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sabato 1 novembre 2025

Michela e Dumas

Per una singolare concomitanza di circostanze, io e Michela oggi eravamo entrambi a casa da soli, quindi abbiamo deciso di unire le nostre solitudini e abbiamo pranzato insieme. Padre e figlia alla stessa tavola a chiacchierare del più e del meno in compagnia di un piatto di fusilli col tonno: evento più unico che raro ma che ha fatto a entrambi molto piacere. La giornata, oggi, almeno in queste lande romagnole, più che novembrina sembrava settembrina, quindi per coprire i tre chilometri e mezzo che separano le nostre abitazioni ho lasciato la macchina al suo posto e ho utilizzato le gambe, camminando sulla bellissima pista ciclo-pedonale che costeggia il Marecchia e che da sempre è la mia compagna preferita di camminate.


Ho letto da qualche parte che camminare, specie se lo si fa in spazi verdi e aperti, non reca vantaggi solo fisici, che più o meno sono noti a tutti, ma anche psicologici. Si abbassa ad esempio il famoso/famigerato cortisolo, l'ormone dello stress, mentre l'organismo aumenta la produzione di endorfine e serotonina, sostanze che procurano benessere. Inoltre, camminare riduce l'ansia e aumenta il buon umore. In realtà non era mia intenzione scrivere un post sui benefici delle camminate, ma i post, una volta iniziati, poi vanno per conto loro, chi scrive non è che può fare granché. 

Adesso sono a casa e, dopo due ore e mezza di camminata a buon passo con conseguente buon umore alle stelle, sono spaparanzato in poltrona con un nuovo libro che mi accingo a cominciare.


Questo romanzo, probabilmente uno dei più celebri della letteratura di tutti i tempi, si inserisce nel novero delle mie personali lacune da colmare nell'ambito dei classici. L'edizione che vedete qui sopra l'avevo comprata qualche anno fa su una bancarella dell'usato dalle parti di Ferrara, se non ricordo male, poi l'avevo accantonata nell'angolo della libreria in cui tengo i libri in attesa. Ogni volta che ci passavo davanti guardavo la costa del libro e pensavo: Ok, è il momento. Poi però lo lasciavo lì e leggevo altro. Credo che fossi intimorito dalla mole (questa edizione ha oltre 550 pagine) e dalle decine di personaggi elencati nell'apposita pagina. Però pensavo anche che l'Alexandre Dumas (padre, non figlio) che ha scritto I tre moschettieri è lo stesso Alexandre Dumas che ha scritto Il conte di Montecristo, romanzo che lessi qualche anno fa (ne avevo scritto qui) e che divorai. Quindi, perché no? Metto perciò da parte le titubanze e, col favore delle endorfine ancora in circolo, mi accingo a cominciarlo :-)

mercoledì 9 luglio 2025

Genitori amici dei figli?

Mentre ascoltavo questo breve intervento di Nicola Donti mi rendevo conto che, come genitore, in questo senso un pochino ho mancato. Che il rapporto genitori-figli non debba essere caratterizzato dall'amicizia credo sia noto a tutti. Lo dicono e lo scrivono da sempre Umberto Galimberti, Paolo Crepet, Vittorino Andreoli, Claudia Denti, Massimo Ammaniti e tanti altri.

Neppure i professori dovrebbero essere "amici" dei loro studenti, perché l'amicizia prevede sempre che vi sia un rapporto tra pari. Ma i genitori e gli insegnanti non possono essere messi su un piano relazionale paritario con i loro figli e i loro allievi perché ciò andrebbe a detrimento dell'autorevolezza, la cui mancanza, come scrivono gli esperti di sviluppo infantile, genera difficoltà nel porre limiti, insicurezza psicologica nei figli, mancanza di rispetto nei confronti sia dei genitori che degli insegnanti. E mi pare che di questo le cronache siano, purtroppo, ampiamente testimoni.

