giovedì 30 aprile 2009

L'amore per i dettagli


Qualcuno può avvisare il webmaster della Brambilla?

Le esondazioni viste dall'aereo

Daniele e la sua videocamera sono notoriamente una cosa sola.

Promozioni











Michela Brambilla (foto), attuale sottosegretario al turismo, ce l'ha fatta: il premier Berlusconi ha infatti annunciato la sua promozione a ministro del Turismo.

I tempi di Mai dire martedì sono ormai, definitivamente, un lontano ricordo.

Veronica? Santa subito

Se c'è una cosa che sicuramente non si può dire di Facebook, è quella di non sapere cogliere e aggregare gli umori e le pulsioni del momento. E' vero, a volte, anzi spesso, in maniera scherzosa e goliardica (io, ad esempio, mi sono appena iscritto al gruppo che si batte per il trasferimento del Vaticano in Groenlandia), ma comunque sempre sulla pregnante attualità.

Ulteriore prova ne è il fatto che nel giro di poche ore dallo sfogo di Veronica Lario, attuale consorte del premier, in merito alla nota questione della candidatura alle europee nelle file del Pdl di letterine e letteronze varie, sul noto social network siano comparsi i primi gruppi di "fans" dell'ex attrice. Gruppi dai nomi tipo "Vogliamo Veronica Lario leader del Pd" (da cui ho preso la foto che vedete sopra), "Veronica Lario fan club", "Veronica Lario la nostra Obama" e cose di questo genere. Gruppi nati, appunto, sull'onda di quanto detto ieri dalla first lady di casa nostra, ma visto in una chiave più improntata alla goliardia; probabilmente anche per contrastare lo stile serio, quasi ieratico, con cui ne parlano i media tradizionali.

Stile serio dei media tradizionali che a mio giudizio avrebbe ben poco da essere tale, visto che a questo punto, essendo le elezioni europee ormai praticamente uno scherzo, tanto varrebbe scherzarci su. Ma le recenti polemiche su tutto quanto ruota attorno a queste elezioni, sono solo segnali inequivocabili dell'infimo livello in cui è precipitata la politica. Non c'entra in modo particolare, o almeno non solo quello, il fatto che a rappresentare l'Italia in Europa, sempre nel Pdl, ci saranno Mastella (ebbene sì, ancora lui), la Zanicchi, Nino Strano (quello che si ingozzò di mortadella in Parlamento, ricordate?) e altri, ma è tutto l'insieme degli aspetti discutibili che da molti anni ormai sono riferibili alla politica di casa nostra.

Ecco, non c'è molto altro da dire, se non condividere quanto scritto in merito, ieri, da Inviato Speciale.

Vorremmo solo suggerire ai lettori che quando una democrazia (con tutta la stima che si deve riconoscere alla consorte del presidente del Consiglio) si riduce a discutere di uno ’scazzo’ tra un premier ultrasettantenne coi capelli trapiantati, tinti e ‘tirato’ dal lifting e sua moglie inviperita per motivi di veline, letteronze e presunte ballerine, inserite nelle liste del partito di famiglia (il Pdl) per ‘attizzare’ gli elettori e conquisatre i voti necessari all’elezione di ‘esseri viventi’ in rappresentanza del nostro Paese in Europa, vien voglia di inventare il granducato di Sconfortia ed andarci a vivere per sempre. Potrebbe essere decisamente un posto più eccitante.

Ah, dimenticavo, l'Udc di Casini ha candidato il principe Emanuele Filiberto di Savoia; così, giusto per non farci mancare niente.

mercoledì 29 aprile 2009

Il comune di Cesena mette all'ordine del giorno le scie chimiche

Sinceramente non ci volevo credere quando l'ho letto, ma è la prova che la questione ha lasciato l'ambito, purtroppo neanche tanto ristretto, dei creduloni che bazzicano in rete per spostarsi nelle sedi istituzionali.


Description

Mozione sulle scie chimiche approvata il 16 aprile 2009 al
consiglio comunale di Cesena con voto favorevole del PD, RIF. COMUNISTA, UDC, FORZA
ITALIA, un voto contrario di Angeli del popolo delle libertà e la clamorosa
astensione di Fabbri dei verdi.

Per la verità, l'iniziativa della giunta comunale di Cesena non è nuova. Nel novembre scorso, infatti, pure in Parlamento venne presentata un'interrogazione su questo argomento, e dispiace constatare come il promotore fu all'epoca Antonio Di Pietro, evidentemente a corto di argomenti più pregnanti su cui discutere.

Ora, per carità, ognuno è libero di credere a ciò che vuole, anche alla fatina buona del mandorlo in fiore, ma se anche Parlamento e consigli comunali cominciano a perdere tempo su queste cose, beh, non la vedo bene.

Profumi e cattivi odori (di sinistra)

Noi vogliamo rinnovare la nostra classe politica con persone che siano colte, preparate e che garantiscano la loro presenza a tutte le votazioni. E che magari non siano maleodoranti e malvestite come certi personaggi che circolano nelle aule parlamentari da parte di certi partiti. (fonte)

A volte, e lo dico sinceramente, vorrei che Berlusconi durasse ancora per molti anni.

Sparisce dal ddl sicurezza (anche) la norma sull'apologia di reato in rete

Non si può certo dire che l'incessante scrivere, riscrivere, aggiungere, togliere, rivedere, correggere i disegni di legge nel normale iter legislativo parlamentare non sia un segno di democrazia. Specie quando queste modifiche seguono, almeno per una volta, i suggerimenti e anche - perché no? - le proteste e prese di posizione che arrivano dal basso, in questo particolare frangente dal popolo della rete.

Mi riferisco al famigerato emendamento D'Alia, del quale ho già parlato più volte in queste pagine, meglio noto alle cronache internettiane come legge contro l'apologia di reato in rete, quel provvedimento che in sostanza trasformava gli isp in censori e il ministro dell'Interno in mandante dell'oscuramente di un sito o di un blog in cui si sospettava che si consumasse tale pratica illecita. Tra l'altro va segnalato che l'emendamento per togliere dall'intero pacchetto questa norma è stato presentato da due esponenti della stessa maggioranza di governo.

Ovviamente notizie come questa non possono che far piacere, anche perché potrebbero rappresentare un primo timido segnale di un lento ma progressivo sotterramento dell'ascia di guerra tra legislatori e popolo della rete, nell'ottica di un superamento delle barriere socio-culturali che da sempre dividono le due categorie. Certo, sarebbe bello se sulla scia di questa decisione, che denota indubbiamente un barlume di buon senso raro a vedersi in questi tempi, venisse pure cassata definitivamente la proposta di legge dell'on. Carlucci. Ma forse è meglio non correre troppo.

Un passo alla volta.

martedì 28 aprile 2009

Stand By Me (all around the world)

Ovvero, cosa si può fare con un computer portatile e alcuni microfoni...



(via gizmodo)

Aumenti di stipendio


Vi dice qualcosa il nome di questo amministratore delegato Telecom, che ha visto il suo stipendio passare da 844.000 euro nel 2007 a 976.000 nel 2008? No? Beh, a suo tempo ne parlai qui.

(via .mau.)

Virus e paura





Ieri, causa problemi alla linea adsl, fortunatamente risolti in serata, sono rimasto offline per tutto il pomeriggio. Verso le 21,30, al ripristino della linea da parte di Telecom, ho dato un'occhiata alle prime pegine dei maggiori quotidiani online e mi sono accorto che l'argomento principe, come d'altra parte era logico aspettarsi, era l'aggravarsi della situazione sul fronte della diffusione dell'influenza dei suini.

Tuttavia, dalle immagini che vedete qui sopra, che ho raccolto da alcuni dei maggiori quotidiani online, non sembra che i media in generale siano incanalati verso un approccio razionale ed equilibrato alla situazione. Ovviamente non dico che si debba nascondere la gravità di quanto sta succedendo, questo mai, ma, probabilmente, un approccio più "tranquillo" alla vicenda potrebbe fare la differenza tra una eventuale diffusione ingiustificata del panico anziché no.

E mi pare che questo aspetto sia stato colto molto bene dal professor Veronesi, che in un bellissimo articolo pubblicato ieri da Repubblica, del quale vi riporto qui sotto un breve estratto, ha sottolineato proprio questo aspetto della vicenda.

Questo "sistema di salvataggio" rischia di incepparsi, però, se la popolazione non segue razionalmente le raccomandazioni di comportamento, perdendosi nelle sue ansie. E qui arriviamo al secondo pericolo. Tutti capiamo bene che i media per loro natura sono alla ricerca della notizia e vivono sull'onda emotiva che questa inevitabilmente scatena. Nel caso però di un allarme di malattia, l'emotività può creare fragilità nelle strutture sanitarie e indurle ad adottare misure sproporzionate, con l'obiettivo di debellare più la paura che il virus. Ad esempio per l'influenza aviaria son stati investiti milioni di euro in farmaci che non sono mai stati utilizzati. Era forte la pressione della popolazione spaventata e a questa forza certo hanno contribuito le immagini di migliaia di polli arsi vivi che rimbalzavano da una tv all'altra. Ho vissuto in prima persona, quando ero ministro della Sanità, l'odissea dell'encefalite bovina da prione (mucca pazza) che mise il mio ministero e l'intero Paese in serie difficoltà. L'impegno maggiore per noi fu di controllare e bonificare gli allevamenti bovini, ma lo sforzo più duro fu quello di rassicurare gli italiani, sapendo che il rischio di ammalarsi risultò per loro inferiore a quello di aspirare una boccata di fumo di sigaretta o percorrere 700 metri in auto.

Insomma, allo stato attuale, del virus da noi non c'è traccia. Se andiamo avanti così, invece, il panico non tarderà ad arrivare.

lunedì 27 aprile 2009

Repubblichini e partigiani

Sono perfettamente conscio che al momento ci sarebbero cose più urgenti a cui dedicare un post, ma volevo brevemente fare un paio di riflessioni, possibilmente senza polemiche, sulla proposta di legge (qui in pdf) presentata dal parlamentare Lucio Barani, Pdl. Un disegno di legge che prevede la costituzione di un nuovo ordine onorifico, l'Ordine del Tricolore, e l'assegnazione del titolo di Cavaliere agli appartenenti alle forze armate italiane di ogni tipo che hanno combattuto nel periodo '40-'45. Onorificenza che di fatto, così prevede il disegno, sarebbe insignita, tra gli altri, sia ai partigiani che ai repubblichini, istituendo di fatto una sorta di equiparazione storica tra le due categorie.

Una progetto che, come spiega lo stesso relatore, si appoggia e cerca di trovare giustificazione nel clima di pacificazione ormai raggiunto dopo che sono trascorsi oltre 60 anni dai fatti.

Ora, per inquadrare bene la questione occorrerebbe una conoscenza storica piuttosto approfondita di quello che avvenne in quel periodo, cosa di cui io non sono in possesso e che, qualora anche fosse, non potrei certo esporre nello spazio di un post. Sintetizzando brutalmente, a beneficio anche di chi magari non ha ben chiaro di cosa si sta parlando, per partigiani si intendono i gruppi armati irregolari che durante la seconda guerra mondiale combatterono per la Liberazione dell'Italia dal nazifascismo. Col termine "repubblichini", invece, si intendono gli appartenenti alla famosa Repubblica Sociale Italiana, o Repubblica di Salò, lo stato fondato da Mussolini nel '43 e terminato di fatto con l'impiccagione dello stesso fondatore, assieme ad altri esponenti del Partito Fascista, a piazzale Loreto, a Milano, nell'aprile del '45.

Perché la proposta del parlamentare del Pdl ha creato piuttosto rumore, assieme alle ire di Franceschini? Perché gli appartenenti a questo stato, i famosi repubblichini di cui tanto si parla in questi giorni, di fatto appoggiarono Hitler, il nazismo, la sua politica, le sue idee, contribuendo materialmente pure alla deportazione degli ebrei che si trovavano nel nostro territorio verso le camere a gas in Polonia e in Germania, e ingaggiando spesso aspri conflitti con gli stessi alleati americani durante la loro avanzata verso il nord Italia.

L'instaurazione della Repubblica Sociale Italiana sotto diretta tutela della Germania fu l'inizio della caccia all'ebreo anche in territorio italiano, cui contribuirono attivamente gli apparati della Repubblica Sociale. Secondo Liliana Picciotto Fargion, risulta che del totale degli ebrei italiani deportati, il 35,49% venne catturato da funzionari o militari italiani della Repubblica Sociale Italiana, il 4,44% da tedeschi ed italiani insieme e il 35,49% solo da tedeschi (il dato è ignoto per il 32,99% degli arrestati).

Fra le retate completamente organizzate ed eseguite da italiani della RSI assume particolare rilievo il rastrellamento di Venezia del 5-6 dicembre 1943: 150 ebrei furono arrestati in una sola notte. La stessa triste vicenda del rastrellamento e della deportazione degli ebrei romani (effettuata dai tedeschi sotto il comando di Herbert Kappler) vide l'attiva collaborazione delle autorità della Repubblica Sociale Italiana, in primis nella persona del capo dell'Ufficio Razza presso la Questura di Roma, Gennaro Cappa. (fonte)

Ci sono stati storicamente diversi tentativi di giustificare gli italiani che aderirono alla RSI, tutti - questi tentativi - principalmente facenti capo alla sostanziale buona fede della maggioranza degli stessi repubblichini. Concetto questo richiamato più volte, durante le celebrazioni di sabato, sia da Napolitano che da Berlusconi. Ora, per correttezza, va precisato che anche l'operato del movimento dei partigiani, come è noto, non è stato esente da errori e da macchie (chi ha letto ad esempio "Il sangue dei vinti" lo sa), ma è indubbio che questi, pur con tutti gli errori che hanno commesso, hanno combattuto dalla parte giusta, come è usanza dire, mentre i repubblichini per converso no.

Ecco, più o meno in questo quadro si inserisce la proposta di legge presentata dall'on. Barani - da segnalare che mentre scrivevo questo articolo è apparsa la notizia che Berlusconi provvederà a farla ritirare -, quella che ha dato il via alle polemiche e alle prese di posizione del segretario del Pd, Franceschini. Prese di posizione che mi trovano d'accordo. E' vero, sono passati tanti anni dai fatti, ma questi rimangono, non si possono cancellare con una legge che sostanzialmente è come se volesse mettere una pietra sopra a tutto in perfetto stile chi s'è visto s'è visto.

Pur facendo salva la famosa buona fede di buona parte di quelli che aderirono alla RSI, infatti, non si può comunque passare sopra a quello che è successo. Non si dice sempre che la storia ha poca memoria, e che questa memoria serve a evitare che gli errori del passato si ripetano nel presente? Se prendiamo per buono questo assunto, e non vedo sinceramente il motivo per non farlo, direi che l'equiparazione per legge tra repubblichini e partigiani è meglio lasciarla nel cassetto ancora per molti anni.

domenica 26 aprile 2009

Bistecchiere e fotocamere


Questa chicca me l'ha segnalata un mio caro amico (grazie Stefano) via e-mail. Finché non modificano la pagina, la fantastica offerta è qui. :-)

Earth Day 2009


Il 22 aprile scorso si è festeggiato, come avviene ormai da una quarantina d'anni, l'Eearth Day 2009, una giornata mondiale di festa organizzata e promossa dalle Nazioni Unite, che ha la sua centralità e ragione d'essere nella sensibilizzazione alla protezione dell'ambiente e salvaguardia del pianeta.

The Big Picture, dal quale ho tratto la foto qui sopra, ha dedicato all'evento una bellissima galleria di fotografie in alta risoluzione, ognuna delle quali racconta un aspetto particolare o fa riferimento a una tematica specifica della Terra o dell'ambiente.

Buona domenica e buona visione.

sabato 25 aprile 2009

Come si fa a spiegare la rete?



Vi è mai capitato di dover spiegare cos'è la rete a vostra nonna? Io penso che la maggior parte delle persone che ci hanno provato si sia arresa molto presto e abbia rinunciato (io non riesco a spiegarlo ai miei genitori...).

L'on. Carlucci, nell'incontro organizzato da altroconsumo.it il 23 aprile scorso alla Camera dei Deputati, incontro in cui si parlava anche del famoso decreto D'Alia, ha rivolto l'augurio che avete sentito qui sopra ad Alessandro Gilioli, blogger e giornalista de L'Espresso.

Nella stessa conferenza, se volete sorbirvela tutta è qui, sempre l'on Carlucci ha dichiarato di passare la maggior parte del suo tempo alla Polizia Postale a caccia di chi parla male di lei in rete (quindi regolatevi negli eventuali commenti).

Ecco, di fronte a una persona che ha verso internet questo tipo di approccio, come si fa a spiegarle cos'è? Come si fa a intavolare un dibattito serio e costruttivo, che sia possibilmente scevro da pregiudizi e idee precostituite? E' ovviamente impossibile.

In questi giorni - la stampa purtroppo non ne parla granché - si stanno prendendo in sede legislativa importanti decisioni per quel che riguarda gli assetti e gli sviluppi futuri della rete. Ecco, se lassù, come molti affermano, c'è qualcuno che ci guarda, speriamo che in questo particolare frangente butti un occhio da questa parte.

Notizie in pillole (19)

Sbarchi e linea dura. Lo so, mi ripeto, ma non posso fare a meno di segnalare, come ho fatto altre volte, i dati del Viminale sugli sbarchi dei clandestini nel nostro paese. Secondo Repubblica, i dati aggiornati al 22 aprile dicono che gli arrivi sono stati oltre 6.000, esattamente il doppio rispetto al medesimo periodo dell'anno precedente. Il quale anno, ha visto complessivamente gli sbarchi raddoppiare rispetto a quello ancora precedente. Continua insomma il trend positivo.


