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mercoledì 26 novembre 2025

Affetto


Quando leggo titoli come questo penso al lettore medio di Libero, che magari lo acquista pure e quindi ci spende dei soldi, e mi viene spontaneo un moto di affetto nei suoi confronti. Mi verrebbe istintivamente da abbracciarlo e mi piacerebbe provare a spiegargli che in fondo non è colpa sua se viene preso per i fondelli da anni senza rendersene conto. Poi però mi passa.

(La vicenda del riconoscimento dei matrimoni gay è spiegata bene qui; se magari volete girare l'articolo a qualche vostro conoscente che legge Libero...)

giovedì 8 maggio 2025

Diversi



L'interrogativo ricorrente che mi sorgeva mentre leggevo questo incredibile saggio di de Waal era: com'è possibile che sia così difficile separare il sesso, inteso come cromosomi che distinguono i maschi dalle femmine, compresi i caratteri sessuali che li accompagnano, dal genere, inteso come ruolo e posizione sociale che la nostra cultura attribuisce ai sessi? Eppure nell'inconscio collettivo sesso e genere sono considerati come elemento unico. Avere una biologia maschile significa avere una sensibilità maschile e a una biologia femminile corrisponde sempre una sensibilità femminile. 

Oltre a tentare di destrutturare alla luce di cio che dice la scienza questo falso luogo comune, l'interrogativo cardine a cui de Waal cerca di rispondere nel libro è: il genere è un costrutto sociale oppure no? È frutto di condizionamenti sociali e culturali o nella sua definizione esercita un ruolo la biologia? Per fare questo l'autore, uno dei più noti e autorevoli primatologi del mondo, prende spunto da anni di osservazioni e studi del comportamento di varie specie animali, tra cui alcuni dei primati a noi geneticamente e biologicamente più simili: bonobo e scimpanzé, i nostri parenti più stretti.

Secondo de Waal la risposta a questa domanda non è univoca ma oscilla tra sì e no. La mente umana non è, secondo l'autore, semplicemente una pagina bianca su cui cultura e società scrivono le loro regole, e se i ruoli di genere possono essere prodotti culturali, l’identità di genere "sembra emergere dall’interno". Non è solo l’ambiente in quanto tale a produrre il genere, ma interviene un processo che tiene conto in primo luogo di qualcosa che si determina a monte grazie all'azione soprattutto di geni e ormoni.

Una delle parti più interessanti del libro riguarda la meticolosa e appassionata messa in discussione del concetto di dualismo, una convinzione mutuata da religione e filosofia e profondamente radicata nella nostra cultura secondo cui mentre il corpo è un prodotto dell'evoluzione, la nostra mente è soltanto nostra. De Waal considera il concetto di dualismo nient'altro che una forma di vanità in quanto noi abbiamo la fortuna di essere in possesso di un linguaggio e di qualche altro vantaggio intellettuale, ma dal punto di vista sociale, emotivo e biologico siamo primati fino in fondo. Scrive l'autore: "Noi esseri umani siamo dotati di un voluminoso cervello da primate e della psicologia che da esso deriva, compreso il nostro modo di orientarci in un mondo con (più o meno) due sessi. Chiamarli generi non cambia molto le cose. Per quanto la nostra retorica possa essere rifinita, non è mai possibile svincolare la categoria culturale di genere da quella biologica di sesso, accompagnato dal corpo, dai genitali, dal cervello e dagli ormoni. È un po' come la nobiltà medievale che si definiva di sangue blu, mentre tutti sapevano che se una lancia li avesse colpiti, avrebbero sparso sangue rosso. La biologia umana di fondo si intravede sempre."

Altro tema spiegato diffusamente riguarda la genesi e le funzioni degli orientamenti sessuali, in particolare quello più diffuso dopo l'eterosessualità riproduttiva: la famosa/famigerata omosessualità, croce e non delizia della nostra cultura. De Waal spiega come l'omosessualità esista a diversi livelli e con differenti gradazioni in tutte le specie animali ed esiste perché ha precise e identificate ragioni evolutive di esistere (modulatrice sociale, definitrice di gerarchie nei gruppi ecc.). Non è un errore e neppure una malattia, come si è creduto fimo a non tanti anni fa, e non è neppure un comportamento occasionale ma costante e sistematico.

In definitiva è un saggio, questo, che fa come meglio non si potrebbe ciò che dovrebbe fare ogni saggio: destrutturare luoghi comuni, credenze incancrenite, visioni stereotipate. E il cielo sa quanto ci sia bisogno di questo in tema di sessualità.

venerdì 18 agosto 2023

Il generale e i titoli di studio

Il generale Vannacci è la classica dimostrazione che i titoli di studio a volte non indicano niente. Si possono avere anche tre lauree ma non sapere le basi. E una delle basi ignorate dal valente e pluridecorato militare, e qui siamo proprio all'abc, è che applicare criteri morali/culturali umani a ciò che succede in natura non sta né in cielo né in terra.

