Un paio di anni fa Luciano Canfora ha pubblicato questo breve ma denso saggio, appena un'ottantina di pagine, in cui spiega perché il fascismo non è mai morto ed è vivo e vegeto ancora oggi. Ovviamente non si riferisce al fascismo degli omicidi, dello squadrismo, delle torture, del manganello e dell'olio di ricino, ma della mentalità e dell'ideologia che li sottendevano allora, mentalità e ideologia riconoscibili negli odierni atteggiamenti xenofobi di questo governo (il razzismo è il comune denominatore dei regimi fascisti sorti nel corso del tempo in molti Paesi), nei decreti legge liberticidi, nell'avversione alle domande dei giornalisti, nella delegittimazione dei poteri di controllo (magistratura, stampa, opposizione), nella costante creazione di un "nemico", che nel ventennio erano gli ebrei e oggi sono gli immigrati. Mentalità e ideologia ravvisabili anche nelle grottesche e imbarazzate arrampicate retoriche degli esponenti di questo governo in occasione di ricorrenze come 25 aprile, 2 agosto, 28 ottobre ecc.
Fascismo ancora vivo per stessa ammissione di alcune figure pubbliche provenienti da quella storia e quella militanza. Canfora cita un paio di esempi.
Il 23 ottobre 2022, nel discorso di investitura davanti alle Camere dopo aver vinto le elezioni, Giorgia Meloni disse: "Vengo da una storia politica che è stata spesso relegata ai margini della storia repubblicana."
Il 29 dicembre 2022, in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, Ignazio La Russa, attuale presidente del Senato, dichiarò: "Ho le mie idee e non le rinnego, nel Movimento Sociale Italiano ho militato a lungo."
Cito qui di seguito il commento di Luciano Canfora.
Delle due rivendicazioni è più ricca di contenuto la prima. Ognuno comprende che dire che il Movimento Sociale Italiano era «relegato ai margini della storia repubblicana» significa, al tempo stesso, deplorare tale «emarginazione», additarla come un fatto politico negativo, ma anche come un arbitrio. In quelle parole vi è dunque un giudizio negativo sull’intera vicenda dell’Italia repubblicana, per quanto attiene al neofascismo («emarginato»), cui solo l’arruolamento governativo sotto mutate spoglie (“Alleanza Nazionale”) dovuto al “liberale” Berlusconi (1994) poneva alfine rimedio e risarcimento.
È generalmente riconosciuto che rivendicare significa ribadire la positività: lo si dice, per lo più, in riferimento alle proprie scelte politiche, di vita, ecc. Dunque si tratta di un procedimento mentale che si colloca agli antipodi del ripensamento (o addirittura pentimento).
Anche la loro reiterata richiesta di una «riconciliazione» volta a chiudere la guerra civile del 1943-45 è indicativa della loro persistente fede. Si chiede infatti «riconciliazione» se si presuppone che siano sullo stesso piano (etico e anche politico) le parti a suo tempo in lotta e che si intende appunto “riconciliare” (altra cosa è l’amnistia, ma questa già ci fu).
Ecco, mi pare che non serva aggiungere molto. Ripeto, è un saggio molto agile ma molto ricco ed esaustivo. Ricordo che, in occasione della sua pubblicazione, Canfora tenne molte presentazioni pubbliche. Questa è una delle più interessanti.









