martedì 9 giugno 2026

Cristo si è fermato a Eboli


Ho dei ricordi di questo libro legati alla mia infanzia, perché lo trovai casualmente a casa di mia nonna Tina un giorno che andai a trovarla, e ricordo che quel titolo mi rimase impresso. L'ho letto per la prima volta adesso, molti decenni dopo quel periodo. Cristo si è fermato a Eboli è il capolavoro in cui Carlo Levi ripercorre il suo periodo di confino politico, tra il 1935 e il 1936, nei piccoli paesi lucani di Grassano e Gagliano. Il senso del libro è già nel titolo, perché Eboli è l'ultimo paese della Campania dove la civiltà moderna, lo Stato e la storia si fermano. Oltre quel limite, nel cuore rurale e aspro della Lucania degli anni '30, si apre un mondo diverso e senza tempo.

​Levi è un medico e pittore torinese che si ritrova immerso in una civiltà rurale dominata da una rassegnazione millenaria, dalla miseria e dalla malaria, ma anche da una una grande dignità. Un mondo regolato da ritmi arcaici, credenze magiche e una solidarietà silenziosa, totalmente estraneo alla logica della modernità e del progresso. Sullo sfondo di questa realtà immobile si staglia l'ombra del fascismo, con la sua retorica imperiale, le sue adunate e le guerre coloniali in Africa (proprio in quegli anni si consumava la campagna d'Etiopia). Levi ci mostra con amara ironia come la propaganda del regime scivoli via sulla pelle dei contadini senza scalfire la loro realtà. Per loro, per i contadini della Lucania, lo Stato fascista non è che l'ennesima maschera del potere cittadino, un'entità astratta, esattrice di tasse e dispensatrice di guerre, percepita come una calamità naturale contro cui è inutile lottare. 

Una menzione meritano sicuramente le interessantissime pagine del romanzo in cui Levi descrive il fenomeno del brigantaggio. Secondo l'autore questo fenomeno non va inserito in una cornice romantica o criminale, ma è stato la grande, disperata epopea del mondo contadino. Levi non lo derubrica a semplice delinquenza, ma lo considera una fiammata di ribellione spontanea contro l'oppressione dello Stato, contro le tasse, la leva obbligatoria e i decreti calati dall'alto da una Roma lontana e indifferente. Il brigante, nella memoria collettiva della Lucania, diventa così un eroe tragico, il simbolo di una civiltà che rifiuta di farsi assimilare e distruggere da un potere che non la capisce.

​In sostanza, Cristo si è fermato a Eboli è una riflessione attualissima sul concetto di meridione, sull'incomunicabilità tra culture diverse. Attualissimo anche oggi.

lunedì 8 giugno 2026

Vannacci e la disabilità

Vorrei segnalare al generale Vannacci, che propone classi differenziate per gli studenti disabili, che nel nostro Paese la svolta inclusiva si ebbe nei primi anni Settanta. A quell'epoca risale infatti l'abolizione progressiva delle classi differenziali nella scuola dell'obbligo e l'abolizione delle cosiddette "scuole speciali". Quindi, "classi differenziali" e "scuole speciali" appartengono alla pattumiera della storia da quasi sessant'anni.

Le classi differenziali erano destinate ad alunni considerati "non adatti" al normale percorso scolastico e vi venivano confinati studenti con situazioni molto diverse tra loro: disabilità intellettive, difficoltà di apprendimento, problemi comportamentali, svantaggi sociali o linguistici; talvolta perfino bambini semplicemente ritenuti "indietro" rispetto ai compagni. 

