giovedì 31 dicembre 2009

Buon 2010


Come vi sembro nei panni Harry Potter? No, adesso vi spiego. Sono in partenza con moglie e figlie alla volta di Cesena per passare il capodanno a casa di amici. Una serata tranquilla tra cenone, chiacchiere e la migliore compagnia. Mentre nei giorni scorsi si programmava un po' la serata, qualcuno ha pensato: perché non organizzare un capodanno in tema Harry Potter? Detto e fatto. Insomma, sarà un po' capodanno e un po' Carnevale. La cosa curiosa è che sono stato obbligato a impersonare il famoso maghetto pur non avendo mai né letto un libro né visto un film - lo so, lo so, è imperdonabile; vedrò in futuro di colmare questa lacuna.

Vi farò sapere nei prossimi giorni come è andata. Ah, ringrazio Giulia per avermi così bene "photoshoppato" nel noto personaggio della Rowling. Peccato che non abbia anch'io la bacchetta magica: mi piacerebbe cambiare un po' di cose. Vabbé...

Approfitto di questo ultimo post del 2009 per un ringraziamento che mi sta molto a cuore. Un ringraziamento a voi, cari amici e lettori, che ogni giorno, con una costanza che ancora mi sorprende, venite qui a leggere quello che scrivo. Nell'anno che sta per chiudersi, questo blog ha totalizzato circa 82.000 accessi, con una media giornaliera che si aggira mediamente attorno alle 220 visite. Niente di eclatante, intendiamoci, si tratta del traffico standard di un normale blog amatoriale. Ma non nascondo che la cosa mi faccia comunque piacere, tenuto conto poi che curo questo piccolo spazio senza nessun impegno ed esclusivamente nel tempo libero.

Un grazie affettuoso e sentito a tutti voi, quindi, assieme ovviamente ai migliori auguri di un sereno 2010 dal vostro Andrea Sacchini Harry Potter. :-)

mercoledì 30 dicembre 2009

Napolitano su YouTube















Non so quanto la cosa vi possa interessare, ma da quest'anno, in ossequio a una svolta tecnologica senza precedenti che sta investendo ogni settore delle istituzioni, il discorso soporifero di Napolitano di fine anno sarà trasmesso in diretta streaming anche su YouTube.

Il "botto" dello scudo fiscale

Ieri tiggì e giornali hanno celebrato a reti unificate il successo dello scudo fiscale, fortissimamente voluto da Tremonti nonostante appena poco più di un anno fa avesse dichiarato che con questo governo era finita l'era dei condoni e degli scudi fiscali. Vabbè, sul fronte delle balle niente di nuovo sotto il sole.

Comunque sia, i risultati sono andati al di là di ogni pur rosea aspettativa. Circa 95 miliardi di euro sono infatti finora rientrati, dei quali, calcolando un'imposta del 5%, poco meno di 5 entreranno nelle casse dello stato - gli altri se li terranno ben stretti i legittimi evasori fiscali proprietari.

In mezzo a questo profluvio di celebrazioni, pochi mi pare si siano ricordati di specificare che, oltre che un successo per il governo, è stata una pacchia per gli evasori, per chi ha portato illegalmente soldi di qualunque provenienza all'estero per evitare di pagarci le tasse. Ancora meno, poi, sono stati quelli che hanno ricordato alcune peculiarità del contestato provvedimento: ad esempio l'estensione della copertura al falso in bilancio, la sospensione dell'obbligo di segnalazione anti-riciclaggio a carico degli intermediari finanziari, totale anonimato garantito, fino ad arrivare all'aliquota del 5% sui capitali reintrodotti in Italia, ossia circa un decimo rispetto a quelle degli scudi fiscali fatti in altri paesi.

Non c'è che dire, per i soliti furbetti la manovra è stata un vero successo.

A molta gente, nonostante tutto, piace informarsi

Chi l'ha detto che le persone non si interessano a quello che succede nel nostro paese? Dove sta scritto che le italiche genti si azzuffano solo quando è ora di mettersi in coda per il cinepanettone? L'anno vecchio che se ne sta andando annovera tra i suoi bilanci anche quello della stagione televisiva appena trascorsa, e si scopre così che tra le trasmissioni più seguite non ci sono solo isole, fattorie, fratelli e idiozie correlate, ma un posto di rilievo lo occupano pure le cosiddette trasmissioni di approfondimento politico e di attualità.

Alcuni dati li ha riportati ieri Repubblica in questo articolo, dove si scopre, dati auditel alla mano, che tra le trasmissioni più seguite ci sono Annozero, Ballarò e Porta a porta. Intendiamoci, si tratta molto spesso di trasmissioni caratterizzate da urla, strepiti e azzuffamenti verbali piuttosto sgradevoli, tutta roba che non sfigurerebbe affatto al confronto di certe zuffe all'interno della casa, ma il tutto è controbilanciato dal fatto che molte cose che vengono raccontate non si leggono facilmente altrove - i motivi sono noti.

D'altra parte è probabilmente il forte seguito che hanno queste trasmissioni il motivo principale degli innumerevoli "imprevisti" strani che si sono verificati, in particolar modo quest'anno, al momento della partenza (ricordate, solo per citarne alcuni, la questione del contratto di Travaglio ad Annozero, della copertura legale di Report della Gabanelli, i problemi sempre di contratto per Fazio e il suo Chetempochefa?). Adesso è abbastanza chiaro il motivo. Queste trasmissioni sono nonostante tutto molto seguite, raccontano fatti che in genere sono sistematicamente censurati dal restante planetario dell'informazione allineata e quindi danno fastidio. E' stato lo stesso Cicchitto, se ricordate, all'indomani dell'aggressione a Berlusconi, a indicare espressamente Annozero come uno dei mandanti morali del clima di odio che avrebbe portato il Tartaglia all'insano gesto. Eh sì, perché da noi, per uno strano gioco di manipolazione di parole e di concetti, l'informazione è considerata semplicemente "terrorismo mediatico".

martedì 29 dicembre 2009

Celebrazioni per Craxi in arrivo









C'é un gran fermento, ultimamente, nel mondo della politica. Ci si avvicina infatti alle celebrazioni per il decennale della scomparsa di Bettino Craxi, e da più parti piovono iniziative per ricordare il noto statista scomparso da latitante esule in quel di Hammamet. Si propone di intitolare a lui strade, vie, piazze, giardini pubblici, mentre qualcuno, tipo il cognato Pillitteri, ex sindaco di Milano, vede il tutto come una salutare opera di riabilitazione storica.

Tutto legittimo, per carità, una riabilitazione storica dopo un certo numero di anni non si nega a nessuno. Peccato che le sentenze definitive restino comunque tali e non si possano "revisionare", ma pazienza, si tratta di dettagli - l'immagine in alto è un'idea di Di Pietro su come impostare i cartelli da mettere nelle vie eventualmente intitolate allo statista.

Vi lascio qui sotto il video pubblicato da Travaglio esattamente un anno fa, in occasione della ricorrenza per i nove anni dalla scomparsa. Buona visione.

Ryanair-Enac, è solo questione di regolamenti?

Non so quanti di voi stiano seguendo la vicenda, ma quello che sta accadendo tra uno dei principali vettori aerei privati che operano anche nel nostro paese e l'Enac forse ha implicazioni che vanno al di là delle semplici apparenze. Faccio un velocissimo riepilogo della vicenda.

Ryanair è una compagnia aerea privata irlandese. Ha sede a Dublino e fa parte delle cosiddette "low cost". Collega tutti gli stati europei e alcuni del nord Africa. L'Enac, invece, è l'ente italiano che si occupa dei regolamenti e della vigilanza nell'ambito dell'aviazione civile. Perché i due soggetti sono in contenzioso? E, soprattutto, perché Ryanair ha deciso di sospendere a oltranza tutti i voli nazionali a partire dal 23 gennaio? Il motivo principale (e ufficiale) è che l'Enac pretende che la compagnia aerea accetti al check-in, per i voli nazionali, qualsiasi documento di identità, mentre invece Ryanair accetta solo passaporto o carta d'identità (valida per l'espatrio). La diatriba è tutta qui. Almeno quella ufficiale. A svelare che forse, dietro, potrebbero nascondersi altre motivazioni, è stato sabato scorso il Corriere con questo articolo: Roma fa guerra alle compagnie low cost.

Le compagnie low cost, che anche durante queste festività stanno facendo volare milioni di persone con voli economici, sono di nuovo nell'occhio del ciclone. L'Enac - l'Ente nazionale per l'aviazione civile - punta il dito contro Ryanair ed Easyjet.
La prima, protagonista di un lungo contenzioso legale sui diritti di volo a Ciampino, viene richiamata dall'Enac - con varie ordinanze - a accettare più semplici «forme di identificazione per i passeggeri che viaggiano sulle rotte domestiche».

A questo si aggiunge - scrive sempre il Corriere - che sull'aereoporto di Ciampino il Dipartimento di Epidemiologia della regione Lazio ha chiesto di ridurre i movimenti aerei giornalieri dagli attuali 162 a un massimo di 60, ma dei suddetti voli 100 sono low-cost e 62 dell'aeroporto militare. Il motivo? Non si sa. E' certo solo che in questo modo Ryanair dovrà abbandonare quello scalo.

