domenica 31 maggio 2009

Pino Maniaci è (ufficialmente) un giornalista

Qualche tempo fa aveva fatto parecchio rumore, in rete, la vicenda di Pino Maniaci (foto), il giornalista, anzi il non-giornalista, siciliano denunciato e poi rinviato a giudizio per esercizio abusivo della professione giornalistica (ne avevo accennato in coda a questo articolo).

Maniaci è proprietario e direttore di una piccola emittente locale siciliana, Telejato, che trasmette via web e che è da sempre in prima linea nella denuncia dell'attività mafiosa che si svolge a Partinico e dintorni. Proprio grazie a questa sua attività, Pino Maniaci è praticamente da sempre oggetto di minacce, intimidazioni e ritorsioni di ogni genere. I suoi guai con la giustizia sono cominciati quando si è venuto a sapere che Maniaci faceva il direttore di questa piccola emittente pur non essendo giornalista ufficiale (non si era cioè mai iscritto all'ordine dei giornalisti).

Capite anche voi che un reato così grave non poteva restare impunito, stiamo scherzando? Da qui, appunto, la richiesta di rinvio a giudizio della procura di Palermo.

Sabato la svolta: l'ordine dei giornalisti della regione Sicilia, infatti, ha deciso di intervenire conferendo all'unanimità l'agognato tesserino al direttore di Telejato, che è quindi adesso giornalista a tutti gli effetti e può così continuare a denunciare le attività della mafia senza che qualcuno, almeno da questo lato, continui continuamente a mettergli i bastoni tra le ruote.

Travaglio assolto? Ma dai...

Visto che, a parte articolo21, Facebook e pochi cani sciolti non ne ha parlato nessuno, lo segnalo qui. Un centinaio di persone in più, in Italia, ne saranno almeno al corrente.

Confermato dalla Cassazione il
proscioglimento del giornalista Marco Travaglio, in relazione
ad alcune frasi, contenute in un articolo pubblicato nel 2007
dal quotidiano 'L'Unita'', ritenute diffamatorie da Fabrizio
Del Noce. La quinta sezione penale della Suprema Corte ha
infatti dichiarato inammissibile il ricorso dell'ex direttore
di RaiUno contro la sentenza con cui, nel dicembre scorso, il
gip di Roma aveva disposto il non doversi procedere nei
confronti di Travaglio e di Antonio Padellaro, all'epoca
direttore del quotidiano, "perche' il fatto non sussiste".

(l'articolo completo è qui)

Dark Island

Ci sono passioni che ti porti dentro fin da piccolo. Mike Oldfield è per me una di queste. La sua pressoché sterminata discografia vede nel 1996 la pubblicazione dell'album Voyager, all'interno del quale è inserita la bellissima Dark Island, ballata scozzese dalle musiche molto evocative opportunamente riarrangiata e adattata dallo stesso Oldfield.

Il risultato lo potete ascoltare qui sotto.

Buona domenica.

sabato 30 maggio 2009

Promesse d'Abruzzo

Nonostante quello che continuano a raccontare i tiggì filogovernativi, in particolare riguardo alle roboanti promesse del premier sui tempi della ricostruzione in Abruzzo, esiste anche un'altra versione della storia, un altro aspetto che generalmente viene sostanzialmente sottaciuto: la fine della pazienza.

Intendiamoci, avviare un'opera di ricostruzione dopo un disastro di queste dimensioni non è impresa facile, nessuno lo mette in dubbio; non sarebbe facile per nessun governo, indipendentemente dal colore politico. Mi pare però che vada segnalata una certa propensione, da parte dell'attuale premier, a fare annunci che sembrano difficilmente realizzabili anche ai non addetti ai lavori. Da qui, forse, i molti segnali di stanchezza lanciati dalla popolazione, che comincia a pensare che dietro molti di questi proclami e iniziative ci sia lo zampino delle imminenti europee.

L'ultimo di questi episodi, ad esempio, è il rifiuto, da parte dei genitori di 8 studenti deceduti nel sisma, della consegna ai propri figli deceduti di una laurea honoris causa alla memoria. Una cerimonia che si è svolta nella scuola della Guardia di Finanza di Coppito e a cui avrebbe dovuto partecipare anche il premier ("avrebbe", appunto, perché alla fine non s'è visto). Le famiglie hanno poi spiegato che «l'assegnazione del titolo alla memoria per noi genitori e parenti delle vittime non ha ovviamente nessun valore morale e affettivo. Allo stato attuale è un blando tentativo di voler semplicemente chiudere una tragica parentesi che ha sconvolto la nostra esistenza».

Ma una sorta di conferma che, come accennavo all'inizio, certe dichiarazioni e promesse sembrano il frutto più di una strategia mediatica preelettorale che non di progetti concretamente fattibili, è arrivata ieri pure dal sottosegretario alla Protezione Civile Bertolaso, il quale, in un articolo pubblicato da La Stampa, ha invitato sostanzialmente a prendere con le dovute cautele quanto viene strombazzato in questo periodo.

Un impegno da far tremare i polsi. E come la mettiamo con l’ottimismo di Berlusconi che annuncia un’estate di svolta? Ci riuscirete a mettere tutti gli sfollati fuori dalle tende prima dell’inverno? Il sorriso di Bertolaso si tramuta in una smorfia di preoccupazione. «Non posso non condividere l’ottimismo del presidente», dice. «Ma con la preoccupazione di chi è qui, sul campo, e deve garantire di finire entro i tempi stabiliti». Bertolaso, insomma, è il primo a sapere che certi programmi sono forse troppo rosei. Ammette: «Parliamoci chiaro. Se dovessimo avere un’estate piovosa, inevitabilmente i cantieri subirebbero dei rallentamenti e i tempi ne sarebbero compromessi... Se non troviamo maestranze e imprese a sufficienza per quanto ci siamo prefissi... Il lavoro che abbiamo immaginato è impegnativo per le ditte di costruzione. Noi chiediamo di realizzare in 80 giorni ciò che normalmente si fa in 8 mesi. E’ una sfida difficile»

Intanto, terminata ormai da tempo la fase dell'emergenza, ci si rende conto che la vita in una tendopoli richiede molto sacrificio e molta pazienza, molta di più di quello che si potrebbe pensare. Occorre infatti condividere i servizi, cercare di arrangiarsi alla meno peggio con quello che i volontari mettono a disposizione, e questo, purtroppo, in determinate condizioni non è affatto facile, e può addirittura rivelarsi fonte di tensioni e litigi. Come è accaduto agli inizi della settimana scorsa, quando il caldo insopportabile di una estate iniziata meteorologicamente troppo presto, ha provocato i primi diverbi durante la consegna dei condizionatori.

Tornando alla ricostruzione e ai suoi tempi, a ulteriore conferma che le promesse del premier sembrano per il momento di difficile attuazione, c'è da segnalare che la giunta comunale dell'Aquila, con una delibera pubblicata il 13 maggio scorso, ha autorizzato i cittadini che si fossero stancati di stare nelle tende a costruirsi per conto proprio un modulo abitativo di qualsiasi tipo. Scriveva Repubblica la settimana scorsa:

Con una mossa piuttosto disperata, di fronte al vedo-non vedo della legge che assegna i soldi (che ci sarebbero o forse no) per rifare ogni cosa, la giunta comunale dell'Aquila con delibera 147 del 12 maggio scorso avverte i concittadini che si fossero stancati delle tende e degli alberghi di avanzare autonomamente verso le vicinanze di casa. Chiunque abbia un cortiletto, una piazzola, un bordo strada libero può realizzare - a proprie spese s'intende - un box, o anche una dimora in legno, oppure un container, una baracca. Il "manufatto temporaneo" non deve essere più alto di sei metri e più grande di 95 metri quadrati. Casa o negozio, fai tu! S'arrende sconfortato il municipio dell'Aquila e s'arrangi chi può. "Non potevamo comportarci diversamente, abbiamo necessità di restituire un po' di vita alla città e di rispondere alle esigenze minime e urgentissime", commenta Antonello Bernardi, medico e consigliere comunale.

Insomma, le difficoltà nel mettere in piedi una ricostruzione che, almeno a prima vista, sembra molto più lunga di quello che viene incautamente ipotizzato, non sono certo poche, ma, se si vuole dare una dimostrazione di maggiore serietà, occorrerebbero forse un po' meno proclami che sanno di boutade (tipo vacanze al mare e crociere per gli sfollati) e maggiori fatti concreti.

venerdì 29 maggio 2009

Appecoronati

All'ingresso dell'ospedale uno sfollato ha attaccato il premier: «Fatti processare, non contestare i magistrati; e rispondi alle domande». «Ero qui per analisi - ha raccontato Bruno, che vive in una tendopoli - e ho visto un grande trambusto di polizia. Mi dispiace di aver fatto questa figuraccia davanti a tutti, ma mi chiedo: dove è l'opposizione? Sono tutti appecoronati».

(via Corriere)

La democrazia dell'esercito

Ieri, all'assemblea annuale della Confesercenti, il nostro pimpante premier, quello - dice - democraticamente eletto, ha dato l'ennesima dimostrazione di cosa intende lui con democrazia. Passate e digerite le precedenti dichiarazioni che si richiamavano allo stesso tema, tipo la Polizia nelle scuole ai tempi delle proteste contro i tagli della Gelmini (il giorno dopo non l'aveva mai detto), l'esercito mandato a contenere le proteste dei napoletani contro le discariche e quello che dovrebbe garantire la tranquilla prosecuzione del lavori della TAV, ecco l'ipotesi del prossimo utilizzo delle forze armate: difendere e proteggere i siti nucleari.

Voi sapete - ne ho parlato spesso in queste pagine - che è intenzione del governo far partire nel nostro paese un piano energetico nucleare su vasta scala, che per essere realizzato passa necessariamente attraverso la localizzazione di alcune aree su cui costruire queste benedette centrali (e qui ne vedremo delle belle). La cosa, ovviamente, non sarà indolore, tanto è vero che il premier - e veniamo al dunque - ha dichiarato appunto ieri che è pronto a ricorrere all'esercito per presidiare le zone che saranno individuate come futuri siti nucleari. Ma presidiare da cosa? Forse da qualche cittadino incavolato perché non vuole ritrovarsi una centrale atomica sotto casa? Mah...

Certo, messa così, non sembra neanche male. Il governo democraticamente eletto prende una decisione nell'interesse collettivo e per applicarla è disposto a ricorrere all'uso dell'esercito. Peccato che lo stesso capo di governo non metta la stessa enfasi nel menzionare che le centrali che vuole costruire sono quelle cosiddette di terza generazione. Nei paesi come l'Inghilterra, dove il giornalismo non è asservito al potere, viene chiaramente detto all'opinione pubblica che si tratta in assoluto di quelle più pericolose in caso di incidente, più pericolose addirittura di quella che provocò il disastro di Chernobyl. Ma in fondo sono dettagli.

Altre cose che evita di dire è che questo tipo di centrali sono altamente antieconomiche e che, cosa più importante, non si è ancora trovata una soluzione definitiva al problema dello smaltimento delle scorie. Ma queste, in fondo, sono questioni di secondo piano, l'importante è che queste centrali si faranno e se a qualcuno non starà bene ci penserà l'esercito. Naturalmente neanche prendere in considerazione il fatto che gli italiani, 20 anni fa, hanno già mandato a quel paese il nucleare con un referendum dagli esiti plebiscitari e che attualmente più del 60% della popolazione non lo vuole tra i piedi. Si tratta solamente di altri dettagli inutili da aggiungere ai primi.

E poi, scusate, l'esercito che ci sta a fare altrimenti?

giovedì 28 maggio 2009

Lo sciopero più censurato d'Italia

Praticamente ogni giorno le cronache danno notizia di qualche categoria che scende in sciopero o che protesta per qualche motivo: retribuzione, adeguamento dei salari, richiesta di miglioramento delle condizioni di lavoro, contratti scaduti il cui rinnovo latita, ecc...

Nei giorni scorsi, però, uno sciopero che ha coinvolto la quasi totalità (90% di adesioni) dei dipendenti della sede romana di una nota, anzi notissima, azienda è passato sotto silenzio. Solo il Manifesto, assieme a qualche testata di nicchia, ne ha parlato. Ecco un estratto dall'articolo de Il Manifesto:

Si sciopera anche nell'azienda del Grande Capo. La stampa non ne parla, è un tabù per le televisioni (soprattutto quelle del Biscione), ma ieri la Videotime di Roma (400 dipendenti Mediaset) si è fermata: Forum di Rita Dalla Chiesa non è potuto andare in diretta, ma è stato registrato il giorno prima; le varie edizioni del Tg5 sono state messe in onda grazie ai quadri, che per una volta hanno sostituito il personale semplice; anche per Matrix, si è fatto ricorso a una puntata «di magazzino». La protesta è stata organizzata dai tre sindacati Cgil, Cisl e Uil (dunque non dalla sola Cgil, per cui uno sciopero anti-Berlusconi sarebbe più «scontato»), che parlano di un'adesione al 90%. I 400 di Videotime Roma sono un decimo dei circa 4000 Mediaset (a loro volta divisi in 4 società: Rti, Elettronica Industriale, Endemol e, appunto, Videotime). Coprono gli aspetti tecnici di tutte le trasmissioni, di intrattenimento come i telegiornali, in tre centri: Palatino, Cinecittà ed Elios, sulla Tiburtina.

I motivi della protesta sarebbero principalmente due: salari inadeguati ed eccessiva esternalizzazione di molti servizi a società terze. Scrive a tal proposito televisionando.it:

Iniziamo col dire che i lavoratori della Videotime di Roma sono 400, il 10% dei 4000 dipendenti Mediaset, e sono stanchi di vedere gli assistenti personali delle star guadagnare molto più di loro: se un dipendente Videotime guadagna tra i 1200 e i 1500 euro al mese, una parrucchiera delle star può arrivare a 700-1300 euro al giorno. Non solo, ma i dipendenti devono vedersela quotianamente con altre ‘categorie’, oltre a quella degli ‘assistenti personali, ovvero con i service esterni (tecnici di ripresa, maestranze, parrucchieri sottopagati e senza tutele contrattuali, quindi più economici) e i dipendenti delle società esterne, spesso comunque appartenenti al gruppo Mediaset, come quelli di Endemol, della Corima (la società che fa capo alla moglie di Corrado Mantoni), della Fascino (società di Maria De Filippi) o della Triangle (di Paola Perego), ognuna delle quali si serve di propri collaboratori che spesso sostituiscono i dipendenti Mediaset.

In sostanza si finisce per sfavorire le risorse interne, spingendole spesso a turni di lavoro non contemplati dai contratti, che peraltro prevedono compensi inedeguati.

Insomma, alla fine, anche tra i lavoratori della famosa "azienda senza proteste" del premier albergano a volte disagio, scontento e malumore, ma per questi è ovviamente più difficile farsi sentire.

Solo da noi è tutto perfettamente normale

Due tra i più prestigiosi giornali inglesi, il Financial Times (qui) e l'Independent (qui), hanno pubblicato, ieri, altrettanti articoli non proprio generosi nei confronti del premier italiano Berlusconi.

Il primo lo definisce addirittura "un pericolo e un esempio malefico per tutti", alludendo alle recenti vicende che lo hanno visto protagonista: dall'attacco indirizzato a Repubblica, rea di continuare imperterrita, com'è d'altra parte suo diritto, a fargli le famose 10 domande sulla vicenda Noemi, all'attacco alla magistratura e alla pericolosissima giudice comunista Gandus (che ovviamente non ci sta) per averlo accusato, nelle quasi 500 pagine della sentenza Mills, di esserne il corruttore.

Non meno pesante pure l'articolo dell'Independent, il quale ipotizza addirittura scenari simili alla vicenda Nixon.

Il lungo articolo dell'Independent, firmato dall'ex corrispondente da Roma, Peter Popham, ricostruisce punto per punto tutti gli sviluppi della "Berlusconi's story", chiedendosi se un leader coinvolto in così tanti scandali, controversie e processi, possa finire per perdere il potere a causa di una vicenda apparentemente minore, come la partecipazione al compleanno di una ragazza diciottenne, riportata inizialmente in un trafiletto di giornale da Repubblica, ma poi gonfiata dalla decisione di Veronica Lario di chiedere per questo il divorzio, sostenendo che suo marito ha incontri "con minorenni", che "non sta bene" e che "ha bisogno di aiuto". L'implicita allusione dell'Independent è allo scandalo Watergate, anch'esso iniziato con una piccola notizia di cronaca, un apparente tentativo di furto nel quartier generale del partito democratico americano, ma poi terminato con le dimissioni di Richard Nixon. (fonte)

Da segnalare che questi non sono gli unici due quotidiani esteri che si occupano del nostro premier e di come siamo messi in Italia, ma delle "anomalie" di cui volenti o nolenti siamo vittime, si occupano da tempo giornali e tv di mezzo mondo.

E la stampa italiana? Beh, evidentemente è l'unica che negli ultimi 15 anni non ha avuto la capacità, la possibilità o il coraggio di dire quello che è sotto gli occhi di tutto il mondo.

mercoledì 27 maggio 2009

Non c'è niente di male (secondo Sgarbi)

Quindi, se non ho frainteso, secondo Sgarbi è perfettamente normale che una ragazzina di 16/17 anni abbia rapporti erotici con un ultrasettantenne.

Porca miseria, quanto sono all'antica io...

Il vescovo e la famiglia perfetta (che non esiste più)

Pare che in televisione stia circolando in questo periodo uno spot pubblicitario un po' fastidioso. Si tratta della pubblicità al nuovo monovolume della francese Renault - lo spot è qui - nella quale si vede un padre di famiglia che si affanna a correre avanti e indietro per raccattare i suoi figli dalle varie attività pomeridiane e riportarli a casa.

C'è però un problema: i figli sono stati concepiti in due matrimoni diversi. Tanto è bastato per sollevare l'indignazione di monsignor Caffarra, arcivescovo di Bologna, che ha visto nello spot un implicito invito alla poligamia.

