martedì 31 agosto 2010

Dell'Utri contestato. Va bene?



Ho appena dato un'occhiata a come i vari tiggì hanno trattato la notizia della contestazione di ieri a Marcello Dell'Utri, contestazione che ha mandato all'aria l'incontro pubblico, a Como, in cui il senatore del Pdl avrebbe dovuto presentare i discussi diari di Mussolini (diari patacca, secondo molti).

In sostanza i giudizi si sono divisi. Da una parte chi ha sottolineato la gravità insita nel negare il diritto di parola a una persona (fosse pure Dell'Utri), dall'altra chi ha ritenuto giusto contestare un personaggio politico che continua tranquillamente a starsene in Parlamento nonostante una condanna in appello a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

Io, molto brevemente, penso che la maggior quota di ragione ce l'abbiano i manifestanti. E' vero, negare il diritto di parola è grave, ma contestare non è un reato. E penso che certe forme di protesta rappresentino una sorta di presa di coscienza della società di civile. I primi timidi segnali di un risveglio da quell'anestesia dei cervelli e delle coscienze che il ventennio televisivo berlusconiano ha prodotto.

Il prossimo anno, Gheddafi, cosa chiederà?

A inizio 2009 è stato ratificato dal parlamento italiano il "Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione" tra Italia e Libia, stipulato nell'estate precedente tra Berlusconi e Gheddafi. Oltre alle questioni economiche, il trattato serviva anche a regolare la collaborazione tra i due paesi per fermare lo sbarco dei famosi barconi di immigrati clandestini.

A questo scopo il governo italiano aveva fornito alle autorità libiche alcune sue motovedette. Oggi, Gheddafi ha alzato un tantino il prezzo del ricatto, chiedendo all'Unione Europea 5 miliardi di euro l'anno per fermare l'immigrazione clandestina ed evitare così che l'Europa diventi nera come l'Africa (parole sue).

Tremo all'idea di cosa potrà chiedere nella visita del prossimo anno.

Quel simpaticone di Ibra


Ci sono personaggi politici che riescono a farmi diventare simpatico anche un calciatore che altrimenti non mi farebbe né caldo né freddo.

p.s.
a proposito: qualche maligno sostiene che l'acquisto di Ibrahimovic da parte del Milan significa che si sta per tornare a votare :-)

Pedofilia in Belgio e metodi della Polizia

Luca Sofri, ieri, sul suo blog, faceva notare che sui metodi usati dalla Polizia nella famosa indagine in Belgio su chiesa e pedofilia si potrebbe anche discutere, ma sulla fondatezza della stessa probabilmente no.

I fatti risalgono al giugno scorso - qui trovate un mio articolo sulla vicenda - e si riferiscono all'indagine avviata dalla procura di Bruxelles nei confronti di alcuni alti esponenti delle gerarchie ecclesiali belghe. Nel mio articolo scrivevo:

Nell'ambito di questa inchiesta, la procura di Bruxelles, allo scopo di acquisire documenti utili all'indagine, senza tanti complimenti ha deciso di fare una bella perquisizione nel quartier generale della chiesa cattolica belga. La polizia si è presentata nell'arcidiocesi di Malines-Bruxelles, è entrata, ha fatto la sua bella perquisizione, poi si è presentata nell'abitazione privata del cardinale Godfried Danneels [foto, ndr], ex primate del Belgio, e gli ha pure sequestrato il pc.

Naturalmente, il Vaticano non ha preso bene per niente l'iniziativa della Polizia belga, e le sue dure rimostranze non hanno tardato ad arrivare - Bertone parlò addirittura di "fatto degno dei regimi comunisti".

Quell'inchiesta è arrivata a una svolta in questi giorni. La stampa belga, infatti, ha pubblicato alcune delle intercettazioni telefoniche (a proposito: come mai nessuno, là, strilla per la privacy?) tra il cardinale Danneels, quello a cui la Polizia ha sequestrato il pc, e una delle vittime degli abusi di pedofilia. Scrive a questo proposito Il Post:

Nei giorni scorsi la stampa belga ha pubblicato le registrazioni audio di due incontri dello scorso aprile tra il cardinale Godfried Danneels – ex arcivescovo di Bruxelles – e una delle vittime degli abusi di pedofilia commessi dall’ex vescovo di Bruges Roger Vangheluwe, costretto a dimettersi lo scorso giugno dopo aver chiesto scusa per i suoi reati. Nelle registrazioni Danneels cercava di convincere la vittima, ora un uomo di 42 anni, a non rivelare il suo caso a distanza di così tanto tempo, o almeno ad aspettare fino al pensionamento del prelato: «Si ritirerà il prossimo anno, e per te sarebbe meglio aspettare», riportano le intercettazioni pubblicate da De Standaard e Het Nieuwsblad.

Secondo tutta la stampa internazionale le registrazioni, la cui originalità è stata confermata dalle autorità della Chiesa belga, sono tra i documenti più rivelatori del tentativo della Chiesa di coprire gli abusi di pedofilia.

Insomma, a quanto sembra, i famosi metodi "da regimi comunisti" tirati in ballo dal card. Bertone, a volte qualche risultato lo danno.

lunedì 30 agosto 2010

Bersanate


Ora, intendiamoci, non è che io muoia di simpatia per Bersani, ma quando dice a Bossi "di non spararle più tanto grosse su Roma ladrona, visto che ora è lui che sta con i 4 ladroni di Roma", come si fa a non dargli ragione?

Zucconi...

Dunque, riassumendo: un vecchio porcello ridicolmente pittato, cammuffato e truccato come un guitto da avaspettacolo, diventato milionario a spese dei propri connazionali attraverso oscure connections, incapace di tollerare anche la minima opposizione alla propria stizzosa prepotenza, dotato di televisioni e giornali sotto controllo governativo che cantano la sua gloria e azzannano i suoi avversarsi a comando, cinicamente capace di esibire per il pubblico una devozione religiosa che si guarda bene dal praticare in privato, arriva a Roma circondato da legioni di smandrappone per (e)scortarlo e intrattenerlo e per sparecchiare qualche altro milione dalle nostre tasche in cambio di qualche nocciolina regalata alle scimmiette italiane per far contenti i beduini dei suoi media che le spacciano per grandi affari. Nei prossimi giorni, questo grottesco, ma ricchissimo satrapo, da anni oggetto di ridicolo internazionale, incontrerà Muammar Gheddafy.

(dal blog di Vittorio Zucconi)

Se siete stanchi di Minzolini...


Non è per fare pubblicità, ma seguo da un po' il nuovo tg de La7 guidato da Mentana, e devo dire che non è niente male. Insomma, niente a che vedere coi vari Tg1, Tg5, Studio Aperto e compagnia bella (compreso Fede): qui Berlusconi non ci ha (ancora) messo lo zampino. La novità è che a cominciare da stasera, in contemporanea con l'edizione televisiva delle 20, andrà in onda la versione streaming sul canale YouTube de La7.

Gheddafi. Parola d'ordine: minimizzare

La parata folkloristica di Gheddafi è giunta alla sua seconda giornata. E pare che abbia già lasciato il segno - anzi, anche più di uno. Tutta la visita, infatti, a parte i noti intressi di tipo economico che legano da vicino il cavaliere e il colonnello, sembra avere la sua principale ragion d'essere nella propaganda religiosa a favore dell'Islam. Sia le giornata di ieri che quella di oggi, infatti, sono state caratterizzate dalle "lezioni" a sfondo religioso che il leader libico ha impartito a qualche centinaio di avvenenti ragazze appositamente selezionate da un'agenzia.

Qui, a dire il vero, mi sorge una domanda: ma perché fare lezione solo a giovani e belle ragazze? Voglio dire, se fosse venuta la casalinga 65enne che abita di fianco all'ambasciata non sarebbe andato bene lo stesso? Mah, misteri della propaganda religiosa. Propaganda religiosa che il premier ha cercato in tutti i modi di minimizzare ("è solo folklore"), ma che ha provocato le reazioni prevedibili dell'ala cattolica del Pdl. La parola d'ordine che il cavaliere ha dato ai suoi, comunque, è di non alzare polveroni. Insomma, gli interessi economici in gioco sono troppo alti; occorre ingoiare il rospo pazientare e aspettare che se ne vada.

Cosa che ovviamente fanno, buoni buoni, anche i leghisti. Non si registrano infatti, a parte ieri Borghezio, reazioni o dichiarazioni. D'altra parte, come scrive Repubblica, "a consigliare prudenza agli alti papaveri del Carroccio è invece la questione immigrazione. 'Grazie ai libici - spiega una fonte - Maroni ha potuto bloccare gli sbarchi dei clandestini sulle coste italiane. Se li facciano arrabbiare quelli aprono i campi e si ricomincia con i gommoni nel canale di Sicilia'". Insomma, chi per un motivo, chi per un altro, tutti zitti in attesa che la pagliacciata finisca.

