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venerdì 20 gennaio 2012

Megaupload chiuso dall'FBI

Confesso candidamente che qualche film in streaming su Megavideo ogni tanto lo guardavo. Ma il problema non è solo questo, quanto semmai la guerra che si sta combattendo in rete (blog, forum e social network) tra i sostenitori dell'operazione e i contrari.

Per quel che mi riguarda, la penso grosso modo come Paolo.

mercoledì 23 novembre 2011

L'hanno preso da Youtube

Penso che se quelli di Repubblica prendessero un video dal mio canale Youtube, ci mettessero il loro logo, lo pubblicassero come se fosse il loro e scrivessero poi, genericamente, "video da Youtube", un po' m'incazzerei.

domenica 23 ottobre 2011

Mi dispiace per i tedeschi


A causa di qualcuno di quei bizantinismi legulei legati alla annosa questione della tutela del copyright, Youtube mi ha comunicato che la visualizzazione del video che ho caricato oggi pomeriggio è stata disattivata in Germania.

Me ne farò una ragione. Spero che se la facciano anche i tedeschi.

domenica 20 febbraio 2011

E se io scarico Ubuntu?

Scrive Alessandro Longo, su Repubblica (qui l'annuncio sul sito ufficiale di Telecom Italia), che dal 1° marzo prossimo Telecom potrà limitare la banda agli utenti che fanno uso di applicativi che ne richiedono elevate quantità (il p2p, per intenderci).

La prima obiezione che mi viene in mente è la seguente: come fa Telecom a sapere se da un circuito p2p sto scaricando un film (è illegale) o l'ultima release di Ubuntu (è perfettamente legale)?

venerdì 12 novembre 2010

Se YouTube rende inaccessibili i video


Questa mattina trovo nella mia webmail questo messaggio da parte del team di YouTube:

Gentile andreasacchini70:

Abbiamo reso inaccessibile il seguente materiale a seguito di una notifica di terze parti inviata da Mediaset secondo cui questo materiale vìola il copyright:

A L'Aquila per il tg5 c'è aria di festa.

Tieni presente che la ripetuta violazione del copyright ha come conseguenza la cancellazione del tuo account e di tutti i video caricati tramite l'account stesso. Per evitare che accada, elimina tutti i video per i quali non possiedi i diritti ed evita di caricare altri video in violazione del copyright altrui. Per ulteriori informazioni sulle norme relative al copyright di YouTube, consulta la guida Suggerimenti sul copyright.

Se una delle tue pubblicazioni è stata erroneamente identificata come lesiva del copyright, puoi presentare una contro notifica. Puoi trovare informazioni su tale procedura nel nostro Centro assistenza.

Ricorda la sezione 512(f) del Copyright Act, per cui qualsiasi persona dichiari erroneamente, ma consapevolmente, che un dato materiale è stato disattivato per sbaglio o errata identificazione potrebbe essere passibile del pagamento dei danni.

Cordiali saluti.


Il link al video era qui, e comunque, al momento, il filmato è ancora visibile utilizzando la cache di Google.

In pratica, secondo quelli di YouTube, il video che ho caricato sarebbe soggetto a copyright (Mediaset). Ma è veramente così? Vediamo. Il filmato l'avevo scaricato sul mio pc dal sito di Mediaset nel dicembre scorso; da qui, l'avevo quindi caricato tale e quale sul mio canale YouTube. Apparentemente, quindi, i diritti di copyright appartengono a Mediaset.

Il fatto è, però, che qui non si sta parlando di uno spezzone del grande fratello o di qualche trasmissione di varietà, ma di un servizio di un telegiornale, il Tg5. A me risulta che questo genere di contenuti rientrino nel cosiddetto "diritto di cronaca" e non siano soggetti a copyright. La legge (articolo 65 della legge n. 633/1941), al riguardo, mi pare parli piuttosto chiaramente.

La riproduzione o comunicazione al pubblico di opere o materiali protetti utilizzati in occasione di avvenimenti di attualità è consentita ai fini dell'esercizio del diritto di cronaca e nei limiti dello scopo informativo, sempre che si indichi, salvo caso di impossibilità, la fonte, incluso il nome dell'autore, se riportato (fonte).

Anche la Corte Costituzionale, al riguardo si è già espressa piuttosto chiaramente con la sentenza 15 giugno 1972 n. 105:

Esiste un interesse generale alla informazione - indirettamente protetto dall’articolo 21 della Costituzione - e questo interesse implica, in un regime di libera democrazia, pluralità di fonti di informazione, libero accesso alle medesime, assenza di ingiustificati ostacoli legali, anche temporanei, alla circolazione delle notizie e delle idee.

