Visualizzazione post con etichetta burocrazia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta burocrazia. Mostra tutti i post

domenica 3 maggio 2009

Ponte del primo maggio, tra "mini-esodo" e "maxi-aumenti" (autostradali)

La concomitanza delle due cose è sicuramente casuale, mica siamo tanto maliziosi noi. Mi riferisco agli italiani - 6,5 milioni secondo il Sole24Ore - che in questo weekend di inzio maggio scorrazzeranno in giro per l'Italia senza magari sapere che proprio nello stesso weekend quasi tutte le maggiori concessionarie autostradali hanno aumentato le tariffe.

Aumenti che, guarda un po', scattano proprio dal 1° maggio. Eccoli società per società:

Aspi, 2,40%; Ativa, 6,57%; Milano Serravalle, 2,48%; Centro Padane, 2,61%; Brescia-Padova, 1,59%; Cisa, 1,61%; Satap, tronco A4, 19,46%, Satap, tronco A21, 12,63%; Venezia-Padova, 0,66%; Autobrennero, 1,57%; Rav, 0,51%; Torino-Savona, 0,73%; Sitaf, 4,57%; Fiori, 1,83%; Tangenziale di Napoli, 6,63%; Salt, 4,55%; Sat, 5,14%; Sam, 4,89%; Sav Autostrada, 2,90%; Raccordo Gran S. Bernardo, 2,71%; Asti-Cuneo, 9,30%. (fonte)

Come dicevo, la concomitanza è naturalmente casuale, così come sono casuali gli aumenti dei prezzi alla pompa in occasione dei grandi esodi estivi (ricordate cos'è successo lo scorso agosto?); ma quello che forse è ancora più difficile da mandare giù è che in paesi come Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia (parzialmente), Germania, Gran Bretagna, Norvegia, Olanda e Svezia le autostrade sono totalmente gratuite.

Prima o poi ce ne faremo una ragione.

martedì 14 aprile 2009

Il catasto, questo sconosciuto...

Non so quanti di voi abbiano letto la notizia, pubblicata sui giornali di oggi, che riguarda l'ospedale aquilano San Salvatore. Una struttura ospedaliera che dai primi accertamenti risulta essere priva addirittura del certificato di agibilità. La cosa fa una certa impressione, anche perché questo certificato non è una quisquilia, ma il documento attraverso il quale il predisposto ufficio comunale garantisce che la struttura sia perfettamente a norma per quanto riguarda la sicurezza, la salubrità degli ambienti, l'igiene e altre cose di questo tipo.

E questo ospedale è stato aperto - in maniera illecita quindi - lo stesso, anche in mancanza di questa certificazione. Come ci si può stupire, quindi, che lo stesso ospedale risulti addirittura sconosciuto al catasto?

Ma quello che forse inquieta di più è il fatto che l'inchiesta è appena all'inizio.

lunedì 9 marzo 2009

Così in Germania

Nascosta in qualche piccolo meandro, all'interno del fiume in piena di notizie che ogni giorno l'informazione ci rovescia addosso, ho trovato questa. In pratica una procura tedesca ha messo sotto indagine un deputato nazionale del SPD con l'accusa di traffico telematico di materiale pedopornografico.

Fin qui niente di strano, si direbbe. O meglio, niente di strano là in Germania. Scrive infatti l'Agi: (il neretto è mio)

La procura di Karlsruhe ha aperto un'inchiesta per pedopornografia nei confronti del deputato socialdemocratico Joerg Tauss, 55 anni, al quale la Commissione del Bundestag aveva in mattinata tolto l'immunita'. Subito dopo sono scattate le perquisizioni della polizia nella residenza privata del parlamentare, residente nel land del Baden-Wuerttemberg, e nel suo ufficio berlinese.

Cioè, se non ho capito male, il giorno stesso in cui è stata aperta l'inchiesta nei confronti del parlamentare, che nel frattempo si è dimesso, è stata immediatamente revocata l'immunità parlamentare cosicché la polizia ha potuto fare i suoi sopralluoghi e le sue indagini perquisendo pure la sua abitazione privata.

