giovedì 2 aprile 2009

Il valzer delle poltrone (dell'informazione)

Da come ci è stata presentata da molti media, sembra che l'avvicendamento di poltrone ai vertici delle principali testate giornalistiche sia un avvenimento epocale. Addirittura Repubblica inizia con "Importanti novità nel mondo dei giornali" l'articolo in cui parla di questa, tutto sommato abbastanza ridicola, giostra.

Scusate, ma dove sarebbe l'importante novità nel fatto che De Bortoli è il nuovo direttore del Corriere della Sera? Novità sarebbe se si trattasse di un fatto inedito, ma il buon Ferruccio il Corriere l'ha già diretto fino al 2003, per poi passare al Sole24Ore. Si tratta quindi, semmai, di un ritorno, e se un ritorno è una grande novità... E dove sarebbe l'altrettanto grande novità nel fatto che il posto di De Bortoli al 24Ore lo prende Gianni Riotta, in arrivo dritto dritto dal tg1?

Insomma, ci stanno riempiendo la testa con la storia che questi avvicendamenti sono una grande novità che porterà una ventata di aria fresca all'informazione. Ma quale aria fresca se i direttori sono sempre gli stessi personaggi che si scambiano solo la poltrona come al gioco dei 4 cantoni? E' naturale che poi ci sia una sorta di livellamento (generalmente sempre verso il basso) delle notizie. Per chi, come me, nella stampa ci lavora è facilissimo accorgersene. Ma potete verificarlo anche voi. Provate: una mattina fermatevi all'edicola e comprate 3 o 4 quotidiani, magari i più blasonati, vi accorgerete che tranne rare eccezioni i titoli e le notizie sono sempre quelli.

E lo scrive in maniera molto chiara Inviato Speciale, in un articolo pubblicato ieri di cui vi riporto questo breve estratto:

Per ‘tradizione’ i lettori continuano a consumare i giornali ‘famosi’, forse senza neppure accorgersi della assoluta omologazione delle notizie. Perchè gran parte del materiale che viene pubblicato è un bel ‘taglia ed incolla’ di lanci di agenzia, che rende eguale tutto, fotocopiato, ripetitivo.

E mentre il nostro giornalismo continua fedelmente (e anche un po' servilmente) a fare il suo dovere di informare "correttamente", vengono alla ribalta casi come quello di Pino Maniàci, instancabile giornalista antimafia, schierato sempre e solo dalla parte del lettore, rinviato a giudizio per - udite udite - "esercizio abusivo della professione giornalistica". Il motivo? Non avere mai avuto il tesserino di giornalista.

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