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Riflessioni e pensieri su attualità, informazione, politica e tecnologia

Se c'è una cosa che sicuramente non si può dire di Facebook, è quella di non sapere cogliere e aggregare gli umori e le pulsioni del momento. E' vero, a volte, anzi spesso, in maniera scherzosa e goliardica (io, ad esempio, mi sono appena iscritto al gruppo che si batte per il trasferimento del Vaticano in Groenlandia), ma comunque sempre sulla pregnante attualità. Vorremmo solo suggerire ai lettori che quando una democrazia (con tutta la stima che si deve riconoscere alla consorte del presidente del Consiglio) si riduce a discutere di uno ’scazzo’ tra un premier ultrasettantenne coi capelli trapiantati, tinti e ‘tirato’ dal lifting e sua moglie inviperita per motivi di veline, letteronze e presunte ballerine, inserite nelle liste del partito di famiglia (il Pdl) per ‘attizzare’ gli elettori e conquisatre i voti necessari all’elezione di ‘esseri viventi’ in rappresentanza del nostro Paese in Europa, vien voglia di inventare il granducato di Sconfortia ed andarci a vivere per sempre. Potrebbe essere decisamente un posto più eccitante.
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Mozione sulle scie chimiche approvata il 16 aprile 2009 al
consiglio comunale di Cesena con voto favorevole del PD, RIF. COMUNISTA, UDC, FORZA
ITALIA, un voto contrario di Angeli del popolo delle libertà e la clamorosa
astensione di Fabbri dei verdi.
Noi vogliamo rinnovare la nostra classe politica con persone che siano colte, preparate e che garantiscano la loro presenza a tutte le votazioni. E che magari non siano maleodoranti e malvestite come certi personaggi che circolano nelle aule parlamentari da parte di certi partiti. (fonte)
Non si può certo dire che l'incessante scrivere, riscrivere, aggiungere, togliere, rivedere, correggere i disegni di legge nel normale iter legislativo parlamentare non sia un segno di democrazia. Specie quando queste modifiche seguono, almeno per una volta, i suggerimenti e anche - perché no? - le proteste e prese di posizione che arrivano dal basso, in questo particolare frangente dal popolo della rete.
(fonte)
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Questo "sistema di salvataggio" rischia di incepparsi, però, se la popolazione non segue razionalmente le raccomandazioni di comportamento, perdendosi nelle sue ansie. E qui arriviamo al secondo pericolo. Tutti capiamo bene che i media per loro natura sono alla ricerca della notizia e vivono sull'onda emotiva che questa inevitabilmente scatena. Nel caso però di un allarme di malattia, l'emotività può creare fragilità nelle strutture sanitarie e indurle ad adottare misure sproporzionate, con l'obiettivo di debellare più la paura che il virus. Ad esempio per l'influenza aviaria son stati investiti milioni di euro in farmaci che non sono mai stati utilizzati. Era forte la pressione della popolazione spaventata e a questa forza certo hanno contribuito le immagini di migliaia di polli arsi vivi che rimbalzavano da una tv all'altra. Ho vissuto in prima persona, quando ero ministro della Sanità, l'odissea dell'encefalite bovina da prione (mucca pazza) che mise il mio ministero e l'intero Paese in serie difficoltà. L'impegno maggiore per noi fu di controllare e bonificare gli allevamenti bovini, ma lo sforzo più duro fu quello di rassicurare gli italiani, sapendo che il rischio di ammalarsi risultò per loro inferiore a quello di aspirare una boccata di fumo di sigaretta o percorrere 700 metri in auto.
Sono perfettamente conscio che al momento ci sarebbero cose più urgenti a cui dedicare un post, ma volevo brevemente fare un paio di riflessioni, possibilmente senza polemiche, sulla proposta di legge (qui in pdf) presentata dal parlamentare Lucio Barani, Pdl. Un disegno di legge che prevede la costituzione di un nuovo ordine onorifico, l'Ordine del Tricolore, e l'assegnazione del titolo di Cavaliere agli appartenenti alle forze armate italiane di ogni tipo che hanno combattuto nel periodo '40-'45. Onorificenza che di fatto, così prevede il disegno, sarebbe insignita, tra gli altri, sia ai partigiani che ai repubblichini, istituendo di fatto una sorta di equiparazione storica tra le due categorie.L'instaurazione della Repubblica Sociale Italiana sotto diretta tutela della Germania fu l'inizio della caccia all'ebreo anche in territorio italiano, cui contribuirono attivamente gli apparati della Repubblica Sociale. Secondo Liliana Picciotto Fargion, risulta che del totale degli ebrei italiani deportati, il 35,49% venne catturato da funzionari o militari italiani della Repubblica Sociale Italiana, il 4,44% da tedeschi ed italiani insieme e il 35,49% solo da tedeschi (il dato è ignoto per il 32,99% degli arrestati).