Ricapitoliamo: Ryanair è un operatore "low cost" che opera in regime di libera concorrenza e fa volare i passeggeri con notevole risparmio di soldi - utilizza internet per le prenotazioni e il check-in online - facendo perdere consistenti quote di mercato ad Alitalia. Forse, al di là della futile questione dei documenti di identificazione, si potrebbe fare due più due e arrivare a qualche conclusione, come quella ad esempio di Andrea Giuricin:

«L'Enac negli ultimi anni non si è comportato come regolatore indipendente» e la politica è sembrata «voler favorire un determinato vettore» cercando di «limitare la concorrenza» delle low cost. Fra gli esempi, l'economista dell'Ibl cita la chiusura di Ciampino e il piano degli aeroporti, «che serve a regolare in modo che le low cost abbiano maggiori difficoltà ad entrare nel mercato italiano».

Anche Daniele, sul suo blog, ha affrontato la questione. Ma lui, si sa, esagera sempre... :-)

Cinepanettone e cultura (e soldi pubblici)

Cosa sia quello che comunemente viene definito "cinepanettone" penso lo sappiate tutti. Si tratta in sostanza di quel genere di film in stile Boldi-De Sica (prima del loro divorzio artistico), nato nei primi anni '90, che ci ritroviamo nelle sale ogni santo anno in questo periodo e che ci allieta le feste natalizie e di capodanno a base di battute idiote, doppi sensi, tette, culi e situazioni sexy-ambigue in cui il pecoreccio regna sovrano. Non voglio essere ipocrita, e quindi non ho difficoltà ad ammettere che da giovane qualcuno me lo sono sorbito pure io - poi in genere si cresce -.

Quest'anno non poteva naturalmente essere diverso dagli altri. Ed ecco infatti Natale a Beverly Hills, un'opera cinematografica di alto livello che, snodandosi attraverso una trama avvincente e complessa, costruita in modo da evidenziare le peculiarità espressive e artistiche degli attori, ci racconta le rocambolesche vicende di un matrimonio ambientate appunto nella nota località californiana. Ma perché parlare di cinepanettone? - dirà qualcuno. Beh, in primo luogo c'entrano i soldi pubblici, cioè soldi miei e vostri, e in secondo luogo c'entrano i criteri con cui sono stati spesi per finanziare questo film.

Per farla breve, Natale a Beverly Hills pare abbia beneficiato di elevati finanziamenti, superiori a quelli che generalmente vengono concessi a questo genere di film, perché l'opera è stata valutata come "prodotto culturalmente interessante". Con quali criteri? Boh, non si sa di preciso. Qualcosa in proposito ha scritto La Stampa, ieri, in questo articolo. Vi riporto un estratto.

Le scelte della Commissione che decide sui contributi ai film italiani, istituita presso la Direzione Generale per il Cinema, sono frutto di lunghi confronti e attente disanime. La materia, però, è molto opinabile e, se succede che un film come «Natale a Beverly Hills» venga considerato «d’essai», vien da pensare che confronti e disanime dovrebbero essere ancora più lunghi. Oppure non dovrebbero esserci per niente. Sembra che il ministro Bondi, chiamato direttamente in causa per la storia del cinepanettone «d’essai», mediti di cambiare la legge facendo sì che i soldi vengano dati unicamente alle opere prime.

Mentre il ministro medita, vale la pena segnalare che assieme al cinepanettone di quest'anno hanno ricevuto il via libera a questo tipo di finanziamenti, forse un pelino più meritatamente, Mine Vaganti, la storia di un ragazzo omosessuale alle prese con le difficoltà di farsi accettare dalla famiglia e Genitori e figli: istruzioni per l'uso, incentrato sui delicati rapporti tra un'adolescente quattordicenne e la sua famiglia.

Altro aspetto piuttosto curioso della vicenda, è il fatto che le sale cinematografiche in cui vengono proiettati lungometraggi classificati come "film d'essai" hanno diritto a sgravi fiscali e monetari. Sgravi di cui, specie nel caso in questione, non si comprende la giustificazione visto che in genere i cinepanettoni sono sempre stati - ahimè - i più redditizi al botteghino (Natale a Beverly Hills ha già incassato oltre 10 milioni di euro). Insomma, il cinepanettone di quest'anno è un film d'essai, altamente culturale, non stupisce che la gente si ammassi disordinatamente alle casse per andarlo a vedere. Così come non stupisce che almeno per una volta i soldi pubblici siano ben spesi.

lunedì 28 dicembre 2009

Lì, dove la censura non passa



Servizi come questo sono forieri di mille spunti di riflessione: cosa si può fare oggi con un telefonino o una videocamera, il ruolo di internet nei paesi dove i media tradizionali vengono bloccati e oscurati, il giornalismo professionale classico sostituito dal giornalismo e dalla documentazione fatta dai cittadini in strada.

Ecco perché molti dei nostri tromboni, quelli che un giorno sì e l'altro pure parlano di regolamentare, schedare, limitare, imbollinare, controllare, non hanno la più pallida idea di cosa vanno farneticando.

Fluidificare il traffico attorno a Palazzo Grazioli

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

La notizia non è niente di che, intendiamoci; tutt'al più potrebbe interessare i romani e i turisti che erano soliti utilizzare quella particolare fermata del bus, che adesso dovranno scendere o salire a quella prima o a quella dopo.

Fatto sta, comunque, che l'Atac ha deciso di sopprimere la fermata del bus di fronte all'ingresso di Palazzo Grazioli, residenza romana del premier divenuta famosa per i numerosi vertici e riunioni di governo alcuni festini a base di allegre ragazze molto disponibili (vedi D'Addario) e barzellette. Scrive Repubblica:

Da lunedì mattina 28 dicembre sarà soppressa la fermata d'autobus che si trova nella centralissima via Plebiscito, proprio davanti a palazzo Grazioli, la residenza romana di Silvio Berlusconi. Lo rende noto l'Atac, l'azienda comunale che gestisce i trasporti pubblici a Roma, spiegando che "l'intervento ha l'obiettivo di fluidificare il traffico per ragioni di sicurezza, legate alla vicinanza della residenza del Presidente del Consiglio", a pochi metri di distanza da piazza Venezia.

Fa piacere che l'Atac abbia premurosamente adottato questa misura per tutelare maggiormente l'incolumità del premier. Speriamo che a questo si aggiunga anche una maggiore efficacia dei controlli su chi entra e chi esce dalla casa del premier. No, perché sembra che durante il periodo dei famosi festini non fosse poi così difficile entrare e uscire.

"Un via vai “libero”, se è vero, come hanno dichiarato anche in un interrogatorio nei locali della caserma di Bari le ragazze coinvolte nell’inchiesta, che “anche all’ingresso non c’è stato nessun controllo”. La prova sarebbe proprio il registratore di Patrizia D’Addario, la escort barese, rimasto acceso per larghi tratti. Una stranezza se pensiamo che la dimora del Premier è a tutti gli effetti considerabile residenza di Stato". (fonte)

"Ma le indagini dei magistrati baresi hanno svelato anche una circostanza ritenuta "molto preoccupante" dalle stesse fonti inquirenti: l'accesso a Palazzo Grazioli durante le feste del presidente del Consiglio era "incontrollato". Questa circostanza è stata fatta notare anche dai magistrati a Patrizia D'Addario, che ha risposto affermando di non aver subito, assieme alle sue amiche, alcun controllo all'ingresso". (fonte)

Ecco, diciamo che anche prima che l'Atac prendesse la meritoria iniziativa il traffico pare fosse comunque già piuttosto "fluido".


Aggiornamento 18,00.

Pare che i residenti interessati non l'abbiano presa molto bene.

Immediata la reazione dei romani dirottati sulle altre fermate del centro. "Per me è un guaio serio ora come faccio? - si lamenta Daniela, impiegata - mi tocca andare a largo Argentina, o di fronte ai carabinieri di piazza Venezia oppure addirittura a via del Corso".

Imbufaliti, i cittadini non risparmiano critiche nei confronti del premier, in nome del quale è stato preso il provvedimento. "Quel signore - dice Gianfranco, perito del tribunale, riferendosi al premier - pensa solo agli affari suoi". Un'altra cittadina chiede invece "che benefici per la sicurezza possa portare questa idea: se uno vuole fare un attentato lo fa anche senza autobus". Si lamenta anche il portinaio dello stabile al 107, Gianluca Rossi, preoccupato "per i circa 200 anziani che abitano qui". (fonte)

Qui analogo articolo del Corriere.

Divisi definitivamente tra odio e amore (e balle)

Nel mio post in cui accennavo all'aggressione al papa, l'avevo buttata lì così, come prima di due opzioni su cosa mi auguravo non succedesse all'indomani del fattaccio. Speravo, insomma, che non scappasse fuori il suonato di turno pronto ad addebitare il tutto al clima di odio imperante. Mi sbagliavo. Il presidente del Consiglio, infatti, a chi gli chiedeva quale fosse stata la sua reazione in merito a quanto successo a Ratzinger ha prontamente dichiarato: «Credo quella di tutti gli italiani: di preoccupazione e di incredulità. Ho pensato che davvero dobbiamo contrastare tutte queste fabbriche di menzogne, di estremismo e anche di odio».