"Mi è capitato di vedere uno spot televisivo che per promuovere la grande capacità di un'automobile esalta la poligamia. Queste sono cose inammissibili, in un paese che riconosce la monogamia come un valore non più discutibile, ma dove purtroppo ci sono già tutti i presupposti culturali perché venga legittimata la poligamia"

Non so a quale paese si riferisca il monsignore, ma se allude all'Italia probabilmente è rimasto un po' indietro. Che per la chiesa la monogamia sia infatti un valore dottrinale fondamentale nessuno lo mette in dubbio, ma la società mi pare stia viaggiando in un'altra direzione. Attenzione, non sto dicendo che sia meglio o peggio una soluzione rispetto all'altra, sto solo dicendo che la famiglia perfetta, come la vorrebbe il monsignore, non è più la regola. Abbiamo pure il capo del governo che ha 4 o 5 figli avuti da due matrimoni diversi, di cui uno andato a ramengo e un altro in procinto di andarci.

Ma a parte queste considerazioni, che bene o male lasciano il tempo che trovano, mi pare che il tutto andrebbe spostato su un altro piano. Il padre in questione, come si vede bene dal filmato, non ha pregiudizialmente delle preferenze verso un figlio a scapito di un altro, magari in virtù del fatto che uno sia "legittimo" (secondo l'accezione cara alla chiesa) e l'altro no. Egli, infatti, si prodiga indistintamente verso tutti; il suo amore paterno lo esprime sia verso i figli "legittimi" che quelli "illegittimi". E' importante questo aspetto? Secondo me è basilare, secondo la Chiesa, evidentemente, no.

martedì 26 maggio 2009

Telecom: gli indirizzi ip degli utenti? Scordateveli

Per adesso il pericolo pare scongiurato. Telecom ha infatti risposto picche alle richieste di Fapav, la federazione anti-pirateria audiovisiva, che aveva intimato al maggior internet service provider italiano di fornire alle autorità di pubblica sicurezza gli indirizzi ip di chi scarica files protetti da diritto d'autore dal web. Una richiesta perentoria, che lascia ben pochi dubbi interpretativi.

«La Fapav chiede a Telecom Italia di comunicare alle autorità di Pubblica sicurezza i dati idonei a consentire a quest'ultima di adottare gli interventi di sua competenza e comunica che l'industria cinematografica italiana, nel caso in cui questo tipo di azioni illegali dovesse continuare a persistere, procederà alla richiesta di risarcimento per gli ingenti danni subiti» (fonte)

Una sorta di intimazione a tutti gli effetti, sembrerebbe. In pratica Fapav ordina a Telecom di fornire i dati degli utenti altrimenti si rivarrà, con quale diritto non è ancora ben chiaro, su Telecom stessa obbligandola a risarcire i presunti danni economici al settore audiovisivo cagionati dai cattivoni del web.

Una richiesta, questa, che giunge stranamente poco tempo dopo l'approvazione in Francia della discussa legge Hadopi, quella che dà il potere agli isp di tagliare la connessione internet agli utenti recidivi in materia di download illegale. Una richiesta comunque strana, o quantomeno inusuale, che si basa, sembra, sul presupposto che il fornitore di connessione internet abbia sempre l'obbligo giuridico di fare tale delazione. Un assunto, scrive Punto Informatico, che se può avere una sua ragionevolezza dal punto di vista formale, solleva comunque parecchie obiezioni:

...come fa infatti la FAPAV a sapere che ci sono elenchi di nomi da consegnare all'Autorità giudiziaria? Lo presume o ne è certa? E in questo ultimo caso come fa a sapere che ci sono soggetti che scaricano musica o film senza adottare meccanismi di tracciamento degli IP o, ancor più grave sistemi di intercettazione dei flussi telematici?

Non si sa, e comunque la Fapav non lo spiega.

Questa vicenda ricorda, seppur con alcune marcate differenza, quanto successe due anni fa con il caso Peppermint, la casa discografica tedesca che aveva intimato a migliaia di utenti di pagare multe piuttosto salate per aver scaricato musica di cui essa deteneva i diritti, il tutto per evitare agli utenti stessi lunghi contenziosi giudiziari. All'epoca ci pensò il tribunale di Roma a rispedire al mittente le pretese della casa discografica tedesca; oggi, per adesso, ci pensa Telecom, che motiva il suo diniego appoggiandosi alla recente giurisprudenza in materia, in particolar modo, in questo caso, a quanto scritto proprio nella sentenza della magistratura sul caso Peppermint.

"la tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali è prevalente rispetto alle esigenze probatorie di un giudizio civile teso all'accertamento dell'asserita lesione del diritto di sfruttamento economico del diritto d'autore" (fonte)

Questo, naturalmente, nell'immediato. Il futuro, invece, purtroppo, presenta parecchie ombre su questo versante, specie dopo che la legislazione in materia di internet ha dato prova, almeno finora (vedi i vari disegni D'Alia, Barbareschi, Carlucci), di andare in tutt'altra direzione.

La via (molto bassa) che ha preso lo scontro politico

Gad Lerner ci è andato giù pesante, ieri, sul suo blog. Prima ipotizzando che Berlusconi è agli sgoccioli:

Non credo che Berlusconi riesca a durare al vertice di questo paese ancora per molto più di un anno. Ci saranno prese di distanza fra i suoi stessi alleati e anche fra gli zelanti servitori di oggi. L’uomo che ha affidato tutto sè stesso all’immagine, dall’immagine verrà ricondotto a figura patetica. Saranno le donne a sancirne la caduta nel disonore.

E poi equiparandolo a una sorta di don Rodrigo del 2000 (bella però l'immagine) con evidenti - sempre secondo Lerner - problemi di equilibrio mentale:

Il vecchio bavoso che telefona di notte alle ragazzine e ne trasporta a decine col jet privato in Sardegna per la festa di Capodanno, è un uomo di potere che ha perso il controllo delle sue facoltà mentali.

Tutto questo a contorno dell'ormai nauseabonda vicenda Noemi - una sorta di "noemigate" potremmo definirla -, sulla quale non mi voglio soffermare nei suoi dettagli, ma con la quale, bene o male, dobbiamo farci i conti, visto che interessa colui che ha avuto (non da me) il mandato di governare.

Una vicenda che, da qualunque parte la si guardi, rivela una verità incontrovertibile: qualcuno non dice la verità. Al di là del mero gioco di parole, infatti, sono troppe le versioni, tra quella del premier, quella del fidanzato, del padre, dell'assessore napoletano e della ragazza stessa, che non coincidono (Repubblica, l'organo ufficiale del noemigate, le ha messe tutte in fila qui). E non occorre essere Sherlock Holmes per arrivare alla conclusione che qualcuno, o forse più di uno, non la racconta giusta.

Questa storia, a mio avviso, può avere solo due sbocchi, per la verità abbastanza scontati: o il cavaliere ci lascia le penne (politicamente, si intende), oppure riesce a dimostrare di essere vittima di qualcosa. E qui, nell'eventualità, per qualcuno saranno dolori.

A margine di tutto questo, e a prescindere dagli esiti che avrà la vicenda, mi pare di poter dire che l'affannato e ostinato attaccarsi del centrosinistra a questa vicenda - le punzecchiature di Franceschini al premier, in merito, sono praticamente quotidiane - non le fanno molto onore. L'impressione, mia ma non solo mia, è che non riuscendo a contrastare l'egemonia politica del cavaliere in nessun modo, e men che meno dove sarebbe più utile, cioè sul piano politico, il centrosinistra cerchi di scardinare questa sorta di onnipotenza usando appunto la vicenda di Casoria.

Fa bene? Fa male? Non si sa. Certo, un politico ha, o almeno dovrebbe avere, sempre il dovere di dire la verità (in altri paesi ai politici si perdonano molte cose ma non le balle), e se alla fine venisse fuori che il premier su questa vicenda ne ha raccontato una montagna, come pare Repubblica e altri stiano dimostrando, beh, allora le congetture di Lerner potrebbero anche non essere tanto campate per aria.

lunedì 25 maggio 2009

Vaticano S.p.a.

Sta avendo un certo successo Vaticano S.p.a., il libro edito da Chiarelettere che pare sia già in ristampa a quattro giorni dalla sua uscita.

L'autore è GianLuigi Nuzzi, giornalista e inviato di Panorama, che l'ha scritto dopo essere riuscito ad accedere all'archivio Dardozzi, l'ex fiduciario del segretario di stato Agostino Casaroli.

Sicuramente una delle mie prossime letture.

Ridurre il numero dei parlamentari? Parliamone (ma seriamente)

E' bello svegliarsi di domenica (questo articolo l'ho scritto ieri mattina), passare in rassegna le home page dei quotidiani online e trovare dappertutto notizia della nuova iniziativa che Berlusconi vorrebbe mettere in campo, quella della riduzione del numero dei parlamentari. Un progetto che, a suo dire, passerebbe addirittura attraverso lo strumento dell'iniziativa popolare (anche se non si capisce a cosa possa servire visto l'ampia maggioranza parlamentare che si ritrova), quello che - forse qualcuno ricorderà - fece a suo tempo Grillo con Parlamento Pulito, nella quale furono raccolte 350.000 firme per mandare a casa i parlamentari con problemi giudiziari. Firme che, naturalmente, giacciono ancora da qualche parte in Senato (ove, presumibilmente, resteranno ancora molto a lungo).

Ma torniamo alla proposta di Berlusconi. Egli vorrebbe, almeno stando a quanto scrivono i giornali, ridurre i parlamentari a 300 deputati e 150 senatori. Attualmente i deputati sono, per legge, 630 e i senatori 315. Capite bene, quindi, che si tratterebbe effettivamente di una bella sforbiciata anche alle spese, visto che la sola Camera, ad esempio, costa qualcosa come un miliardo e mezzo di euro l'anno (dati 2007) e il Senato quasi un miliardo. Se poi consideriamo che il Congresso americano, ad esempio, che ha responsabilità di governo su oltre 300 milioni di americani, è composto da appena 100 membri al Senato e 435 alla Camera dei Rappresentanti, capite bene che il numero dei parlamentari presenti in Italia è difficilmente giustificabile da motivi di necessità amministrative.

Quindi l'iniziativa del premier (apparentemente) appare più che sensata, e io stesso non ho difficoltà ad ammettere che qualora venisse chiesta la mia firma per avallare una legge simile, non avrei nessuna difficoltà a metterla, visto che la politica e i suoi costi è un argomento di cui spesso e volentieri mi occupo in queste pagine. Ma c'è un ma. Anzi più di uno.

Perché il premier se n'è uscito proprio adesso con questa proposta? Voglio dire, gli ultimi 15 anni di vita politica italiana hanno visto per la maggior parte reggere le sorti del governo da una coalizione, chiamatela come volete, con a capo Berlusconi. Possibile che non gli sia mai venuta in mente questa cosa? Le spiegazioni potrebbero essere più di una, e uno spunto lo offre a tal proposito Repubblica, che proprio ieri, in un lungo editoriale a firma Eugenio Scalfari, riportava i risultati, abbastanza inaspettati, degli ultimi sondaggi politici. Sondaggi che vedrebbero il Pdl racchiuso in una forchetta che oscilla tra il 39 e il 42 per cento.

Una soglia, quella appunto del 40%, che inizialmente veniva indicata più che sicura come risultato elettorale alle prossime europee, ma che si sta rivelando, invece, adesso, un traguardo non troppo scontato. Specialmente, poi, se si considera che poco sotto il 40% fu il risultalo del centrodestra alle politiche del 2008, segno che da lì a oggi grossi passi in avanti in termini di consensi non ne sono stati fatti. E la cosa, com'era logico aspettarsi, ha fatto drizzare le antenne al cavaliere, convinto che, come ipotizza anche Scalfari, i recenti "successi" dell'operazione (mediatica) mondezza a Napoli, assieme a tutta la fase (altrettanto mediatica) della gestione del terremoto abruzzese, avrebbero fatto lievitare i consensi ben oltre il 40% di cui parlavo prima. Ma così, evidentemente, non è stato.

In questo quadro potrebbe quindi inserirsi la novità del dimezzamento dei parlamentari; un argomento che, come potete facilmente immaginare, fa sempre presa sulle italiche menti, in massima parte ben consapevoli del peso, in termini numerici e di costi, della politica italiana. Un'idea, però, che nonostante quel che sembra non è nuova, né ha in sé elementi che facciano pensare a qualcosa di rivoluzionario. Berlusconi, insomma, è come se avesse scoperto l'acqua calda buttando là una proposta di questo genere. I politici che (a parole) hanno sempre tirato in ballo questo argomento sono stati nel corso degli anni più di uno, e in riferimento delle più disparate aree politiche. L'ultimo, in ordine di tempo, è stato lo stesso Walter Veltroni, il quale, se ricordate, ha imbastito tutta la sua campagna elettorale itinerante per le politiche del 2008 facendo proprio della riduzione del numero di parlamentari, e del loro stipendio, uno dei suoi cavalli di battaglia, arrivando addirittura ad auspicare una sola camera tramite cui legiferare. Una campagna che evidentemente, come poi si è visto, non gli ha portato molta fortuna.

Adesso, appunto, ci riprova il cavaliere, per tentare probabilmente di colmare quel gap che esiste tra i sondaggi attuali e le sue aspettative. Naturalmente, passato il ciclone europee, non pensate neppure che si torni sopra all'argomento, perlomeno fino al prossimo appuntamento elettorale. E pensare che basterebbero appena un paio di piccoli provvedimenti per ridare agli italiani un po' di fiducia nella politica: uno è sì quello della riduzione dei parlamentari, non però fatta a casaccio e non necessariamente della metà, ma cominciando, come suggeriva il buon Grillo, da quelli che hanno pendenze di qualsiasi tipo con la giustizia. Se è infatti vero, come è vero, che su 900 e passa parlamentari circa 70 sono implicati a vario titolo in questioni giudiziarie, si cominci da questi. Io penso che sarebbero molti gli italiani che apprezzerebbero un parlamento composto solo da persone oneste.

In secondo luogo, l'abrogazione di quella vergogna chiamata "porcellum", la famigerata legge elettorale voluta da Calderoli (e da lui stesso definita una "porcata") e dal centrodestra, che tra le altre cose ha abolito il voto di preferenza nelle liste elettorali, impedendo di fatto al cittadino elettore di votare il candidato che gli pare.

Piccole e semplici cose, delle quali si torna sempre a parlare in qualsiasi campagna elettorale, me che, puntualmente, si dimenticano già il giorno dopo le elezioni.

domenica 24 maggio 2009

Veramente gli italiani sono così creduloni?

E' da un po' di giorni in libreria il libro di Roberto Giacobbo (questo). Un libro dal titolo che è tutto un programma: "2012, la fine del mondo?"

La storiella della fine del mondo nel 2012, che avrebbe la sua ragione d'essere in una antica profezia Maya, non mi è nuova; oltre infatti ad aver già letto qualcosa in rete al riguardo, l'altro giorno ci si è pure messa mia figlia più grande, Michela, che mi ha detto che alcuni compagni di classe le hanno parlato di questa cosa.

Ora, io non so cosa abbia scritto al riguardo Giacobbo nel suo libro, ma non posso fare a meno di chiedermi se veramente gli italiani sono così creduloni. No, perché se il libro avrà successo, vorrà dire che molti, e su internet ho già trovato conferma, alla favoletta della fine del mondo credono davvero, e invece di utilizzare in modo più proficuo quei 13 e rotti €, magari per una pizza e una birra, preferiscono buttarli per cercare informazioni su un'assurdità simile. Naturalmente che gli italiani siano in buona parte un popolo di creduloni è assodato, ma non oso pensare a quanti siano realmente, e in fin dei conti non lo voglio neppure sapere.

Quella della fine del mondo nel 2012, poi, non è che una goccia nel mare delle assurdità più strampalate che circolano e a cui la gente crede. Penso ad esempio alle varie teorie complottiste secondo cui dietro l'attentato alla torri gemelle del 2001 ci sarebbero gli americani stessi, che le avrebbero buttate giù di proposito, dando la colpa ai terroristi islamici, per avere così il pretesto per attaccare l'Iraq (sì, lo so, viene da ridere, ma questa teoria esiste davvero).

Oppure penso alle teorie complottiste sulla morte del presidente Kennedy (qui ne trovate un elenco dettagliato), oppure, peggio ancora, alla teoria complottista che in questo momento va per la maggiore, che è quella sulle famigerate scie chimiche, secondo cui i gas di scarico degli aerei sarebbero pieni di sostanze chimiche velenose che i vari governi, in combutta tra loro, rilascerebbero volutamente sulla popolazione per scopi militari e/o meteorologici.

Insomma, diciamocelo: siamo un popolo di creduloni. Crediamo acriticamente a tutto quello che ci pare strano o inconsueto senza porci il minimo scrupolo e senza avere la voglia (e forse anche la volontà) di documentarci un po'; forse, magari, anche per paura di venire a scoprire che sono effettivamente tutte balle e rompere così l'incantesimo.

Chi è disposto a scommettere con me una pizza e una Coca che nel 2013 siamo ancora qui?

When a blind man cries

When a blind man cries è stata pubblicata dai Deep Purple la prima volta nel 1972, sul lato B del 45 giri "Never before". Ritchie Blackmore, all'epoca chitarrista della band, non ha mai fatto mistero di amare poco questo brano, tanto è vero che il gruppo, almeno fino alla sua permanenza all'interno di esso, l'ha proposto pochissime volte nelle session dal vivo.

Oggi questo pezzo è universalmente riconosciuto come uno dei più belli e intensi della band britannica, ed è diventato un pezzo obbligato in ogni live session della band, come dimostrano le numerose registrazioni dal vivo realizzate nel corso degli anni dal gruppo.

La versione qui sotto appartiene a una performance dell'anno 2006, e alla chitarra c'è ovviamente il grande Steve Morse.

Buona domenica.

sabato 23 maggio 2009

Oggi, 17 anni fa

L'Italia casca a pezzi?

Non so se avete letto, l'altro ieri, del cedimento improvviso di un pilone che ha provocato un paio di feriti su un viadotto della Caltanissetta-Gela, una strada inaugurata nel 2006. Inizialmente l'Anas si è affrettata a precisare che il cedimento strutturale si è verificato nella parte più vecchia del tracciato, e oggi, con altrettanta sollecitudine, ha dichiarato che ci sono buone possibilità che il cedimento sia da attribuire a un movimento impovviso del terreno sottostante alla struttura.

Nel frattempo, però, come riporta sempre il Corriere, la procura di Caltanissetta ha aperto un'inchiesta per verificare quali ditte hanno eseguito i lavori, chi ha fornito i materiali (cemento, calcestruzzo, ecc...) e altre cosette. Inchiesta quanto mai doverosa, visto che i lavori su questa strada sono rimasti fermi per una quindicina d'anni a causa di infiltrazioni mafiose nella costruzione. Insomma, alla fine il sospetto è che i materiali con cui è stata costruita questa strada non fossero proprio affidabili.

