mercoledì 28 luglio 2021

L'arrotino

Ho le finestre aperte e ho sentito poco fa, in lontananza, arrivare l'arrotino (ebbene sì, vivo in un paese in cui ancora, ogni tanto, passa l'arrotino). Sono riandato con la mente a quand'ero bambino e l'arrivo dell'arrotino, più o meno a cadenza settimanale, era una cosa normale. Ricordo che mia madre aveva quasi sempre qualche coltello o le forbici da fare affilare. A volte andava lei, altre volte mandava me, quando lui si fermava all'angolo della strada vicino al cancello. 

All'epoca l'arrotino arrivava con una vecchia Fiat 128 verde. La mola per affilare le lame la teneva nel bagagliaio della macchina e, sul tetto di questa, aveva installato un altoparlante per annunciare il suo arrivo in paese. Alcune cose sono cambiate, naturalmente, negli ultimi quarant'anni. La vecchia 128 di allora è oggi una moderna Golf e dell'altoparlante, all'epoca fissato in qualche modo sul tetto, non c'è più traccia. Chissà da quale misterioso marchingegno arriva la voce. Tutto questo mi ha fatto pensare che il tempo che è passato da allora (avevo 10 anni, oggi 50) è volato in un soffio.

lunedì 26 luglio 2021

Quanti sono?

Scriveva ieri Repubblica che il "tesoretto" elettorale rappresentato dai no-vax equivale a circa il 10-11% dell'elettorato, tesoretto che in numeri reali si può quantificare in circa cinque milioni di persone. All'interno di questo contenitore, però, non ci sono solo i no-vax duri e puri ma anche varie "sottocategorie", come gli indecisi, i diffidenti, quelli teoricamente favorevoli a vaccinarsi ma frenati da qualche timore e così via. Facendo il raffronto - per quello che vale, ovviamente - tra la percentuale di no-vax riportata da Repubblica e quella che ricavo dalle mie conoscenze reali, noto che in proporzione più o meno si equivalgono. 

Tutto questo per dire che, in generale, ho l'impressione che i contrari per qualsiasi motivo al vaccino e/o al green pass siano molti di meno da come vengono rappresentati dai titoloni che ieri occupavano le prime pagine dei giornali. Tradotto: i no-vax sono relativamente pochi ma i giornali li fanno sembrare un esercito.

domenica 25 luglio 2021

FIL

Ascoltando un intervento di Odifreddi su YouTube ho scoperto che esiste un paese che ha un inusuale paradigma per misurare il proprio standard di vita: il FIL. Il paese in questione si chiama Bhutan e sta in Asia, grosso modo tra India e Cina. A differenza di noi occidentali, che abbiamo come paradigma unico il PIL (Prodotto Interno Lordo), loro hanno appunto il FIL, acronimo di Felicità Interna Lorda. In pratica, la felicità collettiva è ciò che definisce il loro standard di vita.
Bella questa cosa, no?

Senza opinioni

Non è obbligatorio avere un'opinione su tutto. Anzi, forse è meglio averne poche ma argomentabili e, possibilmente, epistemologicamente sostenibili. In realtà, al giorno d'oggi è impossibile per chiunque avere opinioni chiare e documentate su ogni argomento che la società mette sul tappeto, perché viviamo in una realtà complessa, che oltretutto viaggia molto velocemente. Un esempio tra i tanti che si potrebbero fare. In parlamento sta per toccare il traguardo una riforma della giustizia sulla quale da tempo si stanno accapigliando, tanto per cambiare, partiti di maggioranza e di opposizione. Per capire bene i termini della vicenda, e farsi quindi un'opinione consapevole e meditata, uno dovrebbe leggere tutto il testo di legge e cercare di capirlo. L'ideale sarebbe essere un avvocato, o comunque un giurista. In mancanza di questi requisiti, l'alternativa è ascoltare il giudizio di persone di cui ci si ha considerazione (un giornalista o un politico di cui si ha stima, ad esempio). Il tal politico mi piace, il politico che mi piace dice che la riforma è buona, quindi anche per me la riforma è buona. Una specie di proprietà transitiva delle idee, si potrebbe dire.