Più o meno come accade da noi:

Per la seconda volta, la giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato presieduta da Marco Follini ha rispedito al mittente la richiesta dei giudici di Milano di poter utilizzare le telefonate intercettate nell’estate del 2005 fra Giovanni Consorte e il senatore Pd Nicola Latorre sulla scalata illegale di Unipol a Bnl. Voto unanime: Pdl e Pd, Lega e Udc appassionatamente affratellati, a parte Luigi Ligotti dell’Idv.

lunedì 19 gennaio 2009

Eluana a Rimini? No, grazie

Da alcuni giorni era nell'aria la notizia che l'asl di Rimini fosse disponibile ad accogliere Eluana dopo che anche la struttura di Udine, in seguito al diktat di Sacconi, l'aveva respinta. Probabilmente, invece, anche qui a Rimini non se ne farà niente in seguito al levarsi delle proteste dell'associazione cattolica Papa Giovanni XXIII.

Non c'è niente da fare: in Italia non si troverà mai una struttura che esaudirà i legittimi desideri di Eluana e della sua famiglia, perché in questo cavolo di paese una sentenza definitiva e inappellabile del massimo organo decisionale dello stato - la Cassazione - dovrà sempre e comunque fare i conti col potere politico e/o religioso.

Alla faccia dello stato di diritto in cui (in teoria) viviamo.

giovedì 8 gennaio 2009

Canone senza pubblicità (in Francia)

Ieri, da bravo contribuente ligio al dovere (anche se con un lieve giramento di scatole), ho pagato il canone Rai. Un balzello che continuo a pagare più che altro per amore del quieto vivere (non mi va di avere rogne con l'agenzia delle entrate) e perché, comunque, l'apparecchio tv in casa ce l'abbiamo, anche se sono rimaste solo le mie figlie che ogni tanto lo utilizzano ancora.

L'eufemistico giramento di scatole (in realtà una vera e propria incavolatura) è stato determinato principalmente da due motivi:

  • è aumentato rispetto all'anno precedente (107,50 € contro 106,00).

  • è gravato da un'imposta ("commissione d'incasso", recita la ricevuta di pagamento) di 1,55 € perché l'ho pagato in tabaccheria, se lo pagavo alla posta era solo di un euro.
La questione dell'aumento era già nota da tempo e quindi non è che ci potessi fare granché (per chi se ne fosse dimenticato è tra l'altro aumentato anche il canone Telecom). In pratica o ci si dà un taglio, come è già usanza diffusa specialmente in alcune aree del paese, o ci si adegua e si paga. Certo, quando uno paga una tassa in genere riceve (o almeno dovrebbe) in cambio un servizio; nel caso del canone Rai non è ancora ben chiaro quale sia questo servizio, ma di questo ho già parlato diffusamente in passato.

E neppure vale la pena soffermarsi più di tanto sulla "commissione d'incasso" di cui parlavo prima, in pratica nient'altro che un costo accessorio applicato alla riscossione di una tassa. Una sorta di tassa sulla tassa, verrebbe da dire. Vabbè...

La cosa interessante, invece, mi pare sia la notizia apparsa in questi giorni sui media, guarda a caso proprio in concomitanza col periodo in cui qui da noi si paga l'amato obolo televisivo, e cioè che in Francia ha ufficialmente esordito la tv senza pubblicità. In pratica, l'emittente pubblica di stato - applicando una legge fortemente voluta da Sarkozy - sarà senza interruzioni pubblicitarie a partire dalla cosiddetta fascia prime time, cioè dalle 20 fino alle 6 del mattino.

I risultati - scontati - non si sono fatti attendere. In pratica, da adesso, in Francia la tv di stato (anche lì gravata dal canone) sarà senza pubblicità. Cosa dite, la Rai prenderà esempio?

mercoledì 14 maggio 2008

Sistemi operativi preinstallati, arriva la class action

La mai sopita questione, che si trascina da anni, dei sistemi operativi Windows preinstallati sui pc, si è arricchita di un nuovo e per certi versi inaspettato capitolo: una probabile class action.

A darne notizia è tra gli altri PI, che in questo articolo segnala l'iniziativa presa dall'associazione dei consumatori Aduc.