Promemoria per settembre


Tenete a mente questa notizia quando il mese prossimo Berlusconi e soci tireranno di nuovo fuori dal cassetto il ddl intercettazioni.

domenica 29 agosto 2010

Ed è solo il primo giorno


Dunque, vediamo di ricapitolare. Gheddafi è atterrato a Roma Ciampino scortato dalle sue guardie del corpo (rigorosamente femmine): le famose amazzoni già ribattezzate "gheddafine". Poi si è trasferito all'ambasciata libica a Roma, dove ad attenderlo c'erano 3/400 avvenenti ragazze appositamente selezionate da un'agenzia. A ognuna di queste ha regalato un Corano e pare abbia fatto una sorta di "ora di religione", invitandole a convertirsi e a seguire il grande profeta Maometto (sembra che tre di loro abbiano accettato).

Per finire, il colonnello ha auspicato che l'Islam diventi religione d'Europa (adesso andate a spiegarlo ai leghisti). Naturalmente questo è solo il primo giorno.

(fonte immagine: repubblica.it)

Sapete la differenza tra Marchionne e Agrippa?

Cinquecento anni prima di Cristo (493 per l’esattezza) – dunque duemilacinquecento anni fa, giorno più giorno meno – un manager di nome Menenio Agrippa (si studia ancora a scuola?) convinse gli operai dell’epoca a non scioperare, a collaborare, a subire qualunque sopruso grazie a una metafora davvero assai poco geniale, eppure dallo strepitoso successo internazionale: quella del corpo umano. Siamo tutti indispensabili, il braccio fa una cosa, la mente un’altra ma servono entrambi, io sono un Patrizio e voi Plebei, io guadagno tremila volte più di voi, io comando voi ubbidite, ma non è importante, la cosa importante è che la Fiat – no, non disse la Fiat, disse Roma, credo – possa andare avanti, e se no come si fa, e se no peggio per voi in fondo a me cosa me ne frega, e poi siamo tutti sulla stessa barca, siamo una famiglia bla bla bla…

I Plebei se la bevettero e vissero infelici e scontenti.

Se la bevettero molti altri poveri disgraziati – piegati dalla necessità e dall’arroganza del potere – nel corso dei secoli.

Ma che qualcuno cerchi di farcela bere ancora oggi, ragazzi, no, io non ci posso credere.


(P. Paterlini via piovonorane.it)

Forse Alfano non immaginava...

Forse il ministro Alfano non immaginava che la sua intervista, rilasciata ieri al Corriere, avrebbe sollevato tanto polverone, come si vede da molte delle prime pagine di stamattina. Certo, ad alimentare le "fiamme" ha contribuito sicuramente anche la replica, sacrosanta e doverosa, dell'ANM, l'unica voce che si è levata per smentire le balle raccontate dal ministro sul provvedimento. C'è un interessante articolo in proposito, apparso stamattina su Repubblica a firma Francesco Bei e dal titolo piuttosto eloquente.


In sostanza, il giornalista spiega come sul processo breve non gravino solo le incognite dei finiani, ma anche, cosa molto più importante, la firma del capo dello Stato, il quale già a gennaio, quando il processo breve è stato approvato in Senato, ebbe parecchio da ridire. Insomma, l'approvazione di questa porcata da parte di Napolitano è tutt'altro che scontata, e l'eventuale rinvio alle Camere di tutta la legge significherebbe la fine politica di Berlusconi.


Insomma, il processo breve, come ha fatto notare ieri l'ANM, non è una priorità e non è di nessuna utilità per gli italiani. Le utilità sono come al solito per qualcun altro.


La cosa divertente - divertente si fa per dire - di tutta la vicenda, è che alle rimostranze dei magistrati contro l'inutilità del processo breve, Alfano ha replicato definendoli una "casta" che difende i propri interesse. Avete capito bene, no? Secondo Angelino la casta non è rappresentata da chi è riuscito a collezionare 18 salvacondotti su misura in 15 anni, ma di chi ne denuncia il diciannovesimo.

L'anestesia dei cervelli

L'audio non è perfettamente sincronizzato col video, ma mi pare che non sia importante.

sabato 28 agosto 2010

Vespa anche all'isola


Ottima la domanda che si pongono quelli del Giornale stamattina. Ma io andrei anche oltre. Perché non ad esempio La fattoria, oppure Il grande fratello?

Balle straordinarie sul processo breve

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.


Questa mattina il Corriere apre in prima pagina con una fantastica intervista al ministro della Giustizia (brrr...) Angelino Alfano. L'argomento è il "processo breve", ribattezzato poi "processo certo" o di "giusta durata" (sapete com'è, il nome ha una sua importanza). In sostanza il ministro rivela quello che già si sapeva da tempo immemorabile: alla ripresa dei lavori parlamentari l'approvazione di questa porcata sarà inderogabile. Pena il ritorno alle urne.

Siccome, nonostante quello che sembra, gli italiani non sono tutti una massa di tonti, Alfano ha capito che occorre indorare un po' la pillola, e quindi ha promesso che questa "riforma" sarà accompagnata da una sostanziosa elargizione di risorse. Naturalmente, visto che in cassa non c'è un soldo si guarda bene dal dire a quanto ammonteranno queste risorse e soprattutto dove verranno prese. Ma in fondo sono particolari trascurabili. Quello che conta davvero è l'approvazione certa e in tempi rapidi del provvedimento - vi ricordate no?, a dicembre la Consulta si esprimerà sul legittimo impedimento.

La giurisprudenza della Cassazione e della Corte di Strasburgo ormai impone allo Stato italiano, ogni anno, milioni e milioni di euro di risarcimenti proprio per la lentezza cronica della giustizia. E c'è un'apposita legge, la famosa legge Pinto, che stabilisce come ottenere i risarcimenti. Tutti questi soldi potranno essere «risparmiati» ed impiegati per migliorare l'efficienza della macchina giudiziaria, cioè potranno servire per quegli «investimenti straordinari» che il ministro annuncia oggi.

Perbacco, un'occasione da non perdere allora. Peccato che la riforma che ha in mente Alfano in questo senso non servirà a un fico secco. Lo scrive Vittorio Grevi sulla stessa edizione del Corriere a corredo dell'intervista di Alfano. Scrive Grevi:

Nessun dubbio, dunque, che si debba operare nel senso di una riduzione dei tempi dei giudizi (sia civili, sia penali), oggi spesso davvero intollerabili. E nessun dubbio nemmeno sulla diagnosi del male che affligge il sistema della nostra giustizia, da anni ormai individuato senza equivoci nell'arretratezza delle strutture giudiziarie, nelle disfunzioni anche organizzative che le zavorrano, nella penuria delle risorse disponibili, e, infine, anche in certi superflui formalismi e in certe inutili macchinosità della disciplina processuale. Se ciò è vero, una volta accertate le cause del male, non dovrebbe essere troppo difficile realizzare anche le terapie per uscire da una situazione tanto disastrata, operando anzitutto nel senso di un recupero di efficienza sul terreno delle strutture giudiziarie, della loro organizzazione anche territoriale (si pensi all'annoso problema della revisione della geografia degli uffici), e, naturalmente, anche sul terreno del necessario snellimento delle procedure.
Nulla di tutto questo, invece, emerge dai «punti programmatici» elaborati dal presidente Berlusconi per il rilancio del suo governo. All'interno di quel testo, infatti, accanto a proposte di riforme costituzionali (ad esempio in tema di separazione delle carriere o di composizione del Csm), senza dubbio però prive di rilevanza ai fini dell'accellerazione dei ritmi processuali, non si trova nessuna proposta specificamente mirata allo scopo - pur proclamato - di garantire ai cittadini «la certezza dei tempi necessari» ad ottenere «una sentenza definitiva».

Ma come? Allora a cosa serve il processo breve? Anzi, a chi serve? Lo spiega sempre Grevi nel prosieguo dell'articolo.

Senonché, per questa via, non si ottiene un accorciamento dei termini di svolgimento dei processi penali, che per loro natura devono concludersi con la pronuncia di una sentenza sul merito dell'accusa. Si provoca soltanto, invece, una irragionevole morte prematura di tali processi, tradendo così la promessa di assicurarne «tempi certi» fino alla «sentenza definitiva».
Ci si illude di risolvere il problema attraverso la tecnica del processus interruptus: senza rendersi conto che, in tal modo, si nega la stessa ragion d'essere del processo, e dunque senza alcun rispetto per gli interessi (delle vittime del reato, oltre che della collettività) legati all'accertamento dei fatti e delle responsabilità. Se poi si prevede (come ha già fatto il Senato) la operatività di analogo meccanismo anche per alcune ben definite categorie di processi in corso, in rapporto ai quali i nuovi termini sono magari già scaduti, è difficile non ravvisare in una scelta del genere le movenze sospette di una «amnistia mascherata».

