martedì 30 giugno 2009

E' concepibile il diritto all'oblio per internet?

La domanda non è inutile, visto che c'è già qualche timido tentativo di legittimare l'oblio per legge. Non avete capito di cosa si sta parlando? Non preoccupatevi, all'inizio neppure io. La faccio breve.

Una deputata leghista, tale Carolina Lussana, ha presentato un disegno di legge (qui in pdf) che si potrebbe tranquillamente inquadrare come una sorta di bavaglio-bis. Voi sapete che è in discussione in Parlamento, manca solo l'ultimo passaggio in Senato, il famoso/famigerato decreto sulle intercettazioni, quello che tra le altre cose determinerà la fine della cronaca giudiziaria. Questo nuovo progetto, qualora diventasse legge, rappresenterebbe il completamento dell'opera, nel senso che la morte della cronaca giudiziaria impedirà di sapere tutte le notizie sulle inchieste in corso, quello della Lussana metterà la definitiva pietra tombale pure su quelle passate e chiuse.

Questo disegno, infatti, si prefigge lo scopo di eliminare da internet i riferimenti alle vicende giudiziarie, già chiuse e passate in giudicato, di qualsiasi persona. In pratica una sorta di cancellazione della memoria, come se l'Italia non avesse già poca memoria storica. Insomma, la rete ha la memoria troppo lunga, bisogna accorciargliela, meglio che certe cose non rimangano.

Da un certo punto di vista, alcuni aspetti di questa proposta non sarebbero neppure tutti da buttare - penso ad esempio ad un privato cittadino che ha avuto nel suo passato guai con la giustizia e magari ha chiuso le sue pendenze -, ma questo discorso si ferma in presenza di chi, a qualsiasi titolo, ha prerogative pubbliche: politici, imprenditori, amministratori pubblici, manager d'azienda. Se qualcuno di questi signori, a cui spesso viene affidata la gestione e l'amministrazione della cosa pubblica, ha avuto pendenze con la giustizia, non è giusto che si sappia? Non è giusto che le sue vicende rimangano "in memoria", per così dire? Io penso di sì.

In più, pensandoci bene, tutto il progetto fa acqua pure se riferito a un privato cittadino. Se una persona qualsiasi ha avuto ad esempio una condanna definitiva per pedofilia, non è giusto che questa cosa rimanga? Io penso proprio di sì. Bene, la legge in questione, se non ho inteso male, vorrebbe eliminare tutto questo, vorrebbe legittimare per legge la dimenticanza e cancellare il passato scomodo di ognuno (e in Parlamento, guarda caso, esempi non mancano); quel passato, invece, che nella stragrande maggioranza dei casi è bene che resti a galla. Sempre. E per fare questo cosa si colpisce? Internet, è ovvio, quel maledetto strumento che col passare del tempo (e delle leggi) sta diventando sempre di più un lusso, e la cui sopravvivenza deve vedersela con tutta la lunga serie di tentativi politici di ingabbiamento perseguiti con tenacia in questi ultimi tempi.

Risvegli...



Ma gli italiani non erano con lui?

(fonti: Repubblica, Stampa)

Noi (Tanzi) e loro (Madoff)

Ho già parlato in un precedente post della vicenda Madoff, e di come l'Italia e il suo sistema penale e giudiziario - entrambi ridotti ormai allo sfascio - escano con le ossa rotte da questo raffronto, e quindi non ci tornerò sopra un'altra volta.

Mi limito a riportare un breve estratto di un articolo di Carlo Federico Grosso, pubblicato questa mattina su La Stampa (la versione integrale è qui).

Non penso ci sia molto da aggiungere.

Un risultato deludente. Tanto più deludente se si considera che, dati i tempi dei giudizi di appello e di cassazione, è ragionevole pensare che i delitti contestati risulteranno in ogni caso prescritti prima della sentenza definitiva. Se si valuta che negli Stati Uniti Madoff, raggiunto, come era naturale, da custodia cautelare, ha affrontato il processo agli arresti domiciliari, e si appresta a passare in carcere quanto gli rimane da vivere, mentre in Italia, dopo una breve custodia, lo stesso Tanzi è stato subito scarcerato ed eviterà sicuramente il carcere quand’anche taluna delle pene alle quali fosse definitivamente condannato non dovesse risultare prescritta, la differenza fra la giustizia americana e quella italiana appare, anche sotto questo profilo, enorme. Le vicende parallele della giustizia americana e di quella italiana in materia di criminalità economica dovrebbero pertanto indurre a riflettere chi ha responsabilità di governo: non è tollerabile che in Italia criminali economici e colletti bianchi, sotto la copertura di una giustizia penale complessivamente malfunzionante, siano, comunque sostanzialmente certi della loro impunità, qualunque delitto abbiano commesso. Non a caso il giudice americano che ha condannato Madoff, a commento della sua decisione, ha dichiarato che le sentenze, al di là delle conseguenze che cagionano al condannato, hanno un importante «valore simbolico», in quanto costituiscono un «monito importante» per quanti vorrebbero allo stesso modo delinquere. È ciò che noi chiamiamo «efficacia preventiva» della pena, un principio mai così negletto come di questi tempi.

Digitale terrestre e rifiuti elettronici, ne parliamo?

C'è un nesso tra il veloce avvento della nuova tecnologia del digitale terrestre e i rifiuti elettronici? Probabilmente sì, il problema è che nessuno ne parla. Occorre però, per inquadrare bene il problema, una breve premessa.

I televisori, i pc, tutti i piccoli e grandi elettrodomestici, al termine del loro ciclo di vita diventano rifiuti elettronici e, allo stesso modo dei normali rifiuti, vanno eliminati. Non è infrequente, purtroppo, imbattersi nel bruttissimo spettacolo costituito da televisori, pc, stampanti, o altri elettrodomestici abbandonati alla meglio a fianco dei normali cassonetti delle nostre città nella speranza che gli spazzini li raccolgano. Questo è il modo peggiore e più sbagliato di sbarazzarsi di questi apparecchi, che come è noto contengono al loro interno moltissime parti altamente inquinanti.

Anche se probabilmente non tutti lo sanno, esiste una direttiva europea, recentemente recepita anche qui in Italia, che disciplina la raccolta e lo smaltimento differenziato di questi tipi di prodotti. Si tratta della cosiddetta direttiva RAEE. Questo sistema di raccolta differenziata è stato introdotta in Italia il 1 gennaio 2008 in recepimento a una direttiva UE che risale addirittura al 2002. Il problema, però, è che l'applicazione di questa direttiva è stata, nel silenzio generale, ulteriormente prorogata al 31 dicembre di quest'anno.

Apparentemente, lo slittamento di un anno potrebbe non sembrare così grave, ma c'è da tenere conto, e mi riallaccio a quanto scrivevo all'inizio, che ci troviamo nel periodo di maggiore espansione del digitale terrestre. Voi sapete che questa tecnologia obbliga gli utenti ad acquistare un decoder, oppure un nuovo apparecchio televisivo già predisposto per il digitale terrestre. Quanti saranno quindi gli utenti, magari in possesso di un apparecchio già vecchiotto, che decideranno di acquistarne uno nuovo? Ma, soprattutto, come si sbarazzeranno del vecchio?

Questa domanda se l'è posta l'associazione perilbenecomune.org, che in questo articolo pubblicato sul suo sito ha messo in luce parecchi aspetti poco noti (e molto scomodi) sul pericoloso binomio digitale terrestre/rifiuti elettronici. L'accusa principale che viene rivolta a tutto il progetto, e al governo, è quella di aver fatto una grande campagna in favore del digitale terrestre senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze e degli effetti che questo può avere sull'ambiente.

A prescindere dall'effettiva utilità collettiva di questa tecnologia[*], è intuibile come si potesse gestire diversamente l'avvio del digitale, permettendo a chi comprava un televisore nuovo di disfarsi con facilità del vecchio apparecchio riportandolo al venditore come rottamazione (e con un piccolo sconto). Bastava prevedere dei container fuori dai centri, almeno quelli della grande distribuzione, in cui riporre gli apparecchi di cui si è pianificata l'obsolescenza con decisione di Stato. Niente di tutto questo: senza nessuna pianificazione, l'ennesima scelta discrezionale dei nostri governi ha rimandato sine die la necessaria assunzione di responsabilità; se non si interviene per tempo, milioni di vecchi televisori e vecchi registratori andranno con ogni probabilità a fare danni in discariche non attrezzate, rilasciando in ambiente la pletora di sostanze chimiche di cui sono composte al loro interno.

Ovviamente si tratta di previsioni, ma non è difficile ipotizzare che potrebbero essere tutt'altro che campate per aria, complice anche l'atteggiamento piuttosto irresponsabile tenuto dal governo finora.

Ci sarebbero anche da mettere in evidenza, per quelli magari che non si sono mai posti il problema, le conseguenze disastrose che i rifiuti tecnologici del mondo occidentale stanno provocando da anni in vaste zone del sud del mondo, a tutti gli effetti trasformate in gigantesche discariche a cielo aperto di questi veleni. Alcuni anni fa, ricordo, pubblicai un articolo in proposito sul mio sito internet. Se volete darci un'occhiata lo trovate qui.

Io comunque mi farei un promemoria, ho l'impressione che in futuro sentiremo parlare ancora di questo problema.

lunedì 29 giugno 2009

Il virus Berlusconi

Potevano i criminali informatici farsi scappare l'occasione di utilizzare le recenti vicende del presidente del Consiglio per i loro loschi scopi? Certo che no. Ecco infatti fare capolino una e-mail truffaldina, apparentemente inviata da YouTube, che è già in circolazione da qualche giorno (nella mia casella di posta è arrivata il 25 giugno).

Ecco il testo:

Hai visto cosa combina il nostro presidente del consiglio Silvio Berlusconi ? Hai seguito la sua vicenda sulle escort ?

Grazie ad un giornalista di LEGGO, abbiamo l'opportunita di vedere il nostro premier mentre gira insieme alla escort

uscita da poco sui giornali..se vuoi vederli, il link e questo : http://youtorube.com/watchv=W3k9pMtrccQ.html

PER VISUALIZZARE IL VIDEO, E' NECESSARIO INSTALLARE IL SEGUENTE CODEC

Ovviamente YouTube non c'entra un bel niente in tutto questo, e pure il sito youtorube.com (notate la sottile differenza con youtube.com) al momento risulta irragiungibile.

La tecnica psicologica utilizzata dagli spammer non è nuova, e fa leva sulla curiosità indotta dal presunto video che riprenderebbe il premier Berlusconi a spasso con la famosa escort, quella che pare gli abbia tenuto compagnia a Palazzo Grazioli.

Ovviamente, cliccando sul link indicato nella mail non si scarica certo il famoso codec, ma si viene reindirizzati al sito truffaldino "youtorube" (ora non più accessibile) dove, tramite un ulteriore link, era possibile installare nel pc un bel worm.

La cosa singolare, è che non si tratta della prima volta che l'attuale premier viene "utilizzato" dagli spammer. Già nel 2006, infatti, circolava un'e-mail secondo la quale, pensate un po', Berlusconi era stato ucciso.

Non c'è che dire, questi spammer hanno una bella fantasia.

Ma il pc cosa c'entra, poverino?

Scusate, ma ogni tanto bisogna anche ridere un po', e quindi ve la riporto esattamente come l'ho trovata sul sito dell'Ansa.

CAVASSO NUOVO (PORDENONE), 29 GIU - Il computer va in til e lui gli spara. E' accaduto a Cavasso Nuovo (Pn), protagonista un pensionato di 68 anni. Evidentemente esasperato dalle 'lentezze' e dalle 'bizze' del suo pc, l'uomo, secondo il racconto dei Carabinieri che e' intervenuta per sequestrare l'arma, ha atteso invano lunghissimi minuti, sperando che la situazione si sbloccasse. Poi, spazientito, ha sparato 5 colpi al pc con la sua calibro 22 regolarmente denunciata. L'arma e' stata sequestrata.

Una domanda: secondo voi che sistema operativo era installato su quel pc? :-)

Metti una sera a cena (con due giudici della Consulta)

La notizia è passata piuttosto in fretta, quasi senza dare nell'occhio, tanto che a parte Repubblica non mi pare ne abbia parlato nessun altro.

Ora, può darsi benissimo che non meritasse effettivamente molta visibilità; in fondo si è trattato solo di una cena tra vecchi amici. Se però al convitto in questione prendono parte, tra gli altri, il presidente del Consiglio, il ministro della Giustizia e due giudici appartenenti al collegio giudicante che il prossimo ottobre dovrà esprimersi sulla legittimità costituzionale del lodo Alfano, insomma se giudicante e giudicato siedono a cena insieme, forse qualche pensiero può venire.

Affinità e divergenze tra Italia e Iran

Nei giorni scorsi, mentre me ne stavo beatamente in vacanza, ho seguito, tra le altre, la vicenda della presunta censura da parte del tg1 in merito ai fatti di Palazzo Grazioli. Come sapete, i tiggì in genere non li guardo, tranne a volte quello di Emilio Fede quando sono giù di morale. Se quanto ho letto sui giornali corrisponde a verità, pare che il principale tg della tv di stato abbia deliberatamente scelto, come ha poi ammesso il neo direttore al divampare delle polemiche, di non occuparsi dell'inchiesta barese che vede il premier coinvolto nella famosa storia di escort, ragazze-immagine e compagnia bella.

Immediatamente, pur coi dovuti distinguo, mi è venuto in mente quanto sta succedendo in Iran. Pure là la censura di stato impone di non parlare di quello che sta accadendo, e pure là, come qui, internet è l'unico mezzo che permette il libero circolare delle informazioni e lo scavalcamento del tg1 e di altri telegiornali o presunti tali. Minzolini, nel video in cui spiega le ragioni per cui ha scelto il blackout totale sulle vicende di Bari, si giustifica dicendo che si tratta di gossip, di fantasie, di chiacchiericcio che non merita la prima pagina perché sono ben altre le notizie che la meritano. Può darsi che abbia ragione, certo, ma alcuni fatti sono da tenere in considerazione.

Innanzitutto, è giusto che un direttore di telegiornale si arroghi il diritto di decidere cosa è una notizia e cosa non lo è? Io penso che la notizia, specie se ha le ripercussioni e le implicazioni del cosiddetto Bari-gate, vada data; saranno semmai gli utenti a decidere se sia una notizia oppure no. E poi, sinceramente, non mi pare che ci siano molti dubbi in proposito. Non si spiegherebbe altrimenti la presa di posizione dei giornalisti e dei vari comitati di redazione di tutti i tg della Rai, che in un documento comune hanno denunciato e condannato unanimemente la disinformazione diffusa dal principale tiggì della tv pubblica di stato.

"Siamo tutti Tg1, siamo tutti, noi giornalisti della Rai, contro le scelte editoriali di chi occulta le notizie e rende agli italiani un pessimo servizio pubblico radiotelevisivo".
[...]
"...è ora che egli 'comprenda', sottolineano i rappresentanti sindacali dei giornalisti, qual è il compito del direttore di una testata del servizio pubblico, tenuta a raccontare e rappresentare, con tutti i punti di vista, i fatti che hanno rilevanza nella vita del Paese. Un impegno che mai può venir meno e mai può permettersi di tacere notizie o impedire una loro corretta e completa lettura".

A questo va naturalmente aggiunto che della vicenda Berlusconi-D'Addario si stanno occupando incessantemente, come scrivevo prima, praticamente tutte le testate del mondo. Siamo arrivati al punto, insomma, che un italiano che volesse avere notizie dettagliate sulla vicenda dovrebbe recarsi... all'estero. Oppure usare internet.

Molti potrebbero pensare che le vicende private del cavaliere non devono interessare gli italiani, che lui in fondo è libero di andare a letto con gli pare e, se gli va, pure di pagare per farlo. Questo ragionamento apparentemente non fa una piega, ma se le cose stanno così, coerenza vorrebbe che almeno evitasse di presentarsi al Family Day.

E poi non so se ricordate, ma qualche tempo fa, nel pieno della bufera, venne fuori che l'ingresso a Palazzo Grazioli non era minimamente sorvegliato; chiunque, in pratica, poteva entrare o uscire senza essere sottoposto al benché minimo controllo dagli apparati di sicurezza. E probabilmente è anche a causa di questo lassismo che la famosa D'Addario ha potuto - dice lei - documentare la notte di sesso col premier con tanto di registrazione audio e foto scattate alla camera da letto.

E se l'ha fatto lei senza problemi, quante persone possono ipoteticamente aver fatto filmini o foto utilizzando un semplice telefonino? E siamo quindi ancora così sicuri che la faccenda, come afferma Minzolini, debba essere catalogata come semplice gossip o chiacchiericcio e che debba riguardare esclusivamente la vita privata del premier? Qualcuno qualche dubbio comincia ad averlo.

domenica 28 giugno 2009

[libri] Baudolino - Italiano, lezioni semiserie [/libri]

In questi giorni ho finito di leggere un paio di libri: Baudolino, di Umberto Eco, e Italiano, lezioni semiserie, di Beppe Severgnini. Riporto qui di seguito alcune impressioni.

Il libro di Eco (immagine qui a fianco) l'avevo iniziato un bel po' di tempo fa e ho terminato di leggerlo il giorno prima di partire per le vacanze. Non so se esista un tempo "accettabile" per leggere un libro, né so, eventualmente, quale parametro adottare per definire tale termine. Se esiste, io l'ho sicuramente oltrepassato.

E' il primo libro che ho preso in mano di Eco, ed è pure il primo romanzo che ho letto ambientato nel medioevo, e devo dire che la lettura, se si esclude il finale, non è stata in generale molto stimolante, anzi, a tratti si è rivelata pure faticosa. L'ho infatti abbandonato e poi ripreso parecchie volte e tutte le volte mi ripromettevo di abbandonarlo di nuovo per sempre. Non so, sarà stato il miscuglio iniziale di latino, latino volgare mischiato al genovese e ad altri idiomi a farmi questo scherzo. E pensare che in fondo le avventure narrate dal protagonista hanno, a tratti, suscitato anche ilarità, vere e proprie risate: gli aneddoti, le situazioni, i paradossi, tutto ha concorso a rendere il romanzo (in alcune sue parti) anche divertente.