Il discorso, come dicevo, vale per qualsiasi altro argomento che la società contemporanea mette sul tappeto: dagli OGM alla fecondazione assistita, dalle centrali nucleari ai vaccini, dall'eutanasia al testamento biologico ecc. In linea generale, farsi un'opinione precisa che sia frutto di accurata documentazione su questi argomenti è praticamente impossibile, o comunque molto difficile, appunto perché manca la competenza necessaria, dal momento che non tutti siamo genetisti, avvocati, medici, fisici nucleari ecc. Da ciò deriva, giocoforza, che le opinioni su questi argomenti complessi ce le costruiamo ascoltando pareri di persone, più o meno autorevoli, che ci piacciono. 

Ma la difficoltà di costruirsi una opinione solidamente argomentabile non nasce solo dal connubio tra la nostra inevitabile inadeguatezza culturale e la complessità dei problemi che la società mette sul tavolo, ma anche dalla velocità con cui lo fa. Sto leggendo in questi giorni un bellissimo saggio: Stati di negazione. La rimozione del dolore nella società contemporanea, del sociologo Stanley Cohen. A un certo punto Cohen scrive: "Il concetto di 'sovraccarico di informazioni' fu inizialmente utilizzato dagli psicologi per indicare una quantità ed intensità di stimoli che superano la capacità mentale di prestare attenzione. Le domande cognitive della vita quotidiana sopraffanno la capacità mentale di gestire ogni tema. Esposte a questo ronzio di stimoli, le persone scivolano in quello che Rimmel ha definito una 'trance metropolitana': uno stato in cui una persona è assorta in se stessa, caratterizzato da una mancanza di responsione. Verbi quali spegnere o de-sintonizzare sono applicabili alla mente quanto a un televisore."

Quando Cohen scrisse questo saggio (2001), ancora non esistevano i social network, se non in forma embrionale, ma già allora esisteva il problema del sovraccarico di informazioni con cui i media (TV e giornali principalmente) bombardavano le persone. Oggi, coi social che imperano e con la relativa velocizzazione del tempo, al problema del sovraccarico di informazioni si aggiunge la velocità con cui queste informazioni vengono gettate in pasto agli utenti. Basta avere un account su qualsiasi social per farsene un'idea: un flusso costante e ininterrotto di pensieri, totalmente privi di approfondimento perché nei social bisogna essere stringatissimi, su praticamente ogni ramo dello scibile umano, dal più banale al più complesso, e la banalizzazione in slogan dell'elevato numero di problemi complessi di oggi, è ciò che impedisce il formarsi di una opinione basata su solide argomentazioni.

La spinosa questione dei vaccini, di cui oggi si parla tanto (forse perfino troppo), mi pare sia l'esempio perfetto e più attuale di questa grave tendenza a formarsi opinioni prive di ragionamento retrostante, formatesi principalmente sulla base dell'orientamento dei politici o dei personaggi pubblici di riferimento. Le proteste dei contrari ai vaccini e al Green pass di ieri nelle piazze d'Italia, con slogan che inneggiavano a una inesistente dittatura sanitaria, in gran parte derivano infatti da pregiudizi incancreniti e dalla mancanza di adeguati strumenti culturali che consentano di capire come stanno le cose (difficile parlare di dittatura sanitaria quando non c'è alcun obbligo di vaccinarsi ma solo alcune sacrosante limitazioni a chi non lo vuole fare a tutela dell'incolumità pubblica). 

