venerdì 24 settembre 2021

Ho fatto il mio dovere

Quindici anni fa, quando aprii questo blog, in giro c'erano solo blog, i social dovevano ancora arrivare. C'era fermento, c'era vitalità. La lunga lista di quelli che amavo leggere era composta di blogger che scrivevano ogni giorno pubblicando articoli approfonditi, pensieri articolati, e spesso vergavano anche più di un post al giorno. 

Di quella lunga lista oggi ne sono rimasti tre o quattro, e questi tre o quattro pubblicano ormai un post ogni dieci o quindici giorni, il grosso della loro attività in rete si svolge oggi su facebook, Twitter, Instagram e compagnia bella. Tempo fa, uno di questi vecchi blogger scriveva, in uno dei suoi rari post, che effettivamente ormai il blog era sorpassato, che da tempo meditava di chiuderlo e continuava a scriverci qualcosa ogni tanto solo perché, avendolo da tanti anni, ci era affezionato e gli dispiaceva. Gli sembrava anche doveroso continuare a tenerlo aperto e buttarci dentro qualcosa ogni tanto.

Personalmente, se dovessi continuare a tenere aperto il mio blog per dovere, solo come memoria dei tempi d'oro del blogging o vestigia di un passato più o meno glorioso, preferirei chiuderlo. Vedere questi blog deserti, sparsi qua e là in rete come antiche navi naufragate su qualche spiaggia o isola deserta, dà anche una certa tristezza. 

Poi, per carità, ognuna faccia come crede.

20 commenti:

  1. Faccio fatica a credere che chi scriva "approfondito e articolato" possa abdicare al blog in favore di facebook. Anche io scrivo su quel social, ma le pinzillacchere che sforno su quella piattaforma neanche si sognano di essere postate sul blog. E' una questione di punti di vista, come pretendere di preparare un rombo in crosta su un fornelletto da campeggio. Poi magari c'è anche chi ci riesce, o crede di riuscirci. ;)

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    1. >Faccio fatica a credere che chi scriva "approfondito e articolato" possa abdicare al blog in favore di facebook

      Eppure ti assicuro che succede. E forse la cosa ha anche una sua spiegazione. Ai tempi in cui c'erano solo i blog, se volevi restare a galla nella blogosfera, o comunque avere una qualche forma di successo, dovevi per forza avere certe qualità: scrivere decentemente, scrivere cose interessanti, preferibilmente approfondite. Questo perché i blog erano (e sono) strutturati per agevolare e veicolare queste caratteristiche. Con l'arrivo dei social tutto questo non serve più; per avere successo, o comunque farsi notare, è sufficiente scrivere nei pochi caratteri concessi qualsiasi fesseria che venga poi rilanciata con l'hashtag giusto, e il gioco è fatto. Con meno della metà dell'impegno necessario a gestire un blog si poteva ottenere la stessa visibilità, e forse anche di più. Sui social ci sono stato anch'io, in passato, e mi sono reso conto che è effettivamente così.
      Questo non significa, naturalmente, che chiunque usi i social ci scriva per forza delle fesserie, si possono scrivere concetti di qualità anche in 280 caratteri, ma, in generale, il progressivo abbandono dei blog in favore dei social credo sia riconducibile principalmente a quanto ho scritto sopra.

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    2. Su blogspot c'è ad esempio http://fontanaconsoldino.blogspot.com/ che scrive spesso gli stessi articoli, a mio avviso vispi e sagaci, anche su facebook. Ma andiamo incontro a dinamiche diverse, lettori diversi, interpretazioni diverse. Un altro sport insomma, anche se portiamo lo stesso pallone.

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  2. Mi iscrissi anche io ad alcuni social quando le mie nipoti cominciarono a 'socializzare', ora non li uso più, troppo superficiali.

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    1. Sì, i social sono generalmente veloci, immediati, quindi giocoforza superticiali, è la loro caratteristica precipua. Non per questo vanno comunque demonizzati. Voglio dire che nella vita ci si deve anche rilassare, si ha anche bisogno di leggerezza, di distrazioni, e i social sono un luogo perfetto per questo.

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  3. Parlo da uno che si è aperto un blog solo di recente, in pieno boom delle socialfogne, e che ci scrive più che altro per divertimento; ma il fenomeno per tanti di questi blog che risultano aggiornati se va bene a cinque anni fa è riconducibile a un aspetto fondamentale: la ricerca di visibilità a tutti i costi. Non riuscendo a ottenerla coi blog, a tanti blogger è convenuto orientarsi sulle socialfogne, abbassando brutalmente il livello di quello che scrivono, perché ai webeti bisogna parlare in webetese stretto. Alcuni, cercando di mantenersi intellettualmente onesti, pur lasciando aperto il blog vi hanno pubblicato un bel post "Fine delle trasmissioni" e non vi sono più tornati; altri semplicemente sono spariti, puf, così, senza mezza parola di spiegazione; e di tanto in tanto fanno capolino sui loro blog con un post "Forse magari probabilmente può darsi che, in via del tutto ipotetica, io stia quasi per tornare a scrivere sul blog", si beccano tutti i commenti di congratulazioni per il ritorno e di incoraggiamento, e poi spariscono di nuovo. Qualcuno, con ancora maggiore onestà intellettuale, ha pubblicato il post "Fine delle trasmissioni", ha lasciato che chi doveva leggerlo lo leggesse e poi ha chiuso il blog. Altri, boh, l'hanno semplicemente lasciato lì penzoloni, senza nemmeno il post "Tornerò – ma chi ci crede...". Però chi ci tiene davvero a mantenersi un blog lo mantiene, anche se magari l'età che avanza e impegni sopraggiunti finiscono per limitare il suo impegno. Tu in quindici anni non l'hai mai chiuso, e questo ti fa onore come blogger.

