mercoledì 4 febbraio 2026

Tutto è funzionale al Sì

Ho vissuto, e ne ho scritto parecchio su queste pagine, l'epopea berlusconiana, ma pure in quell'epoca infausta non ricordo livelli di malafede, inganno e mistificazione come quelli che vediamo (li vedono tutti?) oggi. Questi mentono su tutto. Checché ne dicano Meloni e soci, il referendum del prossimo marzo non sarà indifferente per l'andamento del governo, e loro lo sanno bene. È questo il motivo della asfissiante campagna di menzogne che a social e media unificati quotidianamente propinano alla gente.

L'ultima menzogna l'ha pronunciata Salvini, sciacallando sugli scontri di Torino di sabato scorso per fare campagna per il Sì. Il messaggio lanciato è surreale: se vincerà il Sì niente più scarcerazione facili. Tutto questo ben sapendo che l'istituto della custodia cautelare c'entra con la separazione delle funzioni e il raddoppio del CSM come uno stracchino con la ferrovia. Come dimenticare poi la signora urlante, quando l'estate scorsa dal palco del Meeting strillò che se vincerà il Sì non ci saranno più casi Garlasco? (Ne avevo scritto qui.) Falso anche quello. Ogni vicenda giudiziaria che sale agli onori della cronaca viene strumentalizzata per delegittimare la magistratura e fare credere che se vincerà il Sì tutti i problemi della giustizia si risolveranno. Falso.

Purtroppo vinceranno i Sì. Sono largamente in vantaggio e i quesiti sono troppo tecnici per essere compresi da chi andrà a votarli, quindi la stragrande maggioranza dei votanti voterà a partire da basi ideologiche e identitarie. Di pancia, in pratica. La potenza di fuoco mistificatoria (TV, giornali, social) a disposizione di questo governo farà il resto.

Rotture

La rottura tra il peggiore politico della storia repubblicana e l'ex generale della Folgore folgorato sulla via della Lega, in un Paese mediamente serio sarebbe inserita in qualche trafiletto a pagine 28. Da noi conquista fior di prime pagine sui più blasonati media del panorama (dis)informativo e lunghi e articolati dibattiti nei talk show, con tanto di approfondimenti, dietrologie, scenari futuri, implicazioni, prospettive. Anche da questo si capisce il baratro in cui siamo precipitati.

martedì 3 febbraio 2026

La Portalettere



Così, a memoria, credo che questo sia uno dei romanzi sull'emancipazione femminile e sul coraggio più belli che abbia mai letto. 

Carlo è un figlio del sud, del Salento. Dopo aver trascorso un periodo della sua giovinezza al nord, in Liguria, ha finalmente la possibilità di tornare a casa, nel suo paese di origine: Lizzanello, nel leccese. Con lui c'è sua moglie, Anna, conosciuta e sposata in Liguria. In un caldo giorno di giugno del 1934, Carlo e Anna scendono dalla corriera nella piazza principale di Lizzanello. 

Carlo è contento di essere tornato a casa, di riabbracciare suo fratello e la sua famiglia. Anna invece capisce subito di essere arrivata in un posto che non le appartiene, che le è estraneo, che inizialmente non comprende. Nel paesino di poche migliaia di anime viene subito da tutti chiamata "la forestiera". Anna è coltissima, ha studiato, non va in chiesa, è libera, determinata, dice ciò che pensa e fa ciò che vuole fare senza chiedere il permesso agli uomini, e deve farsi strada in mondo conservatore dominato dai pregiudizi, dalla superstizione, dall'ignoranza, dagli uomini e da rigidi codici sociali. 

È un romanzo in cui l'emancipazione femminile e il riscatto sociale sono racchiusi in una cornice narrativa dove si intrecciano le storie di due famiglie, quella di Carlo e quella di suo fratello Antonio. Sullo sfondo, le vicende della Seconda guerra mondiale. Splendido.

lunedì 2 febbraio 2026

È tentato omicidio (lo dice il governo)

All'indomani degli scontri di Torino, la signora urlante ha immediatamente vergato sui suoi social un vibrante post di condanna di quanto accaduto, in particolare riguardo all'aggressione e pestaggio del poliziotto da parte di un gruppo di delinquenti. Fin qui niente di male, la solidarietà nei confronti del poliziotto è sacrosanta e unanime. Nel post, però, la signora urlante, che io sapevo avere la maturità alberghiera e non una laurea in giurisprudenza, si spinge oltre. Ecco cosa scrive:


Chiaro, no? La signora con la maturità alberghiera ha già capito qual è il tipo di reato che si è configurato e ha già intimato alla magistratura, evidentemente non in grado di valutare da sé cosa fare, di procedere per tentato omicidio, cosa che a detta di numerosi avvocati penalisti non sta né in cielo né in terra. Non perché il fatto non sia grave, ma perché il diritto e l'emotività stanno su due piani diversi e nell'aggressione del poliziotto il tentato omicidio non c'entra niente, tanto è vero che delle tre persone fermate solo una è stata indagata per lesioni gravi, gli altri per il reato di devastazione. 

