martedì 31 luglio 2007

Drivecleaner (purtroppo) è una celebrità

Oggi è l'ultimo del mese, il 31 luglio. Ho sott'occhio i dati di accesso al mio blog e ho notato che per il 4° mese consecutivo la maggior parte dei visitatori che sono capitati qui tramite Google ha digitato il termine "drivecleaner". Ho fatto un rapido calcolo e ho scoperto che il famoso articolo in cui ne parlo (pubblicato a marzo) dovrebbe aver chiarito un pò le idee a quasi un paio di migliaia di utenti.

La cosa ovviamente mi fa piacere (e, anzi, approfitto per ringraziare chi ha commentato l'articolo direttamente sul blog e quelli che mi hanno scritto privatamente via e-mail), ma al tempo stesso mi inquieta.

Quanto cavolo è diffuso questo drivecleaner?

Cosimo Mele

Stavo per scrivere un post sul signore del titolo qui sopra, poi mi sono accorto che l'aveva già fatto più che bene Romina sul suo blog. Visto che ha espresso perfettamente quello che avrei scritto io in proposito, non mi resta che linkare il suo articolo.

Da non sottovalutare anche la versione di Beppe Grillo della vicenda.

Se non piove sarà dura

Sono sincero, ieri sera quando ha cominciato verso le 20,30 a scurirsi di brutto il cielo ho pensato: "Alé, ci siamo, arriva l'acqua!". E invece il tutto si è risolto con un gran vento e 4 gocce in tutto che non sono certo servite a placare la sete della Valmarecchia.

Non ricordo più da quant'è che non piove, ma se non comincerà a farlo alla svelta e in modo continuativo ho paura che si metterà male, visto anche il livello dell'invaso di Ridracoli, da cui Poggio Berni, assieme a molti altri comuni, dipende direttamente per l'approvvigionamento idrico.

Quando i gay si baciano

Non capisco, francamente, il can can mediatico provocato dalla nota vicenda dei due gay beccati in flagranti effusioni nei pressi del Colosseo.

Probabilmente il tutto deriva dalla incongruenza delle versioni rilasciate dai due e dalla pattuglia di Carabinieri che li ha tradotti in caserma. I primi infatti dichiarano che il loro unico peccato è stato quello di essersi scambiati un semplice bacio, mentre la versione dei Carabinieri parla di qualcosa di un pò più "pesante".

A questo punto il dubbio è se i militari avrebbero agito allo stesso modo o meno se a baciarsi (o a fare qualcosa di più pesante) fosse stata una coppietta "canonica". Se infatti avessero agito diversamente si potrebbe forse parlare di abuso.

Di fronte a questi fatti, sempre più frequenti, nascono comunque spontanee molte domande: siamo un paese poco all'avanguardia di fronte al palese cambiamento dei costumi? Oppure si sta invece progressivamente perdendo quello che una volta si chiamava il comune senso del pudore? La propria libertà deve necessariamente finire dove comincia quella dell'altro?

Mah...

lunedì 30 luglio 2007

Reality? No, grazie

Pare che durante la prossima stagione televisiva il numero dei reality show (i programmi simbolo dell'idiozia odierna imperante) subirà una drastica riduzione. E sembra che ciò sarà dovuto all'inevitabile e fisiologico (ma quanto pensavano di durare?) declino del genere non solo da noi ma un pò in tutto il mondo.

In ogni caso, indipendentemente dai motivi, la cosa non può che farmi felice.

(via Stampa)

L'Obolo di San Pietro

Leggo sull'Espresso in edicola questi giorni un'interessante inchiesta sullo stato delle finanze Vaticane. Ero al corrente, come chiunque, penso, che oltre alla normale attività pastorale prosperasse all'interno delle mura vaticane un'attività finanziaria di un certo rilievo, ma non pensavo sinceramente di tale portata.

L'articolo pubblicato dall'Espresso ha - a mio giudizio - una latente tendenziosità di fondo, volta a dare un'immagine esclusivamente da "istituto bancario" del Vaticano. Rimane il fatto comunque che i dati riportati sono reali e - a detta degli alti vertici vaticani - "sottoposti a verifica e certificazione", come riportato per esempio anche sul sito di Radio Vaticana (qui). E comunque, alla luce di questi dati pubblici, riesce effettivamente difficile non vedere la "macchina vaticana" alla pari di una floridissima azienda che si trova - volente o nolente - a dover gestire un mare di soldi derivanti dalle più disparate fonti.

Sul sito di Radio Vaticana che ho linkato sopra, si legge ad esempio che dei 225 e passa milioni di euro di uscite del 2006 una parte se ne sono andati per gli stipendi dei quasi 1700 dipendenti, mentre una quindicina di milioni li ha erogati il Fondo Pensioni Vaticano. Altre risorse sono invece state destinato all'apparato di comunicazione sociale della Santa Sede: Radio Vaticana, Osservatore Romano, sala stampa, ecc... A fronte delle uscite indicate, la Prefettura Vaticana per gli Affari Economici si trova ogni anno a dover gestire, come dicevo prima, i cospicui introiti principalmente derivanti dalle offerte dei fedeli e dal famoso 8 per mille.

Le offerte dei fedeli, il famoso Obolo di San Pietro che ho citato nel titolo, hanno raggiunto (e superato) nel 2006 la ragguardevole cifra di 100 milioni di euro, destinati poi da Ratzinger, sempre secondo quanto riportato da Radio Vaticana, "alle esigenze del suo ministero a servizio della Chiesa Universale". La seconda (ma non certo per importanza) fonte di "reddito" del Vaticano è rappresentata - dicevo - dal famoso 8 per mille, sul controverso meccanismo del quale avevo già parlato dettagliatamente in un precedente post, e su cui quindi non mi dilungo.

Come impressione personale, alla luce di quanto riportato, devo dire che mi fa un effetto strano questa dicotomia e (palese?) contraddizione tra ciò che sono molti degli insegnamenti della Chiesa e il suo operato. Mi vengono in mente ad esempio certi discorsi (pronunciati più volte anche da Ratzinger) sul fatto che non bisogna cercare la felicità nelle cose terrene, ma bisogna cercare qualcosa di più alto. Da antiche reminescenze di catechismo, mi pare anche di ricordare (vado a memoria) che il concetto di povertà sia uno dei pilastri sui quali si basa il Vangelo.

La Chiesa, è vero, non si stanca di ripetere - anche attraverso l'insistenza di certi spot pubblicitari, specie in periodo di dichiarazione dei redditi - la bontà degli utilizzi di questi soldi (missioni, evangelizzazione, assistenza, solidarietà, sostentamento del clero, utilità sociali, ecc...), e quindi l'effetto strano di cui parlavo nel paragrafo precedente probabilmente è solo il frutto di un'impressione errata derivata dalla consistenza delle cifre (in fondo proporzionate alla vastità ed estensione della Chiesa Cattolica nel mondo).

Però...

domenica 29 luglio 2007

Tarantino's news

Il noto regista Quentin Tarantino, quello di Pulp Fiction, ha recentemente affermato che "i nuovi film italiani sono deprimenti". Aspettiamo con ansia il suo giudizio al termine delle riprese de "L'allenatore nel pallone 2", che tra gli interpreti annovera il redivivo Luciano Moggi, fresco fresco del recente sodalizio con Lele Mora.

sabato 28 luglio 2007

Sei un informatico? No, se non hai l'ECDL

Leggo sul blog del mio amico e vicino di casa Rocco, il suo stupore dopo aver letto questo articolo di Punto Informatico. Rocco, giustamente, si chiede: "Che cosa ho studiato a fare?". La domanda è condivisibile e sensata.

Vediamo un pò di spiegare. L'articolo di PI che ho linkato sopra riporta la testimonianza di un giovane, Davide C., che pur essendo in possesso di una laurea in informatica conseguita in Piemonte con 110 e lode più vari altri titoli di studio sempre in campo informatico, si è visto rifiutare l'ammissione a un concorso pubblico per mancanza dell'attestato ECDL: European Computer Driving License.

Questo titolo di studio, che non ha alcun valore legale come tale (è riportato sul sito ufficiale stesso, qui) è stato invece imposto come preferenziale per poter accedere al bando di concorso in questione.

Davide C. si chiede quindi come sia possibile che una laurea in informatica ottenuta dopo un quinquiennio universitario di studi valga meno di un semplice attestato privo di valore conseguibile dopo un corso di 60 ore?

Riporto qui di seguito un estratto, tratto da questo scritto di Renzo Davoli, relativo proprio all'ECDL:

[...] "Così in pratica una patente europea per l'uso degli elaboratori non è informatica, anzi è completamente controproducente culturalmente. E' uno spot pubblicitario per una sola azienda (Microsoft) e fornisce conoscenze meccaniche. Tra l'altro è europea per modo di dire. Io da anni mi diverto quando sono in convegni internazionali a chiedere ai colleghi di altri atenei europei cosa ne pensano della famosa patente. La maggior parte delle volte mi dicono che non la conoscono, qualcuno ne ha sentito parlare ma come corsi di società private (come il CEPU per intenderci). In Italia si vuole mettere in tutte le scuole e nelle Università . Che figuraccia! Abbiamo università fra le migliori al mondo, non è un caso che si vogliano importare i "cervelli italiani". Relegandole a strumenti di formazione professionale in realtà le denigriamo e buttiamo via una ricchezza inestimabile. Una università guidata dalle richieste aziendali sarà ricca di denaro, ma povera di contenuti, chi possiede un mercato non cerca vera innovazione. Una università guidata dalle aziende è come una televisione guidata dall'auditel. Viva la qualità . Al contrario l'università deve essere la fucina delle idee e deve creare nuova ricchezza, nuove aziende su nuove idee. Viva la libera concorrenza. Ma quella vera". [...]