Questo episodio richiama subito alla memoria quanto venuto alla luce in Abruzzo dalle indagini post-terremoto, in particolare dagli accertamenti che hanno stabilito che per tirare su molti edifici è stata utilizzata addirittura la sabbia del mare, ovviamente per questioni di speculazione e di costi. Come dimenticare, poi, restando sempre in Abruzzo, l'incredibile vicenda dell'ospedale de L'Aquila, reso per il 90% inagibile dal terremoto e del quale si è scoperto, poi, non essere neppure in possesso del certificato stesso di agibilità?

Nella vicenda del viadotto di Caltanissetta, però, il terremoto evidentemente non c'entra, così come non c'entra nel cedimento strutturale che recentemente ha provocato il crollo di un'arcata di un ponte nei dintorni di Piacenza. Ponte, anche in questo caso, i cui lavori di ristrutturazione e consolidamento erano terminati pochi mesi prima. Scriveva Repubblica il 30 aprile scorso:

I lavori di ristrutturazione del ponte erano terminati qualche mese fa. Costruito con l'unità d'Italia, bombardato nel luglio del 1944 e ricostruito, fu inaugurato una seconda volta quattro anni dopo. Recentemente una ditta specializzata ha condotto lavori di manutenzione inziati l'anno scorso e conclusi non molto tempo fa. I tecnici incaricati dal giudice dovranno chiarire se esistono eventuali nessi causali tra i lavori e il cedimento, anche se una nota dell'Anas scioglie ogni dubbio e scrive che il crollo della campata del ponte
"è stato provocato dall'eccezionale ondata di piena del Po".

Insomma, anche in questo caso, secondo l'Anas, il disastro, come è accaduto pure per il viadotto di Caltanissetta, è da addebitare a una causa terza, in questo caso la piena del Po.

Sarà. Anche qui, però, una procura, quella di Lodi, ha aperto un'inchiesta per disastro colposo perché molte cose non sono chiare, una delle quali che una piena, seppur di una certa portata, abbia potuto provocare il crollo.

«Impossibile che il crollo sia stato causato solo dalla piena», afferma Guido De Rossi, comandante dei Vigili del fuoco di Piacenza. Della stessa opinione il presidente della Provincia di Lodi Lino Felissari: «Il crollo nell' area golenale fa pensare che non sia colpa della piena» (fonte)

Al termine delle due inchieste, relative a questi due episodi, avremo delle risposte. Sapremo cioè se i due cedimenti sono effettivamente da addebitare a cause fortuite e imprevedibili, oppure se parte della responsabilità sia anche da addebitare all'incuria e/o alla speculazione.

Chiudo ricordando l'incredibile episodio, del quale tutti si sono già dimenticati, nonostante i solenni impegni presi sul momento, del crollo del soffitto del liceo Rivoli, Torino, che nel novembre scorso ha provocato la morte di uno studente 17enne. In questo caso non c'entra né il terremoto, né la piena, né nient'altro. Un soffitto di una scuola crolla senza (apparente) motivo e uno studente muore.

Senza tirarla tanto per le lunghe, questi episodi sono il segno che in italia c'è qualcosa che non va?

venerdì 22 maggio 2009

Chicche su chicche (o balle su balle, fate voi)

Internet è qualcosa di fantastico, e non è la prima volta che lo dico.

Dopo che tutti quelli che hanno un piccì sono venuti a conoscenza della palese bugia raccontata da un "giornalista" delle tv del premier sul processo Mills, processo dal quale, sempre secondo il "giornalista", Berluscuni "fu assolto", Gilioli ha scovato un altro bel video.

Si tratta di Stefano Zappalà, Pdl, che nella scorsa legislatura tentava di convincere i deputati di Strasburgo che Berlusconi non ha televisioni.



Capite perché amo la rete?

Chi per lui (Napolitano vs Grillo)


Qualche giorno fa Beppe Grillo (o chi per lui) ha rivolto, tramite il suo blog, 5 domande al Presidente della Repubblica:
  1. Perché ha firmato il Lodo Alfano che consente l'impunità a Silvio Berlusconi nel processo Mills?

  2. Perché non si è auto escluso dal Lodo Alfano dato che non risultano reati a Lei imputati?

  3. Perché ha firmato il Lodo Alfano in un solo giorno quando invece poteva rimandarlo alle Camere?

  4. Perché ha firmato il Lodo Alfano senza consultare la Corte Costituzionale per un parere preventivo?

  5. Perché ha firmato il Lodo Alfano sapendo che in precedenza era stato bocciato dalla Corte Costituzionale il Lodo Schifani che del Lodo Alfano è una fotocopia?
Beh, nell'arco di pochi giorni Napolitano (o chi per lui) ha risposto, pur in perfetto stile politichese e cercando di "vestire" di costituzionalità la sua decisione, a Grillo.

In Svizzera il testamento biologico è legge (senza gli isterismi della Chiesa)

Certe notizie andrebbero messe in home page a caratteri cubitali, e non relegate in qualche piccolo trafiletto interno. Ma si sa come vanno queste cose: il Vaticano sta sempre sul chi va là ed è meglio evitare altri polveroni, ne abbiamo già a sufficienza.

Tutto questo per segnalare che in Svizzera è stata approvata la legge sul testamento biologico. Là non si chiama così, l'hanno battezzata "direttive anticipate", ma non fa differenza, il succo è quello. Succo che si ritrova in due semplici, chiare e illuminanti righe contenute all'interno dell'articolo 370.

«Chi è capace di discernimento, può designare i provvedimenti medici ai quali accetta o rifiuta di essere sottoposto nel caso in cui divenga incapace di discernimento».

Ecco qua: quello che da noi ha provocato estenuanti battaglie, polemiche, scontri tra cattolici e laici e politici di tutte le risme, là è stato approvato velocemente e senza colpo ferire. Legge che riconosce e sancisce in maniera inequivocabile il sacrosanto diritto all'autodeterminazione, un diritto che qua da noi è ostaggio di mille controversie e distinguo, pricipalmente di natura religiosa ed etica.

Una legge, scrive La Stampa, che obbliga il medico a rispettare senza se e senza ma le direttive impartite dalla persona. Ve l'immaginate da noi? Sarebbe una rivoluzione paragonabile a quella copernicana, specialmente se si pensa che là il referendum abrogativo indetto per abrogare tale legge, nei tre mesi di tempo previsti per legge non ha neppure raggiunto il quorum necessario di 50.000 firme.

Ma la cosa che, specialmente dalla nostra prospettiva, stupisce di più, è la sostanziale accondiscendenza delle componenti religiose della società elvetica, magnificamente racchiuse nelle parole del teologo protestante Frank Mathwig («Le norme morali non possono essere estranee alle situazioni concrete. Si tratta di tollerare le situazioni estreme») e dai giuristi della Commissione Bioetica Svizzera, secondo i quali "casi come quelli di Eluana Englaro, Piergiorgio Welby e Terri Schiavo non sarebbero stati nemmeno casi."

Una cosa impensabile in un paese come il nostro, dove la Chiesa esercita in maniera bellicosa e arrogante il suo potere, specialmente sui temi etici, negando di fatto quella libertà dell'individuo che nei paesi meno retrogradi è tale a tutti gli effetti.

giovedì 21 maggio 2009

La risintonizzazione dei canali digitali spiegata a mia nonna

Come scrivevo qualche giorno fa, in Piemonte, anzi in alcune zone specifiche, c'è stato il famoso switch off, ossia il passaggio dall'analogico al digitale terrestre che da qui al 2012 coinvolgerà tutto il paese.

Qualche problema tecnico, forse, qualcuno l'aveva messo in conto, ma da qui ad arrivare ad assalire l'ufficio Rai di via Verdi e, via internet, il sito de La Stampa, ce ne passa. Eh sì, perché pare che il passaggio, per buona parte degli interessati, sia stato tutt'altro che indolore, essendo spariti, oltre a Rete4 e Rai2, anche tutti gli altri canali. Riassume bene la situazione questo articolo Zeusnews:

Ciò è successo perché la Rai, oltre a spegnere il segnale analogico di Rai Due, ha riorganizzato le frequenze utilizzando quelle precedentemente usate da Rai Due in analogico per Rai Uno e Rai Tre in digitale. I decoder più "svegli" se ne sono accorti e hanno incassato il colpo senza battere ciglio, risintonizzando automaticamente i canali; i meno evoluti, invece, hanno semplicemente iniziato a non mostrare più nulla, nell'attesa che l'utente intervenisse manualmente.

La maggior parte dell'utenza, probabilmente quella più refrattaria alla tecnologia, si è evidentemente trovata spiazzata, anche perché pare che la Rai non si sia prodigata più di tanto, se non a danno ormai avvenuto, a fornire informazioni e suggerimenti. Scrive a tal proposito La Stampa sul suo sito internet:

Risintonizzare. Ecco la soluzione. Ma anche la miccia che ha scatenato tante, tantissime lamentele: «Trovo inaccettabile la mancanza di informazione della Rai - si legge in uno dei messaggi sul web -. Visto che la paghiamo, lo sforzo di avvisare gli utenti che sarebbe stato necessario risintonizzare i canali dopo lo switch off avrebbe dovuto farlo». Risintonizzando i canali come se il decoder o il televisore fosse stato appena acquistato molti hanno memorizzato finalmente i quattro canali Rai in digitale. Ma altri dubbi restano. E altre proteste. «Purtroppo - segnala Ezio Pagliarino - tutti i dvd recorder e i videoregistratori che non hanno il tuner digitale terrestre incorporato non funzioneranno più e non si potrà più registrare col timer, ma questo nessuno della Rai lo dice».

Per cercare di risolvere il problema, la Rai pare che abbia adesso cominciato a far scorrere delle strisce informative sullo schermo (ovviamente nei canali che si vedono) per cercare di spiegare agli utenti come risolvere il problema. Cosa che, come potete immaginare, ha sicuramente fatto la felicità delle massaie e delle nonne intente a fare uncinetto davanti alla tv.

Tra l'altro, riferisce sempre La Stampa, pare che i problemi con la sintonizzazione possano avere come causa anche l'antenna, cosa che nessuno, mi pare, finora ha evidenziato.

Secondo Renato Boninsegni, responsabile Installazione e Impianti della Cna, «è fuorviante sostenere che per vedere la tv digitale è sufficiente acquistare un decoder o un televisore nuovo. Molte antenne, soprattutto quelle centralizzate dei condomini più vecchi, potrebbero essere da sostituire o calibrare, ma nessuno ha raccomandato ai torinesi di chiedere una verifica del proprio impianto prima di acquistare il decodificatore e chiedersi poi magari il perché di una cattiva ricezione». La Confederazione Nazionale dell’Artigianato ha elaborato, e inviato al ministero, un prezzario per evitare possibili speculazioni degli antennisti nei prossimi giorni, e raccomanda «di rivolgersi sempre e soltanto a persone in possesso dell’abilitazione».

Insomma, l'avventura del digitale terrestre è partita, e siamo solo all'inizio.

Questo devono fare i politici?

Leggo sul Corriere che martedì, durante la puntata di Ballarò, Vendola e Gasparri hanno avuto un piacevole scambio di opinioni al termine del quale il capogruppo dei senatori del Pdl ha deciso di sporgere denuncia nei confronti del presidente della regione Puglia. Il tutto come conseguenza di un "vaffanculo" di troppo, uscito dalla bocca di Vendola all'indirizzo di Gasparri.

Il tema della discussione era molto importante, specialmente per quel che riguarda la situazione del nostro paese e i problemi degli italiani; si discuteva infatti di politici alle prese con problemi giudiziari, e precisamente, indovinate un po', delle motivazione della condanna di Mills, argomento sul quale mi rifiuto di tornare.

Ora, non so se ci avete fatto caso, ma ultimamente, anzi da molto tempo, la politica si è trasferita dai palazzi alla televisione e ai giornali. Il problema è che tv e giornali non vengono utilizzati dai vari esponenti politici per dire cosa hanno fatto o cosa hanno deciso, o almeno non prevalentemente per quello, ma per "beccarsi" a vicenda e scambiarsi reciproche accuse. Fateci caso. Prendete un tiggì qualsiasi e guardate come è fatto. Troverete sempre un conduttore che dà la notizia di un provvedimento emanato dal governo, oppure di un fatto, dopodiché una lunga sequela di inteventi di politici che nello spazio di 3 secondi ciascuno dicono qualcosa in merito. Qualcosa che è perfettamente inutile, perché io, telespettatore, ho già una mia idea e non me ne frega niente di ascoltare cosa ne pensano loro.

Quello che è accaduto l'altra sera a Ballarò è uno degli spettacoli non solo più disgustosi che ci siano - vedere due politici litigare sulle pendenze giudiziarie di qualcun altro a me fa questo effetto -, ma anche più inutili. Oltretutto, aspetto da non sottovalutare, questi signori si mandano affanculo reciprocamente coi miei soldi, perché il canone Rai lo pago io e il loro stipendio idem. Invece di utilizzare lo spazio televisivo (pubblico) per spiegare ai cittadini cosa hanno fatto o cosa pensano di fare per cercare risolvere cose come questa, litigano.

Li paghiamo anche per questo?

mercoledì 20 maggio 2009

Solo Studio Aperto poteva dirlo...

Unica opposizione: Fini

Gianfranco Fini (foto) è uno strano signore. E' uno che in linea teorica dovrebbe essere una delle colonne portanti dell'attuale maggioranza, ma che con la testa, i pensieri e le esternazioni pare stia da tutt'altra parte. Potrebbe benissimo prendere il posto di Franceschini, ad esempio; anzi, è strano che all'epoca del siluramento di Veltroni nessuno ci abbia pensato. Anche perché, se vi ricordate, di sassolini dalle scarpe in questo ultimo periodo se n'è cavati parecchi: dalle impronte ai bimbi rom alle ronde, passando per i medici-spia, solo per fare qualche esempio.

L'ultima bordata, che ha mandato su tutte le furie lo stato maggiore del Pdl e la corazzata vaticana è arrivata da Monopoli, dove il presidente della Camera, parlando a un convegno di bioetica, ha detto che "Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso". Apriti cielo! Il Pdl, che notoriamente col Vaticano è come se fosse una cosa sola, schiuma di rabbia, e pure la reazione dell'entourage di oltretevere non si fa attendere. A dare fiato alle trombe, arriva infatti nientemeno che Elio Sgreccia, della Pontificia Accademia della Vita:

"Mai pensato di imporre al Parlamento italiano precetti religiosi, ma non taceremo sui temi di bioetica, che riguardano i diritti umani, i dettami costituzionali, la stessa razionalità umana e il bene comune. Non si tratta di precetti religiosi ma di argomenti basati sulla ragione e il diritto: il fatto che vengano portanti avanti dal clero o da organismi cattolici non deve consentire a nessuno di considerarli come prodotto di una razionalità minore".

Curioso che un esponente del Vaticano venga a parlare di diritti umani e di dettami costituzionali dopo il comportamento tenuto dal Vaticano stesso in merito alla vicenda Englaro, ad esempio, dove per bocca di un suo illustre esponente diede addirittura dell'assassino al padre di Eluana. Così come è curioso che sempre il monsignore in questione si appelli ai diritti sanciti dalla Costituzione Italiana, facendo finta di dimenticare che tra questi c'è quello del diritto irrinunciabile e inequivocabile di ogni persona a rifiutare le cure; cosa ovviamente inconcepibile per il Vaticano, secondo cui la vita non è nostra ma di Dio, con tutto quello che ne consegue.

Ed è pure curioso, infine, il fatto stesso che le parole di Fini abbiano suscitato tali e tante scomposte e isteriche reazioni, visto che non ha fatto altro che ribadire ai tanti che se lo sono dimenticato, almeno io ho colto questo, che lo stato italiano è e deve essere laico, così come dice la Costituzione stessa. Una delle tante cose che dice la nostra Costituzione, che purtroppo rimangono solo sulla carta.

martedì 19 maggio 2009

Caccia selvaggia, ci stanno riprovando

Questo articolo è stato modificato dopo la pubblicazione iniziale.

Ricordate, agli inizi di marzo - ne avevo parlato qui -, la proposta del Pdl di liberalizzare la caccia? Una serie di norme, tra cui il prolungamento della stagione venatoria e la possibilità di dare il fucile in mano ai sedicenni quelle più insensate, che sono state alla fine ritirate anche grazie all'opposizione di molti esponenti della stessa maggioranza? Pensavate che fosse finita lì? Manco per idea!

Nel quasi silenzio generale, infatti, ci stanno riprovando grazie ad alcuni emendamenti presentati dalla Lega. Emendamenti che, come spiega Legambiente, vanno palesemente non solo contro il buon senso, ma contro le regole europee in materia di caccia (come se l'Italia non avesse già abbastanza pendenze con l'Unione Europea).

“Appare davvero clamoroso – oltre che palesemente inammissibile per il regolamento della Comunitaria - che, proprio in occasione della legge comunitaria finalizzata a sanare le gravi infrazioni commesse dall’Italia in tema di caccia, ci siano Deputati che chiedono meno regole per la caccia e ripropongono l’idea di caccia no limits, con l’allungamento della stagione venatoria ai mesi di agosto e febbraio. Ma le proposte di deregulation vanno persino oltre, con la cancellazione di vari reati venatori, la riduzione del già scarso controllo dello Stato sulle deroghe contra legem, la liberalizzazione dell’utilizzo dei richiami vivi e della caccia ai migratori”.

Insomma, i "talebani della doppietta", come li chiama Repubblica, non si arrendono e spingono per poter utilizzare liberamente le civette appese a testa in giù come richiami, per dare un fucile a tutti a 16 anni, il tutto condito da varie proposte per alleggerire le pene in caso di violazione delle regole.

Bisogna stare in campana perché l'estate si avvicina.(*)

(*) Chi ha capito cosa ho voluto dire lo può scrivere nei commenti.


Aggiornamento 20/05/2009.

Il tentativo di deregulation della caccia è stato bocciato.