Fra le retate completamente organizzate ed eseguite da italiani della RSI assume particolare rilievo il rastrellamento di Venezia del 5-6 dicembre 1943: 150 ebrei furono arrestati in una sola notte. La stessa triste vicenda del rastrellamento e della deportazione degli ebrei romani (effettuata dai tedeschi sotto il comando di Herbert Kappler) vide l'attiva collaborazione delle autorità della Repubblica Sociale Italiana, in primis nella persona del capo dell'Ufficio Razza presso la Questura di Roma, Gennaro Cappa. (fonte)



Da ora in poi, per esempio, si potrà mangiare il trancio di pizza, la brioche o il cono gelato solo dentro locale e non più in strada.
[...]
Inoltre, questi esercizi dovranno chiudere rigorosamente all’una di notte (la richiesta iniziale del Carroccio era stata addirittura a mezzanotte).
[...]
Pena il pagamento di una sanzione da 516 a 3.098 euro, che nel caso di recidiva comprende anche la sospensione della licenza per tre mesi. Multa che scende da un minimo di 154 euro a un massimo di 1.032 euro per chi non rispetterà solo i nuovi limiti orari.
Ricordate, appena qualche giorno fa, la vicenda della condanna a un anno di galera e risarcimenti vari di 4 responsabili del portale Pirate Bay? Bene, secondo The Register, una radio svedese avrebbe scoperto che uno dei giudici che hanno emesso la sentenza appartiene a un'associazione svedese per la tutela del copyright.
«Conosco la questione che ho seguito anche prima. Anche prima c'era la preoccupazione per quella norma e l'avevamo espressa subito. In ogni caso prendo atto che questa mattina il ministro Sacconi si è dichiarato pronto a riscrivere la norma per evitare interpretazioni che non sono state volute e che sarebbero pesanti anche agli effetti del processo Thyssen. Siamo in attesa di vedere questa nuova scrittura della norma» (fonte)
Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, in merito alle polemiche sull'articolo contestato - inizialmente per una mobilitazione di Fiom-Cgil - aveva detto che di fronte a incertezze interpretative «siamo pronti, tranquillamente, a riscrivere quel testo perché ne sia chiara la finalità, rispetto ad interpretazioni capziose e malevoli».
Le potenziali eurodeputate [per il Pdl, nda]. Alla lezione ha assistito Eleonora Gaggioli che ha recitato nella terza edizione della fiction Elisa di Rivombrosa. C'era anche Camilla Ferranti, nota alle cronache soprattutto per aver interpretato una parte in Incantesimo, decima edizione. Poi Angela Sozio, pugliese classe 1973, la rossa partecipante alla terza edizione del Grande Fratello. E Barbara Matera, nel 2000 giovane concorrente dell'edizione pugliese di Miss Italia, poi annunciatrice per RaiUno dal 2003 al 2007 e attrice in alcune fiction.
A segnalarlo è Google Blogoscoped, dove risalta tra l'altro un vistoso "unofficial". La nuova formulazione dell’art. 10 bis «prevede infatti che la responsabilità del datore di lavoro - hanno spiegato Elena Poli e Sergio Bonetto, avvocati del foro di Torino - sia subordinata ad alcune condizioni tra le quali spicca quella di cui alla lettera ’d’, in base alla quale la responsabilità è esclusa se l’evento sia imputabile a preposti, medico competente, progettisti, fabbricanti e soprattutto ai lavoratori, per violazione delle norme previste dal testo unico sulla sicurezza.
«L'articolo 10-bis va a ribaltare il senso delle responsabilità in caso di incidente sul lavoro – spiega Bonetto - . Per rimanere alla Thyssen finora la responsabilità della mancanza degli estintori è di chi aveva in potere di comprarli, che aveva il budget per farlo e quindi i manager al massimo livello italiano e tedesco. Se passerà questa norma si farà il contrario: la responsabilità sarà al livello più basso, quello più vicino all'evento. Se passerà questa norma, per il rogo di Torino al massimo a pagare sarà il responsabile dello stabilimento. I top manager italiani e tedeschi sarebbero non imputabili». La norma ha infatti applicazione immediata. «Si tratta di norme penali e quindi migliorando le condizioni degli imputati sono valide per i processi in corso e hanno anche valore retroattivo», completa la spiegazione Elena Poli.
La disposizione, contenuta nel comma 13 bis dell'articolo 1 del decreto Alitalia, cosi' come approvato da Palazzo Madama, riguarda l'applicabilita' delle disposizioni penali della legge fallimentare. La novita' e' una limitazione all'applicabilita' delle sanzioni penali alla legge fallimentare che sono ridotte ai soli casi in cui si arriva al fallimento definitivo. In sostanza, se non c'e' un fallimento definitivo, perche' magari un'azienda viene in qualche modo salvata, nei confronti del manager che ha operato male non si puo' esercitare l'azione penale. Prima di questa norma i responsabili di reati fallimentari potevano andare a giudizio.