Questa è la storia. Una storia che mi auguro rappresenti un caso isolato e non la prassi. Ovviamente sarebbe poi interessante indagare sui motivi di questa scelta; difficile pensare infatti che i promotori di questo bando non sapessero della sostanziale inutilità di questo tipo di attestato.

Che ci sia sotto qualcos'altro?

Vai a capirci qualcosa (di politica)

L'uragano Forleo ha avuto nel nostro Parlamento lo stesso effetto di un elefante che fa il suo ingresso in un negozio di cristalli. Chi segue un pò la politica se ne sarà sicuramente accorto. La richiesta del giudice in gonnella al Parlamento di utilizzare un'ottantina di telefonate intercettate che vedono D'Alema e Fassino chiacchierare allegramente di scalate bancarie con Consorte e compagnia bella, ha messo in subbuglio il palazzo e molti dei suoi inquilini.

Subbuglio che è sfociato in più o meno velati tentativi bipartisan di delegittimare l'operato del magistrato, adducendo le giustificazioni più stravaganti: privacy, presunti diritti calpestati dei parlamentari, pubblicazione delle telefonate prima che ai diretti interessati venisse formalizzata l'accusa, giudizi impropri pronunciati dal magistrato sulla vicenda (il famoso "ampio piano criminoso"), ecc...

L'unico che ha preso un pò le difese della povera Forleo, dichiarando la correttezza del suo operato, è stato il solito Tonino, forse l'unico in quella masnada di individui insignificanti capaci di tutto ma buoni a nulla, a navigare un pò controcorrente rispetto alla rotta del Parlamento (e non a caso per questo in eterno scontro con Mastella o qualcuno dei suoi degni compari). Ovviamente, invece, come spiega più che chiaramente Travaglio (qui), e a conferma di quanto sostenuto dall'ex magistrato simbolo della prima Mani Pulite, l'operato della Forleo è stato più che legittimo.

Arriviamo a oggi. Leggo su Repubblica che Fassino e D'Alema non si oppongono affinché il Parlamento dia il via libera all'utilizzo da parte del tribunale di Milano delle intercettazioni che li vedono coinvolti. A questo punto però salta fuori Berlusconi, che, sempre da quanto riportato nello stesso articolo, annuncia che voterà contro la richiesta del Tribunale. Se non sono rincretinito io, quindi, mi pare che la vicenda possa essere letta in quest'ottica: Fassino e D'Alema intendono farsi processare e Berlusconi li vuole salvare.

Ora, come è noto, tra il Cavaliere e il Tribunale di Milano non è che ci sia mai stato un gran feeling, anche questo più o meno lo sanno tutti. Ed è anche vero che a pensare male si fa peccato. A me però piace pensare male, e quindi potrei anche arrivare alla conclusione (congetturale, per carità) che il nostro Silvio preferisca salvare il gatto e la volpe (e quindi evitare l'utilizzo da parte del tribunale delle famose intercettazioni) per qualche tornaconto personale. Chissà.

Ovviamente, come dicevo, si tratta di pure ipotesi, ma conoscendo il personaggio mi riesce difficile pensare che l'unico motivo per cui voterà contro risieda in quella "Questo sistema delle intercettazioni è inaccettabile. Basta con uno stato di polizia fiscale e burocratico" pubblicata nell'articolo di Repubblica che ho linkato sopra. Ed è difficile evitare di pensare - sempre restando nel campo delle ipotesi - che una mossa di questo tipo non venga vista dall'opinione pubblica come un'implicita ammissione di colpevolezza.

In ogni caso, da quello che leggo in giro, la decisione del Parlamento in merito alle famose telefonate non dovrebbe venire presa che dopo l'estate, quando forse assisteremo all'epilogo della intricata vicenda. Nel frattempo i nostri politici potranno tranquillamente andare al mare o in montagna a rilassarsi mentre noi resteremo qui a lambiccarci il cervello per cercare di capirci qualcosa.

giovedì 26 luglio 2007

I post che non vorresti mai scrivere

Ci sono cose che fanno stare male, che fanno tornare coi piedi per terra. Che quando capitano vicino ti fanno rendere conto che non sei un cazzo, che tutto quello che ti succede attorno all'improvviso non vale niente, e che basta un chicco d'uva per capire che razza di nullità sei.

Di solito ci si fa una ragione perché quando vedi la televisione o i giornali capita sempre agli altri. Anche stavolta è capitato agli altri, anche se in questo caso gli altri abitano a poche centinaia di metri da casa mia, e ogni tanto la vedevo passare sul marciapiede davanti casa dentro il passeggino.

Che cosa rimane adesso ai due poveri genitori? La disperazione? Il rimorso? I "se"? Lo sbattere la testa contro il muro per non essere stati capaci di fare niente, neppure i medici? Al funerale il prete dirà come al solito che fa tutto parte di un disegno divino per noi imperscrutabile. Che vada a cagare, lui e il suo disegno. Qual'è in questi casi "il disegno"?

Non volevo neanche scriverlo questo post. Che senso ha? Anzi, mi verrebbe voglia di chiudere tutto. Come passa tutto in secondo piano davanti a queste cose: triboliamo, ci affanniamo, litighiamo per le stupidate più insignificanti e poi arrivano questi ceffoni in faccia che ci fanno capire che razza di cretini che siamo.

Lo so, la morte fa parte della vita, la fragilità e la delicatezza delle cose viventi sono concetti che ci sentiamo ripetere da sempre, ma che non capiamo del tutto finché non ci vengono vicino. Molto vicino.

Ciao, piccola Beatrice.

(via Carlino)

Mastella blogga







Apprendo da Mante che Mastella ha aperto un blog su questa piattaforma. Ovviamente, come lui, non mi capacito della cosa.

mercoledì 25 luglio 2007

Firefox litiga di nuovo con le password

L'ultimo episodio di questo genere risale a novembre dell'anno scorso. Anche in quel caso un bug nel password manager di Firefox e Internet Explorer esponeva gli utenti al rischio che le proprie password venissero intercettate da qualche curiosone vagante.

Punto Informatico segnala oggi che la storia si ripete (anche se questa volta pare che il problema sia solo del browser open source), facendo riferimento a questo recente articolo di Full Disclosure. Il rischio si presenta solamente se si ha la funzione javascript attivata così come il salvataggio e memorizzazione automatica delle password. Chi vuole controllare se il proprio browser è vulnerabile a questo bug può fare questo semplice test, con la raccomandazione ovviamente di inserire dati fittizi.

La cosa curiosa di questo bug è che colpisce anche la versione più recente di Firefox, la 2.0.0.5, rilasciata giusto qualche giorno fa.

In attesa che venga risolto il problema è fortemente consigliato impostare Firefox in modo che non memorizzi automaticamente le password, seguendo questo percorso:

strumenti > opzioni > sicurezza

e togliendo il segno di spunta dalla voce "Ricorda le password dei siti":



Lo so, la funzione di memorizzazione delle password è molto comoda, in quanto consente di accedere senza sforzi mnemonici ai vari siti e servizi online a cui si è registrati, ma è una comodità che può costare piuttosto cara in determinate circostanze.

E visto che anche per internet prevenire è meglio che curare...

Siamo ancora capaci di dire "grazie"?

Domenica scorsa, due bambini che stavano per annegare nel tratto di mare di fronte alla spiaggia di Jesolo vengono salvati da due uomini, un bosniaco e un marocchino. Il marocchino riesce a vincere la resistenza della corrente e si salva, grazie anche all'aiuto di alcuni bagnanti. Il muratore bosniaco no, non ce la fa e viene trascinato sotto dalla corrente.

I genitori - almeno stando a quanto riportato dalle varie testate giornalistiche - non si dilungano in ringraziamenti (lì vicino c'erano i parenti del muratore in preda alla disperazione) ma si allontanano tra l'indignazione dei bagnanti. Il padre dei due bimbi, il giorno dopo, precisa - per tentare di giustificare il gesto di fronte alle critiche mosse dagli altri bagnanti - al sindaco di Roncade (Treviso), luogo in cui la famiglia abita, di non essersi immediatamente allontanato dalla spiaggia ma di aver atteso circa un'ora.

Ha atteso un'ora. Eh, certo, che cavolo, uno ti salva due figli: un'oretta per vedere se per caso riemerge si può anche perdere. E non è da dire che fosse tardi, visto che il fatto è successo intorno a mezzogiorno, come riportato dalle agenzie. Ora, io capisco, ed è noto - inutile fare gli ipocriti e negarlo - che bosniaci e marocchini non siano due delle etnie più amate da tutti, specialmente in certe zone d'Italia, ma mi sembra che la famiglia in questione non esca a testa alta da questa storia. Mi pare che anzi abbia dato ampia dimostrazione di una bassezza e di una grettezza d'animo che va al di là di qualsiasi considerazione su razzismo, etica, morale: l'incapacità di esternare un sentimento, la gratitudine, che in certe circostanze dovrebbe essere umanamente istintivo, immediato, naturale.

