domenica 27 settembre 2026

Colpirne uno

Antonio Tajani andrebbe fatto oggetto di studi accademici per capire come sia possibile che una persona dica una così elevata mole di fesserie in così ristretti lassi di tempo. Solo per restare al mese in corso, abbiamo prima avuto l'infelice uscita sulle donne "serie" (secondo il ministro degli Esteri che tutto il mondo ci invidia, l'uomo dovrebbe sempre scegliere come compagna una donna che porti le gonne lunghe: è garanzia di maggiore serietà e fedeltà. Una scemenza sessista che poi il poveretto ha cercato goffamente di arginare e di ridimensionare. Inutilmente, dal momento che era già stata ripresa dalle maggiori testate internazionali facendogli fare una figura di palta globale). 

Ieri è invece stato protagonista di un'altra improvvida uscita, stavolta nell'ambito del diritto. Secondo il ministro degli Esteri che tutto il mondo ci invidia, i magistrati non dovrebbero scarcerare le persone con facilità ma dovrebbero tenerle dentro per restituire alla collettività un'immagine di maggiore sicurezza. Dovrebbero insomma "colpirne uno per educarne cento". In pratica, secondo Tajani, la magistratura non dovrebbe giudicare le persone secondo la legge ma in virtù di una non meglio precisata... funzione pedagogico/educativa. 

A parte il fatto che "colpirne uno per educarne cento" è un motto ripreso da Mao Zedong durante la rivoluzione culturale cinese degli anni '60 e poi dalle Brigate Rosse nostrane (Tajani non lo sa?), viene da chiedersi come possa un ministro non capire la portata e le implicazioni di ciò di cui sproloquia. La magistratura non deve educare, deve giudicare le persone applicando la legge. Nel nostro codice penale, e in qualsiasi Paese ove sia presente lo stato di diritto, non esistono pene esemplari, esistono pene comminate secondo quanto prescrive la legge. E se a Tajani e compagnia bella le leggi non piacciono, le cambino: non sono il governo più longevo della storia repubblicana? Intimare alla magistratura di comminare pene esemplari a fini educativi è tipico delle autocrazie e delle dittature. 

Boh, non so, a volte mi sembra di sognare.

sabato 26 settembre 2026

Ritorno alla carta

Nel corso della vita ho letto sempre e solo libri cartacei. All'inizio di quest'anno, incuriosito dai racconti di un paio di amici, ho installato sullo smartphone Google Play Libri e, successivamente, MLOL, l'app per la lettura digitale collegata al servizio di prestito della rete bibliotecaria regionale. In pratica, anziché andare fisicamente in biblioteca, si prende a prestito l'ebook e lo si legge direttamente sullo schermo dello telefono. Poter leggere e persino ascoltare libri ovunque e in qualsiasi momento, anche guidando, per me è stata una vera rivoluzione. Per alcuni mesi, stregato da questa novità, ho abbandonato del tutto il cartaceo. Completamente. Solo ebook.

​Poi, con il passare del tempo, ho iniziato ad avvertire la sensazione che mi mancasse qualcosa. Una sensazione diventata certezza quando, un paio di settimane fa, ho ripreso in mano un libro tradizionale. Da quel momento ho ricominciato a leggere su carta, affiancando il formato fisico a quello digitale. Oggi ho trovato un discreto equilibrio: leggo i libri tradizionali a casa, nei momenti di relax, mentre tengo i digitali per tutti gli altri contesti (gli audiolibri, per esempio, mi tengono spesso compagnia durante i turni di lavoro più ripetitivi e noiosi).

​Curiosamente, prima di questa scoperta mi rifiutavo categoricamente di prendere in considerazione il digitale: con un pizzico di integralismo ero convinto che un libro, per essere tale, dovesse per forza essere di carta. Mi sbagliavo. Alla fine penso che la questione fondamentale non riguardi il supporto con cui si legge, ma il fatto che ormai oggi non si legga più, che si tratti di carta o di uno schermo.

Impugnazioni

Senza troppo clamore il governo ha impugnato di fronte alla Consulta la legge regionale con cui, nel luglio scorso, l'Emilia-Romagna si era dotata di una legge sul fine vita dopo la storica sentenza della stessa Corte Costituzionale del 2019. I motivi del ricorso, dicono dal governo, stanno nel fatto che l'Emilia-Romagna non avrebbe utilizzato tutti i fondi destinati alle cure palliative messi a disposizione dallo Stato.

