martedì 26 maggio 2026

Erri De Luca

Ho ormai imparato da tempo che anche le persone che stimo possono sorprendermi e deludermi e l'elenco che potrei fare sarebbe piuttosto lungo. Una volta l'atteggiamento che assumevo nei loro confronti era di rottura, nel senso che se si trattava di uno scrittore non leggevo più i suoi libri, se era un cantautore smettevo di ascoltarlo e così via. Poi, col tempo, ho imparato a prendere di ogni persona il buono e a lasciare andare ciò che non mi piace. All'elenco di cui sopra si è aggiunto oggi Erri De Luca, il quale ha dichiarato di essere fieramente sionista e che a Gaza non c'è alcun genocidio. 

Ora, intendiamoci, il sionismo in sé non è necessariamente negativo, è la sua degenerazione, semmai, a esserlo, e Israele questa degenerazione se non l'ha portata al parossismo poco ci manca. Per quanto riguarda il genocidio, credo sia inutile stare a cavillare sui lemmi. Vogliamo usare un altro termine (massacro, pulizia etnica, sterminio ecc.)? Va bene, usiamo un altro termine in attesa che un organo ufficiale si pronunci sul termine esatto. Ma la sostanza non cambia, mentre invece De Luca, rifiutandosi di etichettare come genocidio ciò che e in corso a Gaza, sembra quasi volerne sminuire la gravità.

Quindi, anche se lo scrittore in questione mi è caduto abbastanza sotto i piedi, non credo che andrò nella mia libreria a prendere gli unici suoi due libri che ho letto per buttarli al macero. Libri che - va detto - non mi hanno neppure cambiato più di tanto la vita.

lunedì 25 maggio 2026

Il buio oltre la siepe


Ho colmato un'altra delle mie tante lacune sui classici, ammesso che Il buio oltre la siepe, scritto più di sessant'anni fa, si possa considerare già un classico. Devo ammettere che la prima metà del romanzo, dove la Lee racconta la vita quotidiana di Maycomb, i giochi dei bambini, i piccoli episodi di paese, le figure eccentriche della comunità, l'ho trovata a tratti piuttosto noiosa. Tutto cambia invece nella seconda parte, quando inizia il processo a Tom Robinson.

Qui la tensione cresce e il romanzo diventa politico, morale, sociale. Pur nella sua apparente semplicità il libro tratta temi enormi come l’ingiustizia, la difficoltà di diventare adulti senza perdere del tutto l’innocenza, l'avversione e la paura del diverso, il pregiudizio. Atticus Finch, con la sua dignità in un contesto sociale che ne è totalmente privo, è il personaggio del romanzo che maggiormente mi è rimasto impresso.

È il classico libro che mi sentirei di consigliare a Salvini o a qualcuno di quei miseri figuri. Ma figurarsi.

sabato 23 maggio 2026

Il senso delle parole

 


Per lavoro vivo tra i giornali. Ieri mi è caduto l'occhio su questa rivista, una delle più diffuse sul tema della caccia, e ho notato una cosa. Guardate cosa si legge sotto il titolo: "Arte venatoria, cinofilia e ambiente", che sono ovviamente gli argomenti di cui si occupa.

Mi chiedevo: in base a quale principio la caccia si può considerare "arte"? Arte è un pittore che dipinge un quadro, un disegnatore che crea una illustrazione, un poeta che scrive una poesia, un musicista che compone musica, uno scrittore che scrive un libro. Questi sono esempi di arte. Un tizio in mimetica e stivali che se ne va in giro armato per campi e boschi sparando a qualsiasi cosa si muova (compresi altri tizi in stivali e mimetica), quale valenza artistica può avere? Cosa crea? Qual è la sua "arte"? Mi sfugge.

(Anche su cinofilia e ambiente ci sarebbe parecchio da dire, ma mi fermo qui.)

