempre evidenti e conosciuti anche da chi esperto non è.

domenica 26 luglio 2026

Matteo Lepore

Da un po' di giorni è sotto tiro Matteo Lepore, sindaco di Bologna, per i disordini e gli atti criminali alla manifestazione con cui si chiedeva verità e giustizia per Abderrhaim Fakir. La "colpa" di Lepore sarebbe quella di aver organizzato una manifestazione senza prevederne le possibili degenerazioni. Il sotteso del ragionamento è: Lepore ha organizzato la manifestazione sapendo che sarebbe potuta degenerare, quindi non avrebbe dovuto organizzarla, oppure avrebbe dovuto organizzarla dopo qualche giorno, quando si fossero calmate le acque (evidentemente, chi fa questo ragionamento immagina che dopo qualche giorno i criminali non si sarebbero fatti vivi). Se ci si pensa, è lo stesso ragionamento di chi imputa la colpa di una violenza sessuale alla vittima perché magari indossa una minigonna troppo provocante.

Se si desse credito a questo ragionamento, in Italia non si potrebbero più organizzare manifestazioni, dal momento che gli imbecilli e i criminali provano sempre a infiltrarsi e spesso purtroppo ci riescono, ma lasciamo perdere.

Fortunatamente c'è ancora chi è capace di ragionare in maniera sensata. Tra questi si può annoverare Franco Gabrielli, ex capo della polizia, dell'AISI ed ex prefetto di Roma, il quale ha rilasciato una intervista al Resto del Carlino di stamattina in cui ha parlato della manifestazione di Bologna e di Matteo Lepore. Ecco i passaggi più interessanti:


"Gabrielli, impossibile non partire dai fatti di Bologna. La piazza, intanto, era lecita?"

"Per prima cosa eliminiamo un malinteso in questi giorni imperante. Il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza dice che delle manifestazioni deve essere dato preavviso tre giorni prima. Ma è un preavviso e non un'autorizzazione, come tutti si stanno affannando a dire. E mi lasci dire che trovo abbastanza preoccupante che si torni a parlare di fideiussione per organizzare una manifestazione: è un pericoloso slittamento rispetto a un diritto costituzionale."

"​Il preavviso di tre giorni però non c'è stato. È un fatto."

"Da che mondo è mondo, e parlo da ex prefetto, con fatti di rilevanza e urgenza particolari, nessuno ha mai interpretato il tema di tre giorni come limite invalicabile. Credo quindi sia una polemica pretestuosa."

"​Da parte di Lepore è stato più utile o più rischioso chiamare a raccolta la piazza?"

"Credo che il sindaco di Bologna non abbia fatto nulla per aizzare la piazza ma, al contrario, abbia indetto una manifestazione proprio allo scopo di governarne le pulsioni. Se poi le buone intenzioni non trovano corrispondenza nelle intenzioni degli altri, la reazione dovrebbe essere una condanna unanime degli episodi di violenza, non certo del sindaco."


Tornando quindi al paragone con la violenza sessuale, il concetto espresso da Gabrielli è semplice: la colpa è di commette la violenza sessuale, non di presunti atteggiamenti provocatori di chi ne è vittima. Per le piazze, stesso identico discorso: la colpa è dei criminali che compiono quegli atti, non di chi organizza una manifestazione. Lo dice un ex capo della polizia.

sabato 25 luglio 2026

Imputabilità giovanile

Brevemente, cosa cambierà se il ddl "anti-maranza" diventerà legge. Prima, per un ragazzo tra i 14 e i 18 anni il giudice doveva accertare caso per caso se al momento del reato avesse la capacità di intendere e di volere. Con la nuova legge questa capacità viene presunta salvo prova contraria. In altre parole, il punto di partenza cambia: il minore tra 14 e 18 anni è considerato imputabile, a meno che non si dimostri il contrario. 

Ma ciò che viene spacciato da Meloni, sui social, come una riforma epocale riguarderà (se mai il ddl diventerà legge) poche decine di casi all'anno. Per la precisione, nel 2004 le sentenze di non luogo a procedere per accertata immaturità erano 256; nel 2024 sono scese a 60; inoltre, nel 2024 i proscioglimenti disposti dal Tribunale per i minorenni per lo stesso motivo sono stati soltanto 4. 

A prescindere dal fatto che tutti i pedagogisti, gli esperti e le maggiori organizzazioni che si occupano di diritti dell'infanzia (UNICEF, Save the children ecc.) si sono mostrati molto critici verso l'impostazione di questo ddl, sostenendo che l'imputabilità automatica non ha alcuna efficacia nel combattere la delinquenza giovanile e che nell'adolescenza lo sviluppo cognitivo ed emotivo è troppo variabile per essere trattato mediante una presunzione generale, il punto vero, alla fine, è che si tratta di uno dei tanti provvedimenti di questo governo che sono sostanzialmente fuffa mediatica: un grande cancan e grandi annunci per niente. 

