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domenica 27 aprile 2025

Ritorni

Ho concluso il mio mese di convalescenza con una bella gita qui assieme a mia moglie e alcuni amici di vecchia data e domattina tornerò al lavoro. In questo mese ho riflettuto riguardo a ciò che dicono spesso alcuni miei conoscenti riguardo al fatto che in pensione ci si annoia, che il tempo non passa mai e le ore sono larghe e vuote.
Non so se un mese sia un lasso di tempo sufficiente per fare questo tipo di valutazione, ma io in questo mese non mi sono annoiato per niente. Mai, neppure per cinque minuti. Ho letto un sacco, ho ascoltato musica, ho suonato pianoforte e chitarra, ho ascoltato conferenze e lezioni su youtube, ho fatto passeggiate.
Non capisco come si possa annoiarsi una volta in pensione. Nonostante abbia avuto tanto tempo libero ci sono stati addirittura momenti in cui ho dovuto selezionare le cose da fare per mancanza di tempo. Forse si annoia chi non ha passioni, non ha passatempi, hobby. Non so. Comunque giuro che non mi sono annoiato neppure per un momento.

martedì 15 aprile 2025

35 anni

Mentre sono qui a casa in convalescenza e passo il tempo leggendo, sistemando un po' cucina e camera e trasformando in bit su queste pagine i miei pensieri sconclusionati, mi viene in mente che nell'aprile del 1990, il giorno esatto non lo ricordo, venivo assunto nell'azienda in cui lavoro tutt'ora. Magari per quelli della mia generazione era una cosa tutto sommato normale entrare in un posto e restarci intrappolati tutta la vita, ma per un giovane di oggi immagino che la sola idea si collochi tra il sorprendente e l'incredibile. Che poi in realtà nel mio caso non si è trattato di una trappola, nel senso che se avessi voluto niente mi avrebbe impedito di andarmene altrove. Invece sono rimasto lì perché in fondo non mi sono mai trovato male e a questo punto, salvo imprevisti (l'editoria oggi naviga in acque tutt'altro che buone), ci resterò fino al meritato riposo.

Negli anni Novanta del secolo scorso il mercato del lavoro era ancora pieno di opportunità e ricordo che uscivano regolarmente riviste di annunci economici con infiniti elenchi di aziende che cercavano addetti. Oggi è il contrario. Le riviste cartacee di annunci economici si sono trasferite sul web e gran parte dei suddetti annunci sono di lavoratori che cercano le aziende, non viceversa. All'epoca il contratto a tempo indeterminato era la regola, oggi una chimera. Che poi oggi molti giovani manco lo vogliono più il contratto a tempo determinato. Vedo Francesca, mia figlia minore, che ce l'aveva e l'ha stracciato in cambio della libertà di andare a lavorare dove le pare, di muoversi, di girare, cambiare aria continuamente senza incatenarsi a un posto come fece quel demente di suo padre. 

Sono scelte. Che noi vecchi matusa possiamo condividere o meno ma che non smuovono di un millimetro le intenzioni dei figli. Poi magari arriverà un giorno in cui si pentirà di questo eterno girovagare e deciderà di incatenarsi a qualche luogo. Ma c'è tempo. I miei 35 anni nella stessa azienda mi sembrano volati se mi volto a guardarli, mentre i pochi che ho davanti prima dell'eterno riposo mi sembrano infiniti. D'altra parte, come diceva già De André in tempi non sospetti, "il tempo è un signore distratto". Molto distratto e molto volubile, aggiungo io.

domenica 13 aprile 2025

Ieri e oggi

Ieri era quasi estate, oggi è quasi inverno. Ieri sono andato a camminare con la maglietta a maniche corte, oggi diluvia ed è freddo. Il meteo agisce per cesure nette, non per progressioni morbide; forse una volta era morbido, ora non più. Il tedio delle domeniche piovose lo combatto in vari modi, ad esempio scrivendo sciocchezze su Facebook, ma da Facebook mi sto progressivamente allontanando e ci scrivo sempre meno. Preferisco leggere, e tra ieri e oggi ho divorato questo ottimo thriller psicologico di Claire Douglas, che mi è capitato in mano per caso e mi ha ipnotizzato.



