domenica 5 luglio 2026

La sorpresa


Sono cose che succedono quando non si sa niente di niente (e Trump non sa niente di niente) e si guarda il mondo là fuori esclusivamente con le lenti occidentali. L'Iran non è il Venezuela. Gli iraniani sono i discendenti dell'impero persiano e stanno al mondo da millenni. Non ragionano come ragiona Trump (e come ragioniamo noi), ragionano in modo totalmente diverso e mantengono quell'orgoglio e quella fierezza tipici degli imperi.

La sorpresa di Trump di fronte a 20 milioni di persone, solo a Teheran, che partecipano commosse ai funerali di Khamenei, nasce proprio dal non sapere niente di niente. La sua reazione tocca una delle dinamiche più complesse e spesso fraintese della geopolitica mediorientale: il confine tra il dissenso interno e l'orgoglio nazionalista di un popolo. ​L'approccio di Trump (e di una parte significativa della politica estera americana e in generale occidentale) tende a leggere le dinamiche internazionali attraverso una lente binaria: "il popolo oppresso dal regime vuole la libertà, quindi sostiene l'Occidente". Questa narrativa si scontra regolarmente con la realtà storica dell'Iran, un Paese che ha sulle spalle secoli e secoli di storia imperiale e un profondo senso di sovranità. Un Paese che disprezza profondamente l'Occidente e che non si sogna neanche lontanamente di voler diventare come noi.

È vero che in Iran esiste un fortissimo dissenso interno contro il regime teocratico (esploso a più riprese con dure proteste di piazza), ma quando il Paese subisce attacchi diretti o minacce da potenze straniere scatta un altrettanto forte riflesso nazionalista. Molti iraniani che criticano aspramente il governo per l'economia o i diritti civili si compattano attorno alle istituzioni quando percepiscono una minaccia all'indipendenza e all'integrità territoriale della nazione.

Questa profonda ignoranza da parte di Trump della storia e delle dinamiche geopolitiche di molte parti del mondo mediorientale è quella che ha portato il tycoon a perdere male la guerra contro l'Iran, nonostante i reiterati e ridicoli proclami di vittoria. Proclami a cui possono credere giusto quei poveretti (sempre meno) che ancora gli danno credito.

Ultimo

Forse la spiegazione del fenomeno Ultimo prescinde dalla musica e ha più a che fare con l'antropologia e con certe dinamiche mentali e psicologiche. Anche a me piace la musica: la ascolto, la suono, e anche io ho i miei idoli in questo campo. Ma se anche avessi la possibilità di assistere all'esibizione di qualcuno di questi miei idoli, che in un qualche passato potevano essere, che ne so, i Genesis, i Pink Floyd ecc., non lo farei certo al prezzo di trascorrere 10 giorni e 10 notti fuori dai cancelli chiusi di uno stadio, sull'asfalto, con 40° gradi durante i picchi del giorno.

Eppure un mare di persone l'ha fatto per Ultimo e, in genere, anche se non con queste esagerazioni, succede sempre più spesso anche con altri artisti, mi sembra. Quindi è probabile che sia appunto un fenomeno che prescinde dalla musica e c'entri più con meccanismi psicologici che tendono a esaperare il bisogno di appartenere a un gruppo, a un'identità comune, meccanismi profondamente e atavicamente radicati nella natura umana, che sono sempre esistiti e che nella storia si sono sempre verificati. Penso ad esempio a Woodstock, ai raduni oceanici dei papi (gli esempi che si potrebbero fare sono infiniti).

L'aspetto paradossale di queste dinamiche è che l'artista che è riuscito ad amalgamare e a mettere insieme questa sua "tribù" non conosce ogni singolo individuo. I singoli individui conoscono e adorano lui, ma lui vede solo questa massa oceanica e indistinta che è il suo "popolo". E mentre questo popolo sta per 10 giorni sull'asfalto a 40° e passa le notti in un sacco a pelo o in una tenda, lui se ne sta beatamente a dormire in albergo al fresco dell'aria condizionata, ma per il suo "popolo" questa cosa non è importante. 