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    1. Il tuo commento mi ha strappato un sorriso, perché hai fatto un'analisi a mio parere corretta della situazione con la giusta dose di ironia.
      Devo riconoscere che aprire un blog sotto questi chiari di luna è una cosa abbastanza controcorrente, e chi lo fa non mira certo al "successo" (qualsiasi cosa si intenda con questo sostantivo). Pure il mio è oggi un blog di nicchia con pochi ma affezionati lettori, ma questo tutto sommato è un vantaggio.
      Anche io in passato ho avuto un certo successo. Una dozzina d'anni fa circa, ad esempio, scrissi un post in cui parlavo di una società di Roma che truffava le persone col sistema delle vendite piramidali. Lo scrissi così, senza pretese, come tutti gli altri post. Per qualche motivo il post cominciò a girare in rete, molti dei truffati cominciarono a lasciare commenti a centinaia. Quel post ebbe una notorietà tale che fui contattato telefonicamente da Mi manda RaiTre e fui invitato a partecipare alla trasmissione. Rifiutai. Dopo qualche tempo, impossibilitato a gestire la cosa e in seguito ad alcune telefonate intimidatorie da personaggi appartenenti a quella società (nel mio blog c'è il mio nome e cognome e all'epoca comparivo sull'elenco telefonico) e conscio che la cosa stava diventando più grande di me, cancellai quel post e oscurai il blog per qualche tempo, in attesa che le acque si calmassero. Poi ripresi con a scrivere normalmente.
      È un episodio, naturalmente, ma che spiega abbastanza bene cos'erano i blog una volta.
      Oggi chi scrive su un blog credo lo faccia per il puro piacere di scrivere e di esternare i propri pensieri, senza pretese. E va benissimo così.

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    2. Ahia! Lì vai a muso duro contro mostri finanziari dotati di apparati legali da paura...

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  4. Io continuo imperterrita... il mio blog è in primis il mio diario di vita e non rinuncio a questo piacere personale. So che è obsoleto da anni ormai e ho perso strada facendo persone che non scrivono più sul loro blog, ma non importa. Ognuno è libero di fare quello che lo rende felice e quindi io continuo a leggere e condividere sui blog, perchè permettono letture e pensieri più completi e non piccole frasi. Elisa

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    1. Concordo, in particolare dove dici che ognuno è libero di fare ciò che lo rende felice. Non so dire se il blog sia un viatico per la felicità, certo è, almeno nel mio caso, che continuare a scriverci sopra lo trovo gratificante. Poi, in realtà, ognuno è libero di utilizzarlo come meglio crede. A me, ad esempio, capita di scrivere post di una pagina intera e post di due righe, esattamente come si fa su Twitter, solo perché in quel momento avevo in mente un pensiero che si poteva sintetizzare in due righe.

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  5. Le reti sociali digitali sono troppo veloci ed effimere, meglio il blog.
    Io ho la tua periodicità, ma continuo imperterrito ad aggiornare il mio blog, che è il mio spazio.
    Happy blogging!

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  6. Hai ragione, perchè scrivere per dovere? A meno che uno non ci guadagni abbastanza da mantenersi XD
    Anch'io rimpiango i tempi in cui c'erano molti blog attivi, avevo la mia rete di contatti e ogni giorno era un piacere leggere e commentare. Però a me i social non danno lo stesso piacere del blog, e siccome appunto scrivo per piacere, resto fedele al mio blog!

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    1. >perchè scrivere per dovere?

      Per carità! Come dice Claudia qui sotto, per quello c'è già il lavoro.

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  7. Anch'io preferirei chiuderlo, se non avessi più la voglia e l'energia di aggiornarlo frequentemente.
    Nessun dovere.
    Quelli lasciamoli alla sfera lavorativa.

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  8. 10 anni di blog e mai un post scritto per dovere. Approfondisco e curo ogni mio post con la stessa energia e lo stesso piacere del primo giorno. E questo nonostante io abbia un lavoro che mi impegna dalle 10 alle 12 ore al giorno. Certo è triste vedere la deriva di quei luoghi ormai abbandonati. Ma sono maggiormente infastidita da chi scrive perché non ha meglio da fare ha bisogno di occupare la sua giornata. E ce ne sono. In quanto ai social, li uso solo perché alcuni, come twitter, hanno l'insindacabile "virtù" di divulgare le notizie prima di tutti. Per l'approfondimento però, reato legata ai quotidiani. Rigorosamente cartacei😉

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    1. Rigorosamente cartacei anche io. Anche perché, avendo l'abitudine di fare colazione al bar, cappuccino, brioche e giornali sono ormai un rituale irrinunciabile :-)

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    2. Anche io avevo l'abitudine di sfogliare un paio di quotidiani nel mio bar, tutte le mattine. Ma dopo il primo lock down non li hanno più presi a causa del virus. Peccato:(

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  9. Vediamo il lato positivo della faccenda: ciascuna scelga i modi e relativo livello che gli aggradano.

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