"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
sabato 24 aprile 2021
Quanta benzina c'è?
mercoledì 6 gennaio 2021
Euro 13,89
"Tutto è provvisorio: l'amore, l'arte, il pianeta Terra, voi, io. La morte è talmente ineluttabile che coglie tutti di sorpresa. Come sapere se questo giorno è l'ultimo? Crediamo sempre di avere tempo. E poi, di colpo, puf, non ci siamo più, fine del tempo regolamentare. La morte è l'unico appuntamento non segnato sul vostro organizer.
Tutto si compra: l'amore, l'arte, il pianeta Terra, voi, io. Scrivo questo libro per farmi licenziare. Se mi dimettessi non beccherei l'indennità. Mi tocca segare il confortevole ramo su cui sto appollaiato. La mia libertà si chiama sussidio di disoccupazione. Preferisco essere sbattuto fuori da un'impresa che dalla vita. PERCHÈ HO PAURA. Intorno a me i colleghi muoiono come mosche: idrocuzione in piscina, overdose di cocaina fatta passare come infarto del miocardio, jet privati che si schiantano, capriole in cabriolet. Ora, questa notte ho sognato che affogavo. Mi sono visto affondare, carezzare le mante, con i polmoni pieni d'acqua. Lontano, sulla spiaggia, una bella donna mi chiamava. Non potevo risponderle perché avevo la bocca piena di acqua salata. Annegavo, ma non gridavo aiuto. E tutti facevano la stessa cosa. Il mare era pieno di nuotatori che affogavano senza invocare soccorso. Penso sia ora che lasci tutto perché non riesco più a stare a galla.
Mi chiamo Octave e mi vesto da APC. Sono un pubblicitario: ebbene sì, inquino l'universo. Io sono quello che vi vende tutta quella merda. Quello che vi fa sognare cose che non avrete mai: cielo sempre blu, ragazze sempre belle, una felicità perfetta ritoccata in Photoshop. Quando, a forza di risparmi, voi riuscirete a pagarvi l'auto dei vostri sogni, quella che ho lanciato nella mia ultima campagna, io l'avrò già fatta passare di moda. Sarò già tre tendenze più avanti, riuscendo così a farvi sentire sempre insoddisfatti. Il Glamour è il paese dove non si arriva mai. Io vi drogo di novità, e il vantaggio della novità è che non resta mai nuova. C'è sempre una novità più nuova che fa invecchiare la precedente. Farvi sbavare è la mia missione. Nel nostro mestiere nessuno desidera la vostra felicità, perché chi è felice non consuma."
Forse non servirebbe aggiungere altro per descrivere questo libro, basterebbero le frasi citate qui sopra. Queste pagine sono una confessione, la storia (vera) di un pubblicitario che un giorno ha deciso, e riuscirci non dev'essere stato facile, di ravvedersi e di abbandonare tutto ciò per cui era vissuto: creare pubblicità, e di raccontare in un libro cosa era la sua vita prima di abbandonare tutto. Inutile dire che, dopo la pubblicazione, l'uomo è stato licenziato su due piedi.
I pubblicitari sono quelli che decidono come ci si veste, quali macchine guidare, quali cibi mangiare, quali saranno i desideri venturi, e lo fanno utilizzando sapientemente l'arte della persuasione. Viviamo oggi, per la prima volta nella storia, nell'epoca in cui una dittatura non si instaura con le armi, le bombe o il terrore, ma con la persuasione, e la pubblicità è il suo braccio armato. Pubblicità che non serve più, come accadeva in altri tempi, a reclamizzare prodotti, ma bisogni. Siccome viviamo in una società che è satura di prodotti, per continuare a fare girare il mercato occorre reclamizzare falsi bisogni, poi, quando il falso bisogno viene interiorizzato, ecco pronto il prodotto che lo soddisfa.