Mi riferisco, tra le altre cose (l'elenco di corbellerie presenti nel libro è piuttosto corposo), alla trita e ritrita solfa secondo cui l'omosessualità non è normale, e qui viene subito da chiedersi come faccia un orientamento sessuale tra i tanti che esistono in natura a non essere normale, specie se si considera che è praticato da tutte le specie animali tranne il riccio di mare e dopo l'eterosessualità riproduttiva è l'orientamento sessuale più diffuso. Curioso come uno con tre lauree non sia al corrente di ciò: viene immediatamente da pensare al Cepu.

Su tutto il resto, lobby gay, immigrati, femministe, ambientalisti ecc., gli appartenenti secondo il generale alla dittatura delle minoranze, mi pare non ci sia niente da dire, più che altro per decenza. 

Alla fine lo scandalo non sta tanto in ciò che scrive il generale nel suo libro, lo scandalo vero è che queste stupidaggini vengono scritte ogni giorno da milioni di persone sui social, si trovano nei discorsi da bar, in spiaggia, sui luoghi di lavoro e in ogni dove. Si tratta infatti di mentalità e modi di pensare diffusissimi, e immagino ci sia una correlazione piuttosto stretta tra l'ignoranza generalizzata, il baratro culturale in cui ristagna da anni il nostro paese e questi modi di pensare.

Mi sento di dare qualche consiglio non richiesto al generale e ai tanti adepti di questo modo di pensare tra le italiche genti: spegnete TV e social e leggete qualcosa, magari un libro di Telmo Pievani, ma vanno benissimo anche Galimberti, Crepet, Barbujani, Andreoli, Barbero. Niente come i libri aiuta a disincrostare il cervello dai luoghi comuni e ad ampliare gli orizzonti. E se proprio siete refrattari alla lettura, aiutatevi col web: se usato con diligenza può insegnare anche più dei libri.

Qui, ad esempio, c'è una interessantissima lezione del biologo evoluzionista Telmo Pievani che tratta proprio di sesso e orientamenti sessuali in natura. Dura appena mezz'oretta ma è illuminante. Einstein diceva, o almeno viene attribuito a lui questo detto, che è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio, ma vi assicuro che qui la capacità argomentativa di Pievani riesce a fare il miracolo.

venerdì 10 febbraio 2023

Bambini e genitori (omosessuali)

Qualche giorno fa la ministra Eugenia Roccella ha dichiarato che un bambino deve avere una mamma e un papà "perché lo dicono tutti gli psicologi". Su La Stampa di oggi (10.2.2023) risponde alle parole della signora Roccella David Lazzari, docente universitario, psicoterapeuta e presidente del Consiglio nazionale dell'ordine degli psicologi, il quale fa presente alla signora dalla mente arcaica che quarant'anni di studi e ricerche in questo senso hanno inequivocabilmente dimostrato che è la qualità dei rapporti affettivi che incide sul benessere psichico dei bambini, non il sesso di chi li accudisce e li segue. 

Lo so, mi ripeto, ho già scritto altre volte di questo argomento, ma un conto sono le chiacchiere da bar, un altro conto è la visibilità mediatica delle parole di un ministro, che in virtù della carica che ricopre dovrebbe accantonare, quando parla, ignoranza e pregiudizi e riportare ciò che dicono gli studi, le ricerche e i dati empirici.

 


mercoledì 17 agosto 2022

Piero Angela e le coppie omosessuali

C'è un video che circola in rete in cui Piero Angela parla delle coppie omosessuali. Dura un minuto. L'ho guardato e riguardato, e non ho potuto fare a meno di pensare come un signore di 93 anni, nato in un altro secolo, sia molto più avanti, abbia una mente e una visione del mondo molto più aperte di tante persone più giovani accecate da ignoranza e pregiudizi. Politici (molti) compresi. 

Certo, è logico, si tratta di Piero Angela, una persona che ha studiato tutto quello che c'era da studiare, ed è un po' un vincere facile su chi, per qualsiasi motivo, magari non ha potuto farlo e, coi neuroni devastati da una certa propaganda cattolica e omofoba, è rimasto impigliato nei pregiudizi.

Pensavo a come sarebbe infinitamente migliore questo paese se fosse diffusa la cultura del conoscere, della curiosità, dello studio, del dubbio, della messa in discussione dei pregiudizi. Vabbe', amen. Ah, il video è qui.

sabato 26 febbraio 2022

Tutta un'altra storia


Era da tempo che avevo intenzione di documentarmi seriamente sulla storia dell'omosessualità e direi che l'esaustività di questo saggio ha soddisfatto come meglio non si potrebbe questo mio desiderio. L'interesse per questo argomento nasce da una serie di fattori, tra cui la millenaria demonizzazione di cui gli omosessuali, sia maschi che femmine, storicamente più i maschi delle femmine, sono stati (e sono ancora) vittime. Demonizzazione, ostracismo, persecuzione di un orientamento sessuale che, la biologia e la psicologia l'hanno da tempo definitivamente accertato, è perfettamente normale (in natura è praticato da oltre 250 specie) e come diffusione è secondo soltanto all'eterosessualità riproduttiva. Impossibile, naturalmente, riassumere in un post 550 pagine di storia dell'omosessualità (l'autore, lo storico Giovanni Dall'Orto, si limita a prendere in esame la nostra cultura occidentale) che partono dalla classicità greco-romana al secondo dopoguerra, mi limiterò quindi ad accennare gli aspetti che ho trovato più interessanti.

