Era da tempo che avevo in programma di leggere questo saggio di Giacomo Moro Mauretto, il biologo che sta dietro il bellissimo canale Youtube Entropy for life, e finalmente ho potuto leggerlo. Se l'obiettivo di Mauretto era quello di fare chiarezza nel caos di informazioni (e spesso di sensi di colpa) che riguardano l'ecologia e l'ambientalismo, ci è riuscito perfettamente.
A cominciare dal titolo, volutamente provocatorio, che già indica la direzione che intende prendere l'autore: smontare l'ambientalismo da inutili romanticherie e simbolismi. È un testo interamente basato sui dati scientifici, sui numeri, non su slogan. L'ambientalismo che Mauretto mette in discussione è quello appunto fatto di infantili semplificazioni nei confronti di tematiche che invece, per loro natura, sono estremamente complesse.
Quante volte abbiamo sentito, ad esempio, che per compensare le emissioni di CO2 nell'atmosfera bisogna piantare tanti alberi? È un'immagine che piace, che fa breccia, ma che ha molto di idealistico e ben poco di utile. Quali alberi? Quanti? Dove? Siamo tutti persuasi che riforestare sia la soluzione a ogni male. Il libro spiega perché la piantumazione indiscriminata può essere inutile o addirittura dannosa per gli ecosistemi locali se non gestita con criteri ecologici rigorosi. Un albero non è un credito di carbonio universale. In linea di principio è vero che piante e alberi assorbono CO2, ma con molti distinguo. Non tutti gli alberi la assorbono allo stesso modo, e soprattutto non lo fanno per tutta la loro vita. La capacità di "trasformare" anidride carbonica in ossigeno è legata alla fase di crescita: una volta raggiunta la maturità, il bilancio cambia, e in determinate condizioni può persino invertirsi. Insomma, il meccanismo è molto più complesso di quanto suggerisca la versione da slogan.
Un altro esempio di cui probabilmente tutti abbiamo sentito parlare riguarda il problema della scomparsa delle api. Mauretto chiarisce che l'ape mellifera (quella da miele) è quasi un animale da allevamento e non è affatto a rischio estinzione. Il vero problema riguarda invece gli impollinatori selvatici e la perdita di biodiversità, un tema molto più complesso del semplice "salviamo le api".
C'è poi il tema del consumo di carne. È vero che, in linea generale, consumare carne è dannoso per la salute e l'allevamento degli animali allo scopo di produrre carne ha impatti molto rilevanti sul consumo di suolo, di acqua e in termini di emissioni globali, ma ci sono molti distinguo da fare perché i tipi di carne sono diversi (rosse, bianche, lavorate ecc.) e non impattano tutte allo stesso modo sulla salute e sull'ambiente. Un allevamento intensivo di pollame destinato alla produzione di carni bianche, ad esempio, è molto meno climalterante in termini di emissioni rispetto a un allevamento estensivo di bovini, oppure a grandi estensioni di terreno per la produzione di soia. Il problema è complesso, articolato, ricco di sfaccettature.
Mauretto fa proprio questo: spiega quali sono le azioni che pesano davvero sul pianeta e quali sono invece gocce nel mare che servono a poco se non inserite in un cambiamento sistemico. Ciò che rende questo libro estremamente interessante, oltre al fatto di approfondire temi come alimentazione, energia, trasporti, conservazione della biodiversità, è il coraggio di sfatare molti luoghi comuni sull'ecologia e di sfidare alcuni dei pilastri dell'ambientalismo più mediatico, più "pop". Non per spirito di contrarietà, ma con la forza dei dati scientifici. Se questi argomenti vi interessano, questa lettura è imprescindibile.