Questo libro-confessione racconta in maniera lucida, spietata, a volte delirante, cosa c'è dietro a questa nuova forma di dittatura le cui regole sono dettate esclusivamente dal consumismo e dal mercato. È una lettura che apre gli occhi su molte cose, compresi molti degli insani meccanismi su cui si regge la nostra società. Se avete una decina di minuti liberi, qui trovate un video molto ben fatto di Giandomenico Bagatin in cui l'autore aggiunge altri dettagli e legge alcune delle parti più significative del libro.
domenica 3 novembre 2019
Pubblicità e lager
mercoledì 24 marzo 2010
C'è posta per te (7.000.000 di lettere)
Pare che un'ondata di lettere stia per invadere le famiglie italiane. Anzi, stando a quanto si legge in giro molti l'avrebbero già ricevuta. Per la precisione sono più o meno 7 milioni di missive che in questi giorni raggiungeranno altrettanti nuclei familiari con lo scopo di magnificare i mirabolanti risultati conseguiti dal governo in carica in questi due anni di legislatura. Il mittente è ovviamente il capo del governo, il quale, forse più per auto-convincimento che altro, ha deciso di far conoscere i risultati conseguiti agli italiani che stanno per recarsi alle urne. Ma cosa ci sarà scritto in questa bella lettera? Il Mattino lo spiega in maniera abbastanza chiara. Vediamo alcuni passaggi."Ciascuna lettera è personalizzata e si apre con 'Caro...' e a seguire il nome di battesimo del destinatario". Perbacco, 7 milioni di lettere personalizzate non sono uno scherzo. Chi pensa però che il cavaliere sia per una volta riuscito a inventarsi una formula originale, un qualcosa che esca dal solito ritornello che ci propina da un numero infinito di anni resterà deluso. In quelle destinate al lazio, ad esempio, si legge: "Le elezioni regionali nel Lazio ci vedono contrapposti a una sinistra che, invece di misurarsi democraticamente col voto, semina menzogne, invidia e odio". Ok, abbiamo capito: solita solfa preparata su misura per l'elettore medio del Pdl, quello che crede a qualunque balla senza pensarci un attimo. Infatti la lettera continua con le solite baggianate sull'esclusione dal voto per colpa della sinistra (mica di Milioni), dei giudici, ecc., insomma il solito repertorio a cui siamo da tempo abituati, con l'unica differenza che invece di sentircelo ripetere dalla tv ci arriverà comodamente nella cassetta delle lettere.
Dopo aver elencato per bene tutto quello che (non) è stato fatto, la chiusura: "Con questo positivo bilancio di risultati e con la pubblicazione allegata, intendo rinnovare l'impegno asssunto con Lei e con tutti gli italiani in occasione delle elezioni politiche 2008: lavorare per cambiare in meglio l'Italia, perché so bene che abbiamo ancora tanto da fare". Diciamo che, forse, un "abbiamo ancora tutto da fare" ci stava meglio, ma pazienza. Due curiosità: (1) quanto costa tutta l'operazione? (2) Chi paga? Voglio dire, 7 milioni di lettere (tra l'altro contenenti un pieghevole di 12 pagine) non sono una spesa non indifferente, eppure non sono riuscito a trovare niente in proposito. Pagherà lui?
mercoledì 27 maggio 2009
Il vescovo e la famiglia perfetta (che non esiste più)
Pare che in televisione stia circolando in questo periodo uno spot pubblicitario un po' fastidioso. Si tratta della pubblicità al nuovo monovolume della francese Renault - lo spot è qui - nella quale si vede un padre di famiglia che si affanna a correre avanti e indietro per raccattare i suoi figli dalle varie attività pomeridiane e riportarli a casa.C'è però un problema: i figli sono stati concepiti in due matrimoni diversi. Tanto è bastato per sollevare l'indignazione di monsignor Caffarra, arcivescovo di Bologna, che ha visto nello spot un implicito invito alla poligamia.
