mercoledì 1 aprile 2009

Crisi e rivolte

Probabilmente è ancora presto per parlare di rivolte di massa, di aziende e istituzioni messe a ferro e fuoco da orde di disoccupati e cassintegrati esasperati e quindi difficilmenteri controllabili. Né è certo che si tratti delle prime avanguardie dei famosi zoccoli di cui da tempo parla Beppe Grillo. Certo è che quanto accaduto in Francia ieri, e in molte altre parti del mondo nei giorni scorsi, sono segnali che non so fino a che punto si possono considerare occasionali e di poca importanza. Ma andiamo con ordine.

A Parigi, ieri, un centinaio di operai ha bloccato in un taxi per un'oretta il magnate Francois-Henri Pinault, dopo che è stata ufficializzata la notizia che un'azienda del suo gruppo metterà in strada un migliaio abbondante di lavoratori. Sempre ieri, questa volta a Grenoble, alcuni dipendenti della multinazionale americana Caterpiller hanno assediato nei loro uffici un dirigente e quattro responsabili del personale dopo l'annuncio da parte dell'azienda del taglio di 755 operai.

Altro scenario ma situazione analoga. In Scozia, alcuni giorni fa, alcuni sconosciuti hanno preso di mira con atti vandalici la villa dell'amministratore delegato della Royal Bank of Scotland, ritenuto il responsabile dell'imminente bancarotta dell'istituto bancario. Poco più di una settimana fa è toccato invece a un manger dell'azienda farmaceutica 3M, che, sempre in Francia, è stato sequestrato per una notte da alcuni lavoratori dopo la notizia che l'azienda avrebbe intenzione di licenziare metà dei propri dipendenti.

Il susseguirsi di questi fatti mi pare abbastanza inquietante e sintomatico di qualcosa che potrebbe accadere se non si prenderanno serie contromisure per arginare la marea di disoccupati che l'Europa sta per ritrovarsi sul groppone. Non mi pare che siano cose campate per aria, così come non mi pare che siano cose da prendere alla leggera. Basta guardare ad esempio quello che sta succedendo in Cina, dove per tenere a bada la marea di nuovi disoccupati e l'inevitabile disordine sociale che ne segue, sta scendenedo in campo l'esercito, che, come è noto, da quelle parti non va tanto per il sottile quando è ora di sedare manifestazioni e rivolte.

Ovviamente noi non siamo ancora a quei livelli, né probabilmente ci arriveremo. Certo è che i segnali non sono incoraggianti.

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