Strana bestia, l'essere umano.

sabato 4 luglio 2026

Il selvaggio


Rare volte mi è capitato di imbattermi in romanzi così appassionanti. Il selvaggio non è una lettura tranquilla e accomodante, è una tempesta di sangue, fango, ghiaccio, vita. La storia si snoda per tutto il romanzo su due binari paralleli, uno corre nella Città del Messico degli anni '70: corrotta, violenta, brutale. Qui il protagonista e Juan Guillermo, un ragazzo a cui la violenza ha progressivamente tolto tutto: fratello, genitori, amicizie. La sua vita è una continua lotta per opporsi alle ingiustizie e alla violenza, incarnate da un dirigente della polizia corrotto e una setta di fanatici assassini cattolici.

Il binario su cui si snoda la storia parallela corre invece lungo le piste ghiacciate dello Yukon, nel nord del Canada. Il protagonista è un inuit di nome Amaruq, ossessionato da un grande esemplare di lupo grigio (il "Selvaggio"), che insegue per centinaia di chilometri in mezzo a una natura ostile che, a tratti, sembra quasi prendersi gioco di lui.

Tutto il romanzo è un continuo saltare tra queste due anime e due storie: le sanguinose strade di Città del Messico e le ghiacciate e selvagge piste dello Yukon. Ma in realtà non sono due anime: è un'anima sola declinata in due modi. Un grande romanzo di formazione.

Splendido!

venerdì 3 luglio 2026

Giovanni Storti divulgatore?

Da qualche anno Giovanni Storti, uno dei tre attori del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, ha avviato una fiorente "carriera" come attivista ambientale, parlando di ecologia, ambiente, sostenibilità, biodiversità, natura, energie rinnovabili ecc. sui suoi canali social, canali che, anche in virtù della sua notorietà artistica, raggiungono diversi milioni di persone. C'è qualcosa di male in tutto ciò? In linea di principio direi di no. Anzi, chi, come lo scrivente, è molto sensibile a questi temi, pensa che sia sicuramente cosa buona (senza contare che a me quei tre sono sempre stati simpatici). 

Il problema, però, potrebbe porsi con la competenza. Giovanni Storti è competente relativamente alle tematiche che affronta? Ok, finché fa un video in cui dice che il dramma del caldo nelle città si potrebbe attenuare piantando alberi, nessun problema, si sa che è vero, anche se la questione è in realtà molto più complessa. Ma non sempre le tematiche sono così semplici, e allora potebbe nascere qualche problema. 

Si sta parlando molto, in questi giorni, di un video realizzato dal comico in cui si spiegano alcune cose sul grano e sulla genetica. Molti scienziati, però, hanno rilevato in questa "lezione" diverse inesattezze - inesattezze in realtà è un eufemismo, si tratta di vere e proprie fesserie scientifiche. Tra i tanti scienziati che hanno analizzato il video in questione c'è Giacomo Moro Mauretto, di Entropy for Life, biologo evoluzionista e divulgatore scientifico, anche lui molto attivo in rete. Nel video qui sotto, in mezzoretta elenca tutte le "criticità" del video di Giovanni, spiegando dal punto di vista scientifico perché si tratta di falsità. 