Ecco qua. Ormai è fatta, ci siamo dentro tutti. L'Italia è divisa in modo netto e distinto tra chi odia e chi ama. Tra chi lavora in nome dell'odio e chi in nome dell'amore. Poco importa che in entrambi i casi di cronaca dell'ultimo periodo si sia trattato di squilibrati che hanno agito esclusivamente in preda alla loro follia, completamente sganciati da qualsiasi forma di organizzazione. Non vuol dire niente: si strumentalizza il tutto (papa compreso) e si diffonde l'idea che entrambi sono il frutto della campagna di odio orchestrata da... da chi? Boh, non si sa, e d'altra parte Berlusconi non lo dice. Lui si affida al potere evocativo delle immagini. Pensate ad esempio alle "fabbriche di odio e di menzogne"; cosa vi viene in mente? Lavorando un po' di fantasia si potrebbe quasi immaginare che ci siano dei posti oscuri e tetri in cui, clandestinamente, i fomentatori dell'odio lavorano incessantemente per produrre odio e menzogne in quantità industriale da riversare sulla popolazione - qualcosa tipo il complotto delle scie chimiche, per rendere un po' l'idea :-) -.

Ma queste sono balle e fantasia. Un po' più prosaicamente ci aveva pensato il buon Cicchitto, all'indomani dell'attentato a Berlusconi, ad indicare con chiarezza chi sono i responsabili del clima di odio imperante: Repubblica, Espresso, il Fatto e quel terrorista mediatico che risponde al nome di Marco Travaglio. Questi sono i colpevoli. Colpevoli di cosa? Di raccontare. Ecco che alcune cose appaiono improvvisamente molto più chiare. Il terrorista, lo spargitore di odio è semplicemente chiunque racconti le cose, sveli gli altarini, metta in piazza gli scheletri nell'armadio. Perché Repubblica, Il Fatto e Travaglio portano odio? Perché raccontano cose che danno fastidio. Questo, per Berlusconi e la sua orchestra, è l'odio.

Inculcare nella collettività l'idea che chi fa informazione sia un mascalzone è tra l'altro un'ingegnosa furbata. Perché? Semplicemente perché impedisce di approfondire, di entrare nel merito. Fateci caso: oltre a strillare ai 4 venti di odio e di terrorismo mediatico, avete mai sentito qualche trombettiere di palazzo entrare nel merito? Avete mai sentito qualcuno di questi dire: ok, alcuni giornali e alcuni giornalisti raccontano certe cose: vediamo se è vero e come possiamo, eventualmente, sbugiardarli? No, perché non possono. Berlusconi, se ricordate, la sera stessa in cui la Consulta bocciò il lodo Alfano disse: I processi che mi scaglieranno sul piatto sono autentiche farse: "io sottrarrò qualche ora alla cura della cosa pubblica per andare là e sbugiardarli tutti". E infatti, all'indomani, erano già in pista il legittimo impedimento, il lodo Alfano costituzionale, il processo breve e l'immunità parlamentare. E allora? Non esiste la questione dell'odio e dell'amore, è solo fumo negli occhi. Esiste semplicemente chi si allinea e chi no.

Berlusconi ha contribuito incessantemente a creare questa sorta di dicotomia fin dal primo giorno in cui è sceso in politica. Chi lo asseconda e la pensa come lui è bravo, è italiano, lavora nel nome dell'amore e della verità; chi la pensa diversamente è automaticamente un comunista, un anti-italiano, un istigatore all'odio, senza vie di mezzo. Berlusconi non concepisce l'idea che una persona "per bene" (qualunque cosa voglia dire) possa pensarla diversamente, è una cosa fuori da ogni logica. La sua logica.

(fonte immagine: voglioscendere.it)

domenica 27 dicembre 2009

Il partito dell'amore e il copyright

Francesco Bei, su Repubblica di oggi, fa notare che Berlusconi potrebbe avere qualche problema di copyright nel caso intendesse veramente mettere in campo un Partito dell'Amore.

Quello originale, quello di Moana Pozzi e Riccardo Schicchi, era nato nel clima di antipolitica un po' trash dei primi anni '90. Un partito "orizzontale più che trasversale", come dicevano i suoi creatori. Uno di questi, Mauro Biuzzi, è rimasto il custode della memoria di Moana e, dall'alto della presidenza del partito dell'Amore (quello vero), intima al Cavaliere di mettere giù le mani: "Il PdA lui non lo può fare, semplicemente perché il copyright ce l'ho io. E se qualcuno mi chiedesse di venderglielo, io non lo farei: sono un piccolo "resistente" della seconda Repubblica".

Allarmi terrorismo posticci

Per questa volta è andata bene: la prontezza di spirito dell'equipaggio e di alcuni passeggeri (e soprattutto la cilecca dell'esplosivo) ha evitato che a quest'ora si stesse qui a piangere chissà quanti morti. Mi riferisco al fallito attentato terroristico ad opera di Umar Faruk Abdulmutallab, 23 anni, nigeriano, rimasto ustionato nel tentativo di innescare l'esplosivo sull'aereo, che aveva intenzione di far esplodere il volo Amsterdam-Detroit poco prima dell'atterraggio.

A mio avviso sono almeno due gli elementi curiosi in tutta la vicenda. Il primo è che l'attentatore, per sua ammissione affiliato ad AlQaeda, è riuscito a passare i controlli aureoportuali all'imbarco nascondendo l'esplosivo nelle mutande. Scrive l'Ansa:

Il giovane incriminato aveva confessato agli inquirenti di avere trascorso un mese in un campo di addestramento di Al Qaida nello Yemen dove ha ricevuto dalla organizzazione terrorista un paio di mutande con due tasche segrete.

Nella prima era stato nascosto un pacchetto di plastica contenente circa 80 grammi di PETN (una sostanza simile alla nitroglicerina) e nell'altra una siringa con una sostanza chimica da usare come detonatore del potente esplosivo. Le due tasche erano state cucite nell'area dei testicoli per rendere improbabile una perquisizione manuale in tale aerea. Ma qualcosa non ha funzionato. Quando il nigeriano a bordo del volo diretto da Amsterdam a Detroit ha tentato di far esplodere l'ordigno, si sono sprigionate solo fiamme e fumo. L'attentatore è stato immediatamente bloccato da alcuni passeggeri e da alcuni membri dell'equipaggio che hanno anche rapidamente soffocato le fiamme usando coperte ed estintori.

Il secondo elemento è che, già nelle ore successive al fallito attentato, sono state attivate tutte una serie di restrizioni verso i voli per gli USA insieme ad un'intensificazione dei controlli in tutti gli aereoporti collegati. Misure importanti, certo, ma evidentemente tardive. In questo caso, dicevo, è andata bene, ma se l'attentato fosse andato in porto? Oltretutto, almeno a quanto risulta, il signore in questione non era uno sconosciuto, e nonostante questo non era inserito nella "no-fly list". Scrive il Corriere:

L’attentatore era su un elenco di possibili terroristi, come mai non è stato individuato alla partenza? Gli americani hanno sostenuto che non c’erano sufficienti informazioni per inserirlo nella “no fly list” che prevede un respingimento al momento del check in. Abdulmutallab era nel database Tide che contiene 500 mila nomi. Di questi meno di 4 mila finiscono nella “no fly list” e 14 mila sono soggetti ad un controllo supplementare obbligatorio al momento dell’imbarco.

Insomma, restrizioni e aumento dei controlli adesso va bene, ma forse, volendo essere un po' pignoli, non si poteva fare qualcosa prima?

La stagione dell'amore

I ripetuti e un po' nauseanti ultimi appelli del presidente del Consiglio, che sembra all'improvviso aver scoperto la forza dell'amore che vince sull'odio, mi hanno fatto venire in mente questa vecchia canzone di Franco Battiato. L'anno è il 1983, il disco si chiama "Orizzonti Perduti" e segue i precedenti "L'arca di Noé" (1982) e "La voce del padrone" (1981), album questo che rimane tuttora tra i più venduti della musica d'autore italiana (fu anche il primo long playing a superare il traguardo del milione di copie vendute).

Piccola curiosità: "Orizzonti perduti" è stato il primo disco di Battiato realizzato quasi interamente con l'uso dei sequencer.

Buona domenica.

sabato 26 dicembre 2009

Balle di Natale

ROMA - Una 'stangata' da circa 600 euro a famiglia. Sono gli aumenti, calcolati dalle associazioni dei consumatori Adusbef e Federconsumatori, in arrivo con l'anno nuovo. A partire da quella che le due associazioni definiscono in un comunicato "una ministangata governativa". "Non è vero - sostengono infatti Adusbef e Federconsumatori - che la Finanziaria appena approvata non abbia aumentato le tasse, come hanno affermato il ministro Tremonti e il presidente del Consiglio Berlusconi, perché ci sono circa 120 euro di nuovi balzelli che graveranno sulle spalle di ogni famiglia". (fonte)

Godiamoci questi ultimi giorni del 2009, va...

Terremoti e anniversari



Il 26 dicembre di 5 anni fa avveniva la tragedia dello tsunami nella penisola indonesiana, innescato da un terremoto di 9 gradi Richter, con epicentro al largo di Sumatra, che provocò la morte di 230.000 persone. Oggi, le celebrazioni per ricordare l'avvenimento sono state funestate da un altro terremoto, un po' più "tranquillo" ma sempre di una certa intensità.

