martedì 30 aprile 2019

Andiamo come un treno, dice

Ci si arriva anche senza essere economisti. Un trimestre positivo (+ 0,2 %) dopo tre cali consecutivi non significa che la recessione è finita né, tantomeno, che andiamo come un treno. Si tratta infatti di piccole fluttuazioni percentuali che girano comunque sempre attorno allo zero, in un quadro quindi di persistente stagnazione, come del resto precisa l'ISTAT.

Ma la comunicazione politica, forte di destinatari in gran parte poveri di spirito, è questa roba qua. Siamo ai livelli della famosa e patetica sceneggiata sul balcone di palazzo Chigi in cui si annunciava la definitiva sconfitta della povertà.

domenica 28 aprile 2019

Astrusità

Ubertoso, calefattivo, tropo, paronomasia, cervogia, sabordo, nepente, marcidaglia, logogrifo, vermocane, solo per citare i vocaboli di cui non so il significato incontrati nelle ultime venti pagine. Poi, certo, spesso un significato si intuisce dal periodo in cui è inserita la parola, ma, a meno che non si abbia una laurea in lettere, quando si legge un qualsiasi romanzo o saggio di Umberto Eco è buona norma tenere sempre sottomano un dizionario.

Intuii questa cosa quando lessi per la prima volta Il nome della rosa, l'intuizione si corroborò con La misteriosa fiamma della regina Loana e Pape Satàn Aleppe, ed è diventata certezza in questi giorni leggendo L'isola del giorno prima.

Il "nuovo" che avanza

Magari è solo un'impressione mia, ma vedo la ricandidatura a sindaco di De Mita come perfetto emblema di quello che è oggi il nostro paese.

venerdì 26 aprile 2019

Legittima difesa

Leggevo qualche giorno fa del drammatico problema della carenza di organico nelle forze dell'ordine in Italia. Vado a memoria, ma mi pare che tra carabinieri, polizia e finanza, manchino all'appello circa undicimila uomini (attualmente l'organico è di circa cinquantamila con una età media che ormai supera i quarant'anni). Mi chiedevo se invece di fare una legge sulla legittima difesa che, nel suo impianto generale, irrobustisce la linea della giustizia fai-da-te, non si potevano rimpinguare gli organici delle forze dell'ordine. Sì, lo so, conosco l'obiezione: dove si prendono i soldi per stipendiare tutti? Meglio armare i cittadini, forse costa meno, devono aver pensato.

(Ah, Mattarella ha firmato la legge, accompagnandola però con una lettera in cui evidenzia varie irragionevolezze e quattro errori marchiani, il tutto relativamente a una legge su cui si discute da anni e di cui già parlavano i due cicisbei in campagna elettorale. Così, giusto per farsi un'idea del livello di questa gente.)

Il neofascista

Il neofascista ha il cranio completamente rasato, occupato per intero da un vistoso tatuaggio. Sì, un tatuaggio, che poi cosa rappresenti mica sono riuscito a capirlo. È un bravo ragazzo, tra l'altro, quando vuole è pure simpatico, e poi a lavorare s'impegna, ha voglia. Un giorno gli ho chiesto: "Non è stato doloroso farsi un tatuaggio sul cranio?"
"Dolorosissimo," m'ha risposto, "ho patito come un cane."
"E allora perché te lo sei fatto?"
"Così, mi piaceva..."

Un giorno, passando tra i bancali, nota sul banco una pila di calendari del duce, pronti per essere distribuiti. Ne solleva uno, lo mostra agli astanti, sorride. "Va' là che quando c'era lui..." dice.
"Quando c'era lui... cosa?" rispondo.
"Come, 'cosa'? Guarda che se un giorno andrai in pensione sarà solo merito suo."
"Ah, sì?"
"Sì. E delle bonifiche pontine cosa mi dici?"
"Ti dico che un primo abbozzo di previdenza sociale è stato istituito alla fine del 1800 e le bonifiche pontine sono state iniziate dai Volsci nel sesto secolo avanti Cristo, se vogliamo essere precisi."