Il riferimento, naturalmente, è alla famosa "norma transitoria" che prevede l'applicazione del provvedimento ai processi in corso. Voi sapete che la giurisprudenza prevede che quando viene promulgata una nuova legge, specie in materia di giustizia, questa si applica ai nuovi procedimenti che inizieranno quando è entrata in vigore. Non è mai retroattiva. Ecco, in questo caso la famosa "norma transitoria" colma proprio questo "gap", stabilendo non solo che la legge si applica anche ai procedimenti già in corso, ma addirittura specificandone il riferimento temporale e le caratteristiche (processi in corso per i reati con pene sotto i dieci anni, commessi prima del 2 maggio 2006, data dell'ultimo indulto).

E, guarda caso, in questi parametri rientrano proprio i processi che pendono sul premier. Naturalmente Alfano si è prodigato più di una volta a spiegare che il premier non c'entra assolutamente niente e la norma transitoria è nell'interesse di tutti gli italiani. Gli stessi che probabilmente ancora bevono queste panzane.


Aggiornamento 21,50.

L'ANM, dopo l'intervista di Alfano, ha fatto sentire la sua voce spiegando cosa si nasconde in realtà dietro il processo breve. Wil, invece, sul suo blog segnala che dalle parti di Minzolini è già cominciato il lavaggio del cervello degli italiani sull'argomento.

Mozzarelle blu e forbici


Vi ricordate la vicenda delle mozzarelle blu, di cui tanto si è parlato nelle scorse settimane? Bene, il tutto sta prendendo una piega che sa di surreale. L'azienda milanese che le produce, infatti, ha dichiarato ieri: "Le verifiche effettuate dalla asl di Monza hanno dimostrato il pieno rispetto delle normative vigenti e, quindi, nel pomeriggio è ripresa la normale funzionalità dello stabilimento".

E ancora: "si è dimostrato che la causa originaria è stata l'utilizzo, per l'apertura della confezione del prodotto, di un paio di forbici sporche di inchiostro precedentemente impiegate dal consumatore stesso per attività di bricolage".

Pensate se qualche sceneggiatore venisse a conoscenza della vicenda...

venerdì 27 agosto 2010

Spaccati d'Italia

A Torino una ragazza marocchina è stata sfregiata con l'acido muriatico da uno sconosciuto che si è dileguato. A Civitanova Marche un immigrato bengalese è stato preso a calci e insultato da un gruppo di ragazzini di 10/12 anni. I genitori, che hanno assistito alla scena, ridevano. Non c'è che dire: un bello spaccato della nostra Italia, eh?

Perché Ghedini c'è sempre

Al vertice dello stato maggiore del Pdl a Palazzo Grazioli della settimana scorsa, quello dove sono saltati fuori i famosi 5 punti che per Berlusconi sono inderogabili (anche se in realtà a lui interessa solo quello sulla giustizia), era presente il mitico Ghedini. Ghedini non è ministro di niente, e sono stati molti, quindi, a chiedersi cosa ci facesse là. Tra questi c'è Gianfranco Rotondi, che è ministro per l'attuazione del programma (qualunque cosa voglia dire) e che non è stato invitato.

Ma come?, si è chiesto infatti l'arrabbiato Rotondi, fanno un vertice per definire la futura linea programmatica del partito e non mi invitano? Da qui la decisione di prendere carta e penna e scrivere al premier, dicendosi pronto al salto della quaglia per aggregarsi ai finiani.

L'altro ieri, come sapete, c'è stato il famoso vertice Berlusconi-Bossi, e anche qui, guarda alle volte il destino, c'era l'immancabile Ghedini. Ieri mattina, Francesco Bei su Repubblica scriveva: "Adesso la priorità assoluta è portare a casa un qualche scudo giudiziario che metta Berlusconi al riparo dalle inchieste milanesi. Possibilmente prima che la Consulta, come temono nel Pdl, bocci la legge sul legittimo impedimento che finora l'ha tenuto al riparo dai processi. Non a caso al vertice di ieri una parte importante l'ha giocata Niccolò Ghedini, avvocato e consigliere per la giustizia del cavaliere".

Insomma, avete capito, se mai ce ne fosse ancora bisogno, perché Ghedini c'è sempre, no?

giovedì 26 agosto 2010

Prima Comunione a che età?

In Vaticano stanno pensando di abbassare l'età in cui dare la prima comunione ai bambini. A lanciare l'idea pare sia stato tale cardinale Antonio Canizares Llovera sull'Osservatore Romano. Attualmente il limite minimo d'età è 7 anni. Il cardinale vorrebbe portarlo a 4. Perché? Dice il cardinale: "...è ancora più necessario anticiparla. Di fronte a quanto sta accadendo con i bambini e all'ambiente così avverso in cui crescono, non priviamoli del dono di Dio...".

In sostanza, se non ho capito male, il ragionamento del cardinale dovrebbe essere il seguente (correggetemi se secondo voi sbaglio): siccome molti bambini a 7 anni capiscono già quel tanto che basta per rifiutarsi di ricevere il sacramento, noi glielo imponiamo a 4 anni: a quell'età non lo rifiutano di sicuro. Se le cose stanno così, non si capisce che valore abbia il sacramento stesso. Che differenza c'è fra un bambino che a 7 anni si rifiuta di ricevere la comunione e uno di 4 che la riceve non capendo un tubo e magari manda tutto alle ortiche quando è più grandicello?

E poi, francamente, non si capisce in base a quali ragionamenti il cardinale abbia avuto questa idea. Anche a 7 anni, infatti, è molto difficile che sia il bambino a scegliere di ricevere la comunione o meno. E' la famiglia che decide. Se è una famiglia cattolica la comunione la riceverà perché lo decidono i genitori (chi scrive ne sa qualcosa); se è una famiglia atea o di un'altra religione la comunione non la riceverà comunque.

Il tutto senza contare, come scrive Repubblica, che molti teologi, in controtendenza con quanto sostiene il cardinale, ritengono invece che l'età vada alzata proprio per permettere al giovane una scelta più responsabile e consapevole. Insomma, mi pare che la teoria del "diamogliela finché non capisce niente" non faccia molto onore al cardinale.

Europa League su Mediaset Premium: perché quelle partite a pagamento?


Alcuni giorni fa ne ha parlato Marco Pierani sul suo blog. Poi sono arrivati quelli di Altroconsumo, i quali chiedono espressamente ai responsabili di Mediaset Premium perché per alcune partite, secondo la pubblicità comprese nel pacchetto "calcio", molti abbonati si sono sentiti chiedere altri soldi.

I tifosi di Napoli e Palermo che hanno sottoscritto il pacchetto "Calcio" di Mediaset Premium, convinti di vedere tutte le partite di Europa League, sono costretti ad acquistare a parte gli incontri del turno preliminare. Mediaset deve rispettare quanto indicato nella sua promozione.

Aspettiamo ovviamente le repliche di Mediaset.

Niente più rivalità tra padrone e operaio (lo chiede Marchionne)

Al Meeting di Rimini ha preso oggi la parola Sergio Marchionne, amministratore delegato Fiat. Anche lui, come già la Marcegaglia ieri, ha difeso la posizione Fiat nella vicenda degli operai di Melfi - poteva essere altrimenti? A parte questo, però, il succo del suo discorso mi pare che si sia incentrato sulla necessità di superare il vecchio schema dei conflitti operai-padrone.

Cosa si celi di preciso, però, dietro queste parole, sono sincero, non mi è del tutto chiaro. Scrive Repubblica: "Per Sergio Marchionne [...] il sistema italiano deve superare definitivamente il conflitto 'operai-padrone', ma soprattutto deve innovarsi, aprirsi alla globalizzazione, capire che non si può investire se i lavoratori non tengono fermi gli impegni assunti. 'Fino a quando non ci lasciamo alle spalle i vecchi schemi non ci sarà mai spazio per vedere nuovi orizzonti', ha affermato Marchionne".

Mi pare difficile dire in poche parole cosa sia il conflitto operai-padrone, da dove derivi e quali ne siano le cause. Riassumendo brutalmente, si può dire che a partire dagli anni del boom industriale, dal secondo dopoguerra in qua per intenderci, i lavoratori hanno costantemente lottato per guadagnarsi alcuni diritti. Molti di questi, che oggi sembrano naturali e si danno per scontati, fino a non molti anni fa infatti non lo erano. La lotta di cui parla Marchionne è appunto questo cercare di ottenere maggiori diritti.

Il pensiero di Marchionne - abbandonare la lotta operai-padroni -, quindi, si presta, a mio avviso, a essere interpretato in due modi:

  1. Gli operai devono smettere di lottare per cercare di avere sempre più diritti perché se no non si va da nessuna parte.

