giovedì 4 giugno 2026

La storia del corpo umano


Nel 2012 una "scimmia misteriosa" girovagò in lungo e in largo per le strade di Tampa, in Florida, finché dopo tre anni di tentativi fu alla fine catturata. Si trattava di un esemplare di Macaco Reso, originario dell'Asia meridionale, che sopravvisse rovistando tra i rifiuti, scansando le automobili e dando parecchio filo da torcere ai guardaparco che gli davano la caccia. La storia fece molto scalpore non solo perché per tre anni la furba scimmia riuscì a non farsi catturare, ma per le domande che molti si posero, la principale delle quali fu: come ha fatto una scimmia a sopravvivere per tre anni in un contesto fortemente urbanizzato che ovviamente non è il suo ambiente?

L'autore di questo splendido saggio, Daniel E. Lieberman, paleoantropologo e professore di scienze biologiche all'università di Harvard, usa la storia del macaco di Tampa come aggancio per spiegare un paradosso: è vero che la "scimmia misteriosa" non era nel suo ambiente naturale, ma neppure quelli che si ponevano quel tipo di domanda lo erano. Dal punto di vista evolutivo, infatti, neppure gli esseri umani possono considerare le città il loro ambiente naturale. Scrive l'autore:

 

La convinzione generale che un macaco in libertà non sia al proprio posto in una città della Florida, tuttavia, rivela quanto poco siamo bravi ad applicare a noi stessi il medesimo ragionamento. Vista da una prospettiva evoluzionistica, la presenza a Tampa della scimmia non era meno incongrua della presenza della stragrande maggioranza degli uomini che vivono nelle città, nei sobborghi e negli altri ambienti moderni. Voi e io viviamo lontani dal nostro ambiente naturale tanto quanto la scimmia misteriosa. Più di seicento generazioni fa, ogni individuo, ovunque, era un cacciatore-raccoglitore. Fino a tempi relativamente recenti – un battito di ciglia per l'evoluzione – i nostri antenati vivevano in piccoli gruppi di meno di cinquanta persone; si spostavano regolarmente da un accampamento al successivo e sopravvivevano raccogliendo il cibo dalle piante, cacciando e pescando. Anche dopo l'invenzione dell'agricoltura, circa 10.000 anni fa, la maggior parte degli agricoltori viveva ancora in piccoli villaggi, lavorava ogni giorno per produrre il proprio cibo e non avrebbe mai immaginato uno stile di vita oggi comune in luoghi come Tampa, in Florida, dove le persone danno per scontati i telefoni cellulari, le automobili, i gabinetti, l'aria condizionata e tutta una serie di cibi preparati industrialmente e ricchi di calorie.


Da questa premessa, se vogliamo un po' provocatoria, Lieberman sviluppa quello che è il nucleo del libro: il concetto di disallineamento evolutivo ("mismatch"). Il nostro corpo, plasmato da milioni di anni di evoluzione per correre nelle savane, accumulare grasso per i tempi di carestia e muoversi costantemente, si ritrova improvvisamente catapultato in un mondo iper-tecnologico, sedentario e dall'abbondanza alimentare tossica.