Di fronte a certi fatti, se sono effettivamente andati come riportato dalle agenzie di stampa, mi vergogno di essere italiano. Mi dispiace dirlo ma è così. Se fossi stato uno qualsiasi degli altri bagnanti presenti sulla spiaggia mi sarei sotterrato di fronte a una scena simile. Qui non si tratta di uno che trova per terra il tuo portafoglio con dentro mille euro e te lo riporta (nel qual caso può darsi che sarebbero stati anche più prodighi di ringraziamenti), ma di uno che ti ha riportato una cosa dal valore inestimabile rimettendoci la vita.

E ho paura che se invece dei due stranieri lo stesso gesto l'avessero fatto due carabinieri, due poliziotti, o che so, due finanzieri, l'atteggiamento dei due genitori non sarebbe cambiato perché, come dicevo prima, l'incapacità di esprimere gratitudine non guarda in faccia a nessuno.

martedì 24 luglio 2007

Non li possono lasciare dove si trovano?

Leggo sulla cronaca locale dell'edizione di Rimini del Carlino, che sabato scorso tutte le ambulanze disponibili di Rimini Soccorso hanno trascorso l'intera nottata a racattare ubriachi fuori da pub, locali vari, bar e discoteche.

Certo, fa parte dei loro compiti anche questo, presumo. Ma dato che una sbronza può tranquillamente essere smaltita dormendo sopra (o sotto) una panchina (oltretutto in questo periodo non è che faccia un gran freddo), e visto che personalmente - al di là di tutti i tentativi di giustificare chi si ubriaca col disagio sociale - ritengo che chi cerca lo sballo ubriacandosi sia un cretino, non trovate che il titolo di questo post sia azzeccato?

Le minacce di eBay (quello finto, ovviamente)

Che l'interfaccia del sito di eBay sia attualmente la più utilizzata dagli spammer per tentare di truffare gli utenti sottraendo loro gli estremi del loro account, non è una novità, se ne può rendere conto chiunque sbirciando nella propria spam folder.

La settimana scorsa c'è stato il cosiddetto salto di qualità, come riportato in questo articolo di antiphishing.it: dalle preghiere si è passati alle minacce. In pratica una delle ultime versioni della finta e-mail del noto sito di aste e vendita online non chiede più in maniera più o meno gentile e cortese di inserire dati personali per chissà quale verifica o controllo, ma minaccia direttamente gli utenti di sporgere denuncia presso la Polizia Postale se non si risponderà alle richieste di un presunto (e fasullo) chiarimento in merito a qualche articolo acquistato sul portale.

Ecco l'immagine di una di queste e-mail:

(fonte immagine: www.anti-phishing.it)

Il fenomeno delle e-mail minacciose non è nuovo, ne abbiamo già avuti alcuni esempi in passato con l'e-mail minacciosa del finto avvocato e della sua variante, per poi proseguire con le intimazioni di Poste.it e dell'ormai famoso capitano Prisco Mazzi. Una moltitudine di trappole che possono in molti casi - grazie al noto fenomeno del social engineering - scavalcare le normali difese del buon senso, facendo leva appunto sul timore e sul senso di colpa generato nell'utente dalla perentorietà e autorevolezza del messaggio ricevuto.

Riporto qui di seguito, a titolo di esempio, un messaggio lasciato da un utente (che ringrazio per avermi concesso di pubblicarlo) su un forum in cui si discute di sicurezza informatica. Per ovvie ragioni non cito né il forum né l'utente. Ecco il suo messaggio:

ciao, ci sono cascato proprio oggi, mi è arrivata una mail sul sito di poste italiane, sembrava inviata da ebay, solo che il mittente era: eBay@eBay.com stupidamente ho cliccato sul collegamento interno e ho messo la password e l'id di ebay, ma ho provveduto nel giro di due minuti a cambiare la password sul sito diretto di ebay (l'ho cambiata due volte per sicurezza), poi sono andato a cliccare destro quindi proprietà sul link interno alla mail e l'indirizzo era tutt'altro che ebay, occhio ragazzi le mail sono identiche a quelle che manda ebay, basta però un po di diffidenza e controllare il mittente e il link tramite tasto destro e proprietà... Ciao...

Su molti forum è possibile trovare messaggi tipo questo, segno che purtroppo, spesso, gli stratagemmi truffaldini ideati dai criminali della rete hanno successo.

Non ci sono rimedi efficaci per contrastare questo fenomeno se non quelli dettati dal buon senso e dalla prudenza. Nessun avvocato vi può imtimare qualcosa via e-mail, così come nessun capitano di Polizia (visto oltretutto che in Polizia la figura del capitano non esiste). E, soprattutto, nessun ente o sito o banca o portale chiederà mai i vostri dati personali via e-mail.

Nel 100% dei casi queste richieste sono truffe.

lunedì 23 luglio 2007

La falsa e-mail del latte scaduto nuovamente pastorizzato

Sta circolando piuttosto insistentemente da alcuni giorni un messaggio sulla presunta messa in circolazione di latte scaduto e pastorizzato nuovamente fino a 4 volte. Il messaggio in realtà non rappresenta una novità, in quanto una sua prima diffusione era stata segnalata in rete agli inizi di giugno.

Al momento sono ancora ignoti i motivi della sua diffusione, che (come al solito) avviene grazie al passa parola tra gli utenti (nella più classica formula delle famose catene di S. Antonio) tramite posta elettronica e vari forum sparsi per la rete (è stata segnalata il 19 luglio anche dal servizio recensioni di eBay).

Ecco il testo che compare nell'e-mail:

Il latte in cartone, quando non è venduto dopo un determinato termine di tempo è rispedito in fabbrica per essere pasteurizzato un'altra volta...Questo processo può ripetersi fino a 5 volte, cosa che conferisce al latte un sapore diverso da quello iniziale, aumentando la possibilità di cagliare e riduce significativamente la sua qualità, nonché anche il valore nutritivo diminuisce...Quando il latte ritorna sul mercato, il piccolo numero che vedete dentro il cerchietto nel file allegato viene modificato. Questo numero varia da 1 a 5. Sarebbe conveniente comprare il latte quando il numero non supera il "3". Numeri superiori comportano una diminuzione nella qualità del latte. Questo piccolo numero si trova nella parte inferiore del cartone; se compri una scatola chiusa, è sufficiente controllare uno dei cartoni, tutti gli altri avranno lo stesso numero. Ad esempio: se un cartone ha il numero 1, vuol dire che è appena uscito dalla fabbrica; ma se ha il numero 4, significa che è già stato pasteurizzato fino a 4 volte ed è stato rimesso sul mercato per essere venduto...

Il numero citato nell'e-mail, che dovrebbe rappresentare i cicli di pastorizzazione subiti dal latte una volta scaduto, è questo:

(fonte immagine: www.codacons.piemonte.it)

Questa e-mail è una bufala per alcuni motivi. Innanzitutto il processo di pastorizzazione del latte fresco è consentito per legge una sola volta e a distanza di non più di 48 ore dalla mungitura, come riportato chiaramente anche sul sito del Movimento Consumatori.

Già questo sarebbe sufficiente per far capire che il messaggio in circolazione è totalmente privo di senso. Difficile infatti pensare che le aziende produttrici e distributrici di latte siano tanto ingenue da riportare in bella vista sulle confezioni un dato che fa riferimento a una procedura fuori legge.

Comunque sia, una spiegazione chiara ed esauriente di tutta la questione si trova nell'e-mail (questa volta vera) inviata dal dottor Denis Avanzi, responsabile qualità della centrale del latte di Torino, al Codacons della quale riporto alcuni estratti (la versione integrale la trovate qui):
  • "...nel caso del latte fresco pastorizzato il numero stampigliato sul fondo si riferisce al dosatore della macchina di confezionamento (ogni macchina ha 4 dosatori, quindi è normale trovarne uno di questi). Se un consumatore dovesse segnalare un'anomalia, mediante questo numero si risale al dosatore utilizzato per riempire il pacchetto."

  • "nel caso del latte UHT (a lunga conservazione), il numero, se è presente (e non è scontato che lo sia) viene impresso dalla cartiera della Tetra Pak (azienda che fornisce i contenitori). Anche in questo caso è utile per garantire la rintracciabilità dei contenitori."
In pratica, come spiegato bene dal dottor Avanzi al Codacons, il numerino stampigliato sul retro della confezione fa riferimento al taglio della bobina utilizzata dalla Tetra Pack durante la produzione del contenitore, e non ha niente a che vedere quindi col numero di processi di pastorizzazione subiti. Questo procedimento è chiaramente illustrato nell'apposita pagina del sito dell'azienda, predisposta probabilmente allo scopo di contrastare la diffusione di questi tipi di messaggi.

In conclusione - penso che ormai sia chiaro - siamo di fronte a uno dei tanti messaggi fasulli che infestano la rete e che bisogna evitare di diffondere perché possono creare inutile allarmismo e preoccupazione. Preoccupazione dovuta, ancora una volta, alla dabbenaggine e leggerezza di molti utenti che, magari in buona fede, per carità, inoltrano ad amici e conoscenti qualsiasi cosa capiti loro nella casella di posta senza prendersi la briga di fare un minimo di verifica.

Altrettanto inutile, ovviamente, ripetere che l'e-mail in questione non va assolutamente inoltrata, e, anzi, se doveste averlo fatto, sarebbe buona cosa inviare due righe di spiegazione ai destinatari, magari linkando questo articolo.

L'ultima vittoria di Piergiorgio

Dopo tutto quello che ho scritto in questo blog sulla vicenda Welby, non posso che essere felice per il modo in cui si è conclusa.

domenica 22 luglio 2007

Vista? Chi l'ha visto?