La delinquenza giovanile si contrasta investendo in prevenzione, scuola, servizi sociali, sostegno alle famiglie e opportunità educative. Il problema è che investire in educazione è una soluzione che richiede risorse, strutture, pianificazione, progetti e quindi, giocoforza, tempi lunghi, con risultati che si misurano su tempi generazionali, mentre la politica e il consenso hanno come metro temporale le prossime elezioni. Fare un disegno di legge per aumentare la punibilità con un articolo di quattro righe è molto più facile, immediato e a livello di propaganda molto più efficace e redditizio, ma non sposta una virgola a livello di soluzione del problema.

Alla fine, comunque, tutto fa brodo pur di non parlare di benzina e gasolio ormai ben oltre i due euro e di tutti gli altri problemi veri che attanagliano il Paese e che sono ancora tutti lì, esattamente com'erano quando questo governo è entrato in carica.

venerdì 24 luglio 2026

L'Emilia-Romagna e il fine vita

Dopo Toscana e Sardegna, la mia Emilia-Romagna è la terza regione in Italia a darsi una legge che stabilisce iter chiari e tempi certi a chi sceglie di voler smettere di soffrire in maniera disumana e incompatibile col concetto di vita. 

Con buona pace del Vaticano e dei governi di ogni colore (compreso quello attuale. Anzi: soprattutto quello attuale), che in 40 anni di discussioni sul fine vita non hanno mai voluto legiferare in materia.

Sono orgoglioso della mia regione.

Stare con le forze dell'ordine

A ogni fatto di cronaca che ha per protagonisti appartenenti alle forze dell'ordine, i soliti noti (specialmente Meloni e Salvini, poi a seguire tutti gli altri) ripetono che loro stanno con le forze dell'ordine. Il concetto dello stare con le forze dell'ordine a prescindere, di per sé è molto stupido. Gli appartenenti alle forze dell'ordine sono infatti esseri umani e come tali possono fare errori, sbagliare, oppure possono compiere deliberatamente atti illeciti e addirittura criminali nell'esercizio delle loro funzioni. Ecco perché il concetto dello stare con le forze dell'ordine a prescindere è fondamentalmente stupido.

In più, urlare "io sto con le forze dell'ordine" non significa effettivamente stare con le forze dell'ordine. Sabato scorso - ovviamente i soggetti di cui sopra si sono guardati bene dal commentare - circa seimila rappresentanti di Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza sono scesi in piazza per la prima volta a Roma per partecipare alla mobilitazione promossa dai principali sindacati del comparto difesa e sicurezza. La protesta è nata per chiedere al governo interventi sugli stipendi colpiti dalla crisi economica e sulle loro pensioni, oltre ad azioni per garantire maggiori tutele. Per caso Libero e Giornale ne hanno scritto? Salvini e Meloni hanno commentato? No, silenzio tombale.

Al problema degli stipendi insufficienti c'è da aggiungere la atavica carenza di organico nel comparto delle forze dell'ordine. A oggi, solo tra carabinieri, polizia e finanza mancano all'appello circa 29.000 unità ai numeri previsti dalla legge. L'aumento dell'età media del personale e i numerosi pensionamenti annui superano spesso le nuove immissioni in servizio, mentre - denunciano sempre i sindacati - la gestione dei servizi territoriali e il controllo delle strade risentono di carichi burocratici e compiti di supporto che riducono gli agenti effettivamente operativi sulle strade.

Si fa presto a fare post indignati su facebook per dire che si sta con le forze dell'ordine, è molto più difficile stare con le forze dell'ordine coi fatti.

giovedì 23 luglio 2026

Il prossimo anno

Credo che le elezioni politiche del prossimo anno non saranno una competizione politica tra centrodestra e centrosinistra, tra Fratelli d'Italia, Lega, Partito Democratico, Cinquestelle, Avs ecc. Formalmente sì, ma nella sostanza con le prossime elezioni ci sarà in gioco lo stato di diritto, la democrazia, la possibilità di vivere insieme. 

Da una parte, come è accaduto negli ultimi quattro anni, ci sarà chi continuerà a fare leva sulle divisioni, ad alimentare paure, insicurezze e diffidenze per trasformarle in consenso politico. Si continueranno a indicare nemici su cui scaricare le responsabilità dei problemi del Paese e l'incapacità di risolverli: gli immigrati, i più poveri, i disagiati, l'Europa, la magistratura, i giornalisti, gli avversari politici. Ci sarà chi alimenterà la sfiducia nella scienza, metterà in discussione l'utilità dei vaccini, ridurrà gli investimenti nella sanità e nella scuola, delegittimerà la competenza e minimizzerà o negherà la gravità dei cambiamenti climatici.