Bello questo titolo, vero? Un titolo che attira subito l'attenzione, che non passa inosservato. Oggi la cronaca ci ha deliziato con almeno due episodi riconducibili a questa frase. Uno riguarda i cori razzisti - il calcio in queste occasioni dà sempre il meglio di sé - rivolti ieri al calciatore dell'Inter Balotelli (tra l'altro giocatore italiano, di nome e di fatto). L'altro all'inizio del processo, forse qualcuno ricorderà, a carico dei due baristi di Milano che qualche mese fa uccisero a sprangate Abdul, reo di avere fregato un paio di biscotti.Barack Obama "assolve" gli agenti della Cia che hanno usato «in buona fede» maniere forti su detenuti usando tecniche di tortura come il waterboarding. Il presidente americano, in un comunicato che accompagna la pubblicazione di quattro memorandum dell'amministrazione Bush sui metodi di interrogatorio ammessi nella guerra al terrorismo, ha assicurato che gli agenti Cia non passeranno guai con la giustizia. «Pubblicando questi documenti intendiamo assicurare che gli agenti, che hanno agito in buona fede basandosi sul consiglio legale del Dipartimento della Giustizia, non saranno messi sotto inchiesta», ha detto Obama spiegando che questo è un momento di «riflessione», non di «vendetta».

"Per favore non perdiamo tempo, cerchiamo di impiegarlo sulla ricostruzione e non dietro a cose che ormai sono accadute"
"Se qualcuno è colpevole, le responsabilità emergeranno, ma per favore non riempiamo le pagine dei giornali di inchieste"
Quando ci sono questi eventi - insiste dall'Aquila il Cavaliere - c'è chi si rimbocca le maniche e chi invece si prodiga a ricercare responsabilità. Io sono diverso, non è nel mio dna. E poi, per indicare responsabilità ci devono essere prove consistenti"
"A me sembra inverosimile - continua il presidente del Consiglio - un costruttore che costruisce su una zona sismica e risparmia sul ferro e sul cemento può essere solo un pazzo o un delinquente. E comunque, conclude, se ci sono state responsabilità nei controlli non sono della mia parte politica, in quanto negli anni passati questa regione e questa provincia sono state amministrate dalla sinistra"
«Tre case su quattro saranno agibili in 30 giorni»
[...]
«lo Stato ricostruirà il 100% delle case che sono state distrutte o lesionate dal terremoto». «Se qualche cittadino poi volesse costruire per se stesso la casa altrove - ha aggiunto - lo Stato ricostruirà ovunque la sua casa distrutta ma farà anche di più: darà a quel cittadino un contributo tra il 33 e il 50% e la possibilità di coprire la restante parte con un mutuo trentennale»
«I finanziamenti li abbiamo - ha detto il premier -. C'è la sicurezza che i soldi necessari ci sono e che non si trasformeranno in nuove tasse per i cittadini. Ho voluto io decidere, visto che la filosofia del governo è diminuire e non aumentare la tassazione»
«Le risorse non sono sufficienti»: parola di Giulio Tremonti, ministro dell' Economia, che ieri ha passato più di due ore a Palazzo Grazioli a ragionare insieme al premier, Silvio Berlusconi, e al responsabile della Protezione civile, Guido Bertolaso, subito dopo un vertice politico con la Lega. La ricostruzione delle aree abruzzesi colpite dal terremoto costerà tantissimo, diversi miliardi, e i risultati dovranno arrivare entro la fine della legislatura, cioè entro il 2013.
[...]
Questa è una partita complicatissima per Tremonti e Berlusconi, nella quale non valgono le regole tradizionali perché c' è una crisi mondiale che riduce gli spazi di manovra. E i due non sono in totale sintonia, soprattutto sull' opportunità di agire sul fronte fiscale. Ieri, implacabili, a ricordare le difficoltà sono arrivati gli ultimi dati della Banca d' Italia: debito pubblico a livello record (oltre quota 1.708 miliardi di euro) e entrate tributarie in caduta libera (-7,2 per cento) nei primi due mesi di quest' anno. Numeri gelidi, dalla recessione. Eppure bisogna trovare i soldi. (fonte)

Gioacchino Genchi, additato dal Copasir, da politici di destra e sinistra e dalla stampa al seguito come un mostro che spia tutto e tutti e dunque «merita l’arresto» (Gasparri), «ha agito correttamente» senza violare alcuna legge. Lo scrive il Riesame di Roma, presieduto da Francesco Taurisano, nelle motivazioni all’annullamento dei sequestri dei computer di Genchi, disposti dai procuratori Toro e Rossi ed eseguiti dal Ros. Di più: i giudici demoliscono pure le fantasiose accuse mosse a suo carico (abuso d’ufficio, accesso abusivo a sistema informatico, violazione dell’immunità parlamentare e del segreto di Stato). Genchi «non ha violato le guarentigie dei parlamentari interessati all’acquisizione dei tabulati» (Mastella & C.): «agiva di volta in volta in forza del decreto autorizzatorio del pm De Magistris, comunicandogli ogni...coinvolgimento di membri del Parlamento intestatari delle utenze». L’accesso all’anagrafe dell’Agenzia delle Entrate «non ha arrecato nocumento» ad alcuno. Quanto ai tabulati di uomini dei servizi segreti, «non è dato comprendere il nocumento per la sicurezza dello Stato», ma soprattutto «il tribunale non rinviene la norma di legge» che vieterebbe di acquisire i tabulati di uno 007: «Genchi agì nell’esercizio delle sue funzioni di ausiliario del pm De Magistris». Domandina: quando tre pm di Salerno perquisirono la Procura di Catanzaro e il Riesame diede loro ragione, il Csm li cacciò su due piedi. Ora che due pm di Roma han perquisito Genchi e il Riesame ha dato loro torto, cosa pensa di fare il Csm? Per coerenza, non potrà che promuoverli.

