mercoledì 13 novembre 2019

Riders e Bukowski

Mi è capitato qualche sera fa di imbattermi in Report, la trasmissione di Raitre che una volta conduceva la Gabanelli. Si parlava di Riders, l'esercito di fattorini che in sella alle loro bici, ventiquattr'ore su ventiquattro, consegnano pasti pronti che la gente ordina da casa via internet. Ho seguito per una decina di minuti, poi ho spento e sono tornato al mio libro. 

Ho spento per non arrabbiarmi più del dovuto, e mi chiedevo come sia possibile che si sia arrivati a questo punto: considerare le persone come numeri insignificanti, semplici numeri che si possono all'occorrenza cancellare con un clic del mouse. Numeri senza la minima tutela e paghe che neanche i raccoglitori stranieri di pomodori in Puglia. E pensavo a quella frase che disse Charles Bukowski e che Umberto Galimberti ama ripetere nelle sue conferenze: "Il capitalismo ha sconfitto il comunismo. Bene. Ora il capitalismo divora se stesso."

lunedì 11 novembre 2019

Conte a Taranto

La visita di Conte a Taranto, qualche giorno fa, mi ha fatto una buona impressione. Non apprezzo questo governo, allo stesso modo in cui detestavo il precedente, e non concedo alcun credito alla classe politica che ha governato il paese negli ultimi cinque lustri perché la ritengo, nel suo complesso, totalmente incapace di capire l'evoluzione della società e del mondo in cui viviamo, i loro grandissimi cambiamenti, e di legiferare di conseguenza.

Chiarito questo, dico che in quel particolare frangente Giuseppe Conte mi è piaciuto. Siamo abituati da sempre a politici che, di fronte a qualsiasi dramma sociale, con la sicumera idiota che li contraddistingue hanno, a parole, sempre una soluzione per ogni problema (bisogna fare così, bisogna fare cosà, il governo farà così, il governo risolverà ecc.). Sempre. Per la prima volta, indipendentemente dalla finalità più meno propagandistica di quella trasferta a Taranto, un politico si butta in mezzo a quel dramma e a quelle persone, beccandosi oltretutto vagonate di insulti, dicendo loro con umiltà di non avere soluzioni. Non è andato in una prefettura a fare una conferenza stampa con pochi eletti per poi sparire, mettendosi facilmente in tasca qualche titolo di telegiornale, è andato da solo a parlare direttamente con quegli operai, e mi è piaciuto.

Chi è senza peccato

Terminata la fiera, restano le solite inutili polemiche, tipo quella delle bancarelle che per stare lì pagano duecento euro al giorno e il neretto che stende il tappeto per vendere le sue carabattole non paga nulla. Verissimo, intendiamoci, è palese che non sia né corretto né giusto. Mi piacerebbe però sapere se quelli che si stracciano le vesti si fanno fare tutti la fattura dal dentista, oppure dall'oculista, o dal meccanico che fa loro il tagliando alla macchina, o dall'idraulico che viene a casa a riparare lo scarico, e si potrebbe continuare.

Giusto per essere chiari, non sto difendendo il neretto che vende abusivamente le sue carabattole, mi infastidisce l'indignazione a senso unico, perché i cento miliardi all'anno di evasione fiscale che strangolano il nostro paese non li fa lui, o almeno non solo lui, sappiamo benissimo chi li fa. Però ci si scaglia contro il neretto. Del resto viviamo in un periodo storico in cui tutti sono bravissimi a identificare il nemico con cui prendersela.

domenica 10 novembre 2019

[...]

Dove c'è molta apparenza, raramente c'è sotto qualcosa di solido.

(Letta ora in un libro di racconti di Edgar Allan Poe.)