Come è noto, quando si va ad acquistare un pc ci si trova nella stragrande maggioranza dei casi già preinstallato Windows. Si tratta dei famosi sistemi OEM (Original Equipment Manifacturer), tramite i quali Microsoft cede ai produttori di pc i diritti di preinstallazione.

Il motivo principale della class action, come si legge nella pagina del sito dell'Aduc che si riferisce all'iniziativa, va ricercato nella conclamata impossibilità - se non a prezzo di assurde e sfiancanti acrobazie burocratiche - di ottenere il legittimo rimborso per ciò che non si utilizza e non si vuole.

E' vero che oggi sono sempre in maggior numero le catene e i negozi che vendono pc privi di sistema operativo o con preinstallato Linux (ad esempio computerdiscount.it), ma, come documentato a suo tempo da Paolo Attivissimo, chi si vuole imbarcare in una impresa del genere deve armarsi di una titanica dose di testardaggine e pazienza. E tutto questo pure in presenza di sentenze che stabiliscono la legittimità della richiesta di rimborso.

A margine di tutto ciò, quello che lascia un po' di amaro e che rattrista è che si debba ricorrere a una class action per vedere riconosciuto un diritto legale, in questo caso espressamente previsto dal contratto di licenza Microsoft.

venerdì 19 ottobre 2007

Sono pronto a chiudere il mio blog e il mio sito

Questo articolo è stato aggiornato dopo la sua pubblicazione iniziale.

Scrivo queste righe frettolosamente, mentre sto ancora cercando di capire bene i termini della questione che sta tenendo banco in rete da qualche ora e che sta allarmando chi si interessa di divulgazione e diffusione di contenuti (blogger compresi, a quanto pare).

In attesa di approfondire un pò il tutto, vi lascio alcuni link che parlano della questione:

link 1

link 2

link 3

link 4

Come giustamente osserva Paolo De Andreis, direttore di Punto Informatico, ci troviamo di fronte a un provvedimento che andrà poco lontano, tanto è raffazzonato, scritto male e macroscopicamente inapplicabile. E probabilmente presto cadrà nel dimenticatoio (mi auguro).

Se per qualche oscuro motivo ciò non dovesse accadere, sono pronto a chiudere all'istante sia il mio blog che il mio sito internet. Io non sono un giornalista professionista: scrivo per passione. Non ho nessun ritorno economico da ciò che scrivo: i miei articoli così come i miei howto di informatica che trovate nel mio sito li scrivo nel tempo libero, per pura passione.

Se per continuare a fare questo sarò obbligato a registrarmi all'Autorità delle Telecomunicazioni, pagare bolli e produrre certificati solo per essere più pesantemente colpito in caso di querela, beh, mi dispiace, ne trarrò le relative conseguenze.

Per adesso questo è quanto. Seguirò da vicino la vicenda in caso ci siano novità (che spero positive).


Aggiornamento 21:10.

Ho passato buona parte del pomeriggio per cercare di approfondire un pò la questione. Ho fatto una sorta di comparazione tra quanto riportato dai vari siti internet in proposito (che stanno via via ancora pubblicando articoli e commenti in proposito), e mi sono spulciato l'intero disegno di legge.

La conclusione a cui sono giunto è che probabilmente mi sono allarmato (insieme a molti altri) per niente. Una cosa del genere non potrà infatti mai passare: per il semplice motivo che se passasse sarebbe la conferma definitiva che ci governa non ci merita. Non siamo noi che non ci meritiamo loro, ma loro che non meritano noi.

Abbiamo avuto nel corso del tempo ampie dimostrazioni del livello di ignoranza in materia di internet e di comunicazione interattiva digitale propria di chi ci governa. Esempi se ne potrebbero citare a bizzeffe. Uno per tutti: la recente proposta di Frattini di abolire le parole sgradite dai motori di ricerca, come se bannare (spiegando ovviamente come si fa) termini come "bomba", "terrorismo" o "uccidere" significasse automaticamente la fine di questi problemi. Per fare un paragone sarebbe come pretendere di eliminare il bullismo dalle scuole cancellando le parolacce dal dizionario di italiano.