domenica 19 marzo 2023

Vittime della storia

Nella puntata di oggi pomeriggio di Mezz'ora in più ho stoicamente ascoltato la signora Roccella. Mentre la ascoltavo mi è venuto in mente il verso di Battiato che recita: "L'etica è una vittima incosciente della storia". Ora, io non so dire se la signora Roccella e la sua visione ideologica e identitaria del concetto di famiglia saranno vittime coscienti o incoscienti della storia, ma sul fatto che ne saranno vittime credo non ci sia discussione. Peccato che l'attesa allungherà solo i disagi di chi, oggi e nel prossimo periodo, rimarrà ostaggio di questa visione.

mercoledì 15 giugno 2022

Madri che odiano i figli

So che sembra difficilmente concepibile, ma genitori che uccidono i propri figli ci sono sempre stati e ci saranno sempre. Succede in natura in tutte le specie animali, compresa la nostra. Ciò che noi non riusciamo assolutamente a comprendere e ad accettare è il fatto che i genitori amano i propri figli ma spesso li odiano anche. C'è un bellissimo libro scritto da Umberto Galimberti che si chiama I miti del nostro tempo, dove vengono destrutturate tutte le narrazioni e i miti che la nostra società si è costruita, e tra questi c'è quello dell'amore materno, che noi diamo per scontato e assolutamente naturale. 

Non è sempre così; le mamme amano i propri figli ma a volte li odiano anche, e quando questo odio esplode genera casi come quello terribile di cui si parla in queste ore. La spiegazione del perché le mamme a volte detestino i propri figli, o almeno una delle spiegazioni (quella evidenziata nel libro), sta nel conflitto che viene a crearsi tra la specie e l'io. In tutti noi convivono due soggettività: quella della specie e quella dell'io. Quando una donna diventa madre deve assistere a tutta una serie di "inconvenienti" quali: deformazione del proprio corpo, trauma della nascita, perdita del sonno, perdita del proprio tempo, spesso perdita del lavoro e quindi, di riflesso, della socialità e tanto altro, perché tutte le sue energie e il suo tempo sono dedicate alla cura del bambino. 

Dal punto di vista dell'io (io sono, io faccio, io programmo, io sogno, io organizzo, io ho la mia vita ecc.) è una perdita secca, mentre dal punto di vista della specie la nascita di una bambino è una vittoria secca. Ma le due soggettività (specie e io) sono per loro natura in conflitto, ed è questo conflitto che a volte genera l'odio nei confronti della prole. Poi, certo, non è che tutte le madri che odiano i propri figli arrivano a questi drammatici eccessi, ci mancherebbe, ma è solo per dire che, purtroppo, questo odio può esistere e ha una sua spiegazione. Che non significa giustificare questi fatti, sia chiaro.

Una esaustiva spiegazione di questi concetti la si può ascoltare dal min. 1:00:06 circa di questa conferenza.

giovedì 2 giugno 2022

Parlare di sesso a scuola

Salvini se n'è uscito qualche giorno fa con una delle sue innumerevoli stupidaggini, confondendo (volutamente? Molto probabile) pornografia ed educazione sessuale. Non sto a riportare la vicenda, ne hanno già parlato benissimo, tra gli altri, la sempre brava Gwendalyne e Paolo Attivissimo.

Mi limito solo a fare presente, collegandomi al tema in questione, che qua in famiglia l'argomento sesso non è mai stato tabù e con le nostre figlie ne abbiamo sempre parlato liberamente fin da quando ci siamo accorti che l'argomento cominciava a destare la loro curiosità. E l'abbiamo fatto spiegando loro le cose chiaramente e senza ricorrere ad artifici retorici o espedienti metaforici di qualche tipo.

Per il semplice motivo che il sesso, nonostante gli atavici retaggi sociali di una certa cultura cattolica improntata alla sua demonizzazione, fa parte della vita, ed è giusto che venga spiegato esattamente come si spiegano tutti gli altri aspetti che ne fanno parte, nella convinzione che conoscenza è da sempre sinonimo di consapevolezza. 