Se si tolgono però queste parti, tutto il resto l'ho trovato abbastanza pesante. Anche perché la molteplicità delle avventure e delle situazioni narrate dal protagonista al suo interlocutore (Niceta), spesso non sono concatenate le une con le altre, non hanno un filo logico, o almeno io non l'ho trovato.


Italiano, lezioni semiserie, invece, l'ho divorato in due giorni. Si tratta di un godibilissimo libro di Beppe Severgnini, scrittore e noto giornalista del Corriere della Sera, che si è divertito a elencare i maggiori "crimini" che abitualmente vengono commessi dai "malavitosi della sintassi" ai danni della lingua italiana: l'errato uso delle declinazioni verbali, i terribili (e temibili) congiuntivi, la prolissità, l'uso irragionevole e inutile degli inglesismi nella lingua italiana. In più, una serie di nozioni sull'uso corretto della punteggiatura, degli articoli, delle parentesi; il tutto trattato con arguzia, sarcasmo e una giusta dose di ironia.

Insomma, un libro adatto a chi ha poca dimestichezza con l'italiano, certamente, ma anche e soprattutto - ahimè, mi ci metto anch'io - a chi ha sempre pensato di scrivere in maniera decente.

Fine della vacanza, si torna online

Messo così, il titolo, sembra quasi che mi dispiaccia tornare a scrivere nel mio blog. In realtà non mi dispiace affatto; anzi, cominciavo già ad avvertire i primi sintomi di astinenza da pc... :-)

Sulla vacanza vera e propria non è che ci sia molto da dire. Il tempo non sempre è stato dei migliori, purtroppo, ma non ci ha comunque impedito di fare delle tonificanti camminate tra i boschi percorrendo i sentieri delle Dolomiti. Appena avrò un attimo di tempo metterò online qualche foto. La vera novità rispetto agli anni passati, semmai, è stata l'aver fatto la prima vacanza da separati. No, non fraintendete, non separati nel senso che probabilmente avete inteso voi, ma nel senso che quest'anno Francesca, mia figlia più piccola, ha preferito, invece di venire con noi in Trentino, trascorrere la stessa settimana a S.Agata Feltria, al campeggio organizzato dalla scuola.

Naturalmente, anche se me ne stavo in totale relax, ho seguito, leggendo i giornali, gli avvenimenti della settimana. Niente di particolarmente rilevante, mi pare. Tra le cose che mi hanno colpito c'è il ruolo, direi sorprendente, che sta avendo Twitter, i social network e internet in generale nell'aggirare la censura imposta dal regime iraniano. Laddove i giornalisti vengono cacciati e la tv oscurata, c'è internet a garantire in qualche modo la libera circolazione delle notizie e delle informazioni, comprese quelle bloccate dal governo. Una lezione straordinaria per quei paesi (e quei governanti) che ancora pensano di ricorrere alla censura per bloccare il libero flusso delle informazioni.

Qua da noi, ho notato, tiene naturalmente banco il nostro premier e le sue fantastiche esternazioni con le quali ci allieta le giornate. Me ne sono segnate un paio.

«Sono fatto così e non cambio. D'altronde ho la mia età. Se mi vogliono sono così. E gli italiani mi vogliono, ho il 61%. Mi vogliono perché sentono che sono buono, generoso, sincero, leale» (fonte)

Questa perla, partorita venerdì durante l'ultima comparsata in Abruzzo, si commenta da sola. Da notare che il famoso 75%, strombazzato appena alcune settimane fa (e che tale non era neanche allora), si è ridotto a un più ragionevole, anche se tutto da verificare, 61.

La seconda esternazione degna di nota, che vi vado a riproporre qui sotto (il neretto è mio), l'ho letta ieri mattina su Repubblica cartacea, acquistata all'edicola di Pozza di Fassa subito prima di mettermi in macchina per il rientro a casa. Questa uscita è interessante (si fa per dire) perché questa volta, obiettivo degli strali del premier, sono le varie organizzazioni di statistiche e studi economici internazionali e nazionali, rei, secondo lui, di diffondere, tanto per cambiare, sfiducia e pessimismo (chissà se a Draghi fischiavano le orecchie...).

"bisogna far sì che prima di tutto il governo, e in secondo luogo tutte le organizzazioni internazionali contribuiscano a rilanciare la fiducia.
[...]
Un giorno sì e uno no escono e dicono che il deficit è al 5%, meno consumi del 5%, crisi di qui, crisi di là, la crisi ci sarà per fino al 2010, la crisi si chiuderà nel 2011... Un disastro: dovremmo veramente chiudere la bocca a tutti questi signori che parlano, magari perchè di cose che i loro uffici studi gli dicono possono verificarsi, ma che così facendo distruggono la fiducia dei cittadini dell'Europa e del mondo" (fonte)

Naturalmente, come al solito, abbiamo capito male noi e tutti i quotidiani che han riportato le sue parole (qui video e audio di Repubblica), tanto è vero che nella serata di ieri è arrivata la precisazione del premier in persona, il quale, esattamente come tutte le altre volte, ha specificato di non aver mai detto le parole "chiudere la bocca". Quest'uomo è una barzelletta, se non ci fosse bisognerebbe inventarlo.

Ricordate il recente rapporto sulla corruzione percepita, stilato dall'ong Trasparency International, che vedeva l'Italia al 55° posto su 180 paesi presi in esame? Bene, a confermare quei dati è arrivata l'altro ieri la relazione annuale della Corte dei Conti, che ha stimato in qualcosa come 50/60 miliardi di euro annui (sì, avete letto bene) la "tassa occulta" a carico degli italiani riconducibile a questo motivo. Dice il procuratore generale della Corte dei Conti:

«Il fenomeno della corruzione all'interno della P.A. é talmente rilevante e gravido di conseguenze in tempi di crisi come quelli attuali da far più che ragionevolmente temere che il suo impatto sociale possa incidere sullo sviluppo economico del Paese anche oltre le stime effettuate dal servizio Anticorruzione e Trasparenza del ministero della Funzione pubblica, nella misura prossima a 50/60 miliardi di euro all'anno costituenti una vera e propria tassa immorale ed occulta pagata con i soldi prelevati dalle tasche dei cittadini».

Se a questo si aggiunge un'evasione fiscale che se fosse recuperata consentirebbe di incamerare, sempre secondo la Corte dei Conti, 100 miliardi di euro l'anno, si capisce bene come siamo messi. Quando poi si leggono notizie come questa, difficile pensare che i vari allarmi che con una certa frequenza vengono lanciati siano campati per aria.

E' morto Michael Jackson. La notizia mi lascia sostanzialmente indifferente, anche se forse non era difficile prevedere che non sarebbe campato ancora a lungo. D'altra parte uno che vende 700 milioni di dischi e se ne va con 500 milioni di dollari di debiti, qualcosa che non va deve averlo per forza. Adesso è iniziato il penoso tira e molla: omicidio? Cocktail letale di farmaci? C'è lo zampino del suo medico personale? Bah...

Dicono fosse un bravo ballerino: non mi esprimo, non sono in grado di giudicare. Neppure musicalmente mi ha mai entusiasmato, in quanto la sua musica non rappresentava certo uno dei miei generi preferiti. Unica eccezione è quel Thriller del 1982, da molti definito uno dei migliori album della storia della musica, che lo consacrò definitivamente una star a livello mondiale. Non so se sia effettivamente uno dei migliori album del mondo; in caso lo sia, comunque, gran parte del merito va sicuramente alle collaborazioni che ha potuto vantare Jackson per la sua realizzazione, che vanno dai Toto, a Paul McCartney ed Eddie Van Halen. Questa qui sotto è Beat It, tratta appunto da quel disco. In questo pezzo la chitarra ritmica è suonata da Steve Lukather, mentre l'assolo è di Van Halen. Non so se senza l'apporto di questi musicisti la riuscita sarebbe stata la medesima.

Buona domenica.

sabato 20 giugno 2009

Chiuso per ferie


I blogger vanno in ferie? Non lo so. Io sicuramente sì. Da oggi fino a domenica prossima, infatti, come faccio ormai da parecchi anni, mi trasferirò qui, armi e bagagli, per godermi con la mia famiglia una settimana lontano dal pc (ce la farò?), dal lavoro, dalla routine quotidiana. Solo passeggiate, libri, chitarra e la mia fida fotocamera.

Ciao a tutti.

venerdì 19 giugno 2009

Ma la crisi non era in via di superamento?

Mentre l'informazione continua, volente o nolente, a rimanere ostaggio delle vicende gossippare del nostro arzillo presidente del consiglio, può capitare che passino in secondo piano altre notizie, che magari saranno sicuramente meno interessanti dal punto di vista morboso-mediatico, ma che fanno a pugni coi recenti annunci che vogliono la crisi economica in via di rallentamento, se non addirittura già quasi risolta.

Ora, si sa, raccontare balle non è una prerogativa esclusiva di un partito o di una formazione politica in particolare, ma è un atteggiamento sostanzialmente bipartisan. I dati sull'occupazione, pubblicati oggi dal Sole24Ore, dicono ad esempio che nei primi 3 mesi di quest'anno 204.000 persone in Italia hanno perso il lavoro, principalmente tra quelle socialmente più "deboli", ossia precari e piccoli imprenditori. Ed è interessante (si fa per dire) notare come questo calo di occupazione si stia verificando principalmente nelle ricche regioni del nord.

Il tasso di disoccupazione è salito al 7,9% dal 7,1% del primo trimestre 2008. Nel Nord il tasso di disoccupazione passa dal 4 al 5,1%, al Centro si porta al 7,6% dal 6,1 di un anno prima, mentre nel Mezzogiorno il rapporto tra persone in cerca di occupazione e occupati è pari al 13,2%, uno 0,2% in più rispetto al primo trimestre 2008. A far scendere il numero degli occupati è la perdita del lavoro da parte dei precari e dei piccoli imprenditori.

Da notare, che appena ieri la signora Marcegaglia ha rivolto per la terza volta in pochi giorni un accorato appello al governo perché esca dall'ignavia e metta finalmente in campo qualcosa di concreto, se non si vuole correre il rischio di essere ancora qui, tra 5 anni, a piangerci addosso.

Noemi, villa Certosa e Bari-gate permettendo, ovviamente.

Scusate, si può parlar d'altro?

Diciamo la verità, non se ne può più. Berlusconi, Berlusconi e ancora Berlusconi. Prima Mills, poi Noemi, poi villa Certosa, poi i voli di stato per scarrozzare veline e menestrelli, adesso l'inchiesta di Bari: ma si può cominciare a parlare d'altro? Lo so, voi direte: il premier è un personaggio pubblico, è il presidente del consiglio, e quindi ciò che combina, fosse pure nella sua vita privata, è anche affare pubblico. Certo, è vero, sono perfettamente d'accordo, e d'altra pure io l'ho sostenuto e ribadito più di una volta. Ma adesso, forse, è necessario che i media facciano una scelta: o ci danno un taglio, oppure gettano alle ortiche tutto il resto e parlano solo di questo.

E il motivo è molto semplice: il premier è fatto così, ha un suo modo di intendere e vivere la vita e poco ci si può fare. Il problema, semmai, è appurare se questo suo modo di intendere la vita sia compatibile o no col ruolo che ricopre. A me, di primo acchito, parrebbe di no. Certo, la politica ormai è noto a tutti a cosa è ridotta, e non certo da adesso (ricordate Guccini che già nel '66 cantava "una politica che è solo far carriera"?), e tuttavia è impensabile pretendere o aspettarsi un cambiamento finché chi dovrebbe essere da esempio e fare da viatico a questo cambiamento continua a tenere questi atteggiamenti.

E allora la stampa, la critica, gli organismi che ancora sono liberi, hanno certamente il dovere di martellare, di far notare a quante più persone possibili queste incongruenze. Tuttavia penso che ci sia un limite oltre il quale i nobili intenti sbandierati dalla cosiddetta stampa libera e non asservita diventano qualcos'altro, che così, su due piedi, non saprei neppure bene come definire. Ecco, istintivamente, in alcuni momenti, mi viene da pensare che questo limite sia stato superato.

Poi però, in altri momenti, penso che i media, perlomeno quelli capaci ancora di fare un giornalismo degno di questo nome, dovrebbero andarci giù ancora più duro, mettere in piazza tutto, senza sconti, pure a costo di stancare l'opinione pubblica e di essere additati come eversori dai destinatari delle loro attenzioni. Perché se un premier come quello che ci ritroviamo può continuare tranquillamente a svolgere questa funzione, laddove in qualsiasi altro paese del mondo sarebbe da tempo a fare il nonno e a occuparsi del giardino, il ringraziamento va a tutto il complesso dei media (principalmente stampa e tv) che negli ultimi 20 anni hanno contribuito a inculcare l'idea che in fondo la politica è fatta così, che la moralità, il pubblico decoro e il buon esempio sono concetti sui quali è lecito soprassedere.

E il risultato è appunto quello che quando la stampa - prassi normale in tutti i paesi del mondo - parla o cerca di far notare queste cose, ecco l'eversione, il complotto. Un complotto al quale ormai cominciano a non credere neppure i soggetti storicamente più vicini al cavaliere. Ieri, ad esempio, Giuliano Ferrara, direttore di uno dei quotidiani da sempre più vicini al premier, ha pubblicato un articolo per certi versi rivoluzionario, del quale riporto un breve estratto qui sotto.

Il presidente del Consiglio dei ministri, per quanto sfolgoranti siano le sue doti anomale di leader di un’Italia politica sburocratizzata, inventiva, orgogliosa, liberale, giocosa e un po’ pazza, non può comportarsi come un deputato di provincia preso con le mani nel vasetto della marmellata. Se non vuole stendere un velo di penosa incompetenza sull’insieme del suo lavoro di uomo di stato, per molti aspetti ottimo, Berlusconi deve liberarsi della molta stupidità e inesperienza politico-istituzionale che lo circonda, e deve decidersi: o accetta di naufragare in un lieto fine fatto di feste e belle ragazze oppure si mette in testa di ridare, senza perdere più un solo colpo, il senso e la dignità di una grande avventura politica all’insieme della sua opera e delle sue funzioni. Il premier non si fa rappresentare da dichiarazioni slabbrate, non naviga per settimane tra mezze bugie che alimentano sospetti anche e soprattutto sugli aspetti più candidi del suo comportamento, non si dà per accessibile al primo che passa: un capo di governo parla al paese, agisce sulle cose che contano, evita di farsi intrappolare nello scandalismo, parla un linguaggio di verità capace di indurre il grosso della nazione, o quella parte di essa che non ha portato il cervello all’ammasso dell’antiberlusconismo più fazioso, a voltare pagina e stroncare le provocazioni.

Ora, lasciando perdere le striscianti e malcelate sviolinate di cui è infarcito l'estratto che ho riportato qui sopra, che tra l'altro in larga parte non condivido, è indubbio che Ferrara, del quale tutto si può dire tranne appunto che non sia un berluscones doc, ha perfettamente colto nel segno. E lo ha fatto individuando il mandante pricipale del presunto complotto ai danni di Berlusconi in... Berlusconi stesso.

Esattamente quello che, pur in altri termini e toni, stanno dicendo da tempo quei pochi giornali che ancora, seppur tra mille difficoltà, fanno giornalismo con la G maiuscola. O quasi.

giovedì 18 giugno 2009

L'8 x 1000 alla Chiesa Cattolica? Non si commenta


Il motivo mi è ignoto (beh, insomma...), ma il canale YouTube attivato dalla Chiesa Cattolica per propagandare l'8 x 1000 in suo favore, ha sia le votazioni sia i commenti disattivati.

Mah...

(via UAAR)

Io spero che si sbaglino tutti (me compreso)

Io spero che si sbaglino tutti: poliziotti, giornalisti liberi, esponenti di spicco dell'Arma dei Carabinieri e della Polizia di Stato, funzionari, magistrati (ed ex magistrati) impegnati quotidianamante per cercare di farci vivere in un paese più sicuro (e non a parole). E spero ardentemente di sbagliarmi anch'io.

Sarei felicissimo, un giorno, in futuro, quando questa porcheria sarà già legge magari da un anno o due, di poter dire: scusate, mi sono sbagliato, mi sono lasciato condizionare da tutti questi chiacchieroni. Avevano ragione quelli del governo quando dicevano che la legge sulle intercettazioni era cosa e buona e giusta. Ma io sono come S. Tommaso, finché non vedo non credo.

E finché ci sarà in giro gente come Caselli che racconta queste cose, non ci crederò.

Caso Welby, arrivano le prime condanne per diffamazione

Piergiorgio Welby, forse molti di voi ricorderanno, è quel signore che verso la fine del 2006 è balzato agli onori della cronaca internazionale (e della storia, direi) per la sua vicenda personale e per la sua battaglia, portata avanti con determinazione fino all'ultimo giorno di vita (vita?). Una battaglia in nome della libertà e dell'autodeterminazione, che nello specifico si intende libertà di decidere autonomamente cosa fare della propria vita, come gestirla e, perché no, come terminarla.

Una battaglia contro l'accanimento terapeutico, insomma, specie quando questo è finalizzato unicamente a mantenere attive funzioni biologiche come contorno di una vita che di questa ha solo il nome. Welby, in sostanza, ha combattuto per ottenere il diritto, dopo molti anni passati immobile in un letto, di andarsene. Sui dettagli della vicenda non mi pare il caso di tornare, anche perché ho già scritto all'epoca molti articoli in merito che se volete potete leggere spulciando gli archivi del blog.

All'epoca la vicenda provocò delle fortissime divisioni tra i sostenitori delle idee di Welby, quelli in pratica favorevoli al distacco del respiratore che lo teneva in vita, e i contrari. Una contrapposizione che ebbe come protagonisti indiscussi i media: giornali, tv, internet. E fu proprio sui media, come del resto è avvenuto più recentemente per il caso Englaro, che la "battaglia" ebbe le sue propaggini più violente, tanto che non furono pochi i giornali e i commentatori che si spinsero a usare termini come "omicidio", "assassinio", spesso riferiti al medico che materialmente staccò a Welby il respiratore, il dottor Mario Riccio. E' superfluo farlo, ma ricordo a tal proposito che il dottor Riccio agì nel pieno rispetto della legge, e cioè sulla base di una sentenza definitiva di un tribunale, tanto è vero che fu poi prosciolto definitivamente da tutti i procedimenti avviati a suo carico.