Ponte sullo stretto, la prima pietra (bufala?)

La prima pietra c'è, il cantiere pure. Inizia così l'articolo de Il Giornale dell'altro ieri sull'inaugurazione del primo cantiere per la realizzazione del discusso ponte sullo Stretto di Messina, opera che una volta ultimata collegherà le città di Catania e Messina unendo di fatto la Sicilia al continente. Di questa opera faraonica si parla addirittura dall'epoca dei Romani, ma solo oggi sembra che si sia arrivati alla fase di realizzazione. Un'opera molto discussa, oltre che per i costi (circa 6300 miliardi di euro di cui 40% da capitale pubblico e 60% privato), anche per il contesto in cui si inserisce. In entrambi i versanti che il ponte dovrebbe unire, infatti, ci sono situazioni che non si possono certo definire ottimali: infrastrutture carenti, ferrovie fatiscenti, collegamenti stradali obsoleti, problemi di sismicità. Recentemente, ricorderete, lo stesso presidente Napolitano, subito dopo la tragedia dell'alluvione di Messina, aveva palesato tutta la sua perplessità circa la realizzazione di "opere faraoniche", laddove a causa del dissesto idro-geologico continuano a verificarsi tragedie con morti e feriti.

Secondo i sostenitori della importanza di quest'opera, invece, la realizzazione del ponte darà contestualmente il via al risanamento delle situazioni di precarietà infrastrutturale presenti in entrambi i versanti, e in più sarà un'occasione formidabile per il rilancio dell'economia nel mezzogiorno. Il problema è che queste sono previsioni, niente di più. Mentre invece dati precisi su cosa accade nei paesi dove opere simili sono già state realizzate ce ne sono parecchi.

Scrive Il Giornale:

Ieri, 23 dicembre data storica: è stato avviato il primo cantiere per la realizzazione della grande opera, la deviazione della linea ferroviaria tirrenica in corrispondenza di «Cannitello». Un atto propedeutico che servirà a risolvere le interferenze con il futuro cantiere della torre del ponte, dal lato Calabria, costerà 26 milioni di euro, e rappresenta la prima fase del progetto di spostamento a monte della linea ferroviaria Battipaglia-Reggio Calabria. Ma se da una parte c'è chi canta vittoria, per l'inizio del lavori ai quali avrebbe dovuto partecipare il premier Silvio Berlusconi, prima dei fatti di Milano, dall'altra non mancano gli oppositori.

In realtà, la famosa cerimonia della posa della prima pietra secondo molti è stato solo un bluff. Scriveva l'Ansa il 23 dicembre:

''Quello dell'inizio oggi dei lavori per il ponte sullo stretto di Messina e' un grande bluff e svela una grande bugia'', dice Ermete Realacci, deputato del Pd a Radio Radicale. ''E' un grande bluff - aggiunge - perche' non e' vero che iniziano oggi i lavori di realizzazione del ponte, si inizia solo a spostare un tratto di ferrovia che c'entra pochissimo con la realizzazione del ponte, perche' altrimenti non si potrebbe fare visto che non si possono avviare lavori di un'opera su cui non c'e' ancora il piano di fattibilita'''.

''E poi - prosegue Realacci - c'e' un'enorme bugia che comincia ad essere smascherata: Matteoli e il governo hanno sempre detto che i soldi per realizzare il ponte erano tutti privati. A tutt'oggi invece esistono solo risorse pubbliche, almeno 2 miliardi di euro, di risorse private non c'e' nemmeno l'ombra. Oggi l'ad di Fs Moretti, per rispondere alle critiche sullo stato delle ferrovie, dice che se avesse a disposizione i soldi che servono per il ponte avremmo delle ferrovie molto piu' belle. E' esattamente quello che pensiamo noi''.

In realtà, come scriveva il Sole24Ore appena l'altro ieri, le percentuali di capitale, misto pubblico e privato, che dovrebbero finanziare l'opera (nel frattempo il costo è già lievitato di 800 milioni rispetto ai 6,3 miliardi preventivati) corrispondono sostanzialmente alle percentuali evidenziate prima. Il problema vero è che in entrambi i casi la disponibilità di questi capitali non è immediata e dipende da molti fattori e molte incognite. Scrive sempre il Sole24Ore nell'articolo che linkavo prima:

Il piano finanziario è ancora «atto riservato», nonostante l'approvazione del commissario e la presa d'atto del ministero delle Infrastrutture e del Cipe. La copertura finanziaria è ripartita su due voci pubbliche per un totale di 2.500 milioni e su un «residuo in project financing» che dai documenti del governo ammonterebbe a 3.295 milioni (al netto degli oneri finanziari). La quota pubblica sarebbe quindi del 43% contro il 57% di quella privata. Se consideriamo anche il costo degli oneri finanziari la quota pubblica scende al 39,4% contro il 60,6% di quella in project financing. Nella sostanza viene rispettato il rapporto 40-60 caratteristico del primo piano finanziario del 2003. L'andamento dei mercati finanziari e le vicende controverse del Ponte rischiano di rendere però più difficile il reperimento di risorse private, anche perché vanno aggiornate le stime del traffico di veicoli che dovrebbe dare il cash flow dell'opera (insieme al contributo fisso pagato da Rfi).

Anche la quota pubblica, d'altra parte, non è ancora nella cassaforte di Pietro Ciucci [amministratore delegato della società "Stretto di Messina", ndr], che pure ha avuto rassicurazioni sul punto. Questi 2.500 milioni si dividono in 1.200 milioni da aumento di capitale riservato agli attuali azionisti pubblici (Anas, Fs, le due regioni) e 1.300 da contributo a carico del fondo infrastrutture, previsto dal decreto legge 78/2009 e finanziato con il Fas. Di questa ultima quota la Stretto di Messina ha incassato per ora una prima quota da 12,676 milioni, deliberata dal Cipe il 6 novembre. L'importo residuo è stato assegnato «programmaticamente» in quote annuali spalmate nel corso del piano finanziario, in corrispondenza degli investimenti sostenuti. Un'assegnazione «programmatica» che si tradurrà in realtà «compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica e con le assegnazioni già disposte».

Insomma, la certezza sulla reale disponibiltà di questi capitali si avrà solo a opera già avviata, con tutti i rischi che questo comporta.

Per adesso mi fermo qui. L'argomento comunque mi intriga abbastanza, ci tornerò sopra ancora in futuro.

venerdì 25 dicembre 2009

Tocca al Papa



Pare che la messa di Natale, stanotte, in Vaticano, sia stata piuttosto movimentata. Adesso spero solo due cose: (a) che nessuno tiri fuori di nuovo la pappardella su clima di odio e simili; (b) che i complottisti da sbarco se ne stiano buoni.

Un'esplosione d'amore


Lo so, qualcuno penserà: anche a Natale? Lo confesso, volevo riposarmi oggi, non scrivere niente, ma come si fa? Per chi ci crede oggi è il giorno simbolo dell'amore, e come potevo quindi evitare di parlare dell'esplosione di amore che avvolge l'Italia tutta da alcuni giorni? C'è un nuovo clima, ha detto ieri Berlusconi. Un clima di pace e di concordia ritrovata di cui occorre ringraziare un'unica persona: Massimo Tartaglia. Lo so, sembra quasi incredibile, ma dal giorno in cui si è verificato il lancio del duomo volante tutto è cambiato. Non in peggio, ma in meglio (per il cavaliere). Il povero Silvio veniva da una situazione disastrosa: rottura con Fini, rottura con la Chiesa, rottura con l'opposizione, rottura con Napolitano, gradimento in caduta libera; il tutto suggellato dalla manifestazione di quella incredibile domenica, dove, raccolti in un angolo della piazza sul retro del duomo di Milano, poche persone sventolavano svogliatamente gli stendardi del Pdl.

Poi, all'improvviso, la salvezza. La sinistra, nascosta sotto le mentite spoglie di uno squilibrato, faceva quello che ha sempre fatto con una costanza ai limiti dell'incredibile negli ultimi 15 anni: ha risolto i problemi del cavaliere. Dopo l'insano e deprecabile gesto del Tartaglia, infatti, ogni cosa, tassello dopo tassello, è andata al suo posto. I sondaggi di nuovo in impennata, pace con Fini, Bersani amorevolmente al capezzale, telefonata affettuosa con Napolitano e lettera, ovviamente profumata d'amore, al Papa, con la quale rivendicare che "sono i valori cristiani che ispirano l'azione di governo" - guai a voi se ridete! -. E poi dicono che il Tartaglia ce l'aveva col cavaliere...

D'altra parte, che dopo il bruttissimo episodio qualcosa sia cambiato, che ci sia più amore, è lo stesso cavaliere ad averlo appunto dichiarato.

«Dopo quanto accaduto in Piazza del Duomo il clima politico sembra cambiato, e cambiato in meglio: si è certamente rasserenato e la stragrande maggioranza degli italiani si è iscritta a quello che qualcuno ha chiamato ironicamente partito dell'amore»

In questo clima sembra quasi un gioco portare avanti quanto promesso (a se stesso): l'immunità perpetua nel nome dell'amore e con la benedizione di D'Alema, il quale ha detto, giusto un paio di giorni fa al Corriere: “Se per evitare il processo di Berlusconi devono liberare centinaia di imputati di gravi reati è quasi meglio che facciano una leggina ad personam per limitare il danno all’ordinamento e alla sicurezza del cittadini”. Non preoccupatevi, avete letto bene, sono parole di D'Alema. Le leggi ad personam, che una volta era viste come la peste nera dalla sinistra, adesso sono una benedizione, e per la prossima che salverà il cavaliere dai processi qualcuno ha già trovato il nome: lodo D'Alema.

