lunedì 3 agosto 2026

Valditara e il burqa

Quando ho letto la proposta di proibire il burqa nelle scuole, partorita dal dimenticabile ministro Valditara, la prima domanda che mi sono posto è stata: esistono ragazze che vanno a scuola col burqa? Se sì, quante sono? Non si sa. Ho fatto qualche ricerca ma non ho trovato niente, dal momento che dati ufficiali, comprensibilmente, non ne esistono. L'unico caso che ho trovato, balzato agli onori delle cronache, risale a più di un anno fa e riguarda cinque ragazze di una scuola di Monfalcone. Ho provato a chiedere anche a mia figlia maggiore, educatrice in una scuola media e in una superiore, ma pure lei non ne ha mai viste.

La seconda domanda che mi sono posto è stata: la scuola non ha problemi più gravi da risolvere, prima della proibizione del burqa? Mi riferisco ad esempio alle disuguaglianze territoriali, al dramma della dispersione scolastica, alla mancanza di competenze di base che regolarmente emergono dagli Invalsi, allo stato drammatico dell'edilizia scolastica (strutture fatiscenti, carenza di certificazioni antisismiche, strutturali ecc.), stipendi degli insegnanti inferiori alla media rispetto a molti Paesi europei, precariato prolungato, carico burocratico crescente, difficoltà nel gestire classi-pollaio sempre più numerose ed eterogenee, carenza di insegnanti di sostegno specializzati, continui cambi di docente, difficoltà nell'inclusione degli studenti con bisogni educativi speciali, e si potrebbe continuare.

Ecco, di fronte a questo sfacelo, uno dei ministri dell'Istruzione più imbarazzanti della storia repubblicana parte lancia in resta per risolvere il problema più grave che secondo lui affligge la scuola italiana: alcune decine (forse) di studentesse che indossano il burqua.

(A scanso di equivoci preciso che il burqua non piace neppure a me, ma non è questo il punto. Il punto è un ministro che di fronte alla montagna di problemi che grava sulla scuola italiana, sceglie di fare una battaglia esclusivamente ideologica, identitaria e politica, che non risolverà nessuno dei problemi veri che affliggono la scuola.)

Se in Italia entrassero 34 milioni di persone in 24 ore

34 milioni di persone in 24 ore è l'esempio che ha utilizzato Simone Guida, dello splendido canale di divulgazione Nova Lectio, per cercare di spiegare ciò che è successo a Ceuta. Il bravissimo divulgatore è riuscito, con un video abbastanza improvvisato e breve ma estremamente chiaro, a dipanare un po' la complessità delle cause del dramma umanitario nell'enclave spagnola in Marocco. Sono rimasto sorpreso dalla enorme e ramificata serie di intrighi, accordi, ricatti, pressioni tra nazioni che hanno dato il via all'invasione della piccola città spagnola.

Allo stesso tempo non posso non provare sconforto nel prendere atto che - succede ormai da parecchi anni - i migranti sono diventati mezzi, merce di scambio nei contenziosi internazionali; persone ormai completamente disumanizzate, oggetti, i cui drammi personali scivolano via nella più completa indifferenza: contano solo come strumento di pressione nelle diatribe tra Paesi.

Ma contano anche come strumenti su cui imbastire della cinica propaganda politica, come dimostra la ridicola, stupida e inutile decisione del governo italiano di sospendere il trattato di Schengen per un mese, di cui fa cenno il divulgatore nel video. Se qualcuno desidera approfondire, il video è qui.

domenica 2 agosto 2026

Immagini da Ceuta



Alcune immagini da Ceuta. Due soldati spagnoli consolano un ragazzino marocchino che è riuscito a raggiungere la spiaggia e un militare della Guardia Civil prende in braccio e porta in salvo un neonato. Due immagini - ce ne sono tantissime come queste - che non vedrete nel giornalame fasciorazzista di destra. Perché il giornalame e i politici fasciorazzisti di destra devono cavalcare la paura per guadagnare consenso politico e distrarre l'attenzione dai disastri provocati da quattro anni di governo fallimentare, e il perseguimento di questo obiettivo passa necessariamente per la criminalizzazione dello straniero e la creazione di un nemico.

Compito tutto sommato abbastanza facile in un paese come il nostro: invecchiato, pauroso, rancoroso, impoverito, generalmente ignorante e governato dalla pancia e dalle pulsioni.