Stamattina, invece, mi sono incantato a seguire la splendida lezione di Dario Fabbri che metto qui sotto. Vi si spiega la genesi della guerra russo-ucraina non dal punto di vista delle vicende storiche che nel corso dei secoli hanno condotto al tragico epilogo dell'invasione, ma seguendo un approccio psicologico-antropologico della storia di quelle popolazioni. In pratica Fabbri, più che concentrarsi sulla storia, tenta di entrare nelle teste dei russi e degli ucraini per spiegare la loro psicologia collettiva e come questa dirige il loro agire. Un approccio interessantissimo e sicuramente originale. 

Comunque stasera verranno a cena qui da me e mia moglie le nostre figlie. In fondo le domeniche piovose non sono così male.


mercoledì 16 marzo 2022

Perfetto Maggiore

Da un paio di settimane mi è comparso un acufene nell'orecchio destro e stamattina sono andato a fare una visita di controllo da una otorinolaringoiatra. Terminato il test audiometrico faccio notare alla dottoressa che gli ultimi tre suoni dei cinque che mi ha fatto ascoltare tramite l'orecchio destro sono disposti in una successione di toni che forma un accordo di perfetto Maggiore. La dottoressa rimane perplessa. 
"Davvero? E lei come lo sa?" 
"Sono musicista per hobby." 
"Ah, non lo sapevo, ho imparato una cosa nuova." 
"Eh," faccio io, "si impara sempre qualcosa, nella vita." :-)

martedì 18 gennaio 2022

Buchi di memoria

Non credo capiti solo a me di svegliarmi al mattino con in testa una canzone. Stamattina, in macchina, canticchiavo una vecchia canzone di Battiato. Non ne ricordo il titolo e non ho voglia di andarlo a cercare, ma ricordo il nome dell'album: Patriots (mi pare), che risale ai primi anni Ottanta. È una canzone con un testo abbastanza provocatorio, come del resto lo sono molti testi di Battiato. Il verso che canticchavo recita: "L'uomo è l'animale più domestico e più stupido che c'è..."
Mi verrà in mente.

lunedì 6 dicembre 2021

"Quel ragazzo là"

Le due bariste sono un po' indaffarate. Io sono al tavolino che gusto il mio cornetto. A un certo punto una delle due chiede all'altra: "Di chi è il cappuccino?" L'altra risponde: "Di quel ragazzo là" e mi indica.
La settimana inizia bene. Buona settimana a chi passerà di qui :-)

martedì 30 novembre 2021

- 0,5°

È la temperatura esterna di questa mattina alle 5:10, quella che dà il colpo di grazia alle mie velleità ciclistiche mattutine. In altre parole, da stamattina andrò al lavoro in macchina e la bicicletta se ne starà nel garage. Peccato, è stato bello finché è durato :-(

martedì 5 ottobre 2021

Cinque chilometri e mezzo

Cinque chilometri e mezzo possono anche diventare dieci, specie se si è costretti a pedalare contro vento. Ecco, oggi quei cinque chilometri e mezzo sono diventati addirittura venti a causa del garbino che spirava fortissimo già da metà mattinata. A questo c'è da aggiungere che il tragitto lavoro-casa, a differenza di quello casa-lavoro, è leggerissimamente in salita. Quindi, riassumendo, oggi è andata così: il percorso di andata era senza vento (il garbino non si era ancora levato) e in leggerissima pendenza, il percorso di ritorno era contro vento e in leggerissima salita. In più avevo sul groppone otto ore di magazzino. Risultato: sono arrivato a casa quasi stremato. 

È la Santarcangiolese che frega: quei tre chilometri di rettilineo, in aperta campagna, che congiungono Santarcangelo alla frazione di sant'Andrea, dove c'è casa mia. Lì non ci sono case, palazzi o altro a fare da barriera alle folate, e il vento fa degli sventurati in bicicletta che osano avventurarvisi ciò che vuole. 