Potenza dell'amore.

giovedì 24 dicembre 2009

Il regalo di Natale di Obama



Forse non è esattamente quello che voleva Obama. Ci sono limiti, deroghe, compromessi come quello della probabile esclusione dall'assicurazione delle spese per abortire. Ma la riforma, pur suscettibile di ulteriori modifiche nel rush finale, è praticamente cosa fatta. 31 milioni di americani, che finora ne erano scoperti, avranno garantita l'assistenza medica.

Queste sono le cose per cui va celebrato il nuovo corso intrapreso dal presidente nero - che finalmente comincia a mantenere qualcosa di quanto promesso -, non le sciocchezze su un premio Nobel per la pace che - diciamolo - non sta né in cielo né in terra. Ciò che lascia un po' di amaro in bocca è che mentre negli Stati Uniti si sta compiendo una riforma che può essere paragonata all'istituzione della Social Security, voluta da Roosevelt nel '35, da noi, per ora, non si riesce ad andare oltre il processo breve.

Buon Natale

Io penso che, in fondo in fondo, un amico, un parente o magari un vicino di casa un po' "suonato" ce l'abbiamo tutti. Ovviamente intendo "suonato" nella accezione più simpatica del termine. Uso quindi questo video, creato dal mio vicino di casa, Roberto, per augurare a tutti buon Natale e buone feste (in questo caso in stile "peace & love" ^_^).

Non sono i soliti auguri

No, non è il tradizionale post degli auguri - quello verrà dopo -. Si tratta solo di una segnalazione. Il titolo che vedete qui sopra non è nient'altro che l'oggetto di un paio di e-mail che mi sono piovute tra ieri e oggi nella webmail. E' quindi abbastanza probabile che anche alcuni tra i miei lettori le abbiano ricevute.


Il testo è molto breve e molto "invitante", e recita:

Quest'anno auguri diversi:
http://www.cartoline-natale.com/start.html

Cliccando sul link, si viene reindirizzati al relativo sito, che si presenta così:


Cliccando sul tasto "play" ecco che compare il seguente messaggio, che chiede di scaricare un plugin per poter visualizzare correttamente il video di auguri.


Il plugin (truffaldino) è un eseguibile windows (plugin.exe), che ho provveduto a scaricare e salvare sul desktop in quanto, usando Linux, è per me praticamente inoffensivo. Una veloce analisi con un antivirus online - ho usato virustotal - ed ecco il risultato:


Insomma, come tutti gli anni in questo periodo, l'accoppiata auguri/malware non poteva mancare. Occhi aperti.

Il Giornale ci illumina sul nucleare

Il governo sta spingendo molto sul nucleare, è noto. Siccome quelli che non vedono di buon occhio il ritorno a questa forma di produzione di energia sono parecchi, ecco che anche Il Giornale si fionda a perorare la causa. E lo ha fatto mirabilmente ieri, con un ottimo articolo a firma Franco Battaglia dal titolo emblematico: "I rischi delle scorie nucleari? Tutte bufale". Voi sapete che il tasto su cui battono di più i detrattori del nucleare è proprio il problema delle scorie. Vediamo cosa scrive Il Giornale.

Quando nacque il movimento antinucleare, negli anni Settanta del secolo scorso, gli attivisti strillavano che una eventuale esplosione in un reattore nucleare avrebbe causato 100.000 morti immediati. Quando, alla fine, l'esplosione ci fu (a Chernobyl) i morti furono 3. E furono 3 perché quella di Chernobyl non fu un’esplosione nucleare, né poteva esserlo: per ragioni tecniche che spiegherò un’altra volta, un'esplosione nucleare in un reattore nucleare è impossibile.

Ora, spero di non dire troppe castronerie - non sono un esperto di fisica -, ma mi pare che il Battaglia faccia (volutamente?) un po' di confusione. Innanzitutto nessuno, tantomeno gli attivisti degli anni '70, ha mai parlato di "esplosione nucleare", e non c'è bisogno che ci spieghi lui perché. Non mi pare infatti che esista una "esplosione nucleare", ma semmai, eventualmente, una esplosione del reattore. Basta vedere l'elenco di tutti gli incidenti a centrali nucleari dal '57 ad oggi: si è trattato sostanzialmente di fuoriuscita incontrollata di materiale radioattivo. Chi ha mai parlato di esplosione? Solo nel caso di Chernobyl ci fu realmente un'esplosione (non nucleare), e fu provocata dalla fusione del combustibile con il conseguente scoperchiamento del reattore e la fuga in aria di combustibile polverizzato, scorie e materiali radioattivi. E non ci furono, come dice sempre l'articolista, 3 morti, ma almeno 65, più l'infinita serie di patologie connesse i cui effetti si protraggono sulla popolazione ancora oggi. Ma per lui sono solo 3: un modo come un altro per indorare la pillola del nucleare.

Poi, come da titolo, comincia il corposo pistolotto sulla non pericolosità delle scorie nucleari. Non faccio il copia e incolla integrale - sarebbe troppo lungo -, avete il link sopra lo potete leggere da soli. Segno solo alcune cose.

I disinformatori in servizio permanente effettivo cambiarono mantra: quello delle scorie - stanno ripetendo, come un disco rotto - è un problema irrisolto. Lo hanno ripetuto talmente tante di quelle volte che è diventata una verità data, urbi et orbi, per assodata. Ma è una delle tante leggende metropolitane, perché l’allocazione sicura dei rifiuti radioattivi è invece un problema di ingegneria semplicissimo e facilmente risolvibile.

Beh, la cosa è rincuorante. Andiamo avanti.

Innanzitutto, senza sapere né leggere né scrivere, basta guardare i fatti. Avete mai visto qualche cittadino francese o giapponese additare il problema da cui la Francia o il Giappone - che pure hanno quasi 60 reattori nucleari ciascuno - dovrebbero essere assillati, nel caso fosse, quello delle cosiddette scorie, come un problema veramente irrisolto?

Forse i cittadini francesi non sono assillati dal problema delle scorie perché magari non sanno cosa sta succedendo. Ne sa qualcosa ad esempio l'inchiesta di Libération che risale a metà ottobre scorso. Se non c'è nessun problema perché è scoppiato lo scandalo dell'EDF, l'azienda nucleare francese scoperta a trasportare illegalmente scorie radioattive in Siberia? Se non c'era nessun problema se le potevano tenere in qualche deposito di stoccaggio sul territorio. Ecco cosa scriveva in proposito internazionale.it:

Un recente documentario girato dalla tv Arté insieme a un giornalista di Libération mette in luce che uno dei grossi problemi del nucleare rimane lo smaltimento delle scorie. La Francia avrebbe stoccato il 13 per cento dei rifiuti radioattivi che provengono dalla sua filiera nucleare in un remoto villaggio della Siberia, chiuso alla stampa.

Secondo questa inchiesta, dal 1990 sono stati trasportati in questo parcheggio nucleare a cielo aperto 108 tonnellate di uranio provenienti dalle centrali francesi.

“Come e perché le scorie francesi sono arrivate in Siberia?”, chiede Libé. I container vengono imbarcati a Le Havre fino a San Pietroburgo, poi sono caricati a bordo di un treno che li porta fino al complesso atomico di Tomsk-7, in Siberia. In questo impianto l’uranio viene sottoposto a un processo di arricchimento, il 10 per cento dell’uranio trattato viene rispedito in Francia e reintrodotto nel processo di produzione di energia. Il resto, il 90 per cento del materiale che arriva in Siberia, non è riutilizzabile, diventa di proprietà dell’impresa russa Tenex e rimane stoccato a cielo aperto.

Beh, insomma, non mi pare che questa inchiesta sia il sintomo che con le scorie non c'è alcun problema. Ma andiamo avanti.

Esso, però [l'Uranio-238, ndr], sia chiaro, non è rifiuto prodotto dalla centrale, ma è presente in natura, e dalla natura è stato prelevato per essere poi utilizzato. E non è neanche rifiuto in sé, perché, pur non essendo fissile, l'U-238 è però fertile, cioè è ottimo combustibile per i reattori cosiddetti «veloci», come lo sono alcuni reattori della ventura IV generazione.

Certo, peccato che i reattori che ha in programma di costruire il governo siano quelli obsoleti di III generazione, non quelli di IV, attualmente solo in fase di studio. Ma fa niente...

Un'altra scemenza che viene detta e a pappagallo ripetuta è che le scorie radioattive sarebbero pericolose per migliaia di anni. Chi la dice non capisce che è, questo, un pregio e non un difetto dei rifiuti radioattivi: la pericolosità dei rifiuti radioattivi diminuisce nel tempo, fino ad esaurirsi del tutto; al contrario di ciò che accade per i (mille volte più voluminosi) rifiuti tossici altamente pericolosi che già produciamo, la cui pericolosità è, invece, per sempre.