Ora, in un Paese mediamente normale, un capo di governo che spieghi alla magistratura cosa fare (la magistratura è l'ordine che esercita il potere giudiziario, il governo il potere esecutivo e i due poteri sono separati: credo lo insegnino già alle scuole medie) sarebbe quanto meno invitato a tacere e a occuparsi delle cose di cui ha una qualche competenza (poche, nel caso della signora urlante), ma siamo in Italia ed è noto che ognuno, capi di governo compresi, può fare e dire quello che gli pare. E poi, col referendum alle porte, come lasciarsi sfuggire l'ennesima occasione per un altro po' di propaganda anti-magistratura?

domenica 1 febbraio 2026

Del Vecchio junior

Incuriosito da vari commenti trovati in rete, ho fatto il sacrificio di ascoltare una parte della puntata di Otto e Mezzo in cui Lilli Gruber intervista Leonardo Maria Del Vecchio, erede di Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica. Il ricco rampollo è attualmente possessore di un capitale (ereditato) stimato in oltre 7 miliardi di dollari. Ecco, dopo averlo sentito parlare per una ventina di minuti (di più non ce l'ho fatta), sono giunto alla deduzione che se non avesse avuto la fortuna di nascere nella famiglia in cui è nato, probabilmente sarebbe stato uno dei tanti giovanotti che per sfangarla avrebbe dovuto un po' arrangiarsi con quello che c'è in giro.

Non è una critica, la mia, sia chiaro, e non ce l'ho assolutamente col ricco ragazzotto con l'eloquio un po' problematico e infarcito di banalità. È solo una deduzione mia che non avrà mai la possibilità di essere verificata. Quindi vale quello che vale.

Letture di gennaio

Nel mese di gennaio appena concluso ho letto più di quanto mi sarei aspettato, probabilmente anche perché ho dato un grosso taglio a Facebook e al suo "rumore" inutile, e parte delle ore che sprecavo (letteralmente) a scrollare compulsivamente le pagine del social di Zuckerberg le ho riversate nelle pagine dei libri. Guadagnandoci in tutti i sensi.












sabato 31 gennaio 2026

Razzismo e Noismo


Questo saggio si può definire come una epica cavalcata tra i significati della parola "noi" e i modi in cui si definiscono le appartenenze identitarie che stanno alla base delle gerarchie, dei sistemi politici, religiosi e ideologici. Non dice cose "nuove" in senso stretto, ma costringe a spostare il punto di osservazione: dal razzismo come ideologia esplicita al noismo come meccanismo profondo, quasi strutturale, con cui gli esseri umani costruiscono un “noi” e, insieme, un “altro”.

Uno degli aspetti più interessanti è l’idea che il noismo non riguardi solo l’etnia o la biologia. Religioni e ideologie sono state e sono potentissimi dispositivi di appartenenza ed esclusione. Ogni volta che un "noi" diventa oggetto di difesa, espansione o conquista, il confine tende a irrigidirsi e l’altro smette di essere semplicemente diverso: diventa una minaccia o un’entità inferiore. Luca Cavalli-Sforza, uno dei maggiori genetisti e antropologi italiani, morto alcuni anni fa, è particolarmente efficace quando inserisce questi meccanismi in una prospettiva evolutiva. Per gran parte della sua storia, Homo Sapiens, finché è rimasto cacciatore-raccoglitore, ha cercato di espandersi riducendo i conflitti. È con l’agricoltura, la proprietà e l’accumulazione che il “noi” diventa qualcosa da proteggere o imporre; da qui la caduta del noismo legato a cause biologiche in favore di una risposta a condizioni materiali.

Questo è anche il punto di partenza della decostruzione di un altro mito molto radicato: quello della presunta superiorità europea. I due autori mostrano - niente che non fosse già noto, in realtà - come la conquista di interi continenti e lo sterminio di popolazioni millenarie non abbiano nulla a che fare con l’intelligenza, ma con vantaggi geografici, ecologici ed epidemiologici. Anche in questo caso, il noismo funziona come narrazione giustificativa a posteriori.

Colpisce molto anche l’analisi dei processi di disumanizzazione. Dai conquistadores spagnoli convinti che gli indigeni non avessero un’anima, fino ai resoconti di Colombo che definiscono gli indios per ciò che "non hanno", emerge un meccanismo ricorrente: l’altro viene descritto per privazione. È difficile non riconoscere, in questo schema, lo stesso gesto con cui la tradizione occidentale ha separato l’uomo dall’animale. Ed è altrettanto difficile non vedere come questi meccanismi, adattati all'epoca contemporanea, tendano a ripetersi. Nella Shoah gli ebrei erano definiti bacilli, ratti, parassiti, quindi non umani, quindi eliminabili; nel genocidio armeno gli armeni venivano definiti traditori interni, corpo estraneo allo Stato, elemento corruttivo: la deumanizzazione passava attraverso la loro criminalizzazione; nel genocidio del Rwanda i tutsi venivano equiparati agli scarafaggi, quindi la loro eliminazione era inquadrata come atto di igiene sociale, e si potrebbe continuare con la Cambogia dei Khmer Rossi, la pulizia etnica nei Balcani degli anni '90: stesse dinamiche basate sulla deumanizzazione del nemico.