Insomma, a me sembra di non avere violato un bel niente. Che fare, quindi? Google mette a disposizione degli utenti che ritengono un loro video rimosso ingiustamente questa pagina, attraverso cui è possibile presentare una contronotifica in cui l'utente dichiara, sotto la sua responsabilità, che il video è libero da copyright. All'interno, però, è presente questa dicitura, che a me suona un po' strana:

Se non disponevi di tutti i diritti per pubblicare il materiale in questione, NON DEVI inviare una contro notifica. Ai sensi della sezione 512(f) del Copyright Act (Legge sul copyright), qualsiasi persona dichiari erroneamente, ma consapevolmente, che una certa attività o un dato materiale è stato eliminato o disattivato per sbaglio o errata identificazione potrebbe essere passibile del pagamento dei danni.

Cosa significa tutto questo? Io, da quello che sono riuscito a reperire in rete ho una ragionevole certezza che il video sia libero da copyright, ma non ne ho la sicurezza assoluta. Che eventuali danni dovrei pagare, quindi, qualora io fossi dalla parte del torto e il video fosse stato effettivamente non utilizzabile? Non si sa.

Ovviamente io non dò la colpa dell'accaduto a Google, il quale, probabilmente, non ha neppure la possibilità tecnica di analizzare ogni video che viene caricato dagli utenti. Penso, molto più semplicemente, che il tutto si inquadri all'interno della "guerra" che già da tempo va avanti tra YouTube e Mediaset - ne avevo già parlato qui. Una guerra da cui ho intenzione di tenermi il più alla larga possibile.

Questo episodio, semmai, avrà avuto se non altro il merito di farmi decidere una volta per tutte di abbandonare YouTube - è già da tempo che ci penso, anche in seguito ad episodi tipo questo - e di caricare i miei video da qualche altra parte (ho ad esempio già da tempo un account attivo su divshare.com).

sabato 23 ottobre 2010

Internet, "equo compenso" e dintorni

In questi giorni sono accaduti alcuni fatti di una certa importanza per quello che riguarda internet e informatica in generale. Alcune di queste notizie sono buone, specie per chi passa buona parte del suo tempo in rete; altre un po' meno. Ma andiamo con ordine.

Una notizia buona arriva sicuramente dalla UE, che ha deciso alcuni giorni fa di rigettare la richiesta di aumento delle tariffe unbundling già approvata dalla nostra Agcom. Breve spiegazione. Per tariffe unbundling si intendono i soldi che i gestori concorrenti a Telecom (Wind, Vodafone, Tre, ecc...) versano all'azienda monopolista (Telecom, appunto) per avere accesso alla rete. La richiesta di aumento di queste tariffe, che inevitabilmente si sarebbe poi ripercosso sull'utente finale (come al solito), era stata avanzata da Telecom stessa, e approvata poi dall'Agcom. La UE ha detto no. Comprensibile e giustificata la soddisfazione di Altroconsumo, l'associazione che ha portato avanti, e vinto, questa battaglia.

Una notizia cattiva arriva dal fronte della battaglia per l'abrogazione del famigerato decreto Pisanu, altrimenti detto l'"ammazza-internet". Si tratta di un decreto legge del 2005, con finalità antiterroristiche - no, non ridete -, che regolamenta in maniera esageratamente burocratica e farraginosa l'accesso alle reti wifi nei locali pubblici. Questa normativa, concepita in maniera così restrittiva, non esiste in nessun altro paese, e anche qui da noi, su sollecitazione bipartisan della politica, sembrava, almeno fino a pochi giorni fa, che si fosse sul punto di abrogare il tutto. Gli entusiami si sono però smorzati ieri, quando la discussione in Parlamento ha dato fumata nera.

Il decreto non verrà abrogato (Maroni non vuole, teme per la sicurezza nazionale, dice). L'unica modifica concessa è che la registrazione di chi desidera connettersi a internet da qualche locale pubblico avverrà tramite cellulare e non più con documenti cartacei. Un cambiamento epocale, non c'è che dire. Intanto, mentre il mondo avanza - in Spagna hanno messo il wifi libero e gratuito pure sui mezzi pubblici - noi restiamo saldamente e orgogliosamente un paese di serie b.

Restiamo sempre in Europa. La Corte di Giustizia Europea ha bocciato la tassa sulle memorie, il famigerato "equo compenso", cioè il sovrappiù di prezzo che grava su qualsiasi apparecchio elettronico e qualsiasi supporto (telefonini, pc, dvd, compact disc, ecc...) in possesso di una memoria su cui immagazzinare dati. La tassa era giustificata dalla presunzione, secondo le lobby e il legislatore, che tali memorie potessero essere utilizzate per immagazzinare illecitamente file protetti da diritto d'autore. Attendiamo adesso che la sentenza europea sia recepita anche qui da noi. Ne parla esaurientemente l'ottimo Guido Scorza qui.

domenica 30 maggio 2010

L'anacronismo del copyright oggi


Ieri pomeriggio ho caricato nel mio canale su Youtube un video, creato da me, contenente una traccia audio dei Genesis chiamata Many too many. Terminato il caricamento, come è prassi ormai nota mi arriva la solita e-mail da parte dell staff di Google che mi avvisa che la traccia audio potrebbe essere protetta da copyright. Poco male, penso io, visto che quella notifica mi arriva regolarmente ogni volta che faccio la stessa operazione.