Querela per diffamazione via Facebook. In italia dovrebbe essere il primo caso, almeno così dice il Corriere. Un imprenditore ha denunciato per diffamazione un ex collaboratore che lo avrebbe più volte apostrofato "bastardo" sul celebre social network. In linea di principio mi trovo d'accordo con l'imprenditore, se non altro perché le cose si dicono in faccia.


Sagrestani e svastiche. Un arzillo sagrestano, che presta servizio in una parrocchia di Vigevano, ha pensato bene, magari per adeguarsi al clima delle celebrazioni del 25 aprile, di accogliere i fedeli con una svastica in bella mostra sul braccio. Alle rimostranze dei parrocchiani indignati pare che si sia appellato alla libertà di pensiero e al fatto che è di destra. Vabbè, se la mette così direi che lo possiamo anche compatire scusare.


Potenza della noia. Terminato da tempo, per fortuna, il periodo dei lanci dei sassi dai cavalcavia delle autostrade, pare adesso che stia prendendo piede una nuova moda, ovviamente anche questa provocata dalla noia dei nostri giovani che non sanno più cosa inventare per fare notte: il lancio dei sedili dai treni in corsa. Parecchi episodi sarebbero stati denunciati in particolare dalla Polfer di Alessandria. La stupidità umana abbraccia così nuove e impensabili frontiere.


Sfondi (di XP). Avete presente l'immagine della dolce collinetta verde sotto il cielo azzurro che è lo sfondo di default che compare dopo una reinstallazione di Xp? Beh, esiste per davvero e si trova in California.


Liberazione. Oggi è il 25 aprile, festa della liberazione. Ce l'hanno ormai menata talmente tanto, principalmente con un mare di polemiche inutili e pretestuose, che probabilmente si ricorda anche chi non gliene è mai fregato niente. In ogni caso, anche se è un giorno festivo, io lavoro, quindi per me sostanzialmente non cambia niente. Comunque sia, buon 25 aprile a tutti. E senza polemiche.

venerdì 24 aprile 2009

Andiamo verso l'estate?

Questa mattina ero in giro a Rimini per lavoro, e bazzicavo nella zona del lungomare, nel versante verso Riccione. C'era un discreto movimento: pullman, scolaresche in gita, i primi (coraggiosi) turisti stranieri in giro per negozi (quelli già aperti, ovviamente). Insomma, i primi segnali, i primi movimenti tipici di inizio della stagione estiva c'erano tutti, ma mancava una cosa fondamentale: una temperatura non dico calda, ancora non è esattamente periodo, ma almeno gradevole.

Niente da fare: tutti in giro con giacchettoni invernali e tenuta non propriamente estiva. Eh già, perché la temperatura di questa mattina non era esattamente quella che ci dovrebbe essere, se non ricordo male, a fine aprile, come potete vedere qui sotto (fonte: eurometeo.com)


Ora, un turista, tedesco, francese, inglese, oppure italiano, perché no, probabilmente mette in conto che venire a farsi il weekend a Rimini in questo periodo può comportare qualche sorpresa a livello meteorologico, però penso immagini tutto al più di incappare in una giornata di pioggia (non è mancata neppure quella in questi ultimi giorni), non in una giornata freddina come è effettivamente quella odierna.

E infatti mi è parso di vedere che i musi, e in generale le espressioni, dei passanti non fossero granché. Vabbè, speriamo nei prossimi giorni.

Non so come mai, ma oggi mi andava anche di parlare del tempo.

Volete una Milano più vecchia?

E' questa l'impressione che ho avuto dopo aver letto quanto è stato deliberato l'altro ieri dalla giunta regionale lombarda. Che poi, essendo un provvedimento a carattere regionale, dovrebbe valere appunto per tutta la Lombardia e non solo per Milano.

Non sono comunque necessarie grosse spiegazioni, basta citare pari pari quello che prevede il nuovo regolamento.

Da ora in poi, per esempio, si potrà mangiare il trancio di pizza, la brioche o il cono gelato solo dentro locale e non più in strada.
[...]
Inoltre, questi esercizi dovranno chiudere rigorosamente all’una di notte (la richiesta iniziale del Carroccio era stata addirittura a mezzanotte).
[...]
Pena il pagamento di una sanzione da 516 a 3.098 euro, che nel caso di recidiva comprende anche la sospensione della licenza per tre mesi. Multa che scende da un minimo di 154 euro a un massimo di 1.032 euro per chi non rispetterà solo i nuovi limiti orari.

Non mi sembra necessario, come dicevo prima, fare dei grossi commenti a quanto accaduto: alla Lega stanno evidentemente sulle scatole i kebab, ma non potendo ovviamente fare una legge che vieti esplicitamente a questi esercizi di operare, allarga il raggio di azione a tutte le altre categorie. Si sa, una porcata spalmata su più soggetti è più giustificabile agli occhi dell'opinione pubblica.

Ora, siccome il provvedimento vale anche per le gelaterie, mi immagino già, che ne so, l'allegra coppia di vecchietti che per combattere un po' la calura estiva serale, tipica delle grandi metropoli, scende alla gelateria all'angolo per gustarsi un paio di coni. Arriva e trova la gelateria piena di gente accalcata all'interno, intenta a darsi gomitate. Perché? Ma perché la nuova legge obbliga a consumare il prodotto (il gelato in questo caso) all'interno dell'esercizio. Si sa com'è, per la sicurezza e l'incolumità di tutti è vietato creare assembramenti all'esterno, non si sa mai, coi tempi che corrono...

Una allegra e spensierata coppia di giovani fidanzati decide, dopo aver assistito il sabato sera a una seconda visione, di chiudere la serata con due pizze al taglio e una birra. Il problema è che è passata l'una di notte e in tutta la Lombardia non si trova più un esercizio aperto. Che si fa? Beh, ognuno a casa sua e tanti saluti.

Scusate, ma è possibile che sull'altare delle pretese della Lega si debbano sacrificare cose come il piacere di scambiare due chiacchiere fuori da un locale con gli amici? Cosa guadagna in questo modo la gente di Milano? Più sicurezza? Più senso dello stato? O forse più isolamento, più chiusura e... più vecchiaia?

Penso, inoltre, che sia superfluo sottolineare che questa legge è stata voluta da un partito che si chiama popolo della libertà.

giovedì 23 aprile 2009

Caso Pirate Bay, e se anche il giudice fosse un pirata?

Ricordate, appena qualche giorno fa, la vicenda della condanna a un anno di galera e risarcimenti vari di 4 responsabili del portale Pirate Bay? Bene, secondo The Register, una radio svedese avrebbe scoperto che uno dei giudici che hanno emesso la sentenza appartiene a un'associazione svedese per la tutela del copyright.

Si profila quindi un palese conflitto di interessi sul quale stanno cercando di fare leva gli avvocati del portale per ottenere l'annullamento del processo e un nuovo rifacimento.

Vedremo gli sviluppi. Per la cronaca, vale comunque la pena segnalare che la sentenza emessa qualche giorno fa è di primo grado, e per le successive pare che gli avvocati siano molto agguerriti.

Volete generare pure i cartelloni per il PD?


Ricordate l'iniziativa di Paul the wine guy di generare online cartelloni per L'UDC di Casini? Bene, ne è partita una seconda: generare cartelloni per il Partito Democratico.

Sicurezza sul lavoro, alla modifica dell'articolo 10-bis ci mette un alt anche Napolitano

E pensare che qualcuno, anche recentemente, lo aveva accusato di dormire o di firmare con troppa disinvoltura, avallandole, leggi magari anche discutibili. Beh, almeno per questa volta non è stato così, segno che in fondo in fondo, quando serve, bene o male lui c'è.

Mi riferisco ovviamente al presidente Napolitano, il quale, ieri, dopo la lettera inviatagli dai familiari delle vittime della tragedia alla TyussenKrupp, e dopo che la tentata porcata è diventata di dominio pubblico, ha preso pubblicamente posizione invitando il ministro Sacconi a rivedere la modifica dell'ormai famoso 10-bis.

Si tratta, ne avevo già parlato qui, della modifica dell'articolo del Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro che di fatto avrebbe fortemente ridimensionato le responsabilità dei manager e dei dirigenti di azienda, spostandole verso i piani bassi delle gerarchie aziendali, in caso di infortuni o incidenti sul lavoro.

«Conosco la questione che ho seguito anche prima. Anche prima c'era la preoccupazione per quella norma e l'avevamo espressa subito. In ogni caso prendo atto che questa mattina il ministro Sacconi si è dichiarato pronto a riscrivere la norma per evitare interpretazioni che non sono state volute e che sarebbero pesanti anche agli effetti del processo Thyssen. Siamo in attesa di vedere questa nuova scrittura della norma» (fonte)

Si prospetta quindi una felice conclusione della vicenda, anche se, come ormai siamo abituati, pare che secondo il ministro siamo noi che ovviamente abbiamo capito male. Scrive infatti il Corriere nel medesimo articolo:

Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, in merito alle polemiche sull'articolo contestato - inizialmente per una mobilitazione di Fiom-Cgil - aveva detto che di fronte a incertezze interpretative «siamo pronti, tranquillamente, a riscrivere quel testo perché ne sia chiara la finalità, rispetto ad interpretazioni capziose e malevoli».

Eccolo lì, come al solito la colpa di tutto è di quei "malevoli" che si sono permessi di vedere nella modifica proposta dal governo un secondo fine che assolutamente non c'era.

Gli avvocati della Fiom-Cgil prendano nota.

mercoledì 22 aprile 2009

Sarebbero 100 anche per Montanelli

Stavo quasi per dimenticarmi. Per una personalità come la Montalcini, che a quota 100 è arrivata, ce n'è un'altra che a questo traguardo non è invece riuscita ad arrivare, purtroppo, e della quale ci sarebbe invece terribilmente bisogno.

Auguri professoressa Montalcini

Vengono fuori piano piano i nomi, e soprattutto le facce, dei candidati alle imminenti europee. Per alcuni di questi è addirittura prevista, vista la lunga esperienza politica, un corso per imparare l'abc della materia, i cui insegnanti sono Frattini e Mauro. Berlusconi dovrebbe fare il preside.

Le potenziali eurodeputate [per il Pdl, nda]. Alla lezione ha assistito Eleonora Gaggioli che ha recitato nella terza edizione della fiction Elisa di Rivombrosa. C'era anche Camilla Ferranti, nota alle cronache soprattutto per aver interpretato una parte in Incantesimo, decima edizione. Poi Angela Sozio, pugliese classe 1973, la rossa partecipante alla terza edizione del Grande Fratello. E Barbara Matera, nel 2000 giovane concorrente dell'edizione pugliese di Miss Italia, poi annunciatrice per RaiUno dal 2003 al 2007 e attrice in alcune fiction.

Ecco, davanti a queste cose, che uno non sa neppure bene come definire, penso che la cosa migliore sia ricordarsi quali sono i veri motivi per cui l'Italia, per quel poco che rimane, può ancora guardare il resto del mondo a testa alta.

Dal 25 aprile alle nomine Rai, ovvero come parlare di nulla

Alla fine il premier ha sciolto le riserve: parteciperà alle celebrazioni del 25 aprile, anche se, almeno al momento in cui scrivo, non ha ancora deciso dove. Ma questo non è importante, o almeno è di una importanza relativa, quello che conta è che la domanda che nella mattinata di ieri ha angustiato i direttori di quasi tutti i quotidiani ha avuto risposta.

Eh già, perché più o meno velatamente, tutti, ieri, si sono chiesti cosa avrebbe fatto Berlusconi il 25 aprile. Una domanda, capite bene anche voi, che certamente angustiava anche non pochi appartenenti al popolo italiano. Le ipotesi erano le più diverse: c'era chi prevedeva che avrebbe ignorato la ricorrenza, chi ventilava l'ipotesi di una sua partecipazione alla manifestazione organizzata dall'associazione partigiani a Milano, chi ipotizzava una celebrazione del 25 aprile a Onna, il paesino abruzzese maggiormente colpito e devastato dal sisma. Vedremo; anche se, a me come penso a molti altri, della cosa frega ben poco.

Tra l'altro, a margine, è interessante notare come l'approssimarsi del 25 aprile dia origine ogni santo anno al patetico strascico di polemiche sulla resistenza, i partigiani, l'anticomunismo, l'antifascismo, ecc... Giusto ieri mattina, ad esempio, mi sono ascoltato per intero, mentre ero in giro per lavoro, una trasmissione su Radio24 interamente dedicata al tema del 25 aprile. Moderatore Giuliano Ferrara. Lo so, probabilmente sono votato alla sofferenza.

Ora, è possibile ogni anno fare polemiche sul 25 aprile? Non sarebbe meglio a questo punto abolirlo e buona notte?

Un'altra cosa, poi, che a me personalmente ha fatto molto ridere, è stata tutta la polemica dello scorso weekend sorta intorno alla questione delle nomine Rai fatte a casa di Berlusconi. Tutti scandalizzati, specialmente i giornali di sinistra, per il fatto che il premier abbia convocato a palazzo Grazioli un incontro in cui, pare, si sarebbe discusso anche di questo. E dispiace, purtroppo, vedere come anche molti giornali che appunto si richiamano a sinistra si siano prestati al gioco del dito e della luna. Ma veramente hanno voluto far credere che lo scandalo sia stato un incontro di questo genere a casa del premier? Perché, se l'avesse fatto a palazzo Chigi sarebbe cambiato qualcosa?

Lo scandalo, sempre che di scandalo ormai si possa ancora parlare, è che la politica controlli la Rai e ne nomini i vertici. E questo da sempre e in maniera assolutamente bipartisan. Chiunque governi, infatti, sia destra che sinistra, piazza regolarmente i propri uomini nei posti che contano. Questo sarebbe il concetto a cui i giornali avrebbero dovuto dare spazio, non il posto in cui lo si fa. Scusate, ma la Rai non è servizio pubblico? Bene, come tale dovrebbe essere pubblica, dei cittadini, a servizio dei cittadini, non della politica, cosa che presupporrebbe che sia anche organo di vigilanza verso la politica stessa. Dovrebbero essere la televisione e i giornali a controllare la politica, come del resto avviene in tutti i paesi democratici (nel vero senso della parola) del mondo.

Ve l'immaginate, per esempio, negli Stati Uniti i vertici della politica che nominano il direttore della CNN? Assurdo. Perché là sono la tv e i giornali che la controllano, e non viceversa. Da noi è il contrario e non ci sono grossi segnali che cambierà qualcosa nel prossimo futuro. Non so quanti di voi ricordino, giusto per tornare un po' indietro nel tempo, le dichiarazioni di Romano Prodi che nel 1997 (era presidente del consiglio) auspicava la privatizzazione della Rai. Quanti anni sono passati da allora? E' successo qualcosa? No, e non succederà mai, perché la Rai serve alla politica, di qualunque colore essa sia. Ecco perché non c'è speranza che venga privatizzata e tolta, almeno in parte, dal controllo dello stato e quindi dei partiti.

Ed ecco perché non ha senso, caro Franceschini e compagnia bella, scandalizzarsi perché le nomine vengono fatte a casa del premier.

martedì 21 aprile 2009

Cercare i torrent con Google

A segnalarlo è Google Blogoscoped, dove risalta tra l'altro un vistoso "unofficial".

Come sapete, il motore di ricerca Google è personalizzabile. Beh, qualcuno ha pensato di personalizzarlo per i torrent.

C'è qualche problema con "Shooting Silvio"?

Prima che la vicenda balzasse agli onori della cronaca non sapevo né che tipo di film fosse Shooting Silvio, né di cosa parlasse e neppure chi ne fosse il regista. Adesso apprendo da Repubblica che si tratta di un film che racconta la storia di uno scrittore che medita di uccidere Berlusconi (è incredibile come a certa gente possano venire simili idee).

Il film è andato in onda in prima visione su Sky lunedì 13, ed erano successivamente previste altre repliche. Delle repliche non si è però saputo più niente. Sparite. Guarda a caso, però, il giorno dopo la prima si è levata forte la protesta del Pdl, secondo cui il film rappresenterebbe un incitamento alla violenza e un implicito incitamento pure contro Silvio.

Ora, uno potrebbe fare 2 + 2 e collegare, come ha fatto del resto pure Vicenzo Vita del Pd, la sparizione delle repliche con la protesta dei pidiellini; il che, francamente, mi sembra un'ipotesi un po' azzardata. Poi però mi viene in mente la vicenda della Bianchetti a Domenica In, di Vauro ad Annozero e altre cosette recenti, ed ecco che l'ipotesi azzardata diventa quasi una certezza.

Il governo vuole salvare i manager della ThyssenKrupp?

Non so se, come scrive l'Unità, che come sapete spesso e volentieri spinge un po' troppo, ci troviamo davanti a una versione apparentemente riveduta e corretta (anche se sostanzialmente uguale) del mitico lodo Alfano. Fatto sta che le preoccupazioni manifestate ieri da due avvocati della Fiom-Cgil, Elena Poli e Sergio Bonetto, mi sembrano tutt'altro che prive di fondamento.

In sostanza, se non ho capito male, nel decreto legge varato il 9 aprile scorso ci sarebbe una norma, già soprannominata "salva-manager", che in caso di infortunio, incidente o disastro sul lavoro, sposterebbe la responsabilità ai gradini più bassi delle gerarchie aziendali, se così si può dire. In pratica, non sarebbero più considerati responsabili i manager o i dirigenti d'azienda, ma gli stessi operai. Scrive ad esempio La Stampa:

La nuova formulazione dell’art. 10 bis «prevede infatti che la responsabilità del datore di lavoro - hanno spiegato Elena Poli e Sergio Bonetto, avvocati del foro di Torino - sia subordinata ad alcune condizioni tra le quali spicca quella di cui alla lettera ’d’, in base alla quale la responsabilità è esclusa se l’evento sia imputabile a preposti, medico competente, progettisti, fabbricanti e soprattutto ai lavoratori, per violazione delle norme previste dal testo unico sulla sicurezza.

