Il blog di Andrea
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
giovedì 21 maggio 2026
mercoledì 20 maggio 2026
Il fascismo non è mai morto
Un paio di anni fa Luciano Canfora ha pubblicato questo breve ma denso saggio, appena un'ottantina di pagine, in cui spiega perché il fascismo non è mai morto ed è vivo e vegeto ancora oggi. Ovviamente non si riferisce al fascismo degli omicidi, dello squadrismo, delle torture, del manganello e dell'olio di ricino, ma della mentalità e dell'ideologia che li sottendevano allora, mentalità e ideologia riconoscibili negli odierni atteggiamenti xenofobi di questo governo (il razzismo è il comune denominatore dei regimi fascisti sorti nel corso del tempo in molti Paesi), nei decreti legge liberticidi, nell'avversione alle domande dei giornalisti, nella delegittimazione dei poteri di controllo (magistratura, stampa, opposizione), nella costante creazione di un "nemico", che nel ventennio erano gli ebrei e oggi sono gli immigrati. Mentalità e ideologia ravvisabili anche nelle grottesche e imbarazzate arrampicate retoriche degli esponenti di questo governo in occasione di ricorrenze come 25 aprile, 2 agosto, 28 ottobre ecc.
Fascismo ancora vivo per stessa ammissione di alcune figure pubbliche provenienti da quella storia e quella militanza. Canfora cita un paio di esempi.
Il 23 ottobre 2022, nel discorso di investitura davanti alle Camere dopo aver vinto le elezioni, Giorgia Meloni disse: "Vengo da una storia politica che è stata spesso relegata ai margini della storia repubblicana."
Il 29 dicembre 2022, in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, Ignazio La Russa, attuale presidente del Senato, dichiarò: "Ho le mie idee e non le rinnego, nel Movimento Sociale Italiano ho militato a lungo."
Cito qui di seguito il commento di Luciano Canfora.
Delle due rivendicazioni è più ricca di contenuto la prima. Ognuno comprende che dire che il Movimento Sociale Italiano era «relegato ai margini della storia repubblicana» significa, al tempo stesso, deplorare tale «emarginazione», additarla come un fatto politico negativo, ma anche come un arbitrio. In quelle parole vi è dunque un giudizio negativo sull’intera vicenda dell’Italia repubblicana, per quanto attiene al neofascismo («emarginato»), cui solo l’arruolamento governativo sotto mutate spoglie (“Alleanza Nazionale”) dovuto al “liberale” Berlusconi (1994) poneva alfine rimedio e risarcimento.
È generalmente riconosciuto che rivendicare significa ribadire la positività: lo si dice, per lo più, in riferimento alle proprie scelte politiche, di vita, ecc. Dunque si tratta di un procedimento mentale che si colloca agli antipodi del ripensamento (o addirittura pentimento).
Anche la loro reiterata richiesta di una «riconciliazione» volta a chiudere la guerra civile del 1943-45 è indicativa della loro persistente fede. Si chiede infatti «riconciliazione» se si presuppone che siano sullo stesso piano (etico e anche politico) le parti a suo tempo in lotta e che si intende appunto “riconciliare” (altra cosa è l’amnistia, ma questa già ci fu).
Ecco, mi pare che non serva aggiungere molto. Ripeto, è un saggio molto agile ma molto ricco ed esaustivo. Ricordo che, in occasione della sua pubblicazione, Canfora tenne molte presentazioni pubbliche. Questa è una delle più interessanti.
martedì 19 maggio 2026
Dio di illusioni
Prima di leggere questo libro non conoscevo Donna Tartt. Ho cercato qualche notizia e ho scoperto che è una di quelle scrittrici "rare ma pesanti", nel senso che ha pubblicato solo 3 romanzi in 30 anni e tutti e 3 sono diventati bestseller e casi letterari. Scrive in modo molto lento e meticoloso e ogni frase è curata, l’atmosfera è densa, i personaggi sono ossessivi. Per questo i suoi libri hanno quella fama di essere "belli ma lunghi". È molto riservata. Non fa quasi mai interviste, non usa i social e fa passare mediamente 10 anni tra un libro e l’altro. È l'autrice de Il Cardellino, romanzo di cui ho sentito molto parlare ma che non ho (ancora) letto.
Dio di illusioni è un thriller psicologico atipico perché parte con un omicidio senza misteri, nel senso che già dalla prima pagina il lettore sa chi è la vittima e chi sono i colpevoli: un gruppo di studenti di greco antico in un college abbastanza isolato sui monti del Vermont. La prima parte del romanzo l'ho trovata coinvolgente, poi, progressivamente, subentra una certa "lentezza narrativa", specie quando si entra nella testa di questo gruppo di studenti ossessionati dal greco antico, tra feste esclusive, rituali dionisiaci e una morale che scivola via piano piano. Molto interessante e coinvolgente l’atmosfera del college innevato del Vermont (in più punti mi ha ricordato il celeberrimo Overlook Hotel di Shining), l’arroganza intellettuale e il senso di colpa che logora i protagonisti fino quasi a condurli all'autodistruzione (non sto spoilerando, gli autori del delitto sono indicati nelle prime pagine).Il punto debole? Forse la lunghezza. Le 600 pagine del romanzo contengono anche digressioni e dialoghi filosofici che rallentano inevitabilmente il ritmo, anche se a me non sono dispiaciuti. Ovviamente, chi cerca un thriller serrato e d'azione può tranquillamente saltare questo libro.