Qui, ovviamente, si apre un problema, problema che in realtà è noto da quando esiste internet. Anzi, si può dire che esiste da quando gli esseri umani hanno imparato a tramandarsi informazioni. Bufale e stupidaggini giravano infatti anche prima di internet e dei social, questi mezzi non hanno fatto altro che portare al parossismo la loro diffusione. Non è un problema da poco, se ci si pensa. Un attore può parlare di genetica sui suoi canali social? Quali sono le sue competenze in questo campo? Quali studi ha fatto? E ancora: il comico in questione era cosciente delle corbellerie che ha detto in quel video quando l'ha pubblicato? Se ne era cosciente abbiamo un problema, ma abbiamo un problema anche se ha detto le cose che ha detto pensando in buona fede che fossero vere. Perché quel video non è stato visto da 100 o 200 persone come i lettori di questo post, ma da milioni. Siccome si presume che la stragrande maggioranza di chi guarda le "lezioni" del comico non sia composta da genetisti, milioni di persone si sono magari convinte che effettivamente gran parte del grano coltivato in Italia sia OGM (lo afferma l'attore nel video), mentre invece le coltivazioni OGM in Italia sono proibite per legge.

Non so. Mi viene da pensare a Umberto Eco, il quale diceva: "I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli". Ovviamente non sto dicendo che Giovanni Storti è un imbecille, sia chiaro, a me infatti interessa il concetto espresso da Eco in senso generale, non il riferimento particolare. E il senso è che oggi, con i social, ognuno può dire ciò che vuole, e in molti casi non è evidentemente un bene.


mercoledì 1 luglio 2026

Passare oltre

Mi sarebbe piaciuto che il grande rilievo mediatico che è stato dato alla ridicola diatriba tra i lefebvriani e il papa, fosse stato dato anche al resoconto del cardinale Pizzaballa sulla situazione nella striscia di Gaza. Invece non ne ha parlato quasi nessuno. D'altra parte, fare prime pagine su intere città rase al suolo, tendopoli immense, odori nauseabondi e bambini morsi dai topi non è interessante.

E poi, come è noto, di quel massacro e di quell'inferno siamo responsabili anche noi, meglio passare oltre e parlare di cose più interessanti.

La stupidità del razzismo

Quindi, ricapitolando, un pizzaiolo viene ucciso a Reggio Emilia da un cliente, omicidio nato dal rifiuto del pizzaiolo di dargli l'ennesima pizza a sbafo. Prima ancora di risalire all'identità dell'assassino e di capire la dinamica in cui è maturato il fatto di sangue, vari esponenti leghisti, sia locali che nazionali, avendo subito fiutato ampie possibilità di sciacallaggio in chiave razzista, cominciano a tempestare le loro pagine social di appelli alla remigrazione conditi coi soliti, stupidi, ritornelli: ci vuole ordine, gli stranieri vengono qua a uccidere, rapinare, creare caos e blablabla. Poi si scopre, ops!, che l'assassino è italiano e abita a poche vie di distanza dalla pizzeria. Parte il tam-tam con il contr'ordine: cancellate tutto, è italiano! E giù, tutti a cancellare e nascondere i vibranti post razzisti già vergati e dati in pasto ai cani da social, pronti con la bava alla bocca.

A questo penoso spettacolo c'è da aggiungere un particolare. Il povero pizzaiolo era emigrato 30 anni fa dalla Sicilia per aprire una pizzeria a Reggio Emillia. Fino ad alcuni anni fa, quando per la lega la mitologica Padania arrivava fino al confine meridionale della Pianura Padana, quel pizzaiolo sarebbe stato lui stesso uno straniero, e se si fa un giro nei meandri più schifosi della rete, si trovano ancora i video coi cori razzisti dei leghisti contro i terroni (siciliani compresi, ovviamente). Ecco, tutto questo per dire la stupidità del razzismo e di certi partiti che lo fomentano.

domenica 28 giugno 2026

Ma che ne sa?

L'ex generale ha detto che gli immigrati vanno rimandati a casa e a raccogliere pomodori, fragole e olive bisogna rimetterci gli italiani, come 30 o 40 anni fa. Bellissimo. Il problema è che così facendo cambierebbero solo i soggetti vittime di sfruttamento, non lo sfruttamento. Il fulcro di tutti i problemi non sta infatti nel conflitto tra italiani e stranieri, ma tra lavoro e capitale. 