"Mi è capitato di vedere uno spot televisivo che per promuovere la grande capacità di un'automobile esalta la poligamia. Queste sono cose inammissibili, in un paese che riconosce la monogamia come un valore non più discutibile, ma dove purtroppo ci sono già tutti i presupposti culturali perché venga legittimata la poligamia"
Non so a quale paese si riferisca il monsignore, ma se allude all'Italia probabilmente è rimasto un po' indietro. Che per la chiesa la monogamia sia infatti un valore dottrinale fondamentale nessuno lo mette in dubbio, ma la società mi pare stia viaggiando in un'altra direzione. Attenzione, non sto dicendo che sia meglio o peggio una soluzione rispetto all'altra, sto solo dicendo che la famiglia perfetta, come la vorrebbe il monsignore, non è più la regola. Abbiamo pure il capo del governo che ha 4 o 5 figli avuti da due matrimoni diversi, di cui uno andato a ramengo e un altro in procinto di andarci.
Ma a parte queste considerazioni, che bene o male lasciano il tempo che trovano, mi pare che il tutto andrebbe spostato su un altro piano. Il padre in questione, come si vede bene dal filmato, non ha pregiudizialmente delle preferenze verso un figlio a scapito di un altro, magari in virtù del fatto che uno sia "legittimo" (secondo l'accezione cara alla chiesa) e l'altro no. Egli, infatti, si prodiga indistintamente verso tutti; il suo amore paterno lo esprime sia verso i figli "legittimi" che quelli "illegittimi". E' importante questo aspetto? Secondo me è basilare, secondo la Chiesa, evidentemente, no.
domenica 26 aprile 2009
Bistecchiere e fotocamere

Questa chicca me l'ha segnalata un mio caro amico (grazie Stefano) via e-mail. Finché non modificano la pagina, la fantastica offerta è qui. :-)
martedì 21 ottobre 2008
Ma io devo consumare per forza?
Per sostenerli [i consumi, ndr], il governo potrebbe varare un nuovo meccanismo di rottamazione per auto ed elettrodomestici. «Ci stiamo lavorando è un’ipotesi sul tavolo», diceva ieri una fonte del ministero dello Sviluppo. Per gli elettrodomestici potrebbe trattarsi di un bonus, mentre per le auto «oltre alle euro 0 ed euro 1, per l’acquisto di un’auto nuova euro 4 l’agevolazione potrebbe essere allargata alle euro 2».
Ora, non so se ci avete fatto caso, ma noi siamo vittime di un meccanismo perverso che prevede che se smettiamo di consumare (o consumiamo di meno) il nostro paese se ne va... a quel paese (la famosa recessione). Ma potremo noi consumare in eterno e sempre allo stesso ritmo? Incentivi ad auto ed elettrodomestici sono l'ultima trovata attualmente sul tappeto. Significa che questi beni per un certo periodo costeranno di meno e si sarà tutti maggiormente invogliati (incentivati) a sostituirli. E molti lo faranno magari anche se non ne hanno stretta necessità: visto che con gli incentivi costano di meno...
Terminati però questi incentivi si tornerà di nuovo al punto di partenza, e bisognerà quindi trovare qualche altro bene da "incentivare" perché altrimenti verrà a ricrearsi la situazione di prima. Insomma, non c'è alternativa: noi dobbiamo consumare, è il nostro destino, altrimenti saremo noi stessi a rimetterci. E' probabilmente la faccia peggiore (sempre ammesso che ne esista una migliore) di quello che a scuola ci veniva descritto come "consumismo".
Negli anni Sessanta, l'economia degli Stati Uniti e dei paesi dell'Europa occidentale attraversò un periodo di espansione. Questo fenomeno, unito alla promulgazione di leggi che, ispirate dal Welfare state britannico, ebbero l'effetto di diminuire le diseguaglianze economiche, fece raggiungere ai paesi occidentali un grado di prosperità fino ad allora sconosciuto. Vi fu un arricchimento generale, testimoniato dall'aumento della domanda di generi alimentari e dei beni di consumo (automobili, elettrodomestici, televisori, vestiti, etc...).