venerdì 22 maggio 2026

Considera gli animali


Riassumendo e semplificando un po’, ogni volta che ci troviamo di fronte alla possibilità di compiere una certa azione, abbiamo almeno due strade: compierla o non compierla. Pensiamo a quando scegliamo cosa preparare per cena. Vogliamo preparare un pasto con un buon apporto proteico e possiamo farlo in due modi: cucinando un piatto che contenga proteine di origine animale o un altro piatto che contiene proteine di origine vegetale. Nel primo caso la nostra azione contribuisce al malessere dell’animale che finirà nel nostro piatto, per esempio, sotto forma di hamburger. Nel secondo caso no. Ovviamente dobbiamo tenere in considerazione anche i nostri interessi per valutare la situazione. Se siamo in Italia e abbiamo un normale accesso al cibo, la nostra sopravvivenza non dipende dal consumo di animali. Per un nativo dell’Artico che non può andare al supermercato, ma deve cacciare una foca per sopravvivere, le cose sono diverse. Ma se escludiamo l’interesse fondamentale a sopravvivere, che cosa rimane? Rimane il nostro interesse a gustare un piatto che forse ci piace molto e magari quello di non perdere troppo tempo per trovare un’alternativa vegetale a un piatto di carne più facile da cucinare. Il piacere di gustare un hamburger e il tempo che risparmiamo sono sufficienti a bilanciare la sofferenza imposta all’animale da cui quella carne è derivata?

Quello citato qui sopra è uno dei passaggi più "problematici" del libro, e uno dei molti dilemmi etici, morali e filosofici in esso contenuti. Quanti di noi, pur riconoscendo la validità logica del ragionamento, continuano a scegliere l'hamburger di carne? Simone Pollo, professore di filosofia morale alla Sapienza di Roma, si infila proprio in questa fessura: la distanza tra ciò che la nostra razionalità riconosce come "giusto" e ciò che le nostre abitudini culturali e sociali ci spingono a fare.

Considera gli animali è un libro che "disturba" perché toglie gli alibi. Smonta l'idea che gli animali siano "oggetti" a nostra disposizione e pone domande sul peso che diamo alla sofferenza. Leggendo questo saggio si capisce chiaramente che la questione animale non è una moda passeggera né un tema "snob" ed elitario. I temi affrontati nel saggio sono molti e tutti interessanti (ovviamente per chi è interessato a questi argomenti), a partire dai capitoli iniziali in cui si parla degli animali da compagnia che tutti amiamo (cani, gatti ecc.) e della storia evolutiva che li ha portati a stare in mezzo a noi. 

Altri argomenti trattati sono, inevitabilmente, gli impatti ambientali ed ecologici degli allevamenti intensivi, l'enorme consumo di acqua, suolo e risorse causati da queste pratiche. Uno dei dati sorprendenti, tra i tanti, è che attualmente la maggior parte (circa il 70 per cento) delle superfici coltivabili del pianeta è destinata alla produzione di cibo per gli animali negli allevamenti, non all'alimentazione umana. È paradossale questo dato, se ci si pensa. La maggior parte delle terre coltivate sono destinate ad alimentare animali le cui carni sono poi consumate da una piccola minoranza degli esseri umani a causa dei suoi costi. Senza contare le elevatissime ricadute sul cambiamento climatico, a causa dell'effetto serra, generate dal consumo di carne e derivati animali (gli allevamenti intensivi sono ai primi posti nella produzione di gas serra).

Ma il punto centrale del saggio sta, appunto, nei dilemmi etici e morali che solleva, e sono veramente tanti. È interessante anche perché non ha un tono moralistico o colpevolizzante nei confronti di chi ama cibarsi di animali. Si limita a esporre dati, numeri, evidenze e a sollevare interrogativi, che ognuno può interpretare come crede.

Io, robot


Era da tanto tempo che volevo leggere qualcosa di Asimov, ma avevo sempre rimandato. Non so di preciso perché. In parte questa mia reticenza credo fosse dovuta al fatto che la fantascienza non è mai stata il mio genere preferito, anche se nella mia lunga carriera di lettore onnivoro romanzi di questo genere non sono mancati (ne ho letti un paio anche recentemente). Avendo visto che in edicola hanno cominciato a uscire a cadenza settimanale i libri di Asimov mi sono deciso a buttarmi, cominciando proprio dal lavoro piu celebre del grande scrittore russo-americano. 

Pubblicato nel 1950, Io, robot è una raccolta di racconti scritti negli anni '40 del secolo scorso, racconti collegati tra loro e pubblicati precedentemente nel corso del tempo su riviste di fantascienza. In questi racconti Isaac Asimov formula le famose Tre leggi della Robotica, concetto che influenzerà poi tutto il genere letterario ispirato alla fantascienza. In particolar modo, Asimov ha cambiato radicalmente il modo di rappresentare i robot nella letteratura. Prima erano generalmente dipinti come mostri, macchine ribelli, minacce all’umanità; Asimov li ha immaginati come esseri regolati logicamente e integrati nella società.

