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martedì 19 maggio 2026

I tramonti di maggio

Leggendo questo post di Romina mi è venuto in mente che venerdi scorso avevo scattato alcune foto mentre camminavo di sera nelle campagne qui attorno a casa. Io sono un fotografo molto scarso, non ho alcuna dimestichezza con le macchine fotografiche, mi limito a qualche scatto con lo smartphone. Venerdì sera, però, ho scattato alcune foto che non mi sembrano male, forse perché c'era una luce particolare, boh, va' a capire. Non certo per merito mio né del mio datato smartphone, sono venute e basta.




sabato 1 novembre 2025

Michela e Dumas

Per una singolare concomitanza di circostanze, io e Michela oggi eravamo entrambi a casa da soli, quindi abbiamo deciso di unire le nostre solitudini e abbiamo pranzato insieme. Padre e figlia alla stessa tavola a chiacchierare del più e del meno in compagnia di un piatto di fusilli col tonno: evento più unico che raro ma che ha fatto a entrambi molto piacere. La giornata, oggi, almeno in queste lande romagnole, più che novembrina sembrava settembrina, quindi per coprire i tre chilometri e mezzo che separano le nostre abitazioni ho lasciato la macchina al suo posto e ho utilizzato le gambe, camminando sulla bellissima pista ciclo-pedonale che costeggia il Marecchia e che da sempre è la mia compagna preferita di camminate.


Ho letto da qualche parte che camminare, specie se lo si fa in spazi verdi e aperti, non reca vantaggi solo fisici, che più o meno sono noti a tutti, ma anche psicologici. Si abbassa ad esempio il famoso/famigerato cortisolo, l'ormone dello stress, mentre l'organismo aumenta la produzione di endorfine e serotonina, sostanze che procurano benessere. Inoltre, camminare riduce l'ansia e aumenta il buon umore. In realtà non era mia intenzione scrivere un post sui benefici delle camminate, ma i post, una volta iniziati, poi vanno per conto loro, chi scrive non è che può fare granché. 

Adesso sono a casa e, dopo due ore e mezza di camminata a buon passo con conseguente buon umore alle stelle, sono spaparanzato in poltrona con un nuovo libro che mi accingo a cominciare.


Questo romanzo, probabilmente uno dei più celebri della letteratura di tutti i tempi, si inserisce nel novero delle mie personali lacune da colmare nell'ambito dei classici. L'edizione che vedete qui sopra l'avevo comprata qualche anno fa su una bancarella dell'usato dalle parti di Ferrara, se non ricordo male, poi l'avevo accantonata nell'angolo della libreria in cui tengo i libri in attesa. Ogni volta che ci passavo davanti guardavo la costa del libro e pensavo: Ok, è il momento. Poi però lo lasciavo lì e leggevo altro. Credo che fossi intimorito dalla mole (questa edizione ha oltre 550 pagine) e dalle decine di personaggi elencati nell'apposita pagina. Però pensavo anche che l'Alexandre Dumas (padre, non figlio) che ha scritto I tre moschettieri è lo stesso Alexandre Dumas che ha scritto Il conte di Montecristo, romanzo che lessi qualche anno fa (ne avevo scritto qui) e che divorai. Quindi, perché no? Metto perciò da parte le titubanze e, col favore delle endorfine ancora in circolo, mi accingo a cominciarlo :-)

lunedì 17 gennaio 2022

Ferrara

Ieri, complice la bella ma fredda giornata, abbiamo fatto una gita a Ferrara, città che non avevamo mai visitato (alcune foto sono qui). Mi hanno colpito alcune cose. La prima è l'elevato numero di panifici che costellano il centro storico, in un paio dei quali abbiamo naturalmente fatto delle incursioni; la seconda è l'altrettanto elevato numero di librerie. Ne ho contate parecchie, alcune indipendenti e altre appartenenti a catene come Mondadori, Giunti, Feltrinelli ecc. 

Curiosa e bella, questa cosa. Ne ho viste anche un paio che vendono libri usati. In una di queste, una piccola bottega, ho notato in vetrina una vecchissima edizione di Cujo e una copia male in arnese de Il signore degli anelli e ci ho lasciato gli occhi; se fosse stata aperta mi sarei fiondato dentro e li avrei comprati entrambi senza indugi.