Lasciando stare culture sostanzialmente prive di agganci alla nostra, come gli antichi egizi, gli antichi babilonesi, gli antichi ittiti ecc., il punto di partenza quasi obbligato sono Adamo ed Eva, ossia la Bibbia, il libro che maggiormente, nel bene e nel male (per quanto riguarda il tema in oggetto sicuramente nel male), ha influenzato e influenza tuttora la nostra civiltà occidentale, e, soprattutto, il libro che più di ogni altro ha influenzato il destino di chi abbia avuto la sventura di essere attratto da persone dello stesso sesso. A questo proposito l'autore fa una prima interessante osservazione che riguarda il trattamento della Bibbia, da parte di molti fedeli, come una sorta di "manuale di istruzioni sull'uso della vita" al quale obbedire ciecamente. Che in linea di principio potrebbe anche andare bene. Il problema è che questo "manuale" dice cose oggi assurde, come ad esempio le istruzioni su come vendere schiava una figlia o acquistare schiavi (rispettivamente: Esodo 21:7-11 e Levitico 25:44-49), e qui scatta quell'atteggiamento che l'autore definisce del "supermercato": si entra con il carrello della spesa, si prende ciò che serve e si lascia giù tutto il resto. Oppure, come fa ogni integralista che dice di seguire ciò che c'è scritto in ogni dettaglio, a parole si afferma di prendere tutto, ma in realtà lo si fa tacendo, trascurando, ignorando, traducendo faziosamente (gli imbarazzanti schiavi nelle traduzioni italiane sono regolarmente "promossi" a servi), cancellando, fraintendendo, travisando ecc.

A proposito di questi travisamenti, l'episodio più universalmente noto che ha dato la stura alla demonizzazione delle persone omosessuali dall'antichità fino a noi è quello, raccontato nel Genesi, di Sodoma e Gomorra. La storia è più o meno nota. Le città di Sodoma e Gomorra (tra l'altro assieme ad altre cinque che non avevano fatto nulla di male) furono distrutte dal dio Yahweh con una pioggia di zolfo e fuoco come punizione per un tentativo di stupro compiuto ai danni di due angeli. I due angeli in questione erano stati mandati da Dio per verificare il grado di corruzione che regnava nelle due città (qui ci sarebbe qualcosa da dire riguardo al fatto che un dio onnisciente abbia bisogno di mandare due "ispettori" che gli facciano poi rapporto, ma proseguiamo). A Sodoma viveva Lot, il quale, vedendo passare i due angeli-ispettori, li invitò a passare la notte a casa sua. A questo punto "gli uomini della città [...] si affollarono intorno alla casa, giovani e vecchi, tutto il popolo al completo" dicendo a Lot di mandare fuori gli stranieri perché li volevano "conoscere". Ora, il verbo usato per "conoscere", yadah, in ebraico ha oltre al significato letterale anche quello di "avere un rapporto sessuale con qualcuno".

Le traduzioni cristiane rendono dunque yadah con "abusare sessualmente". Ma anche lo stesso Lot sembra aver capito la stessa cosa, perché, per evitare l'oltraggio ai due ospiti, arriva a offrire alla folla le sue due figlie vergini (Genesi 19:6-8), ottenendo dalla suddetta folla "una risposta violenta". Viene quindi salvato dai due angeli, i quali accecano con un bagliore gli assalitori e invitano Lot a uscire dalla città con tutti i parenti prima che sia distrutta. Solo moglie e figlie, però, accettano di andare con lui e gli angeli gli intimano di fuggire senza fermarsi e senza mai voltarsi indietro. Lot, temendo di non riuscire ad arrivare sulle montagne, chiede di potersi fermare a Zoar, la quale scampa così alla distruzione mentre Sodoma, Gomorra "e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo" vengono distrutti dal fuoco. La moglie di Lot, però, commette il gravissimo errore di voltarsi durante la fuga contravvenendo all'intimazione degli angeli e viene trasformata seduta stante in una statua di sale. 

A questo punto succede un fatto strano (come se quelli narrati finora non lo fossero): Lot prende le sue figlie, abbandona Zoar e va a rifugiarsi in una caverna sulle montagne. Qui una delle due figlie dice all'altra (Genesi 19:31-32); "Il nostro padre è vecchio e non c'è nessuno in questo territorio per unirsi a noi, secondo l'uso di tutta la terra. Vieni, facciamo bere del vino a nostro padre e corichiamoci con lui, così faremo sussistere una discendenza da nostro padre". Da questo rapporto incestuoso nascono due figli: Moab e Ammon. Moab sarà il capostipite dei Moabiti, Ammon degli Ammoniti, che, tra parentesi, saranno i progenitori delle nazioni nemiche degli ebrei nei secoli a venire.