Oggi, a più di due anni di distanza dai fatti, molti nodi cominciano a venire al pettine, e le prime sentenze per diffamazione per le affermazioni fatte sull'operato del dottor Riccio cominciano a fioccare. Non preoccupatevi, notizie come questa non le troverete sui giornali; può darsi pure che non siano importanti, ma per me, che sulla questione Welby ho scritto molto condividendo in pieno le sue idee e le sue battaglie, lo sono eccome.

Per la precisione, sono stati condannati in primo grado per diffamazione a mezzo stampa Maurizio Belpietro, all'epoca dei fatti direttore de Il Giornale, il giornalista della stessa testata Stefano Lorenzetto e l'associazione politico-religiosa Militia Christi. A riportarlo sono articolo21.info e il sito dell'associazione Luca Coscioni. Articolo, questo, che riporto qui sotto integralmente.


Iniziano a giungere le prime condanne per diffamazione sul caso Welby, che, come il caso Englaro, ha visto scendere in campo una portentosa opera di disinformazione e manipolazione della verità a danno, anzitutto, dei cittadini che vengono ritenuti ‘popolo bue’ al quale dare a credere qualsiasi ciarpame pur di evitare che si formi una coscienza collettiva, basata sulla conoscenza, su temi quali il fine vita.

E così l’opera volta a ristabilire la verità ed a restituire l’onore e la reputazione ai diffamati deve giungere attraverso i Tribunali Italiani. E’ recente, difatti, la condanna per il reato di diffamazione inflitta in sede penale, in primo grado, dal Tribunale di Desio, Sezione distaccata del Tribunale di Monza, a Maurizio Belpietro, 800,00 Euro di multa – all’epoca direttore de Il Giornale – ed al giornalista Stefano Lorenzetto, 1.200,00 Euro di Multa. Diffamato il dott. Mario Riccio, difeso dall’avv. Giuseppe Rossodivita, al quale il Tribunale ha riconosciuto tra risarcimento e riparazione pecuniaria la somma di 53.000,00 Euro, oltre la riparazione specifica della pubblicazione della sentenza su Il Giornale.

L’articolo, pubblicato in prima pagina il 23.12.2006, titolava in riferimento a Piergiorgio Welby “Nessun rispetto nemmeno per la sua volontà” ed ‘illuminava’ i lettori su come “il dr. Mario Riccio, il medico venuto da Cremona”, che ha adottato il metodo “dei boia aguzzini che eseguono le sentenze capitali negli USA”, se ne fosse “fregato della volontà di Welby.” Ricorda il Tribunale che la critica per essere socialmente utile e dunque legittima, anche quando lesiva della reputazione di terzi, deve avere come presupposto dei fatti veri; in caso contrario è un mero pretesto per diffamare. Ed è di oggi, ancora, la sentenza del Tribunale Civile di Roma, resa in primo grado, con la quale il Movimento Politico Cattolico Militia Christi, è stato condannato con sentenza immediatamente esecutiva a risarcire la somma totale di 60.000 Euro, pari a 20.000,00 Euro ciascuno, a favore dell’Associazione per la Libertà della ricerca scientifica Luca Coscioni, dell’Associazione La Rosa nel Pugno e del dr. Mario Riccio, tutti difesi dall’Avv. Giuseppe Rossodivita.

Il Tribunale ha anche ordinato la definitiva rimozione dal sito internet dell’Associazione Cattolica del comunicato stampa dal titolo “Profanatori ed assassini”. La senatrice Binetti, anch’ella convenuta in giudizio dal dr. Mario Riccio, dall’Associazione Coscioni e da Radicali Italiani, davanti al Tribunale di Roma, come anche per altra diversa causa l’on. Luca Volontè convenuto in giudizio da Marco Pannella, Emma Bonino e Marco Cappato, si sono invece trincerati dietro l’immunità parlamentare e l’insindacabilità delle opinioni espresse da parlamentari attraverso i giornali ed i comunicati. Parlano, scrivono comunicati, rilasciano interviste, ma poi non ci pensano neppure – o forse ci pensano sin troppo bene - a difendere le loro affermazioni in Tribunale.



Certo, qualcuno potrà obiettare che in fondo le pene comminate, specialmente a Belpietro e Lorenzetto, sono perlopiù simboliche, vista la loro esigua entità, ma non è questo il fatto importante, quello che conta è il principio. La giustizia italiana avrà certamente i suoi tempi, e questo è noto, ma chi racconta balle o diffama prima o poi ne risponde.

mercoledì 17 giugno 2009

483 caratteri (spazi inclusi) per salvare la Rete.

Non è rimasto molto tempo, e le possibilità che al Senato il ddl intercettazioni, nella parte in cui prevede l'obbligo di rettifica per i blog, venga modificato sono praticamente nulle. Guido Scorza comunque non si arrende, nella consapevolezza che comunque vadano le cose, lui, assieme a tutti quelli che ci avranno provato, avranno fatto tutto il possibile per evitarlo.

Notizie in pillole (20)

Era da un bel po' che non pubblicavo più le mie pillole, e visto che ieri sono passate nel flusso dei feed rss parecchie notizie interessanti che mi sarebbe piaciuto sviluppare (il tempo come al solito è tiranno), ve ne segnalo alcune qui di seguito in maniera sintetica. Se vi va commentatele pure voi.

Tragedia sul lavoro a Imperia. Da tempo ormai a queste notizie non ci si fa più caso, tanto che spesso e volentieri vengono relegate nei quotidiani in piccoli trafiletti ai margini delle pagine. Comunque sia, a Imperia, ieri, due lavoratori hanno perso la vita cadendo nella cisterna di un depuratore e rimanendo uccisi dalle esalazioni. Pare che ci siano già i primi indagati per violazione delle norme della sicurezza sul lavoro. Non ho ancora capito se in Italia esiste un ente, una istituzione, insomma qualcuno che si occupi di far rispettare queste benedette norme.

Gli sfollati d'Abruzzo protestano a Roma. Una folta rappresentanza degli sfollati delle tendopoli abruzzesi è sbarcata ieri a Roma per protestare contro la strategia messa in campo dal governo. I terremotati chiedono di non essere presi in giro prima di tutto, e garanzie sulla effettiva e completa ricostruzione. "Se il governo non cambia strategia la ricostruzione della città non ci sarà, ci saranno solo le 15mila casette. E questo significa la morte dell'Aquila, che sarebbe una sconfitta per il Paese', ha dichiarato il sindaco de L'Aquila. La protesta, naturalmente, non ha avuto quasi nessun risalto nei tiggì, neppure nel Tg1, troppo impegnato - scrive Repubblica - a mostrare invece la ricostruzione della casa dello studente ad opera della Regione Lombardia.

La rettifica è un limite. Una lettera (testo qui) è stata spedita dall'Istituto per le Politiche dell'Innovazione ai rappresentanti del Senato per cercare di far capire loro l'assurdità, l'incongruenza e l'anacronismo delle norme contenute nel ddl intercettazioni nella parte che obbliga i blog al dovere di rettifica. Ci sono poche speranze che la lettera sortisca qualche effetto: c'è davanti un muro.

Il saggio Napolitano. Tre componenti del CSM si sono dimessi l'altro ieri in polemica col ministro ad personam Alfano (quello del lodo e delle intercettazioni), che aveva accusato i membri del Consiglio Superiore della Magistratura di essere nominati tramite lottizzazione. Oggi Napolitano ha respinto le dimissioni dei tre, dichiarando che il CSM non deve interferire con le decisioni del Parlamento e che, in sostanza, ognuno deve stare buono nel proprio recinto. Entrambe le parti, Alfano e il CSM, hanno detto di aver apprezzato le parole di Napolitano. Quando dicono così è perché in realtà non è contento nessuno dei due.

Razzismi vari. L'ultima trovata razzista della Lega è spuntata come per incanto a Milano: niente più assembramenti di extracomunitari nei giardini pubblici della città del Pirellone. La trovata segue di poco il provvedimento contro i kebab, la geniale idea di Salvini di destinare tram appositi solo ai milanesi doc, la direttiva diramata dall'ATM che vieta per motivi di "sicurezza" l'assunzione di autisti stranieri e altre simpatiche cosette. Questa gente comincia a farmi schifo.

La Gelmini contestata (si può, vero?) Mariastella Gelmini, ministro della Pubblica Istruzione, è stata contestata a Milano, con tanto di consegna di pagella, durante la presentazione di un libro sulla scuola scritto da Mario Giordano, direttore de Il Giornale, principale house organ della premiata ditta del premier. I tre, Gelmini, Giordano e Confalonieri (sì, c'era anche lui), hanno abbandonato l'incontro accusando i contestatori di intolleranza. "Impedire, in un Paese democratico, che si svolga la presentazione di un libro dà il senso dell'intolleranza e della prepotenza di chi vuole lasciare la scuola così com'è, opponendosi al cambiamento", ha dichiarato il ministro. Sarà, però mi pare che la Gelmini non si sia ancora chiesta, né abbia intenzione di farlo, come mai la gran parte dei protagonisti della scuola pubblica ce l'ha tanto con lei. Che siano tutti pericolosi comunisti intolleranti?

martedì 16 giugno 2009

Se Ahmadinejad ha vinto, perché tutto questo casino?

Premetto che Ahmadinejad, da sempre, non è che mi stia molto simpatico. Non condivido il suo integralismo, le sue idee negazioniste sull'olocausto, le sue forsennate crociate contro i gay. E, naturalmente, non condivido la censura di giornali e web di questi giorni e la repressione dell'opposizione che non si riconosce nel risultato di queste elezioni, che ricorda, per metodi e modalità, altre repressioni di ben altre dittature.

Tuttavia non posso fare a meno di notare che, se i risultati elettorali riportati dalla stampa sono veritieri, Ahmadinejad ha ottenuto il 66 e passa percento dei voti in un paese in cui si è recato a votare quasi il 90% degli aventi diritto.

Ora l'opposizione democratica parla di brogli. Certo, può darsi, ma a parte il fatto che questi brogli, se mai ci sono stati, sono tutti da dimostrare, è mai possibile che siano stati tali da determinare uno scarto percentuale di oltre 30 punti? A me, sinceramente, pare difficile. Quindi, se le cose stanno così, non ci sono storie: Ahmadinejad ha vinto le elezioni. Pure a me dispiace, ma l'opposizione che si definisce democratica, se è veramente tale, dovrebbe semplicemente prenderne atto.

Massima insicurezza

Quello che io ho scritto in questo blog in più di un articolo, oltretutto perdendoci una quantità di tempo non indifferente, Travaglio l'ha esposto compiutamente in poco più di mezz'ora. A saperlo prima...

Non so se tra i miei lettori c'è qualcuno che ha votato Lega. Se sì mi piacerebbe che guardasse questo video fino alla fine (poi vi spiego perché).

Il ddl intercettazioni e l'obbligo di rettifica per i "siti informatici"

La definizione di "sito informatico" è talmente generica, a ennesima conferma di quanto poco (o forse troppo?) ci capiscano di internet e tecnologia i nostri zelanti legislatori, che al suo interno può essere racchiuso tutto: blog, siti di informazione, siti personali, social network e chi più ne ha più ne metta.

Ma come, direte voi, ancora qua a parlare di questo benedetto ddl intercettazioni? Beh, cosa credete, che a me non piacerebbe parlare d'altro? Invece purtroppo mi tocca tornarci sopra, perché al suo interno, oltre a tutto quello che ho già raccontato nei giorni scorsi, è contenuto un articolo che riguarda, tanto per cambiare, chiunque abbia a che fare a vario titolo con siti o blog.

In particolare, l'attenzione degli internauti si è concentrata sull'articolo denominato "obbligo di rettifica", una breve ma pericolosissima norma che, nel caso diventasse legge, obbligherebbe i gestori di qualsiasi sito o blog a pubblicare una rettifica a quanto scritto, o pubblicato in altro modo, entro 48 ore dall'e-mail di notifica.

«Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono». (fonte)

In pratica, questa aberrazione prevede che chiunque possa spedire un'e-mail a chiunque (fosse pure YouTube) per chiedere la rettifica di un contenuto ritenuto non veritiero o lesivo della reputazione di chichessia. La sanzione per il mancato ottemperamento della richiesta va da 15 a 25 milioni delle vecchie lire.

Della cosa si è pure interessata Google Italia, la quale, in un articolo apparso sul suo blog ufficiale, scrive:

Questa norma mira ad estendere anche ai “siti informatici” le procedure di rettifica delle informazioni ritenute non veritiere o lesive della reputazione dei soggetti coinvolti, finora applicate ai mezzi di informazione tradizionali". In pratica un blogger amatoriale viene equiparato come responsabilità al direttore responsabile di un qualsiasi quotidiano nazionale...
L’utilizzo dell’espressione generica “siti informatici” è molto preoccupante, in quanto sembra comprendere sia tutti coloro che producono contenuti, siano essi operatori professionali (ad esempio, la testate giornalistiche online) o semplici utenti (ad esempio, i blogger amatoriali), sia le piattaforme che ospitano questi contenuti, come ad esempio i motori di ricerca, le piattaforme di contenuti creati dagli utenti come YouTube ed i social network come Facebook.

In pratica, con questa legge si ritorna al vecchio dilemma se i siti e i blog, compresi quelli amatoriali, debbano essere equiparati a una testata giornalistica professionale, che prevede appunto, tra le altre cose, l'obbligo di rettifica e la figura di un direttore responsabile.

Scriveva Guido Scorza su PI quanche giorno fa:

L'intervento normativo in commento mira, nella sostanza, a rendere applicabile a qualsiasi forma di comunicazione o diffusione di informazioni online - avvenga essa in un contesto amatoriale o professionale e per scopo personale, informativo o piuttosto commerciale - la vecchia disciplina sulla stampa dettata con la Legge n. 47 dell'8 febbraio 1948 e, in particolare, il suo art. 8 relativo ad uno degli istituti più controversi introdotti nel nostro ordinamento con tale legge: l'obbligo di rettifica.

Sostanzialmente, quindi, questa legge pretende di regolare le moderne forme di comunicazione elettronica interattiva con le stesse norme con cui si regolava la stampa 60 anni fa.

Ora, intendiamoci, nessuno, tanto meno io, dice che sia giusto che chi gestisce un sito o un blog sia automaticamente autorizzato a scrivere disinvoltamente qualsiasi cretinata gli passi per la testa, ma è palese che la forma di regolamentazione che prevede questa assurda legge non è applicabile ad esempio a un blog amatoriale, il quale non ha evidentemente né i mezzi né le possibilità di poter in qualche modo "combattere" alla pari di una testata giornalistica professionale. E questo Scorza lo dice chiaramente.

The web is not the press (or tv) si potrebbe dire con uno slogan e non è, pertanto, possibile né opportuno applicare ad ogni forma di comunicazione online la speciale disciplina dettata per l'informazione professionale. Dovrebbe essere evidente ma così non è. Gestire le richieste di rettifica, valutarne la fondatezza e, eventualmente, darvi seguito è un'attività onerosa che mal si concilia con la dimensione "amatoriale" della più parte dei blog che costituiscono la blogosfera e rischia di costituire un elemento disincentivante per un blogger che, pur di sottrarsi a tali incombenti e alle eventuali responsabilità da ritardo (una multa da 25 milioni di vecchie lire per aver tardato a leggere la posta significa la chiusura di un blog!), preferirà tornare a limitarsi a leggere il giornale o, piuttosto postare solo su argomenti a basso impatto mediatico, politico e sociale e, come tali, insuscettibili di "disturbare" chicchessia. Allo stesso modo, il gestore di una piattaforma di condivisione di contenuti o, piuttosto, di social networking che, per definizione, non produce le informazioni che diffonde, ricevuta una richiesta di rettifica non potrà, in nessun caso, in 48 ore, verificare con l'autore del contenuto la veridicità dell'informazione diffusa e, quindi, l'effettiva sussistenza o meno dell'azionato diritto di rettifica.

Insomma, prendetela come impressione personale, ma mi pare che da qualunque parte la si guardi, questa mostruosità giuridica abbia - come ha osservato giustamente Anna Masera su La Stampa - un solo intento: la censura del web.

lunedì 15 giugno 2009

Abruzzo, perché non si può fare volantinaggio all'interno dei campi?

Leggo su alcuni siti, tra cui Repubblica, che domani moltissimi sfollati d'Abruzzo saranno a Roma per manifestare sotto palazzo Montecitorio. Con questa forma di protesta, "senza colore politico e senza bandiere", gli sfollati chiedono al governo che venga rispettato quanto promesso loro nei giorni immediatamente successivi al terribile sisma, e cioè che la ricostruzione sia completa e completamente a carico dello stato.

Ma c'è un aspetto piuttosto inquietante in questa vicenda. Pare infatti che una disposizione della Protezione Civile abbia impedito agli organizzatori di fare opera di volantinaggio nei campi per pubblicizzare l'iniziativa. Scrive Repubblica:

Dell'impossibilità di diffondere volantini, invece, si sono accorti, ieri, i nove comitati che curano l'organizzazione della manifestazione di protesta contro il decreto per la ricostruzione voluto dal governo.
[...]
"Per questo stavamo girando le tendopoli: per diffondere un volantino che invitava la popolazione a partecipare alla manifestazione di protesta martedì davanti Montecitorio" racconta Gianfranco De Felice, 27 anni, grafico pubblicitario, sfollato e attivista del comitato "3e32". "La distribuzione del materiale però ci è stata impedita ovunque. Abbiamo solo potuto lasciare un volantino al responsabile di ogni singolo campo, chiedendo la garanzia che almeno venisse affisso in bacheca" racconta ancora. E aggiunge: "Un volontario della tendopoli di Sant'Elia poi, mi ha mostrato una circolare interna, firmata dalla direzione della Protezione Civile, dove era scritto che il volantinaggio in tutti i campi è severamente vietato. Ho chiesto di fotografarla o di averne copia, ma mi è stato impedito".

