giovedì 6 maggio 2021

L'omosessualità fa paura?

Stamattina ascoltavo cinque o sei persone che parlavano della faccenda Fedez, col discorso che inevitabilmente è poi caduto sul famoso ddl Zan. Ho sentito cose come "non ho niente contro i gay, però...", "per me possono fare quello che vogliono, basta che...", "c'è dietro un complotto della lobby gay per..." Poi battutine stupide e infantili, condite con moine e atteggiamenti all'insegna del dileggio sui gay, sui "froci" ecc. 

A quel punto ho pensato una cosa: quelle persone avevano paura, e utilizzavano l'arma del dileggio e della strafottenza proprio per esorcizzare questa paura. Non c'entrava la discriminazione dettata dalla repulsione per orientamenti sessuali differenti da quello canonico, c'entrava proprio la paura. Un po' come le paure naturali che hanno i bambini nella prima età evolutiva e che i genitori cercano, con vari espedienti, di aiutare a gestire. 

La differenza sta solo nel fatto che queste persone sono adulte, non bambini, e allora forse entra in gioco l'ignoranza, intesa come non sapere, i pregiudizi incancreniti e mai problematizzati e messi sulla graticola. E, è noto, si tende ad avere paura solo di ciò che non si conosce.

mercoledì 5 maggio 2021

Il feticismo del mercato

Duecentotre anni fa nasceva Marx e mi è venuto in mente che giusto qualche giorno fa ascoltavo un interessante intervento di Umberto Galimberti che tratta di economia, denaro, mercato e società, intervento con dei richiami a molte cose che il filosofo ed economista tedesco aveva previsto e che puntualmente si sono avverate. Se avete una quarantina di minuti liberi, magari dateci un'occhiata, io l'ho trovato molto interessante.


domenica 2 maggio 2021

Fedez e la censura

L'aspetto pregnante della vicenda Fedez di ieri non è tanto l'intervento in sé letto sul palco del concerto del Primo maggio, comunque coraggioso. Sappiamo benissimo tutti, infatti, qual è la visione dell'omosessualità e dei diritti civili da parte del partito di Salvini e, in generale, della parte politica che a quel partito fa riferimento. L'aspetto pregnante, e grave, sta nei palesi tentativi di censura, da parte dei dirigenti Rai, di ciò che Fedez voleva dire, inesorabilmente documentati qui.

Di tutto il corollario (reazioni, distinguo, discussioni sul fatto che queste cose le debba dire Fedez piuttosto che una sinistra ormai morta e sepolta e altro) non mi importa granché, mi importa che sia stato reso pubblico il fatto che in un paese cosiddetto civile e democraticamente avanzato, la libera espressione di un'opinione o di un pensiero debba ancora sottostare al vaglio di una autorità che dica cosa si può dire e cosa no, cosa è meglio edulcorare e cosa no, cosa è meglio cambiare e cosa no, in nome anche di quel politically correct di cui parlavo qui.

Ora, nessuno è nato ieri, ed è facile immaginare che molto di ciò che trasmette la televisione o scrivono i giornali sia preventivamente sottoposto a verifica e relativa approvazione, ma vederselo spiattellare così, apertamente, chiaramente, senza margini di ambivalenza, lascia un senso di sconforto non indifferente.

sabato 1 maggio 2021

Ex terroristi

Su quella che venne chiamata Dottrina Mitterand si possono avere opinioni diverse, come è giusto che sia. Per quanto riguarda la consegna da parte della Francia di ex terroristi che qua da noi, negli anni Settanta e Ottanta, si sono resi responsabili di gravi fatti di sangue, personalmente tendo a non identificarmi col filone giustizialista che sembra andare per la maggiore in rete e anche fuori. 

Lo so, l'argomento è delicato e conosco l'obiezione principale a questa posizione: Se fosse stato ucciso tuo padre/fratello/moglie/figlio, penseresti ancora che queste persone andrebbero perdonate o che comunque, ormai, su tutta la faccenda si potrebbe mettere una pietra sopra e guardare avanti? Non lo so, non posso rispondere a questa domanda appunto perché non sono coinvolto direttamente in quei fatti, e non ho difficoltà ad ammettere che in quel caso la mia posizione potrebbe anche essere differente. 

