venerdì 11 settembre 2026

Tutta la vita che resta


Questo è il romanzo di esordio di Roberta Recchia ed è stato un caso editoriale nel 2024. Mi è piaciuto tantissimo, l'ho trovato a tratti commovente e struggente. 

Siamo nella Roma degli anni '50, nella bottega di sor Ettore, dove Marisa e Stelvio si innamorano. Sembrano una di quelle coppie dei film in bianco e nero, tipo La dolce vita, di Fellini. Tutto questo fino a quando la loro vita non viene spezzata dopo che la figlia sedicenne Betta viene uccisa sul litorale laziale.

Mi è piacito come l'autrice racconta non solo il lutto ma il silenzio che viene dopo. Quell'affetto che sparisce, la vergogna, i pregiudizi di un'indagine che giudica la vittima perché "troppo esuberante", preludio del famoso e triste "un po' se l'è cercata" molto in voga ancora oggi. Notevole anche la figura di Miriam, la cugina timida che quella notte era lì con Betta e che porta da sola il peso di una violenza indicibile e di un segreto che si trasforma in un macigno.

È un romanzo doloroso e durissimo ma mai morboso. Si intravede una luce con l'entrata in scena di Leo. Non è solo un giallo, è una storia sulla forza dei legami, sulla cura e su cosa resta dopo uno strappo così grande. Molto bello.

mercoledì 9 settembre 2026

Ninna nà per Emma :-)

Quando ero giovinetto frequentavo la parrocchia e ricordo con simpatia un prete, don Giancarlo, che era fissato col movimento dei Focolarini di Chiara Lubich. Questo movimento cattolico, con qualche tratto un po' settario, aveva al suo interno un gruppo musicale che si chiamava Genrosso. Tecnicamente erano musicisti molto bravi e negli anni '80 e '90 ebbero un certo successo anche fuori dall'ambiente ecclesiastico. Pure a me piacevano e qui in casa dovrei ancora avere da qualche parte alcuni loro dischi e musicassette.

Stamattina, al lavoro, per qualche oscuro motivo ho cominciato a fischiettare una loro vecchia canzone: Ninna nà, che avevo completamente dimenticato, e ho pensato che sarà una di quelle che suonerò alla mia nipotina Emma tra qualche mese :-)


martedì 8 settembre 2026

Aggiornamento dell'orrore


Un'inchiesta ONU dello scorso luglio, ovviamente non riportata dai media mainstream, ha aggiornato il numero dei bambini uccisi e feriti da Israele a Gaza, numeri confermati dall'UNICEF. Secondo la Commissione, tra l'ottobre 2023 e l'ottobre 2025 le forze israeliane hanno ucciso più di 20.000 bambini palestinesi e ne hanno feriti oltre 44.000. Le indagini dell'UNICEF dicono inoltre che, a febbraio 2026, il bilancio delle vittime a Gaza era salito a 21.289 bambini uccisi e 44.500 feriti. Save The Children ha calcolato che dal 7 ottobre 2023, giorno di inizio dello sterminio dei palestinesi, 10 bambini al giorno si sono visti amputare uno o più arti. Lisa Doughten, direttrice dell'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, ha dichiarato recentemente: "Gaza ospita la più grande coorte di bambini amputati della storia moderna".

"Secondo un’analisi di Oxfam, pubblicata il 1° ottobre e che include le guerre in Iraq e Siria, nell’ultimo anno a Gaza sono state uccise dall’esercito israeliano più donne e bambini che in qualsiasi altro conflitto degli ultimi due decenni. Israele sta conducendo una guerra contro i bambini, ha detto a The Lancet Juliette Touma, portavoce dell’UN Relief and Works Agency for Palestine (UNRWA), nominata per il premio Nobel per la pace di quest’anno. 'Nessun bambino dovrebbe assistere a ciò che hanno visto e non ci sono le parole giuste per descrivere ciò che sta accadendo e il loro livello di trauma', ha detto. 'I colleghi piangono quando ci dicono che non possono proteggere i loro figli e altri dicono che preferirebbero morire. Abbiamo perso 228 colleghi, il numero più alto di personale ONU ucciso in un singolo conflitto, compresi dottori e infermieri'. Per chiarezza, questi dati sono riferiti solo ai bambini. Le vittime totali non si sa con certezza quante siano, si stima un numero superiore alle 100.000, mentre Oxfam stima che almeno 50.000 palestinesi siano attualmente sepolti sotto le macerie. 