Questa volta, però, dopo poco un'altra e-mail mi avvisa che è stato disattivato l'audio del video che ho caricato a causa dello stesso problema. Cancello quindi il video in questione e modifico l'originale, che è ancora sul pc, sostituendo la prima traccia audio con un'altra, sperando così di "ingannare" l'algoritmo di Google per il riconoscimento dei file protetti da copyright. Niente da fare; questa volta viene addirittura oscurato il video. Siccome ho perso una mezza giornata per mettere insieme la musica e le immagini, e visto che il risultato non mi sembra poi così male, capite da voi che la cosa mi ha un po' scocciato. Ho lasciato quindi perdere Youtube e ho caricato il medesimo video, che trovate qui sotto, su Divshare, sul quale avevo già un account. Il problema è quindi risolto e potete vedere il video esattamente come se l'avessi caricato su Youtube.

Due brevi riflessioni. Per prima cosa non me la prendo con Google, il quale non fa altro che seguire le direttive imposte da chi nel caso specifico detiene i diritti del pezzo in questione, e cioè la Warner Music Group. Me la prendo con l'anacronismo di questa forma di copyright rispetto all'era tecnologica che stiamo vivendo. Se il video che ho caricato viene oscurato, si presume che ciò avvenga perché i detentori del diritto di copyright pensano che in qualche modo la mia azione possa danneggiare l'artista o la stessa major. Ma in che modo ciò avverrebbe? Chi ascolta sul mio blog il video si divide infatti sicuramente in almeno due categorie: chi conosce già i Genesis e quindi, giocoforza, il pezzo in questione, e chi invece non conosce né il pezzo né, tantomeno, i Genesis (male, molto male).

Nel primo caso è difficile che l'ascolto, o al limite anche il download del brano, provochi danni all'autore. Per il semplice motivo che è altamente probabile che il disco l'ascoltatore ce l'abbia già - se è un fan dei Genesis non può infatti non avere And Then There Were Three. E se invece chi ascolta non conosce i Genesis e la canzone magari gli piace? Magari si interessa della cosa; potrebbe perfino decidere di andarsi a comprare l'album. Poi l'album gli piace e magari ne compra un altro. Poi può capitare che i Genesis vengano in tournée in Italia e li vada pure a vedere. Vi rendete conto che razza di danno ha provocato l'aver messo online quel video pur non essendo titolare dei diritti del pezzo?

Vabbé, questo è, c'è poco da fare. Comunque sia, il travagliato video di Many too many è questo.

mercoledì 26 maggio 2010

Lady Gaga ama i pirati

Essere padre di due figlie adolescenti ha, tra i tanti vantaggi, quello di avere il polso della situazione riguardo a quello che i giovani oggi definiscono "musica". Ecco il motivo per cui conosco Lady Gaga (foto), ritrovandomi spesso addirittura a fischiettare alcuni suoi motivi. Perché un breve post sulla tipa? Perché ha dichiarato in questi giorni di amare i pirati, quelli che scaricano illegalmente la musica, "perché si lasciano ingolosire dall'artista per poi partecipare al tour".

Questa affermazione, apparentemente banale, si butta alle spalle in un sol colpo decenni di concetto di copyright e diritto d'autore che nell'epoca in cui stiamo vivendo non ha più ragione di esistere. Attenzione, non sto perlando di legittimazione di violazione di copyright inteso come attribuzione illecita della paternità di opere create da altri; mi sto riferendo al modo in cui oggi viene tenuto artificialmente in vita, anche se ormai moribonodo, il vecchio concetto di diritto d'autore, impersonato da quelle major discografiche e cinematografiche che ancora si dannano e spendono tempo e risorse per perseguire i cattivoni del web, cioè quei pirati che invece Lady Gaga dice di apprezzare.

E questo perché la cantante in questione, artisticamente figlia del tempo in cui viviamo, ha capito perfettamente, come hanno capito già da tempo molti addetti ai lavori, che la lotta alla pirateria è una battaglia persa. Punto. E allora, come si diceva una volta, "se non li puoi combattere fatteli amici". Vale la pena segnalare che Lady Gaga non è la prima che prende pubblicamente queste posizioni. I Marillion, ad esempio, nel 2008 hanno messo gratuitamente in rete il loro ultimo album; dopo il primo ascolto dei brani così scaricati, una finestra popup invitava i fan a fornire l'indirizzo e-mail tramite cui ricevere proposte di acquisto di biglietti per i concerti e gadget vari. Sulla stessa falsariga si sono mossi i Radiohead un anno prima, mentre appena un anno fa molte delle più celebri rockstar inglesi si sono unite in un appello indirizzato alle major discografiche e al governo con questo progetto: "It's not a crime to download".

Chi ha orecchi per intendere, intenda. Io, nel frattempo, vado subito a scaricare qualche canzone di Lady Gaga.

mercoledì 28 aprile 2010

Se la SIAE chiede i diritti per l'inno di Mameli

Vabbé che la SIAE ormai ci ha abituato a tutto, o quasi - vedi ad esempio la vicenda dell'equo compenso -, ma quando pensi che non possa più esserci niente di nuovo (e di peggio) sotto il sole, ecco che arriva la smentita.