Questo è l'episodio biblico sul quale si pretende di basare una morale sessuale sulla Bibbia, ma, come osserva l'autore, tra tutti gli esempi possibili è sicuramente il più anticristiano che si potesse usare. Lot si salva infatti dalla distruzione di Sodoma in quanto "giusto", ma la povera moglie, solo per aver contravvenuto all'ordine di non girarsi, viene uccisa da Yahweh seduta stante. Come se non bastasse, cosa dire riguardo a uno, il "giusto" Lot, che non si fa scrupolo di offrire le figlie, vantando pure la loro verginità, affinché vengano violentate al posto dei due angeli? Ancora: come è possibile giustificare che in Sodoma (lasciando perdere le altre città che non c'entravano niente) siano stati uccisi tutti gli abitanti, compresi i familiari (mogli, figli ecc.) di ogni appartenente alla folla che avrebbe voluto stuprare i due angeli? Se tutto ciò aveva una sua plausibilità all'interno del contesto fortemente patriarcale in cui il testo fu vergato, dove mogli e figli non avevano dignità giuridica autonoma e quindi pagavano per le colpe dei maschi adulti della famiglia di appartenenza, tutto ciò crolla dinanzi alla morale cristiana di oggi, dove la responsabilità delle azioni è personale e alla fine si verrà giudicati per le azioni personalmente compiute.

La spiegazione di tutto sta, molto semplicemente, nel fatto che l'ignoto estensore del libro della Genesi aveva tutt'altri obiettivi rispetto alla volontà di regolare i comportamenti sessuali tra gli uomini o di indicare una morale sessuale, anche perché, obiettivamente, le morali sessuali che si potrebbero trarre dal racconto non sono proprio il massimo esempio di virtù possibile, almeno stando ai canoni morali odierni. E i veri obiettivi che si prefiggeva l'estensore del testo sono scritti chiaramente nella stessa Bibbia. Nel libro di Ezechiele (16:49-50) si legge infatti: "Ecco, questa fu l'iniquità di tua sorella Sodoma: essa e le sue figlie avevano superbia, ingordigia, ozio indolente, ma non stesero la mano al povero e all'indigente: insuperbirono e commisero ciò che è abominevole dinanzi a me: io le vidi e le eliminai."

Come si può vedere, nelle motivazioni espresse da Yahweh per giustificare la distruzione di Sodoma e delle altre città non c'è alcuna menzione ad alcun tipo di peccato sessuale. Yahweh a questa cosa non ci pensa proprio, adducendo tutte altre motivazioni. Torniamo a questo punto al concetto di Bibbia-supermercato. Il fatto che molto difficilmente sentirete da un cristiano omofobo citare questo passo, che indica le vere motivazioni che portarono alla distruzione di Sodoma, è una delle tante dimostrazioni della consistenza del concetto. Ma ormai il danno è fatto, il brano biblico in questione è stato sapientemente propagandato nel corso dei secoli come colonna portante di una morale sessuale che demonizza l'omosessualità e non è stato più possibile tornare indietro. La condanna e la repressione dell'omosessualità che, pur all'interno di diverse "faglie epistemologiche", attraverserà l'impero romano, il Medioevo e l'età moderna, originano da qui. Questo è il motivo per cui mi sono dilungato su questo episodio.

Per quanto riguarda le civiltà pagane precristiane, come la Grecia classica e i Romani - qui sintetizzo maggiormente -, c'è da dire che il concetto di omosessualità non esisteva, nel senso che l'attrazione sessuale verso persone dello stesso sesso aveva la stessa dignità dell'attrazione sessuale verso persone dell'altro sesso. La differenza la facevano gli atti e le azioni sessuali in sé, erano infatti questi a essere considerati "filosoficamente" sbagliati. Il primo motivo stava nel fatto che gli atti omosessuali andavano contro il piano divino della natura che era la procreazione. Quando si faceva sesso bisognava farlo per procreare, per intenderci, un po' come del resto prescrive ancora oggi la dottrina cattolica, anche se largamente disattesa. Il secondo motivo che faceva ritenere gli atti omosessuali filosoficamente sbagliati risiedeva nella provocazione del discredito del soggetto passivo. Insomma, il soggetto passivo veniva disonorato. Per capire questo bisogna tenere conto che nella Grecia classica l'atto sessuale non era inteso allo stesso modo in cui lo intendiamo noi. L'atto sessuale era inteso come qualcosa che qualcuno faceva a qualcun altro, c'erano quindi un soggetto attivo e uno passivo. Queste due figure non erano di valore paritario; chi aveva un ruolo attivo era considerato superiore a chi aveva un ruolo passivo, il quale era subordinato a un ruolo di sottomissione. Questa cosa non creava nessun problema nei rapporti eterosessuali perché nella Grecia classica la donna, in quanto donna, era già considerata inferiore per natura. E non creavano problemi neppure i rapporti omosessuali con gli schiavi, in quanto questi ultimi non erano considerati persone ma beni materiali, e come beni materiali totalmente immuni dal rischio di perdere l'onore. L'atto sessuale, quindi, nell'antichità classica impregnata fino al midollo di maschilismo e di ossessione per la virilità, era concepito come atto di presa di possesso, e tra l'altro questo concetto è rimasto ancora oggi quando si dice "possedere una donna", al quale, non a caso, non corrisponde l'equivalente "possedere un uomo". In definitiva, nell'antichità ciò che contava nei rapporti sessuali era mantenere il ruolo attivo, altrimenti ne avrebbero fatto le spese l'onore e la virilità. Stabilito questo, tutto era lecito.