Tuttavia mi riconosco nel pensiero di Mario Calabresi, attuale direttore di Repubblica, al quale nel 1972 fu assassinato il padre, il commissario Luigi Calabresi, dalle Brigate Rosse. Calabresi dice apertamente che non troverebbe alcun giovamento nel vedere dei vecchi quasi ottuagenari finire i loro giorni in carcere. Pensiero, questo, condiviso anche dalla vedova del commissario, e madre di Mario Calabresi, signora Gemma. Preferirebbe, dice sempre Calabresi, che piuttosto che essere rinchiusi in galera, dopo cinquant'anni da quei fatti ci si mettesse una pietra sopra, in cambio magari dei tanti pezzi mancanti di verità su quelle stragi. 

Mi piace il suo modo di ragionare. Penso che se per galvanizzare il nostro ego e soddisfare la componente vendicativa che è in noi abbiamo bisogno di vedere dei vecchi (sia pure ex assassini) in carcere, forse qualche domanda dovremmo farcela. 

Per quanto riguarda i personaggi in questione, sono d'accordo (capita raramente) con quanto scrive Giampiero Mughini, il quale vorrebbe che si smettesse di ammantare con un'aura di eroicità questi personaggi solo perché quei fatti di sangue erano inseriti all'interno di un progetto o di una visione. Erano delinquenti, nient'altro. E il fatto che i loro misfatti fossero inseriti all'interno di una strategia, di un programma, non nobilita in alcun modo le atrocità commesse.

giovedì 29 aprile 2021

King e Agostino

Prima che a qualcuno venga il dubbio: no, non sono caduto in crisi mistica e non mi sto avvicinando alla fede; rimango ancorato al mio solido ateismo e alla mia altrettanto solida razionalità. Perché allora ho preso in mano questo libro? 

Innanzitutto perché ne ho sempre sentito parlare come di un libro imprescindibile anche per i laici (Agostino è stato un grande pensatore e un uomo dall'intelletto elevatissimo, e pensatori e intellettuali sono categorie che io amo). In secondo luogo perché invogliato da Roberto Mercadini che ne ha parlato qui. Naturalmente non esiste alcuna certezza che io lo porti a termine, ma voglio comunque tentare. 

Questo libro è il terzo che intercalo tra gli otto volumi della saga La torre nera, di Stephen King, e magari l'accostamento King e Agostino d'Ippona può suscitare più di una perplessità. Ma a me non frega nulla. Ho sempre letto di tutto, mischiato stili, generi, autori, spinto solo dal piacere che dà la lettura. Quindi, perché no? 

(L'unico timore che ho è che se ne accorga mia mamma e interpreti questa lettura come illusione che io torni all'ovile. Dal momento che voglio risparmiarle una delusione, cercherò di non farmi sgamare.) :-)

L'era della suscettibilità

Ho appena terminato questo gustosissimo saggio di Guia Soncini, uscito per i tipi di Marsilio. Il libro è sostanzialmente un atto di accusa e di ribellione contro gli eccessi del cosiddetto politically correct e la dittatura degli offesi in modalità permanente. 

Parallelamente alla nascita e al proliferare dei social network si è diffusa quella che viene definita "cancel culture", ossia la rimozione di pensieri e scritti, vergati appunto sui social anche da personaggi pubblici (politici, artisti, uomini di cultura ecc.), perché tali scritti hanno urtato la sensibilità di qualcuno. Il qualcuno in questione, poi, col suo bel cancelletto (#) seguito dal motivo dell'indignazione ha radunato masse di ugualmente indignati che hanno portato il malcapitato autore dell'avventato pensiero a profondersi in tentativi di spiegazione oppure - azione molto più veloce e meno dispendiosa in termini di energie - a rimuovere direttamente lo scritto in questione.

Nel libro, Guia Soncini elenca numerosissimi esempi: Cesare Cremonini che impone alla sua governante moldava il nome Emilia in omaggio alla sua terra, provocando le reazioni indignate dell'internet tutta; Antonella Clerici che nel suo Portobello tiene legato il povero pappagallo al trespolo invece di lasciarlo libero di scorrazzare per lo studio, provocando le reazioni degli animalisti e via di questo passo.

