domenica 28 giugno 2020

Ne siamo usciti migliori?

Prima della pandemia, terminato qua a Santarcangelo il mercato del venerdì, restavano su piazza Ganganelli cumuli di immondizia che gli spazzini provvedevano a raccogliere pazientemente nel primo pomeriggio. Poi è arrivato il lockdown: tutti chiusi in casa e fine del mercato del venerdì. Il lockdown è poi finito e il mercato è ricominciato: su piazza Ganganelli rimangono oggi gli stessi cumuli di immondizia che rimanevano prima della pandemia. Naturalmente questo è un piccolo e insignificante angolino di visuale dalla cui analisi non ho la pretesa di trarre conclusioni generali, ma la percezione, la sensazione che ne ricavo è che la pandemia non ci abbia resi migliori, come molti auspicavano, ma ci abbia lasciati sostanzialmente uguali a prima, se non addirittura peggiori. 

A Pescara un gruppo di giovani ha assalito e malmenato un ragazzo che camminava mano nella mano con un altro. In pieno terzo millennio dobbiamo ancora assistere a cose di questo genere: persone che vengono fatte oggetto di aggressione e violenza a causa delle loro preferenze sessuali. Succedeva prima, continua a succedere ora.

Qua a Rimini i locali vengono chiusi e sanzionati senza soluzione di continuità perché delle regole minime di sicurezza (mascherine, distanze ecc.) anti-Covid non frega più nulla a nessuno, né ai gestori né - figurarsi - agli avventori. E, verrebbe da dire, come dare loro torto dal momento che, quotidianamente, politicanti di ogni risma - uno in particolare, sempre quello - si concedono ai media con la stessa noncuranza e lo stesso spregio delle regole?

Ho preso tre situazioni a caso, in alcun modo collegate tra loro, ne avrei potute aggiungere altre millemila, ma tutte avrebbero comunque autorizzato a trarre le medesime conclusioni: no, non ne siamo usciti migliori, ammesso e non concesso che ne siamo usciti.

venerdì 26 giugno 2020

Una lettera dal pianeta Terra

Cari umani, non l'ho mai fatto prima, ma quest'anno ho deciso di scrivervi. Per voi inizia un nuovo anno, per me non ha importanza, di questi capodanni ne ho già visti quattro miliardi e mezzo. Duecentomila anni fa siete comparsi voi autonominati Homo Sapiens, ora siete diventati tantissimi, formicolate in 7 miliardi e mezzo sulla mia pelle, mi pungete con trivelle per succhiarmi olio che io avevo sigillato in innocue vesciche, scavate gallerie per estrarmi preziosi elementi che poi buttate come rifiuti disperdendoli per sempre e avvelenandovi da soli, abbattete le foreste che mi coprono di una verde peluria, esaurite i pesci degli oceani e sterminate le creature della mia biosfera che ci ha messo tre miliardi di anni per evolversi; asfaltate, cementate, bruciate, fumate, inquinate qualsiasi cosa passi per le vostre mani, e da un secolo a questa parte sembra non abbiate più alcun rispetto per me, mi succhiate ogni forza e mi intossicate con i vostri gas, cambiate il clima, mi fate venir la febbre che fonde i ghiacci e aumenta il livello dei mari, mi riempite di plastica, una roba che avete inventato voi, senza curarvi di riciclarla come ogni cosa che faccio io. Mai nessuna specie aveva osato tanto e danneggiato così gravemente i miei processi vitali. Avete cosparso pure la mia orbita con un sacco di ferraglia e Marte mi ha detto preoccupato che avete mandato oggetti anche sulla sua superficie. Ora state esagerando, e alcuni di voi l'hanno capito: avete battezzato Antropocene quest'epoca geologica per via della vostra invasività. Ho visto che quindicimila scienziati hanno firmato l'ennesimo appello che bene interpreta la mia sofferenza, avete capito benissimo quali siano i limiti fisici da non superare per non farmi collassare, avete convocato conferenze per rispettare clima e ambiente, ma nei fatti non siete sulla strada giusta, continuate a inseguire la crescita economica infinita sapendo che io non sono affatto infinita! Le vostre televisioni ridono e scherzano mentre io soffoco e vomito: attenti, che un mio scrollone vi spazza via come fuscelli! Ricordatevi che io non ho bisogno di voi, ma voi avete bisogno di me. Un vostro scrittore, Francois Mauriac, che avete premiato con il Nobel, ha detto: "È inutile per l'uomo conquistare la luna, se poi finisce per perdere la terra". Pensateci! Io che vedo più in là di voi, vi assicuro che per molti anni luce qui attorno non c'è posto migliore per vivere, cercate di conservarlo e di passare ancora qualche centinaio di migliaia di anni insieme a me. Ogni tanto infatti, quando non vi ammazzate o fate rumore con le vostre macchine, siete anche capaci di belle cose: ascolto con gioia la vostra musica, una novità dopo milioni di anni nei quali avevo udito solo il canto degli uccelli, osservo stupende interpretazioni della mia natura e delle mie stagioni - prima che cambiaste voi il clima - come la Primavera di un certo Botticelli, mi piace quando usate la mia pietra per costruire torri, teatri, templi, e ci sono storie che ascolto volentieri, composte con un metodo tutto vostro, unico a quanto ne so in buona parte di questa Galassia: la poesia. Mentre giro attorno al sole sorrido leggendo un tal Dante che parla del nostro gran dispensatore di energia come un carro che sbanda su una "strada che mal non seppe carreggiar Fetòn". Ecco, queste cose di voi mi divertono, e poi siete bravi a scoprire le leggi fisiche che mi fanno funzionare, a costruire apparecchi per comunicare lontano e far calcoli complessi, curare la vostra salute, generare energia con il sole senza affumicarmi. Ma accidenti, usatela bene questa conoscenza! È il vostro jolly: o saprete sbarazzarvi della stupidità, dell'arroganza, dell'indifferenza verso di me, e con un grande scatto evolutivo culturale farete della vostra civiltà un membro sostenibile del mio ambiente, oppure - l'ha scoperto uno di voi che si chiamava Darwin - l'evoluzione vi eliminerà perché non adatti, e io guarirò presto dalle vostre ferite. Però mi dispiacerebbe che dopo così tanta fatica per avervi fatto emergere falliste così miseramente. Vostra madre terra.

