domenica 31 maggio 2009

Pino Maniaci è (ufficialmente) un giornalista

Qualche tempo fa aveva fatto parecchio rumore, in rete, la vicenda di Pino Maniaci (foto), il giornalista, anzi il non-giornalista, siciliano denunciato e poi rinviato a giudizio per esercizio abusivo della professione giornalistica (ne avevo accennato in coda a questo articolo).

Maniaci è proprietario e direttore di una piccola emittente locale siciliana, Telejato, che trasmette via web e che è da sempre in prima linea nella denuncia dell'attività mafiosa che si svolge a Partinico e dintorni. Proprio grazie a questa sua attività, Pino Maniaci è praticamente da sempre oggetto di minacce, intimidazioni e ritorsioni di ogni genere. I suoi guai con la giustizia sono cominciati quando si è venuto a sapere che Maniaci faceva il direttore di questa piccola emittente pur non essendo giornalista ufficiale (non si era cioè mai iscritto all'ordine dei giornalisti).

Capite anche voi che un reato così grave non poteva restare impunito, stiamo scherzando? Da qui, appunto, la richiesta di rinvio a giudizio della procura di Palermo.

Sabato la svolta: l'ordine dei giornalisti della regione Sicilia, infatti, ha deciso di intervenire conferendo all'unanimità l'agognato tesserino al direttore di Telejato, che è quindi adesso giornalista a tutti gli effetti e può così continuare a denunciare le attività della mafia senza che qualcuno, almeno da questo lato, continui continuamente a mettergli i bastoni tra le ruote.

Travaglio assolto? Ma dai...

Visto che, a parte articolo21, Facebook e pochi cani sciolti non ne ha parlato nessuno, lo segnalo qui. Un centinaio di persone in più, in Italia, ne saranno almeno al corrente.

Confermato dalla Cassazione il
proscioglimento del giornalista Marco Travaglio, in relazione
ad alcune frasi, contenute in un articolo pubblicato nel 2007
dal quotidiano 'L'Unita'', ritenute diffamatorie da Fabrizio
Del Noce. La quinta sezione penale della Suprema Corte ha
infatti dichiarato inammissibile il ricorso dell'ex direttore
di RaiUno contro la sentenza con cui, nel dicembre scorso, il
gip di Roma aveva disposto il non doversi procedere nei
confronti di Travaglio e di Antonio Padellaro, all'epoca
direttore del quotidiano, "perche' il fatto non sussiste".

(l'articolo completo è qui)

Dark Island

Ci sono passioni che ti porti dentro fin da piccolo. Mike Oldfield è per me una di queste. La sua pressoché sterminata discografia vede nel 1996 la pubblicazione dell'album Voyager, all'interno del quale è inserita la bellissima Dark Island, ballata scozzese dalle musiche molto evocative opportunamente riarrangiata e adattata dallo stesso Oldfield.

Il risultato lo potete ascoltare qui sotto.

Buona domenica.

sabato 30 maggio 2009

Promesse d'Abruzzo

Nonostante quello che continuano a raccontare i tiggì filogovernativi, in particolare riguardo alle roboanti promesse del premier sui tempi della ricostruzione in Abruzzo, esiste anche un'altra versione della storia, un altro aspetto che generalmente viene sostanzialmente sottaciuto: la fine della pazienza.

Intendiamoci, avviare un'opera di ricostruzione dopo un disastro di queste dimensioni non è impresa facile, nessuno lo mette in dubbio; non sarebbe facile per nessun governo, indipendentemente dal colore politico. Mi pare però che vada segnalata una certa propensione, da parte dell'attuale premier, a fare annunci che sembrano difficilmente realizzabili anche ai non addetti ai lavori. Da qui, forse, i molti segnali di stanchezza lanciati dalla popolazione, che comincia a pensare che dietro molti di questi proclami e iniziative ci sia lo zampino delle imminenti europee.

L'ultimo di questi episodi, ad esempio, è il rifiuto, da parte dei genitori di 8 studenti deceduti nel sisma, della consegna ai propri figli deceduti di una laurea honoris causa alla memoria. Una cerimonia che si è svolta nella scuola della Guardia di Finanza di Coppito e a cui avrebbe dovuto partecipare anche il premier ("avrebbe", appunto, perché alla fine non s'è visto). Le famiglie hanno poi spiegato che «l'assegnazione del titolo alla memoria per noi genitori e parenti delle vittime non ha ovviamente nessun valore morale e affettivo. Allo stato attuale è un blando tentativo di voler semplicemente chiudere una tragica parentesi che ha sconvolto la nostra esistenza».

Ma una sorta di conferma che, come accennavo all'inizio, certe dichiarazioni e promesse sembrano il frutto più di una strategia mediatica preelettorale che non di progetti concretamente fattibili, è arrivata ieri pure dal sottosegretario alla Protezione Civile Bertolaso, il quale, in un articolo pubblicato da La Stampa, ha invitato sostanzialmente a prendere con le dovute cautele quanto viene strombazzato in questo periodo.

Un impegno da far tremare i polsi. E come la mettiamo con l’ottimismo di Berlusconi che annuncia un’estate di svolta? Ci riuscirete a mettere tutti gli sfollati fuori dalle tende prima dell’inverno? Il sorriso di Bertolaso si tramuta in una smorfia di preoccupazione. «Non posso non condividere l’ottimismo del presidente», dice. «Ma con la preoccupazione di chi è qui, sul campo, e deve garantire di finire entro i tempi stabiliti». Bertolaso, insomma, è il primo a sapere che certi programmi sono forse troppo rosei. Ammette: «Parliamoci chiaro. Se dovessimo avere un’estate piovosa, inevitabilmente i cantieri subirebbero dei rallentamenti e i tempi ne sarebbero compromessi... Se non troviamo maestranze e imprese a sufficienza per quanto ci siamo prefissi... Il lavoro che abbiamo immaginato è impegnativo per le ditte di costruzione. Noi chiediamo di realizzare in 80 giorni ciò che normalmente si fa in 8 mesi. E’ una sfida difficile»

Intanto, terminata ormai da tempo la fase dell'emergenza, ci si rende conto che la vita in una tendopoli richiede molto sacrificio e molta pazienza, molta di più di quello che si potrebbe pensare. Occorre infatti condividere i servizi, cercare di arrangiarsi alla meno peggio con quello che i volontari mettono a disposizione, e questo, purtroppo, in determinate condizioni non è affatto facile, e può addirittura rivelarsi fonte di tensioni e litigi. Come è accaduto agli inizi della settimana scorsa, quando il caldo insopportabile di una estate iniziata meteorologicamente troppo presto, ha provocato i primi diverbi durante la consegna dei condizionatori.

Tornando alla ricostruzione e ai suoi tempi, a ulteriore conferma che le promesse del premier sembrano per il momento di difficile attuazione, c'è da segnalare che la giunta comunale dell'Aquila, con una delibera pubblicata il 13 maggio scorso, ha autorizzato i cittadini che si fossero stancati di stare nelle tende a costruirsi per conto proprio un modulo abitativo di qualsiasi tipo. Scriveva Repubblica la settimana scorsa:

Con una mossa piuttosto disperata, di fronte al vedo-non vedo della legge che assegna i soldi (che ci sarebbero o forse no) per rifare ogni cosa, la giunta comunale dell'Aquila con delibera 147 del 12 maggio scorso avverte i concittadini che si fossero stancati delle tende e degli alberghi di avanzare autonomamente verso le vicinanze di casa. Chiunque abbia un cortiletto, una piazzola, un bordo strada libero può realizzare - a proprie spese s'intende - un box, o anche una dimora in legno, oppure un container, una baracca. Il "manufatto temporaneo" non deve essere più alto di sei metri e più grande di 95 metri quadrati. Casa o negozio, fai tu! S'arrende sconfortato il municipio dell'Aquila e s'arrangi chi può. "Non potevamo comportarci diversamente, abbiamo necessità di restituire un po' di vita alla città e di rispondere alle esigenze minime e urgentissime", commenta Antonello Bernardi, medico e consigliere comunale.

Insomma, le difficoltà nel mettere in piedi una ricostruzione che, almeno a prima vista, sembra molto più lunga di quello che viene incautamente ipotizzato, non sono certo poche, ma, se si vuole dare una dimostrazione di maggiore serietà, occorrerebbero forse un po' meno proclami che sanno di boutade (tipo vacanze al mare e crociere per gli sfollati) e maggiori fatti concreti.

venerdì 29 maggio 2009

Appecoronati

All'ingresso dell'ospedale uno sfollato ha attaccato il premier: «Fatti processare, non contestare i magistrati; e rispondi alle domande». «Ero qui per analisi - ha raccontato Bruno, che vive in una tendopoli - e ho visto un grande trambusto di polizia. Mi dispiace di aver fatto questa figuraccia davanti a tutti, ma mi chiedo: dove è l'opposizione? Sono tutti appecoronati».

(via Corriere)

La democrazia dell'esercito

Ieri, all'assemblea annuale della Confesercenti, il nostro pimpante premier, quello - dice - democraticamente eletto, ha dato l'ennesima dimostrazione di cosa intende lui con democrazia. Passate e digerite le precedenti dichiarazioni che si richiamavano allo stesso tema, tipo la Polizia nelle scuole ai tempi delle proteste contro i tagli della Gelmini (il giorno dopo non l'aveva mai detto), l'esercito mandato a contenere le proteste dei napoletani contro le discariche e quello che dovrebbe garantire la tranquilla prosecuzione del lavori della TAV, ecco l'ipotesi del prossimo utilizzo delle forze armate: difendere e proteggere i siti nucleari.

Voi sapete - ne ho parlato spesso in queste pagine - che è intenzione del governo far partire nel nostro paese un piano energetico nucleare su vasta scala, che per essere realizzato passa necessariamente attraverso la localizzazione di alcune aree su cui costruire queste benedette centrali (e qui ne vedremo delle belle). La cosa, ovviamente, non sarà indolore, tanto è vero che il premier - e veniamo al dunque - ha dichiarato appunto ieri che è pronto a ricorrere all'esercito per presidiare le zone che saranno individuate come futuri siti nucleari. Ma presidiare da cosa? Forse da qualche cittadino incavolato perché non vuole ritrovarsi una centrale atomica sotto casa? Mah...

