domenica 23 gennaio 2022

Numeri e spaccature

Naturalmente non è vero niente che "ho i numeri ma non voglio spaccare il paese". Molto più semplicemente, la campagna acquisti in parlamento portata avanti con affanno e ostinazione in queste ultime settimane non ha portato i risultati auspicati e, anche se ti chiami Berlusconi, alla fine davanti ai numeri ti devi arrendere. 

Non c'è alcun senso di responsabilità in tutto questo, né nessun desiderio di non voler spaccare il paese (tra l'altro, spaccare il paese con la dicotomia con me o contro di me è esattamente ciò che ha fatto scientemente nei lunghi anni del suo regno). È che lui è così: la menzogna e la mistificazione sono parte indissolubile del suo corredo genetico, e resteranno tali fino alla fine.

sabato 22 gennaio 2022

Non sopporto

Non sopporto le frasi "non si può morire così", "è inaccettabile" e simili, che puntualmente compaiono a patetico corredo di ogni tragedia come quella di Lorenzo. La trovo una retorica stucchevole, artificiale, puerile, priva di senso e significato, totalmente scollegata dalla realtà, una realtà dove invece si muore così da sempre e sempre si morirà così, perché il modo in cui abbiamo strutturato la società in cui viviamo ha come prezzo da pagare il fatto che si muoia così. 

Non sopporto i sentimentalismi ottusi, miopi, con cui ci si vuole forse autoconvincere che con una qualche forma di impegno si fermerà prima o poi questo dramma. Non è vero che c'è sempre soluzione a tutto, come siamo stati indottrinati a pensare; ci sono problemi che non hanno soluzione e occorre prenderne atto. Non è rassegnazione, la mia, è realismo.

(Sulla questione dell'alternanza scuola-lavoro taccio, perché poi mi sale il nervoso.)

La necessità del caso

 


Dopo la serendipità, di cui avevo parlato qui, la sincronicità. Ho letto questo libro su suggerimento di Giorgio, che me l'aveva segnalato tempo fa nei commenti a un post. A dire il vero, l'ho preso in mano con qualche timore, convinto che potesse rivelarsi troppo ostico per me; invece, in generale, l'ho trovato non dico semplice, specie in alcuni punti, ma quasi sempre comprensibile, e soprattutto interessante.

Che cos'è la sincronicità? Detto in poche parole, è un concetto che fu introdotto dallo psicanalista Carl Gustav Jung nel 1950 e che si basa sull'assunto che due eventi, non collegati tra loro da nessuna causa, accadendo simultaneamente creino un senso per la persona che ne è soggetta. Lo psicologo francese autore del libro, Jean-François Vézina, scrive: "Per quanto riguarda la realtà dei fenomeni psichici, la sincronicità è senza dubbio una delle idee più audaci di tutta l'opera di Jung, ma anche una delle più necessarie. Che cos'è in realtà la sincronicità? L'etimologia ci dà qualche informazione: sun-chronos, il tempo che "procede insieme", il tempo che coincide con se stesso. In altre parole si tratta di due avvenimenti non collegati da nulla secondo la causalità classica, ma che tuttavia, accadendo simultaneamente, creano un senso per la persone che li vive."

Il libro in questione prende principalmente in esame la sincronicità all'interno dell'ambito relazionale (perché abbiamo incontrato quella determinata persona? Perché proprio in quel particolare momento?), ma il concetto si estende naturalmente anche al di fuori, esaminando i motivi per cui un personaggio di un film, un libro, un accadimento qualsiasi della nostra vita varchi a un certo punto le porte della nostra esistenza. Quante volte, ad esempio, diciamo che il tal libro (film, opera musicale ecc.) ci ha cambiato la vita (sa il cielo quante volte lo dico anche io)? E a volte ce la cambia davvero, come successe ad esempio ad Abramo Lincoln.

Scrive Vézina: "Lincon, da giovane, non era molto ricco ed era destinato a una carriera manuale piuttosto che intellettuale. Un giorno incrociò però un perfetto sconosciuto che trasportava un misterioso barile. Lo sconosciuto, che non aveva di che mangiare e aveva bisogno di soldi, si rivolse a Lincoln per venderglielo. Il barile, apparentemente banalissimo, non interessava Lincoln, che comunque diede il suo ultimo dollaro allo sconosciuto perché potesse comprarsi qualcosa da mangiare. Arrivato a casa, Lincoln aprì il barile per scoprirvi, non senza sorpresa, una raccolta completa dei commenti di Blackstone [Commentaries on the laws of England, autorevole opera giuridica settecentesca di sir William Blackstone]. Quei fondamentali testi giuridici furono per Lincoln una sorta di 'sincronicità necessaria'; in effetti risvegliarono il suo interesse per quella disciplina e gli permisero di farsi una cultura prima di diventare presidente degli Stati uniti."