Ma il mantenimento di questa prosperità era strettamente legato alla continua espansione della domanda di beni, vale a dire al loro consumo. Perciò i cittadini cominciarono a essere indotti, in primo luogo dalla pubblicità, ad acquistare sempre di più, anche usando il mezzo delle rate e delle cambiali. Fu così che molte persone, anche se non benestanti, iniziarono ad acquistare beni che non servivano più a soddisfare bisogni precisi e reali, ma il cui possesso li faceva sentire al passo con i tempi. Ebbe inizio, in altre parole, quel fenomeno che fu detto consumismo e che dura tutt'oggi. (fonte)
Non voglio la macchina nuova, e neanche un elettrodomestico nuovo: voglio solo scendere!
sabato 7 giugno 2008
Innocui giochetti pubblicitari
Il link è l'ultimo che vedete nella schermata qui sotto:

La prima cosa che ci si aspetterebbe è che cliccando sul suddetto link si venga rimandati al relativo articolo, e cioè questo. Invece no, il rimando è alla sezione "motori" del Corriere, dove sono raccolti un buon numero di articoli zerbino sulle ultime novità partorite dalle case automobilistiche.
A questo punto uno si ricorda che stava cercando un articolo sul Gtl e comincia a chiedersi dove sia. Eccolo:

Quella piccola riga anonima dopo il quadratino blu, che a un occhio poco attento potrebbe anche non sembrare un link, è invece proprio il fatidico rimando all'agognato articolo. Forse la schermata seguente rende meglio l'idea della sua posizione:

E' stato un po' complicato, ma alla fine ci siamo arrivati. Eh, benedetta pubblicità...
sabato 19 gennaio 2008
Quei confini così sottili...
Quello che leggete qui sopra è un estratto (tratto da questo articolo del Corriere) di un'intervista al presidente Mediaset, Pier Silvio Berlusconi. Il relativo servizio televisivo, della durata di alcuni minuti, in cui si parla della nuova offerta a pagamento di Mediaset Premium, è andato in onda ieri sera durante l'edizione delle 20 del tg5.
Non c'è che dire, la già sottile differenza tra informazione e pubblicità è sempre più sottile.
lunedì 17 dicembre 2007
Serve un'altra Wikipedia?
La notizia è già da qualche giorno di dominio pubblico (da quando Google ne ha dato l'annuncio sul suo blog). Il colosso di Mountain View ha ufficialmente dato il via al progetto Knol, (da Knowledge, "conoscenza") e cioè una sorta di enciclopedia online redatta grazie al contributo degli utenti.Lo so, molti di voi diranno che questa cosa esiste già, come effettivamente è, ma il progetto in questione sarà per alcuni aspetti diverso dalla creatura di punta della Wikimedia Foundation. Vediamone qualche aspetto in dettaglio.
Innanzitutto ogni utente che pubblicherà un proprio articolo dovrà firmarlo, e questa è un po' considerata la novità più importante di tutto il progetto. In pratica, a differenza di quanto accade ora con Wikipedia, nella quale gli articoli sono messi in rete da volontari e possono essere successivamente modificati da chiunque, la nuova creatura di Google permetterà sempre la modifica da parte di tutti a patto però che sia sempre riconducibile a un referente con nome e cognome. Si punta quindi molto all'aspetto della "responsabilizzazione", che, a detta dei promotori del progetto, dovrebbe automaticamente significare una maggiore attendibilità dei contenuti e un migliore utilizzo da parte degli utenti. Vedremo.
La prima delle domande che mi sorgono spontanee (che è poi ciò che si stanno chiedendo molti) è: era necessaria un'altra Wikipedia? Google è ormai potentissimo, dispone infatti di ogni genere di servizio online: mappe, newsgroup, notizie, video e chi più ne ha più ne metta, e il rischio quindi di un nuovo monopolio in stile zio Bill non è poi tanto remoto: vuole forse completare l'opera con questo progetto?