L'educazione sessuale andrebbe fatta nelle scuole? Si, andrebbe fatta, in maniera seria e nelle modalità adatte e studiate in rapporto alle diverse fasce d'età. Famiglia e scuola sono luoghi preminenti per parlare di queste cose ai ragazzi, non certo YouPorn.

giovedì 28 aprile 2022

Doppio cognome

Quando ho letto della sentenza della Consulta, che certifica il diritto di assegnare a un figlio entrambi i cognomi dei genitori o anche solo quello della madre, la prima cosa che ho pensato è stata: finalmente! E poi mi sono chiesto i motivi per cui si sia dovuto aspettare il 2022 perché si muovesse qualcosa in questo senso. Ma d'altra parte siamo pur sempre anche il paese dei Pillon, che infatti non l'ha presa bene, ho letto.

Naturalmente adesso tocca al legislatore dare forma di legge alle indicazioni della Corte costituzionale, e qui potrebbero nascere i problemi perché, è noto, il Parlamento non si è notoriamente mai mostrato particolarmente sollecito a tradurre in concretezza legislativa le spinte dei supremi giudici su vari altri argomenti. Vedremo.

mercoledì 2 febbraio 2022

Tempo che (s)corre


Oggi, all'uscita dal lavoro, è venuta a prendermi Michela, mia figlia più grande. Mentre mi accompagnava a casa pensavo a quando ero io che andavo a prendere lei e Francesca all'uscita da scuola e le portavo a casa. Invece, adesso, è lei che, uscita dalla scuola in cui insegna, a volte viene a prendere me. Mi sorprende pensare a quanto veloce corra il tempo e agli sforzi che ognuno di noi fa per riuscire a fare entrare in "quel poco che a vivere ci è dato"(*) tutto ciò che vorrebbe fare entrare. Senza riuscirci.

(*) Cit. tratta da qui.

giovedì 30 settembre 2021

Amalia Signorelli

Come ho già scritto più volte su queste pagine, mi sono sempre risultate estremamente affascinanti le persone con una competenza, in qualsiasi campo. Da qualche tempo sto seguendo su YouTube, con un certo interesse, Amalia Signorelli, che è stata (è morta qualche anno fa) una accademica e una delle maggiori antropologhe italiane. Perché amo le persone competenti e preparate? Perché, nella stragrande maggioranza dei casi, dicono cose che vanno contro il senso comune, smontano i pregiudizi, le convinzioni stantie, le idee sedimentate e spesso incancrenite con cui amiamo trastullarci e dalle quali ci sentiamo confortati.

La chiacchierata tra lei e Corrado Augias che ripubblico qui sotto risale a qualche anno fa, e precisamente al periodo immediatamente precedente alla approvazione della legge che regolamenta le unioni civili, la cosiddetta legge Cirinnà. Come forse ricorderete, all'ultimo momento fu stralciato dalla legge l'articolo che prevedeva la possibilità di adozione del figlio del partner per le coppie omosessuali, perché signora mia, scherziamo, mica possiamo permettere uno scempio simile! E ve li immaginate quei poveri bambini come potrebbero crescere? 

In realtà, come è dimostrato dall'esperienza di tutti i paesi in cui le copie omosessuali possono adottare figli (in Inghilterra questa possibilità esiste da più di vent'anni), il sesso dei genitori non c'entra assolutamente niente con l'equilibrio della crescita della prole, perché i figli hanno come bisogni primari e assolutamente inderogabili quelli di essere amati, seguiti; hanno bisogno di risposte ai loro bisogni, cure, attenzioni, e queste cose non c'entrano niente col sesso di chi gliele da.

La chiacchierata tra Amalia Signorelli e Corrado Augias abbraccia questo tema e anche altri, come l'annoso discorso sulla famiglia naturale (anche qui, quanti pregiudizi...) e il ruolo della religione nella determinazione dei convincimenti collettivi. 

Ma ciò che più affascina della professoressa Signorelli sono la chiarezza e l'immediata simpatia che suscita il suo eloquio. Non sembra una docente universitaria di antropologia, di primo acchito sembra più la vicina di casa con cui si chiacchiera mentre si falcia l'erba.


sabato 11 settembre 2021

Genitori

Scrive Antonio Scurati nel libro La fuga di Enea che "i concetti di paternità e maternità, nel loro significato più alto, non coincidono affatto con la mera generazione biologica." 