I tramonti di maggio
Leggendo questo post di Romina mi è venuto in mente che venerdi scorso avevo scattato alcune foto mentre camminavo di sera nelle campagne qui attorno a casa. Io sono un fotografo molto scarso, non ho alcuna dimestichezza con le macchine fotografiche, mi limito a qualche scatto con lo smartphone. Venerdì sera, però, ho scattato alcune foto che non mi sembrano male, forse perché c'era una luce particolare, boh, va' a capire. Non certo per merito mio né del mio datato smartphone, sono venute e basta.
domenica 17 maggio 2026
Il re degli sciacalli
sabato 16 maggio 2026
Il prezzo che paghiamo alla interconnessione
Stamattina La Stampa pubblica un elenco dei generi alimentari che sono aumentati di più (e che aumenteranno ancora) in seguito alla chiusura dello stretto di Hormuz, causato dell'aggressione dell'Iran da parte di Trump, e riflettevo su come sia possibile che il singolo atto (l'aggressione ad un Paese) di una singola persona (Trump) possa avere effetti su miliardi di altre persone sul pianeta. Forse abbiamo sbagliato qualcosa nel costruire un tale tipo di società.
Il mondo moderno è diventato profondamente interdipendente e energia, trasporti, finanza, catene alimentari, mercati agricoli, logistica sono tutti collegati su scala globale. Tutto molto bello, apparentemente. Ma basta una crisi in un punto strategico - guerra, sanzioni, blocchi commerciali, crisi energetica - perché gli effetti si propaghino rapidamente anche molto lontano. Allora, forse, non è tutto così bello.
Una delle grandi questioni della modernità, già messa in evidenza da filosofi e sociologi, è che le comodità e i vantaggi di questa interconnessione globale li paghiamo poi in termini di una sua maggiore fragilità strutturale. In tempi passati, neppure tanto lontani, le decisioni di un singolo impattavano nel bene o nel male al massimo su una comunità locale e il resto del mondo andava avanti tranquillamente. Oggi non è più così, e tutto questo genera giocoforza una sensazione di frustrazione e impotenza, perché l'esistenza di ognuno è vincolata a decisione lontanissime e incontrollabili.
Forse Edward Lorenz, quando negli anni '60 del secolo scorso postulò la teoria dell'Effetto farfalla ("Il battito d’ali di una farfalla in Brasile può provocare un tornado in Texas"), aveva già capito dove saremmo finiti.
venerdì 15 maggio 2026
La democrazia non esiste
Se tra i miei 32 lettori c'è qualcuno che si reca al seggio elettorale di malavoglia, magari pensando che in fondo votare non serva a niente e che la nostra sia una democrazia formale piuttosto che sostanziale, allora è meglio che eviti questo libro.
Si tratta infatti di un saggio provocatorio (lo si vede già dal titolo) in cui Piergiorgio Odifreddi mette in discussione l’idea di democrazia così come viene raccontata nelle società contemporanee. La sua tesi, semplificando molto, è che la "democrazia pura" praticamente non esista nella realtà. E non esiste perché i sistemi democratici sono per loro natura pieni di disuguaglianze, condizionamenti economici, manipolazioni mediatiche, limiti strutturali. Il potere, quindi, non viene esercitato attraverso i meccanismi democratici che tutti conosciamo, ma semmai da élite economiche, finanziarie, politiche, culturali, più che dal "popolo" in senso pieno. Ovviamente non sta dicendo che è meglio una dittatura, cerca solo di mostrare i limiti interni delle democrazie reali e la distanza tra ideale democratico e funzionamento concreto delle società moderne.
In questo libro Odifreddi, col suo stile matematico e logico, smantella pezzo per pezzo il mito del sistema perfetto, dimostrando come la volontà dei cittadini venga costantemente resa vana, filtrata e annacquata dagli stessi ingranaggi istituzionali. L'autore fa notare che il volere dei cittadini, prima di trasformarsi in azione, deve subire una serie di passaggi a maglie sempre più strette: viene filtrato dai partiti, dal parlamento, dal governo e infine dal presidente della Repubblica. A ogni singolo snodo, la distanza tra il popolo e il potere effettivo aumenta, riducendo il voto a una sorta di "cambiale in bianco a scadenza quinquiennale" priva di qualsiasi vincolo di mandato. Una volta espresso il voto, l'elettore rimane passivo e impotente per l'intera legislatura. Con esempi chiari e inoppugnabili l'autore mostra come, sul piano puramente teorico, le preferenze collettive vengano manipolate o distorte attraverso dinamiche che sono sotto gli occhi di tutti, come ad esempio l'avallo obbligato di candidati scelti dai segretari di partito, leggi truffa "maggioritarie" che consegnano il paese a minoranze elette, listini bloccati senza possibilità di scegliersi i propri candidati, "cambi di casacca" dei voltagabbana, che in parlamento finiscono per costituire l'unica vera maggioranza assoluta.