Certo, messa così, non sembra neanche male. Il governo democraticamente eletto prende una decisione nell'interesse collettivo e per applicarla è disposto a ricorrere all'uso dell'esercito. Peccato che lo stesso capo di governo non metta la stessa enfasi nel menzionare che le centrali che vuole costruire sono quelle cosiddette di terza generazione. Nei paesi come l'Inghilterra, dove il giornalismo non è asservito al potere, viene chiaramente detto all'opinione pubblica che si tratta in assoluto di quelle più pericolose in caso di incidente, più pericolose addirittura di quella che provocò il disastro di Chernobyl. Ma in fondo sono dettagli.

Altre cose che evita di dire è che questo tipo di centrali sono altamente antieconomiche e che, cosa più importante, non si è ancora trovata una soluzione definitiva al problema dello smaltimento delle scorie. Ma queste, in fondo, sono questioni di secondo piano, l'importante è che queste centrali si faranno e se a qualcuno non starà bene ci penserà l'esercito. Naturalmente neanche prendere in considerazione il fatto che gli italiani, 20 anni fa, hanno già mandato a quel paese il nucleare con un referendum dagli esiti plebiscitari e che attualmente più del 60% della popolazione non lo vuole tra i piedi. Si tratta solamente di altri dettagli inutili da aggiungere ai primi.

E poi, scusate, l'esercito che ci sta a fare altrimenti?

giovedì 28 maggio 2009

Lo sciopero più censurato d'Italia

Praticamente ogni giorno le cronache danno notizia di qualche categoria che scende in sciopero o che protesta per qualche motivo: retribuzione, adeguamento dei salari, richiesta di miglioramento delle condizioni di lavoro, contratti scaduti il cui rinnovo latita, ecc...

Nei giorni scorsi, però, uno sciopero che ha coinvolto la quasi totalità (90% di adesioni) dei dipendenti della sede romana di una nota, anzi notissima, azienda è passato sotto silenzio. Solo il Manifesto, assieme a qualche testata di nicchia, ne ha parlato. Ecco un estratto dall'articolo de Il Manifesto:

Si sciopera anche nell'azienda del Grande Capo. La stampa non ne parla, è un tabù per le televisioni (soprattutto quelle del Biscione), ma ieri la Videotime di Roma (400 dipendenti Mediaset) si è fermata: Forum di Rita Dalla Chiesa non è potuto andare in diretta, ma è stato registrato il giorno prima; le varie edizioni del Tg5 sono state messe in onda grazie ai quadri, che per una volta hanno sostituito il personale semplice; anche per Matrix, si è fatto ricorso a una puntata «di magazzino». La protesta è stata organizzata dai tre sindacati Cgil, Cisl e Uil (dunque non dalla sola Cgil, per cui uno sciopero anti-Berlusconi sarebbe più «scontato»), che parlano di un'adesione al 90%. I 400 di Videotime Roma sono un decimo dei circa 4000 Mediaset (a loro volta divisi in 4 società: Rti, Elettronica Industriale, Endemol e, appunto, Videotime). Coprono gli aspetti tecnici di tutte le trasmissioni, di intrattenimento come i telegiornali, in tre centri: Palatino, Cinecittà ed Elios, sulla Tiburtina.

I motivi della protesta sarebbero principalmente due: salari inadeguati ed eccessiva esternalizzazione di molti servizi a società terze. Scrive a tal proposito televisionando.it:

Iniziamo col dire che i lavoratori della Videotime di Roma sono 400, il 10% dei 4000 dipendenti Mediaset, e sono stanchi di vedere gli assistenti personali delle star guadagnare molto più di loro: se un dipendente Videotime guadagna tra i 1200 e i 1500 euro al mese, una parrucchiera delle star può arrivare a 700-1300 euro al giorno. Non solo, ma i dipendenti devono vedersela quotianamente con altre ‘categorie’, oltre a quella degli ‘assistenti personali, ovvero con i service esterni (tecnici di ripresa, maestranze, parrucchieri sottopagati e senza tutele contrattuali, quindi più economici) e i dipendenti delle società esterne, spesso comunque appartenenti al gruppo Mediaset, come quelli di Endemol, della Corima (la società che fa capo alla moglie di Corrado Mantoni), della Fascino (società di Maria De Filippi) o della Triangle (di Paola Perego), ognuna delle quali si serve di propri collaboratori che spesso sostituiscono i dipendenti Mediaset.

In sostanza si finisce per sfavorire le risorse interne, spingendole spesso a turni di lavoro non contemplati dai contratti, che peraltro prevedono compensi inedeguati.

Insomma, alla fine, anche tra i lavoratori della famosa "azienda senza proteste" del premier albergano a volte disagio, scontento e malumore, ma per questi è ovviamente più difficile farsi sentire.

Solo da noi è tutto perfettamente normale

Due tra i più prestigiosi giornali inglesi, il Financial Times (qui) e l'Independent (qui), hanno pubblicato, ieri, altrettanti articoli non proprio generosi nei confronti del premier italiano Berlusconi.

Il primo lo definisce addirittura "un pericolo e un esempio malefico per tutti", alludendo alle recenti vicende che lo hanno visto protagonista: dall'attacco indirizzato a Repubblica, rea di continuare imperterrita, com'è d'altra parte suo diritto, a fargli le famose 10 domande sulla vicenda Noemi, all'attacco alla magistratura e alla pericolosissima giudice comunista Gandus (che ovviamente non ci sta) per averlo accusato, nelle quasi 500 pagine della sentenza Mills, di esserne il corruttore.

Non meno pesante pure l'articolo dell'Independent, il quale ipotizza addirittura scenari simili alla vicenda Nixon.

Il lungo articolo dell'Independent, firmato dall'ex corrispondente da Roma, Peter Popham, ricostruisce punto per punto tutti gli sviluppi della "Berlusconi's story", chiedendosi se un leader coinvolto in così tanti scandali, controversie e processi, possa finire per perdere il potere a causa di una vicenda apparentemente minore, come la partecipazione al compleanno di una ragazza diciottenne, riportata inizialmente in un trafiletto di giornale da Repubblica, ma poi gonfiata dalla decisione di Veronica Lario di chiedere per questo il divorzio, sostenendo che suo marito ha incontri "con minorenni", che "non sta bene" e che "ha bisogno di aiuto". L'implicita allusione dell'Independent è allo scandalo Watergate, anch'esso iniziato con una piccola notizia di cronaca, un apparente tentativo di furto nel quartier generale del partito democratico americano, ma poi terminato con le dimissioni di Richard Nixon. (fonte)

Da segnalare che questi non sono gli unici due quotidiani esteri che si occupano del nostro premier e di come siamo messi in Italia, ma delle "anomalie" di cui volenti o nolenti siamo vittime, si occupano da tempo giornali e tv di mezzo mondo.

E la stampa italiana? Beh, evidentemente è l'unica che negli ultimi 15 anni non ha avuto la capacità, la possibilità o il coraggio di dire quello che è sotto gli occhi di tutto il mondo.

mercoledì 27 maggio 2009

Non c'è niente di male (secondo Sgarbi)

Quindi, se non ho frainteso, secondo Sgarbi è perfettamente normale che una ragazzina di 16/17 anni abbia rapporti erotici con un ultrasettantenne.

Porca miseria, quanto sono all'antica io...

Il vescovo e la famiglia perfetta (che non esiste più)

Pare che in televisione stia circolando in questo periodo uno spot pubblicitario un po' fastidioso. Si tratta della pubblicità al nuovo monovolume della francese Renault - lo spot è qui - nella quale si vede un padre di famiglia che si affanna a correre avanti e indietro per raccattare i suoi figli dalle varie attività pomeridiane e riportarli a casa.

C'è però un problema: i figli sono stati concepiti in due matrimoni diversi. Tanto è bastato per sollevare l'indignazione di monsignor Caffarra, arcivescovo di Bologna, che ha visto nello spot un implicito invito alla poligamia.

"Mi è capitato di vedere uno spot televisivo che per promuovere la grande capacità di un'automobile esalta la poligamia. Queste sono cose inammissibili, in un paese che riconosce la monogamia come un valore non più discutibile, ma dove purtroppo ci sono già tutti i presupposti culturali perché venga legittimata la poligamia"

Non so a quale paese si riferisca il monsignore, ma se allude all'Italia probabilmente è rimasto un po' indietro. Che per la chiesa la monogamia sia infatti un valore dottrinale fondamentale nessuno lo mette in dubbio, ma la società mi pare stia viaggiando in un'altra direzione. Attenzione, non sto dicendo che sia meglio o peggio una soluzione rispetto all'altra, sto solo dicendo che la famiglia perfetta, come la vorrebbe il monsignore, non è più la regola. Abbiamo pure il capo del governo che ha 4 o 5 figli avuti da due matrimoni diversi, di cui uno andato a ramengo e un altro in procinto di andarci.

Ma a parte queste considerazioni, che bene o male lasciano il tempo che trovano, mi pare che il tutto andrebbe spostato su un altro piano. Il padre in questione, come si vede bene dal filmato, non ha pregiudizialmente delle preferenze verso un figlio a scapito di un altro, magari in virtù del fatto che uno sia "legittimo" (secondo l'accezione cara alla chiesa) e l'altro no. Egli, infatti, si prodiga indistintamente verso tutti; il suo amore paterno lo esprime sia verso i figli "legittimi" che quelli "illegittimi". E' importante questo aspetto? Secondo me è basilare, secondo la Chiesa, evidentemente, no.

martedì 26 maggio 2009

Telecom: gli indirizzi ip degli utenti? Scordateveli

Per adesso il pericolo pare scongiurato. Telecom ha infatti risposto picche alle richieste di Fapav, la federazione anti-pirateria audiovisiva, che aveva intimato al maggior internet service provider italiano di fornire alle autorità di pubblica sicurezza gli indirizzi ip di chi scarica files protetti da diritto d'autore dal web. Una richiesta perentoria, che lascia ben pochi dubbi interpretativi.

