venerdì 10 aprile 2009

Informazione e terremoto

Probabilmente è presto per fare una previsione di questo tipo, e d'altra parte si tratta solo di una previsione, ma io penso che di questo terremoto ci si ricorderà negli anni futuri non solo per la sua gravità, i lutti e il dolore che ha portato, ma anche perché ha messo in luce, oltre ogni più pessimistica aspettativa, il livello di degenerazione dell'informazione nostrana.

Se avete seguito, come penso abbiate fatto, anche una sola edizione di un qualsiasi telegiornale televisivo, ve ne sarete sicuramente accorti. E probabilmente vi sarete posti le stesse domande che mi sono posto io, magari mentre ne discutevo in casa o fuori con qualcuno. In pratica, quella trasformazione, finora solo vagamente supposta o ipotizzata, tra informazione e informazione-spettacolo si è manifestata in tutta il suo terribile splendore. E si è materializzata sotto forma dell'imbecille di turno che, microfono alla mano, va a chiedere a uno sfollato cosa si prova a dormire in macchina, se preferisce l'albergo o la tenda o come ci si sente a non avere più una casa.

Qui l'informazione finisce e comincia lo spettacolo fine a sé stesso, la morbosità stupida e deleteria che ha come unico fine quello di alimentare e soddisfare un perverso bisogno voyeristico (indotto) che nulla ha a che vedere con una informazione degna di questo nome. Una morbosità che è figlia di un certo modo, oramai purtroppo imperante, di intendere i fatti e l'essenza degli stessi. Una disinformazione che nasce da una visione "entertainment" della cronaca e delle tragedie di cui abbiamo avuto anche nel recente passato dei fulgidi esempio (Cogne e Garlasco solo per citarne alcuni).

E così, oggi, in ossequio a questo modo distorto di intendere l'informazione, ci ritroviamo con orde di reporter e giornalisti televisivi che pregano operatori della protezione civile di mettersi in posa in attesa del collegamento con lo studio, dando origine a quelle scene surreali in cui si vede il giornalista che parla concitato con alle spalle una pletora di persone che sarebbe sicuramente più utile in altro modo invece che come sfondo al collegamento. Fino ad arrivare all'apoteosi del proclama pubblico, da parte del primo telegiornale di stato, dell'audience e dello share straordinario fatto sulla pelle di gente che ha perso tutto.

E poco importa, e a poco sevirà, il fatto che pure il Presidente della Repubblica abbia senza mezzi termini invitato gli avvoltoi al seguito a togliersi di torno, ormai la strada è imboccata e difficilmente si tornerà indietro.

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