Il libro è molto interessante e ha una sua utilità, in primo luogo perché consente di conoscere qualcosa del pensiero di Jung, di cui io ero a digiuno; in secondo luogo perché mostra come una visione sincronistica della vita possa controbilanciare una sua visione esclusivamente razionale e meccanica (presente!). La sincronicità, come si premura di precisare l'autore, non è un concetto scientifico, allo stesso modo in cui non lo è il fatto che una farfalla che sbatte le ali a Pechino provochi un uragano a New York, anche se questa metafora, articolata dal matematico Edward Lorenz, ha la sua genesi in ambito scientifico. L'autore si augura che questo libro aiuti chi lo legge a intavolare un dialogo con l'ignoto che attraversa la vita di ognuno. Chissà... In ogni caso, si tratta di un libro molto interessante e istruttivo.

martedì 18 gennaio 2022

Berlusconi

Non so se l'abbandono di Berlusconi da parte di Salvini sia la pietra tombale sul sogno di quest'ultimo di sedere al soglio quirinalizio - con lui non è mai detta l'ultima parola. L'idea di Berlusconi al Quirinale, però, al di là del fatto che alla fine ci riesca o no, non deve stupire più di tanto, anche se a molti, me compreso, ripugna. Gli americani hanno avuto Trump, cosa dovrebbero dire?

Berlusconi, va ricordato, è stato il presidente del Consiglio più longevo dopo Mussolini, ha goduto, e in parte gode ancora, di un consenso diffuso, anche se magari non generalizzato, e milioni di italiani l'hanno votato convintamente. E quegli italiani se ne fregano del fatto che sia un puttaniere conclamato, che fino al 1994 abbia finanziato stabilmente e regolarmente Cosa nostra e tutto il resto. Berlusconi ha incarnato meglio di chiunque, ed è rimasto ineguagliato in questo, l'idea della politica usata per fini esclusivamente personali; ha incarnato l'idea che coi soldi si può fare ciò che si vuole: comprare sentenze, magistrati, parlamentari, giornali, consenso, sesso e tutto il resto.

E questa cosa, è ipocrita negarlo, piaceva e piace tutt'ora a un sacco di gente. Non è il Berlusconi al Quirinale che deve indignare, a mio parere; ciò che deve indignare, e da qui condurre a interrogarsi, è il contesto sociale e politico che ha permesso a un tizio del genere di stare nelle stanze dei bottoni per oltre vent'anni (e molte domande se le deve porre la sedicente sinistra degli ultimi cinque lustri, molto spesso silenziosa complice piuttosto che rumorosa avversaria).

Non credo che alla fine Berlusconi coroni questo suo ultimo sogno, ma le domande che tutti ci dovremmo porre restano.

Buchi di memoria

Non credo capiti solo a me di svegliarmi al mattino con in testa una canzone. Stamattina, in macchina, canticchiavo una vecchia canzone di Battiato. Non ne ricordo il titolo e non ho voglia di andarlo a cercare, ma ricordo il nome dell'album: Patriots (mi pare), che risale ai primi anni Ottanta. È una canzone con un testo abbastanza provocatorio, come del resto lo sono molti testi di Battiato. Il verso che canticchavo recita: "L'uomo è l'animale più domestico e più stupido che c'è..."
Mi verrà in mente.

lunedì 17 gennaio 2022

Ferrara

Ieri, complice la bella ma fredda giornata, abbiamo fatto una gita a Ferrara, città che non avevamo mai visitato (alcune foto sono qui). Mi hanno colpito alcune cose. La prima è l'elevato numero di panifici che costellano il centro storico, in un paio dei quali abbiamo naturalmente fatto delle incursioni; la seconda è l'altrettanto elevato numero di librerie. Ne ho contate parecchie, alcune indipendenti e altre appartenenti a catene come Mondadori, Giunti, Feltrinelli ecc. 