Ma il bello è che questa norma, inserita nel Testo Unico della sicurezza sul lavoro, pare sia addirittura retroattiva. Scrive l'Unità nell'articolo che ho linkato sopra:

«L'articolo 10-bis va a ribaltare il senso delle responsabilità in caso di incidente sul lavoro – spiega Bonetto - . Per rimanere alla Thyssen finora la responsabilità della mancanza degli estintori è di chi aveva in potere di comprarli, che aveva il budget per farlo e quindi i manager al massimo livello italiano e tedesco. Se passerà questa norma si farà il contrario: la responsabilità sarà al livello più basso, quello più vicino all'evento. Se passerà questa norma, per il rogo di Torino al massimo a pagare sarà il responsabile dello stabilimento. I top manager italiani e tedeschi sarebbero non imputabili». La norma ha infatti applicazione immediata. «Si tratta di norme penali e quindi migliorando le condizioni degli imputati sono valide per i processi in corso e hanno anche valore retroattivo», completa la spiegazione Elena Poli.

Il testo è attualmente al vaglio delle regioni, e già si moltiplicano gli appelli, anche diretti a Giorgio Napolitano, per impedire che tale norma entri definitivamente in vigore.

C'è da segnalare, a margine, che questa non è la prima volta che il governo cerca di far passare una norma o una legge che sollevi i grandi manager dalle loro responsabilità. Non so quanti di voi se lo ricordino - io molto bene, per queste cose ho ottima memoria - ma qualcosa di simile era accaduto a ottobre dello scorso anno, quando il governo cercò di far passare una norma, all'epoca inserita nel famoso (e famigerato) decreto Alitalia, che di fatto limitava fortemente le responsabilità penali dei manager in caso di fallimento dell'azienda. Scriveva all'epoca l'agenzia di stampa Asca: (il neretto è mio)

La disposizione, contenuta nel comma 13 bis dell'articolo 1 del decreto Alitalia, cosi' come approvato da Palazzo Madama, riguarda l'applicabilita' delle disposizioni penali della legge fallimentare. La novita' e' una limitazione all'applicabilita' delle sanzioni penali alla legge fallimentare che sono ridotte ai soli casi in cui si arriva al fallimento definitivo. In sostanza, se non c'e' un fallimento definitivo, perche' magari un'azienda viene in qualche modo salvata, nei confronti del manager che ha operato male non si puo' esercitare l'azione penale. Prima di questa norma i responsabili di reati fallimentari potevano andare a giudizio.

La norma, che all'epoca suscitò addirittura la minaccia di dimissioni di Tremonti ("O va via l'emendamento o va via il ministro dell'Economia"), è stata poi stralciata del testo definitivo nel successivo passaggio alla Camera. Vediamo adesso come andrà finire questo secondo tentativo. Comunque vada, una cosa salta subito all'occhio: a questo governo i manager stanno molto a cuore.

lunedì 20 aprile 2009

Negro di merda!

Bello questo titolo, vero? Un titolo che attira subito l'attenzione, che non passa inosservato. Oggi la cronaca ci ha deliziato con almeno due episodi riconducibili a questa frase. Uno riguarda i cori razzisti - il calcio in queste occasioni dà sempre il meglio di sé - rivolti ieri al calciatore dell'Inter Balotelli (tra l'altro giocatore italiano, di nome e di fatto). L'altro all'inizio del processo, forse qualcuno ricorderà, a carico dei due baristi di Milano che qualche mese fa uccisero a sprangate Abdul, reo di avere fregato un paio di biscotti.

Ecco, in entrambi i casi la frase ricorrente è stata appunto questa: "Negro di merda". Pronunciata sia dagli integerrimi rappresentanti della "Torino-bene" all'indirizzo del calciatore interista (foto), sia dai due baristi mentre uccidevano a sprangate Abdul.

Per carità, niente di grave, la Juve giocherà (pensate) una partita a porte chiuse, i due baristi si beccheranno alcuni anni di galera, e l'onta sarà così definitivamente lavata. Almeno fino alla prossima partita o al prossimo fattaccio di cronaca.

Poi ricomincerà di nuovo tutto da capo: nuove indignazioni, nuovi provvedimenti, nuovi processi. Con l'assoluta certezza, comunque, che gli imbecilli la faranno sempre da padroni.

Perché Obama assolve i responsabili delle torture?

Come sapete, io sono uno dei tanti che ha gioito per l'elezione di Obama, e che pensa - finora mi pare giustamente - che la sua salita alla Casa Bianca rappresenti una svolta non da poco nella storia americana.

Tuttavia questo non mi impedisce di evidenziare e, perché no, criticare gli aspetti del suo operato che non mi convincono. E uno di questi aspetti è la recente decisione di assolvere gli appartenenti alla Cia che nel recente passato, nella lotta di contrasto al terrorismo, hanno utilizzato la tortura come metodo per estorcere confessioni.

Scriveva il Corriere qualche giorno fa:

Barack Obama "assolve" gli agenti della Cia che hanno usato «in buona fede» maniere forti su detenuti usando tecniche di tortura come il waterboarding. Il presidente americano, in un comunicato che accompagna la pubblicazione di quattro memorandum dell'amministrazione Bush sui metodi di interrogatorio ammessi nella guerra al terrorismo, ha assicurato che gli agenti Cia non passeranno guai con la giustizia. «Pubblicando questi documenti intendiamo assicurare che gli agenti, che hanno agito in buona fede basandosi sul consiglio legale del Dipartimento della Giustizia, non saranno messi sotto inchiesta», ha detto Obama spiegando che questo è un momento di «riflessione», non di «vendetta».

Per carità, il tutto apparentemente non fa una piega. Ma a me il discorso sulla "buona fede", che si ricollega un po' ai famosi "eseguivano gli ordini" e compagnia bella, puzza un po' e rievoca strane assonanze, pur ovviamente coi dovuti distinguo, con quanto dicevano i nazisti che compivano gli eccidi.

Va bene, adesso Obama ha ribadito che la tortura è un capitolo chiuso e che non verrà più utilizzata in nessun modo, ma sulle responsabilità di quelli che sono ricorsi sistematicamente a questi metodi è giusto che venga messa una pietra sopra? Senza contare poi che accanto ai singoli, quelli cioè che materialmente si prestavano a mettere in atto tale pratica, ci sono le responsabilità di chi sta più in alto (Bush ad esempio non ha mai fatto mistero di approvare, se non addirittura incoraggiare, tali metodi).

E adesso? Scusate, ci siamo sbagliati, e chi s'è visto s'è visto? Mah...

Volete generare un cartellone per Casini?


Paul the wine guy ne ha inventata un'altra delle sue. Se volete contribuire con la vostra creatività potete farlo qui. :-)

(via mante)

(immagine di lavyrtuosa)

La bacchetta magica che scatena il terrore

Avete presente quei film, specialmente i thriller o gli horror, in cui c'è l'immancabile scena della protagonista che rimane attonita, ammutolita e paralizzata dal terrore (di solito sbianca pure) al manifestarsi di qualcosa di terribile? Bene, è capitato anche alla Bianchetti - ci si mette pure il cognome - nella puntata di Domenica In della scorsa settimana.

Ma la povera conduttrice, come si vede nel video qui sotto, non sbianca per aver visto un assassino o una scena raccapricciante (a meno che il mago Silvan non le abbia fatto questo effetto), ma per una battuta su Berlusconi.



Mamma mia, panico! Silvan ha fatto una battuta sul premier, gli autori (presumo) si sbracciano verso la conduttrice chiedendo di intervenire e lei che a gesti li tranquillizza come a dire: "Non vi preoccupate, sistemo tutto io." E poi via al pistolotto riparatore coi ringraziamenti e l'elogio alle istituzioni attive nelle zone terremotate. Ma cosa c'entra?

E poi, scusate, abbiamo un premier che praticamente deve la maggior parte della sua popolarità all'estero alle gag e alle barzellette (quello che da noi chiamano carisma) e una volta che ne è vittima lui succede il panico? Ah, già, non ci avevo pensato, in una televisione dove un vignettista viene censurato per un disegno è una cosa più che normale.

domenica 19 aprile 2009

Leggere tra le righe

Sto veramente cominciando a pensare cosa faremmo noi blogger se non ci fosse Berlusconi, anzi se non ci fossero le sue dichiarazioni da commentare. Probabilmente passeremmo il nostro tempo a parlare di cose serie. Che poi è un po' quello che dovrebbero fare anche i giornali, invece di fare da cassa di risonanza di ogni dichiarazione, specie quando questa appare spesso, come dire, un po' campata per aria. Ma questo abbiamo e questo prendiamo. Ecco quindi che, alle precedenti dichiarazioni sulla questione dei soldi necessari alla ricostruzione, ne sono seguite altre che spaziano dall'informazione a quello di cui dovrebbero occuparsi i magistrati, passando ovviamente attraverso validi suggerimenti su quali sono le cose veramente importanti e quali no.

Mi permetto quindi di fare qualche commento personale a quanto detto ieri dal premier in quel d'Abruzzo.

"Per favore non perdiamo tempo, cerchiamo di impiegarlo sulla ricostruzione e non dietro a cose che ormai sono accadute"

Mi rendo conto che in questo momento la priorità potrebbe sembrare quella della ricostruzione nei tempi più brevi possibili, e probabilmente lo è, ma non mi sembra che l'andare dietro a "cose che ormai sono accadute" sia una perdita di tempo. Perché magari, chissà, occuparsi anche di questo potrebbe servire a capire come mai le suddette cose sono andate così e in base a questo fare in modo che non accadano più. Non mi sembra un concetto molto difficile da capire.

"Se qualcuno è colpevole, le responsabilità emergeranno, ma per favore non riempiamo le pagine dei giornali di inchieste"

Ma no, e che diamine, ci sono tante cose di cui parlare: le zuffe all'interno del grande fratello, il surriscaldamento globale, la famiglia Buffon in vacanza a Portofino, l'ultimo tour di Tiziano Ferro; e poi, scusate, abbiamo il batterista dei Pooh che se ne va, mi sembra giusto indignarsi se i giornali non ci badano molto e danno la precedenza al resoconto puntuale delle inchieste che mirano a capire come mai un terremoto, per il quale in altre parti del mondo la gente non sarebbe neppure uscita di casa, da noi fa quasi 300 morti. Ecchecavolo... un po' di serietà questi giornali!

Senza contare il fatto che tra un po', qualora passasse la legge sulle intercettazioni ancora in discussione in Parlamento, cosa di cui ogni tanto è bene ricordarsi, di tutto ciò i giornali non potrebbero comunque occuparsi pena (inizialmente) la galera per i giornalisti e sanzioni per gli editori. Così, giusto per fare un po' di promemoria.

Quando ci sono questi eventi - insiste dall'Aquila il Cavaliere - c'è chi si rimbocca le maniche e chi invece si prodiga a ricercare responsabilità. Io sono diverso, non è nel mio dna. E poi, per indicare responsabilità ci devono essere prove consistenti"

Ma naturalmente. E infatti tra quelli che si rimboccano le maniche ci sono pure i magistrati, i quali, guarda un po', fanno di mestiere proprio questo: trovare prove, il più possibile consistenti, e accertare responsabilità. A meno che non si voglia utilizzare il classico colpo di spugna, cioè dire che ormai quello che è successo è successo, mettiamoci una pietra sopra e non pensiamoci più. Ma da quello che letto in giro e sentito nei tiggì, non mi pare che sia proprio questo che chiedono gli scampati al sisma.

"A me sembra inverosimile - continua il presidente del Consiglio - un costruttore che costruisce su una zona sismica e risparmia sul ferro e sul cemento può essere solo un pazzo o un delinquente. E comunque, conclude, se ci sono state responsabilità nei controlli non sono della mia parte politica, in quanto negli anni passati questa regione e questa provincia sono state amministrate dalla sinistra"

A dire la verità, se vogliamo essere pignoli, la regione Abruzzo è stata governata a rotazione un po' da tutti. La DC ha fatto la parte del leone (l'ha amministrata ininterrottamente dal 1970 al 1992), ma ci hanno poi messo le mani parecchi altri: Alleanza Nazionale, Partito Democratico, Partito Popolare Italiano e per ultimo il Pdl di Chiodi (fonte). Quindi, se responsabilità per omessi controlli e vigilanza ci sono state, e la magistratura è lì apposta per accertarlo, mi sembra difficile che qualcuno possa esserne esente. E in ogni caso, davanti a tragedie di questa portata mettersi lì a sindacare quale parte politica abbia più o meno responsabilità mi sembra perlomeno di cattivo gusto.

Interessante, e chiudo, il fatto poi che il premier pensi che un costruttore che in una zona sismica risparmia sul ferro e sul cemento sia un pazzo o un criminale, come se il nostro paese non abbondasse - purtroppo - di entrambe le categorie. Ma cos'è, casca dal pero o vuole veramente prenderci per fessi?

By this river

Siamo nel 1977, Brian Eno pubblica Before and after Science, all'interno del quale c'è questa bellissima e malinconica By this river (testo qui).

Da vedere e ascoltare con la visualizzazione a schermo intero.

Abbiate una buona domenica.

sabato 18 aprile 2009

Non ci sarà nessuna tassa per il sisma... o forse sì?

La settima visita del premier nelle terre terremotate non è certo passata inosservata, nonostante lui stesso, non più di qualche giorno fa, avesse invitato tutti a smetterla con le passerelle mediatiche (ah, dimenticavo, manca ancora il papa, dovrebbe arrivare il 28). Ovviamente molta carne al fuoco e molte dichiarazioni.

«Tre case su quattro saranno agibili in 30 giorni»
[...]
«lo Stato ricostruirà il 100% delle case che sono state distrutte o lesionate dal terremoto». «Se qualche cittadino poi volesse costruire per se stesso la casa altrove - ha aggiunto - lo Stato ricostruirà ovunque la sua casa distrutta ma farà anche di più: darà a quel cittadino un contributo tra il 33 e il 50% e la possibilità di coprire la restante parte con un mutuo trentennale»

Arriva quindi la delicata questione dei finanziamenti per la ricostruzione.

«I finanziamenti li abbiamo - ha detto il premier -. C'è la sicurezza che i soldi necessari ci sono e che non si trasformeranno in nuove tasse per i cittadini. Ho voluto io decidere, visto che la filosofia del governo è diminuire e non aumentare la tassazione»

Frasi rassicuranti, che stanno a indicare che non ci sarà un aggravio della pressione fiscale a carico dei cittadini per far fronte alla ricostruzione. Probabilmente il tutto anche per tranquillizzare quei 20 o 30 italiani che dichiarano più di 130.000 € sui quali era inizialmente prevista una tassazione aggiuntiva speciale che variava dal 2 al 4%. Insomma, ancora una volta i ricchi possono stare tranquilli. E d'altra parte, e Berlusconi lo sa bene, il famoso motto "non metteremo mai le mani nelle tasche degli italiani" è stato uno dei (tanti) leit-movie della campagna elettorale.

Ma c'è un problema, e non di poco conto: in cassa non c'è un soldo. E non lo dico io, ma lo dice Tremonti in alcune dichiarazioni riportate da Repubblica non alcuni mesi fa, ma due giorni fa. Ecco alcune delle parole di Tremonti contenute nell'articolo dal titolo che è tutto un programma: "Non ci sono soldi, bisogna agire sul fisco."

«Le risorse non sono sufficienti»: parola di Giulio Tremonti, ministro dell' Economia, che ieri ha passato più di due ore a Palazzo Grazioli a ragionare insieme al premier, Silvio Berlusconi, e al responsabile della Protezione civile, Guido Bertolaso, subito dopo un vertice politico con la Lega. La ricostruzione delle aree abruzzesi colpite dal terremoto costerà tantissimo, diversi miliardi, e i risultati dovranno arrivare entro la fine della legislatura, cioè entro il 2013.
[...]
Questa è una partita complicatissima per Tremonti e Berlusconi, nella quale non valgono le regole tradizionali perché c' è una crisi mondiale che riduce gli spazi di manovra. E i due non sono in totale sintonia, soprattutto sull' opportunità di agire sul fronte fiscale. Ieri, implacabili, a ricordare le difficoltà sono arrivati gli ultimi dati della Banca d' Italia: debito pubblico a livello record (oltre quota 1.708 miliardi di euro) e entrate tributarie in caduta libera (-7,2 per cento) nei primi due mesi di quest' anno. Numeri gelidi, dalla recessione. Eppure bisogna trovare i soldi. (fonte)

Tiriamo le somme: Tremonti, forse quello coi piedi più per terra, dice che non c'è una lira e che per finanziare la ricostruzione l'unica soluzione sono le tasse. Berlusconi, quello più avvezzo ai proclami, dice che non ce n'è bisogno. In mezzo ci sono loro, i terremotati, ai quali, probabilmente, di tutto ciò frega ben poco.

Lo spam di Brunetta


Come vedete dall'immagine qui sopra, ho ricevuto un'e-mail da Renato Brunetta, anzi dal suo staff, o presunto tale. E pare che non l'abbia ricevuta solo io, ma sia stata spammata praticamente mezza internet.

Non so cosa ci sia dietro, né ho voglia di saperlo. Secondo Minotti il mittente spammatore sarebbe un certo ServerStudio s.r.l., che dovrebbe essere lo stesso che cura anche il suo blog.

Beh, che dire? Se anche i politici, o chi per loro, si mettono a spammare...

Notizie in pillole (17)

Era da un po' di tempo che non pubblicavo più qualche pillola - le ultime risalgono al 17 gennaio scorso -, e visto che negli ultimi due o tre giorni sono successe molte cose sulle quali mi sarebbe piaciuto (ma non ho avuto il tempo) sviluppare un articolo, ve ne elenco qualcuna qui di seguito, in maniera molto sintetica.