Mentre pedalavo a testa bassa e denti stretti mi è venuto in mente un vecchio video di Roberto Mercadini in cui l'attore spiegava, dopo aver fatto una chiacchierata con un marinaio al porto di Cesenatico, cosa significa navigare di bolina. Se ricordo bene, navigare di bolina significa che una barca o una nave spinte da vele possono avanzare anche contro vento a patto di dare alle vele una certa angolazione rispetto alla direzione del vento medesimo.

Io ero in bici, non in barca, quindi niente vele, avevo solo il berretto, che un paio di volte mi è pure volato via e mi sono dovuto fermare per rincorrerlo. Sto cominciando a prendere in considerazione l'idea di comprare uno scooter.

martedì 28 settembre 2021

Face to face

La radio ha appena passato Face to face, dei Twins, e immediatamente sono andato con la memoria ai tempi delle feste d'istituto delle medie, negli anni Ottanta. C'era una ragazzina, Valentina, che era il mio sogno (non solo il mio, a dire il vero). Ricordo che amava il nero: capelli neri, vestiti neri, scarpe nere, unghie nere. La chiamavamo "la darkettina". Ascoltava anche un certo tipo di musica totalmente fuori degli standard dell'epoca. Non mi ha mai cagato pari, ma come darle torto? Io ero poco interessante: timido fino a rasentare il patologico, impacciato, ero pure in sovrappeso, all'epoca, niente a che vedere col dio greco che sono oggi.

Sto scherzando, naturalmente. Ma chissà che fine ha fatto? Se fossi su qualche social magari la andrei a cercare, ma non ricordo neppure il cognome. E tutto questo a partire da Face to face.

mercoledì 15 settembre 2021

Modena e Pàvana

Ieri ho concluso la tre giorni sull'Appennino tosco-emiliano facendo una veloce tappa a Modena, prima di rientrare nella mia amata Santarcangelo. I portici del centro storico di Modena assomigliano un po' a quelli di Bologna: stessa fattura, stessa umanità che vi cammina sotto, fatta di giovani annoiati, signore con la borsa della spesa, persone che parlano al cellulare in tutte le lingue del mondo e qualche mendicante. Come in tutte le grandi città ho notato quella lieve forma di degrado fatto di biciclette male in arnese abbandonate, accenni di sporcizia lungo i viali più periferici, persone che camminano sotto gli anonimi palazzoni con fare sospettoso e lievemente intimorito, come se si guardassero dal pericolo imminente di essere aggredite da qualcuno. Su uno dei grandi viali che dalla stazione degli autobus, dove ho parcheggiato, conducono al centro storico mi sono imbattuto in una rissa tra alcuni giovani, e lì mia moglie mi ha sollecitato ad accelerare il passo. 

Per motivi di tempo mi sono limitato a visitare Piazza Grande, Palazzo Ducale e il duomo: bellissimi. Il duomo, in particolar modo, in stile romanico e con la Ghirlandina di fianco, mi ha ricordato vagamente il bellissimo duomo di Bergamo, che visitai in luglio mentre trascorrevo qualche giorno in Val Seriana. 

Alcune immagini del duomo e di Piazza Grande.







Prima di arrivare a Modena ho fatto tappa a Pàvana. Pàvana è un piccolo borgo appenninico, poche case, che si trova sulla Porrettana a una manciata di chilometri da Pistoia. Qui, anni fa, si è ritirato a vivere Francesco Guccini, uno dei miei miti musicali e letterari di sempre, e io sono venuto in questo posto semi-sperduto proprio con la speranza di vederlo e magari strappargli un autografo e un selfie. Purtroppo, niente da fare.