Qualcuno si potrebbe chiedere anche, a questo punto, come mai il colosso Google non abbia inglobato (magari a suon di qualche milioncino di dollari) direttamente la Wikipedia, come ha già fatto con Blogger, Youtube o uno qualsiasi dei tanti portali e servizi che hanno contribuito nel corso degli anni ad accrescere il monopolio di cui parlavo prima. Sarà mica perché Wikipedia non è in vendita e non si presta volentieri ad essere la Youtube di turno? Potrebbe essere una potenziale risposta. Assieme a un'altra, piuttosto probabile, che si deduce leggendo tra le righe dell'articolo del blog di Google che ho linkato a inizio articolo:
If an author chooses to include ads, Google will provide the author with substantial revenue share from the proceeds of those ads.Ok, a questo punto è tutto chiaro: c'era bisogno di un'altra Wikipedia perché la prima è senza pubblicità ed è di tutti.
Imperdonabile al giorno d'oggi.
martedì 4 dicembre 2007
Spot blasfemo? Dove?
Leggo su Corriere.it che un sacerdote siciliano ha scritto una vivace e-mail di protesta alla Red Bull per via di uno spot pubblicitario (di cui vedete una schermata qui a fianco) in cui sono raffigurati 4 magi invece dei tradizionali 3. Per curiosità sono andato a cercarmi la pubblicità in questione (che avrebbe dovuto essere trasmessa sulle reti mediaset dal 1 dicembre), e l'ho trovata su youtube (qui).A me sembra che non contenga niente di blasfemo. Al contrario mi pare sia piuttosto simpatica. Il parroco si è indignato per un Re Magio di troppo? Ma chi l'ha detto che i Re magi erano tre? Anzi, dove sta scritto che i Re magi sono esistiti?
[...] "Il passo di Matteo non fornisce il numero esatto dei Magi ma la tradizione più diffusa, basandosi sul fatto che vengono citati tre doni, parla di tre uomini. In realtà, il testo greco non ne indica né il numero né tantomeno i nomi; parla solo di alcuni Magi dall'oriente". [...] (fonte)
Se il parroco volesse indignarsi veramente farebbe meglio a guardare altre cose, magari sempre restando nell'ambito ecclesiale: avrebbe solo l'imbarazzo della scelta.
giovedì 8 novembre 2007
Banner pubblicitari: non è ora di darsi una regolata?
Guardate questa immagine che ho catturato su un sito che parla di tecnologia:

Ora, passi per il banner (sempre statico) all'interno dell'articolo, ma queste finestre invadenti, che si spostano, fluttuano e se le vai a chiudere non si chiudono sono piuttosto fastidiose, per usare un eufemismo. Per riuscire a leggere quell'articolo ho dovuto fare il copia incolla su Kwrite: possibile? A questo punto meglio la pubblicità in tv: sai che ogni 3 minuti ce ne sono 15 di pubblicità e intanto fai le tue cose: vai a lavarti i denti, dai da mangiare ai gatti, controlli a che punto è eMule, ecc...
Ora, è inutile girare intorno alla questione, i siti ci campano con la pubblicità (così come la televisione, la radio, i giornali, ecc...), ma mi pare che il limite costituito da un buon compromesso che potrebbe essere "pubblicità sì, ma non invadente", sia stato in molti (troppi) casi abbondantemente superato.
Peccato.
lunedì 27 agosto 2007
A scuola "comanda" ancora zio Bill
Pensavo che la lenta ma costante rivoluzione che sta gradualmente portando enti, amministrazioni e governi di tutto il mondo ad abbandonare i formati chiusi (Word e company per intenderci) in favore di quelli aperti (OpenOffice.org, Firefox, ecc...), avesse coinvolto anche la scuola nostrana. Mi sbagliavo.Davo oggi infatti un'occhiata ai libri scolastici che adotterà la maggiore delle mie figlie, Michela, che dal prossimo settembre, abbandonate le scuole elementari, comincerà la prima media. Ovviamente non mi soffermo sulla questione caro libri, spesa in parte ridimensionata dalla bravura di mia moglie Chiara che è riuscita nel non facile intento di reperirne un certo numero nell'usato con notevole risparmio di soldini, ma sui libri stessi.