Nel 1971 fu approvata una legge che iniziò ad aprire la scuola comune agli alunni con disabilità, anche se la vera svolta arriverà con la legge 517 del 1977, che abolì gran parte delle classi differenziali nella scuola dell'obbligo e introdusse il principio dell'integrazione degli alunni con disabilità nelle classi ordinarie. Ma perché furono abolite? Perché ci si rese conto che queste discriminazioni tendevano a isolare gli studenti e abbassavano le aspettative nei loro confronti; in più rendevano difficile il ritorno nelle classi ordinarie. In pratica, una volta entrato in una classe differenziale, era frequente che un alunno rimanesse in un percorso separato per anni. A volte per sempre. 

Oggi, l'orientamento prevalente della moderna pedagogia e le convenzioni internazionali sui diritti delle persone con disabilità vanno tutti nella direzione dell'inclusione. E ci sono quasi 60 anni di storia che stanno a dimostrare la giustezza di questa impostazione. Ciò non significa, ovviamente, che ogni situazione sia semplice o che non esistano casi particolarmente complessi. Significa però che la maggior parte degli esperti ritiene preferibile migliorare gli strumenti dell'inclusione piuttosto che tornare a una separazione sistematica degli studenti con disabilità. Alla luce di tutto questo, sarebbe interessante sapere a quali fonti attinge il generale per sostenere che il ritorno alle classi differenziali gioverebbe sia agli alunni con disabilita, sia a quelli senza disabilità. Ma temo che non ci sia nessuna fonte né nessuna documentazione a supporto della sua proposta. C'è solo una particolare forma mentis che è quella della separazione e dell'esclusione.

D'altra parte, Vannacci viene dallo stesso partito che anni fa proponeva, a Milano, di istituire mezzi pubblici per stranieri e mezzi pubblici per gli italiani, esattamente come succedeva negli anni della segregazione razziale negli Stati Uniti. La segregazione razziale negli USA fu gettata nella pattumiera della storia negli anni Sessanta del Novecento. La segregazione degli studenti con disabilità fu gettata nella pattumiera della storia, in Italia, negli anni Settanta del secolo scorso. In teoria, la storia dovrebbe andare avanti, non tornare indietro.

domenica 7 giugno 2026

Animali e figli

Vorrei far presente al sindaco di San Giorgio questa cosa: dire alle coppie senza figli, ma con un animale, che cani e gatti non ci pagheranno le pensioni, mentre i figli sì, è puro materialismo. Una forma anche piuttosto bieca di materialismo, se ci si pensa. Poi, certo, lui stesso ammette che la tassa di 20 euro per ogni animale domestico è una provocazione, ma le provocazioni, anche le più strampalate, sottendono sempre un pensiero. In sostanza, il sindaco deplora la mancanza di figli per motivi meramente utilitaristico/economici.

Niente di nuovo, intendiamoci. La valenza utilitaristica della genitorialità è storicamente sempre esistita a ogni latitudine. I nostri nonni e bisnonni non facevano 9-10 figli per soddisfare insopprimibili afflati di amore genitoriale, ma perché i figli servivano per lavorare e per garantire assistenza a padri e madri nella loro vecchiaia: niente di più, niente di meno. E anche oggi, il ritornello preferito di chi denuncia il drammatico livello di denatalità che affligge il nostro Paese (e in generale il mondo occidentale) richiama sempre motivazioni di sostenibilità del sistema previdenziale. Che è, di nuovo, materialismo allo stato più puro. Tra l'altro sorprende che a fare questi ragionamenti siano spesso esponenti politici cattolici, gli stessi che poi blaterano sempre di spirito e spiritualità.

Per quanto riguarda l'equazione no figli = sì animali, io ci andrei cauto. È vero che tante coppie non hanno figli ma hanno uno o più animali domestici, ma siamo sicuri che queste situazioni siano generate da automatismi "o questo, o quello"? È vero che la singola esperienza non è mai un campione rappresentativo né fa statistica, ma io conosco coppie con figli senza animali, coppie senza figli con animali, coppie senza animali e senza figli, coppie con animali e con figli. Mi viene da pensare che per molte coppie senza figli gli animali non siano sempre e solo un ripiego ma una scelta indipendente dalla presenza o meno di prole. Poi magari non è così, ma la mia sensazione è questa.