Inizialmente mi sono recato al mulino di proprietà della sua famiglia che si trova fuori Pàvana, tra i boschi, e fiancheggia il fiume Limentra, dove so che abita e dove ha registrato e inciso il suo ultimo album in studio prima del ritiro dall'attività musicale: L'ultima Thùle. Purtroppo il mulino, raggiunto dopo una abbastanza impegnativa scarpinata, l'ho trovato chiuso e una signora lì nei paraggi mi ha detto che Guccini non abita più lì da tempo ma nella sua casa nel borgo di Pàvana. Sono quindi risalito in auto e mi sono fermato nell'unico bar della frazione, che dà sulla Porrettana, uno di quei piccoli e anonimi bar che all'occorrenza vendono anche giornali e qualche genere alimentare, con i due o tre vecchi di paese di fuori al tavolino che giocano a carte e parlano di come si stava bene ai loro tempi, tipo gli avventori dei bar di certi romanzi di Marco Malvaldi. 

Sono entrato e ho notato subito, appesa a una parete, una fotografia in cui si vedono Guccini e Ligabue al banco del bar che ridono e bevono qualcosa. Ho chiesto alla ragazza del bar dove abiti Guccini e lei, con l'aria leggermente contrita, mi ha indicato la casa che si vede dalla vetrata del bar dall'altra parte della strada. Poi mi ha detto che Francesco, da quando abita lì, ha sempre ricevuto chiunque si presenti alla sua porta per autografi, foto, chiacchiere. Purtroppo, da quando è comparso il covid, sua moglie l'ha segregato in casa (sorride) e non riceve più nessuno. D'altra parte ha ormai più di ottant'anni. Sono uscito dal bar e mi sono avvicinato al cancello aperto, mi sono inoltrato lungo il vialetto, sperando magari di vederlo di fuori, ma niente da fare. Sono stato tentato di arrivare al portone e suonare, ma poi, a malincuore, alla fine ho deciso di lasciare perdere. Pazienza. 

Come consolazione mi sono fatto fare da mia moglie una foto davanti all'entrata del suo mulino. Magrissima consolazione.


giovedì 10 giugno 2021

Vaccinato

Stamattina, dopo un mese di attesa dalla prenotazione a causa di alcuni disguidi di tipo telefonico che non sto qui a descrivere (li ho sintetizzati in questo commento sul blog di Gwendalyne), ho ricevuto la prima dose del vaccino anti-covid (Pfizer). Sto bene: niente mal di testa, né febbre (per ora), né dolori muscolari, né altro. Neppure il classico dolore post-iniezione al braccio. 

L'ho fatto alla Fiera di Rimini e devo dire che l'organizzazione è stata perfetta: pochissima attesa e orario assegnatomi rispettato. 

Curiosità. Sono in fila, in piedi, su un percorso transennato che va a zig-zag. Si avanza un metro alla volta. Davanti a me c'è una ragazza che legge un libro, un tomo che così, a occhio, sarà stato di 800 pagine. Ogni tanto alza lo sguardo e si accorge che la fila è avanzata e lei è rimasta indietro. Così si riporta avanti e ricomincia a leggere, restando naturalmente ancora indietro. La divertente scenetta si ripete tre o quattro volte, poi la ragazza è costretta, suo malgrado, a mettere via il tomo perché arrivata all'accettazione.

Eh, lo so, brutta malattia, i libri. E per questa non c'è vaccino che tenga, per fortuna.

sabato 29 maggio 2021

Vietato dimagrire

Da qualche tempo sono dimagrito. Non che prima fossi eccessivamente in sovrappeso (da giovane lo sono stato, poi mi sono rimesso in riga), ma avevo comunque alcuni chili di troppo che mi davano qualche problema. In genere io sono uno che quando si pone un obiettivo lo persegue con una certa costanza, anche a costo di qualche sacrificio, e chi, come lo scrivente, è amante della buona tavola sa benissimo che i sacrifici culinari sono più sacrifici degli altri.

Insomma, com'è e come non è, da qualche tempo ho raggiunto quello che si usa comunemente definire peso forma, che nel mio caso corrisponde più o meno a 71 chili. Ciò mi ha permesso di smettere di russare (sono sempre stato un buon concertista notturno) e di affrontare meglio i turni lavorativi di otto/nove ore in piedi.