Passo un pò in rassegna quelli acquistati finora (alcuni mancano ancora all'appello) e mi soffermo su quello di informatica. Visto che dell'argomento qualcosina ci capisco decido di dargli un'occhiata un pò più approfondita degli altri. Sapevo già per esperienza che in genere i libri di informatica per le scuole viaggiano a senso unico (Windows, Windows e ancora Windows) e quindi non mi sono fatto delle grosse illusioni in proposito. Pensavo però, vista oltretutto la consistenza del volume, che ci fosse stato spazio anche per argomenti "alternativi".
Già guardando la copertina, però, ho capito l'andazzo. Il libro si chiama infatti "Clippy Junior. Comunicare, scrivere e calcolare col PC", e in bella vista campeggia appunto l'immagine che vedete all'inizio di questo articolo: Clippy appunto, il famoso assistente dell'Office targato Microsoft. Brevemente, per chi non lo sapesse, si tratta sostanzialmente di una specie di personaggio animato basato sull'algoritmo Baesyan, che ha la funzione di supportare l'utente che sta utilizzando l'applicazione con consigli e suggerimenti sul da farsi.
Vabbè, apro e dò un'occhiata all'indice: "Il computer nella comunicazione", "Il pc: come è fatto e a cosa serve", "Alla scoperta di Windows". Ecco qua, appena al terzo capitolo comincia la tiritera zerbino sul sistema operativo di zio Bill: il desktop, le finestre, uscire da Windows (magari), ecc... Noto anche un'interessante rimando a una pagina (di estrema attualità) in cui viene spiegato come formattare un floppy, uno di quei gloriosi dispositivi del passato che già da qualche anno riposano nei musei dedicati alla storia dell'informatica, ma che l'autore del libro ha pensato bene di riattualizzare (avrà pensato che, nonostante siano in circolazione dispositivi in grado di memorizzare svariate centinaia di GigaByte. qualcosa in un MByte e mezzo scarso ci può sempre stare).
Vabbè, sfoglio ancora un pò: arrivo al capitolo internet (www, chi l'ha inventato, a cosa serve, ecc...) e trovo subito "La finestra di Internet Explorer", un semplice paragrafo in cui viene elogiato e spiegato ai giovani scolari come utilizzare uno dei programmi più bacati e insicuri di tutta la storia dell'informatica. Interessante poi l'approccio alla spiegazione:
[...] "Esistono vari browser per navigare in internet: Netscape Navigator e Explorer" [...]
Bello. Internet Explorer (il più bacato) e Netscape (attualmente praticamente morto e sepolto), l'accoppiata vincente per le nuove generazioni di internauti. Complimenti. Ovviamente su Firefox o sull'ottimo Opera neppure una menzione. E neppure viene preso come modello di spiegazione l'ultima versione (IE7) del browser Microsoft, ma addirittura la 5.5 (sì, avete capito bene) seduta su un robusto e solido Windows 98 (il sistema operativo Microsoft precedente a quello prima di quello di oggi: così, sempre per restare nell'attualità).
Sarebbe interessante andare avanti, ma non ne vale la pena. Tutto il resto infatti non è altro che un polpettone pubblicitario su Outlook, Office e compagnia bella sulla quale non si può che stendere un velo pietoso. Dov'è Fioroni? Qualcuno gli ha per caso fatto vedere questo libro? Dove sono quelli che quasi ogni giorno si sciacquano la bocca blaterando di innovazione nelle scuole? E' questa l'innovazione? Internet Explorer (5.5) e Windows 98?
Nessuno pretende - ci mancherebbe - un corso di insegnamento di Linux (anche se sarebbe auspicabile), ma almeno la menzione. Anche se lo standard è ancora Windows, spiegare ai ragazzi che siste qualcos'altro: che pc non è automaticamente sinonimo di zio Bill. E se proprio si deve insegnare Windows, farlo almeno con le versioni aggiornate: così com'è equivale ad andare a scuola guida imparando su una macchina di 30 anni fa, con tanto di carburatore e motore ad aste e bilancieri.