Pare infatti che a Messina la SIAE abbia preteso la bellezza di 1.094,40 euro da un'associazione no profit per aver suonato l'inno di Mameli durante le celebrazioni della Liberazione del 25 aprile. Qualcuno sicuramente obietterà: ma l'inno di Mameli non è di pubblico dominio essendo i suoi autori, Mameli e Novaro, deceduti da più di 70 anni? Sì, purché si tratti dell'opera originale, non di una elaborazione.

Quando avete finito di ridere (o di piangere, dipende), vi consiglio questo ottimo articolo di .mau.

mercoledì 31 marzo 2010

Pirateria, così in Francia e così a Washington

Due notizie sull'annosa questione della pirateria digitale. Una arriva dalla Francia ed è riportata da Repubblica. Secondo una ricerca dell'università di Rennes, nell'ultimo periodo si sarebbe assistito ad un notevole aumento delle attività illecite degli utenti della rete, ma la cosa curiosa è che non c'è stato un aumento del traffico sui circuiti p2p, che viceversa è diminuito, ma sulle piattaforme di streaming. Scrive Repubblica: "Non è bastata l'introduzione di Hadopi, l'autorità per la protezione del diritto d'autore su internet, voluta dal governo Sarkozy, per fermare il file-sharing. La creazione dell'organismo di controllo e di leggi specifiche per regolamentare il traffico illegale sul web ha però funzionato molto bene come deterrente per gli utenti di piattaforme Peer To Peer, anche perché tra le sanzioni paventate per chi scambia file illegalmente c'è la sospensione fisica della connessione internet. Ma ci sono aree che la regolamentazione introdotta dal governo al momento non copre, nello specifico lo streaming di contenuti multimediali e il download da siti di condivisione ad accesso gratuito e 'premium', a pagamento. Insomma, succede che grazie al miglioramento costante della qualità delle connessioni, molti utenti decidono di non scaricare un film sul proprio computer ma preferiscono guardarlo on line, 'trasmesso' in visione web da uno dei tanti siti-archivio rintracciabili in rete".

L'altra notizia invece arriva dagli states, dove lo US Copyright Group si prepara a perseguire qualcosa come 50.000 utenti pizzicati a scaricare e condividere illecitamente musica e film. Una strategia che sembra segnare una svolta rispetto al già famoso "colpirne uno per educarne cento". Basandosi infatti sull'indirizzo ip e su una tecnologia tedesca in grado di tenere traccia in tempo reale dei download via BitTorrent, le major si preparano a sferrare un attacco antipirateria di cui, probabilmente, nel prossimo periodo sentiremo parlare non poco.

venerdì 15 gennaio 2010

Nuova tassa su pc e telefonini

Ci dev'essere un motivo per cui tanta gente continua a votare questi signori nonostante la montagna di balle che raccontano. Ricordate i famosi proclami in sede di approvazione della finanziaria sul fatto che per il 2010 non sono previste nuove tasse? Bene, il 30 dicembre scorso - notate la data -, mentre ce ne stavamo tutti tranquilli e beati a organizzare il capodanno, il ministro Bondi ha firmato un decreto (pdf qui) col quale ha messo una bella nuova tassa su computer e telefonini, ampliando ed estendendo il famigerato "equo compenso", la famosa tassa "preventiva" che finora si pagava (e si paga ancora) su cd e dvd vergini.

Cellulari, decoder, computer, lettori mp3: qualunque dispositivo abbia una memoria verrà colpito da una nuova "tassa", fra qualche giorno. È quanto deciso dal decreto firmato il 30 dicembre dal ministro dei Beni e delle attività culturali Sandro Bondi. Il decreto aggiorna ed estende, a livelli inauditi in Europa, il cosiddetto "equo compenso": una somma che i produttori di beni tecnologici devono versare a Siae, a "compenso" della copia privata. Cioè del fatto che l'utente può usare quelle tecnologie per fare un (legittima) copia personale di cd e film acquistati.

Finora però l'equo compenso è gravato solo su supporti (cd, dvd) e su masterizzatori. Adesso viene esteso a tutti i prodotti dotati di memoria. Un bel colpo, per Siae: "dall'equo compenso finora ha ricavato circa 70 milioni di euro. Dal 2010 passerà a circa 300 milioni, secondo stime di Confindustria e Assinform", dice Guido Scorza, avvocato tra i massimi esperti di copyright e hi-tech. Prevedibile che i produttori vorranno scaricare questa tassa sui consumatori, almeno in parte, come del resto è avvenuto con Cd e Dvd. (fonte)

Un bel regalino alla SIAE, insomma (che di regalini da questa tassa ne ha già oltretutto avuti parecchi). Ecco qui sotto lo schema dell'entità del nuovo balzello.