Di chi sono le foto che mettiamo su Facebook? Come molti di voi sapranno già, il celebre social network ideato e fondato da Marck Zuckerberg ha sempre avuto un rapporto molto travagliato con tutto ciò che riguarda la privacy. Ieri, un altro interessante aspetto in merito è stato messo in luce da Punto Informatico, e riguarda la gestione delle fotografie che gli utenti caricano sul portale. Secondo Guido Scorza, autore dell'articolo, all'atto dell'upload le immagini vengono caricate su server diversi da quelli su cui gira il portale. Ad esse viene quindi assegnato un indirizzo ip esclusivo che le rende raggiungibili, conoscendone l'url esatto, anche senza passare dal portale. Una cosa che mette un po' i brividi. Dettagli qui.


Nessuno vuole il mercantile con gli immigrati. Non siamo ancora all'incidente diplomatico, ma quasi. Italia e Malta sono infatti ai ferri corti perché nessuno vuole accogliere la nave portacontainer turca che ha caricato a bordo gli immigrati clandestini incrociati su un paio di barconi in acque di competenza maltese. Alla base di tutto ci sarebbero diverse interpretazioni degli accordi internazionali in materia. Maroni, comunque, non ne vuole sapere. Si prospetta la replica della vicenda della nave tedesca Cap Anamur, che nel 2004 - sulla vicenda indagò pure la Corte Europea dei Diritti Umani - rimase in mare aperto per quasi tre settimane.


Pirate Bay condannata. Quattro responsabili di Pirate Bay, uno dei maggiori portali di indicizzazione e scambio files in rete, sono stati condannati a un anno di galera e quasi 3 milioni di euro di indennizzo ad alcune major discografiche e cinematografiche. Le quali ovviamente gongolano, anche perché non hanno capito che si tratta di una vittoria di Pirro.


Le motivazioni di Genchi. Qualche giorno fa, ricorderete, il tribunale del riesame di Roma ha dichiarato illegittimo il sequestro da parte del Ros dei computer di Genchi, quelli che conterrebbero il fantomatico archivio. Lo stesso Genchi ha riportato ieri, nelle sue pagine su Facebook, quanto scritto da Travaglio in proposito:

Gioacchino Genchi, additato dal Copasir, da politici di destra e sinistra e dalla stampa al seguito come un mostro che spia tutto e tutti e dunque «merita l’arresto» (Gasparri), «ha agito correttamente» senza violare alcuna legge. Lo scrive il Riesame di Roma, presieduto da Francesco Taurisano, nelle motivazioni all’annullamento dei sequestri dei computer di Genchi, disposti dai procuratori Toro e Rossi ed eseguiti dal Ros. Di più: i giudici demoliscono pure le fantasiose accuse mosse a suo carico (abuso d’ufficio, accesso abusivo a sistema informatico, violazione dell’immunità parlamentare e del segreto di Stato). Genchi «non ha violato le guarentigie dei parlamentari interessati all’acquisizione dei tabulati» (Mastella & C.): «agiva di volta in volta in forza del decreto autorizzatorio del pm De Magistris, comunicandogli ogni...coinvolgimento di membri del Parlamento intestatari delle utenze». L’accesso all’anagrafe dell’Agenzia delle Entrate «non ha arrecato nocumento» ad alcuno. Quanto ai tabulati di uomini dei servizi segreti, «non è dato comprendere il nocumento per la sicurezza dello Stato», ma soprattutto «il tribunale non rinviene la norma di legge» che vieterebbe di acquisire i tabulati di uno 007: «Genchi agì nell’esercizio delle sue funzioni di ausiliario del pm De Magistris». Domandina: quando tre pm di Salerno perquisirono la Procura di Catanzaro e il Riesame diede loro ragione, il Csm li cacciò su due piedi. Ora che due pm di Roma han perquisito Genchi e il Riesame ha dato loro torto, cosa pensa di fare il Csm? Per coerenza, non potrà che promuoverli.



Le proprietà immobiliari del Vaticano in Francia. Alla fine si è arreso pure Le Parisien, la testata francese che ha condotto un'inchiesta sulle proprietà immobiliari del Vaticano in Francia. Ha scoperto parecchie cosette, come appartamenti di lusso affittati a prezzi di favore a importanti personalità della società (ministri, ecc...), e poi immobili d'impresa, hotel, speculazioni immobiliari in corso per svariati milioni di euro e altre cose, ma riuscire a venire a capo di tutto è stato impossibile. Spettacolari le parole del segretario aggiunto della conferenza episcopale francese: "Basta fantasie, la chiesa è povera!"


La riscossa di Anno Zero. Si potrebbe scrivere parecchio sulla famosa "puntata riparatrice" di Annozero andata in onda giovedì sera. Ha fatto il record di ascolti della serata, Ghedini ha detto che lui a Vauro non l'avrebbe mai sospeso, Santoro ha detto che la sua trasmissione è come un tg4, però fatto bene. Ma forse la cosa più interessante da segnalare è che è stata surclassata la De Filippi.

Soddisfazione non da poco.

venerdì 17 aprile 2009

Il terremoto? Voluto da Dio

Si può pensare a lungo, si può cercare di contestualizzare certe dichiarazioni in modo tale da provare a dare loro un senso, una logica.

Beh, io non ci sono riuscito. Se qualcuno vuole provare...

Uno "sporco" lavoro

Quando pensate di essere ragionevolmente al sicuro, al riparo da occhi indiscreti, e vi dedicate quindi alla vostra attività preferita, state tranquilli che Google c'è...

:-)



(via Gizmodo)

Il referendum? Per molti, ma non per tutti

Mi pare difficile trovare un argomento che in un lasso di tempo tutto sommato abbastanza lungo abbia tenuto banco come questo benedetto referendum. Ma il problema non è che ha tenuto banco perché si è cercato di prendere decisioni (sulla data) che potessero venire incontro a chi va a votare, se ci andrà, ma perché ognuno (di lorsignori) ha cercato di tirare l'acqua al suo mulino, come si suol dire (e come al solito).

Ora una decisione pare presa: si voterà - il "probabilmente" è sempre d'obbligo - il 21 giugno. Così ha annunciato infatti il ministro della semplificazione Calderoli (semplificazione di cosa, poi? Se si voleva semplificare veramente il tutto si faceva l'Election Day e si risparmiavano tempo e qualche centinaio di milioni di euro). Data, questa, che è stata scelta non per accontentare il maggior numero di soggetti possibile, ma per cercare di scontentarne il meno possibile. C'è una leggera differenza.

E quale è stato l'ago della bilancia in tutto ciò? La Lega, che ha sempre rifuggito come la peste l'idea di accorpare europee e referendum il 7 giugno, perché ovviamente ci sarebbero state molte più probabilità di raggiungimento del famoso quorum con la prospettiva poco simpatica, sempre per la Lega, di sparire di fatto dalla scena politica. Tra l'altro, per poter svolgere la consultazione referendaria il 21 giugno, è necessario ricorrere a un decreto suppletivo (per legge, infatti, la data ultima utile è il 14), con relativa perdita di tempo e risorse, anche questa operazione fatta ovviamente in nome della famosa semplificazione di cui parlavo prima.

L'ago della bilancia, come dicevo, della decisione è stata la Lega, la quale ha puntato i piedi e, sotto la minaccia di far cadere il governo, è riuscita a convincere il Pdl per il 21. Per la verità non è chiaro se il carroccio intendesse veramente far cadere il governo in caso non avesse ottenuto soddisfazione sulla data - sapete com'è, l'ha riferito Berlusconi, va preso quindi con le pinze -, fatto sta che mi pare di poter fare una lapidaria analisi della situazione politica attuale che potrebbe essere riassunta in questi termini: Bossi governa e Berlusconi fa il portavoce.

Ma la cosa che veramente fa ridere (o piangere, dipende da che parte la si guarda), è che per raggiungere i proprio scopi, in questo caso quello di far fallire il referendum impedendo che venga raggiunto il quorum, si ricorre a espedienti e trucchetti invece di "combattere". Mi spiego. La Lega non vuole l'accorpamento del referendum con le europee per paura che tale concomitanza agevoli il raggiungimento di questo benedetto quorum. Bene, l'istanza mi pare, ovviamente dal suo punto di vista, più che legittima. Ma allora, invece di prendere gli italiani per sfinimento (e per i fondelli), perché non ha fatto la sua battaglia? Perché non ha indetto comizi, manifestazioni, che ne so, volantinaggi, annunci, per spiegare le sue ragioni e convincere i suoi elettori? Ricorrere a trucchi e a basse manovre di comodo per raggiungere questo scopo mi pare che la dica lunga sul senso in cui i politici, oggi, intendono il far politica.

Senza contare, poi, alla fine, che tutto questo movimento di mosse "strategiche" ed espedienti poteva essere evitato per un semplice motivo: il quorum, probabilmente, non sarebbe stato comunque raggiunto, neppure se si fosse votato il 7 giugno. Ovviamente è un'ipotesi mia, ma sapete perché mi è balenata in testa? Perché ho fatto una piccola ricerca e ho visto che l'ultimo referendum ad aver raggiunto questo benedetto quorum è stato quello promosso dai Radicali nel 1995 sul tetto massimo di raccolta pubblicitaria nelle tv private. Da quella data in poi nessuna consultazione, e ne sono state indette moltissime, ha più raggiunto il quorum necessario. E sì che si trattava anche di argomenti di una certa importanza e interesse. Ora, se alla maggior parte degli aventi diritto non è mai fregato niente di esprimere la sua opinione in merito a procreazione medicalmente assistita, problemi dei lavoratori, regolamentazione dei licenziamenti, trattenute sindacali e via dicendo, veramente qualcuno pensava che si sarebbe raggiunto il quorum su un referendum che riguarda la modifica del sistema elettorale, argomento di cui notoriamente non frega niente a nessuno? Ma via, siamo seri.

Intendiamoci, i colpi di scena sono sempre possibili, specialmente in politica, ma in questo caso, veramente, il raggiungimento del quorum mi pare quanto mai improbabile, sia che si voti il 7 il 14 o il 21. Insomma, a mio avviso tutto questo teatrino ce lo potevano anche risparmiare.

giovedì 16 aprile 2009

Promesse mantenute

A un anno dall'insediamento del governo, che, ricordiamo, ha vinto le elezioni anche sulla promessa di fermare l'immigrazione clandestina, mi pare che i risultati comincino a vedersi sul serio.

Merito, probabilmente, dei seri accordi bilaterali Italia-Libia e dei frequenti incontri tra amici nella famosa tenda.

Annozero, cadono le prime teste

Dopo alcuni giorni di riunioni e consultazioni in casa Rai, sono arrivati i primi provvedimenti a carico di Santoro e soci per la trasmissione Annozero andata in onda giovedì scorso, e cioè l'obbligo per il conduttore di mettere in piedi una puntata "riparatrice" e la sospensione del vignettista Vauro a causa di alcune vignette mostrate in trasmissione.

In particolare, la vignetta di Vauro che, almeno stando a quanto riporta La Stampa, gli è costata la sospensione sarebbe questa:



Ognuno, com'è naturale che sia, ha una propria sensibilità e un proprio modo di vedere e interpretare le cose. Vauro è stato sospeso perché questa vignetta, secondo i vertici Rai, avrebbe leso i sentimenti di pietà dei defunti. A me sinceramente non sembra; evidentemente sono anch'io senza pietà. Anzi, mi pare una motivazione pure un tantinello ipocrita messa lì per tentare di giustificare un provvedimento che sa molto di censura. Ma, come al solito, si tratta di una mia impressione.

Piuttosto, quello che ho trovato curioso, e per certi versi anche abbastanza divertente, è la questione della puntata riparatrice. Santoro, infatti, dovrà fare in modo che "sin dalla prossima puntata di Annozero siano attivati i necessari e doverosi riequilibri informativi specificatamente in ordine ai servizi andati in onda dall'Abruzzo". Ma cos'è, una presa in giro? Cosa dovrebbe fare quindi, mandare in onda altrettanti servizi in cui si dice che la macchina dei soccorsi è stata perfetta?

Sapete cosa mi ha fatto venire in mente questa cosa? Avete presente quando si va dal prete a confessarsi e in base alla gravità di quello che si è combinato ci si becca la penitenza (di solito una sequela più o meno lunga di Pater Ave Gloria da recitare)? Ecco, più o meno la stessa cosa.

Naturalmente, dopo Santoro, aspettiamo che i vertici Rai prendano provvedimenti contro altre vergogne, queste a mio avviso molto più gravi, di cui si è macchiata l'informazione di stato.

mercoledì 15 aprile 2009

Facebook a quota 200 milioni

L'annuncio l'ha fatto lo stesso fondatore, Mark Zuckerberg, con questo post pubblicato l'8 aprile scorso, pochi giorni prima del raggiungimento del duecentomilionesimo utente registrato. Numeri da capogiro per un social network, i cui utenti continuano a crescere a ritmo di 500.000 persone al giorno (erano 150 milioni a gennaio).

Un social network, però, almeno stando a quanto si legge in giro, tutt'altro che in salute dal punto di vista finanziario, con un indebitamento che si aggira attualmente sui 200 milioni di dollari, dovuti principalmente alle spese di gestione dei server e della banda. Una situazione che aveva addirittura spinto i vertici, agli inizi di febbraio, a decidere di mettere in vendita i dati degli utenti.

Anche io, una decina di giorni fa e dopo lunghe perplessità, mi sono iscritto, e devo dire che tutto sommato la cosa, almeno i primi giorni, mi è sembrata abbastanza coinvolgente. La peculiarità più interessante è ovviamente quella di poter ricercare conoscenti anche di vecchia data impostando alcuni parametri di ricerca (scuola frequentata, azienda, età, ecc..), ma è apprezzabile pure il fatto di poter interagire, anche in tempo reale, coi propri "amici" e di poter segnalare link, pensieri, notizie, video.

Facebook naturalmente non è solo questo (mi sono limitato a segnalare velocemente i pochi aspetti che per ora ho apprezzato), e nell'attesa di vedere se il modello di business sopravviverà, torno al mio blog. Che sicuramente preferisco.

Previsioni (azzeccate)

Noi avremo un giornalismo sempre peggiore perché sempre più in cerca di audience, sempre più in cerca di pubblicità e quindi sempre più portato ad assecondare i peggiori gusti del pubblico, invece di correggerli. Intendiamoci, il pubblico è sempre il nostro padrone, non si può prenderlo di petto ma lo si deve educare. Senza mostrarlo però, perché non c’è niente di peggio degli atteggiamenti da mentori. (Indro Montanelli)

(via Wittgenstein)

La crisi? Si combatte con... le armi

Ieri La Stampa ha pubblicato un articolo piuttosto interessante. Si parla di armi, o meglio del fiorente business, anche italiano, che ruota attorno. Come osserva giustamente il quotidiano di Torino, visto che a volte magari ce lo si dimentica, la Costituzione italiana comprende al suo interno un articoletto, il n. 11, che dice che l'Italia ripudia la guerra.

Diciamo che, almeno formalmente, è vero, la ripudia, ma dal punto di vista economico le cose vanno in modo leggermente diverso. E qui l'articolo de La Stampa snocciola alcuni dati che vi vado qui sotto a riportare.

L’Italia vende un po’ a tutti. Paesi belligeranti compresi. Un comparto che non conosce crisi, flessioni. Nel 2008 il volume d’affari è cresciuto del 222% rispetto all’anno precedente, con le transazioni bancarie schizzate da 1.329.810.000 a 4.285.010.000. Scrive la Presidenza del Consiglio nel suo ultimo rapporto sulle esportazioni, importazioni e transito dei materiali d’armamento: «Tale comparto rappresenta un patrimonio tecnologico, produttivo e occupazionale non trascurabile per l’economia del Paese». L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, è anche scritto nella Costituzione. Il maggior acquirente di armi italiane è la Turchia, programmi intergovernativi eslcusi. Le imprese italiane hanno ottenuto dal governo 11 autorizzazioni a stringere affari con Ankara. Si tratta del 35,86% del totale, per un valore di 1092 milioni di euro (quattro volte il Regno Unito, al secondo posto con 254 milioni). Il primato della Turchia è dovuto all’acquisto di elicotteri da combattimento dell’Augusta che saranno utilizzati, secondo il ministro della Difesa turco, per «ricognizione tattica e attacco bellico.


Ma il flusso di esportazioni di armi italiane all'estero non si esaurisce con la Turchia. Nigrizia.it ha pubblicato proprio in questi giorni un interessante inchiesta dal titolo molto esplicativo: "L'Africa spara italiano". Ecco un breve estratto: (la versione integrale è qui)

Il valore complessivo delle autorizzazioni rilasciate nel 2008 è pari, per l’Africa, a 268 milioni e 447 mila euro. Tre volte tanto il dato del 2007 (quasi 76milioni) e più del doppio del 2006 (quasi 110 milioni).

La parte del leone l’ha fatta, come sempre, l’Africa del Nord (quasi 188 milioni) con cui l’Italia ha un rapporto privilegiato. Con l’amico Gheddafi, Roma non tratta solo di immigrati e idrocarburi. Ma anche di bombe, siluri, razzi, missili, aerei ed elicotteri, in particolare gli A109 dell'Agusta. Roma ha dato il via libera nel 2008 alla vendita di armamenti all’ex nemico numero uno dell’Occidente per un valore superiore ai 93 milioni di euro, collocando la Libia ai primi posti nella speciale classifica dei paesi destinatari del nostro export militare.
Subito dopo si colloca l’Algeria, con più di 77 milioni, alla quale abbiamo venduto elicotteri Eh 101 Sar dell’Agusta Westland.


