lunedì 23 febbraio 2026

Calma

Io andrei piano con gli entusiami. Userei cautela prima per evitare botte nei denti decuplicate poi. Mi riferisco al sondaggio che certifica il sorpasso del No sul Sì di cui parlano tutti in queste ore. 

Prima cosa: si tratta di un singolo istituto di sondaggi che dà questo risultato, tutti gli altri danno ancora preponderante il Sì. Secondo cosa: i sondaggi vanno presi per quello che sono: sondaggi appunto, e la storia è piena di cantonate prese da più o meno tutti gli istituti sulla piazza. Quindi, volare bassi e raffreddare gli entusiasmi.

Detto questo è comunque vero che, rispetto a due-tre mesi fa, quando il Sì era tipo l'Everest e il No la collina di Windows Xp, il recupero del No è andato al di là di ogni previsione e adesso è lì che tallona il Sì. Non è quindi da escludere che, con ancora un mese di tempo prima della consultazione, il No riesca a fare il colpaccio. Vedremo.

In ogni caso è importante che Nordio continui a parlare. Le persone più attente avranno infatti sicuramente notato che l'avanzare del No è proporzionale al numero e al tenore delle uscite del guardasigilli. Cioè, più lui parla e più il No guadagna terreno, tanto che pure la Meloni pare gli abbia intimato di tacere in quanto si sta trasformando nel migliore testimonial del No. 

Comunque, se nei prossimi giorni anche altri istituti si allineeranno a Ixé un po' di ottimismo in più sarà autorizzato, ma certamente non adesso.

sabato 21 febbraio 2026

Salviamo i cavalli?

Già da qualche anno ho quasi azzerato il consumo di carne, salumi, insaccati e compagnia bella per motivi etici, di salute e ambientali. In virtù di questo, la proposta di legge in discussione alla Camera di proibire in Italia la macellazione dei cavalli la vedo positivamente. Non solo. Fosse per me estenderei il divieto di macellazione a ogni animale, ma naturalmente mi rendo conto che è pura utopia. In realtà, comunque, la eventuale messa al bando della carne di cavallo non avrebbe alcuna utilità, in quanto spalancherebbe le porte alla macellazione clandestina illegale e tutto sarebbe come prima. E comunque è facile prevedere che la proposta non diventerà mai realtà a causa degli enormi interessi economici che andrebbe a toccare.

Ma è interessante leggere le motivazioni a supporto della suddetta proposta di legge. Qualcuno potrebbe infatti chiedersi: perché risparmiare i cavalli e continuare ad ammazzare tranquillamente maiali, mucche, vitelli, pecore, agnelli, conigli, polli ecc.? Beh, perché per la legge in discussione i cavalli verrebbero classificati come "animali d'affezione" al pari di cani, gatti ecc., quindi non macellabili. In più, il cavallo, a differenza di suini & c., ha una storia di utilità storica e di supporto nelle umane vicende che gli altri animali non hanno. Da qui l'aura di nobiltà che giustificherebbe il divieto di ucciderli per cibarsene.

Qui si entra nell'ambito un po' scivoloso del cosiddetto specismo, concetto reso popolare negli anni ’70 dal filosofo australiano Peter Singer nel libro Animal Liberation (1975). Secondo questa prospettiva, di stampo etico-filosofico, discriminare un essere vivente solo perché appartiene a un’altra specie sarebbe una forma di pregiudizio morale. È un concetto con cui io concordo, anche per la simpatia che nutro verso Peter Singer, Richard Dawkins e la grande primatologa Jane Goodall, morta recentemente, tutte personalità scientifiche vicine a posizioni anti-speciste.

Tali posizioni trovano terreno fertile soprattutto dove la ricerca mostra continuità tra umano e animale: neuroscienze (coscienza animale), etologia (comportamento e emozioni), biologia evolutiva (continuità tra specie), studi sulla cognizione animale. Mi rendo conto che la questione è estremamente complessa e su alcuni suoi aspetti non ho le idee perfettamente chiare neppure io. Rimango comunque fermamente convinto che Homo Sapiens, la nostra specie, sia niente di più di una delle milioni e milioni che sono apparse sul pianeta e che non abbia granché di più o di meglio rispetto alle altre.

Il romanzo della foresta



Ho appena terminato Il romanzo della foresta, di Ann Radcliffe, pubblicato nel 1791 e generalmente inserito nel grande filone della letteratura gotica, di cui la Radcliffe è considerata pioniera. Devo dire però che mi aspettavo qualcosa di più cupo, più perturbante, più… gotico, nel senso in cui oggi siamo abituati a intendere il termine. Mi è sembrato invece un gotico molto "all'acqua di rose". Gli unici elementi che richiamano quel tipo di atmosfera sono una vecchia abbazia abbandonata, uno scheletro in una stanza segreta e un'atmosfera che resta sempre sul crinale della suggestione, mai dell’orrore pieno. E per chi, come lo scrivente, è cresciuto con King, Poe, Lovecraft, Stoker, insomma la differenza si percepisce. In certi momenti mi sembrava quasi di leggere I promessi sposi in salsa gotica, specie nel contrasto tra un potente marchese e una giovane donna povera ma affascinante, innamorata di un altro uomo. Più che un romanzo del terrore è soprattutto una storia sentimentale, attraversata da conflitti morali e sociali.