Dall'altra parte, si spera, ci sarà chi proverà a costruire una società più inclusiva, più giusta e più equa; una società meno razzista, meno classista e meno autoritaria, nella quale parole come democrazia, diritti e uguaglianza sociale tornino ad avere un significato concreto. Alle prossime elezioni non sceglieremo soltanto da quale coalizione vogliamo essere governati. Sceglieremo, soprattutto, quale idea di società vogliamo costruire.

martedì 21 luglio 2026

L'utilità dell'inutile


Questo splendido saggio di Nuccio Ordine si può sintetizzare con un paradosso: ciò che la logica del profitto definisce inutile - la letteratura, la filosofia, la storia, l'arte, la ricerca scientifica di base fatta per pura curiosità - è in realtà ciò che di più utile possediamo. È ciò che ci rende umani, che ci insegna la gratuità, la solidarietà e la capacità di mettere in discussione l'autorità e il pensiero unico. 

È un manifesto politico e culturale di resistenza rivolto a studenti, insegnanti e cittadini. Un invito a non rassegnarsi all'idea che il valore di una persona o di un percorso di studio si misuri solo in base al suo conto in banca o al suo tasso di occupabilità. È un libro da leggere se si pensa ancora che la cultura sia un bene comune e non una merce. Ma è soprattutto un libro contro corrente, specialmente in un'epoca così ossessionata dal profitto, dall'efficienza a tutti i costi e dall'idea che ogni singola azione o percorso di studi debba per forza "servire a qualcosa" in termini monetari.

Uno dei punti più dolorosi del libro è la descrizione della progressiva trasformazione della scuola e dell'università in aziende, dove lo scopo principale non è più formare cittadini liberi, colti e capaci di pensiero critico, ma produrre "ingranaggi" da inserire il prima possibile nel mercato del lavoro. A questo proposito ricordo una intervista ad Alessandro Barbero di qualche tempo fa, rilasciata all'indomani del suo collocamento in pensione. Il professore diceva di essere ovviamente dispiaciuto di lasciare la docenza universitaria ma, per un altro verso, era contento a causa del livello ormai intollerabile di burocratizzazione raggiunta dalle università, coi docenti adibiti a tutta una serie di mansioni che con l'insegnamento non c'entrano più niente.

Tutto questo si inserisce nella progressiva demolizione della scuola e dell'università pubblica, col ritornello, ormai interiorizzato, che la scuola deve "preparare al mercato del lavoro". No, la scuola non deve preparare al mercato del lavoro, le competenze si acquisiscono successivamente, la scuola deve formare le persone, altrimenti il rischio è ritrovarsi ottimi professionisti ma privi di umanità.

domenica 19 luglio 2026

La Sardone, i morti e l'inverno

L'eurodeputata leghista Silvia Sardone: "Quando si dice che c'è un aumento dei morti in estate dovuti al caldo, bisognerebbe anche dire che c'è una diminuzione dei morti in inverno". L'affermazione di per sé non è falsa, ma va contestualizzata. Dove sta, infatti, il trucco? La Sardone, che da buona leghista nega il cambiamento climatico, presenta la cosa come un gioco a somma zero, un "pareggio" in cui i conti tornano: aumento dei morti in estate a causa del maggiore caldo = diminuzione dei morti in inverno a causa del minore freddo.

Ora, è vero che storicamente il freddo causa più decessi del caldo e che gli inverni più miti possono ridurre una parte di quella mortalità, ma il gioco non è assolutamente a somma zero. La comunità scientifica, infatti, concorda sul fatto che il saldo finale sarà ampiamente negativo: l'aumento dei morti per il caldo estivo supererà di gran lunga lo "sconto" ottenuto in inverno. Il problema della affermazione della Sardone non è il dato di partenza, ma la conclusione logica a cui vuole surrettiziamente spingere chi ascolta i suoi deliri negazionisti. È un classico esempio di cherry-picking (selezionare solo il dato che fa comodo). 

In sostanza, nel breve termine la lieve riduzione dei morti per il freddo può temporaneamente compensare l'aumento di quelli per il caldo in alcune regioni del nord Europa, ma nel medio e lungo termine l'aumento della frequenza, dell'intensità e della durata delle ondate di calore estive (specialmente nell'Europa continentale e mediterranea, come l'Italia) causerà un aumento dei decessi estivi che supererà di gran lunga i presunti "benefici" degli inverni meno freddi.

Metaforicamente, il ragionamento dell'eurodeputata si può rendere così: se una barca sta imbarcando acqua a prua, non bisogna preoccuparsi perché a poppa siamo ancora all'asciutto. Una stupidaggine sotto tutti i punti di vista, ovviamente, ma per perorare la causa del negazionismo climatico, questo e altro.

Taglio accise per i fessi

A proposito della riduzione delle accise sul gasolio, 17 centesimi al litro per 9 giorni partendo da oggi, giova ricordare che questo govern...