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mercoledì 4 agosto 2010

Spostamento del digitale terrestre in Emilia Romagna


Pare che il passaggio definitivo al digitale terrestre, qui in Emilia Romagna sia stato spostato dal preventivato 21 ottobre al 27 novembre. Qualcuno ipotizza addirittura gennaio 2011.

Sono sincero: della cosa mi frega poco, molto poco.

martedì 20 luglio 2010

Zio Paperone e il digitale extraterrestre


Che effetto fa sapere che su Topolino è uscito una racconto in cui si parla di decoder, megastore di elettrodomestici, televisione e digitale terreste?

A me fa un effetto un po' strano.

(via nonleggerlo)

venerdì 27 novembre 2009

Il digitale terrestre? Il miglior favore che si potesse fare alla tecnologia satellitare

Come forse molti di voi sanno, qualcuno può darsi che l'abbia già pure sperimentato, il Lazio è dal 16 novembre passato al digitale terrestre. C'è stato anche lì quello che in gergo viene chiamato lo "switch off". E, come è già successo per le regioni dove il passaggio c'è già stato, e come succederà in quelle dove ci sarà, l'operazione non è stata esente da problemi. Nell'immediato sono quelli soliti: utenti incavolati perché non si vede più una mazza, nonnetti intraprendenti alle prese con la sintonizzazione del nuovo gingillo (il decoder) nella speranza di poter riavere al più presto Emilio Fede, proteste per malfunzionamenti da una parte, Rai che dice che va tutto bene dall'altra. Solito copione.

Ma a parte le grane dell'immediato, c'è anche un effetto secondario di cui si parla meno, molto meno. Il calo del bacino di utenza dei telespettatori e la conseguente impennata degli abbonamenti alla tv satellitare - Sky e affini, per intederci -. "L'avvento del digitale terrestre ha rimarcato la crisi: i più abbienti hanno sostituito i vecchi televisori con quelli a decoder integrato (una battaglia commerciale all'ultimo acquirente tra grandi catene di distribuzione che avrà ulteriori picchi con i regali di Natale), i più poveri concentrato l'acquisto su un decoder, con aiutino statale, per tutta la casa e senza ricorrere all'aiuto dell'antennista. Senza contare che chi ha potuto permetterselo ha optato direttamente per gli abbonamenti in offerta di Sky", scriveva l'Ansa qualche giorno fa.

Stesso identico scenario che si è verificato in Sardegna a ottobre dell'anno scorso, quando tutta l'isola, prima in Italia, passò forzosamente dall'analogico al digitale. E stesso scenario che si è verificato in Piemonte. Chi ci ha guadagnato finora? Un paio di dati relativi al Lazio li ha pubblicati ieri inviatospeciale.it.

Lo spegnimento della ‘vecchia’ televisione per migrare verso una tecnologia costosa e non innovativa (satellite ed internet sono il futuro reale) è stato devastante. La visione della tv è scesa del 9 per cento nel Lazio, mentre è cresciuto l’ascolto del satellite, salito del 56 per cento.

Insomma, avanti di questo passo - da dicembre toccherà alla Campania - e chi ci guadagnerà sarà soprattutto il satellite, come profetizzò con lungimiranza a suo tempo Aldo Grasso.

giovedì 19 novembre 2009

Mediaset contro la chiavetta Sky

Ricordate la chiavetta Sky? quella che una volta infilata nell'apposito decoder HD consentirà (salvo sorprese) di vedere pure i canali in chiaro del digitale terrestre? La guerra da tempo in corso tra la società di Murdoch e quella di Berlusconi si è arricchita di un nuovo capitolo. Mediaset ha infatti presentato ricorso all'antitrust contro la "maledetta" chiavetta di Sky.

Tra le giustificazioni all'iniziativa si legge:

«la normale risposta a un'iniziativa anti-concorrenziale». A sintetizzare così la posizione dell'azienda è stato il vicepresidente, Pier Silvio Berlusconi, a Montecarlo per lanciare i nuovi pacchetti di cinema e l'offerta di film on demand di Premium. «Riteniamo l'esposto all'Antitrust giusto, addirittura doveroso - ha spiegato Pier Silvio Berlusconi - per tutelare gli interessi di Mediaset, ma anche dei consumatori finali, visto che con la chiavetta Sky offrirà solo un'offerta parziale del digitale terrestre».