Curiosa e bella, questa cosa. Ne ho viste anche un paio che vendono libri usati. In una di queste, una piccola bottega, ho notato in vetrina una vecchissima edizione di Cujo e una copia male in arnese de Il signore degli anelli e ci ho lasciato gli occhi; se fosse stata aperta mi sarei fiondato dentro e li avrei comprati entrambi senza indugi.

Unico rammarico: la cattedrale in questo periodo è chiusa al pubblico per restauri e non l'abbiamo quindi potuta visitare. Ci siamo rifatti col bellissimo e spettacolare Castello Estense, visitandolo tutto, mostre interne comprese, e arrampicandoci su una delle sue quattro torri dopo aver salito 123 gradini. Una volta in cima, è possibile vedere una panoramica dall'alto dell'intera città, uno spettacolo che da solo merita il viaggio.



Mi è dispiaciuto non poter visitare la grande cattedrale di San Giorgio, ma ci tornerò.

domenica 16 gennaio 2022

Parabole discendenti

Da appassionato di scienza, confesso che mi dispiace molto vedere un premio Nobel per la medicina fare la fine che ha fatto Luc Montagnier. Ciò che mi rattrista non sono tanto le sue strampalate dichiarazioni sui vaccini anti-covid, cose talmente assurde che probabilmente anche Red Ronnie avrebbe qualche remora a esternare, o sull'aids; mi dispiace vedere uno scienziato che abdica al primo imperativo di ogni scienziato: mettere ciò che dichiara al vaglio della comunità scientifica per essere verificato.

Nessuno impedisce a Montagnier di esternare pubblicamente le cose che pensa, ma la scienza ha dei canoni di funzionamento precisi e rigorosi, e questi canoni prevedono l'obbligo, per ogni scienziato che pensa di aver scoperto qualcosa, di pubblicare su riviste scientifiche autorevoli ciò che pensa di avere scoperto, tutto questo al fine di mettere a disposizione della comunità scientifica il risultato dei suoi studi o dei suoi esperimenti per essere verificato. Se non si fa questo, e Luc Montagnier non lo fa, chiunque (Red Ronnie o Enrico Montesano compresi) può alzarsi la mattina, dire la prima stupidaggine che gli viene in mente e pretendere che venga assunta come verità scientifica.

No, non funziona così; soprattutto non funziona così per Luc Montagnier, considerato ormai un pària della comunità scientifica, che da scienziato sa benissimo cos'è il metodo scientifico e quali sono i suoi meccanismi. Non stupisce, a questo punto, che personaggi simili divengano idoli dei no-vax, dal momento che le sue dichiarazioni sono perfettamente in linea con le loro e vengono addirittura da un premio Nobel per la medicina (Montagnier è stato uno dei due scienziati che per primi, nel 1983, isolarono il virus che provoca l'aids). Ma non è così che funziona.

sabato 15 gennaio 2022

Melandri e il covid volontario

La vicenda ha fatto scalpore perché, a differenza di Djokovic (prima della diatriba sul suo ingresso in Australia non avevo la più pallida idea di chi fosse), Marco Melandri è un personaggio sportivo abbastanza celebre qui in Italia. In realtà, Melandri a parte, nel mondo delle persone comuni non toccate dal prestigio della notorietà l'idea di ammalarsi volontariamente di covid in modo da ottenere il green pass senza dover passare dal vaccino ha una certa diffusione. 

Poi, certo, nella maggior parte dei casi rimane a livello di idea, di tentazione intima che magari si tende a tenere per sé nel timore di venire etichettati come cretini, ma le cronache ci hanno spesso messo a conoscenza di un certo numero di casi reali. Per rendersene conto è sufficiente aprire Google e digitare "covid party". Da parte mia, era sinceramente difficile pensare che la stupidità umana potesse raggiungere tali estensioni, ma evidentemente aveva ragione Einstein quando la paragonava all'infinitezza dell'universo (c'è qualche dubbio sulla paternità ensteiniana di tale aforisma ma facciamo finta che).

Non credo ci sia molto da aggiungere. In realtà ci sarebbe tanto, ma forse non vale la pena.

mercoledì 12 gennaio 2022

Cacciari novello Socrate

Cacciari, sorprendendo un po' tutti, fa la terza dose di vaccino, giustificandosi col fatto che i filosofi obbediscono alle leggi anche se le ritengono folli, così come disse Socrate prima di bere la cicuta. Mi ha fatto venire in mente il Salvini dell'anno scorso, il quale, dopo aver lisciato per benino il pelo dei no-vax, senza troppo clamore è andato pure lui a vaccinarsi. 