Mi è venuto in mente questo vecchio dialogo con un mio collega (sì, tra tanti, ce n'è anche qualcuno di loro), dopo aver letto delle sfilate neofasciste a Milano e a Roma nella vigilia del venticinque aprile. Dietro quegli striscioni c'erano per la maggior parte ragazzi, che, probabilmente come il mio collega, del fascismo hanno al massimo sentito qualcosa al bar o hanno fatto incetta delle bufale che girano sui social. Tutto qui. Oltre a questo, niente, il buio, il vuoto. E come puoi discutere col vuoto?

giovedì 25 aprile 2019

25 aprile

Solo una classe politica ignorante o in malafede può concepire il 25 aprile come una festa divisiva tra destra e sinistra. Ed è solo in funzione strumentale che tale dicotomia viene puntualmente, ogni anno, propagandata. La storia racconta altro. Racconta di un paese occupato e schiacciato sotto il peso di una feroce dittatura. Un paese che a un certo punto decise di reagire e di liberarsi. Nacque la Resistenza, in cui confluirono uomini e donne di ogni estrazione politica: comunisti, cristiani, socialisti, laici, liberali, monarchici, repubblicani, azionisti. Questa è storia, ed è il motivo per cui il 25 aprile è la festa di tutti, anche di quelli che hanno altro da fare.

mercoledì 24 aprile 2019

Piazzale Loreto

I casi sono due: o hanno molto senso dell'autoironia o sono talmente ignoranti da non sapere cosa successe a piazzale Loreto. Propendo per la seconda ipotesi.

martedì 23 aprile 2019

Giornata mondiale del libro



"Quando tu leggi, abbandoni la tua visione del mondo per entrare in quella raccontata dal libro, e se tu hai tante visioni del mondo, non puoi votare Salvini".

Umberto Galimberti

lunedì 22 aprile 2019

(...)





(da Per un nuovo umanesimo - L. Ciotti, V. Alberti)

I miti del nostro tempo



Questo, che ho appena terminato, è forse il saggio che ho sottolineato di più e a cui ho fatto più orecchie tra quelli letti negli ultimi tempi, e che sicuramente rileggerò. È, in sostanza, un grande invito a non fossilizzarsi sulle idee acquisite, a scuotersi dalla pigrizia che impedisce di metterle in discussione, di sottoporle a critica rapportandole ai cambiamenti rapidi con cui si muove la società. E Galimberti invita all'uso del senso critico in maniera elemplare, smontando e illustrando le contraddizioni dei tanti miti di oggi: il culto della giovinezza, l'ossessione della crescita economica, la tirannia della moda, solo per citare quelli trattati in maniera più esaustiva.

È un libro pessimista, nel senso che non lascia grossi margini di speranza che in futuro ci siano cambiamenti di rotta rispetto alla direzione imboccata dalla società, dove ormai predomina l'incultura, la fascinazione per le "soluzioni" a colpi di slogan, il rigetto dell'analisi e della propensione al discernimento come mezzi per poter capire le cause, sempre più complesse, di ciò che succede. Significativo, tra i tanti, il passaggio in cui il filosofo dice che le nazioni progrediscono a partire dal livello culturale. Ed è facile capire cosa comporta questo per un paese, come il nostro, dove non si leggono più libri e che è agli ultimi posti, tra quelli europei, per la comprensione di un testo scritto.

domenica 21 aprile 2019

Il mitra di Pasqua

Mi chiedevo, dopo aver letto della foto postata da Morisi su FB in cui si vede Salvini che abbraccia amorevolmente un mitra, con Morisi che commenta: "Siamo armati", come si sarebbe comportata la piattaforma di Zuckerberg se la stessa foto l'avessi pubblicata io, o qualunque normale utente che non fosse Morisi o Salvini: blocco dell'account? Sospensione per tot giorni? Ma, indipendentemente da questo, c'è un limite che è stato oltrepassato e che forse non doveva essere oltrepassato?

venerdì 19 aprile 2019

Libero è così

Non abbiamo ancora imparato - mi riferisco a tutti quelli che, puntualmente, si stracciano le vesti sui social - che Libero è così. Punto. E l'unico modo per limitare gli spruzzi di guano che arrivano ogni volta che fa un titolo come quello di stamattina è smettere di inondare di commenti indignati il web. Finché lo si farà, quel giornalismo lì metterà in saccoccia la sua vittoria. E questa cosa non la capiamo, non c'è verso.

giovedì 18 aprile 2019

Prefetti e sindaci

Ma il ministro dell'Interno che, con una circolare, elargisce poteri speciali ai prefetti, così che nella gestione dell'ordine pubblico possano "scavalcare" i sindaci, è sempre quello che fino a pochi anni fa i prefetti li voleva abolire? Così, per chiedere.

