lunedì 30 luglio 2007

L'Obolo di San Pietro

Leggo sull'Espresso in edicola questi giorni un'interessante inchiesta sullo stato delle finanze Vaticane. Ero al corrente, come chiunque, penso, che oltre alla normale attività pastorale prosperasse all'interno delle mura vaticane un'attività finanziaria di un certo rilievo, ma non pensavo sinceramente di tale portata.

L'articolo pubblicato dall'Espresso ha - a mio giudizio - una latente tendenziosità di fondo, volta a dare un'immagine esclusivamente da "istituto bancario" del Vaticano. Rimane il fatto comunque che i dati riportati sono reali e - a detta degli alti vertici vaticani - "sottoposti a verifica e certificazione", come riportato per esempio anche sul sito di Radio Vaticana (qui). E comunque, alla luce di questi dati pubblici, riesce effettivamente difficile non vedere la "macchina vaticana" alla pari di una floridissima azienda che si trova - volente o nolente - a dover gestire un mare di soldi derivanti dalle più disparate fonti.

Sul sito di Radio Vaticana che ho linkato sopra, si legge ad esempio che dei 225 e passa milioni di euro di uscite del 2006 una parte se ne sono andati per gli stipendi dei quasi 1700 dipendenti, mentre una quindicina di milioni li ha erogati il Fondo Pensioni Vaticano. Altre risorse sono invece state destinato all'apparato di comunicazione sociale della Santa Sede: Radio Vaticana, Osservatore Romano, sala stampa, ecc... A fronte delle uscite indicate, la Prefettura Vaticana per gli Affari Economici si trova ogni anno a dover gestire, come dicevo prima, i cospicui introiti principalmente derivanti dalle offerte dei fedeli e dal famoso 8 per mille.

Le offerte dei fedeli, il famoso Obolo di San Pietro che ho citato nel titolo, hanno raggiunto (e superato) nel 2006 la ragguardevole cifra di 100 milioni di euro, destinati poi da Ratzinger, sempre secondo quanto riportato da Radio Vaticana, "alle esigenze del suo ministero a servizio della Chiesa Universale". La seconda (ma non certo per importanza) fonte di "reddito" del Vaticano è rappresentata - dicevo - dal famoso 8 per mille, sul controverso meccanismo del quale avevo già parlato dettagliatamente in un precedente post, e su cui quindi non mi dilungo.

Come impressione personale, alla luce di quanto riportato, devo dire che mi fa un effetto strano questa dicotomia e (palese?) contraddizione tra ciò che sono molti degli insegnamenti della Chiesa e il suo operato. Mi vengono in mente ad esempio certi discorsi (pronunciati più volte anche da Ratzinger) sul fatto che non bisogna cercare la felicità nelle cose terrene, ma bisogna cercare qualcosa di più alto. Da antiche reminescenze di catechismo, mi pare anche di ricordare (vado a memoria) che il concetto di povertà sia uno dei pilastri sui quali si basa il Vangelo.

La Chiesa, è vero, non si stanca di ripetere - anche attraverso l'insistenza di certi spot pubblicitari, specie in periodo di dichiarazione dei redditi - la bontà degli utilizzi di questi soldi (missioni, evangelizzazione, assistenza, solidarietà, sostentamento del clero, utilità sociali, ecc...), e quindi l'effetto strano di cui parlavo nel paragrafo precedente probabilmente è solo il frutto di un'impressione errata derivata dalla consistenza delle cifre (in fondo proporzionate alla vastità ed estensione della Chiesa Cattolica nel mondo).

Però...

5 commenti:

  1. Infatti il puffo per farsi votare dai cattolici gli ha tolto l'ICI.

    San Francesco starà smoccolando a più non posso,visto come seguono le sue preghiere i POVERELLI di santa romana chiesa.
    ciao
    Maurizio

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  2. Poi anche i sostenitori del family day non è che gli fanno fare una bella figura, visto che vanno a prostitute per difendere la "nostra identita' cristiana.
    Ogni riferimento al deputato Mele è puramente casuale.

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  3. La questione ICI/Chiesa è sempre stata piuttosto controversa. Un continuo togli e metti nel corso del tempo in funzione di chi governava. Alla fine, mi pare giustamente, l'Unione Europea ha deciso di vederci chiaro.

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  4. > una latente tendenziosità di fondo,
    > volta a dare un'immagine esclusivamente da
    > "istituto bancario" del Vaticano

    Scusa Andrea ma non ho compreso a fondo questa precisazione. Se l'articolo parla di finanze, cosa ci deve aggiungere l'autore per rendersi meno tendenzioso: una lista di miracoli? Ma che, ogni volta che si parla di chiesa c'è da precisare una lista di opere pie e di parole di conforto dette, sennò si è faziosi?

    È ovvio che se il tema dichiarato sono le finanze, di quelle si parla. D'altronde non è che i preti quando durante la messa raccolgono le offerte stanno mai a precisare: grazie delle offerte che in parte andranno nei forzieri delle nostre banche ed in titoli. Non sarà un po' fazioso anche questo?

    Se mi puoi precisare nell'articolo quali passaggi ti hanno convinto di ciò allora forse ci vedrei più chiaro.


    Ps: secondo questo metro, allora anche un giornalista che scriva un articolo sugli sperperi dei politici sarebbe latentemente fazioso, perché tratterebbe i politici solo come collettori di privilegi e non come servitori della causa pubblica. Che pure essi sono (servitori), in parte e almeno alcuni, si spera. Come è altresì vero che una certa parte di quei soldi ai politici sono talvolta anche ben utilizzati, ma non c'è bisogno di precisare questa ultima osservazione ogni volta che si parli delle finanze "misteriose".

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  5. > Scusa Andrea ma non ho compreso a fondo questa precisazione.

    Ho solamente voluto dire che l'autore dell'articolo dell'Espresso ha raccontato i fatti in modo reale, ma presentandoli secondo la sua visione della questione (vaticano=istituto bancario).

    Liberissimo di farlo, ci mencherebbe, ma forse in maniera meno "latente" sarebbe stato più corretto.

    Anche io in fondo in fondo la penso come lui, ma se ci fai caso nel mio post ho cercato di riportare prima i fatti da entrambe le "angolazioni", poi nell'ultimo paragrafo ho espresso il mio pensiero evidenziandolo chiaramente.

    Non so se mi sono spiegato.

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Mancanze

Ogni tanto penso a quanto sarebbe bello se a vivere, e soprattutto a commentare, questo tempo assurdo ci fosse ancora Umberto Eco.