I sostenitori del Sì al referendum, da qualche tempo sono molto attivi nella diffusione sui loro canali social di questa vignetta. Vi si vedono elencati, su due colonne, i paesi in cui è in vigore la separazione delle carriere tra i magistrati e quelli in cui le carriere sono invece unificate. I primi sono indicati in azzurro, i secondi in rosso. Non è una distinzione casuale, naturalmente, e serve a dare l'idea che la separazione sia prerogativa dei paesi più civili e democratici mentre gli altri, quelli con le carriere unite, sono brutti, sporchi e cattivi. L'Italia, avendo le carriere unite (solo formalmente, in realtà sono separate già da molto tempo), è ovviamente inserita nel gruppo dei brutti, sporchi e cattivi.
Il problema è che la semplificazione evidenziata dalla vignetta è parecchio fuorviante. Ovviamente qua nessuno è malizioso, quindi nessuno pensa che dietro questa rappresentazione semplificata ci sia da parte dei proponenti la volontà di ingannare chi legge (come no?).
La vignetta è fuorviante per il semplice fatto che in Europa i sistemi giudiziari sono diversissimi tra loro, quindi uno schema di questo tipo non ha alcun senso. È vero che in molti paesi europei e occidentali le carriere sono separate, ma il modo in cui funzionano i pubblici ministeri è molto diverso. Negli Stati Uniti, ad esempio, i procuratori sono nominati dal potere politico; significa che là i procuratori distrettuali vengono eletti dopo regolari elezioni. In Germania i pubblici ministeri dipendono direttamente dal ministro della giustizia; nel Regno Unito l’accusa è un servizio pubblico separato ma non fa parte della magistratura come in Italia. E si potrebbe continuare. Quindi sì, le carriere sono formalmente ovunque separate, ma spesso l'accusa è più vicina al potere esecutivo. Sono scenari a sé stanti e completamente diversi dal nostro, ecco perché equipararli semplicisticamente in uno schema non ha alcun senso.
Personalmente non ho niente contro chi voterà Sì al referendum. Dirò di più: alcuni giuristi favorevoli al Sì adducono argomentazioni anche abbastanza convincenti. Ma se non ho niente contro chi voterà Sì, ce l'ho invece molto con chi tenta di convincere il prossimo con l'inganno. Tabella a parte, mi riferisco all'asfissiante campagna mediatica di vari personaggi di questo governo che utilizzano strumentalmente ogni fatto di cronaca per perorare la causa del Sì. Si leggono e si sentono cose assurde, tipo che se vincerà il Sì niente più casi Garlasco, niente piu casi come quello della famiglia del bosco, niente più magistrati che assolvono Carola Rackete o che ordinano la scarcerazione di qualche migrante da quella costosissima barzelletta che sono i centri di detenzione in Albania. E via di seguito.
Do una notizia a quelli che hanno intenzione di votare Sì convinti che tutto ciò sia vero: vi stanno prendendo in giro. Semplicemente e pacificamente. Il problema è che non ve ne accorgete, e i politici che fanno girare quelle vignette lo sanno e se ne approfittano. Cioè, per capirci: voi apprezzate quei personaggi perché sono della vostra parte politica, e loro vi ricambiano prendendovi per il naso. Come dicevo, non ho niente contro chi vota Sì, ma documentatevi, informatevi, approfondite un po'. E se dopo esservi documentati siete ancora convinti di votare Sì, va benissimo. Ma non votate Sì perché qualcuno vi racconta che con la vittoria del Sì i giudici non potranno più liberare un migrante da un CPR. L'eventuale vittoria del Sì non cambierà niente di tutto ciò e i magistrati continueranno come prima a emettere le loro sentenze, gradite o sgradite che siano al governo di turno. Diffidate di chi vi racconta il contrario.