Ovviamente l'immagine che vedete qui sopra non ha la pretesa irrealistica di rappresentare una statistica degna di questo nome, visto il numero di accessi giornalieri di questo blog. Rimane il fatto, comunque, che tra gli amici che quotidianamente mi vengono a trovare non è che Vista faccia tutto questo furore.

La maggior parte preferisce (a mio giudizio saggiamente) tenersi ancora il buon vecchio e collaudato Xp. Evidentemente i requisiti richiesti per poter fare girare con un minimo di decenza il nuovo parto di zio Bill non sono alla portata di tutti i pc (del mio sicuramente no).

Oppure magari molti hanno scoperto che l'unica cosa che gira senza grosse difficoltà non è il nuovo sistema operativo ma le appendici pendule maschili di chi ha avuto occasione di averci a che fare.

Petizione contro l'oscuramento dei blog

Aniceweb mi segnala l'avvio di una petizione online contro l'oscuramento preventivo di siti internet e blog in seguito a querela per diffamazione. Il tutto trae ispirazione dalla nota vicenda della chiusura del blog di Piero Ricca dietro querela presentata da Emilio Fede.

Ricordo ancora una volta che le petizioni online di questo tipo non hanno alcun valore legale, ma solamente statistico, ma vale comunque la pena segnalarle se non altro per diffondere la voce tramite il passa parola in rete.

Chi è interessato può firmare qui.

sabato 21 luglio 2007

Tieni duro Clementina!

La Clementina del titolo è Clementina Forleo (foto), il magistrato che si sta occupando dell'inchiesta sul presunto coinvolgimento di molti esponenti politici nei tentativi di scalata da parte di Unipol alla BNL. Ovviamente quando un magistrato cerca di mettere il naso in faccende che toccano gli intoccabili, gli intoccabili non la prendono bene, ma tendono a superare le normali ed eterne divisioni per far fronte comune contro il nemico, in questo caso reo di aver chiesto di utilizzare le intercettazioni telefoniche intercorse tra i politici in questione e uomini d'affari, banchieri, immobiliaristi, ecc. (alcuni stralci di queste intercettazioni le ha pubblicate Repubblica oggi), per poter procedere penalmente contro i parlamentari in questione.

La povera Forleo, presumo, non avrà vita facile. Queste cose non si fanno. Come osa un semplice magistrato - immagino sia il nuovo tema delle conversazioni telefoniche degli interessati dall'inchiesta - venire a rompere le uova nel paniere a noi? E già si fanno sentire le prime reazioni degli intoccabili, che indignati, come capita ogni volta che qualcuno si azzarda a mettere il naso nei loro loschi affari, cominciano a tirare in ballo presunte lesioni di diritti e di immagine (immagine? Quale immagine? Questa, questa, oppure questa?) oltre a rilevare la portata del problema derivante dalla diffusione di queste notizie.

Ma ho paura che Clementina, nonostante il nome, sarà tutt'altro che clemente con questi signori e difficilmente si farà intimorire dalla marea di bastoni tra le ruote che inevitabilmente si troverà a dover scansare. Bastoni che finora ha dimostrato di saper scansare con una certa disinvoltura, fin da quando dopo un passato da studentessa modello è entrata in Polizia (ricevendo anche un encomio) e dal '91 in magistratura.

Coraggio Clementina. Come dice Marco Travaglio, facci sognare!


** Aggiornamento 22/07/2007. **

Come volevasi dimostrare, le alte sfere della politica nostrana continuano a non gradire la richiesta della Forleo. La Stampa, in questo articolo pubblicato stamattina (7,22) riporta l'indignazione di Marini e Bertinotti, mentre Violante dice che "è ora di capire cosa sta succedendo al Tribunale di Milano" (guarda a caso proprio mentre qualcuno del suddetto tribunale sta cercando di capire cosa succede in Parlamento).

Sottoscrivere i fedd RSS con Google

L'operazione di tenere controllati i feed di un sito o di un blog permette di rimanere costantemente aggiornati sulle modifiche di questi ultimi senza consultarli direttamente.

Sono molti i software che espletano questa funzione: lo fanno i browser, come Firefox o Internet Explorer (quest'ultimo solo dalla recente versione 7), e i cosiddetti aggregatori di feed tipo Akregator, per chi utilizza Linux, oppure il più noto RSS Reader, solo per citarne un paio.

Da qualche tempo lo fa anche Google (oramai ditemi cosa non fa), tramite un apposito servizio che è consultabile direttamente online senza bisogno di installare nessun software aggiuntivo. Vediamo brevemente come funziona.

Per prima cosa occorre puntare il browser alla pagina del noto motore di ricerca che offre il servizio, e cioè


Una volta qui occorre inserire gli estremi del proprio account Google (si può tranquillamente utilizzare quello di GMail) per poter accedere al servizio. Chi non ce l'ha lo può creare gratuitamente direttamente dalla pagina stessa. Una volta avuto accesso al servizio è sufficiente cliccare sul pulsante "Add Subscription" per inserire via via i feed dei siti che vogliamo tenere controllati. Ecco, ad esempio, l'inserimento del feed del mio blog:



Ed ecco come compare la pagina una volta che il feed è stato sottoscritto:



Con il medesimo procedimento sarà possibile aggiungere il feed di ogni sito che vorremo tenere sotto controllo. Oggigiorno quasi tutti offrono la possibilità di consultare le ultime modifiche in questo modo. I servizi online tipo questo hanno tra gli altri il vantaggio di poter essere consultati da qualsiasi pc, e non solo da quello di casa.

venerdì 20 luglio 2007

Scaloni e scalini

Leggo sul sito del Sole 24 ore qualche dato sui termini dell'accordo, in tema di pensioni, che ha fatto fare le ore piccole e gli straordinari ai vari ministri e sindacalisti impegnati nella trattativa.

Non mi intendo particolarmente di economia e pensioni, ma un pò sono comunque costretto a seguire la vicenda perché anche io lavoro (anche se può sembrare strano) e può darsi che un giorno anche io entri a far parte dell'allegra brigata dei pensionati. Ovviamente tutto ciò che è stato deciso oggi non mi riguarda direttamente data la mia relativamente giovane età, però, bene o male, prima o poi una di queste benedette finestre si aprirà anche per me.

Dunque, lo scalone, il famoso "salto" che innalzava l'età minima pensionabile da 57 a 60 anni messo in campo dalla precedente riforma Maroni, è stato abolito in favore di un passaggio più graduale chiamato "scalino". Questi giochetti di parole, che i nostri politici da tempo adottano per dare un'aria più allegorica e giocherellona ai vari temi di cui discutono (e che spesso sono delle vere e proprie panzane mascherate, vedi il famoso "tesoretto"), lasciano più o meno il tempo che trovano e sembrano appunto messi lì appositamente per tentare di indorare un pò la pillola.

Eh, dico, volete mettere quanto è più facile salire uno scalino invece che uno scalone? Il problema è che la sostanza più o meno è la stessa. Faccio una botta di conti. Dunque io ho attualmente 37 anni e più o meno (non so di preciso, dovrei andare a controllare) una ventina d'anni di contributi (calcolo per eccesso, dovrebbero essere qualcosa di meno, arrotondo per comodità). Alla luce dell'accordo sottoscritto oggi rientro quindi nella categoria di quelli che andranno in pensione (mamma mia, che effetto strano mi fa pensare alla pensione) dopo il 2013, e quindi a quota 98 (somma tra età anagrafica e contributiva) con almeno 62 anni di età.

Ovviamente la cosa è puramente indicativa, in quanto da qui ad allora è probabile che i termini dell'accordo vengano modificati in funzione di altri parametri (andamento generale dell'economia, deficit, conti pubblici, risorse disponibili, ecc..). Se poi teniamo conto che 62 anni, se non vado errando, li compirò nel 2032, capite quanto sia azzardato fare qualsiasi tipo di pronostico o previsione. C'è pure la possibilità che da qui ad allora venga varata una legge o un provvedimento chiamato "lavora finché campi", che prevede l'innalzamento dell'età minima pensionabile fino al giorno in cui si va al creatore (ipotesi tutt'altro che azzardata, visto lo stato dei bilanci dell'Inps).

In tutto questo bailamme di dati fumosi, cifre contraddittorie, previsioni poco confortanti, dobbiamo registrare l'affermazione di giubilo di Angeletti, segretario della Uil, riportata da Repubblica:

"Con la revisione dei coefficienti i giovani non avranno una pensione che avrebbe rasentato il 40% dell'ultimo stipendio. Ora i giovani potranno avere una pensione pari a circa il 60% dell'ultimo stipendio".

Che bello! Un operaio medio oggi guadagna sui 1200 euro al mese; visto che fra una ventina d'anni alla luce dell'andamento dell'inflazione questo salario sarà sostanzialmente uguale (o nella migliore delle ipotesi un pochino più alto), andrà in pensione nel 2027 con 7/800 euro al mese.

Scalone? Scalino? O fumo negli occhi?

giovedì 19 luglio 2007

Peppermint? No, grazie (per ora)

In un insperato slancio di orgoglio nazionale, il tribunale civile di Roma ha rigettato le nuove richieste degli avvocati della (tristemente) nota casa discografica tedesca (quella che è ormai più famosa per le sue raccomandate che per il tipo di musica che distribuisce), che chiedeva - come già avvenuto in passato - di conoscere gli indirizzi fisici (tramite ip) delle persone che a suo dire scambiavano illecitamente su piattaforme p2p file protetti da copyright.