«La Fapav chiede a Telecom Italia di comunicare alle autorità di Pubblica sicurezza i dati idonei a consentire a quest'ultima di adottare gli interventi di sua competenza e comunica che l'industria cinematografica italiana, nel caso in cui questo tipo di azioni illegali dovesse continuare a persistere, procederà alla richiesta di risarcimento per gli ingenti danni subiti» (fonte)

Una sorta di intimazione a tutti gli effetti, sembrerebbe. In pratica Fapav ordina a Telecom di fornire i dati degli utenti altrimenti si rivarrà, con quale diritto non è ancora ben chiaro, su Telecom stessa obbligandola a risarcire i presunti danni economici al settore audiovisivo cagionati dai cattivoni del web.

Una richiesta, questa, che giunge stranamente poco tempo dopo l'approvazione in Francia della discussa legge Hadopi, quella che dà il potere agli isp di tagliare la connessione internet agli utenti recidivi in materia di download illegale. Una richiesta comunque strana, o quantomeno inusuale, che si basa, sembra, sul presupposto che il fornitore di connessione internet abbia sempre l'obbligo giuridico di fare tale delazione. Un assunto, scrive Punto Informatico, che se può avere una sua ragionevolezza dal punto di vista formale, solleva comunque parecchie obiezioni:

...come fa infatti la FAPAV a sapere che ci sono elenchi di nomi da consegnare all'Autorità giudiziaria? Lo presume o ne è certa? E in questo ultimo caso come fa a sapere che ci sono soggetti che scaricano musica o film senza adottare meccanismi di tracciamento degli IP o, ancor più grave sistemi di intercettazione dei flussi telematici?

Non si sa, e comunque la Fapav non lo spiega.

Questa vicenda ricorda, seppur con alcune marcate differenza, quanto successe due anni fa con il caso Peppermint, la casa discografica tedesca che aveva intimato a migliaia di utenti di pagare multe piuttosto salate per aver scaricato musica di cui essa deteneva i diritti, il tutto per evitare agli utenti stessi lunghi contenziosi giudiziari. All'epoca ci pensò il tribunale di Roma a rispedire al mittente le pretese della casa discografica tedesca; oggi, per adesso, ci pensa Telecom, che motiva il suo diniego appoggiandosi alla recente giurisprudenza in materia, in particolar modo, in questo caso, a quanto scritto proprio nella sentenza della magistratura sul caso Peppermint.

"la tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali è prevalente rispetto alle esigenze probatorie di un giudizio civile teso all'accertamento dell'asserita lesione del diritto di sfruttamento economico del diritto d'autore" (fonte)

Questo, naturalmente, nell'immediato. Il futuro, invece, purtroppo, presenta parecchie ombre su questo versante, specie dopo che la legislazione in materia di internet ha dato prova, almeno finora (vedi i vari disegni D'Alia, Barbareschi, Carlucci), di andare in tutt'altra direzione.

La via (molto bassa) che ha preso lo scontro politico

Gad Lerner ci è andato giù pesante, ieri, sul suo blog. Prima ipotizzando che Berlusconi è agli sgoccioli:

Non credo che Berlusconi riesca a durare al vertice di questo paese ancora per molto più di un anno. Ci saranno prese di distanza fra i suoi stessi alleati e anche fra gli zelanti servitori di oggi. L’uomo che ha affidato tutto sè stesso all’immagine, dall’immagine verrà ricondotto a figura patetica. Saranno le donne a sancirne la caduta nel disonore.

E poi equiparandolo a una sorta di don Rodrigo del 2000 (bella però l'immagine) con evidenti - sempre secondo Lerner - problemi di equilibrio mentale:

Il vecchio bavoso che telefona di notte alle ragazzine e ne trasporta a decine col jet privato in Sardegna per la festa di Capodanno, è un uomo di potere che ha perso il controllo delle sue facoltà mentali.

Tutto questo a contorno dell'ormai nauseabonda vicenda Noemi - una sorta di "noemigate" potremmo definirla -, sulla quale non mi voglio soffermare nei suoi dettagli, ma con la quale, bene o male, dobbiamo farci i conti, visto che interessa colui che ha avuto (non da me) il mandato di governare.

Una vicenda che, da qualunque parte la si guardi, rivela una verità incontrovertibile: qualcuno non dice la verità. Al di là del mero gioco di parole, infatti, sono troppe le versioni, tra quella del premier, quella del fidanzato, del padre, dell'assessore napoletano e della ragazza stessa, che non coincidono (Repubblica, l'organo ufficiale del noemigate, le ha messe tutte in fila qui). E non occorre essere Sherlock Holmes per arrivare alla conclusione che qualcuno, o forse più di uno, non la racconta giusta.

Questa storia, a mio avviso, può avere solo due sbocchi, per la verità abbastanza scontati: o il cavaliere ci lascia le penne (politicamente, si intende), oppure riesce a dimostrare di essere vittima di qualcosa. E qui, nell'eventualità, per qualcuno saranno dolori.

A margine di tutto questo, e a prescindere dagli esiti che avrà la vicenda, mi pare di poter dire che l'affannato e ostinato attaccarsi del centrosinistra a questa vicenda - le punzecchiature di Franceschini al premier, in merito, sono praticamente quotidiane - non le fanno molto onore. L'impressione, mia ma non solo mia, è che non riuscendo a contrastare l'egemonia politica del cavaliere in nessun modo, e men che meno dove sarebbe più utile, cioè sul piano politico, il centrosinistra cerchi di scardinare questa sorta di onnipotenza usando appunto la vicenda di Casoria.

Fa bene? Fa male? Non si sa. Certo, un politico ha, o almeno dovrebbe avere, sempre il dovere di dire la verità (in altri paesi ai politici si perdonano molte cose ma non le balle), e se alla fine venisse fuori che il premier su questa vicenda ne ha raccontato una montagna, come pare Repubblica e altri stiano dimostrando, beh, allora le congetture di Lerner potrebbero anche non essere tanto campate per aria.

lunedì 25 maggio 2009

Vaticano S.p.a.

Sta avendo un certo successo Vaticano S.p.a., il libro edito da Chiarelettere che pare sia già in ristampa a quattro giorni dalla sua uscita.

L'autore è GianLuigi Nuzzi, giornalista e inviato di Panorama, che l'ha scritto dopo essere riuscito ad accedere all'archivio Dardozzi, l'ex fiduciario del segretario di stato Agostino Casaroli.

Sicuramente una delle mie prossime letture.

Ridurre il numero dei parlamentari? Parliamone (ma seriamente)

E' bello svegliarsi di domenica (questo articolo l'ho scritto ieri mattina), passare in rassegna le home page dei quotidiani online e trovare dappertutto notizia della nuova iniziativa che Berlusconi vorrebbe mettere in campo, quella della riduzione del numero dei parlamentari. Un progetto che, a suo dire, passerebbe addirittura attraverso lo strumento dell'iniziativa popolare (anche se non si capisce a cosa possa servire visto l'ampia maggioranza parlamentare che si ritrova), quello che - forse qualcuno ricorderà - fece a suo tempo Grillo con Parlamento Pulito, nella quale furono raccolte 350.000 firme per mandare a casa i parlamentari con problemi giudiziari. Firme che, naturalmente, giacciono ancora da qualche parte in Senato (ove, presumibilmente, resteranno ancora molto a lungo).

Ma torniamo alla proposta di Berlusconi. Egli vorrebbe, almeno stando a quanto scrivono i giornali, ridurre i parlamentari a 300 deputati e 150 senatori. Attualmente i deputati sono, per legge, 630 e i senatori 315. Capite bene, quindi, che si tratterebbe effettivamente di una bella sforbiciata anche alle spese, visto che la sola Camera, ad esempio, costa qualcosa come un miliardo e mezzo di euro l'anno (dati 2007) e il Senato quasi un miliardo. Se poi consideriamo che il Congresso americano, ad esempio, che ha responsabilità di governo su oltre 300 milioni di americani, è composto da appena 100 membri al Senato e 435 alla Camera dei Rappresentanti, capite bene che il numero dei parlamentari presenti in Italia è difficilmente giustificabile da motivi di necessità amministrative.

Quindi l'iniziativa del premier (apparentemente) appare più che sensata, e io stesso non ho difficoltà ad ammettere che qualora venisse chiesta la mia firma per avallare una legge simile, non avrei nessuna difficoltà a metterla, visto che la politica e i suoi costi è un argomento di cui spesso e volentieri mi occupo in queste pagine. Ma c'è un ma. Anzi più di uno.

Perché il premier se n'è uscito proprio adesso con questa proposta? Voglio dire, gli ultimi 15 anni di vita politica italiana hanno visto per la maggior parte reggere le sorti del governo da una coalizione, chiamatela come volete, con a capo Berlusconi. Possibile che non gli sia mai venuta in mente questa cosa? Le spiegazioni potrebbero essere più di una, e uno spunto lo offre a tal proposito Repubblica, che proprio ieri, in un lungo editoriale a firma Eugenio Scalfari, riportava i risultati, abbastanza inaspettati, degli ultimi sondaggi politici. Sondaggi che vedrebbero il Pdl racchiuso in una forchetta che oscilla tra il 39 e il 42 per cento.

Una soglia, quella appunto del 40%, che inizialmente veniva indicata più che sicura come risultato elettorale alle prossime europee, ma che si sta rivelando, invece, adesso, un traguardo non troppo scontato. Specialmente, poi, se si considera che poco sotto il 40% fu il risultalo del centrodestra alle politiche del 2008, segno che da lì a oggi grossi passi in avanti in termini di consensi non ne sono stati fatti. E la cosa, com'era logico aspettarsi, ha fatto drizzare le antenne al cavaliere, convinto che, come ipotizza anche Scalfari, i recenti "successi" dell'operazione (mediatica) mondezza a Napoli, assieme a tutta la fase (altrettanto mediatica) della gestione del terremoto abruzzese, avrebbero fatto lievitare i consensi ben oltre il 40% di cui parlavo prima. Ma così, evidentemente, non è stato.