​Questo libro è un lungo e affascinante viaggio che spiega come le grandi transizioni storiche (in primis bipedismo, avvento dell'agricoltura, rivoluzione industriale) abbiano trasformato la nostra specie, il nostro corpo. Il paradosso moderno è che le stesse innovazioni che hanno reso la nostra vita più comoda e sicura sono anche la causa delle cosiddette "malattie del progresso": diabete di tipo 2, obesità, problemi cardiovascolari, osteoporosi, ma anche mal di schiena, piedi piatti e miopia (presente!). Ma non perché siamo "progettati" male; siamo solo animali dei tempi della pietra che vivono nell'era dello smartphone. L'epidemia di obesità che in alcuni paesi come gli USA è oggi una vera piaga sociale nasce quindi dal fatto che i nostri antenati per procurarsi il poco cibo disponibile dovevano mediamente percorrere a piedi anche 20 chilometri al giorno; la loro vita era una continua corsa e non esistevano automobili, ascensori, scale mobili e quant'altro, esistevano solo le gambe. Oggi abbiamo i frigoriferi pieni, trascorriamo otto ore seduti in un ufficio e le serate in poltrona a guardare le serie tv, ma il nostro DNA ragiona ancora come i nostri arcaici antenati cacciatori-raccoglitori, i quali avevano come unico scopo procacciare la maggiore quantità di cibo possibile per sopravvivere. Il sovrappeso, il diabete tipo 2 e tutta la lunga serie di malattie metaboliche che oggi ci affliggono (e che ci uccidono) i nostri antenati non le conoscevano. Questo succede appunto perché per il 99% della nostra storia evolutiva siamo vissuti in un ambiente diversissimo rispetto a quello attuale, e i cambiamenti evolutivi sono molto lenti rispetto ai cambiamenti culturali e sociali avvenuti dal Neolitico (invenzione dell'agricoltura) in qua.

​Ovviamente Lieberman non dice di tornare a vivere nelle caverne. Diciamo che offre invece una chiave di lettura per capire come siamo fatti e magari fare scelte più consapevoli per la nostra salute. Io l'ho trovato illuminante. Da adesso in poi non guarderò più il mio (leggero) sovrappeso e la mia miopia come li guardavo prima.

Di cosa bisognerebbe parlare

Da mesi i climatologi avvertono che i mesi che abbiamo davanti saranno probabilmente i più caldi mai registrati. È molto probabile che le temperature supereranno quelle del 2024, secondo Copernicus l'estate con le temperature più alte mai registrate. Uno studio pubblicato da Nature ha mostrato che l'ondata di caldo di quell'estate provocò in Europa circa 62.800 morti. Si tratta di decessi attribuibili al calore, cioè morti che non si sarebbero verificate senza quelle temperature elevate.

L'estate che sta per iniziare è fortemente probabile che sarà ancora più calda a causa dell'effetto di El Niño, che quest'anno, secondo i modelli matematici, potrebbe prolungarsi fino a novembre. Un allarme sugli effetti di El Niño combinato col riscaldamento climatico è stato lanciato anche dall'Organizzazione Meteorologica Mondiale, mentre qui c'è un articolo di SkyTg24 su questo tema fatto molto bene.

Ecco, sarebbe utile, ogni tanto, trovare notizie come questa su qualche prima pagina o su qualche telegiornale, invece di vederle relegate (quando appaiono) in trafilettini a pagina 24. Purtroppo è noto che, in generale, la climatologia non riscuote molto successo tra le italiche genti, le quali al massimo consultano l'app meteo sullo smartphone per vedere se pioverà. Quando invece si entra nello spinoso campo del cambiamento climatico l'obiezione principale dei negazionisti è che "in estate ha sempre fatto caldo". Notevole, no?  Sarebbe come dire che "le persone sono sempre morte" se improvvisamente l'aspettativa di vita di una popolazione diminuisse di dieci anni.

mercoledì 3 giugno 2026

Minetti story

Sì, lo so, sia il nostro Paese che il mondo sono alle prese con questioni molto più gravi dell'affaire Minetti, ma visto che la vicenda della grazia ha tirato in ballo sia i vertici della magistratura che delle nostre istituzioni, forse qualcosa si può dire. Che poi non è che ci sia granché da dire, se non segnalare il fatto che, dagli ultimi sviluppi, sembra che alla fine la famosa grazia le spettasse. Almeno per il momento.

Comunque, indipendentemente dalle formalità giuridiche, vale la pena rimarcare che se anche la grazia le sarà confermata, le nostre carceri sono piene di situazioni disperate che a mio parere avrebbero di gran lunga avuto la precedenza su quella della signora Minetti.

martedì 2 giugno 2026

Perché proprio lì?


