sabato 4 settembre 2021

Il tramonto e Darwin


Non sono mai stato bravo a fare fotografie. Qualche talento ce l'ho: scrivo decentemente (almeno credo), ho un ottimo orecchio musicale, me la cavo con pianoforte e chitarra, qualcuno dice che io sia anche abbastanza intonato. Ma per le fotografie sono negato: troppo scure, troppo chiare, spesso sfuocate, nessuna abilità nel mettere in pratica "trucchi" come rendere sfuocato uno sfondo e lasciare nitido il soggetto in primo piano o viceversa, insomma niente di niente. Le due immagini che vedete qui sopra le ho scattate poco fa, nei pressi di Palazzo Marcosanti, mentre passeggiavo sulle colline dietro a casa mia. Se sembrano passabili è perché è il tramonto a essere bello, non perché sia stato bravo io a fotografarlo. Oltretutto, col mio cellulare dalle caratteristiche non proprio performanti non è che possa pretendere chissaché. Ma cosa c'entra Darwin in tutto questo?

C'entra perché mentre camminavo ascoltavo su YouTube una lezione di Telmo Pievani su Charles Darwin e, più in generale, sul rapporto estremamente conflittuale che esiste tra il linguaggio scientifico e il linguaggio comune, quello che usiamo normalmente ogni giorno per comunicare, e ho scoperto due cose che nella mia stellare ignoranza non sapevo e che mi hanno sorpreso. La prima è che Charles Darwin detestava profondamente i termini evoluzione e adattamento. Ebbene sì, il padre dell'evoluzionismo detestava il termine evoluzione perché lo riteneva assolutamente inadatto per descrivere le idee e le intuizioni scientifiche sull'evoluzione della vita che aveva concepito ed elaborato. Si rassegnò alla fine a usarlo solo perché non riuscì mai a trovare un altro termine più adatto. Lo usò comunque con estrema parsimonia, tanto è vero che, racconta Pievani, nella prima edizione del suo libro più universalmente noto, L'origine delle specie, il termine evoluzione compare una sola volta nella penultima pagina.

In generale, tutta la vita di Darwin fu un perenne "corpo a corpo" col linguaggio, in particolare con quello della società inglese dell'epoca in cui visse (siamo nel 1800). Questo perché quel tipo di linguaggio, il linguaggio normale che era utilizzato dalle persone comuni nella società, nacque, evolse, si plasmò e si adattò per descrivere il senso comune dell'epoca, il quale contemplava scenari improntati al finalismo, alla direzionalità, al progetto intelligente, alla deduzione intuitiva, tutte cose, queste, che cozzavano irrimediabilmente con tutto l'impianto su cui si basavano le sue teorie scientifiche, che prevedeva, sintetizzando brutalmente, l'a-finalità del processo evolutivo della vita.

Darwin combatté senza successo per tutta la vita con questo problema, quello di riuscire a trovare una qualche compatibilità tra linguaggio scientifico e linguaggio comune, e alla fine accettò di scendere a compromessi come appunto quello di utilizzare termini come evoluzione, che lui detestava. Nella sterminata mole di suoi scritti privati giunti fino a noi, il grande naturalista inglese scrive più volte di essere perfettamente conscio che le sue teorie non saranno capite, e addirittura saranno rigettate, da tantissime persone. Non tanto e non solo per la complessità delle stesse, ma perché profondamente in contrasto col senso comune e la visione delle cose e del mondo propri dell'epoca, e in questi scritti mostra anche una abbastanza sorprendente indulgenza nei confronti di chi non le comprenderà.

Chi fosse interessato a questi argomenti e volesse una spiegazione sicuramente migliore e più approfondita della mia, trova la lezione di Pievani qui.

8 commenti:

siu ha detto...

I tramonti, come le albe, sono di per sé talmente belli (questi due tuoi in modo particolare, grazie credo anche al contrasto con le nuvole) da ridimensionare le incertezze di fotografi non eccelsi tra i quali mi annovero.
Passando a Pievani, se già non lo conosci mi permetto di segnalarti un gustoso video in cui, oltre ad affrontare il tema per certi versi sorprendente riguardante maschi e femmine, accenna anche alla cosiddetta e tra mille virgolette famiglia naturale, nonché all'inconfutabile responsabilità individuale e conseguente necessità di smetterla di usare biologia e natura come alibi per fatti e fattacci.
Il link:
https://www.youtube.com/watch?v=_voi4Fthp1c

cristiana marzocchi ha detto...

Non credo tu sia a caccia di complimenti, ma desidero dirti che scrivi da dio.
Darwin? Non penso che la religione cattolica lo abbia sostenuto.

Gas75 ha detto...

Interessante analisi. Pievani è lo stesso del video sui virus che "ci amano", vero?

Andrea Sacchini ha detto...

Grazie del link, Siu, appena avrò un attimo mi fionderò ad ascoltarlo. Da ciò che hai scritto so già che sarà estremamente interessante.

Andrea Sacchini ha detto...

No, non sono a caccia di complimenti. E comunque gli scrittori bravi sono altri, io mi limito a fare quello che posso.
Per quanto riguarda la religione cattolica, ai tempi in cui visse lui adottò un atteggiamento abbastanza neutro nei suoi confronti. Certo, ciò che Darwin enunciò cozzava totalmente col creazionismo, tuttavia la chiesa cattolica non lo avversò apertamente. Fu maggiormente avversato dalle chiese protestanti, le quali indulgevano a una interpretazione più letterale delle scritture rispetto ai cattolici.

Andrea Sacchini ha detto...

Esatto.

Luigi ha detto...

Questa cosa che Darwin non amava la parola evoluzione mi ha un po' destabilizzato.

Andrea Sacchini ha detto...

Destabilizzato forse è un po' esagerato. Diciamo comunque che è stata una sorpresa notevole, per me.

Fede

Dibattere amichevolmente con un cattolico è sempre un esercizio intellettualmente stimolante, e la chiacchierata di ieri con un collega ne è...