Mediaset prosegue:

«La digital key - ha aggiunto il consigliere di amministrazione Mediaset Gina Nieri - è un'ulteriore verticalizzazione della loro piattaforma: è il tentativo di mantenere nel mondo satellitare con lo stesso telecomando anche coloro che vogliono vedere il digitale terrestre. Dunque non è un elemento di libertà, ma di mantenimento dei clienti dentro la propria piattaforma, per di più senza permettere loro di avere l'interattività nè l'offerta a pagamento del digitale terrestre».

L'attenzione e la preoccupazione da parte di Mediaset verso la libertà dei clienti è ammirevole, commovente quasi. Sarebbe stato bello che tale preoccupazione ci fosse stata quando Mediaset ha obbligato gli utenti della sua pay-per-view ad acquistare pacchetti aggiuntivi per poter continuare a vedere le singole partite.

Pay per view letteralmente significa “pagare per vedere”: questo era l’intento iniziale della carta prepagata Mediaset Premium e una delle ragioni del suo successo. Nessun abbonamento, nessuna rateizzazione, ma una carta da ricaricare periodicamente presso i negozi specializzati o le ricevitorie del lotto o anche tramite call center per poter di, volta in volta, pagare per fruire dell’evento televisivo desiderato. Così chi si serviva di Mediaset Premium solo sporadicamente, non era costretto a pagare una rata mensile per un servizio che di fatto restava inutilizzato, ma vedeva scalare il credito alla sua scheda prepagata solo all’atto dell’acquisto della trasmissione scelta.
Ora le cose sono cambiate: la tesserina prepagata, innanzitutto, ha mantenuto la caratteristica di essere a tempo (scade dopo un periodo prefissato) ma negli anni ha visto impennarsi i suoi costi. Oggi si acquista a un prezzo iniziale di 39 euro grazie ai quali si fruisce di un mese di visione di tutto il mondo Mediaset Premium. “Solo un assaggio” come ci dicono dall’ufficio stampa di Mediaset. Allo scadere del trentesimo giorno, infatti, l’incanto scompare. La novità è che non basta più ricaricarla per poter acquistare una partita di calcio specifica, ad esempio, al prezzo di 8 euro o il film tanto atteso a 6 euro. È necessario acquistare un Pass Gallery dalla durata variabile: senza la sottoscrizione di questa speciale offerta, la prepagata è inutilizzabile.
Solo per fare un esempio: per poter vedere un match di calcio, è necessario caricare sulla prepagata un Pass Gallery della durata di 4 mesi (l’unico in commercio in questo momento a 49 euro, mentre i Pass della durata di 3 o 6 mesi sono stati ritirati); a cui poi va aggiunto il costo della partita (8 euro, per l’appunto).
[...]
Facendo un po’ di conti, salta subito all’occhio che il sistema pay per view si è trasformato e di certo non in favore del cliente che non segue tutto il campionato.
Non per nulla Mediaset Premium incoraggia l’acquisto della Easy Pay, la formula abbonamento annuale vera e propria, pubblicizzata a prezzi vantaggiosi e, a ben guardare, più convenienti rispetto alla prepagata. Se il prezzo di partenza della carta è lo stesso, 39 euro, fino al 31 agosto si poteva acquistare il pacchetto completo, Gallery più Calcio, con una quota bimestrale di 38 euro (da settembre si è tornati a 48 euro al mese).
Sia che si acquisti una formula prepagata, sia che ci si affidi alla Easy Pay, gli utenti denunciano su blog, forum e via mail, la scomparsa della formula pay per view che dava la possibilità di utilizzare la scheda ricaricandola come si fa con i telefoni, scegliendo il momento migliore per comprare la visione di un film o di una partita, esattamente come si fa quando si decide di godere di una prima visione al cinema o allo stadio, senza l’obbligo di sottoscrivere un abbonamento.
Ma, si sa, tutte le cose belle finiscono. Specie quando non c’è concorrenza. (fonte)

La soddisfazione degli utenti di Mediaset Premium, all'epoca, è stata talmente tanta che ha riempito blog e forum in tutta internet. Alcune manifestazioni di gioia le trovate qui, per tutte le altre potete spulciare un po' Google.

sabato 7 novembre 2009

Ancora sulla banda larga



Probabilmente se Romani, Brunetta, Letta & c. avessero avuto sentore del coro di proteste che si è levato dopo la decisione di congelare i famosi (pidocchiosi) 800 milioni per la banda larga nel nostro paese, magari li avrebbero stanziati, o comunque avrebbero trovato delle scuse più credibili. 800 milioni, poi, che facevano parte di un piano più ampio di 1,4 miliardi.