  2. Le imprese devono smettere di mettere i bastoni tra le ruote agli operai che lottano per avere più diritti.

A quale delle due ipotesi, secondo voi, pensava Marchionne? Secondo me alla prima. D'altra parte lo aveva detto chiaramente in occasione del referendum indetto tra gli operai di Pomigliano per l'accettazione o meno del famoso piano Fiat, quello che garantiva il posto di lavoro in cambio della rinuncia ad alcuni diritti. Come forse ricorderete, la maggioranza degli operai si è espressa per il sì, ma non è stata una maggioranza plebiscitaria, anzi tutt'altro. E in quell'occasione Marchionne disse: "Io costruisco auto e se non le produco lì [Pomigliano, ndr] le produrrò da un'altra parte. Ci sono un sacco di posti che amerebbero avere la produzione di auto. La Serbia, per esempio o la Polonia".

Insomma, la linea di Marchionne mi sembra chiara: se gli operai smettono di rompere, bene, altrimenti tanti saluti. Ah, bei tempi quelli della lotta di classe.

E' stato killeraggio mediatico o no?



Ricordate, ieri, Famiglia Cristiana che scriveva cose come "chi dissente va distrutto" e via dicendo? E vi ricordate le reazioni indignate della contraerea berlusconiana? Bene, sulla falsa riga del tristemente noto caso Boffo, è ormai praticamente ufficiale che la vicenda Fini-Montecarlo è stato killeraggio mediatico. Complimenti.

mercoledì 25 agosto 2010

Berlusconi-Bossi: 0 a 0 e palla al centro

Se si dovesse descrivere sportivamente l'incontro di oggi tra Berlusconi e Bossi, si potrebbe tranquillamente usare la metafora calcistica che leggete qui sopra nel titolo. Il motivo è molto semplice: Berlusconi si è presentato col difficilissimo compito di far ingoiare un'eventuale alleanza con Casini a Bossi; Bossi si è presentato più che mai convinto della necessità di tornare subito al voto. Nessuno dei due è stato accontentato. Berlusconi dovrà infatti rinunciare al sogno proibito Casini, di cui ha un disperato bisogno e che gli sarebbe servito per mandare una volta per tutte a quel paese i finiani, e Bossi ha fatto retromarcia sulla questione elezioni.

Berlusconi non ha rilasciato ancora nessuna dichiarazione, ma non è difficile immaginare che il rospo più grosso da ingoiare sia stato proprio il suo. Il niet di Bossi su Casini, infatti, significa che il Pdl dovrà tentare di andare avanti sapendo che l'ala finiana, coi suoi numeri, è sempre dietro l'angolo pronta a mettersi di traverso su quelli che considera provvedimenti non facenti parte del programma elettorale del 2008. Questo significa che Berlusconi potrà tranquillamente scordarsi la stampella finiana quando sarà ora di votare cose come il processo breve o il lodo Alfano costituzionale. E Dio solo sa quanto Berlusconi avrà bisogno, nel breve periodo, di qualcuno di questi provvedimenti.

A dicembre la Consulta si esprimerà sulla legittimità costituzionale del legittimo impedimento, la legge ad personam che attualmente lo ripara dai tre processi a suo carico, e se nel frattempo non sarà stato approvato qualche altro scudo, il premier sarà nudo, coi procedimenti che riprenderanno a correre. Ecco perché Berlusconi finora ha fatto di tutto per portare dentro Casini: perché sperava di avere il suo appoggio per l'approvazione di qualcuna delle sue leggi - sul lodo Alfano costituzionale Casini non si era buttato via.

E invece niente. Berlusconi è nelle mani dei finiani. Senza i loro numeri sa benissimo che la speranza di approvare qualunque cosa è praticamente nulla. E questo è il motivo per cui, probabilmente, sul vertice di oggi non ha ancora rilasciato dichiarazioni. Ed è lo stesso motivo per cui oggi gli stessi finiani hanno descritto come una loro vittoria il risultato del vertice - come dare loro torto? Insomma, l'impressione è che quelli che si aspettavano un incontro chiarificatore e pacificatore non saranno accontentati. Anzi, è probabile che da qui in poi i fuochi pirotecnici saranno ancora più spettacolari.

Incongruenze internettiane


C'è da dire che quelli che gestiscono il sito del Pdl, riguardo a internet ci capiscono senz'altro un pelino di più del loro principale.

martedì 24 agosto 2010

E se qualcuno riservasse lo stesso trattamento alla signora?



(via corriere.it)

Non ci sono più dubbi: tra Famiglia Cristiana e Berlusconi è guerra

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.


Certo che quelli Famiglia Cristiana ci vanno giù pesante con Berlusconi. Se non erro, quello che uscirà domani dovrebbe infatti essere il quarto editoriale "critico" (è un eufemismo) verso il governo; tanto che alcuni giorni fa, proprio in queste pagine avevo manifestato qualche preoccupazione per il direttore, don Sciortino. In effetti, poi, qualcosa è successo - sapete com'è, Feltri mica se ne sta con le mani in mano...

Il 18 agosto, infatti, ecco il direttore del Giornale all'attacco con un editoriale dei suoi dal titolo eloquente: "Le eresie di Famiglia Cristiana". Si prosegue il 19 agosto con un primo tentativo di sputtanamento del settimanale. Un bell'articolo dal titolo "Famiglia Cristiana consiglia un film con bestemmie".

Il numero in edicola domani, come dicevo, va sulla falsa riga dei precedenti, tirando in ballo, questa volta in maniera esplicita, il caso Boffo, e accusando Berlusconi di usare la scusa della sovranità popolare per fare quello che gli pare (come avranno fatto a giungere a simili conclusioni?), permettendosi pure il lusso di indicare come "formalismi" quanto espressamente previsto dalla Costituzione. Oltre a tutto questo, Famiglia Cristiana rinfaccia al premier la responsabilità di avere diviso, per la prima volta, l'elettorato cattolico.

Uno dei temi trattati in queste settimane dagli opinionisti è che cosa ci si aspetta dal mondo cattolico, invitato da Gian Enrico Rusconi su La Stampa a fare autocritica. Su che cosa, in particolare? La discesa in campo di Berlusconi ha avuto come risultato quello che nessun politico nel mezzo secolo precedente aveva mai sperato: di spaccare in due il voto cattolico (o, per meglio dire, il voto democristiano). Quale delle due metà deve fare “autocritica”: quella che ha scelto il Cavaliere, o quella che si è divisa fra il Centro e la Sinistra, piena di magoni sui temi “non negoziabili” sui quali la Chiesa insiste in questi anni?

Per adesso il sito del Giornale tace, mentre ne parlano tutti gli altri. La quiete prima della tempesta?


Aggiornamento 18,20.

La bomba è esplosa. Il sito del Giornale ne parla qui, mentre da più parti si levano i commenti indignati di esponenti noti e meno noti dell'area Pdl. Vi faccio qui di seguito il copia/incolla di alcuni:

FAM. CRISTIANA: LUPI, NON FA PIU' NOTIZIA. E' FOTOCOPIA DELL'UNITA' (http://lnk.sk/az41)

FAM. CRISTIANA: GIRO, EDITORIALE ESEMPIO DI PORNOGRAFIA POLITICA (http://lnk.sk/az4n)

FAM. CRISTIANA: GASPARRI, NON RAPPRESENTA IN ALCUN MODO SANTA SEDE (http://lnk.sk/azpa)

FAM. CRISTIANA: GIOVANARDI, EDITORIALE FAZIOSO, GROTTESCO E IN MALA FEDE (http://lnk.sk/azpo)

FAM. CRISTIANA: SACCONI, DON SCIORTINO ACCECATO DA FAZIOSITA' POLITICA (http://lnk.sk/azp5)

FAM. CRISTIANA: BONDI, SCONCERTO E DISGUSTO PER ASSENZA STILE (http://lnk.sk/azpg)

FAM. CRISTIANA: ROTONDI, IDEE VECCHIE. INCONSISTENZA DA CATTO-COMUNISTI http://lnk.sk/azp3

Oh, ci fosse uno che sia entrato nel merito delle accuse lanciate dal settimanale. Vabbè...

La miniera in Cile come il Kursk?


Quello che sta succedendo nella miniera in Cile è sconvolgente, se ci si pensa bene. 33 minatori sono rinchiusi, dopo un'esplosione, in una sorta di caverna a 700 metri di profondità. Comunicano con l'esterno tramite bigliettini di carta affidati a una sonda che passa attraverso un tubo di pexiglass largo 10 cm. Attraverso questa sonda ricevono anche acqua e cibo. Le autorità cilene hanno calcolato che per tirarli fuori, ammesso che non si si verifichino incidenti o imprevisti, occorreranno almeno 4 mesi.

Non ricorda un po' la tragedia del Kursk?

Ci verrà in mente delle leggi ad personam?


Quando Berlusconi ha proposto per la prima volta il processo breve, che non è un processo breve ma un processo morto, qualcuno, se non ricordo male, ha stimato il numero di procedimenti penali che sarebbero diventati carta straccia in circa 100.000. La cosa, come capite bene anche voi, non è grave solo per il fatto che 100.000 presunti delinquenti, semmai passerà questa legge, potrebbero farla franca, ma perché un eguale numero di parti offese potrebbero essere private del diritto ad avere giustizia.