Quindi non sono pericolose per migliaia di anni?

Dato che le scorie radioattive, al contrario dei rifiuti convenzionali, decadono nel tempo, si osserva che i prodotti di fissione sono pericolosi per circa 300 anni, gli attinidi minori per circa 10.000, il plutonio per circa 250.000. (fonte)

Proseguiamo.

L'allocazione sicura dei rifiuti radioattivi, lungi dall'essere un problema irrisolto, è invece, dicevo, un problema di ingegneria semplicissimo e facilmente risolvibile. Ma esso diventa un problema risolto a una sola condizione: che si individui il sito per un deposito, anche solo di superficie, di questi rifiuti, e si metta in cantiere la sua rapida realizzazione.

Visto che l'allocazione sicura dei rifiuti radioattivi è un problema di ingegneria semplicissimo, il Battaglia potrebbe spiegarci come mai "al 2003 tuttavia non esisteva al mondo alcun deposito geologico definitivo in esercizio" (fonte), e come mai pure gli americani abbiano dovuto rinunciare al progetto Yucca Mountain, il sito più sicuro del mondo, a 160 km da las Vegas, in pieno deserto del Nevada, abbandonato - con relativo scandalo al seguito - per infiltrazioni di acqua. Non si sa (anzi, si sa eccome). Ma ecco la perla finale.

...un deposito di rifiuti radioattivi non è, come irresponsabilmente strillano gli ambientalisti, una discarica radioattiva, ma è un centro di radioprotezione a tecnologia avanzata, e gli abitanti vicini a esso - oltre a godere dei benefici per la presenza di tal centro e per gli inevitabili compensi da chi vi alloca i propri rifiuti radioattivi - potranno vantarsi di essere, senza alcun dubbio, i cittadini meglio radioprotetti del Paese.

Ok, a questo punto sono convinto anch'io: il nucleare, almeno nella versione proposta dal governo, è una fregata.

mercoledì 23 dicembre 2009

Il Natale è alle porte

Biscotti al petrolio, marron glace agli scarafaggi, panettoni scaduti dal 2006 ma pronti a essere messi in commercio con nuove etichette. Sono oltre 50 tonnellate i dolci natalizi, panettoni, biscotti e torroni, sequestrati nel corso dei controlli disposti in tutta Italia dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute di Roma.

Il Natale sta arrivando. Buon appetito!

Prosciolto Giuliani

All'epoca del terremoto in Abruzzo, 6 aprile di quest'anno, una delle vicende collegate che fece più rumore fu quella di Giampaolo Giuliani, il tecnico che aveva approfondito le già esistenti ricerche sulla correlazione tra emissione di radon dalla crosta terrestre e terremoti. La sua vicenda fece molto discutere - ne parlai anch'io qui - perché una settimana prima del sisma aveva dato l'allarme, inascoltato, sulla fortissima probabilità che nella zona di Sulmona si potesse verificare un terremoto di grosse proporzioni.

Giuliani fu denunciato alla procura de L'Aquila per procurato allarme, e si beccò pure i rimbrotti poco amichevoli del capo della Protezione Civile Bertolaso («quegli imbecilli che si divertono a diffondere notizie false»). Ora, si potrebbe discutere a lungo, come del resto è stato fatto, dell'utilità o meno di poter prevedere, pur con una certa precisione, un terremoto. Fatto sta, comunque, che oggi Giampalo Giuliani è stato definitivamente prosciolto dall'accusa di procurato allarme. Spiega il suo legale:

«Il Gip ha rilevato che tra l'accumulo di gas radon e la verificazione di eventi sismici oggetto delle indagini scientifiche condotte da Giuliani, ritenuta generalmente attendibile dalla comunità scientifica, impedisca di considerare "inesistente" il pericolo di terremoto, come richiesto dalla norma incriminatrice».

Ulteriori approfondimenti sulla vicenda li trovate qui, sul blog di Claudio Messora.

Tremonti: niente nuove tasse

Il ministro Tremonti, alla conferenza stampa di fine anno, ha detto qualcosina ai giornalisti sulla manovra finanziaria appena approvata definitivamente dal Senato. Tra le altre cose: «L'ultima Finanziaria», vale «9 miliardi di euro: se poi sia light o non light, comunque si parla dell'1% del bilancio. Di questi, 4-5 miliardi sono di spostamenti da un fondo all'altro e per quindi metà della manovra. Soprattutto non ci sono tasse, mi sembra una cosa che forse avrei dovuto dire poco fa per i telegiornali».

Bello, non ci sono nuove tasse insomma. Anche perché, dopo che da gennaio prossimo le pensioni saranno ridotte del 4% circa, dopo che dal prossimo anno il canone Rai (che è una tassa) aumenterà fino a 109 € e dopo che circa 3 miliardi della suddetta manovra saranno rubati "prelevati" dal tfr dei lavoratori parcheggiato all'Inps, se arrivavano anche nuove tasse eravamo a posto.

Meglio lasciarli stare i telegiornali, va...

Internet è una materia delicata

Lo ha detto ieri il ministro Maroni al termine dell'incontro, tenuto al Viminale, con i rappresentanti dei provider e gestori dei social network. "Il governo sembra dunque intenzionato a rivedere la decisione di intervenire per legge su una materia che, come ha detto lo stesso Maroni, è molto delicata perché va a incidere sulla libertà di espressione dei cittadini". Beh, fa piacere che il ministro se ne sia reso conto, seppur in maniera tardiva. Qualcuno è già da tempo che fa presente questa cosa, che cioè occorre distinguere, come fanno già in America e in molti altri paesi, tra libertà di espressione (che comprende pure libertà di esprimere idiozie) e reale pericolo di istigazione alla violenza o a commettere reati.

Insomma, il confine è sottile e il legislatore dovrebbe avere almeno l'accortezza di rifletterci su, di ponderare bene ogni decisione in questo senso, evitando di legiferare di corsa sull'onda emozionale degli avvenimenti. E, pare (il dubbio è sempre meglio mantenerlo), che si stia andando in questa direzione. Il ministro dell'Interno ha infatti annunciato, contrariamente agli allarmi e alle dichiarazioni della prima ora, di voler agire in maniera soft. Cosa vuol dire? Beh, sostanzialmente pare che ci si indirizzi verso la redazione di una sorta di codice di autoregolamentazione (?) tra tutti i soggetti coinvolti. Niente aggravamento delle pene sull'istigazione alla violenza, quindi, né inasprimento delle stesse in virtù del fattore internet. Prendiamo atto e attendiamo gli sviluppi, ovviamente con gli occhi aperti.

Ricordando che tutto questo affannarsi legislativo in senso restrittivo è nato in seguito alle reazioni sul web dell'attentato a Berlusconi, vale la pena segnalare che quest'ultimo ha annunciato di aver perdonato il suo aggressore. Ieri, insomma, è stata la giornata delle distensioni: prima la telefonata cordiale a Napolitano per lo scambio degli auguri natalizi, e poi, in serata, l'annuncio del perdono a Tartaglia. Questi avvenimenti rispondono naturalmente a un preciso calcolo politico a una naturale forma di coerenza. D'altra parte chi si è appena proclamato leader del partito dell'amore non poteva agire diversamente.

Naturalmente alcune perplessità rimangono. Sentire ad esempio un Berlusconi che in merito al perdono a Tartaglia dichiara che "non si può far passare il messaggio che si può aggredire il presidente del Consiglio, che resta una istituzione da difendere" fa un certo effetto, visto che negli ultimi 15 anni lui praticamente non ha fatto altro che attaccarle (Consulta, Quirinale, Parlamento, stampa libera, organi di garanzia vari, ecc...). Ma queste sono cose passate. Adesso c'è il partito dell'amore, siamo sotto Natale, siamo tutti più buoni e ciò che è stato è stato.

martedì 22 dicembre 2009

Per i nostri affezionati lettori


Secondo voi, la maggioranza di chi questa mattina ha acquistato Il Giornale ha pensato: "Ma si può fare un accostamento più cretino?", oppure ha pensato: "Alè, prendete su questo, ignoranti ambientalisti!"?

In ogni caso mi pare evidente che la campagna che mira ad allargare il più possibile il sonno sociale e della ragione non si fermi neppure sotto le feste.

Ma a cosa dobbiamo resistere?

Crediamo di essere così diversi? Comunisti e cosiddetti berluschini, fascisti e anarchici, cristiani e musulmani... non siamo forse tutti quanti il prodotto delle nostre convinzioni? E le nostre convinzioni non si formano e si rafforzano forse nell'appartenenza a un manipolo di persone, unite dalla certezza di stare resistendo a qualcosa? Tutti, indistintamente, vogliamo sicurezza per noi e per le persone che amiamo. Tutti abbiamo bisogno di una casa e di cibo. Tutti crediamo in qualcosa di superiore, che sia il Dio degli ebrei, quello di Maometto, la filosofia di Nietzsche o l'idolatria per le regole del creato che chiamiamo scienza. Dunque, cosa ci differenzia?

Claudio Messora riflette sui ripetuti inviti a resistere che ultimamente arrivano da più parti.

I soldati a Milano?



Dunque, pare che Milano, e in generale tutto il nord Italia, sia nel caos: scuole, aereoporti, ferrovie, pesseggeri ostaggi nelle stazioni. L'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato ha addirittura invitato i viaggiatori a portarsi coperte e panini. Il ministro della Difesa ha autorizzato l'invio dell'esercito.