La cosa, se veramente sta in questi termini, pare perlomeno inquietante. Amaro a tal proposito il commento di Miss Kappa, una blogger che scrive abitualmente da quelle zone, che nel suo post odierno scrive:

Ci si sta attivando con tutti i mezzi per assicurare la partecipazione. Anche quella dei vacanzieri forzati sulla costa. Quindi assemblee, volantini, sms, internet. Si sta cercando di fare informazione a tappeto. Ma la Protezione Civile impedisce ai comitati dei cittadini di volantinare nelle tendopoli. La motivazione? Per non turbare la quiete degli ospiti. Continuano a chiamarci ospiti. Ospiti a casa nostra. Ci liquidano con poche parole,e mostrano circolari interne che parlano chiaramente di severissimo divieto di volantinaggio all'interno dei campi. Davanti alle nostre rimostranze, dicono che esporranno il volantino in bacheca. Mi son fatta un giro per le tendopoli, ieri: nessun volantino affisso. In compenso proliferano quelli di karaoke, clown, balli. Ci vogliono tutti lì, rincoglioniti, a cantare. In perfetto stile berlusconiano.

Spero vivamente che la manifestazione di domani riesca a richiamare moltissima gente, e spero altrettanto vivamente che i telegiornali le diano lo spazio che merita, anche se su questo non mi faccio molte illusioni.

Ronda su ronda

All'inizio erano i soldati. Ricordate no? I famosi 3.000 militari che dovevano pattugliare le grandi città in funzione di deterrenza alla criminalità e aumento della sicurezza dei cittadini. Di questi, passata la novità mediatica, non si è saputo più niente: sono serviti a qualcosa? Hanno contribuito a far arrestare qualcuno? Boh, mistero. In ogni caso, però, il premier ha recentemente affermato di avere intenzione di metterne per strada fino a 70.000 (quest'uomo quando è ora di dare i numeri è stupefacente).

In attesa di avere le nostre città completamente militarizzate, un'altra interessante novità spunta all'orizzonte: la Guardia Nazionale Italiana. Dopo le ronde padane ecco quindi fare capolino le cosiddette ronde nere, una sorta di raggruppamento di volontari, sui quali ha già messo gli occhi la procura di Milano, pronti ad affiancare i colleghi delle ronde padane non appena il ddl sicurezza, attualmente al vaglio del Senato, sarà legge.

La divisa d'ordinanza, come petete vedere dall'immagine in alto (fonte: peacereporter.net), prevede, tra le altre cose, anfibi, cinturone nero, basco, fascia nera al braccio con lo stemma della ruota solare (simbolo del neonato Partito Nazionalista Italiano) e l'effige dell'aquila imperiale.

Sulla questione delle ronde, nere, verdi, rosse o di quel cavolo di colore che volete, ho già parlato in passato e non ho intenzione di tornarci sopra. Non è questione di sentirsi più o meno sicuri con questa gente in giro (suvvia, non scherziamo), è questione di riuscire a mettere insieme i pezzi di un puzzle che man mano che vanno a posto compongono un disegno inquietante. Pezzo dopo pezzo. Ma a voi non suggerisce niente che da un anno in qua gran parte dell'attività legislativa di governo sia andata nella direzione di una sempre maggiore blindatura del potere politico, di un lento ma progressivo svuotamento dei poteri della magistratura, di un costante indebolimento dei diritti dei cittadini (in primis quello di poter dire la propria e di essere informati)?

Adesso ci si mettono pure le ronde, una sorta di polizia privata su misura che nelle intenzioni dovrebbe affiancare le forze dell'ordine ufficiali, quelle legittimate dallo stato, per combattere cosa non è ben chiaro. Spero di sbagliarmi, ma io non la vedo bene.

domenica 14 giugno 2009

Che cosa è veramente "eversivo"

Il contatore degli accessi del blog mi dice che oggi molti di voi se ne sono andati probabilmente al mare, o in montagna, o comunque via da casa e lontano dal pc. E come darvi torto, del resto? E' molto probabile, quindi, e magari molti lo apprenderanno da questo mio post, che non siate al corrente delle ultime sparate del cavaliere, esternate oggi a Santa Margherita Ligure al convegno dei giovani industriali.

Per farla breve, il nostro pimpante premier ha detto senza mezze parole di essere vittima di un progetto eversivo che ha come scopo il suo rovesciamento politico in favore di un altro soggetto non legittimato dalla volontà popolare. E, per mettere in atto questo progetto, parte della stampa (anzi, principalmente una testata sola, e cioè Repubblica) avrebbe utilizzato quattro specifici argomenti: la sentenza Mills, la questione Noemi, le veline e i famosi voli di stato, utilizzati - pare - per scarrozzare avanti e indietro tra Roma e Olbia personaggi che di istituzionale hanno ben poco.

Ora, intendiamoci, in linea teorica non è possibile escludere niente, neppure che da parte di Repubblica, magari in combutta con certi ambiente eversivi (?) del centrosinistra e con molte pericolose testate estere di stampo comunista (?), ci sia effettivamente un progetto di questo tipo. E, d'altra parte, non è neppure azzardato pensare che non devono essere pochi quelli, specialmente tra le file dei berluscones, che credono verosimile, o comunque più che possibile, questa ipotesi.

Se però non ci si ferma, come purtroppo fa la maggioranza degli italiani, all'apparenza, alla propaganda dei giornali asserviti, ai servizi-zerbino dei media, ma si allarga lo sguardo, si cercano di capire le vicende nel loro insieme, ecco che la teoria del famoso complotto, o progetto eversivo che dir si voglia, si scioglie come un cubetto di ghiaccio al sole. Per Berlusconi, infatti, e l'ha dimostrato più di una volta, è eversivo il semplice fare domande, il cercare di capire e il pretendere spiegazioni. Se un giornale, uno dei pochi che ancora non si è piegato al servilismo nauseabondo di molti altri, fa domande, allora è eversivo. Fare il proprio dovere è sinonimo di complotto. Quello che in tutti i paesi del mondo veramente democratici è la regola - e cioè la stampa che rompe le palle al potere e fa domande - da noi è eversione.

E quello che rattrista, è che questo assurdo concetto è condiviso da moltissime persone (ho avuto personalmente esperienza di ciò in questo blog). La maggior parte di queste persone, infatti, non vede come eversivo, piuttosto, il fatto che da un anno a questa parte, e cioè da quando c'è questo governo, la messe dei provvedimenti legislativi attuati, o solo pensati, è andata quasi unicamente nella direzione di un blindamento del potere politico a scapito dei poteri inquirenti della magistratura e della libera informazione ed espressione di pensiero. Non si vede come eversivo il fatto che un capo di governo se le canti e se le suoni dalle sue televisioni e dai giornali al seguito, che partecipi a trasmissioni di cartapesta, appositamente confezionate, in cui la domanda più pericolosa che gli viene rivolte è "prego, dica...". Non si vede come eversivo un premier che cerca a pié spinto di esautorare le funzioni di controllo del Parlamento in favore di un accentramento sulla (sua) persona di ogni potere. Però se un giornale osa farlo notare, osa fare domande non protocollate, non preventivamente concordate in modo da non dar fastidio, ecco il complotto, l'eversione.

Non so quanto ci sia da stare tranquilli davanti a questo scenario. E, d'altra parte, non penso sia necessario far notare cosa accadrebbe nel momento in cui le poche voci fuori dal coro rimaste fossero spente o, peggio, andassero ad ingrossare le fila di quelle già incasellate nel triste gioco dell'oca del dilagante e sterile conformismo informativo. Non credo alla boutade del tentativo eversivo golpista denunciato da Berlusconi, spero semmai, e lo spero ardentemente, che questa farsa finisca il più presto possibile.

Libera interpretazione del pensiero (della Marcegaglia)

Emma Marcegaglia (foto), presidente di confindustria, ha dato dal convegno di Santa Margherita Ligure il secondo aut aut al governo dopo quello di metà maggio scorso, quando aveva supplicato il premier di utilizzare il suo consenso politico per fare quelle riforme necessarie a evitare la débâcle completa del sistema produttivo in Italia.

Emma Marcegaglia ha chiesto al presidente del consiglio dei ministri Silvio Berlusconi, che l'aveva preceduta sul palco, «cento giorni di concretezza, di azione forte, veloce e mirata». Il governo «deve cambiare passo. I prossimi cento giorni – ha proseguito la presidente di Confindustria – sono fondamentali, perché se agiremo bene potremo salvare quel pezzo di sistema produttivo che rischia di morire. Dobbiamo avviare riforme strutturali, cerchiamo di capire come portarle avanti e dare un sollievo alle imprese e ai cittadini». (fonte)

Ora, prendetelo come pensiero personale, ma quel "il governo deve cambiare passo" lo vedo un po' come se avesse voluto dire: "Il lodo Alfano è stato fatto, la legge sulla limitazione delle intercettazioni pure, la legge che imbavaglia la stampa e che uccide la cronaca giudiziaria è praticamente cosa fatta. Adesso che i politici sono a posto, si può fare anche qualcosa per gli imprenditori che si suicidano perché non hanno più i soldi per pagare i dipendenti?"

Senza nome

Un'altra delle molte perle contenute nel nuovo cd dei Nomadi.

Buona domenica.

sabato 13 giugno 2009

10 cosine da segnalare a Obama

Secondo articolo21.info sono già più di un migliaio le lettere inviate alla Casa Bianca dagli utenti di Facebook con lo scopo di spiegare a Obama alcune cose, che magari lui non sa, che hanno a che fare col signore che andrà a incontrare lunedì.

Ora, intendiamoci, nessuno pensa realmente che iniziative di questo genere possano sortire qualche effetto, ci mancherebbe; Obama ha ben altri informatori che lo mettono al corrente di chi si trova di fronte anche senza bisogno che gli venga segnalato dagli utenti di Facebook. L'iniziativa però mi pare interessante, e potrebbe anche essere vista come un modo per noi, utenti comuni, di fare qualcosa utilizzando la rete.

Se volete anche voi spedire questa specie di lettera di avviso, potete farlo copia-incollando il testo nella sua versione inglese (lo trovate qui di seguito) nell'apposita pagina messa a disposizione dal sito della Casa Bianca.


Next 15th june Barack Obama will meet italian president Silvio Berlusconi. For this occasion we want to remember to the President Usa the following 10 things about Berlusconi

1) Mr. Berlusconi was a P2 member, a secret society aiming at getting to the power by controlling justice and medias

2) Mr. B. owns the 3 main italian private TV broadcasting companies as well as a commercial empire that configures him as the world-champion of interests conflict

3) Judge Paolo Borsellino, killed by the mafia, 2 months before dying released an interview at some french journals and hinted more than once at the supposed relationships of Mr. Berlusconi and his right arm Marcello Dell'Utri with Mafia

4) Under the various B. governments, many ad-hoc ("ad personam") laws have been approved, some also in order to lighten his own eventual trial and prosecution. The last one, called "Lodo Alfano", suspends all prosecutions in charge to the Ministries' Council President all through his mandate, thus constituting a unique situation in the whole European Community

5) Foreign Newspapers (not certainly all left-winged) get constantly disgusted by Mr. B.'s offensive sentences and behaviour. Sadly famous are his mockings about Mr. Obama's tan or about the "superior western culture"

6) Mr. B. has been a great fan of Mr. Obama's predecessor. He said: "history will tell how a great president, the greatest of all, George W. Bush has been". Mr. B. has also defined Bush as a "man with great principles, ideals and vision, but most of all, a man who has been able to pursue such a vision"

7) Rather than promoting alternative energy sources use, Mr B.'s government reintroduced Nuclear Power by neglecting a popular will that by means of a referendum in 1987 had dismissed such an energy alternative

8) Mr. B. recently affirmed that "Italy is no multicultural land" , and the italian government is now proceeding to mass-evictions from the national territory

9) While you (OBAMA) openly praised the press in public since they constitute a watch-dog against the misuse of power, there's no day passing in which Mr. B. does not openly attack the press

10) "It's over. I cannot stay anymore with a man attending minors" (girls). "I tried to help my husband as one would do with a sick person". These last sentences are but a few pronounced by the italian premier wife, Mrs. Veronica Lario, after the recent revelations with respect to her husband's meetings inside their private manor, whose scandalous pictures are now travelling all around the world.



La traduzione italiana, giusto per sapere cosa avete spedito, la trovate qui.

Tfr, quella volta ci ho visto giusto

Non mi capita spessissimo di parlare di cose personali, qui, ma questa volta faccio volentieri un'eccezione perché forse questa può interessare qualcuno dei miei affezionati lettori.

Come forse molti di voi ricorderanno, nel primo semestre del 2007 i lavoratori dipendenti privati hanno dovuto scegliere, tramite il sistema del silenzio-assenso (che evito di commentare) e in ossequio alla legge varata nel 2005 sulla riforma della previdenza complementare, se mantenere il proprio tfr in azienda o se conferirlo, tutto o in parte, ai fondi pensione. Se ricordate, all'epoca la campagna mediatica fu quasi asfissiante: governo, banche, sindacati, confindustria, tutti a cantare le lodi e i meravigliosi vantaggi che avrebbero avuto i lavoratori nel mettere il proprio gruzzoletto nei fondi pensione.

Basandomi anche su quanto consigliato all'epoca da Beppe Grillo, del quale si può dire tutto tranne che non abbia una certa dimestichezza con questi temi, decisi, non senza qualche titubanza, di lasciare tutto il mio tfr in azienda. E lo feci nonostante le molte sirene che appunto invogliavano a trasferirlo nel cosiddetto risparmio gestito, i fondi pensione, quelli che, a seconda del tipo di scelta (o non scelta), sarebbero stati poi gestiti o dall'Inps o da qualche fondo privato.

Oggi si scopre che il 2009 - lo scrive il Corriere qui - è stato l'anno nero per quanto riguarda il rendimento dei fondi pensione, i quali sono arrivati a perdere fino al 25% del loro valore. E non solo i fondi pensione, ma pure quelli aperti istituiti dalle banche o dalle assicurazioni se la stanno passando piuttosto brutta. Chi non ci ha rimesso niente, invece, sono guarda un po' quelli che hanno preferito lasciare il tfr in azienda. Scrive infatti il Corriere:

A fronte di questi dati il Tfr (trattamento di fine rapporto, cioè la vecchia «liquidazione») ha visto una rivalutazione netta lo scorso anno del 2,7% cui si aggiunge lo 0,3% del primo trimestre del 2009.

Ovviamente non sta scritto da nessuna parte che le cose, magari quando la crisi economico-fianziaria ce la seremo lasciata alle spalle, non possano cambiare, che non ritorni a esserci una rivalutazione importante anche dei fondi pensione, ma allo stato attuale posso comunque dire di aver fatto la scelta migliore.

venerdì 12 giugno 2009

Stop all'Hadopi, internet è un diritto fondamentale del cittadino

A sentenziarlo è stato il Consiglio Costituzionale francese, l'equivalente della nostra Consulta, che ha di fatto dichiarato incostituzionale la recente e controversa legge francese, fortemente voluta da Sarkozy, che inibiva l'accesso a internet all'utente sospettato di condividere illegalmente files in rete.

Il termine "sospettato" non l'ho marcato in corsivo casualmente, in quanto una delle aberrazioni contenute all'interno di questo disegno di legge, consisteva nel fatto che non occorreva alcuna prova giuridicamente valida per vedersi tagliare il collegamento, ma era sufficiente una segnalazione all'autorità da parte del titolare del diritto d'autore.

La Corte Costituzionale ha spazzato via tutto questo, sentenziando inequivocabilmente che internet è un diritto fondamentale del cittadino e che nessuna autorità terza può decidere il distacco dell'utente dalla rete, ma soprattutto che il principio della presunzione d'innocenza è più importante di tutto.

Una lezione che dovrebbe insegnare qualcosa ed essere da monito anche ai tanti politici e addetti del settore di casa nostra, che hanno visto fin da subito come un esempio da imitare l'adozione di una simile astruseria giuridica.

Non ho più voglia di scrivere

Io e i miei colleghi assistiamo sgomenti a quello che sta accadendo, perché ci siamo battuti in questi anni con tutte le nostre forze per arginare l’avanzare della criminalità mafiosa e della criminalità del potere, e renderci conto che si stanno facendo saltare gli ultimi anticorpi, che ci stanno disarmando, che si rischia di consegnare il Paese alla criminalità è qualcosa che ci lascia interdetti e ci fa interrogare sul senso del sacrificio di quelli che prima di noi hanno perduto la propria vita per difendere la tenuta democratica del Paese.

Ieri sera avevo parecchi spunti che mi sarebbe piaciuto sviluppare: la recente sentenza della Corte Costituzionale francese che ha dichiarato illegittima la legge Hadopi, l'Oms che alza a livello 6 l'allarme sulla nuova influenza, la visita di Gheddafi amplificata oltre ogni limite e altre cose, ma ho lasciato perdere: inspiegabile mancanza di voglia.

E allora mi limito a fare il copia-incolla, qui sotto, di un articolo di Micromega, pubblicato ieri, dal quale ho tratto la breve citazione che ho riportato sopra.

Sperando che mi torni la voglia di scrivere...