L'investimento complessivo previsto dal piano del viceministro Paolo Romani per estendere le reti ad alta velocità era di 1,4 miliardi, di cui appunto 800 milioni da reperire dai fondi Fas 2007-2013. (fonte)

E l'incavolatura più grande è quella di confindustria, che ha capito benissimo, a differenza dei testoni che abbiamo al governo, che a investire in internet veloce le prime a guadagnarci sono proprio le aziende.

"Un danno al Paese. Il Piano anti digital divide è strategico. Come Confindustria - afferma il delegato del presidente della confederazione allo Sviluppo della Banda Larga, Gabriele Galateri - continueremo a sostenere la priorità di questo intervento. In due anni potrebbero essere investiti 1,5 miliardi di euro in infrastrutture per ridurre il digital divide, che riattiverebbero la filiera dell'ICT e gli investimenti in innovazione digitale delle imprese. Ogni euro investito nella banda larga ne produce almeno due di aumento di attività economica e di Pil. Il Paese non può rimandare questi interventi".
[...]
Secondo uno studio dell'Unione Europea, la banda larga porterà un milione di posti di lavoro fino al 2015 e una crescita dell'economia europea di 850 miliardi di euro. "Tutti i paesi europei l'hanno capito e infatti stanno investendo tantissimo contro il digital divide. Eppure non sono più o meno in crisi di noi". (fonte)

Ma loro, lassù, duri, tenaci e determinati a voler mantenere l'Italia fanalino di coda come al solito. Di fronte a un'Europa che ha capito l'importanza dello sviluppo di internet veloce investendo miliardi di euro per questo, noi non riusciamo neppure a tirare fuori quei quattro spiccioli per modernizzare almeno qualche centralina Telecom e consentire a qualcuno in più di poter navigare un po' più veloce.

In compenso si finanzia il digitale terrestre, si fa di tutto per continuare a tenere in vita quel dinosauro catodico chiamato tv. Da tempo, ormai, se avete fatto caso, cominciano insistentemente a comparire gli spot dei decoder, con tanto di signorina sexy e gentile che spiega che il filo dell'antenna che andava alla tv lo devi mettere nel decoder. Poi devi collegare la presa scart alla tv e procedere alla sintonizzazione dei canali. Tutto fatto con la massima cura per evitare che qualcuno perda la pazienza e si decida una buona volta a buttare dalla finestra televisore e decoder, comprandosi magari un pc e cominciando a informarsi senza Emilio Fede.

Troppo bello e impossibile. Tutto procede secondo i piani.

martedì 20 ottobre 2009

Il colpo basso (con chiavetta) di Sky

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Voi sapete che non sono molto esperto di tutto ciò che ruota attorno a televisione, programmi, piattaforme, offerte, ecc... Però quello che è uscito ieri dal cilindro di Sky merita di essere segnalato, anche a costo di dire qualche castroneria - eventualmente correggetemi pure.

Dunque, se non ho capito male, dal prossimo dicembre Sky fornirà ai suoi abbonati una specie di "chiavetta" - Digital Key la chiamano loro - che una volta collegata al decoder (di Sky) consentirà di accedere dal proprio televisore a tutta l'offerta gratuita del digitale terrestre in chiaro. In pratica, utilizzando solo il decoder di Sky, e ovviamente un solo telecomando, si potrà vedere, ove naturalmente il passaggio al digitale terrestre sia completato e funzionante, sia Sky che i canali normali.

Qualcuno dirà: cavolo, è una bella opportunità, si potrà fare tutto con un solo apparecchio e un solo telecomando. Sì, una bella opportunità e una bella mazzata per Rai e Mediaset, che stanno cominciando solo adesso a riprendersi e a balbettare qualcosa. Ovviamente lo choc più grosso l'ha avuto la Rai, quella stessa Rai che non più tardi di tre mesi fa ha deciso, per la prima volta e in base a quali logiche non è ancora ben chiaro (o forse sì?), di rifiutare di inglobare l'offerta della piattaforma Sky su Raisat, perdendo così la possibilità di incamerare circa 50 milioni di euro all'anno per i prossimi sette anni.