Meglio capire che alzare muri





(da Osa sapere - Ivano Dionigi)

mercoledì 17 aprile 2019

IVA

Tria è costretto ad ammettere, pur con qualche mugugno, che l'IVA alla fine aumenterà, perché la crescita su cui facevano affidamento per amortizzare i costi di RdC e Quota100 non c'è e non ci sarà. I due vicepremier sbraitano e dicono che non se ne parla.

(Negano che l'aumento ci sarà perché tra un mesetto ci saranno le europee, e capite bene che ammettere l'aumento dell'IVA, negato ogni giorno fino a oggi, non sarebbe il miglior viatico per affrontarle. Poi, una volta votato, potranno tranquillamente concedere che aumenterà, adducendo mille cause di forza maggiore e sfoggiando il loro migliore finto rammarico. Tutto già visto e rivisto.)

La Juve e io

Mattina presto, sei e trenta, timbrato il cartellino da due o tre minuti, sveglio solo sulla carta (ho smesso col caffè da quasi due anni per qualche problema di ipertensione), provo di iniziare a lavorare.Torme di colleghi che per una mezzoretta abbondante, forse più, si lanciano in furibonde discussioni in stile Sgarbi contro il resto del mondo su quanto è accaduto ieri sera alla Juve. Me ne sto fuori dall'arena, del calcio non mi è mai fregato una beata cippa.

Il calcio, noto con rammarico (relativo), è come il telefonino, se ne sei privo hai un'esclusione sociale, dal momento che tutto il mondo è su internet. Ma in fondo cosa importa? Dell'esclusione, dico. Mentre loro discutevano di niente io ero già col pensiero al libro che avrei ripreso in mano nel pomeriggio. Del resto, che io sia strano è dalle elementari che me lo sento ripetere.

La sicurezza

La mia idea di sicurezza? Scuole in cui non caschino muri e soffitti, ad esempio. Ma questa è una; si potrebbero elencare altre diecimila situazioni, tipiche del nostro paese, che pregiudicano la nostra sicurezza. E tra queste, in tutta sincerità, l'arrivo di qualche barcone carico di disperati è l'ultima cosa che avverto come una minaccia alla suddetta sicurezza.

lunedì 15 aprile 2019

Stanno uccidendoci il pensiero

Qualche anno fa Roberto Vecchioni vinse Sanremo con una canzone dal titolo Chiamami ancora amore, se ricordo bene, e in questa canzone c'è una frase in cui il cantautore dice che oggi stanno uccidendoci il pensiero. Viviamo cioè in una società che fa di tutto per inibire la capacità di pensare, di mettere (e mettersi) in discussione, di problematizzare le proprie idee. E la regina di questa tendenza, oggi più che mai, è la televisione. Mi è di sollievo, di fronte a ciò, il fatto di avere smesso di guardarla ormai da anni.

domenica 14 aprile 2019

Salvini e Zingaretti s'impegnano

Salvini, nello stile sobrio e pacato che lo contraddistingue, dice che si impegnerà affinché l'assassino del maresciallo dei carabinieri ucciso ieri nel foggiano non esca più di galera. Zingaretti, in maniera meno zotica e spiccia, dice che dalle parti del Pd si è intenzionati a non mettere i bastoni tra le ruote al corso della giustizia, che nello specifico è quella giustizia che ha recentemente messo in manette lo stato maggiore del Pd umbro per una faccenda di presunte mazzette in campo sanitario.

Naturalmente, sia Salvini che Zingaretti non hanno alcun potere di dare corso alle intenzioni espresse, e c'è da dire che l'uscita del secondo mi sembra, se possibile, addirittura più infelice di quella del primo, in quanto se tu affermi di non mettere in atto una certa condotta senza essere stato sollecitato da alcuno a pronunciarti in questo senso, dài implicitamente l'impressione che in precedenza questo comportamento tu o i tuoi l'abbiate adottato, o ne abbiate avuto quantomeno l'intenzione, o ne abbiate dato l'impressione. Insomma, al posto di Zingaretti io avrei soprasseduto o detto qualcos'altro.

