giovedì 12 luglio 2007

Rimini e La Stampa

Bello l'articolo pubblicato ieri da La Stampa sulla situazione in cui versano le spiagge di Rimini. Una descrizione accurata (forse solo un pelino tendenziosa) sulla "guerra" che giornalmente si consuma in mezzo ai bagnanti intenti ad abbrustolirsi al sole. Una descrizione che certamente non fa onore a quella che è (o forse è meglio dire "era") considerata la capitale europea del turismo.

Il problema è che purtroppo quello che si racconta nell'articolo è vero, non c'è niente di inventato. Ogni mattina squadre di vigili e poliziotti si recano in spiaggia, mescolandosi coi turisti, per tentare di arginare l'invasione di queste persone. Un corollario composto dalle etnie più diverse (nigeriani, marocchini, tunisini, pakistani, ecc...) che cerca ogni giorno di sbarcare il lunario propinando al vacanziere di turno ogni tipo di mercanzia (borse, cd, dvd, cinghie, articoli di pelletteria, ecc...) rigorosamente contraffatta.

Il problema vero è che nessuno finora ha saputo come affrontare il problema. Le spaccature all'interno della giunta comunale (divisa da sempre tra chi chiede la linea dura e chi auspica una certa tolleranza) sul da farsi non sembra prossima a una soluzione definitiva e concorde.

Ultimamente si sta tentando con la linea dura, come avete letto nell'articolo della Stampa. Pattuglie di vigili e poliziotti in bermuda sui loro quad a scorazzare per la spiaggia tentando di requisire la merce ai venditori abusivi. I risultati finora non sono dei migliori: la maggioranza dei bagnanti "parteggia" per i vu cumprà e spesso quando i tutori dell'ordine effettuano un sequestro si trovano di fronte alle resistenze degli stessi vacanzieri oltre che a quelle dei legittimi (?) proprietari della mercanzia.

Che fare quindi? Da una parte si è davanti a una palese violazione della legge (la vendita abusiva di materiale altrettanto abusivo è un reato previsto e punito dal codice penale) e dall'altra si è di fronte alla malcelata constatazione che a Rimini il bagnante ha sempre ragione (pena il suo non ritorno l'anno successivo).

Considerazioni di carattere generale a parte, comunque, un fatto è ormai ampiamente accertato: Rimini non è più quella di una volta, e se io dovessi ipoteticamente venirci a fare una vacaza non lo farei neanche se mi pagassero. E questo mi dispiace, perché io lì ci sono nato, cresciuto, e tutt'ora ci capito spessissimo per lavoro. Ma la Rimini di quando ero piccolo non c'è più. Oggi è un concentrato informe di traffico impossibile, casino, schiamazzi, rumore. La tranquillità è andata a farsi benedire un paio di decenni fa, e oggi chi ha intenzione di venire qua per farsi una vacanza rilassante e riposante è meglio che se ne vada in Croazia.

Il mare è diventato una specie di cloaca, tanto che per denunciarlo è nato anche un sito, nonostante la Goletta Verde si ostini a dire il contrario. I depuratori sono una chimera e la rete fognaria assomiglia a quella di Calcutta (anzi forse è peggio), tanto che un acquazzone un pò più forte del normale è sufficiente a far saltare tutto e a riempire lo specchio d'acqua di fronte a piazzale Kennedy di tanti "souvenir" galleggianti (ovviamente scatta il divieto di balneazione).

A questo, per chiudere, si aggiunge la cementificazione selvaggia di cui è stata vittima Rimini negli ultimi anni. Un proliferare di case, palazzi, quartieri interi che hanno fatto della periferia delle specie di villaggi dormitorio, fatti di casermoni pieni di appartamenti in maggior parte vuoti (ah, la speculazione edilizia...). Cementificazione selvaggia a cui non ha fatto seguito il relativo adeguamento della rete stradale, coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti (consiglio personale: se venite in vacanza a Rimini usate il treno).

Insomma, la Rimini raccontata da Fellini ne I Vitelloni non esiste più, e, francamente, mi risulta tuttora incomprensibile il motivo per cui tanti vengono ancora a trascorrere le vacanze qui.

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Mancanze

Ogni tanto penso a quanto sarebbe bello se a vivere, e soprattutto a commentare, questo tempo assurdo ci fosse ancora Umberto Eco.