Stamattina, mentre camminavo, ho notato questo papavero e mi sono chiesto: perché è nato lì, in quella fessura nel catrame dove (apparentemente) non c'entra niente? Quale motivo ha avuto per nascere in quel punto preciso? In fondo non ci sono altri papaveri come lui, attorno; non c'è erba o altra vegetazione. E quindi? Poi mi sono ricordato di aver letto in un libro (anzi, in vari libri) che la vita non ha scopi, siamo noi ad avere la fissazione che debba averne uno e che sia figlia di un disegno. Molto più semplicemente, invece, quando ci sono le condizioni la vita nasce e basta. Nel caso del papavero, probabilmente un seme è arrivato lì portato dal vento e in quella piccola fessura nel catrame ha trovato i giusti "ingredienti": un po' di terriccio, abbastanza umidità, luce solare quanto basta ed è nato. Tutto qui. 

So benissimo che scienza e biologia godono generalmente di poco "feeling" e che a utilizzarle per spiegare la vita si viene considerati "freddi" o cinici, ma questo è. Quel papavero non è nato lì perché voleva nascere lì o per uno scopo. È nato lì in ossequio all'imperativo darwiniano della diffusione dei propri geni. Non aveva un progetto esistenziale, aveva un patrimonio genetico che nel corso di milioni di anni è stato selezionato perché producesse piante capaci di germogliare, crescere, fiorire, produrre altri semi. Se una fessura nel catrame permette di fare queste cose, allora la pianta la sfrutta. D'altra parte, in biologia il concetto di vita è semplice: consumare energia per riprodursi. Stop. E questo lo fa ogni essere vivente, dai batteri agli alberi ai gatti agli esseri umani, senza eccezioni.

Capisco che per chi nella vita degli esseri viventi ci vede un "disegno" o uno "scopo" è difficile da accettare, ma questo è. Ciò non significa, naturalmente, che la mancanza di scopo o di senso impedisca di dargliene. Il senso alla vita glielo diamo con quello che facciamo, coi nostri progetti, i nostri sogni, ciò che riusciamo a realizzare. In sostanza, la vita non cerca un significato, cerca condizioni favorevoli. Difficile da capire, con la nostra forma mentis, ma questo è.

lunedì 1 giugno 2026

Botti e stupidità

Quand'ero ragazzetto anche io ogni tanto sparavo petardi. Per la verità non erano petardi veri e propri (se i miei mi avessero scoperto a trafficare con quelli, avrei passato un brutto quarto d'ora). Noi li chiamavamo "bombette" e avevano l'aspetto di candelotti di dinamite in miniatura con una piccola miccia per farli esplodere. Facevano un po' di rumore ma erano totalmente innocui. Poi sono cresciuto, ho capito quanto è stupida questa usanza e non ne ho più toccato uno.

Ripensavo a questo particolare della mia infanzia leggendo la notizia dei cavalli della parata del 2 giugno scappati a Roma. L'aspetto paradossale della vicenda è che a lanciare i petardi che hanno fatto imbizzarrire i cavalli non sono stati dei ragazzetti in vena di scherzi, sono stati dei vigili urbani, cioè coloro che vengono chiamati in caso di schiamazzi e disagi provocati dagli stessi petardi. I quattro ragazzetti mai cresciuti, che volevano divertirsi con la pratica più stupida e pericolosa che ci sia, si sono poi scusati dicendo che lo si fa per "tradizione". Come se fosse un'attenuante.

Preoccuparsi per ebola?

Il sospetto caso di ebola segnalato a Cagliari sta già generando titoloni molto vistosi. Forse fin troppo. Del resto, il meccanismo di sfruttare le paure in chiave acchiappaclic è ormai rodato e noto, specie quando si tratta di malattie potenzialmente in grado di evolvere in epidemie (il ricordo del Sars-CoV-2 è ancora parecchio vivo). In realtà, quanto c'è da preoccuparsi per ebola? Poco o niente (al momento). Lo spiega il mitico Giacomo Moro Mauretto, biologo evoluzionista e titolare del bellissimo canale di divulgazione Entropy for life.

In generale, la portata di potenziali tragedie sanitarie è inversamente proporzionale alla vistosità dei titoli dei giornali.


domenica 31 maggio 2026

Perché?