Nessuno ne parla, anche se questo sterminio sta avvenendo nell'epoca dei social. L'Europa tace, l'Italia tace, tutti si girano dall'altra parte. Israele, stato terrorista e genocidario, continua a fare ciò che vuole senza che nessuno fiati e senza nessuno che proponga di comminare qualche sanzione. Guai! Sono nostri amici, non si toccano. Dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina alla Russia sono stati comminati 22 pacchetti di sanzioni, a Israele 0. Vietato disturbare.

lunedì 7 settembre 2026

AfD

I titoli dei giornali raccontano l'exploit di AfD in Sassonia-Anhalt col tono con cui si descrive un terremoto inaspettato o un meteorite piovuto dal cielo, facendo finta di ignorare che di inaspettato non c'è proprio niente. AfD aveva già preso il 30,6% alle regionali di settembre 2024, quasi lo stesso risultato della CDU, ed era già all'epoca il primo partito votato dai giovani uomini. E non regge nemmeno più il racconto del suo successo solo a est, dal momento che anche in land dell'ovest come Baden-Württenberg e Renania-Palatinato viaggia abbondantemente sopra il 20% (vedi elezioni del 2025).

Comunque mi pare che le cause che hanno portato al suo dilagare siano più o meno chiare, meno chiaro è capire cosa fare adesso.

domenica 6 settembre 2026

Senza patria

Ieri sera ho sfidato la calura asfissiante e sono andato a un concerto degli Aironi Bianchi, una cover band dei Nomadi con un certo seguito qui in Emilia-Romagna ma anche fuori. Tra le tante canzoni proposte, una a cui sono particolarmente legato è Senza patria. Fu pubblicata nel 1990 all'interno dello splendido album Solo Nomadi ed è ispirata a un fatto storico poco o niente conosciuto: l'invasione della Carnia da parte dei cosacchi. 



La canzone prende le mosse da un romanzo storico di Carlo Sgorlon che nel 1986 vinse lo Strega e che racconta appunto quei fatti: L'armata dei fiumi perduti, che io lessi anni fa. Augusto Daolio, il compianto e mai dimenticato leader e cofondatore dei Nomadi, lesse questo libro e ne restò folgorato.




Brevemente, ecco la storia.

Durante la guerra civile russa i cosacchi, fedelissimi dello Zar, erano nemici giurati dei bolscevichi. Quando Hitler invase l'URSS nel 1941 nella famosa Operazione Barbarossa, molti di loro (non solo cosacchi del Don, Kuban e Terek, ma anche caucasici, osseti, mongoli) si arruolarono coi tedeschi pensando che i nazisti li avrebbero aiutati a battere Stalin e a tornare a casa. Ma il fronte crollò e nell'estate 1944 iniziarono la ritirata con tutto al seguito: mogli, bambini, vecchi, cavalli, persino cammelli. I cosacchi erano in totale circa 30.000 persone ma i tedeschi non seppero dove metterli. Il comandante delle SS a Trieste, Odilo Globocnik, ebbe quindi l'idea di usarli come truppa anti-partigiana in Carnia. La zona era appena stata liberata dai partigiani (la famosa Repubblica libera della Carnia) e bisognava riconquistarla. Nacque così l'Operazione Ataman: 50 treni merci portarono tutti in Friuli con la promessa di una nuova patria. Occuparono Tolmezzo, Verzegnis, Cavazzo, Trasaghis. I cosacchi si installarono con la forza nelle case, nelle scuole, requisirono cibo e letti. La convivenza fu durissima: per i carnici fu come un'invasione barbarica. L'arcivescovo di Udine li definì "flagello di Dio". Ci furono furti, incendi, violenze sistematiche contro le donne, usate come arma di terrore per dividere la popolazione dai partigiani. Però Sgorlon, nel suo libro, ha avuto il merito di raccontare anche l'altra faccia: i cosacchi furono a loro volta un popolo senza patria, sradicato, strumentalizzato, che credette davvero di aver trovato una terra promessa.