Per quanto riguarda il ministro della paura, invece, è lapalissiano come, per quanto possa impegnarsi, non abbia alcun potere di fare alcunché in merito alla durata della detenzione in carcere dell'assassino, perché tale decisione compete in maniera esclusiva alla magistratura e non certo a un ministro, fosse pure un ministro di tutto come il felpato. Il guaio di questi nostri sciagurati tempi, è che gran parte della plebe ragliante darà come sempre ampio credito alle sue corbellerie, al suono di: "Hai visto? Adesso ci pensa lui a non farlo più uscire di galera: grande Matteo!" Plebe ragliante perfetta espressione dell'epoca in cui viviamo.

Le anime morte



"L'importante è questo, che è venuto per noi il momento di salvare il nostro paese; che perirà, il nostro paese, non più per l'irruzione di venti popoli stranieri, ma per opera di noi stessi; che ormai, accanto alla legale amministrazione della cosa pubblica, è venuta a formarsi una seconda amministrazione, assai più potente di quella legale."

Il paragrafo che ho riportato qui sopra è una citazione tratta dal discorso finale che il generale-governatore rivolge all'intero ceto impiegatizio della città prima di partire per Pietroburgo, discorso contenuto nelle pagine conclusive del possente romanzo Le anime morte, di Nikolaj Gogol. Chi abbia un minimo di perspicacia non può non cogliere una qualche analogia tra le cause che secondo lo scrittore porteranno alla distruzione dell'impero russo, e cioè la dilagante corruzione e decadenza dei costumi, col probabile, futuro destino del nostro paese oggi, un destino segnato non da cause esterne, come vorrebbero capziosamente farci credere, ma dal nostro operato. È del resto opinione di molti storici che pure la dissoluzione dell'Impero romano ebbe come causa il degrado e la decadenza dei costumi.

Gogol scrisse questo romanzo in un arco di tempo compreso tra il 1835 e il 1842, suddividendolo in tre libri, di cui il secondo lasciato incompiuto e il terzo dato alle fiamme dallo stesso autore e quindi mai pubblicato. Una caratteristica di questo romanzo, già ritrovata anche in Delitto e castigo di Dostoevskij, che lessi l'anno scorso, è il minuzioso dettaglio con cui i due autori descrivono i personaggi (sia dal punto di vista fisico che psicologico) e i luoghi e le vicende contenute nelle narrazioni. Si tratta di romanzi ad ampio respiro, totalmente diversi dalle modalità narrative contemporanee, dove spesso il ritmo e la velocità del susseguirsi delle vicende sono assoluti padroni della scena, a scapito della descrizione e della riflessione. A testimonianza di quanto questo modo apparentemente arcaico e desueto di intendere la letteratura sia distante dai canoni contemporanei, basta leggere ad esempio ciò che Stephen King ebbe a scrivere nel suo bellissimo On writing, autobiografia di un mestiere, e cioè che alla descrizione dei personaggi bisogna solo accennare, dedicare pochi tratti e pochissime righe, perché è l'immaginazione del lettore che farà poi il resto.

I modi di scrivere e di intendere la letteratura cambiano, evolvono a secondo dei luoghi, delle epoche, come del resto ogni attività umana, è innegabile, solo il malcostume e l'illegalità viaggiano trasversalmente a epoche e luoghi, e la letteratura non è altro che uno dei tanti mezzi con cui ne veniamo a conoscenza.

giovedì 11 aprile 2019

Pure la Finanza e la Guardia costiera ci si mettono

Si presenta un barcone con novanta persone sopra. Viene intercettato da una motovedetta della Finanza e da una della Guardia costiera e viene tranquillamente accompagnato a Lampedusa, dove i migranti sbarcano senza alcun impedimento. Il ministro della paura è furioso, inviperito, perché i porti sono chiusi, come sapete (non è vero ma facciamo finta di crederci), e basta che lui si distragga un attimo che zac!, arriva un barcone e quelli sbarcano.

E il tapino non può neppure tuonare contro qualche ONG, magari straniera, perché a soccorrerli e farli sbarcare sono due unità militari italiane. Bisogna correre ai ripari, naturalmente, perché l'immagine del ministro dal pugno di ferro mica può essere compromessa da un manipolo di disgraziati che arrivano e sbarcano così, come se niente fosse. Con le europee alle porte, poi? Stiamo scherzando?