Tutto questo in Italia, nel 2009, per 30 cm di neve.

Se l'aggravante è il futuro

E’, innanzitutto, sin troppo semplice rilevare come per effetto del disegno di legge Lauro chi domani istigasse qualcuno a tagliare i capelli forzatamente ad altra persona a mezzo internet rischierebbe una pena più elevata di chi istigasse un’intera nazione, magari in tv, a porre in essere genocidi o altri crimini contro l’umanità.

Avevo accennato velocemente, ieri, al disegno di legge del senatore Raffaele Lauro. Adesso la notizia è di dominio pubblico e ne stanno parlando in rete un po' tutti. Il motivo è molto semplice: così com'è, senza qualche modifica, è un altro dei famosi non sense giuridici a cui i nostri fervidi legislatori ci hanno da tempo abituato quando si tratta di legiferare in materia di internet. L'osservazione che ho citato sopra, ad esempio, è di Guido Scorza, avvocato esperto di diritti digitali. Ma anche Punto Informatico, oggi, esamina la questione in questo pregevole articolo di Fulvio Sarzana di cui vi riporto un paio di estratti.

Quindi si introduce una norma speciale di istigazione a commettere reati nei confronti di una persona determinata. Ma visto che esiste nel nostro codice penale già una norma che prevede l'istigazione a commettere un reato, ovvero l'art 414 del codice penale, chiamato appunto "istigazione a delinquere" e che prevede pene da uno a cinque anni, a cosa serve allora il DDL Lauro?

Serve ad aumentare in maniera considerevole le pene previste per le condotte istigative ed apologetiche (dagli 1 ai 5 anni secondo quanto previsto dall'art 414 del codice penale si passa a pene dai 3 ai 12 anni) con la possibilità dell'aumento di pena relativa all'aggravante delle comunicazioni telematiche o informatiche. Per fare un raffronto, chi commette un omicidio colposo è punito dal nostro ordinamento con sanzioni da sei mesi a cinque anni. Se per esempio un lavoratore muore a causa della mancanza di norme antinfortunistiche sul lavoro il datore di lavoro rischia fino a 7 anni. Ed inoltre in tema di pedofilia chiunque, anche per via telematica, distribuisce, divulga, diffonde o pubblicizza il materiale pornografico di cui al primo comma, ovvero distribuisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all'adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori degli anni diciotto, è punito con la reclusione da uno a cinque anni. In tema di violenza sessuale chi poi con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. Chi istiga invece sul social network rischierebbe invece, se il DDL Lauro venisse approvato, oltre i dodici anni in virtù dell'aggravante delle comunicazioni telematiche o informatiche.

Come scrive Scorza, al momento pare che il ddl non sia ancora stato presentato in Senato. Vedremo. Comunque sia, sembra abbastanza evidente che ci troviamo di fronte all'ennesima legge perfettamente inutile (come abbiamo visto le regole in materia di istigazione a delinquere ci sono già), concepita sull'onda emozionale degli avvenimenti recenti accaduti al presidente del Consiglio, come d'altra parte ammette lo stesso estensore:

"L'aggressione al Presidente Berlusconi ha evidenziato la necessita' di intervenire sul diffuso fenomeno, caratterizzato da forme di esortazione alla violenza e all'aggressione, mediante discorsi, scritti ed interventi, che, in virtu' delle moderne tecnologie informatiche, riescono oggi ad acquisire una rilevanza mediatica particolarmente significativa".

Vedremo come va a finire. Siamo sopravvissuti ai vari D'Alia, Barbareschi, Carlucci e compagnia bella. Sopravviveremo anche a questo.

Tirare i discorsi sempre dalla propria parte

Sono affascinanti le meccaniche dell'informazione. Eppure l'informazione non dovrebbe averne, non dovrebbe essere un qualcosa suscettibile di particolari "movimenti" che facciano comodo a precise parti politiche. Voglio dire, l'informazione è una, è un fatto, una dichiarazione, un evento. Non un evento "però" o un evento "ma", è un evento e basta. Perché questo preambolo? Ieri pomeriggio il presidente Napolitano ha fatto un discorso; ha riunito attorno a sé le più alte cariche dello stato e ha detto alla loro presenza alcune cose - nel merito ci torno sopra dopo -.

Come è abitudine (le famose "meccaniche" di cui parlavo prima), i giornali han riportato questo discorso. In che modo? Ecco qui di seguito le schermate coi titoli di ieri sera del principale organo di informazione dell'opposizione e di maggioranza: Unità e Giornale.




Voi direte: ma cos'ha detto insomma Napolitano? Semplice: ha detto entrambe le cose, solo che i giornali hanno messo in bella evidenza solo quello che interessava la loro parte politica. Voi sapete che generalmente l'utente tende principalmente a soffermarsi sul titolo, evitando di leggersi l'articolo intero. Quindi, chi è passato dall'home page del Giornale ha creduto che Napolitano abbia espresso solo la sua solidarietà al premier vittima dell'attentato, cosa che effettivamente ha fatto, e chi è passato dall'home page dell'Unità ha creduto che se la sia presa solo coll'eccessivo ricorso del governo alla decretazione d'urgenza e alla fiducia - cosa che, almeno finora, ha comunque effettivamente fatto -, svilendo in questo modo il ruolo democratico proprio del Parlamento.

Insomma, Napolitano (discorso integrale qui) ha detto entrambe le cose, e anche altre, ma questo è quello che passa il convento. (ah, dimenticavo, per la cronaca ha detto pure che qualcuno la deve smettere di vedere complotti ai suoi danni a destra e a manca).

lunedì 21 dicembre 2009

Usare internet è un'aggravante

Il senatore Raffaele Lauro, Pdl, ha presentato un progetto di legge sull'istigazione alla violenza e l'apologia di reato.

Chi istiga a commettere delitti contro la vita e l'incolumità delle persone o ne fa apologia, sarà punito con la reclusione da tre a dodici anni. Se il fatto è commesso avvalendosi di comunicazione telefonica o telematica (internet e social network), la pena è aumentata.

Gilioli si augura, qualora questa cosa diventi legge, che valga per tutti.

Prefetti che vanno, prefetti che vengono

Il prefetto è il rappresentante del governo nelle province. La sua rimozione e l'avvicendamento con altri è competenza del ministro dell'Interno, in questo caso Maroni. Nel recente periodo due di queste importanti figure istituzionali sono state rimosse e sostituite con altre più "adatte". Ma cos'hanno combinato di così grave i due prefetti per meritare di essere allontanati?

Il dott. Michele Lepri Gallerano, (ex) prefetto di Venezia, ha la gravissima colpa "di non essere riuscito a impedire il trasloco della comunità dei sinti di via Vallenari nel nuovo villaggio" (qui c'è un'interessante dichiarazione di Cacciari in proposito); il secondo, dott. Bruno Frattasi, (ex) prefetto di Latina, è invece quello che aveva sollevato un caso nazionale chiedendo lo scioglimento del comune di Fondi per infiltrazioni mafiose, anche se in questo secondo caso il prefetto stesso ha cercato di smorzare subito le polemiche.

Cose che apparentemente non hanno alcun legame

Ristretti Orizzonti ha reso noto che Marco Toriello, 45 anni, tossicodipendente, gravemente ammalato, venerdì scorso si è ucciso impiccandosi nella sua cella del carcere di Salerno. Si tratta del sessantanovesimo recluso che si toglie la vita dall’inizio dell’anno. Viene così eguagliato il ‘record’ del 2001: il numero più alto di detenuti suicidi nella storia della Repubblica. Il totale dei detenuti morti nel 2009 sale così a 171. (fonte)

* * *

Il 23 dicembre inizieranno i lavori del ponte sullo Stretto di Messina. Ad annunciare che i tempi di avvio per la realizzazione dell'opera saranno confermati e' il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, nel corso della conferenza stampa che si tiene a Palazzo Chigi. (fonte)

L'influenza che non c'è più

Come mai non si parla più della famosa influenza? Qualcuno ci ha fatto caso? A sentire giornali e tiggì pareva che fosse imminente uno delle più grandi e terribili pandemie della storia. Chissà, forse l'allarme era esagerato. E i vaccini?