La "rivoluzione", se così si può dire, portata dall'avvento del cristianesimo si è realizzata nel cambio totale di questo paradigma. Col cristianesimo, che basava la sua morale sessuale sulle condanne bibliche, la stessa attrazione omosessuale era già considerata peccato, indipendentemente dal ruolo passivo o attivo che si assumeva durante l'atto sessuale. In pratica, la differenza sostanziale tra le due visioni era che nell'antichità classica erano gli atti a essere filosoficamente sbagliati, non il desiderio o l'attrazione omosessuale in sé; col cristianesimo è il desiderio stesso dell'omosessualità a essere sbagliato, peccaminoso, non tanto perché ispirato da un istinto interiore sregolato, ma perché ispirato addirittura dal diavolo stesso.

Da qui comincia la lunghissima e travagliata storia dei rapporti tra cristianesimo e omosessualità che attraverserà l'Impero romano e il Medioevo, per arrivare all'Italia del fascismo e della liberazione passando per la Firenze del Quattrocento, la Spagna del Seicento, la Francia di Napoleone e attraversando secoli e secoli di persecuzioni, processi, roghi, gogne, privazioni, torture, abusi a cui sono stati sottoposti milioni di persone colpevoli solo di avere un orientamento sessuale perfettamente naturale ma non conforme agli "standard".

lunedì 31 gennaio 2022

Contro natura o secondo natura (e cosa c'entra Alla ricerca di Nemo?)

Fa sempre un certo effetto sentire un Pillon o un Salvini o un Adinolfi spiegarci che certi comportamenti sessuali sono contro natura e altri secondo natura, quando invece il concetto esatto da esprimere dovrebbe essere secondo la nostra cultura o contro la nostra cultura. Tirare in ballo la natura, infatti, specie quando non si ha la più pallida idea di cosa succeda in natura, è un po' come darsi la zappa sui piedi.
 

mercoledì 3 novembre 2021

Orientamento sessuale e lavoro

Una scuola paritaria cattolica del Trentino è stata condannata, con sentenza definitiva sancita dalla Cassazione, per discriminazione sessuale, per aver cioè allontanato dall'insegnamento una professoressa a causa di "sospetti" sul suo orientamento sessuale. Cioè, non c'era neppure la certezza che l'insegnante oggetto dell'allontanamento fosse effettivamente omosessuale, ma il tutto si basava su chiacchiere che giravano, circostanza, questa, ammessa dalla stessa madre superiora e dirigente dell'istituto, la quale, in un colloquio privato con la professoressa in questione, le aveva detto che avrebbe potuto continuare a insegnare nella scuola solo se avesse smentito le chiacchiere che giravano sul suo conto, perché lei, la badessa, aveva il compito di "difendere l'istituto" e "tutelare l'ambiente scolastico". 

L'insegnante si è quindi rivolta a un legale e ha chiamato in giudizio la scuola, la quale scuola ha perso malamente il primo grado, l'appello e infine la Cassazione. Le ha perse tutte. Tra l'altro il ricorso in appello è stato presentato, incredibilmente, dalla stessa scuola dopo aver perso il primo grado, col risultato che la sentenza d'appello è stata ancora più dura della prima, finché è arrivata la Cassazione a mettere la parola fine a questa grottesca e assurda vicenda obbligando la scuola a risarcire l'insegnante con svariate decine di migliaia di euro.

Ma accanto al risarcimento, ciò che è più importante è che la Cassazione ha ordinato alla scuola "la cessazione di tale condotta", ossia la selezione del corpo docente sulla base dell'orientamento sessuale. A me queste cose fanno di un incazzare che non avete idea.

giovedì 28 ottobre 2021

Voto segreto

Ai franchi tiratori che hanno contribuito ad affossare il ddl Zan preferisco i Salvini e i Pillon (e non sapete quanto mi costi dire 'sta cosa), che almeno, a differenza dei sepolcri imbiancati di cui sopra, dicono chiaramente come la pensano e votano di conseguenza. Personalmente sarei favorevole all'abolizione del voto segreto, sia alla Camera che al Senato. Non è consentito in nessuna delle due camere quando si tratta di votare leggi finanziarie o relative ad approvazione di bilanci, consuntivi e quant'altro, non si capisce perché sia consentito per le votazioni riguardo a temi etici o estensione di diritti. O forse, invece, si capisce fin troppo bene.