Storie noiose


Una volta Daniel E. Lieberman chiese allo scrittore Jonathan Safran Foer, autore del libro Possiamo salvare il mondo prima di cena: "Perché è così difficile mobilitare le persone sul clima?" Risposta: "Perché non è una buona storia, è astratta. Procede in maniera incrementale: che suspense c'è nella calotta artica che si scioglie? È letteralmente la cosa più noiosa del mondo. E tende alla ripetitività: quante volte, ormai, abbiamo sentito ripetere 'le peggiori inondazioni degli ultimi cento anni'? Ogni anno. E senza una buona storia non convinci nessuno. Era vero 5000 anni fa e resta vero oggi. Bisogna reinventare il modo in cui lo raccontiamo." 

A questo va aggiunta una affermazione di qualche tempo fa del premio Nobel Daniel Kahneman: "Nessuno ha mai preso una decisione a causa di un numero. C’è sempre bisogno di una storia." 

Mi sono venuti in mente Safran Foer e Kahneman leggendo la continua sequela di titoli dove si continua a dire che il tale giorno/mese/anno è il più caldo di tutti i precedenti. Non perché non sia vero. È certamente vero, ma occorre tenere presente che il riscaldamento globale non aumenta con progressività regolare, ma irregolare. Per capirlo occorre immaginare un escursionista che cammini verso la vetta di una montagna: la direzione procede ovviamente da un livello altimetrico basso a uno alto, ma il percorso non è tutto in salita, ci sono curve, avvallamenti, salite, discese, che possono essere più o meno ripide. Quindi, in linea d'aria si sale, ma il percorso reale sale e scende. Il riscaldamento climatico procede allo stesso modo.

Ecco perché il tipo di comunicazione basata sul giorno/mese/anno sempre più caldo dei precedenti può apparire a tratti fuorviante (e in parte lo è) e non serve a fare cambiare idea ai negazionisti: non è una storia avvincente, e purtroppo la mente umana è programmata per essere sensibile alle storie che contengono suspense, non a quelle noiose e ripetitive.

sabato 1 agosto 2026

Lonesome Dove



Alcuni critici hanno sostenuto che se nella vita si vuole leggere un solo romanzo western, deve essere questo. Ambientato tra il 1876 e il 1877, pochi anni dopo la fine della Guerra di Secessione americana, questo poderoso romanzo si svolge in un'epoca di passaggio: il Texas è ormai parte degli Stati Uniti, la ferrovia avanza lentamente verso Ovest, ma vaste regioni del Paese sono ancora selvagge. La storia prende spunto da un fenomeno realmente esistito: le grandi "cattle drives", le interminabili migrazioni di mandrie dal Texas verso gli Stati del nord, dove il bestiame aveva un valore molto più elevato. Erano viaggi di migliaia di chilometri che duravano mesi, in cui i protagonisti affrontavano fiumi in piena, tempeste, siccità, predoni, malattie e una natura spesso ostile. McMurtry ricostruisce quel mondo con una accuratezza in cui tutto pare autentico: la durezza della vita, il senso di precarietà, le immense distese delle Grandi Pianure e, insieme, quella sensazione di libertà assoluta che solo la frontiera poteva offrire.

La vicenda narrata nel libro ha inizio a Lonesome Dove, un minuscolo paese immaginario al confine tra Texas e Messico. Qui vivono Augustus "Gus" McCrae e Woodrow Call, due ex Texas Ranger ormai convertiti al commercio di bestiame. Gus trascorre le giornate tra un bicchiere di whiskey e una partita a carte, mentre Call lavora senza sosta, incapace di restare fermo. Quando ricompare il vecchio compagno d'armi Jake Spoon con il racconto dei pascoli sconfinati del Montana, nasce l'idea: radunare una mandria, attraversare le Grandi Pianure e fondare il primo ranch oltre lo Yellowstone. Da qui prende forma un'epopea che coinvolge cowboy esperti e ragazzi alle prime armi, prostitute, cacciatori di bisonti, trapper, sceriffi, giocatori d'azzardo, indiani e fuorilegge.

La caratterizzazione dei personaggi, più che le avventure raccontate, sono ciò che realmente dà forza al tutto. Augustus McCrae è spiritoso, intelligente, ironico. Capace di affrontare con leggerezza anche le situazioni più drammatiche, sembra appartenere a quella categoria di eroi che vengono immaginati invincibili. Poi, però, McMurtry ricorda che il West non fa sconti a nessuno. Basta una ferita, un'infezione, un imprevisto perché anche l'eroe più carismatico scopra la propria fragilità. Woodrow Call è invece agli antipodi: silenzioso, severo, incapace di esprimere i propri sentimenti, vive quasi esclusivamente attraverso il senso del dovere. L'amicizia tra lui e Gus è uno dei fili conduttori del romanzo.

Durante la lettura mi è capitato più volte di pensare che Lonesome Dove fosse una sorta di Signore degli Anelli ambientato nel West per la valenza epico del racconto. È un lungo viaggio che attraversa paesaggi immensi, durante il quale i personaggi cambiano, crescono, soffrono e affrontano perdite. È uno di quei romanzi in cui il viaggio conta molto più della destinazione. Viene in mente il Fabrizio De André di "per la sola ragione del viaggio, viaggiare". 