Mi ha fatto venire in mente Umberto Galimberti quando dice che non si è genitori perché si è copulato col partner e si è messo al mondo un figlio, ma si è genitori perché si sta attenti ai bisogni dei figli, ci si prende cura di loro, si risponde alle loro domande, si dà loro affetto, e questo lo può fare chiunque, non necessariamente i genitori biologici. Essere genitori è qualcosa che va ben al di là della biologia.

Mi vengono in mente tutti gli anni di assurde e feroci discussioni sulle diciture Genitore 1 e Genitore 2 al posto di papà e mamma nei moduli di iscrizione scolastica. Anni di sterili discussioni attorno al dito e neppure una parola sulla Luna, dove per Luna, restando all'interno della metafora, si intende il gravissimo problema delle carenze educative nei confronti dei figli nella società di oggi, carenze dovute a molteplici fattori tra cui, uno dei più importanti, la necessità che entrambi i genitori lavorino per assicurare il sostentamento alla famiglia, con tutto ciò che ne consegue relativamente alla qualità dell'educazione.

È che noi siamo così: amiamo scannarci sui dettagli più insignificanti e marginali e le discussioni attorno al cuore dei problemi le rinviamo a data da destinarsi. Generalmente, mai.

sabato 10 aprile 2021

Figli sì o figli no?

Ogni tanto mi capita di imbattermi in discussioni intorno a questo tema: una donna che genera figli è più "completa" di una che, per i più disparati motivi (compreso la scelta volontaria di non volerne avere), non ne genera? Oppure: la vita di una donna che mette al mondo dei figli ha più senso di una che non lo fa?

Il tema è delicato, naturalmente, perché va a toccare la sfera della soggettività, dell'identità, dei valori e anche della visione della vita e del retaggio culturale che è proprio di ogni persona, aspetti sui quali io non mi sogno neppure di mettere becco. In linea generale, ed è abbastanza ovvio che sia così, chi ha figli tende a considerare inconcepibile l'idea che si possa non averne; chi invece non ne ha (qui mi riferisco ovviamente a chi non ne ha per libera scelta) ritiene che la vita abbia comunque perfettamente senso e pari dignità di chi ne ha.

Ammesso che la vita abbia un senso (la questione meriterebbe riflessioni a parte, quindi lascio stare), io tendo a trovarmi in sintonia con chi ritiene che non siano i figli a darglielo, che non sia l'essere madre (o padre, il discorso ha una sua plausibilità anche per gli uomini) a dare alla vita patente di completezza. Il senso che ogni persona dà alla propria vita credo sia definito da ciò che ognuno sente liberamente di voler fare, da ciò che riesce a realizzare, dai comportamenti che decide di attuare come riflesso delle proprie convinzioni e idee.

Alla luce di questo, mi riesce estremamente difficile comprendere perché una vita senza figli non debba avere senso o non possa essere completa, e tendo, correndo naturalmente il rischio di sbagliare, a pensare che questa idea sia niente di più che il lascito di un certo retaggio culturale piuttosto che un'idea fondata su basi razionali. La società odierna è figlia di una cultura storica di stampo patriarcale che ben conosciamo. Uno dei pilastri del fascismo, ad esempio, è stato quello di concedere alla donna una qualche considerazione sociale solo nella misura in cui partoriva prole, e questa idea non è sparita con la fine del fascismo ma, in maniera più o meno latente, è viva ancora oggi.

Si tratta di una visione che continua a essere mantenuta in vita, oggi che il fascismo non c'è più, almeno formalmente, dalla politica e dalla Chiesa, entrambi uniti con una sole voce a deplorare il gravissimo problema della denatalità e della catastrofe incombente come conseguenza, ed entrambi impegnati con solerzia a predicare le gioie insite nel fare figli (se non ricordo male, c'è pure un rituale che vede il papa ricevere e benedire pubblicamente, una volta all'anno, una famiglia numerosa in Vaticano).