Le vicende emerse dalle intercettazioni in tanti processi hanno messo a nudo una inquietante trasversalità nella gestione di affari poco puliti. Credo che non sia un caso che le intercettazioni siano diventate un punto di attacco fondamentale da parte del mondo politico. Ormai si è costruito un sistema di omertà blindato. Testimoni non se ne trovano più, le poche persone che hanno osato raccontare alla magistratura i misfatti dei potenti hanno dovuto subire una via crucis che non ha risparmiato neanche i loro affetti più personali. Collaboratori di rango sono venuti meno, restano collaboratori che raccontano episodi di criminalità da strada.
Magistrati che osano indagare sui potenti sono sottoposti a procedimenti disciplinari e trasferiti di ufficio con procedure discutibili.
Oggi l’unico momento di visibilità del modo in cui viene realmente esercitato il potere sono rimaste le intercettazioni;
solo le macchine (le microspie) ci consentono di ascoltare in diretta la vera e autentica voce del potere. Le intercettazioni sono rimaste l’ultimo tallone di Achille di un potere che nel tempo ha sempre più circondato di segreto il proprio operato, perché l’opposizione è venuta meno al proprio compito, il giornalismo indipendente è emarginato e non ha più spazi nella televisione, la magistratura rischia di divenire sempre più addomesticata.
Ed ecco perché la riforma delle intercettazioni deve passare, perché da quel momento in poi non sarà più possibile sapere quello che succede in questo Paese dietro le quinte: in quel fuori-scena dove, come la lezione della Storia ha dimostrato, si mettono a punto accordi segreti e inconfessabili, che riducono la politica visibile a una “messa in scena” per cittadini ignari, trattati come eterni minorenni ai quali celare la realtà della macchina del potere. La magistratura sarà privata di strumenti di indagine fondamentali e il vecchio tormentone sulle toghe rosse non ci sarà più, perché non ci saranno né toghe rosse, né toghe nere, né toghe di centro.
Io e i miei colleghi assistiamo sgomenti a quello che sta accadendo, perché ci siamo battuti in questi anni con tutte le nostre forze per arginare l’avanzare della criminalità mafiosa e della criminalità del potere, e renderci conto che si stanno facendo saltare gli ultimi anticorpi, che ci stanno disarmando, che si rischia di consegnare il Paese alla criminalità è qualcosa che ci lascia interdetti e ci fa interrogare sul senso del sacrificio di quelli che prima di noi hanno perduto la propria vita per difendere la tenuta democratica del Paese.
Vi confesso che da qualche tempo ho difficoltà a partecipare, il 23 maggio e il 19 luglio, alle cerimonie per l’anniversario della strage di Capaci e di via D’Amelio, perché quando vedo tra le prime fila a rappresentare lo Stato taluni personaggi sotto processo o condannati per mafia o per corruzione, io non mi sento di poter stare in quella stessa chiesa, non mi sento di poter stare in quello stesso palazzo. E mi chiedo: ma come potranno i nostri ragazzi credere in uno Stato che si presenta con queste facce?
Allora altro che toghe rosse. Io credo che se questa partita delle intercettazioni sarà perduta non avremo soltanto una pessima riforma processuale, ma avremo uno squilibrio dei poteri in Italia. È strano che una riforma processuale possa acquisire uno spessore di carattere costituzionale, ma ciò avviene perché siamo in una situazione di patologia della democrazia.
In una situazione fisiologica esistono tutta una serie di anticorpi che consentono di controbilanciare gli abusi del potere: c’è un’opposizione parlamentare, c’è un giornalismo libero e indipendente, c’è una separazione dei poteri.
Io credo che in un Paese come questo, in cui tutti gli anticorpi sono stati disinnescati e dove soltanto le macchine, le microspie svolgono una funzione di opposizione e di visibilità democratica, quando anche le macchine saranno messe a tacere, il Paese sarà messo a tacere.


11/06/2009. Roberto Scarpinato, procuratore aggiunto presso la Procura antimafia di Palermo.

(via Micromega)

giovedì 11 giugno 2009

E' finita...

Manca ancora il passaggio di domani al Senato, ma a questo punto si tratta solo di una formalità.

Come ho scritto già a commento di alcuni miei post precedenti, l'unica cosa che, seppur molto parzialmente, mi consola, è che io non sono corresponsabile di questo scempio.

"Così muore la giustizia (penale) in Italia"

Ieri, Il Giornale, riportando la frase pronunciata dal segretario dell'Associazione Nazionale Magistrati a commento del ddl intercettazioni ("la morte della giustizia penale in Italia"), ha fatto nel titolo dell'articolo un piccolo omissis.


Questa piccola differenza, tra quanto riportato dal principale house organ di casa Berlusconi e quanto effettivamente pronunciato dall'ANM, potrebbe benissimo non significare niente. Ma io ho un sospetto, e ho fatto un piccolo ragionamento. Ovviamente si tratta di una fantasia mia e quindi prendetela per quello che è.

Che differenza c'è tra dire "così muore la giustizia in Italia" e "così muore la giustizia penale in Italia"? Beh, apparentemente si tratta della semplice omissione di un aggettivo, niente di più. Pensate però alla tipologia di lettori a cui si rivolge il Giornale: si tratta prevalentemente di lettori di centrodestra, e tra questi, quindi, è altamente probabile che vi siano molti leghisti.

Cos'ha voluto fare quindi Il Giornale, a mio parere? Ha voluto dare l'idea che sia la giustizia nel suo insieme a essere penalizzata e non specificamente quella penale. Ha inteso la giustizia in senso lato indicandola nella sua accezione più ampia, come una sorta di entità astratta. Il motivo è semplice: evitare che qualcuno possa pensare (non sia mai) che il governo, appoggiato in questo proprio dalla Lega, sia in procinto di partorire un provvedimento - come di fatto è - che possa in qualche modo diminuire l'efficacia dell'azione penale, e di conseguenza quella sicurezza che è da sempre la bandiera della Lega stessa.

Ma, come dicevo, queste sono elucubrazioni frutto della mia fantasia. E probabilmente sono totalmente campate per aria.

Tornando alla giustizia, invece, quella vera, non si può non segnalare quanto dichiarato ieri dal CSM in merito ad alcuni aspetti del famoso decreto sicurezza, quello che, in nome appunto della sicurezza (di chi non è ben chiaro), contiene tra le altre la norma che rispedisce al mittente senza tanti complimenti i barconi carichi di bambini e pericolose donne incinta. Se vi ricordate, tra le perle contenute nella legge, c'è il reato di immigrazione clandestina, quell'aberrazione secondo cui il solo fatto di appoggiare un piede sul territorio italiano dà diritto al clandestino di fregiarsi dello status di criminale.

Bene. Il CSM, ieri, in una nota rilasciata dalla Sesta commissione, ha dichiarato che non solo questa norma non contribuirà minimamente a rallentare il flusso dei clandestini che arrivano nel nostro paese, ma paralizzerà irrimediabilmente e definitivamente gli uffici giudiziari italiani, che, come è noto, già adesso non è che se la passino troppo bene. Scriveva ieri Repubblica:

In particolare, sottolinea il Csm, le conseguenze peggiori, sul fronte del rallentamento della giudizia, si avranno per i giudici di pace: saranno "gravati da centinaia di migliaia di nuovi processi, tali da determinare la paralisi di molti uffici". Ma problemi si avranno anche per gli "uffici giudiziari ordinari, impegnati nel processo in primo grado e nelle fasi di impugnazione successive". Il tutto peraltro senza che la norma serva al suo stesso scopo, quello di favorire l'allontanamento dei clandestini. I consiglieri infatti dubitano espressamente del suo "effetto deterrente": "Una contravvenzione punita con pena pecuniaria non appare prevedibilmente efficace per chi è spinto a emigrare da condizioni disperate; senza dire che "già la normativa vigente consente alle autorità amministrative competenti di disporre l'immediata espulsione dei clandestini"; uno strumento su cui pesano "non già carenze normative ma difficoltà di carattere amministrativo e organizzativo".

Ovviamente si tratta di previsioni del CSM che andranno verificate in futuro, ma, a margine, non posso fare a meno di notare come, giusto qualche giorno fa, lo stesso ministro della Giustizia Alfano sbandierasse poderose iniziative per accelerare la cronica lentezza della giustizia.

Io penso, invece, anche alla luce di quanto stanno combinando col ddl intercettazioni, che questo governo, nel suo insieme, sia dato una missione: sfasciare completamente la giustizia.

mercoledì 10 giugno 2009

Tra le cose successe oggi...

All'interno del convulso fluire degli eventi e nonostante sia stata accuratamente nascosta dai telegiornali, ha trovato qualche piccolo spazio, oggi, pure la notizia dell'audizione di Beppe Grillo da parte della Commissione Affari Costituzionali del Senato.

Indipendentemente dal fatto che stia simpatico o antipatico, che risulti a volte (anzi spesso) inattendibile, approssimativo, sguaiato nelle sue esternazioni, è indubbio che Beppe oggi ha fatto una grande cosa. Nessuno, naturalmente (me compreso), si fa grosse illusioni sul fatto che la legge di inizativa popolare che il comico ha illustrato alla Commissione avrà un seguito, ma tra quelle 350.000 firme c'è anche la mia.

E per me non è cosa da poco.

Forza, un sussulto di orgoglio e di indignazione

Ripubblico qui di seguito, integralmente, l'articolo dell'Ansa con le prese di posizione e le iniziative intenzionati a mettere in cantiere editori e giornalisti nel caso il vergognoso ddl bavaglio sulle intercettazioni dovesse diventare legge dello stato.

ROMA - Il mondo dell'editoria si mobilita contro il disegno di legge Alfano sulle intercettazioni, sul quale il governo ha appena incassato la fiducia alla Camera. Federazione nazionale della stampa italiana e Federazione italiana editori giornali firmano insieme un appello al Parlamento e a tutte le forze politiche contro un provvedimento giudicato anticostituzionale, chiedendo le "necessarie correzioni" e, in prospettiva, il sindacato dei giornalisti pensa allo sciopero, a forme di disobbedienza civile, al ricorso alla Consulta e alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Il provvedimento, avvertono Fieg e Fnsi in una nota congiunta inviata agli organi di stampa affinché venga pubblicata domani, introduce "limitazioni ingiustificate al diritto di cronaca" e "sanzioni sproporzionate a carico di giornalisti ed editori", previsioni che "violerebbero il fondamentale diritto della libertà d'informazione, garantito dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo".

Editori e giornalisti concordano sulla necessità di tutelare la privacy delle persone, specie se estranee alle indagini, "ma non possono accettare interventi che nulla hanno a che vedere con tale esigenza e che porterebbero ad un risultato abnorme e sproporzionato: limitare, e in taluni casi impedire del tutto, la cronaca di eventi rilevanti per la pubblica opinione, quali le indagini investigative". Nella stessa direzione vanno "le sanzioni detentive nei confronti dei giornalisti e la responsabilità oggettiva a carico degli editori". Di qui la richiesta di introdurre nel ddl "le correzioni necessarie alla tutela di valori essenziali per la democrazia". Nel pomeriggio Fnsi, Unione nazionale cronisti italiani, Ordine nazionale dei giornalisti e Associazione stampa romana hanno fatto il punto sulle iniziative di protesta contro il ddl in una conferenza stampa nella sede della stampa estera a Roma.

"Il maxiemendamento del governo - ha detto Guido Columba, presidente dell'Unci - modifica la legge in modo meno sfavorevole ai diritti dell'informazione, ma siamo ancora molto lontani dagli standard europei". "Se la legge sarà approvata così com'é - ha sottolineato il segretario della Fnsi, Franco Siddi - sarà violato il diritto dei cittadini a un'informazione piena, in particolare sulla cronaca giudiziaria, per la quale saranno introdotti pesanti limiti, se non divieti o censure". Di qui l'iniziativa con la Fieg, ma in prospettiva, ha aggiunto Siddi, il sindacato dei giornalisti è pronto "a portare avanti la sua battaglia utilizzando l'arma dello sciopero, nonché ricorrendo alla Corte Costituzionale e alla Corte europea dei diritti dell'uomo". Sono allo studio anche "forme di disobbedienza civile: dobbiamo trovare i modi affinché le notizie di interesse pubblico arrivino comunque al cittadino". D'accordo il presidente dell'Ordine nazionale, Lorenzo Del Boca, convinto che la nuova legge renda "l'informazione più debole", arrivando a "consentire agli editori di controllare quanto viene pubblicato per evitare eventuali sanzioni". Il presidente della Fnsi, Roberto Natale, ha citato un'intervista all'onorevole Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia della Camera e relatore del provvedimento: "Ha definito la prima versione del ddl un ritorno alla preistoria. Ma con il maxiemendamento siamo passati al Medioevo: non siamo ancora in una situazione di democrazia occidentale. Se la Camera darà un voto che riteniamo pessimo, continueremo la nostra battaglia, scioperando e rivolgendoci alla Consulta e alla Corte di Strasburgo". (ANSA).

Intercettazioni: al cittadino non far sapere...

Nel momento in cui inizio a scrivere questo articolo, buttato là un po' alla rinfusa e senza una linea di stesura precisa, apprendo dall'Ansa che l'opposizione ha fatto per una volta fronte comune contro il ddl intercettazioni in questo momento in discussione alla Camera, e lo ha fatto tramite un appello congiunto, rivolto a Napolitano, nel quale si denuncia l'anomalia del ricorso al voto di fiducia di fronte a un provvedimento di tale portata (e pericolosità).

Come sapete, la coddetta "fiducia" è quella particolare procedura parlamentare, che dovrebbe essere usata con una certa moderazione, che di fatto ha lo scopo di compattare la maggioranza che sostiene il governo ed evitare eventuali ostruzionismi dell'opposizione. Vi riporto qui sotto una parte dell'appello, fatto dall'opposizione a Napolitano, estratto dall'articolo dell'Ansa che ho linkato sopra.

Ma secondo l'opposizione tutto e' molto grave: metodo e contenuto del testo. Per quanto riguarda il metodo, ''non e' possibile'', spiega Soro, ricorrere continuamente alla fiducia anche su questioni cosi' delicate e importanti che meriterebbero un confronto ed un approfondimento. C'e' da parte del governo, incalza Donadi, una ''appropriazione'' del processo di formazione delle leggi. ''Processo di formazione delle leggi - ribatte Soro - che si sta trasformando di fatto in un mercato delle vacche: io ti do il sostegno al ballottaggio e tu in cambio non appoggi il referendum. Io ti do le intercettazioni e tu dai qualcos'altro a me...''. Ma anche sul contenuto, Pd, Idv e Udc hanno molte cose da ridire: ''Si tratta di un testo profondamente eversivo - afferma il capogruppo dell'Idv - perche' mette la mordacchia alla stampa, viola ogni diritto del cittadino ad essere informato ed e' di fatto la dimostrazione di come lo Stato intenda arrendersi alla criminalita' rinunciando a fare le indagini''. ''E questo - aggiunge - solo per compiacere il presidente del Consiglio. La democrazia e' realmente in pericolo ed e' per questo che chiediamo l'intervento di Napolitano''. ''Non e' un caso - assicura - che la fiducia su questo ddl sia stata chiesta all'indomani delle elezioni. Di farlo prima non hanno avuto la faccia. Soprattutto la Lega che sulla sicurezza aveva fatto la sua campagna elettorale''. ''Ma ci sono cose davvero gravissime in questo testo - prosegue Vietti - come quella di consentire le intercettazioni solo in presenza di 'evidenti indizi di colpevolezza'. La definizione 'evidenti', infatti, e' molto piu' stringente del termine 'gravi' pertanto diventera' praticamente impossibile intercettare. Servirebbero infatti indizi ancora piu' consistenti di quelli necessari'' a far scattare le manette. E questo e' ''pazzesco'', cosi' come lo e' ''cambiare la legge sui servizi segreti a suon di fiducia'' insiste Soro. ''Prima mettono tra le proprie priorita', anzi ossessioni, la sicurezza e poi, una volta incassato il voto, sono pronti a vanificare un importante strumento di indagine come quello delle intercettazioni'', sottolinea Vietti. Con l'adesione a questa forma di protesta, fa notare il deputato centrista, ''l'Udc intende mandare un chiaro segnale anche al ministro Alfano perche' noi siamo stati tra i piu' dialoganti, nell'opposizione, proprio per cercare di trovare delle convergenze. Ma se il metodo e' questo, e cioe' ricorrere continuamente alla fiducia, e' chiaro che non potremmo essere piu' cosi' tolleranti''. Soro sottolinea quindi l'incongruenza di chiedere il voto di fiducia su un testo che, ricorda, ''e' stato fermo oltre quattro mesi in Commissione''.

Senza scendere troppo nei particolari - chi ha voglia di leggersi l'intero testo lo può fare qui - quello che salta subito all'occhio è la pericolosità della filosofia che accompagna tutto il provvedimento. Una filosofia definita da Donadi, IdV, "eversiva", e che si snoda su due piani: privare la magistratura della possibilità di avvalersi delle intercettazioni telefoniche e impedire al cittadino di essere informato di quello che sta succedendo.

E l'esempio principe, uno fra i tanti, di questa eversività, sta nel comma che prevede che le intercettazioni possano essere disposte dal magistrato solo in presenza di evidenti indizi di colpevolezza. A parte la palese astrusità giuridica, questo assunto cozza addirittura contro il buon senso e la ragionevolezza. Andate su un qualsiasi dizionario online (qui il De Mauro ad esempio) e guardate il significato preciso del termine evidente. In pratica, l'intercettazione potrà essere richiesta per dimostrare qualcosa che è già evidente, che è già dimostrato. Sembra incredibile ma è così.

Ovviamente non posso elencare tutte le "perle" contenute in questa porcata, mi limito solo a segnalare qualcuna di quelle elencate nell'articolo dell'Ansa. Tra queste merita di essere messa in evidenza quella relativa alla durata di queste benedette intercettazioni. A meno che infatti non si tratti di reati gravi di mafia e terrorismo, si potrò intercettare per un massimo di 60 giorni dopodiché, cascasse il mondo, gli apparecchi vanno staccati. Non so se è chiaro il senso di questa cosa: in pratica lo stato si dà un tempo massimo passato il quale toglie le tende e se ne va. Pensate quando questa cosa diventerà legge, quando i mascalzoni sapranno che passati due mesi potranno poi parlare liberamente nell'assoluta certezza di non essere intercettati. Si può fare tranquillamente un esempio.

Mettete il caso che una banda di pedofili rapisca un bambino. Questo reato non rientra né in quelli riferibili alla mafia, né in quelli riferibili al terrorismo. Bene, questi signori sanno che quando si parlano al telefono devono star zitti per 60 giorni, passati i quali possono poi parlare liberamente. E se, metti caso, il 60° giorno uno dice a quell'altro che domani gli svelerà dove tengono prigioniero il bambino? Pazienza, tempo scaduto, si deve staccare. Badate che questo esempio non me lo sono inventato io, ma l'ha fatto qualche tempo fa Giuseppe Cascini, segretario nazionale dell'ANM. Leggetevelo, se avete tempo, è molto istruttivo.

Altrettanto interessante la norma che prevede che potranno essere intercettati solo i reati che prevedono una pena superiore ai 5 anni, anche perché nessuno ha ancora spiegato come faranno i giudici a decidere il capo d'accusa prima di avere le prove. Siamo al grottesco.

Ciliegina sulla torta, ma questo si sapeva già, il carcere per i giornalisti e il divieto di pubblicare degli atti delle inchieste anche quando non sono più coperti dal segreto, come avveniva finora. I cittadini non potranno più sapere niente perché la stampa sarà di fatto imbavagliata.