Se si considera che il rosso della tv di stato potrebbe toccare i 600 milioni di euro da qui al 2012, si comprende facilmente come qualche alto capoccione di casa Rai forse sarebbe meglio se si dedicasse ad altro.


Aggiornamento 21/10/2009.

Mi è sfuggito un piccolo particolare di tutta la vicenda - ve l'avevo detto che l'argomento non è il mio forte. La Digital Key sarebbe compatibile solamente coi decoder di Sky in alta definizione, anche se alla fine non è che cambi granché, almeno sul lungo termine. Dettagli qui da Gilioli.

giovedì 27 agosto 2009

Il digitale terrestre è obbligatorio?

Secondo Il Giornale sì:

"Entro il 2012 tutti gli italiani dovranno passare al segnale digitale terrestre, perché l’analogico verrà spento".

Secondo Gilioli no:

"Una balla allucinante, pure un po’ minacciosa. Nessuno “deve” passare al digitale terrestre, perché esistono delle alternative (dal satellite all’Iptv), ammesso e non concesso che sia necessario seguire quella fabbrica di menzogne e omertà che sono le tivù italiane."

Leggendo i due articoli, a me convince di più quello di Gilioli.

martedì 30 giugno 2009

Digitale terrestre e rifiuti elettronici, ne parliamo?

C'è un nesso tra il veloce avvento della nuova tecnologia del digitale terrestre e i rifiuti elettronici? Probabilmente sì, il problema è che nessuno ne parla. Occorre però, per inquadrare bene il problema, una breve premessa.

I televisori, i pc, tutti i piccoli e grandi elettrodomestici, al termine del loro ciclo di vita diventano rifiuti elettronici e, allo stesso modo dei normali rifiuti, vanno eliminati. Non è infrequente, purtroppo, imbattersi nel bruttissimo spettacolo costituito da televisori, pc, stampanti, o altri elettrodomestici abbandonati alla meglio a fianco dei normali cassonetti delle nostre città nella speranza che gli spazzini li raccolgano. Questo è il modo peggiore e più sbagliato di sbarazzarsi di questi apparecchi, che come è noto contengono al loro interno moltissime parti altamente inquinanti.

Anche se probabilmente non tutti lo sanno, esiste una direttiva europea, recentemente recepita anche qui in Italia, che disciplina la raccolta e lo smaltimento differenziato di questi tipi di prodotti. Si tratta della cosiddetta direttiva RAEE. Questo sistema di raccolta differenziata è stato introdotta in Italia il 1 gennaio 2008 in recepimento a una direttiva UE che risale addirittura al 2002. Il problema, però, è che l'applicazione di questa direttiva è stata, nel silenzio generale, ulteriormente prorogata al 31 dicembre di quest'anno.

Apparentemente, lo slittamento di un anno potrebbe non sembrare così grave, ma c'è da tenere conto, e mi riallaccio a quanto scrivevo all'inizio, che ci troviamo nel periodo di maggiore espansione del digitale terrestre. Voi sapete che questa tecnologia obbliga gli utenti ad acquistare un decoder, oppure un nuovo apparecchio televisivo già predisposto per il digitale terrestre. Quanti saranno quindi gli utenti, magari in possesso di un apparecchio già vecchiotto, che decideranno di acquistarne uno nuovo? Ma, soprattutto, come si sbarazzeranno del vecchio?

Questa domanda se l'è posta l'associazione perilbenecomune.org, che in questo articolo pubblicato sul suo sito ha messo in luce parecchi aspetti poco noti (e molto scomodi) sul pericoloso binomio digitale terrestre/rifiuti elettronici. L'accusa principale che viene rivolta a tutto il progetto, e al governo, è quella di aver fatto una grande campagna in favore del digitale terrestre senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze e degli effetti che questo può avere sull'ambiente.

