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E' il primo libro che ho preso in mano di Eco, ed è pure il primo romanzo che ho letto ambientato nel medioevo, e devo dire che la lettura, se si esclude il finale, non è stata in generale molto stimolante, anzi, a tratti si è rivelata pure faticosa. L'ho infatti abbandonato e poi ripreso parecchie volte e tutte le volte mi ripromettevo di abbandonarlo di nuovo per sempre. Non so, sarà stato il miscuglio iniziale di latino, latino volgare mischiato al genovese e ad altri idiomi a farmi questo scherzo. E pensare che in fondo le avventure narrate dal protagonista hanno, a tratti, suscitato anche ilarità, vere e proprie risate: gli aneddoti, le situazioni, i paradossi, tutto ha concorso a rendere il romanzo (in alcune sue parti) anche divertente.
Se si tolgono però queste parti, tutto il resto l'ho trovato abbastanza pesante. Anche perché la molteplicità delle avventure e delle situazioni narrate dal protagonista al suo interlocutore (Niceta), spesso non sono concatenate le une con le altre, non hanno un filo logico, o almeno io non l'ho trovato.
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Insomma, un libro adatto a chi ha poca dimestichezza con l'italiano, certamente, ma anche e soprattutto - ahimè, mi ci metto anch'io - a chi ha sempre pensato di scrivere in maniera decente.
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