Questo è il livello di cultura e di conoscenza delle dinamiche della rete dei nostri politici (con eccezioni che si contano sulle dita di una mano). E la trovata di bannare i termini "pericolosi", tra l'altro, non l'ha sparata un politico qualsiasi (tipo uno di quelli che pensano che il Darfur sia uno stile di vita veloce), ma il vice presidente della Commissione Europea, il cui invio a Bruxelles con tale carica si è evidentemente rivelata una delle mosse più azzeccate del precedente esecutivo.

Tornando al provvedimento in oggetto, un altro dei motivi per cui non passerà mai è che internet è libera in tutto il mondo, senza eccezioni. Vi immaginate cosa comporterebbe, anche solo a livello di immagine di fronte al resto della comunità mondiale, la tassazione e la schedatura dei blog? Vi immaginate le risate (di compatimento) di chi dall'esterno vedrebbe il nostro governo impegnato in una seria opera di "medievalizzazione" (passatemi il termine) di internet?

Per ora ne ho abbastanza, e, a meno che non sopravvengano novità degne di nota, non ho intenzione di tornare ancora sull'argomento, se non quando verrà finalmente messa la parola fine a questa grottesca vicenda.

domenica 7 ottobre 2007

Al centro commerciale (piccolo racconto della domenica)

Nota: l'episodio che vi sto per raccontare mi è capitato realmente venerdì scorso in un noto centro commerciale a una ventina di km da casa mia. Non ne cito il nome per non fare pubblicità (in questo caso sarebbe pessima). Si tratta comunque di una grossa catena di centri commerciali presenti in tutta la penisola. Metto giù il tutto a mo' di racconto.


Premessa.

Il giorno 9 luglio 2007 riporto all'ufficio reclami del centro commerciale un mio pc - ovviamente acquistato lì - al quale si è bruciato accidentalmente l'alimentatore. Visto che al momento dell'"incidente" il suddetto pc è ancora abbondantemente nel periodo coperto dalla garanzia, mi presento con lo scontrino per chiedere che mi venga riparato gratuitamente. Il pc viene quindi ritirato dalla gentile signorina dell'ufficio "assitenza post vendita" in attesa di venire inviato al centro assistenza.


Racconto.

Venerdì 5 ottobre (2 giorni fa) mi presento di mia iniziativa allo sportello assistenza con il foglio della pratica in mano per ritirare il suddetto pc. Dagli accordi presi con la signorina il giorno che l'ho consegnato, avrebbero dovuto contattarmi per telefono non appena il pc fosse stato pronto. Non si è invece fatto vivo mai nessuno, ma, considerando che dal giorno in cui l'ho consegnato a venerdì scorso sono trascorsi praticamente quasi tre mesi (sulla pratica è previsto un tempo massimo di attesa di 60 giorni lavorativi), vado abbastanza tranquillo.

"Buonasera, dovrei ritirare il mio pc", faccio alla signorina porgendole il foglio con la pratica. Lei lo guarda e digita qualcosa sul pc della scrivania. "Sì, è pronto: è arrivato il 20 settembre". Mi domando a questo punto come mai a nessuno degli addetti, dal 20 settembre al 5 ottobre, sia venuto in mente di farmi uno squillo per avvisarmi, e sono lì lì per chiederlo alla signorina. Poi decido di lasciar perdere. Si reca nel retro dell'ufficio dove sono accatastati i vari elettrodomestici di ritorno dal centro assistenza e ne esce 5 minuti dopo.

"Mi dispiace, il suo pc purtroppo non è qui ma nell'altro magazzino che si trova sul retro del centro commerciale. Ora glielo vado a prendere ma ci vorranno una decina di minuti". "Va bene - faccio io - ho aspettato tre mesi, posso anche aspettare altri 10 minuti". E si avvia verso il magazzino con le chiavi in mano.