(da Non c'è più tempo. Come reagire agli allarmi ambientali - Luca Mercalli, Einaudi editore)

giovedì 25 giugno 2020

Come una rinascita

Mentre leggevo di Sgarbi che viene portato via di peso dal Parlamento dopo l'ennesima piazzata, pensavo che questa scena potrebbe essere l'ideale metafora di una possibile ripartenza di questo paese. Un paese che finalmente allontana e si emancipa dal becerume dilagante, dalla stupidità e dall'incoscienza urlate ogni giorno per ogni dove (ricorrere alla violenza verbale per sostenere le proprie idee è la migliore dimostrazione della loro pochezza e fallacia). Sì, una rinascita etica, morale, culturale di un paese che, nonostante tutto, non merita ciò che gli viene inflitto.

sabato 20 giugno 2020

Mi sono innamorato di Alessandro Barbero

[Nota: se non siete appassionati di storia saltate pure questo post.]

Come ho già scritto altre volte su queste pagine, tra le mie perversioni preferite c'è quella di fare lunghe passeggiate nella campagna attorno a casa mia ascoltanto conferenze su Youtube. Conferenze e interventi di storici, filosofi, scienziati, psichiatri e chi più ne ha, più ne metta. Questo perché, da sempre, sono affascinato da chiunque abbia una competenza, in qualsiasi campo.

Ultimamente ho cominciato a seguire con interesse gli interventi di Alessandro Barbero, uno dei maggiori storici italiani contemporanei, le cui lezioni sono frequentemente trasmesse dal canale Rai Storia. Perché Barbero è affascinante? In primo luogo perché ne sa a pacchi; in secondo luogo perché il suo eloquio trascina l'ascoltatore e non annoia, neppure quando spiega concetti che spiegati da altri risulterebbero probabilmente noiosi.

Lascio qui di seguito tre dei suoi interventi che mi sono piaciuti di più. Il primo è una breve ma chiarissima spiegazione delle differenze tra nazismo, fascismo e comunismo, che non sono, come in genere si tende riduttivamente a pensare, tre facce della stessa medaglia (ammesso che esista una medaglia a tre facce), ma sono tre ideologie spiccatamente diverse tra loro.

Il secondo video, più lungo ma altrettanto interessante, è invece una esaustiva spiegazione della lunga serie di eventi che hanno condotto allo scoppio della Seconda guerra mondiale.

Il terzo, molto breve, è un'analisi dei motivi che portano a considerare realistica l'esistenza storica di Gesù di Nazareth. Come forse sapete, esiste una non trascurabile compagine di storici e accademici che tende a mettere in dubbio il fatto che Gesù sia realmente esistito. Barbero spiega, in cinque minuti, perché invece ci sono pochissimi dubbi sull'esistenza del personaggio storico, e lo fa facendo il parallelo con Tiberio, l'imperatore sotto cui Gesù morì. Il riferimento, qui, è ovviamente solo al personaggio storico e non tocca minimamente tutta la sovrastruttura mitologica che sta alla base della religione da lui fondata.

Insomma, se siete appassionati di storia, qualche lezione di Alessandro Barbero vi consiglio di ascoltarla. A mio parere, merita.



venerdì 19 giugno 2020

Giugno

Non ricordo altri anni in cui giugno abbia avuto una temperatura così gradevole fin quasi al suo termine. L'anno scorso, ad esempio, accesi il condizionatore in casa il 12 o il 13, mi pare, mentre oggi, che è il 19, non solo non l'ho ancora acceso ma neppure ho fatto le solite operazioni preparatorie: pulizia filtri, controllo funzionamento ecc. 

Detesto il caldo estivo da sempre, mi sono sempre trovato molto più a mio agio nel freddo dell'inverno, e il mio clima ideale è sempre stato quello che c'è appunto in questi giorni, almeno qua dalle mie parti, e cioè temperatura gradevole, assenza di umidità e giusta ventilazione - stasera, forse, è anche troppo forte, ma mica si può avere tutto, no?

Un mio desiderio (irrealizzabile, lo so) sarebbe avere questo clima per tutta l'estate, che permetterebbe a chi lo desidera di andare al mare mentre a chi lo detesta, come lo scrivente, di potersene stare qua, nella sua campagna, senza annegare nell'umidità e nelle zanzare. Vedi mai che questo sia quell'anno.

De Luca, Salvini e il somaro

Leggo sul blog di Mia Euridice che Vincenzo De Luca avrebbe apostrofato Salvini con l'epiteto "somaro geneticamente puro". Ora, paragonare Salvini a un somaro ha una ragion d'essere piuttosto scollata dalla realtà, nonostante ciò che in un primo momento si potrebbe pensare. Senza stare a riscrivere, ho spiegato il motivo in un commento a quel post.