Qualcosa di simile al processo breve si sta studiando anche per i contenziosi civili, che, come sapete, in genere raggiungono una sentenza definitiva dopo tempi biblici. Quello che sta studiando il buon e diligente Alfano, però, anche nel campo della giustizia civile produrrà parecchi danni, mandando in fumo qualcosa come 5 milioni di cause civili, come ha calcolato Repubblica. E tutto questo per cosa? Ma per salvare la Fininvest dal pagamento di circa 750 milioni di euro alla Cir di De Benedetti come risarcimento per essere stata acquisita grazie a una sentenza comprata (vi ricordate il giudice Mesiano? quello dei calzetti Turchese?).

Naturalmente, una cosa di questo genere non scandalizza ormai più nessuno, perché ormai le leggi fatte nell'interesse esclusivo del singolo sono la normalità. Paradossalmente penso che forse ce ne accorgeremo quando al governo ci sarà qualcuno che non ha conflitti di interesse e che quindi non avrà più alcun motivo per farsi leggi su misura. Magari quel giorno diremo: ma come? le leggi ad personam non le fa più nessuno?

lunedì 23 agosto 2010

Per quelli di memoria corta

Ottimo articolo pubblicato questa mattina da Michele Ainis sulla Stampa. Un articolo che dovrebbe essere letto da tutti quelli, Berlusconi, Bossi e pappagalli al seguito compresi, che affermano che la via obbligata in caso di crisi di governo sono le elzioni, mentre quanto prevede la Costituzione sono solo "formalismi".

Scrive Ainis:

E c`è anche un organo, un potere, un uomo scaraventato suo malgrado nel centro della mischia. L`uomo è Napolitano: dovrà sciogliere le Camere, come reclamano Bossi e Berlusconi se la maggioranza verrà sconfitta in Parlamento? La norma è l`articolo 88, secco e laconico com`era nel costume dei nostri padri fondatori:

«Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse».

È il potere più importante attribuito al Quirinale, e non a caso viene messo sotto schiaffo in questo tempo di rissa fra i poteri. Dicono che la nuova Costituzione materiale ne abbia svuotato i contenuti: siccome gli italiani votano con un pretendente al trono indicato per nome e cognome sulla scheda elettorale, allora se il monarca cade giù dal trono bisogna farli votare nuovamente, non c`è alternativa allo scioglimento anticipato.

Balle: nel 2006 Prodi vinse con questa stessa legge elettorale, e quando due anni dopo inciampò in un voto di sfiducia nessuno s`appellò alla sovranità violata. Nessuno si strappò le vesti per il mandato esplorativo che Napolitano conferì a Marini. Dopo di che il Presidente sciolse il Parlamento, ma solo perché non aveva incontrato una maggioranza di ricambio.

Un ottimo articolo per quelli, e sono tanti, che hanno la memoria corta.

La farsa di Melfi


La vicenda degli operai di Melfi, di cui ho già parlato alcuni giorni fa, sta assumendo i contorni di una farsa. Allora, eravamo rimasti al punto in cui i tre, forti di una sentenza del giudice del lavoro che impone a Fiat di reintegrarli nelle loro mansioni, si presentano questa mattina ai cancelli pur essendo stati "invitati" (?) dall'azienda a non presentarsi. Gli operai, però, non vengono fatti entrare nel posto di lavoro, ma sono trattenuti dalla vigilanza interna in una saletta adibita ad attività sindacale.

La vicenda, evidentemente, non finisce qui. Rimane l'amara domanda se l'Italia sia effettivamente uno stato di diritto, come si usa sempre dire, oppure no.

Notizie in pillole (50)

E' da parecchio tempo che non pubblico più qualcuna delle mie "pillole". Lo faccio oggi perché raccolgo in questo post un po' delle cose che ho pubblicato ieri e sabato su Facebook e che sono state oggetto di discussione là.

Scrivere su Facebook, per certi versi è molto più stimolante che sul blog. I post sono più succinti, è vero, e c'è anche minore possibilità di scrivere articoli approfonditi e completi. Però c'è più discussione, più dibattito e più interazione tra chi scrive e chi commenta. Per cui, spesso, quegli approfondimenti che magari mancano nel post iniziale, arrivano successivamente man mano che si sviluppa la discussione.

A volte penso anche che mi piacerebbe chiudere il blog e scrivere solo là.


Le occasioni del Pd. "Il Pd ci offre un'occasione straordinaria per fare
proselitismo. Quando verranno a bussare alla porta i Testimoni di
Bersani accoglieteli nelle vostre case. Poi mostrategli il filmato in
cui Violante spiega come i post comunisti hanno regalato le televisioni a
Berlusconi e, se non basta, anche le dichiarazioni di D'Al...ema sullo
Scudo Fiscale, approvato grazie all'assenza dei pdimenoellini e per
finire le dichiarazioni di Bersani per la privatizzazione dell'acqua e
di Chiamparino per la TAV, il nucleare e gli inceneritori. I Testimoni
vi ringrazieranno, stracceranno la tessera e si iscriveranno subito al MoVimento 5 Stelle"
(via beppegrillo.it).


Tutti fuori dalle scatole. Non so se ci avete fatto caso. Sarkozy, per risalire un po' nei deludenti sondaggi, sta buttando i rom fuori dalla Francia a vagonate. Qui da noi Maroni applaude e dice che il prossimo 6 settembre, a Parigi, chiederà di fare lo stesso in Italia. Anzi, la sua intenzione sarebbe addirittura quella di cacciare non solo i rom e i clandestini, ma anche i cittadini comunitari. Insomma, in Europa stiamo assistendo alla più grande operazione di pulizia etnica dopo la deportazione degli ebrei. Si è per caso sentito qualche politico protestare?


I vescovi all'opposizione. Metilparaben fa notare che mentre quelli del Pd sono alle prese con la gravissima grana degli inviti alle feste dell'Unità, i vescovi stanno facendo quello che dovrebbe fare l'opposizione: incazzarsi col governo per la vicenda dei clandestini.


Gli "squadristi" della libertà. Pare che dopo i "Testimoni di Bersani", lanciati dal Pd per fare opera di proselitismo porta a porta in vista delle possibili, imminenti elezioni, Berlusconi abbia lanciato le Squadre della Libertà, col compito di "istruire i cittadini su quanto fatto dal governo fino ad ora e dovrà essere fatto". Ugo Magri, ieri mattina, su La Stampa, faceva notare come la scelta di questo nome potrebbe rivelarsi una sorta di "autogol da metà campo". :-)


Obesità e controsensi. Negli USA, a partire dalle prossime settimane, la catena di fast food Burgher King metterà in vendita "un panino alto 15 centimetri, imbottito con 4 fette di carne di manzo, peperoni, mozzarella e due tipi di salsa" di oltre 2500 calorie. "Negli USA i giganti del fast food si sfidano da qualche mese a suon di ciclopici hamburger da migliaia di calorie", scrive sempre il Corriere.

Se si considera che "entro il 2030 i cittadini americani saranno quasi tutti obesi, nove su dieci per l’esattezza", e che "il totale delle spese mediche dovute a problemi di salute legati all’obesità si attesterà intorno ai 956,9 miliardi, il 17% del totale", non pensate anche voi che in America ci sia qualcosa che non va?


La telenovela di Melfi. Ricordate la vicenda dei tre operai di Melfi? Inizialmente sono stati licenziati in tronco da Fiat perché accusati di aver interrotto la produzione durante un corteo interno. Poi è arrivato un giudice che ha stabilito che il licenziamento è illegittimo, intimando all'azienda di riassumere immediatamente i tre e accusandola, nella motivazione, di "comportamento antisindacale". Nonostante questo - è notizia di ieri - Fiat ha inviato un telegramma ai tre invitandoli, oggi, a non ripresentarsi in azienda.

I tre hanno dichiarato che invece si ripresenteranno regolarmente, forti della sentenza del tribunale che dà loro ragione. Possibile che sia così difficile, per un lavoratore, in uno stato che si definisce "di diritto", far valere un suo diritto?

sabato 21 agosto 2010

Al capolinea?


Aspettate, che la situazione comincia a farsi interessante. Allora, dopo il vertice del Pdl di ieri Berlusconi ha posto la fiducia sui famosi 5 punti. Se i finiani ci stanno, bene, altrimenti di nuovo a votare. I finiani hanno buttato là un sì con riserva (il processo breve per salvare le chiappe a Berlusconi non lo mandano giù). Berlusconi ha replicato dicendo: "prendere o lasciare".

I finiani hanno risposto che "la logica del prendere o lasciare non appartiene alla politica ma al commercio". Nel frattempo Berlusconi, visto che coi finiani è probabilmente tutto perduto, ha rilanciato l'idea di imbarcare Casini in caso di elezioni. A questo punto scappa fuori Bossi, il quale di Casini non vuole sentire neppure l'odore. Al senatùr non gliene frega niente dei 5 punti e della verifica di settembre: lui vuole tornare al voto perché i sondaggi dicono che la Lega prenderebbe ancora più voti che alle scorse regionali (mentre Berlusconi uscirebbe fortemente ridimensionato e ancora più succube dei leghisti).