Tuttavia, ridurlo a questo sarebbe ingeneroso. Il gotico settecentesco della Radcliffe non punta sul colpo di scena meccanico, non gioca sull'enigma come una macchina narrativa che deve sorprendere a tutti i costi. La suspense è più psicologica che "enigmistica". È tensione graduale, atmosfera, attesa. La natura stessa diventa quasi un personaggio: le foreste, le rovine, i paesaggi non fanno da semplice sfondo, ma partecipano all'emotività della storia. Le descrizioni dei paesaggi - la storia si muove tra Londra, Parigi e la Savoia - sono spesso la parte più riuscita del romanzo. Anche lo stile della Radcliffe è notevole: elegante, letterariamente pregiato. Unico neo: una certa lentezza, tipica dei classici sette-ottocenteschi, cosa che per i lettori di oggi può rappresentare un problema. Insomma, niente a che vedere con la "velocità" della letteratura contemporanea.

Non un capolavoro assoluto, a mio avviso, nonostante sia stato di ispirazione ai maggiori scrittori del XIX secolo (Jane Austen, John Keats, Mary Shelley, Honoré de Balzac, Edgar Allan Poe, Charles Dickens), ma tutto sommato un buon romanzo.

venerdì 20 febbraio 2026

Senza se e senza ma

Gli sviluppi della tragedia di Rogoredo dimostrano quanto sia stupido l'atteggiamento di chi dice: "Io sto col poliziotto senza se e senza ma". 

In linea generale, approcciarsi alle vicende del mondo escludendo il dubbio, l'incertezza, la capacità di aspettare di conoscere con maggiore accuratezza i fatti prima di esprimere un giudizio, è sintomo di pochissima o nulla intelligenza, e allo stesso tempo di cinismo. In filosofia, a partire da Socrate fino a noi, il dubbio è sempre stato considerato un segno di intelligenza, non di debolezza.

Ma la cosa non stupisce, in fondo stiamo parlando di un soggetto che sul cinismo e la spregiudicatezza ha costruito l'intera sua carriera politica.

C'è chi dice no

Come ad esempio la santarcangiolese Chiara Baschetti, che nonostante sia stata lungamente corteggiata da quel galantuomo di Epstein, non ne ha mai voluto sapere. Perché qua a Santarcangelo abbiamo livelli di integrità morale che spòstati :-)

giovedì 19 febbraio 2026

Speronare

Vado a memoria, ma credo che il significato del verbo speronare io l'abbia imparato ai tempi delle medie. Non a scuola ma in televisione. All'epoca trasmettevano un cartone animato che si chiamava Capitan Harlock: una sorta di pirata (buono) intergalattico che comandava un'astronave chiamata Arcadia. Sempre se non ricordo male, questa astronave aveva tra le tante armi in dotazione una specie di rostro/lama gigantesca, posizionata a prua, che serviva a speronare le astronavi nemiche nei combattimenti ravvicinati.

Funzionava così: l'astronave comandata da Harlock avanzava verso una astronave nemica e, quando era a poca distanza da quest'ultima, dalla plancia di comando Harlock spingeva un pulsante e la gigantesca rostro/lama fuoriusciva dalla prua dell'astronave speronando quella nemica. Attenzione, particolare importante: l'astronave di Capitan Harlock procedeva a marcia avanti, non in retromarcia come la Sea Watch III comandata da Carola Rackete. Non a caso la gigantesca rostro/lama era posizionata a prua, non a poppa, altrimenti Capitan Harlock avrebbe dovuto avventarsi sulle navi nemiche avanzando a marcia indietro, situazione che se ci si pensa genera una certa ilarità. 

Ecco, tutto questo per dire che io ho imparato il significato del verbo speronare alle scuole medie, Meloni e Salvini non l'hanno ancora imparato. Ma non disperiamo, hanno davanti ancora un anno e mezzo di legislatura.

Faber

Ieri nasceva Fabrizio de André. Una delle vette più alte della sua produzione artistica fu l'album La buona novella. Il testamento di Tito, una delle perle di questo album, è forse l'espressione di uno dei momenti più filosofici del cantautore. Nel brano, mentre sta morendo, il ladrone Tito ripercorre i dieci comandamenti uno per uno, mettendoli in discussione alla luce della propria vita di miseria, fame, ingiustizia. Non è un attacco superficiale, è una rilettura amara e umanissima.