Insomma le armi italiane nel mondo, un'altra faccia del famoso "made in Italy", vanno a gonfie vele. Ora, che in generale l'export italiano verso l'estero sia in flessione è fuor di dubbio, visto che solo fino a un mesetto fa pure il sottosegretario allo sviluppo economico Adolfo Urso lanciava l'allarme al governo, ma fare qualche distinzione, forse, non sarebbe male.

martedì 14 aprile 2009

Il catasto, questo sconosciuto...

Non so quanti di voi abbiano letto la notizia, pubblicata sui giornali di oggi, che riguarda l'ospedale aquilano San Salvatore. Una struttura ospedaliera che dai primi accertamenti risulta essere priva addirittura del certificato di agibilità. La cosa fa una certa impressione, anche perché questo certificato non è una quisquilia, ma il documento attraverso il quale il predisposto ufficio comunale garantisce che la struttura sia perfettamente a norma per quanto riguarda la sicurezza, la salubrità degli ambienti, l'igiene e altre cose di questo tipo.

E questo ospedale è stato aperto - in maniera illecita quindi - lo stesso, anche in mancanza di questa certificazione. Come ci si può stupire, quindi, che lo stesso ospedale risulti addirittura sconosciuto al catasto?

Ma quello che forse inquieta di più è il fatto che l'inchiesta è appena all'inizio.

Dal terremoto in Abruzzo alle proposte di lavoro online, breve rassegna delle ultime truffe in circolazione

Si tratta di un'attività florida, attiva e che sembra non conoscere crisi. Mi riferisco ovviamente alle truffe online, perpetrate principalmente tramite l'utilizzo della classica e-mail. In questo periodo sono principalmente due le truffe che vanno per la maggiore: una, in più varianti, ha a che fare con la vicende dell'Abruzzo, prova che gli sciacalli informatici sono attivi almeno quanto quelli televisivo-informativi, e un'altra riguarda la pubblicizzazione di offerte di lavoro, anche questa, come si intuisce, adatta al periodo contingente.

Per quanto riguarda il primo caso, e cioè le truffe attinenti al terremoto, il meccanismo è simile in tutti i casi, anche se diverse sono ovviamente le modalità. Particolarmente presa di mira, ultimamente, sembra essere stata la Croce Rossa, tanto che nell'home page del proprio sito è ancora presente questo avviso.



Il testo dell'e-mail truffaldina, invece, è questo:

Da: CroceRossa
Data: 09 aprile 2009 7:43:35 GMT+02:00
Oggetto: UN PICCOLO AIUTO PER UN GRANDE DISASTRO

La Croce Rossa Italiana lancia “un appello di emergenza a livello nazionale,
chiedendo a tutta la popolazione di partecipare ad un grande sforzo di solidarietа
per alleviare la sofferenza di tutte le vittime del terremoto che ha colpito la regione Abruzzo”.
Per effettuare donazioni on line alla Croce Rossa Italiana:

http://www.cri.it/donazioni.html.

Abruzzo. Oltre 150 morti, quasi 2000 feriti,
20 mila sfollati, paesi distrutti, si scava ancora~
Terremoto, stato di emergenza. Mobilitato l’Esercito.
Quasi 100 morti. Berlusconi in Abruzzo


Il sito linkato, naturalmente, è truffaldino, una copia ben fatta dell'originale ma falso, e ovviamente le donazioni eventualmente effettuate non andavano certo ai terremotati. Adesso, come segnala anti-phising.it, la Polizia Postale l'ha chiuso, ma è altamente probabile che e-mail di questo tipo, magari riferite ad altre associazioni benefiche, continuino a circolare. La regola, valida sempre e in ogni caso, è quella di cestinare all'istante e-mail di questo tipo, in quanto non esiste né banca né associazione seria che chiede denaro via posta elettronica.

Questo particolare tipo di truffa, oltretutto, è particolarmente odioso perché sfrutta il dolore e la tragedia dei terremotati per fare soldi in maniera illecita.

La seconda ondata di spam, che sta sempre in questo periodo prendendo di mira le caselle e-mail di moltissimi utenti, riguarda fantomatiche offerte di lavoro che fanno leva sulla promessa di allettanti stipendi ma che in realtà nascondono parecchie insidie. Uno di questi messaggi è arrivato anche a me, e sapete chi me l'ha spedito? Andrea Sacchini! Proprio così, me lo sono spedito da solo. Non ci credete? Beh, eccolo qua, così come me lo sono ritrovato nella mia webmail: (il mittente è nel cerchietto rosso)



Com'è possibile, diranno molti di voi? Beh, in realtà la spiegazione è molto semplice: qualcuno ha preso il mio indirizzo di posta elettronica e con quello ha falsificato il mittente dell'e-mail. Va ricordato che questa operazione è piuttosto semplice e alla portata praticamente di tutti. In realtà è sufficiente dare un'occhiata all'header del messaggio stesso per vedere, tramite l'indicazione del fuso orario (+0200) del server di posta da cui è partito, che il simpaticone di turno, che ovviamente non sono io, se ne sta probabilmente in uno di questi paesi dell'est Europa.

Tra l'altro l'astuto spammer pare che non si stia divertendo a seminare porcherie solo a mio nome, ma abbia fatto altre "vittime". Pcguide, ad esempio, riporta questa serie di indirizzi come mittenti:



La cosa, sinceramente, non è che mi preoccupi granché; l'unico aspetto fonte di qualche dispiacere è che molti utenti, probabilmente, riceveranno queste e-mail col mio mittente, mittente che inevitabilmente finirà quindi nelle blacklist dei filtri antispam di tutti i provider. Pazienza, vorrà dire che per spedire la posta dovrò utilizzare qualcun altro dei miei indirizzi.

Ah, dimenticavo, anche questa e-mail, come le altre di cui parlavo prima, va ovviamente cestinata, perché oltre al rischio di essere truffati, si può andare incontro a una molto poco simpatica denuncia penale per riciclaggio.

lunedì 13 aprile 2009

La Moratti paga la multa al mimo

Ricordate la curiosa, diciamo così, storia del mimo che a Milano è stato multato da alcuni vigili eccessivamente zelanti per il solo fatto di essersi spostato di qualche metro dal punto a lui assegnato?

Beh, dopo le giuste proteste dei passanti e dopo che la storia è diventata di dominio pubblico, Dario Fo si era offerto di pagare la multa al suo posto. Oggi apprendiamo che non ce n'è bisogno perché pare che si sia fatta avanti pure la signora Moratti, sindaco di Milano. Scrive Repubblica:

"Abbiamo verificato quello che è successo e si è trattato di un'applicazione troppo rigorosa nel rispetto del Regolamento Comunale del 2000. La violazione c'è stata - ha dichiarato in una nota il primo cittadino - tuttavia ritengo che in certe situazioni occorra una maggior sensibilità perchè oggi le priorità sono altre, legate più alla sicurezza dei cittadini e al rispetto delle regole che garantiscono una civile convivenza".


Così, istintivamente, mi viene il dubbio - sapete com'è, io sono sempre un po' malizioso - che tanta solerzia sia dovuta al fatto che la storia è finita sui giornali, magari se fosse passata inosservata il povero romeno avrebbe dovuto pagarsi la multa e zitti, però oggi è pasquetta e quindi lasciamo da parte i cattivi pensieri.

Un plauso alla Moratti, quindi, soprattutto per aver capito che sono ben altre le priorità che esigono una maggiore severità.

Santoro e le speculazioni televisive sul terremoto in Abruzzo

Come ho scritto alcuni giorni fa in un post precedente, questo terremoto passerà alla storia, oltre che per la sua gravità, anche per come certa informazione si è comportata nel raccontarlo. Quando le cose, più o meno, parevano però essersi un po' quietate, è arrivato il terremoto Santoro (foto) a guastare tutto, o almeno così dicono. E lo avrebbe fatto nella puntata di Annozero di giovedì scorso, 9 aprile 2009, in cui si parlava proprio della tragedia in Abruzzo.

Ora, devo fare una premessa: la trasmissione non l'ho vista, quindi faccio una breve riflessione basandomi su quello che ho letto in giro in questi ultimi due o tre giorni e sugli spezzoni di filmato presenti su YouTube. Lo so, potrei guardarmi la replica intera della trasmissione sul sito di Annozero, ma, sono sincero, non ne ho voglia. Oltretutto non sono un affezionato seguace di Santoro, la sua trasmissione la guardo solamente alcune volte quando tratta argomenti che mi interessano e quando non ho altro da fare. A dire la verità, poi, Santoro non è neanche che mi stia particolarmente simpatico. Sarà un bravo giornalista, per carità, niente da dire, ma è proprio una questione di pelle. Probabilmente questa sottile antipatia è dovuta al fatto, impressione personale, ovviamente, che lo trovo troppo schierato, troppo di parte. Lui ha una sua tesi e quella dev'essere: potrebbe quasi essere visto come una sorta di Emilio Fede al contrario.

Ma queste sono divagazioni mie, il punto è la trasmissione di giovedì scorso. Come dicevo, la puntata non l'ho vista, ma, da quello che si legge in giro, pare che tutto l'impianto su cui è stata costruita fosse quello di mettere in cattiva luce, diciamo così, l'operato della protezione civile, evidenziandone ritardi, negligenze e mancanze. E, a supporto di questa tesi, sarebbero stati messi in onda servizi come quello che vi ripropongo qui sotto.




Ora, per quello che può valere la mia impressione, io penso che davanti a tragedie di questo genere sia più che plausibile, anche se naturalmente difficilmente accettabile, che la macchina dei soccorsi non sia riuscita ad arrivare tempestivamente subito e in ogni luogo, mi sembra una cosa che ha oltretutto una sua spiegazione abbastanza logica. La valutazione, quindi, se proprio valutazione dev'essere, andrebbe fatta semmai sull'operato della protezione civile nel suo complesso, e proprio sotto questo punto di vista mi pare che le opinioni di tutti, addetti ai lavori e stampa di ogni schieramento, siano concordanti nel senso dell'ottimo lavoro svolto dai soccorsi.

Sia chiaro, nessuno nega che possono esserci stati anche disservizi e contrattempi, dovuti magari a problemi di organuzzazione o altro, ma imbastire una trasmissione intera su alcuni, pochi e specifici episodi, non mi pare sia segno di elevati standard di professionalità giornalistica e autorevolezza. Insomma, l'impressione è che si sia voluto utilizzare anche una tragedia di questo genere per dare contro al governo. Governo che, come è noto, non sta molto simpatico neppure a me, ma questo non ha niente a che vedere con la qualità o meno dei soccorsi. Anche perché, altrimenti, si sarebbe quasi obbligati a pensare che se al governo ci fosse ad esempio stato Prodi i soccorsi sarebbero stati impeccabili, il che è ovviamente una cretinata.

Queste sono le argomentazioni che avrebbero dovuto addurre Fini e Berlusconi quando hanno criticato la trasmissione, e non - questo l'ha detto Fini - cose come "Non si può speculare sulla tragedia come qualcuno ha fatto per trarre vantaggio per la sua audience," perché altrimenti avrebbe dovuto menzionare tutte le trasmissioni-avvoltoio che hanno costellato il panorama televisivo in questo ultimo periodo, compresi i telegiornali, alcuni dei quali si sono pure pubblicamente vantati dell'audience raggiunto alle spalle dei disgraziati che hanno perso tutto.

Ecco, in definitiva, diciamo che Santoro ha perso l'ennesima occasione per fare una trasmissione seria e professionale, e Berlusconi e Fini l'ennesima occasione per tacere.

domenica 12 aprile 2009

Buona Pasqua

Non so se anche voi siete dei camminatori che cercano la pace al crepuscolo, oppure angoli di tranquillità nelle nebbie del nord o nei tumulti delle civiltà.

Non so se siete viandanti in cammino nei bassifondi dell'immensità, o magari forestieri in cerca di dimensioni insondabili.

In ogni caso, Buona Pasqua.


sabato 11 aprile 2009

Per Genchi servirebbero le manette (secondo Gasparri)

E' bello sentire dichiarazioni di questo tipo da un parlamentare, oltretutto se a esternarle è uno di quelli di lungo corso come Gasparri (foto), quello dallo sguardo intenso, che sa bene che ogni sciocchezza cosa che dice verrà puntualmente riportata dalla supina stampa. Ecco la perla così com'è stata partorita:

«I giudici del riesame sull'archivio Genchi hanno preso una decisione creativa. Nulla e nessuno cancella la gravità di quanto è avvenuto. Sarebbe divertente se chi prende decisioni simili subisse le violazioni patite da milioni di persone. Altro che dissequestri. Servirebbero manette. Anche per il protettore di Stato di chi ha commesso abusi indicibili. Ci sarà tempo e verità per tutto e per tutti».

Su quest'ultima cosa c'è da dire che Gasparri ha ragione da vendere. E infatti la verità, seppur lentamente, sta venendo a galla, e la decisione del tribunale del riesame di Roma di revocare il sequestro dei computer di Genchi (quelli che conterrebbero il famigerato "archivio") non è che il primo passo verso la verità. Una verità che non è proprio quella che pensa Gasparri, che in seguito ai postumi del travaso di bile per il primo punto a favore di Genchi ha addirittura abbandonato il suo leggendario garantismo in favore delle manette.

Ovviamente quando uno, specialmente uno che occupa una certa posizione, fa certe affermazioni, ci si aspetta sempre che fornisca qualche dato o fonte in suo possesso che giustifichi le suddette affermazioni, anche se sappiamo bene che i politici, in genere, non sono molto inclini a questa usanza. Visto però che le affermazioni sono comunque di una certa gravità (se è vero che servirebbero le manette...), penso che fosse lecito aspettarsi qualche approfondimento. Approfondimento che invece il buon Gasparri pare non abbia fornito.

Peccato, perché sarebbe stato senz'altro interessante sapere in base a quali elementi l'illustre esponente del Pdl afferma che milioni di persone avrebbero subito pesanti violazioni. Quante persone esattamente? Quali violazioni? Di che tipo? Per quale scopo? In quanto tempo? Non è dato saperlo. E l'impressione è che neppure Gasparri lo sappia, oppure lo sa ma magari fa finta di non saperlo. Non lo so. Si potrebbe anche pensare che segua pedissequamente quanto detto tempo fa dal suo principale ("Sta per uscire uno scandalo che forse sarà il più grande della storia della Repubblica"), ma, se anche così fosse, Gasparri ha sicuramente esagerato ("violazioni patite da milioni di persone") rispetto al numero di queste presunte violazioni enunciato dal premier.

Eppure c'è ugualmente qualcosa che non va. Ma come, il presidente del consiglio dice che ci troviamo di fronte a una cosa gravissima, al più grande scandalo della storia repubblicana, e il presunto autore viene indagato per violazione della privacy, accesso illegale a sistema informatico e abuso d'ufficio? E per di più un tribunale decide che il sequestro dei suoi computer è illegittimo? Il più grande scandalo della storia repubblicana sarebbe questo? C'è qualcosa che non va, oppure c'è qualcuno che non la racconta giusta. L'impressione è che dietro il famoso e terribile caso Genchi, tanto pompato dai camerieri della stampa nostrana, non ci sia in realtà nessun caso e che il tutto si stia velocemente sgonfiando come un palloncino bucato. Oppure che ci sia sì un caso, ma che non riguarda la fantomatica violazione della privacy di milioni di italiani, ma semmai qualche collusione tra alcuni apparati dello stato, della politica e altri soggetti.

Non lo so, avremo tempo per scoprirlo. Quello che appare strano (ormai le stranezze non si contano più) è che un poliziotto che ha dedicato gli ultimi 20 anni della sua attività al servizio della magistratura, che ha lavorato fianco a fianco con magistrati come Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, venga attaccato in questo modo da esponenti politici di tutti gli schieramenti. Ha ragione Gasparri: ci sarà tempo e verità per tutto.

Il mimo l'ha fatta grossa











I vigili, di fronte alla piccola folla, cominciano a raccontare: «Questo non rispetta le regole, fa il furbo». Spiegano della mezz’ora di sforamento sull’orario consentito e del fatto che, per non cuocere al sole, il ragazzo si sia spostato dall’altra parte della strada.

Eh sì, questa volta il povero mimo l'ha fatta proprio grossa.

Cemento e sabbia di mare

Non ho certo qui né la possibilità né i mezzi per confermare o meno la veridicità di quanto scritto ieri da Repubblica (unico quotidiano, mi pare, che ha pubblicato materiale in tal senso). Certo è che l'articolo e i relativi approfondimenti mi hanno sorpreso molto, specialmente perché questa cosa, confesso, non la sapevo.

Mi riferisco al fatto che, sempre secondo quanto scrive il quotidiano, una parte molto consistenze delle costruzioni edilizie, specie nel centro-sud, sono fatte con cemento impastato con sabbia di mare. Una pratica che consente di risparmiare anche fino al 50/60% sul costo complessivo di costruzione di un edificio. Un risparmio, però, che, come ha dimostrato la tragedia d'Abruzzo di questi giorni, mostra tutta la sua pericolosità in caso di eventi catastrofici come può essere appunto un terremoto. Ecco alcuni estratti dell'articolo di Repubblica:

Un portavoce di "Impregilo" (già gruppo Fiat e oggi gruppo Benetton-Gavio-Ligresti) ha spiegato ieri che quella che è oggi tra le principali imprese di costruzione del Paese (è capofila per la costruzione per il ponte sullo stretto di Messina) si aggiudicò è vero nel 1991 la gara per la messa in funzione dell'ospedale San Salvatore dell'Aquila, ma è "estranea alla realizzazione delle opere di cemento armato". Che non fu lei, ma "altri, nei primi anni '80", ad impastare il calcestruzzo di quello che, dall'alba di lunedì, è il simbolo accartocciato della vergogna. Ma, evidentemente, c'è di più del San Salvatore nella catastrofe abruzzese. Racconta oggi Paolo Clemente, ingegnere della task force Enea-Protezione civile al lavoro tra le macerie dell'Aquila, che gli edifici di nuova costruzione - e per "nuova" è da intendersi fino a trent'anni - sono implosi tutti allo stesso modo. Si sono prima "seduti" sulle proprie fondamenta per poi accartocciarsi al suolo sotto il proprio peso. Di più. "Per quello che è stato sin qui possibile vedere attraverso la ricognizione tra le macerie - spiega - il collasso dei piani bassi è stato prodotto dallo schianto dei pilastri in cemento".