Prepariamoci, perché dall'aria che tira il prossimo scontro non sarà solo tra Berlusconi e Fini, ma anche tra Berlusconi e la Lega. Guardate bene l'immagine in alto. Berlusconi e il berlusconismo sono quasi al capolinea: non resta che godersi lo spettacolo.

"Più conosco il Trota, più mi piace"


Una sua perla precedente è stata: "...la cultura mi annoia". Oggi è tornata alla carica con una intervista rilasciata a bergamonews.it. Una delle chicche dell'intervista è sicuramente questa:

Guardi la politica non è il mio pane. Trovo che sia così stupido litigare sempre per delle idee...

Sono sempre più convinto che il figlio di Bossi non avrebbe potuto trovare niente di più adatto a sé. Ah, dimenticavo, se proprio ci tenete l'intervista integrale è qui.

(via metilparaben)

Lo capite perché non cambierà mai niente finché ci sarà lui?


La domanda, naturalmente, è inutile. Lo sapete benissimo perché in questo paese non cambierà mai niente finché ci sarà lui. Non è una questione di colore politico, di simpatia o antipatia. A settembre, quando la politica ricomincerà a "lavorare", l'urgenza massima sarà il processo breve. Così come nel 2008, quando il Pdl ha vinto le elezioni, il primo provvedimento messo urgentemente subito in campo è stato il lodo Alfano.

Certo, come fumo negli occhi hanno buttato giù un po' di punti, tra cui la famosa riforma fiscale di cui parlano da una vita e - pensate un po' cos'hanno ritirato fuori - il completamento della Salerno-Reggio Calabria. Ma si tratta appunto di fumo negli occhi. In realtà quello che preme, e molto, a Berlusconi e ai suoi trombettieri sono le imminenti scadenze giudiziarie, come scriveva stamattina Ugo Magri su La Stampa.


L`unica cosa che davvero preme a Berlusconi è nascosta tra le pieghe del documento finale, sotto la voce «Giustizia».

Consiste nel passaggio (soppesato parola per parola nel vertice a Palazzo Grazioli) sulla ragionevole durata dei processi. Sarà «indispensabile», sostiene il premier, «approvare apposite norme» a riguardo. Un testo c`è già, ed è quello licenziato a Palazzo Madama prima dell`estate. Se passerà così com`è pure alla Camera, il Cavaliere riuscirà a salvarsi dalla condanna che incombe sul suo capo a Milano (vicenda Mills). Bisogna però che la legge proceda al galoppo, perché l`avvocato Ghedini prevede la sentenza in arrivo tra marzo e aprile. Ma soprattutto, dal punto di vista del premier, è necessario che nessuno modifichi la norma transitoria, cucita su misura per far saltare i suoi processi.

Se Fini ci sta, e pone la sua firma sotto il processo breve, la crisi può considerarsi virtualmente conclusa. Se invece non ci sta, «alle urne perché anche se la Lega va forte io vinco uguale...». Questa è la sostanza della giornata.

Berlusconi ha 3 processi in corso. A dicembre, probabilmente, la Consulta spazzerà via il legittimo impedimento, unico scudo che per ora lo protegge. Ecco perché il processo breve, con norma transitoria (ad personam) annessa, è indispensabile che diventi legge. Non ci sarà mai spazio per la politica, in Italia, finché avremo un imputato a capo del governo. Perché le priorità non saranno mai i problemi degli italiani, ma i suoi.

Affinità/divergenze con il Messico

Il governatore di Città del Messico ha fatto causa al cardinale e arcivescovo di Guadalajara Juan Sandoval Iniguez, noto per le sue posizioni omofobiche. Perché? Perché secondo lui i giudici della Corte Suprema Messicana, che stavano decidendo sulla costituzionalità o meno dei matrimoni gay, sarebbero stati corrotti per emettere una sentenza favorevole sulla questione.

Qua in Italia abbiamo un capo di governo che ha dichiarato che i giudici della Consulta sono di sinistra (quando gli hanno bocciato il lodo Alfano); per non parlare delle innumerevoli volte in cui ha apostrofati alcuni magistrati come comunisti, sovversivi, mentalmente disturbati, ecc... Chissà perché nessuno, qui, ha mai pensato a qualche iniziativa analoga.

(via uaar.it)

Tra Lega e Cl

Qua a Rimini è iniziato l'annuale meeting di Cl. Quest'anno però pare ci sia un po' di "maretta" per quel che riguarda i finanziamenti. La "maretta" (per usare un eufemismo) si consuma tra la Lega e il Pdl perché una parte dei finanziamenti a favore del meeting sono stati elargiti, per mano di Formigoni, dalla regione Lombardia.

La lega, naturalmente, questa cosa non l'ha mandata giù ("Basta con i contributi al Meeting di Cl"). Secondo il Fatto Quotidiano, la regione Lombardia ha finanziato la manifestazione di Comunione e Liberazione con 120mila euro per ogni edizione. Nel 2007 180mila e nel 2006 ben 237mila.

Pantaloni a pinocchietto

"E' il capo di abbigliamento più ridicolo del guardaroba", scrivevano ieri quelli del Giornale. Ora, a parte il fatto se i pantaloni a pinocchietto siano ridicoli o meno, la domanda che mi sono posto dopo aver letto il titolo dell'articolo è stata: ma perché quelli del Giornale se la prendono con questo particolare capo d'abbigliamento? Mah...

Scorro un po' l'articolo e a un certo punto leggo: "Il pinocchietto, ad esempio, è strutturalmente incapace di star bene addosso a chicchessia, foss’anche un giovanotto dal fisico palestrato; figuriamoci se poi l’obbrobrio è indossato da un comune sfigato". Sempre più perplesso proseguo nella lettura, e un po' più in giù trovo: "Ma l’avete visto Gianfranco Fini al mare con il pinocchietto?" Ah, ecco, adesso ho capito tutto.

Quelli del Giornale, probabilmente, non avrebbero mai pensato di fare un articolo sui pantaloni a pinocchietto; però siccome Fini nella sua recente vacanza al mare probabilmente un giorno li ha indossati, ecco che anche questi diventano un buon pretesto per dare contro a quello che è attualmente il nemico numero 1 del Pdl. Prosegue l'articolo: "Ecco, ora qualcuno dirà che rompiamo le scatole al presidente della Camera perfino sul pinocchietto solo perché siamo i soliti servi di Berlusconi [ma va là?, ndr]. Dite pure, ma le foto di Fini pinocchiettato parlano da sole. Ma è possibile che la terza carica dello Stato vada in giro vestita in quel modo"?

Qui Nino Materi, l'autore dell'articolo, ha ragione. Ma ha dimenticato che qualcuno, che a livello di carica è più in alto di Fini, è riuscito a redersi ancora più ridicolo.

venerdì 20 agosto 2010

La montagna e il topolino

La montagna ha partorito... la solita porcata. Mi riferisco al risultato del vertice di oggi del Pdl che doveva definire la nuova linea del partito e decidere cosa fare coi finiani. E invece niente di tutto questo; si è trattato semplicemente dell'ennesimo, "democratico", diktat del cavaliere, il quale in sostanza ha detto che a settembre torneranno in pista tutte le leggi vergogna provvisoriamente parcheggiate su un binario morto (denominatore comune: l'impunità per lui).

Se i finiani ci staranno, bene, se non ci staranno e quindi metteranno a rischio la maggioranza, si tornerà a votare. E il bello è che questi ultimi, i finiani, mica si sono buttati via. No, anzi hanno detto: "perché no"? Insomma, tutto a tarallucci e vino. E' il famoso "inciucio" che si ripete ormai da almeno un paio di decenni. Lì per lì fingono tutti di litigare, di indignarsi in nome di alti valori, ma poi quando si prospetta il rischio di tornare a casa, tutti di nuovo a cuccia, belli obbedienti al richiamo del padrone.

E' la politica in Italia.

Morgan non può suonare a Verona e Elton John a Trani

Ricordate la vicenda della mancata esibizione di Morgan, a Verona, dopo il divieto imposto dalla giunta leghista capeggiata dal sindaco Flavio Tosi? Bene, ci spostiamo a Trani, bellissima località pugliese, dove si dovrebbe tenere a settembre un concerto del grande (per me) Elton John. Perché "si dovrebbe"?

Perché mons. Giacomo Babini, vescovo emerito di Grosseto (?), si sta facendo in quattro per impedire la realizzazione dell'evento. Motivo? L'omosessualità dichiarata del cantautore inglese, che secondo l'illustre prelato sarebbe motivo di offesa per i credenti, visto che il concerto dovrebbe tenersi davanti alla cattedrale di Trani o davanti al monastero di Colonna - la decisione non è ancora stata presa.