Da questo punto di vista, mi verrebbe quasi da essere comprensivo nei confronti dei vari no-vax e no-Green pass assortiti. E mi rendo anche conto che l'arma del dileggio nei loro confronti, alla fine può rivelarsi perfino controproducente. Bisognerebbe semmai ricorrere all'arma della persuasione argomentata, o per lo meno tentare, ma anche qui l'esperienza (almeno la mia) insegna che si tratta di tempo perso. Anche perché, come ormai è noto, l'argomentazione e l'approfondimento non hanno quasi più cittadinanza nella rutilante e veloce società di oggi. Alla fine questo è il motivo, come scrivevo all'inizio, per cui non è obbligatorio avere un'opinione su tutto. Ci sono tantissimi argomenti su cui io non riesco a farmi un'opinione e di cui, quindi, non parlo, e la cosa, devo dire, mi provoca un certo rammarico.

sabato 24 luglio 2021

La mia firma per l'Eutanasia legale


Stamattina mi sono fermato al banchetto allestito da questi ragazzi sotto i portici, qui a Santarcangelo, e ho firmato. L'ho fatto perché credo che sia giusto che sul delicato tema dell'Eutanasia legale ci sia un referendum, e anche perché sono profondamente convinto che ognuno debba essere l'unico a decidere per se stesso. Decidere se, quando e come morire, senza ingerenze da parte dello stato, della Chiesa o di chiunque altro. Chi volesse saperne di più, o informarsi dettagliatamente, trova tutte le informazioni qui

venerdì 23 luglio 2021

Bergamo

Sono capitato a Bergamo quasi per caso, mercoledì mattina, e ho scoperto che, oltre alla metropoli moderna, uguale a tante altre grandi città, c'è una Bergamo vecchia, medievale, racchiusa dentro mura antiche, che è bellissima e ricchissima di storia. Le scoperte più belle si fanno quasi sempre per caso.

Bastonate sacrosante

Non amo particolarmente questo governo, ma la bastonata (perché di questo si è trattato) tirata da Draghi a Salvini, e con lui a tutta la galassia no-vax, l'ho apprezzata. D'altra parte, se si gioca stupidamente e pericolosamente sulla salute delle persone per meri motivi elettorali, e le sue uscite anti-vaccini di questo ultimo periodo hanno chiaramente solo questa finalità, una bastonata nei denti è il minimo che ci si possa aspettare. Io avrei bastonato anche più forte, per dire. Salvini e soci credo non abbiano capito, anche se forse lo stanno piano piano imparando a loro spese, che Draghi, a differenza di loro, non ha l'assillo del consenso, non ha una carriera politica da fare brillare, in più può giocare sul fatto di essere perfettamente cosciente che l'alternativa a questo governo è il fallimento del paese. Draghi, piaccia o non piaccia, è un tecnico ed è al governo principalmente per portare a termine due compiti: ottenimento e gestione dei miliardi europei del recovery plan e lotta alla pandemia, e questo intende fare. E lo farà con o senza Salvini e le sue pericolose e propagandistiche stupidaggini.

Per quanto riguarda tutto il discorso relativo a una (inesistente) dittatura sanitaria che sarebbe stata instaurata con l'avvento del Green pass, penso due cose. La prima è che probabilmente chi fa ricorso a slogan del genere, di per sé abbastanza stupidi se ci si pensa bene, non sa cosa sia una dittatura. Consiglio a costoro, a questo proposito, di chiudere per un giorno i social e aprire qualche libro di storia. Per i refrattari alle letture impegnative può andare bene anche un bignamino, di quelli che ho usato anche io, a scuola, quando ad esempio cercavo di cavare le zampe dai Promessi sposi. Anche solo per avere un'infarinatura di cosa sia veramente una dittatura (e nel Novecento gli esempi non mancano, purtroppo) e comprendere, così, l'idiozia di certi accostamenti.