10 minuti dopo eccola di ritorno... a mani vuote. Con tono lievemente sommesso misto a un lieve principio di imbarazzo mi dice: "guardi, mi dispiace, ma purtroppo siamo fuori orario e quelli della security non mi permettono di entrare in magazzino". "Come sarebbe non le permettono di entrare? Scusi, eh, ha appiccicato alla maglia il cartellino di riconoscimento, ha pure le chiavi di questo benedetto magazzino, com'è possibile che non la facciano entrare?". "Non so che dirle - ribatte lei - bisogna che ritorni un altro giorno in un orario diverso".

Una cinquantina di metri più in là, sempre nella galleria principale del centro commerciale, c'è un banco dove altre addette fanno assistenza ai clienti. Mi reco lì e faccio presente la situazione a una di queste. Le racconto che nel magazzino adiacente al centro commerciale c'è il mio pc ma che l'addetta non può entrare per colpa di quelli della security. Le faccio presente altresì che io abito a più di 20 km dal suddetto centro commerciale e che non ho nessuna intenzione di andarmene da lì senza il mio pc. La signorina prende il telefono e chiama qualcuno.

Parentesi. Nell'altro ufficio (quello dove c'era la signorina che non è potuta entrare nel magazzino) avevo davanti a me un'altra persona, piuttosto alterata, che aveva in giro da 5 mesi un lettore mp3 difettoso. Ascoltando (inevitabilmente, l'ufficio è molto piccolo) la conversazione tra questa e l'addetta ho appreso dell'esistenza di un certo signor Rossi (il nome è ovviamente fittizio) che, se non ho capito male, dovrebbe essere una specie di mega direttore galattico (tipo quelli di fantozziana memoria) a cui fanno riferimento gli addetti del magazzino. Ho infatti notato che per dirimere un pò le varie controversie in caso di dubbi, le varie addette chiamavano per telefono sempre questo qui. Così, come impressione, uno di quei personaggi eterei e "inconsistenti" che controllano tutto per telefono da un ufficio che non è ben chiaro neppure dove sia. Quasi un'entità di tipo mistico. Una specie di Araba Fenice, insomma, che tutti sanno che c'è ma nessuno sa dov'è. Chiusa parentesi.

Bene. La seconda signorina da me interpellata è al telefono col tipo etereo al quale sta spiegando la mia situazione. Terminata la conversazione mi dice che in realtà non è sicura che il pc sia in magazzino e in più lamenta il fatto che ci sarebbe una discrepanza tra il numero di pratica riportato sul mio documento e il loro. L'iniziale mio disappunto si trasforma in un principio di giramento di balle. Faccio quindi presente alla signorina che il foglio con la mia pratica è una fotocopia di quello che hanno loro e che quindi non vedo dove cavolo sia questa benedetta discrepanza.

La signorina farfuglia qualcosa e, visto che io ho intenzione di andare in fondo alla storia e nessuna intenzione di schiodarmi da lì senza il mio pc, richiama l'Araba Fenice. Nuova conversazione, un pò più concitata delle precedenti, tra l'addetta e il fantomatico superiore etereo. "Scusi, lo può passare a me direttamente?", faccio io mentre il giramento di scatole sta raggiungendo il livello di guardia. "Guardi, veramente non potrei - obietta lei - non è previsto". "Mi dia quel telefono: voglio parlare con l'etereo!". A questo punto qualcuno degli astanti comincia a girarsi. La signorina chiude il telefono e mi annuncia: "Attenda un attimo, sta scendendo".

A un certo punto, mentre sto attendendo l'entità mistica per poterci finalmente parlare face to face, mi suona il telefonino. Indovinate un pò? Era la tipa dell'altro ufficio (quella con le chiavi che non riusciva a entrare) che mi annunciava raggiante che il pc era lì da lei. Potevo ritirarlo e portarmelo via, cosa che ho effettivamente poi fatto. Mi sarebbe piaciuto a questo punto aspettare l'araba fenice per dirgli due o tre cosine, ma dubito che si sarebbe fatto vedere. E poi, a quanto ne so, l'aggressione è un reato punito penalmente. :-)


Conclusioni.

Il suddetto centro commerciale probabilmente non mi vedrà mai più.

sabato 28 luglio 2007

Sei un informatico? No, se non hai l'ECDL

Leggo sul blog del mio amico e vicino di casa Rocco, il suo stupore dopo aver letto questo articolo di Punto Informatico. Rocco, giustamente, si chiede: "Che cosa ho studiato a fare?". La domanda è condivisibile e sensata.