E comunque, in linea generale, se si vogliono trovare motivazioni che spieghino il drammatico declino della denatalità, lo si faccia seriamente, non dando la colpa agli animali.

sabato 6 giugno 2026

I segreti di Stephen King


Caroline Bicks è una studiosa di Shakespeare e docente universitaria che dal 2017 occupa la cattedra di letteratura intitolata a Stephen E. King nell'università del Maine. Da sempre appassionata di King, è la prima studiosa a cui il grande scrittore ha concesso l'accesso ai suoi archivi privati, composti di appunti, manoscritti e materiale vario mai analizzato da nessuno né pubblicato prima.

L'autrice si è presa un anno sabbatico dalla docenza universitaria e l'ha trascorso analizzando parte di questa mole di scritti. Ne è nato questo splendido saggio, in cui la studiosa ha analizzato le varie stesure, i rimaneggiamenti, le correzioni, le revisioni e i processi creativi di cinque tra i più noti capolavori di King: Shining, Carrie, Le notti di Salem, Pet Sematary, A volte ritornano. È un libro che consiglio caldamente non solo agli appassionati di Stephen King, ma a chiunque sia interessato a capire come nasce uno scrittore. 

Non è un libro celebrativo, è il racconto di un percorso umano e professionale fatto di ostinazione, insicurezze, rifiuti editoriali e difficoltà economiche. Tra gli episodi più significativi c'è quello, ormai entrato nella leggenda, delle prime pagine di Carrie gettate nel cestino e recuperate dalla moglie Tabitha, che intuì il potenziale della storia e spinse il marito a continuare. La storia ha poi dato ragione all'intuizione della moglie, visto che Carrie, il suo primo romanzo, vendette solo negli USA 15 milioni di copie. King ha scritto per molti anni in condizioni precarie, accumulando lettere di rifiuto ma continuando a credere nella scrittura. È una storia, la sua, non solo di letteratura ma anche di perseveranza.

venerdì 5 giugno 2026

L'impronta di questo governo

Tra ieri e oggi questo governo ha fatto due cose:

1) una nuova legge sull'educazione sessuale nelle scuole

2) cancellazione dell'ultimo tentativo di approvare una legge sul fine vita

Per quanto riguarda il punto 1 (dettagli qui), tra le varie cose si prevede che l'educazione sessuo-affettiva sarà consentita solo a partire dalla prima media previa consenso informato dei genitori. Consenso informato. Pensate bene a questa dicitura. È normale usare queste parole? Il consenso informato viene sottoscritto da un paziente prima di un intervento chirurgico ed è un documento che serve a metterlo al corrente dei rischi che comporta l'intervento stesso. Cioè viene utilizzato per indicare una situazione di potenziale pericolo. Se ne deduce che per Valditara l'educazione sessuale nelle scuole viene considerata potenzialmente pericolosa. Ma fosse solo questo. 



Qui sopra potete vedere l'immagine che il "ministro" sta facendo girare sui social per festeggiare l'approvazione di questo obbrobrio giuridico. Qualcuno spieghi a questo "ministro" che la propaganda gender esiste sono nella sua testa e che, semmai, esistono gli studi di genere (gender studies), un campo accademico nato tra gli anni '60 e '80 che analizza come società e culture costruiscono e interpretano i ruoli associati al sesso e al genere.

Per quanto riguarda il punto 2 (dettagli qui) non c'è granché da dire. Questo governo, come del resto i precedenti, ha affossato intenzionalmente, con una infinita melina di passaggi parlamentari, l'ennesimo disegno di legge per regolare il fine vita. E non c'è da stupirsi, visto la "matrice" ideologica che lo regge. Anzi, c'è semmai da stupirsi che qualcuno potesse credere che avrebbe potuto fare una legge del genere.