Il 2 maggio 1945, sapendo che gli inglesi stavano arrivando, scapparono tutti verso l'Austria attraverso il Passo di Monte Croce Carnico. Il 9 maggio si arresero agli inglesi a Lienz. E qui avvenne il tradimento finale: in base agli accordi di Yalta, gli inglesi li consegnarono ai sovietici e Stalin li considerò traditori. Finirono nei gulag, nei processi sommari, nelle fucilazioni. Si stima che solo la metà di quei 30.000 sopravvisse. Da qui il nome che i Nomadi diedero alla canzone: Senza patria. Una canzone che, per interpretazione estensiva di significato, utilizza questa pagina drammatica di storia per parlare di tutti quelli che covano sogni e si ritrovano senza terra, senza radici.

A volte si discute di cosa sia la musica oggi e di cosa fosse la musica della mia generazione. Credo che storie come questa illustrino come meglio non si potrebbe questa differenza.


sabato 5 settembre 2026

It e AI

A un certo punto di It si parla di una misteriosa casetta al numero 29 di Neibolt Street, a Derry, casetta in cui Bill e Richie stanno per entrare. L'ho immaginata in un certo modo seguendo la descrizione fatta da King, poi ho provato a dare in pasto la descrizione a Meta AI chiedendole di creare un'immagine della casa.




Devo dire che io e Meta AI non avremmo potuto immaginarla più diversamente.

(E niente, ogni tanto qua si cazzeggia con l'IA :-)

giovedì 3 settembre 2026

Fine vita in Veneto

Il Veneto è la quarta regione in Italia a dotarsi di una legge che regoli il fine vita dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna. A differenza di queste, è la prima regione governata dal centrodestra a farlo. Mi è capitato di ascoltare un brano dell'intervento con cui Zaia ha accompagnato l'approvazione della legge in consiglio regionale: condivisibile dalla prima all'ultima parola. 

Disprezzo profondamente la lega fin da quando nacque, ma devo ammettere che a volte tracce di intelligenza si possono scovare nei posti più impensati.

mercoledì 2 settembre 2026

Nonni e omosessualità


Uno dei concetti più interessanti che ho trovato finora in questo splendido saggio (lo sto leggendo in questi giorni) è la cosiddetta "Ipotesi della nonna". Di che si tratta?

L'autore del libro, Edward O. Wilson, che è stato uno dei più importanti e influenti biologi e divulgatori scientifici del Novecento e del XXI secolo, spiega che dal punto di vista dell'evoluzione la menopausa delle donne è ancora per gran parte un enigma. Se, infatti, l'imperativo biologico darwiniano è riprodursi, perché in alcune specie le femmine hanno una sorta di orologio interno che ferma l'ovulazione e spegne il sistema riproduttivo? 

Tra le ipotesi avanzate da Wilson e generalmente accettate dalla comunità scientifica c'è appunto quella della nonna, che riguarda pochissime specie: gli esseri umani e alcuni cetacei. Spiega Wilson che, paradossalmente, la rinuncia alla riproduzione diretta non è un difetto, ma un vantaggio per la specie e per il gruppo. Le femmine più anziane, bloccando la riproduzione, non competono con le proprie figlie per le risorse ma mettono la loro enorme esperienza al servizio della comunità.
L'autore cita alcuni studi scientifici, condotti sulle orche, dove si dimostra che i cuccioli di orca che hanno una nonna in vita hanno tassi di sopravvivenza nettamente superiori, specialmente durante i periodi di scarsità di cibo. Le nonne, infatti, guidano il branco, ricordano dove trovare il cibo e accudiscono i piccoli mentre i genitori cacciano. Questo perché l'evoluzione non premia solo l'egoismo del singolo individuo che si riproduce, ma premia la cooperazione di gruppo. La presenza di individui che rinunciano alla propria riproduzione per aiutare la sopravvivenza dei propri parenti è un vantaggio molto forte per la specie.