A prescindere dall'effettiva utilità collettiva di questa tecnologia[*], è intuibile come si potesse gestire diversamente l'avvio del digitale, permettendo a chi comprava un televisore nuovo di disfarsi con facilità del vecchio apparecchio riportandolo al venditore come rottamazione (e con un piccolo sconto). Bastava prevedere dei container fuori dai centri, almeno quelli della grande distribuzione, in cui riporre gli apparecchi di cui si è pianificata l'obsolescenza con decisione di Stato. Niente di tutto questo: senza nessuna pianificazione, l'ennesima scelta discrezionale dei nostri governi ha rimandato sine die la necessaria assunzione di responsabilità; se non si interviene per tempo, milioni di vecchi televisori e vecchi registratori andranno con ogni probabilità a fare danni in discariche non attrezzate, rilasciando in ambiente la pletora di sostanze chimiche di cui sono composte al loro interno.

Ovviamente si tratta di previsioni, ma non è difficile ipotizzare che potrebbero essere tutt'altro che campate per aria, complice anche l'atteggiamento piuttosto irresponsabile tenuto dal governo finora.

Ci sarebbero anche da mettere in evidenza, per quelli magari che non si sono mai posti il problema, le conseguenze disastrose che i rifiuti tecnologici del mondo occidentale stanno provocando da anni in vaste zone del sud del mondo, a tutti gli effetti trasformate in gigantesche discariche a cielo aperto di questi veleni. Alcuni anni fa, ricordo, pubblicai un articolo in proposito sul mio sito internet. Se volete darci un'occhiata lo trovate qui.

Io comunque mi farei un promemoria, ho l'impressione che in futuro sentiremo parlare ancora di questo problema.

giovedì 21 maggio 2009

La risintonizzazione dei canali digitali spiegata a mia nonna

Come scrivevo qualche giorno fa, in Piemonte, anzi in alcune zone specifiche, c'è stato il famoso switch off, ossia il passaggio dall'analogico al digitale terrestre che da qui al 2012 coinvolgerà tutto il paese.

Qualche problema tecnico, forse, qualcuno l'aveva messo in conto, ma da qui ad arrivare ad assalire l'ufficio Rai di via Verdi e, via internet, il sito de La Stampa, ce ne passa. Eh sì, perché pare che il passaggio, per buona parte degli interessati, sia stato tutt'altro che indolore, essendo spariti, oltre a Rete4 e Rai2, anche tutti gli altri canali. Riassume bene la situazione questo articolo Zeusnews:

Ciò è successo perché la Rai, oltre a spegnere il segnale analogico di Rai Due, ha riorganizzato le frequenze utilizzando quelle precedentemente usate da Rai Due in analogico per Rai Uno e Rai Tre in digitale. I decoder più "svegli" se ne sono accorti e hanno incassato il colpo senza battere ciglio, risintonizzando automaticamente i canali; i meno evoluti, invece, hanno semplicemente iniziato a non mostrare più nulla, nell'attesa che l'utente intervenisse manualmente.

La maggior parte dell'utenza, probabilmente quella più refrattaria alla tecnologia, si è evidentemente trovata spiazzata, anche perché pare che la Rai non si sia prodigata più di tanto, se non a danno ormai avvenuto, a fornire informazioni e suggerimenti. Scrive a tal proposito La Stampa sul suo sito internet:

Risintonizzare. Ecco la soluzione. Ma anche la miccia che ha scatenato tante, tantissime lamentele: «Trovo inaccettabile la mancanza di informazione della Rai - si legge in uno dei messaggi sul web -. Visto che la paghiamo, lo sforzo di avvisare gli utenti che sarebbe stato necessario risintonizzare i canali dopo lo switch off avrebbe dovuto farlo». Risintonizzando i canali come se il decoder o il televisore fosse stato appena acquistato molti hanno memorizzato finalmente i quattro canali Rai in digitale. Ma altri dubbi restano. E altre proteste. «Purtroppo - segnala Ezio Pagliarino - tutti i dvd recorder e i videoregistratori che non hanno il tuner digitale terrestre incorporato non funzioneranno più e non si potrà più registrare col timer, ma questo nessuno della Rai lo dice».

Per cercare di risolvere il problema, la Rai pare che abbia adesso cominciato a far scorrere delle strisce informative sullo schermo (ovviamente nei canali che si vedono) per cercare di spiegare agli utenti come risolvere il problema. Cosa che, come potete immaginare, ha sicuramente fatto la felicità delle massaie e delle nonne intente a fare uncinetto davanti alla tv.