Unico rammarico: la cattedrale in questo periodo è chiusa al pubblico per restauri e non l'abbiamo quindi potuta visitare. Ci siamo rifatti col bellissimo e spettacolare Castello Estense, visitandolo tutto, mostre interne comprese, e arrampicandoci su una delle sue quattro torri dopo aver salito 123 gradini. Una volta in cima, è possibile vedere una panoramica dall'alto dell'intera città, uno spettacolo che da solo merita il viaggio.



Mi è dispiaciuto non poter visitare la grande cattedrale di San Giorgio, ma ci tornerò.

lunedì 3 gennaio 2022

Dozza

Ieri, complice la giornata soleggiata e quasi primaverile, io e mia moglie abbiamo fatto un giretto a Dozza. Dozza è un piccolo borgo medievale situato sull'Appennino tosco-romagnolo a una manciata di chilometri da Bologna. È rinomato, oltre che per essere la sede dell'Enoteca Regionale dell'Emilia-Romagna, anche per i numerosi e caratteristici dipinti che abbelliscono le facciate delle case.

L'arte di dipingere i muri delle case del piccolo borgo risale al 1960, quando l'allora sindaco del paese ideò il Muro Dipinto, una manifestazione che nel tempo si è affermata e consolidata, tanto che dal 1965 è diventata Biennale e coinvolge critici e artisti nazionali e stranieri.

Ovviamente, ho fatto qualche foto.








Come ogni borgo medievale che si rispetti, anche Dozza ha la sua rocca: Rocca Sforzesca, nata nel 1200 come fortezza medievale per poi trasformarsi, nel corso dei secoli, in residenza rinascimentale e settecentesca (la sua storia in dettaglio la trovate qui).







Per chiudere, un'immagine del tramonto scattata da una delle torri della rocca.

Avevo sentito parlare spesso di questo piccolo paesino coi muri dipinti ma non l'avevo mai visitato. Dopo averlo visto mi sono pentito di non esserci andato prima.

sabato 27 novembre 2021

Cieli

Sono appena tornato da una delle mie solite passeggiate sulle colline qui attorno a casa (il tragitto, più o meno, è sempre il solito). La giornata, da queste parti, coi suoi 14° sembra quasi primaverile, nonostante dicembre sia praticamente alle porte. Mentre camminavo ho ascoltato una delle mie solite conferenze scientifiche su Youtube, che però vi risparmio per non tediarvi. Qualche foto, però, ve la faccio vedere, naturalmente confidando nella vostra comprensione, dal momento che come fotografo non ho mai brillato.






domenica 14 novembre 2021

In direzione contraria

Oggi, qua a Santarcangelo, l'annuale fiera di san Martino vive il suo ultimo giorno. L'anno scorso, prima volta nella sua antichissima storia, non si è svolta a causa della pandemia, quest'anno è tornata e, complice il bel tempo e le temperature quasi estive, probabilmente farà il botto. Ho fatto un giretto veloce giovedì, nel primo pomeriggio, mentre in bicicletta tornavo dal lavoro, poi più niente, anche a causa della mia nota allergia al casino e al pigia-pigia. Sono però uscito di casa e mi sono incamminato, a piedi, in direzione esattamente contraria, sulle colline verso Poggio Berni. 




Ho camminato per un'oretta e mezzo in maglietta a maniche corte. È abbastanza sorprendente che a metà novembre ci siano 14°, ma questo è. Non so come sia il meteo nel resto dello stivale, ma qua la famosa "Estate di san Martino" sta dando il meglio di sé.

Durante la camminata ho ascoltato, presentato dal grande Alessandro Barbero, il racconto di una delle pagine più traumatiche della storia degli USA: il processo alle streghe di Salem. La vicenda si inserisce all'interno del più ampio periodo storico, che comprende tutto il XVII secolo, in cui nella zona dell'attuale New England si diffuse tra i coloni puritani inglesi la pratica della caccia alle streghe. Il puritanesimo fu un movimento sorto in Inghilterra, nell'ambito del protestantesimo calvinista, alla fine del 1500 e il suo obiettivo era quello di "purificare" la chiesa d'Inghilterra da tutto ciò che non era conforme alle sacre scritture.

Gran parte delle colonie britanniche del nord America era composta di aderenti a questo movimento, che tra le sue caratteristiche aveva quella di essere contraddistinto da una elevata dose di fanatismo. La caccia alle streghe, che quasi paradossalmente ebbe il suo massimo furore nell'America del nord nello stesso periodo in cui qua nel vecchio continente si spegnevano gli ultimi fuochi, maturò proprio in questo contesto sociale, fatto appunto di cieco fanatismo, furore religioso, superstizione, diffidenza, odio e paura. Una vicenda che, ascoltata nella sua interezza, dà l'impressione di essere una specie di horror story raccontata da qualche scrittore particolarmente fantasioso, mentre invece è, purtroppo, pura realtà storica.


sabato 30 ottobre 2021

Perché noi sì e gli animali no?