C'è però un problema: mia madre, la quale, ogni volta che mi vede, mi rimprovera di essere troppo magro e mi chiede reiteratamente se stia bene. Per lei il fatto che io sia dimagrito non è semplicemente una preoccupazione tra le tante ma una vera ossessione, e mi chiedo perché.

Una possibile risposta che mi sono dato è che in mia madre sia rimasta radicata, più o meno inconsciamente, l'idea che essere magri equivalga ad avere problemi di salute, retaggio di certe convinzioni passate. Ai tempi della sua giovinezza, infatti, quando c'era poco e a volte risultava difficoltoso anche riuscire a mettere insieme il pranzo e la cena, essere "in carne" veniva vista come una condizione associata a un certo grado di benessere e quindi a una buona salute. Viceversa, essere eccessivamente magri era una condizione che veniva associata a penuria, miseria, quindi a carenze alimentari che generavano problemi di salute.

Ora che sono dimagrito e che sto bene, uno dei prossimi obiettivi che mi sono prefissato è quello di convincere mia madre che sono perfettamente in salute, cosa che temo richiederà molto più impegno ed energie di quelli spesi per dimagrire.

lunedì 12 aprile 2021

Vecchi amici

5:30 di stamattina. Mi fermo al bar per un cappuccino e un cornetto. Al banco c'è un vecchio amico che non vedo da almeno una quindicina d'anni. Mi riconosce lui. Ci salutiamo. Ciao, come va? cosa fai adesso? I classici convenevoli. Lo guardo. Mi sembra molto invecchiato e un po' mi dispiace. Poi penso che io devo aver fatto a lui la stessa impressione. Ci salutiamo e ognuno va per la propria strada. Magari ci rivedremo tra altri 15 anni, chissà.

giovedì 18 marzo 2021

Piccole odissee

Lunedì scorso, in azienda, mi sono sottoposto all'ormai rituale tampone (ci viene fatto fare ogni quindici giorni). Risultato: negativo. Mercoledì pomeriggio, cioè ieri, rientrando a casa dal lavoro mi sentivo stranamente caldo e mi sono quindi misurato la febbre: 37,2°. Alla sera, la temperatura era salita fino a 38° e mi era comparso un certo mal di testa. Sono rimasto perplesso; mal di testa e febbre sono infatti due dei più diffusi sintomi del covid, peccato che il tampone fatto appena due giorni prima fosse negativo. Certo, è anche possibile che l'avessi contratto tra lunedì mattina e mercoledì  pomeriggio, ma come eventualità mi sembrava abbastanza remota. 

Oggi mi accorgo casualmente della comparsa di uno sfogo cutaneo sulla fronte e mia moglie ipotizza che sia fuoco di sant'Antonio. Faccio una veloce googlata e scopro che il fuoco di sant'Antonio produce forti dolori e un fastidiosissimo prurito. Io non ho né prurito e né dolore, anzi, se non mi fossi guardato allo specchio non ne avrei neppure scoperto l'esistenza. Nel frattempo mi faccio spedire su WhatsApp, dal mio medico, l'impegnativa per sottopormi a un secondo tampone (che farò domattina privatamente) e ne approfitto per mandargli una foto del mio sfogo cutaneo (tranquilli, qui non la posto). Mi risponde immediatamente, con una certa nota di allarme nella voce, e mi dice che è effettivamente fuoco di sant'Antonio e che si trova anche in una brutta posizione (vicino all'occhio). Mi prescrive un antivirale da cominciare ad assumere subito. 

A questo punto, gli scenari che si prospettano sono due: o la febbre è causata dal covid, oppure è la risposta immunitaria al famigerato Herpes Zoster (fuoco di sant'Antonio). Potessi scegliere, preferirei sicuramente la seconda opzione, l'idea di trascorrere dieci giorni segregato nella camera non mi attira per niente.

mercoledì 3 marzo 2021

Sogni

Stanotte ho fatto un sogno curioso - un eufemismo, questo, dal momento che i sogni sono il teatro della nostra follia, come dice Galimberti -, un sogno che si situa in una via di mezzo tra il tragico e il comico. Ne ho ricordi frammentari e confusi, come accade sovente con le attività oniriche, ma grosso modo i fatti sono questi. 