Questi i motivi ufficiali, ovviamente, i motivi reali stanno invece nel fatto che questo governo, come tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi 40 anni, oltre a non avere alcuna intenzione di regolare con una legge definitiva a livello nazionale la materia, cerca in tutti i modi di boicottare chi decide da sé di sopperire a questa non più tollerabile inerzia. Si deve soffrire perché, come diceva ironicamente Galimberti, la sofferenza è un viatico per il paradiso e una caparra per l'eternità.

venerdì 25 settembre 2026

El Mundo

Provo a riassumere per sommi capi, e per come l'ho capito io, lo scoop lanciato un paio di giorni fa da El Mundo. 

L'equivalente spagnolo del Corriere della Sera, quel Corriere della Sera che negli ultimi due decenni ha virato sempre più verso Novella 2000, ha lanciato la notizia del secolo: la Russia potrebbe colpire Italia, Francia e Spagna con droni Gerbera nascosti in container dislocati su navi mercantili a zonzo nel Mediterraneo. Corriere della Sera (il nostro), Repubblica e compagnia bella, ligi alla missione che si sono dati da anni di amplificare senza alcun motivo allarmismi e sensazionalismi, rilanciano a caratteri cubitali lo scoop, che in realtà non è che una fuga di notizie di intelligence mai verificate ufficialmente.

Questa mattina i nostri ministri della Difesa e degli Esteri hanno dichiarato di non saperne niente bollando lo scoop alla stregua di chiacchiere di comari di paese. Lo stesso hanno fatto la Commissione Europea e Macron. Ma il tono di Corriere, Repubblica ecc. era inequivocabile e perentorio: l'attacco da parte della Russia non è più questione di se ma solo di quando. In realtà non è totalmente da escludere che nell'ambito di quella che oggi viene chiamata guerra ibrida una cosa del genere possa accadere, ma va precisato che i droni di cui parla El Mundo, i Gerbera, sono droni economici, di disturbo, difficilmente in grado di fare danni importanti. Se usati, il loro scopo sarebbe più quello di provocare disagi (chiusura precauzionale di un porto o un aeroporto, titoli sui giornali, ritardi, pratiche assicurative ecc.) e di dimostrare l'esistenza di falle nella nostra capacità di intercettarli. Niente a che vedere con gli scenari apocalittici veicolati dalla fervida immaginazione (interessata) della Novella 2000 nostrana. Anche perché Putin è un criminale di guerra e un autocrate, ma non è stupido. Sa bene cosa comporterebbe un attacco come quello vagheggiato dal Corriere a un Paese Nato. 

Ma la propaganda sulla necessità di un riarmo contro un nemico immaginario, con conseguente sperpero di soldi in armi invece che in ospedali e scuole, non conosce né pause né riposi, lavora incessantemente. A questo proposito consiglio alla Russia, quella Russia che secondo Corriere e Repubblica già nel 2022 era pronta a partire lancia in resta alla conquista del territorio europeo fino a Lisbona, di darsi una mossa, di non indugiare ulteriormente, perché più passa il tempo senza che succeda niente e maggiori sono le probabilità che sempre più persone mangino la foglia.

giovedì 24 settembre 2026

Shantaram


Credo che il primo insegnamento di questo poderoso romanzo sia la differenza tra fare turismo e viaggiare. Fare turismo significa andare in vacanza per una o due settimane da qualche parte, vedere monumenti, imparare qualcosa della storia e delle consuetudini locali per poi tornare a casa e riprendere la vita di sempre. Viaggiare significa partire senza sapere quando si tornerà, a volte senza tornare più. Significa immergersi nella cultura di un luogo, viverla, farla propria, diventarne parte. È ciò che fa Gregory David Roberts, autore di questo splendido romanzo autobiografico, quando evade da un carcere di massima sicurezza in Australia e vola a Bombay.

È un romanzo lunghissimo - oltre 1200 pagine nella versione cartacea - complesso e stratificato, in cui dalla storia principale del protagonista si dipanano una miriade di altre storie. A tratti l'ho trovato prolisso, ridondante, e ammetto di aver fatto fatica ad andare avanti in alcuni punti. Ma queste poche difficoltà sono state ampiamente ripagate da descrizioni interessantissime della società indiana, così complessa, stridente e contraddittoria, e da innumerevoli speculazioni filosofiche sulla vita, sul dolore, su Dio. 