Il bello è che la SIAE, al montare delle proteste, ha dichiarato: "No, non è una tassa, perché si tratta di diritti d’autore. I diritti d’autore sono “lo stipendio” di chi crea un’ opera (musica, film, romanzi, testi teatrali). Bello, bellissimo, ma come la mettiamo se io utilizzo un supporto vergine per metterci le mie foto dell'ultima vacanza in Trentino o il mio filmato della festa di capodanno?

Siamo sulla strada giusta. Arrivare a pagare anche alcune decine di euro in più se il gingillo elettronico è particolarmente capiente in termini di memoria, produrrà da subito (a) una contrazione dei consumi nel comparto hitech e (b) confermerà il mantenimento di una delle promesse propagandistiche a cui di più continuano ad abboccare gli allocchi: credere veramente che il governo non alzi le tasse.

domenica 27 dicembre 2009

Il partito dell'amore e il copyright

Francesco Bei, su Repubblica di oggi, fa notare che Berlusconi potrebbe avere qualche problema di copyright nel caso intendesse veramente mettere in campo un Partito dell'Amore.

Quello originale, quello di Moana Pozzi e Riccardo Schicchi, era nato nel clima di antipolitica un po' trash dei primi anni '90. Un partito "orizzontale più che trasversale", come dicevano i suoi creatori. Uno di questi, Mauro Biuzzi, è rimasto il custode della memoria di Moana e, dall'alto della presidenza del partito dell'Amore (quello vero), intima al Cavaliere di mettere giù le mani: "Il PdA lui non lo può fare, semplicemente perché il copyright ce l'ho io. E se qualcuno mi chiedesse di venderglielo, io non lo farei: sono un piccolo "resistente" della seconda Repubblica".

venerdì 20 novembre 2009

La proprietà intellettuale secondo Confalonieri

A questo punto l'impressione è che non ci si trovi di fronte a una guerra Mediaset contro Sky, ma semmai Mediaset contro il resto del mondo. Dove per "resto del mondo" si potrebbe ad esempio intendere internet e collegate varie (YouTube, Google, solo per citare due esempi a caso).

Ieri, infatti, commentando il nuovo rapporto del Censis su informazione, internet e media, Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, ha lanciato l'ultimatum al governo (tra l'altro siamo nel periodo giusto per gli ultimatum): o si fa qualcosa contro i cattivoni del web che usufruiscono a sbafo dei contenuti oppure è la rovina. Ecco le parole come le riporta Repubblica:

"internet si avvale di una parola magica che è free. Se i vari Youtube o Google non riconoscono il valore delle proprietà intellettuali, non si può investire. Noi investiamo la metà di quello che ricaviamo in prodotti e contenuti. Se altri approfittano di questi contenuti che vengono mandati in rete da privati, soprattutto giovani, non ci sarà futuro per chi di fa questo mestiere".

Chissà se Confalonieri è al corrente che il termine free in inglese ha la duplice valenza di gratuito e libero. Comunque, il pensiero di Confalonieri dimostra come chi ha ormai una certa età, e una certa mentalità, ha ben poche speranze ormai di riuscire a entrare un po' nei meccanismi che muovono il mondo di internet.

Secondo Confalonieri, infatti, tutto deve essere monetizzato, deve avere una contropartita in soldi. Senza un ritorno sicuro e garantito non si può investire in contenuti. L'esatto contrario di quello che è la filosofia della condivisione libera in rete. Mediaset, forse qualcuno di voi ricorderà, ha citato Google l'anno scorso per 500 milioni di € per i presunti danni causati dagli utenti cattivi che mettono su YouTube abusivamente spezzoni di trasmissioni Mediaset. L'azienda del biscione ha calcolato che le tre reti televisive del gruppo hanno perduto ben 315.672 giornate di visione da parte dei telespettatori. Come è arrivata a questo calcolo, ovviamente non è dato saperlo. Ci fidiamo.

Ora, intendiamoci, nessuno mette in dubbio che caricare e condividere contenuti protetti da copyright sia un'azione illegale, ma il punto è un altro. Confalonieri, assieme a tutti i matusa come lui, è rimasto ancorato a un concetto di distribuzione e fruizione di contenuti che è da tempo sulla strada del tramonto. E gli esempi non mancano. Guardate cosa accade con la musica. I Marillon, ad esempio (a proposito di matusa), hanno messo l'anno scorso il loro ultimo album liberamente in circolazione nei circuiti p2p. Al primo ascolto dei brani così scaricati, una finestra popup invitava i fan a fornire l'indirizzo e-mail tramite cui ricevere proposte di acquisto di biglietti per i concerti e gadget vari.

I Radiohead, già un paio di anni fa (due anni nel campo dell'IT sono l'equivalente di un'era geologica), hanno messo online sul loro sito l'album In Rainbow, liberamente scaricabile, il prezzo lo facevano gli utenti (era possibile scaricarlo anche gratis). E i risultati sono qui. E Confalonieri è ancora qua che piange perché il ragazzino prende uno spezzone di Striscia e lo mette su YouTube?

venerdì 12 giugno 2009

Stop all'Hadopi, internet è un diritto fondamentale del cittadino

A sentenziarlo è stato il Consiglio Costituzionale francese, l'equivalente della nostra Consulta, che ha di fatto dichiarato incostituzionale la recente e controversa legge francese, fortemente voluta da Sarkozy, che inibiva l'accesso a internet all'utente sospettato di condividere illegalmente files in rete.