Un grosso camion che trasporta ghiaia (ma poteva essere anche sabbia), mentre fa una curva investe inavvertitamente una persona in bicicletta che gli sta a fianco. La persona rimane uccisa. Attorno alla scena della tragedia si raduna un capannello di persone mentre in lontananza si comincia a sentire la sirena della (ormai inutile) ambulanza in arrivo. Il camionista, riavutosi un po' dal trauma dell'incidente, risale sul mezzo e aziona il comando per sollevare il cassone e scaricare la sabbia, ricoprendo interamente il cadavere. Una delle persone curiose radunatesi lì attorno gli chiede il motivo del gesto e lui risponde: "Ormai è morto, tanto vale seppellirlo." Io, esterrefatto, osservo tutta la scena dalla finestra di un palazzo che dà sulla strada. Fine del sogno, o almeno della parte che ricordo.

Ho provato a fare alcuni collegamenti. Il fatto che io sia alla finestra di un palazzo si potrebbe collegare al romanzo di Stephen King che sto leggendo in questi giorni: 22.11.63. È un romanzo dove si narra di un insegnante di letteratura inglese che, attraverso una porta temporale (la "buca del coniglio"), scoperta per caso da un suo amico, torna indietro nel tempo e cerca di impedire l'omicidio di John Fitzgerald Kennedy. Come è noto, Kennedy fu ucciso a Dallas da un ex marine, Lee Harvey Oswald, che sparò sul corteo presidenziale da una finestra di un deposito di libri che dava sulla strada. Nel libro, questo edificio è descritto in maniera abbastanza accurata.

Il camion... non saprei. Potrei collegarlo al fatto che la mia casa si affaccia sulla Santarcangiolese, una strada piuttosto trafficata con buona parte del traffico composto da mezzi pesanti. Tra l'altro, nelle zone qua attorno ci sono parecchie cave di ghiaia e sabbia e di camion che trasportano questi materiali inerti mi capita spesso di vederne passare. 

Rimane la bicicletta, e qui la cosa si fa un po' inquietante, perché giusto qualche giorno fa, invogliato dall'arrivo di temperature tipicamente primaverili, ho tirato fuori dal suo letargo invernale in garage la mia bicicletta, con la quale vado al lavoro nel periodo da aprile a novembre e che uso per fare dei bei giri nei pomeriggi in cui non lavoro. Alla luce di quanto sognato, e fatti gli ipotetici collegamenti, credo che rimetterò la bici in garage per un altro po'.

lunedì 22 febbraio 2021

Topolini

Suona il cellulare. È Michela, mia figlia maggiore. 
"Ba', ho trovato un topolino, ce l'ho qui in mano, è bellissimo, lo posso portare a casa?"
"Stai scherzando, vero?"
"No, dico davvero. Ti prego..."
"E come pensi di organizzare la convivenza del topolino tanto carino con le due gatte che abbiamo in casa?"
"..."

Eh, santa pazienza...

domenica 7 febbraio 2021

Piove

Stamattina presto c'era il sole e la cosa mi aveva procurato un certo piacere, perché oggi è la prima domenica del mese e qui a Santarcangelo c'è il tradizionale mercatino dell'usato. Per qualche incomprensibile motivo mi piace andarci e provo piacere nel gironzolare tra le varie bancarelle, gestite perlopiù da tipi pittoreschi e a volte stravaganti che vendono oggetti vecchissimi e generalmente non più funzionanti: giradischi, macchine da cucire, vinili con le copertine sciupate e malandate, lampade da comodino, libri, grammofoni, mangianastri, vecchi televisori in bianco e nero senza telecomando (di quelli che per cambiare canale bisognava avvicinarsi all'apparecchio e ruotare una manopola o spingere un pulsante). E poi vasi, contenitori di qualsiasi tipo, carriole, attrezzi per il giardinaggio arrugginiti, vecchi vestiti da sposa e chi più ne ha più ne metta.