Mi pare difficile trovare un argomento che in un lasso di tempo tutto sommato abbastanza lungo abbia tenuto banco come questo benedetto referendum. Ma il problema non è che ha tenuto banco perché si è cercato di prendere decisioni (sulla data) che potessero venire incontro a chi va a votare, se ci andrà, ma perché ognuno (di lorsignori) ha cercato di tirare l'acqua al suo mulino, come si suol dire (e come al solito).
L'annuncio l'ha fatto lo stesso fondatore, Mark Zuckerberg, con questo post pubblicato l'8 aprile scorso, pochi giorni prima del raggiungimento del duecentomilionesimo utente registrato. Numeri da capogiro per un social network, i cui utenti continuano a crescere a ritmo di 500.000 persone al giorno (erano 150 milioni a gennaio).L’Italia vende un po’ a tutti. Paesi belligeranti compresi. Un comparto che non conosce crisi, flessioni. Nel 2008 il volume d’affari è cresciuto del 222% rispetto all’anno precedente, con le transazioni bancarie schizzate da 1.329.810.000 a 4.285.010.000. Scrive la Presidenza del Consiglio nel suo ultimo rapporto sulle esportazioni, importazioni e transito dei materiali d’armamento: «Tale comparto rappresenta un patrimonio tecnologico, produttivo e occupazionale non trascurabile per l’economia del Paese». L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, è anche scritto nella Costituzione. Il maggior acquirente di armi italiane è la Turchia, programmi intergovernativi eslcusi. Le imprese italiane hanno ottenuto dal governo 11 autorizzazioni a stringere affari con Ankara. Si tratta del 35,86% del totale, per un valore di 1092 milioni di euro (quattro volte il Regno Unito, al secondo posto con 254 milioni). Il primato della Turchia è dovuto all’acquisto di elicotteri da combattimento dell’Augusta che saranno utilizzati, secondo il ministro della Difesa turco, per «ricognizione tattica e attacco bellico.
Il valore complessivo delle autorizzazioni rilasciate nel 2008 è pari, per l’Africa, a 268 milioni e 447 mila euro. Tre volte tanto il dato del 2007 (quasi 76milioni) e più del doppio del 2006 (quasi 110 milioni).
La parte del leone l’ha fatta, come sempre, l’Africa del Nord (quasi 188 milioni) con cui l’Italia ha un rapporto privilegiato. Con l’amico Gheddafi, Roma non tratta solo di immigrati e idrocarburi. Ma anche di bombe, siluri, razzi, missili, aerei ed elicotteri, in particolare gli A109 dell'Agusta. Roma ha dato il via libera nel 2008 alla vendita di armamenti all’ex nemico numero uno dell’Occidente per un valore superiore ai 93 milioni di euro, collocando la Libia ai primi posti nella speciale classifica dei paesi destinatari del nostro export militare.
Subito dopo si colloca l’Algeria, con più di 77 milioni, alla quale abbiamo venduto elicotteri Eh 101 Sar dell’Agusta Westland.

Da: CroceRossa
Data: 09 aprile 2009 7:43:35 GMT+02:00
Oggetto: UN PICCOLO AIUTO PER UN GRANDE DISASTRO
La Croce Rossa Italiana lancia “un appello di emergenza a livello nazionale,
chiedendo a tutta la popolazione di partecipare ad un grande sforzo di solidarietа
per alleviare la sofferenza di tutte le vittime del terremoto che ha colpito la regione Abruzzo”.
Per effettuare donazioni on line alla Croce Rossa Italiana:
http://www.cri.it/donazioni.html.
Abruzzo. Oltre 150 morti, quasi 2000 feriti,
20 mila sfollati, paesi distrutti, si scava ancora~
Terremoto, stato di emergenza. Mobilitato l’Esercito.
Quasi 100 morti. Berlusconi in Abruzzo


"Abbiamo verificato quello che è successo e si è trattato di un'applicazione troppo rigorosa nel rispetto del Regolamento Comunale del 2000. La violazione c'è stata - ha dichiarato in una nota il primo cittadino - tuttavia ritengo che in certe situazioni occorra una maggior sensibilità perchè oggi le priorità sono altre, legate più alla sicurezza dei cittadini e al rispetto delle regole che garantiscono una civile convivenza".
Come ho scritto alcuni giorni fa in un post precedente, questo terremoto passerà alla storia, oltre che per la sua gravità, anche per come certa informazione si è comportata nel raccontarlo. Quando le cose, più o meno, parevano però essersi un po' quietate, è arrivato il terremoto Santoro (foto) a guastare tutto, o almeno così dicono. E lo avrebbe fatto nella puntata di Annozero di giovedì scorso, 9 aprile 2009, in cui si parlava proprio della tragedia in Abruzzo.