Carlos Ruis Zafòn


Qualche anno fa lessi Il palazzo della mezzanotte, che trovai per caso in mezzo ai libri delle mie figlie. Mi piacque un sacco (appartiene al genere narrativa per ragazzi). Mi ripromisi, all'epoca, di leggere altri lavori suoi ma, per un motivo o per un altro, il principale dei quali è che il reparto della mia libreria in cui "riposano" i libri in attesa è strapieno, non ho più letto niente; ma prima o poi recupererò.

Oggi se n'è andato l'autore di quel bellissimo libro, Carlos Ruis Zafòn. Mi spiace.

giovedì 18 giugno 2020

Pescarenico - Rimini

Da Pescarenico a Rimini sono 380 Km, dice Google Maps. A fra Cristoforo viene ordinato di recarcisi, a Rimini, ufficialmente per officiare la Quaresima, in realtà per impedire che aiuti Lucia e Agnese nella loro diatriba con don Rodrigo. Fra Cristoforo, come se niente fosse, prende su e s'incammina. A piedi. 380 Km. E a me che sembrano lunghi i 150 metri per andare all'edicola.

martedì 16 giugno 2020

L'Umbria e l'interruzione di gravidanza

Dato che dal punto di vista medico-scientifico è assodato che l'obbligo di ricovero di tre giorni per l'interruzione farmacologica di gravidanza non ha alcun senso (non aumenta la sicurezza per la donna né ne tutela maggiormente la salute, in compenso aumenta i costi a carico del SSN e contribuisce a intasare le strutture ospedaliere), mi chiedo quale sia la reale motivazione che ha indotto la giunta regionale umbra, naturalmente a trazione cattoleghista, a imporre tale obbligo invece del normale day hospital. Ma temo di avere la risposta.

domenica 14 giugno 2020

Non so che viso avesse

Nella mia biografia si parla, anche e vagamente, di libri e biblioteche. Sì, si accenna a questo ma sarebbe impossibile rievocare l'emozione, il sottile piacere, quasi la frenesia, che ogni nuovo libro mi dava, fin dal primo in assoluto della mia vita, sul quale ho imparato a leggere, quel Pinocchio regalatomi da chissà chi, amato e tragicamente perduto in uno degli innumerevoli traslochi (che andrebbero raccontati, anche questi, a parte) a lungo rimpianto e poi finalmente riacquistato, riletto, e forse capito, da adulto. E il gusto per le letture infantili e adolescenziali, i Salgari, i Verne e poi, da studente, la religione dei libri, che altri ti suggerivano o che tu suggerivi ad altri: narrativa, con la predilezione per i romanzi umoristici, per i gialli e per la fantascienza, poesia, storia, linguistica. La scoperta di un autore faceva sì che andassi alla ricerca di tutto quello che quell'autore aveva scritto. E la mania per i fumetti, "letteratura disegnata" che mio padre, quando ero ragazzo, mi proibiva, perché mi avrebbe disabituato alla lettura, pensa te. E il leggere dappertutto, perché se leggi non ti annoi mai: alla scrivania, a letto, in bagno, in treno, da militare, con la pila sotto le coperte, aspettando l'autobus, dal medico, sulla spiaggia. Ovunque. E il piacere di possederli, i libri: dalla prima decina, accatastata nell'armadio assieme alla biancheria, alle centinaia impilati dentro a scaffali sempre troppo piccoli per contenerli tutti, ai tanti accumulati sui tavoli, per terra, quasi impossibili da trovare quando li cerchi perché ne avresti bisogno, e finisci per ricomprarli anche due, tre volte. Confesso di aver rubato dei libri, per necessità, o meglio, di non aver restituito dei prestiti; quattro volte mi è successo, perché non avrei più saputo dove recuperare i volumi, ma altrettante volte è capitato a me.

Tratto dalla prefazione al prossimo libro che leggerò.

sabato 13 giugno 2020

I "meravigliosi" Ottanta

Ciò che fa la fortuna di Salvini, ma in generale di molti simili a lui, è che può contare su una memoria storica che, nella gran parte delle italiche genti, arriva giusto a cosa si è mangiato la sera prima. In questo modo il grande statista de noantri può tranquillamente affermare che gli anni Ottanta sono stati un'epoca in cui si stava molto meglio di oggi. "Se tornare alla lira vuol dire tornare agli anni ‘80, ad essere paninari, a vedere ‘Drive In’ con Granfranco D’Angelo che diceva 'As Fidanken', allora tutta la vita tornare alla Lira. Posso dire che preferisco As Fidanken ad Angela Merkel? Se tornare alla lira vuol dire avere più Sabrine Salerno italiane e meno sbarchi di clandestini…allora sì, voglio la Lira. Posso godere dell’Italia degli anni '80 con la lira dove non c’erano i Fazi, i Saviani?" Qui, di primo acchito, relativamente al fatto che negli Ottanta si stava meglio verrebbe da rispondere coll'ormai abusato grazie al cazzo, ma l'aulica locuzione necessita di almeno un barlume di spiegazione.

Parentesi. Per quanto riguarda Drive In, As Fidanken, Sabrina Salerno et similia, da queste parti si è d'accordo con chi ritiene, e qui il pensiero va al grande Umberto Eco ma non solo, che tutta la cultura mediatico-televisiva che negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso era espressione di quei personaggi e programmi, sia stata la maggiore responsabile della devastazione culturale generalizzata oggi così universalmente palese. Ma questo è un altro discorso. Chiusa parentesi.