Io non so come andrà a finire questa storia, se questa porcata alla fine diventerà legge oppure no. Quello che so è che si tratta del frutto di quello che è stato definito da qualcuno "il mercato delle vacche": io do una cosa a te e tu una cosa a me. E buona parte della responsabilità in questo turpe e ignobile mercato è della Lega, la quale, dopo la cena a casa del premier dell'altra sera, si impegna a sostenere i candidati del centrodestra ai prossimi ballottaggi e non fare storie su questa porcata in cambio dell'impegno del Pdl a non sostenere il referendum elettorale.

Questo mercanteggiamento è fatto sulla pelle di milioni di italiani, compresi i leghisti, i quali avranno un brusco risveglio quando si accorgeranno che hanno contribuito a far passare una legge grazie alla quale molti delinquenti stanno già preparando le bottiglie da stappare.

Girovagando qua e là tra gli eletti e i trombati

Ufficializzati i nomi dei 72 parlamentari italiani che andranno in Europa a rappresentarci (qui i nomi forniti dal Ministero dell'Interno e qui associati al numero di preferenze), si può adesso fare un giretto per scoprire qualche curiosità. Queste, in sintesi, le più "succose" che ho trovato.

Berlusconi, con 2.706.791 preferenze è il parlamentare italiano più votato. Ma indovinate chi c'è al secondo posto, sempre in ordine di preferenze ricevute? Luigi de Magistris, l'ex magistrato candidato come indipendente nell'IdV, il quale ha ricevuto ben 415.646 preferenze. Il commento di Berlusconi, riferito all'exploit del partito di Di Pietro, non si è ovviamente fatto attendere: «una vergogna»[...]«Resta per me un mistero come si faccia a votare un simile filibustiere». Ecco, più o meno la stessa domanda che da più di un anno mi pongo io, e assieme a me alcuni milioni di italiani, riguardo ai voti che ha preso lui.

Continuando a scorrere l'elenco degli eletti, ecco, tra quelli che ce l'hanno fatta, comparire il nome di colui che è sempre pronto a saltare sul treno delle convenienze, quello che appena vede una poltrona libera non resiste, se la deve acchiappare: Clemente Mastella, fresco fresco di rinvio a giudizio da parte della procura di Napoli per alcuni episodi di concussione, appalti illeciti e altre simpatiche cosette. Un posto perfetto, il Parlamento Europeo, per starsene un po' di anni tranquillo al riparo dalle grinfie dei magistrati. Ovviamente Mastella è stato eletto nelle file del Pdl.

Scorrendo ancora l'elenco dei traghettati all'Europarlamento a nostre spese, ecco comparire un altro baldo giovane di belle speranze che ha ottime chance di fare bene là e di tenere alto il nome dell'Italia in Europa: Ciriaco De Mita, un residuato bellico che ha visto i natali nel '28 e che dopo 81 primavere ha pensato bene di farsi gli anni che gli restano comodamente parcheggiato in un seggio a Strasburgo. La cosa di cui non mi capacito è che questo signore, famoso più per le vicende controverse dei fondi del terremoto in Irpinia che per quello che ha combinato in politica, è stato votato da più di 56.000 persone (56.442 per la precisione). Se si pensa che Mastella di voti ne ha presi 111.710, voglio vedere chi ha ancora il coraggio di dire che la gente non è affezionata alla politica.

Per fortuna, accanto a queste tristi note, ci sono anche storie bellissime che, seppur isolate, aprono qualche squarcio di luce nel grigiore della brontopolitica fatta escusivamente da mestieranti e parcheggiati. E mi riferisco ovviamente a Debora Serracchiani, classe 1970, eletta nelle file del Pd con 144.558 voti, che ha condotto la sua campagna elettorale quasi esclusivamente via web e che nella sua circoscrizione in Friuli ha superato addirittura papi. Chissà se questo fatto - finora non sembra - ha fatto suonare qualche campanello nella testa di qualche vecchio dirigente del Pd.

Chiudo questa breve rassegna con un paio di episodi che, letti sotto una particolare prospettiva, potrebbero anche dimostrare che Dio esiste. Emanuele Filiberto di Savoia non andrà a Strasburgo; sarà bravo a ballare, quello che volete, ma i voti che gli avrebbero assicurato un seggio sicuro in Europa non sono arrivati. Ce ne faremo una ragione.

Altro trombato eccellente, che in verità di eccellente ha ben poco, è Nino Strano. Vi ricordate? E' quel "simpatico" signore di AN che il giorno della caduta del governo Prodi, in preda a un evidente raptus di bon ton parlamentare, si lasciò andare al turpiloquio e si ingozzò di mortadella in Parlamento. Le sublimi immagini fecero all'epoca il giro del mondo contribuendo a tenere alta l'immagine dell'Italia all'estero. Nino Strano è stato già trombato alle politiche del 2008, risultando il primo dei non eletti, e adesso, per consolarsi, aveva pensato di buttarsi in Europa candidandosi col Pdl. Beh, gli è andata male: trombato anche lì.

Strano? Direi di no.

martedì 9 giugno 2009

"Non sono masochista, vi sembra che io possa oppormi?"

Masochista non so, opportunista molto probabile. Le parole che ho riportato qui sopra sono state pronunciate dal premier poco più di un mesetto fa. Allora le cose erano certamente diverse; Berlusconi volava a mezz'aria sull'onda dei suoi sondaggi pirotecnici che lo davano a percentuali stellari, e quindi non si preoccupava più di tanto della Lega, che invece vedeva il raggiungimento di un eventuale (quanto improbabile) quorum al referendum di modifica della legge elettorale come la febbre gialla in un lazzaretto di lebbrosi.

Oggi le cose sono cambiate. Il governo è appena andato a sbattere il naso contro i risultati delle Europee, che hanno dimostrato che di pirotecnico i sondaggi strombazzati dal premier avevano ben poco, e quindi, evidentemente, qualcosa è cambiato negli equilibri del governo. In pratica l'omino dei sondaggi si è appena accorto, dati alla mano, che senza la Lega e la sua barca di voti non va da nessuna parte, ed è quindi bastato un pranzo a base di cassouela con Bossi per invertire completamente rotta e mandare a quel paese il referendum.

Fini, dal canto suo, di cui tutto si può dire tranne che non abbia sempre dimostrato una certa coerenza, ha invece affermato, come del resto ha sempre fatto, che a votare ci andrà. Eccome. Ecco lo spostamento dell'asse degli equilibri (in verità in equilibrio precario già da tempo), che in questo momento vede un rinsaldamento del duetto - in stile Ale e Franz - di Bossi e Berlusconi e sul lato opposto Fini. E tutto questo a sole 24 ore dai risultati delle Europee. Ora, intendiamoci, che la Lega avrebbe battuto cassa l'avevano ampiamente pronosticato tutti, che ciò sarebbe accaduto così presto forse no.

Conoscendo poi l'ingordigia della Lega, risulta facile prevedere che le richieste non si fermeranno certo qui. Scriveva infatti poco fa Repubblica:

Irata la reazione dei referendari. "Bossi ricatta e Berlusconi segue - dice il presidente del comitato promotore Giovanni Guzzetta - Sono passate 24 ore dalle elezioni ed è evidente che Bossi ha già chiesto un posto in più in Rai, due Regioni e la rinuncia al referendum".
[...]
La scelta del premier provoca la reazione del Pd che punta il dito sul rapporto sempre più stretto tra Berlusconi e il Carroccio. "Come volevasi dimostrare Berlusconi molla il suo impegno sul referendum, i suoi impegni della mattina non sono validi a sera. E' evidente che dopo il risultato elettorale deve privilegiare l'alleato Bossi del quale è sempre più ostaggio per assicurarsi l'impegno per i ballottaggi".

E non vi preoccupate, siamo solo all'inizio.

Bertolaso e gli ospedali a rischio sismico

Oggi pomeriggio il sottosegretario alla protezione civile Bertolaso ha annunciato, dopo attente verifiche fatte un po' in tutta Italia, avviate dal precedente governo Berlusconi dopo la tragedia di San Giuliano di Puglia, che circa 500 ospedali italiani che si trovano in zone a rischio sismico hanno buone probabilità di venire giù in caso di terremoto di una certa entità.

Tali strutture si troverebbero localizzate principalmente lungo la dorsale appenninica e nel meridione. Il pensiero, naturalmente, va subito a quanto successo a L'Aquila, dove il sisma dell'aprile scorso ha reso inagibile per il 90% il locale ospedale.

Bertolaso ha poi proseguito dicendo che per rimettere in sicurezza tutti questi edifici occorrerebbe una cifra pari a 10 finanziarie. Se si considera che solo il valore della finaziaria 2009 si aggira attorno ai tredici miliardi di euro, si fa presto a fare il conto di quanto costerebbe tutta l'operazione.

Ricapitolando, quindi, Bertolaso ci sta dicendo che in Italia ci sono 500 ospedali che in caso di terremoto possono crollare e a questa situazione non c'è rimedio.

Molto rassicurante.

10 domande

No, non sono quelle con cui Repubblica sta cercando di prendere per sfiancamento papi, ma quelle di Gramellini pubblicate stamattina su La Stampa.

1. Ma vi sembra normale che solo agli italiani non faccia effetto essere governati da chi condiziona il loro immaginario attraverso le televisioni?

2. Ma vi sembra normale che in tutte le interviste pre-elettorali la domanda più dura che gli hanno rivolto sia stata «ci dica»?

3. Ma vi sembra normale che i dirigenti del Pd siano tutti ex del Pci e della Democrazia cristiana?

4. Ma vi sembra normale che Clinton, Jospin, Schroeder, Blair e persino Gorbaciov facciano un altro lavoro da anni e loro invece insistano?

5. Ma vi sembra normale che Pdl e Pd abbiano perso milioni di voti e parlino solo di quelli persi dagli avversari?

6. Ma vi sembra normale che i verdi trionfino ovunque, mentre qui, appena ne vedi uno in faccia, viene voglia di tifare per l’effetto-serra?

7. Ma vi sembra normale che chi detesta Berlusconi voti Di Pietro, che è come dire: detesto il Bagaglino quindi vado a vedere Bombolo?

8. Ma vi sembra normale che l’Italia cristiana sia rappresentata in Europa da Magdi Cristiano Allam e Borghezio?

9. Ma vi sembra normale che tutti sputino addosso alla Casta e poi Mastella prenda ancora 112 mila voti di preferenza?

10. Ma vi sembro normale?

Ad almeno nove domande su dieci (compresa la numero 10) la mia risposta è no.


p.s.

ovviamente la n. 7 non la condivido.

In Cina la censura ha la scusa del porno

I siti porno, si sa, costituiscono da sempre una potenziale e seria minaccia al corretto sviluppo psichico degli adolescenti (o almeno questo è quello che si sente sovente dire in giro). Più in generale, poi, è noto che la massiccia presenza di pornografia a buon mercato, se non quando totalmente gratuita, che si trova in rete, spesso e volentieri dà vita a fenomeni di vera e propria dipendenza.

In Cina pare che abbiamo preso particolarmente a cuore questo problema, tanto che per combattere questa pericolosa piaga hanno pure inventato un software. Dal primo luglio prossimo, infatti, scrive il Wall Street Journal, assieme ai nuovi pc venduti nei negozi verrà fornito all'acquirente un software in grado di bloccare da remoto l'accesso a particolari siti web. Il software si appoggia a una sorta di blacklist, continuamente aggiornata via internet, che blocca appunto l'accesso a siti ritenuti pericolosi. Il Wall Street Journal precisa - anche se qui le versioni sono contrastanti - che il software non verrebbe fornito già preinstallato nel pc, ma su un cd a parte che lascerebbe all'utente la facoltà di utilizzarlo oppure no.

In Cina, come è noto, internet è controllata dallo stato, il quale arbitrariamente decide quali sono le informazioni che possono circolare e quali no (un sogno nel cassetto di qualcuno anche qua da noi), e quindi la notizia sta facendo il giro del mondo non per l'aspetto "tecnologico" della stessa, ma perché è fondato il sospetto che la famosa blacklist, oltre a chiudere l'accesso ai suddetti siti porno - che poi anche qui ci sarebbe da discutere: con quale diritto una terza persona decide per me quali siti sono pericolosi e quali no? - chiuda anche l'accesso a notizie potenzialmente scomode al regime.

Per ora è naturalmente solo un sospetto, ma visti i precedenti non stupirebbe che alla fine si dimostrasse più che fondato.

lunedì 8 giugno 2009

"Non penserai mica che lo diciamo?"

Altro fulgido esempio di come siamo messi in Italia a informazione...



(via Wittgenstein)

Europee, "papi" non ha sfondato

Non penso, sinceramente, di avere molto di più da aggiungere rispetto alla marea di commenti che da questa notte stanno invadendo giornali e siti internet sui risultati di questa tornata elettorale. Quello che, a livello europeo, salta di più all'occhio è la presenza di un partito sicuramente più forte di tutti gli altri: quello dell'astensione. Se è vero, come è vero, che più del 50% degli elettori appartenenti ai 27 stati membri dell'Unione Europea ha ritenuto di avere qualcosa di meglio da fare che recarsi ai seggi, ho paura che molti di quelli che hanno puntato tutto sul progetto Europa avranno molte cose a cui pensare (e molte da ripensare). Ma queste osservazioni le lascio volentieri a commentatori politici sicuramente più titolati e competenti di me.

Qui da noi il Pdl non ha fatto il botto - si potrebbe quasi dire, semmai, che ha fatto la "botta" -, questa è naturalmente la cosa più importante da segnalare e quella che salta subito all'occhio. In queste ore i vari colonnelli del centrodestra si stanno pateticamente arrampicando sugli specchi in tutti i modi per cercare di ridimensionare la portata della batosta e per cercare di far intendere che in fondo la cosa non è così grave. Sarà, ma se si pensa ai sondaggi che solo fino a pochi giorni fa il premier, baldanzosamente, sbandierava con malcelata sicurezza (43/45% diceva lui), il botto c'è stato. Eccome.

A questo c'è da aggiungere, tra l'altro, che il misero (rispetto ovviamente alle aspettative) 35% raggiunto dal Pdl comprende al suo interno AN (ricordate la fusione del mese scorso?), e quindi non è azzardato pensare che i forzisti reali siano molti di meno, alla faccia sempre dei suoi pirotecnici sondaggi che fino all'altro ieri lo davano addirittura al 75% delle preferenze. Quest'uomo non la smette di stupirmi dalle balle che racconta.

Il Pd, che ovviamente ha anche lui ben poco da rallegrarsi, pare che sia atterrato sulla soglia minima prevista per la sopravvivenza. E questo mi dispiace. Io ero infatti tra quelli, come molti, che auspicava una débâcle totale, e il motivo è molto semplice. Se c'è un palazzo vecchio, che ha molti anni, molte crepe, e che nel corso del tempo è già stato rattoppato parecchie volte, la soluzione migliore è quello di abbatterlo e ricostruirlo da capo. In questo modo si riparte da zero, utilizzando le tecniche più moderne e materiali nuovi. Per il Pd è uguale. Una catastrofe elettorale di proporzioni bibliche avrebbe a mio avviso azzerato e mandato a casa la dirigenza nel suo insieme: via i Franceschini, i Rutelli, i D'Alema, i Binetti e largo a una dirigenza giovane e nuova (quello che ha combinato la Serracchiani mi pare a tal proposito straordinario ed estremamente eloquente).

E invece il raggiungimento di questa specie di soglia di sopravvivenza farà sì che nessuno si toglierà di lì. Magari si mescoleranno un po' i ruoli, si cambieranno le strategie, ma i vecchi fautori del fallimento totale del progetto Pd resteranno sempre al loro posto, mandando definitvamente a ramengo qualsiasi ipotesi di rinnovamento e cambiamento reale. Peccato. Un'occasione persa.

Quelli che sicuramente hanno vinto, invece, sono stati la Lega e l'IdV di Di Pietro. La Lega rimane per me un fenomeno inspiegabile. E' inspiegabile come possa prendere piede e affascinare, nel nostro paese, un partito di chiare tendenze xenofobe e razziste che contempla al suo interno gente del calibro di Calderoli, Borghezio e lo stesso Bossi, quello che fino a una quindicina d'anni fa, prima d'accasarsi comodamente in Parlamento, urlava nei comizi che la Fininvest era stata fondata coi soldi di cosa nostra e spronava le procure di mezza Italia ad aprire inchieste in proposito. Se non è trasformismo questo...

La vittoria dell'IdV, invece, che ha quadruplicato i voti rispetto alle politiche del 2006, mi ha fatto ovviamente piacere visto che la mia scelta di voto è andata a questo partito. Non ho particolari commenti da fare. All'Italia dei Valori, checché ne dicano Franceschini e soci, sono andati molti voti dei delusi del Pd, e questo è successo perché è stato l'unico partito che non ha avuto mai tentennamenti nell'opporsi al cavaliere. E l'ha fatto denunciando apertamente la portata delle sue balle, in Parlamento come in tv e in piazza. Fine della storia. L'IdV porterà quindi al parlamento europeo 7 parlamentari, parlamentari che io terrò particolrmente d'occhio, senza sconti.

Adesso c'è da sperare che la flessione del Pdl, la sua perdita di consensi, e la mancanza del cosiddetto "voto tombale", che avrebbe consentito a Berlusconi di dilagare irrimediabilmente, riducano a più miti consigli e cambino le priorità in agenda del partito, in particolare riguardo a quanto in programma in materia di modifica della Costituzione, giustizia, anche se ovviamente non è che mi faccia grandi illusioni in proposito.

Così, come riflessione conclusiva, mi sento quasi di affermare che forse questo paese per questa volta l'ha scampata, che magari c'è ancora vita pensante in Italia, e una parte di società che, seppur piccola, può ancora farsi sentire.

Ho esagerato?

Locomotive a Rimini


Come vi sembro come macchinista? Non male, vero? In realtà, come accennavo stanotte, avevo intenzione di scrivere due righe per commentare i risultati delle Europee, ma sono arrivato a casa adesso e sono troppo stanco. Magari lo farò stasera.