Il termine "sospettato" non l'ho marcato in corsivo casualmente, in quanto una delle aberrazioni contenute all'interno di questo disegno di legge, consisteva nel fatto che non occorreva alcuna prova giuridicamente valida per vedersi tagliare il collegamento, ma era sufficiente una segnalazione all'autorità da parte del titolare del diritto d'autore.

La Corte Costituzionale ha spazzato via tutto questo, sentenziando inequivocabilmente che internet è un diritto fondamentale del cittadino e che nessuna autorità terza può decidere il distacco dell'utente dalla rete, ma soprattutto che il principio della presunzione d'innocenza è più importante di tutto.

Una lezione che dovrebbe insegnare qualcosa ed essere da monito anche ai tanti politici e addetti del settore di casa nostra, che hanno visto fin da subito come un esempio da imitare l'adozione di una simile astruseria giuridica.

martedì 26 maggio 2009

Telecom: gli indirizzi ip degli utenti? Scordateveli

Per adesso il pericolo pare scongiurato. Telecom ha infatti risposto picche alle richieste di Fapav, la federazione anti-pirateria audiovisiva, che aveva intimato al maggior internet service provider italiano di fornire alle autorità di pubblica sicurezza gli indirizzi ip di chi scarica files protetti da diritto d'autore dal web. Una richiesta perentoria, che lascia ben pochi dubbi interpretativi.

«La Fapav chiede a Telecom Italia di comunicare alle autorità di Pubblica sicurezza i dati idonei a consentire a quest'ultima di adottare gli interventi di sua competenza e comunica che l'industria cinematografica italiana, nel caso in cui questo tipo di azioni illegali dovesse continuare a persistere, procederà alla richiesta di risarcimento per gli ingenti danni subiti» (fonte)

Una sorta di intimazione a tutti gli effetti, sembrerebbe. In pratica Fapav ordina a Telecom di fornire i dati degli utenti altrimenti si rivarrà, con quale diritto non è ancora ben chiaro, su Telecom stessa obbligandola a risarcire i presunti danni economici al settore audiovisivo cagionati dai cattivoni del web.

Una richiesta, questa, che giunge stranamente poco tempo dopo l'approvazione in Francia della discussa legge Hadopi, quella che dà il potere agli isp di tagliare la connessione internet agli utenti recidivi in materia di download illegale. Una richiesta comunque strana, o quantomeno inusuale, che si basa, sembra, sul presupposto che il fornitore di connessione internet abbia sempre l'obbligo giuridico di fare tale delazione. Un assunto, scrive Punto Informatico, che se può avere una sua ragionevolezza dal punto di vista formale, solleva comunque parecchie obiezioni:

...come fa infatti la FAPAV a sapere che ci sono elenchi di nomi da consegnare all'Autorità giudiziaria? Lo presume o ne è certa? E in questo ultimo caso come fa a sapere che ci sono soggetti che scaricano musica o film senza adottare meccanismi di tracciamento degli IP o, ancor più grave sistemi di intercettazione dei flussi telematici?

Non si sa, e comunque la Fapav non lo spiega.

Questa vicenda ricorda, seppur con alcune marcate differenza, quanto successe due anni fa con il caso Peppermint, la casa discografica tedesca che aveva intimato a migliaia di utenti di pagare multe piuttosto salate per aver scaricato musica di cui essa deteneva i diritti, il tutto per evitare agli utenti stessi lunghi contenziosi giudiziari. All'epoca ci pensò il tribunale di Roma a rispedire al mittente le pretese della casa discografica tedesca; oggi, per adesso, ci pensa Telecom, che motiva il suo diniego appoggiandosi alla recente giurisprudenza in materia, in particolar modo, in questo caso, a quanto scritto proprio nella sentenza della magistratura sul caso Peppermint.

"la tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali è prevalente rispetto alle esigenze probatorie di un giudizio civile teso all'accertamento dell'asserita lesione del diritto di sfruttamento economico del diritto d'autore" (fonte)

Questo, naturalmente, nell'immediato. Il futuro, invece, purtroppo, presenta parecchie ombre su questo versante, specie dopo che la legislazione in materia di internet ha dato prova, almeno finora (vedi i vari disegni D'Alia, Barbareschi, Carlucci), di andare in tutt'altra direzione.

venerdì 15 maggio 2009

L'industria discografica italiana ringrazia Sarkozy (e avvisa Berlusconi)

Quello che si temeva, e che anche io avevo paventato in un mio articolo precedente, si è avverato. Tramite una lettera aperta, illustri rappresentanti dell'industria discografica e dell'intrattenimento italiana hanno infatti ringraziato il presidente francese per l'approvazione della cosiddetta HADOPI, la legge francese in difesa del diritto d'autore appena approvata.