Tutto ruota attorno alla vicenda e alle molte vicissitudini di Roberts, soprannominato Shantaram - in lingua marathi "uomo di pace", o "uomo a cui Dio ha dato la pace". Nel romanzo è la madre del suo migliore amico indiano a dargli questo nome, perché lo vede tormentato e gli augura di ritrovare la pace.

È un romanzo che lascia le stesse sensazioni con cui si torna da un viaggio lungo: stanchezza, un po' di pesantezza, unite però alla consapevolezza di essere cambiati. Non è un libro che consiglierei a chi cerca una lettura leggera per le vacanze. È un libro che consiglierei a chi ha voglia di partire senza biglietto di ritorno.

martedì 22 settembre 2026

Tre mesi di Emma

Oggi la mia nipotina Emma compie tre mesi. È cambiata tanto rispetto a quando è nata. Incomincia a riconoscere le voci, sorride davvero e non solo per riflesso, riconosce le persone. Ma non è cambiata solo lei, sono cambiato anch'io, e molto. 

A volte forse non ci si pensa, ma il rapporto nonni-nipoti è molto diverso dal rapporto genitori-figli. Il rapporto genitori-figli è verticale, il genitore deve dire no, educare, mettere regole, preparare alla vita. L'amore del genitore è condizionato dal dovere di fare diventare i figli autonomi, è un tipo di amore che a volte, giocoforza, può risultare anche antipatico.

Il rapporto nonni-nipoti è invece orizzontale e di restituzione. I nonni non educano, amano, i "no" li hanno già detti i genitori (o almeno si spera). I nonni non hanno la pressione del futuro, non hanno ansia o fretta, hanno tempo. Un vecchio proverbio recita: I genitori danno le radici e le ali, i nonni dicono che qualunque posto i nipoti raggiungeranno con quelle ali, c'è sempre una casa dove tornare.

sabato 19 settembre 2026

Professoresse e remigrazione

La professoressa accoltellata da uno studente italiano e salvata da un altro studente originario del Congo, professoressa a cui va tutta la nostra solidarietà, dice di non vedere incoerenza tra il gesto del suo salvatore, che ha ringraziato, e le sue idee sulla remigrazione. Per come l'ha spiegata lei stessa nelle interviste dopo l'aggressione, per lei non c'è incongruenza perché tiene separati due livelli: quello personale (è grata al ragazzo congolese, dice che ha pieno diritto di vivere in Italia e che meriterebbe un riconoscimento) e quello politico (quando dice di essere per la remigrazione, intende una posizione di principio sulla gestione dell'immigrazione irregolare e non integrabile, non un giudizio su ogni singolo straniero presente in Italia).

A me, sinceramente, sembra una posizione piuttosto paracula. Se infatti si vede la remigrazione nell'accezione più estesa, cioè come progetto di rimpatrio anche di persone già integrate, con permesso, o addirittura di seconda generazione, allora il ragazzo che l'ha salvata rientrerebbe proprio tra le persone che dovrebbero partire, e quindi salvarle la vita e volerlo rimpatriare diventa giocoforza contraddittorio.

In ogni caso, quale che sia la posizione della professoressa (che nel suo profilo ha la foto di Almirante accompagnata dalla data della marcia su Roma), io vedo una incongruenza difficilmente sanabile nel fatto che una insegnante possa essere incline ad abbracciare certe idee. La cultura, in particolare quella umanistica, non dovrebbe rappresentare un argine naturale a queste derive?

venerdì 18 settembre 2026

Non è un libro horror


Chi non ha possibilità o voglia di andare al cinema a vedere Naza, può rimediare con questo. È in edicola da qualche giorno e descrive come Israele tratta i palestinesi dal 1967 a oggi. Non è una lettura facile, specialmente per chi ha una certa sensibilità. Tutto quello che Francesca Albanese scrive in questo terribile rapporto è rigorosamente documentato e supportato da indicazione delle fonti. Non è un romanzo horror (anche se sarebbe bello che lo fosse) e non è un saggio. È un rapporto ufficiale.

Francesca Albanese dal 2022 è relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. In questi anni, e tanto più dopo il 7 ottobre 2023, è stata tra le voci più lucide nel denunciare i crimini israeliani nella Striscia di Gaza e nella Cisgiordania, ed è stata la prima a usare la parola "genocidio", poi adottata anche dalle stesse Nazioni Unite. 