L'altro mio pensiero è che io, quando sento parlare di dittatura sanitaria, non penso al Green pass o all'obbligo sacrosanto di vaccinarsi, ma vado immediatamente con la mente alla marea di persone che per avere una visita o un consulto in una struttura pubblica devono mettersi in coda e aspettare a volte mesi o anni, e sono perciò costrette, ovviamente chi ha le possibilità economiche, a rivolgersi a strutture private a pagamento, dove c'è posto il giorno dopo. Situazione, questa, che era già inaccettabile prima dell'arrivo della pandemia e che è ulteriormente peggiorata da quando il già precario sistema sanitario pubblico ha dovuto sobbarcarsi l'esercito di quelli che si sono ammalati di covid. 

A volte penso che, invece di una inesistente dittatura sanitaria, vorrei sì l'avvento di un dittatore, magari cattivo ma intelligente, che instaurasse una dittatura del pensiero e della capacità di ragionare, e che imponesse queste due cose, pensare e ragionare prima di aprire bocca, come requisiti obbligatori per fare parte della società. È una provocazione, naturalmente, il ragionamento e lo spirito critico non si acquisiscono per imposizione forzata, occorre ben altro, ma sarebbe magari un punto di inizio.

lunedì 19 luglio 2021

Vacanza

 


Un po' di riposo, alla fine, siamo riusciti a prendercelo anche io e mia moglie. Qualche giorno, niente di più, giusto per staccare un po' la spina. Quest'anno il Trentino l'abbiamo tradito in favore dell'alta Lombardia; del resto il Trentino, nel corso degli anni, l'abbiamo girato quasi tutto mentre da queste parti non eravamo mai venuti, quindi trascorreremo qualche giorno qui, nel cuore della Val Seriana.

Ciao a tutti, ci si rilegge tra qualche giorno.

sabato 17 luglio 2021

Il sesso da dietro

Il titolo che leggete qui sopra, che di primo acchito può apparire intriso di uno stile collocabile tra il triviale e il pecoreccio, in realtà non ha niente di tutto ciò. Il sesso da dietro è infatti una delle tante posizioni sessuali (quella che oggi è volgarmente chiamata a pecorina) la cui liceità era nel Medioevo oggetto di discussione e regolamentazione da parte della Chiesa. Ma andiamo con ordine.

Bazzicando su YouTube mi sono imbattuto nella conferenza di Alessandro Barbero che ripubblico qui di seguito, una istruttiva e a tratti divertentissima lezione che ha per oggetto la questione sessuale nella società medievale. In pratica, Barbero, documentazione storica alla mano, spiega come era considerato il sesso dalla società, dalla Chiesa e dalla medicina dell'epoca. 

Avendo tempo e voglia di ascoltarla per intero (dura un'oretta e siamo nel weekend, quindi potrebbe essere fattibile), si scoprirebbero cose molto interessanti, una delle quali, ad esempio, consiste nello smontaggio del luogo comune che il Medioevo sia stato un periodo storico dominato dal più spietato oscurantismo e dalla più feroce repressione sessuale. Avrete senz'altro letto o sentito cose tipo "Con Pillon torniamo al Medioevo" e simili. Niente di più sbagliato: in quell'epoca lì uno come Pillon avrebbe passato gran parte del suo tempo a rosicare e a difendersi dalle sacrosante pernacchie e altrettanto sacrosanti sfottò.

Questo perché, contrariamente a quanto appunto si pensa, in gran parte del periodo medievale il sesso, in tutte le sue varianti, compresa la tanto vituperata omosessualità, era considerato una cosa perfettamente normale. Il sesso si faceva, di sesso si parlava liberamente nella società, nella letteratura, e fare sesso era considerata una cosa perfettamente normale, anzi addirittura un diritto, come nutrirsi, dormire ecc. Sotto certi aspetti si può tranquillamente dire che era molto meno repressa quell'epoca lì di quelle successive, compresa la nostra. Certo, sia la società civile che la Chiesa avevano tutta una serie di norme e leggi che, ognuna nel proprio campo, regolamentavano i comportamenti sessuali, distinguevano l'illecito dal lecito, ma si trattava di un impianto normativo che aveva più una funzione di indirizzo che rigidi intenti regolatori e repressivi. In sostanza, le norme c'erano ma ognuno, alla fine, faceva ciò che voleva.