Torniamo agli anni Ottanta. Si stava meglio di oggi? Sicuramente, ma perché si stava meglio? Perché si spendeva come se non ci fosse un domani. Il mostruoso debito pubblico che oggi ci soffoca ha avuto la sua maggiore impennata in quegli anni lì. A partire dal 1970 è scattato una specie di delirio collettivo che ha visto nella spesa pubblica fuori controllo un sistema gestionale che - si pensava - avrebbe alla lunga avuto ricadute positive sull'economia e sul welfare del paese (qui il craxismo ha avuto la parte del leone). Non solo da noi, certo; questa nuova religione della spesa aveva convertito quasi tutti i paesi europei, con la differenza che mentre in Europa la spesa pubblica raddoppiava, da noi quadruplicava. Nessuno esponente politico, destra o sinistra che fosse, si tirò fuori da questa follia collettiva. O meglio, quasi nessuno. E qui vale la pena citare due parlamentari di quegli anni: Beniamino Andreatta (Democrazia Cristiana) e Ugo La Malfa (partito Repubblicano). Furono gli unici due, in parlamento in quegli anni, a implorare che si fermasse quella follia collettiva perché "stiamo mettendo una bomba sotto il futuro delle prossime generazioni." Furono ascoltati? No, spernacchiati. 

Per cosa si spendevano questi soldi? In quali settori veniva convogliata la maggior parte della ricchezza prodotta dal boom economico degli anni Cinquanta e Sessanta? Nel consenso politico. Gran parte di questa ricchezza è stata usata ad esempio per mandare in pensione a quaranta o cinquant'anni i dipendenti pubblici di Poste, Ferrovie ecc. Io ti mando in pensione a cinquant'anni e alle prossime elezioni mi voti (ho sintetizzato brutalmente ma è per rendere l'idea). In Italia, oggi, secondo i dati dell'Inps, abbiamo 400.000 pensionati che sono a riposo da 40 anni, e ben 1,7 milioni che lo sono da 30 anni. Avete presente cosa significa, no? Questo è uno dei tantissimi motivi per cui negli anni Ottanta si stava bene: perché si spendeva scriteriatamente accumulando quel debito che oggi è sulle nostre spalle e domani su quelle dei nostri figli, compresi quelli di Salvini.

Per quanto riguarda la lunga fila di stupidaggini economiche dette dallo statista in quella trasmissione, qui trovate un esaustivo articolo in cui vengono smontate una per una alla luce dei dati reali diponibili. Gli anni Ottanta sono stati meravigliosi? Sì, e oggi ne paghiamo il prezzo.

venerdì 12 giugno 2020

Calcio e scuola

Mi stavo chiedendo perché il calcio riapra senza se e senza ma mentre invece, per quanto riguarda la scuola, nulla si sa e nulla c'è di definito. La prima risposta che mi sono dato è che, per lo Stato, il calcio rappresenta un introito, mentre invece la scuola un costo. Ma sicuramente c'è dell'altro.

mercoledì 10 giugno 2020

Una nuova legge contro l'omofobia? Per la CEI non serve

La Conferenza Episcopale Italiana, in uno stringato documento, bolla come non necessaria la nuova proposta di legge, avanzata alla Camera e in votazione a luglio, contro l'omotransfobia. Non necessaria perché, dicono i vescovi, "un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell'ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio." Poi, magari, uno va a vedere i dati relativi al numero delle prevaricazioni, discriminazioni, violenze e crimini che ogni giorno subiscono le persone, in Italia, a causa del proprio orientamento sessuale, e può anche farsi l'idea che le leggi già esistenti non siano un deterrente particolarmente efficace contro questi crimini, ma tant'è.

Questione dell'utilità a parte, non si capisce a quale titolo gli esponenti di una confessione religiosa mettano becco nelle vicende legislative di uno Stato. Di un altro Stato, tra l'altro, dal momento che il Vaticano è incistato in quello italiano come Stato a sé. Sarebbe come se dalle parti di Oltretevere si discutesse una legge o un provvedimento e, che ne so?, una commissione parlamentare del Parlamento italiano si alzasse a esternare dubbi sull'utilità di quel provvedimento. Cosa direbbero dalle parti di Oltretevere? Eppure è così, ed è sempre stato così, purtroppo, a partire da quell'infausto 1929 quando la Chiesa fece il famigerato Concordato col regime fascista, Concordato che nessuna riforma costituzionale degli ultimi settant'anni ha mai pensato di toccare. E siamo talmente abituati ad avere sotto gli occhi ogni giorno questa invereconda commistione che neppure ci facciamo più caso, ormai. È diventata una cosa naturale.

Una confessione religiosa seria, invece di intromettersi nelle faccende legislative e parlamentari di uno Stato, si limiterebbe a impartire direttive ai relativi fedeli e chiusa lì. Direbbe: Su questa determinata faccenda le nostre regole sono le tal dei tali, poi lo Stato faccia quello che vuole. Invece no: una religione come quella Cattolica, che in Italia è seguita dal 30% della popolazione, va a mettere becco nella discussione di leggi la cui eventuale approvazione riguarderebbe tutti i cittadini. È successo in passato, succede ora, e succederà sempre. E non riusciamo a venirne fuori.

martedì 9 giugno 2020

Pau Donés se n'è andato


Ci ha lasciato Pau Donés, leader dei Jarabedepalo. È universalmente noto per alcuni pezzi che hanno fatto il giro del mondo, tipo La Flaca, Dipende e altri (Dipende ha un testo bellissimo, tra l'altro, oltre a essere musicalmente accattivante e trascinante). Ma qui in casa è noto soprattutto perché anni fa incise una bellissima canzone assieme ai Nomadi, di cui qua siamo tutti fan sfegatati, specialmente Francesca. Il pezzo si chiama Lo specchio ti riflette e fu inserito nell'album Allo specchio, che la band capitanata da Beppe Carletti pubblicò nel 2009.