Vediamo un pò di spiegare. L'articolo di PI che ho linkato sopra riporta la testimonianza di un giovane, Davide C., che pur essendo in possesso di una laurea in informatica conseguita in Piemonte con 110 e lode più vari altri titoli di studio sempre in campo informatico, si è visto rifiutare l'ammissione a un concorso pubblico per mancanza dell'attestato ECDL: European Computer Driving License.

Questo titolo di studio, che non ha alcun valore legale come tale (è riportato sul sito ufficiale stesso, qui) è stato invece imposto come preferenziale per poter accedere al bando di concorso in questione.

Davide C. si chiede quindi come sia possibile che una laurea in informatica ottenuta dopo un quinquiennio universitario di studi valga meno di un semplice attestato privo di valore conseguibile dopo un corso di 60 ore?

Riporto qui di seguito un estratto, tratto da questo scritto di Renzo Davoli, relativo proprio all'ECDL:

[...] "Così in pratica una patente europea per l'uso degli elaboratori non è informatica, anzi è completamente controproducente culturalmente. E' uno spot pubblicitario per una sola azienda (Microsoft) e fornisce conoscenze meccaniche. Tra l'altro è europea per modo di dire. Io da anni mi diverto quando sono in convegni internazionali a chiedere ai colleghi di altri atenei europei cosa ne pensano della famosa patente. La maggior parte delle volte mi dicono che non la conoscono, qualcuno ne ha sentito parlare ma come corsi di società private (come il CEPU per intenderci). In Italia si vuole mettere in tutte le scuole e nelle Università . Che figuraccia! Abbiamo università fra le migliori al mondo, non è un caso che si vogliano importare i "cervelli italiani". Relegandole a strumenti di formazione professionale in realtà le denigriamo e buttiamo via una ricchezza inestimabile. Una università guidata dalle richieste aziendali sarà ricca di denaro, ma povera di contenuti, chi possiede un mercato non cerca vera innovazione. Una università guidata dalle aziende è come una televisione guidata dall'auditel. Viva la qualità . Al contrario l'università deve essere la fucina delle idee e deve creare nuova ricchezza, nuove aziende su nuove idee. Viva la libera concorrenza. Ma quella vera". [...]

Questa è la storia. Una storia che mi auguro rappresenti un caso isolato e non la prassi. Ovviamente sarebbe poi interessante indagare sui motivi di questa scelta; difficile pensare infatti che i promotori di questo bando non sapessero della sostanziale inutilità di questo tipo di attestato.

Che ci sia sotto qualcos'altro?

giovedì 31 maggio 2007

Udite udite, la Siae sciopera

E' una di quelle notizie che lasciano un pò sorpresi: la Siae scende in sciopero. Se non cambierà niente, infatti, durante la settimana a cavallo tra i mesi di giugno e luglio l'associazione che tutela il copyright e il diritto d'autore (quella che è stata definita il "braccio armato" dell'industria discografica) scenderà in sciopero.

Le ragioni di questa agitazione, a detta dei promotori dell'iniziativa, risiederebbero nel tentativo di sensibilizzare il governo e le istituzioni circa la salvaguardia del diritto d'autore, messo in pericolo dai cattivoni che scaricano a scrocco dai circuiti p2p materiale protetto da copyright.

Su tutta la questione del copyright e della libera circolazione della cultura ho già parlato fin troppo, sia sul mio sito che in questo blog; e, sostanzialmente, il tutto si può riassumere in questo bellissimo scritto di Renzo Davoli.

Quello che lascia perplessi di tutta questa faccenda è che un organismo come la Siae, ideatrice di un'aberrazione chiamata equo compenso, una sorta di tassa su qualsiasi tipo di supporto vergine (digitale e non), frutto della presunzione (da dimostrare) che tali supporti vengano utilizzati per registrarvi materiale protetto da copyright, metta in campo un'iniziativa simile (insieme ad altre che hanno fatto storia).