Davanti a questo scenario, questi rituali e questa incessante propaganda, tutti volti a sottendere che la vita ha senso solo nella misura in cui si generano figli, è tutto sommato normale che tale idea abbia una vasta diffusione e sia largamente condivisa e accettata, che sia ancora metabolizzata come psiche collettiva, e temo che la strada da fare per uscire da questo modo di pensare sia ancora lunga e impervia.

giovedì 11 marzo 2021

Figlie che se ne vanno

Domani Francesca, mia figlia minore, se ne andrà di casa e andrà ad abitare altrove, per conto suo. Non lontano da qui, ma comunque in un altro posto. Era da tempo che lo desiderava, che avvertiva questo bisogno di staccarsi, di prendere il volo, di avere una sua indipendenza. Ha messo tutte le sue cose in scatoloni di cartone, le ha caricate in macchina e le ha portate via. Qui non ha lasciato niente di suo, neppure una penna, quasi a voler simboleggiare con questo gesto il bisogno ormai improcrastinabile di tagliare con un percorso per iniziarne uno completamente nuovo. In uno di questi scatoloni ha messo i suoi diari, li ha osservati e poi ha detto: "In questi anni ho scritto quattro diari, ormai scrivo più io di Stephen King", e poi ha sorriso. 

Fa un effetto strano pensare che un figlio se ne va, e noi che restiamo magari ci metteremo un po' ad abituarci all'idea che da ora in avanti in casa saremo in tre e non più in quattro. Ma d'altra parte è normale che sia così, ci siamo passati tutti, no? 

In bocca al lupo, Fra.

lunedì 22 febbraio 2021

Topolini

Suona il cellulare. È Michela, mia figlia maggiore. 
"Ba', ho trovato un topolino, ce l'ho qui in mano, è bellissimo, lo posso portare a casa?"
"Stai scherzando, vero?"
"No, dico davvero. Ti prego..."
"E come pensi di organizzare la convivenza del topolino tanto carino con le due gatte che abbiamo in casa?"
"..."

Eh, santa pazienza...

martedì 29 settembre 2020

Fuori dalla storia

Ascoltavo oggi pomeriggio Michela, mia figlia maggiore, in videochiamata con le sue due più grandi amiche dei tempi del liceo: una ragazza cinese che vive e lavora a Milano, una ragazza rumena che vive e lavora a Londra. E ancora c'è gente che parla di muri, confini. 
Tutta gente già seppellita dalla storia.

venerdì 28 agosto 2020

Genitori e figli

Sono in partenza per Fano, accompagno mia madre a una visita specialistica. Essere figli è anche questo: prendersi cura dei genitori quando questi raggiungono un'età in cui non riescono più a fare tutto da soli. Loro si sono presi cura di noi in passato, ora tocca a noi prenderci cura di loro. Così come un giorno i nostri figli si prenderanno cura di noi. D'altra parte la vita è anche questo: prendersi cura uno dell'altro, no?

lunedì 3 agosto 2020

Educazione e centro estivo

Venerdì mia figlia maggiore, pedagogista, ha fatto il suo ultimo giorno come educatrice nel centro estivo comunale qui vicino a casa, in cui aveva a che fare con bambini tra i quattro e i cinque anni. "Allora, come ti è sembrata l'esperienza, in generale?" le chiedo. 
"A parte qualche difficoltà iniziale, molto bella. Ma ho notato alcune cose che mi sono dispiaciute." 
"Tipo?" 
"Alcuni bambini sono già abbastanza maleducati a quell'età." 
"Davvero?" 
"Sì. Uno di questi, ad esempio, quando aveva bisogno di me mi chiamava con un 'Ehi!' Ci ho messo un po' a fargli capire che quando ha bisogno si deve rivolgere a me col termine 'maestra'. Non per una forma di particolare deferenza nei miei confronti, o almeno non solo per quello, ma anche perché i bambini devono imparare che nella vita ci sono gerarchie da conoscere per capire i ruoli di ognuno. E poi, alla fine, anche per una questione di educazione, certo." 
"Ha imparato?" 
"Sì, sono riuscita a farglielo imparare." 
"E poi?" 
"Un'altra cosa che mi ha dato fastidio è che molti bambini non hanno alcuna dimestichezza con l'ABC dell'educazione, cose tipo per favore, per piacere, grazie. Un bambino, ad esempio, ogni volta che voleva qualcosa si limitava a formule come 'voglio il pennarello!', 'voglio i fogli!' e così via. E quando gli facevo notare che ogni volta che si chiede una cosa occorre sempre accompagnare la richiesta con una formula di cortesia, rispondeva: 'I miei genitori non me l'hanno mai detto, a casa nostra non si usa'." 