Molto interessante, tra gli altri, il capitolo sulla (finta) separazione dei poteri. La democrazia moderna, scrive l'autore, soffre infatti di un grave deficit strutturale nella suddetta separazione. Invece di avere un legislativo che fa le leggi e un esecutivo che le applica, si assiste ogni giorno a un ribaltamento sistematico, e il governo in carica non fa eccezione. In pratica, oggi è il governo che propone in prima persona le leggi dall'esterno, imponendole alle camere attraverso il ricatto, spesso reiterato, del voto di fiducia. Openpolis, ad esempio, ha calcolato che da ottobre 2022 il governo Meloni ha varato 130 decreti legge, una media di tre al mese, un numero maggiore di quasi tutti quelli precedenti, compresi il Conte II e il governo Draghi attivi nel periodo pandemico. In pratica siamo una repubblica parlamentare solo formalmente.
Il volume è ricco di esempi reali, tratti dalla vita politica nel nostro Paese a partire dal dopoguerra a oggi, con cui si dimostra l'imperfezione strutturale del sistema democratico. È un libro lucido, cinico al punto giusto e supportato da una ferrea logica, che toglie il velo di ipocrisia dai nostri rituali elettorali. Questo, ovviamente, non significa che si può smettere di andare a votare (col risultato poi di trovarsi al governo gentaglia come quella che abbiamo oggi); significa che è possibile andare a votare con un po' di consapevolezza in più.
giovedì 14 maggio 2026
Hantavirus
mercoledì 13 maggio 2026
Ieri e oggi
Ogni volta che spulcio la home page del Corriere della Sera non riesco a togliermi l'impressione che oggi sia diventato una specie di Novella 2000. È il fenomeno che molti critici chiamano "tabloidizzazione" del giornalismo serio. Vale la pena ricordare che nel corso della sua lunghissima storia sul quotidiano di via Solferino hanno scritto Pirandello, Montale, Buzzati, Pasolini, Calvino, Montanelli, Fallaci, Biagi. Un tempo il Corriere della Sera era il "notiziario ufficiale" della borghesia italiana e la gerarchia delle notizie era ferrea.
La politica era fatta di analisi, discorsi parlamentari e scenari internazionali. La vita privata dei politici era considerata irrilevante, quasi tabù, a meno che non avesse risvolti penali o istituzionali e il linguaggio era formale, asciutto, scritto per un pubblico che cercava comprensione dei fatti, non intrattenimento.
Oggi è diventato qualcos'altro e basta scorrere la prima pagina del suo sito per capirlo. Immagino che questo deterioramento della sua qualità sia andato di pari passi col deterioramento qualitativo della società italiana nel suo complesso.
lunedì 11 maggio 2026
La prima luce
Ho voluto provare a leggere questo libro perché sono argomenti affascinanti, ma per gran parte l'ho trovato molto difficile e fuori della mia portata. Credo che sia un testo indicato maggiormente per chi ha già le mani in pasta su questi argomenti. In ogni caso, uno degli argomenti che da sempre mi affascinano, e che l'autrice affronta esaustivamente, riguarda la finitezza della velocità della luce. Ciò comporta che più lontano riusciamo a guardare un oggetto, più indietro nel tempo lo vediamo. Se, ipoteticamente, un alieno ci osservasse da Andromeda non vedrebbe noi ma vedrebbe i nostri antenati australopitechi, vissuti grosso modo 2,5 milioni di anni fa.
Scrive l'autrice:
A causa della velocità finita della luce, più lontano osserviamo qualcosa, più indietro nel tempo lo stiamo vedendo. Quando osserviamo la superficie del Sole, l'eruzione solare che vediamo è già vecchia di otto minuti. Quando guardiamo una delle stelle più vicine a noi, Alfa Centauri, la luce che ci arriva ha più di quattro anni. Ciò che rende questo fatto stupefacente, per me, è che se la Terra fosse davvero osservata da ricercatori alieni nel sistema di Andromeda non ci starebbero vedendo fare un giro sull’ottovolante. Piuttosto, starebbero annotando che il terzo pianeta roccioso di questa stella ordinaria ospita specie come Paranthropus aethiopicus e Australopithecus africanus, arcaici rami ancestrali dell’essere umano vissuti più di 2,5 milioni di anni fa. Andromeda è così lontana che la vediamo com’era 2,5 milioni di anni fa, e viceversa. Man mano che la distanza aumenta, la luce diventa un portale per guardare indietro nel tempo.
Emma Chapman è una pluripremiata astrofisica britannica e ricercatrice della Royal Society presso l'Imperial College di Londra. È una delle massime esperte mondiali della cosiddetta "Era dell'Oscurità" (l'epoca precedente all'accensione delle prime stelle). In questo (difficile) saggio non si limita a elargire nozioni, ma spiega come leggere l'universo come un immenso libro di storia. Più i nostri telescopi diventano potenti, più diventiamo "archeologi cosmici", capaci di spingerci verso quel momento in cui le prime stelle hanno sconfitto il buio.
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