Sono stanco, amareggiato e sfiduciato. Vorrei vivere in un Paese civile, moderno, emancipato, dove la cultura viene prima dell'ignoranza e del pregiudizio, e l'interesse delle persone prima della ricerca del consenso. Non è questo.

giovedì 4 giugno 2026

La storia del corpo umano


Nel 2012 una "scimmia misteriosa" girovagò in lungo e in largo per le strade di Tampa, in Florida, finché dopo tre anni di tentativi fu alla fine catturata. Si trattava di un esemplare di Macaco Reso, originario dell'Asia meridionale, che sopravvisse rovistando tra i rifiuti, scansando le automobili e dando parecchio filo da torcere ai guardaparco che gli davano la caccia. La storia fece molto scalpore non solo perché per tre anni la furba scimmia riuscì a non farsi catturare, ma per le domande che molti si posero, la principale delle quali fu: come ha fatto una scimmia a sopravvivere per tre anni in un contesto fortemente urbanizzato che ovviamente non è il suo ambiente?

L'autore di questo splendido saggio, Daniel E. Lieberman, paleoantropologo e professore di scienze biologiche all'università di Harvard, usa la storia del macaco di Tampa come aggancio per spiegare un paradosso: è vero che la "scimmia misteriosa" non era nel suo ambiente naturale, ma neppure quelli che si ponevano quel tipo di domanda lo erano. Dal punto di vista evolutivo, infatti, neppure gli esseri umani possono considerare le città il loro ambiente naturale. Scrive l'autore:

 

La convinzione generale che un macaco in libertà non sia al proprio posto in una città della Florida, tuttavia, rivela quanto poco siamo bravi ad applicare a noi stessi il medesimo ragionamento. Vista da una prospettiva evoluzionistica, la presenza a Tampa della scimmia non era meno incongrua della presenza della stragrande maggioranza degli uomini che vivono nelle città, nei sobborghi e negli altri ambienti moderni. Voi e io viviamo lontani dal nostro ambiente naturale tanto quanto la scimmia misteriosa. Più di seicento generazioni fa, ogni individuo, ovunque, era un cacciatore-raccoglitore. Fino a tempi relativamente recenti – un battito di ciglia per l'evoluzione – i nostri antenati vivevano in piccoli gruppi di meno di cinquanta persone; si spostavano regolarmente da un accampamento al successivo e sopravvivevano raccogliendo il cibo dalle piante, cacciando e pescando. Anche dopo l'invenzione dell'agricoltura, circa 10.000 anni fa, la maggior parte degli agricoltori viveva ancora in piccoli villaggi, lavorava ogni giorno per produrre il proprio cibo e non avrebbe mai immaginato uno stile di vita oggi comune in luoghi come Tampa, in Florida, dove le persone danno per scontati i telefoni cellulari, le automobili, i gabinetti, l'aria condizionata e tutta una serie di cibi preparati industrialmente e ricchi di calorie.


Da questa premessa, se vogliamo un po' provocatoria, Lieberman sviluppa quello che è il nucleo del libro: il concetto di disallineamento evolutivo ("mismatch"). Il nostro corpo, plasmato da milioni di anni di evoluzione per correre nelle savane, accumulare grasso per i tempi di carestia e muoversi costantemente, si ritrova improvvisamente catapultato in un mondo iper-tecnologico, sedentario e dall'abbondanza alimentare tossica.