Questo fino al passaggio dal basso Medioevo all'età Moderna, cioè il periodo a cavallo tra il 1400 e il 1500. Da lì in poi, con l'apice nel Rinascimento, la regolamentazione della sfera sessuale ha assunto progressivamente, nella società e nella Chiesa, un carattere più rigido, ferreo e repressivo, e naturalmente meno interessante.

venerdì 16 luglio 2021

La fatica di essere Salvini (ma anche Meloni, Renzi e altri)

Nell'immaginario collettivo la vita dei politici nazionali è poco faticosa e molto ben remunerata. Certo, per certi versi è così. Dal punto di vista fisico, ad esempio, è innegabile che sia ben poco impegnativa. Ma l'impegno non richiesto sul piano fisico è richiesto, decuplicato, per cercare di non perdere il consenso conquistato faticosamente, negli anni, a suon di slogan diretti alla pancia dei rispettivi elettorati. Per riuscire a mantenere il favore del pubblico, di più pubblico possibile, è però obbligatorio essere un po' ondivaghi nelle cose che si dicono; bisogna essere bravi nell'arte di vendere aria fritta, di non sbilanciarsi, di non scegliere chiaramente una posizione, specie su temi sensibili.

È questo il giochino retorico che sta alla base delle fumose e ambivalenti dichiarazioni di Salvini in risposta a chi gli fa notare di non essersi ancora vaccinato contro il covid. Non è una cosa semplice, per uno come lui, barcamenarsi in questa scivolosa situazione, perché da una parte deve tenersi buono l'esercito dei no-vax, che tradizionalmente si riconosce maggiormente nelle file della destra, dall'altra deve però anche tenersi buoni i pro-vax. Ecco quindi che, a chi gli chiede cosa pensa del vaccino, risponde, abbastanza pilatescamente, di aver seguito i consigli del medico e invita gli italiani a fare altrettanto (se poi qualcuno ha la sfortuna di essere seguito da uno dei tanti medici contrari ai vaccini, pazienza).

Nel corso della più grande campagna vaccinale della storia recente, un ministro facente parte di un governo che ogni giorno fa proclami a reti unificate affinché tutti si vaccinino prima possibile, dovrebbe abbandonare ogni remora e ogni titubanza e invitare chiaramente la popolazione a correre a vaccinarsi, magari dando lui stesso l'esempio, accostando alle centinaia di selfie giornalieri in cui si ingozza di qualsiasi cosa, oppure si fa bello donando il sangue attorniato da compiacenti fotografi, un'immagine di lui che si vaccina.

Invece niente. Siamo nella seconda metà di luglio, quasi mezza Italia ha già fatto la seconda dose, ma lui deve ancora fare la prima, che gli sarà iniettata nella seconda metà di agosto, dice, perché lui mica è uno di quelli che salta la fila come fanno altri, eh. Leggendo un po' qua e là, si scopre che altri politici di spicco non hanno ancora fatto la prima dose, tra questi la signora Meloni e il signor Renzi, anche loro, evidentemente, alle prese con faticosissime mediazioni tra elettorato no-vax e pro-vax. Sono cose difficili, perché i politici sanno che prendere posizioni nette su certi argomenti equivale inevitabilmente a bruciarsi una più o meno consistente fetta di elettorato, e l'ambiguità è per ora l'unico sistema che ancora offre buone garanzie di evitare che accada.

L'arrotino

Ho le finestre aperte e ho sentito poco fa, in lontananza, arrivare l'arrotino (ebbene sì, vivo in un paese in cui ancora, ogni tanto, p...