Oggi, mentre camminavo, ascoltavo negli auricolari la lezione dello scienziato Edoardo Boncinelli che ripubblico qui sotto. A un certo punto, dal minuto 46 circa, Boncinelli parla delle differenze tra noi e gli animali, evidenziando il fatto che noi umani siamo per alcuni aspetti uguali ad essi e per altri diversi. Gli aspetti che ci rendono uguali a loro riguardano la biologia e la sua evoluzione. Cioè noi, esattamente, come gli animali, ci siamo biologicamente evoluti a partire da antenati comuni, i nostri processi vitali e biologici di base sono esattamente uguali a quelli della maggior parte degli animali e delle piante. Poi, a un certo punto, abbiamo preso una strada diversa. 

Circa due milioni di anni fa un nostro progenitore, una specie di scimmione che vagamente ci assomigliava, ha cominciato a scheggiare della selce per ricavarne uno strumento con una sua utilità; da lì è cominciata quella che viene chiamata evoluzione (o rivoluzione) culturale. Accanto a una evoluzione biologica, esattamente uguale a quella di tutte le altre specie, noi abbiamo dato inizio a una evoluzione culturale, prerogativa esclusivamente nostra e sconosciuta alle altre specie. Partendo da quella selce scheggiata abbiamo poi inventato la ruota, scoperto il fuoco, la scrittura, l'agricoltura, fino ai moduli spaziali per andare su Marte.

A nessun animale eccetto noi è consentito di "vedere" il mondo, oltre che di guardarlo; a nessun animale eccetto noi è concesso di mettersi a sedere e raccontare delle cose ad altri animali che gli si stringono attorno. A nessun animale è concesso di trasmettere un sapere ai suoi discendenti in modo che ogni nuovo nato non debba partire da zero. A noi è concesso. Ma la domanda da cento milioni di dollari è: perché è stato concesso a noi, che in fin dei conti nell'albero della vita non siamo che un piccolo e periferico ramoscello appena nato, e non a un'altra specie? Perché abbiamo avuto noi questo privilegio (che è un onore ma anche un onere) e non, ad esempio, i cavalli, o gli orsi, o una delle centinaia di migliaia di specie animali che popolano, o hanno popolato, il pianeta?

Non c'è risposta. O meglio, non c'è una risposta univoca ma infinite ipotesi. A tentare di rispondere a questa domanda cominciò Aristotele, permeando la sua risposta di una valenza metafisico-ontologica. Aristotele ipotizzò che noi, a differenza di tutti gli altri animali, siamo stati dotati di quegli strumenti eccezionalmente versatili e sofisticati che sono le mani. Anche Lucrezio ipotizzò che il motivo fosse questo, ma a differenza di Aristotele non disse che le mani ci sono state fornite da una divinità, o comunque un'ente superiore, perché era desiderio di quest'ultimo che noi ci differenziassimo e prevalessimo su tutte le altre specie, ma per puro caso, e tutto è successo grazie appunto a quell'evento puramente casuale. 

In realtà nessuno, oggi, è in grado di rispondere a questa domanda, domanda che forse non avrà mai risposta. L'unica parvenza di certezza è che a noi sia toccato questo destino per puro caso, quella casualità su cui Darwin ha basato tutta la sua poderosa produzione scientifica. Il problema è che a noi, che nasciamo e viviamo da sempre in un contesto culturale gravemente impregnato di teleologia, la spiegazione che tira in ballo il caso risulta controintuitiva, difficilmente accettabile, nonostante Darwin e nonostante ogni evidenza scientifica abbia ormai inequivocabilmente dimostrato che il grande naturalista inglese ci aveva visto giusto. Ma si fa giusto per amor di speculazione, dal momento che, come detto, questa domanda non avrà mai risposta.