​Questo libro è un lungo e affascinante viaggio che spiega come le grandi transizioni storiche (in primis bipedismo, avvento dell'agricoltura, rivoluzione industriale) abbiano trasformato la nostra specie, il nostro corpo. Il paradosso moderno è che le stesse innovazioni che hanno reso la nostra vita più comoda e sicura sono anche la causa delle cosiddette "malattie del progresso": diabete di tipo 2, obesità, problemi cardiovascolari, osteoporosi, ma anche mal di schiena, piedi piatti e miopia (presente!). Ma non perché siamo "progettati" male; siamo solo animali dei tempi della pietra che vivono nell'era dello smartphone. L'epidemia di obesità che in alcuni paesi come gli USA è oggi una vera piaga sociale nasce quindi dal fatto che i nostri antenati per procurarsi il poco cibo disponibile dovevano mediamente percorrere a piedi anche 20 chilometri al giorno; la loro vita era una continua corsa e non esistevano automobili, ascensori, scale mobili e quant'altro, esistevano solo le gambe. Oggi abbiamo i frigoriferi pieni, trascorriamo otto ore seduti in un ufficio e le serate in poltrona a guardare le serie tv, ma il nostro DNA ragiona ancora come i nostri arcaici antenati cacciatori-raccoglitori, i quali avevano come unico scopo procacciare la maggiore quantità di cibo possibile per sopravvivere. Il sovrappeso, il diabete tipo 2 e tutta la lunga serie di malattie metaboliche che oggi ci affliggono (e che ci uccidono) i nostri antenati non le conoscevano. Questo succede appunto perché per il 99% della nostra storia evolutiva siamo vissuti in un ambiente diversissimo rispetto a quello attuale, e i cambiamenti evolutivi sono molto lenti rispetto ai cambiamenti culturali e sociali avvenuti dal Neolitico (invenzione dell'agricoltura) in qua.

​Ovviamente Lieberman non dice di tornare a vivere nelle caverne. Diciamo che offre invece una chiave di lettura per capire come siamo fatti e magari fare scelte più consapevoli per la nostra salute. Io l'ho trovato illuminante. Da adesso in poi non guarderò più il mio (leggero) sovrappeso e la mia miopia come li guardavo prima.

Di cosa bisognerebbe parlare

Da mesi i climatologi avvertono che i mesi che abbiamo davanti saranno probabilmente i più caldi mai registrati. È molto probabile che le temperature supereranno quelle del 2024, secondo Copernicus l'estate con le temperature più alte mai registrate. Uno studio pubblicato da Nature ha mostrato che l'ondata di caldo di quell'estate provocò in Europa circa 62.800 morti. Si tratta di decessi attribuibili al calore, cioè morti che non si sarebbero verificate senza quelle temperature elevate.

L'estate che sta per iniziare è fortemente probabile che sarà ancora più calda a causa dell'effetto di El Niño, che quest'anno, secondo i modelli matematici, potrebbe prolungarsi fino a novembre. Un allarme sugli effetti di El Niño combinato col riscaldamento climatico è stato lanciato anche dall'Organizzazione Meteorologica Mondiale, mentre qui c'è un articolo di SkyTg24 su questo tema fatto molto bene.

Ecco, sarebbe utile, ogni tanto, trovare notizie come questa su qualche prima pagina o su qualche telegiornale, invece di vederle relegate (quando appaiono) in trafilettini a pagina 24. Purtroppo è noto che, in generale, la climatologia non riscuote molto successo tra le italiche genti, le quali al massimo consultano l'app meteo sullo smartphone per vedere se pioverà. Quando invece si entra nello spinoso campo del cambiamento climatico l'obiezione principale dei negazionisti è che "in estate ha sempre fatto caldo". Notevole, no?  Sarebbe come dire che "le persone sono sempre morte" se improvvisamente l'aspettativa di vita di una popolazione diminuisse di dieci anni.

mercoledì 3 giugno 2026

Minetti story

Sì, lo so, sia il nostro Paese che il mondo sono alle prese con questioni molto più gravi dell'affaire Minetti, ma visto che la vicenda della grazia ha tirato in ballo sia i vertici della magistratura che delle nostre istituzioni, forse qualcosa si può dire. Che poi non è che ci sia granché da dire, se non segnalare il fatto che, dagli ultimi sviluppi, sembra che alla fine la famosa grazia le spettasse. Almeno per il momento.