Mi sono sempre chiesto perché mi piacciano i mercatini dell'usato ma non sono mai riuscito a rispondermi compiutamente. Una possibile risposta che mi sono dato è che ho cinquant'anni, ho abbondantemente superato metà della vita e immagino che, in un ipotetico mercatino dell'usato degli esseri umani, troverei anche io posto su una di quelle bancarelle. L'altra risposta a cui ho pensato è che i mercatini dell'usato sono il perfetto contraltare dei negozi sciccosi e luccicanti dove si trova solo ciò che è all'ultima moda. Se questi ultimi sono infatti l'emblema di tutto ciò che è usa-e-getta, che oggi è la forma su cui è modellata la nostra rutilante società, i mercatini dell'usato sono l'espressione di un mondo ormai perduto in cui le cose conservano ancora un valore. Non un valore monetario o economico, naturalmente, ma un valore inteso come espressione di un vissuto, di un qualcosa che a livello affettivo può ancora avere un significato. I mercatini dell'usato come ultimo baluardo di un modo di concepire la vita e la società in maniera differente dall'usa-e-getta imperante.

Camminando e osservando quegli oggetti mi viene infatti da chiedermi: Chissà se chi usava quel vecchio grammofono è ancora in vita? Chissà chi era, che vita faceva, e chissà quali dischi sono stati ascoltati e tradotti in suono da quel vecchio braccio ormai senza puntina? Oppure: Chissà chi era il proprietario di quella vecchia copia di Madame Bovary? Chissà se gli è piaciuto, il libro? Domande naturalmente che resteranno sempre senza risposta ma che è inevitabile che nascano e che sono diverse dalle domande che nascono entrando da Tezenis dentro l'Ipercoop di Savignano.

Comunque, dicevo, stamattina c'era il sole e ora piove, quindi credo che rimanderò il giretto tra il vecchiume alla prima domenica di marzo, sperando in un meteo più clemente.

domenica 10 gennaio 2021

Racconti brevi

Sto leggendo una raccolta di racconti di Dino Buzzati: 60 racconti. Ogni tanto mi capita di leggere raccolte di racconti, anche di altri autori. I racconti hanno, specialmente quelli molto brevi come quelli che sto leggendo, almeno un vantaggio e almeno uno svantaggio. Il vantaggio è che si tratta generalmente di letture leggere e consentono, a differenza dei normali romanzi, di arrivare immediatamente all'epilogo della storia. Lo svantaggio è dato dal fatto che, abituato a leggere romanzi, inizio il racconto con lo stesso spirito, per poi trovarmi dopo poche pagine al termine della storia. Una cosa leggermente destabilizzante a cui mi devo ancora abituare. :-)

martedì 10 novembre 2020

Biblioteche

Non posso fare a meno di notare, con un certo disappunto, come questa seconda ondata pandemica sia affrontata, dal punto di vista delle restrizioni, riproponendo alcune delle più vistose incongruenze già viste nella prima. Mi riferisco, ad esempio, al fatto che le biblioteche sono state militarizzate mentre per i bar vige il solito tana libera tutti. Oh, intendiamoci, i motivi sono facilmente intuibili, però, come dire, rimane sempre quel fastidioso disappunto di cui sopra.
A parziale consolazione c'è il fatto che l'Emilia Romagna non è stata fatta diventare arancione dal vertice governativo di ieri, è rimasta gialla, quindi posso continuare a uscire dal mio comune e fare i miei giretti a Santarcangelo.

lunedì 9 novembre 2020

Cambi di orario

Da oggi, dopo trent'anni in cui ho sempre fatto lo stesso orario di lavoro (6:30 - 14:45), cambierò, e il nuovo orario sarà 14:45 - 23. Sono quei cambiamenti che, dopo una vita, possono creare un attimo di destabilizzazione. Ma penso di sopravvivere.

De Gregori vs Springsteen

Dopo Erri De Luca , De Gregori. Il problema è che se una delusione da De Luca tutto sommato la posso archiviare nel nutrito gruppo del chi s...