L'innovazione, appunto.
martedì 10 luglio 2007
E' di tutti noi

Finalmente ce la siamo cavata dalle balle. La presentazione della nuova 500, intendo: acrobati demotivati ingaggiati per l'occasione e presunti vip a far da cornice alla festa per il nuovo parto di Lapo Elkann, pubblicità asfissiante su siti e giornali, conferenze stampa, notte bianca a Torino per l'occasione, eventi trasmessi sia in diretta tv che in streaming via internet: riesce quasi difficile credere che si stia parlando di un'automobile.
Il buon Napolitano ci ha fatto un giro insieme a Schumi, quando io, invece, insieme al capo dello stato ci avrei messo Holer Togni, ovviamente alla guida.
"La 500 appartiene a tutti noi", recita uno degli slogan che vedete nell'immagine che ho catturato sopra. Apparterrà anche a tutti noi, ma solo dopo che da Tikhy, in Polonia, dove viene costruita e assemblata, sarà tornata in Italia.
Chissà se Marchionne gliel'ha detto a Napolitano...
giovedì 21 giugno 2007
Internet Explorer e Repubblica
"Ma solo chi naviga in Internet con una vecchia versione del browser Explorer è vulnerabile al virus. Per contrastarlo si deve aggiornare la versione di Explorer andando sul sito www.microsoft.com."
Beh, che dire, senza questo articolo-zerbino non avremmo saputo che fare. Ovviamente quelli di Repubblica sanno benissimo che una larga parte degli internauti non sa che farsene di IE; addirittura molti non sanno che farsene di Windows in generale.
Ma quando zio Bill chiama...
sabato 16 giugno 2007
La pubblicità aiuta i bambini obesi (ad ingrassare ancora di più)
Nel nostro paese 1/4 dei bambini di età compresa tra i 9 e i 12 anni ha seri problemi di sovrappeso, se non di vera e propria obesità (dati 2001).In questo quadro si inserisce una recentissima ricerca, condotta dalla sociologa Marina D'Amato e commissionata da Coop, che ha evidenziato come un "aiuto" (a ingrassare ancora di più) a questi bambini, venga dalla pubblicità.
Spulciando un pò i dati di questo studio, infatti, risulta che i bimbi italiani sono più bombardati da messaggi pubblicitari di merendine di tutti i loro coetanei europei. Un bambino che guarda 3 ore di tv in fascia protetta (dalle 16 alle 19) si sorbisce lo spot di una merendina, o comunque di una schifezza, ogni 5 minuti. In un anno sono qualcosa come 33.000 spot.
La maggioranza di questi proviene naturalmente dalle reti private rispetto a quelle pubbliche (971 spot Mediaset contro 285 Rai, secondo Republica), e la caratteristica che accomuna tutta questa marea di spot è che l'acquisto del prodotto viene "legittimato" in qualche modo - come si può facilmente notare guardando uno qualsiasi di questi spot - dall'autorevolezza della mamma, che incentiva l'acquisto di questi prodotti, o tramite l'abbinamento a modelli che fanno facilmente presa sui bambini (figurine, cartoni animati, ecc...).
Anche negli altri paesi europei esiste questo tipo di pubblicità, ma viene proposta in maniera meno "subdola" e meno accondiscendente.
In Francia, ad esempio, una legge impone che durante gli spot di merendine per bambini ci sia una scritta in sovraimpressione che sconsiglia il consumo eccessivo di cibi contenti grassi e zuccheri in quantità, e nel contempo consiglia una qualche attività fisica. In altri paesi europei è addirittura vietato reclamizzare prodotti alimentari nei palinsesti dedicati ai bambini. In altri ancora è addirittura vietata la pubblicità di qualsiasi genere.
Da noi non esiste niente di tutto questo. La pubblicità è libera di fare tutti i danni che vuole, senza che nessuna legge imponga limiti o vincoli a questi messaggi.