E' bello sentire dichiarazioni di questo tipo da un parlamentare, oltretutto se a esternarle è uno di quelli di lungo corso come Gasparri (foto), quello dallo sguardo intenso, che sa bene che ogni «I giudici del riesame sull'archivio Genchi hanno preso una decisione creativa. Nulla e nessuno cancella la gravità di quanto è avvenuto. Sarebbe divertente se chi prende decisioni simili subisse le violazioni patite da milioni di persone. Altro che dissequestri. Servirebbero manette. Anche per il protettore di Stato di chi ha commesso abusi indicibili. Ci sarà tempo e verità per tutto e per tutti».

Non ho certo qui né la possibilità né i mezzi per confermare o meno la veridicità di quanto scritto ieri da Repubblica (unico quotidiano, mi pare, che ha pubblicato materiale in tal senso). Certo è che l'articolo e i relativi approfondimenti mi hanno sorpreso molto, specialmente perché questa cosa, confesso, non la sapevo.Un portavoce di "Impregilo" (già gruppo Fiat e oggi gruppo Benetton-Gavio-Ligresti) ha spiegato ieri che quella che è oggi tra le principali imprese di costruzione del Paese (è capofila per la costruzione per il ponte sullo stretto di Messina) si aggiudicò è vero nel 1991 la gara per la messa in funzione dell'ospedale San Salvatore dell'Aquila, ma è "estranea alla realizzazione delle opere di cemento armato". Che non fu lei, ma "altri, nei primi anni '80", ad impastare il calcestruzzo di quello che, dall'alba di lunedì, è il simbolo accartocciato della vergogna. Ma, evidentemente, c'è di più del San Salvatore nella catastrofe abruzzese. Racconta oggi Paolo Clemente, ingegnere della task force Enea-Protezione civile al lavoro tra le macerie dell'Aquila, che gli edifici di nuova costruzione - e per "nuova" è da intendersi fino a trent'anni - sono implosi tutti allo stesso modo. Si sono prima "seduti" sulle proprie fondamenta per poi accartocciarsi al suolo sotto il proprio peso. Di più. "Per quello che è stato sin qui possibile vedere attraverso la ricognizione tra le macerie - spiega - il collasso dei piani bassi è stato prodotto dallo schianto dei pilastri in cemento".
Paolo Buzzetti, presidente dell'Associazione nazionale costruttori edili (Ance), è persona seria. E la mette così. "Se parliamo di sollecitazioni di grado e accelerazione pari a quelle registrate all'Aquila, il cemento armato, se fatto a regola d'arte, deve reggere. Non si discute". Dunque, non è neppure un problema di rispetto di norme antisismiche. È un problema di cemento. Paolo Clemente è d'accordo. "Purtroppo è così - dice - Quel cemento non era di qualità". Incapace di assorbire e disperdere energia, si è sfarinato come pasta frolla non appena investito da una forza di accelerazione che - spiegano gli addetti - è stata, domenica notte, tutt'altro che irresistibile. "Un buon cemento - dice l'ingegnere Alessandro Martelli, responsabile della sezione Prevenzione Rischi Naturali dell'Enea, professore di Scienza delle costruzioni in zona sismica all'università di Ferrara - deve essere in grado di sostenere un carico che oscilli almeno tra i 250 e i 300 chilogrammi per centimetro quadrato. Questa è la regola che dovrebbe valere anche per edifici non proprio recenti. Diciamo dal '70 in poi".
Non è sempre così. Anzi, molto spesso non è così. Qualche nome. Qualche luogo. Nel 2003, dopo il terremoto che nell'anno precedente ha devastato Molise, diverse regioni e comuni italiani sottopongono a verifiche statiche gli edifici scolastici. In Molise, il cemento del liceo "Romita" di Campobasso non regge più di 46 chilogrammi per centimetro quadrato (è sei volte sotto la norma). In Sicilia, a Collesano, nell'entroterra di Cefalù, i pilastri della scuola superiore non vanno oltre i 68 chilogrammi per centimetro quadrato. L'asilo, i 12 chilogrammi per centimetro quadro. Il cemento - ricorda oggi chi condusse l'ispezione - si bucava con la semplice pressione dell'indice. Ciò che restava della sua anima di ferro era uno sfilaccio rugginoso e corroso.Cosa aveva messo in quel cemento chi aveva giocato con le impastatrici e le vite degli altri? E cosa hanno messo in questi anni nel cemento delle nostre case, delle nostre scuole, dei nostri uffici? E quanto ci hanno guadagnato?
Paolo Clemente risponde da ingegnere, con la rassegnazione di chi, purtroppo, sembra sveli un segreto di Pulcinella. "Normalmente, i cattivi costruttori utilizzano sabbia di mare. Costa niente, rispetto alla sabbia da cava. Il problema è che, oltre alle molte impurità, è piena di cloruro di sodio. E quei cloruri, con il tempo, si mangiano il ferro. I margini di guadagno sono alti. Diciamo che fatto 100 il costo della costruzione, chi gioca con la qualità del cemento arriva a guadagnare fino a 50, 60. Chi costruisce a regola d'arte è al 30".