Per chi è stanco di votare Pd

"Per quelli che hanno votato PD ma sono stanchi di farlo. I Democratici Anonimi sono un gruppo di sostegno per chi crede di non poterne fare a meno. Ma se ce l'ha fatta la Montalcini, possiamo farcela anche noi. C'è chi dice che coi Vendola e Travaglio non si vincono le elezioni: ma chi lo dice? Rutelli? E cosa ne sa Rutelli di come si vincono le elezioni? È come chiedere a Vespa come si fa una domanda scomoda.
Se ti serve un supporto, contatta i Democratici Anonimi su Facebook e su boboanchio.blogspot.com
Non sei più solo".


Pubblicate le motivazioni del processo Berlusconi-Mills, i pericolosi giudici comunisti all'attacco

Sono uscite oggi le motivazioni della sentenza di primo grado con cui il tribunale di Milano ha condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione l'avvocato inglese David Mills (qui in pdf), e subito è partito il coro cantante, che si sente ogni volta che un tribunale prende in esame il povero premier, dei teorici della "giustizia a orologeria", del "sempre sotto elezioni" e compagnia bella. Il ritornello è noto, e per rendersene conto è sufficiente leggere alcuni dei commenti lasciati dai lettori sul sito de Il Giornale, il principale house organ del premier. Articolo che già dal titolo, "Caso Mills, magistrati contro Berlusconi", inquadra perfettamente la situazione.

Ora, indipendentemente da ciò che ognuno può legittimamente pensare, ciò che conta sono i fatti. E i fatti ci dicono che il processo Mills, alla faccia di quelli che teorizzano un complotto dei pericolosi giudici comunisti, è nato in Inghilterra, neppure in Italia, e precisamente dalle dichiarazioni dell'avvocato David Mills, consulente finanziario della Fininvest per il Regno Unito, che ha confessato al suo commercialista di aver ricevuto i famosi 600.000 $ per testimoniare il falso in due processi in cui era imputato Berlusconi, quello relativo ai fondi neri All Iberian e quello per le tangenti alla Guardia di Finanza. Siccome in Inghilterra i commercialisti, e in genere la maggior parte dei liberi professionisti, hanno ancora quella che si chiama deontologia professionale, il suddetto commercialista, al contrario di quanto probabilmente avverrebbe in Italia, invece di compiacersi col suo cliente ha denunciato tutto al fisco inglese dando il via al processo. Gli atti, essendo imputato nel suddetto processo Silvio Berlusconi, sono stati poi trasmessi per competenza alla procura di Milano. Ecco che basta un minimo di conoscenza dei fatti per capire che la storiella dei pericolosi giudici comunisti casca miseramente come un castello di carte davanti a un ventilatore.

La questione poi della giustizia a orologeria fa ridere a crepapelle. A qualcuno risulta che il premier sia mai stato danneggiato politicamente da qualcuna delle sentenze a suo carico pubblicate nel corso degli anni? In un paese normale, forse, si potrebbe teorizzare una cosa simile, ma non certo in Italia, dove - basta guardare in Parlamento - più si hanno noie con la giustizia e più si sale di "grado" in politica. Da questo punto di vista, anzi, si potrebbe tranquillamente dire che le pericolose toghe rosse abbiano fatto un clamoroso autogol, se prendiamo per buone le fantasie del plotone cantante al seguito.

Comunque sia, le motivazioni pubblicate dai giudici mi pare diano adito a ben pochi fraintendimenti. Ecco alcuni stralci:

«Mills ha agito certamente da falso testimone. Da un lato per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l'impunità dalle accuse o almeno il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute fino a quella data. Dall'altro lato per perseguire il proprio vantaggio economico»
[...]
David Mills, scrivono tra l'altro i magistrati, «ha realizzato una delle sue più raffinate e criminali attività di riciclaggio» nel tentativo di occultare la somma di 600mila dollari (oggetto della corruzione secondo l'accusa, ndr). Secondo l'accusa, Mills avrebbe ricevuto somme di denaro da Berlusconi per non dire il vero nell'ambito delle sue testimonianze in due processi celebrati a Milano che vedevano il premier imputato. «Il prezzo della corruzione di Mills - scrivono ancora i giudici - comprendeva anche «il "disturbo" per tutte le operazioni di riciclaggio che egli avrebbe dovuto compiere per nascondere, mascherare, trasformare, schermare la somma che gli veniva illecitamente corrisposta e tutta l'attività era già prevista, voluta e stabilita nell'accordo, lasciando alle capacità di Mills il compito di individuare di volta in volta le modalità esecutive per la riuscita dell'impresa»
[...]
«Il fulcro della reticenza di David Mills, in ciascuna delle sue deposizioni, sta nel fatto che egli aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest e non alla persona di Silvio Berlusconi, la proprietà delle società offshore (con base, quindi, nei paradisi fiscali) in tal modo favorendolo in quanto imputato in quei procedimenti... È risultato in questo dibattimento - aggiungono i giudici - che la condotta di Mills era dettata appunto dalla necessità di distanziare la persona di Silvio Berlusconi da tali società al fine di eludere il fisco e la normativa anticoncentrazione, consentendo anche, in tal modo, il mantenimento della proprietà di ingenti profitti illecitamente conseguiti all'estero, la destinazione di una parte degli stessi a Marina e Pier Silvio Berlusconi» (fonte)

Questi sono i fatti. Le considerazioni aggiuntive che si potrebbero fare sono tantissime; si potrebbe pensare cosa succederebbe se un fatto di tale portata fosse successo in un qualsiasi altro paese a parte l'Italia, come avrebbe reagito qualsiasi altra opinione pubblica, a parte quella italiana, se il proprio capo di governo si fosse fatto una legge per non farsi processare, e via discorrendo.

Ma, come dicevo, siamo in Italia, l'informazione, a parte pochi cani sciolti, minimizzerà come al solito la cosa, la "casta" partirà lancia in resta nell'opera di demonizzazione e sistematica delegittimazione dei giudici, la gente, alla quale di queste cose generalmente non può fregare di meno, ci crederà, e tutto finirà come al solito a tarallucci e vino.

Viva l'Italia!

Per i rimborsi gonfiati dei parlamentari inglesi si incavola pure la regina

Alla fine la pazienza l'ha persa pure lei, la Regina d'Inghilterra (foto), che ieri, ricevendo il primo ministro Gordon Brown a Buckingham Palace, ha esternato tutta la sua preoccupazione per quello che sta accadendo. Non so se siete al corrente, ma da circa una settimana il parlamento inglese è sotto assedio dalle rivelazioni, pubblicate da molti giornali, sui rimborsi spese gonfiati dei parlamentari. Un assedio che ha già avuto come conseguenza la caduta di alcune teste, come Shalid Malik, viceministro della giustizia, e Andrew MacKay, il consigliere più fidato di Gordon Browne. Sono attese a breve, invece, le dimissioni di Michael Martin, lo speaker della Camera dei Comuni.

Il Telegraph, il quotidiano più agguerrito su questo fronte, non manca di pubblicare, da giorni, per filo e per segno, le allegre spese dei parlamentari. Si scopre così che nella "lista spese" figura un po' di tutto: la manutenzione della piscina privata, le decorazioni degli alberi di Natale, acquisti di cesti e piante da vaso, acquisti di librerie, di fumetti, dell'home-theatre, il tutto, ovviamente, corredato di nomi e cognomi.

Sono due o tre le cose maggiormente sorprendenti in tutta questa vicenda, almeno agli occhi di noi italiani che siamo abituati in un certo modo. La prima è che non c'è stato nessuno, almeno finora, che si è messo a strillare contro la violazione della privacy, nessuno ha chiesto pubblicamente la solidarietà della Casta, né, tantomeno ha fatto riferimento a presunti complotti o cretinate simili. La maggior parte dei politici coinvolti nella vicenda, o sono stati cacciati o se ne sono andati spontaneamente. E il tutto è partito dalle rivelazioni di un giornale (evidentemente là il giornalismo d'inchiesta è ancora tale).

Ma la cosa più importante, questo lo penso io in attesa di venire smentito dai fatti, è che molto difficilmente qualcuno di questi verrà ricandidato.

lunedì 18 maggio 2009

Respingimenti e diritti umani (*)

Lo scontro di ieri l'altro tra il ministro della difesa La Russa e l'organismo ONU per i rifugiati, è solo l'ultimo capitolo di una sorta di mini-guerra che, come vi sarete accorti, si è combattuta nell'ultima settimana sul tema del contrasto all'immigrazione clandestina. Una guerra combattuta principalmente tra due soggetti: il governo italiano e l'Unione Europea.

Nodo principale del contendere, quello cioè che ha dato il la a questa specie di "guerra", è (a) l'introduzione del reato di immigrazione e (b) i cosiddetti "respingimenti", intercettare cioè i barconi dei migranti in alto mare e riaccompagnarli ai porti di partenza.

Il primo dei due punti, sinceramente, mi lascia piuttosto perplesso. Insomma, mi pare che considerare reato il solo fatto di appoggiare un piede in territorio italiano sia eccessivo. I barconi carichi di disperati che arrivano (quando arrivano) nel nostro paese, non mi pare che siano prevalentemente carichi di pericolosi criminali, ma piuttosto di disperati (tra cui, spesso, donne incinte e bambini) che hanno attraversato deserti, carestie, fame per fuggire da paesi in cui c'è la guerra, la miseria e la violazione sistematica dei principali diritti umani. E tutto questo per venire da noi, in Italia, paese che loro vedono come una specie di terra promessa, di bengodi.

Ora, intendiamoci, è possibilissimo che mischiati a questi ci siano anche dei criminali, ma non va dimenticato che il flusso degli stranieri che entrano nel nostro paese via mare rappresenta appena il 10% del totale di quelli che arrivano, la restante percentuale arriva dai paesi dell'Est attraversando i valichi di frontiera via terra. Questi sono principalmente i motivi per cui i provvedimenti messi in campo dal governo mi lasciano un po' perplesso.

Dall'altra parte, però, noto una certa ipocrisia della sinistra, o di quel che ne resta, nello stigmatizzare senza se e senza ma questi provvedimenti. E' vero, alcuni di questi danno parecchio da pensare, come sottolineava lo stesso Napolitano qualche giorno fa, ma è anche vero che fino a poche settimane fa lo stesso centrosinistra rinfacciava al governo la sua sostanziale inerzia nella lotta all'immigrazione clandestina, evidenziando come gli sbarchi, nei primi tre mesi di quest'anno, siano stati il doppio rispetto all'anno precedente.

E allora si decida e cerchi di prendere una posizione netta e precisa, perché il rischio, neanche tanto remoto, di utilizzare strumentalmente e politicamente la tragedia dei migranti è sempre dietro l'angolo. E questo, sia chiaro, da parte di ambedue gli schieramenti.

(*) Questo articolo è stato pubblicato anche sul mio account in Facebook il 17/05/2009.

Le grandi opportunità del digitale terrestre? Ce le spiegano "Amici" e "Il grande fratello"

La lenta ma inesorabile avanzata del digitale terrestre, la "nuova" tecnologia che da qui al 2012 consentirà, forse, a tutti gli italiani tele-dipendenti di ricevere il segnale non più in forma analogica ma digitale, ha aggiunto un altro tassello al suo mosaico. Dal 20 maggio, infatti, cioè da mercoledì possimo, circa 3 milioni di telespettatori della zona occidentale del Piemonte subiranno il cosiddetto switch-over, potranno cioè godersi i programmi televisivi col supporto della nuova tecnologia digitale.

Inizialmente non tutti i canali saranno investiti dalla novità, ma solo Rete4 e Rai2.

Nella notte fra il 19 e il 20 maggio il Piemonte raggiungerà un’altra tappa fondamentale nel processo di digitalizzazione della televisione italiana che verrà completato entro il 2012.
Nelle province di Torino, Cuneo e in 74 comuni della provincia di Asti, si spegnerà infatti il segnale analogico di Rai2 e Retequattro che, da quel momento, saranno ricevibili solo in digitale. Successivamente, fra il 24 settembre e il 9 ottobre 2009, verrà spento il segnale analogico di tutti gli altri canali presenti sul territorio delle tre province e sarà possibile ricevere tutta l’offerta televisiva terrestre gratuita esclusivamente in digitale. (fonte)

Per preparare adeguatamente la popolazione e descrivere i portentosi vantaggi che porterà l'avvento di questa nuova tecnologia, Mediaset ha fatto le cose in grande, coinvolgendo direttamente alcune delle star di maggior richiamo delle sue reti.

E per spiegare ai torinesi le opportunità connesse con il passaggio al digitale, Mediaset ha organizzato per oggi e per domani, domenica 17 maggio [questo articolo è del 16 maggio, nda], una serie di eventi e spettacoli oltre ad una visita nel "villaggio digitale" allestito nella centralissima piazza San Carlo. Dunque tecnologie avanzate ma anche la disponibilità degli artisti delle reti Mediaset a incontrare i piemontesi (oggi Amici e Maria De Filippi, domani Barbara D'Urso e il Grande fratello). (fonte)

La gentile disponibilità degli "artisti" (scusate il virgolettato, ma la definizione di artista, qui, mi pare un tantino forzata) di casa Mediaset non dovrebbe essere casuale. Non sono pochi, infatti, gli italiani al corrente del fatto che il digitale terrestre, oltre ai presunti vantaggi, si tira dietro da tempo altrettanti problemi; e le rogne che hanno dovuto affrontare ad esempio gli abitanti della Sardegna, costretta a subire il passaggio già dall'ottobre scorso, sono lì a ricordarlo. Insomma, il popolino tele-dipendente, che sbava davanti a trasmissioni come Il grande fratello o Amici non poteva essere tranquillizzato in maniera migliore.

Eppure anch'io, che come sapete ho sempre guardato questa nuova tecnologia con un occhio piuttosto critico, penso che il digitale terrestre potrebbe effettivamente portare dei grossissimi vantaggi, ma non nel senso che intendono loro. Pensate ad esempio al fatto che Emilio Fede - e gli abitanti del Piemonte avranno questa piacevole novità - sarà visibile solo con un decoder: come si fa a non considerarlo un vantaggio?

domenica 17 maggio 2009

Lo specchio ti riflette

Il 3 aprile scorso è uscito il nuovo cd dei Nomadi. Lo so, quando si parla di loro faccio fatica a essere imparziale, ma non è niente male. Proprio per niente.

Buona domenica.

sabato 16 maggio 2009

Destra e sinistra

Uno di sinistra si riconosce perché dice “non c’è più differenza tra destra e sinistra, sono tutti marci allo stesso modo” con rassegnato disgusto.

Uno di destra si riconosce perché dice “non c’è più differenza tra destra e sinistra, sono tutti marci allo stesso modo” con trionfante soddisfazione.


(via Maurizio Pistone)

Il Pil e l'ottimismo

Comprendo molto bene Berlusconi. No, dico davvero, lo comprendo perché anche io, probabilmente, farei lo stesso: infondere fiducia e ottimismo. Il problema è che forse, passata questa fase, occorre cambiare strategia comunicativa, perché magari qualcuno comincia a mangiare la foglia e si rende conto che la questione dell'ottimismo ormai comincia a puzzare.

Ieri l'Istat ha pubblicato i dati di variazione del Prodotto Interno Lordo italiano, cioè la ricchezza che produce il paese, relativi ai primi tre mesi di quest'anno. Un crollo: -5,9%, con un bel -2,4% sul trimestre precedente. Secondo il Sole24ore per trovare un disastro simile bisogna tornare al 1992.

Ora, intendiamoci, nessuno, tantomeno io, è così sciocco da dare la colpa di quanto sta accadendo al governo. La crisi economica, è noto, è globale e avrebbe avuto gli stessi effetti sull'economia italiana indipendentemente da chi manda avanti la baracca. L'unico addebito che si può fare a questo governo è semmai quello di aver sempre cercato, anche con una certa ostinazione, di nascondere la crisi. Ricordate, no? All'inizio silenzio assoluto, poi quando evidentemente non poteva più essere nascosta è venuto fuori che era colpa dei media e che comunque si trattava sì di una crisi grave ma non tragica, e in ogni caso bisognava essere ottimisti e avere fiducia.

Adesso che questa benedetta crisi è lì, davanti agli occhi di tutti e in tutta la sua tragicità, è rimasto solo l'ottimismo. Ancora ieri Berlusconi diceva infatti che è vero, i dati sul pil sono un pelino peggiori di quanto preventivato dal governo, ma "vediamo il miglioramento". Il miglioramento dovrebbe essere la famosa luce in fondo al tunnel più volte annunciata in passato anche da Tremonti. Berlusconi prosegue poi affermando che «nella crisi il fattore massimo è quello psicologico e per questo il nostro compito è infondere fiducia e ottimismo».

Ora, io non sono un grosso esperto di economia, ma mi pare che il fattore psicologico faccia un po' a pugni coi numeri. Voglio dire, se l'Istat dà delle percentuali che sono lì, nero su bianco, ci si può filosofeggiare attorno quanto si vuole, ma i numeri rimangono quelli. Il fatto poi che da quando la crisi è venuta fuori (anche agli occhi del premier) si continui a dire che si "vede la luce", che "il miglioramento è lì" e che "è solo questione di tempo", mi fa sentire un po' preso in giro. Come dicevo sopra, io non sono un grosso esperto di crisi economiche e delle loro dinamiche, ma da quello che ho letto in giro e da vecchie reminescenze matematiche dei tempi di scuola, mi pare di poter dire con una certa sicurezza che così come non esiste una crescita all'infinito, allo stesso modo non esiste una decrescita infinita. Ovvio quindi, e su questo mi pare concordino tutti, che dalla crisi prima o poi, per forza o per amore, si uscirà. Ecco perché quando sento continuamente dire "si vede la luce", mi verrebbe da rispondere "grazie al c....".

Insomma, se il governo volesse mantenere un po' di quella credibilità di cui il premier va tanto fiero, dovrebbe smetterla con le balle. Dica semplicemente che la crisi c'è, è grave e non si sa quando se ne uscirà. Continuando a dichiarare che "la luce è lì" si potranno magari prendere in giro quelli che ancora vivono sulla Luna, e purtroppo ce ne sono, ma non tutti gli altri che per fortuna sono la maggioranza. Insomma, continuare a promettere un futuro roseo in totale assenza di segnali in tal senso, e l'ulteriore collasso del pil di questi giorni ne è la prova, alla lunga potrebbe anche compromettere la più bella delle lune di miele.

venerdì 15 maggio 2009

L'industria discografica italiana ringrazia Sarkozy (e avvisa Berlusconi)

Quello che si temeva, e che anche io avevo paventato in un mio articolo precedente, si è avverato. Tramite una lettera aperta, illustri rappresentanti dell'industria discografica e dell'intrattenimento italiana hanno infatti ringraziato il presidente francese per l'approvazione della cosiddetta HADOPI, la legge francese in difesa del diritto d'autore appena approvata.