Ne approfitto quindi per farvi vedere qualche foto scattata ieri al deposito delle Locomotive di Rimini. Una volta all'anno, in questo periodo, l'Associazione Treni Storici dell'Emilia Romagna organizza una giornata in cui è possibile accedere liberamente e gratuitamente alle officine.

E' possibile salire sui locomotori e, volendo, farci anche un giro (ovviamente se c'è un macchinista disponibile nei paraggi). Se la cosa vi interessa, un po' di foto le ho caricate qui.

A stasera.

Intercettazioni, dopo il voto si ricomincia

Da un po' di tempo, avrete notato, non si parla più di intercettazioni e di riforma della giustizia. Temi, questi, a cui io, se vi ricordate e se spulciate un po' negli archivi del blog, sono stato sempre piuttosto affezionato. L'apparente calma, però, come del resto mi aspettavo, era solo... apparente, appunto, e a ricordarcelo è stato lo stesso ministro della Giustizia (ad personam) Alfano (foto) in una gradevole intervista al Messaggero.

Intervista che contiene alcune perle che meritano di essere segnalate e commentate.

L’Italia ha già subito numerose condanne per la lentezza della sua giustizia alla quale stiamo cercando di rimediare attraverso Internet e la semplificazione delle procedure nel processo civile, attraverso il filtro per evitare che tutto e sempre vada in Cassazione, punendo la parte che gioca ad allungare i tempi del processo.

Non so di preciso a chi si riferisca quando menziona "la parte che gioca ad allungare i tempi del processo", ma forse non deve andare molto lontano per trovarla. Il 5 maggio scorso, ad esempio, l'ANM denunciava tramite le pagine del Corriere che fu proprio il gurdasigilli a lasciare scadere l'appalto per la fonoregistrazione dei verbali delle udienze al tribunale di Roma, il che ebbe come risultato che per le circa 700 udienze che in media si tengono ogni giorno nel tribunale della capitale si tornava alla cara vecchia biro.

A questo va aggiunto un provvedimento, inserito sempre nel famoso progetto di riforma della giustizia, che qualora diventasse legge, secondo l'ex procuratore di Torino Bruno Tinti avrebbe come risultato l'allungamento all'infinito dei processo. Ho già parlato in passato di questa cosa e quindi non sto a ritornarci sopra. Dico solo, sintetizzando brutalmente, che il progetto prevede che la sentenza definitiva di un processo non può essere utilizzata come prova in un altro. Voi direte: embé? Prendete ad esempio il caso Mills (un esempio a caso); nell'ipotesi che caschi il governo o che la Consulta bocci il lodo Alfano, attualmente sotto la sua lente, il premier dovrebbe tornare in aula. Prima della "modifica", la sentenza definitiva Mills valeva come prova e il processo a carico del premier poteva riprendere da lì. Col nuovo "ritocchino" la stessa sentenza non vale più come prova e il processo deve ricominciare daccapo (testimoni, rogatorie internazionali, interrogatori, convocazioni). Risultato? Prescrizione garantita.

Ora il guardsigilli dice che intende accelerare questa bendetta giustizia utilizzando internet, favorendo le soluzioni extragiudiziali delle controversie e altre cose. Tutto lodevole, certo, ma io, che ministro della Giustizia non sono e quindi mi limito, da profano, a osservare la cosa da fuori, mi sarei aspettato di sentire tra le soluzioni quella che potrebbe essere l'uovo di Colombo: le risorse. Che vuol dire aumentare l'organico, dare ai magistrati gli strumenti base per poter lavorare, e cioé le fotocopiatrici, la carta, le penne, i computer, le sedi adatte, i mezzi insomma. Invece di questo, tra le soluzioni prospettate da Alfano, non c'è traccia, o almeno io non l'ho trovata.

Nel ddl sulle intercettazioni che il 9 giugno prossimo va al voto dell’aula di Montecitorio resteranno il carcere per i giornalisti e le pesanti sanzioni per gli editori?
«L’obiettivo è quello di salvaguardare la privacy dei cittadini senza tagliare le unghie ai magistrati inquirenti. Di questo strumento si è fatto abuso e la spesa è andata fuori controllo, occorre fissare regole che siano davvero osservate. Il codice dice che si possono disporre le intercettazioni se sono “assolutamente indispensabili per la prosecuzione delle indagini”. Ma evidentemente c’è stato un abuso della norma che ha portato a una spesa fuori controllo. Spero che il ddl sia approvato in tempi rapidi».

Come si può notare, alla domanda relativa al carcere per i giornalisti e alle sanzioni per gli editori Alfano glissa, e la cosa un po' preoccupa. In compenso ritorna a menarla con la balla della privacy, il ritornello martellante col quale hanno per mesi rotto le scatole agli italiani a reti e giornali unificati per convincerli che siamo tutti a rischio.

A questo proposito mi viene in mente un memorabile articolo de il Giornale (e di chi sennò?) che giusto un anno fa titolava a tutta pagina: "Tutti gli italiani sono intercettati", una serie incredibile di balle messe insieme in qualche modo, che ad avere voglia si possono sbugiardare con tre clic del mouse. Intendiamoci, io non contesto il fatto che si voglia, come dice il ministro, riformare la disciplina di queste benedette intercettazioni, ma contesto la marea di balle che a spron battuto ci hanno raccontato intorno ad esse, in particolare riguardo al numero, alla spesa e alla questione demenziale della violazione della privacy degli italiani.

In realtà, l'unica privacy che si vuole preservare è quella di lorsignori, perché da destra a sinistra non c'è parte politica che non abbia esponente che non ne sia rimasto imbrigliato. E' capitato a D'Alema e Fassino ai tempi della scalata Unipol alla BNL, c'è cascato Mastella, Berlusconi. Questa è la vera privacy che si vuole preservare: evitare che le beghe e gli intrallazzi di molti nostri governanti vengano alla luce. Il guaio è che per fare questo si rischia che a trarne vantaggio sia proprio quella criminalità che il governo in campagna elettorale ha strombazzato ai quattro venti di voler combattere.

Domani, alla Camera, ci sarà la discussione del disegno di legge sulle intercettazioni, e ovviamente gli house organ di casa hanno già cominciato a dare fiato alle trombe col solito ritornello: costi, privacy e menate varie. Beh, quando sentirete in qualche tiggì qualche ministro cantante, magari un Gasparri, messo lì apposta per quello, cambiate canale: di balle ce ne hanno già raccontate fin troppe.

domenica 7 giugno 2009

Talkin' bout a revolution

Preferisco essere un sognatore fra i più umili, immaginando quel che avverrà, piuttosto che essere signore fra coloro che non hanno sogni e desideri.

Kahlil Gibran

Aspettarsi rivoluzioni, o anche solo parlarne, specie vedendo come siamo messi oggi, è quanto di più azzardato e utopistico si possa immaginare.

Ma nulla (ancora) ci vieta comunque di pensarla, immaginarla o sognarla una bella rivoluzione...

Buona domenica.

sabato 6 giugno 2009

Forse perché è successo in Messico...

Sarà forse perché è successo in un altro continente, e quindi, magari, la notizia tende a scivolare con più facilità e più velocemente verso la parte bassa delle home page. Mi riferisco a quanto successo ieri a Città del Messico, dove l'incendio di un asilo ha provocato la morte di 35 bambini di età compresa tra pochi mesi e cinque anni.

Disgrazie come questa, putroppo, non sono una novità, e tutte le volte il ritornello è sempre quello: si poteva evitare. Certo, l'affermazione ha sicuramente un suo fondo di verità, basta vedere ad esempio il caso ThyssenKrupp o, più recentemente, l'incidente alle raffinerie dei Moratti in Sardegna; qui, però, se quanto riporta la stampa corrisponde a verità, si potrebbe quasi pensare a una premeditazione.

Non sono poche le fonti, e tra queste l'AGI, che scrivono che l'asilo, oltre a essere adiacente a un deposito di combustibili, cosa che da noi non penso sarebbe permessa, era totalmente privo di uscite di sicurezza, e quelle che c'erano erano addirittura serrate dall'interno tanto che i soccorritori hanno dovuto aprirsi varchi buttando giù i muri coi camion.

Voi cosa dite, si poteva evitare?

venerdì 5 giugno 2009

Europee, ci turiamo il naso?

Fu indro Montanelli, se non ricordo male, a coniare l'epressione "votare turandosi il naso", un modo di dire che ha preso piede rapidamente e altrettanto rapidamente si è diffuso, specialmente in rete.

Oggi e domani, come probabilmente saprete, ci sono le votazioni per eleggere i rappresentanti italiani al Parlamento Europeo, assieme alle amministrative per rinnovare molti consigli comunali. Per queste seconde vado abbastanza tranquillo, per così dire, in quanto conosco personalmente Daniele, e altri qui della zona, praticamente da quando ero bambino, e sulla sua serietà metterei tranquillamente la mano sul fuoco. Inoltre, nel mio piccolo comune sono state presentate due sole liste (l'altra è una lista civica), e quindi la scelta non presenta grosse alternative.

Per le Europee, invece, il discorso si complica. Se devo dirla tutta sarei fortemente tentato di starmente a casa, come del resto ho fatto alle scorse politiche, ma qui la faccenda è diversa in quanto, a differenza di queste ultime, si può almeno scegliere oltre alla lista pure il candidato (in Europa il porcellum di Calderoli non è ancora arrivato, per fortuna). In più, ci si è messo pure Carlo Gubitosa, giornalista e saggista che apprezzo molto, che ieri, su Facebook, ha scritto le parole che vi riporto qui sotto:

Di persone in gamba ce ne sono tante, sparse per varie liste... giudici onesti, attivisti antimafia, giornalisti scomodi cacciati via dalle loro inchieste, militanti storici del movimento pacifista, rappresentanti della sinistra antagonista... poi per necessita' hanno dovuto incasellarsi nei partiti, ma restano comunque persone valide al di la' del bollino che le ha accolte. Se vuoi [riferito al suo interlocutore, nda] ti faccio anche i nomi, ma non vorrei toglierti il gusto di scovare da solo questi "infiltrati" della societa' civile nel grigiore stantio della politica di professione.

Ora, intendiamoci, non mi aspetto chissaché o dei grossi stravolgimenti dall'operato dei nostri eletti in Europa, tenuto conto anche dei livelli di presenza dimostrati finora, ma occorre tenere presente, comunque, che molte delle decisioni, buone o cattive, che vengono prese là, hanno riflessi anche nella vita politica, decisionale e sociale italiana.

Il mio voto andrà a Luigi De Magistris e Carlo Vulpio, candidati come indipendenti nell'Italia dei Valori. Luigi De Magistris è un ex magistrato del quale mi sono occupato parecchio, attraverso vari articoli, in questo blog. Le sue vicende professionali, che ovviamente non vi sto di nuovo a raccontare (una panoramica la trovate qui), rappresentano forse l'esempio più eloquente del potere che ha la politica nel mettere i bastoni tra le ruote alla magistratura, specie quando questa va a toccare certi fili e/o certi interessi.

L'altro, Carlo Vulpio, è un giornalista che scrive, anzi scriveva, per il Corriere della Sera. Le vicende di Vulpio e De Magistris sono intrinsecamente legate tra loro. De Magistris, infatti, è stato titolare di inchieste scottanti come Why Not, Poseidon, Toghe Lucane e altre, e Vulpio è il giornalista che rendeva conto all'opinione pubblica di queste inchieste tramite le colonne del Corriere della Sera. Vulpio, però, aveva un grosso difetto: nei suoi articoli aveva il brutto vizio di fare nomi e cognomi: una cosa imperdonabile. Tanto è vero che un giorno, di punto in bianco, una bella telefonata del direttore gli comunicava che col Corriere aveva chiuso.

Ecco il parallelo tra i due personaggi e le rispettive vicende professionali: a De Magistris sono state arbitrariamente tolte le inchieste e a Vulpio la possibilità di raccontarle. Tutto questo nella nostra democratica Italia. Adesso entrambi si presentano in Europa. Non so cosa combineranno là, né se riusciranno nel loro intento di essere eletti facendosi portatori di quei valori di legalità e giustizia per i quali qui sono stati oggetto di delegittimazione a tutti i livelli.

Sicuramente, nel caso, non mancherò di raccontarlo.

Contro una corrente fortissima

Per questo alla fine io spero che, nuotando contro una corrente fortissima, domenica si trovi la forza e la voglia di uscire di casa e di votare per una di quelle cinque liste - Pd, Sinistra e Libertà, Lista Bonino Pannella, Rifondazione, Italia dei Valori - che di certo perderanno le elezioni, ma messe insieme sono l’unica opposizione e l’unica alternativa allo scivolamento verso il pensiero unico: un pensiero unico fatto di egoismo e di asservimento, di subvalori che poi portano alle ronde per le strade, ai sondini di Stato, all’eliminazione del diritto alla salute per gli immigrati, alla privatizzazione dell’istruzione, allo svuotamento della democrazia rappresentativa, ai favori agli evasori fiscali e ai capitali mafiosi, agli attacchi violenti contro la magistratura, alla speculazione edilizia, all’informazione televisiva controllata, ai bavagli per i giornali e Internet e a molto altro ancora.

(via Gilioli)

Il paese dove i comunisti fanno ancora paura (sarà mica l'Italia?)

A me viene sempre da ridere quando sento dire che dobbiamo guardarci dal "pericolo comunista". E non è una frase, questa, che ricorre di rado; anzi, tra i fanatici di certi schieramenti politici è visto come una sorta di incubo ricorrente, di pericolo imminente. Se non ci credete vi riporto qui sotto un commento, firmato da tal Silvio ti amo (no, non ridete), che è stato lasciato alcuni giorni fa in calce a questo mio articolo.

siamo circondati dai comunisti caro anonimo. letteralmente accerchiati

qui di seguito tutti i giornali di sinistra che mi vengono in mente

times
new york times
los angeles times
herald tribune
el pais
le figarò

e i media "rossi"

CNN
ABC
BBC
RAI

e i politici di sinistra stranieri

merkele
Obama
sarkozy
tutti i ministri inglesi al governo

le nazioni tendenzialmente sovietiche

gran bretagna
spagna
francia
stati uniti

quindi come puoi vedere siamo accerchiati e bisogna combattere contro il bolscevismo e contro chi ci vuole male.

Ora, se avete finito di ridere, vorrei solamente far presente il livello di paranoia di questa gente. Ma come si fa a dire "siamo accerchiati dai comunisti" se non ce n'è più uno neppure in Parlamento, tutti spazzati via alle scorse politiche? Chi sarebbero ordunque questi pericolosi comunisti? Il Pd della Binetti e del suo cilicio? Oppure Franceschini, quello che oltre alla messa festiva si becca pure tutte quelle infrasettimanali? Ma dai, su, non scherziamo. Il comunismo e le dittature, che pure esistono, non è qui da noi che devono fare paura, ma in ben altri posti.

Non so se qualcuno se n'è ricordato, ma ieri era il ventennale dei fatti di Tiananmen, la piazza simbolo della rivolta e delle dimostrazioni in Cina di studenti, operai, gente comune che chiedeva democrazia conto la tirannide governativa al potere. E come ha pensato di festeggiare la ricorrenza il governo di Pechino? Staccando la spina, impedendo il corretto funzionamento di Twitter, di Hotmail, di Windows Live, dei social network e delle piattaforme di blogging. Tutto per impedire ai liberi cittadini di comunicare, di scambiarsi pericolose opinioni sui fatti di cui si festeggia l'anniversario, magari per evitare pericolosi rigurgiti di semi di libero pensiero e di libere informazioni.

D'altra parte è noto: un popolo che non può comunicare, che non può scambiarsi informazioni, che si fa di tutto per tenere nell'isolamento è molto più facilmente controllabile e influenzabile. E' la storia che lo insegna.

Beh, potete stare tranquilli: qui da noi questo pericolo non esiste. E' vero, c'è ancora qualcuno a cui non dispiacerebbe mettere in galera i giornalisti, a cui non dispiacerebbe - con la scusa della privacy - rendere innocue le intercettazioni telefoniche per impedire che la gente venga al corrente di certe cose, a cui non dispiacerebbe avere il controllo di internet, a cui non dispiacerebbe modificare la Costituzione a colpi di maggioranza, a cui non dispiacerebbe dare più poteri al premier a scapito del Parlamento, a cui non dipiacerebbe militarizzare massicciamente le città...

Ma, allora, non sarà per caso che i pericolosi comunisti ce li abbiamo adesso al governo e non ce ne siamo accorti?

giovedì 4 giugno 2009

Altri 70.000 militari in strada

Pare che il premier, in un recente discorso tenuto a Firenze, abbia manifestato l'intenzione di aggiungere altri 70.000 militari a quelli già a spasso per le nostre città.

«Estenderemo la presenza dei militari nelle varie città italiane per garantire la sicurezza»
[...]
Berlusconi ha ricordato «l'utilizzo di circa 3.000 militari per la sicurezza nelle città. Un esperimento gradito dalla cittadinanza e dai militari stessi. Abbiamo intenzione di andare avanti così».

Non so, sinceramente, quanto i famosi 3.000 militari dispiegati l'estate scorsa e mandati a spasso nelle città abbiano contribuito ad aumentarne la sicurezza; né so, di preciso, la quota di gradimento della popolazione in merito a questo provvedimento.

Quello che so, è che l'idea di avere le strade piene di militari in mimetica, stivali, mitraglietta e Ray-Ban mi inquieta un po' (sa tanto di sudamerica). Ma dare due soldi in più a Carabinieri e Polizia e aggiungere le volanti che servono non sarebbe meglio?

70 euro per due film porno, e il ministro si dimette (in Inghilterra)

Ognuno è libero di pensarla come vuole. Ma ci sono fatti da cui, indipendentemente dalle proprie convinzioni personali, non si può prescindere. E' per questo che voglio rimarcare quanto sta accadendo in Inghilterra, nonostante l'abbia già fatto giorni addietro.