Ogni tanto ripenso a questo dialogo con mia figlia. Naturalmente non generalizzo, voglio pensare che i casi di cui mi ha parlato occupino una parte minoritaria dell'insieme. Tuttavia non posso fare a meno di pensare che se molte famiglie, per prime, abdicano al ruolo principale che spetta a loro, e cioè insegnare l'educazione e il rispetto, poi non ci si può lamentare di quello che si legge nelle cronache di tutti i giorni. La famiglia è il primo mattone su cui i bambini costruiscono sé stessi, viene ancora prima della scuola, e se già quello è un mattone che si sbriciola, non c'è granché da sperare.

sabato 1 agosto 2020

Soddisfazioni

Capitano giornate costellate di belle soddisfazioni, nel panorama sostanzialmente piatto del normale scorrere dei giorni. 
Oggi mia figlia minore ha portato a casa la macchina nuova, una macchina tutta sua, scelta da lei e pagata da lei coi soldi che guadagna col suo lavoro. Non è una soddisfazione da poco, per un giovane, raggiungere un traguardo che ha richiesto tempo, fatica e sacrifici, e io sono orgoglioso di lei. So cosa si prova. Quando compii 16 anni, dopo due stagioni al mare come inserviente in una colonia, potei finalmente comprare l'oggetto dei miei desideri: una Tama professional rossa, con pelli nere e fusti in legno di ciliegio, su cui iniziai a studiare i rudimenti della batteria. 
Fu una soddisfazione grandissima, di quelle che restano nella memoria finché si campa. Quella batteria ce l'ho ancora oggi, la conservo gelosamente nella mia camera. E niente: oggi è una bella giornata.

lunedì 1 giugno 2020

Dialogo

Tra mia figlia maggiore (classe '96) e me (classe '70).

"Ba', ma quando non c'era internet come si ascoltava la musica?"

"Coi CD."

"E prima ancora?"

"Beh, c'erano musicassette e vinili, oppure la radio."

"Ah. Ma se volevi ascoltare una canzone che in casa non avevi, come facevi? Adesso vai su Youtube e ascolti quello che vuoi."

"Beh, quando non c'era internet non si ascoltava quello che si voleva ma quello che si poteva."

"Si rinunciava, in pratica."

"Non è che si rinunciava, semplicemente c'era un'altra concezione di fruizione della musica. In primo luogo la musica non era considerata una merce usa e getta come oggi ma aveva un valore che durava nel tempo. Io, ad esempio, compravo gli album dei cantautori che mi piacevano e li ascoltavo e riascoltavo per lungo tempo. Stesso discorso per le singole canzoni che oggi i giovani ascoltano su Youtube; allora si comprava il 45 giri e si ascoltava in casa, oppure si riversava su musicassetta magnetica e si ascoltava in macchina. Poi, magari, capitava che si fosse a corto di soldi per comprare un disco o un CD, allora ce lo si faceva duplicare da un amico che ce l'aveva."

"Sì, ma che scomodo."

"Beh, rapportato a oggi sì, era più scomodo, ma era più serio, più vero, meno usa e getta. Ascoltare musica era come una specie di rito, aveva una sua "religiosità". E poi il fatto che per procurarsela fosse necessario fare a volte dei sacrifici (i dischi costavano) te la faceva apprezzare molto di più, sentivi che aveva più valore. E c'era anche più soddisfazione. Vuoi mettere quanto fosse più gratificante riuscire a comprare un album intero, portarlo a casa, togliere il cellophane dalla confezione, tirarlo fuori e metterlo sul piatto del giradischi, piuttosto che avere tutto e subito con un clic sullo smartphone?"

"Mah, sarà, comunque secondo me è molto meglio adesso."

"Mah, sarà, ma non ne sono così sicuro."

sabato 28 marzo 2020

Dinamiche familiari ai tempi del coronavirus

Prima non ci si vedeva mai, o almeno mai tutti insieme, tranne qualche rara volta per cena. Ognuno aveva infatti impegni, orari e ritmi differenti, senza contare che mia figlia maggiore è stata sei mesi in Austria per il programma Erasmus ed è fortunatamente rientrata un attimo prima che scoppiasse tutto il cancan pandemico.