Ah, voglio tranquillizzare i miei 32 lettori: quando cammino mi guardo anche intorno, non mi limito ad estraniarmi e perdermi in sofisticate elucubrazione su da dove veniamo, dove andiamo ecc. :-)


martedì 26 ottobre 2021

Rasiglia e Foligno

Per una fortuita coincidenza, a me e signora è capitato qualche giorno di ferie, quindi ci apprestiamo ad andare via due o tre giorni. La mèta scelta è Rasiglia e dintorni. Rasiglia è un piccolo paesino vicino a Foligno, soprannominato la piccola Venezia umbra per via dei numerosi ruscelli che attraversano il piccolo borgo. Poi, naturalmente, visiteremo Foligno, che è lì a una manciata di chilometri, e poi boh... decideremo lì per lì cosa vedere e cosa visitare. Non abbiano pianificato niente di particolare, e comunque l'Umbria è tutta bella, per cui non ci si sbaglia. Aggiornerò questo post aggiungendo mano a mano alcune foto delle cose che vedremo, sperando che il tempo sia clemente. Le previsioni sono favorevoli; speriamo bene.

Primo giorno.

Prima fermata: Abbazia di Chiaravalle di Fiastra, nei pressi di Tolentino. 




Intanto, fuori, ottobre dà il meglio di sé.



E adesso si riparte. Destinazione: Foligno.

Tra i monumenti che a Foligno bisogna assolutamente visitare c'è Palazzo Trinci.



Palazzo Trinci, residenza della omonima famiglia che governò Foligno per tutto Trecento e metà del Quattrocento, ospita oggi la pinacoteca civica, il museo archeologico e un ciclo di affreschi del Quattrocento ad opera di Gentile da Fabriano. Alcune immagini dell'interno.







Nell'immagine qui di seguito si vede il Ponte sospeso, che collega Palazzo Trinci alla basilica di San Feliciano, patrono della città.


Piazza della Repubblica, cuore di Foligno, vista dall'interno di Palazzo Trinci.


Facciata della basilica di San Feliciano, purtroppo chiusa al pubblico per lavori. Peccato.


Qui di seguito, Palazzo comunale, risalente al XV secolo.


Altre due immagini del centro storico e dintorni.




Di solito non amo gli imbrattamenti fatti nei luoghi pubblici con le bombolette spray, ma a volte faccio delle eccezioni. 


E col grande Gino Strada, a cui qualcuno vorrebbe si dedicasse una via del centro storico di Foligno, si chiude questa bella e istruttiva giornata, che conferma, se mai ce ne fosse bisogno, quanto sia bella l'Umbria.

Secondo giorno.

La cosa più bella vista oggi è stato il paesino di Rasiglia, a una quindicina di chilometri da Foligno. È soprannominata la Venezia dell'Umbria a causa dei piccoli ruscelli che attraversano il centro della frazione. 
















Seconda tappa della giornata: Abbazia di Santa Croce di Sassovivo, un complesso benedettino fondato attorno all'anno mille alle pendici del monte Serrone.






E per finire, una puntata a Camerino e Norcia. 




Nelle due immagini qui sopra, una delle porte di accesso alla città. Come si vede, è puntellata e imbragata con tiranti in acciaio, in quanto a rischio crollo dopo il terremoto che colpì il centro Italia nel 2016. Camerino è oggi un paese fantasma: non ci sono abitanti, non ci sono attività, servizi. Nella piazza principale del paese staziona una camionetta dell'esercito, con alcuni soldati che controllano che eventuali visitatori non valichino la zona rossa. C'è un silenzio assoluto, le vetrine di quelli che una volta erano negozi sono impolverate e ricoperte di sporco. La maggior parte di case e palazzi sono imbragate con gabbie di acciaio tenute insieme da tiranti, tantissime sono puntellate. Girare per il centro storico e per le vie adiacenti è un'esperienza abbastanza inquietante.

Norcia, invece, nonostante la presenza di qualche zona rossa è una città più viva, dove resistono alcune attività e dove gli abitanti ci sono ancora. Molti edifici sono stati restaurati, molti altri, a distanza di cinque anni dal terremoto, sono ancora in alto mare, come ad esempio la cattedrale di San Benedetto da Norcia, che crollò quasi completamente.


Altre immagini della zona del centro storico.




Il negozio che vedete qui sopra è la norcineria dei fratelli Ansuini, uno degli esercizi ancora attivi nel centro del paese. Entrare qui dentro è una delizia per gli occhi e per l'olfatto. Se esiste un paradiso dei prodotti del maiale e del cinghiale, sicuramente ha le sembianze di questo negozio. 

Anche oggi giornata piena, interessante e, soprattutto, soleggiata. Domani si rientra a casa, non prima, però, di aver fatto qualche fermata in qualche altro bel posto sulla via del ritorno.

Addio, Francesco

Se n'è andato l'ultimo della generazione dei grandi cantautori. Forse è stato il più grande di tutti, ma io vedo da sempre Guccini c...