Con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
giovedì 3 maggio 2007
Tiggì promozionale
La sottile linea che divide un servizio giornalistico da uno spot pubblicitario si fa sempre più sottile.
lunedì 16 aprile 2007
Invadenza pubblicitaria
In un mondo (come quello dell'IT) in cui tutto si evolve a ritmi piuttosto serrati, può restare indietro la pubblicità? Certo che no, ci mancherebbe! Anche lei ha bisogno di evolversi per raggiungere e farsi notare da fasce sempre più ampie di utenti.
Ecco allora che i cari vecchi banner, con la loro costante ma tutto sommato non troppo invadente presenza, cominciano a non bastare più. Troppo alto infatti il rischio che vengano ignorati dagli utenti frettolosi e distratti, spesso titolari di connessioni "a consumo" e quindi tutt'altro che inclini a perdere tempo durante la navigazione.
Per ovviare a tutto questo - qualcuno se ne sarà sicuramente accorto -, molti siti internet da tempo hanno iniziato ad inserire al loro interno un tipo di pubblicità piuttosto invadente, con la quale, volente o nolente, l'utente è costretto a fare i conti.
Guardate le due immagini seguenti:


La prima delle due immagini è una schermata di una pagina di Corriere.it, la versione online del noto quotidiano di via Solferino: come vedete fa bella mostra di sé una bella finestrella pubblicitaria rossa in flash. Va bene, è sempre possibile chiuderla cliccando sulla piccola "x" in alto a destra, ma l'ha chiesta qualcuno?
Repubblica.it (seconda immagine) riesce a fare ancora meglio. Niente finestrelle in primo piano: troppo facile chiuderle. Meglio una bella pagina completamente dedicata. Vi confesso che appena mi è apparsa mi è venuto spontaneo cercare il telecomando della tv, anche se ovviamente avevo in mano il mouse.
Ho citato Repubblica e Corriere perché sono quelli, diciamo così, più in vista, ma questa invadente abitudine sta prendendo piede anche su siti meno noti e frequentati. Aesso c'è solo da sperare che a qualcuno non venga in mente, come sucede in tv, di abbinare ad ogni messaggio pubblicitario di questo tipo un bell'intermezzo sonoro, magari con lo stesso volume che hanno gli spot in tv.
lunedì 5 marzo 2007
AutoGoogle

Questa pubblicità (mascherata da articolo) è apparsa ieri nell'home page di Google News.
Così, giusto per ricollegarmi a quello che dicevo un paio di post fa.
domenica 4 marzo 2007
Ancora su Sanremo (poi la smetto, giuro)
«Vabbé, comunque l’anno prossimo con Paolo Bonolis sarà tutta un’altra storia... Sì, anche perché Pippo è forte ed è andata bene, ma nella fascia dai 35 anni in su non c’è lotta. Con Paolo ci assiricureremmo [sic] quel pubblico che quest’anno non si è fermato davanti al televisore e a noi, soprattutto per quello che ci chiede la pubblicità, interessa andare a colpire i responsabili d’acquisto. La questione non si pone: con Bonolis riusciremo ad accontentare la dirigenza e la pubblicità».
Mi pare che la dichiarazione di Del Noce sia la conferma di quello che tutti sanno: a Sanremo (come dappertutto ormai) comanda la pubblicità. Poco importa che la manifestazione, nel suo complesso, sia andata piuttosto bene in termini di ascolti (nonostante la partenza in sordina). I pubblicitari sono rimasti scontenti perché il pubblico sotto la trentina non si è fermato sufficientemente a lungo davanti al televisore (e non certo per vedere le canzoni).
Insomma, il target di persone che più interessa i geni del marketing ("Con Paolo ci assicureremmo quel pubblico [più giovane] che quest'anno non si è fermato davanti al televisore") ha preferito vedere altro, e, evidentemente, i pubblicitari non hanno gradito.
Signori di Sanremo, pubblicitari, inserzionisti, ruffiani, mezze calze, portaborse tutti, il mio più sentito vaffanculo.
De Gregori vs Springsteen
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