Insomma, quella che a tutti - a destra e a sinistra, al governo Prodi di allora, a quello attuale di Berlusconi, fino alle amministrazioni locali - è sembrata fin dal principio una straordinaria opportunità per riflettere su un tema epocale come la nutrizione del mondo [uno dei temi dell'Expo, nda], per offrire a Milano, all'intero paese una grande vetrina internazionale, e a Milano in particolare di ripensare e ridisegnare un progetto di città all'altezza con le metropoli europee, è stata fin qui svilita in una assurda guerra di potere e di poltrone. Il risultato di tutto ciò è un assetto di gestione dell'evento tutt'altro che ideale. Al timone, notizia di ieri, Lucio Stanca, scelto dal premier e rispettosamente nominato ieri dagli azionisti. Tra le polemiche: Stanca, infatti, non ha nessuna intenzione di dimettersi dal Parlamento (è deputato Pdl alla Camera) fino a che la giunta di Montecitorio non avrà deciso sull'incompatibilità dei due incarichi. Incompatibilità che - quand'anche formalmente controversa - è nella sostanza evidentissima: Milano e l'Expo hanno bisogno di un manager a tempo pieno, capace di mettere in moto una macchina che già in partenza si muove con un anno di ritardo. Quale dei due impegni sacrificherà, l'onorevole Stanca?
E poi c'è la questione dello stipendio, che pure ha scatenato polemiche ed è la ragione per cui la Provincia di Milano ha votato contro la nomina: 480mila euro, tra retribuzione e bonus. Che se confrontati con i milioni di euro dei banchieri non sono molti, che sono qualcosa meno di quanto inizialmente previsto, ma sono parecchio più di quello che le leggi vigenti - derogate ad hoc dal decreto con cui Berlusconi fissa i criteri di governance dell'Expo - e forse anche il buon gusto avrebbero suggerito in una stagione come questa.
Ringrazio i tanti amici che mi sono stati vicini da ogni parte d’Italia. Spero solo di trovare il tempo, a questo punto, per rispondere alle centinaia di migliaia di e-mail e di messaggi su facebook che ho ricevuto in questi giorni.
Confermo la mia più assoluta stima ed incondizionata subordinazione al Capo della Polizia, alle Istituzioni dello Stato e ringrazio i tantissimi colleghi della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, del ROS, della DIA e della Guardia di Finanza, con i quali ho avuto l’onore di collaborare in oltre 20 anni della mia attività professionale.
Ringrazio ancora i numerosi signori magistrati – requirenti e giudicanti – che hanno avuto fiducia nel mio lavoro e nella mia persona e che questa fiducia mi hanno confermato fino a ieri, con attestazioni di stima e conferimenti di incarichi in delicatissimi procedimenti di mafia e di omicidio, anche pendenti presso la Procura della Repubblica di Roma che mi ha indagato.
(dal blog di Gioacchino Genchi)
Quest´anno si potrà sostenere la maturità anche con alcuni 5 e forse con qualche 4. Dopo le polemiche dei giorni scorsi, il ministero dell´Istruzione ha preferito fare un piccolo passo indietro sulla regola che prevede l´ammissione agli esami di Stato con "almeno tutti 6". Per diventare legge, infatti, il Regolamento sulla valutazione degli alunni, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 13 marzo, deve ottenere ancora il parere favorevole del Consiglio di stato, passare in seconda lettura dal Consiglio dei ministri ed essere controfirmato dal Capo dello stato. Il tutto non potrà che avvenire, con tutta probabilità, a ridosso della conclusione dell´anno scolastico. Così, per evitare una valanga di ricorsi da parte di coloro che sarebbero stati esclusi dagli esami per un solo 5, a viale Trastevere hanno preferito rinviare al prossimo anno l´entrata in vigore della novità. "In attesa del perfezionamento del Regolamento sulla valutazione degli studenti - si legge in una breve nota - saranno ammessi all´esame gli studenti con una media non inferiore a 6". (fonte)
Per smentire gli scettici che hanno messo in dubbio la sua parentela con il noto giornalista sportivo, ha inserito un post in cui spiega che "mio zio Carlo Pellegatti ha appena detto a Milan Channel che è iscritto a Facebook e che ha un nipote di nome Marco, quindi finitela, adesso non potete dire più nulla". "Non ho nessun nipote che si chiama Marco, non sono iscritto a Facebook e, soprattutto, non esiste nessuna raccolta fondi organizzata da Milan e Mediaset", ha chiarito Carlo Pellegatti, che ha già allertato l'ufficio legale di Mediaset e presenterà una denuncia alla polizia postale.
TORINO - "Ci sono persone che devono chiedermi scusa e che avranno sulla coscienza il peso di quello che è accaduto". È arrabbiato, distrutto, Giampaolo Giuliani, ricercatore ai laboratori del Gran Sasso dell'Istituto nazionale di fisica nucleare, che ha messo a punto un sistema in grado di prevedere i terremoti. Nei giorni scorsi lo strumento da lui creato aveva rilevato la presenza massiccia di precursori dei terremoti nella zona di Sulmona, attraverso i livelli di radon liberati dalla terra. Poi il sisma non era avvenuto e lui era stato denunciato per procurato allarme. Ma le sue previsioni, evidentemente, non erano errate, ma soltanto anticipate.