Albanese era stata sanzionata nell'estate del 2025 per le sue posizioni critiche contro le politiche di Israele e degli Stati Uniti e questo ha comportato per lei e la sua famiglia il congelamento dei fondi nel paese e il divieto di ingresso e di fare transazioni commerciali. I suoi familiari avevano fatto appello contro la decisione e il 13 maggio un giudice distrettuale aveva effettivamente concesso un'ingiunzione temporanea contro le sanzioni. L’amministrazione Trump però ha fatto appello e ora il nome di Francesca Albanese è tornato nella lista degli "specially designated nationals" (SDN) sul sito del dipartimento del Tesoro statunitense.

Cose che succedono quando si racconta lucidamente un genocidio indicando chiaramente i responsabili.

mercoledì 16 settembre 2026

Bollo e balle

Sono anziano e, come anziano, ho una certa fissa per vecchi arnesi come la semantica.

Nel post con cui Gioggia annuncia la sospensione del bollo per auto e moto, leggo: "…in Consiglio dei ministri abbiamo approvato l’abolizione del bollo…", "…una misura semplice e strutturale…", "…cancelliamo una delle tasse più odiate dagli italiani…". Ora, se l’italiano e la semantica hanno ancora un senso, qualche precisazione sarebbe necessaria.

Il provvedimento non abolisce il bollo auto in quanto tale: prevede per il 2027 un'esenzione dal pagamento per determinate categorie di veicoli, ma nel 2028 tornerà a essere dovuto. E allora perché chiamarla "abolizione" e perché parlare di "cancellazione"? Non contesto la misura in sé. A ridosso delle elezioni, del resto, interventi fiscali destinati a essere particolarmente visibili non sono una novità. Berlusconi lo fece con l’Imu, Renzi con gli 80 euro e altri governi hanno fatto operazioni analoghe. Contesto piuttosto il modo in cui la misura viene raccontata. Dire "abbiamo abolito il bollo" evoca qualcosa di molto diverso dal dire "abbiamo previsto per il 2027 un'esenzione dal pagamento del bollo per determinate categorie di veicoli".

Le parole hanno un senso, un significato. E quando, come in questo caso, le si scelgono in modo da far apparire permanente ciò che è limitato a un anno, la cosa mi fa sempre incavolare. Perché una cosa è fare una misura fiscale, un'altra è raccontarla. Poi, per carità, la propaganda politica campa di questo da sempre, si sa. Ma io sono affezionato ai vecchi arnesi.

Gregory David Roberts


Dopo le prime 200 pagine di Shantaram, il romanzo che ho iniziato ieri, mi sono chiesto: come fa un autore dal nome americaneggiante a conoscere in maniera così particolareggiata l'India e Bombay e a descriverle in modo così viscerale e partecipe? Ho approfondito un po' e ho scoperto che Roberts non è americano ma australiano (è nato a Melbourne) e la storia narrata nel libro è la sua, magari in certi punti un po' romanzata, ma è la sua storia. 

Negli anni '70, in seguito a problemi personali, Roberts divenne dipendente dall'eroina e compì una serie di rapine a mano armata per finanziarsi. Catturato e condannato a 19 anni, nel 1980 tentò una clamorosa evasione di prigione in pieno giorno e fuggì dall'Australia. Usando un passaporto falso si rifugiò in India, dove visse per circa dieci anni. Lì non fece il semplice turista: si stabilì in uno slum (una baraccopoli) dove allestì una clinica medica improvvisata per i residenti poveri, imparò il marathi e l'hindi, ed entrò in contatto con la mafia locale lavorando come falsario e contrabbandiere. 

Dopo essere stato catturato in Germania nel 1990 e riestradato in Australia per finire di scontare la pena, iniziò a scrivere Shantaram in carcere. Le guardie carcerarie gli distrussero il manoscritto per ben due volte, ma lui lo riscrisse da capo ogni volta finché, nel 2003, riuscì a darlo alle stampe diventando un caso letterario. È un tomo poderoso (la versione cartacea è di quasi 1300 pagine), ma è splendido. Almeno finora.

Colpirne uno

Antonio Tajani andrebbe fatto oggetto di studi accademici per capire come sia possibile che una persona dica una così elevata mole di fesser...