Una lettera che per conoscenza è stata inviata al nostro Berlusconi e ad alcuni rappresentanti di governo, con il chiaro auspicio che pure essi si muovano in tal senso.

Ecco l'inizio:

Alla c.a. del Presidente
Nicolas Sarkozy
Palais de l'Élysée

e per conoscenza

Alla c.a. del Presidente Silvio Berlusconi
Presidenza del Consiglio dei Ministri

Alla c.a. del Ministro Sandro Bondi
Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Alla c.a. del Ministro Christine Albanel
Ministero della Cultura

Oggetto: Loi Création et Internet

Illustre Presidente Sarkozy,

Le scriviamo in rappresentanza delle principali realtà associative del mondo musicale, artistico, librario, audiovisivo in merito alla recente approvazione della Legge “Création at Internet”, con la quale primo in Europa, il Suo Paese cerca di dare una riposta al dilagante fenomeno della pirateria digitale.
Esprimiamo il plauso delle organizzazioni italiane che rappresentano le industria dei contenuti perché siamo convinti che tale intervento risponda pienamente all’obiettivo di contrastare in radice l’assunto che tutto in rete deve essere solo gratis e liberamente accessibile. (testo completo qui)

Non c'è molto da aggiungere rispetto a ciò che è già stato detto fino allo sfinimento: internet e la tecnologia vanno in una direzione e il vecchio mondo in un altro.

Mi limito solo a segnalare un aspetto inquietante di questa legge, aspetto che a me era sfuggito ma che non è sfuggito a Paolo Attivissimo, il quale scrive:

Alla prima violazione sospettata, l'utente riceverà una mail di avviso. Alla seconda violazione sospettata, riceverà una lettera. Alla terza scatterà la disconnessione dalla Rete per un periodo da tre mesi a un anno. L'utente disconnesso non potrà aprire altri abbonamenti a Internet e dovrà continuare a pagare i canoni di quello che gli è stato chiuso.

La parola chiave, come avrete notato, è sospettato. Non occorre una prova giuridicamente valida per avviare il procedimento: un'autorità pubblica indipendente creata ad hoc, la Haute Autorité pour la Diffusion des Œuvres et la Protection des Droits sur Internet (in acronimo approssimativo, HADOPI, appunto), agisce su semplice segnalazione del titolare del diritto d'autore. La mail iniziale non informa neanche l'utente di quale opera avrebbe fruito senza permesso: indica semplicemente data e ora della violazione. Non è prevista una via di ricorso fino alla terza violazione, e a quel punto l'onere di dimostrarsi innocente sta all'accusato.

Come detto, i firmatari della lettera di congratulazioni auspicano, come si può leggere in calce alla stessa, che la governance italiana si sbrighi a mettere in atto iniziative legislative analoghe a quella francese.

A mio parere, visto l'andazzo, non dovremo aspettare molto.

Il file sharing uccide il cinema? Wolverine dice di no

Probabilmente si tratta di uno degli argomenti più gettonati di cui da tempo immemorabile si discute in rete, e non solo in rete: la pirateria danneggia l'industria cinematografica? Sì, la danneggia. Questo è l'assunto sul quale più o meno si trovano d'accordo quasi tutti, addetti ai lavori e no. La cosa, capite bene, è facilmente spiegabile, e si basa sul presupposto che chi scarica un film in maniera illegale da qualche circuito peer to peer poi non va al cinema a vederlo. Ma sarà veramente così? Può darsi, certo, ma a volte qualche eccezione può capitare. E' il caso, ad esempio, di Wolverine, la recente produzione della Fox.

Il film è uscito in molti paesi del mondo, tra cui gli Stati Uniti, il primo maggio scorso. Incidentalmente, però - sul fatto sta ancora indagando l'FBI -, il file del film, una versione pre-produzione tra l'altro anche incompleta e priva di molti effetti, è finito un mese prima dell'uscita ufficiale nei circuiti p2p. La BBC stima che almeno 4 milioni di persone abbiano quindi visto il film prima dell'uscita nelle sale cinematografiche. A prima vista si potrebbe pensare che tutta l'operazione Wolverine sia andata in fumo, e invece le cose sono andate molto diversamente dai timori iniziali.

Wolverine stupisce tutti e vola al primo posto del box office statunitense con un incasso di 87 milioni di dollari nel suo primo weekend di programmazione! Si tratta dell’unica uscita del week end che non abbia deluso.
[...]
“X-Men Le Origini: Wolverine” è stato distribuito in 4.099 cinema in Nord America, confermandosi una delle più ampie distribuzioni di sempre per la 20th Century Fox, forse preoccupata che il film fosse stato penalizzato dalla distribuzione su internet della copia pirata. Sebbene il film, non completo, sia stato scaricato più di un milione di volte [4 secondo la BBC, nda], ha comunque incassato 87 milioni di dollari, vincendo su due ostacoli non da poco: l’influenza suina che ha colpito anche gli Stati Uniti e la diffusione della copia pirata del film.
[...]
“Wolverine” è costato 150 milioni di dollari, ma potrebbe tranquillamente incassarne 200 solo negli Stati Uniti; c’è da dire che anche gli incassi internazionali del film sono stellari, poichè ha guadagnato 73 milioni di dollari al di fuori degli Stati Uniti, in 101 Paesi e in 9.234 cinema stranieri, aprendo ovunque in prima posizione. (fonte)

A questo punto una domanda s'impone, domanda che sarebbe interessante rivolgere a qualche rappresentante dell'industria cinematografica: se il film non fosse finito nei circuiti p2p avrebbe avuto lo stesso successo?

giovedì 14 maggio 2009

La riparazione di Hubble in diretta

Questo post è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Se siete appassionati di astronomia, segnalo che gli astronauti di Atlantis sono in orbita per riparare il telescopio Hubble.

Qui sotto lo potete vedere in diretta.



Aggiornamento 18,29.


Uno degli astronauti, Mike Massimino (foto), sta usando la piattaforma Twitter dallo spazio per comunicare gli aggiornamenti sul prosieguo dei lavori. Qui il suo account.

10 domande (possono bastare)

Lo so, ci sarebbero cose ben più importanti di cui occuparsi, ma bisogna tenere presente che se una vicenda di questo genere fosse accaduta, che ne so, negli Stati Uniti, avrebbe avuto ben altri sviluppi e conseguenze (ricordate la vicenda Clinton/Lewinsky?).

E quindi vale la pena segnalare le 10 domande che Repubblica ha rivolto oggi, sia nell'edizione cartacea che in quella online, al premier. Domande che né Porta a Porta, né Annozero, né il Corriere e né La Stampa hanno osato porre nelle famose due interviste.

In attesa ovviamente di una risposta.

La "monnezza" non è scomparsa, è a Ferrandelle

Col passare del tempo molti nodi vengono al pettine. E spesso e volentieri vengono al pettine grazie alla rete, visto che non penso che siano molti i telegiornali che danno risalto a notizie, tipo questa, che potrebbero anche essere considerate "scomode". Il tema, come avrete sicuramente intuito dal titolo, riguarda ancora la "monnezza" in Campania, quella che il governo, a suo tempo, diceva di aver tolto definitivamente dalle strade.

Buona parte di questa, anche se non tutta, è effettivamente sparita, ma non è andata in qualche inceneritore o portata all'estero o in altre zone d'Italia: è rimasta in Campania. Se ne sono accorti quelli di Legambiente, che in uno dei loro sopralluoghi sono riusciti a documentare che in questo sito, a Ferrandelle, recintato e accuratamente sorvegliato, l'immondizia viene accatastata in "montagne" completamente a cielo aperto.

Scrive Repubblica:

Ieri notte una squadra di attivisti di Legambiente, guidati dal direttore dell’associazione ambientalista, Raffaele Del Giudice, sono arrivati sul posto per fare “un sopralluogo”. “Ci sono montagne di rifiuti ammassate senza alcun controllo sui possibili danni sanitari e ambientali – spiega Del Giudice – mentre continua ad arrivare quotidianamente la monnezza da ogni parte della Campania”. L’area dove sono depositati i rifiuti fu sequestrata al boss Francesco Schiavone, Sandokan, ed affidata al Consorzio Agrorinasce per farne una fattoria di prodotti tipici. Ma, nonostante l’avvio dei primi lavori per dare vita all’iniziativa, il terreno fu requisito in piena emergenza rifiuti.
[...]
Qui arrivano rifiuti “tal quale”, cioè senza essere selezionati a monte. E dunque non potranno mai essere bruciati nell’inceneritore di Acerra. Inceneritore che, peraltro, ora è in pieno collaudo e per vederlo operativo se ne parlerà almeno tra sei mesi.” Nell’area tutt’intorno vi sono caseifici, allevamenti di bufale, campi coltivati a foraggio, pescheti, ortaggi, fragole, irrigati con le falde acquifere inquinate. Poco più in là, vi sono almeno altre sei discariche. Qualcuna dismessa, ma non morta definitivamente. “Forse il vero miracolo di Berlusconi – aggiunge Tonziello – è quello di aver messo a tacere tutto e tutti. Qui, lasciatemi usare il paradosso, è tutto fuorilegge per legge.

Ufficialmente è tutto a norma di legge, tutto regolare, ma sarebbe interessante sapere, come si chiede anche l'autore dell'articolo, cosa succederebbe se a trattare i rifiuti in questo modo fosse un normale cittadino.

mercoledì 13 maggio 2009

Si aspetta sempre la tragedia

Ricordate il crollo del ponte che collegava Piacenza a Lodi e che è venuto giù a fine aprile per gli effetti della piena del Po? Beh, la piena pare che c'entri fino a un certo punto, visto che l'amministrazione comunale di Piacenza ha reso noto oggi di aver fatto nel corso degli anni ben 18 appelli, regolarmente caduti nel vuoto, per denunciare lo stato in cui si trovava la struttura.

Niente di nuovo in tutto ciò. Com'è ormai prassi consolidata, vedi Abruzzo e altro, nel nostro paese ci vuole sempre la tragedia prima di intervenire.

Tre volte e poi basta

Ricordate il tira e molla legislativo sulla possibilità per i provider francesi di bloccare la connessione internet ai "pirati" del web? Beh, il tira e molla è finito. Il Parlamento dei nostri cugini d'oltralpe ha definitivamente approvato il disegno di legge, inizialmente bocciato dal Senato, che permette ai provider di staccare la connessione a internet agli utenti che per tre volte nell'arco di un anno verranno beccati a scaricare senza autorizzazione materiale protetto da copyright.

Curiosamente, l'approvazione di questa legge avviene negli stessi giorni in cui il Parlamento Europeo ha ratificato una legge che dichiara che l'accesso a internet fa parte dei diritti fondamentali dell'uomo, di fatto equiparandolo alla libertà d'espressione, e come tale non può essere negato in nessuno modo salvo che non esistano consistenti minacce per la sicurezza pubblica.

Visto l'andazzo, c'è da augurarsi che i solerti legislatori nostrani, sempre così zelanti quando si tratta di mettere in campo provvedimenti restrittivi su tutto ciò che ha che fare con internet e connettività, non traggano ispirazione dalla Francia.

La confessione (postuma) di Mentana

Da quando Enrico Mentana (foto) se n'è andato (o è stato buttato fuori, fate voi) da Mediaset, non ha perso occasione, sia in tv che sui giornali, per cavarsi molti sassolini dalle scarpe, anche se viene naturale chiedersi perché non l'abbia fatto prima. L'ultimo di questi sassolini è un libro, in uscita in questi giorni per Rizzoli, in cui racconta in modo dettagliato le fasi che l'hanno condotto a chiudere il suo rapporto con l'azienda del presidente del consiglio.

Il Corriere della Sera ha riportato ieri una sua intervista nella quale il giornalista parla a ruota libera, descrivendo l'azienda Mediaset per quello che secondo lui è ("Un gruppo che è un comitato elettorale"), senza tanti giri di parole. In particolare il Corriere pubblica alcuni stralci di una lettera che lo stesso Mentana ha spedito a Fedele Confalonieri all'indomani della vittoria elettorale di Berlusconi ad aprile del 2008.

«La nostra cena si è conclusa da poche ore. Le dico francamente che è stato un errore invitarmi. Mi sono sentito davvero fuori posto. C'era tutta la prima linea dell'informazione, ma non ho sentito parlare di giornalismo neanche per un minuto. Sembrava una cena di Thanksgiving... Un giorno del ringraziamento elettorale. Tutti attorno a me avevano votato allo stesso modo, e ognuno sapeva che anche gli altri lo avevano fatto. Era scontato, così come il fatto di complimentarsi a vicenda per il contributo dato a questo buon fine... Non mi sento più di casa in un gruppo che sembra un comitato elettorale, dove tutti ormai la pensano allo stesso modo, e del resto sono stati messi al loro posto proprio per questo... Mi aiuti a uscire, presidente! Lo farò in punta di piedi».

Da questa "confessione" di Mentana si evince in maniera piuttosto chiara in che modo è nato il gruppo che ci governa. Nessuno ci farà naturalmente caso, sono altre le cose importanti, ma tutti quelli che si mettono ancora oggi a ridere quando si parla di conflitto di interessi, determinato dal fatto che chi concorre a governare un paese è proprietario di tv e giornali, avrà probabilmente di che riflettere.

martedì 12 maggio 2009

Stanca vuole la reggia

Stanca è ovviamente Lucio Stanca (foto), attualmente deputato del Pdl e nominato, non senza polemiche sull'ingaggio e il conflitto di interessi in merito alla carica politica che ricopre, alla guida della macchina organizzativa che accompagnerà Milano all'Expo del 2015.

Risolte (parzialmente) le diatribe nate in seguito alle sue richieste di compenso, il manager è oggi tornato alla carica, minacciando le dimissioni se non otterrà quello che ha chiesto per poter svolgere nel migliore dei modi la sua funzione. Scrive Repubblica:

A un mese dall'insediamento ufficiale, l'amministratore delegato della società dell'Esposizione universale di Milano, Lucio Stanca, minaccia le dimissioni. E la macchina operativa di Expo 2015, rimasta paralizzata un anno per scontri sulle poltrone, torna a bloccarsi. A causare l'impasse, questa volta, è la sede scelta per la spa: oltre 2.300 metri quadrati con vista sul Duomo, a Palazzo Reale. Uffici prestigiosi, ma per cui si dovrebbe pagare un affitto da un milione e 150mila euro all'anno al Comune.

Una cifra che ha provocato, com'era prevedibile, qualche malumore tra i responsabili della gestione finanziaria del progetto Expo. Ma qualcos'altro bolle in pentola.

E un'altra bufera è in vista: Stanca vuole presentare una clausola al proprio contratto per garantirsi comunque il premio di produzione - 150mila euro oltre ai 300mila fissi - se gli obiettivi non saranno raggiunti non per causa propria. Anche su questo punto Carioni [rappresentante del ministero del tesoro, nda] è critico: "E' come se l'ad della Ferrari dicesse di meritare la vittoria anche se la scuderia non vince".

E questo è solo l'inizio; da qui al 2015 ci sono ancora 6 anni.

No all'Italia multietnica (troppo tardi!)

Ogni tanto si dice che i politici vivono fuori dal mondo reale, che non hanno idea, dall'interno dei loro bei palazzi, di come sia la realtà fuori, se non per sentito dire. Tre giorni fa il nostro pimpante premier ha detto che il Pdl non è per un'Italia multietnica.

Troppo tardi. Quattro milioni di immigrati regolari che lavorano, pagano le tasse, e che da soli producono il 9% del pil italiano, significa che, volente o nolente, siamo già un'Italia multietnica.

Senza contare quelli che sono in casa sua.

(fonte immagine: Luca De Biase)

Quei pirati cattivi che rubano soldi all'Abruzzo

La questione dilaga ormai in rete, e quindi, anche se un po' controvoglia, un paio di cose le dico anch'io. Per chi non sapesse di cosa si sta parlando, mi riferisco agli strali della Caselli rivolti alla folta schiera di internauti che - a suo dire - sottrarrebbero fondi preziosi dedicati alla ricostruzione in Abruzzo scaricando dai circuiti p2p il brano che i cantanti nostrani hanno inciso proprio per questo scopo.

Secondo quanto scrive il Corriere, sarebbero stati effettuati finora due milioni di download illegali che avrebbero sottratto al progetto 4 milioni di euro. Naturalmente dobbiamo fidarci ciecamente di questo dato, dichiarato dal produttore del progetto, perché non esiste link attendibile che possa spiegare dettagliattamente come si è arrivati a questo calcolo.

Alcune considerazioni veloci a prescindere dall'esattezza o meno di quanto riportato. Siamo seri, veramente la Caselli pensava che il brano non sarebbe circolato illegalmente in rete in virtù del fatto che è stato pubblicato per scopi benefici? Beh, direi che la Caselli ha sbagliato pianeta, o forse, più banalmente, è rimasta agli anni '60, quando il p2p ancora non esisteva. Senza contare ovviamente il fatto che mi pare che gli italiani prova di generosità e sensibilità verso le popolazioni dell'Abruzzo l'abbiano già abbondantemente data anche prima, e pure senza il supporto del brano musicale.

Altro punto. Perché i promotori del progetto hanno messo in circolazione il brano dal 6 maggio nei circuiti radiofonici mentre nei negozi si potrà acquistare solo dal 15 maggio prossimo? Per caso, come ipotizza EmmeBi, non si fidano del pubblico? Mah...

La verità è che l'operazione che è stata messa in piedi sembra avere come unico scopo quello di utilizzare una tragedia come quella dell'Abruzzo per tutelare i soliti interessi commerciali, sbandierando la stranota, e un po' stantìa, filastrocca che la condivisione in rete equivale a mancato guadagno. Anche perché nessuno ha ancora reso pubblici i dati che riportano il numero di quelli che dopo averlo scaricato, e magari apprezzato, se lo sono andati a comprare.

lunedì 11 maggio 2009

Il mezzo più sicuro non è la bicicletta

Non so se siete o meno amanti della bicicletta, se vi piace sfuggire al caotico traffico cittadino utilizzando questo ecologico mezzo a emissioni zero. Se lo siete, cercate di fare attenzione. Uno studio pubblicato dall'Asaps, l'associazione amici della Polizia Stradale, ha infatti dimostrato che si tratta di una passione tutt'altro che esente da pericoli.

