sabato 11 settembre 2021

Genitori

Scrive Antonio Scurati nel libro La fuga di Enea che "i concetti di paternità e maternità, nel loro significato più alto, non coincidono affatto con la mera generazione biologica." 

Mi ha fatto venire in mente Umberto Galimberti quando dice che non si è genitori perché si è copulato col partner e si è messo al mondo un figlio, ma si è genitori perché si sta attenti ai bisogni dei figli, ci si prende cura di loro, si risponde alle loro domande, si dà loro affetto, e questo lo può fare chiunque, non necessariamente i genitori biologici. Essere genitori è qualcosa che va ben al di là della biologia.

Mi vengono in mente tutti gli anni di assurde e feroci discussioni sulle diciture Genitore 1 e Genitore 2 al posto di papà e mamma nei moduli di iscrizione scolastica. Anni di sterili discussioni attorno al dito e neppure una parola sulla Luna, dove per Luna, restando all'interno della metafora, si intende il gravissimo problema delle carenze educative nei confronti dei figli nella società di oggi, carenze dovute a molteplici fattori tra cui, uno dei più importanti, la necessità che entrambi i genitori lavorino per assicurare il sostentamento alla famiglia, con tutto ciò che ne consegue relativamente alla qualità dell'educazione.

È che noi siamo così: amiamo scannarci sui dettagli più insignificanti e marginali e le discussioni attorno al cuore dei problemi le rinviamo a data da destinarsi. Generalmente, mai.

10 commenti:

  1. Come non essere d’accordo con te.
    Fare il genitore è molto più difficile e complicato di quello che possono far presupporre quelle due scritte sui moduli scolastici.
    Dovremmo soffermarci tutti a riflettere.
    Non è che semplificando si può risolvere tutto.
    Più che la forma di quelle scritte direi che qua è veramente fondamentale il contenuto -:)

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    1. Essere genitori è difficile e complicato, ed è molto difficile essere bravi genitori. Da questo punto di vista, io, personalmente, ho molti mea culpa da da confessare.

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  2. Leggendo la tua considerazione finale mi sono tornati in mente i famigerati, prima assolutamente indispensabili, imprescindibili... e poi volatilizzati (insieme ai -nostri- soldi spesi, che i produttori sono stati ben felici d'intascare) banchi con le rotelle.

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    1. Sulla faccenda dei banchi a rotelle io stenderei un velo pietoso ma molto spesso.

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  3. Genitore non è chi ti mette al mondo ma chi ti cresce e ama.
    La seconda può coincidere con la prima, ma non sempre il contrario.

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    1. Direi di no, specialmente vedendo la condizione giovanile oggi.

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  4. Il problema è che tutti si sentono quasi in dovere di mettere al mondo dei figli, anche se non hanno la possibilità materiale o psicologica per crescerli ed educarli.
    Io e mio marito abbiamo scelto di avere un solo figlio, sebbene la nostra posizione economica ci permettesse di averne almeno un altro senza il minimo problema. Lo abbiamo fatto, appunto, per crescerlo al meglio delle nostre possibilità, occupandocene h24 senza aiuti esterni.
    No, non sto dicendo che abbiamo fatto la cosa giusta e che gli altri genitori sono inetti, ma che, semplicemente, bisognerebbe affrontare la scelta di diventare genitori con più consapevolezza.

    P.S. Non perderti il mio jukebox di oggi. È il tuo turno. 😘

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    1. Nel campo della pianificazione familiare e della genitorialità i concetti di giusto o ingiusto trovo che non abbiano senso, perché automaticamente rimandano a un parametro di riferimento. Scegliere di non avere figli, di averne uno, di averne due, tre o più è giusto o ingiusto rispetto a cosa? A chi? C'è per caso un ente supremo (Stato, Chiesa, morale ecc.) che stabilisce un parametro con cui confrontarsi? No, non c'è, e se anche ci fosse sarebbe dovere di ognuno fregarsene bellamente, perché l'unico parametro che ha senso si trova dentro se stessi.

      Detto questo, mi precipito suo tuo blog :-)

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