Di fronte a crimini orribili come l'omicidio della piccola Beatrice a Bordighera, la domanda che sicuramente molti si pongono è perché accadono queste cose. Sto leggendo in questi giorni un saggio scientifico che tratta (anche) di evoluzione. Ne ho letti molti, nel corso del tempo, di libri del genere perché considero da sempre l'evoluzione un argomento molto interessante, e ovviamente mi sono chiesto se gli infanticidi nella nostra specie possono avere qualche spiegazione da questo punto di vista.

Mi pare di no. Gli esseri umani sono una specie che sopravvive grazie alla cooperazione e alla protezione dei più vulnerabili, come ha scritto anche Yual Noah Harari nel bellissimo Sapiens, da animali a dèi. Quando un bambino viene maltrattato si attivano in noi emozioni molto forti perché percepiamo la violazione di qualcosa che consideriamo fondamentale. È una delle ragioni per cui notizie come questa in genere tendono a turbare più di molte altre tragedie che coinvolgono adulti. Un bambino piccolo incarna del resto, quasi universalmente, l'idea di innocenza e di dipendenza dagli altri. È un po' la stessa reazione che proviamo quando assistiamo a maltrattamenti o sevizie verso gli animali.

La parte difficile, e forse dolorosa, è accettare che la stessa specie - quella a cui apparteniamo: Homo Sapiens - capace di scrivere libri, dipingere capolavori universali, costruire ospedali e prendersi cura dei propri figli sia anche capace, in alcuni individui e in certe circostanze, di atti di estrema crudeltà.

sabato 30 maggio 2026

Psicologia dell'ossessione per Sinner

Vado un po' controcorrente rispetto al resto del Paese: sono sostanzialmente indifferente all'epopea di Sinner. Non per snobismo o disfattismo. Non saprei dire il motivo, ma ho sempre avuto il medesimo atteggiamento verso altri campioni sportivi (penso ad esempio a Schumacher) che in tempi passati hanno monopolizzato le cronache. Unica eccezione: Alberto Tomba. Forse perché è della mia terra e quindi magari c'entra un po' il campanilismo; o forse perché all'epoca ero molto giovane; boh, vai a capire.

In virtù di quanto sopra, mi sono dilettato a chiedere all'IA una spiegazione sul bisogno ossessivo che abbiamo di miti simbolici o identitari. Ecco cosa mi ha risposto:


Sì, si può spiegare anche psicologicamente — ma più che “ossessione” in senso clinico, parlerei di investimento simbolico collettivo. E non riguarda solo l’Italia: succede spesso quando emerge una figura sportiva percepita come eccezionale, disciplinata e “rappresentativa” di qualcosa che un paese desidera vedere in sé stesso.

Nel caso di Jannik Sinner, ci sono diversi fattori che si sommano.

1. Il bisogno di identificazione collettiva

Le persone tendono a identificarsi con figure che incarnano qualità desiderabili:

controllo emotivo,

successo meritocratico,

disciplina,

sobrietà,

affidabilità.

Sinner viene percepito come l’opposto di molti stereotipi italiani tradizionali: non teatrale, non “furbo”, non mondano. Per alcuni rappresenta una versione più moderna, efficiente e internazionale dell’italiano di successo. Questo crea una forte proiezione collettiva.

2. I miti servono davvero a riempire vuoti

In parte sì. Le società hanno sempre costruito miti civili o sportivi per compensare:

senso di frammentazione,

sfiducia nelle istituzioni,

mancanza di coesione,

frustrazioni economiche o culturali.

Lo sport offre una narrativa semplice:

“Uno di noi ce l’ha fatta.”

E questa narrativa dà sollievo psicologico perché trasforma ansie diffuse in orgoglio condiviso.

In periodi percepiti come incerti o stagnanti, figure come Sinner diventano contenitori simbolici:

speranza,

riscatto,

prestigio internazionale,

idea di eccellenza.