Spulciando i numeri di questo studio, infatti, risulta che ogni anno, in incidenti stradali in cui è coinvolta una biciletta, sparisce l'equivalente degli atleti di due giri d'Italia.

Nel 2007 (ultimi dati Istat disponibili), si sono verificati in Italia 15.713 incidenti con coinvolti dei velocipedi, nei quali hanno perso la vita ben 352 ciclisti (249 conducenti e 3 trasportati), mentre 14.535 sono rimasti feriti. Fra le vittime 289 sono maschi (82%) e 63 le femmine (18%).
Si segnala un incremento dell’11% della mortalità rispetto al 2005 e un aumento del 16,5% dei feriti.
Il rischio di mortalità, calcolando come valore medio 1, per i velocipedi è 2,18, il più alto in assoluto, più del doppio rispetto al valore base. Si pensi che per le autovetture il tasso di mortalità è pari a 0,78, per i camion è 0,67, per i pullman 0,48, per i ciclomotori 1,06. Più alto quello per i motociclisti, pari a 1,96.
La percentuale dei ciclisti fra le vittime della strada è passata dal 5,3% del 2004 al 6,9% nel 2007. Quella dei feriti è passata dal 3,7 al 4,5%. (fonte)

Beh, certo, per fare un'analisi completa del fenomeno bisognerebbe sapere, tra le altre cose, in quanti dei suddetti sinistri la colpa è della bicicletta piuttosto che dell'automobile, e magari fare un raffronto con altri paesi europei, cosa che lo studio invece non riporta.

Comunque sia, dispiace vedere che il mezzo più ecologico e più tranquillo che c'è in circolazione sia anche, almeno nel nostro paese, il più pericoloso.

Obama loda la stampa che critica

C'è poco da fare, sono sempre i dettagli che fanno la differenza. Ma la differenza tra che cosa? In questo caso tra una democrazia, quella americana, che pur con tutte le sue pecche è comunque tale, e una che si sta avviando sempre più velocemente a esserlo solo sulla carta (la nostra).

Uno di questi dettagli è stato il discorso che Barack Obama ha fatto alla tradizionale cena coi corrispondenti alla Casa Bianca. Discorso tramite il quale lo stesso presidente ha affermato di non riuscire a concepire una democrazia senza una stampa che vigili sull'azione di governo.

"So che sono tempi difficili per molti di voi, che ci sono grandi giornalisti che stanno perdendo il lavoro a causa delle difficolta' del settore - ha detto Obama -. Sono tempi di rinnovamento tecnologico, di cambiamento. Ma ci tengo a dire che il vostro servizio e' essenziale per la tenuta della democrazia. L'ipotesi di un giorno in cui non vi sia una forte critica nei confronti del governo non e' un'opzione contemplata per gli Stati Uniti d'America. Voi - ha aggiunto, tra gli applausi dei tanti giornalisti presenti - a volte peccate di approssimazione. Ma ogni giorno ci aiutate a renderci conto della complessita' del mondo in cui viviamo. Questa e' una stagione di rinnovamento e di cambiamento. Per questo, sinceramente, vi offro il mio ringraziamento e il mio supporto".

Certo, nessuno dubita che anche da noi una parte della stampa, quella che non ha come editore qualcuno riconducibile alla famiglia del premier, critichi e faccia le pulci all'operato del governo, il problema è che da noi questo tipo di stampa non gode della stessa considerazione di quella d'oltre oceano.

Così, giusto per fare qualche esempio, vale la pena citare la norma contenuta nel ddl sulle intercettazioni che all'inizio prevedeva la galera per i giornalisti (poi abrogata perché palesemente vergognosa), oppure la recente causa intentata da Mediaset contro YouTube, anche se questa, ufficialmente, per motivi di copyright. Ciliegina sulla torta, il recente rapporto pubblicato da Freedom House.

Insomma, con una stampa così il nostro potere politico può stare tranquillo.

domenica 10 maggio 2009

Il prossimo G8? A Poggio Berni

Questo no, questo ormai è andato, si farò a L'Aquila (non so quanto siano contenti gli abitanti, ma comunque...). Il prossimo, però, che dovrebbe tenersi di nuovo nel nostro paese nel 2017, ancora non si sa. E allora io lancio una proposta: facciamolo a Poggio Berni! Il motivo? Molto semplice.

Voi sapete che in origine la locazione scelta per il summit era La Maddalena. Poi Berlusconi ci ha ripensato e ha deciso di spostare tutto in Abruzzo, anche per motivi di costi (secondo lui). Il problema è che nel frattempo i lavori di adeguamento delle infrastrutture nella sede originaria sono cominciati, con tanto di preventivo spese.

(fonte: espresso)

Tra i lavori iniziati c'è anche quello di adeguamento delle linee di comunicazione per permettere ai capi di stato e ai vari delegati di poter usufruire della connessione a internet come se si trovassero nella Silicon Valley. Scrive Repubblica:

Il progetto, per un investimento del Governo pari a otto milioni di euro circa, prevedeva infatti il potenziamento degli accessi alla Rete per un totale di circa mille e 200 coppie in rame, posa di 19 chilometri di cavi in fibra, sei ponti radio, 19 nuovi punti di entrata alla rete di telefonia mobile. Ma soprattutto il collegamento diretto alla dorsale Sassari-Roma, autostrada digitale che ora ha sull'isola una finestra da ben 10 gigabit al secondo.

Ovviamente, alla notizia che il summit non si svolgerà più alla Maddalena, Telecom ha dovuto scegliere se lasciare tutto lì o terminare i lavori, e ha scelto, a mio avviso giustamente, di portare a termine il tutto. Ecco perché il prossimo summit lo vorrei a Poggio Berni, per avere una linea adsl decente.

Chiedo troppo?

Questa sera La7 parla di scie chimiche

Abbiate pazienza, mi rendo conto che alla lunga la cosa potrebbe anche stufare, ma vale la pena segnalare che questa sera, verso le 21,30, La7 manderà in onda una trasmissione, La Gaia Scienza, in cui, tra le altre cose, si parlerà anche di scie chimiche.

Se non sapete cosa sono vi dico subito che potete campare tranquilli lo stesso (eventualmente qualche info la trovate qui), se invece la cosa vi intriga, potrete assistere alla sistematica demolizione delle assurde e strampalate teorie sciachimiste da parte di scienziati ed esperti, tra cui Mario Tozzi (foto).

La trasmissione, come ben sanno gli stessi addetti ai lavori, non servirà a niente in quanto gli schiachimisti hanno dato più volte dimostrazione di appartenere a quella particolare categoria di complottisti che si richiama alla ben nota filosofia "non c'è più sordo di chi non vuol sentire". Penso comunque che valga la pena darci un'occhiata, se non altro per farsi un'idea di come (s)ragione questa gente.

Strani Giorni

Ieri sera pensavo che quelli che stiamo vivendo sono strani giorni. Strani tempi. Chi vive il nostro particolare periodo storico in maniera superficiale, magari non se ne accorge (e quasi quasi lo invidio un po'), ma è comunque difficile restare indifferenti ad alcune cose: una politica che sostanzialmente serve solo a far carriera, una televisione idiota che ha fatto negli ultimi 20 anni danni incalcolabili, personaggi impresentabili che monopolizzano (e manipolano) la vita, la cultura, la società senza che nessuno faccia niente.

C'è addirittura gente che crede alle scie chimiche, vi rendete conto? Ieri Michela, mia figlia più grande, seconda media, ha detto che dobbiamo prepararci perché nel 2012 ci sarà la fine del mondo (l'ha saputo a scuola da alcuni amici).

E allora mi è venuta in mente questa canzone di Battiato, tratta da questo disco pubblicato nel '96.

Buona domenica (e state tranquilli, non ci sarà nessuna fine del mondo).

sabato 9 maggio 2009

Cosa si può fare con 13 miliardi di euro?

Tredici miliardi di euro sono una bella cifra, ci si potrebbero fare tante cose (ad esempio ricostruire l'Abruzzo, e ne resterebbero pure). In questi giorni, nella solita indifferenza generale alla quale ormai siamo abituati assuefatti, il governo sta meditando di spendere tale cifra in altro modo: acquistando dei caccia militari.

Per la precisione si tratta di 131 cacciabombardieri Joint Strike Fighter, un modello, lo vedete nella foto qui sopra (fonte: Wikipedia), che il governo ha intenzione di acquistare con una spesa che lo impegnerebbe, qualora il progetto andasse in porto, fino al 2026. Scrive antimafiaduemila.com:

Dopo le fasi di sviluppo e pre-industrializzazione il Governo chiede al Parlamento un semplice parere per passare alla fase di acquisizione di 131 cacciabombardieri JSF completi di relativi equipaggiamenti, supporto logistico iniziale e approntamento delle basi operative nazionali (4 aereoporti ed 1 portaerei). Tutto per circa 12,9 miliardi di euro nel periodo 2009-2026. A ciò va aggiunta la realizzazione sul suolo nazionale, a Cameri (Novara) di un centro europeo di manutenzione, revisione, riparazione e modifica dei velivoli italiani ed olandesi al costo di 605,5 milioni di euro, da consegnare entro il 2012. A queste spese va aggiunto il miliardo di euro già investito per la fase di sviluppo, arriviamo così a quasi 15 miliardi di euro.

Ora, per carità, il governo è libero di impegnare soldi (pubblici) come meglio crede; visto però che in questo ultimo periodo si sta facendo in quattro per trovare risorse con cui ricostruire l'Abruzzo, seppure con qualche vago sentore di presa in giro, penso che stabilire qualche priorità non sarebbe male.

venerdì 8 maggio 2009

I retroscena (non) svelati da Santoro

Ieri sera, cedendo alla mia ben nota e morbosa curiosità, ho guardato una buona parte di Anno Zero (no, non tutta, non ce l'ho fatta). Santoro, come ho anche scritto in post precedenti, non è che mi stia particolarmente simpatico, ma va dato atto alla sua trasmissione di essere una delle poche non allineate al coro filogovernativo che contraddistingue quasi tutte le altre.

L'ho guardata perché, da quello che si poteva intuire già dai giorni prima e dal titolo stesso della trasmissione ("il complotto"), pareva dovesse svelare definitivamente e inequivocabilmente tutti i retroscena che hanno portato la Lario a chiedere il divorzio.

Beh, del Santoro che fa giornalismo d'inchiesta, a cui bene o male siamo abituati, non s'è visto un bel niente. Tutta la puntata è stato un patetico e improduttivo scavare, tramite anche servizi esterni, per cercare di definire bene i rapporti tra il premier e il padre della ragazza. Una trasmissione che sembrava una versione mal riuscita de La vita in diretta (non ricordo neppure se si chiama così), ossia gossip allo stato puro. Tanto che l'unico dei presenti in studio che ha avuto gioco facile a fare bella figura, è stato, pensate un po', Niccolò Ghedini, l'avvocato occhialuto del premier, che, pur continuando in maniera un po' patetica a sostenere la tesi del complotto della sinistra, ha messo in rilievo benissimo la pochezza della puntata e la pateticità di certi collegamenti esterni.

L'unica, oltre a Ghedini, ad aver fatto bella figura, se non altro dicendo cose a mio avviso estremamente sensate, è stata la Bonino, tanto che alle prossime europee, sempre ammesso che mi rechi alle urne, mi verrebbe quasi voglia di votarla.

C'è da chiedersi, a margine, se il nostro è un paese che con tutto quello che accade si merita, nella stessa settimana, due trasmissioni giornalistiche, Porta a Porta e Anno Zero, totalmente dedite a capire cosa ci facesse il premier a una festa di compleanno. C'è da sperare che almeno Report, domenica prossima, parli d'altro.

Ddl sicurezza, tornano veramente le leggi razziali?

Il primo a chiederselo è stato, giusto ieri, Dario Franceschini, commentando alcuni degli emendamenti in materia di lotta all'immigrazione clandestina contenuti all'interno del ddl sicurezza attualmente in discussione in Parlamento. Ddl che tra l'altro ha messo in luce, come accaduto più volte in passato (vedi ronde, medici-spia, ecc...) le distanze e le divergenze, presenti all'interno della stessa maggioranza, tra la Lega e le varie anime del Pdl.

Ma quanto affermato da Franceschini corrisponde a verità? E' vero insomma che tali norme possono essere definite razziste? Il discorso, come capite, è piuttosto delicato, perché tocca un tema, quello appunto del razzismo, sempre piuttosto scomodo e al quale molti, anche sul versante dell'opposizione, si richiamano a volte in maniera strumentale. L'unico modo per capirci qualcosa è quello di vedere cosa prevedono esattamente queste norme e provare a ragionarci su, cercando di prescindere da qualunque analisi politica; cosa, mi rendo conto, tutt'altro che facile.

Essendo impossibile, per evidenti limiti di spazio e di tempo, analizzare gli emendamenti presentati dalla Lega nella loro interezza, mi limito a quello che ha sollevato tutto il can can di questi giorni e che ha fatto fare a Franceschini le sue affermazioni, e cioè la costituzione del reato di immigrazione clandestina.

Questa norma, come spiega bene Francesco Grignetti su La Stampa, significa, in maniera molto semplice, che qualunque immigrato irregolare che mette piede nel nostro paese diventa automaticamente un criminale. Magari detta così può sembrare un po' brutale, ma il succo è questo, ci si può girare attorno quanto si vuole. Un criminale che in virtù di questo suo status deve essere punito, alla pari di qualunque altro criminale. La pena prevista è la detenzione, commutabile in sanzione amministrativa, o l'immediata espulsione. Sarebbe a questo punto interessante sapere come intende l'amministrazione pubblica far pagare una sanzione pecuniaria a un disgraziato, di cui non si sa neppure l'identità e che nel 99% dei casi non parla neppure l'italiano, che arriva sulle nostre coste dopo una traversata su un barcone. Ma questo il ddl non lo spiega.

Quello che fa specie, però, sono le conseguenze che subisce l'immigrato clandestino da questo suo status di criminale. Scrive a tal proposito La Stampa:

Quali le ricadute pratiche?
Pressoché infinite. Impossibile ottenere dal Comune una licenza di venditore ambulante, un’occupazione di suolo pubblico, un’iscrizione all’anagrafe, la residenza, un permesso di costruire e così via. Chiarito che i medici non dovranno più denunciare un paziente clandestino, e che tale esenzione si estende anche ai presidi a salvaguardia dei diritti all’istruzione dei bambini, resta il fatto che nell’ordinamento s’introduce il principio che diventa indispensabile il permesso di soggiorno per avere rapporti con la pubblica amministrazione.

In pratica, visto che il clandestino è diventato a tutti gli effetti un criminale, non può ovviamente ottenere il permesso di soggiorno. E qui arriva la prima contraddizione dell'impianto legislativo, visto che la legge prevede espressamente la necessità di essere in possesso di tale documento per fare qualsiasi cosa.

Dice infatti la legge: «Salvo eccezioni, il permesso di soggiorno deve essere esibito agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero». Vi ricadono gli atti di stato civile o relativi all'accesso a pubblici servizi.

In sostanza, se non ho capito male, è un po' come se si volesse fare terra bruciata attorno al clandestino che arriva.

In pratica, il governo, sempre se non ho capito male, intende utilizzare queste misure a mo' di deterrente, contando sul fatto che l'immigrato clandestino che vuole entrare illegalmente nel nostro paese ci pensa due volte sapendo che ora, rispetto a prima, commette un reato. Ma sarà veramente così? Non si sa, e non lo sapremo finché non vedremo i risultati concreti (tenete presente che il ddl non è ancora legge). Certo, può essere benissimo, ma può essere altrettanto plausibile che non lo sia. Secondo voi, un poveraccio che ha attraversato il deserto, ha accettato il rischio di una traversata su un barcone dalla quale non sa se ne uscirà vivo, avrà veramente paura di farsi eventualmente due o tre mesi di galera? Mah... Senza contare il fatto, poi, che è probabilissimo che molti non lo vengano neppure a sapere che commettono un reato a sbarcare in Italia. A meno che non glielo dicano gli scafisti (ipotesi alquanto improbabile).

Maroni, naturalmente, non ha preso bene l'uscita di Franceschini, e la cosa è comprensibile visto che a nessuno, penso, piace essere additato come razzista, e ha bollato le frasi del leader del Pd un'idiozia.

«Io - aggiunge Maroni - dovrei indignarmi di questa cosa, ma ci sorrido solo perché capisco due cose. Primo che Franceschini non ha minimamente letto il nostro provvedimento, secondo che quello che dice Franceschini è la conferma che sul tema dell'immigrazione noi combattiamo l'immigrazione clandestina e facciamo ogni sforzo per integrare quelli che vengono onestamente a lavorare, Franceschini e il Partito democratico - aggiunge - sono invece a favore dell'immigrazione clandestina, non c'è altra ragione per dire le stupidaggini che Franceschini ha detto».

Prendiamo atto, naturalmente, anche se sarebbe interessante sapere se tra gli sforzi fatti dalla Lega per integrare quelli che vengono onestamente a lavorare, è compreso anche il recente divieto - voluto sempre dalla Lega - di mangiare un gelato all'aperto in Lombardia, il tutto per infastidire i venditori di kebab. Non si sa.

Torniamo quindi alla domanda principale: si tratta di provvedimenti razzisti? La domanda è un po' una domanda-trabocchetto, nel senso che la risposta è sì se per provvedimento razzista si intende riferito alla mera etnia, è (probabilmente) no se si riferisce al senso ideologico del termine. Insomma, tanto per intenderci, se si fa una legge per contrastare l'immigrazione clandestina è logico che gli effetti li subiranno gli stranieri: non mi risulta che ci siano clandestini italiani. Quello che semmai va evidenziato, e che mi pare finora non l'abbia fatto nessuno, è che in campagna elettorale la lotta all'immigrazione clandestina non è stata concepita con l'utilizzo di leggi restrittive, e in parte discutibili, come è questa, ma esclusivamente avvalendosi della collaborazione degli stati interessati attraverso accordi e trattati bilaterali. In pratica, gli intenti (lodevoli sotto questo punto di vista) originali erano quelli di tentare di arrestare il fenomeno alla radice, e non intervenire in maniera repressiva successivamente. Poi, vabbè, sappiamo come è andata a finire.