In questo quadro potrebbe quindi inserirsi la novità del dimezzamento dei parlamentari; un argomento che, come potete facilmente immaginare, fa sempre presa sulle italiche menti, in massima parte ben consapevoli del peso, in termini numerici e di costi, della politica italiana. Un'idea, però, che nonostante quel che sembra non è nuova, né ha in sé elementi che facciano pensare a qualcosa di rivoluzionario. Berlusconi, insomma, è come se avesse scoperto l'acqua calda buttando là una proposta di questo genere. I politici che (a parole) hanno sempre tirato in ballo questo argomento sono stati nel corso degli anni più di uno, e in riferimento delle più disparate aree politiche. L'ultimo, in ordine di tempo, è stato lo stesso Walter Veltroni, il quale, se ricordate, ha imbastito tutta la sua campagna elettorale itinerante per le politiche del 2008 facendo proprio della riduzione del numero di parlamentari, e del loro stipendio, uno dei suoi cavalli di battaglia, arrivando addirittura ad auspicare una sola camera tramite cui legiferare. Una campagna che evidentemente, come poi si è visto, non gli ha portato molta fortuna.

Adesso, appunto, ci riprova il cavaliere, per tentare probabilmente di colmare quel gap che esiste tra i sondaggi attuali e le sue aspettative. Naturalmente, passato il ciclone europee, non pensate neppure che si torni sopra all'argomento, perlomeno fino al prossimo appuntamento elettorale. E pensare che basterebbero appena un paio di piccoli provvedimenti per ridare agli italiani un po' di fiducia nella politica: uno è sì quello della riduzione dei parlamentari, non però fatta a casaccio e non necessariamente della metà, ma cominciando, come suggeriva il buon Grillo, da quelli che hanno pendenze di qualsiasi tipo con la giustizia. Se è infatti vero, come è vero, che su 900 e passa parlamentari circa 70 sono implicati a vario titolo in questioni giudiziarie, si cominci da questi. Io penso che sarebbero molti gli italiani che apprezzerebbero un parlamento composto solo da persone oneste.

In secondo luogo, l'abrogazione di quella vergogna chiamata "porcellum", la famigerata legge elettorale voluta da Calderoli (e da lui stesso definita una "porcata") e dal centrodestra, che tra le altre cose ha abolito il voto di preferenza nelle liste elettorali, impedendo di fatto al cittadino elettore di votare il candidato che gli pare.

Piccole e semplici cose, delle quali si torna sempre a parlare in qualsiasi campagna elettorale, me che, puntualmente, si dimenticano già il giorno dopo le elezioni.

domenica 24 maggio 2009

Veramente gli italiani sono così creduloni?

E' da un po' di giorni in libreria il libro di Roberto Giacobbo (questo). Un libro dal titolo che è tutto un programma: "2012, la fine del mondo?"

La storiella della fine del mondo nel 2012, che avrebbe la sua ragione d'essere in una antica profezia Maya, non mi è nuova; oltre infatti ad aver già letto qualcosa in rete al riguardo, l'altro giorno ci si è pure messa mia figlia più grande, Michela, che mi ha detto che alcuni compagni di classe le hanno parlato di questa cosa.

Ora, io non so cosa abbia scritto al riguardo Giacobbo nel suo libro, ma non posso fare a meno di chiedermi se veramente gli italiani sono così creduloni. No, perché se il libro avrà successo, vorrà dire che molti, e su internet ho già trovato conferma, alla favoletta della fine del mondo credono davvero, e invece di utilizzare in modo più proficuo quei 13 e rotti €, magari per una pizza e una birra, preferiscono buttarli per cercare informazioni su un'assurdità simile. Naturalmente che gli italiani siano in buona parte un popolo di creduloni è assodato, ma non oso pensare a quanti siano realmente, e in fin dei conti non lo voglio neppure sapere.

Quella della fine del mondo nel 2012, poi, non è che una goccia nel mare delle assurdità più strampalate che circolano e a cui la gente crede. Penso ad esempio alle varie teorie complottiste secondo cui dietro l'attentato alla torri gemelle del 2001 ci sarebbero gli americani stessi, che le avrebbero buttate giù di proposito, dando la colpa ai terroristi islamici, per avere così il pretesto per attaccare l'Iraq (sì, lo so, viene da ridere, ma questa teoria esiste davvero).

Oppure penso alle teorie complottiste sulla morte del presidente Kennedy (qui ne trovate un elenco dettagliato), oppure, peggio ancora, alla teoria complottista che in questo momento va per la maggiore, che è quella sulle famigerate scie chimiche, secondo cui i gas di scarico degli aerei sarebbero pieni di sostanze chimiche velenose che i vari governi, in combutta tra loro, rilascerebbero volutamente sulla popolazione per scopi militari e/o meteorologici.

Insomma, diciamocelo: siamo un popolo di creduloni. Crediamo acriticamente a tutto quello che ci pare strano o inconsueto senza porci il minimo scrupolo e senza avere la voglia (e forse anche la volontà) di documentarci un po'; forse, magari, anche per paura di venire a scoprire che sono effettivamente tutte balle e rompere così l'incantesimo.

Chi è disposto a scommettere con me una pizza e una Coca che nel 2013 siamo ancora qui?

When a blind man cries

When a blind man cries è stata pubblicata dai Deep Purple la prima volta nel 1972, sul lato B del 45 giri "Never before". Ritchie Blackmore, all'epoca chitarrista della band, non ha mai fatto mistero di amare poco questo brano, tanto è vero che il gruppo, almeno fino alla sua permanenza all'interno di esso, l'ha proposto pochissime volte nelle session dal vivo.

Oggi questo pezzo è universalmente riconosciuto come uno dei più belli e intensi della band britannica, ed è diventato un pezzo obbligato in ogni live session della band, come dimostrano le numerose registrazioni dal vivo realizzate nel corso degli anni dal gruppo.

La versione qui sotto appartiene a una performance dell'anno 2006, e alla chitarra c'è ovviamente il grande Steve Morse.

Buona domenica.

sabato 23 maggio 2009

Oggi, 17 anni fa

L'Italia casca a pezzi?

Non so se avete letto, l'altro ieri, del cedimento improvviso di un pilone che ha provocato un paio di feriti su un viadotto della Caltanissetta-Gela, una strada inaugurata nel 2006. Inizialmente l'Anas si è affrettata a precisare che il cedimento strutturale si è verificato nella parte più vecchia del tracciato, e oggi, con altrettanta sollecitudine, ha dichiarato che ci sono buone possibilità che il cedimento sia da attribuire a un movimento impovviso del terreno sottostante alla struttura.

Nel frattempo, però, come riporta sempre il Corriere, la procura di Caltanissetta ha aperto un'inchiesta per verificare quali ditte hanno eseguito i lavori, chi ha fornito i materiali (cemento, calcestruzzo, ecc...) e altre cosette. Inchiesta quanto mai doverosa, visto che i lavori su questa strada sono rimasti fermi per una quindicina d'anni a causa di infiltrazioni mafiose nella costruzione. Insomma, alla fine il sospetto è che i materiali con cui è stata costruita questa strada non fossero proprio affidabili.

Questo episodio richiama subito alla memoria quanto venuto alla luce in Abruzzo dalle indagini post-terremoto, in particolare dagli accertamenti che hanno stabilito che per tirare su molti edifici è stata utilizzata addirittura la sabbia del mare, ovviamente per questioni di speculazione e di costi. Come dimenticare, poi, restando sempre in Abruzzo, l'incredibile vicenda dell'ospedale de L'Aquila, reso per il 90% inagibile dal terremoto e del quale si è scoperto, poi, non essere neppure in possesso del certificato stesso di agibilità?

Nella vicenda del viadotto di Caltanissetta, però, il terremoto evidentemente non c'entra, così come non c'entra nel cedimento strutturale che recentemente ha provocato il crollo di un'arcata di un ponte nei dintorni di Piacenza. Ponte, anche in questo caso, i cui lavori di ristrutturazione e consolidamento erano terminati pochi mesi prima. Scriveva Repubblica il 30 aprile scorso:

I lavori di ristrutturazione del ponte erano terminati qualche mese fa. Costruito con l'unità d'Italia, bombardato nel luglio del 1944 e ricostruito, fu inaugurato una seconda volta quattro anni dopo. Recentemente una ditta specializzata ha condotto lavori di manutenzione inziati l'anno scorso e conclusi non molto tempo fa. I tecnici incaricati dal giudice dovranno chiarire se esistono eventuali nessi causali tra i lavori e il cedimento, anche se una nota dell'Anas scioglie ogni dubbio e scrive che il crollo della campata del ponte
"è stato provocato dall'eccezionale ondata di piena del Po".

Insomma, anche in questo caso, secondo l'Anas, il disastro, come è accaduto pure per il viadotto di Caltanissetta, è da addebitare a una causa terza, in questo caso la piena del Po.

Sarà. Anche qui, però, una procura, quella di Lodi, ha aperto un'inchiesta per disastro colposo perché molte cose non sono chiare, una delle quali che una piena, seppur di una certa portata, abbia potuto provocare il crollo.

«Impossibile che il crollo sia stato causato solo dalla piena», afferma Guido De Rossi, comandante dei Vigili del fuoco di Piacenza. Della stessa opinione il presidente della Provincia di Lodi Lino Felissari: «Il crollo nell' area golenale fa pensare che non sia colpa della piena» (fonte)

Al termine delle due inchieste, relative a questi due episodi, avremo delle risposte. Sapremo cioè se i due cedimenti sono effettivamente da addebitare a cause fortuite e imprevedibili, oppure se parte della responsabilità sia anche da addebitare all'incuria e/o alla speculazione.