Tra l'altro, riferisce sempre La Stampa, pare che i problemi con la sintonizzazione possano avere come causa anche l'antenna, cosa che nessuno, mi pare, finora ha evidenziato.

Secondo Renato Boninsegni, responsabile Installazione e Impianti della Cna, «è fuorviante sostenere che per vedere la tv digitale è sufficiente acquistare un decoder o un televisore nuovo. Molte antenne, soprattutto quelle centralizzate dei condomini più vecchi, potrebbero essere da sostituire o calibrare, ma nessuno ha raccomandato ai torinesi di chiedere una verifica del proprio impianto prima di acquistare il decodificatore e chiedersi poi magari il perché di una cattiva ricezione». La Confederazione Nazionale dell’Artigianato ha elaborato, e inviato al ministero, un prezzario per evitare possibili speculazioni degli antennisti nei prossimi giorni, e raccomanda «di rivolgersi sempre e soltanto a persone in possesso dell’abilitazione».

Insomma, l'avventura del digitale terrestre è partita, e siamo solo all'inizio.

lunedì 18 maggio 2009

Le grandi opportunità del digitale terrestre? Ce le spiegano "Amici" e "Il grande fratello"

La lenta ma inesorabile avanzata del digitale terrestre, la "nuova" tecnologia che da qui al 2012 consentirà, forse, a tutti gli italiani tele-dipendenti di ricevere il segnale non più in forma analogica ma digitale, ha aggiunto un altro tassello al suo mosaico. Dal 20 maggio, infatti, cioè da mercoledì possimo, circa 3 milioni di telespettatori della zona occidentale del Piemonte subiranno il cosiddetto switch-over, potranno cioè godersi i programmi televisivi col supporto della nuova tecnologia digitale.

Inizialmente non tutti i canali saranno investiti dalla novità, ma solo Rete4 e Rai2.

Nella notte fra il 19 e il 20 maggio il Piemonte raggiungerà un’altra tappa fondamentale nel processo di digitalizzazione della televisione italiana che verrà completato entro il 2012.
Nelle province di Torino, Cuneo e in 74 comuni della provincia di Asti, si spegnerà infatti il segnale analogico di Rai2 e Retequattro che, da quel momento, saranno ricevibili solo in digitale. Successivamente, fra il 24 settembre e il 9 ottobre 2009, verrà spento il segnale analogico di tutti gli altri canali presenti sul territorio delle tre province e sarà possibile ricevere tutta l’offerta televisiva terrestre gratuita esclusivamente in digitale. (fonte)

Per preparare adeguatamente la popolazione e descrivere i portentosi vantaggi che porterà l'avvento di questa nuova tecnologia, Mediaset ha fatto le cose in grande, coinvolgendo direttamente alcune delle star di maggior richiamo delle sue reti.

E per spiegare ai torinesi le opportunità connesse con il passaggio al digitale, Mediaset ha organizzato per oggi e per domani, domenica 17 maggio [questo articolo è del 16 maggio, nda], una serie di eventi e spettacoli oltre ad una visita nel "villaggio digitale" allestito nella centralissima piazza San Carlo. Dunque tecnologie avanzate ma anche la disponibilità degli artisti delle reti Mediaset a incontrare i piemontesi (oggi Amici e Maria De Filippi, domani Barbara D'Urso e il Grande fratello). (fonte)

La gentile disponibilità degli "artisti" (scusate il virgolettato, ma la definizione di artista, qui, mi pare un tantino forzata) di casa Mediaset non dovrebbe essere casuale. Non sono pochi, infatti, gli italiani al corrente del fatto che il digitale terrestre, oltre ai presunti vantaggi, si tira dietro da tempo altrettanti problemi; e le rogne che hanno dovuto affrontare ad esempio gli abitanti della Sardegna, costretta a subire il passaggio già dall'ottobre scorso, sono lì a ricordarlo. Insomma, il popolino tele-dipendente, che sbava davanti a trasmissioni come Il grande fratello o Amici non poteva essere tranquillizzato in maniera migliore.