Cosa ha pensato quando ha visto che il suo allarme non era ingiustificato?
"Questa notte non sapevo più a chi rivolgermi, vedevo la situazione che stava precipitando e io non potevo fare nulla perché ho ricevuto un avviso di garanzia per aver detto che ci sarebbe stato un terremoto".
Lei vive all'Aquila, come ha vissuto il sisma?
"Qui ci sono dei morti, cinquantamila persone senzatetto, una situazione drammatica, nemmeno durante i bombardamenti in guerra si vedevano cose del genere. Vedevamo le case muoversi, una sensazione tremenda, anche se per me si aggiungeva la rabbia ".
Lei è stato anche messo in ridicolo per la sua previsione. Come si sente adesso?
"Di me sono state dette delle cose tremende. Mi hanno dato dell'imbecille, perché i terremoti non si possono prevedere. Ma era una situazione creata ad arte. Io adesso non ce la faccio nemmeno a parlare, la situazione è troppo grave. Ma adesso c'è gente che mi deve chiedere scusa".
A chi si riferisce?
"Al capo della protezione civile Guido Bertolaso: andate a leggere cosa ha dichiarato di me. E poi parlo del sindaco di Sulmona e dell'assessore alla protezione civile. Mi devono chiedere scusa sulle pagine dei giornali nazionali. Queste persone portano sulla coscienza un peso enorme".
Uno di questi studiosi si chiama Giampaolo Giuliani e svolge attività di ricerca presso i Laboratori nazionali del Gran Sasso. In seguito all'osservazione dello sciame sismico che da tempo stava facendo vibrare l'Abruzzo, il ricercatore aveva lanciato l'allarme: " Domenica 29 marzo la Regione sarà colpita da un terremoto disastroso" aveva detto senza esitazione. Una dichiarazione che gli è costata una denuncia per procurato allarme.
Oggi, dopo le affermazioni di Bertolaso sull'imprevedibilità dei terremoti, Giuliani è tornato a parlare: " C'è il rischio che domani mi mettano in galera – dice ai crinisti- ma confermo: non è vero, è falso che i terremoti non si possono prevedere. Sono 10 anni che riusciamo a prevedere eventi di questo tipo in una distanza di 100-150 chilometri dai nostri rivelatori ". "Da tre giorni - continua lo studioso- vedevamo un forte aumento di radon, al di fuori della soglia di sicurezza. E forti aumenti di radon segnalano forti terremoti. Questa notte il mio sismografo denunciava una forte scossa di terremoto, e ce l'avevamo online. Tutti potevano osservarlo e tanti l'hanno osservato. Poteva essere visto ce ci fosse stato qualcuno a lavorare o si fosse preoccupato."
Ho appena terminato di leggere questo libro (Mondadori, € 18,50), scritto da Corrado Augias e Remo Cacitti. Corrado Augias, probabilmente molti di voi lo conosceranno già, è un giornalista di Repubblica, mentre Remo Cacitti è un docente universitario di storia del Cristianesimo.
Si può tranquillamente dire che è la fine di un'epoca. Da oggi, 3 aprile 2009, non sarà infatti più consentito ai negozi di elettronica e ai vari centri commerciali vendere apparecchi televisivi privi di decoder digitale integrato. Tutto questo in vista del famoso passaggio all'amato/odiato digitale terrestre di cui si parla già da un po' di anni.Senza grandi clamori, è lo stesso governo che si appresta a sancire lo slittamento di due anni della data prevista per lo switch off, come viene definito lo «spegnimento» dell’attuale segnale televisivo analogico (quello che oggi si vede nelle case di tutti gli italiani) per lasciare il posto esclusivamente al digitale. Domani, infatti, il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare all’interno del decreto cosiddetto «milleproroghe» anche l’articolo 28 sulla «conversione in tecnica digitale del sistema televisivo su frequenze terrestri». Poche parole in perfetto burocratese, ma dal significato chiarissimo: «all’articolo 2-bis, comma 5 del decreto legge 23 gennaio 2001, numero 5, convertito con modificazioni dalla legge 20 marzo 2001 numero 66, le parole "entro l’anno 2006" sono sostituite dalle seguenti "entro l’anno 2008"». Un rinvio per certi aspetti atteso: nessuno credeva più che gli oltre 20 milioni di famiglie italiane potessero correre in massa ad acquistare entro la fine dell’anno prossimo i decoder necessari per ricevere la «nuova» tv. Ma la scelta di rinviare la scadenza sembra oggi prefigurare il fallimento dell’intera strategia, finanziata dallo Stato con tre anni di contributi pubblici per l’acquisto dei decoder. A minacciare il futuro del digitale terrestre sono innanzitutto le nuove tecnologie con le quali è ormai possibile vedere i programmi tv. Innanzitutto internet, come testimonia l’esperienza di FastWeb o i recenti accordi grazie ai quali Telecom Italia sta cominciando a offrire contenuti video in adsl. Senza contare il satellite o, addirittura, i telefoni cellulari di nuova generazione.