Mentre leggevo, notavo come già negli anni '40 del secolo scorso il grande scrittore avesse immaginato l'intelligenza artificiale. Nel racconto Liar! (Bugiardo!), ad esempioil robot RB-34 apprende informazioni assimilando enormi quantità di materiale scientifico, in particolare libri di matematica e fisica, e usa quelle conoscenze per ragionare, risolvere problemi e interagire con gli esseri umani, un po' come fanno gli LLM di oggi su cui si basa l'intelligenza artificiale. 

In realtà, a volere essere pignoli, Asimov non fu il primo a immaginare una embrionale intelligenza artificiale. Nel 1936, infatti, Alan Turing pubblicò un articolo chiamato Computing Machinery and Intelligence, quello del famoso Test di Turing in cui si poneva la domanda: "Le macchine possono pensare?" Quindi, cronologicamente, Turing si può dire che sia arrivato prima, ma tra i due grandi "profeti" del secolo scorso correva una differenza sostanziale: Turing ha fondato l’IA come problema matematico e computazionale, Asimov ha immaginato l’IA come fenomeno umano e sociale (e soprattutto narrativo).

mercoledì 20 maggio 2026

Il fascismo non è mai morto


Un paio di anni fa Luciano Canfora ha pubblicato questo breve ma denso saggio, appena un'ottantina di pagine, in cui spiega perché il fascismo non è mai morto ed è vivo e vegeto ancora oggi. Ovviamente non si riferisce al fascismo degli omicidi, dello squadrismo, delle torture, del manganello e dell'olio di ricino, ma della mentalità e dell'ideologia che li sottendevano allora, mentalità e ideologia riconoscibili negli odierni atteggiamenti xenofobi di questo governo (il razzismo è il comune denominatore dei regimi fascisti sorti nel corso del tempo in molti Paesi), nei decreti legge liberticidi, nell'avversione alle domande dei giornalisti, nella delegittimazione dei poteri di controllo (magistratura, stampa, opposizione), nella costante creazione di un "nemico", che nel ventennio erano gli ebrei e oggi sono gli immigrati. Mentalità e ideologia ravvisabili anche nelle grottesche e imbarazzate arrampicate retoriche degli esponenti di questo governo in occasione di ricorrenze come 25 aprile, 2 agosto, 28 ottobre ecc.

Fascismo ancora vivo per stessa ammissione di alcune figure pubbliche provenienti da quella storia e quella militanza. Canfora cita un paio di esempi. 

Il 23 ottobre 2022, nel discorso di investitura davanti alle Camere dopo aver vinto le elezioni, Giorgia Meloni disse: "Vengo da una storia politica che è stata spesso relegata ai margini della storia repubblicana."

Il 29 dicembre 2022, in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, Ignazio La Russa, attuale presidente del Senato, dichiarò: "Ho le mie idee e non le rinnego, nel Movimento Sociale Italiano ho militato a lungo."

Cito qui di seguito il commento di Luciano Canfora.


Delle due rivendicazioni è più ricca di contenuto la prima. Ognuno comprende che dire che il Movimento Sociale Italiano era «relegato ai margini della storia repubblicana» significa, al tempo stesso, deplorare tale «emarginazione», additarla come un fatto politico negativo, ma anche come un arbitrio. In quelle parole vi è dunque un giudizio negativo sull’intera vicenda dell’Italia repubblicana, per quanto attiene al neofascismo («emarginato»), cui solo l’arruolamento governativo sotto mutate spoglie (“Alleanza Nazionale”) dovuto al “liberale” Berlusconi (1994) poneva alfine rimedio e risarcimento.

​È generalmente riconosciuto che rivendicare significa ribadire la positività: lo si dice, per lo più, in riferimento alle proprie scelte politiche, di vita, ecc. Dunque si tratta di un procedimento mentale che si colloca agli antipodi del ripensamento (o addirittura pentimento).

​Anche la loro reiterata richiesta di una «riconciliazione» volta a chiudere la guerra civile del 1943-45 è indicativa della loro persistente fede. Si chiede infatti «riconciliazione» se si presuppone che siano sullo stesso piano (etico e anche politico) le parti a suo tempo in lotta e che si intende appunto “riconciliare” (altra cosa è l’amnistia, ma questa già ci fu).