Cosa teme la Siae, il dilagare del peer to peer? Il marocchino sotto i portici della Coin che vende cd contraffatti? O piuttosto teme chi si batte per il diritto al libero accesso alla cultura?

Auguri vivissimi per il buon esito dell'iniziativa.

mercoledì 23 maggio 2007

Le risposte che ci meritiamo

Ricordate la scandalosa questione del portale Italia.it (ne avevo parlato qui)? Beh, ci sono (tristi) novità.

Non so se vi avevo già accennato dell'esistenza di un blog dal nome emblematico: http://scandaloitaliano.wordpress.com. Mi pare di sì. Comunque sia, i responsabili di questo blog hanno inviato all'inizio di aprile una lettera raccomandata (testo qui) indirizzata a Prodi, Rutelli e Nicolais, rispettivamente Presidente del Consiglio, Ministro dei Beni Culturali e Ministro della Funzione Pubblica. Con questa missiva i responsabili del blog che segue le vicende del portale-scandalo, chiedevano in pratica ai tre signori qui sopra lumi sulla gestione del portale e sulle modalità di utilizzo delle risorse (pubbliche) impiegate per il suo mantenimento.

La risposta è alla fine arrivata. Ecco il testo (qui in pdf):

In esito all'istanza dell'aggregazione di cittadini denominata Scandalo Italiano del 2 aprile 2007, qui pervenuta in data 19 aprile 2007, concernente l'accesso alla documentazione relativa al progetto del portale del turismo, Italia.it, si informa che questa amministrazione ha richiesto il parere alla "Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi sulla trasparenza dell'attività della Pubblica Amministrazione" in ordine all'ammissibilità dell'istanza prodotta.

Si riserva di fornire ulteriori informazioni sull'iter della richiesta.


Cioè, se non fosse chiaro, questi qui devono chiedere un parere a una commissione sulla trasparenza per avere notizia sulla trasparenza di gestione dei soldi spesi per il webmostro. Il bello è che questa commissione esiste davvero.

Bello no? Un modo elegante e raffinato per dire "non sono affari vostri". Già, solo i soldi buttati al vento in questo progetto sono i nostri.

(via scandaloitaliano)

mercoledì 14 marzo 2007

Revisioni e burocrazia

Un paio di settimane fa, ricorderete, sono stato beccato dalla stradale con la revisione della mia auto scaduta. Vi racconto brevemente, partendo dall'inizio, la trafila che ho fatto per rimettermi in regola:
  • mi viene ritirato immediato (in flagranza di reato :)) il libretto da parte della Polizia
  • lo stesso viene spedito tramite raccomandata a/r alla sede della Motorizzazione Civile competente per territorio (nel mio caso Rimini)
  • attendo 4 giorni (il tempo che impiega una raccomandata per coprire il tragitto Novafeltria-Rimini)
  • la Motorizzazione riceve il libretto. Mi presento quindi in sede la mattina successiva alle 9
  • un'ora e mezza di attesa allo sportello (c'è un impiegato solo)
  • mi viene rilasciata una fotocopia del libretto con timbro della Motorizzazione
  • con la suddetta fotocopia mi presento alla mia officina di fiducia per la revisione
  • terminato il tutto mi viene rilasciato un tagliandino sul quale è incollato un piccolo adesivo che certifica l'avvenuta revisione
  • col tagliandino vado di nuovo alla motorizzazione (20 km andare e 20 tornare) e mi rimetto pazientemente in fila (c'è sempre un impiegato solo)
  • finalmente consegno il tagliandino coll'adesivo all'impiegato, il quale lo stacca e lo attacca sul mio libretto. Fine della trafila
Ora, questa sarà sicuramente la procedura standard, niente da dire, ma se la stradale una volta contestatami l'infrazione mi avesse lasciato il mio libretto con l'obbligo di ripresentarmi entro una settimana per esibire l'avvenuta revisione, non sarebbe stato più semplice e sbrigativo?

Mah...

Dissociazioni?

Ma tu ti sei dissociato? Tu hai preso le distanze? E se non l'hai fatto, perché non l'hai fatto? Come mai il tale politico non l...