Naturalmente Cacciari e Salvini non li metto sullo stesso piano; Cacciari è un filosofo con una bibliografia pressoché sterminata e una grande cultura, Salvini sa a malapena con cosa si è ingozzato la sera prima. Tuttavia può succedere che un grande filosofo e un grande cazzaro da bar possano, in determinati e specifici casi, essere accomunati dalla stessa paraculaggine.

martedì 11 gennaio 2022

Sull'informazione

"Non molto tempo fa, se volevate impadronirvi del potere politico in un paese, era sufficiente controllare l'esercito e la polizia. Oggi è solo nei paesi sottosviluppati che i generali fascisti, per fare un colpo di stato, usano ancora i carri armati. Basta che un paese abbia raggiunto un alto livello di industrializzazione perché il panorama cambi completamente: il giorno dopo la caduta di Chruščëv i direttori della Pravda, della Izvestija e delle catene radiotelevisive sono stati sostituiti; nessun movimento nell'esercito. Oggi un paese appartiene a chi controlla le comunicazioni.
Se la lezione della storia non sembra convincente, possiamo ricorrere all'aiuto della finzione, che - come insegnava Aristotele - è assai più verosimile della realtà. Si vedano tre film americani apparsi negli anni scorsi: Seven Days in May, Dr. Strangelove e Fail Safe. Tutti e tre concernevano la possibilità di un colpo di mano militare contro il governo degli Stati Uniti. In tutti e tre i film i militari non cercavano di controllare il paese attraverso la violenza armata, ma attraverso il controllo di telegrafo, telefono, radio e televisione. 
Non sto dicendo cose nuove: ormai non solo gli studiosi della comunicazione, ma anche il grande pubblico sta avvertendo di vivere nell'Era della Comunicazione. Come ha suggerito il professor McLuhan la informazione non è più uno strumento per produrre beni economici, ma è diventato esso stesso il principale dei beni. La comunicazione si è trasformata in industria pesante. Quando il potere economico passa da chi ha in mano i mezzi di produzione a chi ha in mano i mezzi di informazione che possono determinare il controllo dei mezzi di produzione, anche il problema dell'alienazione cambia significato. Di fronte all'ombra di una rete comunicativa che si stende ad abbracciare l'universo, ogni cittadino del mondo diventa membro di un nuovo proletariato. Ma a questo proletariato nessun manifesto rivoluzionario potrebbe lanciare l'appello 'Proletari di tutto i mondo unitevi!' Perché, anche quando i mezzi di comunicazione, in quanto mezzi di produzione, cambiassero padrone, la situazione di soggezione non muterebbe. Al limite è lecito sospettare che i mezzi di comunicazione sarebbero mezzi alienanti anche se appartenessero alla comunità.
Ciò che rende temibile il giornale non è (almeno: non è soltanto) la forza economica e politica che lo dirige. Il giornale come mezzo di condizionamento dell'opinione è già definito quando nascono le prime gazzette. Quando qualcuno deve scrivere ogni giorno tante notizie quante ne permette lo spazio a disposizione, in modo che siano leggibili da una udienza di gusti, classe sociale, istruzione diversi, su tutto il territorio nazionale, la libertà di chi scrive è già finita: i contenuti del messaggio dipenderanno non dall'autore ma dalle determinazioni tecniche e sociologiche del medium.
Di tutto questo si erano accorti da gran tempo i critici più severi della cultura di massa, che avevano affermato: 'I mezzi di massa non trasportano ideologie: sono essi stessi una ideologia'. Questa posizione, che in un mio libro ho definito 'apocalittica', sottintende questo altro argomento: non importa cosa direte attraverso i canali di comunicazione di massa; nel momento in cui il ricettore è attorniato da una serie di comunicazioni che gli arrivano da vari canali, contemporaneamente, in una data forma, la natura di queste informazioni ha pochissimo rilievo. Ciò che conta è il bombardamento graduale e uniforme dell'informazione, dove i contenuti diversi si livellano e perdono le loro differenze." [...]

Umberto Eco - L'era della Comunicazione - 1967

Numeri e spaccature

Naturalmente non è vero niente che "ho i numeri ma non voglio spaccare il paese". Molto più semplicemente, la campagna acquisti in...