Ma la "cancel culture" non agisce solo nell'ambito della contemporaneità, si sposta anche nel passato, ad esempio obbligando la Disney a ripubblicare alcuni suoi film cartoni animati degli anni Settanta o Ottanta mondati di certe scene o certi dialoghi che oggi, nell'era del politically correct, potrebbero risultare offensivi per qualcuno; oppure obbligando HBO a rimuovere Via col vento dalla sua piattaforma perché troppo pieno di pregiudizi etnici e razziali e via di questo passo.

Ha controindicazioni questo eccesso indiscriminato di politically correct? Sì, perfettamente evidenziate nella domanda cardine che si pone la giornalista: "Quante cose ci stiamo perdendo? Quanti romanzi, quante canzoni, quanti film vengono lasciati tra le idee incompiute perché l’autore poi non vuole passare le giornate a chiarire equivoci?"

Domanda a cui sarebbe interessante avere risposta dagli offesi in modalità permanente.

mercoledì 28 aprile 2021

L'obolo per l'"informazione"

Repubblica, Corriere, La Stampa e altri mi chiedono un obolo per poter leggere integralmente alcuni loro articoli. Si tratta di una cifra relativamente bassa, l'equivalente di un caffè al giorno, più o meno. In genere passo oltre. Non vedo il senso di dover pagare una cifra, seppur esigua, per qualcosa che posso leggere altrove, anche se gli articoli che si nascondono dietro il paywall sono spesso di approfondimento o esclusive della testata che li pubblica.

In più, non vedo perché dovrei foraggiare testate che hanno da tempo sacrificato la professionalità sull'altare dei clic. Non è un discorso che vale per tutti, intendiamoci, sto generalizzando per indicare la direzione del discorso, ma è indubbio che la qualità informativa dei maggiori media è paurosamente diminuita nel corso degli ultimi lustri, grosso modo da quando, con internet, il valore di un articolo si misura in numero di clic e visualizzazioni, che naturalmente generano introiti economici.

Ci sono siti specializzati, come ad esempio Il Disinformatico dell'ottimo Paolo Attivissimo, che a cadenza più o meno giornaliera smascherano assurdità scientifiche, errori di matematica, di grandezze, di misurazioni, errori di contenuto, notizie palesemente false o distorte, e spesso veri e propri obbrobri ortografici e grammaticali, tutti elementi che testimoniano una generale mancanza di competenza e di professionalità.

A tutto questo si aggiunge il fenomeno dei titoloni acchiappa-clic che spessissimo non rispecchiano il contenuto del relativo articolo e che lucrano sulle paure irrazionali delle persone. Quando sono stati resi disponibili i primi vaccini contro il coronavirus, ad esempio, c'è stato (e c'è ancora) un florilegio di articoli con titoli tipo "Professore di liceo muore in circostanze misteriose dopo l'assunzione del vaccino anti-covid", poi si prova a leggere l'articolo e si scopre che la morte è avvenuta dieci giorni dopo senza alcuna correlazione certificata col vaccino. Intanto, però, con quel titolo fuorviante la testata fa il pieno di clic e relativi introiti, lucrando appunto sulle paure della gente. Perché io dovrei foraggiare questo sistema qui?

A questo punto preferisco pagare per un'informazione seria e di qualità, quella che ad esempio fanno i giornalisti de Il Post, che spiegano in maniera chiara, professionale, competente e senza secondi fini gli avvenimenti e i fatti che accadono. Dispiace vedere che testate gloriose come il Corriere della Sera, su cui scrisse Montanelli, Buzzati, Montale, Sciascia, siano ridotte a contenitori acchiappa-clic pieni di materiale informativo di scarto e chiedano pure un obolo per potersi mantenere.

L'omosessualità fa paura?

Stamattina ascoltavo cinque o sei persone che parlavano della faccenda Fedez, col discorso che inevitabilmente è poi caduto sul famoso ddl Z...