Chiudo ricordando l'incredibile episodio, del quale tutti si sono già dimenticati, nonostante i solenni impegni presi sul momento, del crollo del soffitto del liceo Rivoli, Torino, che nel novembre scorso ha provocato la morte di uno studente 17enne. In questo caso non c'entra né il terremoto, né la piena, né nient'altro. Un soffitto di una scuola crolla senza (apparente) motivo e uno studente muore.

Senza tirarla tanto per le lunghe, questi episodi sono il segno che in italia c'è qualcosa che non va?

venerdì 22 maggio 2009

Chicche su chicche (o balle su balle, fate voi)

Internet è qualcosa di fantastico, e non è la prima volta che lo dico.

Dopo che tutti quelli che hanno un piccì sono venuti a conoscenza della palese bugia raccontata da un "giornalista" delle tv del premier sul processo Mills, processo dal quale, sempre secondo il "giornalista", Berluscuni "fu assolto", Gilioli ha scovato un altro bel video.

Si tratta di Stefano Zappalà, Pdl, che nella scorsa legislatura tentava di convincere i deputati di Strasburgo che Berlusconi non ha televisioni.



Capite perché amo la rete?

Chi per lui (Napolitano vs Grillo)


Qualche giorno fa Beppe Grillo (o chi per lui) ha rivolto, tramite il suo blog, 5 domande al Presidente della Repubblica:
  1. Perché ha firmato il Lodo Alfano che consente l'impunità a Silvio Berlusconi nel processo Mills?

  2. Perché non si è auto escluso dal Lodo Alfano dato che non risultano reati a Lei imputati?

  3. Perché ha firmato il Lodo Alfano in un solo giorno quando invece poteva rimandarlo alle Camere?

  4. Perché ha firmato il Lodo Alfano senza consultare la Corte Costituzionale per un parere preventivo?

  5. Perché ha firmato il Lodo Alfano sapendo che in precedenza era stato bocciato dalla Corte Costituzionale il Lodo Schifani che del Lodo Alfano è una fotocopia?
Beh, nell'arco di pochi giorni Napolitano (o chi per lui) ha risposto, pur in perfetto stile politichese e cercando di "vestire" di costituzionalità la sua decisione, a Grillo.

In Svizzera il testamento biologico è legge (senza gli isterismi della Chiesa)

Certe notizie andrebbero messe in home page a caratteri cubitali, e non relegate in qualche piccolo trafiletto interno. Ma si sa come vanno queste cose: il Vaticano sta sempre sul chi va là ed è meglio evitare altri polveroni, ne abbiamo già a sufficienza.

Tutto questo per segnalare che in Svizzera è stata approvata la legge sul testamento biologico. Là non si chiama così, l'hanno battezzata "direttive anticipate", ma non fa differenza, il succo è quello. Succo che si ritrova in due semplici, chiare e illuminanti righe contenute all'interno dell'articolo 370.

«Chi è capace di discernimento, può designare i provvedimenti medici ai quali accetta o rifiuta di essere sottoposto nel caso in cui divenga incapace di discernimento».

Ecco qua: quello che da noi ha provocato estenuanti battaglie, polemiche, scontri tra cattolici e laici e politici di tutte le risme, là è stato approvato velocemente e senza colpo ferire. Legge che riconosce e sancisce in maniera inequivocabile il sacrosanto diritto all'autodeterminazione, un diritto che qua da noi è ostaggio di mille controversie e distinguo, pricipalmente di natura religiosa ed etica.

Una legge, scrive La Stampa, che obbliga il medico a rispettare senza se e senza ma le direttive impartite dalla persona. Ve l'immaginate da noi? Sarebbe una rivoluzione paragonabile a quella copernicana, specialmente se si pensa che là il referendum abrogativo indetto per abrogare tale legge, nei tre mesi di tempo previsti per legge non ha neppure raggiunto il quorum necessario di 50.000 firme.

Ma la cosa che, specialmente dalla nostra prospettiva, stupisce di più, è la sostanziale accondiscendenza delle componenti religiose della società elvetica, magnificamente racchiuse nelle parole del teologo protestante Frank Mathwig («Le norme morali non possono essere estranee alle situazioni concrete. Si tratta di tollerare le situazioni estreme») e dai giuristi della Commissione Bioetica Svizzera, secondo i quali "casi come quelli di Eluana Englaro, Piergiorgio Welby e Terri Schiavo non sarebbero stati nemmeno casi."

Una cosa impensabile in un paese come il nostro, dove la Chiesa esercita in maniera bellicosa e arrogante il suo potere, specialmente sui temi etici, negando di fatto quella libertà dell'individuo che nei paesi meno retrogradi è tale a tutti gli effetti.

giovedì 21 maggio 2009

La risintonizzazione dei canali digitali spiegata a mia nonna

Come scrivevo qualche giorno fa, in Piemonte, anzi in alcune zone specifiche, c'è stato il famoso switch off, ossia il passaggio dall'analogico al digitale terrestre che da qui al 2012 coinvolgerà tutto il paese.

Qualche problema tecnico, forse, qualcuno l'aveva messo in conto, ma da qui ad arrivare ad assalire l'ufficio Rai di via Verdi e, via internet, il sito de La Stampa, ce ne passa. Eh sì, perché pare che il passaggio, per buona parte degli interessati, sia stato tutt'altro che indolore, essendo spariti, oltre a Rete4 e Rai2, anche tutti gli altri canali. Riassume bene la situazione questo articolo Zeusnews:

Ciò è successo perché la Rai, oltre a spegnere il segnale analogico di Rai Due, ha riorganizzato le frequenze utilizzando quelle precedentemente usate da Rai Due in analogico per Rai Uno e Rai Tre in digitale. I decoder più "svegli" se ne sono accorti e hanno incassato il colpo senza battere ciglio, risintonizzando automaticamente i canali; i meno evoluti, invece, hanno semplicemente iniziato a non mostrare più nulla, nell'attesa che l'utente intervenisse manualmente.

La maggior parte dell'utenza, probabilmente quella più refrattaria alla tecnologia, si è evidentemente trovata spiazzata, anche perché pare che la Rai non si sia prodigata più di tanto, se non a danno ormai avvenuto, a fornire informazioni e suggerimenti. Scrive a tal proposito La Stampa sul suo sito internet:

Risintonizzare. Ecco la soluzione. Ma anche la miccia che ha scatenato tante, tantissime lamentele: «Trovo inaccettabile la mancanza di informazione della Rai - si legge in uno dei messaggi sul web -. Visto che la paghiamo, lo sforzo di avvisare gli utenti che sarebbe stato necessario risintonizzare i canali dopo lo switch off avrebbe dovuto farlo». Risintonizzando i canali come se il decoder o il televisore fosse stato appena acquistato molti hanno memorizzato finalmente i quattro canali Rai in digitale. Ma altri dubbi restano. E altre proteste. «Purtroppo - segnala Ezio Pagliarino - tutti i dvd recorder e i videoregistratori che non hanno il tuner digitale terrestre incorporato non funzioneranno più e non si potrà più registrare col timer, ma questo nessuno della Rai lo dice».

Per cercare di risolvere il problema, la Rai pare che abbia adesso cominciato a far scorrere delle strisce informative sullo schermo (ovviamente nei canali che si vedono) per cercare di spiegare agli utenti come risolvere il problema. Cosa che, come potete immaginare, ha sicuramente fatto la felicità delle massaie e delle nonne intente a fare uncinetto davanti alla tv.

Tra l'altro, riferisce sempre La Stampa, pare che i problemi con la sintonizzazione possano avere come causa anche l'antenna, cosa che nessuno, mi pare, finora ha evidenziato.

Secondo Renato Boninsegni, responsabile Installazione e Impianti della Cna, «è fuorviante sostenere che per vedere la tv digitale è sufficiente acquistare un decoder o un televisore nuovo. Molte antenne, soprattutto quelle centralizzate dei condomini più vecchi, potrebbero essere da sostituire o calibrare, ma nessuno ha raccomandato ai torinesi di chiedere una verifica del proprio impianto prima di acquistare il decodificatore e chiedersi poi magari il perché di una cattiva ricezione». La Confederazione Nazionale dell’Artigianato ha elaborato, e inviato al ministero, un prezzario per evitare possibili speculazioni degli antennisti nei prossimi giorni, e raccomanda «di rivolgersi sempre e soltanto a persone in possesso dell’abilitazione».

Insomma, l'avventura del digitale terrestre è partita, e siamo solo all'inizio.

Questo devono fare i politici?

Leggo sul Corriere che martedì, durante la puntata di Ballarò, Vendola e Gasparri hanno avuto un piacevole scambio di opinioni al termine del quale il capogruppo dei senatori del Pdl ha deciso di sporgere denuncia nei confronti del presidente della regione Puglia. Il tutto come conseguenza di un "vaffanculo" di troppo, uscito dalla bocca di Vendola all'indirizzo di Gasparri.

Il tema della discussione era molto importante, specialmente per quel che riguarda la situazione del nostro paese e i problemi degli italiani; si discuteva infatti di politici alle prese con problemi giudiziari, e precisamente, indovinate un po', delle motivazione della condanna di Mills, argomento sul quale mi rifiuto di tornare.

Ora, non so se ci avete fatto caso, ma ultimamente, anzi da molto tempo, la politica si è trasferita dai palazzi alla televisione e ai giornali. Il problema è che tv e giornali non vengono utilizzati dai vari esponenti politici per dire cosa hanno fatto o cosa hanno deciso, o almeno non prevalentemente per quello, ma per "beccarsi" a vicenda e scambiarsi reciproche accuse. Fateci caso. Prendete un tiggì qualsiasi e guardate come è fatto. Troverete sempre un conduttore che dà la notizia di un provvedimento emanato dal governo, oppure di un fatto, dopodiché una lunga sequela di inteventi di politici che nello spazio di 3 secondi ciascuno dicono qualcosa in merito. Qualcosa che è perfettamente inutile, perché io, telespettatore, ho già una mia idea e non me ne frega niente di ascoltare cosa ne pensano loro.