Eppure anch'io, che come sapete ho sempre guardato questa nuova tecnologia con un occhio piuttosto critico, penso che il digitale terrestre potrebbe effettivamente portare dei grossissimi vantaggi, ma non nel senso che intendono loro. Pensate ad esempio al fatto che Emilio Fede - e gli abitanti del Piemonte avranno questa piacevole novità - sarà visibile solo con un decoder: come si fa a non considerarlo un vantaggio?

venerdì 3 aprile 2009

Da oggi in vendita solo apparecchi televisivi compatibili col Digitale Terrestre

Si può tranquillamente dire che è la fine di un'epoca. Da oggi, 3 aprile 2009, non sarà infatti più consentito ai negozi di elettronica e ai vari centri commerciali vendere apparecchi televisivi privi di decoder digitale integrato. Tutto questo in vista del famoso passaggio all'amato/odiato digitale terrestre di cui si parla già da un po' di anni.

Tecnicamente, la differenza tra la tv analogica tradizionale, che conosciamo già, e il digitale terrestre sta tutta nel fatto che, come del resto dice anche il nome, con la nuova tecnologia il segnale televisivo passa da analogico a digitale. Praticamente la novità è tutta qua. Sono semmai le implicazioni che questo passaggio comporta che potrebbero creare qualche problema nel prossimo futuro, in particolar modo nella delicata fase che vedrà la migrazione (progressiva) da una tecnologia all'altra, fino alla conversione completa su tutto il territorio nazionale prevista per il 2012.

Prevista, è bene precisarlo, perché in realtà il passaggio completo al digitale terrestre era stato già programmato entro il 31/12/2006 e poi rinviato per il fatto che gli italiani proprio non volevano saperne di acquistare il decoder. Scriveva a dicembre 2005 il Corriere:

Senza grandi clamori, è lo stesso governo che si appresta a sancire lo slittamento di due anni della data prevista per lo switch off, come viene definito lo «spegnimento» dell’attuale segnale televisivo analogico (quello che oggi si vede nelle case di tutti gli italiani) per lasciare il posto esclusivamente al digitale. Domani, infatti, il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare all’interno del decreto cosiddetto «milleproroghe» anche l’articolo 28 sulla «conversione in tecnica digitale del sistema televisivo su frequenze terrestri». Poche parole in perfetto burocratese, ma dal significato chiarissimo: «all’articolo 2-bis, comma 5 del decreto legge 23 gennaio 2001, numero 5, convertito con modificazioni dalla legge 20 marzo 2001 numero 66, le parole "entro l’anno 2006" sono sostituite dalle seguenti "entro l’anno 2008"». Un rinvio per certi aspetti atteso: nessuno credeva più che gli oltre 20 milioni di famiglie italiane potessero correre in massa ad acquistare entro la fine dell’anno prossimo i decoder necessari per ricevere la «nuova» tv. Ma la scelta di rinviare la scadenza sembra oggi prefigurare il fallimento dell’intera strategia, finanziata dallo Stato con tre anni di contributi pubblici per l’acquisto dei decoder. A minacciare il futuro del digitale terrestre sono innanzitutto le nuove tecnologie con le quali è ormai possibile vedere i programmi tv. Innanzitutto internet, come testimonia l’esperienza di FastWeb o i recenti accordi grazie ai quali Telecom Italia sta cominciando a offrire contenuti video in adsl. Senza contare il satellite o, addirittura, i telefoni cellulari di nuova generazione.

Ora ci risiamo e sembra che questa sia la volta buona. Ma la domanda che molti potrebbero porsi (inizialmente anch'io) è: a cosa serve questo benedetto digitale terrestre? Beh, in teoria i miglioramenti che il nuovo sistema potrebbe portare sono parecchi, e alcuni sono elencati nella pagina delle FAQ del sito internet di riferimento.

Per gli utenti i principali benefici derivanti dall’introduzione della DTT sono: · un maggior numero di programmi disponibili (almeno il quintuplo di quelli attuali); · una migliore qualità immagine/audio: la trasmissione digitale rispetto a quella analogica è particolarmente robusta ai disturbi quali echi, interferenze, ecc.; · possibilità di partecipazione attiva e immediata ai programmi televisivi (espressione di preferenze, selezione di prodotti, ecc.) con semplici azioni sul telecomando, invece che con l’effettuazione di telefonate o l’invio di SMS; · la possibilità di usare il mezzo televisivo per l’utilizzo di servizi di informazione e di pubblica utilità ora accessibili solo con mezzi più complessi (ad esempio, reti aziendali oppure PC domestico collegato a Internet); · un minore inquinamento elettromagnetico: la DTT richiede potenze di trasmissione inferiori rispetto a quella analogica.