L'ultima cosa da segnalare è che questo provvedimento, come è ormai lunga prassi del governo, e non solo di questo per la verità, è stato "blindato" tramite l'apposizione della fiducia, che dovrebbe scongiurare sorprese dell'ultima ora da parte di parlamentari della stessa maggioranza. Cosa che ultimamente è accaduta con una certa frequenza, specialmente quando si è trattato di legiferare su materie "sensibili". Segno che la maggioranza non è poi così coesa e compatta come certi giornali-zerbino vogliono far credere.

giovedì 7 maggio 2009

Apartheid alla milanese


Per il Giornale si tratta di una semplice provocazione. Sarà. A questo punto la lancio anch'io una provocazione: sarà mica ora di cominciare a mandare a cagare questa gente?

L'indulto quotidiano

Domani si celebra il 157° compleanno della Polizia di Stato. Una buona occasione per fare un bilancio, non proprio felice, pare, e per scoprire da alcuni dei dati pubblicati dalla stessa Polizia che nell'anno passato 495 milioni di euro sono stati sequestrati alle mafie.

Qualcuno, me compreso, potrebbe pensare che una cifra simile, presumibilmente accantonata ogni anno, potrebbe essere impiegata dallo stato in favore delle forze dell'ordine, o della giustizia, i cui fondi vengono regolarmente tagliati da ogni legislatura. Poi, all'improvviso, mi viene in mente che di questa cosa ho già parlato in passato.

Si vedono cose strane (ma davvero?)



No, non preoccupatevi, non è impazzito nessuno, si tratta solo della nuova campagna dell'IdV.

Come si fa a far diventare più veloci i tribunali? Con le penne

Era il 30 gennaio scorso. In quella data il ministro della Giustizia Angelino Alfano, dopo aver appreso dalla relazione annuale presentata all'apertura dell'anno giudiziario che l'Italia si trova al 156° posto su 181 paesi presi in esame per quanto riguarda l'efficienza della giustizia, dichiarava (il neretto è mio):

L'obiettivo del Governo è di ridare con urgenza dignità alla giustizia civile per eliminare l'enorme macigno degli arretrati e poi avviarsi a un regime di ragionevole durata che non può più attendere oltre. Per troppo tempo la giustizia civile è rimasta la "sorella povera" del sistema giudiziario a causa dello straordinario impatto mediatico esercitato sull'opinione pubblica dal processo penale. E, a questo proposito, uno dei primi obiettivi del Governo, ha spiegato, è ridare speditezza e garanzie al processo penale, «nel rispetto al contempo delle esigenze investigative e della dignità della persona, coinvolta in quella che troppo spesso diventa una gogna mediatica tanto invincibile quanto insopportabile».

Oggi mi pare che possiamo toccare con mano i progressi fatti in questo senso.

Né il computer e nemmeno la macchina da scrivere, ma solo la cara vecchia penna. Al tribunale di Roma, il più grande d’Europa, da ieri i verbali si trascrivono a mano. Il ministero della Giustizia ha lasciato scadere l’appalto per la fonoregistrazione senza completare l’iter del successivo. Testimonianze, requisitorie, arringhe: sono circa 700 le udienze che ogni giorno si tengono nella capitale e per ognuna occorre la biro.

E' un ritorno al passato. Si va a passo di lumaca, una lentezza che certo non aiuta una giustizia già ingolfata. E scrivendo con la penna i cancellieri sono costretti a riassumere, che non è la stessa cosa rispetto alla fonoregistrazione. Quest’ultima, spiega il presidente dell’Anm di Roma, Paolo Auriemma, «è prevista dal codice del 1989», secondo il quale «la verbalizazione a mano è un’eccezione». Eppure chissà per quanto tempo si andrà avanti così. Tra la rabbia dei giudici, degli avvocati, dei cancellieri, che non hanno nemmeno gli straordinari, e soprattutto delle cooperative di trascrittori, che intanto hanno perso il lavoro. (fonte)

mercoledì 6 maggio 2009

L'atomo scalda gli italiani (o no?)

Interessante articolo di Repubblica, questa sera, che riporta un sondaggio svolto da Eurispes su cosa pensano gli italiani del nucleare. Anche il titolo, a prima vista, dà adito a ben poche ambivalenze interpretative: "L'atomo non scalda gli italiani".

In sostanza, stando ai numeri del sondaggio, risulta che il 45,75% dei 1118 intervistati è contrario al ritorno all'energia nucleare, dato che autorizza Repubblica ad affermare che il nucleare "non ha fatto breccia nel cuore degli italiani".

Beh, io non la metterei in questi termini. Se si va infatti a comparare la percentuale appena pubblicata dal quotidiano di Scalfari con le percentuali di quelli che nell'87 votarono contro al nucleare, si vede che, facendo naturalmente le debite proporzioni numeriche, rispetto ad allora l'atomo ha invece scaldato eccome gli italiani, visto che allora i contrari viaggiavano attorno al 20% di quelli che si erano recati a votare.

Non mi pare, quindi, al contrario di ciò che afferma Repubblica, che tutta l'asfissiante campagna condotta finora da Scajola e c. sul ritorno a questa forma di energia sia stata così improduttiva. Anzi.

Giusto un mese fa

Fini la spunta ancora, via la norma sui "presidi-spia"

A questo punto non ci sono più dubbi: il posto di Franceschini, che, come si sa, è segretario di passaggio, verrà definitivamente preso dopo le europee da Gianfranco Fini. Grazie a lui, e all'Italia dei Valori, è stata stralciata dal ddl sicurezza, attualmente in discussione alla Camera, anche la norma che obbligava gli studenti intenzionati a iscriversi a qualsiasi scuola a presentare il permesso di soggiorno. Fini, come è noto, non l'aveva presa bene, palesando il suo disappunto e il suo convincimento dell'incostituzionalità del provvedimento in una lettera inviata direttamente a Maroni. Lettera che evidentemente ha sortito i suoi effetti.

Da notare che questa è la seconda volta che il presidente della Camera punta i piedi contro provvedimenti presi dalla maggioranza di governo. E' di neanche un mese fa, infatti, l'abolizione della contestata norma che obbligava i medici a denunciare i clandestini che si presentavano nelle strutture pubbliche per farsi curare. Provvedimento, anche questo, contro cui sempre Fini si era scagliato pesantemente e che è stato alla fine ritirato. Sia nel primo caso, quello dei medici-spia, che nel secondo, quello dei presidi-spia, le rimostranze degli interessati sono state le medesime: siamo medici/insegnanti, non poliziotti.

Non ci sono particolari commenti da fare, solamente l'impressione che il frequente ricorso a questi tipi di provvedimenti potrebbe essere visto come una sorta di resa dello stato di fronte alla criminalità e alla lotta all'immigrazione clandestina, come dicono sia i medici che gli insegnanti quando ribadiscono di non essere poliziotti. Insomma, l'impressione è che la famosa linea dura, tanto strombazzata in campagna elettorale, sia di fatto un clamoroso buco nell'acqua, e per tentare di metterci una pezza si faccia affidamento su soggetti il cui ruolo è sicuramente diverso da quello che vorrebbe affibbiargli il governo.

martedì 5 maggio 2009

Nell'indifferenza generale riapre il liceo Darwin di Rivoli

Ricordate la vicenda del liceo Darwin di Rivoli, Torino, in cui a novembre scorso, in seguito a un crollo, perse la vita lo studente Vito Scafidi (foto)?

Ieri, perpetuando una ben nota tradizione dell'informazione nostrana, che dà ampio risalto allo scoop morboso dell'immediato dimenticandosi gli sviluppi, è stata riaperta la scuola a studenti e insegnanti. Se si eccettua l'Ansa, che ha dedicato alla vicenda un articolo degno di questo nome, per il resto indifferenza quasi totale. Lo scalpore, le indignazioni, la Gelmini sul luogo della tragedia, definita dalla stessa "incomprensibile": tutto dimenticato.

Così come non si ricorda più nessuno dello stupore generale, ovviamente del momento, nello scoprire che la metà degli istituti scolastici italiani è attualmente, come allora, privo di agibilità statica. Cosa che tornerà alla ribalta di nuovo in occasione della prossima disgrazia.

Divorzio Berlusconi, interviene Vespa

Prima doveva essere un fatto rigorosamente personale, del quale gli sembrava doveroso non parlare. Poi, evidentemente, qualcosa si è rotto e sono arrivate due belle interviste che sua maestà ha gentilmente concesso, per spiegare le sue ragioni e resosi conto che la signora faceva sul serio, a Stampa e Corriere. Poi c'è stata la famosa tesi che il divorzio sarebbe da addebitare a un complotto ordito da quei cattivoni della sinistra. (sinistra? Qualcuno ha visto per caso qualcosa che assomigli alla sinistra ultimamente?)

Adesso, alla luce anche della tirata d'orecchi di oggi del Vaticano (lui c'è sempre) dalle pagine dell'Avvenire, la controffensiva contempla un passaggio in notturna a Porta a Porta, la trasmissione del fido Vespa dove il cavaliere troverà riparo e conforto e spiegherà a quelli che gliene frega qualcosa le sue ragioni.

La telenovela a puntate è iniziata. Tra un po' ci sarà pure il G8, ma secondo voi, visto la piega che sta prendendo la faccenda, la maggior parte dei giornalisti internazionali verrà qua per il summit?

Se Facebook ti butta fuori senza spiegarti perché

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

No, non preoccupatevi, non è successo al mio account, ancora, anche se a questo punto è lecito aspettarsi di tutto. Mi riferisco a quanto successo a Vittorio Zambardino, giornalista di Repubblica e noto blogger, che si è visto di punto in bianco eliminare il suo account assieme a tutti gli 800 e passa contatti che aveva.

Ora, certo, è legittimo pensare che nella vita ci sono disgrazie più grosse di un banale oscuramento di un profilo su un social network per larga parte utilizzato per chiacchiere e pettegolezzi, ma la vicenda forse ha implicazioni più ampie di quello che potrebbe sembrare a un primo sommario esame. Implicazioni che il giornalista ha deciso di analizzare fino in fondo, ricorrendo pure alle vie legali se serve, come ha scritto egli stesso sul suo blog.

Chi gestisce un sito, un blog, o, perché no, un account su Facebook, pensa (legittimamente) di avere il controllo dei contenuti che mette in rete, siano essi fotografie, scritti, filmati o quello che volete voi. Episodi come questo dimostrano invece che, purtroppo, non sempre è così, non sempre questo diritto viene rispettato. Eliminare di punto in bianco un account con tutto il suo contenuto, potrebbe benissimo essere visto come l'equivalente digitale di quello che fanno tuttora certi regimi in certi paesi. Non è una cosa di poco conto.

Intendiamoci, nessuno mette in discussione il diritto di Facebook di eliminare un account sgradito, diciamo così, ma logica, buon senso e correttezza vorrebbero che il gesto fosse motivato. Se Facebook mi chiude l'account mi spieghi almeno perché, quali termini di licenza ho violato, cosa che non è avvenuta nel caso in questione. Zambardino ha ripetutamente chiesto lumi ai gestori del portale, ha inviato e-mail, ha sollecitato chiarimenti, ma niente ha avuto come risposta se non una mail spedita in automatico che lo invita a leggere i termini della licenza.

Ovviamente scrivo subito all’indirizzo che mi è stato dato, in italiano e, poiché conosco i miei polli, anche in inglese. Pochi minuti e mi arriva una mail (in inglese). Evidentemente automatica. Dice che hanno ricevuto la mia segnalazione, ma che nel frattempo mi consigliano di leggere i termini d’uso - come per dire: hai la coscienza sporca, guardati dentro. E io li rileggo - l’avevo già fatto, perché mi occupo di questo campo da 17 anni - e ho la conferma di ciò che già so: non ho violato nessuna delle regole d’uso di Facebook.

Ma non posso fare a meno di notare la follia di un documento scritto in parte in italiano ed in parte in inglese. I passi nella nostra lingua non sono stati nemmeno rivisti da un correttore: ci sono parentesi che non si chiudono, errori di lessico e qualche passaggio in puro italiano “broccolino”. Sembra di stare nel Padrino con Marlon Brando.

Sarà interessante, nei prossimi giorni, vedere come evolve la vicenda, che, da qualsiasi parte la si guardi, non può che lasciare perlomeno perplessi.


Aggiornamento 13,55.

L'account di Zambardino è tornato improvvisamente e inspiegabilmente online. Dettagli qui.

lunedì 4 maggio 2009

Varie di cronaca giudiziaria

Come sapete, seguo con un certo interesse tutto quello che ruota attorno alla cosiddetta cronaca giudiziaria, è un mio piccolo pallino. Ed è in virtù di questa mia attenzione che in genere non mi sfugge il comportamento dei giornali quando trattano questi temi. Comportamento che in linea generale si può riassumere così: quando è ora di riportare notizie di avvii di procedimenti giudiziari contro personaggi più o meno noti, sparano titoloni a tutta pagina, poi, generalmente, cala il silenzio sugli sviluppi o gli eventuali esiti. Questo trend è particolarmente in voga quando i soggetti interessati sono per vari motivi "sgraditi" o "scomodi" al potere politico.

Questo, quindi, è una sorta di articolo "riparatore", per così dire, in modo che i miei 21 lettori - almeno loro - sappiano l'epilogo di un paio di vicende di cui anche io mi sono occupato in passato e che sono passate sostanzialmente sotto silenzio.

Prima, però, visto che siamo in tema, volevo segnalare che sono state depositate proprio oggi le motivazioni della condanna a Calisto Tanzi. Ricordate, no? Il patron della Parmalat condannato in primo grado a 10 anni di carcere per aggiotaggio, falso e compagnia bella, e ritenuto responsabile principale del crac dell'azienda di Collecchio. Alcuni brevissimi stralci sono stati pubblicati da La Stampa.

Nelle motivazioni della sentenza di 350 pagine, i giudici parlano di «spiccata capacità a delinquere di Tanzi», e spiegano che «il suo intento non è certo stato quello di risanare l’azienda, che, lo si ripete, versava già in gravissime condizioni finanziarie sin dalla quotazione in borsa della holding nel 1990».

L’intento di Tanzi, invece, secondo i giudici, era «quello di arricchirsi e fregiarsi del titolo di imprenditore modello ai danni dei terzi, sui cui ha scaricato tutti i rischi delle sue forsennate e alquanto sciagurate iniziative imprenditoriali». I giudici, Luisa Ponti, Giuseppe Gennari e Silvia Baldi, componenti il collegio, scrivono inoltre di come l’imputato «fosse animato da un vero e proprio delirio di onnipotenza, atteso che anche allorquando, nel corso del 2003, la crisi di liquidità era divenuta davvero insostenibile, egli contava di poter portare avanti in eterno il suo impero a mezzo dell’ emissione di ulteriori prestiti obbligazionari». Tanzi non ha mai pensato, scrivono ancora i giudici, «neppure per un secondo di portare i libri in tribunale».

Bel soggetto e bel curriculum, verrebbe da dire, roba da meritarsi un posto in Parlamento.

Ma veniamo ai due casi che volevo segnalare, casi tanto strombazzati all'inizio e rapidamente sgonfiatisi nell'indifferenza generale.

Ricordate Clementina Forleo, il giudice milanese che aveva osato chiedere al Parlamento il permesso di utilizzare le intercettazioni telefoniche che inchiodavano alle loro presunte responsabilità i vari furbetti D'Alema, La Torre e compagnia bella nella vicenda Unipol-Bnl? Alla Forleo gliene fecero per questo di cotte e di crude: provvedimenti disciplinari, richiami. Qualcuno arrivò pure a definirla squilibrata, accusa a cui lei rispose chiedendo provocatoriamente che le venisse tolta la scorta.

Bene, il Tar del Lazio ha deliberato proprio alcuni giorni fa che il trasferimento della Forleo da Milano a Cremona, ufficialmente per "incompatibilità ambientale", era illegittmo e che il magistrato aveva operato in piena correttezza (qui la sentenza in pdf). Ne ha parlato qualcuno? A parte qualche blog di campagna, no. Si sa com'è, dopo le invettive bipartisan dei vertici della politica all'indirizzo del magistrato, scoprire che questi aveva ragione potrebbe creare qualche malumore. Meglio soprassedere.

Altro proscioglimento da accuse totalmente campate per aria, riguarda Luigi De Magistris, l'ex magistrato entrato nel mirino della politica in seguito alle sue indagini sui rapporti tra politica e malaffare in Calabria e per questo anche lui fatto oggetto di denunce, trasferimenti, provvedimenti disciplinari, fino ad arrivare addirittura all'avocazione delle inchieste che stava conducendo. Volete sapere come è andata a finire?

L'ex pm Luigi de Magistris è stato prosciolto nell'ambito dell'inchiesta "toghe lucane". E' quanto rende noto l'ufficio stampa di Italia dei Valori, partito per il quale De Magistris sarà candidato alle prossime elezioni europee. "Con il provvedimento emesso del gip di Salerno - sottolinea la nota - è stata provata l'assoluta correttezza e gli ostacoli posti alle inchieste dell'ex pm Luigi de Magistris".

Accolte le richieste
Il gip di Salerno Maria Teresa Belmonte ha accolto le richieste di archiviazione presentate dalla procura di Salerno in riferimento alle accuse che erano state mosse a Luigi de Magistris, all' epoca sostituto procuratore di Catanzaro, nell'ambito del procedimento Toghe lucane.

Le indagini hanno anche dimostrato le gravi interferenze subite dal pm nel condurre le sue inchieste. La decisione del gup Maria Teresa Belmonte, che ha accolto la richiesta di archiviazione presentata dalla procura di Salerno in riferimento alle accuse che erano state mosse a Luigi de Magistris, fa seguito alla decisione della Cassazione del 2 aprile scorso.(fonte)

Ecco qua. Si può trarre qualche insegnamento o tirare qalche conclusione da questi fatti? Sì:

  • la stampa e i media sono, tranne poche eccezioni, al servizio di chi è al potere.

  • chi tocca certi fili "muore".

Questo così, giusto per completezza di informazione.

Lettere dall'Abruzzo

Una cittadina di L'Aquila manda una lettera al Messaggero, che ripubblico qui sotto pari pari.

E senza commenti.

Mai nella storia dei terremoti italiani avevamo assistito ad una ingiustizia tanto grande e ad un tale cumulo di menzogne che ha ricoperto L’Aquila più di quanto non abbiano fatto le macerie, come è accaduto in occasione del devastante terremoto che l’ha colpita e nel quale, nel giro di una trentina di secondi, tanta gente ha perso tutto, affetti, amicizie, casa, e molti anche il lavoro, per non parlare dei monumenti che rendevano unica la città.