Una lettera che per conoscenza è stata inviata al nostro Berlusconi e ad alcuni rappresentanti di governo, con il chiaro auspicio che pure essi si muovano in tal senso.

Ecco l'inizio:

Alla c.a. del Presidente
Nicolas Sarkozy
Palais de l'Élysée

e per conoscenza

Alla c.a. del Presidente Silvio Berlusconi
Presidenza del Consiglio dei Ministri

Alla c.a. del Ministro Sandro Bondi
Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Alla c.a. del Ministro Christine Albanel
Ministero della Cultura

Oggetto: Loi Création et Internet

Illustre Presidente Sarkozy,

Le scriviamo in rappresentanza delle principali realtà associative del mondo musicale, artistico, librario, audiovisivo in merito alla recente approvazione della Legge “Création at Internet”, con la quale primo in Europa, il Suo Paese cerca di dare una riposta al dilagante fenomeno della pirateria digitale.
Esprimiamo il plauso delle organizzazioni italiane che rappresentano le industria dei contenuti perché siamo convinti che tale intervento risponda pienamente all’obiettivo di contrastare in radice l’assunto che tutto in rete deve essere solo gratis e liberamente accessibile. (testo completo qui)

Non c'è molto da aggiungere rispetto a ciò che è già stato detto fino allo sfinimento: internet e la tecnologia vanno in una direzione e il vecchio mondo in un altro.

Mi limito solo a segnalare un aspetto inquietante di questa legge, aspetto che a me era sfuggito ma che non è sfuggito a Paolo Attivissimo, il quale scrive:

Alla prima violazione sospettata, l'utente riceverà una mail di avviso. Alla seconda violazione sospettata, riceverà una lettera. Alla terza scatterà la disconnessione dalla Rete per un periodo da tre mesi a un anno. L'utente disconnesso non potrà aprire altri abbonamenti a Internet e dovrà continuare a pagare i canoni di quello che gli è stato chiuso.

La parola chiave, come avrete notato, è sospettato. Non occorre una prova giuridicamente valida per avviare il procedimento: un'autorità pubblica indipendente creata ad hoc, la Haute Autorité pour la Diffusion des Œuvres et la Protection des Droits sur Internet (in acronimo approssimativo, HADOPI, appunto), agisce su semplice segnalazione del titolare del diritto d'autore. La mail iniziale non informa neanche l'utente di quale opera avrebbe fruito senza permesso: indica semplicemente data e ora della violazione. Non è prevista una via di ricorso fino alla terza violazione, e a quel punto l'onere di dimostrarsi innocente sta all'accusato.

Come detto, i firmatari della lettera di congratulazioni auspicano, come si può leggere in calce alla stessa, che la governance italiana si sbrighi a mettere in atto iniziative legislative analoghe a quella francese.

A mio parere, visto l'andazzo, non dovremo aspettare molto.

Il file sharing uccide il cinema? Wolverine dice di no

Probabilmente si tratta di uno degli argomenti più gettonati di cui da tempo immemorabile si discute in rete, e non solo in rete: la pirateria danneggia l'industria cinematografica? Sì, la danneggia. Questo è l'assunto sul quale più o meno si trovano d'accordo quasi tutti, addetti ai lavori e no. La cosa, capite bene, è facilmente spiegabile, e si basa sul presupposto che chi scarica un film in maniera illegale da qualche circuito peer to peer poi non va al cinema a vederlo. Ma sarà veramente così? Può darsi, certo, ma a volte qualche eccezione può capitare. E' il caso, ad esempio, di Wolverine, la recente produzione della Fox.

Il film è uscito in molti paesi del mondo, tra cui gli Stati Uniti, il primo maggio scorso. Incidentalmente, però - sul fatto sta ancora indagando l'FBI -, il file del film, una versione pre-produzione tra l'altro anche incompleta e priva di molti effetti, è finito un mese prima dell'uscita ufficiale nei circuiti p2p. La BBC stima che almeno 4 milioni di persone abbiano quindi visto il film prima dell'uscita nelle sale cinematografiche. A prima vista si potrebbe pensare che tutta l'operazione Wolverine sia andata in fumo, e invece le cose sono andate molto diversamente dai timori iniziali.

Wolverine stupisce tutti e vola al primo posto del box office statunitense con un incasso di 87 milioni di dollari nel suo primo weekend di programmazione! Si tratta dell’unica uscita del week end che non abbia deluso.
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“X-Men Le Origini: Wolverine” è stato distribuito in 4.099 cinema in Nord America, confermandosi una delle più ampie distribuzioni di sempre per la 20th Century Fox, forse preoccupata che il film fosse stato penalizzato dalla distribuzione su internet della copia pirata. Sebbene il film, non completo, sia stato scaricato più di un milione di volte [4 secondo la BBC, nda], ha comunque incassato 87 milioni di dollari, vincendo su due ostacoli non da poco: l’influenza suina che ha colpito anche gli Stati Uniti e la diffusione della copia pirata del film.
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“Wolverine” è costato 150 milioni di dollari, ma potrebbe tranquillamente incassarne 200 solo negli Stati Uniti; c’è da dire che anche gli incassi internazionali del film sono stellari, poichè ha guadagnato 73 milioni di dollari al di fuori degli Stati Uniti, in 101 Paesi e in 9.234 cinema stranieri, aprendo ovunque in prima posizione. (fonte)