Quello che è accaduto l'altra sera a Ballarò è uno degli spettacoli non solo più disgustosi che ci siano - vedere due politici litigare sulle pendenze giudiziarie di qualcun altro a me fa questo effetto -, ma anche più inutili. Oltretutto, aspetto da non sottovalutare, questi signori si mandano affanculo reciprocamente coi miei soldi, perché il canone Rai lo pago io e il loro stipendio idem. Invece di utilizzare lo spazio televisivo (pubblico) per spiegare ai cittadini cosa hanno fatto o cosa pensano di fare per cercare risolvere cose come questa, litigano.

Li paghiamo anche per questo?

mercoledì 20 maggio 2009

Solo Studio Aperto poteva dirlo...

Unica opposizione: Fini

Gianfranco Fini (foto) è uno strano signore. E' uno che in linea teorica dovrebbe essere una delle colonne portanti dell'attuale maggioranza, ma che con la testa, i pensieri e le esternazioni pare stia da tutt'altra parte. Potrebbe benissimo prendere il posto di Franceschini, ad esempio; anzi, è strano che all'epoca del siluramento di Veltroni nessuno ci abbia pensato. Anche perché, se vi ricordate, di sassolini dalle scarpe in questo ultimo periodo se n'è cavati parecchi: dalle impronte ai bimbi rom alle ronde, passando per i medici-spia, solo per fare qualche esempio.

L'ultima bordata, che ha mandato su tutte le furie lo stato maggiore del Pdl e la corazzata vaticana è arrivata da Monopoli, dove il presidente della Camera, parlando a un convegno di bioetica, ha detto che "Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso". Apriti cielo! Il Pdl, che notoriamente col Vaticano è come se fosse una cosa sola, schiuma di rabbia, e pure la reazione dell'entourage di oltretevere non si fa attendere. A dare fiato alle trombe, arriva infatti nientemeno che Elio Sgreccia, della Pontificia Accademia della Vita:

"Mai pensato di imporre al Parlamento italiano precetti religiosi, ma non taceremo sui temi di bioetica, che riguardano i diritti umani, i dettami costituzionali, la stessa razionalità umana e il bene comune. Non si tratta di precetti religiosi ma di argomenti basati sulla ragione e il diritto: il fatto che vengano portanti avanti dal clero o da organismi cattolici non deve consentire a nessuno di considerarli come prodotto di una razionalità minore".

Curioso che un esponente del Vaticano venga a parlare di diritti umani e di dettami costituzionali dopo il comportamento tenuto dal Vaticano stesso in merito alla vicenda Englaro, ad esempio, dove per bocca di un suo illustre esponente diede addirittura dell'assassino al padre di Eluana. Così come è curioso che sempre il monsignore in questione si appelli ai diritti sanciti dalla Costituzione Italiana, facendo finta di dimenticare che tra questi c'è quello del diritto irrinunciabile e inequivocabile di ogni persona a rifiutare le cure; cosa ovviamente inconcepibile per il Vaticano, secondo cui la vita non è nostra ma di Dio, con tutto quello che ne consegue.

Ed è pure curioso, infine, il fatto stesso che le parole di Fini abbiano suscitato tali e tante scomposte e isteriche reazioni, visto che non ha fatto altro che ribadire ai tanti che se lo sono dimenticato, almeno io ho colto questo, che lo stato italiano è e deve essere laico, così come dice la Costituzione stessa. Una delle tante cose che dice la nostra Costituzione, che purtroppo rimangono solo sulla carta.

martedì 19 maggio 2009

Caccia selvaggia, ci stanno riprovando

Questo articolo è stato modificato dopo la pubblicazione iniziale.

Ricordate, agli inizi di marzo - ne avevo parlato qui -, la proposta del Pdl di liberalizzare la caccia? Una serie di norme, tra cui il prolungamento della stagione venatoria e la possibilità di dare il fucile in mano ai sedicenni quelle più insensate, che sono state alla fine ritirate anche grazie all'opposizione di molti esponenti della stessa maggioranza? Pensavate che fosse finita lì? Manco per idea!

Nel quasi silenzio generale, infatti, ci stanno riprovando grazie ad alcuni emendamenti presentati dalla Lega. Emendamenti che, come spiega Legambiente, vanno palesemente non solo contro il buon senso, ma contro le regole europee in materia di caccia (come se l'Italia non avesse già abbastanza pendenze con l'Unione Europea).

“Appare davvero clamoroso – oltre che palesemente inammissibile per il regolamento della Comunitaria - che, proprio in occasione della legge comunitaria finalizzata a sanare le gravi infrazioni commesse dall’Italia in tema di caccia, ci siano Deputati che chiedono meno regole per la caccia e ripropongono l’idea di caccia no limits, con l’allungamento della stagione venatoria ai mesi di agosto e febbraio. Ma le proposte di deregulation vanno persino oltre, con la cancellazione di vari reati venatori, la riduzione del già scarso controllo dello Stato sulle deroghe contra legem, la liberalizzazione dell’utilizzo dei richiami vivi e della caccia ai migratori”.

Insomma, i "talebani della doppietta", come li chiama Repubblica, non si arrendono e spingono per poter utilizzare liberamente le civette appese a testa in giù come richiami, per dare un fucile a tutti a 16 anni, il tutto condito da varie proposte per alleggerire le pene in caso di violazione delle regole.

Bisogna stare in campana perché l'estate si avvicina.(*)

(*) Chi ha capito cosa ho voluto dire lo può scrivere nei commenti.


Aggiornamento 20/05/2009.

Il tentativo di deregulation della caccia è stato bocciato.

Per chi è stanco di votare Pd

"Per quelli che hanno votato PD ma sono stanchi di farlo. I Democratici Anonimi sono un gruppo di sostegno per chi crede di non poterne fare a meno. Ma se ce l'ha fatta la Montalcini, possiamo farcela anche noi. C'è chi dice che coi Vendola e Travaglio non si vincono le elezioni: ma chi lo dice? Rutelli? E cosa ne sa Rutelli di come si vincono le elezioni? È come chiedere a Vespa come si fa una domanda scomoda.
Se ti serve un supporto, contatta i Democratici Anonimi su Facebook e su boboanchio.blogspot.com
Non sei più solo".


Pubblicate le motivazioni del processo Berlusconi-Mills, i pericolosi giudici comunisti all'attacco

Sono uscite oggi le motivazioni della sentenza di primo grado con cui il tribunale di Milano ha condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione l'avvocato inglese David Mills (qui in pdf), e subito è partito il coro cantante, che si sente ogni volta che un tribunale prende in esame il povero premier, dei teorici della "giustizia a orologeria", del "sempre sotto elezioni" e compagnia bella. Il ritornello è noto, e per rendersene conto è sufficiente leggere alcuni dei commenti lasciati dai lettori sul sito de Il Giornale, il principale house organ del premier. Articolo che già dal titolo, "Caso Mills, magistrati contro Berlusconi", inquadra perfettamente la situazione.

Ora, indipendentemente da ciò che ognuno può legittimamente pensare, ciò che conta sono i fatti. E i fatti ci dicono che il processo Mills, alla faccia di quelli che teorizzano un complotto dei pericolosi giudici comunisti, è nato in Inghilterra, neppure in Italia, e precisamente dalle dichiarazioni dell'avvocato David Mills, consulente finanziario della Fininvest per il Regno Unito, che ha confessato al suo commercialista di aver ricevuto i famosi 600.000 $ per testimoniare il falso in due processi in cui era imputato Berlusconi, quello relativo ai fondi neri All Iberian e quello per le tangenti alla Guardia di Finanza. Siccome in Inghilterra i commercialisti, e in genere la maggior parte dei liberi professionisti, hanno ancora quella che si chiama deontologia professionale, il suddetto commercialista, al contrario di quanto probabilmente avverrebbe in Italia, invece di compiacersi col suo cliente ha denunciato tutto al fisco inglese dando il via al processo. Gli atti, essendo imputato nel suddetto processo Silvio Berlusconi, sono stati poi trasmessi per competenza alla procura di Milano. Ecco che basta un minimo di conoscenza dei fatti per capire che la storiella dei pericolosi giudici comunisti casca miseramente come un castello di carte davanti a un ventilatore.

La questione poi della giustizia a orologeria fa ridere a crepapelle. A qualcuno risulta che il premier sia mai stato danneggiato politicamente da qualcuna delle sentenze a suo carico pubblicate nel corso degli anni? In un paese normale, forse, si potrebbe teorizzare una cosa simile, ma non certo in Italia, dove - basta guardare in Parlamento - più si hanno noie con la giustizia e più si sale di "grado" in politica. Da questo punto di vista, anzi, si potrebbe tranquillamente dire che le pericolose toghe rosse abbiano fatto un clamoroso autogol, se prendiamo per buone le fantasie del plotone cantante al seguito.

Comunque sia, le motivazioni pubblicate dai giudici mi pare diano adito a ben pochi fraintendimenti. Ecco alcuni stralci:

«Mills ha agito certamente da falso testimone. Da un lato per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l'impunità dalle accuse o almeno il mantenimento degli ingenti profitti realizzati attraverso il compimento delle operazioni societarie e finanziarie illecite compiute fino a quella data. Dall'altro lato per perseguire il proprio vantaggio economico»
[...]
David Mills, scrivono tra l'altro i magistrati, «ha realizzato una delle sue più raffinate e criminali attività di riciclaggio» nel tentativo di occultare la somma di 600mila dollari (oggetto della corruzione secondo l'accusa, ndr). Secondo l'accusa, Mills avrebbe ricevuto somme di denaro da Berlusconi per non dire il vero nell'ambito delle sue testimonianze in due processi celebrati a Milano che vedevano il premier imputato. «Il prezzo della corruzione di Mills - scrivono ancora i giudici - comprendeva anche «il "disturbo" per tutte le operazioni di riciclaggio che egli avrebbe dovuto compiere per nascondere, mascherare, trasformare, schermare la somma che gli veniva illecitamente corrisposta e tutta l'attività era già prevista, voluta e stabilita nell'accordo, lasciando alle capacità di Mills il compito di individuare di volta in volta le modalità esecutive per la riuscita dell'impresa»
[...]
«Il fulcro della reticenza di David Mills, in ciascuna delle sue deposizioni, sta nel fatto che egli aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest e non alla persona di Silvio Berlusconi, la proprietà delle società offshore (con base, quindi, nei paradisi fiscali) in tal modo favorendolo in quanto imputato in quei procedimenti... È risultato in questo dibattimento - aggiungono i giudici - che la condotta di Mills era dettata appunto dalla necessità di distanziare la persona di Silvio Berlusconi da tali società al fine di eludere il fisco e la normativa anticoncentrazione, consentendo anche, in tal modo, il mantenimento della proprietà di ingenti profitti illecitamente conseguiti all'estero, la destinazione di una parte degli stessi a Marina e Pier Silvio Berlusconi» (fonte)

Questi sono i fatti. Le considerazioni aggiuntive che si potrebbero fare sono tantissime; si potrebbe pensare cosa succederebbe se un fatto di tale portata fosse successo in un qualsiasi altro paese a parte l'Italia, come avrebbe reagito qualsiasi altra opinione pubblica, a parte quella italiana, se il proprio capo di governo si fosse fatto una legge per non farsi processare, e via discorrendo.