Ne dà notizia l'Adiconsum, associazione che fin dall'inizio ha sempre avuto a cuore la questione, che riporta appunto la notizia che i magistrati Paolo Costa e Antonella Izzo hanno detto no alle nuove richieste della casa discografica.

Secondo quanto riportato dalla suddetta associazione dei consumatori, le istanze con le quali le due aziende, che per conto di Peppermint chiedevano di conoscere gli indirizzi ip (e quindi le generalità) degli utenti, sono infondate e si basano su un meccanismo di "spionaggio telematico" che ha ben poco a che spartire con tutto l'insieme di norme e leggi che regolano la complessa questione denominata "privacy".

In sostanza, il principio che si è voluto stabilire con questa sentenza è quello che internet non è quella specie di far west in cui ognuno si fa giustizia da solo, ma tocca sempre alla magistratura e alle forze dell'ordine mettere in atto richieste che tengano conto della legge e dei diritti degli utenti.

Aspettiamo a questo punto, nel più classico degli stili "telenovela", le contromosse di Peppermint.

Disagio

(fonte immagine: www.arpa.emr.it)

Non so voi, ma io comincio ad averne le scatole piene di questa storia...

Solo in mezzo all'asfalto


Quello che vedete qui sopra è un girasole. E fin qui niente di strano. Decisamente più inusuale, come potete notare, è il posto in cui ha deciso di mettere su casa: appoggiato al cordolo di cemento che delimita una strada.

Questa foto l'ho scattata questa notte alle tre, col telefonino, mentre uscivo di casa per recarmi al lavoro, quindi la definizione è quella che è (fortuna poi che c'era il lampione). Mi è sembrata una cosa piuttosto curiosa e ho voluto farvela vedere.

mercoledì 18 luglio 2007

Patente ritirata? "Bisogna alzare i limiti di velocità!"

La brillante idea - che io ritengo essere degna di colui che l'ha partorita - è balenata nella fervida mente di Luca Zaia, vice presidente del Veneto, dopo essere stato fermato e multato da una pattuglia della Stradale mentre percorreva a quasi 200 km/h l'A 27 nei pressi di Conegliano. Ovviamente gli è stata ritirata la patente.

A parte il fatto che secondo me uno che viaggia su un'autostrada ai 200 all'ora è un cretino (e purtroppo per esperienza personale so che ce ne sono tanti), la genialata del Zaia cozza contro ogni norma di buon senso (non è necessario consultare la Wikipedia per sapere che l'alta velocità, insieme all'alcol, è una delle principali cause di morte per incidenti stradali in Europa).

"Bisogna assolutamente rivedere i limiti di velocità - dice il leghista - 50 chilometri l'ora nei centri abitati e 130 in autostrada sono soglie anacronistiche che vanno elevate almeno di 20 chilometri".

Eh, certo, e perché non di 40 o 60? Già adesso in autostrada i 130 non li rispetta nessuno (sempre esperienza personale) e molti viaggiano fino a sfiorare i 170 - stando bene attenti a non superarli - per rientrare nel margine dei 40 km/h che evita il ritiro della patente. Portare il limite da 130 a 150 significa permettere a questi signori di viaggiare fino quasi a 190 all'ora senza correre il rischio di vedersi volatilizzare sotto il naso il documento di guida (e guarda a caso è proprio la velocità a cui stava andando il nostro eroe).

Forse l'unica soglia che andrebbe elevata è quella minima del buon senso sotto la quale uno non può ricoprire la carica di vice presidente di una regione.

Chi ha parlato di dimissioni?

Leggo su Repubblica che Gustavo Selva ha ritirato le sue dimissioni in seguito alla nota vicenda dell'ambulanza usata come taxi personale.

"I cittadini mi chiedono di restare e perciò ritiro le dimissioni", si legge nell'articolo che ho linkato sopra.

Io non so quanti cittadini gli abbiano chiesto di restare: io sicuramente non sono tra quelli.

martedì 17 luglio 2007

Poste.it, primi arresti


Questa notizia farà sicuramente piacere a chi, come il sottoscritto, riceve quotidianamente (vedi qui sopra la spamfolder della mia webmail) almeno un paio delle famigerate e ormai noiose e-mail di Poste.it, che naturalmente con l'ente Poste non hanno niente a che spartire (di una di queste mi sono preso la briga di farle anche l'autopsia qualche mese fa).

La Guardia di Finanza ha infatti comunicato, attraverso il suo sito internet (qui), di aver proceduto all'arresto di 26 persone, 18 italiani e 8 stranieri dell'est europeo, dediti a questa attività truffaldina. Ora, naturalmente, speriamo che la nostra casella di posta elettronica tragga beneficio da questa operazione.

Operazione che segue di pochi giorni quella precedente, condotta dalla Polizia Postale di Bologna, con la quale sono stati identificati e denunciati i tre ideatori della truffa del fantomatico capitano Prisco Mazzi. Insomma, così a occhio e croce pare che chi di dovere non se ne stia proprio con le mani in mano, e la speranza è ovviamente che queste operazioni continuino.

Con una rete più pulita ci guadagnamo tutti.

lunedì 16 luglio 2007

Alcol e proposte stupide

Ieri, a Pinerolo, un ubriaco al volante ha ucciso una ragazza di 17 anni. L'altro ieri, a Roma, un altro ubriaco ha provocato un incidente in cui sono morti tre bambini. Come dimenticare poi il caso del giovane rom (ovviamente ubriaco) che ad aprile, ad Ascoli Piceno, ha ucciso 4 ragazzini con un furgone? L'alcol è responsabile di quasi la metà degli incidenti stradali con morti, specialmente nella fascia che va dai 15 ai 24 anni (fonte).

Ora, come dico spesso, io sono solo un povero blogger di quarta categoria e certe cose non le capisco. Forse qualcuno me le può spiegare.

L'abuso di alcol - è tristemente noto - provoca squilibri psico-fisici simili a quelli di chi assume sostanze stupefacenti (perdità di lucidità, rallentamento dei riflessi, euforia, ecc...). Quindi, generalizzando, possiamo tranquillamente affermare che chi si mette al volante sotto l'effetto di alcol o sostanze stupefacenti ha più o meno le stesse possibilità di finire al creatore (e qui, al limite, non ci sarebbe neanche niente di male, il problema è che il più delle volte ci manda gli altri).

Perché, allora, se io detengo più di un certo quantitativo di cannabis o marjuana (questione sulla quali i nostri politici si sono accapigliati per un certo periodo di tempo) commetto un reato e se vado in un qualunque negozio di generi alimentari e mi compro una bottiglia di vodka no? Dov'è la differenza? Perché in discoteca chiunque può ipoteticamente (mica tanto poi) drogarsi e/o ubriacarsi commettendo un reato nel primo caso e non facendo niente di male nel secondo? L'alcol e la droga non sono entrambe sostanze che creano dipendenza?

Davanti a queste assurdità dobbiamo sorbirci pure le allegre trovate del ministro Bianchi, che auspica pene più severe - tipo l'arresto - per chi viene beccato ubriaco al volante (tiritera già ampiamente sentita in passato). Il ministro, ovviamente, come del resto più o meno tutti i suoi illustri colleghi, vive su un altro pianeta, altrimenti non potrebbe non sapere che un ubriaco al volante ha nel nostro paese una probabilità di essere beccato ogni cento e passa anni (significa che il rimanente esercito di ubriachi scampati ai controlli gira indisturbato), vista la scarsità dei controlli che vengono effettuati.

Che fare quindi? L'unica soluzione è impedire che il binomio macchina-alcol si realizzi. Chi guida non deve bere e chi beve non deve guidare. Non so come, non sta a me decidere le modalità (c'è gente che è lautamente pagata per questo), ma è un dato di fatto che tutte le altre strade fino ad ora indicate (compresa quella repressiva) si sono dimostrate un fallimento, grazie al quale ogni weekend siamo costretti ad aggiornare la triste conta di chi ci ha lasciato le penne.

Colpa del terremoto?

Non conosco in dettaglio i particolari tecnici e giudiziari della vicenda e quindi non posso giudicare in nessun modo questa sentenza. Ma una mia idea me la sono fatta, un'idea che si rispecchia perfettamente in questo articolo di Massimo che riporto integralmente:

La scuola è crollata da sola, i bambini si sono seppelliti da soli e i sei imputati, sindaco, due tecnici e tre costruttori, non hanno colpe. La sentenza, vergognosa, cinica, per l'istituto Francesco Iovine di San Giuliano di Puglia, vicino a Campobasso che nell'ottobre 2002 venne giù seppellendo 27 alunni e una maestra, sancisce l'ennesima strage impunita: solo che questa volta non c'entrano misteri, ragion di Stato e servizi deviati, i criminali sono lì con le loro responsabilità orrende ed evidenti, bastava fare giustizia, applicare la legge, la pubblica accusa aveva chiesto pene fra i 5 e i 10 anni. Niente. Un'assoluzione generale che, dopo i figli, uccide di nuovo i padri, le madri, le famiglie cui solo la speranza di giustizia era rimasta. Una speranza che in un Paese come l'Italia è una illusione da cretini, perchè in un Paese come l'Italia si possono tranquillamente realizzare plessi scolastici di cartone che con la scusa del terremoto travolgono scolaresche intere, e poi venire assolti e costruirne degli altri, aspettando il prossimo crollo o condono. In un Paese come l'Italia niente è incredibile, niente è abbastanza ingiusto a cominciare dalla Giustizia. Nessuna verità, nessuna equità, nessuna memoria: della strage degli innocenti di san Giuliano nessuno parlava più da anni e l'assoluzione infame di questa Corte volgare trae il suo truce coraggio anche dall'oblio. Ma prima o poi bisognerà interrogarsi sul livello osceno di una magistratura che i malfattori di lusso hanno dipinto come schierata, forcaiola, eversiva e invece specie nel sud non fa che assolvere, è schierata solo dove ci sia un'oncia di potere, fosse pure incarnato da quattro scalzacani, impegnata solo a compiacere, a svendersi, come una troia che scoppia di clienti.