A leggerlo così sembra bello; peccato che, almeno per il momento, nell'unica regione in cui è già avvenuto il famoso switch off, e cioè la Sardegna, la situazione non sia proprio così idilliaca come viene descritta qui sopra. Scriveva sempre il Corriere in questo articolo, pubblicato a gennaio, a firma Aldo Grasso:

Un dubbio, un forte dubbio, sta serpeggiando fra gli operatori del settore: a Mediaset qualcuno non ci dorme la notte; in Rai dicono che non è colpa loro, che se non ci fosse stata di mezzo l'imposizione dell'Unione europea…; al ministero rassicurano, non potendo fare altro. Il dubbio nasce dal fatto che, dopo infiniti rimandi, il digitale terrestre incontra più difficoltà del previsto e che, alla fine, rischia di rivelarsi per quello che è: una tecnologia obsoleta, costosa, limitata. Quello che l'ex ministro Gasparri presentava come il Paradiso terrestre delle comunicazioni pare ogni giorno di più un inferno. La messa in opera del Dtt è in sofferenza, come testimonia la Sardegna, dopo lo switch off di ottobre, lo spegnimento della tradizionale tv analogica e il passaggio coatto alla nuova tecnologia. In molte zone ci sono seri problemi di ricezione: non si vede ancora il nuovo ma non si vede più neanche il vecchio. Della nuova situazione ha approfittato Sky, aumentando il normale trend dei propri abbonamenti sull'isola. Che il passaggio da una tecnologia di vecchio tipo a una nuova comportasse una serie di problemi lo si sapeva, succede in tutti i campi. C'è molta confusione sui decoder (quelli comprati a minor prezzo non danno garanzie di affidabilità, alcuni non hanno nemmeno gli standard europei e quindi non riescono a captare le frequenze Vhf, su cui trasmette la Rai), la sintonizzazione dei canali non è impresa facile, molte antenne vanno sostituite o ripuntate e comunque liberate dei vecchi filtri. Nei centri urbani i risultati cominciano a dare i loro frutti e dove prima si vedevano 20 o 25 canali adesso se ne possono vedere 80, con una migliore qualità dell'immagine. Ma i veri problemi di fondo sono altri, due in particolare. La tecnologia del Dtt è una tecnologia pesante, ha bisogno di molti trasmettitori, più potenti e più capaci dei mille e mille vecchi tralicci con cui, in cinquant'anni di storia, la Rai è riuscita a «illuminare» l'intero Paese.

Insomma, pare che alla fine il digitale terrestre non sia proprio tutto rose e fiori. E l'esperimento della Sardegna ha evidenziato da una parte gli innegabili pregi del sistema (nelle zone dove c'è copertura e funziona): maggiore scelta, più canali, più interazione, ma dall'altra gli altrettanto innegabili problemi dove questa copertura è ridotta o manca del tutto.

Secondo il calendario del governo (la tabella integrale la trovate qui), entro maggio lo switch off interesserà alcune zone del Piemonte e in particolare le province di Torino e di Cuneo. Bene, al momento in cui scrivo la provincia di Cuneo pare ben lungi dall'essere coperta, e da qui a fine maggio c'è poco più di un mese e mezzo. Potete verificarlo da voi andando sull'apposita pagina del sito che linkavo prima. L'immagine qui sotto, ad esempio, si riferisce al comune di Alba.

(fonte immagine: dgtvi.it)

Come vedete, al momento attuale la copertura del territorio arriva al massimo a una percentuale del 50%. Ciò significa che, se non interverranno novità, l'altro 50% si troverà presumibilmente senza digitale terrestre e senza tv analogica. Ho preso come esempio un comune a caso, ma ognuno può fare le prove riferite a quello in cui risiede utilizzando questa pagina.

Insomma, il digitale terrestre sarà anche un cambiamento epocale, come dicono molti, ma la strada per arrivarci pare ancora piuttosto impervia e piena di incognite.

Tutta la vita che resta

Questo è il romanzo di esordio di Roberta Recchia ed è stato un caso editoriale nel 2024. Mi è piaciuto tantissimo, l'ho trovato a tratt...