Ma, come dicevo, siamo in Italia, l'informazione, a parte pochi cani sciolti, minimizzerà come al solito la cosa, la "casta" partirà lancia in resta nell'opera di demonizzazione e sistematica delegittimazione dei giudici, la gente, alla quale di queste cose generalmente non può fregare di meno, ci crederà, e tutto finirà come al solito a tarallucci e vino.

Viva l'Italia!

Per i rimborsi gonfiati dei parlamentari inglesi si incavola pure la regina

Alla fine la pazienza l'ha persa pure lei, la Regina d'Inghilterra (foto), che ieri, ricevendo il primo ministro Gordon Brown a Buckingham Palace, ha esternato tutta la sua preoccupazione per quello che sta accadendo. Non so se siete al corrente, ma da circa una settimana il parlamento inglese è sotto assedio dalle rivelazioni, pubblicate da molti giornali, sui rimborsi spese gonfiati dei parlamentari. Un assedio che ha già avuto come conseguenza la caduta di alcune teste, come Shalid Malik, viceministro della giustizia, e Andrew MacKay, il consigliere più fidato di Gordon Browne. Sono attese a breve, invece, le dimissioni di Michael Martin, lo speaker della Camera dei Comuni.

Il Telegraph, il quotidiano più agguerrito su questo fronte, non manca di pubblicare, da giorni, per filo e per segno, le allegre spese dei parlamentari. Si scopre così che nella "lista spese" figura un po' di tutto: la manutenzione della piscina privata, le decorazioni degli alberi di Natale, acquisti di cesti e piante da vaso, acquisti di librerie, di fumetti, dell'home-theatre, il tutto, ovviamente, corredato di nomi e cognomi.

Sono due o tre le cose maggiormente sorprendenti in tutta questa vicenda, almeno agli occhi di noi italiani che siamo abituati in un certo modo. La prima è che non c'è stato nessuno, almeno finora, che si è messo a strillare contro la violazione della privacy, nessuno ha chiesto pubblicamente la solidarietà della Casta, né, tantomeno ha fatto riferimento a presunti complotti o cretinate simili. La maggior parte dei politici coinvolti nella vicenda, o sono stati cacciati o se ne sono andati spontaneamente. E il tutto è partito dalle rivelazioni di un giornale (evidentemente là il giornalismo d'inchiesta è ancora tale).

Ma la cosa più importante, questo lo penso io in attesa di venire smentito dai fatti, è che molto difficilmente qualcuno di questi verrà ricandidato.

lunedì 18 maggio 2009

Respingimenti e diritti umani (*)

Lo scontro di ieri l'altro tra il ministro della difesa La Russa e l'organismo ONU per i rifugiati, è solo l'ultimo capitolo di una sorta di mini-guerra che, come vi sarete accorti, si è combattuta nell'ultima settimana sul tema del contrasto all'immigrazione clandestina. Una guerra combattuta principalmente tra due soggetti: il governo italiano e l'Unione Europea.

Nodo principale del contendere, quello cioè che ha dato il la a questa specie di "guerra", è (a) l'introduzione del reato di immigrazione e (b) i cosiddetti "respingimenti", intercettare cioè i barconi dei migranti in alto mare e riaccompagnarli ai porti di partenza.

Il primo dei due punti, sinceramente, mi lascia piuttosto perplesso. Insomma, mi pare che considerare reato il solo fatto di appoggiare un piede in territorio italiano sia eccessivo. I barconi carichi di disperati che arrivano (quando arrivano) nel nostro paese, non mi pare che siano prevalentemente carichi di pericolosi criminali, ma piuttosto di disperati (tra cui, spesso, donne incinte e bambini) che hanno attraversato deserti, carestie, fame per fuggire da paesi in cui c'è la guerra, la miseria e la violazione sistematica dei principali diritti umani. E tutto questo per venire da noi, in Italia, paese che loro vedono come una specie di terra promessa, di bengodi.

Ora, intendiamoci, è possibilissimo che mischiati a questi ci siano anche dei criminali, ma non va dimenticato che il flusso degli stranieri che entrano nel nostro paese via mare rappresenta appena il 10% del totale di quelli che arrivano, la restante percentuale arriva dai paesi dell'Est attraversando i valichi di frontiera via terra. Questi sono principalmente i motivi per cui i provvedimenti messi in campo dal governo mi lasciano un po' perplesso.

Dall'altra parte, però, noto una certa ipocrisia della sinistra, o di quel che ne resta, nello stigmatizzare senza se e senza ma questi provvedimenti. E' vero, alcuni di questi danno parecchio da pensare, come sottolineava lo stesso Napolitano qualche giorno fa, ma è anche vero che fino a poche settimane fa lo stesso centrosinistra rinfacciava al governo la sua sostanziale inerzia nella lotta all'immigrazione clandestina, evidenziando come gli sbarchi, nei primi tre mesi di quest'anno, siano stati il doppio rispetto all'anno precedente.

E allora si decida e cerchi di prendere una posizione netta e precisa, perché il rischio, neanche tanto remoto, di utilizzare strumentalmente e politicamente la tragedia dei migranti è sempre dietro l'angolo. E questo, sia chiaro, da parte di ambedue gli schieramenti.

(*) Questo articolo è stato pubblicato anche sul mio account in Facebook il 17/05/2009.

Le grandi opportunità del digitale terrestre? Ce le spiegano "Amici" e "Il grande fratello"

La lenta ma inesorabile avanzata del digitale terrestre, la "nuova" tecnologia che da qui al 2012 consentirà, forse, a tutti gli italiani tele-dipendenti di ricevere il segnale non più in forma analogica ma digitale, ha aggiunto un altro tassello al suo mosaico. Dal 20 maggio, infatti, cioè da mercoledì possimo, circa 3 milioni di telespettatori della zona occidentale del Piemonte subiranno il cosiddetto switch-over, potranno cioè godersi i programmi televisivi col supporto della nuova tecnologia digitale.

Inizialmente non tutti i canali saranno investiti dalla novità, ma solo Rete4 e Rai2.

Nella notte fra il 19 e il 20 maggio il Piemonte raggiungerà un’altra tappa fondamentale nel processo di digitalizzazione della televisione italiana che verrà completato entro il 2012.
Nelle province di Torino, Cuneo e in 74 comuni della provincia di Asti, si spegnerà infatti il segnale analogico di Rai2 e Retequattro che, da quel momento, saranno ricevibili solo in digitale. Successivamente, fra il 24 settembre e il 9 ottobre 2009, verrà spento il segnale analogico di tutti gli altri canali presenti sul territorio delle tre province e sarà possibile ricevere tutta l’offerta televisiva terrestre gratuita esclusivamente in digitale. (fonte)

Per preparare adeguatamente la popolazione e descrivere i portentosi vantaggi che porterà l'avvento di questa nuova tecnologia, Mediaset ha fatto le cose in grande, coinvolgendo direttamente alcune delle star di maggior richiamo delle sue reti.

E per spiegare ai torinesi le opportunità connesse con il passaggio al digitale, Mediaset ha organizzato per oggi e per domani, domenica 17 maggio [questo articolo è del 16 maggio, nda], una serie di eventi e spettacoli oltre ad una visita nel "villaggio digitale" allestito nella centralissima piazza San Carlo. Dunque tecnologie avanzate ma anche la disponibilità degli artisti delle reti Mediaset a incontrare i piemontesi (oggi Amici e Maria De Filippi, domani Barbara D'Urso e il Grande fratello). (fonte)

La gentile disponibilità degli "artisti" (scusate il virgolettato, ma la definizione di artista, qui, mi pare un tantino forzata) di casa Mediaset non dovrebbe essere casuale. Non sono pochi, infatti, gli italiani al corrente del fatto che il digitale terrestre, oltre ai presunti vantaggi, si tira dietro da tempo altrettanti problemi; e le rogne che hanno dovuto affrontare ad esempio gli abitanti della Sardegna, costretta a subire il passaggio già dall'ottobre scorso, sono lì a ricordarlo. Insomma, il popolino tele-dipendente, che sbava davanti a trasmissioni come Il grande fratello o Amici non poteva essere tranquillizzato in maniera migliore.

Eppure anch'io, che come sapete ho sempre guardato questa nuova tecnologia con un occhio piuttosto critico, penso che il digitale terrestre potrebbe effettivamente portare dei grossissimi vantaggi, ma non nel senso che intendono loro. Pensate ad esempio al fatto che Emilio Fede - e gli abitanti del Piemonte avranno questa piacevole novità - sarà visibile solo con un decoder: come si fa a non considerarlo un vantaggio?

domenica 17 maggio 2009

Lo specchio ti riflette

Il 3 aprile scorso è uscito il nuovo cd dei Nomadi. Lo so, quando si parla di loro faccio fatica a essere imparziale, ma non è niente male. Proprio per niente.

