martedì 21 settembre 2021

Il nostro essere niente

Leggo nel saggio Nati per credere: "Torniamo un attimo a quanto dicevamo [...] a proposito dell'impensabilità radicale della morte per noi incapaci di immaginare l'inevitabile limitatezza delle nostre soggettività intenzionali. Dopo Darwin l'idea che le nostre esistenze siano brevi periodi di intenzionalità soggettiva che si instaura tra la nascita e la morte, che prima non c'eravamo e che dopo non ci saremo più, che veniamo da un buio di non esistenza al quale torneremo, può essere estesa alla possibilità che anche la storia naturale della nostra specie sia inscritta nel medesimo destino di finitudine. Sono fatti empirici a suggerirlo. Il 99% di tutte le specie vissute sulla Terra è già estinto. Homo sapiens è nato meno di 200.000 anni fa in Africa orientale e da qui a qualche tempo, come è successo per tutte le altre specie, non ci sarà più. La Terra stessa che ci ospita ha avuto un'origine, 4,5 miliardi di anni fa, e scomparirà insieme al Sole, quando questo esploderà fra 5 o 6 miliardi di anni. Quando succederà, si tratterà di un evento del tutto marginale nella storia del cosmo: la fine di una piccola stella posta alla periferia di una delle 50 miliardi di galassie dell'universo."

Ogni tanto credo faccia bene leggere queste cose, se non altro per riacquistare il giusto senso delle dimensioni e delle proporzioni tra la nostra ipertrofia egoica, la nostra illusione antropocentrica che ci fa immaginare di essere i signori dell'universo, e la nostra reale, profonda e completa insignificanza all'interno del suddetto universo. 

Sto leggendo un saggio che non smette di meravigliarmi. Ne scriverò esaustivamente non appena l'avrò terminato.

12 commenti:

  1. Signori dell'Universo? Ma se appena manca solo la luce andiamo nel panico?! ahah

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La luce? Bazzecole! Pensa che io sono andato nel panico quando mi è venuta meno l'adsl...

      Elimina
  2. Mi meraviglia sempre il fatto che l'umanità , in genere, non vada fuori di senno sapendo che prima o poi deve morire, e penso che il divino, presente nelle religioni, aiuti in questo senso, evidenziando le speranze di una vita nell'al di là.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Certo. Guccini, a proposito di religione, in Libera nos Domine scriveva: "Da Te, dalle tue immagini e dalla tua paura, dai preti di ogni credo e da ogni loro impostura, da interni e paradisi, da una vita futura, da utopie per lenire questa morte futura, libera nos Domine!" :-)

      Elimina
  3. Stai leggendo un saggio bellisismo. Concordo con te.

    RispondiElimina
  4. il mistero della morte inserito all'interno del ciclo vita natura ha un suo perchè all'interno della presenza sul pianeta, correlato al fatto che il nostro non rispetto determina la visione virus in cui siamo stati messi dalla madre Terra...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Direi comunque che la morte, oggi, non sia più definibile come mistero.

      Elimina
  5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  6. L'uomo saggiamente inserito all'interno della Natura, non il dominatore cui essa è assoggettata: impossibile non pensare alla concezione che ne avevano i Greci, e a Galimberti quando di loro dice "G E N T E - S E R I A", considerandosi lui stesso "greco".
    Non interesserà a nessuno, ma anch'io in questo senso non posso definirmi che greca ;-))

    RispondiElimina

A proposito di Guccini

Francesco Guccini non ha mai dato il permesso di utilizzare per qualsiasi motivo i versi delle sue canzoni. Ha fatto una bella eccezione qua...