E niente. Dispiace. Ciao, Pau.


lunedì 8 giugno 2020

[...]

L'odiato/amato I promessi sposi


Sto leggendo I promessi sposi, nell'edizione integrale uscita qualche giorno fa col Corriere della Sera. Perché lo leggo? In primo luogo perché integralmente non l'ho mai letto, in secondo luogo perché I promessi sposi è il classico romanzo che alle superiori ci è stato fatto odiare dai professori, cosa che è successa a me come immagino a molti altri. Ho ricordi terribili di quegli anni in cui ero costretto ad analizzare, sintetizzare (il cielo benedica il Bignami) ed esporre parti del romanzo nelle interrogazioni.

L'arco di tempo che va dai diciott'anni di allora ai cinquanta di oggi è però stato sufficientemente ampio da trasformare quell'odio primevo, quasi ancestrale, in curiosità, e infatti è già da qualche anno che mi riprometto di colmare quella lacuna e di leggermi integralmente il capolavoro di Manzoni, magari tra un libro di King e uno di Sepùlveda. Ora quel momento è arrivato e devo ammettere che i primi otto capitoli li ho divorati, oltretutto divertendomi. Tutto ciò che all'epoca della scuola era sfilacciato, incoerente, brani presi qua, brani presi là, acquista finalmente un filo logico e coerente che sono ora in grado di apprezzare e godere.

A qualcuno è andata meglio. Umberto Eco, ad esempio, racconta che suo padre glielo regalò sei mesi prima che un professore glielo facesse studiare a scuola; lo lesse quindi per libera scelta e gli piacque tantissimo. Molti, me compreso, non sono stati altrettanto fortunati.

Giordano Bruno e la Santa Inquisizione


Questo interessantissimo libro, Giordano Bruno, L'eretico impenitente e ostinato, dello storico Saverio Ansaldi, che ho appena terminato, è interessante non solo perché racconta nel dettaglio la vita e il suo tragico epilogo del filosofo e scrittore di Nola, ma perché rende abbastanza bene l'idea di cosa sia stata e come funzionasse l'istituzione ecclesiastica fondata dalla Chiesa per contrastare la diffusione delle teorie considerate contrarie all'ortodossia cattolica.

Nell'immaginario collettivo la Santa Inquisizione è quell'orrorifica istituzione che nel corso dei secoli ha cosparso di sangue buona parte dell'Europa, e che, ancora oggi, il solo nominarla scatena un misto di sensazioni che vanno dall'orrore all'indignazione. Non bisogna tuttavia dimenticare che gli otto secoli in cui l'Inquisizione ha svolto la sua crudele missione hanno attraversato diverse epoche, che vanno dall'alto Medioevo fino agli inizi dell'età moderna, epoche differenti dalla nostra sotto tanti punti di vista e in cui gli avvenimenti vanno letti inseriti in quegli specifici contesti. Ciò non significa, naturalmente, indulgere a forme di giustificazione di quegli orrori, beninteso.

Da questo punto di vista l'Inquisizione era considerata un'istituzione al pari di tante altre, che per certi versi aveva addirittura una sua legittimità. Per tutto il Medioevo, ma anche dopo, Dio faceva mondo, era nel mondo, e la vita era scandita dai suoi richiami, nella letteratura, nella pittura, nella musica, nelle cadenze della vita di tutti i giorni. Era quindi perfettamente legittimo che ci fosse un'istituzione, che oggi provoca orrore, che in qualche modo si occupasse di preservare la canonicità di tutto l'impianto teologico su cui si reggeva questo dio. Un'istituzione che non era prettamente legata all'ambito ecclesistico ma, specialmente nel periodo di sua massima diffusione, aveva ramificazioni anche civili, e questo perché i regnanti delle varie epoche consideravano la religione il primo bene dei popoli e un baluardo contro i disordini. Da qui, la legittimità istituzionale dell'Inquisizione, che oggi potrebbe tranquillamente essere paragonata ai nostri tribunali che si occupano di perseguire reati.

Naturalmente, dietro gli scopi ufficiali, diciamo così, che muovevano la missione di quell'istituzione ve n'erano altri non ufficiali ma altrettanto pregnanti, che avevano a che fare con la politica, con le manovre nei palazzi vaticani e col mantenimento dei precari equilibri interni su cui poggiava la chiesa dell'epoca. (Anche quella attuale, naturalmente; anzi, forse mai come oggi gli equilibri interni della chiesa hanno raggiunto un così elevato grado di fragilità.)

Ed è proprio in questo contesto che si inserisce il processo per eresia istruito nei confronti del frate domenicano, filosofo e scrittore Giordano Bruno, un processo lunghissimo e  intricatissimo che si aprirà nel 1592 in seguito a una denuncia del nobile Giovanni Moncenigo, a Venezia, e terminerà otto anni dopo, il 17 febbraio 1600, a Roma, quando l'ultimo memoriale di difesa di Bruno sarà fatto pervenire a papa Clemente VIII, che lo ignorerà e darà ordine che Bruno venga mandato al rogo.