Passeggiate











Invito al viaggio



Ti invito al viaggio 
In quel paese che ti somiglia tanto 
I soli languidi dei suoi cieli annebbiati hanno per il mio spirito l'incanto dei tuoi occhi quando brillano offuscati 
Laggiù tutto è ordine e bellezza, calma e voluttà 
Il mondo s'addormenta in una calda luce di giacinto e d'oro 
Dormono pigramente i vascelli vagabondi, arrivati da ogni confine per soddisfare i tuoi desideri 
Le matin j'écoutais les sons du jardin 
Le langage des parfums des fleurs

Vi è mai capitato di svegliarvi con in testa una canzone?
Buona domenica a chi passerà di qui.

sabato 9 novembre 2019

Omeopatia


Ho appena terminato di leggere questo bel saggio di Roberto Burioni, Omeopatia, bugie, leggende e verità. La prima impressione che ho avuto è che si tratta di un libro che non servirà a niente, nel senso che chi crede a questa pseudo-medicina e ne fa uso difficilmente leggerà libri come questo e, anche in caso qualcuno lo leggesse, dubito che leggerlo servirebbe non dico a fargli cambiare idea ma anche solo a insinuargli qualche tarlo. È un po' come per i vaccini, dal momento che, è noto, gli antivaccinisti non si smuovono neppure davanti alle evidenze.

Diciamo che questo saggio ha una sua validità in senso storico, perché permette di conoscere (Burioni è un ottimo divulgatore) nel dettaglio la storia di questa "medicina": il fondatore, l'epoca in cui è nata, il contesto sociale, la sua evoluzione ecc. Segnalo un paio di cose, tra le tante, che mi hanno colpito.

L'omeopatia nacque attorno al 1800 da un'intuizione del medico tedesco Samuel Hahnemann. A quell'epoca una delle malattie più letali in circolazione in vaste aree del mondo era la malaria, di cui nessuno, per lungo tempo, riuscì a capire le cause e, conseguentemente, neppure a trovare una cura. Solo nel 1880, in Algeria, un medico francese, Alphonse Laveran, scoprì e isolò il batterio responsabile delle febbri malariche, il plasmodio. In realtà, già da molto tempo prima (ma in Europa non lo sapeva nessuno) gli indigeni del Sudamerica avevano scoperto una cura facendo essiccare la corteccia dell'albero della china, la quale contiene un alcaloide, il chinino, dalle elevate proprietà "febbrifughe".

Hahnemann venne a sapere questa cosa dagli scritti di un medico scozzese, William Cullen, che spiegava in che modo il chinino contrastava efficacemente le febbri malariche. Hahnemann, però, non era convinto di quelle spiegazioni e un giorno ebbe l'idea di fare un esperimento, che consistette nell'ingurgitare grandi dosi di estratti di corteccia di chinino. Si accorse con meraviglia che l'ingestione massiccia di questa sostanza gli provocava i medesimi sintomi della malaria: febbre, brividi e spossatezza, e da qui postulò, per fantasiosa analogia, che ciò che provocava i sintomi di una malattia sarebbe stato anche in grado di elimunarla. In sostanza, il simile cura il simile (il termine omeopatia significa questo).

Proseguendo questi esperimenti, però, si imbatté inevitabilmente in altre sostanze che non erano innocue come il chinino, che al massimo provocava febbre e un po' di stanchezza, ma molto più pericolose (mercurio, arsenico, belladonna, ipecacuana ecc.), sostanze che provocavano seri problemi al paziente e in molti casi lo spedivano direttamente al creatore (sapete com'è: se si ingurgita l'arsenico...). Da qui l'idea di cominciare a diluire le sostanze progressivamente fino a renderle innocue, nella convinzione che più fossero diluite e maggiore fosse il loro potere terapeutico. Oggi queste cose fanno ridere, ma è su questo ridicolo e assurdo principio che ancora, duecento anni dopo la sua invenzione, si regge l'omeopatia odierna.

L'altra cosa degna di nota è che, paradossalmente, all'epoca di Hahnemann l'omeopatia otteneva più risultati degli altri rimedi medici. Questa cosa si spiega, in realtà, col fatto che nel periodo in cui visse il medico tedesco la medicina era a livelli infinitamente più arretrati rispetto a quelli di oggi e le poche "cure" disponibili, principalmente i famigerati salassi, uccidevano più persone di quante ne guarissero. Le cure omeopatiche, invece, non contenendo nulla non uccidevano nessuno (non guarivano neppure, naturalmente), e quindi le normali remissioni spontanee delle malattie (ogni malattia ne ha una certa percentuale) venivano attribuite alle cure omeopatiche.

Insomma, all'epoca l'omeopatia poteva avere un senso, oggi non più. Sarà per questo che il fatturato dell'omeopatia, in Italia, si aggira attualmente attorno ai 300 milioni di euro all'anno: più le cose non hanno senso e più diamo loro credito.