Per gli utenti i principali benefici derivanti dall’introduzione della DTT sono: · un maggior numero di programmi disponibili (almeno il quintuplo di quelli attuali); · una migliore qualità immagine/audio: la trasmissione digitale rispetto a quella analogica è particolarmente robusta ai disturbi quali echi, interferenze, ecc.; · possibilità di partecipazione attiva e immediata ai programmi televisivi (espressione di preferenze, selezione di prodotti, ecc.) con semplici azioni sul telecomando, invece che con l’effettuazione di telefonate o l’invio di SMS; · la possibilità di usare il mezzo televisivo per l’utilizzo di servizi di informazione e di pubblica utilità ora accessibili solo con mezzi più complessi (ad esempio, reti aziendali oppure PC domestico collegato a Internet); · un minore inquinamento elettromagnetico: la DTT richiede potenze di trasmissione inferiori rispetto a quella analogica.
Un dubbio, un forte dubbio, sta serpeggiando fra gli operatori del settore: a Mediaset qualcuno non ci dorme la notte; in Rai dicono che non è colpa loro, che se non ci fosse stata di mezzo l'imposizione dell'Unione europea…; al ministero rassicurano, non potendo fare altro. Il dubbio nasce dal fatto che, dopo infiniti rimandi, il digitale terrestre incontra più difficoltà del previsto e che, alla fine, rischia di rivelarsi per quello che è: una tecnologia obsoleta, costosa, limitata. Quello che l'ex ministro Gasparri presentava come il Paradiso terrestre delle comunicazioni pare ogni giorno di più un inferno. La messa in opera del Dtt è in sofferenza, come testimonia la Sardegna, dopo lo switch off di ottobre, lo spegnimento della tradizionale tv analogica e il passaggio coatto alla nuova tecnologia. In molte zone ci sono seri problemi di ricezione: non si vede ancora il nuovo ma non si vede più neanche il vecchio. Della nuova situazione ha approfittato Sky, aumentando il normale trend dei propri abbonamenti sull'isola. Che il passaggio da una tecnologia di vecchio tipo a una nuova comportasse una serie di problemi lo si sapeva, succede in tutti i campi. C'è molta confusione sui decoder (quelli comprati a minor prezzo non danno garanzie di affidabilità, alcuni non hanno nemmeno gli standard europei e quindi non riescono a captare le frequenze Vhf, su cui trasmette la Rai), la sintonizzazione dei canali non è impresa facile, molte antenne vanno sostituite o ripuntate e comunque liberate dei vecchi filtri. Nei centri urbani i risultati cominciano a dare i loro frutti e dove prima si vedevano 20 o 25 canali adesso se ne possono vedere 80, con una migliore qualità dell'immagine. Ma i veri problemi di fondo sono altri, due in particolare. La tecnologia del Dtt è una tecnologia pesante, ha bisogno di molti trasmettitori, più potenti e più capaci dei mille e mille vecchi tralicci con cui, in cinquant'anni di storia, la Rai è riuscita a «illuminare» l'intero Paese.
(fonte immagine: dgtvi.it)«Una brutta aria, aspettiamo gli stipendi di febbraio da oltre un mese», racconta Silvana, una operaia di questo call center che ieri pomeriggio si è fermato in assemblea, ha costretto l’amministratore delegato a parteciparvi, gli ha chiesto con le buone e facce cattive notizie sul futuro del gruppo aziendale e su quello di chi ci lavora. L’assemblea è andata avanti per meno di un’ora. Il manager è stato poi «liberato». Non ci sono stati momenti di tensione vera come nelle aziende francesi. Ma quello che conta è l’episodio in sé. Il primo in Italia. Il primissimo in un grande gruppo.
Per ‘tradizione’ i lettori continuano a consumare i giornali ‘famosi’, forse senza neppure accorgersi della assoluta omologazione delle notizie. Perchè gran parte del materiale che viene pubblicato è un bel ‘taglia ed incolla’ di lanci di agenzia, che rende eguale tutto, fotocopiato, ripetitivo.
Restano i dati di fatto: se un ministro rischia di finire sotto processo il Guardasigilli interviene. Il messaggio dunque è chiaro: chi tocca i fili o muore, o si fa molto male. È la legge del più forte. Ed è un antipasto di ciò che accadrà durante la prossima estate se il premier uscirà dalle elezioni europee guadagnando ulteriori consensi. Un Silvio Berlusconi mattatore avrà buon gioco a far approvare dal parlamento non solo le leggi bavaglio sulle intercettazioni e sulla stampa (peraltro già in gran parte auto-imbavagliata). Forte dei risultati elettorali farà anche passare norme in stile cinese o cubano per controllare internet (la volontà c'è ed è più volte stata annunciata), inizierà a modificare la costituzione, schiaccerà sempre più quei magistrati e i giornalisti che ancora fanno il loro dovere.