Il San Salvatore a cui si riferisce l'articolo, e cioè l'ospedale de L'Aquila, è la struttura inaugurata nel 2000 e resa dal terremoto inagibile per il 90%.

Paolo Buzzetti, presidente dell'Associazione nazionale costruttori edili (Ance), è persona seria. E la mette così. "Se parliamo di sollecitazioni di grado e accelerazione pari a quelle registrate all'Aquila, il cemento armato, se fatto a regola d'arte, deve reggere. Non si discute". Dunque, non è neppure un problema di rispetto di norme antisismiche. È un problema di cemento. Paolo Clemente è d'accordo. "Purtroppo è così - dice - Quel cemento non era di qualità". Incapace di assorbire e disperdere energia, si è sfarinato come pasta frolla non appena investito da una forza di accelerazione che - spiegano gli addetti - è stata, domenica notte, tutt'altro che irresistibile. "Un buon cemento - dice l'ingegnere Alessandro Martelli, responsabile della sezione Prevenzione Rischi Naturali dell'Enea, professore di Scienza delle costruzioni in zona sismica all'università di Ferrara - deve essere in grado di sostenere un carico che oscilli almeno tra i 250 e i 300 chilogrammi per centimetro quadrato. Questa è la regola che dovrebbe valere anche per edifici non proprio recenti. Diciamo dal '70 in poi".

Per la verità, qualche verifica strutturale su alcuni edifici nel corso degli anni è stata fatta, e gli esiti non è che siano molto rassicuranti.

Non è sempre così. Anzi, molto spesso non è così. Qualche nome. Qualche luogo. Nel 2003, dopo il terremoto che nell'anno precedente ha devastato Molise, diverse regioni e comuni italiani sottopongono a verifiche statiche gli edifici scolastici. In Molise, il cemento del liceo "Romita" di Campobasso non regge più di 46 chilogrammi per centimetro quadrato (è sei volte sotto la norma). In Sicilia, a Collesano, nell'entroterra di Cefalù, i pilastri della scuola superiore non vanno oltre i 68 chilogrammi per centimetro quadrato. L'asilo, i 12 chilogrammi per centimetro quadro. Il cemento - ricorda oggi chi condusse l'ispezione - si bucava con la semplice pressione dell'indice. Ciò che restava della sua anima di ferro era uno sfilaccio rugginoso e corroso.Cosa aveva messo in quel cemento chi aveva giocato con le impastatrici e le vite degli altri? E cosa hanno messo in questi anni nel cemento delle nostre case, delle nostre scuole, dei nostri uffici? E quanto ci hanno guadagnato?

Paolo Clemente risponde da ingegnere, con la rassegnazione di chi, purtroppo, sembra sveli un segreto di Pulcinella. "Normalmente, i cattivi costruttori utilizzano sabbia di mare. Costa niente, rispetto alla sabbia da cava. Il problema è che, oltre alle molte impurità, è piena di cloruro di sodio. E quei cloruri, con il tempo, si mangiano il ferro. I margini di guadagno sono alti. Diciamo che fatto 100 il costo della costruzione, chi gioca con la qualità del cemento arriva a guadagnare fino a 50, 60. Chi costruisce a regola d'arte è al 30".

Adesso la procura de L'Aquila ha aperto varie inchieste che si occuperanno di fare luce in particolare su questi aspetti emersi dall'inchiesta di Repubblica. Ma il problema è sempre quello: si aprono inchieste sempre dopo un dramma, mai prima. E' successa la stessa cosa con la tragedia della scuola di San Giuliano di Puglia, crollata in seguito al terremoto del 2002 e la cui sentenza d'appello del processo ha stabilito recentemente che la scuola sarebbe probabilmente crollata anche senza terremoto, tanto era costruita male.

Adesso questa nuova inchiesta farà emergere presumibilmente responsabilità, nomi e cognomi di chi ha continuato in maniera criminale a costruire in questo modo le abitazioni e gli edifici pubblici in Abruzzo, ma servirà a qualcosa?

venerdì 10 aprile 2009

L'Expo 2015 se lo prende Stanca

E' notizia di oggi che l'Expo 2015 di Milano avrà un padrino d'eccezione, Lucio Stanca, già ministro dell'innovazione nel precedente governo Berlusconi. Il nuovo amministratore delegato della società di gestione che si occuperà, da qui al 2015, di gestire tutta le fasi preliminari (compresi i finanziamenti) di preparazione della grande manifestazione, pare sia stato fortemente voluto dallo stesso premier Berlusconi.

Sul suo ingaggio e l'ipotizzato conflitto di interessi (Stanca è attualmente anche parlamentare del Pdl) si sono ovviamente già levate varie polemiche. Scrive oggi Roberto Rho su Repubblica:

Insomma, quella che a tutti - a destra e a sinistra, al governo Prodi di allora, a quello attuale di Berlusconi, fino alle amministrazioni locali - è sembrata fin dal principio una straordinaria opportunità per riflettere su un tema epocale come la nutrizione del mondo [uno dei temi dell'Expo, nda], per offrire a Milano, all'intero paese una grande vetrina internazionale, e a Milano in particolare di ripensare e ridisegnare un progetto di città all'altezza con le metropoli europee, è stata fin qui svilita in una assurda guerra di potere e di poltrone. Il risultato di tutto ciò è un assetto di gestione dell'evento tutt'altro che ideale. Al timone, notizia di ieri, Lucio Stanca, scelto dal premier e rispettosamente nominato ieri dagli azionisti. Tra le polemiche: Stanca, infatti, non ha nessuna intenzione di dimettersi dal Parlamento (è deputato Pdl alla Camera) fino a che la giunta di Montecitorio non avrà deciso sull'incompatibilità dei due incarichi. Incompatibilità che - quand'anche formalmente controversa - è nella sostanza evidentissima: Milano e l'Expo hanno bisogno di un manager a tempo pieno, capace di mettere in moto una macchina che già in partenza si muove con un anno di ritardo. Quale dei due impegni sacrificherà, l'onorevole Stanca?

E poi c'è la questione dello stipendio, che pure ha scatenato polemiche ed è la ragione per cui la Provincia di Milano ha votato contro la nomina: 480mila euro, tra retribuzione e bonus. Che se confrontati con i milioni di euro dei banchieri non sono molti, che sono qualcosa meno di quanto inizialmente previsto, ma sono parecchio più di quello che le leggi vigenti - derogate ad hoc dal decreto con cui Berlusconi fissa i criteri di governance dell'Expo - e forse anche il buon gusto avrebbero suggerito in una stagione come questa.

Aspetti questi che hanno una loro rilevanza, certo, ma che forse meriterebbero di passare in secondo piano rispetto ad altri, sicuramente più importanti per chi a Milano ci vive. Mi riferisco in particolare ai timori, espressi da più parti, che l'Expo sia solo una gigantesca operazione di facciata per mascherare e avallare folli progetti edilizi.

Annullato il sequestro del (presunto) archivio Genchi

Finora, a parte l'Agi, e ovviamente lui stesso sul suo blog, non ne ha parlato nessuno. Si sa com'è, certe notizie è meglio non evidenziarle troppo, si corre il rischio che la sostanziale infondatezza di tutto il castello accusatorio costruito attorno a Genchi venga reclamizzata troppo, e qualche politico potrebbe non gradire.

Ringrazio i tanti amici che mi sono stati vicini da ogni parte d’Italia. Spero solo di trovare il tempo, a questo punto, per rispondere alle centinaia di migliaia di e-mail e di messaggi su facebook che ho ricevuto in questi giorni.
Confermo la mia più assoluta stima ed incondizionata subordinazione al Capo della Polizia, alle Istituzioni dello Stato e ringrazio i tantissimi colleghi della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, del ROS, della DIA e della Guardia di Finanza, con i quali ho avuto l’onore di collaborare in oltre 20 anni della mia attività professionale.
Ringrazio ancora i numerosi signori magistrati – requirenti e giudicanti – che hanno avuto fiducia nel mio lavoro e nella mia persona e che questa fiducia mi hanno confermato fino a ieri, con attestazioni di stima e conferimenti di incarichi in delicatissimi procedimenti di mafia e di omicidio, anche pendenti presso la Procura della Repubblica di Roma che mi ha indagato.

(dal blog di Gioacchino Genchi)

Informazione e terremoto

Probabilmente è presto per fare una previsione di questo tipo, e d'altra parte si tratta solo di una previsione, ma io penso che di questo terremoto ci si ricorderà negli anni futuri non solo per la sua gravità, i lutti e il dolore che ha portato, ma anche perché ha messo in luce, oltre ogni più pessimistica aspettativa, il livello di degenerazione dell'informazione nostrana.

Se avete seguito, come penso abbiate fatto, anche una sola edizione di un qualsiasi telegiornale televisivo, ve ne sarete sicuramente accorti. E probabilmente vi sarete posti le stesse domande che mi sono posto io, magari mentre ne discutevo in casa o fuori con qualcuno. In pratica, quella trasformazione, finora solo vagamente supposta o ipotizzata, tra informazione e informazione-spettacolo si è manifestata in tutta il suo terribile splendore. E si è materializzata sotto forma dell'imbecille di turno che, microfono alla mano, va a chiedere a uno sfollato cosa si prova a dormire in macchina, se preferisce l'albergo o la tenda o come ci si sente a non avere più una casa.

Qui l'informazione finisce e comincia lo spettacolo fine a sé stesso, la morbosità stupida e deleteria che ha come unico fine quello di alimentare e soddisfare un perverso bisogno voyeristico (indotto) che nulla ha a che vedere con una informazione degna di questo nome. Una morbosità che è figlia di un certo modo, oramai purtroppo imperante, di intendere i fatti e l'essenza degli stessi. Una disinformazione che nasce da una visione "entertainment" della cronaca e delle tragedie di cui abbiamo avuto anche nel recente passato dei fulgidi esempio (Cogne e Garlasco solo per citarne alcuni).

E così, oggi, in ossequio a questo modo distorto di intendere l'informazione, ci ritroviamo con orde di reporter e giornalisti televisivi che pregano operatori della protezione civile di mettersi in posa in attesa del collegamento con lo studio, dando origine a quelle scene surreali in cui si vede il giornalista che parla concitato con alle spalle una pletora di persone che sarebbe sicuramente più utile in altro modo invece che come sfondo al collegamento. Fino ad arrivare all'apoteosi del proclama pubblico, da parte del primo telegiornale di stato, dell'audience e dello share straordinario fatto sulla pelle di gente che ha perso tutto.

E poco importa, e a poco sevirà, il fatto che pure il Presidente della Repubblica abbia senza mezzi termini invitato gli avvoltoi al seguito a togliersi di torno, ormai la strada è imboccata e difficilmente si tornerà indietro.

giovedì 9 aprile 2009

Non passa in Parlamento la proposta Sarkozy sulla disconnessione degli utenti da internet

E' di questo pomeriggio la notizia (qui Le Monde) che il Parlamento francese ha bocciato la proposta Sarkozy che prevedeva il taglio della connessione, ai "pirati" recidivi, dopo l'invio di due avvertimenti preventivi. La notizia ovviamente è ottima, ma qui devo fare un piccolo mea culpa, anzi, meglio, una rettifica.

In un mio precedente post, infatti, avevo scritto erroneamente che il disegno Sarkozy era diventato legge a tutti gli effetti, mentre invece, evidentemente, si trattava solo di un passaggio intermedio dell'iter legislativo. Mi scuso ovviamente coi miei lettori per questa mia gaffe e gioisco, come penso molti di voi, per la definitiva bocciatura del provvedimento da parte del Parlamento francese.

Tg1: messaggio ricevuto (pare)

Ricordate il video vergogna del tg1 di cui parlavo (anzi, tutta la rete parlava) ieri? Beh, pare che l'ondata di mail di protesta abbia sortito qualche effetto, come segnala Paolo nel suo blog.

Dalle ronde ai Cpt passando per il decreto Gelmini, tutti i dietrofront del governo

Non è stata una giornata di quelle da ricordare, ieri, per l'esecutivo. Anzi, a dirla tutta è stata proprio da dimenticare, anche se per certi versi tutto quello che è successo può essere visto come una sorta di segnale che un po' di raziocinio e buon senso ancora è presente all'interno della maggioranza. Ma vediamo un po' cosa è successo.

Partiamo dalle ronde, le benedette ronde, cavallo di battaglia di sempre della Lega. Beh, pare proprio che non se ne farà niente. Alla Camera, infatti, maggioranza e opposizione hanno di comune accordo deciso di stralciare il provvedimento dal pacchetto sicurezza. Niente nonnetti con telefonino e giacchetta fosforescente in giro per le città, quindi, almeno per adesso. La Lega non l'ha ovviamente presa bene, anzi l'ha presa proprio male se è vero che Maroni ha detto senza mezzi termini di essere furibondo.

A questo, poi, giusto per completare il travaso di bile, si è aggiunto il secondo duro colpo della giornata, e cioè la soppressione dell'articolo che impone la reclusione (perché di questo si tratta) fino a 6 mesi nei centri di accoglienza degli immigrati clandestini. Bocciatura anche questa, come la precedente, resa possibile grazie ad alcuni parlamentari del Pdl che hanno votato assieme all'opposizione, da sempre fermamente contraria al provvedimento, che di fatto trasformerebbe i Cpt in lager più di quanto non lo siano già. Apriti cielo! E' troppo anche per Bossi, il quale ha chiesto, anche se il termine esatto sarebbe "minacciato", a Berlusconi di farsi garante per le scelte di governo. Una frase giudicata da molti come una sorta di ultimatum (vale la pena ricordare che nel '94 il governo Berlusconi è caduto per molto meno).

Per completare il quadro della giornata dei dietrofront, è arrivato il ripensamento della Gelmini sulla famosa questione dell'accesso alla maturità. Ricordate, no? Un solo 5 in pagella e tanti saluti all'esame di stato. Beh, anche qui evidentemente il buon senso ha prevalso.

Quest´anno si potrà sostenere la maturità anche con alcuni 5 e forse con qualche 4. Dopo le polemiche dei giorni scorsi, il ministero dell´Istruzione ha preferito fare un piccolo passo indietro sulla regola che prevede l´ammissione agli esami di Stato con "almeno tutti 6". Per diventare legge, infatti, il Regolamento sulla valutazione degli alunni, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 13 marzo, deve ottenere ancora il parere favorevole del Consiglio di stato, passare in seconda lettura dal Consiglio dei ministri ed essere controfirmato dal Capo dello stato. Il tutto non potrà che avvenire, con tutta probabilità, a ridosso della conclusione dell´anno scolastico. Così, per evitare una valanga di ricorsi da parte di coloro che sarebbero stati esclusi dagli esami per un solo 5, a viale Trastevere hanno preferito rinviare al prossimo anno l´entrata in vigore della novità. "In attesa del perfezionamento del Regolamento sulla valutazione degli studenti - si legge in una breve nota - saranno ammessi all´esame gli studenti con una media non inferiore a 6". (fonte)

Insomma, se sulla pagella ci sarà qualche insufficienza poco male, l'importante è la media del 6.

Il famoso buon senso di cui parlavo prima.

mercoledì 8 aprile 2009

Mancava solo...

...che avesse detto: "Siamo i numeri 1!!!"

200 euro (trattabili)

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Non conosco di persona Gilioli, ma lo conosco come blogger, prima, e come giornalista poi. Giornalista d'inchiesta, che scrive tra gli altri per l'Espresso, e titolare di un blog tra i più noti e seguiti in Italia.

So per certo (ci metterei volentieri la mano sul fuoco) che non è un raccontaballe, e quindi non ho nessun motivo per dubitare della veridicità di quello che ha raccontato nel suo blog.

Non se questa storia morirà qui o avrà sviluppi. Di sicuro dà da pensare su molte cose.


Aggiornamento 10/04/2009.

Alessandro ha cancellato il post in questione. Qui spiega perché.

Terremoto in Abruzzo, gli sciacalli sono anche in rete. Attenzione alla beneficienza

Non ci sono solo gli sciacalli sul posto, quelli che vanno in giro nelle stanze deserte delle case pericolanti per arraffare quello che possono, ma, com'era prevedibile, anche lo sciacallaggio si evolve e utilizza la tecnologia e la rete, in particolare i cosiddetti social network. Questo a conferma che accanto a un'Italia esemplare che si prodiga e si fa in quattro per dare una mano, c'è anche l'Italia peggiore, quella che approfitta di tragedie come questa per ben altri scopi.

E la rete, che finora ha svolto un ruolo chiave nella diffusione delle notizie, è ovviamente il veicolo migliore, più veloce e più comodo anche per mettere in atto truffe in tal senso. Truffe agevolate dall'onda emozionale degli avvenimenti, sulla scia dei quali stanno nascendo da più parti iniziative benefiche e raccolte di fondi di vari tipi.

Una truffa venuta alla luce proprio in queste ore, è ad esempio quella organizzata via Facebook sul profilo di un sedicente Marco Pellegatti, finto nipote del giornalista mediaset Carlo Pellegatti. Scrive Repubblica:

Per smentire gli scettici che hanno messo in dubbio la sua parentela con il noto giornalista sportivo, ha inserito un post in cui spiega che "mio zio Carlo Pellegatti ha appena detto a Milan Channel che è iscritto a Facebook e che ha un nipote di nome Marco, quindi finitela, adesso non potete dire più nulla". "Non ho nessun nipote che si chiama Marco, non sono iscritto a Facebook e, soprattutto, non esiste nessuna raccolta fondi organizzata da Milan e Mediaset", ha chiarito Carlo Pellegatti, che ha già allertato l'ufficio legale di Mediaset e presenterà una denuncia alla polizia postale.

