Per il resto, c'è da notare l'irritualità dell'intervento, in quanto è la prima volta che il Vaticano interviene direttamente, attraverso i suoi canali diplomatici, nella discussione di una legge dello stato italiano. Certo, di ingerenze della chiesa nelle faccende legislative italiane sono piene le cronache storiche degli ultimi decenni, ma finora si era sempre trattato di prese di posizione estemporanee, di appelli generici, uscite mediatiche papali o cardinalizie, ma niente di ufficiale.
Che il Vaticano sia da sempre schierato contro il ddl Zan, già da quando era ancora una bozza, non è una novità e non stupisce. Da che mondo è mondo, infatti, sui temi etici e sui provvedimenti che ruotano attorno alla morale e alla persona la chiesa e la peggiore destra sono storicamente sempre andate a braccetto. Stupisce, semmai, questo dispiegamento di forze (si è mosso addirittura l'equivalente vaticano del nostro Ministro degli esteri), basato, a mio giudizio, su argomenti assolutamente pretestuosi. A meno che sotto non ci sia qualcos'altro.
A pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, amava ripetere Giulio Andreotti, uno che, guarda caso, con la chiesa è sempre andato d'accordissimo. A margine, sarebbe interessante che qualcuno imbastisse, prima o poi, una seria discussione sull'opportunità, oggi, di mantenere in vita un anacronistico e ingombrante accordo tra stato e chiesa, sottoscritto più di 90 anni fa e voluto da Mussolini con l'obiettivo di incanalare nel fascismo il cattolicesimo nazionale. Ma le basi per avviare tale discussione mi sembra di non vederle ancora, all'orizzonte.