La storia editoriale del romanzo è singolare, ho scoperto approfondendo un po' la sua storia. All'inizio degli anni Settanta il regista Peter Bogdanovich voleva realizzare un film in omaggio a John Ford, con John Wayne, James Stewart e Henry Fonda come protagonisti. Larry McMurtry scrisse il copione, ma il progetto non andò mai in porto. Da quel copione nacque, molti anni dopo, Lonesome Dove, che venne pubblicato nel 1985 e vinse del Premio Pulitzer per la narrativa. Il romanzo viene oggi considerato da molti il più grande western mai scritto. Non ricordo di aver mai letto altri western, ma ho pochi dubbi sul fatto che sia così.

Ceuta e fake news

Repubblica ha messo in fila quattro tra le maggiori bufale partorite da esponenti di questo governo già nei minuti successivi alle immagini della crisi umanitaria di Ceuta, quando ancora non era chiaro cosa realmente stesse succedendo, né erano chiare le cause e le implicazioni. A partire dalla presidente del Consiglio più dimenticabile della storia repubblicana, giù giù fino al più dimenticabile e imbarazzante esponente di questa sciagurata compagine di governo (Tajani su tutti), è stato tutto un turbinio di dichiarazioni tra l'assurdo e l'inconcepibile, messe in campo con l'unico scopo di sfruttare politicamente l'ennesimo dramma migratorio. Nessuna attesa, nessuna analisi preventiva, nessun approfondimento, nessuna riflessione, solo il desiderio di speculare e sciacallare sul dramma. Nient'altro.

Nonostante gli anni e nonostante questo governo abbia fatto capire fin dal primo giorno del suo insediamento che il suo agire non sarebbe mai stato improntato alla soluzione reale dei problemi, quanto alla pura propaganda, ancora mi stupisco dei livelli infimi di beceraggine, ignoranza e sguaiatezza che è in grado di raggiungere.

In tutto questo, oltretutto, non ho ancora sentito e letto da nessuno, eccetto che da Pedro Sanchez, una parola di umanità relativamente alla vicenda. Questa massa di disperati che comprende anche donne, anziani, madri coi propri figli, ragazzi che hanno come unica colpa quella di provare a sopravvivere o anche solo di cercare un futuro migliore, viene unicamente vista come un problema geopolitico, un fattore destabilizzante potenzialmente in grado di mettere a rischio i nostri privilegi, la nostra ricchezza e la nostra rendita di posizione spesso conquistata sulla loro pelle. Non una parola su questo. D'altra parte veniamo da decenni di propaganda basata sulla criminalizzazione dello straniero o comunque del "diverso" per stato sociale, orientamento sessuale, politico. Il cinismo imperante viene per gran parte da qui.

giovedì 30 luglio 2026

Due Kit Carson

Cose che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un personaggio realmente esistito. Ma andiamo con ordine.

Nella parte finale del ciclopico romanzo Lonesome Dove, di Larry McMurtry, in un dialogo tra alcuni dei protagonisti a un certo punto viene citato, quasi di striscio, un Texas Ranger di nome Kit Carson. Siccome quando ero ragazzino leggevo vagonate di Tex Willer, quel nome non poteva non riportarmi al Kit Carson compagno e amico di Tex Willer. Lì per lì ho pensato: forse Larry McMurtry ha deciso di citare Kit Carson come omaggio al compagno brontolone di Willer, o magari proprio al fumetto di Tex Willer. 

Dal momento che sono curioso, ho chiesto qualche info a ChatGPT, la quale mi ha spiegato che esistono appunto due Kit Carson: il pard di Tex Willer e il Kit Carson in carne e ossa. Il Kit Carson in carne e ossa (1809-1868) è stato esploratore, trapper, guida, cacciatore nonché ufficiale dell'esercito statunitense e una delle figure più leggendarie, ma realmente esistite, della conquista del West, al pari di Buffalo Bill o Wild Bill Hickok. Già quando era in vita era diventato una celebrità grazie ai dime novels, i romanzi popolari dell'epoca. Quando, nel 1948, Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini crearono Tex Willer, decisero di affiancargli proprio Kit Carson, trasformandolo in un ranger più anziano, ironico e brontolone. Quindi il Kit Carson di Tex è sì un personaggio di fantasia, ma ispirato all'uomo realmente esistito, e quando McMurtry cita Kit Carson non sta facendo un riferimento al fumetto, sta semplicemente inserendo nella narrazione uno dei personaggi storici più famosi del West.