Al momento in cui scrivo, l'account di Marco Pellegatti su Facebook risulta non raggiungibile, e quindi è probabile che sia stato disattivato. L'episodio, comunque, può essere un buon monito per chi ha intenzione di fare beneficienza in favore dell'Abruzzo. In queste ore si stanno progressivamente attivando molte sottoscrizioni, indette da associazioni, banche, istituzioni e organi di informazione (un elenco delle iniziative in corso lo trovate qui). Il problema è che a volte può risultare difficile districarsi in questa marea di iniziative.

Come piccolo consiglio personale, posso solo suggerire di non aderire alla leggera alla prima sottoscrizione in cui ci si imbatte, e, nel dubbio, sono comunque da preferire quelle più "blasonate", diciamo così, quelle che in genere sono in grado poi di documentare l'entità del denaro ricevuto e il suo effettivo utilizzo. La rete in questo senso può essere un ottimo strumento di verifica e indagine.

Oltre alla pagina dell'Asca che vi ho linkato sopra, segnalo l'aggiornamento di questo post di maury che contiene un elenco di iniziative sicuramente molto più serie di una generica sottoscrizione su Facebook. In aggiunta, per chi fosse interessato, segnalo questo sito, attivo da un paio di giorni, messo online dal Centro coordinamento Volontariato della regione Abruzzo.

Insomma, ben venga la beneficienza, purché intelligente e consapevole.

martedì 7 aprile 2009

Serve prevedere i terremoti?

La tremenda tragedia del terremoto in Abruzzo, ha dato il via, tra le altre cose, a una interessante discussione generata in parte dal caso Giuliani. Ora, è un dato di fatto che prevedere con precisione un terremoto è, almeno a detta ufficiale della scienza, praticamente impossibile. L'ha affermato giusto ieri Enzo Boschi, lo scienziato che è tra i maggiori esperti al mondo in questo campo.

Ma la questione che tiene banco è un'altra: nel caso fosse invece possibile sapere con una certa precisione quando sta per accadere un evento sismico di una certa importanza, ciò sarebbe effettivamente di una qualche utilità?

Qui le opinioni divergono. Istintivamente verrebbe da pensare di no, sostanzialmente per il fatto che una evacuazione di massa non so se sarebbe fattibile e a quale costo. Piccolo esempio. Si sa per certo, due giorni prima, che un grosso terremoto si appresta a colpire una vasta area della regione X: cosa si fa? Si evacua una zona densamente popolata? Verso dove? In che modo? A quale onere? Insomma, così a occhio (ovviamente inesperto) non mi pare che la cosa sia fattibile. Sarebbe molto più utile, invece, la prevenzione, che vuol dire ad esempio costruire case ed edifici con accorgimenti antisismici. Lo so, la cosa richiede tempo e risorse, ma nei paesi - sicuramente più lungimiranti - dove questa politica è stata adottata per tempo i risultati si vedono (vedi Giappone).

Vero è, d'altro canto, che una ipotetica attendibilità nella previsione di un terremoto una sua utilità l'avrebbe senz'altro, se non altro per quello che riguarda tutto il discorso sulla logistica e la protezione civile. Voglio dire, se si sa con un certo margine di sicurezza che un terremoto è molto probabile in una certa zona, si potrebbe ad esempio mettere in moto cautelativamente tutta la macchina dei soccorsi (tende, ospedali da campo e quant'altro) in modo da non farsi trovare impreparati all'evento. Ciò eviterebbe, ad esempio, che si ripetano le scene, a cui siamo purtroppo abituati, della difficoltà e degli intoppi nell'allestimento nei soccorsi.

Mi rendo conto però che questi sono pensieri buttati lì così, senza una precisa cognizione di causa. Discorsi, inoltre, che in momenti come questo lasciano il tempo che trovano.

lunedì 6 aprile 2009

Terremoto in Abruzzo

Questo articolo è stato modificato dopo la pubblicazione iniziale.

Sono rientrato a casa dal lavoro da poco e solo adesso ho messo le mani sul pc. Seguo ovviamente gli sviluppi del tragico terremoto in Abruzzo. Per una strana concomitanza di cose oggi è anche il mio compleanno (anche se mi pare che ci sia poco da festeggiare, visto quello è successo).

Tra l'altro, ieri sera, poco dopo le 22, una scossa di terremoto con epicentro tra Forlì e Faenza si è verificata anche qui in Romagna. Io e Chiara l'abbiamo avvertita distintamente (a me ha cominciato a ballare il monitor del pc), mentre fortunatamente Michela e Francesca dormivano già e non si sono accorte di nulla. E' la prima volta che mi capita di assistere a una scossa sismica, pur anche se di lieve entità, e devo dire che non è affatto una bella sensazione.

Ovviamente il mio pensiero va agli abitanti dell'Abruzzo, e anzi ne approfitto per rilanciare l'appello fatto sul suo blog dal mio amico maury (che l'altro è proprio della zona) di andare a donare il sangue, perché probabilmente ce ne sarà bisogno.


Aggiornamento 18.03.

Oggi dovrebbe solamente essere il giorno del dolore, e non delle polemiche. Tuttavia non si può non segnalare l'incredibile episodio accaduto al ricercatore Giampaolo Giuliani, il quale si è beccato una denuncia per procurato allarme per - udire udite - aver previsto il terremoto.

Qui sotto la sua intervista pubblicata da Repubblica.

TORINO - "Ci sono persone che devono chiedermi scusa e che avranno sulla coscienza il peso di quello che è accaduto". È arrabbiato, distrutto, Giampaolo Giuliani, ricercatore ai laboratori del Gran Sasso dell'Istituto nazionale di fisica nucleare, che ha messo a punto un sistema in grado di prevedere i terremoti. Nei giorni scorsi lo strumento da lui creato aveva rilevato la presenza massiccia di precursori dei terremoti nella zona di Sulmona, attraverso i livelli di radon liberati dalla terra. Poi il sisma non era avvenuto e lui era stato denunciato per procurato allarme. Ma le sue previsioni, evidentemente, non erano errate, ma soltanto anticipate.

Cosa ha pensato quando ha visto che il suo allarme non era ingiustificato?
"Questa notte non sapevo più a chi rivolgermi, vedevo la situazione che stava precipitando e io non potevo fare nulla perché ho ricevuto un avviso di garanzia per aver detto che ci sarebbe stato un terremoto".

Lei vive all'Aquila, come ha vissuto il sisma?
"Qui ci sono dei morti, cinquantamila persone senzatetto, una situazione drammatica, nemmeno durante i bombardamenti in guerra si vedevano cose del genere. Vedevamo le case muoversi, una sensazione tremenda, anche se per me si aggiungeva la rabbia ".

Lei è stato anche messo in ridicolo per la sua previsione. Come si sente adesso?
"Di me sono state dette delle cose tremende. Mi hanno dato dell'imbecille, perché i terremoti non si possono prevedere. Ma era una situazione creata ad arte. Io adesso non ce la faccio nemmeno a parlare, la situazione è troppo grave. Ma adesso c'è gente che mi deve chiedere scusa".

A chi si riferisce?
"Al capo della protezione civile Guido Bertolaso: andate a leggere cosa ha dichiarato di me. E poi parlo del sindaco di Sulmona e dell'assessore alla protezione civile. Mi devono chiedere scusa sulle pagine dei giornali nazionali. Queste persone portano sulla coscienza un peso enorme".

Qui sotto, invece, un breve estratto di un articolo pubblicato da abruzzo240re.tv:

Uno di questi studiosi si chiama Giampaolo Giuliani e svolge attività di ricerca presso i Laboratori nazionali del Gran Sasso. In seguito all'osservazione dello sciame sismico che da tempo stava facendo vibrare l'Abruzzo, il ricercatore aveva lanciato l'allarme: " Domenica 29 marzo la Regione sarà colpita da un terremoto disastroso" aveva detto senza esitazione. Una dichiarazione che gli è costata una denuncia per procurato allarme.

Oggi, dopo le affermazioni di Bertolaso sull'imprevedibilità dei terremoti, Giuliani è tornato a parlare: " C'è il rischio che domani mi mettano in galera – dice ai crinisti- ma confermo: non è vero, è falso che i terremoti non si possono prevedere. Sono 10 anni che riusciamo a prevedere eventi di questo tipo in una distanza di 100-150 chilometri dai nostri rivelatori ". "Da tre giorni - continua lo studioso- vedevamo un forte aumento di radon, al di fuori della soglia di sicurezza. E forti aumenti di radon segnalano forti terremoti. Questa notte il mio sismografo denunciava una forte scossa di terremoto, e ce l'avevamo online. Tutti potevano osservarlo e tanti l'hanno osservato. Poteva essere visto ce ci fosse stato qualcuno a lavorare o si fosse preoccupato."

Forse, adesso, qualcuno non dico che dovrà chiedere scusa, ma fare una seria riflessione quello sì.


Aggiornamento 22.04.

Maurizio mi segnala nei commenti che l'emergenza sangue per adesso è rientrata. La priorità è trovare posti letto nella zona dell'aquilano. Info qui.

[libri] Inchiesta sul Cristianesimo [/libri]

Ho appena terminato di leggere questo libro (Mondadori, € 18,50), scritto da Corrado Augias e Remo Cacitti. Corrado Augias, probabilmente molti di voi lo conosceranno già, è un giornalista di Repubblica, mentre Remo Cacitti è un docente universitario di storia del Cristianesimo.

Il libro racconta l'evoluzione e soprattutto la trasformazione del Cristianesimo dalle origini fino ad arrivare a oggi. La struttura narrativa è piuttosto avvincente perché è basata sul metodo domanda-risposta. In pratica Augias si immedesima nei panni del lettore e pone le domande allo storico.

Questo libro, come spiega l'autore nell'introduzione, non ha niente a che vedere con la questione "fede", anzi ne prescinde completamente. Lo scopo è quello di cercare di capire l'evoluzione di quella che è attualmente una delle religioni più diffuse sul pianeta esclusivamente da un punto di vista storico, analizzando documenti e inserendo tale evoluzione via via nel proprio contesto temporale.

Si scopre così, ad esempio, che Gesù (prendendo per buono il fatto che sia veramente esistito) non ha mai detto di voler fondare una religione o una Chiesa, così come non ha mai detto di voler istituire nessuna gerarchia ecclesiastica, e soprattutto non si è mai sognato di confondere la spiritualità con l'esercizio del potere temporale o politico. Come si arriva, dunque, e come avviene la trasformazione di quella che agli inizi non era nient'altro che una piccola corrente del giudaismo nella più grande e seguita religione del mondo, ancora perfettamente in salute dopo più di 20 secoli?

Beh, com'era facilmente prevedibile ci hanno messo lo zampino gli uomini. Tanti. Ma forse quello che più di ogni altro ha lasciato la sua idelebile impronta nella svolta da religione spirituale a religione civile è Costantino. Dopo di lui, il suddetto "zampino" degli uomini ha operato nel corso dei secoli una serie di traformazioni, adattamenti e rimaneggiamenti che hanno consentito a questa religione di adattarsi alle varie epoche storiche e di sopravvivere fino a oggi.

Uno degli aspetti - tra i tanti - sicuramente più interessanti, riguarda la presunta ispirazione divina alla base dei testi (Bibbia) che sono giunti fino a noi. Non so se a qualcuno di voi è mai capitato (a me parecchie volte): quando si discute con qualche fervente credente e gli si chiede ragione di questa sua fede, quasi sempre ci si imbatte nell'argomentazione che la Bibbia è stata scritta per ispirazione divina e quindi non si può non dargli credito.

Peccato che questa presunta attendibilità storica, dovuta appunto alla componente divina, sia smentita dai fatti e dagli storici stessi. Cacitti lo dice chiaramente in una delle risposte che dà ad Augias. Fatto 100 l'insieme dei testi e degli scritti che sono giunti fino a noi, soltanto una piccola percentuale di questi è stata selezionata e ritenuto attendibile (e soprattutto utile) per rappresentare il messaggio divino della salvezza, il resto è stato accantonato. E la famosa ispirazione divina, altro non è che il consensus ecclesiae, cioè quello che la Chiesa (quindi gli uomini) riteneva fosse di tale ispirazione.

Se a questo si aggiunge che la Chiesa cattolica ha ufficializzato il "canone" in maniera definitiva solo nel XVI secolo, e cioè ben 14 secoli dopo i fatti, si capisce bene come la storia dell'ispirazione divina stia in piedi come un tavolo con due gambe.

Chi vuole sfogliare online l'introduzione può farlo qui.

domenica 5 aprile 2009

Le "bellezze" di San Marino

Le società offshore sparse sul pianeta sono 680.000; i trust 1.200.000; le banche con agenzie nei paradisi circa 10.000. In questo mondo dei soldi nascosti, San Marino è solo un puntino, arroccato quassù a 30 chilometri da Rimini. Ha trentamila abitanti e 13 banche con 60 filiali, che vuol dire una filiale ogni 500 persone. E la bellezza di 58 finanziarie. Secondo Giuseppe Morganti, ex capo di Stato a San Marino e adesso leader dell’opposizione, gli istituti di credito del Titano hanno depositi per 12,5 miliardi di euro l’anno, come una nostra finanziaria. Difatti, questi soldi sono quasi tutti italiani. (fonte)

Beh, fa un certo effetto abitare a 10 minuti di macchina dal confine e sapere che di là c'è tutto questo...

"Tentato da azioni dure..."


"Questa è calunnia nei miei confronti e disinformazione nei confronti dei lettori - attacca - quindi a un certo momento non voglio arrivare a dire di fare azioni dirette e dure nei confronti di certi giornali e di certi protagonisti della stampa, però sono tentato perchè non si fa così..." (fonte)

Chissà se ha in mente qualche provvedimento anche contro la stampa estera.

Suonare suonare

Se non avete mai ascoltato niente della PFM, vi siete persi la parte migliore di quella che è stata probabilmente la massima espressione del progressive rock made in Italy.

"Suonare suonare", il brano che dà il titolo all'album omonimo uscito nel 1980, è però già fuori dal filone che ha contraddistinto la musica della band negli anni '70. A partire dagli anni '80, infatti, la PFM vira decisamente verso un rock di stampo più "commerciale", se così si può dire, dando comunque alle stampe anche negli anni successivi sempre album di notevole qualità e altissimo livello, sia esecutivo che compositivo.

D'altra parte la PFM è la PFM, e chiunque ha avuto la fortuna di poterli ascoltare dal vivo sa perfettamente che con gli strumenti ci sanno fare.

Eccome.

Buona domenica.

sabato 4 aprile 2009

Quanto guadagna un professore universitario?

Diciamo che non mi ero mai posto il problema degli stipendi dei docenti universitari, ammesso e non concesso che si stia parlando di un problema. Il fatto è che, come spesso accade (ne so qualcosa anch'io), chi commenta nei blog o nei forum lo fa spesso facendo asserzioni basate sul sentito dire e assolutamente prive di fondamento.

Alfonso Fuggetta, noto blogger e docente al Politecnico di Milano, ha risposto alle assurdità scritte nei commenti del suo blog da un (anonimo) commentatore. L'argomento? Lo stipendio dei docenti. E lo ha fatto nella maniera più chiara e lampante possibile: pubblicando il cedolino dello stipendio dello scorso mese di marzo.

E' quello che si dice la differenza tra le chiacchiere e i fatti.

Grillo: Perché la D'Amico si scusa?

Alla fine sono arrivate le scuse di Ilaria D'Amico. Scuse rivolte al pubblico, agli ospiti in studio, a La7, all'editore. La trasmissione l'ho vista anch'io, e l'ho vista quasi per intero. Le scuse della D'Amico, a mio avviso, ci stanno tutte perché Grillo - non si può negare - si è comportato in una maniera che definire maleducata è forse fin troppo gentile.

E questo indipendentemente dagli accordi preventivi presi prima del collegamento, anche questi contraddittori: la D'Amico dice che era stato pianificato un dibattito mentre Grillo nega, il comico ribatte poi dal suo blog che secondo gli accordi non doveva esserci la pubblicità prima del suo intervento e invece c'è stata. Insomma non è ben chiaro cosa sia successo prima, ma questo forse non importa più di tanto.

Non importa perché sul piatto della bilancia, se si vuole provare a dare un giudizio complessivo, non bisogna solo mettere questo aspetto della questione. E' vero, Grillo si è comportato malissimo dal punto di vista delle "regole" della televisione e anche della buona educazione, ma non bisogna dimenticare che quello che ha detto - pur alla sua maniera - non è nient'altro che la sacrosanta verità: sulla questione della borsa, dei finti controlli della Consob, dell'informazione che nel corso degli anni ha sistematicamente e colpevolmente omesso di fornire notizie che avrebbero salvato moltissimi risparmiatori dai vari crac finanziari.

Grillo ha rifiutato il cotraddittorio, ma quanti sono quelli che hanno pensato che se chi doveva fare il proprio dovere l'avesse fatto per davvero, forse del suddetto contradditorio non ci sarebbe neppure stato bisogno?

venerdì 3 aprile 2009

Settemila italiani chiedono di essere sbattezzati

Non è chiaro se i moduli sono stati scaricati in previsione di un loro effettivo utilizzo o solo per semplice curiosità. Fatto sta che in circa 3 mesi, da quando cioè l'UAAR ha lanciato l'iniziativa, i download per ottenere i moduli per sbattezzarsi sono stati circa 7.000.

La cosa singolare, anche se per certi versi prevedibile, è che il picco di tali download si è avuto in occasione dello svolgersi della vicenda di Eluana Englaro, della quale ho parlato abbondantemente in vari altri post.