E allora ecco la nota ministeriale che dovrebbe riparare il danno d'immagine, nota secondo la quale il Viminale starebbe già provvedendo al rimpatrio dei nuovi arrivati. Naturalmente sono tutte balle, in primo luogo perché non si sa neppure la nazionalità dei naviganti, in secondo luogo perché, quand'anche fosse accertata, occorrerebbero comunque mesi prima che tutta la trafila venga effettuata. Non c'è niente da fare, in certi giorni va tutto storto.

mercoledì 10 aprile 2019

Buchi neri e Hawking

Mentre leggevo della sensazionale prima immagine di un buco nero, ho pensato immediatamente al grande astrofisico Stephen Hawking, che ci ha lasciato giusto un anno fa dopo aver passato una vita intera a studiarli. Ancora un anno e l'avrebbe visto anche lui, e immagino che gli avrebbe fatto un gran piacere. Beffarda, la vita (e la morte), a volte. (Ovviamente, il verbo vedere in questo caso è improprio, si fa per semplificare.)

martedì 9 aprile 2019

Non scaldiamoci per Bussetti, non c'è bisogno

Non mi scalderei troppo per ciò che ha detto Bussetti, e cioè che nelle scuole italiane la sua prima preoccupazione è per gli studenti italiani, perché in realtà è da circa una trentina d'anni che le varie riforme scolastiche che si sono succedute sotto ogni governo vanno nell'unica direzione di mettere la scuola in condizione di non nuocere, indipendentemente dalla nazionalità di chi la frequenta.

A meno che, naturalmente, non si pensi che riforme come quella della signora Moratti - la prima che mi viene in mente - che prevedeva l'introduzione del computer già in prima elementare, fossero cosa buona. È che ogni tanto anche Bussetti, poveretto, come tutti gli altri suoi compari, ha bisogno di dire la sua stupidaggine quotidiana, perché esiste anche lui, anche se nessuno lo sa.

lunedì 8 aprile 2019

Centellinando la tragedia di Stefano Cucchi

Ogni tot di tempo, siano giorni, settimane, mesi, anni, alla tragedia di Stefano Cucchi si aggiunge un tassello. E lentamente, tassello dopo tassello, anno dopo anno, il puzzle che viene piano piano a comporsi disegna una storia le cui gravità e incredibilità raggiungono vette che difficilmente ci si aspettava che sarebbero state raggiunte, almeno agli inizi.

E il pensiero va inevitabilmente alla forza che ha avuto e ha la sua famiglia, in particolare Ilaria, la cui incrollabile caparbietà nel volere a tutti i costi la verità, ha consentito di sgretolare ormai ogni muro che la racchiudeva.

Chapeau!

Regali di compleanno :-)



domenica 7 aprile 2019

Greta e Simone

Magari è un'impressione mia, ma mi pare che sia Greta che Simone, espressioni della migliore gioventù di oggi, di quella che autorizza a pensare che forse non tutto è perduto, siano accomunati dall'aver ricevuto gli stessi tipi di attacchi e accuse.

Greta, da più parti, è stata accusata di essere una specie di bamboccetta manipolata da non si sa bene quale lobby; Simone è stato accusato da tale scrittrice Elena Stancanelli (e chi è?) di non parlare correttamente l'italiano. Cosa hanno in comune queste critiche? Semplice: sono critiche formali, non sostanziali, come del resto è prassi oggi nella normale dialettica politica e sociale quando si tenta di screditate un avversario.

Hanno accusato Greta di essere una marionetta, ma nessuno ha potuto controbattere alle sue preoccupazioni sul suo futuro e quello del pianeta, perché nessuno può realisticamente obiettare che se non si cambia rotta una volta per tutte, tra vent'anni la nostra civiltà si estinguerà sotto montagne di rifiuti e smog.

Hanno accusato Simone di non parlare bene l'italiano (accusa categoricamente smentita dal suo professore), ma nessuno ha potuto attaccarlo sul piano sostanziale, perché le cose che ha detto sono inattaccabili sul piano della logica, dell'intelligenza e del buon senso. E poi, scusate, in una discussione con quelli di casapound pensate che se il ragazzino si fosse prodotto in un italiano corretto quelli l'avrebbero capito? Non scherziamo, su.