Buona domenica.

sabato 16 maggio 2009

Destra e sinistra

Uno di sinistra si riconosce perché dice “non c’è più differenza tra destra e sinistra, sono tutti marci allo stesso modo” con rassegnato disgusto.

Uno di destra si riconosce perché dice “non c’è più differenza tra destra e sinistra, sono tutti marci allo stesso modo” con trionfante soddisfazione.


(via Maurizio Pistone)

Il Pil e l'ottimismo

Comprendo molto bene Berlusconi. No, dico davvero, lo comprendo perché anche io, probabilmente, farei lo stesso: infondere fiducia e ottimismo. Il problema è che forse, passata questa fase, occorre cambiare strategia comunicativa, perché magari qualcuno comincia a mangiare la foglia e si rende conto che la questione dell'ottimismo ormai comincia a puzzare.

Ieri l'Istat ha pubblicato i dati di variazione del Prodotto Interno Lordo italiano, cioè la ricchezza che produce il paese, relativi ai primi tre mesi di quest'anno. Un crollo: -5,9%, con un bel -2,4% sul trimestre precedente. Secondo il Sole24ore per trovare un disastro simile bisogna tornare al 1992.

Ora, intendiamoci, nessuno, tantomeno io, è così sciocco da dare la colpa di quanto sta accadendo al governo. La crisi economica, è noto, è globale e avrebbe avuto gli stessi effetti sull'economia italiana indipendentemente da chi manda avanti la baracca. L'unico addebito che si può fare a questo governo è semmai quello di aver sempre cercato, anche con una certa ostinazione, di nascondere la crisi. Ricordate, no? All'inizio silenzio assoluto, poi quando evidentemente non poteva più essere nascosta è venuto fuori che era colpa dei media e che comunque si trattava sì di una crisi grave ma non tragica, e in ogni caso bisognava essere ottimisti e avere fiducia.

Adesso che questa benedetta crisi è lì, davanti agli occhi di tutti e in tutta la sua tragicità, è rimasto solo l'ottimismo. Ancora ieri Berlusconi diceva infatti che è vero, i dati sul pil sono un pelino peggiori di quanto preventivato dal governo, ma "vediamo il miglioramento". Il miglioramento dovrebbe essere la famosa luce in fondo al tunnel più volte annunciata in passato anche da Tremonti. Berlusconi prosegue poi affermando che «nella crisi il fattore massimo è quello psicologico e per questo il nostro compito è infondere fiducia e ottimismo».

Ora, io non sono un grosso esperto di economia, ma mi pare che il fattore psicologico faccia un po' a pugni coi numeri. Voglio dire, se l'Istat dà delle percentuali che sono lì, nero su bianco, ci si può filosofeggiare attorno quanto si vuole, ma i numeri rimangono quelli. Il fatto poi che da quando la crisi è venuta fuori (anche agli occhi del premier) si continui a dire che si "vede la luce", che "il miglioramento è lì" e che "è solo questione di tempo", mi fa sentire un po' preso in giro. Come dicevo sopra, io non sono un grosso esperto di crisi economiche e delle loro dinamiche, ma da quello che ho letto in giro e da vecchie reminescenze matematiche dei tempi di scuola, mi pare di poter dire con una certa sicurezza che così come non esiste una crescita all'infinito, allo stesso modo non esiste una decrescita infinita. Ovvio quindi, e su questo mi pare concordino tutti, che dalla crisi prima o poi, per forza o per amore, si uscirà. Ecco perché quando sento continuamente dire "si vede la luce", mi verrebbe da rispondere "grazie al c....".

Insomma, se il governo volesse mantenere un po' di quella credibilità di cui il premier va tanto fiero, dovrebbe smetterla con le balle. Dica semplicemente che la crisi c'è, è grave e non si sa quando se ne uscirà. Continuando a dichiarare che "la luce è lì" si potranno magari prendere in giro quelli che ancora vivono sulla Luna, e purtroppo ce ne sono, ma non tutti gli altri che per fortuna sono la maggioranza. Insomma, continuare a promettere un futuro roseo in totale assenza di segnali in tal senso, e l'ulteriore collasso del pil di questi giorni ne è la prova, alla lunga potrebbe anche compromettere la più bella delle lune di miele.

venerdì 15 maggio 2009

L'industria discografica italiana ringrazia Sarkozy (e avvisa Berlusconi)

Quello che si temeva, e che anche io avevo paventato in un mio articolo precedente, si è avverato. Tramite una lettera aperta, illustri rappresentanti dell'industria discografica e dell'intrattenimento italiana hanno infatti ringraziato il presidente francese per l'approvazione della cosiddetta HADOPI, la legge francese in difesa del diritto d'autore appena approvata.

Una lettera che per conoscenza è stata inviata al nostro Berlusconi e ad alcuni rappresentanti di governo, con il chiaro auspicio che pure essi si muovano in tal senso.

Ecco l'inizio:

Alla c.a. del Presidente
Nicolas Sarkozy
Palais de l'Élysée

e per conoscenza

Alla c.a. del Presidente Silvio Berlusconi
Presidenza del Consiglio dei Ministri

Alla c.a. del Ministro Sandro Bondi
Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Alla c.a. del Ministro Christine Albanel
Ministero della Cultura

Oggetto: Loi Création et Internet

Illustre Presidente Sarkozy,

Le scriviamo in rappresentanza delle principali realtà associative del mondo musicale, artistico, librario, audiovisivo in merito alla recente approvazione della Legge “Création at Internet”, con la quale primo in Europa, il Suo Paese cerca di dare una riposta al dilagante fenomeno della pirateria digitale.
Esprimiamo il plauso delle organizzazioni italiane che rappresentano le industria dei contenuti perché siamo convinti che tale intervento risponda pienamente all’obiettivo di contrastare in radice l’assunto che tutto in rete deve essere solo gratis e liberamente accessibile. (testo completo qui)

Non c'è molto da aggiungere rispetto a ciò che è già stato detto fino allo sfinimento: internet e la tecnologia vanno in una direzione e il vecchio mondo in un altro.

Mi limito solo a segnalare un aspetto inquietante di questa legge, aspetto che a me era sfuggito ma che non è sfuggito a Paolo Attivissimo, il quale scrive:

Alla prima violazione sospettata, l'utente riceverà una mail di avviso. Alla seconda violazione sospettata, riceverà una lettera. Alla terza scatterà la disconnessione dalla Rete per un periodo da tre mesi a un anno. L'utente disconnesso non potrà aprire altri abbonamenti a Internet e dovrà continuare a pagare i canoni di quello che gli è stato chiuso.

La parola chiave, come avrete notato, è sospettato. Non occorre una prova giuridicamente valida per avviare il procedimento: un'autorità pubblica indipendente creata ad hoc, la Haute Autorité pour la Diffusion des Œuvres et la Protection des Droits sur Internet (in acronimo approssimativo, HADOPI, appunto), agisce su semplice segnalazione del titolare del diritto d'autore. La mail iniziale non informa neanche l'utente di quale opera avrebbe fruito senza permesso: indica semplicemente data e ora della violazione. Non è prevista una via di ricorso fino alla terza violazione, e a quel punto l'onere di dimostrarsi innocente sta all'accusato.

Come detto, i firmatari della lettera di congratulazioni auspicano, come si può leggere in calce alla stessa, che la governance italiana si sbrighi a mettere in atto iniziative legislative analoghe a quella francese.

A mio parere, visto l'andazzo, non dovremo aspettare molto.

Il file sharing uccide il cinema? Wolverine dice di no

Probabilmente si tratta di uno degli argomenti più gettonati di cui da tempo immemorabile si discute in rete, e non solo in rete: la pirateria danneggia l'industria cinematografica? Sì, la danneggia. Questo è l'assunto sul quale più o meno si trovano d'accordo quasi tutti, addetti ai lavori e no. La cosa, capite bene, è facilmente spiegabile, e si basa sul presupposto che chi scarica un film in maniera illegale da qualche circuito peer to peer poi non va al cinema a vederlo. Ma sarà veramente così? Può darsi, certo, ma a volte qualche eccezione può capitare. E' il caso, ad esempio, di Wolverine, la recente produzione della Fox.

Il film è uscito in molti paesi del mondo, tra cui gli Stati Uniti, il primo maggio scorso. Incidentalmente, però - sul fatto sta ancora indagando l'FBI -, il file del film, una versione pre-produzione tra l'altro anche incompleta e priva di molti effetti, è finito un mese prima dell'uscita ufficiale nei circuiti p2p. La BBC stima che almeno 4 milioni di persone abbiano quindi visto il film prima dell'uscita nelle sale cinematografiche. A prima vista si potrebbe pensare che tutta l'operazione Wolverine sia andata in fumo, e invece le cose sono andate molto diversamente dai timori iniziali.

Wolverine stupisce tutti e vola al primo posto del box office statunitense con un incasso di 87 milioni di dollari nel suo primo weekend di programmazione! Si tratta dell’unica uscita del week end che non abbia deluso.
[...]
“X-Men Le Origini: Wolverine” è stato distribuito in 4.099 cinema in Nord America, confermandosi una delle più ampie distribuzioni di sempre per la 20th Century Fox, forse preoccupata che il film fosse stato penalizzato dalla distribuzione su internet della copia pirata. Sebbene il film, non completo, sia stato scaricato più di un milione di volte [4 secondo la BBC, nda], ha comunque incassato 87 milioni di dollari, vincendo su due ostacoli non da poco: l’influenza suina che ha colpito anche gli Stati Uniti e la diffusione della copia pirata del film.
[...]
“Wolverine” è costato 150 milioni di dollari, ma potrebbe tranquillamente incassarne 200 solo negli Stati Uniti; c’è da dire che anche gli incassi internazionali del film sono stellari, poichè ha guadagnato 73 milioni di dollari al di fuori degli Stati Uniti, in 101 Paesi e in 9.234 cinema stranieri, aprendo ovunque in prima posizione. (fonte)

A questo punto una domanda s'impone, domanda che sarebbe interessante rivolgere a qualche rappresentante dell'industria cinematografica: se il film non fosse finito nei circuiti p2p avrebbe avuto lo stesso successo?