In ogni caso, le destre che esultano sguaiatamente in Senato per l'affossamento del ddl Zan danno perfettamente l'idea della distanza che separa governanti e governati. Come dice giustamente Giulio Cavalli, applaudire un mancato progresso sui diritti ha un nome: oscurantismo. Quell'oscurantismo grazie al quale si potrà tranquillamente continuare a urlare "froci" a due che si tengono per mano per strada senza timore di incorrere in grossi guai. D'altra parte, come la storia insegna, la destra è sempre stata sinonimo di negazione di diritti. 

giovedì 30 settembre 2021

Amalia Signorelli

Come ho già scritto più volte su queste pagine, mi sono sempre risultate estremamente affascinanti le persone con una competenza, in qualsiasi campo. Da qualche tempo sto seguendo su YouTube, con un certo interesse, Amalia Signorelli, che è stata (è morta qualche anno fa) una accademica e una delle maggiori antropologhe italiane. Perché amo le persone competenti e preparate? Perché, nella stragrande maggioranza dei casi, dicono cose che vanno contro il senso comune, smontano i pregiudizi, le convinzioni stantie, le idee sedimentate e spesso incancrenite con cui amiamo trastullarci e dalle quali ci sentiamo confortati.

La chiacchierata tra lei e Corrado Augias che ripubblico qui sotto risale a qualche anno fa, e precisamente al periodo immediatamente precedente alla approvazione della legge che regolamenta le unioni civili, la cosiddetta legge Cirinnà. Come forse ricorderete, all'ultimo momento fu stralciato dalla legge l'articolo che prevedeva la possibilità di adozione del figlio del partner per le coppie omosessuali, perché signora mia, scherziamo, mica possiamo permettere uno scempio simile! E ve li immaginate quei poveri bambini come potrebbero crescere? 

In realtà, come è dimostrato dall'esperienza di tutti i paesi in cui le copie omosessuali possono adottare figli (in Inghilterra questa possibilità esiste da più di vent'anni), il sesso dei genitori non c'entra assolutamente niente con l'equilibrio della crescita della prole, perché i figli hanno come bisogni primari e assolutamente inderogabili quelli di essere amati, seguiti; hanno bisogno di risposte ai loro bisogni, cure, attenzioni, e queste cose non c'entrano niente col sesso di chi gliele da.

La chiacchierata tra Amalia Signorelli e Corrado Augias abbraccia questo tema e anche altri, come l'annoso discorso sulla famiglia naturale (anche qui, quanti pregiudizi...) e il ruolo della religione nella determinazione dei convincimenti collettivi. 

Ma ciò che più affascina della professoressa Signorelli sono la chiarezza e l'immediata simpatia che suscita il suo eloquio. Non sembra una docente universitaria di antropologia, di primo acchito sembra più la vicina di casa con cui si chiacchiera mentre si falcia l'erba.


mercoledì 8 settembre 2021

Il maschio è inutile?

In realtà il maschio, dal punto di vista biologico, non è che sia totalmente inutile, sarebbe ingeneroso, a qualcosina serve anche lui, ma è un qualcosa di molto limitato e circoscritto. La parte del leone, nell'evoluzione, l'ha sempre fatta e la farà sempre la femmina. In questo interessantissimo video, che mi ha segnalato Siu nei commenti a un mio post di qualche giorno fa, l'evoluzionista e biologo Telmo Pievani smonta, con la sua verve divulgativa strepitosa, almeno due dei numerosissimi luoghi comuni con cui la società ci ammorba da quando veniamo al mondo: (1) che il maschio sia il sesso forte e (2) che comportamenti sessuali diversi dall'eterosessualità siano contro natura. 

Ogni volta che sentite qualcuno che a qualsiasi titolo fa riferimento alla natura (cose come famiglia naturale, comportamenti contro natura, leggi di natura e simili) porgetegli la domanda: Tu lo sai cosa succede in natura? Quindi linkategli questo video, magari a partire dal minuto 16 circa (ma anche la parte precedente è interessantissima). Poi, una volta che il vostro interlocutore l'avrà guardato, riprendete la discussione.


giovedì 6 maggio 2021

L'omosessualità fa paura?

Stamattina ascoltavo cinque o sei persone che parlavano della faccenda Fedez, col discorso che inevitabilmente è poi caduto sul famoso ddl Zan. Ho sentito cose come "non ho niente contro i gay, però...", "per me possono fare quello che vogliono, basta che...", "c'è dietro un complotto della lobby gay per..." Poi battutine stupide e infantili, condite con moine e atteggiamenti all'insegna del dileggio sui gay, sui "froci" ecc. 

A quel punto ho pensato una cosa: quelle persone avevano paura, e utilizzavano l'arma del dileggio e della strafottenza proprio per esorcizzare questa paura. Non c'entrava la discriminazione dettata dalla repulsione per orientamenti sessuali differenti da quello canonico, c'entrava proprio la paura. Un po' come le paure naturali che hanno i bambini nella prima età evolutiva e che i genitori cercano, con vari espedienti, di aiutare a gestire. 