L'inghilterra è il paese dove ha preso il via il processo Mills. Non so se anche là, come accade da noi, parte della magistratura sia in mano a grumi eversivi rossi (o azzurri? o verdi?); fatto sta che il famoso processo, in cui il nostro premier è stato indicato da un collegio di giudici come il corruttore del noto avvocato, ha preso avvio proprio dal fatto che in Inghilterra, evidentemente, la deontologia professionale, l'etica, chiamatela come volete, è ancora un valore importante. In pratica, Mills, dopo aver ricevuto i 600.000 $ per i suoi silenzi in processi in cui era imputato il premier, ha poi spiattellato tutto al suo commercialista. In Italia, una cosa del genere avrebbe probabilmente avuto come epilogo i due che si danno un "cinque" festeggiando. Là, invece, il commercialista, capito il tutto, si è precipitato al fisco inglese denunciando il misfatto. Da lì la partenza del processo.

Tornando a oggi, e al titolo del post, sta facendo il giro della stampa europea il fatto che il ministro dell'interno inglese, Jacqui Smith, ha concordato con Gordon Brown le dimissioni dopo che la stampa, la terribile stampa britannica, ha svelato che il ministro ha messo a carico dei contribuenti il costo del noleggio online di due film porno guardati dal marito.

Le dimissioni del ministro dell'Interno seguono di poco quelle dello speaker della Camera dei Comuni, la terza carica inglese dopo la regina e il primo ministro. E a questi due vanno aggiunti tutti i ministri che in questo periodo si stanno dimettendo per lo scandalo appunto dei rimborsi gonfiati e scaricati sui contribuenti inglesi. Da notare, poi, è notizia di queste ore, che pure lo stesso Brown pare non se la stia passando molto bene, tanto è vero che il Guardian, uno degli organi di stampa inglesi più attivi nel denunciare lo scandalo dei rimborsi truffaldini, ha chiesto senza tanti preamboli al primo ministro di togliersi di mezzo, mentre, lo stesso quotidiano, si è già attivato per una raccolta di firme per sfiduciarlo.

Vi immaginate cosa comporterebbe una cosa simile da noi? Eppure là nessuno ha fiatato. Non c'è stato nessuno - o almeno io non ne ho avuto notizia - che si sia alzato e abbia gridato ai complotti della stampa per rovesciare il governo e altre cretinate simili. Là i ministri che sbagliano chiedono scusa, restituiscono il maltolto e se ne vanno a casa.

Ma gli esempi virtuosi riguardanti l'etica e la moralità nella politica non si fermano alla situazione inglese. Non so quanti di voi se lo ricordino, ma a giugno dell'anno scorso, nel pieno della campagna elettorale USA, si è dimesso Jim Johnson, esponente di punta dello staff di Barack Obama, solo per essere stato sospettato (non c'erano neppure prove certe) di aver acceso un mutuo agevolato approfittando della sua posizione. Andando ancora più indietro nel tempo, nel 2006, in Svezia, si sono dimessi nel giro di tre giorni due ministri del governo conservatore al potere perché scoperti a pagare in nero la tata e a evadere il pagamento del canone tv.

Ma anche il medio oriente ha i suoi esempi virtuosi. Come dimenticare ad esempio le dimissioni del primo ministro israeliano Olmert, al centro di un'inchiesta giudiziaria per presunte tangenti e finanziamento illecito? Provate a googlare un po' e ditemi se trovate qualche dichiarazione dello stesso presidente dimissionario in cui lancia a reti e giornali unificati strali contro i giudici che perseguono finalità politiche. Roba da morir dal ridere.

Certo, quelli che ho portato sono solo esempi che in fin dei conti non hanno la pretesa di dimostrare alcunché. Ma io penso che siano più che sufficienti per farsi un'idea di come viene intesa la politica in molte parti del mondo; e non solo dai cittadini, ma dagli stessi esponenti di governo.

mercoledì 3 giugno 2009

Le (eco)balle avanzano

Che l'immondizia fosse anche un business, e fosse legata sovente al malaffare, era noto. Che fosse un business di questo livello era, almeno da parte mia, difficilmente ipotizzabile. Non è che gli organi di stampa siano particolarmente prodighi nel riportare queste notizie, ma vale la pena segnalare che la procura di Napoli ha chiesto gli arresti domiciliari per 14 persone, quasi tutte tecnici e collaudatori, che, secondo la procura stessa, falsificavano i certificati di attestazione di idoneità nella produzione delle famose ecoballe (foto).

Tra gli arrestati pure un vice di Bertolaso e - scrive sempre il Corriere - un solo politico, tale Aniello Cimitile, esponente del centrosinistra e presidente della provincia di Benevento.

Sempre restando in tema immondizia, invece, ci sono sviluppi pure su quanto sta accadendo a Palermo, dove, come scrivevo l'altro ieri, si è nel pieno di un'emergenza che pare abbia poco da invidiare a quella campana. E' infatti sceso in campo l'esercito (ricordate? Anche in Campania iniziò così), per tentare di impedire il continuo incendio dei cassonetti da parte dei cittadini esasperati e rimuovere dalle strade le 4.400 tonnellate di rifiuti che marciscono al sole.

Il sindaco, intanto, come è prassi in questi casi, ha chiesto scusa ai palermitani e ai turisti che vagano tra i rifiuti per i disagi arrecati (come se alle suddette categorie potesse fregare qualcosa delle scuse del sindaco). Tutto questo mentre la procura di Palermo ha aperto un'inchiesta per far luce sulle spese sostenute dai vertici della municipalizzata per i viaggi all'estero, i pranzi, i ristoranti, gli alberghi. Spese che hanno contribuito a dissestare l'azienda fino ad arrivare alla mancanza dei soldi per gli stipendi dei dipendenti, che hanno quindi legittimemente scioperato coi risultati che adesso sono sotto gli occhi di tutti.

Non c'è che dire, l'Italia è proprio nella... "mondezza".

Il premier è nei guai per via delle donne? E' una notizia

Come sapete, se non lo sapete fatevi un giro in rete all'estero, in questo ultimo periodo il nostro premier Berlusconi è sotto il fuoco incrociato delle maggiori testate internazionali, che non gli perdonano il fatto, tra le altre cose, di non accettare critiche da quella poca stampa italiana che ancora gliele rivolge, e soprattutto non gli perdonano di rifiutarsi di rispondere ai giornali che legittimamente chiedono che dica la verità su alcune vicende che lo riguardano.

Questo perché nella maggior parte dei paesi esteri, specie quelli in cui la democrazia non è a parole, la stampa ha un ruolo di controllo della politica e delle vicende che la riguardano, è il suo "cane da guardia", per usare un'epressione di Travaglio di qualche tempo fa, e non il suo cane da passeggio. Per la precisione, le ultime critiche internazionali piovute sul groppone del nostro premier vengono addirittura dal Times, il maggiore quotidiano britannico (notoriamente comunista), e dal Time americano, uno dei settimanali (evidentemente anche questo comunista) più diffusi negli States, che la settimana scorsa si è addirittura permesso di chiamare l'Italia "berlusconistan" e di paragonare Berlusconi allo Stregatto, noto personaggio di Alice nel paese delle meraviglie.

Le reazioni scomposte del premier non si sono naturalmente fatte attendere, e, come al solito, seguendo un copione noto e stranoto, sono basate essenzialmente sull'assunto che è colpa della stampa italiana di sinistra, che a suo dire influenzerebbe addirittura la stampa estera. Il ritornello, come dicevo, è noto: se qualcuno dei pochi giornali che ancora non controlla osa criticarlo, viene automaticamente additato come "certa stampa di sinistra"; se la moglie del premier dice che "frequenta minorenni" e che "ha problemi di salute" è perchè è rimasta vittima di una montatura orchestrata dalla sinistra; se Roma è sporca come una città del terzo mondo è colpa della sinistra; se c'è la crisi economica è di tipo psicologico, ed è ovviamente alimentata anche qui dalla pericolosa stampa di sinistra. Insomma, in questo paese, o la sinistra ha evidentemente un potere enorme, oppure al premier manca la fantasia (propendo per la seconda). Pensate se questa sinistra fosse al potere cosa succederebbe: mamma mia, non oso pensarci.

La storiella, però, se da noi gode di un certo credito e una certa attendibilità, specie tra i cosiddetti "berluscones", all'estero provoca ilarità mista a un senso di patetica commiserazione per la situazione in cui ci troviamo. A questo proposito, a conferma di tutto ciò, vi riporto qui sotto una breve intervista, che mi è stata segnalata nei commenti al mio articolo precedente da una mia lettrice (grazie Romina), e che Repubblica ha rivolto al vicedirettore del Times, il quale, messo al corrente delle accuse mosse da Berlusconi, ha così risposto:

Michael Bynyon, che pensa degli ultimi sviluppi della Berlusconi-story?
"Penso che Repubblica stia facendo un lavoro magnifico. Ed è piuttosto sorprendente, per un osservatore straniero, che vi siano così scarse critiche di Berlusconi, sugli altri media italiani. Naturalmente la ragione è nota: Berlusconi controlla o almeno influenza, direttamente o indirettamente, gran parte dei media italiani, a cominciare dalle tv. Ma è un triste spettacolo, per un giornalista libero, assistere a un tale servilismo verso il potere da parte di altri giornalisti".

Che cosa sarebbe accaduto, secondo lei, se uno scandalo simile fosse scoppiato qui, nel Regno Unito?
"Se si sospettasse che il primo ministro ha una relazione con una 18enne a cui promette dei favori, e sua moglie affermasse che va con minorenni, e il premier in questione fornisse di continuo versioni contraddittorie sull'accaduto, tutti i media nazionali gli starebbero addosso 24 ore su 24. Dovrebbe dimettersi nel giro di settimane".

Berlusconi dice che i vostri editoriali, critici nei suoi confronti, sono ispirati dalla sinistra italiana.
"Un'accusa insensata, ridicola. Sostenere che c'è una cospirazione, dietro i nostri articoli, è infantile. Una cospirazione della sinistra italiana, poi: e come farebbe, la sinistra italiana, a far scrivere quel che vuole al Times di Londra? Noi non scriviamo per fare piaceri a questo o a quello. Scriviamo quando vediamo una notizia. E il premier dei uno dei maggiori paesi d'Europa, membro della Nato, presidente di turno del G8, che si mette nei guai con le donne e poi dice cose chiaramente non vere su com'è andata, è una notizia, la che vedrebbe anche un cieco".

E la sua iniziativa per bloccare la pubblicazione delle 700 fote scattate alla festa nella sua villa in Sardegna?
"Difendere la privacy, in assoluto, è giusto. Ma in questo caso, se Berlusconi volesse mettere a tacere ogni sospetto, direbbe: pubblicatele. Non facendolo, contribuisce a lasciar credere che in quelle foto ci sia qualcosa da nascondere".

Magari gli italiani pensano che mentire su relazioni extraconiugali è lecito.
"Può darsi, ma la menzogna non può cambiare di continuo, dev'essere credibile. E le cose che dice Berlusconi non lo sono. Senza contare che la menzogna di un leader politico, per qualunque ragione, è imperdonabile. Ovunque. Anche in Italia".

Evidentemente non conosce l'Italia.

martedì 2 giugno 2009

Obnubilamento delle menti e psicologia dell'elettore

Negli ultimi due o tre giorni, in questo blog c'è stato un vivace dibattito e alcune interessanti discussioni sorte dai commenti che alcuni visitatori hanno lasciato in calce ad alcuni dei miei articoli. Tali discussioni, che ovviamente mi hanno fatto piacere, mi hanno nello stesso tempo lasciato piuttosto sorpreso e stupefatto, e sono state una chiara conferma di quello che già bene o male sapevo. Ma andiamo con ordine.

Da un certo periodo di tempo, ormai, come i miei lettori più affezionati si saranno certamente accorti, ho un po' tralasciato gli argomenti di carattere tecnologico (internet, computer, ecc...) con cui avevo iniziato quando ho attivato questo spazio, dando la priorità all'attualità, alla politica, alla cronaca e al sociale. E' uno dei vantaggi di avere un blog proprio: scrivere ciò che si vuole, senza condizionamenti, concedendosi pure il lusso, perché no, di saltare di palo in frasca, come si suol dire.

Una scelta, però, che a volte può avere anche dei risvolti "pericolosi". Parlare di politica, infatti, cosa di cui mi sono già accorto in passato, può dar luogo a fraintendimenti, può suscitare incomprensioni e, addirittura, scatenare vere e proprie "guerre di religione". E qui mi riallaccio a quanto scrivevo sopra. Uno dei motivi per cui, spesso, il parlare di politica dà luogo a questi contrasti, sta nell'intrinseca partigianeria acritica propria di chi segue uno schieramento politico, qualunque esso sia. Un po' l'equivalente politico della fede sportiva o calcistica. Si tende cioè a identificare il partito politico di riferimento alla stessa stregua della squadra del cuore, con tutto quello che ne consegue. Il che, alla fine, impedisce di avere un approccio critico e superpartes dell'intero quadro.

Cioè, io mi affeziono a un partito, lo faccio mio, e qualunque cosa faccia questo partito o i suoi membri va bene. Se questo tipo di approccio può tutto sommato essere giustificabile nel caso della squadra del cuore, in politica è quanto di peggio ci possa essere, perchè impedisce di guardare con occhio critico l'operato del partito stesso. E, come si sa, dall'operato di una formazione politica, a differenza del calcio, dipendono molte cose della vita di tutti i giorni.

E io mi sono accorto di questa cosa proprio in questi giorni, in particolare dai commenti che, come accennavo prima, sono stati pubblicati dai lettori. Commenti che confermano l'acriticità e la partigianeria cieca di molti, spero non di tutti, di quelli che commentano. Io ho criticato spesso, e continuo a farlo, molti dei provvedimenti adottati da questo governo, esattamente come facevo all'epoca in cui era in carica quello precedente, e i link d'archivio che trovate scorrendo la colonna qui a fianco lo dimostrano. Le mie sono critiche, non insulti. Non troverete mai un mio articolo in cui dico che Berlusconi è un cretino o un deficiente, ma semmai troverete articoli in cui mi permetto di criticare lui o alcuni delle leggi e dei provvedimenti partoriti dal suo governo. C'è qualcosa di male? No, non mi risulta; il diritto di esprimere quello che penso me lo garantisce (ancora) la Costituzione.

Eppure c'è lo stesso chi vede le critiche legittime come un attentato di lesa maestà, come un mettere i bastoni tra le ruote di chi governa. Questa cosa è incredibile, ma se ci pensate è il frutto della campagna asfissiante che il premier sta conducendo contro chiunque si permette di rivolgergli delle critiche. E la campagna mediatica, purtroppo, fa presa, c'è poco da fare. Il commento che vi riporto qui sotto, ad esempio, è stato inserito ieri da un lettore in calce a questo mio articolo.

anzitutto chi sei tu per criticare chi fa politica di destra? Berlusconi ha la scorta, ha i soldi e ha le ville in Sardegna. Allora forse se ti farai la scorta e le ville in sardegna pure te potrai arrogarti il diritto di parola. Fino ad allora però nessuno di noi ha il diritto di mettere i bastoni tra le ruote al premier.

Naturalmente voglio sperare che le persone che pensano in questo modo siano una esigua minoranza, ma non mi faccio molte illusioni. Commenti come questo - leggerlo per me è stato scioccante -, purtroppo, non fanno altro che confermare una certa cultura imperante che è stata inculcata, lentamente ma inesorabilmente, dai modelli che ci vengono imposti dalla società e dai media: chi ha soldi, potere e prestigio sociale può fare quello che vuole, e guai a chi ha qualcosa da ridire. Le persone comuni, invece, non devono permettersi di mettere i bastoni tra le ruote. Il diritto di critica è morto, sepolto, perlomeno finché il cittadino comune non arriverà allo stesso livello sociale del re, dopodiché potrà parlare e far sentire la sua voce.

Sapete come lo chiamo io questo? Lavaggio del cervello. Accettare come bello, buono e giusto quello che ci dicono che è bello, buono e giusto. Passivamente e supinamente. Un servilismo fideistico che rasenta il patologico, che non accenna a dubbi e tentennamenti neppure quando io, nel mio piccolo, cerco inutilmente di insinuare qualche dubbio portando dati, documenti e fonti che vanno contro il pensare comune. Tutto inutile, non se ne esce. E' così e basta. Davanti a queste cose non stupisce il fatto che una pletora di pecore belanti sia sempre pronta a chinarsi e a genuflettersi in estatica ammirazione ogni volta che chi comanda apre bocca.

Mi stupirei di più, semmai, del contrario.

lunedì 1 giugno 2009

Questione rifiuti, dopo Napoli tocca a Palermo?

L'emergenza rifiuti pare che si stia spostando. Le cronache, ieri, riportavano infatti notizie di incidenti, proteste in piazza e risse in consiglio comunale a causa proprio dei cumuli nauseabondi che cominciano a intasare le strade.

Non si tratta però, come qualcuno potrebbe pensare, delle strade di Napoli e della Campania, visto che lì l'emergenza è risolta - dice lui -, ma delle strade di Palermo, dove da giorni ormai campeggiano cumuli impressionanti di rifiuti che nessuno raccoglie più. Ovviamente niente a che vedere, per ora, con quanto accaduto in Campania; là, infatti, il bubbone, che ebbe il suo apice proprio l'estate scorsa con le immagini di Napoli sepolta dall'immondizia che facevano il giro dei siti internet di tutto il mondo, scoppiò dopo anni di mala gestione del servizio raccolta dei rifiuti, con contorno di tangenti, mazzette e malaffare.

Qui, invece, per ora, si tratta solo del risultato di una decina di giorni di sciopero degli addetti alla raccolta. Gli spazzini, infatti, dipendenti dell'Amia, sanno che l'azienda ha attualmente un "buco" di 150 milioni di euro, e che buona parte di questo buco è stato provocato dalla gestione allegra del patrimonio da parte dei vertici dell'azienda.

Repubblica ha pubblicato in proposito un articolo piuttosto dettagliato, da cui si scopre che la gestione allegra del patrimonio dell'azienda è passata attraverso pranzi, cene di lusso, alberghi, pernottamenti a 550 € a notte, viaggi a Dubai, tutto, ovviamente, a spese dell'azienda, la quale adesso si trova sul lastrico e non ha i soldi neppure per pagare i dipendenti.

E i dipendenti cosa fanno? Scioperano, cosa devono fare? E di conseguenza l'immondizia rimane in strada. A ben pensarci, al contrario di quanto ho scritto all'inizio, la storia non è poi così diversa da quanto accaduto in Campania.

(fonte immagine: corriere.it)