"Tutti conoscono le disordinate tendenze di Elton John e la sua vita depravata, dunque svolgere una sua esibizione davanti alla casa di Dio é offensivo", ha dichiarato il vescovo. Eh, certo, le sue tendenze e la sua vita depravata sono cose gravissime. A me risulta che Elton John non abbia mai fatto del male a nessuno e non abbia mai rubato nulla (non ne avrebbe avuto comunque bisogno). Però è omosessuale, e magari qualche tirata di coca può darsi che se la sia concessa - sapete come sono queste viziate rockstar, no? Ecco, questi sono i gravissimi motivi per cui non può suonare a Trani.

Ma il vescovo rincara la dose: "I cattolici farebbero bene a scendere in piazza per protesta contro Elton John. Incredibile che canti davanti ad una chiesa. Non se ne può più degli omosessuali". E poi: "Meglio non nascere che vivere certe esistenze". Eh, certo, meglio non nascere. E' noto infatti che la qualità, la dignità, e il diritto o meno di vivere l'esistenza dipendono in via esclusiva dalle inclinazioni sessuali di ognuno.

Questo vescovo, già passato agli onori della cronaca per aver detto che lo scandalo dei preti pedofili nascondeva un attacco sionista e che gli Ebrei sono stati sterminati da Hitler "per gli eccessi e le malversazioni economiche che strozzarono l'economia tedesca", non mi provoca indignazione, ma solo pena. Quella pena che si prova quando ti rendi conto di avere di fronte una persona che purtroppo non può fare meglio di così.

Io spero che Elton John quel concerto lo faccia. E non solo per i fan, ma per tutte le persone che pensano che questo cazzo di paese sia arrivato al fondo, e possa solo ricominciare a salire.

giovedì 19 agosto 2010

Giornale contro Famiglia Cristiana, si comincia


Ve l'avevo detto che Famiglia Cristiana non l'avrebbe passata liscia dopo gli editoriali critici verso il governo pubblicati negli ultimi due mesi. Per adesso niente dossier scottanti contro don Sciortino, ma una cosa che se possibile è ancora peggiore, i segugi del Giornale l'hanno scoperta: Famiglia Cristiana ha consigliato un film in cui si sentono due bestemmie. Incredibile. L'articolo che denuncia il misfatto è comparso sul Giornale stamattina.

Pare che il 5 agosto scorso canale5 - guarda un po' - abbia madato in onda un film per famiglie in prima serata. Il Giornale però non dice il titolo (e io non ho voglia di fare ricerche); si limita a dire che il settimanale cattolico l'avrebbe giudicato con la valutazione di "discreto" raccomandando la visione ai piccoli "solo se insieme ai genitori". La domanda che si pongono quelli del Giornale è d'obbligo: "ma a che tipo di famiglie si rivolgono oggi i Paolini?"

Io ne aggiungerei un'altra: ma a che tipo di famiglie si rivolgono quelli di canale5 (uno dei canali di Berlusconi), visto che il film in questione è andato in onda in prima serata proprio lì? Eh sì, non c'è che dire, Famiglia Cristiana l'ha fatta proprio grossa permettendo la visione di un film con due bestemmie alla fine a dei bambini assieme ai genitori.

Peccato che quelli del Giornale non si scandalizzino con altrettanta solerzia per come la tv berlusconiana ha rimbecillito una generazione di giovani a colpi di Drive In, Amici, La pupa e il secchione, Il grande fratello, Matricole, Meteore e compagnia bella. Ma la speranza è l'ultima a morire.

I risvegli (tardivi) dei finiani e del Pd

Di solito la stagione dei risvegli per antonomasia è la primavera: profumi, colori, fiori. Insomma in questa stagione la natura dà il meglio di sé, anche se poi, naturalmente, dipende dai punti di vista - per quel che mi riguarda, ad esempio, la stagione più bella è l'autunno. Eppure, anche se capita raramente, ci sono risvegli tardivi che possono manifestarsi anche in estate avanzata. Mi riferisco ai finiani e al Pd.


I finiani, ad esempio, dopo 16 anni hanno finalmente capito cosa è il berlusconismo:

"Nessuno ci potrà più convincere che il berlusconismo non coincida con il dossieraggio e con i ricatti, con la menzogna che diventa strumento per attaccare l'avversario e distruggerlo"
[...]
"Eravamo convinti che fosse un semplice dibattito politico, il confronto tra due idee di centrodestra, e che tutto potesse scorrere nei canali della democrazia interna a un partito". Certezze in base alle quali, spiega la fondazione vicina al presidente della Camera, "abbiamo difeso per anni Berlusconi, sperando nella sua capacità di spiccare il volo e diventare un grande politico, uno statista"

Beh, che dire? Benvenuti nella realtà. Certo, ci sono voluti un bel po' di anni e un discreto numero di leggi vergogna firmate insieme al grande "statista", ma alla fine la coscienza di cosa si celava dietro il famoso "ghe pensi mi" ha avuto la meglio. Di solito, in casi come questo si usa dire: "meglio tardi che mai". Diciamo che nel caso specifico forse è un po' tardino, ma non disperiamo; una volta capiti gli errori in genere è difficile ripeterli. Staremo a vedere.


Il secondo risveglio, come accennavo sopra, è quello del Pd. Non lo so, sarà l'atmosfera che si respira nei palazzi, sarà che molti cominciano a fiutare aria di ritorno alle urne. Fatto sta che, forse per la prima volta nel corso della sua lunga e travagliata esistenza (Pci, Pds, Ds, Unione, Pd), il centrosinistra rinfaccia a Berlusconi il conflitto di interesse. Badate, non è mica cosa da poco. Anche perché è difficile dire con certezza se la mole di leggi ad personam che ha caratterizzato il quasi ventennio berlusconiano ha avuto più co-firmatari tra i finiani o il centrosinistra.

Un benvenuto, quindi, anche ai pidini, che si sono improvvisamente accorti che il cavaliere, in veste sia di presidente del consiglio che di proprietario di gran parte di giornali e tv italiani, ha un leggerissimo conflitto di interessi. Naturalmente, quelli che non hanno il prosciutto davanti agli occhi, si erano già accorti ai primi di luglio che all'interno della finanziaria 2010 un codicillo infilato di soppiatto da qualche manina consentiva a Mondadori di estinguere un vecchio contenzioso col fisco pagando solo il 5% del dovuto e sanando quindi la posizione col versamento di 8,6 milioni di euro invece di 350.

Cosa volete? Sono cose che capitano, specialmente quando a capo dell'esecutivo c'è anche il padrone della casa editrice beneficiaria del regalino. Chissà dov'era il Pd in quel periodo? Ah già, adesso ricordo, stava discutendo dell'orecchino di Vendola. Eh beh, insomma, ci sono delle priorità...

Chissà se a breve potremo assistere a qualche altro risveglio?

Dalla parte del toro



(via repubblica.it)

Possibile che anche qua in Romagna debbano rompere i coglioni?

"Tutti gli edifici pubblici dovrebbero esporre la bandiera della Regione Romagna gialla e rossa con la Caveja e il galletto e la scritta Regione Romagna (quella utilizzata dal MAR)"
[...]
"a breve tutti i capigruppo leghisti nei comuni di tutta la Romagna presenteranno una mozione per richiedere l'affissione dello stendardo romagnolo"
[...]
"un fatto di identità e di orgoglio nel manifestare il nostro sentimento di sentirci prima di tutto romagnoli"


(via romagnaoggi.it)

mercoledì 18 agosto 2010

Il mistero del testimone di Feltri (che querela Feltri)

Scusate se ci torno ancora sopra nonostante ci siano sicuramente cose più importanti di cui scrivere. Mi riferisco alla telenovela Fini-Feltri in merito alla vicenda della casa di Montecarlo. Brevissimo riepilogo.

Allora, inizialmente, come probabilmente ricorderete, il Giornale è partito in quarta con la storia della cucina, che sarebbe stata acquistata da Fini e convivente in un mobilificio romano per l'appartamento di Montecarlo, e che sarebbe quindi la prova provata che Fini non poteva non sapere che l'appartamento era in affitto al cognato.

Poi, come per incanto, da un giorno all'altro la questione dei mobili è inspiegabilmente sparita dalla circolazione (in troppi hanno mangiato la foglia e scoperto la bufala). Il Giornale naturalmente non si è dato per vinto (sapete com'è, gli ordini sono ordini) e ha cominciato ha tirar fuori fior di testimoni.