La differenza sta solo nel fatto che queste persone sono adulte, non bambini, e allora forse entra in gioco l'ignoranza, intesa come non sapere, i pregiudizi incancreniti e mai problematizzati e messi sulla graticola. E, è noto, si tende ad avere paura solo di ciò che non si conosce.

lunedì 14 settembre 2020

Non è ora di smetterla con questo benedetto "contro natura"?

Detesto tornare ancora su queste cose. Sono sempre le stesse stupidaggini, gli stessi vuoti ritornelli partoriti da gente che non sa niente, che probabilmente non ha mai aperto un libro e che non ha la più pallida idea di come funzioni il mondo, neppure nel suo ABC. Mi riferisco al consigliere comunale di FDI (e di chi, se no?) di Potenza che in una seduta del consiglio comunale ha detto che l'omosessualità è contro natura. Proviamo a farla semplice e prendiamo i due termini in questione analizzandoli alla luce della semantica.

Sotto questa luce, contro natura significa - correggetemi se sbaglio - che va contro ciò che ha previsto la natura, cioè contro le leggi di natura. Ma due uomini o due donne che provano sentimenti di affetto reciproci o che si danno piacere sessuale reciproco, sono contro natura? Infrangono qualche legge di natura? No. Lo farebbero, che ne so, se per ipotesi una donna corresse alla velocità della luce o un uomo facesse la fotosintesi clorofilliana, giusto per  fare i primi due esempi che mi vengono in mente. L'omosessualità, quindi, dal punto di vista della natura, concetto caro al consigliere e purtroppo a tanta gente, non infrange alcunché.

Infrange semmai delle leggi morali o culturali. Da questo punto di vista la proposizione del consigliere avrebbe avuto un senso nei termini di "contro cultura", se cioè avesse detto che l'omosessualità è contro cultura (o contro morale). Ma i contesti culturali o morali non sono la stessa cosa dei contesti naturali, perché le leggi di natura sono uguali in ogni luogo della terra, i contesti culturali sono diversi a seconda del luogo del pianeta in cui ci si posiziona, al punto che ciò che magari è considerato moralmente riprovevole in un luogo può essere moralmente più che lecito in un altro.

Capite perché la locuzione "l'omosessualità è contro natura" non ha alcun senso? È lo stesso discorso di chi blatera di famiglia naturale, che non significa assolutamente niente perché, anche qui, il concetto di famiglia è diverso a seconda di dove si va. Se qui in occidente la famiglia naturale è formata da papà e mamma sposati con prole, basta spostarsi in medio oriente e si ha la poligamia, se si va in estremo oriente si trova ancora la poliandria, se si va in alcune zone tribali dell'Oceania il concetto di famiglia è allargato al villaggio, nel senso che la famiglia è il villaggio e i figli sono figli dell'intera comunità. Ecco perché se c'è un prodotto culturale per antonomasia è proprio il matrimonio e la famiglia che ne deriva, perché frutto di elaborazioni e di impegni esclusivi del ragionare umano.

Per l'omosessualità è lo stesso identico discorso, e viene da chiedersi come si possa considerare innaturale un comportamento praticato da tutte le specie animali eccetto i ricci di mare. Chissà, magari il consigliere di FDI ha una risposta. 

mercoledì 12 agosto 2020

La disgrazia di essere omosessuali oggi

Poco più su di casa mia abita una ragazza. È dolce, carina, sensibile, amante dello studio, della musica (studia pianoforte), della vita. Ma la vita le ha riservato quella che, agli occhi di questa ottusa società, è probabilmente la disgrazia peggiore che le potesse capitare: avere preferenze sessuali non conformi agli standard, dove per standard intendo naturalmente una sana e benedetta eterosessualità.

Conosco di vista questa ragazza, che è nella cerchia di amicizie di una delle mie figlie, e conosco la sua famiglia, una famiglia rigorosamente e, direi, ossessivamente cattolica. Questa ragazza ha scritto ieri un post su Instagram (me l'ha fatto leggere mia figlia, io non ce l'ho) dove sfoga in maniera terribile e commovente il dolore e il male che le sono piovuti addosso negli ultimi due anni, da quando cioè ha deciso di non nascondersi più. È un post in cui scrive di non poterne più dei commentini sarcastici degli "amici", dell'ostracismo e del disconoscimento a cui l'ha condannata la famiglia (sì, la famiglia), degli "amici" che l'hanno abbandonata dopo avere saputo; di non poterne più di sentirsi sporca, colpevole, inadatta, sbagliata. È un post intriso di disperazione che mi ha fatto commuovere e allo stesso tempo provare rabbia.