Ecco, mi pare che non serva aggiungere molto. Ripeto, è un saggio molto agile ma molto ricco ed esaustivo. Ricordo che, in occasione della sua pubblicazione, Canfora tenne molte presentazioni pubbliche. Questa è una delle più interessanti.


martedì 19 maggio 2026

Dio di illusioni


Prima di leggere questo libro non conoscevo Donna Tartt. Ho cercato qualche notizia e ho scoperto che è una di quelle scrittrici "rare ma pesanti", nel senso che ha pubblicato solo 3 romanzi in 30 anni e tutti e 3 sono diventati bestseller e casi letterari. Scrive in modo molto lento e meticoloso e ogni frase è curata, l’atmosfera è densa, i personaggi sono ossessivi. Per questo i suoi libri hanno quella fama di essere "belli ma lunghi". È molto riservata. Non fa quasi mai interviste, non usa i social e fa passare mediamente 10 anni tra un libro e l’altro. È l'autrice de Il Cardellino, romanzo di cui ho sentito molto parlare ma che non ho (ancora) letto.

Dio di illusioni è un thriller psicologico atipico perché parte con un omicidio senza misteri, nel senso che già dalla prima pagina il lettore sa chi è la vittima e chi sono i colpevoli: un gruppo di studenti di greco antico in un college abbastanza isolato sui monti del Vermont. La prima parte del romanzo l'ho trovata coinvolgente, poi, progressivamente, subentra una certa "lentezza narrativa", specie quando si entra nella testa di questo gruppo di studenti ossessionati dal greco antico, tra feste esclusive, rituali dionisiaci e una morale che scivola via piano piano. Molto interessante e coinvolgente l’atmosfera del college innevato del Vermont (in più punti mi ha ricordato il celeberrimo Overlook Hotel di Shining), l’arroganza intellettuale e il senso di colpa che logora i protagonisti fino quasi a condurli all'autodistruzione (non sto spoilerando, gli autori del delitto sono indicati nelle prime pagine).

​Il punto debole? Forse la lunghezza. Le 600 pagine del romanzo contengono anche digressioni e dialoghi filosofici che rallentano inevitabilmente il ritmo, anche se a me non sono dispiaciuti. Ovviamente, chi cerca un thriller serrato e d'azione può tranquillamente saltare questo libro.

I tramonti di maggio

Leggendo questo post di Romina mi è venuto in mente che venerdi scorso avevo scattato alcune foto mentre camminavo di sera nelle campagne qui attorno a casa. Io sono un fotografo molto scarso, non ho alcuna dimestichezza con le macchine fotografiche, mi limito a qualche scatto con lo smartphone. Venerdì sera, però, ho scattato alcune foto che non mi sembrano male, forse perché c'era una luce particolare, boh, va' a capire. Non certo per merito mio né del mio datato smartphone, sono venute e basta.




domenica 17 maggio 2026

Il re degli sciacalli

Le ambulanze dovevano ancora arrivare e quelle povere persone erano ancora a terra ricoperte di sangue che già qualcuno aveva capito tutto. Si tratta del solito sciacallo, pronto in ogni occasione a imbracciare i fidati social per fare fuoco sulle polveri del razzismo e tentare di raccattare briciole di consenso dai disagiati che ancora lo seguono. Poco importa che l'autore della tentata strage fosse nato in Italia, residente in Italia, cittadinanza italiana, laurea in economia, fedina penale immacolata, negativo ad alcol e droghe e nessun legame con ambienti o gruppi terroristici. Non è importante. Ha quel nome, Salim, che rimanda allo straniero e tanto basta per scatenare sui social e nei bar i cani anti-straniero con la bava alla bocca, cani che ovviamente si guardano bene dal dire che l'autore della tentata strage è stato bloccato anche da persone straniere

Una tentata strage che ha come unica motivazione, come del resto ha ammesso lo stesso ministro dell'Interno, il disagio psichico, nient'altro. Ci vorrebbe silenzio di fronte a fatti del genere. O al limite parole per manifestare solidarietà e vicinanza ai feriti. Nient'altro. Mentre invece, ogni volta, dobbiamo assistere impotenti allo spettacolo di queste iene, pronte a trasformare in consenso il sangue di chi è ancora a terra.

Erri De Luca

Ho ormai imparato da tempo che anche le persone che stimo possono sorprendermi e deludermi e l'elenco che potrei fare sarebbe piuttosto ...