Chi non ha possibilità o voglia di andare al cinema a vedere Naza, può rimediare con questo. È in edicola da qualche giorno e descrive come Israele tratta i palestinesi dal 1967 a oggi. Non è una lettura facile, specialmente per chi ha una certa sensibilità. Tutto quello che Francesca Albanese scrive in questo terribile rapporto è rigorosamente documentato e supportato da indicazione delle fonti. Non è un romanzo horror (anche se sarebbe bello che lo fosse) e non è un saggio. È un rapporto ufficiale.
Francesca Albanese dal 2022 è relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. In questi anni, e tanto più dopo il 7 ottobre 2023, è stata tra le voci più lucide nel denunciare i crimini israeliani nella Striscia di Gaza e nella Cisgiordania, ed è stata la prima a usare la parola "genocidio", poi adottata anche dalle stesse Nazioni Unite.
Albanese era stata sanzionata nell'estate del 2025 per le sue posizioni critiche contro le politiche di Israele e degli Stati Uniti e questo ha comportato per lei e la sua famiglia il congelamento dei fondi nel paese e il divieto di ingresso e di fare transazioni commerciali. I suoi familiari avevano fatto appello contro la decisione e il 13 maggio un giudice distrettuale aveva effettivamente concesso un'ingiunzione temporanea contro le sanzioni. L’amministrazione Trump però ha fatto appello e ora il nome di Francesca Albanese è tornato nella lista degli "specially designated nationals" (SDN) sul sito del dipartimento del Tesoro statunitense.
Cose che succedono quando si racconta lucidamente un genocidio indicando chiaramente i responsabili.