È impossibile, naturalmente, raccontare nel dettaglio gli otto anni di processo descritti nel libro (per chi ha tempo e voglia, c'è un riassunto abbastanza ben fatto in questa pagina su Wikipedia). Ciò che si può dire, in riferimento alla funzione "politica" dell'Inquisizione, è che il processo a Bruno è il classico processo basato sul niente (la prima denuncia da parte di Moncenigo ebbe motivazioni esclusivamente di carattere personale) e che ha avuto la sua ragion d'essere principale nelle controversie politico-diplomatiche che travagliavano allora la Repubblica di Venezia, la Francia, la Spagna e la Santa Sede. Riassumendo brutalmente si può dire che la morte di Giordano Bruno trova la sua principale motivazione in queste contese e nel tentativo di non scardinare questi fragilissimi equilibri. Una valenza politica, prima che teologica, che caratterizzerà gran parte dell'operato della Santa Inquisizione negli otto secoli in cui è stata attiva.

sabato 6 giugno 2020

Razzismo ed economia

Da quel poco che so, il razzismo non si batte con un'economia forte ma con l'educazione, che non sono le buone maniere ma l'insegnamento fin da piccoli che la discriminazione sulla base del colore della pelle non ha senso. Nessuno nasce razzista, i bambini giocano spontaneamente con chiunque, finché sentono poi i genitori o i più grandi dire: "Mah, quello è di colore, meglio che non ci giochi." Lì comincia il disastro educativo che origina poi persone come Trump.

Quale scuola?

I divisori in pexiglass no, lezioni metà online e metà in classe no, turni di lezione scaglionati mattina/pomeriggio no; non ho ancora sentito una delle proposte del governo per la riapertura delle scuole, a settembre, che metta d'accordo tutti. Sarebbe interessante, a questo punto, che facessero proposte i fautori del no sempre e comunque; così, giusto per farsi un'idea di come la vorrebbero riaprire.

venerdì 5 giugno 2020

Il Dopo



Ho terminato poco fa questo ottimo saggio della scienziata Ilaria Capua, un saggio che è sostanzialmente una guida estremamente completa e utile oltre che per conoscere nel dettaglio il virus, la sua genesi, i "salti" che lo hanno portato ad arrivare all'uomo partendo da un pipistrello, anche per orientarsi in mezzo alla valanga di bufale e stupidaggini che sono state dette sul Sars-Cov-2 da quando è iniziata la pandemia. Corbellerie che tra l'altro continuano senza soluzione di continuità pure ora. Si va da quella che vuole la nascita del coronavirus in un laboratorio di Wuhan sponsorizzato da Geroge Soros alla sua modifica genetica per inserirvi parti del virus HIV; dalle origini spaziali alla sua creazione da parte degli americani con lo scopo di distruggere l'economia cinese, oppure creato da un gruppo di terroristi affiliati alla CIA e chi più ne ha più ne metta.

Scrive a tal proposito la scienziata: "I complottisti possono stare tranquilli: un virus non può uscire dal nulla, da qualcosa deve venire. Mentre scrivo non è stata ancora accertata al 100 per cento l'origine del Sars-Cov-2, ma è stato riconosciuto come parente di un coronavirus del pipistrello (di cui avevamo la sequenza genetica) e, pare, come parente di un coronavirus del pangolino (di cui avevamo la sequenza genetica). Quando avremo gli schemi completi sarà possibile confermare con totale certezza l'origine del virus. Se il virus è stato creato o modificato in laboratorio lo sapremo. Qualsiasi modifica genetica lascia tracce, proprio come una rosa tatuata su un polso o su una caviglia. Il corpo è sempre lo stesso, la persona anche, ma ha un segno in più. Basta un buon occhio per vederlo."

L'altra questione esaminata e approfondita da Ilaria Capua nel libro è quella relativa alla correlazione tra il virus e l'impatto distruttivo delle attività umane sul pianeta (incendi, devastazioni, inquinamento, consumo scriteriato delle risorse disponibili, riscaldamento globale e quant'altro), correlazione che tra l'altro è già stata messa in evidenza da tempo dalla totalità del mondo scientifico. Il coronavirus non è piovuto dal cielo per un colpo di sfortuna. In un mercato di animali di Wuhan, una gabbia con dei pipistrelli è stata messa vicina a una gabbia con dei pangolini, e lì vicino c'era l'uomo. Il pipistrello, il pangolino e l'uomo sono tre specie differenti che abitano tre ecosistemi differenti e che la natura non ha mai previsto che venissero a contatto tra loro, e questa convivenza forzata ha generato il disastro. L'uomo ha poi completato l'opera salendo su aerei, navi e treni e diffondendo il virus nel resto del globo a velocità altissima.

La progressiva distruzione di ecosistemi naturali da parte dell'uomo sta facendo sì che specie diverse, abitanti di ecosistemi diversi, si trovino in maniera forzata e innaturale sempre più in contatto tra loro, contatto che, in maniera esponenziale, aumenta il rischio che si verifichino disastri epidemiologici come quello che stiamo vivendo sulla nostra pelle, che non è il primo che capita né sarà l'ultimo, purtroppo, specie se non riusciremo a darci una regolata provando una volta per tutte a convivere col pianeta, o con ciò che ne resta, in maniera sostenibile. Ma i segnali in questa direzione sono tutt'altro che ottimistici, specie se si pensa che quella ragazzina, Greta Thunberg, è stata spernacchiata per mesi per il solo fatto di aver provato a sensibilizzare l'opinione pubblica su queste tematiche.