Massimo Del Papa (link all'articolo)

domenica 15 luglio 2007

Chiesa Cattolica e risarcimenti

Forse non erano tutte balle quelle raccontate nel famoso filmato della BBC sui preti pedofili e sulle loro presunte coperture da parte della Chiesa Cattolica. Non lo erano comunque sicuramente nella parte in cui si parlava della dimensione americana dello scandalo.

Il Los Angeles Times riporta oggi la notizia (qui) che la diocesi di Los Angeles pagherà la cifra astronomica di 660 milioni di dollari per porre fine a tutti i contenziosi aperti con le vittime di abusi sessuali da parte di esponenti del clero cattolico della suddetta diocesi.

Con questa cifra si pone fine a 570 denunce di abuso da parte di 221 preti (molti dei quali nel frattempo deceduti) nell'arco degli ultimi 70 anni e se a questa cifra aggiungiamo i 157 milioni di dollari pagati in precedenza dalla diocesi di Boston e i 129 di Portland, in Oregon, si fa presto a fare il conto.

Queste le cifre. Naturalmente, a margine, qualche considerazione è necessaria. Innanzitutto va detto che la decisione delle alte gerarchie ecclesiali americane di risolvere la questione per via extragiudiziale è arrivata giusto in tempo per evitare che la prima delle 15 cause intentate alla diocesi di Los Angeles prendesse il via (a giorni). I processi quindi dovevano ancora iniziare e, chissà, magari se tutto si fosse svolto regolarmente può darsi che sarebbe pure venuto fuori che qualcuno di dei preti oggetto delle inchieste in realtà non c'entrava niente.

In ogni modo non lo sapremo mai perché appunto la diocesi americana (per senso di colpa?) ha deciso di pagare prima dell'inizio di questi processi (e questo, forse, la dice abbastanza lunga in proposito). Va comunque - per correttezza di informazione - segnalato che le cifre e i numeri di questa vicenda non devono far dimenticare che il fenomeno della pedofilia tra il clero cattolico riguarda una percentuale minima degli esponenti della Chiesa, sia in America che da noi.

Questo allo stesso tempo, però, non giustifica un bel niente. Se anche ci fosse un solo prete pedofilo sarebbe sempre uno di troppo. Anzi, anche solo un pedofilo qualsiasi sarebbe sempre uno di troppo.

E purtroppo ce ne sono sono in circolazione ben più di uno.

Birba e Sissi

Birba e Sissi (non c'entro niente, i nomi li hanno scelti le mie figlie) sono i nuovi arrivati in casa Sacchini:



Birba è la gattina nera, Sissi la rossa. A quasi un anno di distanza dalla scomparsa di Frùgola, dalla quale non ci siamo ancora ripresi completamente, ecco arrivare le due nuove gattine di pochi mesi che abbiamo adottato dal gattile di Cesena.

In famiglia soffriamo tutti di una forma piuttosto grave di "gattofilia", e quale occasione migliore della promozione a pieni voti delle mie figlie per regalarci due nuovi cuccioli?

sabato 14 luglio 2007

Senza web

Leggo sul Corriere che in Giappone i candidati alle prossime elezioni per il rinnovo della Camera Alta (l'equivalente del nostro Senato) non possono usare internet per comunicare con gli elettori.

Le campagne elettorali "elettroniche" sono infatti bandite per legge: i candidati possono contare esclusivamente su un tipo di approccio diretto con il potenziale elettore tramite volantinaggio, poster e megafoni, coi candidati che scorrazzano per le strade delle città su furgoncini stringendo la mano agli elettori.

Non conosco la politica giapponese e quindi non so se lì i senatori sono come i nostri oppure persone serie. E' opinione diffusa che i nostri politici non conoscano bene la rete e le sue potenzialità di utilizzo; dopo quello che è successo l'anno scorso all'indomani delle politiche, questo dubbio scompare.

I nostri politici sanno benissimo come usare la rete a loro vantaggio (anche se solo per il tempo strettamente necessario).

Googlepedia

Googlepedia (Google + Wikipedia) è una comoda - almeno per me - estensione di Firefox che consente di effettuare in un'unica finestra del browser una ricerca simultanea, sia in Google che appunto in Wikipedia, partendo dal noto motore di ricerca di Mountain View.

Per scaricare il plugin collegatevi al sito amusd.com e cliccate su Download Googlepedia:


Una volta installata l'estensione riavviate il browser. Da ora in poi, effettuando una ricerca con Google verrà visualizzata (se esiste) la relativa pagina di Wikipedia del termine cercato:

venerdì 13 luglio 2007

Un paio di buoni consigli

Vorrei segnalare un paio di post, di due miei amici blogger, a mio parere molto interessanti e utili per quanto riguarda la sicurezza in rete.

Il primo è di BigFab, che segnala in questo suo post McAfee SiteAdvisor, un add-on di sicurezza per Firefox molto utile per valutare il grado di "pericolosità" dei siti che stiamo visitando.

Il secondo invece è questo, del mio amico maury, che spiega un pò come utilizzare password sicure e al tempo stesso facili da ricordare per i servizi che utilizziamo in rete. L'importanza dell'argomento non è da sottovalutare, visto che molti utenti, purtroppo, tendono a scegliere le proprie password forse un pò troppo alla leggera.

Buona sicurezza a tutti.

Parole e fatti

Beppe Grillo di parole ne dice tante, e ogni tanto nella foga di dire e di voler fare capita che inciampi in qualche castroneria. Non dovuta però a malafede, ma a superficialità e leggerezza.

Superficialità che però gli si perdona, perché oltre a chiacchierare tanto è anche uno che fa (per rendersene conto basta spulciare un pò il suo blog).

Martedì ha presentato in Cassazione una richiesta di legge popolare che è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale (qui).

I punti principali di questa richiesta di legge sono tre:
  • NO AI PARLAMENTARI CONDANNATI. No ai 25 parlamentari condannati in Parlamento - Nessun cittadino italiano può candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva, o in primo e secondo grado e in attesa di giudizio finale.

  • DUE LEGISLATURE. No ai parlamentari di professione da 20 e 30 anni in Parlamento - Nessun cittadino italiano può essere eletto in parlamento per più di due legislature. La regola è valida retroattivamente.

  • ELEZIONE DIRETTA. No ai parlamentari scelti dai segretari di partito - I candidati al parlamento devono essere votati dai cittadini con la preferenza diretta.
Ovviamente una cosa del genere non verrà minimamente presa neppure in considerazione. E se anche si dovessero raggiungere le 50.000 firme necessarie per validare la richiesta, la legge probabilmente non verrà neppure discussa (i cassetti del Parlamento sono pieni di proposte di legge scomode che giacciono in una sorta di letargo dal quale probabilmente non verranno mai svegliate).

Trovo comunque che il gesto vada apprezzato. In fondo se ci pensiamo bene quali sono le due cose che maggiormente fanno girare le scatole a chi si interessa un pò di politica (oltre alla questione stipendi e privilegi)? Il fatto che in Parlamento legiferino persone condannate in via definitiva per reati contro il patrimonio e il fatto che da decenni ci siano sempre le stesse facce che continuano imperturbabili a passarsi il testimone dell'inerzia più assoluta.

E allora, anche se come ho detto la proposta non diventerà mai legge, andiamo comunque l'8 settembre prossimo a fare una firmetta.

Non si sa mai.

giovedì 12 luglio 2007

Rimini e La Stampa

Bello l'articolo pubblicato ieri da La Stampa sulla situazione in cui versano le spiagge di Rimini. Una descrizione accurata (forse solo un pelino tendenziosa) sulla "guerra" che giornalmente si consuma in mezzo ai bagnanti intenti ad abbrustolirsi al sole. Una descrizione che certamente non fa onore a quella che è (o forse è meglio dire "era") considerata la capitale europea del turismo.

Il problema è che purtroppo quello che si racconta nell'articolo è vero, non c'è niente di inventato. Ogni mattina squadre di vigili e poliziotti si recano in spiaggia, mescolandosi coi turisti, per tentare di arginare l'invasione di queste persone. Un corollario composto dalle etnie più diverse (nigeriani, marocchini, tunisini, pakistani, ecc...) che cerca ogni giorno di sbarcare il lunario propinando al vacanziere di turno ogni tipo di mercanzia (borse, cd, dvd, cinghie, articoli di pelletteria, ecc...) rigorosamente contraffatta.

Il problema vero è che nessuno finora ha saputo come affrontare il problema. Le spaccature all'interno della giunta comunale (divisa da sempre tra chi chiede la linea dura e chi auspica una certa tolleranza) sul da farsi non sembra prossima a una soluzione definitiva e concorde.