A questo punto una domanda s'impone, domanda che sarebbe interessante rivolgere a qualche rappresentante dell'industria cinematografica: se il film non fosse finito nei circuiti p2p avrebbe avuto lo stesso successo?

mercoledì 13 maggio 2009

Tre volte e poi basta

Ricordate il tira e molla legislativo sulla possibilità per i provider francesi di bloccare la connessione internet ai "pirati" del web? Beh, il tira e molla è finito. Il Parlamento dei nostri cugini d'oltralpe ha definitivamente approvato il disegno di legge, inizialmente bocciato dal Senato, che permette ai provider di staccare la connessione a internet agli utenti che per tre volte nell'arco di un anno verranno beccati a scaricare senza autorizzazione materiale protetto da copyright.

Curiosamente, l'approvazione di questa legge avviene negli stessi giorni in cui il Parlamento Europeo ha ratificato una legge che dichiara che l'accesso a internet fa parte dei diritti fondamentali dell'uomo, di fatto equiparandolo alla libertà d'espressione, e come tale non può essere negato in nessuno modo salvo che non esistano consistenti minacce per la sicurezza pubblica.

Visto l'andazzo, c'è da augurarsi che i solerti legislatori nostrani, sempre così zelanti quando si tratta di mettere in campo provvedimenti restrittivi su tutto ciò che ha che fare con internet e connettività, non traggano ispirazione dalla Francia.

martedì 12 maggio 2009

Quei pirati cattivi che rubano soldi all'Abruzzo

La questione dilaga ormai in rete, e quindi, anche se un po' controvoglia, un paio di cose le dico anch'io. Per chi non sapesse di cosa si sta parlando, mi riferisco agli strali della Caselli rivolti alla folta schiera di internauti che - a suo dire - sottrarrebbero fondi preziosi dedicati alla ricostruzione in Abruzzo scaricando dai circuiti p2p il brano che i cantanti nostrani hanno inciso proprio per questo scopo.

Secondo quanto scrive il Corriere, sarebbero stati effettuati finora due milioni di download illegali che avrebbero sottratto al progetto 4 milioni di euro. Naturalmente dobbiamo fidarci ciecamente di questo dato, dichiarato dal produttore del progetto, perché non esiste link attendibile che possa spiegare dettagliattamente come si è arrivati a questo calcolo.

Alcune considerazioni veloci a prescindere dall'esattezza o meno di quanto riportato. Siamo seri, veramente la Caselli pensava che il brano non sarebbe circolato illegalmente in rete in virtù del fatto che è stato pubblicato per scopi benefici? Beh, direi che la Caselli ha sbagliato pianeta, o forse, più banalmente, è rimasta agli anni '60, quando il p2p ancora non esisteva. Senza contare ovviamente il fatto che mi pare che gli italiani prova di generosità e sensibilità verso le popolazioni dell'Abruzzo l'abbiano già abbondantemente data anche prima, e pure senza il supporto del brano musicale.

Altro punto. Perché i promotori del progetto hanno messo in circolazione il brano dal 6 maggio nei circuiti radiofonici mentre nei negozi si potrà acquistare solo dal 15 maggio prossimo? Per caso, come ipotizza EmmeBi, non si fidano del pubblico? Mah...

La verità è che l'operazione che è stata messa in piedi sembra avere come unico scopo quello di utilizzare una tragedia come quella dell'Abruzzo per tutelare i soliti interessi commerciali, sbandierando la stranota, e un po' stantìa, filastrocca che la condivisione in rete equivale a mancato guadagno. Anche perché nessuno ha ancora reso pubblici i dati che riportano il numero di quelli che dopo averlo scaricato, e magari apprezzato, se lo sono andati a comprare.

giovedì 23 aprile 2009

Caso Pirate Bay, e se anche il giudice fosse un pirata?

Ricordate, appena qualche giorno fa, la vicenda della condanna a un anno di galera e risarcimenti vari di 4 responsabili del portale Pirate Bay? Bene, secondo The Register, una radio svedese avrebbe scoperto che uno dei giudici che hanno emesso la sentenza appartiene a un'associazione svedese per la tutela del copyright.

Si profila quindi un palese conflitto di interessi sul quale stanno cercando di fare leva gli avvocati del portale per ottenere l'annullamento del processo e un nuovo rifacimento.

Vedremo gli sviluppi. Per la cronaca, vale comunque la pena segnalare che la sentenza emessa qualche giorno fa è di primo grado, e per le successive pare che gli avvocati siano molto agguerriti.

De Gregori vs Springsteen

Dopo Erri De Luca , De Gregori. Il problema è che se una delusione da De Luca tutto sommato la posso archiviare nel nutrito gruppo del chi s...