Don Mario Bonsignori, responsabile del servizio per la disciplina dei sacramenti della provincia di Milano, ha comunque precisato - scrive sempre Virgilio.it - che il suddetto sacramento non può essere cancellato in quanto si tratta di "segno spirituale indelebile e permanente". La cancellazione quindi ha solo effetto amministrativo.

Chi volesse visionare il modulo lo trova qui.

Da oggi in vendita solo apparecchi televisivi compatibili col Digitale Terrestre

Si può tranquillamente dire che è la fine di un'epoca. Da oggi, 3 aprile 2009, non sarà infatti più consentito ai negozi di elettronica e ai vari centri commerciali vendere apparecchi televisivi privi di decoder digitale integrato. Tutto questo in vista del famoso passaggio all'amato/odiato digitale terrestre di cui si parla già da un po' di anni.

Tecnicamente, la differenza tra la tv analogica tradizionale, che conosciamo già, e il digitale terrestre sta tutta nel fatto che, come del resto dice anche il nome, con la nuova tecnologia il segnale televisivo passa da analogico a digitale. Praticamente la novità è tutta qua. Sono semmai le implicazioni che questo passaggio comporta che potrebbero creare qualche problema nel prossimo futuro, in particolar modo nella delicata fase che vedrà la migrazione (progressiva) da una tecnologia all'altra, fino alla conversione completa su tutto il territorio nazionale prevista per il 2012.

Prevista, è bene precisarlo, perché in realtà il passaggio completo al digitale terrestre era stato già programmato entro il 31/12/2006 e poi rinviato per il fatto che gli italiani proprio non volevano saperne di acquistare il decoder. Scriveva a dicembre 2005 il Corriere:

Senza grandi clamori, è lo stesso governo che si appresta a sancire lo slittamento di due anni della data prevista per lo switch off, come viene definito lo «spegnimento» dell’attuale segnale televisivo analogico (quello che oggi si vede nelle case di tutti gli italiani) per lasciare il posto esclusivamente al digitale. Domani, infatti, il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare all’interno del decreto cosiddetto «milleproroghe» anche l’articolo 28 sulla «conversione in tecnica digitale del sistema televisivo su frequenze terrestri». Poche parole in perfetto burocratese, ma dal significato chiarissimo: «all’articolo 2-bis, comma 5 del decreto legge 23 gennaio 2001, numero 5, convertito con modificazioni dalla legge 20 marzo 2001 numero 66, le parole "entro l’anno 2006" sono sostituite dalle seguenti "entro l’anno 2008"». Un rinvio per certi aspetti atteso: nessuno credeva più che gli oltre 20 milioni di famiglie italiane potessero correre in massa ad acquistare entro la fine dell’anno prossimo i decoder necessari per ricevere la «nuova» tv. Ma la scelta di rinviare la scadenza sembra oggi prefigurare il fallimento dell’intera strategia, finanziata dallo Stato con tre anni di contributi pubblici per l’acquisto dei decoder. A minacciare il futuro del digitale terrestre sono innanzitutto le nuove tecnologie con le quali è ormai possibile vedere i programmi tv. Innanzitutto internet, come testimonia l’esperienza di FastWeb o i recenti accordi grazie ai quali Telecom Italia sta cominciando a offrire contenuti video in adsl. Senza contare il satellite o, addirittura, i telefoni cellulari di nuova generazione.

Ora ci risiamo e sembra che questa sia la volta buona. Ma la domanda che molti potrebbero porsi (inizialmente anch'io) è: a cosa serve questo benedetto digitale terrestre? Beh, in teoria i miglioramenti che il nuovo sistema potrebbe portare sono parecchi, e alcuni sono elencati nella pagina delle FAQ del sito internet di riferimento.

Per gli utenti i principali benefici derivanti dall’introduzione della DTT sono: · un maggior numero di programmi disponibili (almeno il quintuplo di quelli attuali); · una migliore qualità immagine/audio: la trasmissione digitale rispetto a quella analogica è particolarmente robusta ai disturbi quali echi, interferenze, ecc.; · possibilità di partecipazione attiva e immediata ai programmi televisivi (espressione di preferenze, selezione di prodotti, ecc.) con semplici azioni sul telecomando, invece che con l’effettuazione di telefonate o l’invio di SMS; · la possibilità di usare il mezzo televisivo per l’utilizzo di servizi di informazione e di pubblica utilità ora accessibili solo con mezzi più complessi (ad esempio, reti aziendali oppure PC domestico collegato a Internet); · un minore inquinamento elettromagnetico: la DTT richiede potenze di trasmissione inferiori rispetto a quella analogica.

A leggerlo così sembra bello; peccato che, almeno per il momento, nell'unica regione in cui è già avvenuto il famoso switch off, e cioè la Sardegna, la situazione non sia proprio così idilliaca come viene descritta qui sopra. Scriveva sempre il Corriere in questo articolo, pubblicato a gennaio, a firma Aldo Grasso:

Un dubbio, un forte dubbio, sta serpeggiando fra gli operatori del settore: a Mediaset qualcuno non ci dorme la notte; in Rai dicono che non è colpa loro, che se non ci fosse stata di mezzo l'imposizione dell'Unione europea…; al ministero rassicurano, non potendo fare altro. Il dubbio nasce dal fatto che, dopo infiniti rimandi, il digitale terrestre incontra più difficoltà del previsto e che, alla fine, rischia di rivelarsi per quello che è: una tecnologia obsoleta, costosa, limitata. Quello che l'ex ministro Gasparri presentava come il Paradiso terrestre delle comunicazioni pare ogni giorno di più un inferno. La messa in opera del Dtt è in sofferenza, come testimonia la Sardegna, dopo lo switch off di ottobre, lo spegnimento della tradizionale tv analogica e il passaggio coatto alla nuova tecnologia. In molte zone ci sono seri problemi di ricezione: non si vede ancora il nuovo ma non si vede più neanche il vecchio. Della nuova situazione ha approfittato Sky, aumentando il normale trend dei propri abbonamenti sull'isola. Che il passaggio da una tecnologia di vecchio tipo a una nuova comportasse una serie di problemi lo si sapeva, succede in tutti i campi. C'è molta confusione sui decoder (quelli comprati a minor prezzo non danno garanzie di affidabilità, alcuni non hanno nemmeno gli standard europei e quindi non riescono a captare le frequenze Vhf, su cui trasmette la Rai), la sintonizzazione dei canali non è impresa facile, molte antenne vanno sostituite o ripuntate e comunque liberate dei vecchi filtri. Nei centri urbani i risultati cominciano a dare i loro frutti e dove prima si vedevano 20 o 25 canali adesso se ne possono vedere 80, con una migliore qualità dell'immagine. Ma i veri problemi di fondo sono altri, due in particolare. La tecnologia del Dtt è una tecnologia pesante, ha bisogno di molti trasmettitori, più potenti e più capaci dei mille e mille vecchi tralicci con cui, in cinquant'anni di storia, la Rai è riuscita a «illuminare» l'intero Paese.

Insomma, pare che alla fine il digitale terrestre non sia proprio tutto rose e fiori. E l'esperimento della Sardegna ha evidenziato da una parte gli innegabili pregi del sistema (nelle zone dove c'è copertura e funziona): maggiore scelta, più canali, più interazione, ma dall'altra gli altrettanto innegabili problemi dove questa copertura è ridotta o manca del tutto.

Secondo il calendario del governo (la tabella integrale la trovate qui), entro maggio lo switch off interesserà alcune zone del Piemonte e in particolare le province di Torino e di Cuneo. Bene, al momento in cui scrivo la provincia di Cuneo pare ben lungi dall'essere coperta, e da qui a fine maggio c'è poco più di un mese e mezzo. Potete verificarlo da voi andando sull'apposita pagina del sito che linkavo prima. L'immagine qui sotto, ad esempio, si riferisce al comune di Alba.

(fonte immagine: dgtvi.it)

Come vedete, al momento attuale la copertura del territorio arriva al massimo a una percentuale del 50%. Ciò significa che, se non interverranno novità, l'altro 50% si troverà presumibilmente senza digitale terrestre e senza tv analogica. Ho preso come esempio un comune a caso, ma ognuno può fare le prove riferite a quello in cui risiede utilizzando questa pagina.

Insomma, il digitale terrestre sarà anche un cambiamento epocale, come dicono molti, ma la strada per arrivarci pare ancora piuttosto impervia e piena di incognite.

giovedì 2 aprile 2009

In Francia passa la linea Sarkozy, i provider taglieranno la connessione a chi scarica

Questo articolo è stato modificato dopo la pubblicazione iniziale.

Alla fine è diventata legge. La proposta di Sarkozy che tanto ha fatto discutere fin dai suoi esordi, è stata approvata dal Senato ed è diventata legge.

Da oggi i provider francesi avranno l'obbligo, dopo aver avvisato per due volte l'utente colto in "flagrante", di staccare la connessione internet per un tempo massimo di 12 mesi, la cui durata sarà commisurata alla gravità dell'infrazione.

Non so quante saranno le probabilità che una tale legge arrivi anche da noi. Istintivamente mi viene da pensare che non siano poche, soprattutto se si considera il trend legislativo in materia di internet in cui si è incanalata l'attività di questo governo nel recente periodo (vedi i vari disegni Barbareschi, Carlucci e D'Alia).

Comunque sia, per la rete, la libertà e gli utenti, oggi non è un bel giorno.


Aggiornamento 09/04/2009.

Il disegno di legge è stato bocciato dal Parlamento francese.

Cambiamenti d'aria

Ricordate i fatti, di cui vi parlavo ieri, relativi alla nuova tendenza d'oltralpe a sequestrare manager e dirigenti d'azienda? Beh, anche da noi c'è stato il primo caso. Molto meno "grave" di quelli segnalati all'estero, ma sintomatico di una certa aria che potrebbe cominciare a tirare anche da noi.

L'azienda in questione è un call center di Milano, il cui amministratore pare sia stato "trattenuto" da alcuni dipendenti in assemblea che chiedevano lumi sugli stipendi di febbraio che a quanto pare ancora devono ricevere. Scrive La Stampa:

«Una brutta aria, aspettiamo gli stipendi di febbraio da oltre un mese», racconta Silvana, una operaia di questo call center che ieri pomeriggio si è fermato in assemblea, ha costretto l’amministratore delegato a parteciparvi, gli ha chiesto con le buone e facce cattive notizie sul futuro del gruppo aziendale e su quello di chi ci lavora. L’assemblea è andata avanti per meno di un’ora. Il manager è stato poi «liberato». Non ci sono stati momenti di tensione vera come nelle aziende francesi. Ma quello che conta è l’episodio in sé. Il primo in Italia. Il primissimo in un grande gruppo.

Si dice che una rondine non fa primavera, ma ho paura che se la "moda" prende piede, di rondini potremmo anche vederne parecchie nel prossimo futuro.

Il valzer delle poltrone (dell'informazione)

Da come ci è stata presentata da molti media, sembra che l'avvicendamento di poltrone ai vertici delle principali testate giornalistiche sia un avvenimento epocale. Addirittura Repubblica inizia con "Importanti novità nel mondo dei giornali" l'articolo in cui parla di questa, tutto sommato abbastanza ridicola, giostra.

Scusate, ma dove sarebbe l'importante novità nel fatto che De Bortoli è il nuovo direttore del Corriere della Sera? Novità sarebbe se si trattasse di un fatto inedito, ma il buon Ferruccio il Corriere l'ha già diretto fino al 2003, per poi passare al Sole24Ore. Si tratta quindi, semmai, di un ritorno, e se un ritorno è una grande novità... E dove sarebbe l'altrettanto grande novità nel fatto che il posto di De Bortoli al 24Ore lo prende Gianni Riotta, in arrivo dritto dritto dal tg1?

Insomma, ci stanno riempiendo la testa con la storia che questi avvicendamenti sono una grande novità che porterà una ventata di aria fresca all'informazione. Ma quale aria fresca se i direttori sono sempre gli stessi personaggi che si scambiano solo la poltrona come al gioco dei 4 cantoni? E' naturale che poi ci sia una sorta di livellamento (generalmente sempre verso il basso) delle notizie. Per chi, come me, nella stampa ci lavora è facilissimo accorgersene. Ma potete verificarlo anche voi. Provate: una mattina fermatevi all'edicola e comprate 3 o 4 quotidiani, magari i più blasonati, vi accorgerete che tranne rare eccezioni i titoli e le notizie sono sempre quelli.

E lo scrive in maniera molto chiara Inviato Speciale, in un articolo pubblicato ieri di cui vi riporto questo breve estratto:

Per ‘tradizione’ i lettori continuano a consumare i giornali ‘famosi’, forse senza neppure accorgersi della assoluta omologazione delle notizie. Perchè gran parte del materiale che viene pubblicato è un bel ‘taglia ed incolla’ di lanci di agenzia, che rende eguale tutto, fotocopiato, ripetitivo.

E mentre il nostro giornalismo continua fedelmente (e anche un po' servilmente) a fare il suo dovere di informare "correttamente", vengono alla ribalta casi come quello di Pino Maniàci, instancabile giornalista antimafia, schierato sempre e solo dalla parte del lettore, rinviato a giudizio per - udite udite - "esercizio abusivo della professione giornalistica". Il motivo? Non avere mai avuto il tesserino di giornalista.

mercoledì 1 aprile 2009

Intimidazioni?

Restano i dati di fatto: se un ministro rischia di finire sotto processo il Guardasigilli interviene. Il messaggio dunque è chiaro: chi tocca i fili o muore, o si fa molto male. È la legge del più forte. Ed è un antipasto di ciò che accadrà durante la prossima estate se il premier uscirà dalle elezioni europee guadagnando ulteriori consensi. Un Silvio Berlusconi mattatore avrà buon gioco a far approvare dal parlamento non solo le leggi bavaglio sulle intercettazioni e sulla stampa (peraltro già in gran parte auto-imbavagliata). Forte dei risultati elettorali farà anche passare norme in stile cinese o cubano per controllare internet (la volontà c'è ed è più volte stata annunciata), inizierà a modificare la costituzione, schiaccerà sempre più quei magistrati e i giornalisti che ancora fanno il loro dovere.

(Peter Gomez, dopo l'invio degli ispettori ministeriali nella procura di Bari)

Crisi e rivolte

Probabilmente è ancora presto per parlare di rivolte di massa, di aziende e istituzioni messe a ferro e fuoco da orde di disoccupati e cassintegrati esasperati e quindi difficilmenteri controllabili. Né è certo che si tratti delle prime avanguardie dei famosi zoccoli di cui da tempo parla Beppe Grillo. Certo è che quanto accaduto in Francia ieri, e in molte altre parti del mondo nei giorni scorsi, sono segnali che non so fino a che punto si possono considerare occasionali e di poca importanza. Ma andiamo con ordine.

A Parigi, ieri, un centinaio di operai ha bloccato in un taxi per un'oretta il magnate Francois-Henri Pinault, dopo che è stata ufficializzata la notizia che un'azienda del suo gruppo metterà in strada un migliaio abbondante di lavoratori. Sempre ieri, questa volta a Grenoble, alcuni dipendenti della multinazionale americana Caterpiller hanno assediato nei loro uffici un dirigente e quattro responsabili del personale dopo l'annuncio da parte dell'azienda del taglio di 755 operai.

Altro scenario ma situazione analoga. In Scozia, alcuni giorni fa, alcuni sconosciuti hanno preso di mira con atti vandalici la villa dell'amministratore delegato della Royal Bank of Scotland, ritenuto il responsabile dell'imminente bancarotta dell'istituto bancario. Poco più di una settimana fa è toccato invece a un manger dell'azienda farmaceutica 3M, che, sempre in Francia, è stato sequestrato per una notte da alcuni lavoratori dopo la notizia che l'azienda avrebbe intenzione di licenziare metà dei propri dipendenti.

Il susseguirsi di questi fatti mi pare abbastanza inquietante e sintomatico di qualcosa che potrebbe accadere se non si prenderanno serie contromisure per arginare la marea di disoccupati che l'Europa sta per ritrovarsi sul groppone. Non mi pare che siano cose campate per aria, così come non mi pare che siano cose da prendere alla leggera. Basta guardare ad esempio quello che sta succedendo in Cina, dove per tenere a bada la marea di nuovi disoccupati e l'inevitabile disordine sociale che ne segue, sta scendenedo in campo l'esercito, che, come è noto, da quelle parti non va tanto per il sottile quando è ora di sedare manifestazioni e rivolte.

Ovviamente noi non siamo ancora a quei livelli, né probabilmente ci arriveremo. Certo è che i segnali non sono incoraggianti.

Lezioni di sesso a scuola

Parecchi quotidiani, ieri, hanno riportato la notizia della presunta lezione di sesso tenuta da un'insegnante di scienze in una quinta elementare di Novara. Ora, prendendo per buono che la vicenda si sia svolta come la raccontano i giornali, e cioè che la maestra abbia semplicemente dato delle risposte a specifiche domande rivoltele dagli alunni, non capisco il motivo di tutto questo putiferio.

Secondo la ricostruzione dei fatti, alcuni solerti alunni avrebbero chiesto alla maestra il significato di alcune espressioni tipo sesso orale, masturbazione e altre, e la maestra - sempre stando a quanto riporta la stampa - avrebbe semplicemente risposto. Certo, può darsi benissimo che si sia magari spinta un po' troppo in là nelle risposte, che abbia magari esagerato, questo non lo sappiamo ma non è da escludere. A mio parere, però, e lo dico da padre che ha due figlie che frequentano le scuole medie, ha fatto benissimo a rispondere e a spiegare chiaramente il significato di quelle espressioni.

Ecco perché condivido in tutto e per tutto il breve commento (che riporto qui sotto) di Gramellini pubblicato ieri mattina su La Stampa cartacea (clicca sull'immagine per ingrandirla).