Il caporalato e in generale lo sfruttamento (e non solo di persone straniere) sono infatti strutturali al funzionamento di un certo modello economico, e non una semplice questione di "chi" lavora nei campi. È un'analisi, questa, condivisa e sostenuta da molti sociologi ed economisti del lavoro, e se non si parte da lì, nei campi a raccogliere i pomodori ci possiamo mettere chi vogliamo, non cambia niente.

Ma che ne sa, Vannacci?

sabato 27 giugno 2026

Omologazioni


Alla fine la giunta regionale delle Marche, ovviamente di centrodestra, ha approvato la legge: via i negozi etnici, o comunque quelli non in linea con le tradizioni, dai centri storici marchigiani. Il presidente della regione Marche, Francesco Aquaroli, ha dichiarato che è una battaglia che portano avanti da 15 anni "per contrastare l'omologazione" e favorire "il recupero identitario dei borghi". 

Tutto bellissimo. 

Poi, magari, a 500 metri dal negozio del kebabbaro c'è un McDonald's, una delle multinazionali alimentari più diffuse al mondo che produce lo stesso panino da Pechino a Helsinki e da New York a Canicattì. Quello può restare, il negozietto del kebab no, perché si sa che l'omologazione viaggia sempre su binari separati.

mercoledì 24 giugno 2026

Genitori

Gelateria. Ieri sera. Nel tavolo di fianco al mio ci sono un uomo e due bambine, la più grande di circa 12-13 anni, la più piccola di 5-6 anni. L'uomo e la più piccola parlano tra loro ma non bado a cosa dicono, e comunque è quasi impossibile riuscire a sentire a causa del rumore delle macchine che passano sulla strada lì vicino. A un certo punto, però, sento che l'uomo alza un po' la voce e dice alla bimba: "La tua maestra non capisce un cazzo!" La bimba replica qualcosa ma con un tono di voce più basso, quindi non riesco a sentire e la cosa finisce lì.

Ora, un genitore che denigra e scredita la figura della maestra, in un bambino di 5-6 può creare seri problemi di fiducia. Ci sono molti studi che documentano questo rischio. A quell'età, infatti, un bambino vive in un universo sociale le cui figure prevalenti sono i genitori e gli insegnanti, entrambi parimenti importanti. Se il genitore delegittima l'insegnante, il bambino può trovarsi in una situazione di conflitto di fiducia, perché non sa più se si deve fidare dei genitori o delle maestre. In pratica, se le due figure sono coerenti tra loro generano nel bambino una maggiore sicurezza emotiva e una maggiore fiducia negli adulti, altrimenti è il contrario. Se il genitore ha qualcosa da recriminare all'insegnante va da quest'ultima e ci parla di persona, non la prende a male parole di fronte al bambino. Siamo all'ABC della psicologia dello sviluppo.

Ma psicologia dello sviluppo a parte: tu, genitore, ti rivolgi a tua figlia di 5-6 anni utilizzando quel linguaggio da avventore da bar al sesto grappino? Se non sei d'accordo su una cosa che la maestra di tua figlia ha detto, non dici "la tua maestra non capisce un cazzo", ma, al limite, "su questa cosa che ha detto la tua maestra non sono d'accordo". In questo modo la bambina capisce che su quella specifica cosa ci può essere una divergenza tra genitore e maestra, ma in generale le due figure rimangono comunque coerenti tra loro.

Io sarei per istituire un patentino per i genitori: chi vuole mettere al mondo dei figli sostenga un esame che certifichi che il candidato è in possesso dei requisiti minimi per poterlo fare. Altrimenti niente figli.

martedì 23 giugno 2026

Nonno

Questa notte, all'ospedale di Rimini, è nata una bellissima bambina, paffutella, con occhi scuri e tanti capelli, e il tenutario del blog, qui, è diventato nonno.

Una delle cose bellissime che possono capitare nella vita :-)

La sorpresa

Sono cose che succedono quando non si sa niente di niente (e Trump non sa niente di niente) e si guarda il mondo là fuori esclusivamente con...