Ad oggi, dato che secondo quanto dice l’Oms, il picco dovrebbe essere stato superato, le persone che risultano vaccinate sono poco più 689.000. In pratica è stata usata una dose ogni 70. Se a questo ci aggiungiamo alcuni scandali come quello denunciato dalle Iene, con decine di scatoloni stipati e trasportati in condizioni non di sicurezza, si capisce lo spreco immenso di risorse a cui stiamo assistendo.
L’Italia non è l’unica nazione che deve fare i conti con un vaccino che nessuno vuol fare. Addirittura pare che in Germania, dove soltanto il 5% della popolazione si è vaccinata, sembra che il Ministero della Salute stia contrattando con alcuni Paesi dell’Est, in special modo l’Ucraina, per rivendere milioni di dosi inutilizzate, in modo almeno di recuperare un po’ di quei soldi letteralmente “gettati dalla finestra”.
Secondo i dati del Ministero del Welfare, solo il 14% degli operatori sanitari si è vaccinato. Ad essi sono seguite solo l’11% delle donne incinte e pochi malati cronici. Tant’è che, con oltre un mese di anticipo, il Ministro Sacconi ha firmato l’ordine di estendere il vaccino a tutti, quindi anche alle persone non malate, agli anziani e a tutti coloro che avrebbero dovuto aspettare la fine di gennaio, se non addirittura febbraio, per potersi vaccinare. (fonte)

Ah, dimenticavo. Lo stato italiano per acquistare 48 milioni di dosi di vaccino, per la gran parte inutilizzate, avrebbe speso secondo alcune indiscrezioni circa 200 milioni di euro. Forse è il caso di ripensare alcune cose nell'ambito del rapporto salute/business. Anche perché nel malaugurato caso che dovesse prima o poi arrivare una pandemia veramente pericolosa, dopo esperienze come questa quanti pensate che sarebbero gli italiani che farebbero uso dei vaccini?

domenica 20 dicembre 2009

A Copenaghen hanno "preso atto"



Non so quanto vi possa fregare di questioni ambientali. Se la cosa pensate che non vi riguardi siete in buona compagnia, anzi buonissima. Praticamente avete dalla vostra i grandi della Terra. Il vertice che si è appena concluso a Copenaghen, infatti, non è stato altro che un fallimento travestito da compromesso. Gli unici risultati raggiunti, infatti, sono l'accordo sui finanziamenti ai paesi in via di sviluppo e l'impegno a mantenere entro i 2 gradi l'aumento della temperatura nei prossimi decenni. Un semplice accordo, nessun trattato. E, soprattutto, niente di politicamente vincolante.

Si può discutere finché si vuole, si possono organizzare vertici grandiosi, si possono fissare intenzioni e buoni propositi di qualsiasi tipo. Ma è solo carta straccia se in tutti viene apposta la postilla "non vincolante". Almeno a Kyoto si erano fissati dei limiti, delle regole certe, e chi non ci stava si tirava fuori - gli Stati Uniti ad esempio non hanno ancora sottoscritto quel trattato -. Qui non c'è niente; solo un "accordo" che non ha appunto nulla di vincolante. La peggiore delle prese per i fondelli. Quelli che verranno dopo ci ringrazieranno.

Scalfari su inciucio e altre storie

Mi piace l'editoriale che ogni domenica Scalfari scrive su Repubblica. Spesso infatti contribuisce, col suo stile semplice, lineare e a volte un po' pungente, a mettere in luce molti aspetti e molti "dietro le quinte", che magari a prima vista sfuggono, di ciò che lo scenario della politica ha offerto durante la settimana. Ovviamente a uso e consumo di chi segue un po' la politica; gli altri possono tranquillamente saltare a piè pari.

Cito qui sotto alcune delle cose che ha scritto nell'editoriale di oggi.

Per esemplificare la sua battuta sull'utilità dell'inciucio D'Alema ha citato la decisione di Togliatti di votare, nell'Assemblea costituente del 1947, per l'inclusione del Concordato nella Costituzione italiana. Ma l'esempio è stato scelto a sproposito: la costituzionalizzazione del Concordato tra lo Stato e la Chiesa non fu affatto un inciucio ma un trasparente atto politico con il quale il Pci, distinguendosi dal Partito socialista e dal Partito d'azione, dichiarò la sua contrarietà a mantenere viva una contrapposizione tra laici e cattolici.

Si può non concordare con quella posizione; del resto la sinistra ha sempre privilegiato le lotte sociali rispetto alle cosiddette libertà borghesi, iscrivendo tra queste anche la laicità che non fu mai un cavallo di battaglia del Pci. Si può non condividere ma, lo ripeto, l'inciucio è tutt'altra cosa e D'Alema lo sa benissimo.
Credo di sapere perché D'Alema ha scelto di usare quel termine così peggiorativo: vuole stupire, gli piace esser citato dai "media", è una civetteria di chi, essendo molto sicuro di sé, sfida e provoca e si diverte.
[...]
Berlusconi vuole il dialogo. Che cosa vuol dire dialogo? Lo spiega quasi ogni giorno sul "Foglio" Giuliano Ferrara. Lo spiegano gli editorialisti terzisti "ad adiuvandum": dialogo vuol dire mettersi d'accordo sul percorso da seguire e poi attuarlo con leale fedeltà a quanto pattuito. Insomma un disarmo. Unilaterale o bilaterale? Vediamo.

Berlusconi chiede: la legge sul legittimo impedimento come strumento-ponte che lo metta al riparo fino al lodo Alfano attuato con legge costituzionale; rottura immediata tra Pd e Di Pietro; riforme costituzionali e istituzionali secondo lo schema Verdini. In contropartita Berlusconi promette di parcheggiare su un binario morto la legge sul processo breve e di "riconoscere" il Pd come la sola forma di opposizione.

Va aggiunto che Berlusconi non pretende che il Pd voti a favore della legge sul legittimo impedimento; vuole soltanto che essa non sia considerata dal Pd come un ostacolo all'accordo sulle riforme.

Vi sembra un disarmo bilaterale? Chiaramente non lo è. Chiaramente sarebbe un inciucio di pessimo odore.
In una Repubblica parlamentare il dialogo si svolge quotidianamente in Parlamento. Le forze politiche presentano progetti di legge, il governo presenta i propri, il Capo dello Stato vigila sulla loro costituzionalità, i presidenti delle Camere sulla ricevibilità di procedure ed emendamenti nonché sul calendario dei lavori badando che anche i progetti di legge formulati dall'opposizione approdino all'esame parlamentare.

Non si tratta dunque di un dialogo al riparo di occhi indiscreti ma d'un confronto aperto e pubblico, con tanto di verbalizzazione.

Quanto alla richiesta politica di rompere con Di Pietro, non può essere una condizione in vista di una legittimazione di cui il Pd non ha alcun bisogno e che la maggioranza non ha alcun titolo ad offrire. Come risponderebbe Berlusconi se Bersani gli chiedesse di rompere con la Lega? Che non è meno indigesta di Di Pietro ad un palato democraticamente sensibile ed anzi lo è ancora di più?

La conclusione non può dunque essere che l'appuntamento in Parlamento. Il punto sensibile è l'assalto alla Costituzione repubblicana. Ci sarà un referendum confermativo poiché sembra molto difficile una riforma condivisa. A meno che il premier non receda dai suoi propositi che, nella versione Verdini, sono decisamente eversivi. Uso questa parola non per odio verso chicchessia ma per amore verso lo Stato di diritto che è condizione preliminare della democrazia.

Uccidere troppa gente su Facebook

Il buon Gilioli segnala, questa mattina, sul suo blog, che sono ancora online su Facebook una serie di gruppi dalle intenzioni piuttosto bellicose. Iniziano tutti con "Uccidiamo...", e poi giù una sfilza di personaggi più o meno noti tra cui Bassolino, Spaccarotella, Prodi, Marrazzo, Alfano, Bossi, Balotelli...

Di questi gruppi nessun ministro pare abbia chiesto la chiusura (per ora), così come nessun ministro ha proposto in fretta e furia urgentissime leggi per "regolare" il web - e sì che questi gruppi sono online da molto prima che accadesse il "fattaccio" -. Ho paura, come osserva giustamente Gilioli, che se Maroni intenderà imbarcarsi nella storia dei filtri per il web si prenderà una bella gatta da pelare.

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Non so se ne siete al corrente, ma da alcuni giorni circola sul web (qui il Corriere) la bufala che l'attentato a Berlusconi sarebbe tutta una montatura, il frutto di un complotto ben orchestrato. Come sapete, penso tutto il male possibile nei confronti di quelli che, poverini, continuano a vedere complotti di qualsiasi tipo a destra e a manca, e includo quindi anche gli ultimi arrivati. Se la cosa vi interessa, il buon Attivissimo si è preso la briga di sbufalare anche questi.

Luglio, agosto, settembre (nero)

Come forse avrete letto, è stata rubata da ignoti l'altro ieri l'insegna-simbolo che campeggiava all'entrata del campo di concentramento di Auschwitz. Arbeit macht frei (il lavoro rende liberi) c'era scritto su tale insegna. Non si sa ancora chi l'abbia rubata, e soprattutto non si sa il perché. Così, di primo acchito, verrebbe da pensare che, essendo quell'insegna un simbolo, chi l'ha fatto abbia voluto cancellare quello che tale simbolo rappresentava. Ma non è di questo che volevo parlare.

Luglio, agosto, settembre (nero) è il titolo della prima traccia contenuta nel primo disco degli Area, il cui titolo era appunto Arbeit macht frei. Gli Area, capeggiati dalla lucida genialità del grande Demetrio Stratos, sono stati uno dei primi gruppi di progressive rock italiano. Alcune note esplicative del brano le trovate qui.

Buona domenica.

sabato 19 dicembre 2009

Quando gli altri siamo noi


Leggendo questo articolo del Guardian dell'altro ieri, ho provato per la prima volta la sgradevolissima sensazione di trovarmi dall'altra parte. Cioè, solitamente siamo noi, italiani, europei e paesi democratici in genere, a scrivere e a raccontare di come nei paesi a democrazia limitata si mettano in atto politiche restrittive verso internet.

Ecco, adesso "gli altri" siamo diventati noi.