Senza grandi clamori sta proseguendo alla Camera la discussione della legge sul testamento biologico. Il Pdl e l'UDC sono determinati a far approvare il testo mantenendo l'attuale impianto, che riportandoci di fatto a una sorta di stato confessionale, prevede alimentazione e idratazione forzata (fregandosene della volontà del paziente) e nessun obbligo per il medico di assecondare la volontà di chi sta attaccato alla macchina.
Penso che in mezzo a tutti i bla bla bla inutili e inconsistenti dei fautori della legge, che accusano chi si oppone di essere favorevole all'eutanasia - personalmente non ho niente da ridire se anche fosse -, le parole più sagge e di buon senso le abbia dette uno che il problema lo conosce sicuramente meglio dei tanti tromboni prezzolati che affollano il Parlamento, il professor Veronesi: "l'autodeterminazione è un diritto di tutte le persone in un paese civile". Già, appunto, un paese civile.
Sulla sponda opposta c'è da segnalare la dichiarazione del sottosegretario Eugenia Roccella: "Ancora una volta bisogna stabilire se la legge la debba fare il Parlamento votato dagli elettori, o se la decisione sulla vita e la morte delle persone vada affidata ai tribunali". La Roccella dimentica che ci potrebbe essere un terzo soggetto interessato alla questione: il paziente. Ma d'altra parte è noto da tempo che per questo governo la linea che divide un cittadino da un suddito è sempre stata molto sottile. Sottilissima.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
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