Questa mattina è toccato a tale Giorgio Mereto, ingegnere genovese residente a Montecarlo da 25 anni e titolare di una società di trading petrolifero. Il Giornale ha riportato la sua testimonianza:

Ovviamente vado a memoria sulla data, direi il dicembre scorso, sotto Natale
[...]
Ricordo però bene l’episodio perché quel giorno, da un momento all’altro, si era scatenata una gran confusione fuori dal palazzo, in strada, e subito dopo fin dentro, nell’androne e sulle scale, con un notevole spiegamento della polizia monegasca a sirene accese
[...]
Lo accompagnava quella bella signora bionda, con i capelli mossi, che si vede sui giornali (Elisabetta Tulliani, ndr). Io, come altri coinquilini, gli ho anche fatto un cenno di saluto, ma non gli ho parlato

La replica del portavoce di Fini è stata praticamente immediata:

...un semplice accertamento presso le autorità monegasche e italiane che registrano i movimenti delle scorte sarebbe sufficiente a dimostrare che la trasferta a Montecarlo del presidente Fini è frutto unicamente della fervida fantasia del signor Mereto. Dal momento che verificare la falsità di certe dichiarazioni è così facile anche per chi non è un giornalista, c’è da chiedersi per quale ragione chi ha il dovere di riscontrare la veridicità di una notizia prima di pubblicarla trascuri sistematicamente di farlo.

Arriva quindi la controreplica di Feltri:

Quanto alle scorte (con le quali abbiamo una certa dimestichezza), tutti sanno che non è obbligatorio per nessuno usarle; quindi l’accusa di non aver controllato è del tutto infondata

Ma come? Feltri ha la possibilità di fare un controllo presso le autorità del principato, per avere conferma o no della storia della scorta, e non lo fa? Perché? Ma il bello viene ancora più tardi, perché il famoso ingegnere annuncia che sporgerà querela per diffamazione nei confronti del Giornale. Lo scrive oggi il Secolo XIX:

In serata però la smentita di Mereto: «Quanto riportato dal giornalista ed in particolare le dichiarazioni attribuitemi in virgolettato non corrispondono a quanto da me dichiarato alla presenza di testimoni», sostiene Mereto. E annuncia: «Ho dato mandato ai legali di fiducia di intraprendere ogni azione a tutela della mia immagine

Ci vediamo alla prossima puntata.

Tragedie di serie A e tragedie di serie B

‘Lo tsunami in Asia – ha aggiunto Barra – attirò l’attenzione perché c’erano degli occidentali coinvolti. Nell’opinione pubblica si pensa che se la gente del Pakistan muore di alluvioni sia un fatto normale, l’attenzione sale solo se sono coinvolti dei nostri connazionali’.

“Purtroppo – ha continuato l’esponente della Croce rossa – l’opinione pubblica è un po’ isterica, e ha bisogno di vedere le vittime: non ho visto servizi approfonditi in televisione su questo dramma, non ho visto inviati sul posto”.


(via inviatospeciale.com)

Il quartier generale racconta/36


In un paio di miei post precedenti (l'ultimo qui) esprimevo qualche timore sulle sorti di don Sciortino, il direttore di Famiglia Cristiana. La vicenda Boffo tutto sommato è ancora abbastanza fresca, e alcuni degli ultimi editoriali del noto settimanale cattolico sono ben più "pesanti" di quelli che l'ex direttore di Avvenire pubblicava sul quotidiano della Cei - sostanzialmente si trattava di velate critiche sulla moralità di alcuni atteggiamenti di Berlusconi.

Finora, da parte degli house organ di casa nessuno aveva ancora replicato in maniera esplicita (né, finora, ha fatto capolino qualche scottante dossier). Questa mattina, però, Vittorio Feltri, evidentemente spazientito, si è fatto sentire dalla prima pagina del "suo" Giornale con l'editoriale dal titolo che vedete qui sopra. Alcune "chicche" sono sicuramente da commentare.

E' cambiato tutto. Oggi Famiglia Cristiana, per dimostrare di esistere ancora nonostante la magra tiratura, partecipa con foga alla rissa politica come un qualsiasi fogliaccio di partito. Chi la dirige non si accorge del cattivo servizio che rende ai suoi residuali lettori.

Chissà quali parametri di riferimento ha preso (se li ha presi) Feltri per indicare Famiglia Cristiana un mensile di bassa tiratura. Se si vanno a vedere i dati, infatti, si scopre che dopo Sorrisi e Canzoni, che con oltre un milione di copie è il settimanale più venduto (sic!), più o meno a pari copie (attorno al mezzo milione) si piazzano alcuni dei più noti e blasonati settimanali italiani, e tra questi, guarda un po', c'è anche Famiglia Cristiana.

Famiglia Cristiana, poi, secondo Feltri è rea di non aver per niente evidenziato che grazie al governo l'Italia si è salvata dalle conseguenze della crisi economica - curioso che a lementarsi di questo siano proprio quelli che la crisi l'hanno nascosta fino all'altro giorno. Ma non è finita qui, perché poi il settimanale dei paolini se la prende col metodo usato dal Giornale per disfarsi di Boffo. E anche qui Feltri replica a modo suo:

All`autore della nota non viene in mente che il «metodo Boffo» è da rinfacciare non a noi, bensì a chi ha accolto - sbagliando - le dimissioni presentate del direttore del quotidiano cattolico. Già, perché poi quelle dimissioni sono state accettate?

Hai capito? Il Giornale in questa storia non c'entra niente. Mica è sua la colpa delle dimissioni di Boffo, ma di chi le ha accettate. Infatti non è stato il Giornale a rompere le scatole per una ventina di giorni con la storia della presunta omosessualità del direttore di Avvenire e con la famosa "nota informativa" rivelatasi poi una bufala.

E poi, scusate, se la colpa delle dimissioni di Boffo non è del Giornale ma di chi le ha accettate, perché è stato Feltri a scusarsi pubblicamente con lui? Si sarebbero dovuti scusare quelli che hanno accettato le dimissioni, visto che la colpa è la loro... Vabbè, a questo punto aspettiamo pure il dossier.

2.000 euro al cambio attuale


(via repubblica.it)

Pensate al dispiacere che può provare la gente del sud


(via corriere.it)

martedì 17 agosto 2010

Famiglia Cristiana e lo sprezzo del pericolo

Ricordate l'editoriale del 4 agosto scorso del noto settimanale cattolico? Allora io mi preoccupai delle sorti di don Sciortino, direttore del settimanale, perché l'esperienza Boffo insegna che chi tocca certi fili muore - per la cronaca, non è ancora morto nessuno, ma la sollevazione indignata di esponenti del Pdl ci fu eccome.

L'edizione che sarà in edicola domani fa il bis. E anche stavolta non ci va giù leggera per niente:

Dossier, minacce e ricatti velenosi volano come stracci, in un’Italia ridotta alle pezze. E con avversari da polverizzare, con ogni mezzo, perché il potere assoluto non ammette dissenso: non fa prigionieri, solo terra bruciata contro chi canta fuori dal coro.

Interessante anche il seguente passaggio:

Il Paese che si avvia a celebrare l’unità d’Italia è stufo di duelli, insulti e regolamenti di conti. Una politica responsabile, che miri al bene comune, richiederebbe oggi, da tutti, un passo indietro, prima che il Paese vada a pezzi, e un’intesa di unità nazionale (e solidale) che restituisca ai cittadini il diritto di eleggersi i propri rappresentanti

Il riferimento, qui, almeno da come ho inteso io, è alla proposta già avanzata da molti esponenti politici di un governo tecnico, o di transizione (o come cavolo desiderate chiamarlo), che faccia in un brevissimo lasso di tempo almeno qualcuna di quelle benedette riforme che l'armata brancaleone che ci governa è da due anni che promette.

E il "che restituisca ai cittadini il diritto di eleggersi i propri rappresentanti" si riferisce a una nuova legge elettorale che mandi in soffitta il "porcellum", voluto dai leghisti, e restituisca finalmente il diritto agli elettori di scegliere i propri rappresentanti, come prevede la nostra Costituzione.

Chi li sente, domani, quelli del Pdl?

Toh, nessuno parla più della cucina...


Ma cosa è successo? Libero e il Giornale ci hanno scassato l'anima per settimane con la storia della cucina nell'appartamento a Montecarlo, di Fini che non poteva non sapere, dei testimoni, dell'ex dipendente del mobilificio, della fattura. E le dimissioni di Fini, poi la raccolta di firme... E adesso è tutto finito?

Vabbè, c'è stata la pausa del lunedì dopo ferragosto (ieri) in cui i giornali non sono usciti; quindi oggi gli affezionati alla telenovela penso si sarebbero aspettati nuove rivelazioni, nuovi testimoni (ricordate la prima pagina del Giornale di domenica scorsa con cui ci avevano lasciati?), magari la famosa fattura dell'azienda di autotrasporti che ha materialmente provveduto al trasporto dei mobili a Montecarlo. E invece niente: del prosieguo dello scottantissimo dossier monegasco della mega bufala dell'anno nessuna traccia.

Libero e il Giornale, i cui direttori evidentemente si telefonano la sera prima, come potete vedere qui sopra dalle prime pagine di stamattina (clicca per ingrandire), si sono scordati completamente della questione cucina e appartamento e han cominciato a prendere di mira il cognato. Come si spiega secondo voi?