Tra l'altro oggi, 5 giugno, è anche la Giornata mondiale dell'ambiente, una delle tante ricorrenze annuali di sensibilizzazione verso temi etici che riguardano tutti e che domani sarà già nel dimenticatoio.

martedì 2 giugno 2020

La destra a Roma

Qualche giorno fa mi sono recato in un negozio di forniture elettriche, qua a Santarcangelo, per acquistare un neon con cui sostituire quello bruciato della cucina. Sono entrato con la mascherina d'ordinanza tenendo la distanza dal cliente che era davanti a me. Pensavo di essere a posto e invece non lo ero, perché uno dei commessi, prima di servirmi, mi ha fatto uscire dal negozio invitandomi a indossare i guanti in lattice che si trovavano su un espositore all'entrata. "Mi dispiace" mi ha detto il commesso "ma è obbligatorio indossarli, e ogni tanto passano i vigili a controllare." Nessun problema, sono uscito e li ho indossati.

Oggi c'è stata una manifestazione, a Roma, organizzata dalla destra: Salvini, Meloni e compagnia bella, e mi sono chiesto perché lì i partecipanti fossero tranquillamente ammassati tipo concerto dei Rolling Stones col tipo della felpa che si toglieva continuamente la mascherina per fare selfie coi seguaci. Perché le regole a cui deve sottostare un negoziante possono essere tranquillamente calpestate da chi manifesta? La risposta è semplice: perché la destra, almeno la destra in Italia, è questa roba qua: arroganza, ignoranza e sprezzo delle regole. 

Due considerazioni. La prima è che una persona normale che assiste a uno spettacolo del genere può essere legittimamente portata a pensare: Se un parlamentare può fregarsene delle regole, a maggiore ragione posso fregarmene io. Naturalmente, qualsiasi persona mediamente intelligente liquida la faccenda bollando come cretini irresponsabili quei manifestanti e chiusa lì, ma è noto che l'intelligenza non è la caratteristica precipua di parte delle italiche genti.

La seconda considerazione riguarda la coerenza di queste persone. I due promotori della manifestazione sono coloro che spendevano e spandevano tweet su tweet traboccanti di elogi per medici e operatori sanitari "eroi" deceduti nella lotta al virus, tweet conditi di preghierine per le migliaia e migliaia di vittime; tutto questo per poi radunare in piazza migliaia di persone accalcate tipo invasione delle cavallette in sprezzo alle basilari norme per contrastare i contagi.

Tutto normale? Sì, tutto normale, la destra è questa cosa qua, per chi ancora non l'avesse ben chiaro.

Cos'è la Repubblica

Nella Costituzione si trova scritto (art. 3): "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."

Quindi, il compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il raggiungimento degli obiettivi indicati nell'articolo tre è della Repubblica. Ma cos'è la Repubblica? Qualcuno se lo chiede, ogni tanto? Chissà. Non è un ente astratto, di misteriosa definizione, situato chissà dove e che opera in chissà quale modo. La Repubblica siamo noi, noi cittadini che, ogni giorno, col nostro vivere, le nostre azioni, i nostri comportamenti, il nostro esempio e il nostro impegno facciamo sì che si abbattano quegli ostacoli che impediscono l'uguaglianza e le pari possibilità per tutti.

Chi ha letto il bellissimo Memorie di Adriano, di Marguerite Yourcenar, ricorda probabilmente la frase che la scrittrice fa dire al grande imperatore: "Mi sento responsabile della bellezza del mondo." Significa che lui, col suo agire, col suo esempio, si sentiva responsabile della bellezza o della bruttezza del mondo. E questo vale anche per noi che imperatori non siamo. Col modo in cui ogni giorno compiamo le nostre azioni, comprese quelle più semplici e apparentemente insignificanti, contribuiamo a fare un mondo migliore o peggiore.

Se ci pensate, il filo che lega l'imperatore Adriano a noi e alla nostra Costituzione è il medesimo, ed è quello che Piero Calamandrei ha mirabilmente descritto nel suo celeberrimo Discorso sulla Costituzione ai giovani di Milano, pronunciato il 26 gennaio 1955 nel Salone degli Affreschi della Società Umanitaria ed ascoltabile integralmente qui.

Ecco perché il 2 giugno non è una festa come le altre ma nostra. Perché la Repubblica siamo noi.

L'orso Guccini


L'ultimo romanzo di Guccini, Tralummescuro, è entrato tra i finalisti del premio Campiello e il Resto del Carlino di stamattina pubblica una gustosa intervista al cantautore-scrittore. 

L'intervista cade poi, inevitabilmente, sugli 80 anni in arrivo, che il maestrone festeggerà il prossimo 14 giugno. A tal proposito, sapendo che già da tempo qualcuno stava organizzando iniziative per festeggiarlo, dice: "Non voglio nessuna festa, lasciatemi in pace." 

Adoro Guccini anche per quella lieve venatura di misantropia che contraddistingue il suo carattere, misantropia in cui mi riconosco.

Ah, buona festa della Repubblica, o di ciò che ne resta, sia della Repubblica che della festa.

lunedì 1 giugno 2020

Dialogo

Tra mia figlia maggiore (classe '96) e me (classe '70).

"Ba', ma quando non c'era internet come si ascoltava la musica?"

"Coi CD."

"E prima ancora?"

"Beh, c'erano musicassette e vinili, oppure la radio."

"Ah. Ma se volevi ascoltare una canzone che in casa non avevi, come facevi? Adesso vai su Youtube e ascolti quello che vuoi."

"Beh, quando non c'era internet non si ascoltava quello che si voleva ma quello che si poteva."

"Si rinunciava, in pratica."