Mai in tutta la storia della nostra Repubblica è stato negato ai cittadini il risarcimento integrale dei guasti dei terremoti, per la prima casa. Ma questa regola sempre rispettata (come, ad esempio, nel Friuli e in Umbria), non vale per l’Abruzzo. Da un primo esame del Decreto legge n. 39 saltano agli occhi queste particolarità: all’art. 3 non si parla di una cifra specifica, ma nella relazione tecnica allegata si indica la somma di €150.000,00 quale tetto massimo spettante ai singoli cittadini per la prima casa. Orbene, la cifra che sarà poi effettivamente riconosciuta a ciascuno degli aventi diritto, per un terzo dovrà essere coperta con un mutuo a tasso agevolato a carico del cittadino, e per un altro terzo dovrà essere anticipata, sempre dal cittadino, che potrà recuperarlo nell’arco di 22 anni non pagando le imposte, mentre lo stato interviene con denaro liquido solo per l’ultimo terzo.

Sennonché la caratteristica dell’Aquila e degli altri comuni colpiti è quella di centri storici di particolare valore, costituiti da un grandissimo numero di edifici antichi e pregevoli, 320 dei quali, di proprietà privata, sono sottoposti a vincolo da parte della Soprintendenza. Ci sono poi altri 800 edifici pubblici, qualificati di interesse storico, archeologico e artistico. Ora, come è possibile che un privato possa farsi carico della ricostruzione o del restauro di un edificio vincolato o semplicemente di pregio, accollandosi il 66% della spesa? Si comprende allora come il Decreto legge n. 39, se resterà nelle sue linee essenziali così come è stato concepito, costituirà l’atto di morte di una città e di tutti gli altri centri terremotati, che resteranno nei decenni avvenire cumuli di macerie e di edifici spettrali, cadenti e abbandonati.

Ma nel decreto n. 39 c’è anche di peggio: all’art. 3, comma 1 , lettera c, si dispone che se un immobile, gravato da un mutuo, è andato distrutto, la Società Fintecna, a richiesta del privato cittadino. si accollerà il mutuo nei limiti del contributo che al predetto è stato riconosciuto, ma diverrà proprietaria di quel che resta dell’immobile. Se però il mutuo supera il contributo riconosciuto, la conseguenza parrebbe essere, dall’esame della norma, che il cittadino dovrà continuare a pagare la parte residua del mutuo: insomma non avrà più la casa ma continuerà a pagare il mutuo. Il rischio è che la città vada per gran parte nelle mani della Fintecna. Ma se, come è facile prevedere, il cittadino non riesce, col contributo e con il mutuo a tasso agevolato, a coprire l’intera spesa per il restauro o la ricostruzione (rispettando, si spera, le norme antisismiche), dovrà contrarre un ulteriore mutuo, a tasso di mercato, con la banche. Insomma quello delineato dal decreto n. 39 è un meccanismo infernale che consegnerà una città nelle mani di banche, finanziarie e usurai.

L’ultima perla del decreto: dopo aver dichiarato la città “zona franca”, lo Stato non rinuncia a pretendere da quegli sventurati cittadini che si faranno carico della ricostruzione, il pagamento dell’IVA al 20% ( art. 3, comma 1°, lettera d). Ecco cosa miravano a coprire le tante “passerelle” e sceneggiate e come fosse interessata l’esaltazione della dignità degli abruzzesi, “forti e gentili”.

Dott.ssa Rosella Graziani
cittadina di L’Aquila; attualmente ospite del padre, insieme alla sua famiglia, in Paglieta (CH) (fonte)

La casta? Esiste ancora

Non che ci fossero dubbi in proposito, intendiamoci, ma sapete com'è. Dopo che Beppe Grillo, assieme ai giornalisti Stella e Rizzo, ne ha sdoganato il termine contribuendo a mettere in piazza parecchie delle nefandezze di cui si è macchiata la classe politica, si pensava che qualcosa fosse cambiato. Pia illusione.

L'ultima prova è arrivata alcuni giorni fa e ha a che fare col già martoriato Abruzzo, anche se la vicenda è precedente al sisma. Sempre di terremoto si tratta, per la verità, ma questa volta di natura politico-finanziaria, e si riferisce a quanto avvenuto l'anno scorso con la questione sanitopoli abruzzese, quella che ha azzerato la giunta regionale con la tradotta agli arresti, tra gli altri, di Ottaviano Del Turco.

Oggi si scopre che tra gli indagati per i quali sono stati richiesti gli arresti domiciliari, c'è un certo Antonio Angelucci, imprenditore e proprietario di diverse case di cura in Abruzzo. Ma c'è un problema, in quanto Angelucci è anche deputato del Pdl in Parlamento (qui la sua scheda alla Camera), e sapete bene che qui la magistratura si deve fermare e chiedere il permesso (c'è l'immunità parlamentare). Secondo voi il permesso è stato accordato?

Ed è così che qualche giorno fa, si è arrivati alla richiesta per gli arresti domiciliari già citata. Come c'era da aspettarsi, la Camera ha respinto la richiesta con 316 voti a favore, 30 contrari e 59 astenuti. Gli unici a votare per l'arresto sono stati i deputati dell'Italia dei Valori, i Radicali e qualche cane sciolto del Pd. Per il resto, Pd-Pdl-Lega Nord-Mpa-Udc hanno votato tutti contro. (fonte)

La cosa è ovviamente passata sotto il più completo silenzio. Solo l'Ansa, il 22 aprile scorso, dedicò poche righe alla vicenda, in una pagina che oggi non esiste più ma che sono riuscito a rintracciare spulciando la cache di Google (la trovate qui).

Casta? Ma dove?

domenica 3 maggio 2009

Windows 7, dal 5 maggio disponibile il download

Windows 7, il nuovo sistema operativo di casa Microsoft, da martedì 5 maggio sarà disponibile al download nella sua versione Release Candidate, una definizione che sostanzialmente indica la versione quasi definitiva.

Secondo quanto scrive Microsoft nella pagina dedicata, la stessa da cui sarà possibile effettuare il download, il nuovo sistema si caratterizzerà per una velocità maggiore rispetto al suo predecessore, l'elefantiaco Vista, e gli sforzi degli sviluppatori pare si stiano concentrando in particolar modo su questo aspetto.

Da segnalare, tra le novità, l'adozione della funzione Xp Mode, una sorta di ambiente virtuale, compatibile col buon vecchio Xp, che andrà però scaricato e installato separatamente e che richiederà un pc dalle prestazioni di un certo rilievo.

Ultima novità degna di nota riguarda gli utenti che hanno una particolare propensione a collezionare virus: nel nuovo Windows niente più autorun, quell'automatismo malefico che in tutte le precedenti versioni di Windows consentiva, come impostazione di default, di far partire in automatico qualsiasi tipo di eseguibile (virus compresi) contenuto in penne usb, CD, DVD e compagnia bella (come mi segnalano nei commenti, per CD e DVD rimane). Meglio tardi che mai, verrebbe da dire.

L'ultima cosa da ricordare è che una volta scaricato, il sistema operativo sarà utilizzabile fino al primo giugno 2010, poi diventerà inutilizzabile.

Ponte del primo maggio, tra "mini-esodo" e "maxi-aumenti" (autostradali)

La concomitanza delle due cose è sicuramente casuale, mica siamo tanto maliziosi noi. Mi riferisco agli italiani - 6,5 milioni secondo il Sole24Ore - che in questo weekend di inzio maggio scorrazzeranno in giro per l'Italia senza magari sapere che proprio nello stesso weekend quasi tutte le maggiori concessionarie autostradali hanno aumentato le tariffe.

Aumenti che, guarda un po', scattano proprio dal 1° maggio. Eccoli società per società:

Aspi, 2,40%; Ativa, 6,57%; Milano Serravalle, 2,48%; Centro Padane, 2,61%; Brescia-Padova, 1,59%; Cisa, 1,61%; Satap, tronco A4, 19,46%, Satap, tronco A21, 12,63%; Venezia-Padova, 0,66%; Autobrennero, 1,57%; Rav, 0,51%; Torino-Savona, 0,73%; Sitaf, 4,57%; Fiori, 1,83%; Tangenziale di Napoli, 6,63%; Salt, 4,55%; Sat, 5,14%; Sam, 4,89%; Sav Autostrada, 2,90%; Raccordo Gran S. Bernardo, 2,71%; Asti-Cuneo, 9,30%. (fonte)

Come dicevo, la concomitanza è naturalmente casuale, così come sono casuali gli aumenti dei prezzi alla pompa in occasione dei grandi esodi estivi (ricordate cos'è successo lo scorso agosto?); ma quello che forse è ancora più difficile da mandare giù è che in paesi come Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia (parzialmente), Germania, Gran Bretagna, Norvegia, Olanda e Svezia le autostrade sono totalmente gratuite.

Prima o poi ce ne faremo una ragione.

Il Giornale si è dimenticato?

Scusate, non vorrei che pensaste che io ce l'abbia in particolar modo con Il Giornale, ma faccio presente che alle 10,05, ora in cui scrivo questo breve post, il quotidiano del fratello del premier, che risulta aggiornato in questo momento alle 9,45, è l'unico (e quando dico unico intendo ptoprio unico) che non fa menzione del divorzio tra Veronica e Silvio.


Aggiornamento 10,13.

Scusate, mi sono sbagliato, non ne parla (ancora) neppure Tgcom.


Aggiornamento 12,28.

Ok, adesso ci sono tutti: Il Giornale (11,35) e Tgcom.

Il cuoco di Salò

La recente ricorrenza del 25 aprile, e il via vai di immancabili quanto inutili polemiche collegate, mi ha fatto venire in mente che nel 2001 Francesco De Gregori pubblicò un bellissimo album, Amore nel pomeriggio, con all'interno una canzone sul tema, quella che intitola anche questo post.

Una canzone, arrangiata all'epoca da Franco Battiato, dal punto di vista musicale estremamente ispirata e con una melodia particolarmente toccante. Ma l'aspetto più interessante, uno dei tanti che denota la genialità del cantautore romano, è quello di avere avuto l'idea di raccontare il punto di vista di un semplice cuoco al servizio dei vertici fascisti in fuga.

Una bella canzone e, come al solito, un grande De Gregori.

sabato 2 maggio 2009

Chi ha polemizzato con Vasco Rossi al concerto del 1° maggio?

Leggere le rassegne stampa il giorno dopo un grande evento, o comunque un fatto di una certa rilevanza mediatica, è sempre bello, perché permette non di farsi un'idea su come è messa l'informazione nel nostro paese, ma di consolidare quello che già si sa.

Ieri sera Vasco Rossi ha cantato al concerto del 1° maggio (a proposito, per quel che mi riguarda tanto di cappello al rocker emiliano per come ancora la manda): grande successo, fans in delirio, ovazione della stampa tutta, insomma tutto come previsto. Però quel birichino si è permesso di infilare qua e là, ogni tanto, la parola "Berlusconi". Cavolo, no, non doveva! La cosa, naturalmente, non poteva passare inosservata, specialmente al principale house organ della famiglia del premier, il quale, in questo gustoso articolo, non manca di farlo notare (a modo suo).

Una canzone dopo l'altra, intervallando pezzi rock a ballate più melodiche, l'indiscusso re della musica italiana ha infiammato tutto il pubblico. Poi, tra un pezzo e l'altro, ecco - immancabile - il messaggio politico. Ed è subito polemica.

Ed è subito polemica? Ma dove? Da parte di chi? Come ho scritto sopra, ho passato in rassegna gli articoli che hanno dedicato all'evento i principali quotidiani nazionali, ma della suddetta polemica non ho trovato traccia. Anzi, andando a memoria e pensando anche a passate edizioni della manifestazione musicale del primo maggio, mi pare proprio di poter dire che sotto questo punto di vista quella di quest'anno è stata una delle più tranquille.

La polemica quindi non esiste, o almeno io non l'ho vista. Tra l'altro, Vasco, tra una canzone e l'altra ha pure detto una cosa che sottoscrivo completamente, questa, una cosa che da anni vado dicendo pure io, e non solo io, in questo blog. Insomma, la suddetta polemica mi pare che esista solo nella redazione de il Giornale. D'altra parte la cosa è abbastanza comprensibile: il premier nei suoi leggendari sondaggi è sempre alle stelle, e neppure Vasco può permettersi di nominarlo senza chiedere il permesso.

Premio giornalistico per i blog

Il termine giornalismo, lo sapete, rimanda genericamente ma inequivocabilmente alle notizie, alla carta, al quotidiano vero e proprio, ai giornalisti, magari a qualche nome importante di quelli che danno lustro alla categoria, anche se dopo la dipartita di Biagi e Montanelli chi fa vero giornalismo appartiene più a quella che si può definire come una sorta di sottobosco dell'informazione.

Oggi, all'informazione "ufficiale" si è aggiunta un'altra categoria, quella dell'informazione "non ufficiale", quella fatta dalle persone normali che con un semplice pc e una connessione internet scrivono quello che vedono, che sentono, e anche quello che a volte sta loro un po' sulle scatole. E' quello che nell'era del famoso e ormai un po' stantìo, almeno a livello di termine, web 2.0 viene definito come giornalismo partecipativo, anche se in buona parte dei casi i protagonisti non sono affatto giornalisti, vedi ad esempio molti blogger.

I blogger, non è una novità, sono sempre stati un po' sulle scatole ai giornalisti ufficiali, anche se questi, spesso, hanno attinto a piene mani dai contenuti da essi realizzati e pubblicati in rete. Ma, come è noto, il tempo aggiusta tutto e oggi si può dire tranquillamente che l'ascia di guerra è seppellita ed entrambe le categorie convivono (quasi) pacificamente. Segno di questa sorta di riappacificazione è la pubblicazione di un concorso giornalistico, il Premio Ischia, indetto dalla stampa ufficiale, che nel trentennale della sua edizione prevede per la prima volta un ricoscimento alla categoria dei blogger.

In pratica sono stati selezionati 10 blog che si sono partcolarmente contraddistinti, nel corso dell'ultimo anno, per completezza delle notizie riportate, tempismo, attendibilità e precisione, anche rispetto al giornalismo tradizionale. A decretare il vincitore di questi 10 blog saranno i normali utenti internet, che potranno votare entro il 25 giugno direttamente sul sito della manifestazione.

Tra i 10 selezionati, spiccano Paolo Attivissimo, forse (anzi senza forse) il più grande giornalista scova-bufale che abbiamo in Italia; poi c'è la famosa Black Cat, la mamma che si trovò al centro delle cronache della rete (e non solo) per l'episodio di discriminazione verso sul figlio, affetto da autismo, in un centro commerciale Carrefour. Segue il mitico Alessandro Gilioli col suo "Piovono rane", Marco Travaglio (voglioscendere.it) e Punto Informatico, anche se questo non mi sembra che sia proprio un blog, ma vabbè. Gli altri che compaiono in questa classifica sinceramente non li conosco, se non per sentito dire.

Non so cosa ne pensiate voi, ma a mio giudizio se anche la stampa cosiddetta tradizionale, quella ufficiale e autorevole, avesse non dico tutte, ma una minima parte delle prerogative di questi blog, forse oggi non saremmo messi così.

venerdì 1 maggio 2009

Quando la notte porta consiglio (e qualche porcata)

Solitamente, quando un governo, qualunque esso sia, ha in mente una porcata, sceglie un periodo particolare, così, giusto per cercare di dare nell'occhio il meno possibile. E' successo ad esempio per l'indulto del 2006, approvato alla chetichella in un caldo e soleggiato 29 luglio con la maggior parte degli italiani nel pieno delle ferie estive.

Ma spesso anche solo l'orario ha la sua importanza. Se poi sono le 2 abbondanti di notte, capite anche voi - sono maligno - che magari si conta sul fatto che la stragrande maggioranza degli italiani (tranne il sottoscritto) se ne sta nel suo candido lettino senza pensare a cosa può succedere a quell'ora all'interno delle austere mura parlamentari. E infatti la notizia non l'ha riportata quasi nessuno, tranne Repubblica e pochi altri. Ma cosa è successo di preciso?

Dunque, se ho capito bene, nel celeberrimo ddl sicurezza, ormai a vario titolo agli onori della cronaca praticamente da inizio legislatura, esiste una norma che obbliga l'imprenditore titolare di appalti pubblici a denunciare alla magistratura qualsiasi tentativo di estorsione pena la revoca di tali appalti. Questa norma è stata voluta - gliene va dato merito - da Roberto Maroni e dal sottosegretario Alfredo Mantovano, su appello del presidente di confindustria Sicilia e di varie organizzazioni antiracket. Ma ecco cosa è successo, nella famosa notte, secondo quanto scrive Repubblica:

Ma una modifica dell'ex aennino Manlio Contento lo fa cadere [l'obbligo di denuncia, nda] e raccoglie il sì del sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, che ha approfondito la questione col Guardasigilli Angelino Alfano, e dei due relatori ex forzisti Jole Santelli e Francesco Paolo Sisto. La Lega protesta, Mantovano spiega che "il testo è frutto di un accordo tra Interno, Giustizia, Economia e Sviluppo economico, con il via libera di palazzo Chigi". Ma la Giustizia fa dietro front. In aula si fronteggia la sola maggioranza perché Pd e Idv se ne sono andati per protesta. Si vota: vince il Pdl. Se fosse stata presente l'opposizione forse avrebbe prevalso il Viminale.

Da qui lo scontro tra Maroni, che era favorevole alla norma, e Alfano, ministro della Giustizia (?), che assieme al sottosegretario Caliendo ne ha voluto la soppressione. Ora, naturalmente, ciascuno porta le sue ragioni a motivo delle proprie posizioni, ma, dal mio modestissimo punto di vista, non penso che ci siano grossi dubbi sul fatto che tale norma avrebbe costituito un notevole deterrente alle infiltrazioni illegali (e mafiose) nella gestione degli appalti pubblici. Tanto è vero che lo stesso Maroni aveva notificato questa norma pure all'Antimafia.

Ecco, questo è quello che è successo. Non so che genere di commenti si potrebbero fare, in particolar modo dopo che da più parti, specie in seguito al terremoto in Abruzzo, si sono lanciati allarmi e segnali di preoccupazione per possibili infiltrazioni mafiose nella ricostruzione.