3. In Italia il fenomeno è amplificato

L’Italia ha alcune caratteristiche culturali che intensificano questo meccanismo:

forte cultura del personaggio,

centralità emotiva dei media,

tendenza alla polarizzazione (“genio” o “fallimento”),

bisogno di appartenenza identitaria.

Inoltre l’Italia, rispetto ad altri paesi europei, spesso fatica a costruire fiducia attraverso istituzioni stabili o progetti collettivi di lungo periodo. Quindi il capitale simbolico si concentra molto sulle persone:

campioni,

imprenditori,

artisti,

allenatori,

leader carismatici.

È più facile investire emotivamente in un volto che in un sistema.

4. Sinner funziona perché è “vuoto” nel senso mediatico

Paradossalmente, il suo stile molto controllato permette a tanti di proiettare su di lui ciò che vogliono:

umiltà,

freddezza nordica,

purezza,

professionalità,

rivincita del talento silenzioso.

Non essendo divisivo o iper-esposto, diventa quasi uno “schermo psicologico” collettivo.

5. C’è anche una dinamica contemporanea di fame di eccellenza

Molte persone percepiscono la vita quotidiana come:

caotica,

mediocre,

precaria,

rumorosa.

Vedere qualcuno che appare impeccabile, metodico e vincente produce una forma di compensazione emotiva. Non è solo tifo: è desiderio di ordine, controllo e possibilità.

Quindi sì: il fenomeno può essere letto anche come bisogno di miti che colmino vuoti simbolici o identitari. Però non necessariamente in modo patologico. I miti collettivi sono una funzione normale delle società umane. Cambiano solo gli oggetti: ieri eroi politici o religiosi, oggi spesso celebrità sportive.

Espiazione


È il primo romanzo di McEwan che leggo e mi è piaciuto tantissimo. Interessante la storia raccontata e affascinante il suo modo di scrivere. Sostanzialmente è un romanzo sull'errore. In questo caso non l'errore tragico dei classici, ma quello piccolo, umano, di una ragazzina di tredici anni che crede di aver capito il mondo e invece lo devasta con un'accusa.

Il romanzo è costruito in tre tempi: l'estate del 1935 nel Surrey inglese, all'interno della grande tenuta in stile georgiano della famiglia Tallis; il fango di Dunkerque nella seconda guerra mondiale; il tempo lungo dell'espiazione, la parte più "densa" del romanzo dove Briony, la protagonista, trascorre il resto della vita a cercare di rimediare a ciò che non si può rimediare.

Credo sia anche un romanzo sulla valenza della letteratura e sul significato dell'arte di scrivere, anche quando si cerca di farlo per dare forma a un dolore che non ha redenzione.

venerdì 29 maggio 2026

Senza fare rumore

Di solito seguo con una certa attenzione la politica (ognuno ha le proprie perversioni), ma l'obbligo di accoppiamento tra pos e registratori di cassa, entrato in vigore il primo gennaio e di cui si parla molto in queste ore, mi coglie abbastanza di sorpresa. Non sapevo niente di questa novità. Poi, pensandoci, ho capito che è normale che non ne sapessi niente, dal momento che il governo ha fatto passare il tutto sotto silenzio. Il motivo va ricercato nel fatto che, notoriamente, buona parte della base elettorale che lo sostiene e lo vota è composta da refrattari alle tasse e questo non è certamente un provvedimento che incontrerebbe il loro favore.

Perché la notizia sta facendo rumore? Perché, stando ai dati pubblicati oggi dall'Agenzia delle Entrate, nei pochi mesi dalla sua entrata in vigore sono emersi circa cinque miliardi di euro di transazioni che altrimenti sarebbero rimasti nascosti al fisco. Cosa dimostra tutto ciò? Che combattere l'evasione fiscale, forse il problema più grande e più incancrenito che da sempre affligge il nostro Paese, si può senza grossi sforzi. Basta volerlo.

La storia del corpo umano

Nel 2012 una "scimmia misteriosa" girovagò in lungo e in largo per le strade di Tampa, in Florida, finché dopo tre anni di tentati...