Ultimamente si sta tentando con la linea dura, come avete letto nell'articolo della Stampa. Pattuglie di vigili e poliziotti in bermuda sui loro quad a scorazzare per la spiaggia tentando di requisire la merce ai venditori abusivi. I risultati finora non sono dei migliori: la maggioranza dei bagnanti "parteggia" per i vu cumprà e spesso quando i tutori dell'ordine effettuano un sequestro si trovano di fronte alle resistenze degli stessi vacanzieri oltre che a quelle dei legittimi (?) proprietari della mercanzia.

Che fare quindi? Da una parte si è davanti a una palese violazione della legge (la vendita abusiva di materiale altrettanto abusivo è un reato previsto e punito dal codice penale) e dall'altra si è di fronte alla malcelata constatazione che a Rimini il bagnante ha sempre ragione (pena il suo non ritorno l'anno successivo).

Considerazioni di carattere generale a parte, comunque, un fatto è ormai ampiamente accertato: Rimini non è più quella di una volta, e se io dovessi ipoteticamente venirci a fare una vacaza non lo farei neanche se mi pagassero. E questo mi dispiace, perché io lì ci sono nato, cresciuto, e tutt'ora ci capito spessissimo per lavoro. Ma la Rimini di quando ero piccolo non c'è più. Oggi è un concentrato informe di traffico impossibile, casino, schiamazzi, rumore. La tranquillità è andata a farsi benedire un paio di decenni fa, e oggi chi ha intenzione di venire qua per farsi una vacanza rilassante e riposante è meglio che se ne vada in Croazia.

Il mare è diventato una specie di cloaca, tanto che per denunciarlo è nato anche un sito, nonostante la Goletta Verde si ostini a dire il contrario. I depuratori sono una chimera e la rete fognaria assomiglia a quella di Calcutta (anzi forse è peggio), tanto che un acquazzone un pò più forte del normale è sufficiente a far saltare tutto e a riempire lo specchio d'acqua di fronte a piazzale Kennedy di tanti "souvenir" galleggianti (ovviamente scatta il divieto di balneazione).

A questo, per chiudere, si aggiunge la cementificazione selvaggia di cui è stata vittima Rimini negli ultimi anni. Un proliferare di case, palazzi, quartieri interi che hanno fatto della periferia delle specie di villaggi dormitorio, fatti di casermoni pieni di appartamenti in maggior parte vuoti (ah, la speculazione edilizia...). Cementificazione selvaggia a cui non ha fatto seguito il relativo adeguamento della rete stradale, coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti (consiglio personale: se venite in vacanza a Rimini usate il treno).

Insomma, la Rimini raccontata da Fellini ne I Vitelloni non esiste più, e, francamente, mi risulta tuttora incomprensibile il motivo per cui tanti vengono ancora a trascorrere le vacanze qui.

Italia.it? E' arrivata la risposta ufficiale del governo: "Non sono cazzi vostri!"

Il governo ha messo la parola fine alla controversa questione della richiesta di chiarimenti su come sono stati spesi 45 milioni di euro dei nostri soldi per fare un sito web. Dopo una prima vaga risposta (dettata più dalla necessità di prendere tempo che altro) è arrivata quella definitiva.

E' quella che leggete nel titolo.

Ovviamente ne prendiamo atto.

(via Punto Informatico)

mercoledì 11 luglio 2007

Piero Ricca: effetti non previsti della censura

Chi visita il blog di Piero Ricca non ci trova apparentemente nulla di strano: è raggiungibile ed è possibile scorrerne i post. Eppure si tratta di un blog sottoposto a sequestro preventivo dalla procura di Roma.

Un sequestro dalle modalità un pò diverse da quelle che siamo abituati a vedere. Nessun oscuramento e nessuna schermata tipo "Sito sottoposto a sequestro preventivo da... con ordinanza... ecc...", niente di tutto questo. Semplicemente - come riportato da Punto Informatico - al titolare è stata modificata dalla Guardia di Finanza la password di amministratore direttamente dalla sede della società che gestisce il blog, per cui il titolare non può aggiornarlo. In più è stato arbitrariamente eliminato un post (quello che è poi l'oggetto del contenzioso).

Al titolare, quindi, non è rimasto altro da fare che segnalare la cosa nell'unico posto a cui ancora aveva accesso: lo spazio commenti del blog stesso. Ecco il testo del suo commento, inserito in mezzo a quelli degli altri visitatori del blog:

# piero ricca scrive:
10 July 2007 alle 3:26 pm

SITO BLOCCATO DALLA FINANZA

Sono Piero Ricca.

CARI AMICI, NON POSSO AGGIORNARE IL BLOG. Mi è stato chiuso con atto della procura di Roma, un “sequestro preventivo” notificatomi alle 14,00 di oggi da due agenti della guardia di finanza del “nucleo speciale contro le frodi telematiche”, venuti da Roma. Il sequestro proviene da una querela per diffamazione presentta da Emilio Fede nei miei confronti per la famosa contestazione al circolo della stampa. Con il medesimo provedimento hanno cancellato un mio post relativo alla vicenda Fede e i commenti in calce. Non hanno potuto, per motivi tecnici, togliere il video da youtube.
Naturalmente farò immediata richiesta di dissequestro. Intanto posso solo scrivere queste righe in questa sede. Fra poco manderò un comunicato ai siti amici, e vi chiedo fin d’ora di farlo girare.
Con Fede ce la vedremo in tribunale, magari davanti a uno dei magistrati diffamati e spiati negli anni del governo del suo datore di lavoro.
E continueremo a criticare lui e i suoi simili sulla pubblica piazza, in nuove manifestazioni di dissenso.
Nessuno riuscirà a sequestrare la libertà di espressione, mia e degli amici di Qui Milano Libera e del blog: questo è certo.
Grazie a tutti. A presto, Piero

Non entro nel merito della questione giudiziaria, sarà la magistratura a decidere l'esito del contenzioso, ma in quella del metodo sì.

Non trovo termini diversi da censura per definire tutta la vicenda. Il problema è che il magistrato ha forse dimenticato (o forse non sapeva) dell'esistenza di un particolare componente informatico chiamato "cache", che in questo caso è quella di Google, la quale conserva in una sorta di memoria virtuale le pagine web rimosse. E' quindi sufficiente accedere a questa memoria per ritrovare i documenti che interessano, come appunto la pagina con il post rimosso dalla Guardia di Finanza, almeno finché non verrà eliminato anche da lì (ma allora sarà troppo tardi in quanto il post sarà già di dominio pubblico). In ogni caso il relativo video su youtube è ancora al suo posto.

Aggiungo che questa vicenda, grazie alla brillante trovata del sequestro preventivo, ha già fatto il giro della rete. Ne stanno parlando in queste ore tutti i maggiori blog e siti di informazione, e forse non era proprio questo l'intento originario del provvedimento.

La censura in rete non ha speranze.

Mai.

Un pinguino a Montecitorio

La notizia, ovviamente, non può che far piacere, specialmente a chi come il sottoscritto è un convinto utilizzatore di questo sistema operativo già da qualche anno.

Il sistema operativo GNU/Linux farà il suo ingresso alla Camera seguendo un piano che prevede il graduale passaggio dall'attuale struttura basata su Windows al sistema open source per eccellenza.

L'operazione, oltretutto, una volta che sarà a regime consentirà un notevole risparmio di denaro (pubblico) in quanto Linux, come è noto, è un sistema operativo gratuito, libero da vincoli commerciali, che viene costantemente aggiornato da migliaia di programmatori in tutto il mondo.

Una piccola grande rivoluzione, insomma. Bella poi - anche metaforicamente - l'immagine di una invasione di pinguini in un luogo notoriamente ritrovo di avvoltoi e altri rapaci. :-)

Il mondo intorno a noi

L'abitudine è una brutta bestia. Quando poi lentamente si trasforma in assuefazione e - dopo - in rassegnazione, vuol dire che si è probabilmente arrivati al punto di non ritorno. Il nostro sistema è un'anomalia. E questa anomalia è diventata per noi normalità probabilmente perché non possiamo (o forse non vogliamo) farci niente. Vi racconto alcuni fatti.

Alcuni giorni fa il ministro giapponese dell'agricoltura si è tolto la vita perché implicato in alcuni casi di corruzione. E' probabile che il gesto abbia avuto anche altre motivazioni che magari non sono note, e che la questione degli scandali finanziari in cui era coinvolto sia stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso della disperazione. In ogni caso la sua scelta l'ha fatta.

Facciamo un piccolo salto indietro. A ottobre dell'anno scorso due ministri svedesi (commercio e cultura) si sono dimessi perché scoperti responsabili di alcune irregolarità col fisco (le colpe di uno dei due erano quelle di non pagare il canone tv e di retribuire in nero la tata, pensate).

Ancora un pelino più indietro. Nel dicembre 2005, 11 parlamentari del governo indiano sono stati cacciati a calci nel sedere perché scoperti in flagrante mentre prendevano mazzette per interpellanze parlamentari. E, oltre a essere stati cacciati, nomi e foto sono stati pubblicati su internet.

Questi i fatti. Sono pochi, solo tre, ma secondo me sufficientemente indicativi di come in alcuni paesi e realtà del mondo la dignità rappresenti ancora un valore forte, a volte più della poltrona. E' consolante, e al tempo stesso però triste, vedere come ancora ci siano posti in cui chi sbaglia, o si toglie dai piedi o lo tolgono gli altri. Ovviamente nessuno pretende che chiunque venga beccato con le mani nella marmellata debba suicidarsi (vi immaginate da noi?), ma almeno che si eclissi. Quello sì.