Rabbia perché in pieno terzo millennio, complice una società retrograda, ignorante e ancora intrisa di una cultura cattolica e politica (penso a una certa destra) che per secoli ha demonizzato l'omosessualità, non si è ancora liberi di vivere senza preoccuparsi delle proprie preferenze sessuali. Se viene ancora catalogati, schedati, emarginati, allontanati, sopportati quando va bene, fatti oggetto di violenza e soprusi quando va male (basta leggere i giornali ogni giorno). E ciò che sconforta è che non si vedono segni, all'orizzonte, che autorizzino un seppur cauto ottimismo in merito a un cambio di rotta. No, non si vedono.

mercoledì 10 giugno 2020

Una nuova legge contro l'omofobia? Per la CEI non serve

La Conferenza Episcopale Italiana, in uno stringato documento, bolla come non necessaria la nuova proposta di legge, avanzata alla Camera e in votazione a luglio, contro l'omotransfobia. Non necessaria perché, dicono i vescovi, "un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell'ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio." Poi, magari, uno va a vedere i dati relativi al numero delle prevaricazioni, discriminazioni, violenze e crimini che ogni giorno subiscono le persone, in Italia, a causa del proprio orientamento sessuale, e può anche farsi l'idea che le leggi già esistenti non siano un deterrente particolarmente efficace contro questi crimini, ma tant'è.

Questione dell'utilità a parte, non si capisce a quale titolo gli esponenti di una confessione religiosa mettano becco nelle vicende legislative di uno Stato. Di un altro Stato, tra l'altro, dal momento che il Vaticano è incistato in quello italiano come Stato a sé. Sarebbe come se dalle parti di Oltretevere si discutesse una legge o un provvedimento e, che ne so?, una commissione parlamentare del Parlamento italiano si alzasse a esternare dubbi sull'utilità di quel provvedimento. Cosa direbbero dalle parti di Oltretevere? Eppure è così, ed è sempre stato così, purtroppo, a partire da quell'infausto 1929 quando la Chiesa fece il famigerato Concordato col regime fascista, Concordato che nessuna riforma costituzionale degli ultimi settant'anni ha mai pensato di toccare. E siamo talmente abituati ad avere sotto gli occhi ogni giorno questa invereconda commistione che neppure ci facciamo più caso, ormai. È diventata una cosa naturale.

Una confessione religiosa seria, invece di intromettersi nelle faccende legislative e parlamentari di uno Stato, si limiterebbe a impartire direttive ai relativi fedeli e chiusa lì. Direbbe: Su questa determinata faccenda le nostre regole sono le tal dei tali, poi lo Stato faccia quello che vuole. Invece no: una religione come quella Cattolica, che in Italia è seguita dal 30% della popolazione, va a mettere becco nella discussione di leggi la cui eventuale approvazione riguarderebbe tutti i cittadini. È successo in passato, succede ora, e succederà sempre. E non riusciamo a venirne fuori.

lunedì 4 novembre 2019

È normale avere due mamme?

Spezzone di dialogo tra due uomini captato per caso oggi di fronte alla biblioteca.

"Ieri sera, alla TV, hanno trasmesso una fiction in cui una bambina aveva due mamme. Francesca [immagino sia la figlia] mi ha chiesto: 'Babbo, ma è normale?' Io le ho risposto no, non è normale. Scusa, eh, ma a una bambina di sei anni cosa dovevo dire, che è normale?"

"Non lo so, forse anche io le avrei risposto allo stesso modo, magari provando un po' a spiegare..."

Siccome ero di passaggio, non ho udito il resto della conversazione tra i due. Mentre camminavo mi sono però domandato cosa avrei risposto io al posto di quel padre, e credo che avrei detto che il concetto di normalità è sempre relativo e, specie nell'ambito familiare, ha ben poco senso usarlo.

Io, adulto, so benissimo che famiglia è ogni luogo in cui una o più persone si prendono cura dei figli, rispondono alle loro domande, soddisfano i loro bisogni, danno loro affetto e protezione, e tutto questo indipendentemente dal sesso, ma non sono altrettanto sicuro che una bambina di sei anni, cresciuta in una famiglia cosiddetta "normale" (dio, quanto odio questo termine!), possa capire.

Eppure sì, credo che si debba comunque parlarne in questi termini. Magari lì per lì la bambina non capirà, lo troverà incomprensibile, forse sopraggiungerà un po' di turbamento, però incomincerà a rendersi conto che la realtà non è sempre e solo quella che viene raccontata e in cui si cresce, ma ha più forme e più sfaccettature, e quando, una volta cresciuta, si imbatterà in una di queste sfaccettature, diversa da quella in cui è cresciuta o che le è stata inculcata, avrà già gli strumenti per valutarla e affrontarla.

Mi rendo conto che l'argomento è complesso e muove certe corde che sono sempre un po' spinose, ma sono convinto, anche sulla base della mia esperienza di padre di due figlie ormai grandi, che sia il modo migliore di affrontare l'argomento coi figli.

De Gregori vs Springsteen

Dopo Erri De Luca , De Gregori. Il problema è che se una delusione da De Luca tutto sommato la posso archiviare nel nutrito gruppo del chi s...