Comunque, indipendentemente dalle formalità giuridiche, vale la pena rimarcare che se anche la grazia le sarà confermata, le nostre carceri sono piene di situazioni disperate che a mio parere avrebbero di gran lunga avuto la precedenza su quella della signora Minetti.

martedì 2 giugno 2026

Perché proprio lì?


Stamattina, mentre camminavo, ho notato questo papavero e mi sono chiesto: perché è nato lì, in quella fessura nel catrame dove (apparentemente) non c'entra niente? Quale motivo ha avuto per nascere in quel punto preciso? In fondo non ci sono altri papaveri come lui, attorno; non c'è erba o altra vegetazione. E quindi? Poi mi sono ricordato di aver letto in un libro (anzi, in vari libri) che la vita non ha scopi, siamo noi ad avere la fissazione che debba averne uno e che sia figlia di un disegno. Molto più semplicemente, invece, quando ci sono le condizioni la vita nasce e basta. Nel caso del papavero, probabilmente un seme è arrivato lì portato dal vento e in quella piccola fessura nel catrame ha trovato i giusti "ingredienti": un po' di terriccio, abbastanza umidità, luce solare quanto basta ed è nato. Tutto qui. 

So benissimo che scienza e biologia godono generalmente di poco "feeling" e che a utilizzarle per spiegare la vita si viene considerati "freddi" o cinici, ma questo è. Quel papavero non è nato lì perché voleva nascere lì o per uno scopo. È nato lì in ossequio all'imperativo darwiniano della diffusione dei propri geni. Non aveva un progetto esistenziale, aveva un patrimonio genetico che nel corso di milioni di anni è stato selezionato perché producesse piante capaci di germogliare, crescere, fiorire, produrre altri semi. Se una fessura nel catrame permette di fare queste cose, allora la pianta la sfrutta. D'altra parte, in biologia il concetto di vita è semplice: consumare energia per riprodursi. Stop. E questo lo fa ogni essere vivente, dai batteri agli alberi ai gatti agli esseri umani, senza eccezioni.

Capisco che per chi nella vita degli esseri viventi ci vede un "disegno" o uno "scopo" è difficile da accettare, ma questo è. Ciò non significa, naturalmente, che la mancanza di scopo o di senso impedisca di dargliene. Il senso alla vita glielo diamo con quello che facciamo, coi nostri progetti, i nostri sogni, ciò che riusciamo a realizzare. In sostanza, la vita non cerca un significato, cerca condizioni favorevoli. Difficile da capire, con la nostra forma mentis, ma questo è.

lunedì 1 giugno 2026

Botti e stupidità

Quand'ero ragazzetto anche io ogni tanto sparavo petardi. Per la verità non erano petardi veri e propri (se i miei mi avessero scoperto a trafficare con quelli, avrei passato un brutto quarto d'ora). Noi li chiamavamo "bombette" e avevano l'aspetto di candelotti di dinamite in miniatura con una piccola miccia per farli esplodere. Facevano un po' di rumore ma erano totalmente innocui. Poi sono cresciuto, ho capito quanto è stupida questa usanza e non ne ho più toccato uno.

Ripensavo a questo particolare della mia infanzia leggendo la notizia dei cavalli della parata del 2 giugno scappati a Roma. L'aspetto paradossale della vicenda è che a lanciare i petardi che hanno fatto imbizzarrire i cavalli non sono stati dei ragazzetti in vena di scherzi, sono stati dei vigili urbani, cioè coloro che vengono chiamati in caso di schiamazzi e disagi provocati dagli stessi petardi. I quattro ragazzetti mai cresciuti, che volevano divertirsi con la pratica più stupida e pericolosa che ci sia, si sono poi scusati dicendo che lo si fa per "tradizione". Come se fosse un'attenuante.

Cristo si è fermato a Eboli

Ho dei ricordi di questo libro legati alla mia infanzia, perché lo trovai casualmente a casa di mia nonna Tina un giorno che andai a trovarl...