Ecco l'anomalia di cui parlavo prima alla quale ci siamo abituati (o assuefatti o rassegnati). Nel nostro Parlamento ci sono sempre quei famosi 25 parlamentari condannati in via definitiva. Condannati in via definitiva vuol dire che non sono sotto indagine o in attesa della sentenza di altri gradi di giudizio, ma vuol dire che è stata definitivamente accertata da un tribunale la loro colpevolezza. E se si dà un'occhiata ai motivi per cui sono stati condannati, si vede che la stragrande maggioranza riguardano reati di corruzione, tangenti, finanziamenti illeciti e frodi finanziarie: gli stessi motivi per cui il ministro giapponese si è suicidato, i due svedesi si sono dimessi e gli 11 indiani sono stati cacciati.

I nostri invece sono ancora lì: testardamente e ostinatamente lì. Sono lì a dire a noi di comportarci bene, a lamentarsi per il tasso di evasione fiscale del nostro paese, e quello che è peggio, sono lì a legiferare: dei fuorilegge che legiferano.

Lo so, è difficile scrivere post come questi senza cadere nella retorica, ma ditemelo voi se c'è un altro modo per raccontare questa cosa. Quando si dice che alcuni politici sono ladri dov'è l'errore? In quale altro modo si può dire? Perché a nessuno viene in mente di fare una legge che imponga a chi è stato condannato in via definitiva per qualsiasi reato di non farsi più vedere in Parlamento? E' così difficile? Possibile che nessuno ci abbia mai pensato?

O forse è solo scomodo?

martedì 10 luglio 2007

E' di tutti noi









Finalmente ce la siamo cavata dalle balle. La presentazione della nuova 500, intendo: acrobati demotivati ingaggiati per l'occasione e presunti vip a far da cornice alla festa per il nuovo parto di Lapo Elkann, pubblicità asfissiante su siti e giornali, conferenze stampa, notte bianca a Torino per l'occasione, eventi trasmessi sia in diretta tv che in streaming via internet: riesce quasi difficile credere che si stia parlando di un'automobile.

Il buon Napolitano ci ha fatto un giro insieme a Schumi, quando io, invece, insieme al capo dello stato ci avrei messo Holer Togni, ovviamente alla guida.

"La 500 appartiene a tutti noi", recita uno degli slogan che vedete nell'immagine che ho catturato sopra. Apparterrà anche a tutti noi, ma solo dopo che da Tikhy, in Polonia, dove viene costruita e assemblata, sarà tornata in Italia.

Chissà se Marchionne gliel'ha detto a Napolitano...

lunedì 9 luglio 2007

Matrimoni (informatici) che scricchiolano

Qualche tempo fa, in occasione dell'accordo stipulato tra Microsoft e Novell, avevo pubblicato un breve articolo in cui esponevo qualche perplessità sull'operazione. Mi faceva - e mi fa tutt'ora -, infatti, un certo effetto la realizzazione di un accordo tra due realtà informatiche così distanti tra loro (l'azienda maggior produttrice di sistemi operativi commerciali chiusi e una delle aziende distributrici dei sistemi operativi aperti e liberi per eccellenza).

Oggi veniamo a sapere che Microsoft, per bocca del vice presidente della sezione licenze e proprietà intellettuale della software house di Redmond, Horacio Gutierrez, ha deciso di non fornire supporto per il software open source distribuito con la nuova licenza GPL3, appena approvata, ma di continuare a rispettare i termini di interoperabilità stipulati a novembre 2006 solo per il software rilasciato sotto la precedente versione della General Public License.

La questione può risultare piuttosto complessa per chi non mastica di "dietrologie informatiche", in quanto coinvolge molti aspetti tecnici e burocratici del famoso accordo di cui parlavo prima. Semplificando si può comunque dire che sostanzialmente il gigante di Redmond - come riportato oggi anche da PI - ha ritenuto non conveniente avallare una licenza che l'obbligherebbe a rilasciare software libero da royalty su tutti i brevetti utilizzati nel codice distribuito.

Insomma, banalizzando un pò, Microsoft di licenze libere non vuole sentire parlare (a questo punto verrebbe da chiedersi - e chiedergli - cosa si aspettava dall'accordo con una software house che fa invece delle licenze libere la sua ragione d'essere), e questo ovviamente vale anche per i software distribuiti con Novell.

Da qualsiasi lato si guardi la vicenda, comunque, mi pare che questa prima incrinatura del sodalizio Microsoft/Linux dimostri che il matrimonio, che in molti fin dall'inizio hanno giustamente visto con occhio scettico, non sarà tutto rose e fiori, ma, probabilmente, molto burrascoso.

Il settimo giorno di nulla

L'altro ieri era il 7 luglio, che in forma numerica può essere rappresentato 07/07/2007 oppure 07/07/07. Il settimo giorno del settimo mese del settimo anno del nuovo millennio ha ovviamente scatenato la fantasia dei cultori delle combinazioni numeriche, a loro dire foriere di novità e avvenimenti fuori dal comune in virtù proprio della particolare disposizione delle cifre (a mio parere segno invece inequivocabile di certi vuoti di pensiero).

Alla segnalazione della ricorrenza non si sono sottratti neppure i principali quotidiani, che si sono gettati a pesce nel segnalare la particolare giornata evidenziando fatti e accadimenti storici contraddistinti dal numero 7: le 7 note musicali (che in realtà sono molte di più: e vabbè, non si pretende tanta competenza), i 7 mari, i 7 sacramenti, i 7 re di Roma, ecc...

A me, sinceramente e molto più prosaicamente, la sequenza di 7 citata dal Corriere ha fatto venire in mente Seventh son of a seventh son, uno degli album storici e più belli mai scritti dagli Iron Maiden.

domenica 8 luglio 2007

Domeniche di luglio

C'è qualcosa di bello nelle interminabili e assolate domeniche estive: la pace. Guardate questa foto:



L'ho scattata oggi pomeriggio verso le due da sotto il portico di casa mia. In una qualsiasi altra giornata della settimana, nella stessa foto si sarebbero viste macchine parcheggiate, traffico intenso, biciclette, motorini, persone che cercano inutilmente di attraversare incolumi la strada.

Oggi invece niente: traffico pressoché assente (tutti in quella specie di girone dantesco - narrato da Max Gazzé nei primi versi di questa bellissima canzone - che è il mare giù a Rimini in questo periodo) e tranquillità assoluta. Solo il silenzio e la pace a farla da padroni, assieme al caldo, comunque sopportabile grazie al soffiare di una leggera brezza.

Aspetto con ansia la prossima domenica.

Online alcune foto della vacanza in Trentino

Ci ho messo un pò ma finalmente ho finito. E' online su Picasa una selezione delle immagini più significative scattate durante la vacanza di cui vi parlavo qualche post fa. Non so di preciso cosa è venuto fuori; mi sono infatti limitato a una grossolana suddivisione per tipo di escursione, senza seguire un ordine né cronologico né di importanza. L'immagine che vedete qui in alto è la Presanella, fotografata al tramonto direttamente dalla terrazza dell'hotel in cui alloggiavamo. Ve l'ho messa lì come anticipo: buona visione! Ah, dimenticavo, le foto sono qui.

sabato 7 luglio 2007

Industria del cinema: lacrime di coccodrillo?

Uno dei ritornelli che da quando è esploso il fenomeno p2p ci siamo sentiti maggiormente ripetere dai rappresentanti delle industrie discografiche e cinematografiche, è stato quello dei fantomatici mancati guadagni del settore in aggiunta ad altrettanto fantomatici danni occupazionali di cui farebbero le spese molti addetti del ramo.

In questi giorni è stato pubblicato un rapporto "confidenziale" in cui è riportato un quadro della situazione non proprio corrispondente alle lamentele e ai piagnistei di RIAA, MPA e soci.

Il bello è che i dati contenuti in questo rapporto non sono stati pubblicati da qualche associazione piratesca o qualche oscuro portale pro-p2p, ma dal prestigioso The Hollywood Reporter, una specie di organo ufficiale dell'industria dell'intrattenimento d'oltre oceano, che in questo articolo, destinato alle alte sfere dirigenziali di tali associazioni, snocciola dati e cifre che lasciano poco margine di dubbio circa la reale situazione sullo stato di salute dell'industria cinematografica americana e non solo.

I dati in dettaglio, anche riferiti ai singoli paesi presi come riferimento, li potete leggere da voi direttamente nell'articolo che ho linkato sopra, ma vale la pena segnalarne uno a mio parere molto significativo: nel 2006 gli introiti riferiti alle 6 maggiori case di distribuzione e produzione cinematografica americana (Walt Disney, Paramount, Sony, 20 Century Fox, Universal e Warner Bros) hanno avuto un incremento dell'8%, che in soldoni significa 42 e rotti miliardi di dollari di guadagno la maggior parte dei quali dovuti alla vendita di dvd, come potete vedere dal grafico sottostante:


(fonte: www.hollywoodreporter.com)

I dati ufficiali pubblicati in questo rapporto, capirete, stonano un pochino con il clima allarmistico - e di caccia alle streghe - instaurato da RIAA e compari, che vedono il fenomeno del file sharing come il Vaso di Pandora di tutti i (presunti) mali che affliggono la cinematografia e la musica.

Sarebbe quindi il caso di dare una ridimensionata ai falsi allarmismi, in modo da tranquillizzare un pochino anche il normale utente che magari scaricandosi il suo DivX pensa, in un impeto di responsabile presa di coscienza, di essere corresponsabile di una ipotetica - quanto improbabile - morte del cinema.