Kit Carson reale



Kit Carson personaggio dei fumetti

Ecco, io 'sta cosa non la sapevo e mi ha divertito e sorpreso, ma mi ha creato anche un po' di disappunto: tanti di anni di lettura di Tex, da giovane, senza aver mai saputo la storia di Kit Carson. Vabbe', meglio tardi che mai :-)

mercoledì 29 luglio 2026

Taglio accise per i fessi

A proposito della riduzione delle accise sul gasolio, 17 centesimi al litro per 9 giorni partendo da oggi, giova ricordare che questo governo di scappati di casa ha vinto le elezioni, nel 2022, con la promessa solenne di togliere le accise sui carburanti. Non diminuire, ridimensionare, limare, rivedere: TOGLIERE! Dappertutto, in rete, sono ancora in bella vista i video propagandistici della signora che urla e del felpato con cui i due ridicoli soggetti promettevano solennemente di togliere 'ste benedette accise una volta al governo. Tra i video più spassosi (si fa per dire) c'è quello di Meloni che va al distributore con 50 euro in mano e quando sta per consegnarli al benzinaio si gira a favore di telecamera e dice che solo una parte minoritaria di quei 50 euro copre il costo del carburante, il resto sono tasse, e che non è giusto che lo Stato si prenda tutti 'sti soldi e che una volta che saremo al governo e blablabla.

Quello di Salvini è, se possibile, ancora più esilarante. Si vede lui con occhiali da intellettuale e lavagnetta alle spalle, tipo insegnante di liceo, che con un pennarello tira una una riga su ogni tassa che grava sui carburanti: disastro del Vajont, terremoto in Irpinia, guerra in Abissinia (sì, guerra in Abissinia!) ecc., dicendo che se gli diamo fiducia tutte queste tasse spariranno. 

Bene, sono passati quattro anni, cioè hanno avuto quattro anni di tempo per togliere le accise sui carburanti che avevano promesso di togliere e quelle accise sono ancora lì. Pure aumentate. Perché sono ancora lì? Perché se si tolgono le accise sui carburanti crolla lo Stato, ok? E questa cosa loro la sapevano benissimo quando facevano quelle promesse irrealizzabili, ma le hanno fatte lo stesso perché sapevano che il numero di fessi che abbocca alla prima panzana che gli si racconta è elevatissimo. E infatti hanno poi vinto le elezioni. Ovviamente questa è solo una delle innumerevoli promesse che avevano fatto e che sono poi rimaste lettera morta.

Quindi oggi, dopo quattro anni, le accise sui carburanti sono ancora tutte lì, però ci hanno tolto 17 centesimi al litro per 9 giorni e solo sul gasolio, la benzina può continuare a veleggiare indisturbata sopra i 2 euro, chi se ne frega? In fondo, al popolino basta dare il contentino ed è soddisfatto così. Tanto sanno benissimo che al prossimo voto basterà tirare fuori dal cilindro qualche altra panzana e la rielezione sarà assicurata.

Si continua nel silenzio

Non ne parla più nessuno, ma ciò non significa che lo sterminio dei palestinesi sia terminato e che le violenze, le prevaricazioni, gli omicidi e i soprusi dei coloni israeliani in Cisgiordania, simpaticamente definiti "escursionisti" dai telegiornali di regime, siano terminati.

Si smette semplicemente di parlarne.

lunedì 27 luglio 2026

Sole e melanoma (e bufale)

A me ciò che interesserebbe sapere, riguardo alla vicenda della oncologa Debora Rasio, che sui social ha pubblicato un video in cui afferma che non è l'esposizione al sole a provocare il melanoma ma le creme solari, è se la dottoressa Rasio ha letto quello studio ma non l'ha capito, oppure l'ha letto, l'ha capito ma ha deciso comunque di cambiarne il significato.

Non è una questione da poco. Quel video ha avuto solo su facebook più di un milione di visualizzazioni e contiene pericolose (per la salute) falsità. Debora Rasio, oltretutto, che mi pare sia spesso presente anche in televisione, non è una delle tante influencer senza arte né parte che infestano i social, ma è regolarmente iscritta all'ordine dei medici e vanta un curriculum scientifico e accademico di tutto rispetto.

Ora, non è la prima volta che singole personalità scientifiche, in qualsiasi ambito, vanno contro corrente rispetto a ciò che è assodato dalla quasi totalità degli scienziati, ma quando accade la cosa disturba e infastidisce. Specie se, come in questo caso, si tratta di concetti da sempre evidenti e conosciuti anche da chi esperto non è.

Valditara e il burqa

Quando ho letto la proposta di proibire il burqa nelle scuole, partorita dal dimenticabile ministro Valditara, la prima domanda che mi sono...