Senza andare a scomodare i cetacei, basta guardare ciò che accade tra noi esseri umani: le famiglie che possono contare su nonni in salute che riescono a prendersi cura dei nipoti fanno mediamente piu figli. Oltre al discorso sui motivi dell'esistenza della menopausa, c'è un capitolo interessantissimo sull'omosessualità analizzata dal punto di vista biologico, evolutivo e sociologico, dove si prendono in esame i vantaggi per la specie (lo so, darwinianamente sembra un paradosso simile a quello della menopausa) di questo orientamento sessuale.

Mi riservo di farlo leggere a Vannacci semmai un giorno dovessi incontrarlo.

lunedì 31 agosto 2026

Dibba

Alessandro Di Battista è stato deputato per i Cinquestelle dal 2013 al 2018. Dal 7 maggio 2013 al 20 luglio 2015 ha ricoperto invece il ruolo di vicepresidente della Commissione Affari esteri e comunitari della Camera. Nel novembre 2017, quando annunciò che non si sarebbe ricandidato alle politiche del 2018, Di Battista affermò esplicitamente che si trattava di una scelta personale e non di una rottura con il Movimento. Disse che avrebbe continuato a fare politica, ma "fuori dai palazzi" perché voleva tornare a una vita più normale e dedicarsi alla famiglia, specie dopo la nascita del suo primo figlio, Andrea. Aveva già annunciato l'intenzione di non ricandidarsi per un secondo mandato da deputato nel 2014 ed è stato coerente (merce rara nella politica di oggi). 

Nel 2019 gli fu proposta la candidatura alle Europee: rifiutò nuovamente, spiegando in maniera molto coerente (di nuovo) con la scelta del 2017 che non voleva andare a Bruxelles.

Nel 2017 Di Battista non lasciò il Parlamento perché fosse in rotta con il M5S: scelse volontariamente di non ricandidarsi perché voleva dedicarsi alla famiglia, alla scrittura e a una forma di attività politica fuori dalle istituzioni. Il vero distacco politico dal M5S arriverà più tardi, con la partecipazione del Movimento al governo Draghi nel 2021.

Di Battista può piacere o non piacere, ma gli vanno riconosciute una passione politica e una coerenza che ce ne fossero, oggi.

domenica 30 agosto 2026

Comunicazione politica

Credo che una lezione la vicenda Bonaccini la possa insegnare - una lezione ovvia, ma tant'è -: la comunicazione politica, oggi, nell'era dei social media, è completamente diversa dalla comunicazione politica dell'era precedente. 

Nell'era precedente, l'intervista a Bonaccini sarebbe stata pubblicata su un giornale e i lettori l'avrebbero letta integralmente. Leggendola integralmente, il senso di ciò Bonaccini voleva dire sarebbe staro chiaro. Nell'era dei social le interviste integrali non le legge più nessuno perché nessuno legge più i giornali. In virtù di questo, i pensieri e i concetti, filtrati dai social, vengono spezzettati, parcellizzati, e chi ha interesse a mettere in cattiva luce un avversario politico non deve fare altro che estrapolare una sua breve frase da un discorso articolato e darla in pasto ai propri followers. Una singola frase estrapolata da un contesto più ampio può cambiare completamente il senso di ciò che l'autore vuole esprimere. 

Meloni, prendendo quella singola frase e dandola in pasto ai milioni di followers che la seguono, ha enfatizzato una parte reale del discorso di Bonaccini e ne ha ignorato il significato politico complessivo. Bonaccini ha effettivamente associato il voto a destra a minore istruzione, condizioni economiche peggiori e appartenenza alle periferie/aree interne, cose oggettivamente vere, ma un conto è affermare che "chi vota a destra è ignorante", altro conto è dire: "Statisticamente, le destre raccolgono una quota maggiore del loro consenso tra persone con minore istruzione e condizioni economiche più difficili; questo dovrebbe essere un problema per la sinistra, che deve recuperare quei voti".

La seconda è molto più vicina a ciò che Bonaccini stava effettivamente dicendo, ma questo concetto è di difficile comprensione se dedotto da una singola, breve frase opportunamente tagliata. Piaccia o no, oggi la politica si fa per gran parte sui social, dove quasi niente è come sembra.

Tutta la vita che resta

Questo è il romanzo di esordio di Roberta Recchia ed è stato un caso editoriale nel 2024. Mi è piaciuto tantissimo, l'ho trovato a tratt...