Tito smonta la rigidità della legge, ma alla fine arriva a una forma di consapevolezza morale più profonda. Il punto non è "abolire" i comandamenti ma mostrarne il loro lato ipocrita e il loro limite quando sono applicati senza compassione.


mercoledì 18 febbraio 2026

Trasferimenti e diritto

La vicenda del ministero dell'Interno condannato a risarcire con 700 euro un uomo tunisino per irregolarità nelle procedure di trasferimento in un CPR albanese ha provocato l'ennesimo intervento indignato della signora che urla. Stavolta però nel video pubblicato sui suoi social ha parlato in modo pacato e tranquillo, non ha urlato - un cambio di strategia? Il sotteso del suo intervento è comunque sempre il solito: Vedete? Noi ci sbattiamo in tutti i modi per rimpatriarli e i giudici (comunisti, ovviamente) ce lo impediscono. Il ritornello è noto e stranoto. Se si guarda però al fatto in sé, si scopre che la sanzione comminata dal tribunale civile di Roma al ministero dell'Interno riguarda semplicemente una violazione procedurale, non riguarda il merito dell’immigrazione o del diritto d’asilo in generale. Si concentra sulla specifica procedura adottata, non sulla legittimità dell’espulsione o del trattenimento, come la signora che urla vuole fare credere.

Secondo i giudici, il trasferimento verso il CPR albanese è stato effettuato senza provvedimento scritto, motivato e senza fornire informazioni all’uomo sulla reale destinazione e le sue conseguenze. Il tribunale ha stabilito che la procedura adottata dal Ministero ha leso alcuni diritti fondamentali della persona, tra cui il diritto alla vita privata e familiare tutelato dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (articolo 8), perché il migrante non era stato messo in condizione di conoscere dove e perché veniva trasferito. A questo va aggiunto il fatto che il trasferimento è avvenuto mentre la persona era trattenuta e senza un atto amministrativo formale. In breve, si tratta di un sentenza circoscritta a questo singolo fatto, non al modo in cui il governo attua le sue politiche migratorie. Il fatto che il soggetto in questione abbia numerosi precedenti penali non c'entra nulla con la sentenza e non va mischiato a questa per generare confusione. Il giudice non ha risarcito la persona "perché meritevole", ma perché ha ritenuto che la procedura amministrativa non abbia rispettato le garanzie previste dalla legge.

In diritto, i precedenti penali non eliminano i diritti fondamentali, non rendono legittima una procedura irregolare, non incidono sul dovere dello Stato di rispettare le regole formali. È un principio cardine dello Stato di diritto: le garanzie valgono anche per chi ha commesso reati. Qualcuno può spiegare questi basilari concetti alla signora che urla? Anzi, non alla signora che urla, che li conosce benissimo, ma alla massa di chi la segue e non capisce le sue strumentalizzazioni e mistificazioni. Grazie.

martedì 17 febbraio 2026

Riflessioni sul dolore


Questo di Eco non è un libro in senso stretto, è la trascrizione in una quarantina di pagine di una sua vecchia conferenza su questo tema, un testo che esamina i molteplici modi in cui il dolore è stato pensato e raccontato nei secoli.

Eco parte da una esperienza concreta personale e poi allarga il campo a riferimenti culturali, storici e filosofici, infine torna a una riflessione più generale, evidenziando le differenze tra dolore fisico e dolore morale per poi arrivare alla svolta portata dal cristianesimo.

Col cristianesimo il dolore smette di essere una delle tante cose che fanno parte della vita, e che si cerca in tutti i modi di lenire, e assume una dimensione salvifica. Il problema, perciò, non è più cercare di liberarsi da esso ma accettarlo (addirittura cercarlo) e farlo fruttare come strumento di redenzione.

Interessante questo riferimento a Agostino d'Ippona: "Nei Sermones, Agostino paragona l’insieme degli eventi dolorosi e delle passioni distruttive che possono visitare un uomo (“fame, guerra, carestia, morte, rapina e cupidigia”) alla macina che stritola le olive: “chi sopporterà con rassegnazione e persino con gioia il volere di Dio sortirà da questa terribile spremitura simile a olio lucente, mentre chi si ribellerà non sarà che nera morchia.”

Dubito che un tale insegnamento sia compreso e accettato da molti dei cristiani di oggi, la maggioranza dei quali non ha probabilmente mai letto né Eco né Agostino, ma questo è. O dovrebbe essere.

lunedì 16 febbraio 2026

Factfulness



Factfulness di Hans Rosling è uno di quei libri che cambiano in chi legge il modo di guardare i dati (e le notizie). Non è un libro ingenuo, non dice che va tutto bene, ma mostra che il mondo è migliorato su molti indicatori fondamentali anche se la nostra percezione è spesso catastrofica. A supporto di questa visione, Rosling cita ad esempio il forte calo della povertà a livello globale, il crollo della mortalità infantile anche solo rispetto a uno o due decenni fa, l'istruzione femminile in crescita. Interessante anche il rifiuto, documentato, della semplificazione relativa alla divisione netta del mondo in paesi ricchi e paesi poveri. 