Ora ci si vede tutti i giorni, tutti e quattro, a colazione, pranzo e cena, eccetto i giorni in cui io lavoro. La cosa ha ormai assunto una propria normalità, adesso, ma i primi tempi questa sorta di riunione/ritrovamento sembrava piacevolmente strana, e ce lo si diceva. Quando tutto questo sarà finito e ognuno tornerà (si spera) alla vita di prima, può darsi che tra tutti i disagi e i patimenti creati dalla pandemia, ci si ricorderà anche di questi momenti piacevoli.

sabato 8 febbraio 2020

Fine settimana a Graz


Sono a Graz. Mia figlia maggiore ha terminato i suoi sei mesi di Erasmus e invece di farle fare nove ore di pullman abbiamo fatto un salto qua in macchina per evitarle il ritorno da sola. 

È la seconda volta che vengo a Graz e ogni volta ne ricavo delle ottime impressioni. È casinara, quello sì, ed è una città fortemente cosmopolita, una specie di Londra in miniatura, ma è una città a misura d'uomo, soprattutto perché i mezzi pubblici sono efficientissimi e coprono capillarmente ogni metro quadrato di città. È possibile passare agevolmente da autobus a tram e viceversa senza soluzione di continuità in ogni minuto del giorno e la frequenza delle corse è altissima. 

Sono molto diffuse anche le biciclette, pure nel periodo invernale. Il traffico veicolare privato è consistente, certo, come del resto in ogni metropoli, ma è rispettosissimo dell'umanità che si muove a piedi. A Santarcangelo le strisce pedonali delimitano il punto in cui i pedoni devono arrestarsi per non essere investiti dalle auto, qua delimitano ciò che per natura devono delimitare: la zona in cui le auto devono inchinarsi ai pedoni. 

Ma una grossa pecca la devo necessariamente segnalare: non esiste la Rai, quindi non posso vedere la finale del festival di Sanremo. Spero di sopravvivere.

giovedì 2 gennaio 2020

La "ciccina"

Se a sedici anni ancora gli prepari il toast alle quattro del pomeriggio per la sua merendina, glielo tagli a quadrettini e glielo porti nel piattino in camera mentre il "piccino" sta spaparanzato sul letto con le cuffie, c'è qualcosa che non va; se a sedici anni ancora vai lì a tagliargli la "ciccina" e a portargli via i fili di grasso perché potrebbero fargli male, c'è qualcosa che non va.
Ancora.
Se sei più vicino ai trenta che ai venti e ancora non hai deciso cosa fare della tua vita (neppure una vaga idea), standotene comodamente al calduccio del facoltoso focolare domestico, c'è qualcosa che non va.
Io a diciotto anni ho fatto il militare e poi ho iniziato a lavorare, senza una meta precisa, ma mi sono dato da fare, mi sono impegnato e oggi, dopo trent'anni, sono sopravvissuto ai vari ridimensionamenti degli anni della crisi e lavoro ancora nella stessa azienda. A poco più di vent'anni ero già sposato e padre, una idea di come indirizzare la mia vita comunque ce l'avevo. Le mie figlie hanno seguito le mie orme; la piccola dopo la maturità ha provato l'università ma non è andata, così ha cominciato a lavorare e oggi fa un lavoro che le piace e che la gratifica. La grande si è laureata l'anno scorso, ora si sta specializzando all'estero e ha ben chiaro cosa vuole fare quando avrà terminato gli studi. Ha cominciato a lavorare come cameriera subito dopo la maturità, nei weekend, mentre gli amici uscivano, per pagarsi almeno parte degli studi. 
Quandi avevano sedici anni né io né mia moglie tagliavamo più la "ciccina" alle nostre figlie. Credo che il motivo per cui i giovani oggi non fanno rivoluzioni sia fin troppo chiaro.

De Gregori vs Springsteen

Dopo Erri De Luca , De Gregori. Il problema è che se una delusione da De Luca tutto sommato la posso archiviare nel nutrito gruppo del chi s...