Morale della storia: se non si possono attaccare le persone sui contenuti, si attaccano pretestuosamente su tutto ciò che rimane: linguaggio, persona, vita privata ecc. Metodo collaudato e spesso di sicuro successo.

sabato 6 aprile 2019

Torre Maura, i rom e la semplificazione

Credo che la vicenda dei rom respinti da Torre Maura si inquadri perfettamente nell'epoca che stiamo vivendo, che è quella dei luoghi comuni, della superficialità, dei bassi istinti, del rifiuto generalizzato di usare un minimo di ragione come appiglio per affrontare la complessità. E in fin dei conti è normale che sia così, dal momento che chi dovrebbe far di tutto per opporsi a questa tendenza è invece il primo ad agevolarla e anzi ci campa pure sopra.

Perché non si vogliono i rom? Perché lo stereotipo imperante vuole che i rom rubino, e se rubano non li vogliamo. La faccenda analizzata secondo i canoni imperanti si chiude qui, mentre invece un approccio intelligente alla questione prevederebbe l'accettazione del fatto che alcuni rom rubano e altri no, così come molti italiani rubano e molti no. E così per tutte le cose. Non c'è mai solo un bianco e un nero, nel mezzo ci sono sfumature diverse di bianco e nero. Il problema è che guardare le sfumature, valutare, ponderare, analizzare i problemi in sé sono attività che richiedono tempo e impegno, tutte cose che una politica che viaggia sull'onda di un consenso le cui minime variazioni vengono rendicontate a cadenza settimanale se non addirittura giornaliera, non può permettersi.

E allora, basta distinzioni: via i rom, sia quelli che rubano che quelli che si comportano bene, non fa differenza. Via gli stranieri, ché gli stranieri delinquono. E via anche l'ultimo barlume di intelligenza, ché oggi non serve più.

Compleanno tra tecnologia e umanità

Stamattina le lettere che compongono il logo di Google sono sormontate da candeline, una su ogni lettera. Il motore di ricerca si ricorda che oggi è il mio compleanno e mi festeggia. Tutto questo alla luce di una antropologizzazione e umanizzazione del fenomeno della comparsa delle candeline - d'altra parte è noto che noi umani abbiamo questa innata tendenza a umanizzare tutto ciò che ci circonda e interagisce con noi. Per certi versi, pensandoci, è paradossale che nell'età della tecnologia, dove tutto viene disumanizzato e messo in vendita, resistano certe pulsioni foriere forse di un desiderio di riappropriarsi di un'umanità ormai largamente perduta, ma tant'è e ben venga, se di questo si tratta.

Fuor di sentimentalismi e pulsioni antropologizzanti, è palese che in realtà a Google non frega assolutamente niente del mio compleanno, anzi nemmeno sa cosa sia un compleanno. Molto più semplicemente e freddamente, uno dei suoi algoritmi informatici fa comparire le candeline ai milioni di individui iscritti al motore di ricerca che ogni giorno festeggiano il compleanno. Che è la medesima cosa che fanno anche faccialibro e la maggior parte dei servizi informatici a cui siamo iscritti.

Ricordo che anni fa, quando sul social di Zuckerberg c'ero anch'io, ogni giorno mi veniva notificato il compleanno di qualcuno dei miei contatti, e ovviamente ai miei contatti veniva notificato il mio, in una perenne giostra di scambio di auguri anche con persone mai viste né conosciute. Difficile capire il senso di questa cosa, e in fin dei conti uno dei motivi per cui mi sono cancellato era anche questo. Sì, magari lì per lì faceva piacere ritrovarsi la bacheca invasa da auguri e quant'altro, ma poi?

Una volta che ci si toglie da FB, ci si rende conto che quelli che in realtà si ricordano della ricorrenza sono principalmente i familiari più stretti, un paio di colleghi di lavoro e qualche amico, cioè le persone che si frequentano abitualmente e fisicamente tutti i giorni. Finita lì. E forse è giusto così. Se poi, come lo scrivente, ci si avvicina inesorabilmente al giro di boa del mezzo secolo, ci si accorge dell'inutilità e della sempre maggiore avversione nei confronti di tale ricorrenza.

Mancanze

Ogni tanto penso a quanto sarebbe bello se a vivere, e soprattutto a commentare, questo tempo assurdo ci fosse ancora Umberto Eco.