Un altro merito del libro è quello di rifiutare ogni comoda proiezione del male altrove. La violenza sulle donne, ad esempio, non viene letta solo come problema dei fondamentalismi contemporanei, ma come una costante storica che attraversa anche la cultura occidentale. A questo proposito scrivono gli autori: "Per secoli l’Europa antica e medioevale ha praticato la lapidazione degli assassini, delle adultere e delle prostitute. La violenza sulla donna - capro espiatorio, contenitore dell’impuro la cui messa a morte purifica la società - non interroga solo i regimi fondamentalisti odierni, ma tutta la nostra cultura, fin dall’inizio. D’altra parte, quello che viene chiamato «femminicidio» continua in molti luoghi del mondo, incluso il civile Occidente, dove la morte violenta di una donna per mano di un uomo è paradossalmente accolta ogni volta come inaudita. Le donne vengono uccise prevalentemente in casa, quello che dovrebbe essere il luogo piú sicuro, da figli, mariti, ex amanti e padri."

Razzismo e Noismo non offre soluzioni né consolazioni, si limita a mostrare semmai come l’esclusione non sia un incidente della civiltà, ma uno dei suoi dispositivi ricorrenti. E la domanda che resta, alla fine, non è se siamo razzisti, anche se in definitiva è un testo che toglie ogni alibi al razzismo, ma quando, perché e a quale prezzo abbiamo bisogno di un “noi”.

La blasfemia


Come fa notare la giurista Vitalba Azzollini, il termine blasfemia indica "un'espressione, verbale o scritta, irriverente, ingiuriosa o dissacrante nei confronti della divinità, dei santi o di quanto è considerato sacro e religioso". Dal che si deduce che il ministro Nordio o non è al corrente del significato del termine che ha utilizzato, oppure ne è al corrente ma considera la riforma che porta il suo nome alla stregua di un testo sacro, e magari considera se stesso una divinità (da questi qui ci si può aspettare di tutto).

Poi, certo, nel linguaggio corrente il termine viene a volte utilizzato nell'accezione intesa da Nordio, ma se tu ti trovi nell'Aula Magna della Corte di Cassazione alla presenza del Capo dello Stato, magari certe espressioni le lasci fuori dalla porta. 

venerdì 30 gennaio 2026

Alle origini del barbaro

Abbiamo visto che lo schiavo, nell’antichità, è colui che viene da fuori, lo straniero, il barbaro: chi ha linguaggio e costumi diversi, ed è perciò inferiore, posto in condizione di servaggio. I greci giudicavano chiunque non facesse parte del mondo ellenico, e di conseguenza non parlasse il greco, come impossibilitato a esprimersi, se non emettendo balbettii o suoni aspri, inintelligibili. La ripetizione sillabica bar-bar , da cui deriva la parola barbaro, è infatti l’imitazione fonetica della balbuzie, se non addirittura di un latrare animalesco. È l’onomatopea che designa chi, avendo usi, costumi, pratiche religiose e legami sociali diversi, è straniero. Tutto ciò che era diverso, in sostanza, era barbaro agli occhi dei greci che, se anche non avevano raggiunto l’unità politica delle città-stato, si consideravano una comunità proprio in virtú della lingua: erano ellenofoni.

Ecco, l'origine della parola barbaro non la conoscevo, l'ho scoperta oggi leggendo questo splendido saggio.

Hundred year longer

Tramite Il blog dell'Alligatore sono venuto a conoscenza di questo struggente pezzo di Billy Bragg, un cantautore che ho amato molto nella mia giovinezza. Lo ripubblico qui per ricordare che, anche se non ne parla più nessuno, lo sterminio dei palestinesi è ancora in corso. Il calo di attenzione mediatica è dovuto a un fenomeno chiamato compassion fatigue (stanchezza della compassione), che si verifica quando l'attenzione del pubblico e dei media cala per mancanza di novità clamorose o improvvise.

In realtà la situazione sul campo è ancora drammatica. I rapporti delle Nazioni Unite e delle principali ONG continuano a descrivere una situazione di carestia imminente, collasso del sistema sanitario e un numero di vittime civili che continua a salire, mentre nel frattempo Israele ha riconosciuto - aveva sempre negato che l'entità dell'orrore avesse cifre simili - la sostanziale correttezza del conteggio dei morti stilato da vari organismi internazionali in più di tre anni di sterminio sistematico.

Ma adesso è il momento di Minneapolis, fino a quando passerà anche lui.


Tutto è funzionale al Sì

Ho vissuto, e ne ho scritto parecchio su queste pagine, l'epopea berlusconiana, ma pure in quell'epoca infausta non ricordo livelli ...