È un saggio divulgativo che prova a correggere molte delle percezioni sbagliate che abbiamo sullo stato del mondo. Rosling utilizza dati statistici concreti per mostrare che, nonostante il flusso continuo di notizie negative, in molti ambiti il mondo sta migliorando: salute, povertà, istruzione, aspettativa di vita, uguaglianza di genere. E non lo fa con slogan ottimistici, ma con grafici, numeri, serie storiche. Ogni affermazione è supportata da statistiche solide. Non è un libro di opinioni ma di dati rigorosi.

Riguardo alla semplicistica suddivisione del mondo a cui accennavo poc'anzi (Paesi ricchi e poveri), Rosling spiega come in realtà la stragrande maggioranza della popolazione mondiale viva a metà strada lungo la scala di reddito. Non si tratta del nostro ceto medio occidentale, ma neppure di povertà estrema. I figli di chi si trova in questa forbice vanno a scuola, vengono vaccinati. È una fotografia del mondo molto più sfumata di quella che di solito tendiamo a immaginare. Passo dopo passo, anno dopo anno, il mondo migliora. Non da ogni singolo punto di vista e non ogni singolo anno, ma nel complesso sì.

A questo punto l'autore prova a spiegare perché allora lo vediamo sempre peggio e qui entra in gioco la parte più interessante del libro: l'analisi dei dieci "istinti" che distorcono la nostra percezione della realtà. Tra questi, l’istinto della negatività è probabilmente il più potente. Tendiamo a notare molto di più ciò che va male rispetto a ciò che va bene. Un piccolo esempio: un aereo pieno di passeggeri che cade occupa le prime pagine per giorni, 40 milioni di voli che ogni anno atterrano regolarmente senza nessun incidente non fanno notizia. Scrive l'autore, nel capitolo in cui spiega come la paura distorca le nostre percezioni:


La paura può essere utile, ma solo se diretta verso le cose giuste. Tale istinto, infatti, è una pessima guida per la comprensione del mondo. Ci induce a puntare l’attenzione sugli improbabili pericoli che ci spaventano di più e a trascurare i rischi effettivi. Questo capitolo parla di eventi terrificanti: calamità naturali (0,1 per cento dei decessi complessivi), incidenti aerei (0,001 per cento), omicidi (0,7 per cento), fuoriuscite radioattive (0 per cento) e terrorismo (0,05 per cento). Tutte insieme queste cause non uccidono nemmeno l’1 per cento delle persone che muoiono ogni anno nel mondo, eppure sono tutte oggetto di un’enorme copertura mediatica. Naturalmente, dobbiamo darci da fare per ridurre anche questi tassi di mortalità, ma i dati dimostrano quanto l’istinto della paura distorca la nostra visione. Per capire cosa dovremmo temere davvero e come proteggere i nostri cari dal pericolo dobbiamo soffocare questo istinto e misurare i bilanci effettivi delle vittime. «Spaventoso» e «pericoloso», infatti, sono due cose diverse. Qualcosa di spaventoso rappresenta un rischio percepito. Qualcosa di pericoloso, un rischio reale. Soffermarsi troppo su ciò che è spaventoso anziché su ciò che è pericoloso – cioè prestare troppa attenzione alla paura – crea una tragica dispersione di energie nelle direzioni sbagliate.

 

Rosling spiega che l'effetto distorsivo della paura dipende da tre fattori: ricordiamo il passato in modo impreciso (spesso lo idealizziamo), i media selezionano notizie eccezionali e drammatiche, ci sembra quasi crudele dire che le cose migliorano finché esistono ancora problemi. Il risultato? Una visione del mondo sistematicamente più pessimista dei dati reali. L'autore non dice: "Va tutto bene, rilassatevi". Dice piuttosto: "Preoccupatevi per le cose giuste". Non invita a ignorare i notiziari ma a ignorare il rumore e a concentrarsi sui grandi rischi globali reali, a mantenere lucidità.

Un altro punto molto interessante è il controllo dell’istinto dell’urgenza. Quante volte una decisione viene presa istintivamente sull'onda emotiva del "adesso o mai più"? Factfulness significa anche aspettare, chiedere più tempo e più informazioni, non agire impulsivamente. Meno reazioni emotive automatiche e più verifiche dei fatti. In definitiva, è un libro che aiuta a riallineare lo sguardo sul mondo.

Calma

Io andrei piano con gli entusiami. Userei cautela prima per evitare botte nei denti decuplicate poi. Mi riferisco al sondaggio che certific...