"Non è che si rinunciava, semplicemente c'era un'altra concezione di fruizione della musica. In primo luogo la musica non era considerata una merce usa e getta come oggi ma aveva un valore che durava nel tempo. Io, ad esempio, compravo gli album dei cantautori che mi piacevano e li ascoltavo e riascoltavo per lungo tempo. Stesso discorso per le singole canzoni che oggi i giovani ascoltano su Youtube; allora si comprava il 45 giri e si ascoltava in casa, oppure si riversava su musicassetta magnetica e si ascoltava in macchina. Poi, magari, capitava che si fosse a corto di soldi per comprare un disco o un CD, allora ce lo si faceva duplicare da un amico che ce l'aveva."

"Sì, ma che scomodo."

"Beh, rapportato a oggi sì, era più scomodo, ma era più serio, più vero, meno usa e getta. Ascoltare musica era come una specie di rito, aveva una sua "religiosità". E poi il fatto che per procurarsela fosse necessario fare a volte dei sacrifici (i dischi costavano) te la faceva apprezzare molto di più, sentivi che aveva più valore. E c'era anche più soddisfazione. Vuoi mettere quanto fosse più gratificante riuscire a comprare un album intero, portarlo a casa, togliere il cellophane dalla confezione, tirarlo fuori e metterlo sul piatto del giradischi, piuttosto che avere tutto e subito con un clic sullo smartphone?"

"Mah, sarà, comunque secondo me è molto meglio adesso."

"Mah, sarà, ma non ne sono così sicuro."

Il nemico vero

Si sa ma non si dice, e quando si dice si tende a minimizzare; in primo luogo perché, come diceva un noto personaggio politico alcuni anni fa, l'evasione fiscale vale 10 milioni di voti e quindi non la combatterà mai nessuno; in secondo luogo perché un certo tipo di propaganda, specie in questi ultimi anni, ci martella indicandoci i nemici (migranti, tasse, Europa, Merkel, ONG, stranieri ecc.) da cui dobbiamo guardarci, campagna accompagnata dal celeberrimo ritornello Prima gli italiani. È normale, quindi, che chi imposta una campagna perenne di questo tipo non possa indicare tra i nemici l'evasione fiscale, perché l'evasione fiscale è prodotta quasi esclusivamente dagli italiani e sarebbe troppo tafazziano.

Quanto vale l'evasione fiscale nel nostro paese? Vale circa 120 miliardi di euro ogni anno, risorse letteralmente rubate alla collettività. Alla collettività significa ad altri italiani. Italiani che rubano ad altri italiani. E chi evade sottrae risorse che servono per finanziare servizi di cui pure lui usufruisce. In pratica, non contribuisce a pagare servizi pubblici quali scuola, sicurezza, rifiuti, strade ecc. che pure lui utilizza. Sapete ad esempio quanto costa una craniotomia? 15.000 euro. Un by-pass coronarico 20.000, un ciclo annuale di chemioterapia 90.000. E questi soldi li sborsa lo Stato, non chi vi si sottopone, Stato che poi li prende dalle tasse che si pagano (e che moltissimi non pagano).

La sempre ottima Milena Gabanelli ha pubblicato un esaustivo (e triste) reportage in cui elenca voce per voce dove si annida l'evasione fiscale e tutto ciò che lo Stato potrebbe fare con quelle risorse per quanto riguarda il welfare, i servizi e quant'altro. Quando sentite Salvini e soci strillare contro i migranti che poi dobbiamo mantenere a nostre spese, dateci un'occhiata, giusto per capire dove si annida realmente il nemico.

La capsula spaziale e la disoccupazione

Credo sia abbastanza chiaro che l'onda travolgente delle proteste che stanno sconquassando gli USA in questi giorni non è nella sua interezza riferibile alla sacrosanta indignazione per l'uccisione di George Floyd, ma è animata anche da altro. E quell'altro va ricercato nei due mesi di lockdown causati dall'emergenza coronavirus, che hanno fatto lievitare la disoccupazione americana al 14,7%. In numeri reali significa che 36 milioni di americani hanno perso il lavoro. Milioni di disoccupati in più che vanno ad aggiungersi alla folta schiera di disoccupati "fisiologici", diciamo così, pre-pandemia.

Per trovare un dato peggiore di questo, relativamente alla disoccupazione negli USA, occorre andare indietro fino al famoso crollo di Wall Street del 1929, che aprì la strada al tragico periodo della Grande Depressione. Neppure la crisi dei subprime del 2007, da cui ebbe origine la crisi economica mondiale che investì tutto il globo, noi compresi, ebbe effetti sulla disoccupazione peggiori di quelli causati dalla pandemia (si fermò al 10%).

Davanti a questo scenario apocalittico dal punto di vista economico e sociale, da giorni non si fa che dedicare pagine e pagine al lancio della capsula SpaceX da Cape Canaveral, lancio a cui hanno assistito in diretta Donald Trump e il suo vice Mike Pence, entrambi ovviamente senza mascherina. "È incredibile", ha commentato Trump, che poi si è lanciato in una serie di acclamazioni del tipo "La nuova era delle ambizioni spaziali americane", "Una delle cose più importanti che abbiamo mai fatto", "Coraggioso e trionfante ritorno americano tra le stelle" e via di questo passo.

Così, istintivamente, mi è venuta in mente la ormai celeberrima scena cinematografica delle danze sul Titanic mentre questo affondava.

Mancanze

Ogni tanto penso a quanto sarebbe bello se a vivere, e soprattutto a commentare, questo tempo assurdo ci fosse ancora Umberto Eco.