sabato 18 aprile 2009

Non ci sarà nessuna tassa per il sisma... o forse sì?

La settima visita del premier nelle terre terremotate non è certo passata inosservata, nonostante lui stesso, non più di qualche giorno fa, avesse invitato tutti a smetterla con le passerelle mediatiche (ah, dimenticavo, manca ancora il papa, dovrebbe arrivare il 28). Ovviamente molta carne al fuoco e molte dichiarazioni.

«Tre case su quattro saranno agibili in 30 giorni»
[...]
«lo Stato ricostruirà il 100% delle case che sono state distrutte o lesionate dal terremoto». «Se qualche cittadino poi volesse costruire per se stesso la casa altrove - ha aggiunto - lo Stato ricostruirà ovunque la sua casa distrutta ma farà anche di più: darà a quel cittadino un contributo tra il 33 e il 50% e la possibilità di coprire la restante parte con un mutuo trentennale»

Arriva quindi la delicata questione dei finanziamenti per la ricostruzione.

«I finanziamenti li abbiamo - ha detto il premier -. C'è la sicurezza che i soldi necessari ci sono e che non si trasformeranno in nuove tasse per i cittadini. Ho voluto io decidere, visto che la filosofia del governo è diminuire e non aumentare la tassazione»

Frasi rassicuranti, che stanno a indicare che non ci sarà un aggravio della pressione fiscale a carico dei cittadini per far fronte alla ricostruzione. Probabilmente il tutto anche per tranquillizzare quei 20 o 30 italiani che dichiarano più di 130.000 € sui quali era inizialmente prevista una tassazione aggiuntiva speciale che variava dal 2 al 4%. Insomma, ancora una volta i ricchi possono stare tranquilli. E d'altra parte, e Berlusconi lo sa bene, il famoso motto "non metteremo mai le mani nelle tasche degli italiani" è stato uno dei (tanti) leit-movie della campagna elettorale.

Ma c'è un problema, e non di poco conto: in cassa non c'è un soldo. E non lo dico io, ma lo dice Tremonti in alcune dichiarazioni riportate da Repubblica non alcuni mesi fa, ma due giorni fa. Ecco alcune delle parole di Tremonti contenute nell'articolo dal titolo che è tutto un programma: "Non ci sono soldi, bisogna agire sul fisco."

«Le risorse non sono sufficienti»: parola di Giulio Tremonti, ministro dell' Economia, che ieri ha passato più di due ore a Palazzo Grazioli a ragionare insieme al premier, Silvio Berlusconi, e al responsabile della Protezione civile, Guido Bertolaso, subito dopo un vertice politico con la Lega. La ricostruzione delle aree abruzzesi colpite dal terremoto costerà tantissimo, diversi miliardi, e i risultati dovranno arrivare entro la fine della legislatura, cioè entro il 2013.
[...]
Questa è una partita complicatissima per Tremonti e Berlusconi, nella quale non valgono le regole tradizionali perché c' è una crisi mondiale che riduce gli spazi di manovra. E i due non sono in totale sintonia, soprattutto sull' opportunità di agire sul fronte fiscale. Ieri, implacabili, a ricordare le difficoltà sono arrivati gli ultimi dati della Banca d' Italia: debito pubblico a livello record (oltre quota 1.708 miliardi di euro) e entrate tributarie in caduta libera (-7,2 per cento) nei primi due mesi di quest' anno. Numeri gelidi, dalla recessione. Eppure bisogna trovare i soldi. (fonte)

Tiriamo le somme: Tremonti, forse quello coi piedi più per terra, dice che non c'è una lira e che per finanziare la ricostruzione l'unica soluzione sono le tasse. Berlusconi, quello più avvezzo ai proclami, dice che non ce n'è bisogno. In mezzo ci sono loro, i terremotati, ai quali, probabilmente, di tutto ciò frega ben poco.

4 commenti:

  1. > In mezzo ci sono loro, i terremotati... e noi, che dovremo finanziare la ricostruzione (cosa comunque da fare) e l'eventuale costo del referendum se spostato rispetto alle date delle elezioni (grazie, Bossi!).

    Grrrrrr...... :((

    Ciao. BigFab.

    RispondiElimina
  2. >e l'eventuale costo del referendum se spostato rispetto alle date delle elezioni

    Già, e non solo spostato rispetto alle date delle elezioni, ma adesso - pare - rinviato pure all'anno prossimo.

    Ma perché a questo punto non si fa direttamente una legge (anzi, in questo caso occorrerebbe una modifica della Costituzione) per abolire questi maledetti referendum? Tanto il quorum non si raggiunge mai, segno che alla maggioranza degli elettori non gliene frega niente, per il governo sono un intralcio... Aboliamoli e non se parli più.

    Ciao Big.

    RispondiElimina
  3. se tremonti è quello che ha di più i piedi per terra

    allora siamo messi bene :-)

    RispondiElimina
  4. >allora siamo messi bene :-)

    Vabbè, dai, almeno in questa occasione è stato corretto riportando i numeri (tragici) per quello che sono.

    Ogni tanto bisogna anche dare a Cesare quel che è di Cesare.

    O no? ;)

    RispondiElimina

Al voto?

Quindi, domani si vota. Ma come? Molti saranno probabilmente già sicuri, molti altri no. Io sono tra questi ultimi. L'unica certezza che...